Pagina 908 – Calcio News 24

Marco D’Alessandro: la scheggia romana che rompeva gli indugi all’Atalanta (da Colantuono a Reja fino a Gasperini)

La scheggia ex Roma e Atalanta Marco D’Alessandro: una freccia dai colpi nerazzurri pesanti (da Colantuono a Reja fino a Gasperini)

Una freccia veloce in grado di rompere gli indugi, entrato nella storia per aver segnato uno dei goal più decisivi ed emozionanti della prima Atalanta di Gasperini (e non solo), avente anche un passato da ex a Roma: Marco D’Alessandro.

Nato il 17 febbraio 1991, D’Alessandro diventa una delle ali più promettenti del calcio italiano: veloce, scattante, capace di saltare l’uomo e servire assist preziosi per gli attaccanti. In due stagioni al Cesena sigla 7 goal e 15 assist che gli valgono la chiamata di un’Atalanta che sta provando a compiere il salto di qualità con Colantuono.

La squadra va nettamente in difficoltà, ma il numero 7 si fa notare come esterno di centrocampo in grado di spingere, per quanto gli spazi nel 4-4-2 siano pochi ed inclini alle sue caratteristiche offensive. Stefano viene esonerato e con Reja vive il miglior momento della sua carriera a Bergamo: 4-3-3, ala destra, e D’Alessandro da maggio in avanti si diverte (da menzionare la partita con la Lazio in casa dove fece impazzire le difese avversarie). Su FIFA 15 il suo prezzo schizza alle stelle per essere uno dei giocatori più veloci della Serie A nonostante la carta argento.

Nella stagione 2015/2016 parte come riserva di Maxi Moralez, ma mette a segno colpi importanti: gli assist contro Palermo e Lazio, i goal con Udinese e Genoa, e lo zampino nello spettacolare 3-3 contro la Roma dove nel 4-2-3-1 ristrutturato insieme al tandem Gomez-Diamanti fa una signora gara.

Arriva Gasperini e per quanto la scena riescono a prendersela Papu e i giovani, sigla la rete al 91′ contro l’Empoli sotto la Pisani per il 2-1 che consentirà all’Atalanta di raggiungere il quarto posto in classifica a fine stagione, nonostante la continuità non sia nelle sue corde. Nel 2017 saluta tutti, lasciando un grande ricordo nerazzurro.

Torino Inter, si va verso il tutto esaurito: il punto sui biglietti e le limitazioni in Curva Primavera

Torino Inter di Serie A è alle porte, ecco il dato sui biglietti venduti e quelli ancora disponibili, attenzione poi alle limitazioni in Curva Primavera

Malgrado l’assenza di reali obiettivi da raggiungere – con la salvezza ormai ampiamente conquistata ed il sogno di un piazzamento europeo decisamente troppo lontano – il Torino si prepara a vivere un’ultima serata di gala. Parliamo, naturalmente, della sfida in arrivo questo fine settimana contro l’Inter di Simone Inzaghi. Gara valida per la giornata numero 36 di Serie A in programma domenica 11 maggio alle 18 in punto. 

Per l’occasione saranno in tantissimi i fan granata (e nerazzurri) ad occupare le tribune dello Stadio Olimpico Grande Torino. Già esauriti i tagliandi disponibili in Curva Maratona (cuore pulsante del tifo piemontese) e nel settore Distinti. Medesimo discorso per lo spicchio dedicato ai tifosi ospiti, che sarà quindi occupato da poco meno di 2000 fedelissimi meneghini. Limitata la presenza di seggiolini ancora disponibili in Tribuna e in Curva Primavera, con ambo le aree che potrebbero ben presto far registrare un tutto esaurito, andando così ad confezionare un sold out complessivo che all’ombra della Mole non si vedeva da tempo. 

Un risultato, quello appena descritto, figlio sicuramente delle accattivanti promozioni messe in campo dalla scuderia di Via Viotti per agevolare la vendita dei ticket. Per quanto nell’addizione generale sarebbe quantomeno miope non considerare (anche) il rinnovato affetto palesato dai fan sabaudi nei confronti della formazione allenata da Paolo Vanoli nel corso dell’intera stagione. Specialmente dopo gli anni per così dire ‘turbolenti’ della gestione Ivan Juric sotto questo aspetto.   

Tifosi Torino
Tifosi Torino

Attenzione infine alle limitazioni – onde evitare possibili problemi d’ordine pubblico – imposte ai supporters nerazzurri. «La Curva Primavera, acquistabile solo se in possesso di tessera Cuore Granata, è vietata a tutti i residenti nella regione Lombardia e in generale alla tifoseria Inter. Sarà pertanto vietato l’accesso allo stadio in Curva Primavera con sciarpe, cappellini o qualsiasi indumento della squadra ospite, senza eccezioni». Si legge nella nota diramata dai granata ieri. Insomma, ora è davvero tutto pronto per Torino Inter.  

Bologna: Italiano cerca i gol per lo sprint finale, e intanto Fenucci lo blinda

Bologna, Italiano alla ricerca dei gol decisivi per arrivare al traguardo con il doppio obiettivo quarto posto e Coppa Italia

Il Bologna di Vincenzo Italiano sta cercando soluzioni alternative per ritrovare il gol, soprattutto dopo il calo offensivo seguito all’assenza di Santiago Castro. Con appena tre reti nelle ultime cinque partite, come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’allenatore si aspetta segnali anche dalla difesa, finora a segno solo con Holm e De Silvestri. Si attendono contributi da giocatori come Lucumí, Beukema, Casale, Eric, Miranda, Calabria e Lykogiannis. In questo contesto, l’ad Claudio Fenucci ha confermato la fiducia nel progetto tecnico, sottolineando la professionalità e la coesione del gruppo in vista delle sfide decisive contro il Milan e della finale di Coppa Italia.

Durante la presentazione del progetto benefico “Trofeo Mongolfiera”, De Silvestri ha definito la stagione “intensa e positiva”, mentre Orsolini ha espresso il sogno di portare a casa Coppa Italia e qualificazione Champions. La squadra è concentrata e compatta, pronta a stringere i denti per inseguire traguardi storici, come dimostrano anche i recuperi individuali di Holm e Ndoye, che puntano a tornare disponibili per la finale del 14 maggio.

Inter Barcellona, il racconto di Francesco Repice: «San Siro determinante, mi ha dato le stesse emozioni di altre due gare. Lautaro è come Zanetti per questo motivo»

Le parole di Francesco Repice dopo la telecronaca di Inter Barcellona: «Mi ha dato le stesse emozioni di altre due gare»

Impossibile non essere conquistati dalla voce radiofonica di Francesco Repice. Anche martedì sera, durante Inter–Barcellona, la sua cronaca su Radio1 ha emozionato tantissimo. Ecco cosa ha raccontato a La Gazzetta dello Sport.

IL RUOLO DI SAN SIRO – «Lo stadio tutto, anche in serate meno roboanti di questa: il calcio esiste perché ci sono tifosi che vibrano, come a San Siro. Il mio compito è trasmettere questa vibrazione».

DOVE COLLOCARE INTER-BARCELLONA – «Assieme alle altre due che mi hanno dato più emozioni, lo scudetto della Roma seguito a bordo campo e l’Europeo vinto nel 2021».

L’IMMAGINE DELLA GARA – «Lautaro che scatta per evitare che i suoi compagni litighino con l’arbitro: in questa Inter vedo l’anima grande del suo capitano, un’orma che protegge come un tempo Zanetti».

LA FINALE DI MONACO – «Sarà il regno dell’incertezza, a Monaco il giudizio universale in cui tutto quello che fai è quello che sei. Non ci si può nascondere e l’Inter lo sa».

Lazio Juve, Zoff avvisa i bianconeri: «Guai accontentarsi del pari, ecco cosa mi aspetta»

Le parole di Dino Zoff, doppio ex di Lazio Juve, in vista dello scontro diretto decisivo per la corsa Champions delle due squadre

Dino Zoff, doppio ex di Lazio Juve, ha parlato a Tuttosport in vista dello scontro diretto di sabato pomeriggio, decisivo per la corsa Champions. Di seguito le sue parole.

SU LAZIO-JUVE – «Guai a fare calcoli pensando di potersi accontentare del pareggio: in campo bisogna andare sempre per vincere, senza pensare agli impegni successivi. Mi aspetto una partita combattuta: chi vince mette le basi per la qualificazione alla Champions».

SULL JUVE – «E’ una squadra che non ha ancora una fisionomia: ha cambiato tanto, ma sinceramente mi aspettavo un campionato diverso. Hanno palesato troppe difficoltà in questi mesi».

SU TUDOR – «Contano i risultati e il traguardo finale, però effettivamente la scossa c’è stata».

SU VLAHOVIC – «Non so quali siano le condizioni fisiche, ma lo ritengo un ottimo giocatore. Alla fine è sempre andato in doppia cifra nonostante diversi problemi e disavventure. Il suo recupero sarebbe importante in questo rush finale».

SU THURAM – «Rappresenta una delle note liete della Juventus. E’ uno dei calciatori su cui i bianconeri devono puntare forte per il futuro, costruendo intorno al francese una grande squadra».

SU CONTE – «Antonio sta dando un contributo stratosferico. Solo lui poteva realizzare una cosa del genere, pur non avendo la squadra più forte del campionato e tenendo a bada una grandissima squadra come l’Inter».

SU MANCINI – «E’ un tecnico di esperienza che ha vinto sia in Italia che all’estero. E’ una garanzia. Sento che ha voglia di rientrare: dove andrà può sicuramente fare bene».

Milan Bologna tra campionato e Coppa Italia, Donadoni: «Le differenze tra Conceiçao e Italano sono queste. Nessuno vuole perdere prima di una finale»

Le parole di Roberto Donadoni, doppio ex della sfida tra Milan e Bologna, in vista del doppio confronto tra Campionato e Coppa Italia

Per entrambi i club, Bologna e Milan, la testa è alla finale di Coppa Italia di mercoledì prossimo, anche se i rossoblu sono ancora pienamente coinvolti nella lotta per il quarto posto. A unire le due squadre c’è intanto la prossima gara di campionato e anche su questo ragiona Roberto Donadoni su La Gazzetta dello Sport, ex giocatore del Diavolo e tecnico degli emiliani.

IL MILAN HA POCO DA CHIEDERE ORMAI – «Vedendo la classifica verrebbe da dirlo, ma pochi giorni prima di una finale nessuno ha voglia di perdere né tanto meno di fare brutte figure. Il Milan ha la necessità di una buona prova e di confermare il momento positivo di forma».

IL 3-4-3 DI CONCEICAO – «Più che il modulo giusto, secondo me adesso ci sono più disponibilità e consapevolezza da parte di tutti i calciatori: nel gruppo è passato il concetto che certi risultati si possono raggiungere solo sacrificandosi per la squadra e facendo una corsa in più».

LA STAGIONE ROSSONERA – «Faccio un discorso che va oltre l’esito della finale. Questa è stata un’annata che ha portato con sé problemi e difetti. Penso che i dirigenti se ne siano resi conto e faranno tesoro di ciò che è successo. In futuro gestiranno diversamente certe situazioni».

I RISULTATI DEL BOLOGNA – «I risultati sono frutto del lavoro che Saputo, Sartori, Fenucci e i dirigenti hanno impostato da tempo. Nelle ultime due stagioni è però innegabile che i passi in avanti siano stati enormi. In particolare dopo l’addio di Motta, Italiano ha dato la sua impronta di gioco ed è stato davvero bravo».

IL BOLOGNA GIOCA MEGLIO DEL MILAN – «Sì, ma Italiano, che anche alla Fiorentina attuava un gioco propositivo fatto di pressing per togliere tempo e spazi agli avversari, lavora da questa estate. Conceiçao no. Di questo bisogna tener conto».

IL MILAN HA PIU’ INDIVIDUALITA’ – «Vero. Il Bologna proverà a fare la differenza con la sua filosofia di gioco; il Milan con i suoi singoli».

PSG, il capolavoro di Luis Enrique dopo l’addio di Mbappé: la mediana il motore, i terzini le ali e Donnarumma…

PSG, dopo l’addio di Mbappé si temeva un tracollo dei parigini, e invece ora può diventare il capolavoro di Luis Enrique

Dopo l’addio di Kylian Mbappé, molti avevano dubitato che il PSG potesse mantenere la sua competitività europea, ma oggi la squadra parigina è più equilibrata che mai. La partenza del fuoriclasse francese, che aveva segnato 44 gol in 48 partite nella stagione precedente, ha costretto il club a rivedere la propria struttura. Eppure, sotto la guida di Luis Enrique, il PSG ha trovato una nuova identità, basata su un gioco più corale e organizzato, con un centrocampo solido e un attacco che, pur privo di una stella dominante, sfrutta la velocità e la capacità tecnica di giocatori come Kvaratskhelia, Dembele e Barcola. La squadra, più giovane e senza grandi nomi da copione, è riuscita a esprimere un calcio brillante e compatto, raggiungendo la finale di Champions League contro l’Inter, con un pressing costante e un ottimo lavoro difensivo.

Un altro punto di forza del PSG è la qualità della sua mediana, che con Neves, Fabian Ruiz e Vitinha è tra le più competitive d’Europa. Se gli attaccanti sono quelli che catturano l’attenzione, è il centrocampo il vero motore della squadra, capace di recuperare palla, controllare il gioco e innescare l’attacco. La difesa, poi, ha trovato solidità grazie anche agli ottimi terzini, come Hakimi e Nuno Mendes, che oltre a spingere in fase offensiva, si sono dimostrati eccellenti anche in fase difensiva, annullando avversari di livello mondiale. Infine, Donnarumma, che al suo arrivo a Parigi era stato accolto con qualche dubbio, sta vivendo una stagione straordinaria, confermandosi uno dei migliori portieri al mondo, fondamentale nella corsa alla finale di Champions League.

Lazio Juve, Pedro: «Sono queste le cose che dobbiamo fare per vincere e andare in Champions. Baroni ha una qualità che non tutti gli allenatori hanno»

Lazio Juve, le parole di Pedro, attaccante dei biancocelesti, in vista della sfida decisiva per la corsa Champions League delle due squadre

Pedro ha conquistato 25 titoli lungo una carriera fantastica, tra club e nazionale spagnola. E lo stato di forma è eccezionale, a dispetto dei suoi 37 anni: nell’imminenza di Lazio Juve, sfida cruciale in ottica qualificazione Champions League, lo spagnolo ha parlato con La Gazzetta dello Sport.

ARRIVARE IN CHAMPIONS – «Sarebbe un risultato fantastico ed anche il premio ad un’annata in cui abbiamo fatto a lungo cose straordinarie».

I PRESUPPOSTI INIZIALI – «Non ci eravamo posti obiettivi specifici, come era normale che fosse visto il rinnovamento della rosa. Però abbiamo sempre creduto nella nostre potenzialità».

L’OBIETTIVO É VICINO – «Sì, ma siamo tante squadre ad ambire a quel quarto posto. Non sarà facile».

COME SI BATTE LA JUVE – «Dobbiamo giocare al massimo delle nostre possibilità. Essere sempre concentrati e non commettere errori. Perché contro questi avversari se fai uno sbaglio vieni immediatamente punito. È una gara da dentro o fuori, va interpretata così».

TROPPI PUNTI PERSI IN CASA – «Vero. E il problema è che non capiamo neppure noi perché abbiamo vinto così poco all’Olimpico da dicembre in avanti dopo aver fatto il pieno all’inizio (6 vittorie e un pari nelle prime sette, ndr). Ma adesso conta solo il futuro, le prossime ultime due partite che affronteremo in casa. Vinciamole e poi vediamo che succede».

IL BEL GIOCO – «Per un lungo periodo abbiamo giocato davvero bene, facendo un calcio d’attacco che coinvolgeva l’intera squadra. Poi abbiamo avuto un piccolo calo, ma è fisiologico, ora dovremo essere bravi a tornare a quei livelli, ma soprattutto a vincere. Adesso conta solo quello».

I MERITI DI BARONI – «Notevoli. Non lo conoscevo, per me è stato una grande rivelazione. Ci ha dato un gioco moderno, spettacolare ed efficace. E sul piano umano è stato bravo a far crescere tutti. La sua qualità migliore è la sincerità. Che poi è una caratteristica che non tutti gli allenatori hanno».

Inter Psg, Fabio Capello: «Inzaghi adesso ha riserve che entrano bene, Luis Enrique ha attaccanti che dribblano. Ecco cosa potrà succedere nella finale di Champions League»

Le parole di Fabio Capello in vista della finale di Champions League dell’Inter contro il Psg: «Ecco cosa potrà succedere»

Fabio Capello, ex tecnico che la Champions League l’ha vinta nel 1994 col suo Milan battendo 4-0 in finale proprio il Barcellona eliminato dall’Inter, su La Gazzetta dello Sport giudica l’ultimo atto che andrà in scena a Monaco il 31 maggio: Inter contro Psg, ecco cosa pensa della sfida.

COME ARRIVA L’INTER IN FINALE – «Con grande convinzione e tanta qualità. Si è arricchita parecchio nelle ultime partite giocate contro Bayern Monaco e Barcellona, crescendo in convinzione e capacità realizzativa. Ha mostrato la giusta mentalità e grande attenzione».

LA FINALE DI MONACO – «Sarà una finale equilibrata, ma tutto parte dal centrocampo, come sempre. A Barcellona il trio di Inzaghi aveva sofferto molto e invece martedì i suoi centrocampisti hanno fatto una buona partita. Ovviamente però il 31 maggio non ci sarà andata e ritorno, né pubblico di casa a spingere o stadio da espugnare in trasferta, ci aspetta quindi una finale a viso aperto. I centrocampisti dell’Inter mi hanno convinto anche se, essendo a fine stagione, ovviamente non sono più brillantissimi. Poi davanti ci sono Lautaro e Thuram… E un ulteriore fattore positivo non va sottovalutato. Essendo calati un po’ i ritmi a questo punto dell’annata, i subentrati riescono a mantenere alto il livello della squadra. Al di là dei gol di Frattesi, tutti coloro che sono entrati hanno dato il loro contributo con convinzione e attenzione».

L’ATTACCO DEL PSG – «C’è tanta fantasia con Doué, Dembélé, Kvaratskhelia… È tutta gente che sa dribblare e se non li affronti al meglio ti possono castigare. Nella linea difensiva, invece, è sempre fondamentale il ruolo di Marquinhos che guida benissimo tutti i compagni di reparto. E c’è una somiglianza con l’Inter: gli esterni Hakimi e Mendes, come quelli nerazzurri, sono molto bravi a venire avanti in fase offensiva. In fascia sarà necessaria la massima attenzione».

Europa League: Bilbao senza i Williams, lo United non può sbagliare; gli Spurs non si fidano del Bodo/Glimt

Europa League, Manchester United e Tottenham devono difendere le vittorie dell’andata; Bilbao in crisi infortuni, il Bodo si affida al fattore campo

Le semifinali di Europa League vedono le due squadre inglesi in vantaggio, ma con dinamiche molto diverse tra di loro. Il Manchester United, come riportato da la Gazzetta dello Sport, ha fatto un passo importante verso la finale, vincendo 3-0 in casa dell’Athletic Bilbao, grazie a una grande prestazione di Casemiro e Bruno Fernandes. Tuttavia, i baschi arrivano a Old Trafford senza tre giocatori fondamentali, i fratelli Williams e Oihan Sancet, che rappresentano il cuore della manovra offensiva. Nonostante la gravità delle assenze e il pesante svantaggio, l’Athletic non può essere considerata battuta, anche se la missione sembra impossibile. Lo United, purtroppo per i baschi, non ha mai smesso di alimentare le proprie speranze in Europa, e la crisi che affligge il club in Premier League non influisce sul suo cammino internazionale. Gli inglesi sono imbattuti nella competizione e punteranno a consolidare questo dominio.

Diverso il discorso per il Tottenham, che arriva a Bodo con un vantaggio di 3-1 dall’andata, ma non può permettersi di sottovalutare la trasferta, anche per il fattore campo avversario, che è stato decisivo in negativo per la Lazio. Il Bodo ha un ottimo record in casa, con sei vittorie su sette partite europee, e cercherà di sfruttare ogni minima occasione. Il Tottenham, però, è in difficoltà, soprattutto a causa degli infortuni che hanno decimato la squadra: James Maddison è stato costretto a chiudere la stagione in anticipo, e anche il capitano Son non sarà presente. Nonostante le difficoltà, il tecnico Ange Postecoglou e il portiere Guglielmo Vicario hanno ribadito che il gruppo dovrà unirsi per raggiungere l’obiettivo finale, consapevoli che la vittoria in Europa League sarebbe un’ancora di salvezza per un’annata altrimenti disastrosa in Premier League. Ma la strada non sarà facile: il Bodo è un avversario temibile, e ogni errore potrebbe compromettere il sogno europeo degli Spurs.

Chelsea, Maresca con un piede in finale: contro il mentore Pellegrini o la sua ex squadra la Fiorentina? Ma l’obiettivo è un altro

Il Chelse ha già un piede in finale di Conference League e attende l’avversaria: il Betis del mentore Pellegrini o i viola, ma l’obiettivo di Maresca è…

La finale di Conference League è ormai a un passo per il Chelsea, forte del 4-1 dell’andata in casa del Djurgarden. Enzo Maresca, pur mantenendo alta la concentrazione per evitare cali come accaduto nei quarti contro il Legia, può iniziare a pensare a chi troverà il 28 maggio a Breslavia: magari il Betis dell’amico e mentore Pellegrini, o la Fiorentina, squadra in cui ha anche giocato. Per l’allenatore italiano, però, l’obiettivo vero non è solo il trofeo, ma costruire una mentalità vincente in un gruppo che finora ha vinto poco o nulla. Vincere questa coppa – l’unica che manca al palmarès del club – significherebbe sancire il ritorno del Chelsea tra le grandi.

La Conference infatti è, come riportato da la Gazzetta dello Sport, il punto di partenza di un percorso più ampio: riportare i Blues nell’élite d’Inghilterra e d’Europa. Per questo motivo, nonostante il vantaggio rassicurante e la trasferta decisiva a Newcastle in vista, Maresca schiererà una formazione forte anche nel ritorno, per non mandare segnali sbagliati alla squadra. Il tecnico insiste sulla necessità di lottare ogni giorno, anche in allenamento, come faceva alla Juve, per abituarsi a vincere. Superare il Djurgarden senza fischi, conquistare la finale e poi puntare alla coppa sarebbe un passo concreto verso la rinascita del Chelsea.

Infortunio Cuadrado, lesione per l’esterno dell’Atalanta. Ecco le condizioni riscontrate dopo la gara con il Monza

Infortunio Cuadrado, lesione per l’esterno dell’Atalanta dopo la gara contro il Monza. Ecco l’esito degli esami per il colombiano

Altro infortunio in casa Atalanta. Dopo Palestra, Posch e il trio Kolasinac, Scalvini e Scamacca che hanno finito anzitempo la loro stagione, c’è da sottolineare lo stop anche dell’esterno Juan Cuadrado. Ecco l’esito degli esami.

Nei minuti finali di Monza Atalanta l’esterno Juan Cuadrado ha riscontrato qualche problema fisico, e gli esami strumentali hanno rivelato le seguenti condizioni: lesione di 1°grado al bicipite femorale destro.

Napoli, senti Cannavaro: «Conte sa che per vincere servono i clean sheet; e a chi si lamenta degli 1-0 dico questo…»

Le parole di Fabio Cannavaro, ex difensore del Napoli, sulla corsa Scudetto: «C’è una bellezza nell’1-0 straordinaria e Conte lo sa»

Fabio Cannavaro ha parlato a Il Mattino sullo sprint finale del Napoli, che punta a cucirsi sul petto il quarto Scudetto. Di seguito le sue parole.

CANNAVARO E LA SERIE A – «Abbiamo perso un po’ tutti la testa. Capisco che è bello seguire le mode, filosofeggiare, esaltare la bellezza del gioco e del tiki-taka. Ma mi sa che abbiamo perso di vista l’essenza del calcio: vincere. C’è una bellezza nell’1-0 straordinaria che faccio fatica a non comprendere come possa non essere apprezzata».

IL NAPOLI DI CONTE – «Conosco Antonio, è un vincente. So che lui sa bene che si hanno più possibilità di vincere se si insegue il record di clean sheet piuttosto che ogni volta un 4-3. Si torna al primato della difesa, che è l’essenza stessa del nostro dna calcistico. Ma se il Napoli non ha mai preso un gol su calcio d’angolo, significa che dietro c’è tantissimo lavoro. Giorno dopo giorno».

INTER-BARCELLONA – «Certo, chi non si è divertito? Magari, però, ai catalani un po’ meno. Però a loro resta l’orgoglio di aver visto Yamal, Pedri e tutti quelli delle nuova generazione del Barça giocare a viso aperto a San Siro».

GIOVANI IN ITALIA – «Non credo che Velasco abbia ragione. Il punto è che non ne escono più di talenti così dai nostri settori giovanili: sennò chi non oserebbe rischiare con simili fenomeni? D’altronde, Donnarumma ha esordito a 16 anni, Tonali giovanissimo. Io la prima gara in Serie A l’ho fatta a 19 anni. La verità, amara, è un’altra: non ce ne sono in Italia».

DUELLO SCUDETTO – «Non credo che la vittoria dell’Inter sia un vantaggio per il Napoli. Il morale dei nerazzurri sarà alle stelle. Ma Antonio ha troppa esperienza per non sapere che deve pensare a fare 7 punti in queste tre partite. Perché Inzaghi non mollerà».

I DUBBI DI CONTE – «Non lo so cosa farà. Ho letto l’intervista al Mattino del mio amico Ciro Ferrara che invece è sicuro che resterà. Io non ho le sue certezze. A gennaio non gli hanno preso nessuno, e questa cosa gli pesa. Anche io, se mi avessero venduto Kvaratshelia senza prendermi nessun altro, avrei fatto “burdello”. La sua reazione è normale. Manda un doppio messaggio: ai calciatori, quello di non mollare. E alla società».

MERCATO E GARANZIE – «In tanti, in Italia, hanno preso l’abitudine di vincere e andare via. Lui vuole garanzie sul mercato, lo vuole importante, da 200-300 milioni (ride). Le avrà? Il nodo è tutto qui».

IL LAVORO DI CONTE – «In tutto. Ma non mi piace parlare di miracolo. C’è uno zoccolo duro in questo gruppo che spesso viene sottovalutato: Di Lorenzo, Politano, Rrhamani, Lobotka, Meret. La sua bravura principale è stata nel gestire la società. Ora c’è solo uno che ha diritto a dire le cose, ed è lui. E lo fa in maniera perfetta».

RISCHI FINALI – «Tre punti vuol dire una giornata storta e azzeri tutto il vantaggio. Ecco, il Napoli non deve mollare sapendo che alle sue spalle è inseguita da una corazzata».

RICORDI DI MADRID – «Certo, “la remuntada” di sette punti al Barcellona con il successo della Liga per la miglior differenza reti. Le insidie sono ovunque, soprattutto in una gara in apparenza agevole come quella con il Genoa. Ma Antonio sa bene che le cose si vanno a prendere e non si aspettano. Anche perché nessuno te le porta…».

ORIALI UOMO CHIAVE – «Nessun dubbio che lo sia. È uno dei pezzi di storia del nostro calcio. Basta un suo sguardo. L’ho avuto al Parma e all’Inter: è un valore aggiunto enorme».

VITTORIA VS BEL GIOCO – «Ho perso con la Dinamo Zagabria una partita col 75 per cento del possesso e 25 tiri in porta. Il 30% dei gol arriva su calci piazzati. Le emozioni le regala una vittoria, non certo 30 passaggi prima di arrivare in porta. Io preferisco vincere 1-0 che perdere 4-3».

CONTE COME CANNAVARO – «Io come lui faccio parte di una generazione che se non vince una gara, sta male per giorni. Il bravo allenatore è quello che riesce a far migliorare un proprio calciatore. Come ha fatto Conte col Napoli».

SCUDETTO A PARMA? – «Si chiuderebbe un cerchio: c’è la foto mia con Pino Taglialatela che piangiamo dopo la retrocessione degli azzurri proprio dopo il ko del Tardini. Era il 1998. Se il Parma dovesse essere già salvo, sarei contento di una vittoria del Napoli proprio lì».

ESPERIENZA A ZAGABRIA – «Sette giorni dopo che hanno mandato via il direttore che mi aveva portato, hanno liquidato anche me. Alla Dinamo ho imparato un’altra lezione: devo smettere di buttarmi anima e corpo in casi complicati. Voglio solo allenare. Ovunque. Ma voglio sbagliare da solo, iniziare un progetto dall’inizio».

L’INTER E LA CHAMPIONS – «Inzaghi ha dato una dimostrazione che in coppa è difficile da battere. Ha fatto una grande impresa, la sua Inter è forte».

YAMAL E IL PALLONE D’ORO – «Se vinceva la Champions, magari sì. Ma lui è un talento avvantaggiato dalle regole del calcio moderno. A volte davvero penso a Maradona e cosa avrebbe potuto fare con il Var a tutelarlo».

Calciomercato Napoli, De Bruyne e non solo: nomi grossi nel mirino di De Laurentiis, i partenopei sognano in grande

Calciomercato, non solo Kevin De Bruyne, la squadra sogna in grande e in attacco si fanno due nomi per la prossima stagione: ecco tutti i dettagli

Il Napoli sogna in grande: dopo l’interesse registrato per Kevin De Bruyne, ora – come riportato da Alfredo Pedullà – si muove con decisione anche sul fronte attacco. L’obiettivo è aggiungere un profilo di spessore per onorare uno scudetto sempre più vicino. In cima alla lista c’è Jonathan David, seguito anche da Inter e Juventus: il Napoli ha già avviato i contatti con il suo entourage, disposto a trattare su una clausola che possa agevolare l’operazione. Restano vive anche le piste che portano a Lorenzo Lucca e Bonny, ma la priorità è un centravanti internazionale.

Tra i nomi più affascinanti c’è anche Darwin Nunez, classe 1999 in uscita dal Liverpool, valutato tra i 50 e i 55 milioni più bonus. Parallelamente, si lavora anche sul reparto arretrato: è stato già acquistato il giovane Marianucci come investimento per il futuro, mentre piace molto Beukema del Bologna. Un mercato ambizioso, dunque, in linea con le ambizioni di Antonio Conte e con il salto di qualità che il club vuole compiere già a partire dalla prossima stagione.

Fiorentina, sera da dentro e fuori: l’obiettivo e la rimonta e la terza finale consecutiva di Conference

Fiorentina, contro il Real Betis crocevia della stagione: l’obiettivo è la rimonta e la finale di Conference League, la terza consecutiva

Con l’annuncio ufficiale del rinnovo di Raffaele Palladino fino al 2027, la Fiorentina si prepara al ritorno della semifinale di Conference League contro il Betis con motivazioni alle stelle. Come riportato da La Nazione, la sfida del Franchi rappresenta il crocevia della stagione: ribaltare il 2-1 dell’andata a Siviglia per raggiungere la terza finale europea consecutiva. Per farlo servirà la partita perfetta contro un avversario di caratura quasi Champions, forte di talenti come Isco e Lo Celso, ma i viola possono contare su nomi altrettanto importanti come Kean, De Gea e Gudmundsson. Il gol di Ranieri ha acceso la scintilla, mentre il pubblico del Franchi, tutto esaurito, è pronto a spingere la squadra in una notte da dentro o fuori.

Dal punto di vista tattico, si prevede una gara aperta e combattuta. Il Betis non difenderà il vantaggio, ma proverà a colpire fin dall’inizio. La Fiorentina, fedele alla propria identità, cercherà di rispondere con pressing alto, possesso palla e verticalizzazioni rapide per liberare Kean. Palladino ha lavorato sulla testa dei suoi giocatori, consapevole che contro un avversario creativo e aggressivo serviranno intensità, lucidità e qualità. Lo spettacolo è garantito, in una cornice che promette emozioni forti e, forse, un nuovo capitolo europeo per la squadra viola.

Il PSG degli ‘italiani’ arriva in finale: contro l’Inter scontro di stili e i dettagli saranno decisivi

PSG, ritorno in finale dopo cinque anni: squadra rivoluzionata da Luis Enrique, con tanti ex Serie A; a Monaco con l’Inter si decide tutto sui dettagli

Il PSG conquista con merito la sua seconda finale di Champions in cinque anni, superando l’Arsenal grazie ai gol di Fabian Ruiz e Hakimi e alle parate decisive di Donnarumma, protagonista assoluto anche nei turni precedenti contro Liverpool, Aston Villa e Manchester City. Il progetto di Luis Enrique, privo delle grandi stelle del passato come Mbappé, Messi e Neymar, ha preso forma in una squadra giovane ma coesa, capace di maturare lungo un cammino in cui il talento è stato messo al servizio del collettivo. Nonostante l’età media più bassa della competizione, il PSG ha dimostrato una crescita costante e una nuova mentalità, sostenuta da volti noti anche in Italia come Donnarumma, Hakimi, Fabian Ruiz e Kvaratskhelia.

Secondo La Gazzetta dello Sport, il cuore dell’Inter resta però un fattore distintivo: la squadra di Inzaghi ha superato avversari più quotati grazie a solidità, esperienza e spirito di gruppo. A Monaco sarà uno scontro tra stili opposti, ma soprattutto una battaglia di intensità emotiva. Il PSG, pur trasformato, non sembra ancora avere la stessa anima dei nerazzurri, capaci di unire compattezza difensiva, capacità di adattamento e fame di vittoria. La finale si giocherà sul filo dei dettagli, ma l’Inter sembra arrivarci con più convinzione e forza interiore.

Inter, i ruoli si invertono: a Monaco si va da favoriti e il PSG l’outsider

Inter, questa volta i nerazzurri sono i favoriti: si inverte la tendenza che vede le italiane come le outsider nelle coppe europee

A differenza delle ultime finali europee disputate dalle italiane, in cui si parte sempre da sfavorite, a Monaco il copione si ribalta: sarà il PSG a partire da outsider, mentre l’Inter arriva con la consapevolezza di chi ha già vissuto e superato grandi esami. La squadra di Inzaghi, reduce da due finali di Champions in tre anni e forte di una rosa stabile e matura, ha dimostrato di saper affrontare ogni avversario con equilibrio e varietà tattica, battendo simboli della solidità come il Bayern e della creatività come il Barça, senza mai perdere contro le piccole. La semifinale con i catalani ha certificato una nuova identità nerazzurra: meno spettacolare ma più completa, capace di adattarsi e colpire in contropiede come nessun’altra in Europa.

Il PSG, pur avendo eliminato il City con una clamorosa rimonta, resta una squadra più fresca ma meno esperta: ha un talento diffuso, guidato da Luis Enrique e liberato dalla dipendenza da Mbappé, ma pecca ancora in carattere e compattezza. Secondo La Gazzetta dello Sport, sarà una finale più tattica che spettacolare, dove l’esperienza e la coesione dell’Inter potrebbero fare la differenza. Per i nerazzurri, che già hanno sfiorato il trionfo a Istanbul, la fame di vittoria è più forte che mai: la squadra di Inzaghi ha completato un ciclo di crescita e si presenta all’appuntamento con l’autorevolezza di chi ha imparato a vincere anche attraverso la sofferenza.

Moratti: «Dovevo arrivare agli 80 per vivere un’emozione come quella dell’altra sera; nel doppio confronto l’Inter ha avuto una cosa in più»

Le parole di Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, dopo la vittoria dei nerazzurri nella semifinale di ritorno contro il Barcellona

Massimo Moratti ha parlato al Quotidiano Sportivo della storica vittoria dell’Inter contro il Barcellona che ha permesso ai nerazzurri di staccare il biglietto per la finale di Champions League. Di seguito le sue parole.

L’INTER E LE EMOZIONI DI UNA VITA – «Avevo vent’anni la notte di Inter-Liverpool 3-0, nel 1965. Ne avevo sessantacinque ed ero il presidente quando eliminammo il Barça di Messi nel 2010. Ma dovevo arrivare a ottanta per provare l’emozione incredibile dell’altra sera…»

IL REGALO DI COMPLEANNO – «La Beneamata mi ha fatto il regalo di compleanno in anticipo, festeggio il 16 ma idealmente ho già soffiato sulle candeline con Marotta e Zanetti, anche se ho rischiato l’infarto, immagino come tutti gli innamorati dell’Inter. È stata una sofferenza indicibile, ma è stato anche un atto di giustizia».

IL SEGRETO DELL’IMPRESA – «Sommando andata e ritorno, l’Inter ha avuto una cosa in più: è rimasta lucida anche quando tutto sembrava finito. Ci ha creduto sempre, anche sotto 3-2 a San Siro, in quel finale folle».

UNA COSA MAI VISTA – «Faccio prima a dirle che abbiamo visto e vissuto una cosa senza precedenti. Una doppia semifinale di Champions che finisce complessivamente 7-6, senza andare ai rigori! È qualcosa di clamoroso, di enorme».

L’IMMORTALITÀ DEL CALCIO – «Guardiola ha perfettamente ragione: partite così rendono il calcio immortale, a prescindere dalla gioia di chi vince e dalla sofferenza di chi perde. Inter e Barcellona hanno mostrato il lato sublime del football, che mischia le generazioni abbattendo le barriere. Prenda quei due…».

ACERBI E YAMAL – «Acerbi e Yamal! Il primo potrebbe essere il padre del secondo, mi pare ci siano vent’anni di differenza tra loro. Eppure si sfidano sullo stesso campo, inseguendo lo stesso sogno. Io questo lo trovo meraviglioso. E già che ci sono aggiungo che di questa Inter proprio Acerbi è il simbolo. Come si dice oggi? È lui il testimonial perfetto».

YAMAL, IL CALCIO DEI BAMBINI – «Quando ero presidente, per Lamine avrei fatto di tutto e di più. Questo ragazzino, banalmente, è il calcio come lo immaginiamo da bambini, è la fantasia al potere. Riesce a fare ogni cosa con una facilità straordinaria. Se gli regge la salute farà una carriera epica».

IL PARAGONE CON I GRANDI – «Lo paragonano a Pelé, a Maradona, a Messi. E fanno bene, anche se in campo parte da una posizione diversa. Ma in assoluto Lamine è quel giocatore che anche i tifosi avversari amano, perché, mi ripeto, lo guardi e ti emozioni».

INZAGHI TRA I GRANDI – «Inzaghi come Herrera? Posso fare una battuta? Inzaghi è un fenomeno e poi ne parliamo, però il Mago HH due finali le ha vinte, Simone non ancora».

UNA CRESCITA IMPRESSIONANTE – «Io Simone non lo credevo così bravo. Inzaghi è un tecnico che non smette mai di studiare, di imparare. È cresciuto tantissimo. Sa cosa apprezzo di più del mister? Prepara le partite meglio di tutti. Ha capito in fretta che c’è una enorme differenza fra Champions e campionato, ma lui riesce a tenere sempre il gruppo sulla corda».

ESSERE GRATI – «Un tifoso vuol vincere, lo capisco. Ma se vedi la tua squadra ancora in lotta per lo scudetto e in finale a Monaco dopo aver eliminato Bayern e Barcellona, come fai a non essere comunque grato a chi la allena e a chi la dirige?».

IL RICORDO DEL PASSATO – «Le emozioni sono come i figli, non fai preferenze. Nel 1965 avevo due anni più di Yamal, ricordo il terzo gol di Facchetti, un’azione perfetta in contropiede. Era un altro calcio ma l’Inter di mio padre incarnava lo spirito dell’epoca, era l’Italia del miracolo economico. Nel 2010 ho coronato i miei sogni di patron. Adesso consumo le cose da semplice appassionato, penso alla finale, mi chiedo come stanno di salute gli idoli del 2025, Sommer e Lautaro, Dumfries e Barella, Bastoni e Thuram, eccetera…».

Le prime pagine pagine sportive nazionali – 8 maggio

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Hakimi: «Abbiamo lavorato tanto per questo, siamo felicissimi; Luis Enrique è incredibile, l’Inter una grande squadra»

Le parole di Achraf Hakimi, terzino del PSG, dopo la vittoria nella semifinale di ritorno di Champions League contro l’Arsenal

Achraf Hakimi ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la semifinale di Champions League vinta dal PSG. Di seguito le sue parole.

«É incredibile, abbiamo lavorato tanto per questo momento e siamo felicissimi. Siamo una famiglia e un gruppo fantastico, meritiamo tutto questo. Ringraziamo tutta Parigi. Luis Enrique è un allenatore incredibile, da quando è arrivato l’anno scorso ha creato col lavoro una grande squadra. Per me una finale speciale contro l’Inter? Sì, l’affronteremo con grande motivazione. L’Inter è una grande squadra e l’abbiamo visto ieri, ora ci godiamo il momento».

PSG Arsenal: le tre cose che non hai notato del match di Champions League

Ecco le tre curiosità sulla sfida delle ore 21.00, PSG Arsenal: match valido per il ritorno della semifinale di Champions League

Verdetto giusto il 2-1 di Psg-Arsenal di stasera? Non sbagliato, quantomeno, tenendo conto che i parigini hanno creato qualcosa di più, sbagliando anche un rigore con Vitinha sull’1-0. Agli inglesi resta il rammarico del primo quarto d’ora, dove hanno spaventato non poco i francesi e si sono trovati al cospetto di un Donnarumma mostruoso. Che a questo punto, dopo l’Europeo, inizierà ad essere piuttosto detestato a Londra e dintorni. Ecco tre episodi da ricordare.

  1. Minuti. Il primo non è un momento, ma una sfilza di eventi. Quelli per i quali, grazie al gol di Dembelé all’andata al quarto minuto e all’evoluzione del risultato odierno (1-0, 2-0, 2-1), il Psg non si è mai sentito eliminato nella sfida neanche per un secondo. L’Inter, invece, che troverà a Monaco, 5 minuti di terrore tra Raphinha e Acerbi li ha provati. Tanto per trovare la prima delle tante differenze che poi ci divertiremo a elencare da qui al 31 maggio
  2. Insoddisfazione. Al termine del primo tempo c’è stato un momento, sull’1-0 già abbastanza sedimentato, che è emersa una situazione davvero strana: regnava la confusione, per non dire il casino davvero brutto. Entrambe le squadre facevano viaggiare in alto il pallone per motivi diversi: il Paris faticava ad uscire pulito, Nuno Mendes spazzava via poco tranquillo; l’Arsenal, invece, proponeva molti cross soprattutto da destra, ma Timber che arrivava molto in sovrapposizione non trovava torri in area. In qualche maniera c’era un filo di insoddisfazione reciproca, nessuna delle 2 stava facendo davvero quel che avrebbe davvero voluto. Pure quelli che vincevano si assomigliavano a quelli che perdevano…
  3. Incertezza. Inizio ripresa. I londinesi si gettano in avanti, tempo da perdere non ce n’è e in qualche cross sembrano cercare con lucidità la via della porta. Merino stoppa in area un pallone, lo si vede paralizzato, in una postura sospesa, incerto come non dovrebbe essere un attaccante che deve recuperare uno svantaggio. Tra tirare e passare decide di servire dritto Martinelli che lo guarda come a dire: non è a me che dovevi consegnarla e comunque era troppo forte. E pensare che tutto nasce dall’altro lato, dove è Thomas a mettere in moto la manovra con lunghissimi falli laterali, in tanti momenti la cosa migliore, o per meglio dire più determinata, fatta dall’Arsenal.

Pagelle PSG Arsenal: TOP e FLOP del match di Champions League

I top e i flop del match valido per la semifinale di ritorno di Champions League: pagelle PSG Arsenal

I TOP e i FLOP del match valido valevole per il ritorno della semifinale di Champions League: pagelle PSG Arsenal.

Il Psg andrà a Monaco a sfidare l’Inter nell’ultimo atto della Champions League in virtù del 2-1 di stasera, che va a sommarsi all’1-0 guadagnato a Londra. Verdetto giusto, ecco i migliori e i peggiori della partita.

I TOP

Poiché siamo piuttosto monotoni nelle gare del Psg in Europa a elencare le virtù salvifiche di Donnarumma, sparse all’interno della gara in momento vari, stavolta diamo la precedenza a un altro ex giocatore di Serie A: Fabian Ruiz. La rete con cui stappa il match e toglie la sua squadra dalle angosce di un inizio tremebondo è semplicemente un esercizio perfettamente eseguito: stop di petto per preparare il tiro, conclusione eseguita con coordinazione impeccabile. Non solo: lo si vede emergere nei momenti di difficoltà e, nei 90 minuti, non accusa momenti di flessione a differenza dei suoi compagni di reparto. Nell’Arsenal scegliamo Saka per una ragione sola, o meglio due: l’Arsenal è davvero monotematico, attacca dalla sua parte il 40% delle volte, dicono le statistiche, ed anche stasera la sensazione è che lui sia stato chiamato in causa tantissimo. Pure troppo, tenendo conto del lavoro dedicato alla sua persona, si è visto pure Kvaratskheila andare a ripiegare per contrastarlo senza gentilezza. Un altro si sarebbe perso d’animo. Lui, invece, la rete del 2-1 l’ha fatta. Vero, dopo ha mancato la deviazione a porta vuota: ma che Donnarumma bucasse il pallone non se lo aspettava uno che sia uno al Parco dei Principi. A maggior ragione visto che in precedenza era andato a togliere all’inglese un tiro destinato all’incrocio dei pali.

I FLOP

Errore grave di Marquinhos sul gol incassato: il contrasto con Trossard è di quelli vincibili, invece uno della sua esperienza casca nella tentazione dello svenimento, peccato abituale di troppi difensori contemporanei. Buon per lui che non ha pagato un prezzo eccessivo. Eccessivo il prezzo pagato dall’Arsenal per il Rice visto all’opera stasera. O meglio, intuito, dato il carattere fantasmatico della sua prestazione. Peccato, aveva disputato una Champions da big.

Donnarumma: «Con l’Inter è come un derby: finale difficile, ma bellissima; rinnovo? La società sa cosa voglio»

Le parole di Gianluigi Donnarumma, portiere del PSG, dopo la vittoria nella semifinale di ritorno di Champions League contro l’Arsenal

Gianluigi Donnarumma ha parlato ai microfoni di Amazon Prime dopo la semifinale di Champions League vinta dal PSG. Di seguito le sue parole.

FINALE – «Andiamo a giocare una bella finale. Sarò emozionato anche lì, perché ritrovo tanti miei compagni. Quindi sarà molto emozionante, però adesso mi tolgo la serata. L’ambiente è stato stratosferico. Sono molto molto contento».

STAGIONE CAMBIATA DOPO LA CICATRICE – «Sembro un po’ più cattivo (ride ndr). Mi ha reso più aggressivo».

LE PARATE PIU’ DIFFICILI TRA ANDATA E RITORNO – «Per me, se la giocano tra la prima di questa e la seconda della prima partita».

FINALE COME UN DERBY – «Eh, mamma mia. Ci sto già pensando, perché sarà emozionante. Ritrovo degli amici. Ritrovo il mio vecchio allenatore di portieri, Spinelli. Ci sentiamo quasi tutti i giorni. Sarà veramente emozionante giocare contro lui».

SEMPRE PIU’ LEADER – «No, è stato facile all’inizio. Per tutto, per la lingua, per la nuova città. È stato un po’ complicato, però diciamo che adesso sto bene. Mi vogliono tutti bene e sono contento».

SFIDA CON SOMMER – «C’è una bella sfida con Sommer. Ah, sì, ho visto la partita. È stato bravissimo. Guarda che numero entra. Siamo in finale d’annata e ritorno. Quante parate hai fatto? Ho fatto più parate di me. Però ho subito pure più tiri. Ho visto la partita e ci ho sentito anche con il preparatore dei portieri. Io ho fatto i complimenti perché ha fatto una partita fantastica ed è stata una bellissima partita».

PARATA SU ODEGAARD – «Se ho lavorato sulle parate basse? No, ce le ho… Perché sono aumentate tanto. É madre natura, mi ha dato questa dote. Ci lavoro tutti i giorni perché bisogna lavorare sempre su tutto. Però diciamo che è più madre natura. Poi io ci lavoro e è sempre importante lavorarci su, lavorare sui punti un pochino più deboli».

FINALE CON L’INTER – «È dura, sarà durissima. Li conosco, sarà una partita molto dura. Però sicuramente sarà una partita molto, molto bella».

RINNOVO – «Ho ancora un anno di contratto. C’è tempo per parlare di rinnovo. La scelta è sicuramente della società. Lo sanno cosa voglio io, come sto qui. Quindi la scelta è tutta della società. Se vuole che rimango, io rimango. Non c’è problema. C’è solo da firmare».

COME É CAMBIATO LA SQUADRA DOPO L’ADDIO DEI BIG COME MBAPPÉ – «Sì, ha cambiato lo spirito. Perché siamo molto più squadra. Giochiamo l’uno per l’altro. Rincorriamo tutti insieme. Se c’è da difendere, lo facciamo tutti insieme a partita da prima punta al difensore centrale. Ci manca Kylian, perché ci manca. Sappiamo chi è Kylian. Il più forte del mondo. Io gli faccio tutti i migliori miei auguri perché è un grandissimo amico. Però adesso non è più qui. La squadra è molto unita. Stiamo molto bene insieme. Quella è la cosa più importante per me. Ho vinto l’Europeo per quello. Perché eravamo un gruppo serio che voleva lavorare. Un gruppo unito. E questo fa la differenza in qualsiasi squadra. Si è visto nettamente in questa stagione»

Moviola PSG Arsenal, l’episodio chiave del match

Moviola PSG Arsenal, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la semifinale di ritorno di Champions League

L’episodio chiave della moviola del match PSG Arsenal , valevole per il ritorno della semifinale di Champions League. Dirige la sfida l’arbitro Felix Zwayer.


L’EPISODIO CHIAVE

PRIMO TEMPO

Il primo giallo è per Nuno Mendes, netto il pestone su Timber in una gara che peraltro nella prima parte è tanto viva quanto corretta. Anche l’Arsenal ha un ammonito ed è Rice, che perde palla sull’attacco di Kvaratskheila e atterra a forbice il georgiano. Si va al riposo con soli 9 falli complessivi, 6 da parte dei parigini e la metà dei londinesi. L’arbitro ha dovuto lavorare davvero poco fino a questo momento.

SECONDO TEMPO

Protesta di Saka toccato in area di rigore da Kvaratskheila. Sull’azione successiva, tiro di Hakimi e mano larga di Lewis-Skelly: il Var chiama l’arbitro che decreta il rigore per il Psg, il pubblico temeva che fosse per il contatto precedente e si produce in un boato dopo la grande paura. Il Psg reclama sull’azione del 2-1 ma la spinta di Trossard su Marquinhos sembra troppo debole, più maliziosa che altro. A 5 minuti dal termine contrasto prolungato persino fuori campo tra Calafiori e Kvaratskheila: i due ex della Serie A vengono placati con un giallo a testa. Subito dopo ne prende uno anche Saka per proteste, i nervi negli ultimi minuti sono molto più sollecitati del resto della gara. La sfida si chiude con 11 falli per parte, gara estremamente corretta a parte qualche accensione comprensibile negli ultim minuti.

Champions League, sarà Inter PSG la finale di Monaco di Baviera

Champions League, il PSG raggiunge l’Inter in finale: battuto 2-1 l’Arsenal: seconda finale per i francesi, che sognano ancora il triplete

Il PSG batte l’Arsenal e sarà così l’avversaria dell’Inter in finale di Champions League. I parigini tornano in finale dopo quella persa contro il Bayern Monaco a Lisbona nel 2020.

Decisiva la vittoria back to back contro l’Arsenal: 1-0 all’Emirates e 2-1 in casa questa sera, con i gol di Ruiz e Hakimi. I parigini continuano a coltivare il sogno triplete, che per il tecnico Luis Enrique sarebbe il secondo in carriera.

PSG Arsenal 2-1: il PSG stacca il biglietto per Monaco, sarà l’avversaria dell’Inter in finale!

Al Parco dei Principi il match valido per la semifinale di ritorno di Champions League PSG Arsenal: seguila live

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita PSG Arsenal, valevole per la semifinale di ritorno della Champions League 2024/25.


90+5′ – TRIPLICE FISCHIO

90′ – 5 minuti di recupero

83′ – Cresce la tensione al Parco dei Principi: ammoniti Kvara, Calafiori e Saka per proteste varie, mentre Arteta si lamenta per le perdite di tempo dei francesi.

79′ – Cross in mezzo di Calafiori per Saka, Donnarumma esce a vuoto, ma l’inglese spara altissimo!

76′ – GOL ARSENAL! Lancio di Kiwior per Trossard che vince il duello con Marquinhos, palla in mezzo che, dopo una carambola, finisce su Saka che infila Donnarumma.

72′ – GOL PSG! Kvara recupera palla su Kiwior e mette in mezzo! Leggerezza di Thomas che manca e palla a Dembelè che appoggia per Hakimi che di ricorsa infila di potenza nell’angolo

70′ – Rigore sbagliato da Vitinha! Cerca la precisione con una conclusione di precisione, ma viene fuori un tiro debole che Raya intuisce e mette in angolo.

66′ – L’arbitro ferma il gioco e va al VAR: sul tiro di Hakimi c’è un tocco di mano di Lewis-Skelly. Calcio di rigore per il PSG. Prima della decisione la sensazione generale è che fosse per un contatto in area del PSG tra Kvara e Thomas

64′ – Dal corner parte il contropiede del PSG che si conclude con il tiro di Hakimi che Raya blocca a terra.

64′ – Occasione Arsenal! Conclusione a giro sul secondo palo di Saka, miracolo di Donnarumma che si allunga e la mette in corner

58′ – Corner di Saka: Donnarumma con il pugno rimette in corner. Calcia ancora Saka e Saliba anticipa il portiere, ma non trovando la porta.

54′ – Nuno Mendes e Kvara triangolano a sinistra: il terzino arriva al fondo e serve Doué: tentativo con l’interno sul secondo palo, bella l’idea, meno la realizzazione.

50′ – Inizio meno a senso unico rispetto ai primi 45′: il PSG più ordinato e il pressing dei Gunners meno incisivo rispetto a quantto fatto nel primo quarto d’ora di partita.

46′ – Inizia il secondo tempo.

Inizio di partita in salita per il PSG che nel primo quarto d’ora soffre il pressing dell’Arsenal: Donnarumma salva su Merino e Odegaard, poi alla ripresa il palo di Kvara sembra svegliare i transalpini che al 26′ trovano il vantaggio con Fabian Ruiz. Il gol permette al PSG di gestire meglio nella seconda parte del primo tempo.

45+2′ – FINE PRIMO TEMPO

42′ – Saka trova il fondo e mette in mezzo, Rice arriva in anticipo e non si fa trovare pronto, con la difesa del PSG che libera l’area.

29′ – Ancora occasione per il PSG: Fabian Ruiz recupera e manda Kvara in profondità, palla a Barcola che calcia, ma ostacolato da Barcola. Raya in calcio d’angolo.

26′ – GOL PSG! Fabian Ruiz controlla su una respinta dell’Arsenal e dopo il primo controllo si coordina e calcia al volo! Imprendibile per Raya!

22′ – Ripartenza del PSG con Barcola e Doué, con il primo che serve il secondo, che però calcia male e facile per Raya

17′ – Il PSG rompe l’assedio: manovra che mette Kvara in possibilità di calciare di interno sul secondo palo, palla sul palo, ma il PSG adesso sembra esserci

10′ – Donnarumma fa segno di ok alla panchina! Sta bene

7′ – Corner per l’Arsenal: uscita alta di Donnarumma che allontana in rimessa laterale: sulla rimessa palla a Odegaard che calcia potente e nell’angolino: Donnarumma salva, ma rimane a terra!

4′ – Ancora Arsenal pericoloso! Rimessa i Thomas, Martinelli si inserisce e calcia: miracolo di Donnarumma.

3′ – Kvara perde palla sul limite dell’area francese. Palla dentro per Rice che di testa non trova la porta.

1′ – Partenza subito aggressiva per i Gunners, che devono rimontare la sconfitta dell’andata.


PSG ARSENAL 2-1

26′ Fabian Ruiz, 72′ Hakimi, 76′ Saka

PSG (4-3-3): Donnarumma; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes (88′ Ramos); Joao Neves, Vitinha, Ruiz; Barcola (70′ Dembelé), Doué (73′ Hernandez), Kvaratskhelia. A disp. Safonov, Tensa, Beraldo, Lee, Mayulu, Zaire-Emery, Tape, Mbaye. All. Luis Enrique.

ARSENAL (4-3-3): Raya; Timber (83′ White), Saliba, Kiwior, Lewis-Skelly (69′ Calafiori); Odegaard, Partey, Rice; Saka, Merino, Martinelli (69′ Trossard). A disp. Neto, Setford, Tierney, Zinchenko, Jorginho, Henry-Francis, Nwaneri, Sterlin, Butler-Oyedeji. All. Arteta.

Napoli, pazza idea De Bruyne! Manna e De Laurentiis studiano l’offerta per convincere il belga

Il Napoli sta tentando un colpo clamoroso in vista della prossima stagione: secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio di Sky Sport, il club azzurro avrebbe avviato un tentativo concreto per portare Kevin De Bruyne sotto il Vesuvio. Il centrocampista belga, in scadenza di contratto con il Manchester City, è attratto dall’idea di restare in Europa e ha già ricevuto una proposta dal Liverpool, ma il Napoli spera di convincerlo anche grazie al rapporto di lunga data con Romelu Lukaku.

De Bruyne ha annunciato il suo addio al City lo scorso 4 aprile, dopo dieci stagioni in cui ha collezionato 108 gol e 177 assist in 418 presenze, contribuendo alla conquista di 14 trofei nazionali e 4 internazionali, tra cui una Champions League. Il tentativo azzurro è il segnale di un progetto ambizioso firmato De Laurentiis-Manna.

PSG Arsenal, tutto in pochi minuti: Vitinha sbaglia un rigore, segna Hakimi e poi Saka – VIDEO

PSG Arsenal, finale pazzo al Parco dei principi: prima i francesi sbagliano un rigore, poi Hakimi raddoppia e Saka la tiene aperta

Non come Inter Barcellona, ma anche PSG Arsenal regala emozioni. Al 70′ prima occasione con un penalty che Vitinha però spreca: conclusione debole e non molto angolata, che Raya mette agevolmente in corner.

Pochi minuti dopo però, al 72′, Kvara recupera palla su Kiwior e mette in mezzo. Leggerezza di Thomas che manca e palla a Dembelè che appoggia per Hakimi che di rincorsa infila di potenza nell’angolo

Sembra tutto fatto, ma pochi minuti dopo ecco i Gunners: Lancio di Kiwior per Trossard che vince il duello con Marquinhos, palla in mezzo che, dopo una carambola, finisce su Saka che infila Donnarumma.

Milan, la situazione degli infortunati in vista della doppia sfida al Bologna: ecco come stanno Abraham e Bondo

Milan, le condizioni degli infortunati in vista del doppio impegno dei rossoneri contro il Bologna: ecco come stanno Abraham e Bondo

Il Milan ha ripreso la preparazione a Milanello in vista dei prossimi due impegni cruciali contro il Bologna, il campionato di venerdì e la finale di Coppa Italia di mercoledì prossimo a Roma. Secondo quanto riportato da Sky Sport, Abraham ha recuperato dai problemi fisici e si è allenato regolarmente con il gruppo, quindi sarà disponibile per la partita contro il Bologna. Fofana e Sottil continuano invece con il recupero individuale, con l’obiettivo di essere pronti per la finale di Coppa Italia.

Situazione più incerta per Bondo, che sta ancora combattendo con un infortunio alla caviglia che lo tiene lontano dai campi da settimane. Il centrocampista ex Monza è a rischio per entrambe le sfide, ma farà di tutto per essere disponibile almeno per la finale a Roma. Tuttavia, le sue possibilità di recupero sono ridotte e non c’è grande ottimismo.

Sampdoria, ultima spiaggia contro la Salernitana: il report dall’allenamento dei blucerchiati

Sampdoria, il report dell’allenamento dei blucerchiati in vista della sfida decisiva di venerdì contro la Salernitana: liguri ad un bivio

La Sampdoria di mister Alberico Evani sta preparando con determinazione l’importante match contro la Salernitana, in programma venerdì sera al ‘Ferraris’. L’incontro è cruciale per strappare il ticket per la salvezza in Serie B, un evento storico che il club cerca di scongiurare a tutti i costi. Con Gennaro Tutino nuovamente operato, il tecnico sta contando sui suoi uomini per affrontare questa sfida fondamentale. La squadra si prepara con attenzione, anche se l’esito della partita dipenderà anche dai risultati di altre gare, come quelle di Brescia e Mantova.

COMUNICATO – «Dopo una prima sessione di video-analisi, Alberico Evani e staff hanno diretto sul prato principale del “Mugnaini” una seduta pomeridiana caratterizzata da attivazione atletica, esercitazioni tattiche e partitelle. In gruppo anche Leonardo Benedetti, Pietro Beruatto, Davide Veroli e Ronaldo Vieira. Differenziato sul campo per Simone Romagnoli; riposo per Rémi Oudin (sovraccarico); percorso di recupero per Samuele Perisan».

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