Pagina 597 – Calcio News 24

Cosa rischia la Juventus per l’indagine UEFA sulle violazioni del Fair Play Finanziario

Cosa rischia la Juventus per l’indagine UEFA sulle violazioni del Fair Play Finanziario: possibile sforamento dei criteri di sostenibilità

Nuovi problemi in vista per la Juventus, questa volta sul fronte europeo. La UEFA ha ufficialmente aperto un procedimento formale contro il club per un potenziale sforamento dei criteri di sostenibilità finanziaria. L’annuncio è arrivato direttamente dalla società bianconera attraverso una comunicazione allegata al fascicolo del bilancio chiuso al 30 giugno 2025, gettando un’ombra sulla programmazione futura.

L’indagine dell’organo di governo del calcio europeo si concentra in particolare sul possibile superamento dei limiti imposti dalla Football Earnings Rule, la norma cardine del nuovo sistema di controllo che ha sostituito il vecchio Fair Play Finanziario. La regola impone ai club di non spendere stabilmente più di quanto guadagnano, garantendo un equilibrio economico su un periodo di monitoraggio triennale. Il periodo sotto esame per la Juventus è quello che copre le stagioni dal 2022/23 al 2024/25. Tuttavia, come specificato nella nota ufficiale del club, l’inchiesta terrà conto non solo dei bilanci passati ma anche delle proiezioni future sui parametri economico-finanziari.

L’esito del procedimento è atteso per la primavera del 2026, quando il Club Financial Control Body (CFCB) della UEFA renderà note le sue conclusioni e le eventuali sanzioni. Il regolamento, agli articoli 100 e 102, prevede un ventaglio di possibili provvedimenti disciplinari a seconda della gravità della violazione accertata.

COSA RISCHIA LA JUVENTUS – Al momento, lo scenario peggiore, ovvero l’esclusione dalle competizioni europee, sembra essere escluso. L’ipotesi più accreditata porta a una sanzione di natura economica. Un precedente in questo senso è quello della Roma, multata lo scorso giugno per 3 milioni di euro per non essere rientrata nei parametri stabiliti. Tuttavia, la UEFA ha mostrato di seguire una linea dura di recente, e non si possono escludere a priori sanzioni di tipo sportivo. Tra queste, figurano possibili limitazioni alla registrazione di nuovi giocatori per le competizioni UEFA, una misura che costringerebbe il club a operare con rose ridotte in ambito continentale.

Nonostante la preoccupazione, altri precedenti europei, che hanno coinvolto club come Aston Villa, Chelsea e Lione, si sono quasi sempre risolti con multe di valore definito “irrilevante” dalla stessa Juventus nella sua comunicazione. Il caso del Lione, in particolare, prevedeva anche il rischio di esclusione dalle coppe in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi imposti, pericolo poi rientrato. La Juventus attende ora con apprensione lo sviluppo di un’indagine che potrebbe avere ripercussioni significative sulla sua strategia sportiva ed economica dei prossimi anni.

Calciomercato Lazio: Sarri deluso da Tavares. Cercasi terzino sinistro a gennaio

Calciomercato Lazio: Sarri deluso da Tavares. Cercasi terzino sinistro a gennaio, la l’operazione è subordinata alla cessione del portoghese

Con l’infermeria che continua a condizionare le scelte, Maurizio Sarri si trova a fronteggiare una vera e propria emergenza sulla corsia di sinistra. Con Luca Pellegrini fermato da un infortunio, l’unica opzione di ruolo a disposizione del tecnico è Nuno Tavares, una soluzione che al momento offre più grattacapi che certezze. L’alternativa, un’ipotesi al vaglio dello staff tecnico, sarebbe quella di traslocare sull’out mancino l’adattabile Adam Marusic, peraltro rientrato in gruppo proprio ieri pomeriggio, ma si tratterebbe comunque di una toppa e non di una soluzione strutturale.

La parabola del terzino portoghese è in picchiata. Dopo l’errore decisivo che è costato il derby, la sua stagione non ha visto inversioni di tendenza: subentrato a Genova, è tornato titolare all’Olimpico contro il Torino, offrendo una prestazione disastrosa nel duello con Pedersen, dal quale è scaturito il gol dell’1-0 granata. Sarri (“Mau”) non è riuscito a inquadrarlo tatticamente né a trasformarlo in quel giocatore di spinta e affidabilità che aveva individuato nel suo pupillo Emerson Palmieri, ora all’Olympique Marsiglia, vero obiettivo estivo. La lista dei desideri, peraltro, includeva anche profili come Aarón Martín del Genoa e Faitout Maouassa, poi accasatosi allo Strasburgo. Lo riporta Il Messaggero.

Inevitabilmente, lo sguardo si proietta già a gennaio. “Il Comandante” vorrebbe un altro terzino, ma l’operazione è subordinata alla cessione di Tavares. Un’uscita che si preannuncia complessa: le cifre attuali sono nettamente inferiori ai 50 milioni richiesti in passato a club come Chelsea, Inter, Milan e Juventus, forti degli otto assist della scorsa stagione. A complicare i piani c’è la clausola in favore dell’Arsenal, che vanta ancora il 40% sulla futura rivendita, annullando di fatto ogni possibilità di plusvalenza significativa per Lotito.

La necessità di vendere è dettata anche dall’esigenza di alleggerire il “costo del lavoro allargato” entro il 30 marzo. L’ingaggio di Nuno è pesante: 4,1 milioni lordi (2,2 netti), il quarto stipendio in rosa dopo Hysaj (5,2 lordi, 2,8 netti), Romagnoli e Zaccagni (entrambi a 5,6 lordi, 3 netti l’anno).

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Milan, disastro Nazionali: stop lungo per Rabiot. E per Pulisic si teme… Ultime

Milan, disastro Nazionali: stop lungo per Rabiot. E per Pulisic si teme… Ultime sulle condizioni degli infortunati in casa rossonero

Una sosta per le Nazionali a dir poco “disastrosa”. È questa la definizione che il Corriere dello Sport oggi in edicola ha dato al periodo appena trascorso in casa Milan. I rossoneri, che si preparano alla ripresa del campionato (domenica a ‘San Siro’ arriva la Fiorentina), continuano a perdere pezzi da novanta.

Milan, infortunio al polpaccio per Rabiot: fuori un mese?

L’ultimo infortunio certificato riguarda Adrien Rabiot. Una vera e propria tegola per il centrocampista francese e per l’allenatore Massimiliano Allegri, che contava sul suo fedelissimo per riprendere il discorso con la vittoria interrotto il 28 settembre scorso contro il Napoli.

Gli esami strumentali a cui si è sottoposto Rabiot hanno evidenziato una lesione del muscolo soleo del polpaccio sinistro. Tra una decina di giorni il giocatore verrà rivalutato, ma lo staff medico teme almeno un mese di stop. La sensazione, riportata dal CorSport, è che Rabiot tornerà in campo soltanto dopo la prossima sosta per le Nazionali di novembre.

Il problema al polpaccio era stato accusato da Rabiot prima della partita tra Islanda e Francia. Nonostante ciò, il Commissario Tecnico dei ‘Bleus’, Didier Deschamps, lo aveva comunque portato in panchina. Una gestione che, secondo il quotidiano romano, ha infastidito il Milan.

Ansia anche per Pulisic

Ma i guai non finiscono qui. Il club rossonero è irritato anche per la gestione di Christian Pulisic, schierato titolare dagli U.S.A. in un’amichevole sebbene non fosse al meglio della condizione. L’americano si è infatti infortunato al bicipite femorale.

Pulisic svolgerà oggi gli esami medici, essendo rientrato soltanto nella notte dagli U.S.A. a causa di un ritardo su alcuni voli dal Colorado verso l’Italia. Secondo Tuttosport, oggi in edicola, a Milanello e dintorni c’è ansia e preoccupazione per le condizioni dello statunitense. Il grosso timore è che anche lui, per il problema al bicipite femorale, debba fermarsi per tre-quattro settimane.

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Muharemovic: «Sassuolo, ci stiamo accorgendo di essere forti. L’interesse di Inter e Juve fa piacere»

Muharemovic: «Sassuolo, ci stiamo accorgendo di essere forti. L’interesse di Inter e Juve fa piacere». Parla il centrale neroverde

La stagione 2025/2026 si preannuncia come quella della consacrazione per Tarik Muharemovic, un’annata che il difensore non ha intenzione di sbagliare. Le sue prestazioni con la maglia del Sassuolo sono tutt’altro che passate inosservate. Il centrale bosniaco, cresciuto nel settore giovanile della Juventus, è diventato un pilastro della difesa neroverde, attirando l’attenzione delle big del nostro campionato e non solo. L’Inter è sulle sue tracce e anche diversi top club esteri lo monitorano con interesse. Nonostante le voci di mercato, il giocatore resta concentrato sul presente, ma non nasconde le sue ambizioni, come ha rivelato in un’intervista esclusiva a Tuttosport.

SALVEZZA COL SASSUOLO

«Dalla B alla A è un altro mondo, serve una differente e superiore assunzione di responsabilità. Se prima qualche volta potevamo gestire, adesso dobbiamo sempre spingere al 110%. Non dimentichiamo da dove veniamo e che siamo una neopromossa. La priorità resta il mantenimento della categoria, però è anche vero che ci stiamo rendendo conto di essere forti. Quindi possiamo fare una grande stagione, e per quanto riguarda l’obiettivo diciamo che non si sa mai…»

IL PASSATO ALLA JUVENTUS CON CHIELLINI IDOLO

«Personalmente sono molto contento, per quanto a 22 anni non posso che pensare a lavorare di più e a migliorarmi giorno per giorno. La pensavo così anche alla Juve NG e non cambio un atteggiamento che mi sta facendo maturare bene. La Juventus è stata importante? Tanto. Imparare da campioni del calibro di Chiellini o Bonucci, che si rendevano disponibili a insegnare ai più giovani, non ha prezzo. Chiellini idolo? Sì, è stato un marcatore straordinario. Però sono bosniaco, quindi un altro cui mi sono ispirato è Emir Spahic. A Chiellini ruberei le abilità in marcatura»

CARATTERISTICHE TECNICHE

«Se guardo a postura e movimenti sulle palle ferme, so che posso e voglio migliorare parecchio. Io oggi penso di esprimere una buona tecnica, non ho paura di tenere il pallone tra i piedi e che si tratti di passaggio breve o cross lungo sono piuttosto preciso».

SCHERZI DA SPOGLIATOIO

«Berardi è un punto di riferimento assoluto dentro e fuori dal campo. Ha qualità non ordinarie, e sentendosi profondamente parte del Sassuolo il suo aiuto ai più giovani è costante. Se c’è da scherzare si butta nella mischia, ma in campo è serissimo. Chi fa più scherzi in spogliatoio? Senza dubbio lo stesso Berardi, senza dubbio pure Doig… e ci metto anche Volpato. Il mio scherzo preferito? Beh, in ritiro a me e a Josh (Doig, ndr) non spiacevano i gavettoni: ne abbiamo lavati tanti…»

UOMO MERCATO PER INTER E JUVENTUS

«Mi vogliono l’Inter e mi rivuole la Juventus? Fa molto piacere, per quanto in questo momento io sia unicamente concentrato sul Sassuolo».

CHI VINCE LO SCUDETTO?

«Metto alla pari Napoli e Inter»

Juventus, ecco quanto ha pagato il club per la buonuscita di Giuntoli

Juventus, ecco quanto ha pagato il club per la buonuscita di Giuntoli. Dalla relazione finanziaria emergono i costi legati alla dirigenza

Spenti i riflettori dopo la separazione dalla Juventus, il nome di Cristiano Giuntoli torna d’attualità grazie alla pubblicazione della relazione finanziaria del club bianconero, che fa luce sui dettagli economici del suo addio e sulla struttura dei compensi del management.

Dalla relazione emergono infatti i dettagli precisi dell’accordo sulla buonuscita. L’ex dirigente, che da giugno ha scelto la via del silenzio in attesa di un nuovo progetto, ha ricevuto un importo di 850mila euro al momento della separazione con la Juventus. L’intesa prevede inoltre “la possibile corresponsione di un importo pari a Euro 500.000 al verificarsi di specifiche condizioni relative al proprio reimpiego”, un bonus sostanzialmente legato al suo futuro professionale.

Ma le cifre relative a Giuntoli non sono le uniche degne di nota. Il documento contabile offre uno spaccato completo dei costi della dirigenza, che per la stagione 2024/25 ha percepito compensi totali per poco meno di 5,7 milioni di euro. Le cifre mostrano come una parte significativa di questi costi sia legata proprio alla posizione, ora non più in essere, di Giuntoli.

Entrando nel dettaglio dei guadagni lordi dei singoli dirigenti, la ripartizione è la seguente:

  • Cristiano Giuntoli (ex Managing Football Director): 3,18 milioni di euro lordi
  • Damien Comolli (General Manager): 1,044 milioni di euro lordi
  • Maurizio Scanavino (Amministratore Delegato): 818mila euro lordi
  • Gianluca Ferrero (presidente): 409mila euro
  • Laura Cappiello: 75mila euro
  • Fioranna Vittori Negri: 75mila euro
  • Diego Pistone: 75mila euro

Ausilio: «Gasperini un top, avrei voluto lavorarci. Offerta folle dall’Arabia? Tutto è rinunciabile. Neymar all’Inter? Rispondo così»

Ausilio: «Gasperini un top, avrei voluto lavorarci. Offerta folle dall’Arabia? Tutto è rinunciabile. Neymar all’Inter? Rispondo così». Le parole del ds nerazzurro

Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, si è raccontato al Corriere dello Sport.

PRESIDENTI – «Moratti passionale. Thohir? Visionario e coraggioso. Zhang, Steven intendo, innovatore. Oaktree? Solido, strutturato. Marotta è perfetto per chi, come me, vuole soltanto fare il proprio mestiere. Sulla parte tecnica lascia tanta autonomia, lui è l’uomo delle sintesi».

CHIVU – «Ci siamo ritrovati ad affrontare il tema della sostituzione di Simone soltanto il primo giugno. Ti assicuro che fino all’ultimo abbiamo sperato che restasse. Quando la proprietà chiede di individuare una soluzione non puoi portare un solo nome. Fabregas-De Zerbi? Abbiamo fatto i nostri sondaggi e tratto le conclusioni. Vuoi sapere altro? Fabregas e De Zerbi hanno preferito non muoversi? Questo lo dici tu. Cristian ha tutto quello che cercavamo, è quello giusto anche per la proprietà».

LOOKMAN, KONE’ ED ESPOSITO – «Ci abbiamo provato, ritenendo che ci avrebbe consentito di cambiare qualcosa. Ma l’Atalanta è stata irremovibile. La crescita di Pio e Bonny ci ha permesso di cambiare obiettivo e restare fedeli al 3-5-2. Kone? Te l’ho appena detto, siamo tornati a puntare sul 3-5-2. C’è stato un contatto. Uno solo? Uno, più, che importa? A un certo punto la Roma ci ha fatto sapere che non se ne faceva nulla. E ci siamo mossi per Diouf. Esposito? Cercavamo una punta centrale, abbiamo seguito anche Hojlund. Nei quindici giorni del Mondiale per club abbiamo capito che Pio aveva forza fisica e la giusta voglia di arrivare. Per cui Bonny vice Thuram e Esposito alternativo a Lautaro».

GASPERINI E TECNICI – «Da noi è stato pochino. Mi credi se ti dico che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, visto quello che ha fatto in seguito? È un top. Tra una cosa e l’altra, a gennaio saranno ventotto anni di Inter. Vado a memoria. Mancini, Mou, Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, De Boer, Vecchi, Pioli, Spalletti, Conte, Inzaghi e Cristian. Migliori sul campo? Spalletti e Conte. Nella gestione? Simone, Mancini. E Ranieri, al quale sono molto legato, arrivò in un momento complicato per l’Inter. Da alcuni di loro ho imparato tanto, altri non sono stati collaborativi«. Chi, ad esempio? «Arrivaci» Mourinho? «Sopra tutto e tutti per quello che rappresenta nella storia dell’Inter».

LAUTARO – «Aveva già firmato con l’Atletico Madrid. Ho viaggiato, rischiando di tornare senza il giocatore. Sai che figura di merda avrei rimediato…» Andrea Berta, allora ds del club e ora all’Arsenal, mi disse che Lautaro stracciò non uno ma tre contratti. «Se lo dice Andrea… So di uno. Mi misi in mezzo puntando sul fatto che i club non avevano ancora raggiunto l’accordo. Però di cose buone ne abbiamo fatte anche altre. Micki a zero perché alla Roma non lo volevano più».

MIGLIORI AFFARI – «Hakimi a 40 e rivenduto a 70, Calhanoglu a zero, Bastoni con tre sole partite all’Atalanta, un anno a Parma e poi da noi. Onana a zero quand’era squalificato e fermo da un po’. L’abbiamo venduto a 55. Lukaku voluto da Conte, altro affare la cessione al Chelsea. Balotelli a 16 anni dal Lumezzane. Aveva grandi risorse, ha fatto una buona carriera ma non quella che immaginavo».

INTERESSE DELLA ROMA – «In passato ci fu un abboccamento». Pallotta? Friedkin? «Lascia stare. Sono rimasto all’Inter dove nei primi anni avevo avuto la fortuna di vedere gente come Milito, Zanetti, Eto’o, Ronaldo il fenomeno. Non c’entrano niente con quelli di oggi».

INTERESSE DALL’ARABIA – «C’è poco da dire. Sto bene dove sono, ho un contratto fino al 2027. Già in passato ricevetti delle proposte anche economicamente più interessanti. Ma non mi sono mai mosso da qui. Proposta irrinunciabile dall’Al-Hilal? Tutto è rinunciabile».

MERCATO DI GENNAIO – «Dopo un solo mese e mezzo ci sono, secondo te, società che stanno imbastendo trattative per gennaio? Fantasie. Posso comprendere la fame di notizie dei media, ma questo calcio vive del presente e solo al presente ormai. Neymar? Ma va’, è una cazzata. Mai sentiti e mai offerto… Una cazzata».

Leggi anche: Totti: «Spalletti venne a Roma per farmi smettere. Ma la società mi ha deluso di più»

Totti: «Spalletti venne a Roma per farmi smettere. Ma la società mi ha deluso di più»

Totti: «Spalletti venne a Roma per farmi smettere. Ma la società mi ha deluso di più». Le parole dell’ex 10 giallorosso

«Ranieri? Mai sentito da quando è alla Roma. E Spalletti era venuto per farmi fuori dalla Roma». Francesco Totti non ha peli sulla lingua durante il format Prime Sport condotto dall’ex compagno e amico Luca Toni. Lo storico capitano giallorosso ha parlato di tutto: dalla corte del Milan allo sputo a Poulsen passando per il calcio a Balotelli e il rapporto con diversi allenatori.

«A casa mia si tifava Roma, solo nonna e nonno erano un po’ della Lazio», ha detto subito Totti. «Mio padre in 25 anni di carriera non mi ha mai detto bravo ma vedevo che i miei genitori erano fieri di me. Quando avevo 12 anni venne Braida a casa della mia famiglia e offrì 160 milioni di lire per portarmi al Milan. Mia mamma mi voleva proteggere e voleva che restassi a Roma, per cui non si fece nulla».

IL NO A MIHAJLOVIC

Da qui il passaggio alla Roma: «Per me Giannini era un Dio, e dopo qualche mese ci giocavo insieme. Mazzone è stato il mio secondo papà, mi ha cambiato la carriera». Poi una confessione: «Oltre al Real Madrid ho ricevuto una maxi offerta in Mls negli Stati Uniti, e prima della partita d’addio mi chiamò anche Mihajlovic per andare al Torino. Ma non avrei mai potuto accettare di vestire un’altra maglia, non mi sono pentito. La mia scelta è sempre stata Roma o Roma, da subito ho pensato: qua sono nato e qua muoio. Sarà difficile trovare un altro personaggio che farà quello che ho fatto io con la mia gente e la mia maglia».

SPALLETTI

E a proposito dell’addio Francesco riapre la ferita per un attimo: «Spalletti nel 2016 arrivò alla Roma per farmi smettere, assecondato dalla società. Con lui ogni volta c’erano problemi, nei miei confronti era uno Spalletti opposto rispetto a quello del 2005. Lui forse è convinto che io lo abbia fatto allontanare prendendo al suo posto Ranieri, ma non è vero: la dirigenza convocò me e altri giocatori per chiederci chi volessimo tra Mancini, Ranieri e altri. Sul mio addio, fu la società a dirmi che dovevo smettere: un giorno vennero a casa a dirmi che avrei giocato l’ultimo derby. Io non sono stupido, sapevo che prima o poi avrei dovuto smettere ma mi sentivo ancora bene di gambe e di testa. Forse in quell’occasione mi ha deluso più la Roma rispetto a Spalletti, secondo me davo fastidio. Avevo detto che avrei giocato pure gratis, per la Roma avrei dato tutto».

E dopo le cose non sono andate meglio. «Quando ho smesso di giocare mi sentivo senza terra sotto i piedi», ha ammesso Totti. «Per tre settimane ho pianto tutti i giorni. Ero spaventato, sentivo un’atmosfera paurosa, ero freddo con tutti. Rileggevo in bagno la lettera di addio e piangevo, pensavo a come erano volati quei 25 anni. Ero convinto che avrei fatto una partita di addio, ma dopo le emozioni di quel giorno all’Olimpico ho capito che non ci sarebbe potuto essere un altro addio al calcio e alla Roma. Quel giorno per me è stato come un distaccamento tra madre e figlio».

BALOTELLI E POULSEN

Totti torna anche su episodi controversi della sua carriera. In primis il calcione a Balotelli durante la finale di coppa Italia tra Roma e Inter. «Era una cosa che covavo da tempo», dice sincero l’ex numero dieci. «Era giovane ed era un fenomeno, ma era anche arrogante e presuntuoso. Il mio obiettivo quel giorno non era pareggiare la partita, pensavo solo che se mi fosse capitato avrei colto l’occasione per mandarlo in curva. Poi l’ho sentito e gli ho chiesto scusa e l’abbiamo buttata sul ridere. Il pugno a Colonnese? Mi disse che Cristian non era mio figlio e non ci ho più visto». Diversa invece la reazione quando Toni gli ricorda lo sputo a Poulsen ad Euro 2004: «Ancora oggi non mi rendo conto di aver sputato contro Poulsen. Me ne vergogno, è un gesto brutto che da calciatore non avrei accettato di subire, perché è indegno».

RANIERI

Ovviamente ci sono anche tanti momenti belli da ricordare. «Non ho vinto uno scudetto, ho vinto lo Scudetto con la mia maglia, perché la maglia della Roma è disegnata su di me», conclude Totti. «Vincere Mondiale e scudetto sono due sogni che ogni giocatore vuole realizzare: per me il primo era lo scudetto con la Roma. Qualcuno dirà che sono pazzo, ma lo metto un gradino sopra».

Infine un commento sulla Roma di oggi. «Ranieri è l’unico che può spiegare ai giocatori il valore di questa maglia, ma da quando è arrivato non l’ho mai sentito. Gasp? Sono sicuro che mi sarei trovato bene con lui. Ora? E chi je la fa…»

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Le prime pagine sportive nazionali – 17 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Malinovskyi Genoa: ucraino da record, il nuovo primato raggiunto con la nazionale

Malinovskyi Genoa, rinascita in nazionale: tre gol e un assist con l’Ucraina rilanciano il talento del Grifone. I numeri parlano chiaro per il giocatore

Due partite per ritrovare se stesso, due sfide per dimostrare che il talento è ancora intatto. È questa la storia di Ruslan Malinovskyi, protagonista assoluto con la nazionale ucraina dopo un periodo non semplice con il Genoa. In 180 minuti di qualificazioni mondiali, il centrocampista offensivo ha messo a segno tre gol e un assist, diventando il trascinatore della sua selezione e restituendo fiducia anche all’ambiente rossoblù.

Il rendimento del giocatore con l’Ucraina è stato talmente alto da attirare l’attenzione degli analisti di Transfermarkt, che hanno stilato una classifica dei calciatori della Serie A più incisivi durante l’ultima sosta per le nazionali. Nella speciale graduatoria, Malinovskyi Genoa occupa il secondo posto assoluto, con quattro contributi diretti (gol+assist) in 158 minuti. Davanti a lui, soltanto Hakan Calhanoglu dell’Inter, capace di raggiungere quota cinque in 140 minuti.

Il numero 17 del Genoa ha superato nomi importanti come Kenan Yildiz della Juventus e Lautaro Martínez, fermatisi a tre contributi totali. Un dato che testimonia la ritrovata brillantezza di Malinovskyi, che con la maglia del Genoa finora aveva alternato buone prestazioni a momenti di appannamento. Le prove convincenti in nazionale, però, possono rappresentare la scintilla per rilanciare la sua stagione in Serie A e riconquistare la fiducia del tecnico Alberto Gilardino.

Il ritorno a Pegli dopo la sosta sarà dunque fondamentale: l’ambiente genoano si aspetta che l’ex Atalanta possa finalmente mostrare la versione migliore di sé anche con la maglia rossoblù. I tifosi del Genoa sognano un Malinovskyi capace di incidere come ai tempi di Bergamo, quando il suo mancino faceva la differenza con gol e assist da fuoriclasse.

Nella classifica di Transfermarkt trova spazio anche un altro talento del vivaio ligure: Seydou Fini, classe 2006 del Genoa, autore di un gol e di un assist in appena 23 minuti con l’Italia Under 21 di Silvio Baldini. Un risultato che conferma la vitalità del progetto rossoblù e la bontà del lavoro svolto dal club a livello giovanile.

Per Malinovskyi e il Genoa, il futuro passa da queste prestazioni. L’Ucraina lo ha ritrovato, ora tocca al Grifone riaccendere la sua luce in Serie A.

Juventus, Gaucci ritorna sulla sfida contro il Perugia del 2000: «Collina fu costretto a fare una cosa»

Juventus, nuove rivelazioni su Perugia 2000: «La partita fu fatta giocare per ordine superiore». Le parole di Gaucci stanno facendo molto discutere

A venticinque anni di distanza, riemerge un clamoroso retroscena su una delle giornate più drammatiche nella storia della Juventus e del calcio italiano. La famosa Perugia-Juventus del 14 maggio 2000, la partita giocata sotto un diluvio che costò lo Scudetto ai bianconeri a vantaggio della Lazio, sarebbe stata disputata “per ordine superiore”. A rivelarlo è Riccardo Gaucci, figlio dell’allora presidente del Perugia, Luciano Gaucci, nel corso del podcast Pro Football.

Secondo il racconto di Gaucci, l’arbitro Pierluigi Collina fu costretto a far riprendere il gioco dopo un’interruzione di oltre un’ora dovuta a un nubifragio che aveva reso il campo completamente impraticabile. «Collina ricevette l’ordine di far giocare per forza la partita, perché altrimenti il giorno dopo sarebbe successo il finimondo», ha spiegato Gaucci, sottolineando come la decisione non fosse legata a motivi sportivi ma di ordine pubblico.

Il timore, infatti, era che un eventuale rinvio potesse provocare il caos: migliaia di tifosi della Lazio, che con un pareggio della Juventus avrebbero già festeggiato lo Scudetto, si sarebbero riversati a Perugia creando una situazione potenzialmente pericolosa.

Le immagini di quella partita sono ormai leggendarie: Collina che testa il rimbalzo del pallone su un terreno ridotto a una piscina, giocatori incapaci di tenere l’equilibrio e una pioggia torrenziale che trasformò lo stadio Curi in un pantano. In quel contesto surreale, arrivò la rete di Alessandro Calori, che condannò la Juventus di Carlo Ancelotti a una delle sconfitte più dolorose della sua storia.

Ma Gaucci ha voluto anche ridimensionare, almeno in parte, l’alibi delle condizioni meteorologiche: «La Juventus aveva una squadra talmente forte che, se avesse pensato più a giocare e meno alla pioggia, magari avrebbe segnato due o tre gol. Quella partita poteva vincerla comunque».

Queste nuove dichiarazioni riaprono una ferita mai completamente rimarginata per il popolo bianconero. La Juventus, che fino a quel momento aveva dominato la stagione, vide svanire lo Scudetto all’ultima giornata in circostanze che ancora oggi suscitano polemiche e sospetti.

A un quarto di secolo di distanza, il ricordo di Perugia-Juventus resta uno dei capitoli più controversi della Serie A. Un episodio che continua a dividere tifosi e addetti ai lavori, e che getta una nuova ombra su una partita che, forse, non si sarebbe mai dovuta giocare. LEGGI ANCHE >>> Juventus, Scanavino non sarà più l’ad dei bianconeri: «Oggi più che mai, guardo al futuro della Juventus con grande fiducia»

Calciomercato Inter, Marotta ha deciso: quei due nomi in pole position per la difesa

Calciomercato Inter: la dirigenza pianifica la difesa del futuro tra rinnovi, addii e nuovi obiettivi. Le idee in viale della Liberazione sono chiare

Il calciomercato Inter entra nel vivo con una strategia chiara: programmare il futuro della difesa. Con diversi contratti in scadenza e possibili movimenti già a gennaio, la dirigenza nerazzurra lavora per costruire una retroguardia solida e competitiva anche nelle prossime stagioni.

A tenere banco sono le situazioni di Matteo Darmian, Francesco Acerbi e Stefan de Vrij, tutti in scadenza di contratto a giugno 2026. Tre colonne dell’attuale reparto arretrato che, tuttavia, potrebbero rappresentare un nodo importante per il futuro. A questo scenario si aggiungono le voci sempre più insistenti che arrivano dalla Germania e riguardano Yann Bisseck, il giovane difensore tedesco che potrebbe chiedere la cessione già nella sessione invernale.

Il nodo principale del calciomercato Inter riguarda proprio Bisseck. Lo scarso minutaggio concesso finora dal tecnico Cristian Chivu starebbe spingendo il giocatore a valutare una partenza per non compromettere le proprie chance di partecipare ai Mondiali 2026 con la Germania. La società, per non farsi trovare impreparata, ha già avviato una serie di contatti e valutazioni su possibili rinforzi da inserire in rosa.

Il giornalista Pasquale Guarro, sempre vicino alle vicende nerazzurre, ha svelato sui propri canali social i nomi che la dirigenza starebbe monitorando con maggiore attenzione. Non si tratta di colpi di mercato internazionali dal costo elevato, ma di profili giovani e già abituati al campionato italiano, in linea con la filosofia di sostenibilità che caratterizza da tempo il calciomercato Inter.

I principali obiettivi individuati sono Tarik Muharemovic del Sassuolo, difensore classe 2003 dalle ottime prospettive, e Oumar Solet dell’Udinese, centrale francese di grande fisicità e buona esperienza. Entrambi rappresenterebbero investimenti mirati per rafforzare la difesa e garantire continuità tecnica al gruppo.

Sul fronte Solet, però, restano da risolvere alcune questioni extra-campo che potrebbero rallentare la trattativa. Una volta superati questi ostacoli, il suo profilo diventerebbe una delle priorità per i nerazzurri, alla ricerca di equilibrio tra gioventù ed esperienza.

Il calciomercato Inter dimostra dunque una volta di più la volontà della società di pianificare in anticipo, mantenendo la competitività senza rinunciare alla sostenibilità economica. La difesa del futuro nerazzurro potrebbe così parlare sempre più italiano, ma con uno sguardo internazionale. LEGGI ANCHE >>> Cassano attacca: «L’Inter in questi quattro anni era la più forte, ha vinto uno scudetto: grazie ad Inzaghi abbiamo buttato…»

Infortunio Rabiot, Milan infuriato con la Francia: il retroscena

Infortunio Rabiot, il Milan furioso con la Francia: «Gestione discutibile del centrocampista». I rossoneri non sono d’accordo con alcune scelte

L’infortunio di Adrien Rabiot ha scatenato un’ondata di irritazione in casa Milan, che si trova nuovamente a dover fare i conti con un problema fisico occorso a un proprio giocatore durante la sosta per le nazionali. La lesione al muscolo soleo del centrocampista francese, che lo terrà fermo per circa un mese, ha sollevato dubbi e perplessità sulla gestione del calciatore da parte dello staff medico della nazionale francese.

Secondo quanto riportato da Eurosport Francia, i dirigenti rossoneri sarebbero tutt’altro che soddisfatti per come è stato trattato il caso. L’infortunio Rabiot è stato diagnosticato solo nella giornata di giovedì, dopo diversi esami clinici e una risonanza magnetica, che hanno evidenziato una lesione muscolare più seria del previsto. Proprio questo ritardo nella diagnosi avrebbe acceso la polemica, con il club milanese che ora punta il dito contro la gestione dello staff francese.

Una fonte interna al Milan, citata dal portale francese, avrebbe espresso una perplessità significativa: «Come avrebbe potuto essere in panchina lunedì contro l’Islanda se avesse avuto un infortunio?». La domanda riassume perfettamente il malumore in via Aldo Rossi e lascia intendere che la Francia fosse già a conoscenza di un fastidio fisico del giocatore, ma abbia comunque deciso di tenerlo a disposizione, rischiando così di aggravare il problema.

Questo infortunio di Rabiot arriva in un momento particolarmente delicato per il Milan, che deve già fare i conti con altre assenze pesanti, tra cui quella di Christian Pulisic, anch’egli rientrato acciaccato dagli impegni con la nazionale statunitense. Il ripetersi di casi simili ha portato la società rossonera a sollevare un tema più ampio: la tutela dei giocatori durante le soste per le nazionali.

Il club milanese, come molti altri in Europa, lamenta una gestione troppo rischiosa degli atleti in contesti in cui il dialogo tra federazioni e società di appartenenza risulta spesso insufficiente. L’infortunio Rabiot, oltre a rappresentare un danno sportivo, diventa quindi un caso simbolico del difficile equilibrio tra interessi nazionali e tutela dei calciatori.

Ora il Milan spera in un recupero rapido del francese, ma le tensioni con la federazione transalpina restano alte. L’episodio potrebbe spingere i rossoneri a chiedere maggiore chiarezza e collaborazione in futuro, per evitare che situazioni analoghe si ripetano. LEGGI ANCHE >>> Milan Fiorentina, rebus a centrocampo: Allegri ha un preferito, ma la scelta passa dai prossimi allenamenti! Le ultimissime

Juventus, Scanavino non sarà più l’ad dei bianconeri: «Oggi più che mai, guardo al futuro della Juventus con grande fiducia»

Juventus, termina il mandato di Scanavino non sarà più l’ad: «Porterò sempre con me il ricordo di emozioni uniche»

Un’epoca di transizione giunge al termine e per la Juventus si apre un nuovo capitolo. Il club bianconero ha annunciato che il prossimo 7 novembre, alla naturale scadenza del mandato, l’Amministratore Delegato Maurizio Scanavino concluderà il proprio incarico.

La sua uscita segna la fine di una delle fasi più delicate della storia recente della società, un periodo affrontato con impegno e professionalità, per il quale la Juventus ha espresso profonda gratitudine.

Nel suo messaggio di commiato, Scanavino ha voluto trasmettere orgoglio per il lavoro svolto e fiducia nel futuro del club.

Il Presidente Gianluca Ferrero, a nome dell’intero Consiglio di Amministrazione, ha ringraziato l’AD per la passione e la dedizione dimostrate, sottolineando come il suo contributo abbia posto basi solide per l’avvio di una nuova fase di crescita.

La Juventus ha infine rivolto a Scanavino i migliori auguri per le prossime sfide professionali.

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Il saluto dell’AD bianconero Scanavino

«Tre anni fa ho accettato questo prestigioso incarico in un momento estremamente critico per il Club e non privo di rischi per chi avrebbe avuto la responsabilità di guidarlo. L’obiettivo era chiaro: avviare un percorso fondato sulla sostenibilità economica e sulla competitività sportiva. Col sostegno della proprietà, degli amministratori e di colleghi e colleghe di talento abbiamo affrontato e superato numerose sfide con determinazione, nonostante le difficoltà.

Porterò sempre con me il ricordo di emozioni uniche, vissute e condivise con i giocatori e le giocatrici, gli allenatori, i direttori sportivi e tutto lo staff. Momenti che resteranno indelebili.

Oggi più che mai, guardo al futuro della Juventus con grande fiducia: sono certo che ci saranno altre pagine importanti da scrivere».

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Pickford Everton, firmato il nuovo accordo con il club Inglese: «Sono felicissimo». Il comunicato dei Toffees

Pickford Everton, arriva la firma con il club Inglese: «Felice di aver concluso l’accordo». Il comunicato ufficiale dei Toffees

Jordan Pickford, portiere titolare dell’Everton e della nazionale inglese, ha rinnovato il suo contratto fino al giugno 2029, prolungando di altri quattro anni la sua avventura con i Toffees. Le sue parole e il comunicato:

COMUNICATO – Il numero uno dell’Everton e della nazionale inglese, Jordan Pickford, ha firmato un nuovo contratto quadriennale che prolungherà la sua permanenza al Club fino a giugno 2029.

Il portiere, 31 anni, è stato una figura chiave sia per il Club che per l’Inghilterra, collezionando 326 presenze con i Toffees dal suo arrivo nel 2017 dal Sunderland, in quello che fu un trasferimento da record per un estremo difensore britannico.

Con l’Everton ha anche conquistato tutte le sue 80 presenze in nazionale, stabilendo di recente un primato ancora in corso di nove partite consecutive senza subire gol con i Three Lions, rimanendo imbattuto a livello internazionale per oltre un anno.

Dopo aver nuovamente legato il suo futuro a lungo termine all’Everton – un accordo che porterà la sua permanenza a Liverpool a 12 anni – Pickford ha dichiarato di voler contribuire al ritorno del Club nelle competizioni europee.

«Sono felicissimo – ha detto a evertontv –. Felice di aver concluso l’accordo: sono due anni in più, quindi quattro in totale. Sono al settimo cielo e questo mi dà l’opportunità di costruire una mia eredità qui, andare avanti e portare il Club dove vogliamo arrivare.

L’Everton è davvero speciale per me. Venendo dal Sunderland da ragazzo e diventando uomo qui, è stato un periodo importante per me e per la mia famiglia.

Credo che tutti abbiano visto i cambiamenti e come mi sono sviluppato nel tempo, ma resto sempre quel ragazzo che ama impedire al pallone di entrare in porta. È stato l’Everton ad aiutarmi a crescere, insieme a tanto lavoro duro.

È sempre sembrato un legame naturale con i tifosi e con la loro passione: non ha eguali ed è qualcosa da cui traggo energia.

Finora è stato un viaggio incredibile».

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Bale svela: «Fin da subito mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita dopo il calcio. Molti conducono una vita lussuosa ma io…»

Bale parla dell’addio al calcio: «Si leggono tante storie di atleti che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, si ritrovano senza un soldo…»

Dire addio al calcio non è mai semplice, soprattutto per chi ha calcato i palcoscenici più prestigiosi. Gareth Bale, icona del Real Madrid e simbolo del Galles, ha raccontato le difficoltà legate al ritiro e l’importanza di una consapevole gestione del patrimonio accumulato negli anni da professionista.

Appeso definitivamente gli scarpini nel 2023, a soli 34 anni, Bale lascia alle spalle una carriera da fuoriclasse e da uno degli atleti più pagati al mondo: oltre 170 milioni di euro guadagnati durante la sua avventura madrilena, iniziata con il trasferimento record dal Tottenham. Dopo l’esperienza spagnola, ha chiuso il suo percorso nella MLS e con la nazionale, salutando il calcio giocato dopo i Mondiali in Qatar.

Oggi il gallese affronta il futuro con prudenza e visione. È impegnato in diversi progetti imprenditoriali, come locali a tema minigolf, collabora come opinionista nelle trasmissioni televisive dedicate alla Champions League e mantiene contatti con il Cardiff City, il club della sua città natale.

Dalle incertezze del post-carriera a una gestione oculata del presente, Gareth Bale rappresenta un esempio concreto di come pianificare con intelligenza il futuro possa fare la differenza, anche dopo aver lasciato il grande calcio.

Bale nel corso di un’intervista a Front Office Sports, ha parlato dell’addio al calcio: «È sempre stata una cosa che mi spaventava. Si leggono tante storie di atleti che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, si ritrovano senza un soldo, in bancarotta. Molti conducono una vita lussuosa senza pensare al domani, ma io ho cercato di evitare quella trappola. Fin da subito mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita dopo il calcio».

All’Ansa ha poi affermato: «Una volta finita la carriera non ricevi più uno stipendio. Devi ricostruire una vita. Ho sempre cercato di diversificare i miei investimenti. L’idea era semplice: se uno falliva, non perdevo tutto».

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Milan Fiorentina, rebus a centrocampo: Allegri ha un preferito, ma la scelta passa dai prossimi allenamenti! Le ultimissime

Milan Fiorentina, Allegri studia le alternative a Rabiot: un nome in pole, decisive le prossime sedute. Tutti i dettagli

Altro infortunio per il Milan, già falcidiato durante la sosta per le nazionali. Adrien Rabiot non sarà a disposizione per la sfida contro la Fiorentina di domenica 19 ottobre a San Siro (ore 20.45). Gli esami effettuati oggi, giovedì 16 ottobre, hanno evidenziato una lesione al muscolo soleo della gamba sinistra, conseguenza del problema al polpaccio rimediato in nazionale. Il centrocampista francese verrà rivalutato tra circa dieci giorni per stabilire i tempi di recupero.

Loftus-Cheek verso la titolarità

L’assenza di Rabiot costringe Massimiliano Allegri a ridisegnare il centrocampo. Tutto porta a un rilancio dal primo minuto di Ruben Loftus-Cheek, che dovrebbe agire da mezz’ala sinistra nel 3-5-2, con Fofana sull’altro lato e Modric in cabina di regia. La fisicità e la capacità di inserimento dell’inglese saranno fondamentali per colmare il vuoto lasciato dal francese, fin qui sempre titolare e punto fermo del nuovo Milan.

I numeri dell’inglese in rossonero

L’ex Chelsea aveva iniziato la stagione da protagonista, schierato titolare contro Cremonese, Lecce e Bologna in campionato e nei primi due turni di Coppa Italia contro Bari e Lecce. Allegri lo aveva persino provato più avanzato, da trequartista. Nelle ultime settimane, però, Loftus-Cheek è scivolato nelle gerarchie, trovando spazio solo a gara in corso contro Udinese, Napoli e Juventus.

Nonostante il calo, resta un dato incoraggiante: il suo primo (e finora unico) gol stagionale è arrivato proprio da titolare, nella seconda giornata di Serie A contro il Lecce. La gara con la Fiorentina diventa così un’occasione cruciale per ritrovare fiducia e rilanciarsi, dimostrando di poter essere molto più di una semplice alternativa.

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Francia, il giocatore perde la causa contro Pfizer e la Federazione. Aveva accusato: «Il vaccino mi ha fatto infortunare»

Francia, il calciatore sconfitto contro Pfizer e la Federazione. Aveva dichiarato: «Il vaccino mi ha fatto infortunare». La notizia

L’ex attaccante del Laval, François-Xavier Fumu Tamuzo, aveva deciso di portare in tribunale i colossi farmaceutici Pfizer e BioNTech, oltre alla Federcalcio francese (FFF), sostenendo che i gravi infortuni che lo hanno costretto a ritirarsi a soli 29 anni potessero essere collegati alla vaccinazione contro il Covid-19.

Tamuzo, la cui carriera era stata già segnata da problemi fisici importanti – prima al ginocchio e poi al tendine d’Achille – aveva dichiarato di voler “fare chiarezza” senza però essere etichettato come complottista o no-vax. Secondo la sua tesi, il vaccino avrebbe avuto un ruolo nell’aggravare i suoi problemi muscolari e articolari, compromettendo definitivamente la possibilità di proseguire la carriera professionistica.

Il tribunale, però, ha rigettato le accuse, stabilendo che non esistono prove scientifiche o mediche in grado di dimostrare un nesso causale tra la vaccinazione e gli infortuni subiti dal giocatore. La decisione ha quindi escluso qualsiasi responsabilità sia delle aziende farmaceutiche sia della federazione calcistica.

Stando a quanto riferito da L’Équipe, il tribunale di Parigi ha rigettato l’istanza presentata da Tamuzo per ottenere una nuova perizia medica, sottolineando come “nessuna delle prove fornite sia in grado di dimostrare una responsabilità della FFF o dei laboratori Pfizer”.

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Cancellieri Italia, il ct degli azzurri Gattuso può convocarlo per le sfide contro Moldavia e Norvegia. Tutti gli aggiornamenti

Cancellieri Italia, il biancoceleste verso la Nazionale: Gattuso pronto a convocarlo per Moldavia e Norvegia. I dettagli

Con il secondo posto nel girone ormai blindato, l’Italia sa già che a marzo dovrà passare dai playoff per conquistare il pass al prossimo Mondiale. Prima, però, restano da affrontare le ultime due gare di novembre contro Moldavia e Norvegia, appuntamenti che potrebbero diventare terreno di sperimentazione per il commissario tecnico Gennaro Gattuso.

Il ct, infatti, sta valutando l’idea di concedere spazio a chi finora ha trovato meno minuti o a quei giocatori che non hanno ancora avuto l’occasione di vestire l’azzurro. Tra i profili più seguiti c’è quello di Matteo Cancellieri, esterno della Lazio protagonista di un avvio di stagione brillante. Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione dello staff tecnico già nelle scorse settimane e la convocazione sembra ora molto più vicina.

Per il classe 2002 potrebbe dunque arrivare la prima, grande occasione con la Nazionale maggiore, in un momento in cui Gattuso è chiamato a testare nuove soluzioni e ad allargare le rotazioni in vista della sfida più importante: i playoff di marzo.

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Cassano attacca: «L’Inter in questi quattro anni era la più forte, ha vinto uno scudetto: grazie ad Inzaghi abbiamo buttato…»

Cassano non ci sta: «Inter? Grazie ad Inzaghi abbiamo buttato tre campionati al cesso». Le sue dichiarazioni

Antonio Cassano torna a far discutere. L’ex fantasista, intervenuto durante la trasmissione Viva El Futbol, ha rivolto dure critiche alla gestione di Simone Inzaghi nei suoi anni all’Inter. Secondo Cassano, la squadra nerazzurra era la più forte del campionato negli ultimi quattro anni, ma l’allenatore avrebbe “buttato al cesso” ben tre scudetti che erano alla portata.

Non sono mancate, però, parole di apprezzamento per la decisione del club di affidarsi a Cristian Chivu, definita da Cassano una scelta “intelligente”, pur ricordando che la prima opzione della dirigenza era stata Cesc Fàbregas.

L’ex attaccante ha poi difeso alcuni protagonisti della passata stagione, come Marko Arnautović e Alexis Sánchez, sottolineando che il loro rendimento deludente non fosse legato a una mancanza di qualità, bensì a una gestione tecnica inadeguata.

Infine, Cassano ha puntato il dito contro l’operazione che portò Joaquín Correa a Milano per 35 milioni di euro, un acquisto fortemente voluto da Inzaghi e che, a suo giudizio, si è rivelato un fallimento di cui l’ex tecnico dovrebbe assumersi la piena responsabilità. Le parole

SULL’INTER – «L’Inter in questi quattro anni era la più forte, ha vinto uno scudetto: grazie ad Inzaghi abbiamo buttato tre campionati al cesso. Poi quest’anno la scelta Chivu è stata intelligente anche se loro avevano puntato Fabregas. Ma sono convinto che lui sa lavorare, farà l’allenatore a grandissimi livelli e sta gestendo bene».

SU ARNAUTOVIC E SANCHEZ – «Poi mi da fastidio che si dica che avevano attaccanti scarsi l’anno scorso: Arnautovic è scarso? In base a cosa? Perché si mangia un gol? Oppure due anni fa c’era Sanchez che sta facendo sfracelli in Spagna a 38 anni, era scarso? Se fai giocare sempre i soliti e ogni tanto metti un attaccante forte come loro due che non li caghi, il problema non è dei ragazzi, è chi li gestisce»

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CdA Juventus, Exor e Tether hanno presentano i candidati: presenti Ferrero e Comolli, non c’è Scanavino. Tutti i dettagli

CdA Juventus, depositate le liste di Exor e Tether: Ferrero e Comolli tra i candidati, non figura Scanavino. Gli aggiornamenti

Il futuro della Juventus si prepara a vivere una svolta significativa. In vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il prossimo 7 novembre, chiamata ad approvare il bilancio, il club bianconero ha ufficializzato il deposito di due distinte liste di candidati per la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione. Una mossa che apre a uno scenario inedito: l’azionista di maggioranza Exor dovrà infatti confrontarsi con le proposte del secondo socio, il colosso delle criptovalute Tether.

Come da tradizione, Exor – la holding della famiglia Agnelli-Elkann che detiene il 65,4% del capitale sociale – ha presentato la propria lista. La novità principale riguarda la conferma di Gianluca Ferrero nel ruolo di Presidente del CdA, mentre l’ingresso di Damien Comolli segna un passaggio cruciale per l’area sportiva: sarà lui a raccogliere l’eredità di Maurizio Scanavino, che lascerà la carica di amministratore delegato proprio il 7 novembre. Accanto a loro figurano Antonio Belloni, Guido de Boer e diversi membri indipendenti, tra cui Laura Cappiello, Fioranna Vittoria Negri, Kerstin Andrea Lutz, Diva Moriani e Diego Pistone.

La vera sorpresa, però, arriva da Tether Investments. La società guidata dall’italiano Paolo Ardoino, che ha consolidato la propria posizione fino all’11,5% del capitale, ha deciso di non restare spettatrice. Per la prima volta ha presentato una propria lista, composta da due candidati indipendenti: Francesco Garino e Zachary Lyons. Una scelta che conferma la volontà del colosso delle stablecoin di non limitarsi a un ruolo da investitore finanziario, ma di incidere direttamente sulle decisioni strategiche del club.

L’assemblea del 7 novembre si preannuncia quindi come un momento cruciale non solo per l’approvazione del bilancio, ma anche per definire i nuovi equilibri di governance della Juventus. Da un lato la continuità garantita da Exor, dall’altro la crescente influenza di Tether, pronta a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante nella gestione bianconera.

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Cremonese, fari puntati su Vardy. Maglia da titolare in arrivo? Le ultime novità

Cremonese-Udinese, occasione da non fallire: Vardy verso una maglia da titolare. La situazione attuale

La Serie A riparte e a Cremona l’attenzione è tutta rivolta al match tra Cremonese e Udinese, in programma lunedì 20 ottobre allo stadio “Giovanni Zini”. Il posticipo della settima giornata può rappresentare una tappa fondamentale per il cammino della squadra di Davide Nicola, che cerca punti e continuità. In particolare, tutti gli occhi sono puntati su Jamie Vardy, sempre più vicino alla prima da titolare con la maglia grigiorossa.

Due settimane per ricaricare energie

La pausa per le nazionali ha permesso alla Cremonese di lavorare con calma, recuperare condizione atletica e mettere a punto nuovi meccanismi tattici. Gli allenamenti al centro sportivo Arvedi hanno visto crescere soprattutto due giocatori: Payero, tornato in gruppo e pronto per dare il suo contributo, e Vardy, che ha convinto lo staff tecnico con la sua brillantezza nei minuti finali contro l’Inter.

Alcuni elementi, come Audero, Collocolo, Sanabria e Lordkipanidze, rientrati dai rispettivi impegni internazionali, saranno valutati fino all’ultimo. Ma il segnale più forte arriva proprio dall’inglese ex Leicester, pronto a guidare l’attacco in una gara fondamentale per rilanciare la stagione.

Il modulo può cambiare: ipotesi 4-3-3

Finora il 3-5-2 è stato il sistema preferito da Nicola, ma in queste settimane si è aperta la possibilità concreta di vedere la Cremonese con un 4-3-3 più offensivo. Un cambio che permetterebbe di valorizzare al meglio profili come Vardy, Sarmiento, Johnsen e Zerbin, tutti potenziali titolari nella sfida contro l’Udinese.

L’obiettivo è aumentare la pericolosità offensiva, uno dei limiti mostrati nelle prime giornate: i grigiorossi hanno dimostrato buona precisione sotto porta, ma producono ancora poche occasioni. Un modulo più sbilanciato potrebbe portare quella spinta necessaria per rompere l’equilibrio e fare male a una squadra, come l’Udinese, solida e organizzata.

Vardy, la freccia in più per Nicola

Per Jamie Vardy questa potrebbe essere la gara della svolta. A 37 anni, l’attaccante inglese è ancora in grado di fare la differenza e contro l’Udinese vuole dimostrarlo. La sua condizione fisica è in netta crescita, e con un attacco ridisegnato su misura, il campione ex Premier League potrebbe rivelarsi decisivo nella corsa salvezza.

Tanti protagonisti in cerca di spazio

Accanto a Vardy, saranno fondamentali anche Vandeputte, Sanabria, Barbieri, Sarmiento, Johnsen e Zerbin: giocatori che finora hanno avuto minutaggi alterni ma che ora devono alzare il livello. La Cremonese ha qualità, ma servono punti: il pubblico dello “Zini” è pronto a spingere la squadra in una sfida che può valere molto più di tre punti.

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Calciomercato Inter, Upamecano sempre nel mirino della squadra nerazzurra. La situazione attuale

Calciomercato Inter: occhi puntati su Upamecano, il difensore nel mirino di Marotta

Il Calciomercato Inter continua a muoversi sotto traccia, ma con grande attenzione alle occasioni che possono presentarsi nei prossimi mesi. Tra i nomi più caldi entrati nel radar della dirigenza nerazzurra c’è quello di Dayot Upamecano, difensore centrale del Bayern Monaco, che nonostante un contratto in scadenza nel giugno 2026, è al centro di una situazione contrattuale complessa e ancora irrisolta.

Secondo quanto trapelato da ambienti vicini al giocatore, il Bayern e gli agenti di Upamecano dovrebbero incontrarsi nuovamente a breve per discutere del rinnovo, dopo che i colloqui avviati già nel mese di marzo si erano arenati senza trovare un’intesa. Al centro del contendere ci sarebbero le richieste economiche del difensore francese, classe 1998, che avrebbe avanzato pretese elevate sia sull’ingaggio sia sul bonus alla firma. Una posizione che il club tedesco non sembra, al momento, intenzionato ad accettare pienamente.

In questo contesto, l’Inter resta alla finestra, pronta ad approfittare di un’eventuale rottura tra le parti. Il club nerazzurro, guidato da Giuseppe Marotta e Piero Ausilio, ha già dimostrato in passato grande abilità nel cogliere opportunità sul mercato, specialmente quando si tratta di profili di alto livello in situazioni contrattuali favorevoli o in scadenza. La politica nerazzurra, soprattutto in un’epoca di contenimento dei costi, si è spesso basata su operazioni mirate, e Upamecano rappresenterebbe un potenziale colpo di grande valore.

Difensore potente, veloce e abituato a giocare ad alti livelli sia in Bundesliga che in Champions League, Upamecano si inserirebbe perfettamente nel sistema a tre utilizzato spesso dall’Inter. La sua capacità di leggere il gioco e la sua fisicità lo rendono un profilo ideale anche per affrontare le sfide del calcio italiano.

Il Calciomercato Inter potrebbe entrare nel vivo proprio a gennaio o in estate, in base agli sviluppi della trattativa tra il Bayern e il giocatore. Intanto, la concorrenza cresce: anche altri club europei hanno chiesto informazioni, e l’asta per il centrale francese potrebbe diventare rapidamente accesa.

Fino a quando non arriverà la firma sul rinnovo, il nome di Upamecano continuerà a essere accostato all’Inter, che resta alla finestra, attenta e pronta a inserirsi nel momento giusto per rinforzare ulteriormente il proprio reparto difensivo.

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Calciomercato Genoa, Norton Cuffy corteggiato da molti club: tra cui uno di Serie A!

Calciomercato Genoa: Norton-Cuffy strega la Serie A, ma il Grifone resiste agli assalti

Il Calciomercato Genoa si anima attorno al nome di Brooke Norton-Cuffy, giovane talento inglese che sta conquistando sempre più spazio e attenzione in Serie A. Arrivato in punta di piedi in estate, il classe 2004 si è rapidamente preso la scena, diventando uno dei titolari fissi nello scacchiere di Vieira. Le sue prestazioni hanno sorpreso anche i più scettici, e adesso i riflettori del mercato si stanno accendendo sul suo futuro.

Tra i club più interessati figura la Juventus, alla continua ricerca di esterni di qualità per rinforzare le corsie laterali. La dirigenza bianconera ha messo gli occhi su Norton-Cuffy, considerandolo una delle opzioni più intriganti per il futuro. Il suo rendimento con la maglia rossoblù – fatto di corsa, intensità, cross precisi e intelligenza tattica – lo ha reso uno degli osservati speciali degli scout juventini.

Ma il Genoa, consapevole di avere tra le mani un possibile gioiello, non ha alcuna intenzione di lasciarlo partire a gennaio. L’idea della società ligure è chiara: trattenere Norton-Cuffy almeno fino a fine stagione, anche perché il suo valore è destinato a salire ancora. Oggi la valutazione del giocatore sfiora già i 12 milioni di euro, ma con altri mesi di continuità ad alto livello potrebbe aumentare ulteriormente.

Il Calciomercato Genoa si trova quindi in una fase delicata: da un lato l’interesse crescente di club come Juventus e altri team europei, dall’altro la volontà di valorizzare il talento senza cederlo prematuramente. La strategia è quella di puntare forte sul giovane inglese, offrendo spazio e fiducia per continuare il suo percorso di crescita in rossoblù.

Per la Juventus, Norton-Cuffy è un profilo da monitorare con attenzione in vista dell’estate. Rispetto a nomi più esperti come Molina o Castagne, il laterale del Genoa rappresenta un investimento di prospettiva, con ampi margini di miglioramento.

Nel frattempo, il Grifone si gode le prestazioni di uno dei migliori giovani del campionato, simbolo di un progetto tecnico che punta sulla valorizzazione dei talenti. Il nome di Norton-Cuffy, intanto, si fa sempre più caldo nel panorama del Calciomercato Genoa, e chissà che nei prossimi mesi non diventi uno dei protagonisti dell’estate italiana.

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Calciomercato Juve, occhi puntati su un grande esterno per rinforzare la squadra di Tudor

Calciomercato Juve: occhi puntati su Castagne per rinforzare la fascia a gennaio

Il Calciomercato Juve si prepara a entrare nel vivo in vista della sessione invernale, con un obiettivo chiaro: rinforzare la fascia destra. Tra le diverse soluzioni valutate dalla dirigenza bianconera, una pista che sta tornando d’attualità è quella che porta a Timothy Castagne, esterno belga attualmente in forza al Fulham, ma con un passato importante in Serie A con la maglia dell’Atalanta.

Castagne rappresenta il classico esempio di “usato sicuro”: conosce perfettamente il campionato italiano, ha esperienza internazionale e garantisce affidabilità in entrambe le fasi di gioco. La Juve, impegnata su più fronti e con alcune incertezze legate alla tenuta fisica di alcuni suoi interpreti, ha bisogno di rinforzi pronti all’uso e con un costo contenuto. In quest’ottica, il profilo del belga convince, sia tecnicamente che strategicamente.

A differenza di altre opzioni sul tavolo, come Nahuel Molina (obiettivo complicato per costi elevati) o Brooke Norton-Cuffy (giovane promessa del Genoa ma ancora acerbo per certi palcoscenici), Castagne offre certezze immediate. Il Fulham non considera il giocatore incedibile, e la Juventus potrebbe intavolare una trattativa per un prestito con diritto di riscatto, formula già utilizzata in passato per altri colpi.

Il Calciomercato Juve di gennaio sarà caratterizzato da scelte oculate, ma la necessità di intervenire sulle corsie laterali appare evidente. Allegri ha spesso dovuto adattare giocatori fuori ruolo per sopperire alle emergenze, e un innesto affidabile come Castagne potrebbe garantire equilibrio e profondità alla rosa.

L’ex Atalanta, dal canto suo, gradirebbe un ritorno in Italia, dove ha vissuto alcuni dei momenti migliori della sua carriera. Alla Juventus, troverebbe un contesto competitivo e l’opportunità di rilanciarsi in un club ambizioso, in piena lotta per lo scudetto e con obiettivi europei nel mirino.

La trattativa non è ancora partita ufficialmente, ma i contatti esplorativi sono già stati avviati. Il Calciomercato Juve resta vigile, pronto a cogliere le occasioni che il mercato di Premier potrebbe offrire. E quella legata a Castagne è una pista da seguire con attenzione, perché un ritorno in Serie A – questa volta in bianconero – potrebbe davvero concretizzarsi a breve.

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Fiorentina, continua la contestazione nei confronti di Pradé. Ecco la nuova idea della Curva Fiesole

Fiorentina, tensione crescente: Pradé sotto attacco anche in città. La situazione attuale

A Firenze il clima si fa sempre più teso attorno alla Fiorentina e in particolare al direttore sportivo Daniele Pradé. Non è la prima volta che il dirigente finisce al centro delle critiche della tifoseria, ma nelle ultime ore è emersa una protesta visiva decisamente forte: in diversi angoli della città sono apparsi adesivi offensivi contro Pradé, con una caricatura che lo ritrae su un corpo di maiale accompagnata dalla scritta “Vattene”.

La contestazione nei confronti di Pradé è ormai continua, soprattutto da parte di chi fa capo alla Curva Fiesole. Già in occasione dell’ultima partita della Fiorentina contro la Roma, erano stati distribuiti volantini critici verso il ds viola. Ora gli adesivi segnano un’escalation: è evidente che una parte dei tifosi non ritiene più accettabile il suo ruolo nella gestione della squadra e manifesta la propria insofferenza in modi visibili e diretti.

Nonostante la pressione, Pradé non sembra intenzionato a mollare. Le sue scelte restano sotto il mirino, e molti supporter lo accusano di mancanza di ambizione e di risultati al di sotto delle aspettative. Il malcontento è alimentato anche dai recenti risultati della squadra, che non stanno rispecchiando le speranze della piazza.

Dal versante societario, la Fiorentina ha preso atto della protesta. È evidente che la contestazione non è solo episodica, ma riflette tensioni più profonde legate al progetto tecnico, al mercato, e alla percezione di certe decisioni dirigenziali. Pradé è una figura centrale nella struttura sportiva viole; le sue responsabilità nella costruzione della rosa e delle strategie a breve e lungo termine sono sotto la lente d’ingrandimento della tifoseria.

Questa situazione non è nuova: negli ultimi mesi, più volte, striscioni e cori contro Pradé sono apparsi in curva e fuori dallo stadio. Ora entrano anche nella sfera urbana con adesivi, un segnale che il malcontento sta uscendo dallo stadio per diventare tema di discussione pubblica più ampia.

Per la Fiorentina, il nodo non è solo la figura di Pradé, ma ciò che rappresenta: capacità di visione, competitività, credibilità verso i tifosi. Se la contestazione dovesse continuare a crescere, si aprirebbero scenari scomodi per il dirigente, che già in passato ha espresso dispiacere per le critiche pesanti, ma ha sempre ribadito la volontà di portare avanti il proprio ruolo.

In conclusione, Firenze osserva con il fiato sospeso. I tifosi aspettano risposte concrete, sul campo e fuori: risultati, mercato, ambizione. E Pradé resta al centro del ciclone, in una Fiorentina che sembra sempre più alla ricerca di quel punto di svolta che rassicuri la base viola.

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Lecce, Camarda sogna in grande. Ecco le dichiarazioni dell’attaccante giallorosso

Lecce, Camarda vola e crede nel suo destino: «Ho bruciato tappe, ma so dove voglio arrivare»

A Lecce si è già accesa una nuova stella: Francesco Camarda, giovane attaccante classe 2008 arrivato in prestito dal Milan, sta guadagnando spazio, consensi e curiosità con prestazioni sempre più mature. In una lunga intervista con Cronache di Spogliatoio, il ragazzo ha parlato con sorprendente lucidità dei suoi sacrifici, delle ambizioni e del suo rapporto con la Nazionale. «So di aver bruciato tante tappe — ha ammesso Camarda — ma so anche dove voglio arrivare».

Giocare con compagni più grandi è una palestra continua: Camarda lo sa bene. «Quando affronti chi ha più esperienza, devi adattarti al loro ritmo», ha spiegato. Questo adattamento, ha aggiunto, passa da molte componenti: «Allenamento, alimentazione, comportamenti fuori dal campo… per me rinunciare al dolce è il sacrificio più grande, ma ne vale la pena».

Il giovane giallorosso ha parlato anche del rapporto con la maglia azzurra: militare nelle selezioni italiane implica grande responsabilità, ma anche orgoglio e amore per il proprio Paese. «Si deve giocare con passione, difendere insieme, aiutare i compagni», ha detto. Nel calcio moderno, ha sottolineato, non esistono ruoli statici: anche chi attacca deve aiutare in fase difensiva, e viceversa.

Per Lecce, Camarda non è solo un progetto, è già una certezza. Arrivato con un bagaglio minimo ma con caratteristiche interessanti — velocità, dribbling, istinto del gol — ha rapidamente mostrato di poter contribuire. La società salentina sembra intenzionata a puntare su di lui, dandogli spazio e fiducia anche nelle partite difficili.

Nel contesto di Lecce, il percorso di Camarda è emblematico di un club che sa valorizzare i talenti, dare opportunità ai giovani e costruire un’identità attorno a essi. Il contesto cittadino, il calore del “Via del Mare” e la cultura calcistica salentina offrono un terreno fertile per la crescita di un ragazzo con sogni ambiziosi.

Il suo futuro è già nei pensieri dei dirigenti del Lecce, che dovranno bilanciare il bisogno di prestazioni immediate con la pazienza necessaria per crescere un talento come lui. Camarda rappresenta una sfida — sia per sé che per il club — nel costruire un percorso di successo, passo dopo passo.

Con umiltà, coraggio e una visione chiara, Francesco Camarda sta già lasciando il segno a Lecce. E la città, i tifosi e il club lo seguono con attenzione, consapevoli che il ragazzo ha davanti a sé un cammino tutto da scrivere.

Stankovic sicuro: «Mio figlio è molto più forte di me. Su di lui posso dirvi che…»

Stankovic: «Mio figlio Aleksandar è più forte di me alla sua età». Le parole

Dejan Stankovic si è lasciato andare a una riflessione toccante parlando del proprio figlio, Aleksandar, che recentemente ha fatto il suo esordio in nazionale maggiore per la Serbia. In un’intervista rilasciata al magazine Kurir, l’ex centrocampista ha manifestato tutta la sua emozione e il suo orgoglio, confessando che oggi il giovane supererebbe lui al medesimo punto della carriera.

«Cosa avrei potuto dire prima di quella partita?», ha raccontato Stankovic senior, «se lui è già un giocatore migliore di me alla sua età?» È una frase che racchiude tanto affetto quanto stima, un riconoscimento che non è frequente da parte di chi conosce da vicino i sacrifici e le difficoltà di questo mestiere. Da parte sua, Dejan mostra un equilibrio raro: tra la responsabilità paterna e l’esperienza del passato, sa che non è sufficiente esaltare le doti del figlio, ma occorre accompagnarlo.

Durante l’intervista, Stankovic ha richiamato anche le parole del Ct Dragan Stojkovic, che aveva indicato ad Aleksandar tre opzioni in campo. Dejan ha sorriso commentando che, a suo avviso, il figlio ne possiede almeno cinque: versatilità, visione, senso della posizione, intelligenza tattica e coraggio nel gioco. Un modo per ribadire che dalle premesse si intravede un giocatore duttile e moderno, adatto al calcio contemporaneo.

L’esordio in nazionale per il giovane classe 2005 non è solo un traguardo personale, ma rappresenta anche un passaggio simbolico nella crescita della famiglia Stankovic nel mondo del calcio. Per Dejan, vedere Aleksandar indossare la maglia della Serbia non è soltanto un orgoglio personale, ma una conferma che l’eredità sportiva e morale prosegue con forza. «Dire che sono orgoglioso di lui è un eufemismo», ha aggiunto con affetto.

Il confronto tra padre e figlio è inevitabile, ma Dejan ha scelto di abbassare l’asticella del confronto diretto: non vuole imporgli modelli, ma offrire supporto. Il suo discorso non è fatto di rimpianti, bensì di speranze e consapevolezza: che ogni generazione debba costruire il proprio percorso, con i propri tempi e i propri trionfi.

Stankovic rappresenta così non solo un nome leggendario del calcio jugoslavo e italiano, ma anche un padre attento, che sta imparando anche dai passi del figlio. E in questa dinamica di crescita reciproca, il futuro di Aleksandar sembra promettere giorni importanti, mentre l’ombra del padre si trasforma in guida discreta, mai ingombrante.

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Infortunio Rabiot, problemi per il centrocampista del Milan. Il punto

Infortunio Rabiot: lesione al polpaccio, stop forzato per il centrocampista del Milan

L’infortunio Rabiot scuote l’ambiente rossonero proprio nel momento in cui il Milan si preparava ad affrontare una delle fasi più delicate della stagione. La sosta per le nazionali di ottobre, che spesso porta notizie poco gradite ai club, ha infatti colpito duramente anche la squadra allenata da Massimiliano Allegri, alle prese con una lunga lista di indisponibili. E il nome più pesante ad aggiungersi a questo elenco è proprio quello di Adrien Rabiot.

Il centrocampista francese, punto di riferimento del centrocampo rossonero sin dall’inizio della stagione, ha riportato una lesione al polpaccio sinistro, precisamente al muscolo soleo. Il problema è emerso durante uno degli allenamenti svolti con la sua Nazionale, costringendolo a rientrare anticipatamente a Milano per sottoporsi agli esami strumentali.

Secondo quanto riportato da fonti vicine al club, la risonanza magnetica ha confermato la presenza della lesione, rendendo necessario un periodo di stop che potrebbe protrarsi per diverse settimane. Al momento, lo staff medico del Milan sta valutando i tempi di recupero, ma è praticamente certo che Rabiot salterà almeno tre o quattro partite ufficiali, tra campionato e coppe.

L’infortunio Rabiot rappresenta una tegola pesante per Allegri, che già deve fare i conti con un reparto falcidiato dalle assenze. Oltre al francese, anche altri centrocampisti come Loftus-Cheek e Bennacer sono alle prese con problemi fisici. In questo scenario, le rotazioni diventano più complesse e la tenuta della squadra sarà messa seriamente alla prova.

Il Milan sperava di poter contare sulla solidità e sull’esperienza di Rabiot per affrontare al meglio un calendario fitto di impegni, ma ora sarà costretto a rivedere i piani. Allegri potrebbe essere chiamato a modificare l’assetto tattico o a lanciare giovani alternative, almeno fino al ritorno del centrocampista francese.

Intanto, i tifosi attendono aggiornamenti sulle condizioni del giocatore, sperando in un recupero più rapido del previsto. Ma, come sempre accade in questi casi, la prudenza sarà fondamentale, per evitare ricadute che comprometterebbero l’intera stagione.

L’infortunio Rabiot non cambia solo le dinamiche interne del Milan, ma potrebbe avere anche ripercussioni sul futuro mercato, spingendo la società a intervenire nella sessione invernale per rinforzare la mediana.

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Cagliari Bologna, Pisacane può sorridere! Due giocatori tornano a disposizione! Saranno in campo dal primo minuto?

Cagliari Bologna, buone notizie per il tecnico rossoblù Pisacane: due recuperi importanti. Subito titolari? Le ultime

La sosta per le Nazionali è stata preziosa per il Cagliari, che ha potuto ricaricare le energie e recuperare pedine fondamentali in vista della sfida contro il Bologna, valida per la settima giornata di Serie A 2025/2026. Mister Fabio Pisacane, alla sua prima stagione sulla panchina rossoblù, ha sfruttato queste due settimane per lavorare su equilibrio e solidità difensiva, aspetti che nelle prime uscite avevano mostrato qualche fragilità.

Le buone notizie arrivano dall’infermeria: Gabriele Zappa e Gianluca Gaetano sono tornati a disposizione e si candidano per un ruolo da protagonisti alla Unipol Domus, dove i sardi proveranno a ritrovare la vittoria davanti al proprio pubblico. Zappa, in particolare, rappresenta un recupero cruciale: il classe 1999 potrebbe essere schierato da braccetto destro nella difesa a tre, al fianco di Yerry Mina e Sebastiano Luperto, soluzione già testata da Pisacane nelle ultime sedute.

Gaetano, invece, sarà un’arma preziosa sulla trequarti, pronto a subentrare per dare qualità e fantasia negli ultimi metri. Intanto la squadra lavora sulla gestione del possesso e sulla precisione nei passaggi verticali, aspetti che il tecnico considera decisivi per crescere. Con il rientro di uomini chiave e nuove soluzioni tattiche, il Cagliari ritrova fiducia e si prepara a una gara che potrebbe segnare un passaggio importante nel suo cammino stagionale.

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Wesley Roma, nel suo contratto compare un premio per la Champions League: una clausola senza valore

Wesley Roma, il premio Champions League è “fantasma”: una clausola che non serve a nulla: tutti i dettagli

La Roma non disputa la Champions League da quasi sette anni, eppure nei contratti dei suoi giocatori la competizione continua a comparire. È il caso di Wesley, il giovane brasiliano arrivato in giallorosso, il cui accordo prevede un premio da 288mila euro lordi in caso di vittoria della massima competizione europea.

A riportarlo è La Repubblica, che spiega come si tratti di un evidente errore: una clausola inserita per abitudine, frutto di un “copia e incolla” frettoloso dai modelli contrattuali standard. Una svista che non ha alcuna valenza pratica, visto che la Roma è impegnata in Europa League e non può ambire al trofeo più prestigioso.

L’episodio, pur privo di conseguenze concrete, mette in luce quanto spesso i contratti dei calciatori vengano redatti con formule ripetitive, senza un controllo minuzioso su ogni dettaglio. Un piccolo errore burocratico che, però, non è passato inosservato.

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