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Estonia Italia, Sacchi: «Sono convinto che gli Azzurri andranno al Mondiale. E vi spiego il mio ottimismo»

Estonia Italia, Sacchi: «Sono convinto che gli Azzurri andranno al Mondiale. E vi spiego il mio ottimismo». Le dichiarazioni dell’ex ct

Arrigo Sacchi, il “Profeta di Fusignano”, vive il momento della Nazionale italiana con un coinvolgimento profondo e quasi viscerale. Da ex commissario tecnico, coordinatore delle nazionali giovanili e da eterno innamorato del calcio, Sacchi non concepisce un’Italia fuori dal prossimo Mondiale. Dopo le scottature del 2018 e 2022, per lui mancare la qualificazione sarebbe «imperdonabile». Eppure, nonostante la delicatezza del momento, il suo ottimismo traspare in ogni parola, soprattutto quando si parla del nuovo corso targato Gattuso. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

MONDIALE – «Lo dico subito così chiarisco bene il mio pensiero: non voglio nemmeno immaginare che l’Italia non possa qualificarsi per il Mondiale. Dopo le due delusioni consecutive patite nel 2018 e nel 2022, sarebbe imperdonabile non partecipare. E comunque, lo aggiungo per spiegarmi ancora meglio, sono convinto che gli azzurri di Gattuso ce la faranno. Ho buone sensazioni perché mi fido di Gattuso, della sua serietà e della sua capacità di trasmettere entusiasmo a tutto il gruppo».

L’EVENTUALE SPAREGGIO – «E allora? A me non interessa come ci arriviamo, al Mondiale. Mi interessa arrivarci. Perché non parteciparvi per la terza volta consecutiva sarebbe una botta tremenda per tutto il movimento. La Nazionale è la punta dell’iceberg. Se funzionano gli azzurri, tutti ne trarranno giovamento, a cominciare dai club che non sempre hanno dimostrato un grande interesse per la Nazionale. E qui parlo di cose vissute sulla mia pelle: quante volte ci sono state società che hanno messo i bastoni fra le ruote all’Italia? Nel nostro Paese dobbiamo imparare a fare sistema, dobbiamo lavorare uniti e non pensare soltanto agli interessi personali».

IL BLASONE – «Chi pensa che si possano ottenere grandi risultati grazie al blasone è fuori strada. Nel calcio moderno c’è stato un livellamento. Al giorno d’oggi puoi perdere contro chiunque, perché le squadre sono molto organizzate, perché grazie alle tecnologie c’è un continuo scambio di informazioni e, in sostanza, non esistono più segreti. La Norvegia, ad esempio, è una squadra moderna, fisica e tecnica allo stesso tempo, con un formidabile centravanti come Haaland. Tempo fa nessuno avrebbe immaginato che potesse impensierire l’Italia, invece la realtà dice che i norvegesi sono davanti a noi in classifica e ci hanno battuto nello scontro diretto in casa loro. La pagnotta bisogna guadagnarsela con la fatica e il lavoro, questa è la verità. Ma sono sicuro che Gattuso saprà toccare le corde giuste con i suoi ragazzi».

DA COSA DERIVA IL SUO OTTIMISMO – «Principalmente dal fatto che ho visto miglioramenti nelle due partite che abbiamo disputato da quando Rino è commissario tecnico. Non voglio parlare di miglioramenti tecnici, anche se pure quelli hanno la loro importanza, ma di miglioramenti a livello di atteggiamento. Se non mi sbaglio, in precedenza c’è stato anche chi ha rifiutato di andare in Nazionale, e quella fu una vicenda che mi fece davvero male. Adesso mi pare che i comportamenti siano corretti e che tutti ci tengano parecchio alla maglia azzurra».

COSA CHIEDE AGLI AZZURRI OGGI – «Di correre per novanta minuti. Anzi, per un po’ di più perché non dobbiamo rilassarci nemmeno nel tempo di recupero. Voglio vedere impegno, spirito di sacrificio, desiderio di lottare su ogni pallone. E non voglio assolutamente vedere atteggiamenti di supponenza. Se andiamo in Estonia e pensiamo di vincere soltanto perché noi siamo l’Italia, commettiamo un grave errore. Nella vita, e di conseguenza anche nel calcio, nessuno ti regala nulla. Siamo superiori all’Estonia, questo è vero, però dobbiamo dimostrare sul campo questa superiorità. Se capiamo questi concetti, allora siamo sulla buona strada. Si può anche sbagliare un passaggio, ma l’importante è avere subito la voglia e l’energia per andare a riprendere il pallone».

I GIOCATORI SU CUI CONTARE – «Io ragiono in termini di collettivo, perché il calcio si gioca in undici. Se l’Italia è una squadra, possiamo stare tranquilli. E comunque la coppia Kean-Retegui mi sembra ben assortita. Adesso, però, che ci facciano divertire e che ci portino al Mondiale perché un’altra eliminazione non la sopporterei»

Calciomercato Milan: Maignan va a scadenza, due nomi per sostituirlo

Calciomercato Milan: Maignan va a scadenza, due nomi per sostituirlo e uno di questi gioca in Serie A. Porta girevole in casa Milan

Nonostante la stagione sia entrata nel vivo, il calciomercato non si ferma mai e in casa Milan si inizia a programmare il futuro, partendo da una delle questioni più delicate: la porta. Al centro dei pensieri della dirigenza c’è la situazione contrattuale di Mike Maignan, un pilastro della squadra il cui futuro in rossonero appare sempre più incerto. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Il quadro attuale è chiaro e fonte di riflessione: il contratto del portiere francese scadrà a giugno 2026 e, al momento, ogni discussione per un eventuale rinnovo è stata messa in pausa. Mesi fa, quando le parti si erano sedute al tavolo, le richieste di Maignan per un cospicuo aumento di ingaggio si erano scontrate con la freddezza del club. La società non era convinta di un investimento così oneroso per un atleta di trent’anni, complici anche prestazioni che non avevano entusiasmato. Oggi, sebbene il rendimento di “Magic Mike” sia tornato su altissimi livelli, la strategia societaria non è cambiata.

Certo, nuovi scenari potrebbero ribaltare la situazione: un Milan di nuovo protagonista in campionato, un percorso da protagonista in Champions League e la crescente centralità del tecnico Allegri potrebbero convincere Maignan a legarsi ancora ai colori rossoneri. Tuttavia, al momento, la separazione a fine stagione appare come un’ipotesi concreta.

Le strade potrebbero dividersi con la massima serenità, senza tensioni. Se ciò accadesse, Maignan non avrebbe difficoltà a trovare una nuova sistemazione di prestigio: in Italia la Juve osserva con interesse, mentre all’estero le piste più concrete portano al Chelsea e al Bayern Monaco. Dal punto di vista del Milan, attento all’equilibrio dei conti, la sua partenza a parametro zero nel 2026 non sarebbe un dramma finanziario. Il costo del suo acquisto, circa tredici milioni di euro nell’estate 2021, è stato ormai ammortizzato. Investire una cifra importante sull’ingaggio di un giocatore che a luglio compirà 31 anni non è ritenuto economicamente saggio. La filosofia del club è chiara: meglio puntare su un profilo più giovane, in grado di rappresentare un patrimonio tecnico ed economico per il futuro.

Per questo, il Milan ha già iniziato a guardarsi intorno, sondando profili sia in Italia che all’estero. Il nome più interessante in Serie A è quello di Zion Suzuki, portiere ventitreenne del Parma e della nazionale giapponese. Arrivato in Italia nel 2024, si è imposto come uno dei migliori interpreti del ruolo nel nostro campionato. Il suo valore, dagli 8 milioni pagati dal Parma, è già almeno raddoppiato. Un’altra pista porta in Bundesliga, precisamente a Friburgo, dove gioca Noah Atubolu. Classe 2002 e fresco di prima convocazione con la Germania, Atubolu si è distinto per le sue eccellenti prestazioni, diventando un vero e proprio specialista nel parare i rigori, con un record di 5 neutralizzazioni nella massima serie tedesca. La sua valutazione si aggira intorno ai 18 milioni di euro.

Italia, la probabile formazione con l’Estonia: Gattuso iper offensivo, 4 attaccanti

Italia, la probabile formazione con l’Estonia: Gattuso iper offensivo, 4 attaccanti per rincorrere il Mondiale. Le possibili scelte

A Tallinn, l’Italia di Rino Gattuso si presenta con un solo, inequivocabile imperativo: vincere. In una trasferta che non ammette appelli, il Commissario Tecnico vara una formazione audace, quasi una dichiarazione d’intenti per continuare a sperare nella qualificazione al torneo americano. L’assetto tattico è spregiudicato, un 4-2-4 mascherato da 4-4-2, progettato per aggredire l’avversario e mettere pressione fin dal primo minuto, replicando la filosofia vincente già vista a Bergamo. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.

Il cuore pulsante di questa Nazionale a trazione anteriore è un quartetto d’attacco inedito e potente. Al centro, la coppia di centravanti formata da Kean e Retegui garantisce fisicità e presenza in area di rigore. Sulle fasce, invece, agiscono due esterni puramente offensivi. A destra, la novità più clamorosa è Riccardo Orsolini, la cui strepitosa forma con il Bologna gli è valsa una maglia da titolare. A sinistra, fiducia a Giacomo “Jack” Raspadori, l’uomo che, pur partendo dalla panchina, si è rivelato decisivo nelle prime due uscite dell’era Gattuso con due gol e due assist. La scelta di questi uomini è anche dettata dalla necessità, visti gli infortuni di Politano e Zaccagni, che con ogni probabilità sarebbero stati i titolari designati.

Proprio Raspadori, oggi in forza all’Atletico Madrid di Simeone, incarna il jolly di questa squadra. A lui Gattuso affida una duplice missione: garantire ampiezza alla manovra offensiva, dialogando con il movimento di Dimarco, e al contempo ripiegare con disciplina in fase di non possesso. “Giacomo fa entrambe le fasi – ha detto Gattuso – perché ha due gambe come due tronchi,” sottolineando la forza fisica e la duttilità tattica del suo giocatore.

A sostenere un reparto così offensivo serve un centrocampo di dinamismo e qualità. La scelta ricade sulla coppia formata da Nicolò Barella e Sandro Tonali, quest’ultimo reduce da una prestazione sontuosa contro Israele, coronata dal gol decisivo del 5-4. Con un modulo così proiettato in avanti, non c’è spazio per mediani più puri come Locatelli o Cristante, che sarebbero stati considerati in un 4-1-3-2.

La linea difensiva, davanti al capitano Donnarumma, presenta scelte più consolidate: Di Lorenzo agirà come terzino destro, con la coppia centrale formata da Bastoni e Calafiori. Sulla corsia mancina, Dimarco è in netto vantaggio su Udogie.

Gattuso, tuttavia, è consapevole che un tale dispendio di energie richiederà il contributo di tutta la rosa. Giocatori come Spinazzola e Cambiaso sono pronti a subentrare, armi preziose per quando gli esterni titolari avranno esaurito la loro corsa. Il CT ha elogiato pubblicamente la disponibilità di Spinazzola, pronto a sacrificarsi anche sulla fascia destra. In questa Italia coraggiosa, che vuole segnare un netto cambio di DNA rispetto al passato, la forza del gruppo e l’impatto dei cinque cambi saranno fondamentali per conquistare tre punti che pesano come un macigno per la qualificazione ai prossimi Mondiali.

Le prime pagine sportive nazionali – 11 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Vieira: «Calciopoli? Sento quello scudetto mio, noi migliori sul campo»

Vieira: «Calciopoli? Sento quello scudetto mio, noi migliori sul campo». Le dichiarazioni del tecnico del Genoa ed ex centrocampista di Juventus e Inter

Un allenatore è la somma delle sue esperienze, e quelle di Patrick Vieira sono state straordinarie. Dal Senegal alla Francia, sognando di essere Zidane, fino a diventare una leggenda in Inghilterra e in Italia. Oggi, da allenatore del Genoa, ha raccontato il suo percorso in un applauditissimo colloquio con Luigi Garlando al Festival dello Sport..

L’Idolo Zidane e lo scudetto “Revocato”

Vieira ha ricordato i suoi inizi e il suo idolo d’infanzia, ammettendo di non averne mai posseduto il talento, ma di aver costruito la sua carriera su altre doti. «Volevo essere Zidane, tutti in quel periodo sognavano Zidane». Un percorso che lo ha portato a vincere tutto con la nazionale francese e quasi tutto in Italia, con uno scudetto juventino che, nonostante Calciopoli, sente ancora suo. «Ma io lo sento mio, sul campo siamo stati i migliori e quindi vale».

La vocazione per la panchina e il progetto Genoa

È stata l’Inghilterra, alla corte di Wenger, a fargli scoprire la sua vera vocazione. «Lì ho capito che avrei voluto allenare, salendo un piano alla volta». Ora guida un Genoa in difficoltà, ma con un’identità precisa e un progetto a lungo termine basato sui giovani. «In classifica abbiamo solo due punti, siamo in ritardo. Ma la squadra ha una sua identità. Vogliamo valorizzare i nostri ragazzi: Venturino, Ekhator, Marcandalli, lasciando anche loro il tempo di sbagliare. Ora aspetto il derby con la Sampdoria: una città come Genova lo merita».

Gli insegnamenti dei grandi maestri

Tanti gli allenatori che lo hanno ispirato, ma il primo a lasciargli un insegnamento fondamentale fu Fabio Capello, ai tempi del suo difficile esordio al Milan. «Capello mi ha insegnato una cosa fondamentale quando arrivai in Italia giovanissimo, nel Milan. In quel gruppo era quasi impossibile trovare spazio, ma lui mi parlava e mi considerava. E’ un’accortezza che serve ai ragazzi per mantenere fiducia nei propri mezzi».

Dopo l’anno alla Juve, arrivò il passaggio all’Inter. «Mi è dispiaciuto restare solo un anno alla Juve ma dopo la retrocessione in B è arrivata la proposta dell’Inter e ho deciso di accettarla. E mi sono divertito». Un’esperienza vissuta con più sintonia con Mancini che con Mourinho, anche se oggi, da allenatore, ammette di aver capito le ragioni dello Special One. «Con José ho discusso qualche volta, perché motivava le mie esclusioni sostenendo che gli altri andavano più forte. Non fu semplice da digerire sul momento, ma ora che sono dall’altra parte posso ammettere che aveva ragione…».

Baldini: «Odio quello che ha fatto Camarda»

Baldini: «Odio quello che ha fatto Camarda». Le dichiarazioni del ct dell’Italia U21 dopo la nettissima vittoria degli Azzurrini con la Svezia

C’è la firma di Silvio Baldini sulla splendida vittoria dell’Italia Under 21 contro la Svezia. Non solo per il dominio tattico che ha portato a un 4-0 senza appello, ma soprattutto per lo spirito di gruppo che gli Azzurrini hanno messo in campo. È un’Italia bella, talentuosa e, cosa più importante, unita, come ha sottolineato con orgoglio lo stesso CT nel post-partita.

A riempire di gioia l’allenatore, più ancora della goleada, è stato l’episodio del rigore finale. Un gesto che, a suo dire, vale più di una vittoria. «Quel gesto è la dimostrazione che questo è un gruppo coeso, contento di stare insieme, a cui piace ridere e scherzare ma che sa anche lavorare. È un gesto che mi riempie di gioia più della vittoria per 4-0». Il riferimento è al momento in cui Pafundi, designato per il tiro, ha ceduto il pallone al debuttante e idolo di casa, il cesenate Berti, permettendogli di segnare il suo primo gol in azzurro.

Baldini ha poi commentato un altro momento chiave della serata: il “cucchiaio” con cui il giovanissimo Camarda ha siglato il 2-0, un misto di ammirazione per il coraggio e di “odio” scherzoso per il rischio. «Ognuno è libero di calciare come vuole, anche se io quei rigori lì li odio! Ma se uno se la sente, è giusto che lo faccia».

Infine, una riflessione sulla sua filosofia: dare fiducia a un gruppo pieno di talento, senza opprimerlo con la pressione. «È un gruppo pieno di talento, un talento che però va coltivato con il lavoro e con la testa: è quella che fa la differenza. A loro io non metto pressione, gli spiego la partita e poi loro vanno in campo per dimostrare che sono bravi».

Detto, fatto. La sua Italia ha risposto con una prestazione perfetta, un mix di qualità individuale e di un’unità di gruppo che è il vero marchio di fabbrica del nuovo corso di Baldini.

Francia: Mbappé fa gol, assist a Rabiot e poi si fa male… Le ultime sull’infortunio

Francia: Mbappé fa gol, assist a Rabiot e poi si fa male… Le ultime sull’infortunio verso le gare con Juventus e Barcellona

Una notte di luci e ombre per le stelle d’Europa, con Kylian Mbappé protagonista assoluto, prima per una magia e poi per un infortunio che ora fa tremare il Real Madrid.

Mbappé trascina la Francia, poi il KO

Nella sfida di qualificazione mondiale contro l’Azerbaigian, l’attaccante francese ha fatto, come al solito, la differenza. Dopo un primo tempo bloccato, al 46′ ha scardinato il muro avversario con un’azione personale da fuoriclasse: ha saltato quattro uomini e ha piazzato il pallone all’angolino, sbloccando il match. Non contento, nella ripresa ha servito a Rabiot l’assist per il raddoppio, prima del sigillo finale di Thauvin per il 3-0.

Ma all’80’ è calato il gelo. Colpito duro alla caviglia da un doppio tackle, Mbappé ha provato a resistere, ma è stato costretto a chiedere il cambio, uscendo dal campo visibilmente scoraggiato. Un infortunio le cui conseguenze preoccupano enormemente il Real Madrid. Nelle prossime ore si sottoporrà agli esami, ma il suo status è in forte dubbio per un ciclo di partite a dir poco terrificante: dopo il Getafe, i Blancos affronteranno la Juventus in Champions League il 22 ottobre e il Barcellona nel primo Clásico della stagione il 26.

Italia U21 show con la Svezia, 4-0: Camarda e Pisilli dominano

Italia U21 show con la Svezia, 4-0: Camarda e Pisilli dominano nella gara valida per le qualificazioni dell’Europeo

Una notte da sogno, una prestazione semplicemente perfetta. L’Italia Under 21 di Silvio Baldini rimpicciolisce la Svezia, la travolge 4-0 e lancia un segnale potentissimo al suo girone di qualificazione europea. Al Manuzzi di Cesena va in scena una vera e propria lezione di calcio, guidata dalla classe di Nicolò Pisilli e dall’esordio da predestinato di Francesco Camarda.

Gli Azzurrini mettono subito in chiaro la loro superiorità. Dopo appena 12 minuti, il romanista Pisilli sblocca il risultato, intercettando un passaggio errato della difesa svedese e battendo il portiere con un preciso diagonale. È un monologo, che culmina al 39′ nel momento più atteso: Camarda si guadagna un calcio di rigore e, con una personalità da veterano, lo trasforma con un delizioso “scavetto”, siglando il suo primo, memorabile gol in Under 21. Prima dell’intervallo c’è ancora tempo per lo spettacolo: un’azione corale meravigliosa viene conclusa ancora da Pisilli per il 3-0 che chiude virtualmente la partita.

Nella ripresa, l’Italia gestisce, diverte e continua a creare occasioni, con Camarda che colpisce anche un palo di testa. Il finale è una favola nella favola. A tempo scaduto, gli Azzurrini si guadagnano un altro rigore. Su invito del pubblico di casa, l’esecuzione viene lasciata al debuttante e idolo locale, il centrocampista del Cesena Tommaso Berti, che non sbaglia e fissa il punteggio sul 4-0.

Una vittoria travolgente, la terza su tre per Baldini, che non solo vale il primato nel girone, ma che mostra un’Italia giovane, sfrontata e piena di talento, pronta a sognare in grande.

Inter sperimentale, Bisseck risponde a Martín: l’Atletico prevale ai calci di rigore

Inter sperimentale, Bisseck risponde a Martín: l’Atletico prevale ai calci di rigore. Decisivi gli errori dal dischetto di Luis Henrique e di Acerbi

Una sconfitta che sa di vittoria. Nella prestigiosa amichevole di Bengasi per l’inaugurazione del nuovo stadio, l’Inter di Cristian Chivu esce battuta ai calci di rigore dall’Atlético Madrid, ma lo fa a testa altissima. Con una formazione sperimentale, priva dei nazionali e imbottita di giovani, i nerazzurri hanno tenuto testa alla corazzata di Simeone, cedendo solo alla lotteria dagli undici metri.

Nonostante le tante assenze, l’Inter parte bene, prendendo in mano il gioco. A passare in vantaggio, però, sono i colchoneros al 35′, con Carlos Martín che beffa Palacios e batte Martinez. Nella ripresa, la reazione nerazzurra è veemente. Al 59′, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Mkhitaryan, è Yann-Aurel Bisseck a svettare più in alto di tutti, siglando di testa il meritato gol del pareggio.

Le tante sostituzioni abbassano poi i ritmi e la partita si trascina fino ai calci di rigore. Dagli undici metri, gli errori di Luis Henrique e Acerbi si rivelano fatali e consegnano la “Coppa della Ricostruzione” all’Atlético. Per Chivu, al di là del risultato, un test importantissimo e pieno di indicazioni positive in vista della ripresa del campionato.

Il tabellino

Atletico Madrid-Inter 1-1 Reti: 35′ Carlos Martin (A), 59′ Bisseck (I).

ATLETICO MADRID (4-3-3): 1 J. Musso; 18 Marc Pubill, 2 J. M. Giménez (46′ 43 C. Giménez), 15 Lenglet, 3 Ruggeri; 4 Gallagher, 6 Koke (C), 11 Almada (46′ 59 J. Barrios); 12 Carlos Martin (71′ 42 Javi Serrano), 7 Griezmann, 21 Javi Galán (71′ 26 Kostis, 85′ 40 Puric). A disposizione: 33 M. De Luis, 38 O. Janneh, 39 Rajado, 46 Castillo, 65 Darío Frey, 66 Alegre. Allenatore: Diego Simeone.

INTER (3-5-2): 13 J. Martinez; 31 Bisseck, 15 Acerbi, 42 Palacios (80′ 50 Cinquegrano); 36 Darmian (C), 17 Diouf (90′ 48 Zarate), 45 Bovo (53′ 51 Kaczmarski), 22 Mkhitaryan (80′ 52 Venturini), 11 Luis Henrique; 14 Bonny (71′ 55 Agbonifo), 47 Spinaccè (80′ 53 Lavelli). A disposizione: 12 Di Gennaro, 43 Stante, 46 Avitabile, 49 Maye, 54 Marello. Allenatore: Cristian Chivu.

Dembelé boom, quanto vale dopo la vittoria del Pallone d’Oro?

Dembelé boom, quanto vale dopo la vittoria del Pallone d’Oro? Ligue 1, la rivoluzione delle quotazioni di mercato

Transfermarkt ha aggiornato i valori di mercato della Ligue 1, il campionato che vanta l’attuale campione della Champions League e il neo Pallone d’Oro. Dopo anni di tentativi infruttuosi, il PSG di Ousmane Dembélé, sotto la guida di Luis Enrique, ha raggiunto l’apice del calcio europeo, e ciò ha dato un forte impulso alle quotazioni di molti dei suoi giocatori. Dembélé, il miglior calciatore del mondo, ha superato la soglia dei cento milioni, mentre altri suoi compagni come Vitinha, João Neves e Lucas Chevalier hanno visto una significativa crescita. Il dominio parigino in Francia è sempre più evidente: solo in questa revisione, il PSG ha registrato un incremento di quasi 80 milioni di euro nel valore complessivo della rosa.

Dembélé boom

Tutti i riflettori sono puntati su Dembélé, vincitore del Pallone d’Oro 2025. L’attaccante francese ha raggiunto i 100 milioni di euro, la sua seconda cifra più alta a livello professionale. In passato, Ousmane aveva toccato i 120 milioni, spinto anche dai 148 milioni sborsati dal Barcellona per il suo acquisto. Successivamente, il suo valore era sceso fino a 30 milioni a causa della scarsa continuità in Spagna e, al momento del suo arrivo al PSG, era quotato appena 60 milioni, cifra poi calata a 50 milioni nei primi mesi. In poche parole, Dembélé ha raddoppiato il suo valore di mercato in sole due revisioni da dicembre 2024.

Le sue statistiche nella stagione 2024/25 sono state impressionanti: 35 gol e 16 assist in 53 partite, culminate con la vittoria della Champions League, della Ligue 1, della Coppa nazionale e della Supercoppa. L’unico trofeo sfuggito è stato il Mondiale per Club, dove il PSG è stato vicecampione contro il Chelsea. Questo successo non è solo merito del momento stellare di Dembélé, ma della capacità di Luis Enrique di potenziare l’intera rosa, portando gran parte della squadra al suo picco individuale.

Dembélé ha visto un aumento di 10 milioni in questa revisione, ma non è stato il giocatore con la crescita maggiore. L’ucraino Ilya Zabarnyi ha registrato un +13 milioni, raggiungendo i 55 milioni, risultando il grande vincitore dell’aggiornamento. Ibrahim Mbaye, giovanissimo talento del PSG di soli 17 anni, ha guadagnato 12 milioni, attestandosi a 15 milioni e piazzandosi secondo. I sette giocatori più valorizzati militano tutti nel PSG, con Dembélé al terzo posto e Vitinha al quarto, quest’ultimo con un aumento di 10 milioni che lo porta a 90 milioni di euro, confermando il suo status tra i migliori centrocampisti in circolazione.

Gli altri

João Neves, appena ventunenne, si distingue per la sua proiezione a figura mondiale. Il portoghese, alla sua seconda stagione in Francia dopo essere arrivato dal Benfica per 65,9 milioni, ha rapidamente ingranato nel miglior club d’Europa e ora è valutato 90 milioni. La coppia Vitinha-Neves, entrambi con 59 partite giocate la scorsa stagione, rappresenta una delle più promettenti élite calcistiche.

Anche Lucas Chevalier, il portiere che ha sostituito Gianluigi Donnarumma tra i pali del PSG, ha visto un’impennata di valore. Il francese, 23 anni, nonostante un debutto non brillantissimo, ha disputato tutti i minuti possibili della stagione 25/26, e il suo acquisto dal Lille per 40 milioni di euro si è tradotto in una valutazione attuale di 40 milioni. Chevalier è già nel giro della nazionale e, sebbene non abbia ancora esordito dietro a Mike Maignan, il suo status di Under 23 gli garantisce ampio tempo. Condivide la cifra con portieri del calibro di Diogo Costa, David Raya, Gregor Kobel e il suo predecessore Donnarumma, che dopo aver vinto la Champions è passato al Manchester City per 30 milioni.

Non mancano però le cadute: il giocatore più svalutato appartiene anch’esso al PSG. Warren Zaïre-Emery ha subito una perdita di cinque milioni, attestandosi a 50 milioni. Il centrocampista diciannovenne non è riuscito a mantenere il protagonismo precedente ed è stato relegato tra le figure di spicco del club, pur giocando molte partite con Luis Enrique. Anche Benjamin Pavard, appena acquistato dal Marsiglia, ha visto il suo valore scendere a 20 milioni, dopo trascorsi all’Inter e al Bayern Monaco.

Boca Juniors, quali decisioni verranno prese dopo la scomparsa di Miguel Angel Russo

Boca Juniors, quali decisioni verranno prese dopo la scomparsa di Miguel Angel Russo. Le idee di Riquelme e la voglia di onorare la memoria del tecnico

Nessuno voleva ascoltare questa notizia nel Boca Juniors, ma già nelle ultime settimane si vociferava della delicata salute di Miguel Ángel Russo. Lo scrive Olé: lo sapevano tutti, da chi frequentava i corridoi e lo incrociava appena per scambiarsi saluti di buongiorno fino al suo gruppo di lavoro. Tutti, con Juan Román Riquelme in testa: nulla avrebbe cambiato la realtà dello staff tecnico in servizio finché l’allenatore fosse stato nel mezzo della sua lotta.
In questo senso, la notizia del triste epilogo segna una logica rottura nella continuità del lavoro, ma non così grande a partire dalla maggior parte delle assenze nelle ultime settimane. E sebbene sia ancora prematuro anche solo pensare al futuro e nessuno abbia ancora fatto il primo passo, la sensazione è che il Boca prenderà la decisione di continuare con lo scenario attuale, almeno fino alla fine dell’anno.

Per quanto riguarda i calciatori, il breve periodo in cui l’attuale staff tecnico è stato nel club è servito a generare una chimica speciale. Dal calore e dal paternalismo che emanava Russo, è vero, ma che di fronte alle avversità dei cattivi risultati si è unito per superare i momenti difficili.

Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, il Boca avrà da ora fino a dicembre due obiettivi che non passeranno in secondo piano una volta superato il lutto. E in questo senso, nessuno meglio di coloro che hanno attraversato il dolore di questi ultimi giorni, sa immedesimarsi nella causa e affrontare ciò che verrà in squadra. Sognando di raggiungere la gloria in memoria di Miguel. Per onorarlo e anche per regalargli un’altra stella nel suo palmarès, che in definitiva varrà per quanto fatto in questi mesi.

L’assenza di Russo si farà sentire e questo è irrimediabile. Ma il pallone continuerà a rotolare e il Boca avrà bisogno di menti il più fredde possibile per andare avanti

Calciomercato, Ventola sicuro: «La Roma a gennaio ci prova per Lookman»

Calciomercato, Ventola sicuro: «La Roma a gennaio ci prova per Lookman». L’attaccante nigeriano in giallorosso ritroverebbe Gasperini

Un nome per infiammare il mercato e far sognare i tifosi della Roma: Ademola Lookman. La suggestione, lanciata da Lele Adani, è stata ripresa e caldeggiata con forza da Antonio Cassano e Nicola Ventola nel corso di “Viva El Fútbol”. Per i due ex attaccanti, l’esterno dell’Atalanta è il colpo che potrebbe trasformare la squadra di Gasperini in una seria candidata allo scudetto.

Cassano: «La Roma faccia un sacrificio clamoroso»

Cassano, pur elogiando il talento di Soulé, ha invitato senza mezzi termini la dirigenza giallorossa a fare un investimento decisivo a gennaio. «Io penso che la questione Lookman-Soulé sia diversa, perchè Soulé ha avuto la grande fortuna di averlo adesso che è giovane, mentre Lookman aveva fatto altre esperienze, ha beccato Gasperini a 27-28 anni. Secondo me con Gasperini Soulé diventerà ancora più forte di quello che è stato Lookman. La Roma, se può, deve fare un sacrificio clamoroso per andare a prendere Lookman, perchè io sono convinto che rimarrà agganciata fino a gennaio, e se a gennaio ha l’opportunità di andare a prendere Lookman…»

Ventola: «Gasperini non è felice della sua rosa»

Nicola Ventola ha rincarato la dose, dicendosi convinto che la Roma ci proverà, anche perché Gasperini non sarebbe del tutto soddisfatto della rosa attuale. «Secondo me ci proveranno. Lookman ti cambia. Se hai Lookman da un lato e Soulé dall’altro, anche Dovbyk inizierebbe a fare meno fatica. Questo perchè secondo me Gasperini non è felice di quello che ha in casa, nel senso ci sta lavorando però il suo obiettivo è di migliorare la rosa con giocatori più adatti al suo gioco. Non è la sua rosa».

Il messaggio è forte e chiaro. Per la coppia di opinionisti, l’acquisto di Lookman non sarebbe solo un rinforzo, ma il pezzo mancante per completare un tridente da sogno con Soulé e Dovbyk. Un’operazione che, secondo loro, Gasperini desidera fortemente per plasmare una squadra che sia veramente “sua”. La palla passa ora alla dirigenza giallorossa, chiamata a valutare un’operazione che potrebbe cambiare il volto del campionato.

Lewandowski, retroscena: il Barcellona non lo ha ancora pagato tutto al Bayern Monaco

Lewandowski, retroscena: il Barcellona non lo ha ancora pagato tutto al Bayern Monaco. I catalano dovrebbero ancora 20 milioni ai bavaresi

https://www.calcionews24.com/lewandowski-milan-cosa-sappiamo/Un’eredità sportiva di grande successo, ma anche un’eredità economica ancora da saldare. L’avventura di Robert Lewandowski al Barcellona, iniziata nell’estate del 2022, si avvia verso la sua conclusione, ma porta con sé uno strascico finanziario inaspettato. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Sport, il club catalano avrebbe ancora un debito significativo con il Bayern Monaco per l’acquisto dell’attaccante polacco.

Il trasferimento, costato complessivamente 45 milioni di euro, era stato strutturato con un pagamento dilazionato in più rate. A più di tre anni di distanza, però, i bavaresi avrebbero incassato solo circa la metà della cifra pattuita. Nelle casse del Bayern, infatti, mancherebbero all’appello ancora 20 milioni di euro. Una somma importante, su cui ora aleggia l’incertezza: non è chiaro quando il Barcellona, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare noti problemi di liquidità, riuscirà a saldare completamente il debito.

Una questione finanziaria che stona con il rendimento del giocatore in campo. A 37 anni, Lewandowski ha continuato a essere un bomber implacabile anche in maglia blaugrana. Il suo bilancio, ad oggi, è impressionante: 105 gol in 156 partite ufficiali. Un contributo fondamentale che ha aiutato il Barça a conquistare due titoli della Liga, una Coppa del Re e due Supercoppe di Spagna.

Mentre il polacco si prepara a vivere la sua ultima stagione in Catalogna, con il contratto in scadenza nel 2026, questa indiscrezione riaccende i riflettori sulla gestione finanziaria del club. Un’ombra su un’operazione che, dal punto di vista sportivo, è stata un successo, ma che dal lato economico non è stata ancora del tutto archiviata.

Cassano: «Pioli è incasinato di brutto e salterà. Per la Fiorentina c’è un solo nome»

Cassano: «Pioli è incasinato di brutto e salterà. Per la Fiorentina c’è un solo nome». Le dichiarazioni dell’ex fantasista sulla squadra viola

Panchina a rischio, un ultimatum e un successore già designato. Antonio Cassano, nel suo consueto stile senza filtri, emette la sua sentenza sul futuro di Stefano Pioli alla Fiorentina. Durante il suo format “Viva el Futbol“, l’ex attaccante ha analizzato il momento nerissimo della squadra viola, prevedendo un imminente cambio in panchina e indicando in Luciano Spalletti l’unico nome possibile per la successione.

La critica di Cassano è totale: non avrebbe mai scelto Pioli e ora, visti i risultati disastrosi, lo considera a un passo dall’esonero. «Io ho l’impressione che tra non molto Pioli possa saltare. È terzultimo e devi andare a Milano. O raddrizzi il trend dopo questa sosta… oppure sei destinato a saltare. Quando questi allenatori vanno in Cina o in Arabia a prendere soldi… Io non lo avrei preso, avrei preso Iraola o altri. Ha 3 punti ed è incasinato di brutto. Lo aspetti? Io penso che l’unico nome altisonante, che viene da due anni tribolati, è quello di Spalletti».

L’analisi di “Fantantonio” è spietata. La classifica deficitaria (“è terzultimo”) e un calendario proibitivo, a partire dalla trasferta a San Siro contro il Milan dopo la sosta, formano un cocktail letale per il tecnico. Secondo Cassano, se non arriverà un’immediata inversione di tendenza, l’addio sarà inevitabile.

La sua non è solo una critica ai risultati, ma anche al profilo dell’allenatore, con una stoccata alle sue esperienze passate. Ma è sul finale che Cassano lancia la sua bomba: in caso di esonero, vede un solo nome “altisonante” in grado di risollevare la Fiorentina, quello di Luciano Spalletti. Una suggestione forte, che aggiunge ulteriore pressione a un ambiente già incandescente. Mentre la società viola continua a professare fiducia in Pioli, la sosta per le nazionali si trasforma in un vero e proprio conto alla rovescia per il tecnico.

Del Piero e la scomparsa della tecnica nel calcio italiano. Ha davvero ragione lui?

Del Piero e la scomparsa della tecnica nel calcio italiano. Ha davvero ragione lui? Analisi e differenza tra fisicità e atletismo

Alessandro Del Piero ha lanciato un accorato appello: nel calcio italiano, la tecnica sta scomparendo. Dagli studi di Sky, l’ex capitano bianconero ha affermato: «La mentalità è cambiata, già negli ultimi anni di Juve me ne stavo accorgendo. Noi li vogliamo grandi e grossi, non giriamoci attorno alle cose. Noi vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Punto. Perché il calcio è grande, grosso e veloce. In Francia sono così, Inghilterra è così. In Italia noi siamo sempre stati i più bravi perché abbiamo visto qualcosa di diverso dagli altri, sul talento, sulla tecnica».

Questa argomentazione, sebbene da “salotto tv”, spinge alla riflessione, specie se proviene da uno dei giocatori più tecnici della nostra storia. La rivista UltimoUomo ha deciso di entrare nello specifico e propone un’analisi articolata. Ecco la sintesi dell’ottima trattazione a firma Emanuele Atturo.

L’ossessione per la forza fisica è evidente e supportata da dati: un report del CIES rivela che due delle tre squadre più alte al mondo sono italiane (Cagliari e Atalanta), e la Serie A ha l’altezza media maggiore, superando persino la Premier League. Un dato curioso, considerando che l’Italia è solo il 79° paese al mondo per altezza media.

Questo fenomeno potrebbe essere interpretato come una “logica compensativa”, un senso di subalternità che affonda le radici in Gianni Brera e nella sua idea degli “italianuzzi” costretti al catenaccio per rimediare ai limiti fisici. Come scriveva Brera: «Se davvero il calcio esprime quello che un popolo è e sente in quel momento storico, è abbastanza naturale che nasca il difensivismo».

Tuttavia, un paradosso emerge: come si concilia questa ossessione per i corpi mastodontici con un campionato italiano spesso lento e compassato? Se si acquistano giocatori «atleticamente formidabili», ci si aspetterebbero partite ad alto ritmo, non «meste partite coreografate, simili a battaglie settecentesche». L’impressione è che nel calcio italiano ci sia un’idea parziale e quantitativa della forza fisica, basata su altezza e «spessore», come se il calcio fosse sumo, non uno sport dinamico. Un’idea da «mercato del bestiame», in cui si è forte chi «sembra forte».

Il problema non è solo la tecnica, ma anche una «idea distorta di forza fisica». Il PSG ha vinto la Champions con un centrocampo di piccoli talenti come Joao Neves e Vitinha, la cui forza fisica è nella rapidità, agilità e intensità, non solo nell’altezza. Lo stesso vale per i terzini del Liverpool o gli attaccanti del Manchester City come Foden e Doku. Molti talenti offensivi italiani, invece, pur avendo qualità tecniche, difettano proprio di questa «elettricità fisica».

C’è un fraintendimento tra “fisicità” e “atletismo”. Il calcio italiano è ossessionato dalla prima, ma manca del secondo. La tecnica e il fisico vengono concepiti in modo slegato, quando nel calcio sono inscindibili e applicati alle situazioni. Forse, come suggerisce Nesta, la vera differenza sta nella «mancanza di giocatori offensivi che alzano il livello». La provocazione di Del Piero tocca nervi scoperti, rivelando problemi antichi e complessi nella nostra diffidenza verso la tecnica.

Tonali fa impazzire Scholes: «Lo amo, è il migliore in Premier. Persino meglio di…»

Tonali fa impazzire Scholes: «Lo amo, è il migliore in Premier. Persino meglio di…». Le dichiarazioni della leggenda del calcio inglese

Quando a parlare è una leggenda del centrocampo come Paul Scholes, le parole hanno un peso specifico enorme. E la sua ultima, clamorosa investitura ha un sapore tutto italiano: per l’ex bandiera del Manchester United, il miglior centrocampista della Premier League è Sandro Tonali.

Intervenuto durante un confronto nel programma The Overlap, Scholes non ha usato mezzi termini, arrivando a preferire l’italiano del Newcastle a un gigante del calcio inglese come Declan Rice, protagonista di un trasferimento da oltre 100 milioni di sterline in estate.

Scholes incorona Tonali: «Lo preferisco a Declan Rice»

La leggenda inglese ha argomentato la sua scelta con una disamina tecnica precisa, elogiando la brillantezza di Tonali e sottolineando i piccoli difetti che, a suo dire, frenano ancora Rice. «Amo Tonali al Newcastle, penso sia stato brillante. Penso che sceglierei Tonali come miglior centrocampista della Premier, anche meglio di Declan Rice. Mi piace davvero Rice, ha tutto. Solo che a volte fa troppi tocchi, cerca di essere più elegante in campo di quanto dovrebbe esserlo. Ha doti fisiche importanti, può essere un centrocampista box-to-box con tanti gol. Semplicemente non lo fa abbastanza. Preferisco Tonali…»

L’incoronazione di Scholes è un attestato di stima potentissimo, che arriva a coronamento di un avvio di stagione eccezionale per l’ex milanista. Le sue prestazioni di alto livello con la maglia del Newcastle non sono passate inosservate, come dimostrano i due assist già collezionati in nove presenze tra Premier e Champions League.

Un rendimento che gli è valso anche la conferma in Nazionale. Il CT Gennaro Gattuso, infatti, lo ha convocato per le prossime, delicate sfide di qualificazione mondiale contro Estonia e Israele. Un’ulteriore prova della crescita esponenziale di un giocatore che, secondo una delle più grandi leggende del centrocampo inglese, è già oggi il migliore di tutti.

Camarda entusiasta: «Contento per il goal. Penso che possiamo raggiungere grandi obiettivi»


Camarda esplode in Under 21: «Questo gol è solo l’inizio». Le parole

Francesco Camarda è diventato protagonista assoluto con la maglia dell’Italia Under 21, segnando un gol da ricordare e stabilendo un record. A 17 anni e 7 mesi, è il più giovane giocatore di sempre a realizzare una rete con gli Azzurrini, superando il precedente primato di Seydou Fini. Una rete che va oltre il risultato: è un punto di partenza per un ragazzo pieno di ambizione.

«Sono molto felice», ha detto Camarda all’emittente Rai2 dopo la partita. «Tutto è un punto di partenza per allenarci sempre meglio, giorno dopo giorno». Il suo entusiasmo è palpabile, così come la consapevolezza del gruppo: «Siamo una bella squadra, ci divertiamo e lo stiamo dimostrando in campo».

La rete è arrivata con un gesto tecnico ardito: un cucchiaio su rigore. Un’esecuzione che mostra senza timori la personalità del giovane attaccante. Camarda non ha nascosto che correre rischi fa parte del suo modo di giocare: «Non sapevo che il CT non fosse un amante del cucchiaio, ma mi è andata bene. Sono scelte che un giocatore si prende».

Il ragazzo ha poi scherzato sul fatto che Ibrahimovic, sua grande ispirazione, “non sarebbe contento” di quel cucchiaio, ma ha ribadito che il momento importante non è il gesto tecnico, ma la vittoria e la prestazione di squadra: «Sono soddisfatto non tanto per me, quanto per i compagni. Si è visto un gruppo unito».

Il gol contro la Svezia, ottenuto con grande freddezza e fiducia, assume un valore particolare: non solo per la statistica, ma per la mentalità che esprime. È un segnale forte che Camarda vuole utilizzare come stimolo per crescere ancora e consolidarsi tra i grandi del calcio italiano.

La Nazionale Under 21, che ha dominato il match, ha beneficiato di questo lampo del giovane talento. Ora l’attesa è per i prossimi impegni, dove Camarda dovrà dimostrare che non è un caso isolato.

In conclusione, quel gol non è soltanto un record da celebrare, ma l’inizio di un percorso. Camarda lo sa bene: «Questo è solo l’inizio». Con la fiducia dei compagni, la determinazione e la personalità mostrata, il ragazzo è pronto a scrivere nuove pagine con la maglia della sua nazione, con ambizione, stile e talento.

Torino, Cairo sicuro: «Tanti tifosi mi dicono di non mollare. Cessione? Ho dato disponibilità, ma…»

Il presidente del Torino Urbano Cairo a ruota libera, dal passato al presente, dalla cessione al rapporto coi tifosi, i sogni, le ambizioni e le difficoltà 

Urbano Cairo rincara la dose. Dopo le dichiarazioni rilasciate già ieri sera ai cronisti questo pomeriggio – sempre in occasione del Festival dello Sport di Trento – si è raccontato in una lunga chiacchierata con il giornalista Aldo Cazzullo. Tanti i temi accarezzati (più o meno tangenzialmente) dal numero uno del Torino. Un viaggio tra i ricordi e considerazioni più attuali, quello del patron del club piemontese, che parte dal bilancio dei suoi vent’anni di presidenza a tinte granata, passando per il rapporto con i tifosi (buona parte di questi lo contesta), le voci su una possibile cessione della società, gli investimenti economici e tanto altro ancora. Vediamo qui alcuni estratti salienti del suo intervento, le parole raccolte da Gazzetta:

IL BILANCIO DI CAIRO COL TORINO – «Il bilancio di questi vent’anni è positivo, molto positivo, mi sono divertito. Come in tutte le attività, durante questi vent’anni ci sono stati momenti in cui le cose sono andate bene, altri meno bene. Sono stati vent’anni di passione. Io l’ho fatto volentieri e lo rifarei. Non rimarrò al Toro a vita, l’ho detto già molte volte. Ma ci dev’essere qualcuno che si candidi e che dia delle garanzie per permettere al Toro di fare buone cose e per evitare che poi lo sfrutti pure. E’ una cosa molto delicata. Al momento non ho ricevuto offerte, ho dato disponibilità a vendere il Toro ma al momento non ho una proposta e non posso dire che stiamo trattando per vendere il Toro. Non ho trattative perché non ho offerte». 

L’ACQUISTO DEL TORINO – «Pensavo già al Toro nel ’99, ma non arrivammo mai a parlarci all’epoca. Invece una squadra che guardai in quegli anni fu il Genoa, prima del Toro, mi portarono anche dal presidente dell’epoca ma non ci mettemmo d’accordo. Poi nel 2005 il sindaco di Torino, Chiamparino, mi chiamò e io diedi la mia disponibilità. In quel momento a Torino nessuno si fece vivo: probabilmente il sindaco chiamò me anche perché non c’era nessun altro».

IL RAPPORTO DI CAIRO COI TIFOSI DEL TORINO – «Al Toro mi sono sempre comportato nella gestione come se i tifosi fossero tutti a mio favore. Non ho mai, nemmeno per un momento, dubitato se un investimento andava fatto perché ero contestato. Ero sempre sicuro che le cose andavano fatte per il bene della squadra. Ci sono quelli che mi contestano, ma c’è tantissima gente che quando mi vede mi chiede un selfie. C’è tanta gente che mi scrive ‘vai avanti, non mollare, se non arrivavi tu chissà dove saremmo’. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce». 

GLI INVESTIMENTI ECONOMICI – «Ad oggi nel Toro, di tasca mia, ho messo la bellezza di 72 milioni. Gli incassi da plusvalenze e diritti tv sono serviti a pagare i costi. Quello che conta è quanto ho messo nella cassa. Nel 2005, ad esempio, la prima cosa che ho fatto è stato aumentare il capitale sociale da 200.000 euro a 10 milioni di euro perché c’era bisogno di fare il calcio mercato, dal momento che il Toro che ho preso nel 2005 aveva 8 giocatori esperti, e il più bravo era Oscar Brevi che aveva 38 anni» 

IL LEGAME COL CALCIO – «Da bambino la cosa che mi piaceva tanto era il calcio, e leggevo la Gazzetta dello Sport come il Corriere e la Notte. Il mio sogno era di fare il calciatore. Poi ho giocato nella Pro Sesto, all’inizio giocavamo ai giardinetti, poi in cortile dove giocavo da solo contro quattro o cinque. Questa cosa non mi ha agevolato nel calcio perché sono diventato un grande veneziano. E quindi non la passavo mai. Alla Pro Sesto ero ala destra, ho fatto un paio di campionati belli, sembravo anche promettente. Poi sono passato in un’altra società, il Cantù, alla fine mi son detto che era meglio che studiassi».

GLI IDOLI DEL CAIRO ‘BAMBINO’ – «La mia prima squadra è stata il Milan, ma l’ho sempre detto, e il mio idolo ai tempi era Gianni Rivera. Un altro grande giocatore che mi piaceva tanto era Claudio Sala, al quale cercavo di imitare in tutti i modi. E poi i Gemelli del Gol, i grandi attaccanti del Toro Pulici e Graziani».

Calciomercato Serie A, una squadra è pronta ad affondare per Sandro Tonali


Calciomercato Serie A: la Juventus punta Tonali per la rivoluzione estiva

Il Calciomercato Serie A si arricchisce di una trama affascinante che ha come protagonista uno dei nomi più amati dagli appassionati italiani: Sandro Tonali. Il centrocampista del Newcastle, attualmente fermo per squalifica, è al centro dei pensieri della Juventus, che lo considera il tassello ideale per costruire un nuovo ciclo vincente.

Secondo quanto emerge da ambienti vicini alla società bianconera, il club sta lavorando in silenzio, con pazienza e strategia, per riportare Tonali in Italia. L’estate scorsa il primo tentativo si è scontrato con il muro del Newcastle: nessuna apertura alla cessione e costi fuori portata. Ma la Juve non ha mai davvero abbandonato l’idea, consapevole che i tempi potrebbero presto diventare più favorevoli.

Nel panorama del Calciomercato Serie A, il ritorno di Tonali rappresenterebbe una vera e propria operazione simbolo. I bianconeri cercano da tempo un leader tecnico a centrocampo, un giocatore con visione di gioco, personalità e capacità di guidare la squadra nei momenti decisivi. Tonali risponde perfettamente a questo identikit e, soprattutto, ha ancora ampi margini di crescita.

Le prossime finestre di mercato non sembrano ancora il momento giusto per l’affondo decisivo, ma l’obiettivo della Juve è programmare il colpo per l’estate 2026, quando mancheranno due anni alla scadenza del contratto del centrocampista con il Newcastle. A quel punto, se Tonali dovesse scegliere di non prolungare, il club inglese potrebbe essere costretto ad ascoltare offerte, e la Juventus si farebbe trovare pronta.

Dal punto di vista economico, l’operazione non sarà semplice: Tonali guadagna circa 8 milioni netti a stagione e il suo cartellino ha ancora un valore molto alto. Tuttavia, nel calciomercato Serie A, le grandi manovre iniziano con largo anticipo, e la Juve è abituata a giocare d’anticipo per garantirsi i migliori talenti.

Il ritorno di Tonali in Italia, inoltre, avrebbe un impatto non solo tecnico, ma anche simbolico: riportare in Serie A uno dei registi più promettenti del calcio italiano rappresenterebbe un segnale forte per tutto il movimento. Un’operazione che restituirebbe prestigio al campionato e riaccenderebbe l’entusiasmo dei tifosi bianconeri, sempre più desiderosi di rivedere una squadra competitiva in Italia e in Europa.

Gattuso carica l’Italia: «Non sottovaluteremo l’avversario, ma vorrei vedere questa cosa domani»


Italia, Gattuso: orgoglioso del gruppo, testa all’Estonia e non alla Norvegia

Alla vigilia della sfida contro l’Estonia nelle qualificazioni al Mondiale, Gennaro Gattuso si è mostrato fiducioso e convinto delle potenzialità della sua nazionale. Ai microfoni di Sky Sport, il commissario tecnico ha scelto di fissare l’obiettivo ad un passo per volta, invitando la squadra a concentrarsi solo sulla partita di domani anziché guardare oltre, alla Norvegia o ad altri risultati esterni.

«Non bisogna guardare la classifica… Ci sono ancora 12 punti a disposizione, pensiamo alla partita di domani senza pensare alla Norvegia», ha affermato Gattuso con fermezza. La sua filosofia è chiara: ogni gara ha la sua storia e merita il massimo impegno.

Interpellato su cosa chieda alla squadra, Gattuso ha sottolineato l’importanza dell’attenzione: «Dobbiamo annusare il pericolo, non sottovalutare la partita, perché sarà dura». Anche in match ben controllati, un episodio può cambiare le sorti. Seppure l’Italia abbia avuto buone occasioni nelle partite recenti, il tecnico ha ricordato che è decisivo concretizzare: «Abbiamo visto a Bergamo che pur con tante chance serviva segnare». Un invito a aumentare cattiveria e precisione sotto porta.

Nel rivolgersi ai suoi uomini, Gattuso non ha nascosto il suo affetto per il gruppo: «Il gruppo mi piace perché lavora con intensità e serietà, hanno sguardi positivi e stanno bene insieme. Poi c’è la partita… È un onore guidare questo gruppo». Parole che riflettono l’idea di una nazionale in crescita, unita attorno ad un progetto tecnico condiviso.

Sulle opzioni a sua disposizione, Gattuso ha citato alcune possibili soluzioni: «Spinazzola può essere una risorsa: uno può giocare anche 30 minuti, l’importante è farsi trovare pronti». E ancora: «Raspadori, Spinazzola, Cambiaso, Orsolini… Sono tanti buoni giocatori, vediamo chi scenderà in campo domani, ma non dimentichiamo che ci sono anche cinque cambi che possono fare la differenza».

Quanto al ruolo di Calafiori, Gattuso lo ha menzionato in relazione al gioco moderno: «Mi piace quando occupiamo il campo con giocatori che non ti aspetti, il calcio moderno è questo. Ma serve equilibrio e fare bene determinate cose». Con quella frase, il tecnico lascia intendere che potrebbe puntare su soluzioni meno convenzionali, capaci di sorprendere l’avversario.

Infine, Gattuso ha riaffermato la missione azzurra: qualificarsi al Mondiale. «Siamo qua per questo e dobbiamo passare da partite come quella di domani». In altre parole: la strada è tracciata, ma ogni passo dipenderà dall’atteggiamento in campo. Il suo messaggio è forte: credere nel “noi”, concentrarsi sul presente e far parlare il campo.

Calafiori rassicura: «Italia, non rimarrai fuori dal Mondiale. Ecco cosa servirà»


Calafiori: «Non riesco a vedere l’Italia fuori dai Mondiali». Le parole dell’ex Bologna

Riccardo Calafiori, difensore dell’Italia e dell’Arsenal, ha parlato alla vigilia della gara contro l’Estonia valida per le qualificazioni al Mondiale 2026: un intervento sincero e deciso, con riferimenti sia al proprio ruolo che alle ambizioni azzurre.

«In teoria sono un terzino, ma in questo inizio mi sto divertendo molto», ha dichiarato Calafiori, spiegando come la libertà concessa dal tecnico gli stia permettendo di esprimersi meglio e di dare un contributo importante alla squadra. È un momento in cui la nazionale sta cambiando passo, caratterizzato da intensità e idee, e Calafiori ammette di non essersi aspettato tanta veemenza iniziale: «Con tanta intensità… non me lo sarei aspettato».

Per lui, e per molti altri, la certezza è una sola: l’Italia non può restare fuori da un Mondiale. «Perché siamo l’Italia. Non riesco a vedere l’Italia fuori dai Mondiali», ha ribadito con convinzione il difensore. Il riferimento è inevitabile: dopo le mancate partecipazioni recenti, la pressione è alta per rientrare nella manifestazione per eccellenza. «Mi è dispiaciuto le ultime volte che siamo rimasti fuori, faremo tutto il possibile», ha aggiunto, mostrando che non si tratta solo di una dichiarazione di facciata, ma di un impegno autentico.

Calafiori non si limita a parlare di sogni nazionali: analizza anche il contesto tattico, riconoscendo la difficoltà del gioco internazionale. «Le squadre sono tutte diverse, tutte pericolose. Dobbiamo leggere prima le situazioni di pericolo — e questo vale anche per me», ha affermato, consapevole che anche in difesa è fondamentale anticipare più che rincorrere.

L’intervento del giovane azzurro fa emergere un giocatore che, pur giovanissimo, ha già le idee chiare. Il suo contributo sarà prezioso non solo in campo, ma anche come esempio per chi lo affiancherà. La nazionale vuole voltare pagina: non affidarsi solamente ai nomi storici, ma costruire un gruppo unito, pronto a combattere su ogni palla.

Con la maglia dell’Italia, Calafiori vuole confermarsi e crescere, nel progetto azzurro che punta a tornare protagonista sui palcoscenici mondiali. La strada è tortuosa, le avversarie insidiose, ma la convinzione è quella di chi ha chiaro il proprio obiettivo: riportare l’Italia dove merita, tra le migliori del mondo, con il contributo di chi non si tira indietro.

Kvaratskhelia sicuro: «Mi sento rinato al PSG. Ora voglio raggiungere quell’obiettivo»


Kvaratskhelia: «Grazie al PSG, ora sono tornato al 100%». Il talento della Georgia è pronto a riprendersi la scena

Khvicha Kvaratskhelia ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida tra Georgia e Spagna, valida per le qualificazioni al Mondiale 2026. Dopo settimane complicate a causa di un infortunio al polpaccio, il fantasista georgiano ha confermato di essere finalmente pronto a tornare protagonista, ringraziando pubblicamente il Paris Saint-Germain per il supporto ricevuto durante la fase di recupero.

«È fantastico – ha dichiarato – aver avuto tempo per prepararmi al meglio. Voglio ringraziare il mio club, il PSG, che mi ha permesso di tornare al 100% della condizione. Mi sento pronto».

Il rientro di Kvaratskhelia rappresenta una notizia importantissima per la nazionale georgiana. Il numero 7 è il faro tecnico della squadra e la sua assenza nelle scorse settimane si è fatta sentire. Ora, però, tutto è alle spalle: ha ripreso ad allenarsi con intensità e punta a dare il massimo già dalla prossima gara contro gli spagnoli, una delle avversarie più ostiche del girone.

«Faremo tutto il possibile per qualificarci al Mondiale», ha assicurato l’esterno offensivo. «Sappiamo quanto siano decisive queste partite e vogliamo seguire al meglio le indicazioni del nostro allenatore».

Il suo infortunio aveva destato preoccupazioni, anche considerando l’importanza della stagione sia a livello di club che di nazionale. Tuttavia, lo staff medico del PSG ha gestito con attenzione il recupero del giocatore, permettendogli di rientrare senza forzare i tempi.

La gara contro la Spagna sarà una prova di maturità non solo per la Georgia, ma anche per Kvaratskhelia stesso, chiamato a dimostrare di essere tornato ai suoi livelli. La squadra ha bisogno della sua creatività, dei suoi strappi, delle sue giocate imprevedibili. In una corsa complicata verso il Mondiale, ogni punto può fare la differenza, e avere un Kvaratskhelia in forma è un’arma in più per la Georgia.

Con il sostegno del club e la voglia di ritrovare il campo con la maglia della sua nazione, Kvaratskhelia è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera. Il sogno Mondiale passa anche dai suoi piedi.

Infortuni Bologna, quando ritornerà Immobile (e non solo)? Spunta l’indiscrezione


Infortuni Bologna: l’infermeria si svuota, Italiano spera nel rientro dopo la sosta

Buone notizie arrivano da Casteldebole, dove il tema degli infortuni del Bologna sembra finalmente iniziare a prendere una piega positiva. Dopo settimane di assenze e gestione degli acciacchi, l’infermeria rossoblù si sta pian piano svuotando. Un sollievo per Vincenzo Italiano, che in vista della ripresa post-sosta spera di riavere a disposizione gran parte dei giocatori attualmente fermi ai box.

Con ben dodici calciatori convocati dalle rispettive nazionali, il tecnico ha dovuto fare affidamento su diversi elementi della Primavera durante la ripresa degli allenamenti. Un’occasione per valutare da vicino i giovani, ma anche un segnale della necessità di recuperare i giocatori chiave il prima possibile per affrontare al meglio le prossime sfide di campionato.

Tra i nomi più attesi sul fronte infortuni Bologna, spicca quello di Ciro Immobile. L’ex attaccante della Lazio è tornato a lavorare in campo nella giornata di ieri, segnale incoraggiante in vista di un possibile rientro tra i convocati dopo la pausa per le nazionali. Il suo obiettivo è essere pronto tra le sfide contro Cagliari e Fiorentina, anche se resterà escluso dalla lista UEFA a causa dell’infortunio rimediato già alla prima giornata.

Discorso diverso, invece, per Ibrahim Sulemana, ancora alle prese con un infortunio al ginocchio. Per il centrocampista ghanese i tempi di recupero sono leggermente più lunghi e lo staff medico del Bologna punta al suo rientro tra la gara casalinga contro il Torino e la trasferta al Tardini contro il Parma. Anche per lui, però, le sensazioni sono positive e non si registrano complicazioni nella fase riabilitativa.

Il tema infortuni Bologna resta comunque centrale nella gestione della rosa. Italiano sa bene quanto sia fondamentale avere tutti gli uomini a disposizione in un campionato lungo e competitivo come quello di Serie A, soprattutto in una stagione in cui il Bologna vuole confermare quanto di buono mostrato negli ultimi mesi.

Con il lavoro dello staff medico e la prudenza nel reintegro degli infortunati, il club rossoblù guarda con fiducia alle prossime settimane. La sosta per le nazionali potrebbe trasformarsi in una preziosa finestra per recuperare forze e rientrare in campo al completo, pronti per affrontare la seconda parte del girone d’andata con rinnovata energia.

Trezeguet ricorda: «Quando arrivai alla Juve mi fecero capire una cosa importante. Su Del Piero…»


Trezeguet: «Alla Juventus ho capito che contava solo vincere»

David Trezeguet è stato tra i protagonisti del Festival dello Sport di Trento, dove ha ripercorso la sua carriera con passione e sincerità. Un viaggio nel tempo fatto di ricordi, aneddoti e riflessioni, soprattutto sul suo profondo legame con la Juventus, un club che – parole sue – gli ha insegnato una sola cosa: vincere, sempre.

Arrivato giovanissimo alla Juve, Trezeguet non ha avuto un impatto immediato. In uno spogliatoio ricco di campioni e nazionali, il suo ingresso non fu semplice. Eppure, tra la concorrenza e la pressione, il francese ha saputo imporsi. Memorabili le parole di Moggi, Giraudo e Bettega all’inizio dell’avventura: «Ti abbiamo preso solo per segnare». Una missione che Trezeguet ha preso sul serio, chiudendo la prima stagione con 35 gol e un regalo «salato» per Lippi, come promesso al tecnico.

Il rapporto con Del Piero è stato uno dei più iconici: «Ci capivamo a occhi chiusi», ha ricordato con affetto. Insieme, sono riusciti a scrivere pagine importanti della storia juventina, superando miti come Platini e Boniperti.

Ma non sono mancati i rimpianti. Il primo, la finale di Champions del 2003 persa contro il Milan. «Moralmente arrivammo meglio, ma non bastò. Non fu una partita bella, e non vincere è stato il mio più grande rammarico.» Dopo quella finale, nonostante l’arrivo di altri campioni, Trezeguet sentiva che qualcosa si era perso.

La discesa in Serie B nel 2006 è un’altra tappa che l’attaccante francese racconta con orgoglio. «Avrei potuto andare via, ma sentivo il bisogno di restituire qualcosa alla Juventus.» Un campionato difficile, ma vissuto con entusiasmo, al fianco di una tifoseria ancora più affezionata. «Ogni trasferta sembrava una festa. Ogni vittoria, una dimostrazione di orgoglio.»

Sul piano personale, Trezeguet ha parlato anche del Mondiale 2006, del rapporto difficile con Domenech e del sogno sfumato di partecipare al suo quarto mondiale. «Mi manca quella Coppa, anche solo per sentirmi parte di quella storia.»

Infine, un pensiero su Camoranesi, amico silenzioso ma presente: «Uno dei più forti con cui ho giocato. Non amava i riflettori, ma sapeva fare tutto.»

Oggi, ovunque vada, Trezeguet sente ancora l’amore del popolo juventino. Un amore guadagnato a suon di gol, sacrifici e fedeltà assoluta a una maglia che non ha mai smesso di sentirsi cucita addosso.

Formazioni ufficiali Atletico Madrid Inter, le scelte per il match odierno


Formazioni ufficiali Atletico Madrid Inter: le scelte di Simeone e Chivu nella Reconstruction Cup

Tutto pronto per la sfida tra Atletico Madrid e Inter, che si affronteranno oggi alle 18:20 nel nuovo stadio di Bengasi, in occasione della Reconstruction Cup, un evento simbolico organizzato per celebrare la rinascita infrastrutturale della città. L’amichevole si inserisce in un contesto carico di significati politici e sociali, ma sul campo resta un test interessante per valutare le seconde linee e alcuni giovani talenti delle due squadre.

Le formazioni ufficiali Atletico Madrid Inter raccontano di due squadre profondamente rimaneggiate, complice l’assenza di molti titolari impegnati con le rispettive Nazionali. Sia Diego Simeone che Cristian Chivu – che guida l’Inter in questa occasione – hanno scelto di dare spazio a giocatori meno utilizzati durante la stagione, con l’obiettivo di testare nuove soluzioni tattiche e concedere minutaggio ai giovani.

Per l’Atletico Madrid, il modulo scelto è un 5-3-2 che combina esperienza e freschezza. In difesa troviamo Lenglet e Giménez, mentre a centrocampo la regia è affidata a Koke. In attacco c’è Griezmann, affiancato da Carlos Martín, uno dei giovani più promettenti del club spagnolo.

Sul fronte Inter, invece, l’undici titolare vede Bisseck, Acerbi e Palacios a comporre la linea difensiva. A centrocampo spiccano i nomi di Darmian e Diouf sulle fasce, con Mkhitaryan in cabina di regia affiancato da Bovo e Luis Henrique. In attacco, spazio alla coppia formata da Bonny e Spinaccè.

Tra le novità più interessanti delle formazioni ufficiali Atletico Madrid Inter, c’è proprio la presenza dal primo minuto di Luis Henrique e Diouf, due profili giovani e in cerca di visibilità. Chivu punta su di loro per aumentare la velocità e l’imprevedibilità sulle corsie laterali. Dall’altra parte, Simeone mescola veterani e giovani, dando minuti preziosi a elementi finora poco utilizzati.

La Reconstruction Cup si trasforma così in un’occasione utile per entrambe le squadre: un test utile in vista dei prossimi impegni ufficiali, ma anche un’opportunità per mettere in vetrina alcuni giovani in attesa di una chance più importante. Le formazioni ufficiali Atletico Madrid Inter confermano questa linea, offrendo una sfida interessante nonostante il contesto amichevole.

ATLETICO MADRID (5-3-2): 1 J. Musso; 18 Marc Pubill, 2 J. M. Giménez, 15 Lenglet, 3 Ruggeri, 21 Javi Galán; 4 Gallagher, 6 Koke, 11 Almada; 7 Griezmann, 12 Carlos Martin A disposizione: 33 M. De Luis, 26 Kostis, 38 O. Janneh, 39 Rajado, 40 Puric, 42 Javi Serrano, 43 C. Giménez, 46 Castillo, 59 J. Barrios, 65 Darío Frey, 66 Alegre Allenatore: Diego Simeone

INTER (3-5-2): 13 J. Martinez; 31 Bisseck, 15 Acerbi, 42 Palacios; 36 Darmian, 17 Diouf, 45 Bovo, 22 Mkhitaryan, 11 Luis Henrique; 14 Bonny, 47 Spinaccè. A disposizione: 12 Di Gennaro, 43 Stante, 46 Avitabile, 48 Zarate, 49 Maye, 50 Cinquegrano, 51 Kaczmarski, 52 Venturini, 53 Lavelli, 55 Agbonifo, 54 Marello. Allenatore: Cristian Chivu.

Agente Inzaghi: «Addio maturato dopo la finale, avesse vinto la Champions non avrebbe lasciato l’Inter»

Agente Inzaghi: «Addio maturato dopo la finale, avesse vinto la Champions non avrebbe lasciato l’Inter». Le dichiarazioni di Federico Pastorello

Retroscena, verità e strategie di mercato. L’agente Federico Pastorello, in una lunga intervista a Sportmediaset, ha svelato i retroscena di alcune delle operazioni più discusse del calcio italiano, dal clamoroso addio di Simone Inzaghi all’Inter al futuro di big come Lukaku, Meret, De Vrij e Acerbi.

La verità sull’addio di Inzaghi: «Con la Champions non sarebbe andato via»

Pastorello ha raccontato i dettagli della trattativa che ha portato Simone Inzaghi sulla panchina dell’Al-Hilal, rivelando un retroscena fondamentale: la sconfitta nella finale di Champions League è stata decisiva. «È un trasferimento che ovviamente non si completa in quattro giorni, c’è tutto un lavoro dietro. Avevamo già approcciato questo tipo di opportunità, ma la verità è che lui non ha mai voluto entrare nei dettagli di un potenziale accordo prima che accadessero determinate cose. Mi ha confidato che se avesse vinto la Champions non sarebbe mai andato via dall’Inter. Vi garantisco che la decisione è arrivata dopo la finale di Monaco e dopo i colloqui fatti con la dirigenza nerazzurra, anche se ovviamente in questi casi c’è un lavoro dietro le quinte. L’aspetto economico ha avuto la sua importanza, ma lui voleva mettersi alla prova anche all’estero e la lega saudita è tra le più importanti al mondo, non solo per le potenzialità economiche, ma anche per la qualità del campionato. L’Al Hilal è poi il club più importante d’Asia per storia e numero di tifosi».

Lukaku, Meret e i big dell’Inter: il punto sui suoi assistiti

L’agente ha poi fatto il punto su alcuni dei suoi assistiti più importanti, a partire da Romelu Lukaku, attualmente ai box.«Per chi conosce Romelu non è una sorpresa: è un ragazzo con una forza di volontà e una determinazione speciali, poi è estremamente professionale. L’unica cosa che posso dire è che sta lavorando per tornare più forte di prima. Certi infortuni ti segnano, ma ti permettono anche di resettare dal punto di vista fisico e mentale. La preparazione lo farà tornare più forte di prima, ne sono convinto. Ha ancora più voglia di lottare per tornare a incidere, aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi. Ha avuto un inizio di stagione sfortunato, ma tra un po’ Conte avrà un’arma in più a sua disposizione».

Su Alex Meret e la competizione con Milinković-Savić al Napoli: «Alex è stato uno dei calciatori che ha avuto più richieste in assoluto quando si avvicinava alla scadenza, ma lui non ha mai nascosto che voleva rinnovare col Napoli. Le trattative sono state lunghe perché c’erano degli obiettivi economici e contrattuali da raggiungere, ma solo per quello. Nessuna delle due parti ha mai avuto tentennamenti. Ha avuto 4-5 offerte concrete, anche dall’estero, ma lui voleva restare a Napoli. Tra l’altro ha rinnovato sapendo che sarebbe arrivato un secondo portiere di livello, Conte è stato chiaro con lui e anche con me. Vanja ha caratteristiche diverse da Alex e oggi il mister sta facendo un po’ di staffetta, ma nonostante questa cosa, che sapevamo, Alex non ha mai avuto dubbi».

Sul futuro dei difensori dell’Inter, De Vrij e Acerbi, entrambi in scadenza: «Entrambi potrebbero giocare titolari. Quest’anno l’alternanza è un po’ più marcata rispetto all’anno scorso, ma sono due giocatori straordinari, con la maglia dell’Inter cucita addosso. Stefan è qui da tanto, quest’estate ha avuto l’opportunità di andare via, ma ha scelto di rimanere. Ace è all’Inter da meno tempo, ma è già nel cuore dei tifosi. Entrambi sono molto sereni per i prossimi mesi. Per i rinnovi se ne parlerà ad aprile come ha detto la società, se potessero scegliere so che sarebbero contenti di rimanere, ma dipenderà da tanti fattori. Sicuramente al momento è un lusso per l’Inter avere due giocatori così».

Krstović, un talento da top club

Infine, Pastorello ha elogiato Nikola Krstović, talento di cui la sua agenzia ha curato il trasferimento all’Atalanta.«Quando abbiamo avuto questo mandato abbiamo accettato con grande entusiasmo. Lui si è fatto da solo, ha una mentalità molto importante. Ha ben in testa cosa vuole e sa cosa deve fare per arrivarci. Ha sfruttato alla grande l’opportunità di Lecce e ora è arrivato in un top club. Chiaramente l’Atalanta rimane un club con una dimensione non paragonabile ad altre, ma è un posto in cui ha scelto di andare perché ha delle ambizioni comuni a quelle dei Percassi. Sono convinto che rimarrà per anni all’Atalanta, dove può togliersi grandi soddisfazioni e vincere anche dei trofei».

Capello consiglia Allegri: «Svegli Leao ma non lo ferisca»

Capello consiglia Allegri: «Svegli Leao ma non lo ferisca». Le dichiarazioni dell’ex tecnico su Milan, Juventus e sul campionato di Serie A

Un’analisi lucida, tra elogi, stoccate e pronostici a sorpresa. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, la leggenda della panchina Fabio Capello ha offerto la sua autorevole visione sulla Serie A, delineando le gerarchie del campionato e non risparmiando critiche mirate a giocatori e club.

Il campionato: Napoli, Inter e il Milan degli “anziani”

“Don Fabio” ha prima di tutto tracciato un quadro generale della lotta al vertice, elogiando la competitività del Napoli, la ritrovata fiducia dell’Inter e, soprattutto, il progetto del Milan. «Dalla competitività totale del Napoli, il ritorno dell’Inter come squadra, come fiducia all’allenatore e dal Milan che con due ‘anziani’ come Modric e Rabiot sta facendo qualcosa di interessante: far capire ai giovani che con la qualità e la volontà si può andare lontano».

Leao: «Speriamo che Allegri riesca a svegliarlo»

L’analisi si è poi spostata sui singoli, con una critica costruttiva ma affilata nei confronti di Rafael Leão, di cui riconosce il talento ma lamenta la discontinuità. «Ha grandi doti, ma si perde durante la partita. Non è sempre dentro la gara, specialmente nella fase difensiva. Ha trovato un allenatore che sembra avergli messo le unghie addosso. Speriamo che non lo ferisca, ma riesca a svegliarlo».

Juventus: «Manca equilibrio, le punte non sono quelle sperate»

Duro il giudizio sulla sua ex Juventus, che secondo Capello ha ancora diversi nodi da sciogliere, soprattutto in attacco.«Per me, la Juventus non ha ancora l’equilibrio e quel centrocampo che dia quella garanzia di essere forte quando si difende. E’ legata ai due esterni, ma la cosa vera è che le punte non sono quelle che speravano avendo speso tanto».

La sorpresa: «Roma da Scudetto? Penso di sì»

Infine, l’investitura più inaspettata è per un’altra sua ex squadra, la Roma, che Capello inserisce a pieno titolo tra le pretendenti al titolo. «Penso di sì. E’ una squadra che ha giocatori di qualità come Soulé e Dybala e un allenatore che è un martello e sa dove vuole arrivare. Con dei rinforzi nei ruoli precisi potrebbe essere una delle sorprese».

Dalle certezze del Napoli alla scommessa Roma, passando per i dubbi su Juve e Leão: la Serie A secondo Capello è un campionato ancora tutto da decifrare, ma ricco di spunti e potenziali sorprese.

Formazioni ufficiali Italia Svezia U21: le scelte di Baldini

Formazioni ufficiali Italia Svezia U21: le scelte di Baldini in vista del match valido per qualificazioni all’Europeo di categoria

Un esame di maturità per continuare a sognare in grande. L’Italia Under 21 di Silvio Baldini scende questa sera in campo allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena per affrontare i pari età della Svezia, in una sfida cruciale per le qualificazioni all’Europeo di categoria del 2027.

Gli Azzurrini arrivano all’appuntamento da favoriti e a punteggio pieno. Sotto la guida del nuovo CT, la Nazionale ha iniziato il suo percorso con due vittorie consecutive, battendo prima il Montenegro per 2-1 e poi la Macedonia del Nord per 1-0. Un avvio perfetto che ha messo l’Italia in testa al Gruppo 5. La partita di stasera contro gli scandinavi è un’occasione fondamentale per consolidare il primato e mettere una seria ipoteca sulla qualificazione. Dopo la delusione dell’eliminazione ai quarti di finale nell’ultimo Europeo, c’è grande voglia di riscatto.

Per la sfida di Cesena, Baldini si affida a un 4-3-3 a trazione anteriore, con un tridente giovanissimo e ricco di talento composto da Cherubini, il classe 2007 Camarda e Koleosho.

Le formazioni ufficiali di Italia U21 – Svezia U21

ITALIA (4-3-3): Palmisani; Palestra, Marianucci, Mane, Bartesaghi; Pisilli, Lipani, Ndour; Cherubini, Camarda, Koleosho. C.T. Baldini.

SVEZIA U21 (4-3-3): Bishesari; Antwi, Makolli, Zatterstrom, Perez Vinlof; Bjorklund, Thorell, Boudry; Nijie, Swedberg, Sonko. C.T. Backstrom.

Tutto è pronto per una serata che si preannuncia spettacolare, un test importante per misurare le ambizioni di un gruppo che punta a essere protagonista assoluto del prossimo futuro del calcio italiano.

Adani: «Modric può giocare in Serie A fino a 50 anni»

Adani: «Modric può giocare in Serie A fino a 50 anni». Il pensiero del noto opinionista sul fuoriclasse croato del Milan

Un’ode al calcio, un inno alla classe pura. Lele Adani, nel suo consueto intervento a “Viva el Futbol”, ha tessuto le lodi di Luka Modrić, descrivendo l’impatto del fuoriclasse croato sul Milan e sulla Serie A con la sua tipica passione e profondità analitica. Per Adani, Modrić non è solo un giocatore, ma un artista che “disegna calcio”.

L’ex difensore ha analizzato la prestazione del croato contro la Juventus, prendendo un singolo episodio come manifesto della sua grandezza: una palla filtrante che ha generato la prima occasione del match, una giocata apparentemente semplice ma che nasconde una visione di gioco superiore.

«Modric disegna calcio e lo può fare per 10 anni in Italia. Il primo tiro di Juve-Milan è una conclusione alta di Rabiot al 28′. Lì lui mette una palla filtrante che non vedono tutti o che pensano sia banale. Lui lega il gioco e gioca un calcio mai banale. Per citare i grandi milanisti: Rivera o Pirlo giocavano come lui. Modric rifiuta la mediocrità, lo ha detto nella prima intervista. Lui sa solo mettersi il vestito da grande, gioca per la gente che sa di calcio e per chi lo ama».

L’analisi di Adani è un’investitura potentissima. Paragonandolo a leggende rossonere del calibro di Gianni Rivera e Andrea Pirlo, lo inserisce nella linea di successione dei più grandi registi della storia del club. Ma ciò che colpisce di più Adani è la sua mentalità: il suo “rifiuto della mediocrità” non è solo una scelta tecnica, ma una postura morale, la volontà di cercare sempre la giocata di qualità, mai quella banale.

Secondo il commentatore, Modrić è un giocatore che si esalta nelle grandi occasioni (“sa solo mettersi il vestito da grande”) e che gioca per un pubblico di intenditori, per “la gente che sa di calcio”. Un patrimonio per il Milan e per tutto il campionato, un maestro che, anche a 40 anni, continua a insegnare calcio.

Ancelotti Brasile, tutti pazzi per l’allenatore italiano. C’è solo una nota stonata…

Ancelotti Brasile, tutti pazzi per l’allenatore italiano. Esaltata la sua capacità di migliorare i talenti. C’è solo una nota stonata ed è Neymar…

Carlo Ancelotti sta dimostrando di avere una chiave speciale per i talenti brasiliani. Non solo ha trasformato Vinicius Jr. nel «miglior giocatore del mondo», ma ha fatto brillare anche Militão e Rodrygo nel club più prestigioso del pianeta. Casemiro ha vinto Champions League sotto la sua guida, diventando un leader indiscusso nel Real Madrid.

Ora, sulla panchina della nazionale brasiliana, Ancelotti sta operando la stessa magia: sta facendo «brillare Raphinha ancora di più» e sta rendendo Estêvão, un diciottenne, un «forte candidato a essere titolare nella Coppa del Mondo del 2026». É quanto scrive Paulo Cobos, firma di ESPN.com.br., a testimoniare quanto il tecnico italiano stia convincendo un Paese che in precedenza – in qualcuno – non era così propenso ad accettare che la guida della nazionale fosse affidata a un tecnico straniero.

L’analisi prosegue sottolineando come l’aspetto più sorprendente sia la sua capacità di connettersi. L’italiano Ancelotti aveva messo piede in Brasile solo una volta prima di assumere la nazionale, eppure riesce a conversare con i giocatori brasiliani nati e cresciuti nelle periferie in un modo che «nessun allenatore brasiliano riesce». Con lui, Vinicius Jr. brilla e «gioca prima di tutto per la squadra». Militão acquisisce fiducia, Casemiro è un leader «come mai prima d’ora», ed Estêvão sembra già un veterano.

Nonostante la convinzione che il Brasile non sia ancora tra i favoriti per il Mondiale del 2026, nemmeno dopo la schiacciante vittoria di venerdì contro la Corea del Sud, la visione a lungo termine è chiara. Il meglio che la CBF (Confederação Brasileira de Futebol) dovrebbe fare è «rinnovare il contratto di Ancelotti fino al 2030».

Vincere nel 2026 sarebbe magnifico, ma il potenziale impatto che l’italiano può avere sul futuro del calcio brasiliano, assumendo anche la responsabilità delle categorie giovanili della CBF, è illimitato. Ancelotti potrebbe formare una generazione di giocatori brasiliani in cui il «talento individuale parlerà tanto quanto il gioco collettivo». Un’opportunità unica per «cambiare veramente la mentalità della nazionale». L’unica nota malinconica è che «è un peccato che Neymar potrebbe non avere l’opportunità di vivere questa esperienza»

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