Caso Pellegrini, il GUP ha disposto il rinvio a giudizio per Fabrizio Corona con l’accusa di diffamazione! Cosa è successo
Come riferito dall’ANSA, il Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP) del Tribunale di Roma ha ufficialmente disposto il rinvio a giudizio per Fabrizio Corona. L’accusa mossa nei suoi confronti è quella di diffamazione ai danni di Lorenzo Pellegrini. Una complessa vicenda giudiziaria che ha inevitabilmente scosso l’ambiente calcistico capitolino e che ora si prepara ad affrontare la decisiva fase dibattimentale nelle aule di tribunale.
Le false accuse di stalking e l’intervista incriminata
Al centro dell’inchiesta penale c’è una controversa vicenda mediatica legata alla pubblicazione di un’intervista sul portale web dillingernews.it, piattaforma direttamente riconducibile allo stesso Corona. All’interno del pezzo, una ragazza di 25 anni aveva mosso accuse pesantissime nei confronti del giocatore giallorosso. La giovane, infatti, aveva falsamente accusato il calciatore di aver perpetrato atti di stalking nei suoi confronti. Accuse che si sono rivelate infondate in sede di indagine preliminare, portando così all’incriminazione di chi ha diffuso tali dichiarazioni lesive della reputazione dell’atleta.
La posizione della donna: calunnia e minacce
La vicenda legale, tuttavia, non coinvolge esclusivamente Fabrizio Corona. Anche la stessa donna venticinquenne, autrice materiale delle dichiarazioni rilasciate durante l’intervista, è finita a processo e dovrà rispondere delle proprie azioni davanti alla legge. Le autorità giudiziarie le contestano infatti reati molto gravi: oltre alla diffamazione, la ragazza è accusata formalmente di calunnia e minacce dirette allo sportivo.
La data del processo e le parole della difesa
Il procedimento giudiziario entrerà nel vivo alla fine dell’anno: la prima udienza è stata ufficialmente fissata per il prossimo primo dicembre davanti al giudice del tribunale monocratico di Roma.
Nel frattempo, l’entourage legale del capitano romanista ha espresso il proprio parere positivo sugli sviluppi dell’inchiesta, che mirano a tutelare l’immagine del giocatore. L’avvocato Federico Olivo, difensore e legale di fiducia del calciatore, ha commentato la decisione del GUP con queste esatte parole:
“Siamo soddisfatti di questo passaggio processuale. Una decisione che ritengo doverosa, la sede dove ora verrà approfondita questa vicenda è il dibattimento”
Neymar ha reagito così alla non convocazione del ct Ancelotti con il Brasile. Le parole dell’attaccante in forza al Santos
L’avvicinamento al prossimo Mondiale si fa sempre più teso e ricco di colpi di scena in casa verdeoro. Le ultime scelte tecniche diramate in vista dei test match internazionali hanno sollevato discussioni e malumori, in particolare per l’assenza eccellente di uno dei volti storicamente più rappresentativi della Nazionale sudamericana.
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Questa scelta ha inevitabilmente fatto grande rumore, scuotendo l’ambiente calcistico internazionale e aprendo un acceso dibattito mediatico sulle reali gerarchie all’interno dello spogliatoio a ridosso della rassegna iridata.
La reazione: amarezza e massima concentrazione
Di fronte a questa inaspettata esclusione, la reazione del giocatore non si è fatta attendere. Il campione ha espresso pubblicamente i propri sentimenti, non nascondendo la forte amarezza per la decisione dell’allenatore, ma ribadendo al contempo una dedizione assoluta e un’etica del lavoro incrollabile. Le sue parole fotografano perfettamente il momento:
“Sono deluso, triste, per non essere stato convocato. Ma la concentrazione rimane alta giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita”.
Una dichiarazione che testimonia la ferma volontà di non arrendersi e di continuare a spingere al massimo per riconquistare la fiducia del selezionatore.
L’ultima chiamata: uniti verso l’obiettivo
Nonostante lo stop temporaneo, l’attaccante non perde la speranza di partecipare al torneo calcistico più importante e ambito. La strada verso la Coppa del Mondo non è ancora chiusa definitivamente. Guardando al futuro con ottimismo, spirito di sacrificio e forte senso di appartenenza, ha concluso il suo intervento caricando l’ambiente:
“Raggiungeremo il nostro obiettivo. C’è ancora un’ultima convocazione e il sogno continua. Ecco, siamo tutti sulla stessa barca”
Ora la parola passa al campo: le prestazioni delle prossime settimane decreteranno se ci sarà spazio per lui nell’elenco definitivo per il Mondiale.
Milan, Franco Ordine ha commentato così la sconfitta dei rossoneri all’Olimpico contro la Lazio. Le sue dichiarazioni
Sulle colonne del Corriere dello Sport, Franco Ordine analizza con la consueta lucidità il tonfo del Milan all’Olimpico contro la Lazio. Un passo falso che impone profonde riflessioni in casa rossonera, a partire dalle scelte di formazione di Massimiliano Allegri fino ad arrivare alla gestione emotiva dei top player, spazzando via le fugaci illusioni scudetto per riabbracciare un sano e necessario realismo.
Il giornalista parte da un postulato imprescindibile: «Prima regola fondamentale per chi si occupa di sport: la riconoscenza non è un valore ma solo un nobile sentimento che può però condurre a qualche errore di valutazione». L’esempio storico è il Roberto Baggio del Mondiale ’94, mandato in campo in precarie condizioni, quando il fisioterapista azzurro confidò ad Arrigo Sacchi: «Quando massaggio non trovo più muscoli». La stessa dinamica si è riproposta con Allegri, combattuto fino all’ultimo se schierare il recuperato e più affidabile Bartesaghi oppure confermare Pervis Estupiñán, eroe del derby. Ha prevalso la riconoscenza, e la scelta ha spalancato le porte alle scorribande decisive di Isaksen.
L’ASSENZA DI RABIOT
La seconda lezione romana riguarda l’assetto tattico. Al netto della pesantissima assenza di Rabiot, vero equilibratore del centrocampo, il Milan deve tornare a essere un «geloso custode della formula calcistica con la quale è arrivata a sedersi al secondo posto in classifica dietro l’armata interista». Ogni volta che i rossoneri si scoprono, riemergono i fantasmi degli squilibri tattici visti sotto le gestioni di Fonseca e Conceição. I 21 gol subiti in campionato sono una chiara sentenza. Ecco perché il tecnico livornese è rimasto l’unico vero realista a Milanello: «Non bluffava quando ripeteva in modo ossessivo i suoi calcoli aritmetici riferiti alla zona Champions».
IL NERVOSISMO DI LEAO
Ora la priorità di Max è ricaricare mentalmente Rafa Leao. Il portoghese è uscito ammaccato dall’Olimpico, ma questa volta l’abbraccio del mister e la corsa di capitan Maignan hanno attutito il colpo. La frustrazione di Rafa per i mancati assist in verticale di Pulisic non va letta come egoismo dello statunitense, che semplicemente non ha nelle sue corde quel tipo di tracciante. Recuperata l’umiltà originaria, il Diavolo dovrà ora guardarsi le spalle nel cruciale scontro di Pasquetta contro il Napoli. Una sfida in cui potrebbe rivelarsi preziosissimo Niclas Füllkrug, inquadrato ormai tatticamente come l’arma in più, il jolly offensivo perfetto da calare nei finali di partita.
Calciomercato Juventus: Koné e Goretzka per rinforzare il centrocampo di Spalletti. Per l’attacco il ‘colpo’ è già in casa. Quali sono le mosse
La Juventus sta programmando le prossime mosse di mercato con un focus particolare sul centrocampo. L’obiettivo primario di innalzare il tasso tecnico del reparto ha portato la dirigenza a virare con decisione su nuovi profili, complice l’allontanamento di Sandro Tonali, sempre più vicino alla permanenza in Premier League viste le attenzioni di Arsenal e Manchester United.
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Il centrocampo: la corsa a Koné e l’occasione Goretzka
Il nome caldo per la mediana è quello di Ismael Koné, centrocampista canadese che sta incantando con la maglia del Sassuolo sotto la guida di Fabio Grosso. Il mediano ha già siglato 5 reti, spingendo gli osservatori juventini a monitorarlo da vicino al Mapei Stadium. Riscattato dagli emiliani per 12 milioni dal Marsiglia, la sua valutazione oscilla ora tra i 25 e i 30 milioni di euro. I buoni uffici tra i due club, consolidati dagli affari Muharemovic e Pedro Felipe, potrebbero favorire la trattativa e battere la forte concorrenza di Inter e Roma.
Parallelamente, mister Luciano Spalletti ha messo nel mirino Leon Goretzka. Il tedesco lascerà il Bayern Monaco a parametro zero, un’occasione d’oro per la quale la Juventus sta in pressing, sfidando il Milan e i club inglesi. La qualificazione in Champions League sarà l’ago della bilancia per convincere definitivamente il giocatore.
La rinascita di Boga: il jolly a costo zero
Se il mercato estivo ha lasciato scorie pesanti – con i flop di Loïs Openda (pagato 43,9 milioni e fermo a due reti) e le prestazioni altalenanti di Jonathan David (7 centri) – la sessione di riparazione ha regalato un inaspettato raggio di sole: Jeremie Boga. Arrivato in prestito gratuito dal Nizza, l’attaccante franco-ivoriano ha segnato 3 gol in 8 presenze (uno ogni 66 minuti), mascherando l’assenza del lungodegente Dusan Vlahovic.
Il riscatto, fissato a soli 4,8 milioni di euro, appare come un autentico affare. Boga ha ritrovato continuità e forma mentale: «Mi sono allenato bene privatamente e, quando sono arrivato, ho trovato una squadra e un mister che mi danno enorme fiducia», ha dichiarato. L’intesa con l’ambiente è totale: «Tutti mi hanno accolto benissimo, sento l’affetto dei compagni».
Ora, utilizzato come esterno o centravanti atipico al fianco di Kenan Yildiz, Boga si prepara a vivere una notte speciale all’Allianz Stadium proprio contro la sua ex squadra, il Sassuolo.
Probabili formazioni Chelsea Psg: le possibili scelte per il match di ritorno degli ottavi di finale di Champions League 2025/26
Tra le partite di oggi degli ottavi di Champions c’è Chelsea Psg. Il Chelsea è chiamato a compiere una vera e propria impresa sportiva davanti ai propri tifosi per ribaltare il pesante passivo subito al Parco dei Principi. Di contro, il Paris Saint-Germain cercherà di amministrare il largo vantaggio per staccare il pass valido per i quarti di finale della massima competizione europea.
Le scelte di Rosenior: il piano del Chelsea
Vista l’urgente necessità di segnare per rimettere in discussione la qualificazione, il tecnico dei londinesi Liam Rosenior dovrebbe affidarsi a un assetto a trazione anteriore, schierando un 4-2-3-1 pronto a scardinare la difesa parigina.
Tra i pali si profila una novità importante: Sanchez è in netto vantaggio su Jorgensen, forte della titolarità conquistata nell’ultimo turno di Premier League contro il Newcastle. La linea difensiva a quattro vedrà operare Malo Gusto (le cui condizioni fisiche andranno valutate fino all’ultimo istante), affiancato da Fofana, Chalobah e Cucurella. In mediana, la diga sarà affidata alla coppia Andrey Santos-Caicedo. Nessuna variazione prevista sulla trequarti rispetto all’andata: Palmer, Enzo Fernandez e Pedro Neto avranno il compito di innescare l’unica punta Joao Pedro.
Le contromosse di Luis Enrique e il dubbio in attacco
Forte dei tre gol di scarto, il PSG di Luis Enrique si presenterà a Londra con il suo collaudato 4-3-3. A difendere la porta ci sarà Safonov, ormai promosso stabilmente nelle gerarchie a discapito di Chevalier. Il reparto difensivo sarà composto dai titolarissimi Hakimi, Marquinhos, Pacho e Nuno Mendes. A centrocampo, per sopperire all’assenza di Fabian Ruiz, si va verso la conferma del terzetto formato da Zaire-Emery, Vitinha e Neves.
Nel tridente offensivo potrebbe esserci una novità di peso. L’ex Napoli Kvaratskhelia, protagonista assoluto con una doppietta nel finale della gara di andata, potrebbe partire dal primo minuto scalzando Doué, sebbene il ballottaggio resti aperto. A completare l’attacco i confermatissimi Dembelé e Barcola.
Infortunio Skorupski, il Bologna dovrà rinunciare al proprio portiere. L’esito ufficiale degli esami e quanto dovrà rimanere ai box
In vista dell’attesissima e delicata sfida di Europa League contro la Roma, e rinvigorito dal recente successo ottenuto in campionato sul campo del Sassuolo, il Bologna guidato da Vincenzo Italiano è tornato ad allenarsi sui campi del centro tecnico.
La buona notizia di giornata riguarda Nikola Moro. Nonostante la preoccupante sostituzione per infortunio avvenuta al 64′ minuto nel corso dell’ultima trasferta di Reggio Emilia, il mediano ha regolarmente svolto l’intera seduta di lavoro con il resto dei compagni, candidandosi per un posto da titolare.
Il bollettino medico: fuori Skorupski, ansia per De Silvestri
Arrivano invece pessime notizie dall’infermeria per ciò che riguarda le condizioni fisiche di Lukasz Skorupski. Gli approfonditi esami strumentali a cui l’estremo difensore si è sottoposto hanno evidenziato una lesione di medio-alto grado al bicipite femorale sinistro. Un infortunio grave, i cui tempi di recupero sono purtroppo stimati tra le sei e le otto settimane. Grande apprensione anche per Lorenzo De Silvestri, che sarà sottoposto a specifici accertamenti medici nelle prossime ore.
La società ha fatto il punto della situazione pubblicando la seguente nota ufficiale:
“I rossoblù hanno ripreso questa mattina gli allenamenti in vista di Roma-Bologna di Europa League: palestra e corsa sul campo per i più impiegati contro il Sassuolo, attivazione atletica e partitella a campo ridotto per gli altri. Nikola Moro ha lavorato regolarmente con i compagni. Gli esami cui è stato sottoposto Lukasz Skorupski hanno evidenziato una lesione di medio-alto grado al bicipite femorale sinistro; il giocatore ha già iniziato il percorso terapeutico e i tempi di recupero si stimano fra le 6 e le 8 settimane. Lorenzo De Silvestri sarà sottoposto ad accertamenti nelle prossime ore”.
Il tour de force finale dei rossoblù
Il rientro in campo coinciderà con un calendario densissimo. Come accennato, i rossoblù saranno subito impegnati nel fondamentale ritorno degli ottavi di finale di Europa League contro la Roma. A seguire, un filotto di sfide cruciali in Serie A contro Lazio, Cremonese e Lecce, che anticiperanno i durissimi big match contro Juventus e nuovamente Roma. A chiudere il campionato ci sarà infine un vero e proprio ciclo di fuoco, con le partite contro Cagliari, Napoli, Atalanta e Inter.
Inter tra campo e mercato: qual è la situazione in vista dell’estate e quali sono le novità sui giocatori infortunati. Tutti i dettagli
Il prossimo mercato dell’Inter sarà decisamente più movimentato rispetto al recente passato. Intervenuto negli studi di Sky Sport, l’esperto Gianluca Di Marzio ha delineato una vera e propria ristrutturazione per la squadra guidata da Cristian Chivu. Se l’ultima sessione era servita ad allungare le rotazioni, in estate si interverrà direttamente sull’undici titolare. Come spiegato da Di Marzio: «L’anno prossimo ci saranno 3/4 cambiamenti: in porta, in difesa, sugli esterni».
Il rebus in attacco: l’ombra della cessione su Thuram
Il tema più caldo riguarda il reparto offensivo. Le strategie societarie dipenderanno dalle offerte per i pezzi pregiati, con Marcus Thuram in cima alla lista dei possibili partenti. L’esperto di mercato ha infatti ammesso: «Si parla tanto di Thuram, penso il club valuterebbe offerte per lui».
In caso di addio, l’Inter punterebbe sulla promozione di Francesco Pio Esposito a potenziale titolare, affiancandogli Ange-Yoan Bonny, che ha già dimostrato di sapersi integrare nei meccanismi della squadra in questa stagione.
Obiettivi in difesa e i dubbi a centrocampo
Per il pacchetto arretrato i nomi caldi seguiti dalla dirigenza sono quelli di Tarik Muharemovic e Oumar Solet. Sulla fascia, invece, l’obiettivo è già tracciato: «A destra il sogno è Palestra», ha rivelato Di Marzio, riferendosi a Marco Palestra.
In mezzo al campo molto dipenderà da Henrikh Mkhitaryan: se non dovesse rinnovare, l’Inter interverrà immediatamente con un innesto di spessore per non perdere equilibrio.
Verso la Fiorentina: il bollettino da Appiano Gentile
Nel frattempo, arrivano importanti novità dall’allenamento mattutino ad Appiano Gentile in vista del match contro la Fiorentina. Sorride il centrocampo: Hakan Calhanoglu ha lavorato regolarmente in gruppo ed è recuperato per la gara del Franchi.
Gestione cauta, invece, per gli altri acciaccati: Alessandro Bastoni ha svolto solo una prima parte di allenamento con la squadra per poi proseguire a parte, mentre per Lautaro Martinez è continuato il lavoro personalizzato.
Probabili formazioni Manchester City Real Madrid: quali sono le mosse di Guardiola e Arbeloa per il match di Champions League
Tra le partite di oggi degli ottavi di Champions c’è Manchester City Real Madrid. Alle ore 21:00, l’Etihad Stadium proverà a spingere gli uomini di Pep Guardiola verso una rimonta che avrebbe il sapore dell’epica sportiva. Ribaltare il passivo della gara d’andata, decisa da una letale tripletta di Valverde, non sarà un compito agevole, ma i padroni di casa sono pronti a rimettere in discussione la qualificazione.
Le scelte di Guardiola per l’impresa
Per tentare l’assalto, il tecnico catalano dovrebbe affidarsi al collaudato 4-3-3 a trazione anteriore. Tra i pali ci sarà spazio per l’ex Milan e PSG Donnarumma. La linea difensiva a quattro vedrà con ogni probabilità Matheus Nunes e Ait-Nouri sugli esterni, con la coppia centrale formata da Ruben Dias e Guehi.
In mezzo al campo, le chiavi del gioco saranno affidate alla visione di Rodri, supportato dalla qualità di Bernardo Silva e dal dinamismo di O’Reilly, chiamati a dare grande equilibrio e intensità alla manovra. In attacco, nel tridente offensivo, Doku appare in netto vantaggio nel ballottaggio con Cherki per una maglia da titolare: sarà lui ad affiancare gli intoccabili Semenyo e Haaland.
Le contromosse di Arbeloa: Mbappé recuperato ma in panchina
Forte del rassicurante margine maturato all’andata, il Real Madrid dovrebbe rispondere a specchio con il consueto 4-3-3. Mister Arbeloa confermerà Courtois in porta. La retroguardia sarà composta da Alexander-Arnold, Huijsen, Rudiger e Fran Garcia. L’unico dubbio riguarda le condizioni di Carreras: qualora fosse valutato al 100%, potrebbe partire titolare proprio al posto di Fran Garcia sulla corsia mancina.
A centrocampo spazio al mattatore dell’andata Valverde, affiancato da Tchouameni e Thiago Pitarch. Buone notizie in attacco per i Blancos: Mbappé è recuperato, ma con grande probabilità inizierà dalla panchina, lasciando il tridente offensivo iniziale ad Arda Guler, Brahim Diaz e Vinicius.
Il riepilogo delle formazioni
MANCHESTER CITY (4-3-3): Donnarumma; Matheus Nunes, Ruben Dias, Guéhi, Ait-Nouri; Bernardo Silva, Rodri, O’Reilly; Semenyo, Haaland, Doku. Allenatore: Guardiola.
REAL MADRID (4-3-3): Courtois; Alexander-Arnold, Huijsen, Rudiger, Fran Garcia; Valverde, Tchouameni, Thiago Pitarch; Arda Guler, Brahim Diaz, Vinicius. Allenatore: Arbeloa.
Mondiali 2026, l’Iran ha fatto richiesta per spostare le partite dagli Stati Uniti al Messico! Cosa accade in vista dell’inizio del torneo
La geopolitica irrompe prepotentemente sull’organizzazione dei Mondiali di calcio. La federazione calcistica iraniana è attualmente in trattativa ufficiale con la FIFA per ottenere un clamoroso e inedito spostamento delle proprie partite del primo turno. La richiesta punta a trasferire le gare della fase a gironi dagli Stati Uniti al Messico (nazione co-ospitante del torneo insieme a USA e Canada), a causa delle forti tensioni internazionali legate al conflitto in Medio Oriente.
Allarme sicurezza: la posizione dell’Iran e degli USA
A rendere nota la delicata crisi diplomatica e sportiva è stata l’ambasciata iraniana in Messico attraverso un comunicato diffuso nella giornata di lunedì. Il nodo centrale della questione riguarda le garanzie di incolumità per l’intera delegazione asiatica in terra statunitense.
A fare chiarezza sulla posizione del Paese è intervenuto Mehdi Taj, presidente della federazione calcistica iraniana. Le sue parole, pubblicate sull’account X dell’ambasciata, non lasciano spazio a interpretazioni:
“Poiché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato esplicitamente di non poter garantire la sicurezza della Nazionale iraniana, certamente non andremo in America”
Di fronte a questa rottura, la dirigenza sportiva asiatica sta cercando una soluzione diplomatica sfruttando la natura itinerante di questa Coppa del Mondo. A confermarlo è lo stesso numero uno della federazione:
“Stiamo attualmente negoziando con la FIFA – ha aggiunto – affinché le partite dell’Iran ai Mondiali si svolgano in Messico”
L’impatto sul torneo e la gestione della squadra
Un eventuale cambio di sede logistica a ridosso della competizione rappresenterebbe una sfida organizzativa imponente per la FIFA, che dovrà eventualmente riprogrammare stadi, logistica e sicurezza per accogliere i tifosi.
Nel frattempo, la squadra asiatica cerca di mantenere la concentrazione sul rettangolo di gioco in un clima inevitabilmente teso. Il delicato compito di isolare il gruppo dalle pressioni politiche spetterà ad Amir Ghalenoei. La palla passa ora ai vertici di Zurigo, che dovranno prendere una decisione storica per garantire il regolare svolgimento del torneo.
De Bruyne Napoli, un ritorno dal peso d’oro: lui la scintilla che risveglia la squadra di Conte! L’impatto del belga al suo rientro dall’infortunio
Il ritorno in campo di Kevin De Bruyne è stato decisivo per il Napoli di Antonio Conte. Dopo oltre quattro mesi di assenza per infortunio, il belga ha mostrato tutta la sua classe durante la partita contro il Lecce, contribuendo in maniera significativa al risveglio della squadra, che si trovava in una fase delicata della stagione.
L’impatto immediato di De Bruyne sulla squadra
Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la prestazione di De Bruyne ha avuto un impatto immediato: “Due passaggi chiave, tredici in totale vincenti, dieci in avanti a verticalizzare per le punte, due recuperi”, numeri che testimoniano la sua abilità in campo e il suo enorme valore. Nonostante un rientro difficile, con il Napoli che ha dovuto fare a meno di lui per gran parte della stagione, il suo ritorno in campo è stato fondamentale.
Il tecnico Antonio Conte ha elogiato l’attaccante, che sta ritrovando la forma, dimostrando un’incredibile voglia di contribuire al progetto partenopeo. La sua presenza ha arricchito il sistema di gioco del Napoli, soprattutto nel nuovo ruolo di trequartista, alle spalle di Hojlund. De Bruyne, che ha segnato e creato occasioni, è tornato ad essere l’artista che aveva caratterizzato la sua carriera precedente.
Ambizioni future: Mondiale e Champions League
Nonostante i timori iniziali per la sua condizione fisica, il giocatore ha mostrato di essere pronto per affrontare le sfide future, con l’obiettivo di qualificarsi per la Champions League e magari centrare il sogno del Mondiale 2026. Il ritorno di Kevin De Bruyne segna una nuova fase per il Napoli: con lui in campo, le ambizioni si fanno ancora più alte.
L’ex centrocampista della Juventus, Claudio Marchisio, ha commentato così il momento della stagione dei bianconeri di Luciano Spalletti
Intervistato da Tuttosport, Claudio Marchisio ha analizzato così il momento della stagione della Juventus di Spalletti, soffermandosi anche sull’imminente rientro di Vlahovic.
SULLA STAGIONE DELLA JUVE – «È un voto in stand-by. Perché se da una parte per crescere un gruppo vincente bisogna dargli tempo, sappiamo benissimo quanto il tempo si stia stringendo, e la Juve senza la Champions League avrebbe fallito l’obiettivo. E lo dico al netto del fatto che ora stiamo vedendo un calcio più divertente ed emozionante, ma gira tutto intorno a quel quarto posto»
SPALLETTI – «Ha aggiunto personalità e idee che si sono viste subito, anche quando i risultati non arrivavano, oltre alla sua esperienza nel gestire la squadra. Una squadra che dovrà essere aggiustata e rimodellata ma, grazie a Spalletti, le basi ci sono per tornare a essere competitivi. E per provare a vincere qualcosa, magari restando in alto fino alle ultime giornate non come accade adesso in cui si insegue un quarto posto»
LOCATELLI – «La crescita è stata del gruppo e non di Locatelli che per me non è mai sceso di rendimento nelle prestazioni ma si è dovuto adattare a un diverso sistema di gioco. Anche prima comunque era uno dei centrocampisti con più recuperi palla, chiudeva le linee di passaggio e schermava molto bene una difesa che era traballante. Adesso la squadra è stata messa a posto e i centrocampisti hanno più fiducia nel palleggio e giocano per andare a far male. Questo ha permesso a Locatelli di tornare a essere pericoloso anche con i passaggi filtranti per i compagni»
MERCATO E TONALI – «La Juve deve rinnovare la spina dorsale, è questo che manca. Serve un centrale da mettere insieme a Bremer, uno come Tonali sarebbe l’acquisto ideale per il centrocampo e poi occorre un grande attaccante. Ora si parla del rinnovo di Vlahovic e io dico, perché no? Sarebbe interessante vederlo un’intera stagione con Spalletti… Tonali? Ho detto che sarebbe l’acquisto ideale perché già al Milan era un giocatore forte e in Premier League ha aumentato le sue competenze e perché è italiano. E gli italiani alla Juventus ci vogliono. In tal senso la Lega Serie A dovrebbe mettere dei paletti: non che non servano gli stranieri, ma questi devono essere di qualità»
VLAHOVIC – «Vlahovic a Spalletti può dare un vero numero nove. E Spalletti può favorirne la consacrazione e farne un vero grande centravanti da Juventus».
Rinnovo Spalletti, il tecnico ha convinto anche i più scettici del gruppo squadra! Svelati i dettagli del contratto pronto ad esser firmato
Luciano Spalletti è convinto che la rosa attuale abbia potenzialità enormi, specialmente se integrata con 5 o 6 innesti di valore, attingendo anche ai parametri zero. Il clima alla Continassa è radicalmente cambiato: l’armonia attuale ha convinto anche i calciatori inizialmente scettici, che preferivano profili come Raffaele Palladino. Il gruppo oggi segue con entusiasmo l’innovazione portata dal tecnico, consolidando un’autostima necessaria per blindare il quarto posto. A riportarlo è Tuttosport.
Al centro del villaggio bianconero restano figure fondamentali. Il centrocampista statunitense McKennie ha già firmato il suo rinnovo, mentre sono nel vivo le trattative per Vlahovic e Locatelli. Il mediano italiano è considerato il vero simbolo della gestione spallettiana, essendo stato elevato a un livello di rendimento mai raggiunto in precedenza.
Il tecnico vuole essere al centro di ogni discorso di campo, convinto che se verrà assecondato nelle richieste, la squadra potrà trionfare in tempi brevi. La società è pronta ad accontentarlo, accelerando sulle operazioni in entrata per consegnargli una formazione pronta al debutto in Champions League. Nella Juve di oggi regna l’unità d’intenti per un futuro vincente. La firma sul contratto è ormai solo una formalità per sancire un legame che sta portando risultati insperati fino a pochi mesi fa.
Scegliere le scarpe da calcio giuste è uno degli aspetti più importanti per ogni giocatore, indipendentemente dal livello di esperienza. Una scarpa adatta al proprio stile di gioco e alla superficie su cui si gioca può migliorare la stabilità, il controllo del pallone e la sicurezza nei movimenti. Al contrario, utilizzare un modello non consono al terreno può incidere negativamente sulle performance e aumentare il rischio di infortuni.
Negli ultimi anni le scarpe da calcio hanno implementato una forte evoluzione tecnologica. I principali marchi del settore investono continuamente in nuovi materiali, suole sempre più leggere e tecnologie studiate per ottimizzare velocità, controllo e comfort. Oggi sono realizzate minuziosamente per offrire prestazioni specifiche a seconda del ruolo del giocatore e delle condizioni del campo.
Tuttavia, proprio a causa dell’ampia varietà di modelli disponibili, scegliere il paio giusto può diventare complicato. Esistono scarpe progettate per l’erba naturale, altre per il sintetico e altre ancora per superfici indoor. Anche la forma dei tacchetti, i materiali della tomaia e la struttura della suola giocano un ruolo fondamentale.
In questa guida vedremo quali sono i principali tipi, perché la configurazione dei tacchetti è così importante e quali materiali vengono utilizzati nei modelli moderni. E troverai inoltre una selezione delle migliori scarpe da calcio del 2026, per aiutarti a scegliere il modello più adatto alle tue esigenze.
Le migliori scarpe da calcio del 2026
Nel panorama attuale uno dei marchi più influenti nel mondo delle scarpe da calcio è ovviamente Nike. Il brand ha sviluppato negli anni diverse linee dedicate a specifiche tipologie di giocatori e terreni.
Le principali famiglie di scarpe Nike includono linee come Mercurial e Phantom. Ognuna di queste dispone di caratteristiche specifiche per i diversi stili di gioco.
Nike Mercurial Superfly 10 Elite
Le scarpe da calcio Nike Mercurial sono tra le top di gamma nel catalogo del brand americano. Nello specifico, la Nike Mercurial Vapor 16 Elite FG è una delle più avanzate della linea, indicata per giocatori che puntano su rapidità, accelerazione e cambi di direzione repentini. Si tratta di una delle migliori scarpe da calcio per erba naturale compatta ed è un mix di materiali leggeri e tecnologie sviluppate per fornire una sensazione di reattività e contatto diretto con il pallone.
Uno degli elementi distintivi della scarpa è la tomaia realizzata con Nike Gripknit, un materiale aderente che migliora il controllo del pallone e aiuta a ottenere un tocco molto preciso anche quando si gioca ad alta intensità. Il materiale si adatta alla forma del piede e mantiene un buon livello di grip sia in condizioni asciutte sia sul bagnato, contribuendo a una sensazione di contatto molto naturale con la palla.
La suola integra inoltre un’unità Air Zoom a tre quarti di lunghezza, che dà una spinta propulsiva durante le accelerazioni. In combinazione con una configurazione di tacchetti a V disposti in un pattern ondulato, questa tecnologia incrementa la trazione e permette scatti più esplosivi e cambi di direzione rapidi.
Per chi è consigliata: grazie alla sua costruzione leggera e alla calzata aderente, la Mercurial Vapor 16 Elite è particolarmente adatta a giocatori offensivi come ali e attaccanti, che hanno bisogno di una scarpa reattiva per sfruttare al massimo la propria velocità.
Nike Mercurial Vapor 16 Elite FG
Anche la Nike Mercurial Vapor 16 Elite FG appartiene alla celebre linea Mercurial. Questo modello è indicato per campi in erba naturale compatta e si distingue per una costruzione estremamente leggera e una calzata molto aderente, caratteristiche che favoriscono movimenti rapidi e dinamici.
La tomaia combina i materiali Gripknit, Atomknit e Flyknit, una soluzione che diminuisce lo spessore tra piede e pallone ed affina la sensibilità nei controlli. Il Gripknit presenta una superficie leggermente testurizzata che aumenta l’attrito con la palla, per passaggi, tiri e dribbling più precisi anche quando il ritmo di gioco è elevato.
Nella parte inferiore della scarpa è presente un’unità Air Zoom a tre quarti di lunghezza, integrata nella suola per dare una sensazione di spinta nelle fasi di accelerazione. Il disegno dei tacchetti, con elementi a V e lamellari distribuiti lungo tutta la suola, potenzia la trazione e rende più sicuri i cambi di direzione.
Per chi è consigliata: avendo una struttura leggera e una calzata avvolgente, la Vapor 16 Elite FG si adatta particolarmente bene ad ali e attaccanti.
Della stessa linea, c’è anche la versione SG-Pro, ottime per campi in erba naturale morbida o fangosa. Rispetto alle varianti FG, questo modello utilizza una configurazione di tacchetti mista con elementi in metallo, che penetrano più facilmente nel terreno e garantiscono maggiore stabilità quando il campo diventa pesante o scivoloso.
Nike Phantom 6 Low Elite AG
La nostra selezione prosegue con le scarpe da calcio Nike Phantom, una serie di scarpe rivolta ai giocatori che basano il proprio gioco su controllo del pallone, precisione nei passaggi e qualità nelle conclusioni. Il modello Nike Phantom 6 Low Elite AG utilizza una suola AG, adatta ai campi in erba artificiale, con una configurazione di tacchetti studiata per movimenti rapidi e rotazioni più fluide su superfici sintetiche.
La tomaia integra il materiale Nike Gripknit, una struttura sintetica con texture leggermente aderente nelle zone di contatto con il pallone. Questo rivestimento aumenta l’attrito durante controlli, passaggi e tiri, mantenendo una buona sensibilità anche quando il campo è umido.
Uno degli elementi più interessanti del modello è la piastra Cyclone 360, riconoscibile per il motivo circolare nell’avampiede. Questo sistema facilita rotazioni rapide e cambi di direzione improvvisi, un aspetto molto utile per centrocampisti offensivi e trequartisti che devono muoversi in spazi stretti.
Il telaio della scarpa segue una forma più naturale nella zona della punta e avvicina il piede al pallone, favorendo un controllo più preciso nelle giocate tecniche. Certamente tra le migliori scarpe da calcio per erba sintetica.
Per chi è consigliata: nel complesso, la Phantom 6 Low Elite AG è una delle migliori scarpe da calcio per erba sintetica e si rivolge soprattutto ai giocatori creativi che costruiscono il gioco tra le linee e cercano precisione nei passaggi, nei dribbling e nelle conclusioni dalla distanza.
Continuiamo la nostra guida alle migliori scarpe da calcio con una scarpa indicata per ragazzi e ragazze che vogliono sviluppare precisione nel controllo del pallone e sicurezza nei movimenti. Stiamo parlando della Nike Jr. Phantom 6 Low Pro Multiterreno, con suola multiterreno validissima sia su erba naturale sia su campi sintetici. Una soluzione molto pratica per chi gioca in contesti diversi durante allenamenti e partite.
La tomaia utilizza il materiale Nike VNMSkin, una superficie leggermente aderente che copre la zona di contatto con il pallone. Questa struttura aiuta ad aumentare la sensibilità durante dribbling, passaggi e tiri: così è possibile controllare la palla con maggiore precisione. Il materiale Flyknit, integrato nella parte superiore della scarpa, avvolge il piede e crea una calzata più stabile e naturale.
Nella parte anteriore della suola è presente anche qui il sistema Cyclone 360, riconoscibile per il motivo circolare che facilita rotazioni e cambi di direzione rapidi. Questa configurazione aiuta a muoversi con maggiore agilità nelle azioni di gioco più dinamiche.
Il telaio della scarpa segue una forma più naturale nella zona della punta e contribuisce a una sensazione più diretta nel contatto con il pallone, un aspetto utile per chi sta ancora sviluppando tecnica e controllo durante il gioco.
Per chi è consigliata: è una scarpa valida per più ruoli, ma a nostro giudizio è ottima per difensori che impostano e centrocampisti/registi.
Nike Mercurial Vapor 16 Pro FG
La Nike Mercurial Vapor 16 Pro FG rappresenta la versione di fascia intermedia della linea Mercurial. Questa scarpa è destinata ad un uso su campi in erba naturale compatta o leggermente umida e utilizza una suola con tacchetti studiati per scatti rapidi e cambi di direzione frequenti.
La tomaia utilizza una struttura sintetica con inserti Flyknit, un materiale flessibile che avvolge il piede in modo aderente e accompagna i movimenti durante la corsa. La superficie presenta una finitura leggermente testurizzata che agevola il contatto con il pallone, aspetto particolarmente utile durante dribbling e controlli eseguiti ad alta velocità.
All’interno della suola è presente la tecnologia Nike Air Zoom, un’unità elastica integrata nella piastra che contribuisce a una sensazione più reattiva durante scatti e accelerazioni. Il disegno dei tacchetti segue un pattern ondulato con elementi a V e lamellari che aumentano la trazione sul terreno nelle partenze improvvise.
Per chi è consigliata: grazie alla struttura leggera e alla calzata aderente, la Vapor 16 Pro FG si adatta bene a giocatori offensivi come ali, esterni e attaccanti che cercano una scarpa dinamica e reattiva.
Nike Mercurial Superfly 10 Academy MG
Concludiamo la lista delle migliori scarpe da calcio del momento con la Nike Mercurial Superfly 10 Academy, ideale per giocatori che puntano su rapidità, accelerazione e movimenti dinamici. Questa versione utilizza una suola multiterreno, adatta sia all’erba naturale sia ai campi sintetici.
La tomaia è realizzata in NikeSkin con una texture a motivo V integrata nella superficie. Questa struttura crea un contatto più diretto con il pallone e facilita controlli, passaggi e dribbling. La sensazione ricorda quella di giocare con una scarpa molto sottile, che mantiene una buona sensibilità nelle giocate tecniche.
Nella parte inferiore è presente un’unità Air Zoom nel tallone, inserita nella suola per accompagnare gli scatti e le accelerazioni. Il battistrada ha un disegno ondulato con tacchetti a cascata e elementi a V, una configurazione per partenze rapide e cambi di direzione improvvisi.
Il collare Dynamic Fit, realizzato in tessuto elasticizzato, avvolge la caviglia e crea una sensazione di continuità tra piede e scarpa.
Per chi è consigliata: esterni offensivi, ma anche terzini con licenza di spinta.
Come scegliere le scarpe da calcio giuste
Quando si sceglie un paio di scarpe da calcio è importante considerare diversi fattori. Non esiste infatti una scarpa perfetta per tutti i giocatori: il modello ideale dipende dalle caratteristiche del piede, dal tipo di campo e dal ruolo ricoperto in squadra.
Ecco tutti i principali elementi da valutare:
Superficie di gioco – Ogni tipo di suola funziona al meglio su una specifica tipologia di terreno. Utilizzare la suola corretta consente di ottenere maggiore trazione e assottigliare il rischio di movimenti instabili;
Ruolo in campo – Gli attaccanti tendono a preferire modelli più leggeri, per favorire l’accelerazione. I centrocampisti spesso scelgono scarpe in grado di assicurare buon equilibrio tra controllo e comfort, mentre i difensori possono prediligere modelli più stabili e protettivi;
Forma del piede – Alcuni modelli hanno una calzata più stretta e avvolgente, mentre altri offrono più spazio nella parte anteriore. Provare le scarpe o informarsi sulla loro vestibilità può aiutare a evitare problemi di comfort durante il gioco;
Livello di gioco – Molti modelli sono disponibili in diverse versioni, che variano per materiali e tecnologie utilizzate. Le versioni di fascia alta forniscono le migliori prestazioni, mentre quelle più economiche mantengono il design del modello principale ma utilizzano materiali più semplici.
Scegliere la scarpa giusta in base alla superficie
Uno degli aspetti più importanti da considerare per acquistare una delle migliori scarpe da calcio presenti in commercio è la superficie su cui si gioca. Ogni tipo di campo richiede una suola specifica per garantire la giusta trazione e stabilità. Utilizzare la suola sbagliata può ridurre il grip sul terreno e rende i movimenti meno sicuri.
Scarpe FG (Firm Ground)
Le scarpe FG, acronimo di Firm Ground, sono specifiche per campi in erba naturale compatta o leggermente umida. Si tratta del tipo di scarpa più diffuso nel calcio e dello standard per la maggior parte dei giocatori.
La suola FG è caratterizzata da tacchetti fissi che possono avere forma conica, triangolare o lamellare. La loro disposizione è studiata per fornire un buon equilibrio tra trazione e stabilità durante le accelerazioni, i cambi di direzione e i contrasti.
Questo tipo di scarpa funziona particolarmente bene su campi ben mantenuti, dove il terreno è abbastanza compatto da consentire ai tacchetti di penetrare leggermente senza affondare troppo. Proprio per la loro versatilità, le scarpe FG sono spesso utilizzate anche su alcuni campi sintetici di nuova generazione, anche se in questi casi non rappresentano sempre la soluzione ideale.
Scarpe AG (Artificial Grass)
Le scarpe AG sono consigliate per i campi in erba sintetica. Rispetto alle FG presentano una configurazione della suola diversa, realizzata ad hoc per adattarsi alla superficie artificiale.
La caratteristica principale delle scarpe AG è la presenza di un numero maggiore di tacchetti, generalmente più corti e arrotondati. Questa configurazione consente di distribuire meglio la pressione sotto il piede e ridurre lo stress sulle articolazioni.
Il sintetico tende infatti a dare maggiore resistenza rispetto all’erba naturale, soprattutto durante i cambi di direzione. Per questo motivo una suola AG facilita la rotazione del piede e rende i movimenti più fluidi.
Scarpe SG (Soft Ground)
Le scarpe SG sono pensate per campi molto morbidi, bagnati o fangosi. In queste condizioni il terreno tende a cedere sotto il peso del giocatore e i tacchetti tradizionali potrebbero non essere sufficienti a livello di trazione.
Per questo motivo le scarpe SG utilizzano tacchetti più lunghi, spesso in metallo e avvitabili. Questa configurazione dà la possibilità ai tacchetti di penetrare più in profondità nel terreno, garantendo maggiore stabilità durante le accelerazioni e i contrasti.
Le suole SG sono generalmente utilizzate a livello professionistico o su campi particolarmente pesanti, soprattutto durante i mesi invernali. Non sono invece adatte a superfici dure o sintetiche, dove tacchetti così lunghi potrebbero risultare scomodi e poco sicuri.
Scarpe TF e Indoor
Oltre alle scarpe tradizionali da calcio esistono modelli per il calcetto o per superfici indoor. Le scarpe TF, dette anche turf, sono pensate per campi sintetici duri o per superfici in erba artificiale molto compatta. La suola presenta numerosi piccoli tacchetti in gomma che garantiscono trazione senza affondare nel terreno.
Le scarpe indoor, invece, sono progettate per il futsal e per le superfici lisce dei campi al coperto. In questo caso la suola è completamente piatta e realizzata in gomma, in modo da avere un buon grip sul parquet o su altre superfici indoor.
Tipi di tacchetti delle scarpe da calcio
I tacchetti sono responsabili della trazione sul terreno e influenzano direttamente la stabilità del giocatore durante le fasi di gioco. La loro forma può variare notevolmente da un modello all’altro.
I tacchetti conici sono tra i più comuni e favoriscono movimenti più naturali, soprattutto nelle rotazioni e nei cambi di direzione. Con questa configurazione il piede può ruotare più facilmente sul terreno, riducendo il rischio di torsioni improvvise.
I tacchetti lamellari, chiamati anche blade, hanno invece una forma più allungata. Sono costruiti per dare maggiore trazione durante le accelerazioni e nelle fasi di spinta. Questa soluzione è molto apprezzata dai giocatori che fanno affidamento sulla loro velocità.
Un altro elemento fondamentale è la distribuzione dei tacchetti sulla suola. Nei modelli moderni la loro disposizione è studiata con grande precisione per ottimizzare la stabilità e facilitare la distribuzione del peso del giocatore. Un buon equilibrio tra tacchetti anteriori e posteriori permette di ottenere una maggiore sicurezza durante i cambi di direzione e le frenate improvvise.
La lunghezza è un ulteriore fattore determinante. Tacchetti più corti sono ideali per superfici dure o sintetiche, mentre quelli più lunghi offrono maggiore grip su terreni morbidi o fangosi. Per questo motivo è fondamentale scegliere scarpe apposite per il tipo di campo su cui si gioca più spesso.
Differenze tra i materiali
Negli ultimi anni i materiali utilizzati nella produzione delle scarpe da calcio sono cambiati profondamente. L’obiettivo dei vari brand è quello di creare scarpe sempre più leggere, resistenti e capaci di una migliore sensibilità nel controllo della palla.
Pelle naturale
Per molti anni la pelle naturale è stata il materiale principale utilizzato nelle scarpe da calcio. Ancora oggi alcuni modelli di fascia alta utilizzano pelle di qualità, soprattutto nelle linee più orientate al comfort.
La pelle dà un tocco morbido e naturale sul pallone e tende ad adattarsi progressivamente alla forma del piede. Questo garantisce una calzata molto confortevole e un ottimo controllo durante il gioco.
Tuttavia presenta anche alcuni svantaggi. Le scarpe in pelle sono generalmente più pesanti rispetto ai modelli sintetici e possono assorbire acqua in condizioni di pioggia. Inoltre richiedono una maggiore manutenzione per mantenere nel tempo le loro caratteristiche.
Materiali sintetici
La maggior parte delle scarpe da calcio moderne utilizza materiali sintetici avanzati. Questi materiali sono leggeri, resistenti e meno sensibili all’umidità rispetto alla pelle.
Le tomaie sintetiche mantengono la loro forma più a lungo e permettono ai produttori di creare scarpe molto sottili, che migliorano la sensibilità nel contatto con il pallone.
Tessuti knit e materiali moderni
Negli ultimi anni molti marchi hanno introdotto tomaie realizzate con tessuti lavorati a maglia, chiamati knit. Questi materiali offrono una calzata molto aderente e flessibile, simile a quella di una calza. Sono quelli presenti nelle migliori scarpe da calcio sul mercato.
Le scarpe realizzate con questa tecnologia risultano generalmente molto leggere e assicurano una buona traspirabilità. Inoltre la struttura elastica della tomaia permette alla scarpa di adattarsi meglio alla forma del piede, per un maggiore comfort durante la partita.
Sabelli Genoa, ci siamo per il rinnovo! I dettagli dell’intesa già trovata per estendere il contratto del difensore classe 1993
Il futuro di Stefano Sabelli, difensore classe 1993 del Genoa, è ormai definito. Secondo quanto riportato dal giornalista Nicolò Schira, Sabelli ha raggiunto un accordo con il club rossoblù per estendere il suo contratto fino al 2028. L’intesa, frutto di un negoziato tra l’agente del calciatore, Michelangelo Minieri, e la dirigenza, prevede la firma del rinnovo nei prossimi giorni. L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare entro la fine del mese di marzo.
🚨 Excl. – Done Deal! Stefano #Sabelli will extend his contract with #Genoa until 2028. Already agreed personal terms between his agent (Michelangelo Minieri) and Rossoblù. Expected the signing in next days and the official announcement within the end of March. #transfers
PAROLE – «🚨 Escl. – Affare fatto! Stefano #Sabelli prolungherà il suo contratto con #Genoa fino al 2028. Accordo già raggiunto tra il suo agente (Michelangelo Minieri) e Rossoblù. La firma è prevista nei prossimi giorni e l’annuncio ufficiale entro la fine di marzo».
Caso Bastoni, l’ex campione di nuoto e noto tifoso dell’Inter, Filippo Magnini, interviene sulla questione dei fischi ricevuti dal difensore
Intervistato da Tuttosport, l’ex campione di nuoto e tifosissimo interista Filippo Magnini frena i facili entusiasmi: per lui lo scudetto non è ancora vinto.
LA VOLATA SCUDETTO – «Quante partite mancano alla fine? Nove. Allora non può essere ancora scudetto. Solo un folle penserebbe che sia già fatta! Poi certo, otto punti di vantaggio non sono pochi ma dobbiamo continuare a vincere, a fare punti. Queste due ultime gare non sono andate bene anche se, come spesso capita nel calcio, ci sono stati parecchi episodi un po’ controversi. Non siamo stati né bravi ma neanche fortunati. Ora però abbiamo nove partite per dimostrare di essere più forti di tutti».
IL CASO BASTONI – «Io penso che quello che ha fatto Bastoni, che sicuramente è stato sbagliato, forse l’hanno fatto quasi tutti i giocatori di calcio nella loro vita. Non penso che l’Inter stia pagando questo, onestamente la troverei una motivazione assurda. È ovvio che se certi errori capitano alla fine di una stagione può sembrare che il campionato ti possa essere stato rubato, però certi episodi nel calcio ci sono perché il “sistema” vuole che ci siano, altrimenti si farebbe qualcosa di concreto. I fischi negli stadi mi fanno un po’ ridere, ma spero che Bastoni sia superiore e riesca a farsi scivolare le critiche addosso. Se togliamo la Nazionale a chiunque abbia fatto una “cavolata” in carriera, non ci andrebbe più nessuno. E non solo in Italia».
CHIVU – «Lo scudetto non è mai un premio di consolazione: se vinci, vuol dire che sei la squadra più forte d’Italia. In Champions gli avversari sono stati semplicemente più bravi, non si vince così facilmente. Non sono sorpreso da Chivu, anche se non sempre un grande giocatore diventa un bravo allenatore: mi piace il suo carisma, ciò che trasmette a livello di mentalità e gioco».
PAURA DEL MILAN DI SUA MOGLIE GIORGIA PALMAS – «Paura no, ma nel derby ci ha messo in difficoltà. Però tra vincere il campionato o il derby, scelgo sempre il primo».
Brasile, Ancelotti attinge dall’Arabia: ben 3 i calciatori convocati dalla Saudi Pro League! Il messaggio lanciato dal ct della Selecao
Le scelte di Carlo Ancelotti, commissario tecnico del Brasile, per le amichevoli contro Francia e Croazia stanno facendo discutere non solo per i nomi esclusi, ma anche per un dato che fotografa bene l’evoluzione del calcio internazionale. Nella lista ufficiale diffusa dalla CBF e rilanciata anche da FIFA, compaiono infatti tre giocatori provenienti dalla Saudi Pro League: Roger Ibañez, difensore centrale dell’Al Ahli, Fabinho, centrocampista dell’Al Ittihad, e Bento, portiere dell’Al Nassr. È un segnale forte, perché conferma che il campionato saudita viene ormai considerato da Ancelotti un contesto credibile anche in chiave nazionale, al punto da offrire più di un’opzione concreta alla Seleção nei test che precedono il Mondiale. Questa l’analisi fornita da CalcioSaudita.it.
Ibañez, Fabinho e Bento: tre profili diversi ma tutti centrali nelle scelte del ct
Tra i tre convocati, Roger Ibañez, ex difensore della Roma, è forse il nome che più colpisce in Serie A per il suo passato recente nel nostro campionato. Oggi il centrale brasiliano è uno dei punti di riferimento difensivi dell’Al Ahli e torna in nazionale in un momento in cui Ancelotti sta cercando equilibrio e affidabilità nel reparto arretrato. Accanto a lui c’è Fabinho, mediano di grande esperienza internazionale e già protagonista con la maglia del Liverpool, che continua a rappresentare una soluzione di spessore per il centrocampo verdeoro. Completa il trio Bento, portiere dell’Al Nassr, che il ct ha scelto nuovamente tra i convocati per questi test di alto livello. La presenza di tre giocatori attivi nel campionato saudita nella stessa lista ufficiale conferma il peso crescente della lega araba dentro le valutazioni della Seleção.
Il messaggio di Ancelotti guarda anche al futuro del Brasile
La convocazione dei tre brasiliani che giocano in Arabia Saudita si inserisce in una lista che, come spiegato da FIFA, segna anche l’esclusione di Neymar e la presenza di nuovi volti come Igor Thiago e Rayan. In questo senso, Ancelotti manda un messaggio molto chiaro: non conta soltanto il nome del campionato, ma il rendimento reale, la condizione fisica e l’affidabilità del giocatore nel contesto della nazionale. Le amichevoli contro Francia e Croazia saranno fondamentali per definire gli ultimi equilibri in vista del Mondiale e il ct brasiliano ha deciso di allargare davvero il proprio raggio d’azione, premiando anche chi sta trovando continuità e spazio fuori dai campionati europei più tradizionali.
DA MEDIANO A MEZZALA – «È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione sta cambiando perché non vedo più il campo dalla stessa angolazione, non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori dietro di me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Ora è completamente diverso. Gioco come centrocampista di destra. Quando non abbiamo la palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo la palla, mi posiziono tra le linee».
LA CRESCITA AL MILAN – «Il primo anno al Milan ho imparato molto dal punto di vista tattico. Prima ero un giocatore più istintivo, oggi sono più disciplinato e cerco di rispettare meglio le consegne che mi dà il mister e di leggere meglio il gioco. Cerco di fare ciò che serve alla squadra che vuol dire non solo recuperare palloni, ma anche saper costruire, aiutare i compagni, essere ben posizionati. Sono al servizio della squadra. Io sono a disposizione del mister. Sto facendo un passo avanti nella mia carriera con un grande allenatore italiano. Se ho cambiato mentalità? Sì. Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così, ho capito che bisogna andare a prendersi le cose. Adesso lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco e ascolto anche di più gli allenatori. Sono diventato molto più esigente con me stesso».
SOGNO MONDIALE – «I numeri sono importanti e io penso di poter essere molto più efficace di così. Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Si, voglio andarci, ma dovrò fare il visto (ride, ndr). Il ct della Francia non mi convoca da tempo? All’inizio ci restavo male e mi domandavo perché non venissi convocato. Poi ho pensato ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancor meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me».
Roma, paura per El Aynaoui: rapina in casa nella notte! I banditi sequestrano l’intera famiglia: la ricostruzione dell’accaduto
Notte di paura per Neil El Aynaoui, centrocampista della Roma, vittima di una rapina nella sua abitazione in zona Castel Fusano. Secondo la ricostruzione dei fatti, intorno alle 3 una banda composta da sei uomini vestiti di nero, armati e con il volto coperto, sarebbe entrata nell’appartamento dopo aver forzato una grata della finestra del salone.
Una volta all’interno dell’abitazione, i rapinatori avrebbero radunato e chiuso in una stanza il giocatore giallorosso, la madre, la compagna e il fratello con la sua compagna. Momenti di forte tensione per tutti i presenti, costretti a subire l’azione del gruppo senza poter reagire.
Rubati gioielli, un Rolex e borse di valore
Dopo aver immobilizzato i presenti, la banda si sarebbe impossessata di gioielli per un valore stimato attorno ai 10 mila euro, oltre a un Rolex e ad alcune borse griffate. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia, mentre le indagini sono state affidate alla squadra mobile, che ora lavora per ricostruire con precisione la dinamica e individuare i responsabili.
Fiorentina, primi sprazzi del vero Piccoli: i segnali lanciati dall’attaccante ex Cagliari nel successo ottenuto contro la Cremonese
La Fiorentina trova una vittoria pesantissima nello scontro diretto contro la Cremonese e si aggrappa alla serata di Roberto Piccoli, attaccante classe 2001 arrivato in estate dal Cagliari per una cifra importante e finito spesso al centro di discussioni e aspettative. Come sottolinea il Corriere dello Sport nella sua analisi, il 4-1 dello Zini vale molto più di tre punti: è un successo che riaccende il cammino dei viola e restituisce fiducia a un giocatore che, fino a questo momento, aveva vissuto una stagione complicata. Il peso dei 25 milioni investiti dal club per portarlo a Firenze si era trasformato col passare delle settimane in una pressione costante, accentuata da un rendimento sotto porta giudicato insufficiente e da una continuità mai davvero trovata. Prima della gara contro i grigiorossi, infatti, il suo bottino stagionale era fermo a cinque reti complessive, con appena due gol in campionato.
Il gol da attaccante vero e l’assist che cambia la notte dello Zini
Contro la squadra di Davide Nicola, allenatore esperto nelle missioni salvezza, Piccoli ha però dato una risposta forte e concreta. La sua titolarità non era affatto scontata, anche perché Moise Kean, attaccante azzurro della Fiorentina, pur non al meglio era comunque in gruppo. E invece Marco Vanoli, tecnico viola, ha scelto di affidarsi all’ex Cagliari e la decisione è stata premiata dal campo. Piccoli ha interpretato la gara con personalità, lavorando spalle alla porta, facendo salire la squadra e battagliando fisicamente contro la difesa lombarda. Alla mezz’ora è arrivato anche il lampo che ha indirizzato la sua partita: inserimento perfetto alle spalle della linea, pallone in profondità e tocco morbido di mancino per superare Emil Audero, portiere della Cremonese. Nella ripresa ha poi completato la sua prestazione con una giocata di qualità pura, servendo con un colpo di tacco l’assist per il gol di Albert Gudmundsson, attaccante islandese della Fiorentina.
Vanoli lo rilancia e la Fiorentina spera nel suo risveglio
Nel post partita, Vanoli ha parlato di Piccoli come di un “diamante grezzo”, sottolineando come il centravanti stia iniziando a liberarsi anche sul piano mentale. Ed è proprio questo il punto centrale della sua rinascita. Una serata, da sola, non può cancellare mesi difficili, ma può rappresentare una svolta importante. Se la Fiorentina vuole davvero uscire dalle sabbie mobili della classifica e costruire la propria salvezza, avrà bisogno anche dei gol e della presenza di un centravanti finalmente ritrovato. A Cremona, Roberto Piccoli ha dato un segnale forte. Ora Firenze aspetta conferme.
Barcellona, fumata bianca per il rinnovo di Flick! L’annuncio di Laporta e i dettagli sul nuovo contratto per il tecnico tedesco
Svolta importante per il futuro del Barcellona: i Blaugrana sono pronti a blindare il tecnico Hansi Flick con un rinnovo di contratto. La conferma arriva direttamente dal presidente Laporta a RAC1. Questa la notizia riportata dal giornalista Fabrizio Romano su X.
🚨 Hansi Flick, set to sign new deal at Barcelona valid until June 2028. 💙❤️
“We will announce the renewal for Flick soon, it will be for one more season — until 2028”, says Joan Laporta ✍🏼🔐
“Hansi has already agreed, he’s very happy here”, the president has told RAC1. pic.twitter.com/FFRR4ZanDD
PAROLE – «🚨 Hansi Flick, pronto a firmare un nuovo contratto con il Barcellona valido fino a giugno 2028. 💙❤️ “Annunceremo presto il rinnovo di Flick, che sarà per un’altra stagione, fino al 2028”, afferma Joan Laporta ✍🏼🔐 “Hansi ha già dato il suo consenso, è molto contento qui”, ha dichiarato il presidente a RAC1.».
Mercato Milan, Leao verso l’addio in estate? Tare ha già individuato un profilo per sostituirlo! Il preferito dai rossoneri per l’anno prossimo
Il rapporto tra Rafael Leao, attaccante portoghese e numero 10 del Milan, e il club rossonero vive una fase di riflessione profonda. Secondo La Gazzetta dello Sport, il rendimento dell’ex talento del Lille non viene più considerato sufficiente rispetto al suo status dentro la rosa, soprattutto dopo una stagione in cui il suo peso offensivo è apparso meno continuo rispetto ai tempi dello scudetto del 2022. La questione si intreccia anche con il progetto tecnico di Massimiliano Allegri, allenatore del Diavolo, che sembra orientato a insistere su un sistema con due attaccanti centrali piuttosto che costruire la squadra attorno alle caratteristiche del portoghese. Nel frattempo, su Leao restano aperti anche i discorsi contrattuali: diverse fonti di mercato parlano infatti di contatti per un possibile rinnovo fino al 2030, ma senza che questo significhi automaticamente permanenza certa a lungo termine.
La clausola è alta, ma il valore reale può aprire a una trattativa
Il nodo centrale è economico. La clausola rescissoria legata al contratto di Leao viene indicata attorno ai 175 milioni di euro, ma il mercato reale oggi racconta uno scenario differente. Anche se non esiste una cifra ufficiale, diversi aggiornamenti convergono sul fatto che il Milan potrebbe ascoltare offerte ben inferiori rispetto alla clausola, purché ritenute congrue rispetto al valore attuale del giocatore. Resta poi il tema dell’ingaggio: i dati raccolti dai portali specializzati e dalle ricostruzioni di mercato collocano il costo salariale del portoghese su una fascia alta per i parametri rossoneri, elemento che restringe inevitabilmente il numero dei club davvero in grado di muoversi. Sullo sfondo restano soprattutto la Premier League e l’Arabia Saudita, piste che vengono considerate plausibili in caso di apertura concreta alla cessione.
Nusa piace al Milan, ma resta un’operazione tutta da costruire
Nel caso in cui il Milan dovesse davvero aprire alla partenza di Leao, uno dei profili monitorati per il futuro è Antonio Nusa, esterno offensivo norvegese classe 2005 oggi in forza al RB Leipzig. Nusa ha un contratto col club tedesco fino al 2029 ed è considerato uno dei giovani più interessanti del panorama europeo nel suo ruolo. La sua valutazione di mercato più recente si aggira intorno ai 32 milioni di euro, anche se un’eventuale trattativa reale potrebbe svilupparsi su cifre superiori. Il suo profilo piace per età, margini di crescita e capacità di creare superiorità partendo da sinistra, ma al momento non risultano passi ufficiali del Milan. Più che un’eredità già scritta, Nusa rappresenta oggi una delle idee che il club può tenere in considerazione se davvero il futuro di Leao dovesse cambiare in estate.
Torino, è Ismajli il simbolo della rinascita della squadra di D’Aversa: il difensore albanese ora mette nel mirino la super sfida col Milan
Il nuovo Torino di Roberto D’Aversa si prepara a una prova di altissimo livello contro il Milan, secondo in classifica e avversario capace di misurare con precisione la crescita dei granata. Il match di San Siro rappresenta un passaggio importante per capire se il cambio di guida tecnica abbia davvero rimesso il Toro sui binari giusti, non solo dal punto di vista tattico ma anche sul piano della personalità. In questo scenario, come sottolinea Tuttosport, una figura si sta imponendo su tutte: quella di Ardian Ismajli, difensore centrale albanese diventato in breve tempo il punto di riferimento della retroguardia granata. La sua presenza ha restituito ordine, solidità e leadership a una squadra che aveva bisogno di ritrovare certezze, soprattutto nella fase difensiva.
Ismajli è un leader vero, ma i problemi fisici restano il suo limite
Già nella precedente gestione tecnica, Ismajli aveva mostrato qualità importanti, emergendo come uno dei pochi baluardi affidabili in una difesa spesso esposta a troppe sollecitazioni. Il centrale albanese, però, continua a convivere con un limite che ne condiziona il rendimento complessivo: la tenuta fisica. I ripetuti problemi muscolari alla coscia lo hanno infatti costretto a saltare diverse partite tra campionato e coppa, confermando una fragilità che lo accompagna già dalla scorsa stagione vissuta con la maglia dell’Empoli. Eppure, quando sta bene, il suo peso specifico resta altissimo. Le tante presenze da titolare raccolte in rapporto alle gare disputate raccontano bene quanto il Torino lo consideri imprescindibile. Ismajli porta infatti aggressività, senso della posizione e una personalità da leader silenzioso, elementi che in questo momento stanno aiutando i granata a ritrovare equilibrio.
D’Aversa lo ha rimesso al centro del progetto e i numeri gli danno ragione
L’arrivo di D’Aversa ha accentuato ancora di più la centralità del difensore albanese. Il tecnico lo conosce bene per averlo già allenato in passato e ha deciso di valorizzarlo nel modo più diretto possibile, spostandolo nel cuore della difesa a tre. Non più semplice braccetto, ma vero perno del reparto, affiancato da compagni chiamati a muoversi attorno alla sua guida. La scelta ha prodotto effetti evidenti anche nei numeri, con una media gol subiti nettamente più bassa rispetto al recente passato. D’Aversa, del resto, lo ha definito apertamente un guerriero, sottolineandone spirito di sacrificio e resistenza. Arrivato a parametro zero e legato al Torino da un contratto lungo, Ismajli può diventare uno dei simboli del nuovo corso granata. Molto, però, dipenderà dalla sua capacità di restare integro nel momento decisivo della stagione.
Gli azzurri chiamati a giocarsi i playoff con l’Irlanda del Nord per accedere alla rassegna iridata: l’annuncio cancella le speranze dell’Italia
Nessun ripescaggio, nessuna wild card, almeno per il momento. L’Italia dovrà guadagnarsi sul campo la qualificazione ai Mondiali 2026, vincendo i playoff contro l’Irlanda del Nord e poi una tra Galles e Bosnia.
È questo ciò che emerge nelle ultime ore in merito alla questione Iran: la nota situazione politica internazionale, aveva fatto pensare ad una rinuncia della nazionale asiatica, già qualificata ai Mondiali. Un’ipotesi avallata anche da alcune dichiarazioni ufficiali del ministro dello sport e del presidente della Federcalcio di Teheran. L’esclusione dell’Iran dai Mondiali avrebbe potuto rappresentare un’occasione per l’Italia: la Fifa, infatti, ha la possibilità di scegliere a sua discrezione la Nazionale da promuovere e una corrente di pensiero portava proprio agli azzurri, miglior squadra non ancora qualificata nel ranking della Federazione internazionale.
Così, almeno per il momento, non sarà. L’Iran, infatti, sembrerebbe orientato a prendere parte ai Mondiali se la Fifa acconsentirà a trasferire le sue gare in territorio messicano e non negli Stati Uniti.
L’Iran ai Mondiali: la richiesta alla Fifa
A confermarlo è stato proprio Mehdi Taj, presidente della Federcalcio iraniana, in alcune recenti dichiarazioni.
“Poiché il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato esplicitamente di non poter garantire la sicurezza della Nazionale iraniana, certamente non andremo in America – le sue parole – Stiamo attualmente negoziando con la Fifa affinché le partite dell’Iran ai Mondiali si svolgano in Messico”.
Quello dello spostamento delle partite dell’Iran in territorio non americano è un’ipotesi confermata anche dall’ambasciata iraniana in Messico. Ma cosa aveva detto Trump?” La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai Mondiali – le parole del presidente americano -, ma non credo sia appropriato che siano lì, per la loro vita e sicurezza“. Una situazione ancora in divenire, con la Fifa che sta cercando il modo per non escludere l’Iran. Lo spostamento in Messico potrebbe essere un’ipotesi, anche se poi ci sarebbe da capire cosa succederebbe se la nazionale asiatica andasse avanti nel torneo.
Questione complicata, ma ancora lontano da una conclusione. L’Italia per questo non può contare sul ripescaggio e dovrà conquistare sul campo il suo biglietto per gli Stati Uniti. In caso di qualificazione tramite i playoff, gli azzurri dovranno vedersela con i padroni di casa del Canada, Svizzera e Qatar, un girone tutto sommato alla portata dei calciatori di Gattuso che devono però ora superare l’ostacolo più complicato.
AGGIORNAMENTO 16.30 – È arrivato poco fa il comunicato della Fifa che fa tornare di moda un’esclusione dell’Iran: “Siamo in contatto con tutte le federazioni partecipanti, inclusa quella iraniana – la nota della Federcalcio mondiale – per discutere la pianificazione della Coppa del Mondo 2026. La Fifa non vede l’ora che tutte le squadre partecipanti disputino le partite secondo il calendario annunciato il 6 dicembre 2025”. Un comunicato che sembra escludere l’ipotesi di uno spostamento in Messico delle partite dell’Iran e rilanciare, dunque, l’ipotesi di una non partecipazione iraniana, con poi la trafila per l’eventuale sostituzione.
Il presidente del Como, Mirwan Suwarso, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, parlando di obiettivi e di futuro
Mirwan Suwarso, presidente del Como, reduce dalla grande vittoria contro la Roma, si racconta in esclusiva a La Gazzetta dello Sport, svelando le ambizioni europee, i segreti commerciali legati al brand del lago e il futuro di Cesc Fabregas.
LA VITTORIA SULLA ROMA – «Non ho dormito molto stanotte, ma non per l’adrenalina. Ho fatto tardi, ho incontrato tanta gente. Per me, per noi, era una partita come un’altra. Non c’è tensione perché in questo momento siamo già ampiamente oltre il nostro obiettivo, che era migliorare il decimo posto dello scorso anno dal punto di vista sportivo, aumentare i ricavi e fare crescere il valore dei giocatori. Stamattina ho parlato con uno dei proprietari. Anche loro sono felici. Ma ripeto, si tratta solo di un piccolo risultato sportivo all’interno di un progetto a lungo termine. Siamo ancora in una fase di startup. Tutto quello che abbiamo fatto in Serie B, già in A non va più bene. Ogni volta che cambi categoria devi ripartire da zero e noi l’abbiamo fatto già tre volte. Il calcio è diverso da altri business, dove fai un investimento e poi calcoli gli anni in cui hai ritorno. Guardiamo il mercato, abbiamo investito tanto in tre sessioni. Ma già lo scorso gennaio è arrivato un solo giocatore. Quindi il livello di investimento si sta abbassando perché abbiamo già costruito le fondamenta. La proprietà guarda avanti cinque o sei anni. Perché le emozioni del singolo risultato rischiano poi di influenzare le decisioni e non va bene dal punto di vista della sostenibilità».
L’OSTACOLO FAIR PLAY FINANZIARIO – «Al momento siamo sotto di circa 75 milioni rispetto al tetto Uefa. C’è anche da dire che non esiste un case study come il nostro, cioè un club che nel giro di due anni è passato dal ritorno in A dopo oltre 20 anni ad arrivare in Europa. Però i ricavi stanno crescendo molto e questo ci fa pensare che in due o tre anni riusciremo a soddisfare i requisiti del financial fair play. Per le squadre che si affacciano in Europa per la prima volta o dopo tanto tempo, è concesso tale margine».
LE ORIGINI TELEVISIVE DEL COMO – «Sì, è vero che avevamo comprato il Como solo per girarvi documentari televisivi. Facevamo uno show sulle nazionali giovanili indonesiane con un grande share. All’inizio l’idea era di inserire i ragazzi nel calcio italiano. Ma quando il Como è stato promosso in C il livello tecnico era diventato insostenibile per loro e non rientravamo più nei costi. Ma abbiamo intravisto potenzialità di business sportivo. Como è una piccola città con una squadra che ha trascorso 15 anni nelle serie minori, situata proprio accanto a giganti come Inter, Milan e Juve. All’inizio, la maggior parte della gente a Como tifava per quelle squadre. Quindi ci siamo chiesti come avremmo potuto costruire un’attività attorno a una piccola base di tifosi pur mantenendo una squadra competitiva.
Ci siamo chiesti: “Per cosa è conosciuto Como, a parte il calcio? Per il lago, quindi costruiamo tutto attorno a quello”. Abbiamo 5 milioni di turisti che vengono per il lago ogni anno. Quindi ci siamo avventurati nel retail, nei prodotti di consumo come birra, abbigliamento, campi estivi, tour operator… e abbiamo investito nella creazione di una società per sviluppare merchandising basato sul lago di Como e non solo sul calcio del Como. E questo ha funzionato così bene che, al momento, le maglie del Como rappresentano solo il 40% dei nostri ricavi da merchandising. Ci rendiamo anche conto che la nostra divisione retail, con Rhude come brand partner, ci permette di crescere a livello globale più rapidamente di quanto il Como potrebbe fare da solo. Abbiamo quindi offerto questa partnership anche ad altre 11 squadre di calcio, in modo da poter aumentare i nostri ricavi anche attraverso le attività di altri club. Solo in questo modo possiamo diventare autosufficienti».
IL NUOVO STADIO – «Abbiamo concluso la prima fase di documentazione. Ora dobbiamo ripresentare un progetto in base alle valutazioni della Soprintendenza. Sarà più efficiente dal punto di vista costi/benefici. E un po’ più piccolo, ma ci piacerebbe che ci fossero anche spazi per la comunità, utilizzabili tutto l’anno non solo dai turisti o i tifosi ma anche proprio dai residenti. Ci stiamo lavorando per giocarvi già le coppe. La cosa principale sarà trasformare la struttura della curva da tubolare in permanente, come ci chiede la Uefa. E farlo entro la fine dell’estate. Poi adempiere a tutti gli altri requisiti».
IL FUTURO DI FABREGAS – «Cesc è un po’ come un Ceo del settore calcio. Nelle grandi aziende non funziona che si chiede a un manager quando se ne vuole andare. Siamo felici che sia con noi ma sappiamo che nella vita può succedere di tutto. Ci godiamo il momento. Abbiamo creato un sistema per il quale pensiamo che un eventuale addio non vada a far cascare tutto».
NICO PAZ – «La decisione spetta solo al Real Madrid. Noi non possiamo farci niente se non aspettare e agire di conseguenza. Saremo comunque felici per lui e cominceremo a lavorare per trovare un sostituto. Per ora sta benissimo qui, in questa grande famiglia. Del calcio italiano mi piace la passione della gente. Sugli arbitri non mi lamento, sono parte del gioco. È un lavoro molto difficile, in cui si rischia di essere insultato, e quasi si fa fatica a comprendere come una persona possa scegliere di farlo».
IL COMO FRA 5 ANNI – «Difficile per me ora guardare così in avanti. Mi piacerebbe che il club fosse auto sostenibile. E che continui a dare felicità e anche opportunità a tante persone».
Calciomercato Juve, Greenwood balza in cima alla lista dei desideri per l’attacco: Spalletti è già pazzo di lui! La valutazione fatta dal Marsiglia
La Juventus inizia a muovere i primi passi per disegnare il futuro del reparto offensivo, con l’obiettivo di consegnare a Luciano Spalletti una squadra più profonda e più competitiva nella prossima stagione. Al centro delle riflessioni resta innanzitutto Dusan Vlahovic, centravanti serbo il cui rinnovo viene indicato da La Gazzetta dello Sport come il primo passaggio chiave nella costruzione del nuovo attacco. Accanto al numero 9, però, la dirigenza starebbe già valutando un innesto di qualità sulla corsia destra, un profilo tecnico e imprevedibile capace di dialogare con Kenan Yildiz, talento turco ormai considerato uno dei punti fermi del progetto juventino. In questo quadro, il nome che la rosea rilancia con maggiore forza è quello diMason Greenwood, attaccante inglese oggi all’Olympique Marsiglia, club con cui è sotto contratto fino al 2029.
Greenwood è il nome caldo, ma l’operazione resta complessa
Secondo l’indiscrezione della Gazzetta dello Sport, Greenwood sarebbe il profilo in cima alla lista della Juventus per rinforzare l’attacco esterno. Il giocatore milita nel Marsiglia dall’estate 2024, e in questa stagione continua a essere uno dei riferimenti offensivi della squadra, con numeri rilevanti anche in Ligue 1. La valutazione attorno ai 50 milioni di euro citata dal quotidiano trova una sponda anche nelle stime di mercato più recenti, ma resta chiaro che l’eventuale trattativa richiederebbe un investimento pesante. Sempre la rosea sottolinea che i rapporti tra la Juve e il club francese sono positivi e che la società torinese vorrebbe muoversi in anticipo, anche per evitare inserimenti successivi di altri club.
Il nodo è il contesto del Marsiglia, mentre Zhegrova resta sullo sfondo
Sul piano strettamente fattuale, oggi Greenwood è un giocatore centrale nell’organico dell’OM, come mostrano sia il sito ufficiale del club sia le statistiche della Ligue 1. Per questo la Juventus non si troverebbe davanti a un’operazione semplice né automatica. Resta poi sullo sfondo il nome di Edon Zhegrova, esterno offensivo kosovaro che, secondo la ricostruzione della Gazzetta dello Sport, potrebbe rientrare in alcuni ragionamenti di mercato paralleli. Al momento, però, il profilo che più accende la fantasia del club bianconero resta Greenwood. La Juve lavora sull’attacco del futuro e vuole farlo partendo da certezze interne, come Vlahovic e Yildiz, e da un possibile colpo internazionale capace di alzare subito il livello tecnico del reparto.
Massa da incubo in Como Roma, ma l’AIA lo promuove! Il clamoroso voto in pagella per l’arbitro nonostante l’errore sul rosso a Wesley
Il dibattito sugli arbitri in Serie A continua ad accendersi anche dopo la 29ª giornata, e uno dei casi più discussi riguarda la direzione di Davide Massa, arbitro della sfida tra Como e Roma. Al centro delle proteste c’è soprattutto l’espulsione di Wesley, esterno della formazione lariana, arrivata per doppia ammonizione in seguito a un intervento giudicato inesistente su Diao, ala offensiva del Como. L’episodio ha alimentato ulteriormente le contestazioni, ma a far discutere ancora di più è stata la valutazione interna ricevuta dal direttore di gara. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, infatti, i vertici arbitrali avrebbero giudicato in maniera molto positiva la prestazione di Massa, attribuendogli addirittura un voto altissimo, circostanza che il quotidiano romano ha contestato duramente, considerandola il simbolo di un sistema di valutazione da rivedere profondamente.
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Il Corriere dello Sport attacca il sistema di valutazione arbitrale
Nel suo editoriale, il giornale romano sostiene che il meccanismo con cui vengono giudicati gli arbitri sia ormai inadeguato e debba essere modificato in modo radicale. Il riferimento è a una riforma che potrebbe essere inserita nella futura riorganizzazione sul modello della PGMOL inglese, ipotesi di cui si discuterà dopo il Consiglio federale del 19 marzo. Sempre secondo il Corriere dello Sport, l’osservatore arbitrale avrebbe assegnato a Massa un clamoroso 8,70, cioè il massimo previsto dalle tabelle di valutazione, motivandolo con una direzione considerata eccellente, autorevole e tecnicamente quasi impeccabile. Una lettura che il quotidiano respinge in modo netto, ritenendo impossibile definire di alto livello una prestazione segnata da un errore così pesante. Il paragone proposto è con Guida, arbitro di Lazio-Milan, anche lui valutato con lo stesso punteggio ma protagonista, secondo il quotidiano, di una prova nettamente più convincente.
Il caso Massa riapre il fronte politico dentro il mondo arbitrale
L’articolo del Corriere dello Sport allarga poi il discorso al funzionamento complessivo delle Commissioni Osservatori Nazionali, considerate uno strumento inefficace e ormai parte integrante delle difficoltà del sistema arbitrale italiano. Il giornale sottolinea che, anche in caso di correzione al ribasso del voto di Massa, resterebbe comunque una valutazione molto alta rispetto a quanto visto in campo. Sullo sfondo, infine, si muove anche un contesto politico interno all’AIA sempre più agitato, con la prospettiva di nuove tensioni in vista dei prossimi passaggi istituzionali. Il caso Como-Roma, quindi, non resta solo un episodio di moviola: diventa l’ennesimo terreno di scontro dentro un sistema che continua a far discutere.
Milan, Leao è una furia! Non solo la rabbia per il cambio: se l’è presa anche con Pulisic! Necessario l’intervento di Allegri negli spogliatoi
Lazio-Milan ha lasciato strascichi pesanti in casa rossonera, soprattutto per quanto riguarda Rafael Leao, attaccante portoghese protagonista di una serata molto nervosa. Come racconta La Gazzetta dello Sport, il numero 10 del Diavolo non ha vissuto bene né alcune scelte offensive maturate in campo né la sostituzione decisa da Massimiliano Allegri nella ripresa. Il portoghese aveva già mostrato insofferenza durante la gara, lamentandosi apertamente con Christian Pulisic per due palloni non ricevuti in situazioni considerate pericolose.
Secondo la ricostruzione della rosea, la tensione non si è fermata al triplice fischio. Una volta rientrati negli spogliatoi, Leao avrebbe infatti ripreso il discorso con Pulisic, dando vita a un confronto acceso tra compagni di reparto. Non si sarebbe trattato di un episodio clamoroso, ma comunque di un momento abbastanza vivace da richiedere l’intervento diretto di Allegri.
Il tecnico rossonero sarebbe intervenuto proprio per abbassare immediatamente i toni e impedire che il nervosismo si trasformasse in qualcosa di più problematico all’interno del gruppo. Resta così la sensazione di un episodio da monitorare con attenzione, perché il Milan, in questa fase della stagione, ha bisogno soprattutto di compattezza e lucidità.
Serie A, ieri la riunione in lega con istituzioni e club: si discute del futuro del sistema calcio! I temi all’ordine del giorno
Nella giornata di ieri si è svolta una riunione significativa nella sede della Lega Serie A, a Milano, con l’obiettivo di avviare un confronto diretto tra il mondo del calcio e alcune delle principali istituzioni italiane. Come evidenzia La Gazzetta dello Sport, si è trattato di un primo incontro informale pensato per favorire la conoscenza reciproca e valutare possibili forme di collaborazione in vista del futuro.
Al tavolo presenti Lega, club e rappresentanti delle istituzioni
All’appuntamento hanno partecipato i rappresentanti delle società di Serie A, insieme a figure di primo piano come Vincenzo Carbone per l’Agenzia delle Entrate, Gabriele Fava, presidente dell’Inps, Massimiliano Atelli per la Commissione indipendente, oltre al viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo. Dal confronto è emersa una forte attenzione istituzionale verso il sistema calcio, considerato un comparto importante anche sotto il profilo economico e sociale.
Obiettivo: stabilità, sostenibilità e nuovi investimenti
Nel corso dell’incontro, i club hanno ribadito l’impegno a garantire maggiore stabilità, correttezza e sostenibilità nella gestione economico-finanziaria, chiedendo però anche strumenti utili a favorire investimenti futuri e competitività. Maurizio Leo ha sottolineato il valore di un rapporto più trasparente tra calcio e istituzioni, aprendo alla possibilità di nuove linee di sviluppo. In chiusura, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha ribadito la volontà di costruire un modello sempre più solido e credibile per accompagnare la crescita del calcio italiano nei prossimi anni.
Italia, Retegui scalda i motori! La mossa per convincere Gattuso e il retroscena sulla telefonata fatta al ct: ecco cos’ha fatto l’attaccante
Mateo Retegui, attaccante italo-argentino dell’Al-Qadisiya, ha già acceso i motori in vista dei playoff che attendono l’Italia di Gennaro Gattuso, commissario tecnico azzurro chiamato a portare la Nazionale al prossimo Mondiale. Come evidenzia La Gazzetta dello Sport nel suo approfondimento, il centravanti non ha voluto perdere neppure un giorno utile in un momento così delicato della stagione azzurra. Con il campionato saudita fermo per cause extra sportive, il bomber ha scelto di rientrare immediatamente in Italia per non rischiare di arrivare scarico all’appuntamento del 26 marzo contro l’Irlanda del Nord, prima tappa di un percorso che può valere la qualificazione. La sua decisione racconta bene quanto senta la maglia azzurra e quanto voglia essere protagonista in una doppia sfida che pesa enormemente sul futuro della Nazionale.
La telefonata a Gattuso e il lavoro personalizzato a Firenze
Secondo la ricostruzione della rosea, Retegui ha contattato direttamente Gattuso e la FIGC, concordando il trasferimento a Firenze per iniziare un programma di allenamenti personalizzati in attesa del raduno ufficiale. Una scelta significativa, maturata per non disperdere condizione e ritmo partita durante la lunga pausa del campionato saudita, fermatosi dopo la 26ª giornata. L’attaccante, autore di 15 gol con il suo club, vuole farsi trovare al massimo della forma in vista di una gara da dentro o fuori. A livello tecnico, Gattuso non sembra intenzionato a stravolgere le sue certezze offensive. L’idea resta infatti quella di confermare la coppia composta da Moise Kean, attaccante della Fiorentina, e proprio Retegui, tandem che ha già garantito gol e riferimenti importanti nel nuovo ciclo azzurro. Con il ct in panchina, l’Italia ha trovato continuità realizzativa, e Retegui si è già ritagliato un ruolo da protagonista.
La difesa preoccupa, davanti invece l’Italia ha già le sue certezze
Se il reparto offensivo sembra avere già gerarchie piuttosto definite, è dietro che l’Italia continua a presentare più dubbi. La stessa analisi de La Gazzetta dello Sport sottolinea come la linea difensiva resti il settore più fragile della squadra, sia per interpreti sia per meccanismi, soprattutto sui palloni alti e sui calci piazzati. Gattuso si affiderà alla qualità di Alessandro Bastoni, difensore mancino dell’Inter, alla duttilità di Riccardo Calafiori, centrale tecnico e moderno, e all’esperienza di Gianluca Mancini, leader della retroguardia della Roma. In mezzo al campo, invece, restano centrali Nicolò Barella, Sandro Tonali e Manuel Locatelli, con Federico Dimarco e Matteo Politano favoriti sulle corsie. Retegui, intanto, ha già mandato un messaggio chiaro: per il Mondiale vuole esserci da protagonista, e non intende lasciare nulla al caso.
Mercato Inter, clamoroso cambio di programma su Bastoni: ora la società riflette sulla sua cessione in estate! Il motivo e le squadre interessate
Il futuro di Alessandro Bastoni, difensore centrale mancino dell’Inter e della Nazionale italiana, è tornato improvvisamente al centro delle riflessioni di mercato. Nelle ultime ore La Gazzetta dello Sport ha rilanciato l’ipotesi di una possibile separazione in estate, spiegando che il club di viale della Liberazione starebbe valutando anche la cessione del centrale classe 1999 per finanziare parte del mercato della prossima stagione. La pista non viene presentata come una decisione già presa, ma come uno scenario concreto all’interno delle strategie nerazzurre per il 2026-27. La stessa Gazzetta scrive che Bastoni è uno dei profili che l’Inter potrebbe sacrificare davanti a un’offerta importante, mentre altre fonti vicine al mercato confermano l’interesse del Barcellona nei suoi confronti.
Il Barcellona osserva, l’Inter valuta e la cifra può scendere
Secondo la ricostruzione della rosea, il profilo del difensore piace in particolare al club blaugrana, che già da settimane starebbe seguendo con attenzione la situazione (e anche alcuni club della Premier League potrebbero affacciarsi alla finestra). In parallelo, media vicini all’ambiente catalano riferiscono che Deco, dirigente sportivo del Barcellona, considera Bastoni uno dei nomi principali per rinforzare il reparto arretrato nella prossima estate. La valutazione, però, resta un nodo centrale. Se in passato si era parlato di una richiesta da circa 70 milioni di euro, il nuovo scenario descritto da La Gazzetta dello Sport porta a ipotizzare una cifra più bassa, attorno ai 50 milioni più bonus, nel caso in cui l’Inter decidesse davvero di aprire alla trattativa. Si tratta comunque di uno scenario in evoluzione e non ancora formalizzato da alcuna delle parti coinvolte.
Ora conta solo il campo, ma il mercato può cambiare tutto
Bastoni, intanto, resta un pilastro tecnico della squadra di Cristian Chivu, allenatore romeno che continua a considerarlo una colonna della linea difensiva. Il centrale nerazzurro ha ancora un contratto lungo, in scadenza nel 2028, e anche per questo l’Inter non ha alcuna necessità immediata di vendere. Tuttavia, se dovesse arrivare un’offerta ritenuta adeguata, il club potrebbe davvero prenderla in considerazione. Per adesso, la priorità resta il finale di stagione e la corsa allo Scudetto. Ma attorno a Bastoni il mercato ha già ricominciato a muoversi.