Pagina 486 – Calcio News 24

Cagliari, subito al lavoro per la sfida contro la Roma: ci sono buone notizie per Pisacane. Due calciatori viaggiano verso il recupero

Cagliari, i sardi sono ritornati al lavoro per la delicata sfida contro la Roma. Le ultime su Palestra e Folorunsho per la partita di campionato

Il Cagliari non ha davvero tempo per respirare. A meno di 24 ore dalla sfida di Coppa Italia contro il Napoli, i rossoblù sono tornati immediatamente al lavoro per preparare il prossimo impegno di campionato. La squadra guidata da Fabio Pisacane si concentra già sulla partita di domenica 7 dicembre all’Unipol Domus, quando affronterà la Roma in un match di grande importanza valido per la 14ª giornata di Serie A. L’obiettivo è chiaro: riscattare eventuali passi falsi e cercare punti preziosi per la classifica, soprattutto in un periodo del campionato dove ogni gara pesa doppio.

Durante l’allenamento odierno del Cagliari, la notizia più positiva riguarda il recupero di due giocatori chiave della rosa. Marco Palestra e Michael Folorunsho hanno infatti preso parte alla seduta insieme al resto della squadra, segnalando un possibile ritorno in campo già per la sfida contro i giallorossi. Entrambi erano stati costretti a saltare la trasferta in Campania a causa di piccoli acciacchi fisici, e il loro reinserimento nel gruppo rappresenta un elemento di incoraggiamento per lo staff tecnico isolano. La loro presenza non solo rafforza le opzioni a disposizione di Pisacane, ma aumenta anche la competitività interna, fondamentale in questo periodo fitto di impegni.

L’allenatore del Cagliari sta quindi lavorando intensamente per ottimizzare le energie della squadra e garantire il miglior approccio possibile alla partita contro la Roma. Le sessioni di oggi hanno previsto lavoro tattico e attività mirate a recuperare intensità dopo lo sforzo contro il Napoli. La gestione dei carichi di lavoro è una priorità, considerando che la squadra isolana dovrà affrontare una sequenza di incontri ravvicinati, con l’obiettivo di mantenere alta la concentrazione e la forma fisica.

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Il match contro la Roma sarà un banco di prova importante per il Cagliari, chiamato a dimostrare di poter competere ad alti livelli anche contro squadre di grande esperienza e qualità. Il ritorno di Palestra e Folorunsho potrebbe fare la differenza, sia in termini di qualità tecnica che di equilibrio tattico, dando maggiore sicurezza alla squadra.

In sintesi, il Cagliari affronta un periodo intenso e decisivo della stagione, tra Coppa Italia e Serie A, ma con il recupero di elementi fondamentali e una preparazione mirata, i rossoblù puntano a ottenere risultati concreti e a consolidare la propria posizione in classifica. L’impegno e la determinazione saranno le chiavi per affrontare al meglio le prossime sfide.

Raspadori Serie A, possibile duello fra due italiane per l’italiano. L’Atletico Madrid potrebbe aprire ad una sua cessione

Raspadori Serie A, l’attaccante continua ad essere un obiettivo di Lazio e Roma e il suo approdo nel nostro campionato non è da escludere

Il nome di Raspadori torna prepotentemente sulle pagine dei giornali in vista del calciomercato di gennaio. Nelle ultime settimane, infatti, il giovane attaccante italiano è finito al centro delle trattative dei club di vertice, interessati a rinforzare i propri reparti offensivi. La sua esperienza recente, culminata con il trasferimento all’Atletico Madrid, non ha fatto che aumentare il suo fascino sul mercato, rendendolo uno dei nomi più chiacchierati della stagione.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Giacomo Raspadori è entrato nel mirino della Roma. I giallorossi hanno già avviato contatti con l’entourage del calciatore, che avrebbe mostrato una prima apertura a discutere un eventuale trasferimento, pur in attesa del parere definitivo del club spagnolo. L’interesse dei capitolini nasce dalla necessità di rafforzare l’attacco: Dovbyk e Ferguson non hanno convinto fino a questo momento e Gasperini spinge per nuovi innesti capaci di garantire maggiore incisività e concretezza in zona gol.

Il nome di Raspadori non è nuovo ai radar delle squadre italiane. Nei mesi scorsi, anche Maurizio Sarri aveva mostrato interesse per l’attaccante, individuandolo come potenziale rinforzo della Lazio. Tuttavia, il blocco del mercato imposto ai biancocelesti aveva congelato ogni trattativa, impedendo di concretizzare l’operazione. Ora, con l’apertura della finestra di gennaio, il suo nome potrebbe tornare in cima alle liste dei club di Serie A, aprendo la possibilità a un vero e proprio “derby di mercato”.

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La carriera di Raspadori dimostra già ampiamente il suo valore: l’ex Napoli ha saputo imporsi rapidamente in massima serie, combinando tecnica, rapidità e capacità di inserirsi negli schemi offensivi di squadra. Questo lo rende un profilo appetibile non solo per la Roma o la Lazio, ma per qualsiasi club che punti a rafforzare l’attacco senza rinunciare a qualità e duttilità tattica.

Il calciomercato invernale potrebbe quindi essere decisivo per Raspadori. La sua esperienza in Serie A, unita alla recente esperienza internazionale in Liga, lo rende un giocatore pronto a fare la differenza in campionato. Qualsiasi mossa per portarlo in Italia dovrà essere veloce e precisa, viste le molteplici squadre interessate e la delicatezza della situazione contrattuale con l’Atletico Madrid.

In sintesi, Raspadori rappresenta uno dei principali obiettivi di mercato per gennaio: un talento giovane, già collaudato in Serie A, che potrebbe accendere il reparto offensivo di qualsiasi squadra decisa a investire su di lui.

Calciomercato Spezia, nel mirino dei liguri sono finiti due calciatori del Como per gennaio: si arriverà alla fumata bianca? Le ultimissime

Calciomercato Spezia, i liguri iniziano a guardare da vicino in casa Como. Nel mirino del club bianconero sono finiti Cerri e Verdi. Le ultime

Il calciomercato dello Spezia di gennaio promette di essere piuttosto tranquillo sul fronte degli acquisti, almeno stando a quanto dichiarato dal Direttore Sportivo Ludi e dal Presidente Mirwan Suwarso. Tuttavia, qualche operazione non è da escludere, soprattutto per quanto riguarda le cessioni. Il club ligure sembra intenzionato a far giocare quegli elementi che stanno trovando poco spazio in prima squadra, favorendo così una gestione più dinamica della rosa.

Tra i principali candidati a lasciare il club ci sono il centravanti Cerri e il fantasista Simone Verdi. Entrambi hanno mercato in Serie B e potrebbero rappresentare un’opportunità di mercato interessante per lo Spezia, che potrebbe sfruttare le cessioni per equilibrare la rosa. Cerri, in particolare, è alla ricerca di continuità in campo, mentre Verdi, al momento fuori lista, potrebbe trovare nuove occasioni altrove.

Sul fronte degli acquisti, il calciomercato dello Spezia è concentrato principalmente sulla ricerca di un centravanti fisico, capace di occupare l’area di rigore e dare profondità all’attacco di Donadoni. Tra i nomi accostati alla squadra ligure ci sono Pedro Mendes del Modena e De Luca della Cremonese, ma non mancano altre piste che portano a profili già noti alla Serie A, ma che stanno trovando poco spazio nei loro club attuali.

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Un possibile rinforzo è il centravanti 29enne di Parma, alto 194 cm, che rappresenta il profilo ideale per lo Spezia. Con il Como ha messo a segno 20 gol e fornito 9 assist in 74 partite, mentre nella scorsa stagione con la Salernitana ha realizzato 3 gol in 20 presenze. La sua esperienza e il fisico imponente potrebbero dare nuova linfa all’attacco biancoblù nel girone di ritorno.

Un altro obiettivo concreto del calciomercato dello Spezia è Simone Verdi, attualmente fuori rosa e non inserito nella lista della Lega Serie A. La sua carriera recente dimostra il valore dell’ex fantasista: nella scorsa stagione, da gennaio in poi, ha contribuito alla promozione del Sassuolo con 9 presenze e 2 gol, mentre negli anni precedenti aveva giocato un ruolo chiave in Serie A, siglando 8 gol e fornendo 2 assist in 34 partite. Donadoni lo conosce bene, avendolo già allenato al Bologna, dove in 34 gare Verdi mise a segno 10 gol e 10 assist, confermandosi un elemento decisivo in grado di fare la differenza.

In sintesi, il calciomercato dello Spezia di gennaio sarà caratterizzato da un’attenta gestione della rosa, con un focus sulle uscite strategiche e su innesti mirati in attacco, con l’obiettivo di rafforzare la squadra senza stravolgerla.

Cremonese, Vardy e Bonazzoli fanno sognare la squadra di Nicola. La coppia d’attacco dei grigiorossi è uno dei migliori della Serie A

Cremonese, Vardy e Bonazzoli sono una coppia molto prolifica. Hanno messo a referto 8 reti nel corso dell’inizio della stagione. I dettagli

La Cremonese si conferma come una delle squadre più sorprendenti della Serie A, soprattutto per l’efficacia del suo reparto offensivo. La coppia gol formata da Jamie Vardy e Federico Bonazzoli è tra le più prolifiche del campionato: insieme hanno già messo a segno 8 reti, collocandosi tra i tandem più incisivi del torneo. Solo tre coppie hanno fatto meglio finora: Lautaro–Calhanoglu dell’Inter (11 gol), Leao–Pulisic del Milan e Orsolini–Castro del Bologna (10 gol ciascuna).

Questo dato non fa che confermare la qualità della Cremonese anche in fase offensiva, nonostante le difficoltà che ogni neopromossa deve affrontare nel massimo campionato. L’intesa tra Vardy e Bonazzoli si sta consolidando sempre più, dimostrando che la squadra grigiorossa può creare problemi a qualsiasi difesa grazie alla combinazione di esperienza, rapidità e freddezza sotto porta dei suoi attaccanti.

Secondo quanto riportato da Cremonasport, sia Vardy che Bonazzoli hanno segnato 4 gol ciascuno nelle prime tredici giornate. Bonazzoli ha dimostrato grande efficacia in trasferta: reti contro Milan e Inter a San Siro, oltre a una doppietta nella vittoria contro il Genoa a Marassi. Tutti i suoi gol sono finora arrivati lontano dallo Stadio Zini. Vardy, dal canto suo, ha fatto la differenza contro le big, segnando contro Atalanta, Juventus e firmando una doppietta contro il Bologna. La sua condizione fisica eccellente e la precisione sotto porta confermano il ruolo chiave dell’attaccante inglese nel progetto offensivo della Cremonese.

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L’attacco della Cremonese non si limita al duo Vardy–Bonazzoli: finora, la squadra ha realizzato complessivamente 10 gol con gli attaccanti, includendo anche le reti di Vazquez e De Luca. Fondamentale è anche il contributo degli altri reparti. I difensori hanno segnato 5 gol: doppiette per Terracciano e Baschirotto, più la rete di Folino contro la Roma. Il centrocampo ha fatto sentire la sua presenza con Payero, autore della prima rete stagionale di un centrocampista grigiorosso, arrivata nella sfida contro il Bologna.

Numeri e rendimento dimostrano che la Cremonese può contare su un attacco in crescita e sempre più determinante. La squadra, pur essendo una neopromossa, sta riuscendo a fare la differenza nelle partite chiave e a mettere in mostra una capacità offensiva che potrebbe rivelarsi decisiva nella lotta per la salvezza. La combinazione di esperienza, freschezza e intesa dei giocatori offensivi rende la Cremonese una delle realtà più interessanti da seguire in questa Serie A.

Calciomercato Roma, Massara va alla ricerca di un esterno: Chiesa resta in corsa. Ma c’è un nome che stuzzica molto il ds giallorosso. Le ultimissime

Calciomercato Roma, il nome di Chiesa è da tenere in considerazione per i giallorossi. Ma il preferito in quel ruolo è Boga del Nizza

Il calciomercato della Roma entra sempre più nel vivo, con i dirigenti giallorossi costantemente alla ricerca di rinforzi per l’attacco. Tra i nomi più caldi in queste settimane spicca quello di Jeremie Boga, esterno offensivo in uscita dal Nizza. Secondo quanto riportato da Il Romanista, le tensioni con i tifosi della squadra francese potrebbero spingere l’addio di Boga già nella sessione invernale. Proprio per questo motivo, la Roma avrebbe iniziato a monitorare attentamente la situazione del giocatore, valutando la possibilità di un inserimento immediato nel proprio reparto offensivo.

Boga non è certo un nome nuovo per Trigoria: il suo talento era già stato osservato in passato e il club capitolino lo considera un profilo in grado di garantire velocità, dribbling e capacità di creare superiorità numerica sulle fasce. L’eventuale arrivo dell’esterno francese rientrerebbe in una strategia più ampia legata al calciomercato della Roma, che punta a costruire una squadra competitiva su più fronti, senza rinunciare a giovani di prospettiva e giocatori capaci di fare la differenza subito.

Sul fronte dei possibili rinforzi, resta viva anche l’ipotesi Federico Chiesa. L’attaccante, reduce da un periodo in cui è stato vicino a vestire la maglia giallorossa, aveva poi scelto di trasferirsi al Liverpool. Tuttavia, il suo nome continua a circolare nel contesto del calciomercato della Roma, anche se le difficoltà di convincere un giocatore già impegnato in Premier League rendono l’operazione complessa. La volontà di Chiesa di restare in Inghilterra sarebbe motivata anche dalla speranza di guadagnare una convocazione con la Nazionale, un elemento non secondario nella valutazione dei piani di mercato dei capitolini.

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Il calciomercato della Roma in questa fase si conferma dunque molto attivo, con un occhio rivolto sia a operazioni immediate sia a scenari futuri. La strategia del club sembra chiara: puntare su giocatori che possano dare un contributo concreto fin da subito, ma senza perdere di vista la sostenibilità economica e la gestione a lungo termine della rosa. Jeremie Boga rappresenta un profilo ideale per questo tipo di progetto, mentre il ritorno di Chiesa rimane un’opzione più complicata ma non del tutto da scartare.

In definitiva, i tifosi giallorossi possono aspettarsi settimane di calciomercato della Roma intense, con nomi di alto livello costantemente al vaglio della dirigenza. Tra trattative in corso e scenari ancora da definire, l’obiettivo resta quello di rinforzare l’attacco e garantire al tecnico una rosa più competitiva possibile.

Torino, Vagnati-Gotti: ecco la fake news sul futuro di Baroni

Contatti tra il dt granata Davide Vagnati e il tecnico Luca Gotti per sostituire Marco Baroni al Torino? Ecco servita la più classica delle fake news ai tempi dei social network

Senza troppi giri di parole: Marco Baroni è – e lo sarà almeno per un’altra settimana – l’allenatore del Torino. Questa mattina i granata sono tornati come di consueto ad allenarsi allo Stadio Filadelfia, per preparare il prossimo match in programma col Milan (lunedì alle 20e45). A dirigere la seduta, manco a dirlo, l’ex allenatore della Lazio. Perché si rende dunque necessaria una tale precisazione? Per arginare la più classica delle fake news circolata sui social con conseguente bottino di interazioni suscitate.

Nelle ultime ore infatti aveva trovato un terreno particolarmente fertile in alcune piattaforme online una foto ritraente Davide Vagnati (direttore tecnico del Torino), seduto a tavola a fianco di Luca Gotti (ex allenatore di Lecce e Udinese, attualmente rimasto orfano di squadra). Contatti di mercato o operazione per il futuro? Tutt’altro. Si trattava anzi del canonico pranzo prenatalizio tra direttori e procuratori della Serie A (dove di sovente partecipano anche alcuni allenatori), da qui la presenza di Gotti a distanza ravvicinata con Vagnati.   

Nulla da fare insomma, nessun avvicendamento ai piedi della Mole per Gotti, che non prenderà dunque il posto occupato da Baroni. Nonostante le ultime due – deludenti – sconfitte inanellate, quest’ultimo continua a godere della fiducia del club di Urbano Cairo. Per quanto, va sottolineato, la società si aspetti ora un cambio di rotta importante da parte del proprio allenatore. Una situazione per molti versi simile a quanto già verificatosi a inizio dello scorso ottobre, quando – pur in assenza di ultimatum – la scuderia di Via Viotti mise per la prima volta sull’attenti il mister toscano. Appuntamento quindi lunedì alle 20e45 tra le mura dello Stadio Olimpico Grande Torino: quella contro il Milan per Baroni sarà molto di più che una semplice partita.

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Lazio Milan, i convocati di Sarri: c’è un recupero per il tecnico biancoceleste. Quel giocatore resta fuori dai programmi

Lazio Milan, i convocati di Sarri. Nessuna sorpresa per Hysaj, che resta fuori dai programmi. Presente, invece, Cancellieri. La lista completa

Maurizio Sarri ha reso noti i convocati per Lazio Milan. Presente Cancellieri dopo l’infortunio mentre ancora niente chiamata per Hysaj. La lista completa:

Portieri: Furlanetto, Mandas, Provedel;

Difensori: Gila, Lazzari, Marusic, Nuno Tavares, Patric, Pellegrini, Provstgaard, Romagnoli;

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Centrocampisti: Basic, Belahyane, Dele-Bashiru, Guendouzi, Vecino;

Attaccanti: Castellanos, Dia, Isaksen, Noslin, Pedro, Zaccagni, Cancellieri

Parma, Pellegrino: «Sono contento di quanto stiamo facendo anche se bisogna migliorare. Su Cuesta dico questo…»

Parma, Mateo Pellegrino ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di ‘SportMediaset’. Le parole dell’attaccante argentino sulla stagione

Mateo Pellegrino in un’intervista ai microfoni di SportMediaset ha parlato della sua avventura con il Parma. Le sue parole.

COME STA E COME STA ANDANDO AL PARMA – «Molto bene, bene in generale. La stagione sta ancora cominciando, dobbiamo migliorare, fare tante cose meglio di quello che stiamo facendo, però per me andrà bene, stiamo migliorando in tanti aspetti. Sono contento, so che possiamo fare meglio, però sono contento».

COME SI STA AMBIENTANDO – «L’italiano bene, devo migliorarlo ancora, faccio un po’ di fatica a parlarlo. A Parma mi trovo benissimo, sono arrivato a fine gennaio, l’ambientamento è andato bene e mi trovo molto bene in questa città». 

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DIFFERENZE TRA CALCIO ARGENTINO E ITALIANO – «Ci sono tante differenze, qua è molto più tattico, si preparano molto di più le partite, soprattutto nel lavoro tattico, lì in Argentina invece è più una guerra, molta lotta nella partita. Sono queste le differenze più importanti che vedo».

CUESTA – «In più che abbiamo una voglia incredibile, voglia di imparare, di migliorare ogni giorno, perché come hai detto siamo giovani, però è vero anche che a volte manca un po’ quell’esperienza per chiudere le partite per esempio, o la maniera di affrontarla, però l’importante è quello, che abbiamo voglia di imparare e migliorare ogni giorno».

Cagliari, Diego Lopez: «Il primo anno in Sardegna fu complicato, poi sono rimasto dodici anni. Ecco i ricordi più belli»

Cagliari, Diego Lopez in un’intervista ha ripercorso i suoi anni con la maglia rossoblu e non sono mancati aneddoti o ricordi speciali

Diego Lopez in una lunga intervista ha ripercorso la sua avventura con la maglia del Cagliari fra ricordi e anche momenti difficili.

ARRIVO A CAGLIARI – «Al Racing Santander ho vissuto un buon primo anno, nel secondo però mi son fatto male al ginocchio! Poi arrivò il Cagliari, dove sono rimasto dodici anni, una vita calcistica. Il primo anno fu complicato e pensai di andar via, ma restai ed il secondo anno iniziai a giocare con continuità».

ROSSOBLU’ – «Cagliari per me è stata casa, i miei figli sono nati qui. Ho vissuto momenti duri e splendidi: la retrocessione, la risalta, l’arrivo di Zola. Ricordo di aver promesso che sarei rimasto finché non avessimo riportato il Cagliari in Serie A; e così è stato! Cagliari per me è casa, lì sono cresciuto come uomo e come calciatore, e ho un legame profondo con la sua gente».

EX COMPAGNI, STADI DEL CUORE E RONALDO – «Ricordo con affetto Macellari, Zanoncelli, Muzzi e Fabian O’Neill, che mi aiutò molto all’inizio facendomi da guida e facilitando il mio inserimento. L’avversario più forte che ho affrontato è stato Ronaldo il fenomeno, era imprendibile, potente, tecnico e velocissimo. Tra gli stadi più belli che ho vissuto vi dico l’Olimpico di Roma, Marassi e il San Mamès». LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SU CAGLIARINEWS24.COM

Danilo inarrestabile, ha vinto anche il Brasilerao: è il 30esimo titolo in carriera. Si fermerà oppure continuerà ancora nel prossimo futuro?

Danilo continua a vincere con il Flamengo. Il difensore ex Juventus e Real Madrid ha alzato anche il Brasilerao entrando nella storia del calcio

Il finale del 2025 segna un capitolo memorabile nella storia del calcio sudamericano e nella carriera di Danilo Luiz da Silva. Tornato in Brasile dopo le esperienze europee, l’ex capitano della Juventus ha vestito la maglia del Flamengo vivendo una settimana indimenticabile. In pochi giorni, Danilo ha arricchito il suo palmarès con due trofei di primissimo piano: la Copa Libertadores e il Campeonato Brasileiro Série A.

Il momento più iconico è arrivato nella finale di Copa Libertadores disputata a Lima, quando Danilo ha deciso la partita con un gol che rimarrà negli annali del torneo. La gioia è stata immediata, ma non è finita qui: pochi giorni dopo, il Flamengo ha conquistato il Brasileirão battendo il Ceará al Maracanã per 1-0, grazie alla rete di Samuel Lino, assicurandosi matematicamente il titolo con un turno di anticipo.

“Non ho avuto molto tempo per razionalizzare tutto“, ha commentato Danilo durante i festeggiamenti. “Vincere il Brasileirão è speciale, probabilmente è il campionato più complicato per logistica e climi diversi“. Le parole del difensore sintetizzano l’importanza di un momento storico per lui e per il club brasiliano.

Con questo doppio successo, Danilo ha raggiunto la straordinaria quota di 30 titoli ufficiali in carriera, entrando nell’Olimpo dei calciatori brasiliani più vincente di sempre. Il difensore e centrocampista difensivo eguaglia una leggenda come Cafu e resta davanti solo a nomi iconici come Dani Alves, Pelé e Thiago Silva. Aver vinto in cinque nazioni diverse – Brasile, Portogallo, Spagna, Inghilterra e Italia – conferma lo status di vincente seriale di Danilo, capace di lasciare il segno ovunque abbia giocato, dal Real Madrid al Manchester City.

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Ma il successo di Danilo non si limita ai trofei: il brasiliano è anche un vero regista difensivo. Inserito nella Top 11 della Copa Libertadores 2025 accanto a Gustavo Gómez, Danilo ha brillato per la sua capacità di costruire gioco dalla retroguardia. Nel mese di novembre, si è piazzato al quinto posto al mondo per passaggi precisi effettuati, con ben 483 passaggi e una percentuale di precisione del 93%.

La leadership e la visione di gioco di Danilo dimostrano che l’addio alla Serie A non ha segnato la fine della sua carriera, ma l’inizio di una nuova e gloriosa fase al Flamengo. In questa stagione, Danilo non è solo un simbolo di vittoria, ma anche un faro tecnico e tattico per il calcio brasiliano e mondiale.

Pio Esposito, grande e irreprensibile in Coppa Italia! Un record importante per il centravanti dell’Inter


Pio Esposito, gol da record in Coppa Italia: San Siro applaude il giovane nerazzurro

Pio Esposito ha vissuto una serata indimenticabile a San Siro durante l’ottavo di finale di Coppa Italia tra Inter e Venezia. Il giovane attaccante nerazzurro ha finalmente segnato il suo primo gol casalingo con la maglia dell’Inter, coronando uno dei sogni più grandi della sua carriera. Dopo i gol in trasferta contro il Cagliari in campionato e contro l’Union Saint-Gilloise in Europa, Esposito ha liberato un urlo di gioia davanti al pubblico di casa, pochi giorni dopo aver trovato la rete anche con la maglia della Nazionale italiana nella sfida contro la Norvegia.

Il match contro il Venezia non è stato solo emozione, ma anche un momento storico per Pio Esposito. Con questo gol, infatti, entra in un’elite statistica all’interno dell’Inter: è il primo giocatore della rosa a segnare almeno una rete in quattro competizioni diverse nella stessa stagione. Serie A, Champions League, Coppa Italia e Mondiale per Club: una prova di maturità e talento che conferma quanto l’attaccante classe 2005 sia diventato centrale nelle rotazioni gestite da Cristian Chivu. Non si tratta solo di tecnica, ma anche di crescita caratteriale e personalità: Pio Esposito dimostra di poter affrontare responsabilità e pressioni da grande squadra, consolidando la sua posizione all’interno del gruppo nerazzurro.

Il gol in Coppa Italia proietta Pio Esposito anche nella storia recente del club. Il giovane attaccante è infatti il più giovane marcatore nerazzurro nella competizione dai tempi di Mario Balotelli. Per trovare un precedente simile bisogna tornare al 2010, anno del Triplete, quando “SuperMario” segnò a 19 anni e 169 giorni. Raccogliere un’eredità statistica così prestigiosa indica chiaramente che l’Inter ha tra le mani un potenziale protagonista per il futuro, capace di incidere già a livello senior.

La serata di San Siro conferma che Pio Esposito non è più solo una promessa, ma un giovane attaccante pronto a scrivere pagine importanti nella storia dell’Inter. Tra record, numeri e prestazioni convincenti, la Beneamata può contare su un talento in crescita costante, destinato a lasciare il segno nei prossimi anni.


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Fiorentina, Vanoli traccia subito la prima strada. Quali saranno i cambiamenti in vista?


Fiorentina, Vanoli traccia la strada: tra dubbi tattici e ritorno alla difesa a quattro

La Fiorentina si prepara a vivere una settimana decisiva, con Paolo Vanoli che punta a imprimere una svolta dopo la sconfitta di Bergamo. “Per cambiare serve anche trovare il timing giusto”, ha spiegato il tecnico viola, sottolineando come il periodo attuale rappresenti l’unica finestra utile per lavorare su nuovi schemi tattici prima della sfida di sabato contro il Sassuolo.

Dalla metà della scorsa settimana, infatti, la squadra ha iniziato a testare alcune novità, ma da martedì le doppie sedute hanno consentito di entrare nel vivo della preparazione, finalizzata a proporre un sistema di gioco aggiornato già a partire dalla prossima gara. Vanoli sa che il tempo è poco e che occorre agire subito, puntando a consolidare punti di forza e correggere lacune emerse in campionato.

La strada tattica della Fiorentina sembra tracciata, con il ritorno alla difesa a quattro come base per la rinascita. Restano però alcuni dubbi su come la squadra sarà schierata dalla metà campo in avanti. La linea difensiva davanti a De Gea sarà composta da quattro elementi: mancherà Pongracic per squalifica, e Comuzzo, più a suo agio da centrale, e Ranieri sembrano favoriti su Pablo Marí, esperto in una linea a tre ma comunque adattabile. Dodo occuperà la corsia destra, Parisi quella opposta, per formare una doppia catena con quattro esterni, utile sia nel 4-2-3-1 che nel 4-4-2 o nel 4-4-1-1.

In mediana, Vanoli privilegia fisicità e solidità: Mandragora e Sohm sono favoriti, mentre Fagioli e Nicolussi Caviglia hanno mostrato alcune difficoltà nelle ultime uscite. Anche sulle corsie offensive restano valutazioni aperte, con Fortini e Gosens pronti a inserirsi alle spalle di Kean nel tridente o a muoversi più a ridosso del centrocampo a seconda del modulo scelto.

Per la Fiorentina, questa settimana rappresenta un bivio: consolidare la difesa a quattro e trovare gli interpreti giusti a centrocampo e in attacco può significare dare continuità ai risultati e avviare un’inversione di rotta decisiva in campionato. Vanoli punta a trasformare ogni allenamento in un passo verso la rinascita della squadra.


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Bologna, obiettivo ripetersi in Coppa Italia. La richiesta di Italiano è tanto chiara quanto ambiziosa!


Bologna, la terapia di coppa inizia da Parma: Italiano chiede reazione dopo Cremonese

Il Bologna si prepara a tornare in campo dopo la sconfitta contro la Cremonese, con l’obiettivo di reagire e continuare a difendere il titolo conquistato a maggio 2025, dopo 51 anni di attesa. La sfida contro il Parma, valida per la Coppa Italia, rappresenta il primo step della cosiddetta “terapia di coppa”, come l’ha definita La Gazzetta dello Sport, voluta da Vincenzo Italiano per riportare equilibrio e fiducia in squadra.

Il tecnico del Bologna ha lanciato un messaggio chiaro: umiltà e attenzione sono le parole d’ordine. La squadra è chiamata a onorare il successo storico dello scorso maggio e a dimostrare di meritare la vittoria sul campo. “Abbiamo la responsabilità di tutelare la vittoria di maggio donata alla città”, ha spiegato Italiano, sottolineando quanto sia importante mantenere concentrazione e determinazione in ogni partita, anche in Coppa Italia.

Dopo 103 giorni, torna tra i convocati anche Ciro Immobile, pronto a dare una mano in attacco, anche se il titolare sarà Thijs Dallinga. L’olandese, elogiato dal tecnico, è cresciuto molto nelle ultime settimane: “Ha svoltato, adesso è un altro e merita i complimenti”. Dallinga rappresenta una delle frecce più pericolose del Bologna, pronto a guidare l’attacco in una partita che non ammette cali di tensione.

Dall’altra parte del campo, il Parma di Cuesta arriva con motivazioni completamente diverse. La formazione emiliana è impegnata in una dura lotta salvezza e punterà a sfruttare il fattore campo per mettere in difficoltà il Bologna. “Turnover sì, ma competitivo. Vogliamo passare il turno”, ha dichiarato il tecnico ducale, sottolineando come la partita di Coppa Italia possa essere un’occasione preziosa anche per i giovani e per chi deve ritrovare minuti nelle gambe.

Il match Parma-Bologna diventa così una sfida a due facce: da una parte la voglia dei rossoblù di ritrovare fiducia e ritmo dopo il ko contro la Cremonese, dall’altra la determinazione del Parma a fare punti e muovere la classifica. Per il Bologna, però, la priorità resta chiara: difendere il titolo e iniziare nel modo migliore la corsa in Coppa Italia, dimostrando che la squadra di Italiano ha la mentalità giusta per affrontare ogni impegno con serietà e ambizione.


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Lazio, continuano le polemiche sul Milan? Sentite cosa ha appena detto Zazzaroni sulla vicenda


Lazio-Milan, continua il caso del rigore non concesso: Zazzaroni attacca la direzione arbitrale

Non si placano le polemiche intorno alla Lazio dopo la discussa decisione arbitrale nel finale della gara contro il Milan, quando al 94’ i biancocelesti si sono visti negare un possibile rigore che avrebbe potuto cambiare la storia del match. L’episodio, al centro di un acceso dibattito, è stato analizzato anche da Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, intervenuto nell’ultima puntata di Number 1 podcast.

La partita della Lazio, equilibrata e combattuta fino all’ultimo, è stata segnata da un finale rovente. Il contatto in area, valutato dall’arbitro e successivamente rivisto al VAR, ha portato alla decisione di non assegnare il penalty ai biancocelesti, scatenando reazioni molto dure da parte di tifosi, opinionisti e addetti ai lavori.

Il commento di Zazzaroni sull’episodio che ha penalizzato la Lazio

Zazzaroni è stato netto nel suo giudizio: “Se un rigore del genere non fosse stato dato al Milan, sarebbe successo il finimondo”. Parole che evidenziano, secondo il direttore, una disparità di percezione nelle decisioni arbitrali quando sono coinvolte le big del campionato. L’analisi è poi proseguita con un attacco diretto alla gestione del VAR: “Quello è un rigorino che l’arbitro non concede perché Collu non fischia. L’hanno chiamato al monitor e gli hanno fatto dire una bestialità”.

Secondo Zazzaroni, il fallo attribuito a Marusic non avrebbe alcun fondamento reale. “Se l’è totalmente inventato”, ha aggiunto, sottolineando come la Lazio sia stata penalizzata da un’interpretazione errata del contatto. Il dirigente del Corriere dello Sport ha ribadito l’importanza di valutazioni più coerenti, soprattutto in gare delicate e decisive come Lazio-Milan.

Nel frattempo, all’interno della Lazio cresce la sensazione di disagio per l’ennesimo episodio controverso che alimenta il malcontento della piazza. Il club biancoceleste, già impegnato nella corsa ai posti europei, si trova nuovamente a fare i conti con una decisione che pesa sul morale della squadra e dei tifosi.

Il dibattito resta aperto e destinato a proseguire: l’episodio del rigore negato continua a essere una ferita, e la Lazio spera che episodi del genere non influenzino ulteriormente il proprio cammino stagionale.

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Genoa, brutta batosta quella della Coppa Italia. Come ci si risolleva da una situazione di questo tipo?

Genoa, una brutta batosta quella della Coppa Italia per la squadra rossoblu. la situazione non lascia dubbi

Una serata da dimenticare per il Genoa, che saluta la Coppa Italia con un pesante 4-0 incassato a Bergamo contro l’Atalanta. Il verdetto delle pagelle de “Il Secolo XIX” è severo e sottolinea come il mix tra seconde linee e pochi titolari scelto da mister De Rossi (voto 5) non abbia funzionato.

La squadra è apparsa troppo “leggerina” di fronte alla superiorità tecnica e fisica degli avversari, con il match irrimediabilmente segnato dal rosso diretto rimediato dal debuttante Fini (5) nel primo tempo.Difesa colabrodo e rientri difficili Il reparto arretrato è stato il tallone d’Achille. L’esperimento di Norton-Cuffy (5) come braccetto difensivo è fallito, con l’inglese spesso fuori posizione.

Non è andata meglio ai rientranti dopo lunghi infortuni: Otoa (5) ha faticato contro i giganti atalantini, mentre Stanciu (4.5) a centrocampo ha pagato dazio alla ruggine, soffrendo il ritmo avversario. Anche l’unico titolare della difesa, Vasquez (5), pur provando a tappare le falle con generosità (suo l’unico tiro in porta), è risultato impreciso e colpevole sulle marcature, in particolare sul primo gol di Djimsiti.Carboni flop, Ekhator unica luce Se Frendrup e Masini (entrambi 5.5) hanno almeno messo in campo corsa e grinta per limitare il passivo, la delusione più cocente arriva da chi doveva rilanciarsi.

Carboni (4.5) è stato giudicato troppo morbido e avulso dal contesto battagliero della gara, tanto da essere sostituito all’intervallo. In un quadro desolante, l’unica nota lieta è rappresentata dal giovane Ekhator. L’attaccante si merita un 6 pieno: isolato là davanti, ha mostrato la gamba giusta e una determinazione che è mancata a molti compagni più esperti. All’esordio stagionale, il portiere Siegrist (5.5) non ha compiuto miracoli, salvato due volte dai legni ma anche colpevole di una disattenzione sul quarto gol.

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Infortunio Lobotka, nuovo ko per il giocatore del Napoli. Ecco la situazione con le condizioni attuali


Infortunio Lobotka: nuova tegola a centrocampo per Conte verso Napoli–Juve. Il comunicato ufficiale sulle sue condizioni

L’infortunio Lobotka arriva nel momento peggiore possibile per il Napoli e per Antonio Conte. La vittoria sofferta ai rigori contro il Cagliari, che ha garantito la qualificazione in Coppa Italia, lascia infatti in eredità un’emergenza totale in mezzo al campo. La maledizione del centrocampo azzurro prosegue senza sosta: dopo l’operazione di Billy Gilmour e gli stop recenti di Anguissa e De Bruyne, a fermarsi è anche Stanislav Lobotka, il vero faro della manovra partenopea.

Il club ha pubblicato un comunicato ufficiale che ha gelato i tifosi, confermando che l’infortunio Lobotka è di natura muscolare e che il reparto è ora ridotto all’osso. Di fatto, l’unico centrocampista pienamente disponibile resta Scott McTominay, una situazione che complica enormemente le rotazioni di Conte a pochi giorni da una partita cruciale.

Il comunicato: problema nel pre-gara

L’infortunio Lobotka è avvenuto nel momento più inatteso e beffardo: durante l’attivazione pre-gara prima della sfida di Coppa Italia. «Stanislav Lobotka, nel corso dell’attivazione pre-gara di ieri, ha riportato un risentimento muscolare al tibiale posteriore della gamba sinistra», recita la nota del club. Il regista slovacco ha dovuto quindi rinunciare alla partita ancor prima di scendere in campo, iniziando immediatamente il proprio percorso riabilitativo.

Il tibiale posteriore è un muscolo particolarmente delicato per la stabilità della caviglia e per i cambi di direzione rapidi, fondamentali nel gioco del classe ’94. Per questo motivo, l’infortunio Lobotka viene trattato con grande prudenza dallo staff medico.

Corsa contro il tempo verso Napoli–Juve

La tempistica dell’infortunio Lobotka è drammatica: domenica 7 dicembre al “Maradona” arriva la Juventus di Spalletti. Con appena tre giorni a disposizione, il recupero dello slovacco è da considerarsi impossibile. Conte dovrà quindi studiare una soluzione d’emergenza per non perdere equilibrio in mezzo al campo: adattare Elmas da regista, lanciare il giovane Antonio Vergara dal primo minuto o addirittura cambiare modulo.

Quale che sia la scelta finale, il Napoli si avvicina alla sfida contro la Juve in evidente salita, con l’infortunio Lobotka che diventa la nuova, pesantissima zavorra di un centrocampo già falcidiato.

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Milinkovic Savic, eroe della Coppa Italia: un rigore da vero cannoniere. Il racconto in casa Napoli

Milinkovic Savic e quel rigore calciato ieri in Coppa Italia. Non certamente una novità per lui

Il Mattino di Napoli celebra giustamente l’eroe della serata di Coppa Italia al Maradona, quel Milinkovic-Savic che rappresenta un vero incubo per chi si trova ad affrontarlo dagli undici metri. In una notte che rievoca il leggendario racconto di Osvaldo Soriano sul rigore più lungo del mondo, il Napoli piega il Cagliari dopo un’interminabile lotteria dal dischetto e vola ai quarti di Coppa Italia.

L’eroe della serata è Vanja Milinkovic-Savic, che dopo una serie di frustranti tentativi a vuoto, ipnotizza Zito Luvumbo e para il decimo penalty, quello decisivo.La partita, avara di emozioni nei tempi regolamentari e supplementari, si è accesa solo nella sequenza finale dei rigori. Una lotteria infinita, con dieci tiratori per parte, quasi tutti impeccabili. Milinkovic-Savic, inizialmente in difficoltà nel leggere le intenzioni degli avversari (solo una traversa di Felici lo aveva salvato), ha prima sfoderato il suo passato da attaccante segnando un rigore potentissimo, un destro violento che ha piegato le mani del bravo Caprile, per poi salire in cattedra nel momento cruciale.Parando il rigore di Luvumbo, il portiere serbo ha riscattato una serata fino a quel momento difficile, confermandosi un leader e un punto di riferimento per la squadra. La sua abilità con i piedi, dimostrata anche nei rinvii precisi, e la freddezza dagli undici metri lo rendono un portiere moderno e completo, capace di essere decisivo in entrambe le fasi.La vittoria del Napoli, in una partita giocata con molte seconde linee, porta la firma indelebile di Milinkovic-Savic, capace di essere bomber e pararigori nella stessa notte. Un “Macka” Savic in versione “El Gato” Diaz, che ha saputo soffrire, reagire e infine trascinare i suoi compagni alla vittoria.

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Italia, la Nazionale affronterà l’Irlanda del Nord alla New Balance Arena di Bergamo – UFFICIALE


L’Italia torna a Bergamo per una sfida decisiva verso il Mondiale. La Nazionale imbattuta nello stadio orobico affronta l’Irlanda del Nord

Sei mesi dopo la convincente goleada per 5-0 ottenuta contro l’Estonia nel settembre scorso, in occasione del debutto di Gennaro Gattuso come Commissario tecnico, l’Italia si prepara a tornare allo Stadio di Bergamo. L’impianto orobico ospiterà infatti un appuntamento cruciale per il cammino mondiale degli Azzurri: la semifinale dei play-off per la qualificazione alla Coppa del Mondo. Giovedì 26 marzo, alle ore 20.45, l’Italia affronterà l’Irlanda del Nord in una sfida decisiva che potrà indirizzare il futuro della Nazionale.

La scelta di Bergamo non è casuale: la città lombarda porta fortuna all’Italia. Nei quattro precedenti disputati qui, gli Azzurri sono infatti imbattuti. Due di queste partite sono terminate con roboanti vittorie per 5-0: la prima risale al gennaio 1987 contro Malta, mentre la seconda è proprio quella contro l’Estonia che ha segnato il debutto di Gattuso. Le altre due gare giocatesi a Bergamo sono finite 1-1: l’amichevole con la Turchia del novembre 2006 e il match di Nations League contro i Paesi Bassi nell’ottobre 2020. Una tradizione positiva che l’Italia spera di confermare anche nella decisiva sfida con l’Irlanda del Nord.

Passando ai precedenti fra le due nazionali, Italia e Irlanda del Nord si sono affrontate undici volte. Il bilancio complessivo pende nettamente a favore degli Azzurri: sette vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta. Tuttavia, quel ko resta ancora una delle pagine più amare della storia azzurra: il 2-1 del 15 gennaio 1958 a Belfast costò all’Italia la qualificazione al Mondiale in Svezia, segnando una delle rare assenze iridate della nostra Nazionale.

L’ultima sfida tra Italia e Irlanda del Nord si è disputata sempre a Belfast, nell’ultimo turno di qualificazione al Mondiale del Qatar 2022. Lo 0-0 finale si rivelò una vera delusione, poiché costrinse gli Azzurri ai play-off. In quella occasione, come noto, l’Italia venne poi eliminata dalla Macedonia del Nord, mancando per la seconda volta consecutiva l’accesso alla fase finale di un Mondiale.

Per questi motivi, la semifinale di Bergamo assume un valore simbolico e sportivo enorme: l’Italia deve vincere per difendere la propria storia e per riconquistare un posto tra le grandi del calcio internazionale.

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Mondiale 2026, novità importanti per quanto riguarda i sorteggi negli USA. La situazione non lascia dubbi

Mondiale, tutto pronto al Kennedy Center di Washington per i sorteggi dei gironi. La situazione

Tutto pronto al Kennedy Center di Washington per il sorteggio dei gironi del Mondiale di calcio, un evento che promette di essere molto più di una semplice estrazione di palline. In attesa di conoscere il destino dell’Italia, la cui partecipazione è ancora incerta e sarà contrassegnata da una “X”, la serata si preannuncia come un vero e proprio show all’americana.

Tra ospiti d’eccezione come Andrea Bocelli, Heidi Klum e Robbie Williams, spicca la presenza dei Village People, la band preferita dal presidente Trump. Non è difficile immaginare il tycoon, grande fan del gruppo, trascinare il presidente della FIFA Infantino in un ballo scatenato sulle note di “YMCA”, in una sorta di “Ballando con le stelle” versione yankee.Tuttavia, l’atmosfera festosa rischia di essere offuscata da un serio incidente diplomatico: al presidente della federcalcio iraniana è stato negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti, lasciando una sedia vuota e creando imbarazzo alla FIFA.

Infantino starebbe cercando di mediare con Trump, ma la questione appare complessa.In un contesto in cui il calcio sembra quasi un “asterisco a parte” rispetto allo spettacolo, il sorteggio di Washington si prepara a stupire, tra musica, celebrità e tensioni internazionali, in perfetto stile Super Bowl.

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Ranocchia rivela: «Potevo lasciare l’Inter, poi quella leggenda mi disse questa cosa che mi ha cambiato!»

Andrea Ranocchia, ex capitano dell’Inter, si è voluto raccontare con quello che è stato il suo ciclo nerazzurro

Ex difensore centrale e capitano dell’Inter, Andrea Ranocchia ha vissuto una carriera intensa, alternando trionfi e momenti bui. Appesi gli scarpini al chiodo, l’ex nerazzurro si racconta a cuore aperto sul Corriere della Sera.

IL RITIRO «Bene, il ritiro non è stato traumatico. Mi sto costruendo una nuova identità. Non semplice, ma bello».

GLI INIZI «Sì, anche se il mio primo sport è stato il karate. Ho iniziato grazie ai compagni di scuola. E a 14 anni ho pensato di smettere. Facevo il centrocampista a Perugia e giocavo poco».

L’ARRIVO ALL’INTER POST-TRIPLETE «Ho avuto la fortuna di arrivare dopo il Triplete e conoscere uomini come Zanetti, Materazzi, Chivu, Stankovic».CHIVU «Da allenatore di lui mi piace l’attenzione umana con i suoi giocatori».

LA FASCIA DA CAPITANO «Una responsabilità enorme. Anche se c’è stata la possibilità che non la indossassi. Era il 2014, ero in Brasile con la Nazionale. Avevo due offerte: una dell’Inter per il rinnovo e una molto importante della Juve. Conte spingeva per raggiungerlo a Torino».

PERCHÉ É RIMASTO ALL’INTER «Grazie a Stankovic. Mi disse: “Se vinci uno scudetto con l’Inter il tifoso si ricorderà di te per sempre. Se succede in squadre come la Juve è il club a vincerlo”».

GLI ANNI BUI DELL’INTER «Un periodo duro. Un cambio generazionale e societario fatto di incertezze: è stato complicato. Ero lì da tanto tempo, per loro era automatico prendersela con me. Nella mia testa andava tutto male. Era come essere nelle sabbie mobili. Qualsiasi cosa cercassi di fare, finivo sempre più giù. Facevo fatica a fare un passaggio. Avevo paura. La palla pesava. Pesava tanto. Sui social erano insulti continui, ferite che restano».

COSA PESA SUI CALCIATORI «La poca comprensione. Spesso ci si dimentica che i giocatori sono dei ragazzi che non hanno l’esperienza per gestire certe pressioni. Sono visti come privilegiati che non possono permettersi di stare male o essere depressi. Sommersi di insulti sui social».

HA VISSUTO LA DEPRESSIONE «Penso di sì. Ho attraversato un momento di forte malessere psicologico. Non uscivo per evitare di essere insultato, preferivo chiudermi in casa. Nel tunnel di San Siro le gambe mi tremavano. Avevo perso autostima. E la fascia da capitano data a Icardi mi ha fatto male. Da solo non ce l’avrei fatta e ho iniziato un percorso psicologico. È stato fondamentale per rialzarmi. Anche la boxe è stata importante, mi aiutava a sfogarmi. Con l’esperienza in Inghilterra sono rinato».

SPALLETTI «Gli sarò sempre grato. Durante il ritiro mi aveva difeso dagli insulti di un tifoso. È stata la prima persona a proteggermi dopo anni».IL RAPPORTO CON CONTE «Il mio padre calcistico. Vive per il calcio. Anzi, vive per la vittoria. È impegnativo come allenatore, ma ottiene ciò che vuole. È inattaccabile».

L’INCONTRO DI BOXE TRA CONTE E LAUTARO «Certo, l’ho organizzato io. I guantoni erano i miei. Avevano due caratteri difficili, era un modo per sdrammatizzare».LO SCUDETTO DEL 2021 «L’ho sentito mio. In quel successo c’era dentro tutto: i cambi societari, il mio malessere, la sofferenza del mondo nerazzurro, la rinascita. Stankovic aveva ragione: vincere all’Inter è diverso».

IL CAMPIONATO IN CORSO E LA CHAMPIONS «Inter e Napoli, sono le più attrezzate. Ma attenzione anche al Milan che non ha competizioni europee. Lotterà fino alla fine per lo scudetto. Sarà protagonista anche in Champions, ormai è un suo punto di forza»

.IL TALENTO CHE PIU’ GLI PIACE «Nico Paz, mi piace tantissimo. Bello da vedere in campo, un grande talento».

SE SI GUARDA ALLO SPECCHIO «Complimenti, semplicemente complimenti. Ce l’hai fatta, nonostante tutto».

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Palermo, si prospetta un grande bivio per la squadra rosanero. La situazione attuale

Palermo, bivio importante per decidere quella che sarà la stagione della squadra rosanero. Il punto

Il Palermo si trova di fronte a un bivio cruciale della sua stagione. Se il rendimento casalingo, con due cinquine consecutive senza subire gol, fa sognare i tifosi, il cammino lontano dal “Barbera” preoccupa e rischia di frenare le ambizioni di promozione diretta. L’ultima vittoria esterna risale ormai al 4 ottobre contro lo Spezia.

Da allora, un ruolino di marcia deludente: appena un punto in tre gare contro Catanzaro, Juve Stabia ed Entella, con una difesa ballerina e un attacco anemico.I numeri parlano chiaro: il rendimento esterno attuale (8 punti in 6 gare) è il peggiore degli ultimi tre anni. Un dato allarmante, soprattutto considerando che nel girone di ritorno i rosanero dovranno affrontare quasi tutti gli scontri diretti in trasferta. Urge un cambio di passo immediato, già dalla prossima, difficile sfida contro l’Empoli al “Castellani”, dove i toscani sono ancora imbattuti.

I problemi sono molteplici. In primis, l’attacco: solo 6 reti segnate fuori casa, di cui ben 4 portano la firma del solito Pohjanpalo. Serve che anche altri giocatori trovino la via del gol. Preoccupano poi i blackout mentali, spesso fatali nei minuti finali dei primi tempi, e una certa difficoltà nel reagire in modo organizzato una volta andati in svantaggio.

Una vittoria a Empoli non solo terrebbe a distanza una diretta concorrente, ma lancerebbe un segnale forte al campionato: il Palermo è una squadra solida e matura, capace di imporre il proprio gioco anche lontano dalle mura amiche. Inzaghi ha le carte in regola per invertire la rotta, ma serve ritrovare lo spirito e il cinismo delle prime trasferte stagionali. La corsa alla Serie A passa anche, e soprattutto, dalla capacità di fare punti lontano da casa.

Inter, Chivu ritrova i sorrisi dopo la grande vittoria in Coppa Italia. La situazione non lascia dubbi

Inter, Chivu ritrova molti sorrisi in casa nerazzurra per quanto riguarda la Coppa Italia. Ecco la situazione attuale

La rotonda vittoria in Coppa Italia contro il Venezia (5-1) non ha regalato all’Inter soltanto il passaggio del turno, ma ha anche infranto una curiosa statistica che resisteva dall’inizio della stagione. Per la prima volta quest’anno, infatti, gli attaccanti nerazzurri hanno trovato la via del gol con conclusioni scoccate da fuori area.

Fino a ieri sera, il tiro dalla distanza in casa Inter sembrava una questione privata, riservata esclusivamente agli specialisti della mediana e delle fasce. A farla da padrone, numeri alla mano, era stato Hakan Calhanoglu, vero e proprio cecchino dal limite con le sue tre perle stagionali (la doppietta alla Juventus e il gol alla Fiorentina). A lui si erano aggiunti i “treni” mancini della corsia esterna: Federico Dimarco contro la Cremonese e Carlos Augusto in Champions League contro il Kairat.

Per le punte, invece, il perimetro dei sedici metri sembrava un confine invalicabile. Lautaro, Thuram e compagni avevano costruito le loro fortune esclusivamente all’interno dell’area di rigore.

Il tabù è crollato fragorosamente a San Siro contro i lagunari, grazie a due interpreti diversi per età ed esperienza, ma ugualmente efficaci. A sbloccare la statistica ci ha pensato il giovane talento Esposito, bravo a coordinarsi su una respinta e a lasciar partire un destro di collo in diagonale che non ha lasciato scampo al portiere.

Poco dopo, la conferma che il vento era cambiato è arrivata da Marcus Thuram. Il francese, sfruttando un break di Zielinski, ha dimostrato che la potenza non è tutto: la sua conclusione da lontano, un tiro rasoterra piazzato con grande facilità di calcio ha sigillato una serata importante per le statistiche offensive nerazzurre.

Chivu può sorridere: l’Inter ha scoperto che anche i suoi bomber possono far male dalla lunga gittata, aggiungendo una soluzione preziosa e imprevedibile a un attacco già letale.

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Florenzi si racconta: «Roma, Milan, quanti ricordi! Mi ricordo l’abbraccio con la nonna e dico…»

Alessandro Florenzi, ex bandiera della Roma, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul suo passato

Per la consueta rubrica “L’album dei ricordi” oggi La Gazzetta dello Sport intervista Alessandro Florenzi. Una vita alla Roma, un’esperienza al Milan e tanto altro.

RITORNO ALLE ORIGINI «I miei gestivano un campo sportivo ad Acilia, vicino Roma. Quando uscivo da scuola andavo dietro ai container che facevano da spogliatoio, c’era uno spazietto sterrato dove passavo le mie giornate con un pallone, il triplice fischio me lo dava mia madre quando urlava che chiudevamo e dovevamo tornare a casa. Ero un bambino felice, ero piccoletto e tutti mi chiamavano Sandrino».

LA SCELTA DELLA ROMA «I miei mi fecero: scegli tu, il posto in cui ti senti più a tuo agio. E appena uscito da Trigoria dissi subito: “Voglio giocare qui”. Mica pensavo che ci avrei passato quasi tutta la carriera…».

GLI INIZI E L’IDOLO PIZARRO «Giocavo vertice basso del centrocampo a tre e a quei tempi “Pek” dettava legge, rubavo da lui movimenti e giocate. Un altro che adoravo era Fabregas. Poi di ruoli ne ho fatti tanti, ero la gioia dei fantacalcisti, mi compravano e vincevano».

I DUE BATTESIMI NEL CALCIO PRO «L’esordio in Serie A al posto di Totti, indimenticabile. E il prestito a Crotone, che mi ha cambiato la vita. Per la prima volta vivevo da solo e per di più in una città nuova, dovevo farmi la spesa, cucinare… cose che ti fanno diventare uomo».

LA SCARAMANZIA «Kalmar, 2013, playoff di qualificazione all’Europeo. Eravamo un gruppo scaramantico, in ogni trasferta una partita alla Play non poteva mancare. In hotel ci guardammo negli occhi dopo essere usciti dalle stanze, c’era un problema: le tv erano vecchie, non avevano l’attacco dei cavi. Ma a quel rito non si poteva rinunciare, facemmo una colletta, mandammo l’addetto stampa a comprare un televisore e lui tornò con una roba enorme. La scaramanzia funzionò, il giorno dopo vincemmo, segnammo io, Insigne e Immobile. Com’è, come non è, quella tv gigante ce la portammo dietro, e appena arrivati in aeroporto ci dissero che saremmo partiti in ritardo a causa di una burrasca. La attaccammo lì, tra i sedili dell’attesa, tirammo fuori la console e ci mettemmo a giocare. I videogames servivano».

IL SEGRETO PER VINCERE «Era un gran bel modo per stare insieme. In una camera ci ritrovavamo anche in 12-13, scherzavamo, ci raccontavamo, diventavamo amici. Se in carriera ho imparato qualcosa è che quello è il segreto per vincere. Un singolo ti può fare la giocata da tre punti, ma il campionato te lo fa vincere il gruppo».

IL PUSKAS AWARD A WENDELL LIRA «Ci rimasi male, secondo me è sbagliato il regolamento. Si parla di oggettività rispetto alla competizione, però io avevo segnato in Champions e lui in Brasile nel campionato Goiano… Mi resta la gioia di aver fatto un gol che ne vale almeno due».

L’ABBRACCIO A NONNA AURORA «Nonna Aurora non era mai venuta allo stadio, il giorno prima della partita col Cagliari le dissi: ‘Se segno vengo su ad abbracciarti, non me ne frega niente’. La cosa che mi rimane ancora impressa è lo sguardo di De Rossi quando sono rientrato in campo e l’arbitro mi ammoniva. Si avvicinò e mi disse: “Hai fatto una cosa veramente incredibile. Ma se ora fai qualche cavolata e prendi un altro giallo, ti ammazzo davanti a tutti”. Mi si gelò il sangue, quando parlava Daniele parlava uno sceriffo… Dopo la partita siamo scoppiati a ridere».

LA ROMA E LO SCUDETTO SFIORATO «Non lo considero un demerito nostro, con Garcia e Spalletti ci siamo arrivati a un passo, eravamo attrezzatissimi. Ma ce la giocavamo con una Juve che faceva 100 punti a campionato…».

L’ADDIO ALLA ROMA «Ci sono state tante incomprensioni, ma non ho mai replicato a tutte le cose dette su di me. Ho sempre voluto far parlare il campo portando rispetto alla maglia: l’ho sudata fino all’ultima goccia, e su questo nessuno potrà mai dire niente. Ci tengo a dire che non ho mai litigato con nessuno, e quando incontro i tifosi mi ricordano con affetto».

I CINQUE PIÙ FORTI «Totti, Ibrahimovic, Neymar, Mbappé e Di Maria. Io sto in panchina e applaudo».

IL PIU’ MATTO «In senso buono Nainggolan, lui vale per cinque. Vive in maniera incredibile, sempre al massimo. Uno fuori dal campo può fare quello che vuole, l’importante poi è quello che fa dentro. E lui lo vedevi con quella grinta, quella ferocia, quella voglia di aiutare i compagni… Ecco, se devo andare in battaglia mi porto Radja».

IL PEGGIO VESTITO «Io, poi sono migliorato. Anzi, peggio di me c’era Manolas: me lo ricordo con una tracolla nera…».

LA PASSIONE PER LA NUMEROLOGIA «Seguendo un podcast e leggendo qualche libro. Se uno somma i numeri della sua data di nascita viene fuori una cifra da 1 a 9: a me è uscito il 7, e l’unico anno in cui ho vinto lo scudetto, al Milan, avevo il 25, 2+5 fa 7. Vede? Colleghi tante cose…».

Spalletti ha rivoluzionato la Juve? Il confronto con Igor Tudor sottolinea questo grande aspetto

Spalletti ha cambiato molto la Juve rispetto a Tudor? Ecco una grande analisi sul momento bianconero

A un mese dal suo insediamento, Luciano Spalletti sta iniziando a modellare la Juventus secondo i suoi principi di gioco: velocità di palleggio e qualità. Il tecnico ha lavorato molto sulla testa dei centrocampisti per aumentarne l’autostima. La squadra è cresciuta nella gestione della palla, ma manca ancora della maturità necessaria per controllare totalmente i ritmi della partita e chiudere i match quando è in vantaggio. Il Corriere dello Sport oggi fornisce un’analisi sui possibili sviluppi della Juve. Tatticamente, Spalletti sceglie la continuità: avanti con la difesa a tre (3-4-2-1) ereditata da Tudor.

Una scelta dettata sia dall’emergenza infortuni nel reparto arretrato, sia dalla volontà di non alterare gli equilibri. L’innovazione principale è l’uso di Koopmeiners nel terzetto difensivo per migliorare la costruzione dal basso. Il passaggio alla difesa a quattro è rimandato. A centrocampo, mentre Locatelli garantisce equilibrio, Miretti potrebbe essere la sorpresa nel ruolo di regista, portando quella visione di gioco che manca a interpreti più fisici come Thuram e McKennie.

L’obiettivo è una squadra che giochi con coraggio dieci metri più avanti, ma rimanendo compatta.«Si deve sentire il rumore della palla che corre sull’erba». Questo lo slogan programmatico di Spalletti per la sua nuova Juventus. Dopo un mese di lavoro, fisico ma soprattutto mentale per ridare convinzione al centrocampo, i primi risultati si vedono: la squadra palleggia meglio e commette meno errori, anche se non ha ancora raggiunto lo standard di gestione del match richiesto dal tecnico toscano.

Per ora, nessuna rivoluzione tattica. Spalletti procede per gradi, confermando il 3-4-2-1. La difesa a tre resta il punto fermo, complici anche le assenze di Bremer e Gatti, con l’interessante mossa di Koopmeiners arretrato per dare qualità alla prima impostazione. Gli esperimenti con la difesa a quattro sono limitati agli allenamenti; la priorità attuale è la compattezza per governare gli «spazi di mezzo».

La vera chiave di volta potrebbe essere in mediana. Se Locatelli è il garante dell’equilibrio, Miretti si candida a diventare il “titolare aggiunto”. Dopo un lungo infortunio, il giovane centrocampista offre quelle doti di regia, cucitura del gioco e imprevedibilità che lo distinguono dai più muscolari Thuram e McKennie.

Spalletti vuole una Juve coraggiosa, che difenda in avanti, ma senza perdere le distanze giuste.Le risposte di David, Openda e la continuità di rendimento di Kenan disegneranno il futuro a breve scadenza. Spalletti sta cominciando a scaldare anche Zhegrova, la miccia che può far esplodere i bianconeri con i suoi slalom nel finale di partita.

Dossena sul Torino: «Pesa molto l’assenza di quel giocatore. Retrocessione? Penso che i granata…»

Giuseppe Dossena, ex icona del Torino, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione nei confronti della squadra granata

Beppe Dossena è un’icona della storia granata, indimenticabile protagonista della rimonta nel derby del 1983. Centrocampista di talento e grinta, campione del mondo nel 1982, ha legato il suo nome al Torino in anni indimenticabili. Ospite d’onore al Museo del Grande Torino nel giorno del 119° compleanno del club, Dossena analizza con Tuttosport il momento difficile della squadra, tra assenze pesanti e la contestazione dei tifosi.

LE ASSENZE «Purtroppo l’assenza di un giocatore come Simeone pesa. E poi Zapata ha bisogno ancora di tempo per ritrovare la migliore condizione fisica. Loro sono i giocatori che avrebbero potuto trascinare la squadra».

TORINO-COMO 1-5 «Il Como è la squadra più pericolosa da affrontare in questo momento. Fino a prima di quella partita la squadra mi era piaciuta. Ma in generale questo è un Toro che mi piace: c’è un bel mix di giovani e giocatori maturi. Speriamo che questo momento negativo sia solo di passaggio».

GLI ATTACCANTI «A me piace Adams come giocatore. Gli attaccanti in generale sono molto importanti. Se hai giocatori che tengono palla, creano situazioni, si inventano una giocata in avanti, poi è tutto più semplice». BARONI «È difficile valutare dall’esterno il lavoro fatto da un allenatore. Non sarebbe neanche corretto dare giudizi».

CAMBIARE L’ALLENATORE «In Italia la moda del cambio di allenatore è sempre in voga: quando le cose vanno male, paga l’allenatore. Le valutazioni devono essere fatte dalla società, prendendo in considerazione tutto».

IL TORO RISCHIA DI ENTRARE IN ZONA RETROCESSIONE «Non credo. Poi è vero che quando le cose iniziano a girare male, tra infortuni e circostanze sfortunate, le cose possono peggiorare. Ma per ora non vedo questo pericolo».

COSA SERVE «Servono compattezza e unità, non bisogna lasciare soli la squadra e l’allenatore».

CHIAREZZA SUGLI OBIETTIVI «Capisco i tifosi che vorrebbero di più, questo vale per ogni squadra. Il problema è all’origine: quando un presidente arriva in un club dovrebbe essere chiaro, dovrebbe essere sincero e dire subito quali sono i traguardi che si possono raggiungere, senza fare promesse o voli pindarici. Il calcio è un mondo particolare, le squadre sono aziende in cui bisogna conciliare gli aspetti economici con i risultati sportivi».

LA DIMENSIONE DEL TORO «A oggi il Toro è in quel gruppo di squadre che si trovano a metà classifica. Ma quando non si può investire tanto, servono le idee, trovare buone opportunità». «Oggi se non appartieni a un fondo o comunque a un proprietario che ha grandi possibilità economiche, non è più possibile rincorrere i grandi club. È impossibile oggi paragonarsi a certi club».

LA CONTESTAZIONE A CAIRO «Il malcontento ormai è troppo radicato, nemmeno la vittoria di uno scudetto potrebbe cambiare il rapporto tra i tifosi e la proprietà. È una situazione difficile da sanare. Ma la squadra non credo ne risenta: si può estraniare da questa situazione, considerato che la contestazione riguarda principalmente la società».

IL SUO CALCIO «È difficile fare paragoni, il mio calcio è preistoria in confronto a quello di oggi. Quando giocavamo noi era un calcio differente, anche se ci sono caratteristiche che rimangono sempre immutate. Noi siamo figli dei tempi in cui abbiamo vissuto, così come i calciatori di oggi lo sono di questi tempi».

Fiorentina, da dove parte la crisi della squadra viola? Il racconto del momento delicato dei toscani

Fiorentina, un momento particolare per la squadra viola. La crisi parte da lontano? Ecco il racconto

Secondo il Corriere dello Sport, che oggi vi dedica un approfondimento, il peccato originale dell’attuale crisi della Fiorentina risale a esattamente un anno fa. Nel dicembre 2024, con la squadra ai vertici, l’allora tecnico Raffaele Palladino accelerò una rivoluzione drastica: via tutti gli esterni offensivi di ruolo (Ikoné, Sottil, Kouamé) per puntare defiinitivamente sul 3-5-2, affidandosi alla spinta dei tornanti Dodo e Robin Gosens.Una scelta strategica che oggi presenta un conto salato.

I successori di Palladino, Stefano Pioli prima e ora Paolo Vanoli, si sono ritrovati con una rosa “monca”, priva di ali di ruolo, fi gure che Vanoli stesso ha definito “fondamentali nel calcio di oggi”. Il problema strutturale è aggravato dal crollo verticale dei due presunti punti di forza. Dodo ha iniziato la stagione distratto da un rinnovo contrattuale complesso, mentre il tedesco Gosens, devastante la scorsa stagione (8 reti e 10 assist), è ai box da oltre un mese per una lesione muscolare.

Da armi letali, le fasce sono diventate il tallone d’Achille viola.Vanoli è costretto ad arrangiarsi fi no a gennaio. Gli esperimenti tattici, come il passaggio alla difesa a quattro tentato da Pioli, sono stati complicati dall’infortunio di jolly come Lamptey. Nelle ultime uscite hanno trovato spazio i giovani Niccolò Fortini e Fabiano Parisi, che offrono maggiore freschezza atletica ma meno garanzie di leadership rispetto ai titolari.

L’urgenza ora è recuperare Gosens, forse già per la delicatissima trasferta di Sassuolo, dove la Fiorentina cerca ancora la prima vittoria in campionato. In Emilia potrebbe rivedersi anche Jacopo Fazzini, pronto a dare una scossa sulla trequarti dopo i problemi fisici. Ma la vera correzione di rotta dovrà arrivare dal mercato invernale: serviranno almeno uno o due esterni veri, sconfessando di fatto la strategia adottata dodici mesi fa.

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Inter, esplode definitivamente Pio Esposito. La Coppa Italia spingerà per un posto da titolare?

Inter, esplode definitivamente Pio Esposito: la Coppa Italia è stato il palcoscenico perfetto per l’attaccante

In un San Siro semivuoto ma divertito dall’allegria dell’Inter “B”, la serata di Coppa Italia contro un Venezia dimesso e imbottito di riserve si trasforma in una vetrina luccicante per i giovani talenti nerazzurri di Cristian Chivu.

L’attesa è finita per Pio Esposito: il 20enne predestinato ha finalmente potuto liberare il suo primo urlo di gioia casalingo davanti ai propri tifosi. Dopo gli squilli esterni a Cagliari e Bruxelles, Esposito ha trovato il suo primo vero gol a San Siro (dopo quello “effimero” in Nazionale contro la Norvegia) con un destro radente da fuori area. Una rete che gli consegna un record stagionale invidiabile e ormai intoccabile: è il primo interista ad aver segnato in tutte e quattro le competizioni disputate finora (Mondiale per Club, Serie A, Champions League e Coppa Italia).

Un traguardo festeggiato con la sua tipica esultanza da “mister muscolo”, imitata sorridendo dai compagni. Ora punta alla Supercoppa, anche se la concorrenza in attacco resta spietata: oltre all’intoccabile Lautaro (ieri a riposo), Marcus Thuram è tornato a pieni giri siglando una doppietta dopo due mesi e mezzo di digiuno.

Se la vena realizzativa di Esposito è ormai una certezza, Andy Diouf rappresenta la sorpresa più lieta. Il 22enne francese sta spazzando via lo scetticismo iniziale legato ai 25 milioni investiti su di lui. Ha aperto le marcature con una percussione coraggiosa conclusa con un destro incrociato, dimostrando ottima capacità anche con il piede meno nobile.

L’intuizione tattica di Chivu di trasformarlo in esterno destro a tutta fascia nel 3-5-2 sta pagando dividendi: Diouf ha perso la timidezza, gioca con intraprendenza e sembra aver definitivamente superato Luis Henrique (ieri titolare a sinistra, ma meno incisivo) nelle gerarchie, candidandosi come il futuro in quella zona di campo.

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Michelle Agyemang entusiasta: «Da sempre appassionata del pallone. Voglio raggiungere quel grande obiettivo»

Michelle Agyemang, astro nascente del calcio femminile, è stata eletta come European Golden Girl 2025. Ecco il suo racconto

Astro nascente del calcio femminile, eletta European Golden Girl 2025, la miglior giocatrice Under 21 del continente, Michelle Agyemang è campionessa d’Europa con l’Inghilterra. Tuttosport l’ha intervistata

L’EMOZIONE PER IL PREMIO «Parecchio. Mio papà mi ha chiamata durante l’ultimo raduno della Nazionale e mi ha dato la notizia. Sono rimasta sorpresa e gli ho chiesto: “Ma davvero o mi stai prendendo in giro?”, perché all’inizio non ci credevo. Sono molto grata a tutti quelli che hanno votato per me, ringrazio Dio per questa opportunità. Non me lo sarei mai immaginato…».

UNA FINALISTA TRA TALENTI INCREDIBILI «Conosco molte delle ragazze in lista e sono grandi giocatrici, talenti incredibili da tutta Europa. Essere menzionata tra di loro era già fantastico, ma essere scelta come vincitrice è davvero straordinario. Sono davvero felice».

L’ARSENAL, IL BRIGHTON E LA CRESCITA «Sono all’Arsenal da quando avevo sei anni, era il 2012, e vedere il loro supporto da allora fino ad oggi che ne ho 19 è incredibile. È bello pensare a quanto il club sia sempre stato vicino a me. E al Brighton mi trovo benissimo: le ragazze sono fantastiche, mi sostengono davvero molto. L’Arsenal è spesso in contatto con me, controlla i miei progressi, guarda le mie partite e mi dà feedback: mi stanno aiutando tantissimo, sia come giocatrice sia come persona».

PASSIONE NATA IN FAMIGLIA «È nato tutto da mio fratello. Lui giocava in una squadra alla domenica, mio papà era l’allenatore e io li seguivo sempre. Avevo soltanto cinque anni e già davo una mano con i conetti per le esercitazioni. Poi un giorno ho deciso di provare a giocare… e, pochi mesi dopo, ero già all’Arsenal».

SI ASPETTAVA DI PARTECIPARE ALL’EUROPEO «No, affatto. Anzi: a inizio anno non mi aspettavo nemmeno di essere convocata dall’Inghilterra. Andare agli Europei è stata una benedizione, far parte di quel gruppo è stato incredibile. Poter raccontare, oggi, di aver avuto un ruolo insieme alle mie compagne è qualcosa di speciale. La partita con l’Italia in semifinale, poi, è stata intensa: arrivare in finale dopo essere state in svantaggio sia nei quarti sia in semifinale non è stato semplice, ma ce l’abbiamo fatta grazie al gruppo».

MONDIALE «Direi il Mondiale. Giocare per il proprio Paese è una delle cose più incredibili che si possano vivere nel calcio».

DEDICA SPECIALE «Prima di tutto ringrazio Dio. Il talento e il privilegio di giocare a calcio non vengono da me: è un dono, e ne sono immensamente grata. E poi ai miei genitori e ai miei fratelli. Ai sacrifici di mia mamma e mio papà, che per anni mi hanno portata in giro per tutto il Paese. Ai miei allenatori, soprattutto quelli che mi hanno cresciuta all’Arsenal. E, naturalmente, al Brighton: iniziare così giovane a giocare nella Wsl non è semplice, però allenatori e compagne sono stati fantastici. E, infine, a tutta l’Inghilterra. Sono in tanti, certo, ma… tutti mi hanno sostenuta e io sono felicissima!».

Lucca, ripartenza per il centravanti del Napoli? I giudizi dei quotidiani più importanti sulla punta

Lorenzo Lucca, attaccante del Napoli, sotto i giudizi considerando anche il goal realizzato

È una vita complicata quella del centravanti di scorta a Napoli, specialmente se ti chiami Lorenzo Lucca e devi convivere con due pesi massimi: il costo del tuo cartellino (35 milioni di euro) e la concorrenza spietata di Hojlund e Lukaku.La sua serata di Coppa Italia contro il Cagliari racchiude perfettamente questa sua condizione agrodolce. Il primo tempo è un sorriso: al 28′, Lucca fa esattamente quello che gli si chiede. Sfrutta la sua stazza sul traversone di Vergara e con un colpo di testa, specialità della casa, porta avanti gli azzurri. Sembra la notte della liberazione. Invece, il secondo atto è più amaro.

Al 23′ della ripresa viene richiamato in panchina proprio per far spazio a Hojlund. Dagli spalti del Maradona piove qualche fischio ingeneroso, poi fortunatamente coperto dagli applausi d’incoraggiamento. Lucca esce con espressione professionale, ma con un evidente velo di dispiacere. Vivere all’ombra di due titolari così ingombranti è un’arma a doppio taglio: si impara, ma si rischia l’irrilevanza.

Per ora, il suo bottino stagionale è fermo a due reti totali (una in A al Pisa, una ieri). Troppo poco per l’investimento fatto, ma abbastanza per chiedere ancora un po’ di pazienza. Ecco i voti dei tre quotidiani sportivi, tutti concordi nel ritenere la sua prova meritevole del 6,5 in pagella.

LA GAZZETTA DELLO SPORT – «Trova il gol, non il feeling con il popolo napoletano: fischi e applausi quando esce. Un po’ egoista, ma molto vivo»

CORRIERE DELLO SPORT – Rompe il digiuno dopo 13 partite e 1.206 minuti: fine dell’incantesimo, può ripartire. Segnale di presenza importante. Ingenerosi i fischi mescolati agli applausi quando esce».

TUTTOSPORT – «Ha il merito di sbloccare la gara con un bel colpo di testa a sovrastare tutti. Specialità della casa»

Giaccherini ricorda: «Vi svelo questa cosa che è successa alla Juve. Conte? Allenamenti intensi»

Emanuele Giaccherini, ex attaccante di Napoli e Juve, si esprime così sulla sua carriera

Napoli-Juventus accende l’attesa per il prossimo weekend di campionato. Emanuele Giaccherini ha giocato in entrambe le squadre. Oggi talent tv, è stato intervistato da Tuttosport.

GLI ANNI ALLA JUVE «Beh, se parliamo di Juve, allora mi vengono in mente tante cose. Forse i più belli della mia carriera. Ho avuto modo di vincere, di giocare con campioni enormi, di conoscere la Champions. Il primo scudetto, perché venivamo da anni bui. Credo sia stato uno dei più belli della storia: nessuno ci dava per favoriti e ci siamo conquistati tutti sul campo. Poi al secondo anno è arrivata l’esplosione di Pogba… Ma mi sono tolto le mie soddisfazioni, anzi».

L’ESPERIENZA A NAPOLI E L’ATMOSFERA AL MARADONA «Una grandissima opportunità. Avevo fatto due anni al Sunderland, poi Bologna, anche per richiesta di Conte: c’era l’Europeo, voleva vedermi da vicino. Quello è stato il mio picco.

NAPOLI-JUVE «C’è un’aria diversa, ed è differente la settimana che precede la partita. Avevo scelto gli azzurri non solo per tornare in una big, ma proprio perché è una piazza fantastica. Vivono il calcio in un altro modo. Poi le cose non sono andate come avrei voluto. E non solo per demerito mio».

IL NAPOLI DI SARRI «Il mister aveva dato calcio e spettacolo, però nella mentalità vincente forse è mancato qualcosa. Del resto, lui stesso ha parlato dello scudetto perso in hotel. Per me non era finita, a prescindere da quella partita di Firenze. La gestione di Sarri può aver inciso nella vittoria finale. Devi portare con te l’intera rosa, invece siamo arrivati a marzo in condizioni complicate: metà rosa era spremuta, l’altra era fuori forma».

SPALLETTI A NAPOLI «Con Luciano si è vista una squadra in grado di partire a mille e arrivare nelle stesse condizioni. Anche l’ambiente è riuscito a fare un altro step: mi sembra maturato, c’è meno esaltazione ed è un bene per la piazza».CONTE «Credo sia il più completo. Riesce a essere il migliore tatticamente, negli allenamenti, nel quotidiano. Con lui hai tanto feeling: ti entra in testa, ti fa fare ciò che vuole. Juve-Parma, la prima partita della stagione 2011-2012. Ero al debutto con la Juve e non andò come speravo. Mi scrisse un messaggio poco dopo il match: “So che era difficile oggi, ma so anche che mi puoi dare tanto di più”. Non era scontato: mi aiutò».

IL SERGENTE DI FERRO «Alla Juve, quando tornavamo dopo le notti di Champions, a volte alle 3 o alle 4 di notte, non ci diceva mai quando sarebbe stato l’allenamento l’indomani. Non voleva che ci perdessimo tra serate o distrazioni. Ci avrebbe avvisato qualche ora dopo il team manager. Ecco chi è Antonio Conte: non lascia nulla al caso. L’ha detto lui stesso: è un professionista, il primo tifoso della squadra per cui lavora. Non mi stupirei se lo facesse, il suo cuore è quello. E a prescindere è nella storia del club».

GLI ATTACCANTI DELLA JUVE «Ma David l’ho visto bene l’altra sera: ha fatto gol! Me lo ricordo al Lilla ed è un giocatore forte. Poi Kenan quel ruolo può farlo: guardi le reti siglate al Cagliari, sono movimenti da numero 9, mica da 10. E al suo posto magari può giocare Zhegrova. Ha delle giocate da fuoriclasse e un talento spropositato. Il punto interrogativo è sulla condizione fisica, naturalmente. Bisogna portarlo al 100%. Come? Facendolo giocare, l’anno scorso ha avuto degli infortuni seri ed è arrivato a fine mercato. Con un po’ di minutaggio può trovare continuità».

NERES «Lo ricordo all’Ajax: giocatore forte. Anche per questioni tattiche ha trovato meno spazio, poi è venuto fuori, complice pure l’infortunio di De Bruyne. Pure qui: Antonio Conte ha trovato la mossa giusta, mettendolo vicino a Hojlund. Sì, c’è da avere paura di un giocatore così…».

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