Pagina 33 – Calcio News 24

Udinese, Gino Pozzo tra passato, presente e futuro: «L’Europa? Facendo tutto al meglio si può fare»

Gino Pozzo, figlio del patron dell’Udinese Giampaolo, racconta i 40 anni di gestione familiare del club friulano: le sue parole tra passato e obiettivi futuri

L’Udinese celebra i 40 anni sotto la gestione della famiglia Pozzo. Un traguardo storico per il club friulano, che in questi giorni sta ripercorrendo le tappe più importanti di un percorso lungo, fatto di programmazione, scouting e continuità societaria. Dopo le parole del patron Giampaolo Pozzo, al Messaggero Veneto è intervenuto anche il figlio Gino Pozzo, oggi proprietario del Watford, l’altro club della galassia familiare.

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Il dirigente ha ricordato i primi momenti legati all’ingresso della famiglia nell’Udinese: «Nel 1986 avevo 21 anni, mio padre non disse nulla a casa. Poi quando ho cominciato a lavorare in società l’obiettivo è sempre stato di tenere tutto in ordine come in una azienda. Io ho cominciato ad operare nel 1993, noi siamo stati tra i primi a fare scouting».

Udinese Pozzo, le voci sulla cessione

Nel corso dell’intervista, Gino Pozzo ha affrontato anche il tema delle voci legate a una possibile cessione dell’Udinese. Negli ultimi anni il club friulano è stato spesso accostato all’interesse di gruppi stranieri, in un contesto calcistico sempre più segnato dall’ingresso di proprietà internazionali.

Pozzo ha spiegato: «Siamo abituati a continui contatti specialmente negli ultimi anni. Ormai sono sempre meno gli imprenditori locali e sempre più le proprietà straniere, non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna e Inghilterra. L’interesse di alcuni gruppi verso l’Udinese è per noi è un riconoscimento al lavoro fatto. Non distogliamo l’attenzione dalla programmazione della stagione e siamo concentrati sul presente».

Parole che non chiudono del tutto lo scenario, ma ribadiscono la volontà della proprietà di restare focalizzata sulla gestione sportiva e sulla costruzione della nuova stagione.

Udinese Pozzo, il sogno Europa e il modello Watford

Guardando al futuro, Gino Pozzo ha parlato anche dell’ambizione di riportare l’Udinese in Europa, obiettivo che resta vivo nella visione del club: «Più che un sogno c’è la consapevolezza che facendo tutto al meglio si può fare. Obiettivi per la prossima stagione? Guidolin parlava di salvezza perché sapeva che l’euforia era una brutta bestia, ma puntava sempre in alto».

Infine, spazio anche al confronto tra Udinese e Watford: «Sono due progetti che lavorano in parallelo, è difficile fare calcio ovunque. Il fatto di cambiare spesso allenatore non è la risoluzione di un problema».

Il messaggio è chiaro: l’Udinese vuole continuare a crescere con equilibrio, mantenendo la propria identità e senza perdere di vista programmazione, sostenibilità e ambizione.

Como, nuove regole per gli abbonati: assenze, maglie avversarie e polemiche tra i tifosi

La campagna abbonamenti del Como e le nuove regole del club lombardo, le nuove norme fanno discutere: una di queste riguarda le maglie avversarie

Il Como lancia la nuova campagna abbonamenti e introduce due regole destinate a far discutere. La prima riguarda gli abbonati che dovessero saltare più di 3 partite casalinghe senza avvisare il club e senza fornire un motivo valido: in quel caso la società potrà valutare il ritiro dell’abbonamento e la perdita del diritto di prelazione per la stagione successiva. La seconda norma vieta l’accesso in tribuna e nei distinti ai tifosi che indossano simboli della squadra avversaria, settori normalmente considerati più “neutri” rispetto alle curve.

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Una scelta forte da parte di una delle società più innovative del calcio europeo, reduce dalla sorprendente qualificazione alla Champions League con la squadra di Fabregas, salita appena due anni fa dalla Serie B.

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Como abbonamenti, il regolamento sulle assenze

La comunicazione diffusa dal club è stata molto chiara: «I titolari di abbonamento che dovessero assentarsi a più di tre partite casalinghe senza aver informato preventivamente il Club e senza un motivo valido, potranno perdere l’abbonamento e il diritto di rinnovarlo».

Una misura che ha subito generato reazioni contrastanti. Alcuni tifosi hanno ironizzato sui social: «Per le giustificazioni» e ancora «bisogna essere accompagnati dai genitori?». Altri hanno sottolineato la difficoltà di conciliare lavoro, turni e calendario, soprattutto con anticipi e posticipi comunicati a breve distanza dalle partite.

Secondo la società, però, il provvedimento nasce per contrastare il secondary ticketing e impedire che posti destinati ai tifosi del Como finiscano nelle mani dei sostenitori avversari. Lo ha spiegato il presidente Mirwan Suwarso: «Nelle ultime stagioni ci sono state troppe occasioni in cui tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori, mentre tifosi del Como, che avrebbero sostenuto con orgoglio la nostra squadra, non sono riusciti a trovare un biglietto».

Como, divieto di simboli avversari in tribuna

L’altra novità riguarda maglie, sciarpe e simboli delle squadre ospiti. Il nuovo regolamento prevede che possano essere indossati o esposti soltanto nel settore ospiti. Una norma rara in Italia, ma già vista in altri contesti europei.

Sul tema è intervenuto anche Sergio Gaddi, già assessore e candidato sindaco a Como: «Vietare l’ingresso in tribuna (in tribuna, non in curva) alle sciarpe e alle maglie della squadra avversaria è come dire il pallone è mio, quindi le regole le decido io». Poi ha aggiunto: «Insegnare il rispetto dell’avversario e fare di tutto perché una partita sia uno spettacolo vivo anche per la varietà dei sostenitori è un dovere fondamentale di qualsiasi club».

Como tifosi, tra proteste e sostegno alla società

Il Como ha provato a chiarire che la norma riguarda soprattutto gli abbonati, che potranno cedere la tessera soltanto ad altri tifosi lariani. Resta però un regolamento molto rigido, pensato anche in vista di uno stadio, il Sinigaglia, da appena 12 mila posti e con una domanda superiore alla disponibilità.

Tra i tifosi storici c’è anche chi condivide la linea del club. Emilio Carletti, abbonato da anni, ha spiegato: «Quando vado in trasferta e siedo in tribuna non indosso mai la maglia del Como, e consiglio ai miei figli di fare lo stesso». E sulle assenze ha aggiunto: «Un vero tifoso segue sempre la sua squadra e organizza i propri impegni in base al calendario. Se non lo fa, non è un vero tifoso e può anche guardare le partite in tv».

Il dibattito resta aperto: il Como vuole tutelare identità, abbonati e ambiente interno, ma le nuove regole promettono di alimentare ancora polemiche.

Parma-Iraklis 1-1, Mikolajewski evita il ko contro la squadra di Mazzarri: buoni segnali per Cuesta verso la Sampdoria

Parma-Iraklis, pari nell’ultima amichevole del ritiro di Pinzolo per i ducali di mister Carlos Cuesta: l’avversaria era la squadra greca guidata da Mazzarri

Si chiude con un pareggio per 1-1 la sfida tra il Parma di Carlos Cuesta e l’Iraklis guidato da Walter Mazzarri, ultimo test del ritiro di Pinzolo e quarta amichevole della preseason gialloblù. Una gara utile per mettere minuti nelle gambe e verificare lo stato del gruppo in vista degli ultimi impegni prima dell’inizio ufficiale della stagione.

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Il tecnico spagnolo ha confermato il 4-3-3, schierando dal primo minuto il recuperato Frigan largo a destra nel tridente completato da Pellegrino e Lontani. La partita, però, è rimasta piuttosto bloccata nel primo tempo, con poche occasioni nitide e ritmi non particolarmente elevati.

Parma-Iraklis, la ripresa cambia la partita

Nella seconda frazione l’Iraklis è riuscito a sbloccare il risultato con Koljic, portandosi avanti e costringendo il Parma a cambiare passo. La reazione della squadra di Cuesta è arrivata anche grazie alle sostituzioni, con l’allenatore gialloblù che ha inserito forze fresche per aumentare intensità e qualità nella metà campo offensiva.

Da segnalare anche il ritorno in campo di Ondrejka, pienamente recuperato dopo l’affaticamento muscolare accusato alla vigilia del triangolare amichevole contro Sassuolo e Trento. Un rientro importante per allargare le rotazioni offensive del Parma.

Parma-Iraklis, Mikolajewski firma il pareggio

Le occasioni migliori per i gialloblù sono arrivate con Almqvist e Lontani, quest’ultimo vicino al gol con un bel destro a giro da fuori area. Il pareggio è stato poi firmato da Daniel Mikolajewski, attaccante classe 2006, bravo a sfruttare il filtrante dalla trequarti di Kouda e a battere il portiere in uscita con una conclusione precisa.

Nel finale il Parma ha alzato il baricentro alla ricerca del gol vittoria, senza però riuscire a superare nuovamente la difesa greca. La prestazione resta comunque positiva per la squadra di Cuesta, che ora guarda all’ultimo test del precampionato contro la Sampdoria, in programma il 9 agosto.

Gvardiol racconta l’addio di Guardiola e saluta Stones: «L’Inter è il club perfetto per John»

Gvardiol si racconta, le parole del difensore croato del Manchester City sull’addio di Guardiola e sul trasferimento di Stones all’Inter

Josko Gvardiol, difensore del Manchester City e della Nazionale croata, ha parlato ai microfoni di The Athletic soffermandosi su alcuni temi centrali del presente e del futuro del club inglese. Dall’addio di Pep Guardiola alla partenza di John Stones e Bernardo Silva, il centrale croato ha raccontato sensazioni, retroscena e rapporti personali maturati nello spogliatoio dei Citizens.

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Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio Guardiola, che ha lasciato il Manchester City dopo un ciclo lungo e vincente. Per Gvardiol, il momento scelto dal tecnico per comunicare la decisione è stato corretto.

Gvardiol sull’addio di Guardiola

Il difensore croato ha spiegato così la situazione: «L’addio di Pep? Alcuni direbbero che avrebbe potuto dircelo prima, altri direbbero di no. È stato il momento perfetto, perché se ce l’avesse detto prima avrebbe potuto avere un impatto psicologico. Sapevamo che prima o poi avrebbe dovuto dircelo. È stato con noi per 10 anni, ed è ora di riposarsi un po’, di andare in pensione. Lo sentivamo. La stagione precedente era indeciso, sul punto di andarsene, poi è rimasto, il che è stato fantastico perché ci ha permesso di provare a vincere qualcosa per un’altra stagione. Due stagioni fa abbiamo faticato, con 13 partite senza vittorie. Purtroppo era giunto il momento di andarsene, ma chissà, magari tra sei mesi ritroverà le energie».

Parole che raccontano il peso dell’addio di Guardiola, ma anche la consapevolezza di un gruppo che aveva percepito la fine di un ciclo.

Gvardiol su Stones e Bernardo Silva

Spazio poi al rapporto con John Stones e Bernardo Silva, due figure importanti nello spogliatoio del Manchester City. Gvardiol ha ricordato soprattutto il legame con il difensore inglese: «John Stones e Bernardo Silva? Quando ero più giovane, non direi che John fosse il mio idolo perché ero già un difensore, ma era uno dei migliori difensori. È un segreto, ma ogni stagione gli chiedevo di autografarmi una maglia. Eravamo molto legati. Parlavamo di calcio, ma non sempre perché è impossibile parlare di calcio tutti i giorni: a volte abbiamo bisogno di staccare la spina. Ogni volta che organizzavamo cene di squadra, feste o altro, lui e Matheus Nunes erano sempre tra i più divertenti. Era un tipo simpatico. Ora dobbiamo vedere, perché John non c’è più, quindi sentirà la mancanza della sua anima gemella. Anche Bernardo è una persona fantastica, con un carattere eccezionale. Quanto abbiamo perso? Lo scopriremo quando ci ritroveremo all’inizio della stagione, ma ci mancheranno entrambi. Stones all’Inter? È il club perfetto per John. Gli piacerà tantissimo stare in Italia».

Gvardiol Manchester City, nuovo ciclo dopo Guardiola

Le parole di Gvardiol fotografano un Manchester City pronto ad aprire una nuova fase dopo anni di dominio con Guardiola. L’addio di figure come Stones e Bernardo Silva rappresenta un passaggio delicato, ma anche l’inizio di un nuovo percorso.

Il centrale croato, ormai riferimento della difesa, sarà chiamato a prendersi ancora più responsabilità in una squadra che dovrà ricostruire identità, leadership e ambizioni dopo la fine di un’era.

Torino, vittoria in Inghilterra contro il Burnley per 0 ad 1: decide Dembélé. Ecco com’è andata

Burnley Torino 0-1, successo per i granata al Turf Moor nell’amichevole estiva: decide il gol di Dembélé. Il resoconto del match

Il Torino torna dall’Inghilterra con una vittoria importante nel percorso di preparazione estiva. La squadra di Ignazio Abate si è imposta 1-0 sul Burnley nell’amichevole disputata al Turf Moor, trovando il gol decisivo nel corso del primo tempo con Ali Dembélé.

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Per i granata arrivano segnali incoraggianti dopo il ko rimediato contro il Cittadella nell’ultimo test di Pinzolo. In precedenza, il Torino aveva battuto Pinzolo Valrendena per 13-0 e Alcione Milano per 1-0, confermando una crescita graduale nel corso del precampionato.

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Torino Burnley, esordi e nuovi innesti

Dal primo minuto hanno trovato spazio anche i nuovi arrivati Pietro Comuzzo ed Eray Comert, schierati nel reparto difensivo. Nella ripresa, invece, ha fatto il suo esordio anche Kian Fitz-Jim, ultimo innesto del mercato granata.

Torino, prossimi test e Coppa Italia

Archiviata la trasferta inglese, il Torino tornerà in città per preparare gli ultimi due impegni estivi: il 5 agosto al Filadelfia contro il Vado e l’8 agosto ad Avellino. Poi spazio all’esordio ufficiale: il 15 agosto, allo Stadio Olimpico Grande Torino, i granata affronteranno la Carrarese nel primo turno di Coppa Italia.

Atalanta, sconfitta contro il Feyenoord: Krstovic non basta nella De Kuip Cup

Atalanta sconfitta dal Feyenoord, nerazzurri battuti 2-1 a Rotterdam nell’amichevole precampionato: ecco com’è andata la partita

L’Atalanta di Maurizio Sarri esce sconfitta dall’amichevole internazionale contro il Feyenoord, penultimo test del precampionato estivo. A Rotterdam, nella gara valida per la De Kuip Cup, la formazione nerazzurra ha perso 2-1 contro gli olandesi al termine di una sfida impegnativa, articolata in tre tempi: i due regolamentari più un supplementare da 30 minuti, disputato indipendentemente dal risultato maturato nei primi 90.

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Il Feyenoord ha approcciato meglio la partita, trovando il vantaggio dopo appena 11 minuti con il rigore trasformato da Ueda. L’Atalanta ha reagito prima dell’intervallo grazie a Nikola Krstovic, bravo a sfruttare una sponda di Scalvini e a farsi trovare pronto sul secondo palo per il gol dell’1-1.

Atalanta Feyenoord, Krstovic il migliore dei nerazzurri

Tra le note più positive per Sarri c’è proprio la prestazione di Krstovic. L’attaccante montenegrino è stato il migliore in campo tra i nerazzurri, non solo per il gol del pareggio, ma anche per la continuità con cui ha cercato la porta avversaria. In più occasioni è andato vicino alla doppietta personale, confermando buone sensazioni in vista della nuova stagione.

Indicazioni interessanti anche da Gianluca Gaetano, già apparso ben inserito nei meccanismi della squadra e sempre più centrale nelle idee dell’allenatore. Più indietro, invece, Ederson, apparso ancora in ritardo di condizione rispetto ad alcuni compagni.

Atalanta Feyenoord, decide il figlio di Van Persie

Nella ripresa il Feyenoord ha trovato il gol decisivo con il giovane Shaqueel van Persie, classe 2006 e figlio della leggenda olandese Robin van Persie. Una rete che ha indirizzato definitivamente la gara e consegnato agli olandesi la vittoria nella prima edizione della competizione.

Nel finale e nel tempo supplementare l’Atalanta ha provato a rientrare in partita, creando occasioni anche con Maldini e Scamacca, entrati nella ripresa e vicini al possibile 2-2.

La prestazione della squadra di Sarri non è stata brillantissima, ma va letta anche alla luce dei carichi di lavoro accumulati negli ultimi giorni. Il Feyenoord, più avanti nella preparazione e vicino all’inizio del campionato, è apparso invece più brillante sul piano fisico.

Arne Slot dice no all’Olanda: «Voglio rimanere attivo nel calcio di club europeo»

Arne Slot non sarà il prossimo commissario tecnico dell’Olanda, niente panchina Oranje dopo Koeman: le parole del tecnico

Arne Slot non sarà il nuovo commissario tecnico dell’Olanda. L’ex allenatore del Liverpool, accostato negli ultimi giorni alla panchina degli Oranje per raccogliere l’eredità di Ronald Koeman, ha smentito con decisione questa possibilità, chiarendo la propria volontà di continuare a lavorare nel calcio di club.

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Come riportato da De Telegraaf, il tecnico olandese ha chiuso la porta all’ipotesi nazionale con una frase molto chiara: «Voglio rimanere attivo nel calcio di club europeo». Una presa di posizione netta, che allontana Slot dalla guida della selezione orange e costringe la federazione a guardare altrove per il futuro.

Arne Slot Olanda, la KNVB valuta altri profili

Il nome di Slot era stato indicato tra i principali candidati da Nigel de Jong, direttore tecnico della federazione olandese. L’idea era quella di affidare la squadra a un profilo moderno, reduce da esperienze importanti tra Feyenoord e Liverpool, capace di portare idee, identità e continuità tecnica.

Le parole dell’allenatore, però, cambiano lo scenario. La KNVB dovrà ora concentrarsi su soluzioni alternative per il dopo Koeman, cercando un profilo disponibile ad assumere la guida della nazionale in una fase delicata di programmazione.

Arne Slot futuro, priorità al calcio europeo

La scelta di Arne Slot offre indicazioni anche sul suo futuro professionale. La volontà di restare nel calcio europeo di club rende meno probabile anche un eventuale approdo all’Al-Ahli, società saudita che aveva mostrato interesse nei suoi confronti.

Dopo il percorso al Feyenoord e l’esperienza al Liverpool, Slot vuole continuare a misurarsi quotidianamente con il lavoro di campo, la gestione di una rosa e le competizioni europee. Per l’Olanda, dunque, sfuma una pista importante: il futuro della panchina Oranje resta ancora da definire.

Cairo apre alla cessione del Torino: «Se arriva uno con i soldi e la passione giusta, posso anche venderlo»

Urbano Cairo apre alla possibile cessione del Torino, il presidente fa il punto sul futuro del club granata: le sue parole

A dieci anni dal 4 agosto 2016, giorno della scalata a RCS e del suo ingresso al Corriere della Sera da nuovo azionista di controllo, Urbano Cairo ha tracciato un bilancio della propria avventura imprenditoriale in un’intervista al quotidiano. Un’occasione per parlare del rilancio del gruppo editoriale, ma anche del futuro del Torino e dell’ipotesi di un possibile impegno in politica.

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Sul club granata, acquistato nel 2005, Cairo ha confermato una posizione già emersa in passato: la disponibilità a valutare una cessione, ma solo davanti a un interlocutore solido, credibile e realmente appassionato al progetto.

Cairo Torino, la frase sulla possibile cessione

Il presidente granata ha spiegato: «Il Toro, se arriva uno con i soldi e la passione giusta, posso anche venderlo. Ma non s’è presentato ancora nessuno». Una frase che lascia aperta la porta a un eventuale cambio di proprietà, ma senza accelerazioni immediate.

Per convincere Cairo, dunque, non basterebbe soltanto una proposta economica importante. Servirebbe anche un progetto capace di garantire al Torino prospettive adeguate, ambizione e continuità, nel rispetto della storia del club granata.

Cairo tra politica, RCS e intelligenza artificiale

Nel corso dell’intervista, Cairo ha ammesso anche di guardare con interesse a un possibile futuro in politica, pur considerandolo al momento difficilmente compatibile con le sue responsabilità imprenditoriali: «Mi piacerebbe, lo ammetto. Ma non sono nelle condizioni di farlo. Guido un’azienda con 4.500 dipendenti, più altri 4.500 collaboratori. Chi potrebbe prendersi cura di tutto al posto mio?».

A frenarlo c’è anche la trasformazione dell’editoria, segnata dall’impatto dell’intelligenza artificiale: «L’ecosistema Corriere è in piena espansione, il che coincide però anche con un passaggio di trasformazione epocale imposto dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale».

Cairo RCS, il bilancio del risanamento

Cairo ha rivendicato soprattutto il risanamento di RCS. Al momento del suo ingresso, il gruppo aveva un indebitamento di 430 milioni di euro e perdite per 1,3 miliardi nei cinque esercizi precedenti. Oggi, secondo i dati ricordati dall’editore, la società registra utili annui tra 50 e 60 milioni, con l’ultimo esercizio chiuso a 54,8 milioni e il debito azzerato.

La sintesi di Cairo è chiara: «Azienda risanata, giornali rilanciati». Sul Torino, invece, il futuro resta aperto: la cessione è possibile, ma solo davanti all’acquirente giusto.

George Weah piange la scomparsa Franco Baresi: «Una perdita irreparabile per la sua famiglia e per l’AC Milan»

Weah Baresi, il messaggio dell’ex Pallone d’Oro

Continuano ad arrivare messaggi di affetto e cordoglio per Franco Baresi, leggenda del Milan e del calcio italiano scomparsa il 31 luglio. Tra gli omaggi più toccanti c’è anche quello di George Weah, ex attaccante rossonero e Pallone d’Oro, che ha voluto ricordare l’ex capitano con una lunga dedica pubblicata sui propri canali social.

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L’ex centravanti liberiano ha ripercorso gli anni vissuti insieme a Baresi al Milan, sottolineando il ruolo fondamentale avuto dal difensore sia dentro che fuori dal campo. Per Weah, l’ex capitano rossonero è stato una guida preziosa nei primi mesi in Italia e un punto di riferimento decisivo nello spogliatoio.

Weah Baresi, il ricordo degli anni al Milan

Nel suo messaggio, George Weah ha evidenziato l’importanza di Franco Baresi nel suo inserimento nel calcio italiano. L’ex attaccante ha ricordato il valore umano e tecnico del capitano rossonero, definendolo una figura centrale nella difesa e nei successi conquistati dal Milan.

Queste le sue parole: «Sono rattristato dalla notizia della morte del mio ex compagno di squadra del Milan e grande fratello, Franco Baresi, che ha perso la sua battaglia contro una lunga malattia il 31 luglio. I nostri percorsi si sono incrociati alla fine degli anni ’90 quando sono entrato per la prima volta nel club della Serie A italiana. La sua guida è stata cruciale nell’aiutarmi a ambientarmi. È stato una figura imponente e centrale nella difesa della squadra, che ha contribuito alle nostre vittorie di vari trofei».

Weah Baresi, l’omaggio alla leggenda rossonera

Weah ha poi voluto sottolineare il peso storico di Baresi, simbolo assoluto del Milan e considerato tra i più grandi difensori di sempre. Il legame tra l’ex Pallone d’Oro e il capitano rossonero resta uno dei capitoli più significativi della storia recente del club.

Il messaggio si chiude con parole di profonda vicinanza alla famiglia e alla società: «Baresi sarà ricordato come uno dei più grandi difensori della storia, avendo trascorso l’intera sua carriera professionistica ventennale nel calcio giocando per l’AC Milan. Questa sfortunata scomparsa rappresenta una perdita irreparabile per la sua famiglia e per l’AC Milan. Esprimo le mie più sentite condoglianze ai suoi cari e al club. Possano trovare conforto nel Signore in questo momento difficile».

Willem Geubbels al Lecce: chi è il nuovo attaccante scelto da Trinchera

Willem Geubbels è un nuovo giocatore del Lecce, primo colpo dopo l’addio di Corvino per il ds Trinchera: alla scoperta del nuovo attaccante

Willem Geubbels è il nuovo attaccante del Lecce. Il francese classe 2001, arrivato a titolo definitivo dal Paris FC, rappresenta il primo acquisto di Stefano Trinchera dopo l’addio di Pantaleo Corvino. Un innesto importante per il reparto offensivo giallorosso, che in estate ha perso Francesco Camarda e Walid Cheddira, rientrati rispettivamente al Milan e al Napoli dopo le esperienze in Salento.

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Il club ha ufficializzato l’operazione con una nota: «L’U.S. Lecce comunica di aver acquisito, a titolo definitivo, il diritto alle prestazioni sportive del calciatore Willem Geubbels dal Paris FC.

L’attaccante francese classe 2001 ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2030 con opzione per la stagione successiva».

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Per il Lecce si tratta di un profilo giovane, ma già con un percorso internazionale alle spalle. Geubbels, di origini centrafricane, arriva in Serie A con l’obiettivo di rilanciarsi definitivamente e trovare quella continuità che, in alcuni momenti della sua carriera, è mancata.

Willem Geubbels Lecce, dagli inizi al Lione al salto nel calcio dei grandi

Nato a Villeurbanne il 16 agosto 2001, Willem Geubbels è cresciuto nel settore giovanile dell’Olympique Lione, uno dei vivai più importanti del calcio francese. Fin da giovanissimo è stato considerato uno dei prospetti più interessanti della sua generazione.

Il debutto in Ligue 1 è arrivato a soli 16 anni, un traguardo che lo ha fatto entrare nella storia: Geubbels è diventato anche il primo calciatore nato nel XXI secolo a giocare nella massima serie francese. Un segnale precoce del talento e delle aspettative che lo hanno accompagnato fin dall’inizio.

Nel 2018 il passaggio al Monaco, club che ha investito su di lui vedendolo come un possibile attaccante del futuro. L’esperienza nel Principato, però, non ha avuto la continuità sperata, complice anche la difficoltà di imporsi in un contesto molto competitivo.

Willem Geubbels Lecce, il rilancio tra Nantes, San Gallo e Paris FC

Dopo il Monaco, Geubbels ha indossato anche la maglia del Nantes, esperienza nella quale ha vinto la Coppa di Francia e raccolto 26 presenze, 3 gol e 1 assist. Nel gennaio 2023 è arrivato il trasferimento al San Gallo, tappa fondamentale per il suo percorso.

In Svizzera l’attaccante ha ritrovato fiducia, minuti e gol. Con il San Gallo ha totalizzato 95 presenze e 30 reti complessive. Nella stagione 2024/25 ha segnato 17 gol in tutte le competizioni, di cui 14 in campionato, imponendosi tra i profili più interessanti della Super League svizzera.

Nel 2025 è tornato in Francia con il Paris FC, firmando fino al 2030. Nell’ultima stagione in Ligue 1 ha collezionato 24 partite e 5 gol in 1.013 minuti, numeri che raccontano un giocatore ancora giovane, con margini importanti e già abituato a campionati diversi.

Willem Geubbels Lecce, caratteristiche tecniche e fisiche

Dal punto di vista fisico, Geubbels è un attaccante strutturato: circa 1,85 metri per 81 kg, destro naturale, capace di abbinare forza, velocità e progressione. Non è soltanto un centravanti d’area, perché può agire anche da esterno offensivo o da punta mobile.

Le sue qualità principali sono strappo, dribbling, attacco della profondità e capacità di rendersi pericoloso in campo aperto. Può dare verticalità alla manovra, cercare l’inserimento alle spalle della difesa e offrire una soluzione diversa rispetto a un attaccante più statico.

Per il Lecce, Willem Geubbels rappresenta un investimento tecnico e fisico. Il talento non è mai stato in discussione, ma ora dovrà trasformare il potenziale in rendimento stabile. La Serie A può diventare il banco di prova ideale per una nuova fase della sua carriera.

Lukaku-Napoli, addio sempre più vicino: l’Atlanta United spinge per portarlo in MLS

Lukaku verso l’addio al Napoli, rapporto ai titoli di coda tra l’attaccante belga e il club partenopeo: sulle sue tracce c’è l’Atlanta United

La storia tra Romelu Lukaku e il Napoli sembra ormai arrivata ai titoli di coda. Dopo l’ultimo strappo legato al contratto, il futuro dell’attaccante belga appare sempre più lontano dall’Italia. Il giocatore avrebbe infatti rifiutato la proposta del club azzurro di spalmare l’attuale ingaggio da 7,7 milioni lordi a stagione, prolungando di un anno la scadenza fissata al 30 giugno 2027.

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Una decisione che ha aumentato la distanza tra le parti e reso l’addio uno scenario sempre più concreto. Lukaku è destinato a lasciare Napoli e, con ogni probabilità, anche la Serie A, aprendo a una nuova esperienza lontano dal calcio italiano.

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Lukaku Napoli, Atlanta United in pressing

Secondo quanto riportato da Sacha Tavolieri, sull’attaccante si registra il forte interesse dell’Atlanta United. Il club di MLS avrebbe già avviato i primi contatti con l’entourage del belga per capire la fattibilità dell’operazione e verificare i margini per trovare un’intesa sull’ingaggio.

La trattativa è ancora in una fase iniziale e, al momento, non risultano contatti diretti tra Napoli e Atlanta United. La pista, però, potrebbe scaldarsi nei prossimi giorni, anche perché Lukaku avrebbe già aperto alla possibilità di trasferirsi negli Stati Uniti.

Lukaku Napoli, la valutazione del club azzurro

Il Napoli, che aveva acquistato Lukaku dal Chelsea nel 2024 per circa 30 milioni di euro, valuta oggi il cartellino dell’attaccante intorno ai 10 milioni. Nell’operazione resta inoltre da considerare la percentuale sulla futura rivendita spettante al club inglese.

In caso di addio, il bilancio dell’esperienza azzurra resterebbe comunque importante: 45 partite, 15 gol, 11 assist, uno Scudetto e una Supercoppa italiana. Dopo una prima stagione vissuta con grande entusiasmo, il rapporto si era incrinato in seguito al grave infortunio di agosto. Il belga aveva scelto di curarsi privatamente, restando di fatto indisponibile per gran parte della stagione e concentrandosi sulla preparazione in vista del Mondiale.

Ora il futuro di Lukaku può davvero cambiare direzione: la MLS chiama, il Napoli attende sviluppi.

Messi torna subito in campo con l’Inter Miami: pari contro Columbus Crew in MLS

Messi torna in campo con l’Inter Miami dopo il Mondiale, rientro in campo dopo la finale mondiale per la stella argentina: ecco com’è andata

A meno di due settimane dalla finale dei Mondiali, Lionel Messi è già tornato protagonista in Major League Soccer. Il fuoriclasse argentino è sceso in campo nel secondo tempo della sfida pareggiata 2-2 dall’Inter Miami contro il Columbus Crew, confermando la volontà di rimettersi subito a disposizione del club.

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Mentre diversi compagni dell’Argentina e di altre nazionali stanno ancora usufruendo del periodo di vacanza dopo l’impegno mondiale, Messi ha regolarmente risposto presente. Il numero 10, però, non è riuscito a festeggiare il ritorno con un gol, sprecando due buone occasioni nella ripresa.

Inter Miami, si ferma la striscia di vittorie

Il pareggio contro il Columbus Crew interrompe la serie di 6 vittorie consecutive dell’Inter Miami, che resta comunque al secondo posto nella Eastern Conference. Un risultato che lascia qualche rimpianto, ma anche la consapevolezza di poter contare nuovamente sul proprio leader tecnico.

A Ovest, invece, prosegue il testa a testa in vetta tra Los Angeles FC e Vancouver Whitecaps, ancora appaiate al comando della classifica.

Caos FIFA, Tebas attacca duramente Infantino: «Non è all’altezza di guidare il calcio mondiale, deve farsi da parte»

Javier Tebas, presidente della Liga, ha attaccato duramente Gianni Infantino. Ecco cosa ha detto

Non accennano a placarsi le violente polemiche attorno al presidente della FIFA Gianni Infantino. L’ipotesi di privatizzare e aprire alle società terze la gestione dei Mondiali — piano su cui è successivamente arrivato il passo indietro da parte di Zurigo — ha scatenato una forte reazione nel mondo del calcio. Tra i critici più spietati figura il presidente della Liga Javier Tebas, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica ha lanciato un attacco frontale al vertice della federazione mondiale:

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“Lo dico da anni: Infantino non è mai stato all’altezza di guidare il calcio mondiale”.

Il no alla privatizzazione dei Mondiali e la pressione sui calendari

Al centro della presa di posizione del numero uno del campionato spagnolo c’è la netta opposizione all’ingresso di investitori privati nei diritti dei tornei internazionali. Secondo Tebas, una simile operazione finanziaria andrebbe a danneggiare direttamente i club e i campionati nazionali, già messi a dura prova da un calendario internazionale sempre più saturo:

“Il Mondiale non può essere ceduto a soggetti terzi. Vi partecipano calciatori che appartengono ai club e la Fifa non paga un euro per loro. Un evento reso possibile dagli investimenti dei club non può essere venduto nemmeno in parte. Da anni la Fifa aumenta la pressione sul calendario internazionale, mettendo in difficoltà i campionati nazionali. Questa proposta avrebbe aggravato ulteriormente la situazione”.

L’affondo contro Infantino: “Persona arrogante, gestione nefasta”

Analizzando il repentino cambio di rotta sul progetto commerciale, il presidente di LaLiga ha chiesto dimissioni immediate per la governance di Zurigo, criticando duramente la leadership di Infantino:

“Qualche fuga di notizia lo ha obbligato a cambiare la tempistica. Di Infantino, però, non mi sorprende più nulla. Ha dimostrato di non essere all’altezza del ruolo di presidente della Fifa: deve farsi da parte. Cosa vedo quando lo guardo? Una persona arrogante e ignorante delle conseguenze che le decisioni prese oggi avranno sul calcio di domani. Vive in una bolla, circondato da persone che lo adulano e gli danno sempre ragione. La sua gestione è stata nefasta”.

La stoccata sul Mondiale per Club e il ruolo di Al-Khelaifi

Infine, la riflessione del dirigente spagnolo si è allargata all’impatto del nuovo Mondiale per Club sulla tenuta del sistema calcistico europeo e al ruolo assunto da altri vertici internazionali:

“Da tempo le leghe avrebbero dovuto prendere posizioni molto più drastiche sul Mondiale per Club. Ma la Fifa continua a sostenere che la questione riguardi soltanto i club partecipanti e Nasser Al-Khelaifi si è prestato a questo gioco pur sapendo che danneggia i campionati nazionali”.

Calciomercato Atalanta, il Newcastle punta Scalvini: primi contatti per il difensore! Qual è la posizione del club nerazzurro

Calciomercato Atalanta, il Newcastle ha messo nel mirino Giorgio Scalvini: contatti avviati, ecco tutti i dettagli

Il calciomercato dell’Atalanta si accende sul fronte delle uscite e vede protagonista uno dei suoi gioielli più cristallini. Il Newcastle ha infatti effettuato un primo sondaggio per Giorgio Scalvini, difensore centrale di proprietà del club bergamasco. La compagine della Premier League ha manifestato un concreto interesse nei confronti del giocatore classe 2003, avviando le prime valutazioni per comprendere la fattibilità di un’operazione su scala internazionale. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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Nessuna offerta ufficiale all’Atalanta: contatti con l’entourage

Al momento, l’iniziativa del Newcastle si limita a una prima richiesta esplorativa. Gli inglesi hanno espresso il proprio gradimento per il profilo del calciatore e hanno avuto contatti diretti lato giocatore, ma non c’è ancora stata alcuna mossa formale nei confronti della società nerazzurra. La dirigenza dell’Atalanta, storicamente abituata a valorizzare al massimo i propri talenti, attende eventuali sviluppi prima di definire la cifra necessaria per un’eventuale cessione.

Un dettaglio di rilievo nella gestione dell’operazione riguarda la procura del difensore: Scalvini è infatti attualmente rappresentato dall’agenzia Epic Sports presieduta da Ali Barat, struttura internazionale con una consolidata presenza nelle trattative di vertice del mercato britannico ed europeo.

I numeri di Scalvini nell’ultima stagione con la Dea

L’attenzione dei club di Premier League conferma lo spessore tecnico e la crescita costante del centrale difensivo azzurro. Nella scorsa stagione con la maglia dell’Atalanta, Scalvini ha collezionato in tutto 30 partite, mettendo a segno 3 reti e fornendo 1 assist, dimostrandosi una risorsa preziosa non soltanto per la tenuta del reparto arretrato, ma anche per l’efficacia sulle palle inattive e la capacità di impostare il gioco da dietro.

Qualora il sondaggio del Newcastle si trasformasse in una proposta economica ufficiale nelle prossime settimane, la dirigenza bergamasca si troverà a gestire una delle aste di mercato più ricche della sessione estiva.

Viti torna alla Sampdoria: il centrale classe 2002 è il vero colpo dell’estate!

Sampdoria, riecco Viti: ritorno voluto, atteso e costruito. Fredberg firma un’operazione che accende la piazza

l ritorno di Mattia Viti è stato accolto come uno dei colpi più significativi dell’estate blucerchiata. Secondo il giornalista Dario Bartolucci, si tratta addirittura della migliore operazione realizzata dalla Sampdoria nella sessione di calciomercato 2026/27. Il difensore classe 2002 torna a Genova dopo i sei mesi trascorsi nella seconda parte della scorsa stagione, periodo in cui aveva già dimostrato di possedere qualità, personalità e continuità tali da poter diventare un punto fermo della retroguardia.

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La notizia ha immediatamente acceso l’entusiasmo della tifoseria doriana, da sempre molto legata al giocatore. Viti, infatti, non ha mai nascosto la volontà di tornare a vestire la maglia blucerchiata, arrivando persino a scartare proposte economicamente più vantaggiose pur di fare ritorno nel capoluogo ligure. Un gesto non comune nel calcio moderno, che ha ulteriormente rafforzato il legame con l’ambiente.

A rendere l’operazione ancora più significativa è stata proprio la posizione assunta dal difensore: Viti ha scelto la Sampdoria e ha atteso con fiducia la proposta del club, ribadendo più volte il suo desiderio di proseguire il percorso iniziato lo scorso anno. Conosce già la piazza, le pressioni e le aspettative, elementi che potrebbero ridurre sensibilmente i tempi di inserimento nella squadra di Bernardo Corradi.

Grande merito va riconosciuto a Fredberg, capace di riportare a Genova un difensore considerato di primissima fascia per la Serie B. L’operazione è vantaggiosa anche dal punto di vista economico: costi contenuti, ma rendimento potenzialmente elevato. La Sampdoria consegna così al proprio allenatore un titolare pronto, affidabile e con ampi margini di crescita.

Il ritorno di Viti rappresenta inoltre un messaggio chiaro alle concorrenti: la Sampdoria vuole costruire una squadra competitiva, puntando su profili che uniscano qualità, motivazioni e conoscenza della categoria. Per Bartolucci, il centrale è il vero colpo dell’estate blucerchiata, un acquisto capace di alzare immediatamente il livello della difesa. Ora toccherà al campo confermare le aspettative, ma le premesse per rendere questa operazione una delle più importanti dell’intera Serie B ci sono tutte.

Savicevic ricorda Baresi: «Era il mio grande capitano. Come fai a non dare il Pallone d’Oro a Baresi? Una vergogna»

Savicevic parla dopo la scomparsa di Franco Baresi: «Era il mio grande capitano. Come fai a non dare il Pallone d’Oro a Baresi?»

La scomparsa di Franco Baresi ha scosso profondamente il mondo del calcio, lasciando un vuoto che va oltre i confini del tifo e delle rivalità. Baresi non è stato soltanto un grande difensore: è stato una leggenda assoluta, un simbolo del Milan e di un’epoca irripetibile, un capitano capace di incarnare valori, stile e identità come pochi altri nella storia di questo sport.

Con lui, il club rossonero ha scritto pagine memorabili, condivise con campioni che hanno segnato un’era, tra cui Dejan Savićević, il “Genio”, autore di uno dei quattro gol nella storica finale di Champions League contro il Barcellona nel 1994.

Una notte iconica, che Baresi non poté vivere in campo a causa della squalifica, ma che rimane comunque parte della sua storia, del suo Milan e della sua leadership. Proprio Savićević, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha voluto ricordare il suo Capitano.

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“MI VOLEVA BENE” «Era il mio capitano, il mio grande capitano. Mi voleva bene, ci voleva bene, perché eravamo il Milan. Ma il Milan era lui, non c’è stato e non ci sarà mai più nessuno come lui».

IL RICORDO «Una grande persona, un grande uomo. E un grande compagno di squadra, un giocatore meraviglioso: aveva il calcio dentro, capiva tutto, una visione di gioco incredibile. San Siro cantava: ‘Un capitano, c’è solo un capitano’. Bellissimo ascoltare quei cori, facevano venire la pelle d’oca, davano la carica a tutti».

MEGLIO DI BECKENBAUER? «Beckenbauer l’ho visto solo con la sua nazionale, ero un ragazzino, ho ricordi lontani, un campione, grande classe. Baresi era come lui. Anzi lui e Paolo Maldini sono stati i più grandi del mondo. Franco ha vinto tanto e doveva vincere ancora di più».

IL PALLONE D’ORO «Soprattutto quello. Ma dai: è una vergogna. Come fai a non dare il Pallone d’Oro a Baresi? Ma la colpa è vostra…».

NOSTRA? «Di voi giornalisti. Non l’avete votato. Vincevano solo gli olandesi. Rijkaard arrivava sempre prima di lui, primi posti. Adesso, con tutto il rispetto per Rijkaard, stiamo parlando di un centrocampista, buoni passaggi, buon calcio. Ma Baresi era un’altra cosa: lui era un fenomeno. Guarda, non parlarmi del pallone d’Oro che m’inc…».

FURIOSO «E Cannavaro. Eh? E non Franco Baresi, uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Non dico che è una vergogna, ma non erano come Baresi. Ma lui aveva anche un grande pregio: non se la prendeva. Diceva: va bene, dai, lasciamo perdere, pensiamo positivo. Era un leader, ci passava sopra».

Roma, per la fascia Read è il preferito. Spence l’alternativa ma il Tottenham spara alto

Gasperini aspetta il suo esterno: Read in cima alla lista, Spence monitorato ma frenato dalla valutazione monstre degli Spurs

La Roma continua a muoversi con decisione sul mercato per rinforzare la fascia destra, uno dei reparti considerati più urgenti dalla dirigenza giallorossa. L’obiettivo dichiarato è quello di consegnare a Gian Piero Gasperini un esterno moderno, dinamico e capace di interpretare più funzioni tattiche. In cima alla lista dei desideri resta Givairo Read, il talento del Feyenoord che il club segue da settimane.

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Read è il profilo preferito per età, caratteristiche e potenziale, ma la trattativa si è rivelata più complessa del previsto: le richieste del club olandese e alcuni dettagli contrattuali ancora da definire hanno rallentato il percorso verso l’intesa definitiva. Per questo motivo il direttore sportivo Tony D’Amico ha iniziato a valutare anche soluzioni alternative, mantenendo aperti più tavoli per non farsi trovare impreparato.

Tra le piste parallele monitorate c’è quella che porta a Djed Spence, laterale destro classe 2000 di proprietà del Tottenham. Spence è un profilo già noto al calcio italiano, seguito anche dall’Inter, e si distingue per velocità, progressione e capacità di coprire l’intera fascia con continuità. Le sue qualità fisiche e la sua attitudine offensiva lo rendono un giocatore perfettamente compatibile con le idee di Gasperini, che predilige esterni capaci di attaccare lo spazio e garantire ampiezza. Tuttavia, la trattativa con gli Spurs presenta un ostacolo significativo: la valutazione economica.

Il Tottenham non scende dai 40 milioni di euro. Una cifra considerata eccessiva dalla Roma, che dopo un primo sondaggio non ha approfondito ulteriormente i contatti. Il club inglese non sembra intenzionato a concedere sconti, e questo rende la pista Spence difficilmente percorribile alle condizioni attuali. Il giocatore resta monitorato, ma solo un’apertura da parte degli Spurs potrebbe riaprire concretamente il dialogo.

La Roma, dunque, prosegue su un doppio binario: Read come priorità assoluta, Spence come alternativa di alto livello ma economicamente complessa. Un lavoro di incastri e valutazioni che testimonia la volontà del club di consegnare a Gasperini un reparto completo e competitivo già nelle prossime settimane.

Juventus, è il giorno di Kolo Muani: arrivo a Caselle, visite mediche e firma per il francese – VIDEO

Dopo un anno di trattative, Kolo Muani è di nuovo bianconero: arrivo a Torino, visite, firma e subito la tournée in Oriente nel progetto Juve

La Juventus ha finalmente messo la parola fine a una delle trattative più lunghe e intricate degli ultimi anni: Randal Kolo Muani è tornato a Torino. Alle 10:14 di questa mattina, l’attaccante francese è atterrato all’aeroporto di Caselle, chiudendo una telenovela di mercato durata oltre dodici mesi, fatta di accelerazioni improvvise, frenate inattese e continui ribaltoni. Le prime immagini diffuse da JuventusNews24 hanno immediatamente acceso l’entusiasmo dei tifosi, che da tempo attendevano il ritorno del centravanti. Per Kolo Muani si apre così la sua “avventura 2.0” in bianconero, un nuovo capitolo che la dirigenza ha fortemente voluto e che ora diventa realtà.

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Il club ha deciso di affondare il colpo definitivo con il Paris Saint‑Germain, chiudendo l’operazione a titolo definitivo. L’investimento è di quelli pesanti: 38 milioni di euro come parte fissa, più 12 milioni legati a bonus facilmente raggiungibili tra obiettivi personali e di squadra. Una cifra che testimonia quanto la Juventus creda nel valore del giocatore e nella sua capacità di incidere immediatamente sul reparto offensivo. Dopo una stagione complessa a Parigi, Kolo Muani torna in Italia con la volontà di rilanciarsi e diventare un punto fermo del progetto tecnico bianconero.

La giornata del francese sarà particolarmente intensa. Subito dopo l’arrivo, il giocatore si è diretto alle strutture mediche per le visite di rito, necessarie a certificare l’idoneità agonistica. Una volta completati gli esami, sarà il momento della firma sul contratto, passaggio formale che lo legherà ufficialmente alla Juventus. L’obiettivo della società è chiaro: inserire Kolo Muani immediatamente nel gruppo e permettergli di partire con la squadra per la tournée in Oriente, dove potrà iniziare a integrarsi nei meccanismi tattici e ritrovare confidenza con il campo.

Con questo innesto, la Juventus aggiunge un tassello fondamentale alla propria struttura offensiva, puntando su un profilo esplosivo, moderno e già pronto per incidere. Un segnale forte, che apre una nuova fase del progetto bianconero.

Franco Baresi, un legame eterno con il Milan: il club lavora per un omaggio permanente: le idee

Il Milan vuole rendere immortale il nome di Franco Baresi: allo studio l’intitolazione della Curva Sud o di Milanello per celebrare il capitano che ha segnato un’epoca

La scomparsa di Franco Baresi ha scosso profondamente il mondo rossonero. Per il Milan e per i suoi tifosi, il leggendario numero 6 non è stato soltanto un capitano, ma un simbolo identitario, un riferimento emotivo e tecnico che ha attraversato generazioni.

La notizia della sua morte, avvenuta due giorni fa, ha generato un’ondata di affetto senza precedenti: centinaia di migliaia di messaggi, testimonianze, ricordi e saluti sono arrivati da ogni parte del mondo, a conferma di quanto Baresi fosse radicato nel cuore dei milanisti.

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In queste ore, il club sta riflettendo su come rendere omaggio in modo permanente alla sua figura. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, una delle idee più forti sarebbe quella di intitolare a Baresi la Curva Sud dello stadio Giuseppe Meazza.

Una scelta dal valore simbolico enorme, che trasformerebbe uno dei luoghi più iconici del tifo rossonero nella “Curva Sud Franco Baresi”. Dal punto di vista formale, la denominazione ufficiale resterebbe semplicemente “Curva Sud”, motivo per cui non sarebbe necessario alcun via libera da parte dell’Inter, che comunque non avrebbe obiezioni. Ma per il Milan e per i suoi tifosi, quel nome assumerebbe un significato speciale, un modo per legare per sempre la memoria del capitano alla casa del club.

Tra le altre ipotesi allo studio c’è anche quella di dedicare a Baresi il centro sportivo di Milanello, luogo simbolo della preparazione rossonera e teatro di decenni di storia. Sarebbe un gesto altrettanto potente, capace di ricordare quotidianamente ai giocatori il peso della tradizione e l’eredità morale lasciata da uno dei più grandi difensori della storia del calcio.

Lazio, trequartista cercasi: sfumano Stojkovic e Asp Jensen, Gattuso vuole Brescianini!

Lazio, caccia al trequartista: dopo Stojkovic e Asp Jensen Gattuso individua una nuova preferenza per rinforzare la trequarti

La Lazio continua a muoversi con decisione sul mercato, ma non senza ostacoli. Gennaro Gattuso aveva individuato in Stojkovic la sua prima scelta per rinforzare la trequarti, ma la Dinamo Zagabria si è rivelata una bottega troppo cara per le possibilità del club biancoceleste. Un tentativo concreto, sfumato rapidamente di fronte a richieste economiche fuori portata.

Non è andata meglio con Asp Jensen, strappato dal Deportivo La Coruña per una cifra irrisoria che ha sorpreso anche gli uomini mercato della Lazio. Due obiettivi saltati, ma una necessità che resta: portare a Formello un trequartista capace di dare qualità e sacrificio.

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Secondo quanto riportato dal Messaggero, nella testa di Gattuso è emerso un nuovo preferito, almeno tra i profili realmente raggiungibili. L’elenco, al momento, è ridotto a due nomi: Marco Brescianini e Giovanni Fabbian, entrambi di proprietà della Fiorentina. I viola potrebbero aprire alla cessione in prestito, una formula che la Lazio considera ideale per non appesantire il bilancio e mantenere margini di manovra su altri fronti.

Gattuso, però, ha una preferenza chiara: Brescianini. Il tecnico cerca un trequartista che sappia sacrificarsi in fase di non possesso, capace di rincorse all’indietro e di un lavoro oscuro che spesso fa la differenza negli equilibri tattici. Un profilo dinamico, disciplinato e utile nelle transizioni negative. Fabbian rappresenta un’alternativa credibile, ma meno aderente all’identikit tracciato dal tecnico.

Nonostante la scelta tecnica sia definita, non c’è ancora stata un’accelerata. La Lazio osserva, valuta e attende il momento giusto per affondare il colpo, consapevole che il ruolo del trequartista sarà centrale nel progetto di Gattuso.

Zirkzee ha detto sì alla Juve ma la situazione David complica tutto e Spalletti…

Zirkzee dice sì alla Juventus, ma la situazione David frena l’operazione: la formula non convince e Spalletti spinge per un profilo più adatto al suo gioco

La Juventus vive ore incandescenti sul fronte mercato, con una missione ben definita: consegnare a Luciano Spalletti un’altra punta capace di completare il reparto offensivo. Dopo aver chiuso le operazioni Kolo Muani e Alajbegovic, la dirigenza bianconera continua a muoversi con decisione per soddisfare le richieste del tecnico di Certaldo.

La novità delle ultime ore riguarda Joshua Zirkzee: secondo La Gazzetta dello Sport, l’attaccante olandese avrebbe dato il suo sì alla Vecchia Signora, aprendo scenari immediatamente concreti.

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Il profilo di Zirkzee è noto: 75 presenze, 9 gol e 4 assist in due anni al Manchester United, numeri non esaltanti ma accompagnati da qualità tecniche e fisiche che intrigano la Juventus. L’entourage del giocatore — lo stesso che ha curato l’arrivo di Douglas Luiz — sta lavorando per favorire il trasferimento, ma due aspetti risultano decisivi. Il primo riguarda l’uscita di Jonathan David, necessaria per rispettare i paletti del settlement agreement UEFA.

Il secondo è l’assenso del Manchester United a una formula con diritto, e non obbligo, di riscatto. Il problema è che, al momento, David non sembra intenzionato a lasciare Torino, complicando la manovra e aprendo la porta all’inserimento di altre squadre interessate a Zirkzee.

C’è poi un tema tecnico: l’identikit richiesto da Spalletti. Il tecnico vuole un centravanti fisico, dominante nel gioco aereo e presente in area. Zirkzee, pur essendo alto 193 centimetri, non è un classico “bucaniere” da rigore né un esperto colpitore di testa.

Un profilo più aderente alle richieste sarebbe Mateo Pellegrino del Parma, mentre il club emiliano sta accelerando per El Bilal Touré dell’Atalanta. Sul talento argentino, inoltre, resta forte la Fiorentina, pronta a muoversi in caso di partenza di Moise Kean.

Torino, Gineitis ai saluti? Il Celtic alza il pressing per il centrocampista granata

Gineitis, il Celtic torna alla carica: il Torino riflette sulla vendita per dare ad Abate le risorse necessarie a costruire la squadra

Il Torino sta valutando una strategia chiara: sacrificare un elemento della rosa per generare liquidità e avere margini più ampi sul mercato in entrata. Una scelta che rientra nella logica di un club che vuole costruire una squadra pienamente aderente alle idee tattiche di Abate, ma che necessita di risorse fresche per muoversi con decisione.

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In questo contesto, il nome più caldo è quello di Gvidas Gineitis, centrocampista classe 2004 reduce da una stagione convincente, capace di attirare l’attenzione di diversi club europei. La sua crescita, la personalità mostrata e la prospettiva di un ulteriore salto di qualità lo rendono uno dei profili più appetiti della rosa granata.

Tra le società maggiormente interessate c’è il Celtic, che da settimane monitora il giocatore con grande attenzione. I primi contatti risalgono a circa tre settimane fa, quando il club scozzese aveva presentato una proposta da 7,5 milioni di euro. Un’offerta ritenuta insufficiente dal Torino, che valuta il centrocampista tra i 12 e i 13 milioni.

La distanza economica aveva portato a un rallentamento della trattativa, ma non a un raffreddamento dell’interesse: a Glasgow considerano Gineitis un investimento di prospettiva e non hanno alcuna intenzione di abbandonare la pista.

Nelle prossime ore potrebbe infatti arrivare un rilancio concreto, con una nuova proposta vicina ai 10 milioni di euro. Una cifra ancora lontana dalla valutazione granata, ma che potrebbe avvicinare le parti se accompagnata da bonus legati a presenze, rendimento o obiettivi stagionali.

Proprio l’inserimento di queste variabili potrebbe rappresentare la chiave per convincere il Torino a cedere il giocatore, ottenendo una cifra complessiva più vicina alle proprie aspettative. L’operazione resta aperta e il futuro di Gineitis potrebbe presto prendere una direzione decisiva.

Chi è Givairo Read, terzino nel mirino della Roma: in patria lo paragonano a Dumfries

Chi è Givairo Read: il jolly del Feyenoord finito nel mirino della Roma, esterno moderno e paragonato a Dumfries in Olanda

La crescita di Givairo Read sta attirando sempre più attenzione nel panorama europeo, e non è un caso: il giovane esterno olandese rappresenta uno dei profili più interessanti della nuova generazione di talenti cresciuti nei Paesi Bassi. Nato ad Amsterdam, Read ha mosso i primi passi nel settore giovanile del Volendam, dove ha iniziato a mettere in mostra le sue qualità atletiche e tecniche. A soli 17 anni è stato notato dal Feyenoord, che ha deciso di puntare su di lui inserendolo inizialmente nell’Under 18, per poi promuoverlo in prima squadra già nella stagione successiva. Un percorso rapido, segno di una personalità forte e di un potenziale che in Olanda considerano molto elevato.

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Read nasce come terzino destro, ma la sua evoluzione lo ha portato a diventare un esterno estremamente duttile. Può giocare a tutta fascia, adattarsi sulla sinistra e interpretare il ruolo con un’impronta decisamente offensiva. La sua velocità, la capacità di saltare l’uomo e la buona tecnica di base lo rendono un giocatore moderno, perfetto per sistemi che richiedono ampiezza, progressione e continuità nella spinta. Nonostante abbia compiuto 20 anni appena due mesi fa, Read mostra una personalità sorprendente: non ha paura di prendersi responsabilità, di attaccare lo spazio o di tentare il dribbling anche in situazioni complesse. La fase difensiva è ancora un aspetto da affinare, ma la struttura fisica e la rapidità gli permettono di recuperare spesso anche quando parte in ritardo.

Il paragone che circola con più insistenza in Olanda è quello con Denzel Dumfries, ex Inter e oggi al Real Madrid. Una similitudine che non riguarda solo le caratteristiche atletiche, ma anche la capacità di incidere in entrambe le fasi e di essere determinante negli ultimi trenta metri. Read, però, ha margini di crescita ancora più ampi e un percorso tutto da scrivere: la sensazione è che possa diventare uno dei terzini‑esterni più interessanti della sua generazione, pronto a compiere il salto definitivo nel calcio europeo.

Farioli riparte con un titolo: il Porto supera il Torreense e si prende la Supercoppa portoghese

Farioli conquista la sua seconda Supercoppa: il Porto batte il Torreense 1-0 e apre la stagione con un segnale di forza

Il Porto di Francesco Farioli apre la nuova stagione nel migliore dei modi, conquistando la Supercoppa portoghese e aggiungendo così il secondo trofeo dell’era dell’allenatore italiano. I Dragões hanno superato 1-0 il SCU Torreense, formazione di seconda divisione protagonista di una cavalcata straordinaria nella scorsa stagione, culminata con la vittoria della Coppa nazionale.

Una favola che ha reso la finale più affascinante, ma che non è bastata a fermare la superiorità tecnica del Porto. A decidere la sfida è stato Victor Froholdt, autore del colpo di testa che ha indirizzato il match e consegnato il trofeo ai campioni del Portogallo.

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Nell’undici titolare scelto da Farioli non c’era spazio dal primo minuto per Hwang In-beom, arrivato in estate dal Feyenoord e ancora in fase di inserimento. Il centrocampista sudcoreano ha comunque trovato il suo debutto ufficiale, entrando a un quarto d’ora dalla fine e mostrando le prime tracce del suo talento in un contesto già ben rodato.

Il Porto ha dominato la gara come da pronostico, pur impiegando qualche minuto prima di creare la prima grande occasione: William Gomes ha sfiorato il vantaggio calciando alto da posizione favorevole. Il gol decisivo è arrivato al 38’, quando Pepê, accentrandosi dalla sinistra, ha pennellato un cross perfetto per Froholdt, che ha battuto il portiere Adriel con un colpo di testa preciso.

Nonostante la differenza di qualità, il Torreense ha reso la partita più complicata del previsto, mantenendo alta l’intensità e limitando le occasioni del Porto nella ripresa. I Dragões hanno creato poco dopo l’intervallo, ma sono riusciti comunque a difendere il vantaggio fino al triplice fischio, mostrando solidità e capacità di gestione nei momenti più delicati.

Con questo successo, il Porto guarda con fiducia all’inizio del campionato, che lo vedrà impegnato domenica prossima contro l’Alverca. Il Torreense, invece, può consolarsi con un percorso europeo inatteso e affascinante: la squadra parteciperà alla fase campionato dell’Europa League, un traguardo storico che arriva dopo la delusione per la mancata promozione tramite i playoff.

Un nuovo capitolo da vivere con entusiasmo, mentre il Porto festeggia il primo titolo della stagione e conferma la solidità del progetto Farioli.


Buffon: «Italia? Io avrei scelto Conte, poi Baldini e poi gli altri. Maldini e Leonardo mi avevano proposto questo ruolo»

Buffon si è raccontato alla Gazzetta dello Sport: «Io avrei scelto Conte, poi Baldini e via via gli altri. Maldini e Leonardo mi avevano proposto…»

Gigi Buffon vive per la prima volta dopo trentacinque anni una stagione lontano dal calcio giocato e dai ruoli dirigenziali. La sua intervista sulla Nazionale e molto altro alla Gazzetta dello Sport:

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‘PERDONO’ MANCINI– «Devono rispondere gli italiani e i giocatori. Dallo spoiler di Malagò sul messaggio di Donnarumma mi pare di capire ci sia condivisione. Bene così. Alla fine, Mancini è una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto. Se fossi Psg, Bayern, Real, Juve, una big, lo prenderei in considerazione. Addio di agosto? Sta parlando con uno che è sceso in Serie B con la Juve e s’è tagliato cinquecentomila euro di stipendio. Solo per il senso di appartenenza»

RETROSCENA POST SPALLETTI – «Avevo un ruolo importante, ma non mi spettava l’ultima parola. In quel momento Gattuso era il meglio che ci fosse sul mercato per quel ruolo. Poco tempo e spareggi praticamente certi: c’era bisogno di motivare una squadra un po’ abbattuta e restituirgli entusiasmo e senso di orgoglio. Penso di conoscere il calcio, so che un risultato non si valuta da un’espulsione o da un rigore in più o in meno. Bisogna vivere la quotidianità e intercettare le dinamiche che si creano tra squadra e allenatore, e poche volte ho percepito tanta armonia, stima e comunione d’intenti»

RUOLO DT ITALIA «Capisco che da fuori si possa avere qualche dubbio, è legittimo, però in questo momento è importante una figura così in un ruolo delicato. Ranieri dà mille garanzie personali e tecniche»

PIRLO – «Sono contento che Andrea si sia evitato un percorso così impervio, visto che le premesse non erano delle migliori. Il discorso sito russo è stato un tentativo politico, goffo e mal riuscito per farlo etichettare come ‘impresentabile’… Ma nonostante queste cose spiacevoli, rimango fervidamente convinto del fatto che bisogna amare l’Italia con l’austera passione dell’esule in patria»

E LEI? – «Bello parlare con Maldini e Leonardo, mi avevano proposto un ruolo da dirigente delle nazionali, coordinamento tra la A e le Under. Il loro entusiasmo mi ha fatto vacillare, ma sono rimasto della mia idea: dal 1991 a oggi non mi sono permesso più di venti giorni di sabbatico ed era il momento di dedicarsi a chi si è dedicato a me, moglie, figli, genitori. Ho bisogno di ricaricarmi»

GUARDIOLA – «Il solo nome avrebbe dato una spinta e ne avremmo avuto bisogno. Però neanche con lui ci sarebbe stata la certezza dei risultati: è il più grande da trent’anni, ma ha allenato i club. La Nazionale è un’altra cosa»

LIPPI – «Lippi era un fenomeno. Combinava intuizioni e visioni tecniche di talento con un’arte oratoria con la quale riusciva a convincerti che avresti scalato l’Everest con le infradito»

SE IO FOSSI DT? – «Proporrei: obiettivo principale qualificarsi al Mondiale tra quattro anni. Su questa base, avrei scelto Conte, poi Baldini e via via gli altri. Ma bisogna avere il coraggio delle scelte e la bravura a comunicarle a tutti, anche alla stampa. Troppo spesso sento dire ‘quello è la persona giusta’, senza una tangibile motivazione. Ok, ma sono scelte istintive, non studiate. Prima, il progetto e poi la persona funzionale»

FUTURO – «Sento da anni tante parole ma nessuna che si trasformi in un progetto sostenibile. Per me, la prima cosa è avere un’idea, metterla sul tavolo e discuterla per capire se è quella giusta. In questi tre anni con Gravina abbiamo proposto e fatto qualcosa, tipo il progetto Under 14, l’idea di lavorare per un tecnico federale, ma non solo, però il problema vero sa qual è? Che non importa a nessuno, compresi i tifosi che pensano solo al risultato. Non sanno che Maurizio Viscidi è stato premiato come miglior coordinatore delle Under grazie ai successi delle giovanili. Non sanno della fatica per far giocare i giovani. Una volta poteva essere comprensibile, oggi è inaccettabile. Perché eravamo il campionato di riferimento e c’erano i campioni. Oggi siamo forse il quinto in Europa, ma ci sono le solite pressioni, allenatori che si giocano il posto ogni domenica, tifosi che non perdonano: siamo un campionato di passaggio, i grandi club mandano qui i giocatori a crescere e, nonostante ciò, non c’è spazio per i nostri giovani! Si rende conto?»

MA QUINDI SIAMO SCARSI? «Ma quando mai. Abbiamo giocatori importanti e bravi anche in Premier. Solo che facciamo finta di non capire che il calcio in vent’anni è stato stravolto. Si può andare in Bosnia e perdere ai rigori, così come la Germania perde con Ecuador e Paraguay e la Spagna fa 0-0 con Capo Verde. Siamo l’Italia è una bella frase, lo saremo sempre perché la storia non si cancella, ma gli altri stanno imparando a essere come noi o più bravi. O vogliamo dire che la Norvegia era modesta?»

CAOS FIFA – «Ho conosciuto il primo Infantino, quello che si candidava, e mi aveva impressionato. Il Mondiale è stato bello ma certe cose non le ho digerite. Avvicinare gli investimenti privati al Mondiale, però, mi fa paura. Se si superano certi limiti servono decisioni forti, solo così si rende il mondo migliore. Come non è stato fatto quando il povero arbitro somalo è stato rimandato a casa senza che nessuno dicesse una parola».

La Fiorentina accelera per Joao Mario, ore di attesa invece per Mastantuono

Estate viola da protagonista: passi avanti per Joao Mario in prestito con riscatto, e Mastantuono resta in attesa della sua decisione

La Fiorentina continua a muoversi con decisione sul mercato, confermandosi una delle protagoniste più attive di questa estate. Il club viola, dopo aver già chiuso diverse operazioni, si avvicina ora a un nuovo innesto: Joao Mario, centrocampista della Juventus, è sempre più vicino a vestire la maglia della Fiorentina. Nelle ultime ore ci sono stati passi avanti sostanziali in una trattativa che procede nella direzione già delineata: un prestito con diritto di riscatto, formula che la Fiorentina considera ideale per valutare il giocatore nel corso della stagione senza un impegno economico immediato troppo pesante. Il dialogo tra le parti è costante e la sensazione è che l’accordo possa arrivare in tempi relativamente brevi, con il club bianconero disposto ad aprire alla cessione per permettere al giovane portoghese di trovare maggiore continuità.

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Parallelamente, la Fiorentina continua a monitorare con grande attenzione la situazione di Franco Mastantuono, talento classe 2007 di proprietà del Real Madrid. Il giocatore è considerato un obiettivo concreto per il futuro, ma la trattativa è inevitabilmente più complessa: il club spagnolo non ha fretta di decidere e soprattutto si attende la volontà del ragazzo, che al momento non ha ancora comunicato quale direzione voglia prendere per la propria crescita. La Fiorentina rimane alla finestra, pronta a inserirsi qualora Mastantuono dovesse aprire alla possibilità di un’esperienza in Serie A, ma consapevole che i tempi potrebbero essere più lunghi rispetto ad altre operazioni.

In questo contesto, la strategia viola appare chiara: costruire una rosa giovane, dinamica e ricca di prospettive, alternando investimenti mirati a operazioni intelligenti come prestiti con opzioni future. L’arrivo di Joao Mario rappresenterebbe un tassello importante per ampliare le soluzioni a disposizione di Grosso, mentre la pista Mastantuono rimane un sogno concreto ma ancora in fase di attesa. La Fiorentina, però, ha dimostrato di saper cogliere le occasioni e di voler consolidare il proprio ruolo da protagonista in un mercato che la vede sempre più ambiziosa e determinata.

Mercato Napoli: è fatta per Miguel Gutierrez al Bayer Leverkusen! Quanto guadagnano gli azzurri dalla sua cessione

Mercato Napoli: Miguel Gutierrez passa al Bayer Leverkusen! Le cifre e i dettagli dell’operazione

Il calciomercato del Napoli registra un’importante operazione in uscita sull’asse con la Germania. Come riferito da Fabrizio Romano, è ormai definita in ogni dettaglio la cessione di Miguel Gutiérrez al Bayer Leverkusen: la società partenopea ha infatti accettato verbalmente la proposta economica presentata dal club tedesco per il trasferimento del calciatore. Il terzino sinistro spagnolo si appresta così a iniziare un nuovo capitolo della sua carriera in Bundesliga, lasciando la Serie A al termine di una trattativa lampo che ha soddisfatto pienamente le richieste della dirigenza azzurra.

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L’intesa economica da 30 milioni di euro

L’accordo tra i due club è stato raggiunto sulla base di una proposta formale da 30 milioni di euro, cifra che corrisponde esattamente alla valutazione che il Napoli faceva del proprio tesserato. Dopo i primi contatti per comprendere i margini di manovra, il Bayer Leverkusen ha deciso di rompere gli indugi e affondare il colpo, pareggiando la richiesta della società campana per assicurarsi a titolo definitivo le prestazioni dello spagnolo.

Il via libera verbale della dirigenza partenopea spalanca ora le porte alla formalizzazione dei documenti burocratici, a cui seguiranno i passaggi di rito con il viaggio in Germania, le visite mediche e la firma sul contratto.

L’erede di Alejandro Grimaldo sulla corsia mancina

L’acquisto di Gutiérrez rappresenta un innesto strategico di primissimo livello per la formazione tedesca. Lo spagnolo approda in Bundesliga con il compito prestigioso e impegnativo di raccogliere l’eredità di Alejandro Grimaldo, elemento chiave e trascinatore della corsia mancina nelle ultime stagioni del club.

Dotato di grande velocità, tecnica raffinata e una spiccata propensione alla fase offensiva, il classe 2001 possiede le caratteristiche ideali per integrarsi nel sistema di gioco fluido e propositivo del Leverkusen, garantendo qualità nei cross, assist e copertura a tutta fascia.

Le prossime mosse del Napoli sul mercato

Con la cessione di Gutiérrez definita per 30 milioni di euro, la società azzurra si assicura un’importante liquidità da poter immediatamente reinvestire per rinforzare la rosa. La dirigenza del Napoli tornerà subito sul mercato alla ricerca di un nuovo terzino sinistro di valore da consegnare allo staff tecnico prima dell’inizio ufficiale della stagione, mentre le Aspirine si preparano ad abbracciare il loro nuovo rinforzo per la corsia di sinistra.

De Laurentiis al centenario del Napoli: «Il club non è mai stato così apprezzato e allo stesso tempo temuto in Italia e a livello internazionale»

De Laurentiis, presidente del Napoli, ha parlato durante la celebrazione del centenario del club azzurro

A Napoli sono ufficialmente scattate le celebrazioni per lo storico centenario del club azzurro. Ad aprire l’evento è stato il presidente Aurelio De Laurentiis, che ha tenuto un accorato discorso dinanzi alla tifoseria, ripercorrendo la storia della società e sottolineando il viscerale legame con il territorio.

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Il ricordo dei Campi Flegrei e l’iniziativa di solidarietà

In apertura del suo intervento, il patron partenopeo ha voluto rivolgere un pensiero alle popolazioni colpite dalle recenti scosse di terremoto nei Campi Flegrei, annunciando un’importante iniziativa di solidarietà:

“Questa notte all’alba la terra ha tremato ancora, ma Napoli convive con il Vesuvio e i Campi Flegrei da millenni, ma ha sempre saputo rialzarsi prontamente, è un orgoglio che appartiene alla sua anima, alla sua gente. Napoli ci ha insegnato a restare uniti nei momenti difficili. Questo stare insieme è il modo in cui vogliamo arrivare avanti”.

De Laurentiis ha poi proposto una raccolta fondi a sostegno degli sfollati: “Vorrei che si aprisse una sottoscrizione, dove tutti quelli che possono versassero qualcosa per aiutare coloro che hanno subito il sisma, io metterò i primi 100 mila euro”.

L’unione simbiotica tra il club e il popolo napoletano

Entrando nel vivo della celebrazione, il presidente ha rivendicato l’unicità del rapporto tra squadra e città: “Sentivamo tutti il bisogno di coinvolgere tutto il nostro popolo, il rapporto simbiotico, unico al mondo, tra club e città merita una festa all’altezza della sua storia. Una festa capace di mostrare al mondo quanto il calcio a Napoli si intrecci col tessuto sociale, la cultura e il lavoro di tutti noi”.

Proseguendo nel suo tributo alla passione azzurra, ha aggiunto: “Vogliamo celebrare la fede incrollabile dei napoletani, che li ha tenuti in piedi anche quando tutto intorno sembrava crollare, è accaduto tante volte al nostro amato club, che dopo oltre un secolo è ancora qui più forte che mai, anzi possiamo dire che il Napoli non è mai stato così apprezzato e allo stesso tempo temuto in Italia e a livello internazionale”.

Dai trequarti della Serie C ai successi internazionali

Il numero uno del club ha poi ricordato alcune tappe fondamentali, come la Coppa Italia del 1962 vinta in Serie B e il match di Serie C contro il Cittadella nel 2004: “La fede ci ha portato a vivere insieme questa notte azzurra. Nel 1962 in Serie B il Napoli, pur stando in B, vinse la Coppa Italia. La fede dei napoletani che ha accompagnato il club in ogni momento, la stessa che il 26 settembre 2004 vi portò a riempire tutto il San Paolo in Serie C con il Cittadella. Tutti i giornali d’Europa scrissero “Incredibile”, 65 mila persone per una gara di Serie C, ci decretarono come regina d’Europa. A quella fede si unì la mia, quando pochi giorni prima decisi di firmare il famoso pezzo di carta, e sapevo che insieme avremmo trovato la nostra strada, e l’abbiamo fatto”.

In conclusione, De Laurentiis ha celebrato la rapida scalata ai vertici del calcio europeo e la gioia del recente Scudetto: “Siamo una squadra che è passata dalla C all’Europa in tempo record, in soli 798 giorni. Quella stessa fede che ci ha portato a pensare che fosse impossibile tornare a vincere titoli, che potessimo tornare campioni d’Italia anche senza il sinistro magico di Diego. La stessa fede mi porta a guardare con orgoglio a questo meraviglioso passato che celebreremo con tutti gli onori che merita, ma con entusiasmo guardo al nostro futuro, nel quale vedo un Napoli ancora più bello, forte e strutturato. Napoletani, facciamolo ancora per cent’anni”.

Caos FIFA, la Concacaf attacca Infantino e chiede il “rinnovamento”: la difesa del Qatar

Caos FIFA, la Concacaf critica duramente Infantino e chiede il “rinnovamento”: arriva anche la difesa del Qatar

Il ritiro della controversa proposta FIFA Forward Enterprise (FFE), che prevedeva l’apertura a investitori privati per la gestione dei diritti commerciali delle competizioni mondiali, continua a provocare forti scossoni ai vertici del calcio internazionale. Nonostante il passo indietro dell’organismo di Zurigo, la tensione politica resta altissima: la Concacaf, confederazione che riunisce le federazioni del Nord e Centro America, ha chiesto apertamente una revisione profonda della governance guidata dal presidente Gianni Infantino.

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La dura presa di posizione della Concacaf

In un perentorio comunicato ufficiale, la Concacaf ha espresso forte insoddisfazione per la gestione delle ultime iniziative commerciali, denunciando una marcata mancanza di dialogo e trasparenza con i principali attori del settore. La cancellazione del progetto viene considerata dalla confederazione nordamericana come l’ennesima prova di un modello gestionale ormai inadeguato:

“E’ il sintomo di una governance che ha smesso di mettere il calcio in primo piano” e agisce “senza trasparenza e consultazione – scrive la Concacaf -. È imperativo un rinnovamento totale di questa presidenza”.

Secondo i vertici del calcio centro-nordamericano, questo stato di “preoccupazione” risulta ampiamente condiviso “da molte confederazioni e federazioni aderenti e da quanti amano questo sport”, evidenziando come la spaccatura istituzionale all’interno della FIFA sia sempre più profonda e complessa da sanare.

Il sostegno del Qatar a Gianni Infantino

Di segno opposto è invece la posizione della federcalcio del Qatar. Il presidente Hamad bin Khalifa bin Ahmed Al Thani è sceso in campo a difesa della presidenza, esprimendo aperto apprezzamento “per la sua decisione di ritirare la proposta Ffe nell’interesse della comunità calcistica mondiale”.

L’esponente della federazione qatriota ha voluto sottolineare l’importanza dell’unità all’interno del movimento sportivo globale, rinnovando piena fiducia nell’operato di Infantino:

“Pur riconoscendo i meriti del progetto – prosegue la dichiarazione – apprezziamo la saggezza di dare priorità all’unità tra le federazioni associate e sostiamo in pieno gli sforzi del presidente Fifa per continuare a far crescere e rafforzare il calcio a livello globale”.

Spaccatura geopolitica ai vertici del calcio mondiale

La vicenda legata al programma FFE ha così spalancato una netta divisione tra le diverse confederazioni internazionali. Se da una parte Europa e Nord America sollecitano una svolta radicale e una maggiore tutela dei valori democratici del gioco, dall’altra diverse realtà stabili rinnovano il proprio sostegno al vertice della FIFA. I prossimi appuntamenti istituzionali saranno decisivi per capire gli equilibri politici del calcio globale.

Calciomercato Como, intesa ad un passo per Chalobah: maxi offerta al Chelsea! Cosa manca per la fumata bianca finale

Calciomercato Como, Trevoh Chalobah vicino ai lariani: offerta formulata al Chelsea, accordo ad un passo

Sono ore assolutamente decisive per definire il futuro di Trevoh Chalobah. Il difensore inglese di proprietà del Chelsea non è mai stato così vicino a vestire la maglia del Como, società protagonista di una sessione estiva di calciomercato caratterizzata da grande ambizione e investimenti di alto livello. I contatti tra le parti si sono intensificati notevolmente negli ultimi giorni e le prossime ore si preannunciano fondamentali per arrivare alla definitiva fumata bianca. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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L’offerta al Chelsea e l’accordo con il giocatore

La dirigenza lariana ha impresso un’accelerazione vigorosa alla trattativa, presentando ai Blues un’offerta formale di primissimo piano: sul piatto sono stati messi 28 milioni di euro più bonus. Una proposta economica importante che testimonia la ferma volontà del club di regalare al proprio organico un profilo di spessore internazionale.

Sul fronte del tesserato, la strada appare ormai completamente spianata: l’intesa con il giocatore c’è già sulla base di un accordo economico che soddisfa pienamente le richieste del centrale britannico. Chalobah ha espresso totale gradimento per la destinazione e per il progetto tecnico della società lombarda, dicendosi pronto a iniziare questa nuova capitolo della sua carriera in Serie A.

Un rinforzo di livello internazionale per la difesa

L’eventuale approdo di Chalobah rappresenterebbe un salto di qualità notevole per il reparto arretrato comasco. Cresciuto nel settore giovanile del Chelsea, il difensore ha accumulato una solida esperienza sui campi della Premier League e nelle competizioni europee, distinguendosi per straripante forza fisica, senso della posizione e precisione nella fase di impostazione dal basso. La sua spiccata flessibilità tattica gli consente inoltre di disimpegnarsi sia come perno di una difesa a quattro sia come braccetto in una linea a tre.

Le prossime ore decisive per la chiusura

Avendo già incassato il via libera da parte del calciatore, le prossime ore saranno molto importanti per definire i dettagli burocratici dell’operazione. Le dirigenze di Como e Chelsea si riaggiorneranno a breve con l’obiettivo di definire e chiudere formalmente anche l’accordo tra club. L’esito positivo della trattativa appare ormai imminente, pronto a regalarne un ulteriore ed esaltante rinforzo al campionato italiano.

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