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Chi è Pedro Gonçalves, oggetto del desiderio di Amorim per il suo Milan. La storia e l’identikit tecnico del ‘Pote’

Chi è Pedro Gonçalves, la storia e le caratteristiche tecniche del nuovo obiettivo del Milan di Amorim

Con l’approdo ufficiale di Ruben Amorim sulla panchina del Milan, le grandi manovre per ridisegnare la rosa rossonera sono già entrate nel vivo. Il primissimo nome cerchiato in rosso sul taccuino del tecnico e della dirigenza è quello di Pedro Gonçalves, noto in patria con il soprannome di “Pote”, stella assoluta dello Sporting CP e fedelissimo del nuovo mister lusitano.

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La Storia: dalle giovanili all’eredità di Bruno Fernandes

Nato nel 1998 a Chaves, Pedro Gonçalves ha vissuto una formazione calcistica ricca di tappe internazionali. Dopo i passaggi nei vivai di Braga e Valencia, si trasferisce giovanissimo in Inghilterra per fare esperienza nelle giovanili del Wolverhampton. La sua definitiva e fragorosa esplosione avviene però nel 2019, al suo ritorno in Portogallo con la maglia del Famalicão.

Le sue incredibili prestazioni convincono lo Sporting CP a investire pesantemente su di lui nel 2020, affidandogli un compito sulla carta impossibile: raccogliere l’eredità di Bruno Fernandes, appena ceduto al Manchester United. Sotto la sapiente guida di Amorim, Pote non solo non accusa la pressione, ma trascina i biancoverdi alla storica conquista del campionato dopo 19 anni di digiuno, laureandosi persino capocannoniere della Liga Portugal.

Caratteristiche Tecniche: il perfetto “tuttocampista”

Dal punto di vista tattico, Pedro Gonçalves è il prototipo del calciatore moderno, un vero e proprio jolly offensivo. Destro naturale, ma dotato di un ottimo utilizzo del piede debole, fa della duttilità estrema la sua arma migliore. Può agire come esterno d’attacco, trequartista puro o, all’occorrenza, come mezzala di inserimento.

Nel consolidato 3-4-2-1 di Amorim allo Sporting, ha ricoperto magistralmente il ruolo di trequartista d’attacco, muovendosi nello spazio alle spalle del centravanti. I suoi punti di forza principali sono:

  • Fiuto del gol: Vanta statistiche realizzative da centravanti aggiunto, grazie a un tiro preciso e a un tempismo perfetto negli inserimenti.
  • Intelligenza spaziale: Sa sempre come e dove posizionarsi tra le linee per ricevere palla e mandare in crisi le difese avversarie.
  • Qualità nella rifinitura: È un eccellente uomo assist, capace di inventare la giocata decisiva nello stretto.

Perché è l’obiettivo ideale del Milan? Pedro Gonçalves conosce a memoria ogni singolo dettame tattico del nuovo allenatore rossonero. Il suo eventuale sbarco a San Siro garantirebbe ad Amorim quell’usato sicuro ad altissimo rendimento, fondamentale per trasmettere rapidamente alla squadra i nuovi concetti di gioco e aggiungere una massiccia dose di gol e imprevedibilità alla trequarti del Milan.

Platini categorico: «Tether? Finché vivo nessuno deve toccare la Juventus» – VIDEO

Platini, leggenda della Juventus, ha parlato in conferenza stampa a margine della 21ª edizione della Golf Cup organizzata dalla Fondazione Vialli Mauro

(inviato al Royal Park I Roveri) – A margine della 21ª edizione della Golf Cup al Royal Park I Roveri di Fiano Torinese, evento benefico organizzato da La Fondazione Vialli e Mauro, Michel Platini ha rilasciato queste dichiarazioni in conferenza stampa.

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MONDIALE – «Ho visto pochissimo. Mi è piaciuta la presentazione dei giocatori con i 26 giocatori perché dà prestigio. Adesso siamo solo all’inizio poi l’importante è vincere l’ultima. Per me la Francia è la favorita e se gioca al 100% vince».

FORMULA MONDIALE – «È complicatissimo decidere perché anch’io volevo far qualcosa per il numero di squadre alla coppa del Mondo. Adesso non possono giocare 17 europee e 4 africane. Il problema è quante squadre devi mettere. È un po’ complicato ma era normale aprire al Mondo».

RIPARTENZA JUVE – «Penso sia l’Italia che debba partire a zero e non la Juventus. Non è possibile che l’Italia non faccia un Mondiale da tre edizioni. L’Italia deve riformare come ha fatto la Francia negli anni 50. Quando l’Italia ripartirà allora anche la Juventus tornerà grande. Non dimentichiamoci che l’Italia ha sempre fatto bene con un blocco della Juventus».

AFFETTO PER LA JUVENTUS – «Penso a tre cose: a tutti i tifosi che mi vogliono bene e che in questo momento sono delusi, poi alla famiglia Agnelli e infine ai grandi momenti che ho vissuto con i miei colleghi. Un ritorno? No ho già risposto lo scorso anno».

PARAGONE CON MARADONA – «Perché ha fatto due sport calcio e pallacanestro. Diego è stato più personaggio di me perciò ha fatto più notizie sui giornali di me. Io so che Diego è stato un bravissimo ragazzo e tutti gli volevano bene. In Italia la prima parola che ho imparato è stata sfida per Zico e Diego. In quel periodo era un momento meraviglioso per l’Italia perchè i più grandi campioni erano in serie A».

COME RIPARTIRE IN ITALIA – «Ripartire da zero vuol dire fare il bilancio del calcio e trovare le soluzioni per trovare buoni giocatori. Sono state delle decisioni politiche e non calcistiche. Noi in Francia l’abbiamo fatto tante volte».

DEL PIERO DI NUOVO ALLA JUVE – «Non lo so perché dipende da John Elkann. Io poi non lo conosco Alessandro e non posso dire altro».

YILDIZ – «Ha delle doti e delle possibilità come Olise e Yamal. Sono dei vecchi numeri 10 che ora giocano in fascia».

KALULU E THURAM NON AL MONDIALE – «Deschamps è molto più adatto di me a scegliere i giocatori».

COMOLLI – «Io non conosco la Juve e non sono dentro. Quindi posso parlare in generale. Ha perso una partita con la Fiorentina e vincendo quella poteva andare in Champions e cambiare tutto. Ci sono i cicli e la Juve non può vincere. Lasciamo anche qualcosa, non troppo, ad altri».

LA SUA JUVE – «Un bellissimo gruppo. Per me non è stato semplice perché sostituivo Brady che aveva vinto due scudetti ed era molto amato. Loro mi hanno sempre fatto sentire bene. Poi quando fai gol ti vogliono tutti bene».

DAVID – «È più facile essere un centrocampista perché tocca tanti palloni. Per l’attaccante dipende sempre dalla squadra. Io quando sono arrivato alla Juve giocavo in una Juve Trapattoniana. Quando segnavo dovevo fare 80 metri invece adesso Messi gioca negli ultimi 20 metri. Per questo ho smesso a 32: Trapattoni mi ha tolto la benzina».

NO DI ELKANN A TETHER – «Io sono per la famiglia Agnelli. Nessuno deve toccare la Juve finché vivrò. Difficoltà con le big Europee? Per questo ho creato il Fair Play finanziario ovvero devi vivere con quello che hai. Per me la Juve è la famiglia Agnelli».

VIALLI – «Non l’ho conosciuto molto ed ha fatto una bellissima carriera. Io ho un grande rapporto con Massimo e sono qui per lui. L’ho trovato molto forte nella sua malattia e ho sempre un pensiero per lui. Mi congratulo con tutta l’organizzazione e con Massimo per continuare a portare avanti il ricordo di Gianluca».

LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI MICHEL PLATINI

Antognoni: «Malagò l’uomo giusto, anche Baldini sarebbe la persona giusta. Gli italiani devono tornare a giocare in Serie A» – VIDEO

L’ex numero 10 della Fiorentina, Giancarlo Antognoni, ha voluto dire la sua sui problemi del calcio italiano, su Baldini e su Malagò

(inviato al Royal Park I Roveri) – In occasione della 21esima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup presso il Royal Park I Roveri, Giancarlo Antognoni ha parlato così ai nostri microfoni.

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MALAGO’ L’UOMO GIUSTO? – «Penso che Malagò, se dovesse essere lui, penso sia l’uomo giusto per ricominciare un po’ questo percorso che in questi ultimi anni, almeno a livello di obiettivi e risultati, purtroppo non ne abbiamo ottenuti. Ne abbiamo ottenuti con le nazionali giovanili ma non con la prima squadra, una cosa che va in contrasto. Ci auguriamo che quei ragazzi dei giovani, dell’U19 e U17 in futuro possano dare qualcosa di positivo per questa Nazionale. Purtroppo siamo incappati periodo negativo e bisogna trovare le cause: una di queste può essere il fatto che questi nostri giocatori italiani giocano poco. Fino agli anni Ottanta non c’erano stranieri, poi sono arrivati, ma erano arrivati i migliori a livello mondiale, ed erano 2 o massimo 3. Ora sono sorti questi problemi. Se riusciamo ad avere meno invasione di stranieri forse anche l’Italia potrebbe averne beneficio».

BALDINI MERITAVA UNA CHANCE DA CT? QUALE TRA I GIOVANI CHE ABBIAMO VISTO CON LUI PUO’ ESSERE FUTURIBILE PER LA NAZIONALE? – «Baldini ha dimostrato di essere un allenatore bravo, moderno. Ormai è da 50 anni che sono in questo ambiente, ho visto balzi in avanti anche da parte di Baldini. Ha fatto 850 partite, chiaro, non tutte in Serie A, ha esperienza e secondo me sarebbe la persona anche giusta. Ma io non posso dare consigli. Molti di quei giovani sono andati a giocare all’estero e li abbiamo riconvocati. Diamo più opportunità a questi ragazzi bravi e promettenti di giocare di nuovo in Italia».

CONFERMATA LA MIA ASSENZA AL CENTENARIO DELLA FIORENTINA? – «C’è tempo, ma in questo momento non ci penso, penso ad altre cose. Anche se è il Centenario è un risultato importante della gente, non della proprietà, quelle vanno e vengono. Sinceramente dopo quello che ho sentito in questo momento è un nì, più vicino al no che al sì. Dispiace per i tifosi se non dovessi esserci, ma non è dipeso esclusivamente da me. E’ una cosa un po’ reciproca con la proprietà».

Intrigo Zaniolo: braccio di ferro con i Pozzo. Juve in agguato con la carta Adzic

Nodo ingaggio tra il classe ’99 e i friulani dopo il riscatto dal Galatasaray. I bianconeri pronti a inserire Adzic o Cabal, ma il piano A resta Brahim Diaz

Nicolò Zaniolo è rinato. La stagione a Udine gli ha restituito quella luce che cercava da anni, chiudendo con 5 gol e 5 assist e brillando su palcoscenici prestigiosi come San Siro e l’Allianz Stadium. Un rendimento eccellente che, pur non essendogli valso la chiamata del ct Gattuso per i playoff azzurri, lo ha reso nuovamente un uomo mercato di primissima fascia.

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L’Udinese lo ha appena riscattato dal Galatasaray per 5 milioni di euro (con il 50% della futura rivendita a favore dei turchi), ma il vero scoglio adesso è l’ingaggio. Zaniolo percepisce 1,2 milioni netti a stagione fino al 2029, ma balla una distanza di circa 600-700 mila euro rispetto alle sue richieste. In settimana andrà in scena un vertice decisivo tra la famiglia Pozzo e l’agente Claudio Vigorelli: senza un adeguamento, l’addio sarà inevitabile.

Secondo Tuttosport qui entra in gioco la Juventus, che valuta il trequartista – il cui cartellino si aggira sui 15 milioni – come un’occasione a costi contenuti. Per convincere i friulani, il club bianconero è pronto a mettere sul piatto contropartite gradite, come Vasilije Adzic o Juan Cabal. Attenzione però anche al Como: Cesc Fabregas ha bisogno di italiani per la lista Champions e Zaniolo, che spinge per restare in Serie A, è un profilo che intriga molto. La priorità della Juventus, in realtà, resta Brahim Diaz: se però il marocchino dovesse trovare spazio nel Real Madrid di Mourinho (nonostante l’arrivo di Bernardo Silva), la “Vecchia Signora” si getterebbe a capofitto sull’italiano.



Zola: «I ragazzi italiani hanno bisogno del nostro coraggio di farli giocare. Spero che il prossimo CT venga messo nelle condizioni di fare il proprio lavoro» – VIDEO

Zola: «I ragazzi italiani hanno bisogno del nostro coraggio di farli giocare. Ho una speranza per il nuovo ct». Le parole dell’ex attaccante

(inviato al Royal Park I Roveri) – In occasione della 21esima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup presso il Royal Park I Roveri, Gianfranco Zola ha parlato così ai nostri microfoni.

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PROBLEMA DEI GIOVANI – «È un momento difficile, sicuramente, se ne è parlato anche tanto. C’è tanto lavoro da fare, anche perché gli altri si sono portati molto avanti. Quindi c’è da entrare nell’ordine di idee che bisognerà affrontare un un periodo abbastanza lungo di lavoro su e con i nostri giovani, che sono le nostre risorse. Da altre parti lo stanno facendo e si vede che hanno più di noi. Però non è vero che non ci sono i giovani, ce ne sono. Recentemente abbiamo anche vinto l’Europeo dell’Under 17, e non è la prima volta che lo facciamo negli ultimi anni. È che bisogna comunque programmare per far sì che questi ragazzi, che già sono a buon livello, possano fare un salto di qualità. Perché poi a 17 anni puoi anche vincere l’Europeo Nazionale, ma non sei non hai finito il tuo percorso è diffcile. Probabilmente la cosa più difficile comincia da lì in poi e, comunque, loro sicuramente devono fare la loro parte, però anche noi dobbiamo fare qualcosa di più per creargli quello che li possa aiutare. Perché comunque i nostri ragazzi hanno bisogno anche del nostro coraggio di farli giocare, farli sbagliare, farli maturare, farli crescere».

FUTURO FIGC E NAZIONALE – «Ma io non sono qua per dire è giusto o sbagliato. Quello che posso dire è che c’è tanto lavoro da fare. Sempre che lo debba fare Malagò o Mancini o chiunque, l’importante è che si entri nell’ordine di idee che questa non è una quick solution, come si dice, ma bisognerà lavorare programmando almeno da qui a 10 anni».

DECRETO SPORT LIMITE ALLA RIFORMA ZOLA? – «Mi sembra che il Ministro abbia anche aperto alla possibilità di far venire i finanziamenti verso la nostra riforma, alla Lega Pro potrebbe avere un finanziamento permanente, l’idea è questa. Onestamente quello che noi cerchiamo di fare è di aiutare il sistema. E quando dico sistema non intendiamo solo Serie C, ma noi cerchiamo di far del bene al nostro movimento calcistico. Poi, ecco, è chiaro che quei soldi ci aiutano, perché aiutano le società a strutturarsi, a fare qualità. Vedremo, insomma, ripeto, c’è stata una una predisposizione da parte del Ministro verso questo progetto».

MANCINI HA FATICATO SENZA VIALLI? – «Sicuramente Gianluca è una persona con grandissime capacità e le ha messe a disposizione fino all’ultimo anche per una causa come quella della Nazionale. Però Roberto ha dimostrato anche da parte sua di avere di avere capacità. Penso che sia ingiusto e limitativo dire che Roberto abbia funzionato solo perché c’era Gianluca. Mi state portando a parlare di qualcuno che ancora non ha l’incarico, per come la vedo io, spero che chiunque sia il prossimo CT venga messo in condizioni di fare un buon lavoro. Questo perché non è solo il CT che deve fare il lavoro, ma tutti noi dobbiamo fare in modo che abbia la qualità per poter farlo al meglio».

VALZER DELLE PANCHINE E SARRI – «Ma sono curioso di vedere come farà Maurizio alla alla Atalanta. Lui è un grandissimo allenatore e avrà a disposizione una squadra che penso sia più adatta a lui, ha dei buoni giocatori, ma anche dei buoni giovani e quindi sono sicuro che potrà potrebbe essere un un connubio vincente».

L’INTERVISTA COMPLETA A ZOLA

Massimo Mauro: «Se Mancini torna in Nazionale è come se ci fosse anche Vialli. Palestra non può costare 50 milioni» – VIDEO

L’ex calciatore della Juventus, Massimo Mauro, è intervenuto su diversi temi dalla Nazionale di Mancini a Palestra fino al Milan

(inviato al Royal Park I Roveri) – In occasione della 21esima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup presso il Royal Park I Roveri, Massimo Mauro ha parlato così ai nostri microfoni.

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VIALLI – «Per il rapporto che hanno sempre avuto Gianluca e Roberto, è come se ci fosse. Se Mancini torna a fare l’allenatore della Nazionale credo che Vialli sarà importante. Per quello che ha fatto agli Europei, riconosciuto da tutti, e non perché non ci sia più, ma perché bisogna credere nel ruolo di dirigente, essere umile con i calciatori e dirgli le cose giuste. Bisogna essere bravi a farli, umili e anche capaci».

SU MALAGO’ E PALESTRA – «Credo che Malagò abbia le competenze necessarie per poter interloquire con la politica, con lo sport e soprattutto con i presidenti delle squadre, che onestamente sono in difficoltà. Io adoro Palestra, è un giocatore pazzesco, però no può costare 50 milioni. Se un imprenditore che fa calcio dice che questo prezzo è folle non sbaglia, quindi va all’estero a comprare altro. Questo sinteticamente è uno dei grandi problemi della Nazionale. Si punta sugli stranieri invece che gli italiani, perché costano meno. Se i prezzi dei bravi italiani sono questi allora è complicato».

CARNEVALI AL POSTO DI COMOLLI UN UPGRADE PER LA JUVE? – «Non c’è dubbio ma non è giusto parlar male di Comolli. Per vincere contro Verona e Fiorentina, la Juve era adeguata. Non è colpa di Comolli se non si sono vinte quelle partite, la colpa è dei calciatori. La Juve assolutamente non deve ripetere gli stessi errori e costruire una squadra adeguata all’Europa League. Sbagliare un altro anno sarebbe gravissimo, non si può trattare i tifosi così».

YILDIZ EREDE DI DEL PIERO? – «Io ho adorato Causio, ma quando mi hanno detto che ero l’erede di Causio mi hanno rotto le scatole. Lui era un Dio del pallone e io ero troppo giovane. Credo che Yildiz abbia bisogno di fare la propria strada. Nel gioco bisogna essere furbi, capire le proprie qualità e sfruttarle. E’ giovane ma ha 22 anni, è venuta l’ora che dimostri di essere un leader».

SORLOTH E KOLO MUANI? – «Non lo so, mi piacerebbe tanto trovarmi nelle condizioni di avere responsabilità. Se non sei nessuno è troppo facile dire questo è bravo o non lo è. Kolo Muani c’è già stato, è uno che assolutamente può essere in grado di fare il centravanti della Juve, soprattutto in Europa League».

IL COMO COME MODELLO? – «No, perché giocare con indosso la maglia di Juve e Milan è diverso di farlo col Como. Ovviamente al Como auguro che diventi una grande società e squadra, ma non ha la tradizione di questi club. Bisognerebbe dire questo, che i proprietari di questi club, e non mi riferisco alla Juve ma al Milan, devono rispettare la storia e fare gli investimenti adeguati. La Juve li ha fatti, Elkann ha messo un sacco di soldi, il problema è che non sono arrivati i risultati. Poi il progetto tecnico, Fabregas, sono stati fondamentali, ma è diverso di giocare per una grande società»

Kessié vuole tornare in Italia: in settimana il summit decisivo tra gli agenti e la Juventus!

Kessié vuole tornare in Italia: in settimana il summit decisivo tra gli agenti e la Juventus! Gli scenari per il possibile ritorno in Serie A

Il calciomercato Juventus guarda con attenzione al nome di Franck Kessié. Il centrocampista ivoriano, protagonista al Mondiale con la sua nazionale, potrebbe presto tornare protagonista anche in Serie A. Il suo celebre saluto militare, diventato un marchio di fabbrica durante la precedente esperienza italiana, può infatti rivedersi sui campi del nostro campionato.

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Come riportato da Tuttosport, Kessié ha le idee chiare: vuole lasciare l’Arabia Saudita e tornare in Italia. Il contratto con l’Al-Ahli è ormai vicino alla scadenza e il giocatore si libererà a parametro zero tra circa dieci giorni. Nelle scorse settimane avrebbe anche rifiutato una proposta di rinnovo da 12 milioni di euro a stagione, scelta che conferma la volontà di rientrare nel calcio europeo.

Calciomercato Juventus, Kessié manda segnali chiari

A margine della sfida del Mondiale contro la Germania, decisa anche da una sua rete, Kessié ha ribadito il proprio legame con il nostro campionato: «L’Italia mi manca tantissimo». Una frase che alimenta inevitabilmente le voci sulla Juventus, club alla ricerca di personalità, forza fisica ed esperienza internazionale in mezzo al campo.

Il profilo dell’ivoriano piace molto anche a Luciano Spalletti, che potrebbe trovare in lui un interprete ideale per dare equilibrio e leadership alla mediana bianconera.

Calciomercato Juventus, Carnevali prepara il primo incontro

I primi contatti risalirebbero a gennaio, quando lo stesso Kessié si era proposto alla Juve. Allora l’operazione era stata valutata positivamente anche dalla precedente area tecnica, grazie a dati considerati di alto livello: qualità nei passaggi nell’ultimo terzo di campo, capacità d’inserimento e presenza costante nel recupero palla.

La nuova fase dirigenziale non avrebbe cambiato la valutazione. Giovanni Carnevali apprezza il giocatore e vede in lui un’occasione importante a costo zero.

Calciomercato Juventus, il nodo resta l’ingaggio

Il problema principale resta però lo stipendio. Kessié ha guadagnato cifre molto alte in Arabia e punta a un contratto importante. La Juventus, però, non vuole superare il tetto salariale fissato per Kenan Yildiz.

Secondo Tuttosport, la proposta iniziale potrebbe aggirarsi sui 5 milioni di euro. Il summit tra Carnevali e l’agente del giocatore è previsto a Milano: se Kessié vuole davvero la Juventus, dovrà ridurre sensibilmente le proprie richieste.

Il “super-jolly” di Nagelsmann come Schillaci: Deniz Undav salva la Germania, triplica il suo valore di mercato

La mossa tattica del ct sposta Havertz e lo lancia al centro dell’attacco, il Paese celebra Deniz Undav. Valore di mercato triplicato

La Germania intera celebra Deniz Undav. L’attaccante turcomanno, che compirà trent’anni tra un mese, si è trasformato nell’inatteso salvatore della patria durante la delicatissima sfida contro la Costa d’Avorio. Entrato in campo a mezz’ora dalla fine per rilevare uno spento Musiala, Undav (con la maglia numero 26 sulle spalle) ha ribaltato l’esito del match con due gol spettacolari nell’arco di appena 34 minuti.

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Due prodezze da centravanti purissimo, entrambe realizzate col mancino. La rete dell’1-1 è stata un capolavoro assoluto: una strepitosa girata al volo su un’azione da lui stesso avviata e rifinita dall’ex genoano Amiri. Il gol della vittoria è arrivato invece all’ultimo respiro, negli istanti finali del recupero, grazie a una potente conclusione su un filtrante in verticale di Nmecha. Per festeggiare la sua impresa, l’attaccante ha scelto un’esultanza “all’americana”, incrociando tre dita davanti alla bocca proprio come fa la stella dell’NBA Jalen Brunson (dei New York Knicks) dopo i canestri da tre punti.

Figlio di immigrati in fuga dalla miseria (madre siriana e padre curdo), Undav ha ereditato dai genitori un carattere schivo e riservato nella vita privata – che condivide con la moglie Tanja e la loro figlia – ma si dimostra letale e concreto in area di rigore. I media lo hanno eletto all’unanimità come il “super-jolly nella storia tedesca dei Mondiali“, paragonando questa improvvisa esplosione iridata all’indimenticabile favola di Totò Schillaci a Italia ’90.

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Fino a questo momento, Undav era rimasto prevalentemente nell’ombra del titolarissimo Kai Havertz. Nelle sue precedenti apparizioni in Nazionale (soltanto 11 presenze, di cui appena 3 dal primo minuto per 427 minuti complessivi), era comunque riuscito a siglare la bellezza di 9 reti. Di fronte all’incubo di una sconfitta contro gli ivoriani, il ct Julian Nagelsmann ha avuto l’intuizione vincente: lo ha piazzato al centro dell’attacco, replicando il ruolo che ricopre abitualmente, e ha dirottato Havertz sulla fascia.

Questa doppietta iridata non solo lo consacra a livello internazionale, ma ha anche triplicato in un lampo la sua valutazione di mercato rispetto ai 26 milioni di euro versati due anni fa dallo Stoccarda al Brighton (seconda tappa estera dopo il prestito all’Union Saint-Gilloise). Il suo contratto con i tedeschi scadrà nel 2029, con un ingaggio annuo di circa 3 milioni netti.

Il Mondiale surreale del Senegal: dal delivery per cenare alla minaccia norvegese

Senza cuoco e con i premi congelati, la Nazionale africana si gioca tutto contro Haaland dopo il ko con la Francia. E in caso di vittoria si festeggia ad hamburger

Un commissario tecnico senza contratto fino a poche ore fa, un cuoco rimasto a lungo bloccato in patria e un hotel talmente inadeguato da costringere i giocatori ad affidarsi ai fattorini delle app di delivery per cenare in modo decente. Sembra la trama di una commedia surreale, eppure è la paradossale avventura che il Senegal sta vivendo in questo suo tribolato Mondiale negli Stati Uniti.

La spedizione dei “Leoni della Teranga” in terra americana è iniziata sotto i peggiori auspici logistici ed economici. Oltre a un albergo a New Brunswick (New Jersey) che offre un servizio di ristorazione decisamente non all’altezza per degli atleti professionisti, l’intero gruppo squadra deve fare i conti con pendenze finanziare non indifferenti. I calciatori non hanno ancora ricevuto i bonus promessi per la qualificazione mondiale e per la recente Coppa d’Africa, mentre il ct ha guidato la squadra senza percepire lo stipendio per cinque mesi, con un contratto regolarizzato solamente in extremis per una “questione di principio”.

Una situazione esplosiva che fa da strascico alle polemiche continentali di gennaio: il Senegal ha vinto l’ultima Coppa d’Africa, ma il trofeo è finito sub iudice perché la squadra aveva abbandonato il campo in segno di protesta per un rigore dubbio concesso al Marocco. In attesa del verdetto del Tribunale Sportivo, la coppa è gelosamente custodita dal Presidente della Repubblica Bassirou Diomaye Faye.

Eppure, in mezzo a questo caos organizzativo, nessuno ha alzato ufficialmente la voce, per puro attaccamento alla maglia. L’attenzione deve infatti spostarsi sul campo, dove il quadro è altrettanto critico. Dopo la sconfitta all’esordio contro la Francia, il Senegal è ancora fermo a zero punti. Stanotte (alle 2 ora italiana) andrà in scena un match da dentro o fuori contro la Norvegia, reduce da un poker all’Iraq. A far tremare Koulibaly e compagni è soprattutto il “vichingo” Erling Haaland, già autore di una doppietta al debutto. Servirà un’impresa titanica per disinnescare il bomber scandinavo. Se il miracolo dovesse compiersi, la squadra sa già come festeggiare: niente lussi, solo una maxi-ordinazione di hamburger e patatine via smartphone, consegnata direttamente negli spogliatoi.

Theo Hernandez, il Mondiale riapre il mercato per lui in Serie A: Juventus e Como osservano il francese

Theo Hernandez, il Mondiale riapre il mercato per lui in Serie A: Juventus e Como osservano il francese. Occhio agli scenari per l’ex Milan

Il Mondiale con la Francia può riaccendere il futuro europeo di Theo Hernandez. L’ex terzino del Milan, oggi all’Al Hilal, è tornato al centro dell’attenzione durante la competizione iridata, non solo per il rendimento con la nazionale di Didier Deschamps, ma anche per le possibili evoluzioni di calciomercato. A fare il punto è La Gazzetta dello Sport, che sottolinea come il nome del francese sia tornato molto discusso tra campo e prospettive future.

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Theo Hernandez ha giocato da titolare la prima sfida contro il Senegal a New York, disputando una gara ordinata pur senza mostrare la spinta travolgente dei momenti migliori. La sua conferma contro l’Iraq non è però scontata: Lucas Digne spinge per trovare spazio e il commissario tecnico potrebbe scegliere di gestire le energie dell’ex rossonero in vista della sfida conclusiva del girone contro la Norvegia.

Theo Hernandez, Deschamps si fida del terzino francese

Il fastidio fisico che aveva costretto Theo Hernandez a saltare alcuni allenamenti nella fase iniziale del ritiro sembra ormai superato. Il giocatore sta ritrovando ritmo dopo una stagione in Arabia Saudita definita poco «allenante» dal punto di vista competitivo. Deschamps continua comunque a fidarsi di lui, anche per la capacità di incidere nelle partite bloccate con accelerazioni e proiezioni offensive.

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Quando è al meglio, Theo resta un laterale difficile da contenere: dà ampiezza, spinge con continuità e può trasformarsi in un’arma decisiva negli ultimi trenta metri.

Theo Hernandez, richiamo europeo e ipotesi italiane

Il tema mercato resta aperto. Il trasferimento all’Al Hilal, con un ingaggio da circa 20 milioni a stagione, sembrava aver chiuso ogni discorso, ma il richiamo dell’Europa continua a farsi sentire. Theo Hernandez aveva scelto l’Arabia anche per l’assenza di offerte da top club, dopo il tentativo non concluso dell’Atletico Madrid.

In Italia, la Juventus potrebbe tornare a valutare un laterale in caso di cessione di Andrea Cambiaso. Anche il Como lo aveva cercato nel gennaio 2025, ma aveva ricevuto un rifiuto nonostante una proposta importante. Un grande Mondiale potrebbe cambiare gli scenari: a 28 anni, Theo sa che il suo futuro può ancora passare dall’Europa e dalla Champions League.

Vlahovic tentato dalla Turchia: maxi-offerta del Besiktas di Italiano

Contatto diretto tra l’attaccante e Vincenzo Italiano. Sirene anche dal Galatasaray (bloccato dal nodo Icardi), mentre la Juve non alza l’offerta

Il futuro di Dusan Vlahovic si infiamma con un clamoroso inserimento dalla Turchia. Mentre il rinnovo con la Juventus a una settimana dalla scadenza del contratto sembra arrivato a un binario morto, a rimescolare le carte ci ha pensato il Besiktas, pronto a garantire all’attaccante serbo le cifre astronomiche che a Torino non sono più disposti a sborsare. Ecco cosa scrive La Gazzetta dello Sport sulle sue news calciomercato.

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L’offerta faraonica del Besiktas

Il club di Istanbul, guidato in panchina da Vincenzo Italiano (che si è insediato a inizio mese), ha messo nel mirino l’ex Fiorentina come volto principale per una campagna acquisti estiva da oltre 100 milioni di euro. I contatti diretti tra l’allenatore e il giocatore ci sono già stati, e le cifre proposte non lasciano indifferenti:

  • Ingaggio: 10 milioni di euro netti a stagione.
  • Bonus alla firma: probabilmente non inferiore ai 5 milioni di euro.

Si tratta di un’offerta reale che supera persino le pretese economiche di Vlahovic, il quale puntava a una quota fissa di 8 milioni di euro in fase di trattativa.

Il muro della Juventus

Nel frattempo, lo scenario in casa Juventus è limpido e irremovibile. Il nuovo amministratore delegato Giovanni Carnevali ha tracciato una linea che non può essere oltrepassata: l’offerta massima per il prolungamento si ferma a 6 milioni di euro più 2 di bonus. Vlahovic è già stato informato di questo limite auto-imposto dal club: senza un deciso passo indietro da parte del serbo e di suo padre Milos, il rinnovo appare un’utopia.

Il derby turco e il nodo Icardi

Il Besiktas non è l’unica insidia nella Süper Lig. Anche il Galatasaray ha preso informazioni sul corposo dossier del parametro zero, ma prima di potersi muovere concretamente deve risolvere l’affollamento nel reparto offensivo. Tutto dipende dal futuro del dirimpettaio Mauro Icardi, anche lui in scadenza al 30 giugno e al centro di un complesso rinnovo.

La posizione del giocatore

Attualmente, Vlahovic ringrazia e temporeggia. Nonostante le lusinghe turche siano enormi dal punto di vista economico, l’attaccante confida in un’evoluzione del mercato, sperando nell’inserimento di club provenienti da campionati con maggiore appeal. La partita è apertissima, ma la bilancia tra ambizioni sportive e richiamo del portafoglio sarà presto decisiva.

De Laurentiis e il suo nuovo Napoli: «Sarà forte e competitivo, la rosa è da scudetto! Al prossimo allenatore chiedo personalità ed entusiasmo»

De Laurentiis e il suo nuovo Napoli: «Sarà forte e competitivo, la rosa è da scudetto!». Le parole del presidente dei partenopei

Aurelio De Laurentiis torna a parlare del Napoli e del futuro del calcio italiano in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Il presidente azzurro, dagli Stati Uniti, ha raccontato il proprio modo di vivere il Mondiale, il rapporto con Los Angeles, la crescita del calcio americano e soprattutto le prossime sfide del club partenopeo.

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Anche da Beverly Hills, il richiamo del Maradona resta fortissimo. De Laurentiis osserva il calcio mondiale da vicino, tra partite viste allo stadio e riflessioni sul sistema, ma con una missione chiara: riportare il Napoli stabilmente ai vertici e preparare una nuova fase tecnica dopo l’addio di Antonio Conte.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

De Laurentiis Napoli, il Mondiale negli Stati Uniti e la lezione americana

Il presidente azzurro ha elogiato l’organizzazione statunitense del torneo: «Certo, sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Iran per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante…».

Sul modello americano, De Laurentiis ha aggiunto: «È incredibile. Nonostante i prezzi molto alti, gli stadi, anche da 70.000 posti, sono sempre strapieni pure nei giorni feriali. Il messaggio che possiamo trarre è che, anche in America, quello che qui chiamano soccer possa diventare qualcosa di veramente importante».

De Laurentiis Napoli, il calcio italiano e il nodo stadi

Il presidente del Napoli ha poi allargato il discorso alla crisi del calcio europeo e alla necessità di riforme profonde: «La distanza è rappresentata dall’obbligo di pagare una franchigia molto alta per entrare a far parte anche della Mls e di avere alcuni requisiti importanti per partecipare. Oltre al fatto che non ci sono retrocessioni. Penso che il calcio europeo non riesca a coprire i propri costi e che stia collassando per i bilanci in crisi».

Per De Laurentiis, la crescita passa soprattutto dagli impianti: «Usciamo da un grande misunderstanding: calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti…».

Poi l’appello alle istituzioni: «Un aiuto economico dello stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare».

De Laurentiis Napoli, il nuovo corso azzurro

Conte e De Laurentiis per calcio
De Laurentiis Napoli, il nuovo corso azzurro – CalcioNews24.com

Guardando alla prossima stagione, De Laurentiis ha rassicurato i tifosi: «Il Napoli sarà, come da sempre, forte, competitivo e attraente. Immagini che qui a San Pedro c’è una comunità di 30.000 tifosi del Napoli. Quando all’Egyptian Theatre di Hollywood è stato proiettato il film dell’ultimo scudetto, le reazioni sono state entusiasmanti. Ecco, a tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto».

Sul prossimo allenatore, il presidente ha indicato le qualità richieste: «Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine».

Nessuna rottura con Antonio Conte: «Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale».

De Laurentiis Napoli, Nazionale e missione futura

Il presidente ha parlato anche della crisi della Nazionale italiana: «Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora».

Infine, la missione personale per i prossimi anni: «I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità».

Elezioni FIGC, il giorno della scelta: Malagò favorito su Abete per il dopo Gravina. Tutto ciò che c’è da sapere

Elezioni FIGC, il giorno della scelta: Malagò favorito su Abete per il dopo Gravina. Tutto ciò che c’è da sapere sulle votazioni di oggi

È arrivato il giorno delle elezioni del nuovo presidente FIGC. Il calcio italiano si ritrova all’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria di Roma per scegliere il successore di Gabriele Gravina, in un passaggio delicato per il futuro del movimento. Come ricostruito dal Corriere dello Sport, sono trascorsi 504 giorni da quella fase in cui il sistema avrebbe potuto avviare una riforma complessiva, capace di tenere insieme Serie A, categorie professionistiche, dilettanti e settore tecnico.

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La presidenza Gravina aveva ottenuto una compattezza quasi totale nel voto del febbraio 2025, con il 98,7% dei consensi, ma quella stessa unità non si è poi tradotta in una riforma strutturale. Tra veti, interessi individuali, ostacoli politici e risultati negativi della Nazionale, sono saltate numerose ipotesi di modifica dei format dei campionati. Il ko in Bosnia ha poi accelerato la fine del percorso dell’ex presidente federale, che ha spiegato: «Spesso mi sono sentito un bersaglio del governo, mi sono dimesso perché non potevo continuare questo braccio di ferro per difendere una posizione personale».

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Elezioni FIGC, Malagò verso la presidenza

La sfida odierna vede Giovanni Malagò nettamente favorito su Giancarlo Abete. La competizione viene descritta come corretta e senza attacchi personali: l’ex presidente del CONI ha costruito la propria candidatura attraverso un lungo lavoro di contatti, mentre Abete ha scelto di rappresentare soprattutto la sensibilità della LND e del mondo dilettantistico, evitando di lasciare campo libero alla spinta della Serie A.

Sul fronte dei consensi, Malagò può contare su 19 club di Serie A su 20, sull’intera Serie B, sull’Assoallenatori e sul blocco dei calciatori. La Lega Pro, invece, resta l’ago della bilancia, con il presidente Matteo Marani che ha lasciato libertà di voto ai propri delegati: «Votate liberi». I pronostici indicano Malagò vicino al 70%, soglia che trasformerebbe una vittoria in un vero trionfo politico.

Elezioni FIGC, come si vota il nuovo presidente

Malagò e Abete per calcio
Elezioni FIGC, come si vota il nuovo presidente – CalcioNews24.com

A votare saranno 273 dirigenti, con apertura dei lavori dalle 11 in seconda convocazione. La preferenza verrà espressa a scrutinio segreto con voto elettronico. Il presidente sarà eletto con la metà più uno dei voti validi e, con due candidati in corsa, l’elezione dovrebbe arrivare già al primo scrutinio.

Il peso complessivo dei voti ponderati è pari a 516, mentre l’assemblea è valida in seconda convocazione con la presenza di almeno il 35% dei delegati, cioè 96 votanti.

Elezioni FIGC, programmi e priorità del nuovo corso

I temi centrali restano gli investimenti sui giovani, il rilancio della Nazionale dopo i flop mondiali, il ritorno nel sistema delle risorse generate dal calcio, la riforma del settore arbitrale, le infrastrutture e una ripartizione più efficace dei fondi.

La differenza principale tra i candidati riguarda il ruolo delle componenti. Malagò, sostenuto dalla Serie A, considera la massima lega il «motore del sistema», un «asset industriale fondamentale» e un «brand globale». Abete, invece, evidenzia i rischi dell’autonomia rafforzata della Serie A e il peso crescente degli interessi dei singoli rispetto alla mediazione federale.

La prima priorità del nuovo presidente sarà la scelta del ct. Con Malagò, il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra viene considerato uno scenario molto concreto. Il Consiglio federale, invece, resterà sostanzialmente lo stesso dell’ultima fase Gravina: cambierà soprattutto l’uomo seduto al centro della sala Paolo Rossi.

Milan, prende forma il nuovo organigramma: Cardinale guida la rivoluzione con Amorim. Tutti i nomi

Milan, prende forma il nuovo organigramma: Cardinale guida la rivoluzione con Amorim. Tutti i nomi e i rispettivi ruoli del nuovo corso rossonero

Milan news: il nuovo Milan inizia a prendere forma attraverso un’organizzazione più snella, operativa e collegata nelle sue diverse aree. Al vertice resta Gerry Cardinale, proprietario del club, deciso a essere più presente e coinvolto direttamente nelle scelte strategiche. Un cambio di passo rispetto al passato: meno deleghe totali agli uomini di fiducia e maggiore intervento in prima persona.

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Il progetto ha un obiettivo preciso: costruire una squadra finalmente competitiva, affidata a Ruben Amorim, scelto come nuovo allenatore e architetto tecnico del percorso rossonero. Il modello di riferimento resta ambizioso: il Liverpool, club che Cardinale conosce molto bene per il suo passato da azionista.

Milan, Almstadt e Gardiner al centro del mercato

Sul fronte mercato, il ruolo centrale sarà quello di Hendrik Almstadt, direttore del player trading e quindi responsabile delle attività di compravendita. Al suo fianco lavorerà Bobby Gardiner, promosso a direttore della Football Intelligence, con il compito di individuare profili funzionali alle esigenze di Amorim.

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La struttura comprenderà anche il lavoro sui dati, sull’analisi e sullo scouting. In quest’area resterà centrale Donato Lomonte, dirigente di lungo corso all’interno del club, supportato da una rete di osservatori attivi in diversi mercati: Inghilterra, Francia, Argentina, Paesi Bassi, Belgio e naturalmente Italia. È previsto inoltre l’inserimento di una figura dedicata alla videoanalisi e al supporto sportivo, con funzioni da Head of Recruitment Analysis.

Milan, big da trattenere e nodo Leao

Nelle idee di Cardinale e Amorim, il Milan dispone già di una base importante. La volontà sarebbe quella di trattenere i big, a partire da Maignan, Rabiot e Modric. Diverso il discorso per Leao, che sembra essersi chiamato fuori dal progetto.

Sul piano societario, Massimo Calvelli subentrerà a Furlani come amministratore delegato, mentre David Castelblanco seguirà da vicino anche i dossier legati alla squadra. Zlatan Ibrahimovic resterà consulente della proprietà, con Paolo Scaroni confermato presidente.

Spazio anche al futuro: Jovan Kirovski continuerà a gestire Milan Futuro e lo sviluppo dei giovani, mentre Vincenzo Vergine resterà responsabile del vivaio.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 22 giugno 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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Mondiali 2026, Belgio Iran termina 0 0: Courtois e Beiranvand protagonisti, Ngoy espulso

Belgio Iran senza reti ai Mondiali: super parate di Courtois e Beiranvand, Ngoy lascia i suoi in dieci

Il Belgio e l’Iran si dividono la posta al Mondiali 2026 in uno 0‑0 ricco di occasioni e segnato dalle parate dei due portieri. La squadra di Garcia chiude anche in dieci uomini per il rosso diretto a Ngoy, mentre l’Iran sfiora più volte il colpo grosso.

Primo tempo: chance da una parte e dall’altra, gol annullato a Taremi

L’avvio è subito intenso. Al 3’, Lukaku rimedia un giallo per un intervento in spaccata su Beiranvand. Il Belgio risponde con due tentativi ravvicinati: prima De Bruyne, poi De Cuyper, ma il portiere iraniano blocca senza affanni.

L’Iran cresce e al 14’ sfiora il vantaggio con Kanaani, fermato da un grande riflesso di Courtois. Al 22’ è Tielemans a rendersi pericoloso, ma Beiranvand devia in corner.

Al 27’ gli asiatici esultano: schema su punizione, Hajsafi serve Taremi che batte Courtois. La gioia dura pochi secondi: fuorigioco e rete annullata. Nel finale di tempo, ancora De Cuyper impegna Beiranvand, che salva in bagher.

Ripresa: Beiranvand miracoloso, Courtois risponde, poi il rosso a Ngoy

Il Belgio parte forte: al 50’ Saelemaekers calcia al volo sul secondo palo, trovando solo l’esterno della rete. Tre minuti dopo è l’Iran a sfiorare il gol con Taremi, ma Courtois si oppone.

Al 59’ arriva l’occasione più grande del match: De Bruyne controlla in area e innesca un flipper che porta il pallone sui piedi di De Cuyper. Conclusione ravvicinata, ma Beiranvand, da terra, compie un intervento clamoroso e tiene lo 0‑0.

Il Belgio insiste: al 62’ Lukebakio calcia forte, Beiranvand respinge e Vanaken non trova il tap‑in. Ma al 66’ la partita cambia: Ngoy perde palla sulla trequarti e stende Taremi da ultimo uomo. Rosso diretto per DOGSO e Belgio in dieci.

Nel finale, l’Iran ci prova dalla distanza con Ezatolahi (81’), mentre De Cuyper tenta l’ultimo assalto all’86’, ma Beiranvand blocca ancora.

Pareggio giusto, ma con rimpianti

Il Belgio paga l’imprecisione e l’espulsione, l’Iran recrimina per le occasioni create e per il gol annullato. I due portieri — Courtois e Beiranvand — sono i veri protagonisti di una sfida intensa, equilibrata e ricca di episodi.

Dybala, nove giorni alla scadenza con la Roma: il Boca torna a farsi sotto! E spunta un retroscena clamoroso

Dall’Argentina, il Boca Juniors non molla Dybala: chiamata di Arruabarrena e possibile sorpasso sulla Roma

A nove giorni dalla scadenza del contratto con la Roma, il futuro di Paulo Dybala resta sospeso. Il rinnovo non è ancora arrivato e dall’Argentina filtrano indiscrezioni su un nuovo tentativo del Boca Juniors, pronto a provarci per ingaggiarlo a parametro zero.

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Il grande sponsor dell’operazione sarebbe l’allenatore Rodolfo Arruabarrena, che avrebbe contattato personalmente la Joya per convincerlo a tornare in patria.

La chiamata di Arruabarrena: colloquio positivo, ma nessuna decisione

Secondo TyC Sports, Arruabarrena avrebbe illustrato a Dybala il progetto tecnico del Boca Juniors e la sua volontà di farne il leader della squadra.

Il colloquio sarebbe stato positivo, ma dal lato del giocatore non emergono ancora segnali concreti né verso il Boca né verso la Roma. Il club argentino, nonostante l’eliminazione dalla Copa Libertadores e la retrocessione ai preliminari di Sudamericana, avrebbe guadagnato qualche punto nella corsa.

La Roma tratta il rinnovo: distanza tra domanda e offerta

La Roma continua a lavorare al rinnovo. Gasperini spinge per una soluzione positiva e il club ha già ricevuto la contro‑proposta dell’entourage del giocatore.

La distanza economica, secondo Sportitalia, sarebbe compresa tra 500.000 e 700.000 euro. L’arrivo operativo di Tony D’Amico potrebbe accelerare il dossier, ma l’inserimento del Boca rischia di complicare la situazione proprio nel momento decisivo.

Il piano del Boca: nessuna offerta finché non si chiarisce la situazione con la Roma

Il Boca, per ora, resta alla finestra. Non presenterà proposte ufficiali finché non sarà chiaro l’esito del dialogo tra Dybala e la Roma. Tuttavia, si è già informato sulle condizioni dell’operazione e attende gli sviluppi finali prima di muoversi.

A nove giorni dalla scadenza, il futuro della Joya è più aperto che mai.

Neymar vede l’esordio: allenamento completo e segnali positivi verso la Scozia

Neymar vede finalmente il debutto al Mondiale: giornata di lavoro pieno e indicazioni confortanti per Ancelotti

L’esordio di Neymar in questo Mondiale è sempre più vicino. Dopo aver svolto soltanto una parte della seduta di ieri, oggi la stella brasiliana si è allenata per l’intero sessione insieme al gruppo, un passo decisivo in vista della terza e ultima gara del Brasile nel Gruppo C contro la Scozia, in programma giovedì 25 giugno alle 00:00 italiane.

Se le sensazioni positive saranno confermate, il debutto nella competizione potrebbe finalmente arrivare proprio contro gli scozzesi.

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Dopo Haiti, lavoro extra in New Jersey per ritrovare la condizione

Neymar aveva saltato la sfida contro Haiti — vinta 3‑0 grazie alla doppietta di Matheus Cunha e al gol di Vinicius Jr. — restando in New Jersey per completare un percorso personalizzato di recupero fisico.

L’obiettivo era chiaro: tornare al top per essere utile alla Seleção nella fase decisiva del torneo.

Obiettivo sedicesimi: Ancelotti spera nel rientro

La squadra di Carlo Ancelotti punta a chiudere il girone con una vittoria. In caso di successo, la qualificazione ai sedicesimi sarebbe praticamente blindata e, con ogni probabilità, potremmo vedere Neymar in campo nella fase a eliminazione diretta.

Il suo rientro rappresenterebbe un valore aggiunto enorme per il Brasile, che fin qui ha mostrato solidità ma attende ancora il suo leader tecnico.

Besiktas Vlahovic, cifre da capogiro! Ingaggio ricchissimo e bonus alla firma

Besiktas, pressing totale su Dusan Vlahovic: maxi‑ingaggio e super bonus alla firma per convincere il serbo

Il futuro di Dusan Vlahovic resta un rebus a pochi giorni dalla scadenza del contratto con la Juventus.

Secondo La Gazzetta dello Sport, il Besiktas sta spingendo con forza per portare il serbo a Istanbul. Il nuovo tecnico Vincenzo Italiano ha indicato il centravanti come priorità assoluta, forte del rapporto costruito nella precedente esperienza insieme.

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Il club turco ha messo in piedi un budget monstre da oltre 150 milioni per il mercato estivo e considera Vlahovic il colpo simbolo per tornare ai vertici continentali.

Offerta shock del Besiktas: 10 milioni l’anno più 5 di bonus

Per superare la concorrenza e convincere il giocatore, il Besiktas ha presentato una proposta economica impressionante:

  • 10 milioni di euro a stagione,
  • bonus alla firma da almeno 5 milioni.

Italiano sta lavorando in prima persona, spiegando al serbo la centralità del progetto tecnico e il ruolo da leader offensivo che lo attende.

La Juventus, dal canto suo, ha tentato un ultimo rilancio: un rinnovo annuale da 8 milioni complessivi, bonus inclusi, per evitare l’addio a parametro zero.

Il nodo Champions frena Vlahovic: contatti con big europee

Nonostante le cifre stellari, Vlahovic non è ancora convinto della destinazione. A pesare è soprattutto l’assenza della Champions League, competizione che il classe 2000 considera una priorità assoluta.

Il suo entourage ha sondato il terreno con Atletico Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, ma finora nessuna delle tre big ha avanzato offerte concrete.

Settimana decisiva per la Juventus

La Juventus resta alla finestra, consapevole che i prossimi giorni saranno determinanti per definire il destino del proprio reparto offensivo.

Tra pressing turco, dubbi del giocatore e mancate mosse delle big europee, il dossier Vlahovic è destinato a diventare uno dei temi più caldi di questa fase finale di mercato.


Inghilterra, nessun allarme per Rice: pronto per il Ghana dopo il fastidio contro la Croazia

Il vice-capitano dell’Inghilterra combatte da sei mesi con un problema al bicipite femorale. Pieno supporto al piano di gestione di Tuchel

L’Inghilterra può finalmente tirare un profondo sospiro di sollievo in vista dei prossimi, delicatissimi impegni sportivi della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il vice-capitano della nazionale dei Tre Leoni, Declan Rice, sarà infatti regolarmente a disposizione della squadra e si è detto del tutto pronto a scendere in campo dal primo minuto per la sfida contro il Ghana, in programma nella giornata di martedì.

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La sua uscita anticipata dal terreno di gioco, avvenuta esattamente al 72º minuto durante la vittoriosa gara d’esordio disputata mercoledì contro la Croazia, aveva comprensibilmente destato grande allarme. La sostituzione si era resa necessaria dopo che il giocatore aveva iniziato ad avvertire un evidente stato di fastidio muscolare.

Tuttavia, dai report provenienti dal quartier generale della squadra situato in Kansas è emerso un quadro clinico ben preciso e definito. Rice sta infatti convivendo stoicamente con una problematica cronica:

  • Natura del problema: si tratta specificamente di un dolore di natura neurale localizzato al bicipite femorale.
  • Durata del fastidio: questa condizione medica non è affatto recente, in quanto il talentuoso centrocampista in forza all’Arsenal la sta affrontando e gestendo con estremo sacrificio da ben sei mesi.

Nonostante questo dolore persistente, la tenacia del leader della mediana inglese non è mai stata messa in discussione. Al fine di tutelare il giocatore, il commissario tecnico Thomas Tuchel ha elaborato un piano di gestione fisica studiato su misura per la durata della Coppa del Mondo.

Rice ha tenuto a dichiarare pubblicamente di appoggiare in maniera totale la strategia ideata dal suo allenatore. Secondo il mediano, il programma conservativo del ct tedesco si sta rivelando assolutamente essenziale per aiutarlo a sopportare le enormi fatiche di questo torneo internazionale. Il giocatore stesso ha giustificato la necessità di questo piano a causa del “quantitativo osceno di partite” che è stato costretto a disputare in questa logorante annata. La sua presenza contro il Ghana scaccia i fantasmi di una pesante assenza.

Pagelle Spagna Arabia Saudita: Oyarzabal brilla con una doppietta, Yamal decisivo – I VOTI

Pagelle Spagna Arabia Saudita: i Top e i Flop tra i protagonisti del match, valido per la seconda giornata dei Mondiali 2026

Pagelle Spagna Arabia Saudita: i Top e i Flop dei protagonisti del match, valido per la seconda giornata dei Mondiali 2026, Un 4-0 netto, maturato già nel primo tempo con un netto 3-0.

I TOP

  • Mikel Oyarzabal (Spagna): una prestazione semplicemente clamorosa. Dopo l’opaca – a essere generosi – prova del debutto, l’attaccante della Real Sociedad si riscatta con gli interessi. Sforna un assist al bacio per l’1-0 di Lamine Yamal al 10′, poi decide di mettersi in proprio e nel giro di tre minuti (al 21′ e al 24′) firma una letale doppietta che indirizza irrimediabilmente la partita.
  • Lamine Yamal (Spagna): al suo debutto da titolare in questo Mondiale non si lascia tradire dall’emozione. Spina nel fianco costante per la retroguardia saudita, trova il gol che sblocca l’incontro al 10′ inserendosi perfettamente sul secondo palo per capitalizzare l’assist di Oyarzabal. Dimostra personalità da vendere: al 4′ sfiora l’incrocio dei pali, per poi sfiorare il raddoppio al 36′. Perde qualche palla di troppo, ma regala brividi d’emozione allo stadio – e immaginiamo in mondovisione – ogni qualvolta viene in possesso di palla. La squadra lo cerca tantissimo,
  • Pau Cubarsí (Spagna): Il giovane difensore guida la retroguardia iberica con una maturità impressionante. Sempre attento e pulito negli interventi, si distingue per almeno un paio di chiusure decisive nel primo tempo (al 34′ su Al Dawsari e al 41′ anticipando tutti in scivolata). Straordinario filtrante a lunga gittata nella ripresa per Pedro Porro.

I FLOP

  • Mohammed Al-Owais (Arabia Saudita): sfortunato e impreciso. Commette uno svarione colossale al 36′ che per poco non regala un gol pazzesco a Oyarzabal, poi al 49′ compie l’errore decisivo: respinge un pallone calciato da Cucurella centrandolo addosso al proprio compagno di squadra Al Tambakti, causando il più sfortunato degli autogol e fissando il punteggio sul 4-0.
  • Hassan Al Tambakti (Arabia Saudita): giornata da dimenticare per il difensore saudita. Oltre a soffrire costantemente la pressione offensiva di Oyarzabal e degli incursori spagnoli, viene anche colpito dalla sfortuna in occasione dell’autogol che sigilla il poker iberico al 49′.
  • Nawaf Al-Buraikan (Arabia Saudita): completamente avulso dal gioco. Lasciato troppo solo dal centrocampo saudita, l’attaccante non riesce mai a rendersi pericoloso né a far salire la squadra. Prova timidamente a dialogare con Al-Dawsari, ma senza alcun esito positivo. Sostituito al 60′ per far spazio ad Al Shamat.

Akinsanmiro, il Pisa non completa il riscatto: il centrocampista rientra all’Inter

Riscatto sfumato per Ebenezer Akinsanmiro: il nigeriano rientra all’Inter dopo l’intoppo burocratico

Il Pisa non riscatterà Ebenezer Akinsanmiro, che fa così ritorno all’Inter a causa di un problema burocratico sorto tra i due club.

La società toscana aveva formalmente esercitato l’opzione da 7,5 milioni di euro, ma l’operazione è saltata al momento dello scambio dei documenti. Di conseguenza, il centrocampista classe 2004 non resterà in Toscana e torna a disposizione di Christian Chivu.

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Il retroscena: accordo economico ok, ma intoppo nei documenti

L’intesa economica tra i due club era stata raggiunta: 7,5 milioni per il trasferimento definitivo, cifra che confermava la volontà del Pisa di puntare forte sul talento nigeriano.

Un intoppo nella finalizzazione dei documenti, però, ha bloccato tutto prima delle firme decisive. Chivu riabbraccia così il giocatore, anche se la sua permanenza a Milano dipenderà dalle dinamiche del mercato.

Bundesliga alla finestra: l’Inter cambia strategia

Con il mancato riscatto, la dirigenza di Viale della Liberazione ha modificato i propri piani. L’Inter sta ora valutando altre offerte per Akinsanmiro, e nelle ultime ore si è registrato un forte interesse dalla Bundesliga.

Alcuni club tedeschi hanno già avviato i primi contatti per capire la fattibilità dell’operazione, aprendo nuovi scenari per il futuro del centrocampista.

Spagna Arabia Saudita, la partita di Yamal: il focus sulla prestazione dell’attaccante

Spagna Arabia Saudita, la partita di Yamal: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante nella seconda gara del Mondiale 2026

Uno dei protagonisti annunciati di Spagna Arabia Saudita, la gara del secondo turno del gruppo H al Mondiale 2026, è senza dubbio Lamine Yamal. La stella del Barcellona nel match d’esordio era partito dalla panchina, non essendo al meglio dal punto di vista fisico, ma oggi gioca invece da titolare. Ecco la nostra analisi sulla sua partita.

PRIMO TEMPO

Dopo 30 secondi Yamal chiede e riceve palla: subito un’azione decisa, compreso un duello di spinta che vince, cross di destro e difesa araba che se la cava. Nel primo corner muove palla, poi la mette al centro, un po’ debole. Altro cross poco dopo per cercare Buena sul secondo palo, la sponda del compagno è debole. Al 4′ va già al tiro dalla lunga distanza, conclusione alta: la manovra della Spagna sembra orientata a trovarlo il più in fretta possibile. In qualche circostanza lo si vede anche venire a prendere palla scendendo nella propria metà campo. Pedro Porro gioca vicino con la funzione di servirlo praticamente sempre.

Al 10′ Yamal mette in porta il pallone: cross rasoterra perfetto di Oyarzabal, sul secondo palo Lamine arriva in spaccata e di destro insacca: Spagna in vantaggio con la sua stella a brillare subito. Al 13′ forse per distrazione sbaglia un controllo facile, si rifà immediatamente andando a conquistare palla in pressione e a servirla a Buena, anticipato di poco dal portiere saudita in uscita. Al 17′ stop delicatto di esterno e cross immediato, blocca Al Owais.

Successivamente, strano passaggio all’indietro, Unai Simon evita con una corsa che la palla vada in angolo. Sui 2 gol di Oyazabal il campione del Barcellona non ha una parte importante. Al 30′ si innesca velocemente e tenta un tiro a giro, conclusione sballatissima e Dano Olmo che si lamenta perché era meglio piazzato.

Al 34′ in area tenta un sinistro-destro nello stretto, impossibile passare. Al 36′ va al tiro due volte in pochi secondi: più centrale trova lo specchio da fuori area e l’opposizione del portiere, pochi secondi dopo invece continua a forzare la conclusione a scapito della precisione. La gara continua a essere un’esercitazione attacco vs difesa, Yamal tocca molte volte la sfera. Al 45′ può andare a campo aperto e si fa condizionare da un’indecisione, perdendo il passo.

Nel recupero si vede che sta meglio perchè va a chiudere una ripartenza dell’Arabia. Si chiude il primo tempo tra gli applausi per lui e per la squadra. La sua gara dura solo un tempo: Yeremy Pino lo sostituisce nell’intervallo. Sono 52 i palloni toccati in 45 minuti, a indicare quanto è coinvolto nel gioco della Spagna. Alla prima da titolare ha trovato subito il gol. La percentuale di passaggi riusciti è del 91%, 2 su 2 i dribbling vinti.

L’Inter all’assalto per Curtis Jones! Nuova offerta da 25 milioni ma il Liverpool dice ancora no: la posizione dei Reds

L’Inter all’assalto per Curtis Jones! Nuova offerta da 25 milioni ma il Liverpool dice ancora no: la posizione dei Reds sull’uscita del centrocampista

Il calciomercato Inter continua a ruotare attorno al nome di Curtis Jones. Il centrocampista inglese del Liverpool resta uno degli obiettivi principali della dirigenza nerazzurra per rinforzare la mediana in vista della prossima stagione. Il club di Viale della Liberazione non avrebbe infatti intenzione di mollare la presa e, anzi, avrebbe già provato ad alzare la propria proposta per avvicinarsi alle richieste dei Reds.

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Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, l’Inter avrebbe presentato al Liverpool una nuova offerta vicina ai 25 milioni di euro, comprensiva di una parte legata ai bonus. Una cifra importante, ma ancora non sufficiente per convincere il club inglese ad aprire alla cessione del giocatore.

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Calciomercato Inter, il Liverpool chiede più di 30 milioni

La risposta del Liverpool sarebbe stata negativa. I Reds, nonostante il contratto di Curtis Jones in scadenza tra un anno, continuano a valutare il centrocampista oltre i 30 milioni di euro. Una posizione ferma, che mantiene ancora ampia la distanza tra domanda e offerta.

Fabrizio Romano ha spiegato così la situazione: «La proposta Inter tocca 25 milioni di euro e include una parte in bonus. La risposta del Liverpool: a queste cifre, non sarà venduto il giocatore nonostante la scadenza tra un anno. Resta la distanza, ad oggi».

Calciomercato Inter, Jones resta il nome caldo per il centrocampo

Il profilo di Jones piace molto all’Inter per qualità tecnica, intensità e capacità di giocare in più zone del centrocampo. Il club nerazzurro considera l’inglese un rinforzo adatto al progetto tecnico di Cristian Chivu, ma non intende spingersi fuori dai propri parametri economici.

La trattativa resta quindi aperta, ma complicata. L’Inter può contare sulla volontà del giocatore e sulla scadenza ravvicinata del contratto, mentre il Liverpool continua a chiedere uno sforzo economico superiore. Le prossime settimane diranno se i nerazzurri proveranno un nuovo rilancio.

Moviola Spagna Arabia Saudita: tutti gli episodi dubbi del match diretto da Raphael Claus

Moviola Spagna Arabia Saudita: gli episodi dubbi del match, valido per la seconda giornata dei Mondiali 2026

Moviola Spagna Arabia Saudita: gli episodi dubbi del match diretto da Raphael Claus, valido per la seconda giornata dei Mondiali 2026.

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PRIMO TEMPO

Si arriva all’Hydration break sul 3-0 e praticamente nessuna interruzione, la differenza di valori e la fluidità dell’offensiva iberica ha portato a 2 soli falli in metà tempo. Alla mezzora primo cartellino per uno step on foot del capitano Al Dawsari su Pedro Porro, intervento doloroso. I minuti di recupero sono 5, 3 dei quali determinati dalla pausa di metà tempo. Si va all’intervallo con un bilancio disciplinare davvero minimo: 4 falli (3 della Spagna), un ammonito (Al Dawsari, nell’unico intervento irregolare dei suoi).

SECONDO TEMPO

All’ora di gioco scatta il secondo giallo: il “colpevole” è Kanno, che alza il gomito su Rodri su un pallone conteso a centrocampo. Al 65′ Ferran Torres si mangia un gol, scattato in profondità su filtrante di Merino, la posizione sembra regolare anche se per poco. Attento Claus a pochi minuti dal novantesimo nel fermare il gioco prontamente per un colpo alla testa subito da Kanno. Sono 6 i minuti di recupero, che verranno prolungati. In questo lasso di tempo infatti Ferran Torres appoggia in porta un pallone facile facile: sulla conclusione di Pedro Porro deviata dal compagno un lungo check Var determina che c’è una posizione di fuorigioco, la rete viene annullata. Molto curiosa la differenza di falli commessio tra le due squadre: 10 dalla parte della Spagna, che ha disputato una partita aggressiva; solo 2 quelli dell’Arabia Saudita, che non ha mai fermato – neanche scorrettamente – l’infinito fraseggio degli avversari.

Paulo Sousa suggerisce: «Juve? Serve una giusta struttura per tornare ad essere il club a cui siamo abituati»

Paulo Sousa consiglia: «Juve? Serve una giusta struttura per tornare ad essere il club a cui siamo abituati». Le parole del tecnico portoghese

Paulo Sousa torna a parlare di Juventus a trent’anni dalla vittoria della Champions League con il club bianconero. L’ex centrocampista portoghese, che in Serie A ha vestito anche la maglia dell’Inter e da allenatore ha guidato Fiorentina, Salernitana e la nazionale della Polonia, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport affrontando diversi temi legati al mondo juventino.

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Paulo Sousa Juventus, il processo di ricostruzione bianconero

L’ex centrocampista ha analizzato il momento della Juve, soffermandosi sulla necessità di un progetto solido e di una struttura capace di riportare il club ai livelli abituali. Secondo Sousa, la fase di rinnovamento ha coinciso con la crescita di altre squadre, rendendo più ampio il divario competitivo.

JUVENTUS – «Il processo di rinnovamento della Juve è coinciso con il picco di altre squadre, creando un divario competitivo più ampio. Non tutti i club riescono a restare sempre al vertice, basta guardare lo United dopo l’addio di Ferguson. Serve una giusta struttura, una leadership carismatica e ambiziosa, un progetto ben definito, qualcosa che non sempre è compatibile con la pressione immediata dei risultati. Queste sono le condizioni affinché la Juventus possa tornare a ciò a cui ci ha abituati».

Paulo Sousa Juventus, il ricordo degli ex compagni e di Luca Vialli

Spazio anche ai ricordi legati al gruppo che conquistò l’Europa. Sousa ha raccontato il rapporto con gli ex compagni e, in particolare, il legame speciale con Luca Vialli, figura centrale di quella squadra.

GLI EX COMPAGNI – «Per via della mia professione di allenatore e per i percorsi che la vita ci riserva, non conviviamo tanto quanto vorremmo. Ma una cosa è certa: vittorie di quella dimensione creano legami forti. Il rispetto che esiste tra tutti è la prova che eravamo, prima di tutto, un gruppo di uomini con l’obiettivo di vincere tutto. Con Luca è stata fin dall’inizio una relazione speciale. Chi avrebbe mai immaginato che avrebbe venduto il suo appartamento per comprarne un altro proprio accanto a quello dove vivevo io? Bussava quasi ogni giorno alla mia porta e passavamo ore a parlare di calcio. Era un leader carismatico, divertente, disciplinato e metodico, un attaccante moderno che ancora oggi farebbe la differenza. Un vero amico».

Paulo Sousa Juventus, il futuro e il legame con l’Italia

L’ex tecnico della Fiorentina ha poi parlato del proprio futuro, ribadendo il legame profondo con l’Italia e la volontà di allenare squadre ambiziose, capaci di competere per vincere.

IL FUTURO – «Il Portogallo è il mio Paese, la mia patria, ma l’Italia è casa. Mi ha aiutato a crescere come calciatore professionista e come persona. Condivido con gli italiani il modo di vivere il calcio e la vita, mi mancano entrambe le cose. La Juventus è uno dei migliori club al mondo e ho avuto la fortuna di vincere con loro. Sono un allenatore di calcio professionista e so distinguere bene ogni cosa. Quello che so è che voglio allenare club e squadre che abbiano la stessa mentalità, ambizione e voglia di vincere titoli».

Paulo Sousa Juventus, il giudizio su Conceicao e Chiesa

Infine, Sousa si è soffermato su Federico Chiesa e Francisco Conceicao, due giocatori diversi per caratteristiche, ma accomunati dalla stessa mentalità competitiva.

CONCEICAO E CHIESA – «Caratteristiche diverse, ma stessa ambizione di vincere. Federico ha una maggiore capacità di giocare vicino alla porta, spalle alla porta, con grande disponibilità a movimenti di rottura verticali e diagonali, ed è ossessionato dal segnare. Francisco possiede la stessa irriverenza competitiva, sta crescendo tatticamente, è fortissimo nell’uno contro uno da fermo e può cambiare qualsiasi partita».

Bufera sull’Algeria dopo il tris dell’Argentina. Lo spogliatoio: «Critiche incomprensibili»

Il tonfo all’esordio contro i campioni in carica accende un processo mediatico spietato. Ora la sfida da dentro o fuori contro la Giordania per spegnere le polemiche

L’esordio dell’Algeria ai Mondiali 2026 non è andato secondo le speranze, ma la reazione in patria ha superato ogni limite immaginabile. Sconfitti per 3-0 dall’Argentina campione del mondo in carica, trascinata da un Lionel Messi sempre dominante, i nordafricani si sono ritrovati al centro di una tempesta mediatica senza precedenti. Un passo falso che, sulla carta, poteva essere preventivabile contro una delle superpotenze assolute del calcio mondiale, si è trasformato in un vero e proprio processo pubblico tra social network e salotti televisivi.

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Secondo quanto riportato dal quotidiano algerino Compétition, questa valanga di polemiche ha lasciato il gruppo squadra e lo staff tecnico guidato da Vladimir Petkovic in uno stato di totale incomprensione. Nel ritiro dei Fennecs, serpeggia un sentimento di stupore e amarezza: i giocatori faticano ad accettare che una sconfitta contro l’Albiceleste – detentrice del titolo e guidata da quello che molti considerano il più grande calciatore della storia – abbia scatenato un’isteria collettiva di tali proporzioni. A sorprendere in negativo i calciatori sono stati soprattutto i giudizi feroci che hanno messo in dubbio il loro effettivo valore tecnico e la loro stessa legittimità a indossare la maglia della nazionale dopo appena novanta minuti di torneo.

Alcuni membri della squadra ritengono che opinionisti e giornalisti abbiano oltrepassato la proverbiale linea rossa, abbandonando la semplice analisi sportiva per sfociare nell’attacco personale. Tra i più colpiti da questo clima ostile c’è Hicham Boudaoui: il centrocampista del Nizza, reduce da una prestazione opaca contro il centrocampo argentino, avrebbe vissuto con particolare sofferenza l’accanimento mediatico nei suoi confronti. Un episodio che ha scosso lo spogliatoio, costringendo i senatori del gruppo a fare da scudo per mantenere alta la concentrazione.

Tuttavia, i Fennecs non hanno alcuna intenzione di arrendersi a questo clima tossico. L’obiettivo dello spogliatoio è convertire la frustrazione accumulata in pura energia agonistica in vista del match contro la Giordania, che assume già i contorni di uno spareggio vitale. Una vittoria non solo rilancerebbe con prepotenza le ambizioni di qualificazione agli ottavi, ma rappresenterebbe la migliore risposta alle sentenze affrettate di questi giorni. Per l’Algeria le parole stanno a zero: il vero Mondiale inizia adesso.

Inghilterra, la cura Tuchel: perfezionismo e intensità in vista del Ghana

Sotto il sole del Missouri, il ct e il vice Anthony Barry torchiano la squadra. Dan Burn: “La loro onestà è ciò che serve ai giocatori”

Sotto il rovente sole del Missouri, protetto dai raggi UV con una felpa con cappuccio, Thomas Tuchel osserva e dirige incessantemente i suoi giocatori. L’allenatore dell’Inghilterra è alla ricerca della perfezione assoluta nel ritiro di Kansas City, mentre la squadra si prepara per l’importante sfida contro il Ghana. The Guardian ha proposto un reportage sulla nazionale.

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Durante una rara sessione di allenamento a porte aperte, il tecnico tedesco ha supervisionato da vicino un gruppo composto da Elliot Anderson, Jude Bellingham, Anthony Gordon, Marcus Rashford, Djed Spence e Ollie Watkins. Tuchel, noto per essere un perfezionista capace persino di misurare l’altezza dell’erba del campo di allenamento, non ammette cali di concentrazione. L’obiettivo principale dell’esercitazione era accelerare il gioco superando le linee avversarie: due tocchi al massimo muovendosi tra i manichini, attirando il pressing per poi allargare rapidamente il gioco.

Il ct ha insistito in modo maniacale sull’uso del piede corretto per il primo controllo palla, un dettaglio tattico fondamentale per velocizzare la manovra, aprire il corpo e aggirare efficacemente la pressione alta. Con il fischietto in mano, non ha risparmiato rimbrotti, invitando a gran voce Spence a “svegliarsi” e ad “aprirsi”. Un’intensità necessaria per evitare le difficoltà viste nel primo tempo del match inaugurale contro la Croazia a Dallas, quando gli inglesi hanno sofferto il pressing andando in svantaggio due volte, prima di dilagare prepotentemente nella ripresa.

Oltre al duro lavoro in campo, nel ritiro c’è anche spazio per il relax: i giocatori si sfidano a basket, a backgammon e a Wolf, un gioco di carte. Nel giorno libero di venerdì, Dan Burn, Harry Kane e Jason Steele hanno persino assistito a un concerto della cantante country Ella Langley, presentandosi per l’occasione con stivali e cappelli da cowboy.

Tuttavia, quando si lavora, le pretese sono altissime. Al fianco di Tuchel c’è l’esigente vice Anthony Barry, che all’intervallo contro la Croazia non aveva esitato a criticare in televisione l’energia nervosa della squadra. Burn, che conosce Barry dai tempi del Wigan, apprezza questo approccio diretto e senza filtri: “Non ci sono zone grigie con loro. Dicono le cose come stanno, ed è esattamente l’onestà che un giocatore desidera“.

Calciomercato Juventus, Kolo Muani e portiere: Carnevali lavora su due fronti decisivi

Calciomercato Juventus, da Kolo Muani per l’attacco alla doppia pista Martinez e Vicario per la porta: Carnevali lavora su due fronti decisivi

Il calciomercato Juventus entra in una fase centrale, con due dossier destinati a pesare in modo significativo sulla costruzione della nuova squadra: il ritorno di Randal Kolo Muani e la scelta del prossimo portiere. Il legame tra l’attaccante francese e il mondo bianconero non si è mai realmente interrotto, alimentato dalla volontà del giocatore di tornare a Torino dopo i sei mesi già vissuti alla Continassa.

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Secondo quanto riportato da Tuttosport, la situazione offensiva impone alla Juventus una riflessione profonda. Lo stallo sul rinnovo di Dusan Vlahovic e il rendimento non all’altezza delle aspettative di Jonathan David e Lois Openda hanno riportato in primo piano il nome di Kolo Muani, considerato un profilo ideale per il gioco di Luciano Spalletti.

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Calciomercato Juventus, Kolo Muani vuole il ritorno a Torino

Kolo Muani 21 06
Calciomercato Juventus, Kolo Muani vuole il ritorno a Torino – CalcioNews24.com

L’ultima stagione di Kolo Muani al Tottenham è stata complicata, tra cambi di allenatore e una salvezza raggiunta soltanto nel finale. Già a gennaio il francese avrebbe manifestato il desiderio di rientrare in Italia, ma il veto di Thomas Frank bloccò l’interruzione del prestito. Anche al Paris Saint-Germain, però, il suo futuro resta chiuso: Luis Enrique non lo considera centrale nel progetto.

Tra il giocatore e la Juventus esisterebbe già una base d’intesa per un contratto quadriennale da 5 milioni di euro netti a stagione più bonus. Ora la partita passa nelle mani di Giovanni Carnevali, che ha avviato i primi contatti con Luis Campos per ricostruire rapporti istituzionali con il PSG, deteriorati nella precedente gestione.

L’obiettivo bianconero è impostare l’operazione su un prestito con obbligo di riscatto, con pagamenti dilazionati e valutazione complessiva non superiore ai 30 milioni di euro.

Calciomercato Juventus, Martinez resta il preferito per la porta

Parallelamente, la Juventus lavora anche sul nuovo portiere. Come scrive La Gazzetta dello Sport, il preferito resta Emiliano Martinez, profilo di esperienza internazionale e personalità già testata ai massimi livelli con Aston Villa e Argentina.

La dirigenza vuole evitare scommesse troppo rischiose, puntando su un portiere già abituato a pressioni elevate. Il problema resta economico: il club inglese valuta il Dibu non meno di 10 milioni di euro, cifra a cui va aggiunto un ingaggio importante.

Calciomercato Juventus, Vicario alternativa concreta

Per questo resta viva la candidatura di Guglielmo Vicario, in uscita dal Tottenham e considerato un’opzione più sostenibile. Il portiere italiano ha già lavorato con Spalletti in Nazionale e rappresenta un profilo affidabile, meno oneroso rispetto a Martinez.

La Juventus valuta, Carnevali tratta e il mercato entra nel vivo: tra attacco e porta, le prossime settimane possono orientare l’intera estate bianconera.

Yamal difende la Spagna: «Giornalisti troppo frettolosi, volete già darci per spacciati»

Il talento del Barça verso una maglia da titolare contro l’Arabia Saudita dopo il pari con Capo Verde. L’attacco alla stampa: “Non capite di calcio”

Lamine Yamal è, senza ombra di dubbio, il nome più pronunciato e discusso dell’intero ambiente iberico in questi Mondiali del 2026. L’opinione pubblica e gli addetti ai lavori sono concordi su un punto focale: qualsiasi velleità di sollevare la Coppa del Mondo passa inevitabilmente per le giocate e il talento cristallino dell’esterno del Barcellona.

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In vista della seconda e cruciale giornata del girone contro l’Arabia Saudita, le aspettative sul suo impiego crescono a dismisura. Il grande interrogativo che tormenta il commissario tecnico Luis de la Fuente è legato al suo utilizzo dal primo minuto. Se da un lato il selezionatore ha rassicurato tutti sulle condizioni del ragazzo, dall’altro l’entourage medico e i media vicini alla squadra invitano alla massima prudenza: Yamal non ha ancora i novanta minuti nelle gambe e l’intenzione iniziale era quella di gestirlo con estrema cautela. Tuttavia, la pressione generata dal deludente e inaspettato pareggio all’esordio contro Capo Verde potrebbe costringere lo staff tecnico a forzare i tempi e a gettarlo nella mischia dall’inizio per raddrizzare immediatamente la rotta.

Proprio questo passo falso inaugurale ha scatenato un vero e proprio processo mediatico in patria. Stampa e tifosi hanno immediatamente messo in discussione il reale livello della Roja, alimentando polemiche roventi dopo appena una partita di torneo. Un clima di disfattismo generale che non è affatto piaciuto al gioiello di Mataró.

In un’intervista esclusiva concessa a El País, Yamal ha risposto a tono alle critiche, mostrando una personalità debordante e non lesinando frecciate velenose ai giornalisti sportivi: “Traggo una conclusione molto semplice: voi giornalisti avete troppa fretta di finire il vostro lavoro. Siamo letteralmente alla prima giornata. La Spagna e il Portogallo hanno ottenuto un punto, mentre Argentina e Francia hanno vinto e la gente pensa già che arriveranno entrambe in finale. È una cosa che proprio non riesco a comprendere“.

Il talento spagnolo ha poi rincarato la dose, difendendo a spada tratta il gruppo e respingendo le stroncature: “Invece di godervi semplicemente le partite, volete trarre subito delle conclusioni. Per voi la Spagna è malissima, ma per chi capisce veramente di calcio non è affatto così. Ricordatevi bene che fino al 19 luglio non saprete chi vincerà la coppa, mentre voi pretendete di saperlo già oggi“.

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