Pagina 596 – Calcio News 24

Napoli, Conte ha consapevolezza di questo momento: risparmiato l’uso di quel grande giocatore? Le ultime

Napoli, Conte gestisce il recupero di Politano: niente rischi in vista della sfida all’Inter

In casa Napoli arrivano notizie incoraggianti sul fronte degli infortuni, con il recupero di Matteo Politano. Tuttavia, il nuovo allenatore Antonio Conte, noto per la sua meticolosità nella gestione fisica dei giocatori, ha scelto di adottare un approccio prudente per evitare rischi inutili in un momento chiave della stagione.

Secondo le ultime indiscrezioni, Conte avrebbe deciso di non schierare Politano titolare nella prossima partita di campionato contro il Torino. Il tecnico azzurro preferisce dosare le energie del giocatore e prepararlo con attenzione per le sfide successive, in particolare quella cruciale contro l’Inter, in programma il prossimo 25 ottobre.

Il piano di Conte è chiaro: inserimento graduale. Contro il Torino, Politano potrebbe accomodarsi inizialmente in panchina, pronto a entrare a gara in corso solo se necessario. L’obiettivo è farlo tornare al top per due appuntamenti di grande importanza: il match di Champions League contro il PSV Eindhoven e la supersfida contro l’Inter di Inzaghi. Entrambe richiederanno massima intensità, e Conte vuole Politano al meglio della condizione.

Questa gestione attenta dimostra come Antonio Conte stia già lasciando la sua impronta sul Napoli, non solo dal punto di vista tattico ma anche nella preparazione e nel controllo dei dettagli fisici dei singoli. In una stagione lunga e piena di impegni ravvicinati, evitare ricadute e sovraccarichi muscolari sarà fondamentale.

Nel frattempo, anche l’Inter si prepara alla sfida del Maradona. I nerazzurri affronteranno la Roma prima di tornare in Champions, ma tengono d’occhio la data del 25 ottobre, quando faranno visita proprio al Napoli. Il tecnico interista potrebbe ritrovare un elemento chiave come Thuram, che sembra pronto al rientro in occasione della sfida contro i partenopei.

Per il Napoli, la partita con l’Inter sarà un banco di prova importante per testare il lavoro di Conte e misurare il valore reale della squadra contro una delle rivali dirette per i piani alti della classifica. E proprio per questo motivo, Conte vuole arrivarci con tutti gli uomini chiave al massimo, a cominciare da Politano.

Il nuovo ciclo è appena iniziato, ma è evidente che al Napoli di Conte nulla sarà lasciato al caso.

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Calciomercato Juve, centrocampo al centro del progetto per gennaio. Le ultime novità

Calciomercato Juve: il centrocampo al centro delle strategie, Tonali sogno difficile, Kessié e Milinkovic-Savic alternative concrete

Il Calciomercato Juve è già entrato nel vivo e la priorità assoluta per la dirigenza bianconera è rafforzare il centrocampo, uno dei reparti chiave su cui costruire il futuro della squadra. La società continua a sognare in grande con un nome che fa battere il cuore ai tifosi: Sandro Tonali. Tuttavia, come spesso accade in queste situazioni, la realtà impone anche un piano B e un piano C, due alternative solide che arrivano dal campionato arabo e che potrebbero concretizzarsi nelle prossime settimane.

Il sogno Tonali, centrocampista del Newcastle e della Nazionale italiana, rappresenta per la Juve il profilo ideale. Tonali coniuga qualità tecnica, giovanissima età e grande personalità, caratteristiche perfette per un centrocampo bianconero che vuole ritrovare equilibrio e forza. Tuttavia, l’operazione si presenta complicata e quasi proibitiva: il costo del cartellino e l’ingaggio richiesto sono troppo elevati per la Juventus in questo momento, frenando la possibilità di un investimento immediato su questo giocatore.

Per questo motivo, la dirigenza della Juve sta valutando con grande attenzione due profili “arabi” che rappresentano alternative concrete. Il primo è Sergej Milinkovic-Savic, il celebre “Sergente” che milita nell’Al-Hilal. Milinkovic-Savic è un obiettivo storico della società bianconera, ma il suo eventuale approdo in Serie A dipenderà soprattutto dalla sua disponibilità a rinunciare a una parte consistente del suo attuale ingaggio, decisamente elevato. La volontà del giocatore sarà quindi determinante per far decollare la trattativa.

La terza pista è quella che coinvolge Franck Kessié, attualmente all’Al-Ahli, altra squadra araba. L’ex centrocampista del Milan è molto interessato a tornare in Serie A e sarebbe disposto a un’importante riduzione dello stipendio pur di ripartire dal campionato italiano. Questa volontà fa di Kessié una vera opportunità di mercato per la Juventus, che potrebbe così assicurarsi un centrocampista di grande fisicità e qualità senza sforare troppo il budget.

Insomma, nel Calciomercato Juve la volontà di regalare a Igor Tudor un centrocampista di livello è chiara e netta. Pur con il sogno Tonali sempre sullo sfondo, le trattative più concrete e fattibili sembrano al momento quelle che portano dalla Penisola Arabica, con Kessié in testa alla lista dei papabili rinforzi. Nei prossimi giorni, il mercato della Juventus potrebbe registrare passi decisivi proprio su questi nomi.

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Genoa, Vieira sicuro: «Siamo molto motivati. Obiettivo inseguire una vittoria importante per la classifica»

Genoa, Vieira chiede più attenzione: “Una vittoria per fare il salto di qualità”. Le dichiarazioni

Il Genoa si prepara a tornare in campo con ritrovata determinazione, e il tecnico Patrick Vieira ha voluto chiarire le sue idee in conferenza stampa. Per il francese, serve massimo impegno e attenzione ai dettagli per dare slancio alla stagione.

Vieira ha ammesso che la pausa per le nazionali è stata utile: «Ho visto giocatori tornare con energia, e segnare con le proprie nazionali certamente aiuta dal punto di vista mentale». Ha fatto i nomi di alcuni protagonisti e sottolineato quanto una buona condizione psicofisica possa influenzare l’intero gruppo.

Parlando dell’avversario che il Genoa affronterà, Vieira ha avvertito: «Dovremo essere ordinati e attenti, perché sarà una gara complessa. Servirà curare ogni fase del gioco, dal pressing all’interpretazione delle situazioni». L’allenatore è convinto che la sfida non sarà semplice, ma se la squadra saprà mantenere equilibrio potrà ottenere un buon risultato.

Vieira ha anche ricordato l’importanza di vivere ogni match con la giusta mentalità: «Ogni partita finché non si mette un punto finale è la più importante. Noi abbiamo bisogno di fare le scelte vincenti, sul piano fisico, mentale e tattico».

Quando l’allenatore ha ripercorso le ultime prestazioni del Genoa, ha sottolineato come la gara contro la Lazio abbia lasciato insegnamenti: «Abbiamo imparato dai momenti in cui ci siamo disuniti. Ora dobbiamo essere più concreti e migliorare nei piccoli dettagli». Vieira non nasconde che alcune critiche sono legittime, come quella relativa alla prestazione contro il Bologna, ma invita tutti a elevare il livello: «Per vincere, serve cura maniacale dei dettagli».

Sul piano tattico, Vieira ha spiegato che non conta il modulo in sé, ma piuttosto l’interpretazione: «Non è questione di avere due o tre centrocampisti, ma di come leggiamo la partita. Quando siamo strutturati possiamo liberare la qualità di chi può fare la differenza».

Nei suoi virgolettati modificati, Vieira ha voluto dare un messaggio chiaro al gruppo: «Bisogna alzare l’asticella» e «valorizzare ogni occasione». Con queste indicazioni, il Genoa sotto la guida di Vieira punta a costruire una compattezza mentale e tattica che possa fare la differenza nei momenti decisivi.

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Fiorentina, quanto si sente la mancanza di Torreira? L’ex procuratore si esprime così sui viola

Fiorentina, Pallavicino: «Serve un cambio netto di atteggiamento, il Milan può essere un’opportunità»

La Fiorentina si prepara a una sfida delicata contro il Milan, e l’ex procuratore sportivo Carlo Pallavicino, oggi opinionista e giornalista, ha espresso il suo punto di vista ai microfoni di RadioFirenzeViola. In un momento complesso per la squadra di Italiano, la gara contro i rossoneri potrebbe rappresentare un’occasione per rialzare la testa.

«La Fiorentina dovrà approfittare delle assenze del Milan – ha spiegato Pallavicino – anche perché si arriva da due settimane di pausa in cui, più che allenarsi, l’ambiente ha cercato di comprendere cosa non abbia funzionato. È un bene, quindi, che si torni subito a giocare: serve una scossa».

Secondo Pallavicino, il match contro i rossoneri sarà fondamentale anche dal punto di vista psicologico: «Domenica servirà tutto ciò che la Fiorentina non ha messo in campo nelle ultime settimane, neanche contro avversari meno impegnativi. Certo, stavolta la pressione sarà minore rispetto alla gara contro la Roma, ma il problema più grande resta: questa non è ancora una squadra con la personalità necessaria per gestire il vantaggio e affrontare le big con la giusta mentalità».

Il giornalista ha anche toccato un punto dolente della stagione viola: la mancanza di leadership in campo. «Alla Fiorentina manca un giocatore capace di prendersi la squadra sulle spalle, un leader come lo erano Torreira o Pizarro. Sono quei calciatori attorno ai quali si costruiscono le squadre, perché sanno dettare i tempi e dare identità. Oggi, invece, vedo una squadra sfilacciata, disunita, e questo mi preoccupa: non sono aspetti che si risolvono facilmente o con un cambio tattico».

Pallavicino conclude con una speranza per il futuro: «Serve un cambio repentino da parte di molti giocatori, anche sul piano individuale. Un esempio? Se davvero dovesse arrivare un giocatore come Gudmundsson, potrebbe dare vivacità e personalità. Ma tutto dipende dall’atteggiamento e dalla voglia di reagire del gruppo».

In vista del big match, la Fiorentina dovrà quindi ritrovare unità, identità e una guida in mezzo al campo. La trasferta contro il Milan, al netto delle difficoltà, rappresenta un’occasione per dimostrare che questa squadra ha ancora qualcosa da dire.

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Milan Fiorentina, Pioli ricorda: «Con i ragazzi ho condiviso un percorso importante. Sarà emozionante incontrarli»

Milan Fiorentina, Pioli ricorda: «Sarà emozionante incontrarli, ma ci penserò dopo la partita. Prima devo preparare troppe cose»

Stefano Pioli, tecnico della Fiorentina, è intervenuto in conferenza stampa a due giorni dalla sfida sul campo del Milan, in programma domenica sera alle 20:45.

L’allenatore parmense ha posto l’accento soprattutto sulle emozioni legate al ritorno a San Siro, lo stadio che lo ha visto protagonista per cinque stagioni. Un percorso in rossonero fatto di alti e bassi, ma impreziosito dal trionfo più importante: lo Scudetto conquistato nel 2021/2022 nella decisiva sfida contro l’Inter.

PAROLE – «Con i ragazzi ho condiviso un percorso importante. Sarà emozionante incontrarli, ma ci penserò dopo la partita. Prima devo preparare troppe cose. Quello che succederà domenica lo vivrò, ma non è una è una priorità. Farò 500 partite, il giorno dopo farò 60 anni, se c’è un Dio del calcio (ride n.d.r)»,

INFORTUNATI – «Gudmundsson aveva perso un po’ di ritmo e queste due partite gli anno fatto bene. Lui è tornato in una condizione fisica e mentale migliore. Da lui mi aspetto di più. Kean? Ha lavorato in piscina e negli ultimi giorni in campo. Oggi ha fatto parzialmente in gruppo e domani decideremo in modo definitivo. Siamo fiduciosi ma aspettiamo domani. Pongracic sta bene. Sohm invece sta meglio, penso che saranno entrambi convocati. Fagioli sta bene, si è allenato bene. A inizio anno l’ho impiegato regista e devo dire che ci credevo tanto. Le prestazioni erano state positive ma alle prime difficoltà lui si è un po’ scoraggiato e ho preferito cambiargli posizione. Comuzzo? Ha passato un momento in cui la sua condizione psicofisica non era ottimale e ho preferito fare altre scelte. Quando i risultati non arrivano è normale guardare chi non gioca, ma io le scelte le faccio in base a ciò che vedo»

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Torino Napoli, le parole di Conte alla vigilia: «Chi affronta il Napoli ha la voglia di fare qualcosa di straordinario. Sul modulo dico questo. McTominay…»

Torino Napoli, le parole del tecnico Antonio Conte alla vigilia della sfida: «Ho visto le partite del Torino, hanno una grande squadra e un ottimo allenatore»

Antonio Conte ha presentato in conferenza stampa la sfida di domani, 18 ottobre, contro il Torino di Marco Baroni. Per il tecnico del Napoli sta per iniziare una settimana intensa, con tre impegni ravvicinati: prima i granata, poi il Psv in Europa e infine il big match contro l’Inter. Ecco le sue parole:

PAROLE – «Abbiamo ritrovato i nazionali, la maggior parte di loro ha giocato due partite e quando rientrano bisogna stare attenti a calibrare gli allenamenti. Infortunati? Buongiorno sono 3-4 allenamenti che si allena in gruppo, lo stesso Matteo (Politano) è rientrato in gruppo, Rrahmani sta recuperando bene e anche Lobotka ha iniziato la fase di recupero. In questi 22 giorni il test sarà vedere che risposte diamo giocando tutte queste partite, ci sarà bisogno di tutti. Siamo curiosi di vedere che risposte daremo. Neres non deve dimostrarmi nulla, l’anno scorso è stato tra i giocatori chiave per la vittoria dello scudetto. Noa si sta integrando, sa cosa vogliamo da lui, sia a livello di giocata singola che di partecipazione alla squadra. Avrà sicuramente la sua possibilità. Lobotka anche l’anno scorso ha avuto dei problemi e Billy ha sempre risposto presente, lo ha sostituito in maniera egregia. »

MODULO – «Alla fine è sempre un 4-3-3. Oggi il calcio da diverse informazioni a chi lo vede, è difficile catalogare un sistema di gioco nelle due fasi ma oltre questo abbiamo due certezze: con i quattro centrocampisti e con gli esterni di attacco. Con lo Sporting giocavamo con 4 centrocampisti, poi siamo passati al 4-3-3 e abbiamo ribaltato la partita, contro il Genoa è successa la situazione opposta. Sono due identità di gioco chiare e andremo avanti con queste soluzioni.»

TORINO – «Chi affronta il Napoli ha la voglia di fare qualcosa di straordinario. Ho visto spesso le partite del Torino, hanno una grande squadra e un ottimo allenatore, sarà un avversario tosto. Più si gioca e più si rischia di avere giocatori infortunati, giocando così tanto hai meno possibilità di allenarti e ciò porta ad avere più problemi muscolari. Spesso e volentieri ci si lamenta perché si gioca tanto ma è come un cane che si morde la coda, a ciò servono le rose ampie, per far fronte a tutte queste partite»

MCTOMINAY – «Il discorso di Scott secondo me è molto semplice: lui ha cambiato status. L’anno scorso è stato il miglior giocatore del campionato, è arrivato da underdog e oggi ha un altro status. Le attenzioni su di lui sono diverse, oggi viene visto in maniera diversa dall’avversario anche con accorgimenti diversi.»

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Palmer Chelsea: l’annuncio del tecnico dei Blues, Enzo Maresca conferma! Ecco quanto starà fermo il fantasista inglese

Palmer Chelsea, il tecnico dei Blues Enzo Maresca fa chiarezza sull’inglese: ecco i tempi di recupero del giovane talento

Cole Palmer dovrà restare fermo per altre sei settimane. A confermarlo è stato Enzo Maresca, tecnico del Chelsea, intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Premier League contro il Nottingham Forest, in programma il 18 ottobre alle 13:30.

«Questo è l’unico aggiornamento su di lui» ha chiarito l’allenatore italiano, sottolineando come lo staff medico stia facendo il massimo: «Non sono dei maghi».

Maresca ha poi aggiunto: «Speriamo che sei settimane siano sufficienti. Bisogna procedere passo dopo passo, ma siamo certi che starà bene. Ha lavorato duramente per recuperare e ha seguito tutte le terapie».

L’ultima apparizione in campionato del classe 2003 risale al 20 settembre, nella sconfitta per 2-1 contro il Manchester United.

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Cagliari, Pisacane in conferenza: «Bologna? Non dobbiamo andare dietro al loro ritmo, dobbiamo dettarlo noi! La sosta ha portato buone notizie: ecco quali…»

Cagliari, il tecnico dei sardi Pisacane ha parlato in conferenza: «La sosta ha portato buone notizie: ecco quali…». Le dichiarazioni

Fabio Pisacane ha presentato oggi la sfida valida per l’8ª giornata di Serie A 2025-2026. L’allenatore del Cagliari è intervenuto in conferenza stampa per introdurre il match dell’Unipol Domus contro il Bologna guidato da Vincenzo Italiano. Le parole:

SOSTA E BOLLETTINO MEDICO – «La sosta ha portato buone notizie come il recupero di Gaetano, Mina oggi ha fatto parziale e Zappa Idem; anche Rodriguez ha recuperato. Mina da due giorni si allena, se non ci saranno degli intoppi domani sarà della gara».

QUANTO HA TOLTO LA PAUSA PER LE NAZIONALI E BOLOGNA – «I nazionali stanno tutti bene, sono tornati con entusiasmo, il lavoro quotidiano paga. Come club pensiamo alla situazione individuale del calciatore, siamo felici per i gol di Obert e Kilicsoy; Luvumbo ha messo del minutaggio giocando due gare con l’Angola. Abbiamo più soluzioni ora! Loro sono una squadra con idee ed intensità, Italiano è molto preparato e ha scritto una pagina importante vincendo la Coppa Italia. Li rispettiamo e stiamo cercando di curare i dettagli, loro fanno delle fasce una delle loro forze. Non dobbiamo andare dietro al loro ritmo, dobbiamo dettarlo noi!».

KILICSOY SBLOCCATO – «Penso che il ragazzo sia stato usato in diverse delle partite giocate finora, in alcune complicate come quelle con Fiorentina e Lecce. Non ci meraviglia quello che ha fatto in Nazionale, l’abbiamo preso per le sue qualità e lo vogliamo accompagnare in questo suo percorso. Se non avesse segnato in Nazionale non ci avrebbe cambiato una virgola, so che talento ho tra le mani, spero di non bruciarlo. Non dobbiamo condannarlo se non ha segnato nei 45 giocati contro il Frosinone!».

LEGGI LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI PISACANE SU CAGLIARINEWS24

Lecce Sassuolo, Di Francesco: «Dobbiamo continuare con questo spirito che si è creato» L’annuncio di Corvino a sorpresa

Lecce Sassuolo, il tecnico dei giallorossi Di Francesco in conferenza: «Camarda? Contento del ballottaggio con Stulic, entrambi in allenamento spingono»

Il Lecce cerca continuità dopo aver centrato la prima vittoria stagionale nell’ultima uscita al “Tardini” contro il Parma. Archiviata la sosta per le Nazionali, la formazione guidata da Eusebio Di Francesco punta a proseguire su questa scia positiva, trovandosi ora di fronte un Sassuolo in grande condizione, reduce da due successi consecutivi in campionato. Ecco le parole del tecnico giallorosso:

PAROLE – «Ci siamo affrontati in diverse occasioni, ho tanti amici a Sassuolo, ma per 180 minuti no. Si dimentica molto in fretta di quello che è stato fatto. Ho grandi ricordi. Mi auguro di togliermi le stesse soddisfazioni qui. Io so che tipo di partita voglio fare io, non quella che vogliono fare gli altri. Dobbiamo continuare con questo spirito che si è creato, una squadra compatta sia quando attacca che quando difende. Loro proveranno a essere spregiudicati, alla ricerca della terza vittoria consecutiva, noi siamo alla ricerca della seconda. Lottiamo per degli obiettivi precisi, e quando ci sono degli obiettivi chiari, non possiamo mancare di questi aspetti. Concentrazione? No, mi auguro che mantenga un po’ di spensieratezza, e che viva al meglio questo momento.»

CAMARDA – «Non deve soffermarsi sull’errore, ma continuare a giocare con i compagni. Sono contento del sano ballottaggio con Stulic, entrambi in allenamento spingono per fare sempre meglio.»

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Roma, Gasperini: «Tutti parlano di obiettivi Champions perché porta soldi, nessuno punta sullo scudetto. Contro l’Inter mi aspetto questa sfida. Dybala…»

Roma, parla il tecnico giallorosso Gian Piero Gasperini: «Il nostro obiettivo è giocare una partita di livello, l’Inter come il Napoli è una squadra straordinari»

La Serie A riaccende i riflettori e la Roma si prepara a un nuovo capitolo del suo percorso stagionale. Sabato 18 ottobre, alle 20:45, i giallorossi guidati da Gian Piero Gasperini affronteranno l’Inter di Chivu in una sfida valida per la settima giornata di campionato.

La squadra capitolina arriva all’appuntamento da capolista, forte dei suoi 15 punti e del successo per 2-1 ottenuto contro la Fiorentina. Anche l’Inter si presenta in ottima forma: terza in classifica con 12 punti, ha appena travolto la Cremonese con un netto 4-1. Le parole di Gasperini in conferenza:

INFORTUNATI – «Dybala ha lavorato bene durante la sosta, come Pellegrini. Sono soddisfatto del lavoro, l’incognita di ricominciare dopo la sosta c’è sempre»

OBIETTIVI – «Tutti parlano di obiettivi Champions perché porta soldi, nessuno punta sullo scudetto. Tutte le squadre puntano a quell’obiettivo. Ci sono gli obiettivi tecnici, diversi da quelli economici da valutare partita dopo partita. Io mi fermo alle valutazioni tecniche, siamo in una buona posizione. Il nostro obiettivo è giocare una partita di livello, l’Inter come il Napoli è una squadra straordinaria, questo è il primo traguardo. Le cose importanti sono le prestazioni, sono ciò che ti rendono più fiducioso. Ascolto le opinioni di tutti, sento che l’Inter è superiore, noi lavoriamo per avvicinarci a chi è più avanti e speriamo di riuscirci. Ai tifosi non dobbiamo chiedere niente, c‘è grande passione ed entusiasmo, sono componenti fantastiche di questa tifoseria. Il nostro compito è mantenere alto l’entusiasmo, il nostro obiettivo è fare una partita coraggiosa contro l’Inter, una delle squadre migliori in Europa. Mi auguro di vedere un approccio sia tattico che di personalità, perché bisogna fare bene tutto.»

PISILLI – «È un giocatore di grande prospettiva, in questo momento ci sono giocatori più forti. Non posso fare stare fuori Koné e Cristante in questo momento. C’è un nucleo di giocatori sempre presente nelle vittorie e nelle sconfitte che dà continuità di risultati. Ci sono tanti altri giocatori che stanno crescendo“. E poi anche su Angeliño e sul suo recupero: “C’è un comunicato medico, bisogna attenersi a quello. Tatticamente non ne parlo»

BAILEY – «Non mi aspettavo di non averlo per due mesi, purtroppo speravamo che il suo infortunio fosse meno lungo. La cosa confortante è che ormai ci siamo dopo otto settimane, poi sarà disponibile. Arriva da una lunga inattività e andrà inserito: ci vorrà tempo, ma ci darà una bella mano perché ha caratteristiche diverse da quelle che abbiamo in rosa»

Infortunio Pulisic, arriva l’esito degli esami per l’attaccante statunitense! Allegri perde un altro titolare: i dettagli

Infortunio Pulisic, gli esami confermano la lesione: Max Allegri perde un altro titolare. Tutti gli aggiornamenti

I problemi non finiscono per Massimiliano Allegri: l’infermeria di Milanello continua a riempirsi e, dopo lo stop di Adrien Rabiot per una lesione al soleo, anche Christian Pulisic è costretto a fermarsi. L’attaccante statunitense ha riportato un infortunio durante gli impegni con la Nazionale e gli esami strumentali hanno confermato i timori.

La risonanza magnetica ha infatti evidenziato una lesione di basso grado al bicipite femorale destro. Pur trattandosi di un problema non grave, l’americano dovrà saltare le prossime sfide, a partire da quella di domenica contro la Fiorentina. Una perdita pesante per Allegri, che aveva trovato in Pulisic un titolare imprescindibile grazie alla sua velocità, imprevedibilità e capacità di creare superiorità numerica.

Il comunicato del club precisa che il giocatore sarà rivalutato tra circa dieci giorni: solo allora si potrà avere un quadro più chiaro sui tempi di recupero. Nel frattempo, è probabile che l’ex Chelsea resti fuori almeno tre o quattro partite, compreso l’impegno di Champions League successivo alla gara con i viola.

Un’ulteriore tegola, dunque, per un Milan già decimato dagli infortuni e costretto a reinventare l’attacco in un momento cruciale della stagione.

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Calciomercato Juve, c’è l’insidia del Fenerbahçe per quel giocatore! Tutti gli aggiornamenti in casa bianconera

Calciomercato Juve, sirene da Istanbul: il Fenerbahçe sfida i bianconeri sul difensore del Bayern. Attesa per le mosse di mercato

Il Fenerbahçe si prepara a un mercato invernale da protagonista e in casa Juventus cresce l’attenzione, mista a una certa preoccupazione. Dopo l’interesse dei turchi per Sergej Milinkovic-Savic, che complica i piani bianconeri a centrocampo, da Istanbul arriva un’altra insidia: il nome di Kim Min-jae.

Il club gialloblù, spinto dalle ambizioni del presidente, vuole rinforzare la rosa in ogni reparto. Tra i profili in cima alla lista spicca proprio l’ex colonna del Napoli, oggi ai margini del Bayern Monaco. Una mossa che si scontra direttamente con le strategie della Juve.

Il difensore sudcoreano, 28 anni, fatica a trovare spazio in Baviera, chiuso dalla coppia Tah–Upamecano. La prospettiva di arrivare al Mondiale 2026 senza continuità lo spinge a valutare un addio già a gennaio, sia in prestito che a titolo definitivo.

È qui che entra in gioco la Juventus: Kim era già stato accostato ai bianconeri in passato e, con l’attuale emergenza difensiva di Igor Tudor, rappresenta un’occasione preziosa. Ma la trattativa non è affatto semplice.

Il Fenerbahçe, infatti, ha inserito il “mostro” coreano tra i suoi obiettivi prioritari e dispone delle risorse economiche per presentare al Bayern e al giocatore un’offerta difficilmente eguagliabile da Torino. Per la Juve si profila così una doppia e complicatissima sfida di mercato con i turchi: la corsa al grande rinforzo di gennaio passa da Istanbul, ma la concorrenza su Milinkovic-Savic e Kim Min-jae rende il cammino in salita.

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Chivu avvisa l’Inter: «Ho visto bene la squadra. Ora dobbiamo raggiungere quell’obiettivo»

Chivu carica l’Inter alla vigilia della gara contro la Roma: «Serve lucidità, possiamo far male»

Alla vigilia della sfida tra Roma e Inter, valida per la settima giornata del campionato di Serie A 2025/26, Cristian Chivu si è presentato in conferenza stampa per analizzare il momento della squadra e le insidie della trasferta all’Olimpico. Il tecnico nerazzurro, sempre attento ai dettagli, ha trasmesso serenità e consapevolezza, pur riconoscendo le difficoltà del match.

Chivu fiducioso dopo la sosta

«I ragazzi sono tornati bene dalla pausa. Alcuni hanno giocato tanto, anche due gare da 90 minuti, ma abbiamo gestito il carico. L’obiettivo era riaverli freschi per questa fase intensa della stagione», ha spiegato Chivu, mostrando ottimismo sullo stato fisico dei suoi.

Il tecnico dell’Inter ha poi analizzato la Roma: «Mi piace come si sono evoluti. Dopo Ranieri, con Gasperini hanno aggiunto la marcatura a uomo, un’identità chiara. È una squadra compatta, organizzata, che sa difendere anche bassa e ha un portiere in grande forma. Per colpirli dobbiamo essere lucidi e capire quando ci concederanno qualcosa. Servirà velocità di pensiero e reattività».

Inter pronta a sfidare la Roma a viso aperto

Riguardo alle scelte offensive, Chivu ha evitato anticipazioni: «Ho tre attaccanti a disposizione, tutti capaci di adattarsi agli avversari e improvvisare. Bonny, Pio Esposito… ognuno ha caratteristiche utili. Non sarà la Roma a dettare le nostre scelte, ma la nostra strategia».

L’Inter vuole dare continuità alla convincente prova contro la Cremonese: «Mi aspetto che ripartiamo da lì, da quella determinazione. Ogni gara per noi è una finale, affrontiamo tutti con la stessa intensità, a prescindere dal nome. La chiave è mantenere alta la preparazione mentale e fisica. Vogliamo dominare, imporre il nostro gioco e restare competitivi su tutti i fronti».

Chivu guida un’Inter ambiziosa

Con queste parole, Chivu conferma ancora una volta la sua visione di un’Inter matura, affamata e sempre più consapevole. Il tecnico ha costruito una squadra capace di adattarsi e colpire, ma anche di soffrire quando serve. Roma-Inter sarà un banco di prova importante, ma Chivu sa che questo gruppo ha le carte in regola per puntare in alto.

Con la sua leadership silenziosa ma incisiva, Chivu si è preso la scena. E l’Inter lo segue, convinta che il cammino, anche nei momenti più complessi, possa portare lontano.

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Parma, ora è tempo di continuità: nel mezzo ovviamente una concorrenza spietata

Parma, inizia la sfida più dura: tra emergenze, giovani e ambizioni. La situazione attuale

Il calendario non fa sconti e il Parma lo sa bene. Dopo una partenza di campionato con alti e bassi, la squadra emiliana si trova ora di fronte a un periodo cruciale, dove ogni errore può costare caro. Le prossime settimane rappresentano un vero banco di prova per la tenuta fisica, mentale e tecnica del gruppo guidato da Carlos Cuesta.

La prima tappa è una delle più insidiose: la trasferta a Genova, contro un Genoa solido e difficile da affrontare tra le mura amiche. Il Parma dovrà scendere in campo con lucidità e determinazione, lasciandosi alle spalle la delusione dell’ultima sconfitta. Servono risposte immediate, soprattutto da chi finora ha reso meno delle aspettative.

Parma, tra rotazioni e nuove energie

In vista del tour de force di ottobre e inizio novembre, Cuesta è chiamato a gestire con intelligenza la rosa. Non mancano le difficoltà, ma ci sono anche segnali incoraggianti. Uno su tutti: l’arrivo di Cremaschi, giovane interessante che può rappresentare un’arma in più a gara in corso. Il suo profilo dinamico e tecnico potrebbe offrire soluzioni alternative, soprattutto nei momenti in cui servono energie fresche.

Il Parma, però, non può dipendere solo dai nuovi innesti. Serve che anche i titolari facciano un passo in avanti, a partire dal reparto difensivo, che in più occasioni ha mostrato disattenzioni. Cuesta dovrà trovare l’equilibrio giusto tra solidità e qualità nel palleggio.

Un mese per capire chi è davvero il Parma

Le prossime cinque gare – con avversari del calibro di Roma, Milan e Bologna – diranno molto sulle reali potenzialità della squadra. Il Parma ha mostrato a tratti un’identità chiara, ma è mancata la continuità. Questo è il momento di cambiare marcia, di dimostrare maturità e ambizione.

La giovane età media del gruppo può essere un’arma a doppio taglio: entusiasmo e corsa non mancano, ma l’inesperienza può pesare nei momenti decisivi. Per questo motivo, i leader dello spogliatoio saranno fondamentali nel guidare i compagni nelle sfide più complesse.

Ora che il momento è arrivato, il Parma deve rispondere con i fatti. Marassi è solo il primo ostacolo di un percorso che può trasformare una buona squadra in una protagonista.

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Calciomercato Lazio, Insigne inseguirà Maurizio Sarri? Sentite quel grande ex biancoceleste

Calciomercato Lazio, Giordano apre a Insigne: «Se sta bene, è un grande affare»

Il tema caldo del momento è senza dubbio il calciomercato Lazio, che in vista della prossima finestra di trattative potrebbe regalare sorprese interessanti. Tra le voci più affascinanti spicca quella legata a Lorenzo Insigne, ex capitano del Napoli oggi in Canada, che secondo l’ex attaccante biancoceleste Bruno Giordano potrebbe rappresentare un colpo di grande qualità per la squadra capitolina.

Durante un intervento a Radio Laziale, Giordano ha analizzato vari aspetti del futuro biancoceleste, soffermandosi in particolare sull’ipotesi Insigne-Lazio: «Tutto dipende dalle sue condizioni fisiche. Se è integro, anche solo al 60%, è superiore a tanti giocatori che abbiamo visto passare ultimamente. È fermo da un po’, ma la classe resta intatta», ha dichiarato.

In un calciomercato che si preannuncia complicato per la Lazio, l’arrivo di un profilo esperto come Insigne potrebbe portare esperienza, imprevedibilità e qualità in un reparto offensivo che ha bisogno di nuova linfa. «Non è un’operazione semplice – ha aggiunto Giordano – ma se ben valutata, può diventare un’ottima intuizione».

Bernardeschi, Isaksen e il rebus Mandas: altri nodi del calciomercato Lazio

Oltre al possibile arrivo di Insigne, il calciomercato Lazio si muove anche in uscita. Giordano ha commentato la situazione di Isaksen, che potrebbe lasciare Formello in caso di un’offerta convincente, complici anche le buone prove di Cancellieri. «Al momento mancano certezze sulla guida tecnica e sulla visione generale della prossima stagione. Serve chiarezza», ha sottolineato.

Sul fronte portieri, il nome di Mandas resta in bilico. Giordano è netto: «Se il titolare resta Provedel, Mandas rischia di svalutarsi. Ha qualità, ma se non gioca, meglio considerare un’uscita già a gennaio se arrivano offerte».

Atalanta, Sulemana e fiducia nella Lazio

Guardando al campo, Giordano ha parlato anche del prossimo impegno contro l’Atalanta: «È una squadra difficile, ma la Lazio sa come metterla in difficoltà. Serve intensità e coraggio, niente arretramenti».

Infine, menzione per Sulemana: «Mi piace molto, ha velocità e leggerezza, potrebbe esplodere davvero».

In sintesi, il calciomercato Lazio si preannuncia ricco di scenari: l’ipotesi Insigne intriga, ma servono decisioni chiare e una visione forte per rilanciare la squadra di Sarri.

Leao, così non va bene! A San Siro un record negativo da ribaltare in casa Milan. La situazione

Leao Milan, il ritorno al centro dell’attacco per guidare la rinascita. La situazione attuale

Il momento è delicato, le assenze pesano, ma per Leao Milan rappresenta più di una semplice combinazione di nome e squadra: è la sintesi perfetta di responsabilità e speranza. Il ritorno al centro dell’attacco, reso necessario dagli infortuni che hanno messo fuori gioco elementi chiave come Pulisic e Rabiot, diventa per Rafael Leao un’occasione d’oro per riaffermarsi come leader tecnico ed emotivo del Milan.

Con la maglia numero 10 sulle spalle e una voglia matta di fare la differenza, Leao è chiamato a trascinare i rossoneri in una sfida tutt’altro che semplice contro la Fiorentina. La fiducia in lui, alimentata anche dalle recenti parole di stima di Igli Tare, trova conferma nella scelta di Allegri di affidargli le chiavi dell’attacco. E per Leao Milan può essere davvero la partita della svolta.

L’incubo di San Siro e il desiderio di sbloccarsi

La Gazzetta dello Sport ha sottolineato un dato che pesa come un macigno sul morale del portoghese: Leao non segna in Serie A a San Siro da quasi 17 mesi. Una lunga astinenza, quasi inspiegabile per un giocatore del suo talento, che il pubblico rossonero spera si interrompa proprio domenica sera. Lo stadio sarà sold out, il clima infuocato, e l’occasione ideale per Leao di ritrovare il feeling con la rete davanti ai propri tifosi.

Un gol a San Siro, oltre al valore simbolico, servirebbe anche a cementare il ruolo di guida che Leao ha inevitabilmente assunto in un Milan incerottato ma ancora ambizioso. Dopo aver superato i recenti problemi muscolari, l’attaccante è pronto a caricarsi la squadra sulle spalle.

Leao Milan, la leadership passa dai gol

Con Estupiñán e Saelemaekers fuori, e con l’attacco da ridisegnare, Allegri sa bene che tutto ruota attorno a Leao Milan. La sua capacità di trasformare la pressione in energia positiva sarà determinante. Spezzare il digiuno e timbrare il cartellino significherebbe molto più di un semplice +1 in classifica: sarebbe un segnale chiaro che il Milan può davvero contare su di lui, ora più che mai.

San Siro aspetta. E Leao sa che è il momento di rispondere presente.

Torino, Baroni in conferenza pre Napoli: «Serve una gara attenta, di valore. Lazio? Ecco come abbiamo reagito. Sull’attacco a due…»

Baroni in conferenza stampa alla vigilia di Torino Napoli, le dichiarazioni del tecnico in previsione del match di Serie A in programma sabato

Nemmeno il tempo di assimilare la sosta nazionali che per Marco Baroni è già tempo di pensare al prossimo incontro. E, per l’occasione, il calendario di Serie A vede tra i suoi match di cartello proprio Torino Napoli. Domani alle 18 i granata ospiteranno i Campioni d’Italia in carica tra le Mura dello Stadio Olimpico Grande Torino. Sentiamo la conferenza stampa del mister del club Piemonte alla vigilia dell’incontro valido per la settimana giornata di campionato.

La conferenza stampa di Marco Baroni alla vigilia di Torino Napoli di Serie A:

Buongiorno mister Baroni. Come vede Ngonge da seconda punta in un ipotetico 3-5-2?
«Assolutamente. Ngonge è un attaccante, che ha un raggio d’azione diverso dagli altri. Ha mobilità, sa giocare anche sull’esterno e basta vedere il gol di Parma. E’ un giocatore che ha la mobilità per anche essere un attaccante dentro al campo. Per quanto riguarda Adams sta benissimo, può partire o può subentrare: posso puntare su giocatori che stanno bene e che hanno voglia di giocare».

Come vede Tameze? E dove può giocare?
«Tameze dal primo giorno in cui è con me ha lavorato in maniera durissima, dando partecipazione individuale e anche all’interno della squadra. Sta bene, è un centrocampista ma nel percorso ha fatto un campionato intero da braccetto. E’ un giocatore che per come lui sta è probabile che giochi, può ricoprire entrambi i ruoli».

Sempre parlando di centrocampo, c’è la possibilità di schierare Asllani e Ilkhan?
«Nel calcio mai dire mai ma lo escludo, sono due calciatori simili. Anche se nel calcio ‘mai dire mai’, hanno caratteristiche simili. E’ più probabile che uno parta e che l’altro entri. Anche se stiamo lavorando per far crescere entrambi. Asllani è giovanissimo e ha bisogno di un percorso di minutaggio: lo sta facendo nel Toro e in Nazionale. Comunque lavoriamo per farli crescere entrambi»

Ha lavorato sulla testa dei giocatori dopo quella ingenuità che ha portato il pareggio con la Lazio? 
«Abbiamo parlato dopo la gara perché poi in tanti sarebbero andati in Nazionale. Avevamo segnato da poco. E’ chiaro che è stata una situazione particolare (il pallone perso da Dembele che ha portato al fallo di rigore di Coco da cui è nato il pareggio della Lazio, ndr), anche dal punto di vista adrenalinico. Sono delle cose che non dobbiamo ripetere e che stiamo lavorando per eliminarli. Sono quei pezzettini che ancora ci penalizzano in maniera incredibile rispetto al valore della prestazione che la squadra aveva messo in campo»

Vlasic invece dove può giocare?
«E’ un giocatore diverso. Anche quando giocavamo nel 3-4-2-1 aveva un ruolo diverso rispetto a Ngonge, lavorava da mezzala aperta. Lui secondo me quel ruolo lo può centrare benissimo, è un giocatore che si spende e si dà, un allenatore lo vuole sempre in campo. Stiamo lavorando proprio per centrarsi nel ruolo, perchè è un ruolo nel quale lui ha le caratteristiche per poterlo centrare assolutamente nel migliore dei modi».

Salve mister Baroni. Lei col Napoli ha un rapporto speciale, a livello emotivo cosa può dare a lei e alla squadra affrontare questa partita? 
«Io credo che la difficoltà della partita….il momento da cui arriviamo, sapere di giocare con i più bravi. Io credo che è lì dentro la grande opportunità per la mia squadra. Serve una partita di valore, dovremo stare dentro in ogni secondo e ad ogni palloni. Il Napoli ha tante risorse, la parte attentiva sarà centrale nella nostra prestazione»

Sassuolo, Grosso sicuro: «Partita molto importante per noi. Servirà questa cosa»

Sassuolo, Grosso carica la squadra: «Contro il Lecce serviranno cuore e sacrificio»

Alla vigilia della trasferta sul campo del Lecce, l’allenatore del Sassuolo, Fabio Grosso, ha parlato dello stato della squadra, delle assenze e dell’atteggiamento richiesto in campo per affrontare una gara che si preannuncia molto impegnativa.

«Stiamo lavorando con grande impegno – ha esordito Grosso – anche se purtroppo dobbiamo fare i conti con qualche assenza importante. Boloca non sarà della partita, così come Muharemovic, Pieragnolo e Paz. Alcuni di loro stanno recuperando, ma non sono ancora pronti. Dispiace, ma il gruppo ha risposto con determinazione e questo mi dà fiducia.»

Il tecnico del Sassuolo ha voluto sottolineare l’importanza dell’approccio mentale: «Andiamo a Lecce consapevoli che sarà una partita difficile. Ci troveremo davanti un avversario molto aggressivo, soprattutto in casa, ma dobbiamo essere pronti a lottare su ogni pallone. Servirà grande tenacia, spirito di sacrificio e voglia di superare le difficoltà tutti insieme.»

A chi gli ha chiesto come affronterà l’emergenza in alcuni ruoli, Grosso ha risposto con lucidità: «Non mi piace cercare alibi. So che il Sassuolo ha qualità e risorse per far fronte a queste situazioni. Chi sarà chiamato in causa dovrà farsi trovare pronto. Non importa chi scende in campo, ma come lo fa. Questo è il messaggio che ho trasmesso alla squadra.»

Grosso ha anche parlato del lavoro sul piano difensivo: «Stiamo cercando di trovare più equilibrio. Sappiamo che ci sono margini di miglioramento, soprattutto nel contenere gli avversari nei momenti chiave. Ogni dettaglio può fare la differenza, e su questo ci stiamo concentrando.»

Non poteva mancare un commento sulla sua esperienza in neroverde: «Ogni partita con il Sassuolo è un’occasione per crescere. Questa sarà una sfida dura, ma stimolante. Non guardo le statistiche personali, ma il presente. E il presente si chiama Lecce.»

Infine, un messaggio chiaro ai suoi ragazzi: «Voglio vedere coraggio, determinazione e voglia di fare risultato. Se metteremo tutto quello che abbiamo, possiamo portare a casa una prestazione importante. Il Sassuolo deve tornare a mostrare il suo carattere.»

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Fiorentina, Gudmundsson fortemente criticato. Ora tocca a lui riportare in auge i viole

Fiorentina, Gudmundsson chiamato al salto di qualità: ora tocca a lui. La situazione attuale

Alla Fiorentina è arrivato con grandi aspettative, ma per Albert Gudmundsson è giunto il momento di dimostrare davvero il suo valore. Tocca a lui prendersi le responsabilità, proprio come ha fatto in passato con il Genoa e come continua a fare con la maglia dell’Islanda. L’attaccante islandese ha dichiarato che alla Fiorentina gioca troppo lontano dalla porta, una posizione che — a suo dire — limita il suo impatto offensivo.

Eppure, osservando le sue recenti prestazioni con la nazionale, le perplessità aumentano. Il commissario tecnico dell’Islanda lo ha infatti schierato da centrocampista puro sia contro l’Ucraina (nel 4-3-3) che contro la Francia (in un prudente 3-5-2), dimostrando che la sua posizione avanzata non è sempre necessaria per essere decisivo. Alla Fiorentina, con l’impostazione di gioco attuale, Gudmundsson gode comunque di ampio margine di manovra nella fase offensiva: parte da dietro, sì, ma ha la libertà di muoversi tra le linee, inserirsi e creare.

È per questo che si fa fatica a pensare che il tecnico viola — oggi Pioli, ma domani forse qualcun altro — stia davvero limitando il suo estro. La realtà potrebbe essere un’altra: più che un problema tattico, sembra una questione mentale. Per incidere davvero nei momenti decisivi, serve più convinzione, più coraggio, e forse anche più continuità.

La Fiorentina, reduce da stagioni altalenanti, ha bisogno di un protagonista in grado di cambiare le partite, soprattutto negli ultimi venti-trenta metri dove si decidono le sorti di ogni incontro. Gudmundsson ha le qualità tecniche per diventare un punto di riferimento, ma deve dimostrarlo con i fatti, non solo con le parole.

Il club viola, ambizioso e desideroso di tornare stabilmente nelle posizioni nobili della Serie A, non può permettersi mezze misure. Serve un Gudmundsson maturo, lucido e pronto a prendersi sulle spalle le responsabilità offensive della squadra.

Alla Fiorentina, ogni occasione è buona per mettersi in mostra. E ora che il calendario si fa fitto e le partite pesano sempre di più, sarà fondamentale vedere se Gud saprà rispondere presente. Perché a Firenze, il talento viene esaltato solo quando è accompagnato dal carattere.

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Nuovo San Siro, come sarà l’impianto di Inter e Milan? Potrebbe assomigliare a quell’arena

Il Nuovo San Siro: uno stadio verticale, moderno e capace di stupire. La situazione attuale

Sta prendendo forma il progetto per il Nuovo San Siro, lo stadio che sorgerà per Milan e Inter, disegnato con un’impronta architettonica avveniristica e funzionale. Le idee depositate negli studi di Foster + Partners e Manica sono chiare: altezza, vicinanza al campo, visibilità massima e sostenibilità degli spazi. Tutto pensato per costruire un impianto che non sarà solo moderno, ma anche capace di restituire un’esperienza di match unica.

Una delle caratteristiche più distintive del Nuovo San Siro sarà la verticalità degli spalti. L’idea è di replicare la tensione visiva che si respira in stadi come il Dortmund: un’inclinazione pari a 37°, paragonabile al famoso “Muro Giallo”, quella che consente a chi staziona sugli spalti di sentirsi immerso nella partita. Questo supererà la raccomandazione FIFA, che suggerisce per i nuovi impianti almeno 34°, rendendo il pubblico ancora più vicino all’azione. I tifosi non avranno più l’esperienza alienante delle piste d’atletica o delle distanze elevate curva‑campo: sarà tutto più stretto, più intimo.

Il Nuovo San Siro potrà ospitare circa 71.500 spettatori, distribuiti su due soli anelli (invece dei tre attuali), con una forte riduzione delle barriere fisiche, per garantire una continuità visiva e una fruibilità che ora può sembrare rara. Le strutture destinate agli spettatori saranno moderne: spazi inclusivi con posti dedicati ai disabili, bar, ristoranti, shop e parcheggi sotterranei, tutti integrati in un podio che solleva lo stadio da terra, con una struttura ovalizzata (non più completamente rettangolare) che richiama le linee delle travi rosse esistenti del vecchio Meazza, ma con un design più fluido e contemporaneo.

Altro dettaglio importante: l’altezza totale del progetto, dalle fondamenta al tetto, sarà di 52 metri. Un’estetica ambiziosa, che mira a segnare un confine netto col passato, mantenendo però viva l’identità storica del luogo. Le curve di casa — quelle che da sempre definiscono l’atmosfera di San Siro — saranno valorizzate nel catino, dove ogni posto avrà una visibilità perfetta, senza sedute con visuali tagliate o parziali. L’esperienza nel Nuovo San Siro sarà costruita per far vivere agli spettatori ogni momento della partita con intensità: dagli spalti al campo non ci sarà quasi nulla in mezzo.

In definitiva, il Nuovo San Siro è pensato non solo come uno stadio, ma come un simbolo della città e delle sue squadre: un impianto che unisce architettura, funzionalità, sostenibilità e passione, fatto per accogliere 71.500 fan ogni volta, in un ambiente che richiama l’energia degli stadi più iconici d’Europa.

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Crespo sulla finale del 2005: «Impensabile. Ho sempre rifiutato di guardare quella partita, ma…»

Crespo e il fantasma di Istanbul: «Solo ora ho fatto pace con quella notte». Le dichiarazioni

Hernán Crespo ha parlato con grande sincerità a La Gazzetta dello Sport di una delle partite più dolorose della sua carriera: la finale di Champions League del 2005 tra Milan e Liverpool. Per anni, racconta, non è riuscito nemmeno a rivedere quelle immagini. Una partita iniziata in modo perfetto per lui e per il Milan, avanti 3-0 all’intervallo, e poi trasformata in un incubo dal quale ci ha messo molto tempo a risvegliarsi.

L’attaccante argentino fu uno dei grandi protagonisti di quel primo tempo memorabile, segnando una doppietta che sembrava aver chiuso la partita. Ma nella ripresa accadde l’impensabile: in sei minuti il Liverpool pareggiò i conti e portò la gara ai rigori, dove poi trionfò. Un crollo psicologico difficile da spiegare e ancor più da accettare.

«Per molto tempo ho rifiutato di riguardare quella partita», ha ammesso. Solo ora, a distanza di quasi vent’anni, Crespo dice di essere riuscito a farci pace. «Non voglio tornarci troppo con la mente, altrimenti la rabbia riaffiora».

Parlando dei suoi anni in campo, Crespo ha poi raccontato chi per lui è stato il compagno più straordinario, non tanto per le doti tecniche, quanto per il valore umano e la leadership. Il nome è quello di Paolo Maldini, simbolo del Milan e del calcio italiano. Crespo ha ricordato come Maldini incarnasse alla perfezione il ruolo di capitano: silenzioso, esemplare, sempre al servizio della squadra.

Oggi, da allenatore, Crespo vive il calcio da una nuova prospettiva. E sottolinea quanto sia diversa la responsabilità in panchina rispetto a quella da giocatore: «Da calciatore pensi a te stesso, alla tua condizione. Da allenatore devi pensare a 25 persone: motivarle, capirle, gestirle. È un ruolo completamente diverso, quasi da educatore».

Quella finale di Istanbul rimane una ferita aperta nella storia recente del calcio, e soprattutto nella memoria di chi la visse da protagonista. Crespo oggi può guardarla con maggiore distacco, ma il peso emotivo di quella notte, per chi ama il calcio e lo ha vissuto da dentro, non potrà mai scomparire del tutto.

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Roma, Gasperini in vista della sfida contro l’Inter potrebbe presentare novità. La situazione

Roma, quasi al completo contro l’Inter: Gasperini ritrova i suoi uomini. Quale sarà la disposizione?

Buone notizie per Gian Piero Gasperini in vista del big match tra Roma e Inter, in programma domani sera allo Stadio Olimpico. La Roma si presenta alla sfida con quasi tutta la rosa a disposizione, pronta a giocarsi una partita fondamentale per la corsa alle prime posizioni della Serie A. Secondo quanto riportato da Tuttosport, l’unico indisponibile sarà Angelino, fermato da una bronchite asmatica che lo costringerà a saltare l’incontro.

Tutti gli altri giocatori, invece, saranno regolarmente a disposizione del tecnico. In particolare, buone notizie arrivano da Leon Bailey: l’esterno offensivo è tornato ad allenarsi con il gruppo già da martedì. Dopo una prima fase di lavoro differenziato, Bailey ha completato l’intera seduta con i compagni, dimostrando netti miglioramenti. Anche se il suo ritorno da titolare con la maglia della Roma è previsto per la gara di Europa League contro il Viktoria Plzen, la sua presenza in panchina domani non è esclusa.

La Roma ritrova anche il suo tridente offensivo più efficace, composto da Matías Soulé, Paulo Dybala e Artem Dovbyk. Gasperini punterà su questa combinazione per affrontare un’Inter solida e in forma. Soulé continua a stupire per fantasia e visione di gioco, agendo tra le linee con grande intelligenza tattica. Dybala, come sempre, sarà il punto di riferimento creativo della manovra offensiva della Roma, mentre Dovbyk rappresenterà il terminale offensivo, grazie alla sua forza fisica e capacità di dialogare con i compagni.

Il tecnico giallorosso ha lavorato in settimana su intensità e compattezza, qualità che saranno fondamentali per affrontare una gara così delicata. La Roma, davanti al proprio pubblico, vuole dare continuità ai risultati positivi delle ultime settimane e ribadire la propria candidatura per un posto tra le prime della classe.

Nonostante l’assenza di Angelino, la Roma arriva al match con l’Inter in ottime condizioni fisiche e mentali. Gasperini è fiducioso: la squadra ha dimostrato di avere carattere, idee e una chiara identità di gioco. All’Olimpico, la Roma cercherà una vittoria di prestigio che potrebbe rappresentare una svolta decisiva nella stagione.

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Bologna, Italiano può sorridere: recupero immediato di quel giocatore

Bologna, Sulemana verso la prima convocazione: novità in vista

Sta per arrivare il suo momento: Ibrahim Sulemana potrebbe ottenere la prima convocazione con la maglia del Bologna. Il centrocampista ghanese è rientrato da alcuni giorni in gruppo e lavora con impegno per tornare in condizione. La speranza in casa Bologna è che possa essere inserito già nella lista per la trasferta in Sardegna, alla Unipol Domus.

Al Bologna intanto si valuta con attenzione il recupero di Sulemana. Pur non essendo ancora nelle condizioni ottimali, il club crede nelle sue potenzialità e nella sua integrazione nel progetto tecnico. Per la gara contro il Cagliari, è molto probabile che l’allenatore del Bologna lo porti almeno in panchina, così da fargli prendere confidenza col gruppo e con la tensione del match.

Le scelte per la squadra del Bologna stanno diventando delicate. Jhon Lucumi è rientrato da un lungo viaggio dal Canada soltanto ieri e oggi finalmente si unirà al resto del gruppo. Trattandosi di un rientro tardivo, nel Bologna è forte la possibilità che in campo dal primo minuto vengano preferiti altri: Vitik potrebbe partire titolare, con a fianco Heggem, anch’egli ormai disponibile, per dare equilibrio e garanzie alla difesa del Bologna.

Il tecnico del Bologna ha già iniziato a preparare la sfida: ieri si è concentrato soprattutto sugli aspetti del possesso palla, alternando esercitazioni specifiche e una partitella finale. Spesso, come avviene anche nel Bologna, chi ha lavorato con continuità durante la settimana gode di preferenza nelle scelte di formazione. E questo potrebbe favorire chi ha avuto modo di preparare meglio l’incontro.

In vista della convocazione di Sulemana, il Bologna non vuole forzature: l’obiettivo è farlo crescere passo dopo passo, senza sovraccaricarlo. Inserirlo gradualmente — magari partendo dalla panchina — è la strada che il Bologna ritiene più saggia per tutelare il giocatore e garantire equilibrio alla squadra.

Il nome di Bologna torna spesso nei ragionamenti interni: è il club che punta su giovani talenti, è la città che applaude le speranze. In questa fase, la convocazione di Sulemana rappresenterebbe un piccolo, ma significativo passo nel progetto del Bologna.

Conclusione: per il Bologna, o meglio, per Sulemana, la chiamata in nazionale potrebbe finalmente concretizzarsi. Il club crede in lui, lo inserisce progressivamente e lo protegge, in un percorso che potrebbe essere l’inizio di grandi cose per il talento del Bologna.

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Napoli, brutte notizie per Rrahmani: le ultime sui tempi di recupero

Napoli, brutte notizie per Rrahmani: le ultime sui tempi di recupero del difensore centrale di Conte verso lo scontro diretto con l’Inter

Cresce l’attesa in casa Napoli per il rientro di Amir Rrahmani, pilastro difensivo la cui assenza si è fatta sentire nelle ultime uscite. L’edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno fa il punto della situazione sui tempi di recupero del centrale kosovaro, delineando uno scenario in cui la speranza si mescola a una necessaria e doverosa prudenza.

L’obiettivo nel mirino del giocatore ha una data e un avversario precisi: la supersfida casalinga contro l’Inter. Come scrive il quotidiano, «Rrahmani punta a Napoli-Inter ma non c’è ancora la piena certezza sui tempi di recupero». A frenare l’ottimismo è un percorso riabilitativo che non è stato lineare. Un “incidente di percorso”, un intoppo non specificato, ha infatti allungato i tempi previsti per il suo ritorno in campo, costringendo il club a rivedere la tabella di marcia.

Proprio per questo motivo, sia l’allenatore Antonio Conte che l’intero staff medico del Napoli hanno deciso di adottare la linea della massima cautela. Non si vogliono correre rischi inutili né forzare il rientro di un elemento così importante per gli equilibri della squadra. Un’eventuale ricaduta sarebbe un colpo durissimo per le ambizioni del club, ed è proprio questo lo scenario che si vuole scongiurare a ogni costo.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se il difensore riuscirà a smaltire completamente il problema fisico e a essere a disposizione per il big match contro i nerazzurri. La volontà del giocatore è chiara, ma la decisione finale spetterà allo staff medico, che darà il via libera solo quando avrà la certezza assoluta del suo pieno recupero. Per ora, il rientro di Rrahmani resta un’ipotesi, un obiettivo a cui lavorare giorno dopo giorno, senza fretta e con la priorità assoluta di preservare l’integrità del calciatore.

Calciomercato Inter: il Manchester United ripensa a Dimarco. La contromossa di Marotta

Calciomercato Inter: il Manchester United ripensa a Dimarco. La contromossa di Marotta per blindare l’esterno nerazzurro classe 1997

Dopo un finale di stagione in ombra, Federico Dimarco si è ripreso la scena, tornando a essere uno dei pilastri dell’Inter di Cristian Chivu. Il suo avvio di campionato è stato a dir poco folgorante, il migliore della sua carriera, come sottolineato da Tuttosport. I numeri parlano chiaro e non mentono: nelle prime sei giornate di Serie A, il terzino sinistro ha già messo a referto 2 gol (contro Sassuolo and Cremonese) e 3 assist, a cui si aggiungono i due passaggi vincenti forniti in Nazionale con le maglie di Estonia e Israele.

Prestazioni di altissimo livello che, inevitabilmente, hanno riacceso le sirene di mercato, in particolare quelle provenienti dalla Premier League. Non è un mistero che Rubén Amorim, tecnico del Manchester United, sia un suo grande estimatore. L’allenatore portoghese, dopo un tentativo andato a vuoto la scorsa stagione, potrebbe tornare alla carica nelle prossime finestre di mercato.

Tuttavia, le idee di Dimarco sono chiarissime: il suo futuro è a tinte nerazzurre. Il suo sogno non è solo quello di restare a lungo, ma di chiudere la carriera nella sua squadra del cuore. L’ambizione del laterale di Porta Romana va oltre, puntando a indossare, un giorno, la fascia da capitano.

La dirigenza interista, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di privarsi di uno dei suoi gioielli. Beppe Marotta e Piero Ausilio sono già al lavoro per blindarlo, con un rinnovo del contratto fino al 2029, con possibile opzione fino al 2030. Un prolungamento di almeno due anni rispetto all’attuale scadenza del 2027 per un giocatore che Chivu ha reso un perno insostituibile.

Le sue prestazioni scintillanti sono il simbolo di un’Inter che, superato un avvio balbettante, ora punta decisa alla vetta. La sfida contro la capolista Roma sarà il banco di prova perfetto per confermare le ambizioni scudetto dei nerazzurri.

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Calcio femminile, esplode la polemica arbitrale dopo Bayern-Juventus Women: cosa è successo

Calcio femminile, esplode la polemica arbitrale dopo Bayern-Juventus Women: cosa è successo durante il match di Women’s Champions League

Finisce nel modo più amaro per la Juventus Women, che esce sconfitta per 2-1 dal campo del Bayern Monaco. A decidere la sfida del secondo turno di Women’s Champions League è un gol al 95′ di Lea Schüller, un episodio che però scatena un’enorme polemica arbitrale e lascia le bianconere a secco di punti e piene di rabbia.

Al centro delle discussioni c’è la direttrice di gara, la signora Stephanie Frappart, arbitro di grande esperienza internazionale. La controversia riguarda proprio l’assegnazione della rete decisiva. Durante l’azione, il pallone scorre sulla linea di porta, dove Harviken interviene e respinge la sfera. Inizialmente, la Frappart lascia proseguire il gioco, che si conclude con una deviazione del portiere Peyraud-Magnin in calcio d’angolo, facendo intendere che la palla non avesse varcato completamente la linea.

Tuttavia, in una fase della competizione in cui non è presente la goal-line technology, entra in scena il VAR. L’arbitro viene richiamata tramite auricolare e, dopo un colloquio con la sala video, convalida la rete tra lo stupore generale, senza aver mai chiarito la sua iniziale decisione. Le immagini televisive disponibili non chiariscono in modo definitivo se il pallone sia entrato totalmente, requisito fondamentale per assegnare un gol.

L’episodio, avvenuto a un passo dal triplice fischio, ha scatenato la rabbia dei tifosi sui social. Ma la frustrazione più grande è quella del tecnico bianconero Max Canzi, che in conferenza stampa non ha usato mezzi termini: «Sono avvelenato. Mai così tanto in carriera. Lo abbiamo visto 100 volte e non c’è modo di capire se la palla sia entrata o sia uscita. Non ho ancora capito chi abbia preso questa responsabilità enorme. Le immagini sono quelle e noi torniamo a casa con 0 punti».

Sulemana: «Atalanta, il meglio deve ancora venire. Juric è il mio maestro. Ma dopo la Juve non esulterò più così…»

Sulemana: «Atalanta, il meglio deve ancora venire. Juric è il mio maestro. Ma dopo la Juve non esulterò più così…». Parla il ghanese della Dea

Kamaldeen Sulemana, attaccante esterno arrivato in estate all’Atalanta dal Southampton per volere di Ivan Juric, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

Lei si rende conto di essere una delle sorprese più belle di questa stagione?
«Non pensavo di iniziare così bene, volevo mostrare a tutti il mio valore, innanzitutto all’Atalanta. Sono grato di avere l’opportunità di giocare in questo fantastico club, mi piace molto la città di Bergamo. Mi piace il gruppo di lavoro, respiro positività ogni giorno. Adesso però non sono più una sorpresa per gli avversari e quindi dovrò studiare nuove sorprese!».

De Roon svelò che non sapeva dove fosse Bergamo sulla cartina: e lei? 
«Anche io come il capitano non sapevo dove fosse, ma conoscevo bene la squadra per quello che ha fatto in giro per l’Europa in questi ultimi anni. Ho guardato la finale di Europa League e anche la Supercoppa europea».

In questa pausa si è guadagnato la qualificazione al prossimo Mondiale con il Ghana…
«La Coppa del Mondo è la competizione più importante ed è pazzesco avere l’occasione di poterla giocare due volte alla mia età». 

Ha ritrovato Ivan Juric: come ci spiega il vostro rapporto? 
«Lui è l’allenatore perfetto per me, tatticamente e tecnicamente. Mi ha dato fiducia subito appena arrivato a Southampton. E’ un maestro per me, mi aiuta a trovare la posizione giusta in campo sia in fase offensiva sia in quella difensiva. Lui è il maestro e io sono lo studente: mi fido di lui e voglio fare sempre meglio». 

Ha avuto modo in questi mesi di conoscere meglio la famiglia Percassi e il ds Tony D’Amico che l’hanno individuata e voluta? 
«Sono grato per avere avuto questa opportunità, per essere stato scelto da loro. Ed è anche per questo motivo voglio che fare ancora di più per aiutare la squadra a stare il più in alto possibile». 

Quali differenze sta trovando tra Premier e A? 
«La Serie A è un campionato top, molto tattico che ti obbliga a restare concentrato per tutta la durata di ogni partita. La Premier League mi ha formato fisicamente innanzitutto, è un campionato intenso».

Cosa ne pensa del prossimo futuro dell’Atalanta? 
«Penso che il meglio debba ancora arrivare. Abbiamo ancora molte partite per continuare a migliorare la qualità del nostro gioco, possiamo fare qualcosa di grande anche in questa stagione». 

Oltre alle sue qualità tecniche ha sorpreso per le capriole d’esultanza dopo il gol alla Juve: da dove arrivano? 
«I miei genitori mi avevano detto di non festeggiare così perché è pericoloso. Ma quando l’ho fatto contro la Juventus è stata un’esplosione di adrenalina, non ci ho pensato, mi è venuto spontaneo. Non lo farò più. Studierò un’altra esultanza, in base anche a dove segnerò, se in casa o fuori. Non voglio mancare di rispetto ai tifosi avversari, quindi se segnerò in trasferta festeggerò in maniera più contenuta. Ho imparato a fare quando stavo alla Right to Dream Academy: oltre al calcio praticavo anche ginnastica». 

In sei mesi è passato dalla retrocessione con il Southampton alla A passando per la Champions e alla qualificazione Mondiale: si sente un esempio? 
«Diciamo che credo fermamente nel lavoro quotidiano e nel fatto che non si debba mai mollare». 

Ha lasciato il Ghana a 18 anni per volare in Danimarca, al Nordsjaelland: è stato traumatico? 
«No, è stato graduale: non me ne sono andato subito, ma abbiamo fatto un paio di viaggi per conoscere gli allenatori e il centro sportivo. Può sembrare paradossale, ma è stato il passaggio più semplice della mia carriera. Ho lasciato il mio Paese da solo, conoscevo qualche compagno di squadra come Kudus (ora al Tottenham, ndr)». 

Come mai sulla maglia ha Kamaldeen? 
«Ho scelto io. Nella nostra cultura se siamo a un tavolo seduti io e mio padre e qualcuno chiama ‘Sulemana’, si riferisce a lui e non a me. E’ una forma di rispetto: io sono Kamaldeen. In famiglia siamo in 6, ho due fratelli e tre sorelle. Io sono il terzo. Ho lasciato casa a 11 anni per andare in Academy, lontano da casa. Ho trascorso molto tempo lontano da loro, ma ho un rapporto meraviglioso con i miei fratelli. Non sono l’unico calciatore della famiglia: mio fratello più grande, Abdul Rauf, gioca nella Premier League ghanese con il Vision FC, quello più piccolo Hakim, nella seconda divisione danese con l’Hillerod». 

Al Mondiale del 2022 lei è stato il giocatore con il picco di velocità più alto di tutti: 35,7 km/h. Ha lavorato su questo o è la natura? 
«Entrambe le cose. Il maggior merito della mia velocità è dei geni del mio corpo, ma l’ho allenata anche perché intorno ai 16 anni ho cominciato a giocare con ragazzi più grandi di me. Mi sono dovuto adattare e ho lavorato molto per competere». 

Meglio un gol o un assist? 
«Da quando sono a Bergamo sono più sicuro di me stesso sotto porta. Ma preferisco un assist». 

Nel tempo libero cosa le piace fare?
«Guardo molte partite: non è un lavoro se lo vivi con l’animo giusto. Ti resta nella mente quando lo praticavi con gli amici da ragazzino anche nelle strade».

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Mancini: «Roma fortunata? Primi senza aver rubato nulla. Budapest una pugnalata, la sogno di notte»

Mancini: «Roma fortunata? Primi senza aver rubato nulla. Budapest una pugnalata, la sogno di notte». Le parole del centrale giallorosso

Carisma, personalità, carattere. E poi qualità, fame e ambizione. Gianluca Mancini è il giusto mix di tutto questo. Leader carismatico, uomo forte della Roma di Gasp e idolo del popolo giallorosso. Il numero 23 giallorosso si è raccontato a ‘La Gazzetta dello Sport‘:

È sorpreso di questo primato della Roma? «No. Le vittorie ce le siamo sudate, conquistate. E poi conosco il mister, le sue qualità e doti caratteriali. Rispetto all’Atalanta è cresciuto come esperienza internazionale, ma la passione è sempre altissima. In alcune gare forse abbiamo avuto un po’ di fortuna, ma non abbiamo rubato niente a nessuno. C’è sempre un motivo se le cose vanno bene o male».

Gasperini, però, ha gettato acqua sul fuoco, dicendo che non siete ancora da Champions. «Penso lo abbia detto perché siamo una squadra nuova, che ha cambiato tanto, compreso un allenatore con metodologie diverse. Dobbiamo migliorare in molte cose, è un percorso il nostro. In due mesi non costruisci una grande squadra, non fai grandi campionati. Ma le sensazioni sono positive. Ci saranno momenti difficili, ma questo è un gruppo solido, unito, che saprà tenere duro».

Le manca non aver giocato mai la Champions? «Arrivarci è il nostro obiettivo. Una società come la Roma, con questo tifo, deve fare la Champions. Negli ultimi due anni ci siamo andati vicini, in Europa League abbiamo fatto una finale e una semifinale, siamo navigati. Mi manca, ma la vivo in maniera tranquilla, concentrato sul presente».

Roma-Inter domani sera che gara sarà? «Sfida tosta, anche se nel calcio di oggi non esistono più partite facili. L’Inter è la squadra più forte del campionato insieme al Napoli, anche se forse i nerazzurri sono leggermente superiori, anche per quello che hanno fatto in Europa negli ultimi anni. Ma ci faremo trovare pronti, è una partita che ci farà capire di che pasta siamo fatti».

Nella Roma c’è invece un altro giovane di valore come Pisilli, che però trova poco spazio… «Piso è forte: le sue partite le ha fatte, dando un contributo. Una volta l’ho visto giù e gli ho detto: “Pensavi di non sbagliare più una partita o di non fare più un errore?”. È impossibile, nel calcio gli errori ci sono e bisogna imparare, facendone il meno possibile. Conta essere forti di testa, non perdere la bussola, senza farsi influenzare dalle chiacchiere».

Lei è un idolo della gente. Le mette pressione? «No, mi dà una carica pazzesca. Il nostro pubblico è spettacolare, io giocherei sempre all’Olimpico. Ma so che se c’è qualcosa che non va devo prendermi le mie responsabilità, metterci la faccia. È una cosa positiva, giusta. Dietro di noi c’è una città che ci tiene tanto. E dobbiamo farlo anche noi».

Tra le tanti voci resiste quella secondo la quale lei, Cristante e Pellegrini gestiate lo spogliatoio. «Non ho mai sentito nulla sui senatori del Milan, della Juve o dell’Inter… Questa cosa fa un po’ male, perché non è la verità. Lo spogliatoio lo gestisce il mister, il ds e il presidente, noi facciamo i calciatori. Al massimo quando arriva qualcuno nuovo possiamo fargli capire cosa è la Roma, dove è arrivato. Ma questo non vuol dire comandare uno spogliatoio».

La gioia e il rammarico più grande? «Gioia sicuramente la vittoria della Conference: screditata da tutti, noi sappiamo quanto è stato difficile vincerla. Ripenso ai festeggiamenti, a tutta quella gente. Il dolore è invece Budapest, dove mi capitò di tutto: l’assist per il gol di Dybala, l’autogol che mi rotola sempre in testa e il rigore sbagliato, il primo calciato in vita mia. Spesso dopo mi svegliavo sognando di ribattere il rigore, quella finale resta una pugnalata».

Il Mondiale non si può fallire… «Non voglio neanche pensare ad un esito diverso. Abbiamo tempo per capire cosa vuole il mister, ci dobbiamo arrivare consapevoli che è il terzo playoff che facciamo in otto anni. Basta chiacchiere, ora deve parlare il campo».

È pronto invece a restare a Roma a vita? «Io qui sto bene, in città c’è un amore reciproco con i tifosi. Resterei molto volentieri, ma non voglio pormi ora il problema. Penso al presente, a migliorarmi. E a non smettere mai di imparare».

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Cosa rischia la Juventus per l’indagine UEFA sulle violazioni del Fair Play Finanziario

Cosa rischia la Juventus per l’indagine UEFA sulle violazioni del Fair Play Finanziario: possibile sforamento dei criteri di sostenibilità

Nuovi problemi in vista per la Juventus, questa volta sul fronte europeo. La UEFA ha ufficialmente aperto un procedimento formale contro il club per un potenziale sforamento dei criteri di sostenibilità finanziaria. L’annuncio è arrivato direttamente dalla società bianconera attraverso una comunicazione allegata al fascicolo del bilancio chiuso al 30 giugno 2025, gettando un’ombra sulla programmazione futura.

L’indagine dell’organo di governo del calcio europeo si concentra in particolare sul possibile superamento dei limiti imposti dalla Football Earnings Rule, la norma cardine del nuovo sistema di controllo che ha sostituito il vecchio Fair Play Finanziario. La regola impone ai club di non spendere stabilmente più di quanto guadagnano, garantendo un equilibrio economico su un periodo di monitoraggio triennale. Il periodo sotto esame per la Juventus è quello che copre le stagioni dal 2022/23 al 2024/25. Tuttavia, come specificato nella nota ufficiale del club, l’inchiesta terrà conto non solo dei bilanci passati ma anche delle proiezioni future sui parametri economico-finanziari.

L’esito del procedimento è atteso per la primavera del 2026, quando il Club Financial Control Body (CFCB) della UEFA renderà note le sue conclusioni e le eventuali sanzioni. Il regolamento, agli articoli 100 e 102, prevede un ventaglio di possibili provvedimenti disciplinari a seconda della gravità della violazione accertata.

COSA RISCHIA LA JUVENTUS – Al momento, lo scenario peggiore, ovvero l’esclusione dalle competizioni europee, sembra essere escluso. L’ipotesi più accreditata porta a una sanzione di natura economica. Un precedente in questo senso è quello della Roma, multata lo scorso giugno per 3 milioni di euro per non essere rientrata nei parametri stabiliti. Tuttavia, la UEFA ha mostrato di seguire una linea dura di recente, e non si possono escludere a priori sanzioni di tipo sportivo. Tra queste, figurano possibili limitazioni alla registrazione di nuovi giocatori per le competizioni UEFA, una misura che costringerebbe il club a operare con rose ridotte in ambito continentale.

Nonostante la preoccupazione, altri precedenti europei, che hanno coinvolto club come Aston Villa, Chelsea e Lione, si sono quasi sempre risolti con multe di valore definito “irrilevante” dalla stessa Juventus nella sua comunicazione. Il caso del Lione, in particolare, prevedeva anche il rischio di esclusione dalle coppe in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi imposti, pericolo poi rientrato. La Juventus attende ora con apprensione lo sviluppo di un’indagine che potrebbe avere ripercussioni significative sulla sua strategia sportiva ed economica dei prossimi anni.

Calciomercato Lazio: Sarri deluso da Tavares. Cercasi terzino sinistro a gennaio

Calciomercato Lazio: Sarri deluso da Tavares. Cercasi terzino sinistro a gennaio, la l’operazione è subordinata alla cessione del portoghese

Con l’infermeria che continua a condizionare le scelte, Maurizio Sarri si trova a fronteggiare una vera e propria emergenza sulla corsia di sinistra. Con Luca Pellegrini fermato da un infortunio, l’unica opzione di ruolo a disposizione del tecnico è Nuno Tavares, una soluzione che al momento offre più grattacapi che certezze. L’alternativa, un’ipotesi al vaglio dello staff tecnico, sarebbe quella di traslocare sull’out mancino l’adattabile Adam Marusic, peraltro rientrato in gruppo proprio ieri pomeriggio, ma si tratterebbe comunque di una toppa e non di una soluzione strutturale.

La parabola del terzino portoghese è in picchiata. Dopo l’errore decisivo che è costato il derby, la sua stagione non ha visto inversioni di tendenza: subentrato a Genova, è tornato titolare all’Olimpico contro il Torino, offrendo una prestazione disastrosa nel duello con Pedersen, dal quale è scaturito il gol dell’1-0 granata. Sarri (“Mau”) non è riuscito a inquadrarlo tatticamente né a trasformarlo in quel giocatore di spinta e affidabilità che aveva individuato nel suo pupillo Emerson Palmieri, ora all’Olympique Marsiglia, vero obiettivo estivo. La lista dei desideri, peraltro, includeva anche profili come Aarón Martín del Genoa e Faitout Maouassa, poi accasatosi allo Strasburgo. Lo riporta Il Messaggero.

Inevitabilmente, lo sguardo si proietta già a gennaio. “Il Comandante” vorrebbe un altro terzino, ma l’operazione è subordinata alla cessione di Tavares. Un’uscita che si preannuncia complessa: le cifre attuali sono nettamente inferiori ai 50 milioni richiesti in passato a club come Chelsea, Inter, Milan e Juventus, forti degli otto assist della scorsa stagione. A complicare i piani c’è la clausola in favore dell’Arsenal, che vanta ancora il 40% sulla futura rivendita, annullando di fatto ogni possibilità di plusvalenza significativa per Lotito.

La necessità di vendere è dettata anche dall’esigenza di alleggerire il “costo del lavoro allargato” entro il 30 marzo. L’ingaggio di Nuno è pesante: 4,1 milioni lordi (2,2 netti), il quarto stipendio in rosa dopo Hysaj (5,2 lordi, 2,8 netti), Romagnoli e Zaccagni (entrambi a 5,6 lordi, 3 netti l’anno).

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