Pagina 503 – Calcio News 24

Calciomercato Fiorentina, via tutti a gennaio? Paolo Vanoli ha le idee molto chiare sul futuro della squadra viola

Calciomercato Fiorentina, la situazione attuale richiesta da Paolo Vanoli in vista della sessione di gennaio. Il punto


Calciomercato Fiorentina, il nome di Albert Gudmundsson continua a essere al centro dell’attenzione mediatica e tecnica, soprattutto dopo le parole di Paolo Vanoli, che ha analizzato in profondità il rendimento dell’attaccante islandese. Il tecnico, pur riconoscendo il valore del giocatore, ha voluto chiarire perché la Fiorentina non abbia ancora visto la sua versione migliore, indicando quali passi ulteriori siano necessari per far emergere tutto il suo potenziale.

Secondo Vanoli, giudicare un calciatore esclusivamente da ciò che mostra in nazionale è un errore frequente. Spesso, infatti, si tende a dare troppo peso agli highlights o ai tabellini, perdendo di vista il contesto tattico e le dinamiche della squadra di club, che possono essere molto differenti. È da questo punto che il tecnico è partito per spiegare il percorso che Gudmundsson deve ancora completare per diventare un leader vero, un giocatore capace di trascinare la Fiorentina nei momenti difficili.

Vanoli è stato molto diretto: Albert ha qualità di alto livello e un talento che può fare realmente la differenza, ma per compiere un salto definitivo deve acquisire quella mentalità tipica dei campioni, ovvero la capacità di emergere quando la squadra ne ha più bisogno. Questo, secondo l’allenatore, è l’aspetto che farà la differenza e che potrà trasformarlo da ottimo giocatore a riferimento assoluto del gruppo.

Nel parlare del presente e del futuro dell’islandese, le parole di Vanoli si intrecciano inevitabilmente con le prospettive del Calciomercato Fiorentina. Gudmundsson è infatti uno dei profili più osservati sul mercato: il suo talento, la sua duttilità offensiva e la sua crescita continua lo rendono un obiettivo ambito da diverse società europee. Tuttavia, la Fiorentina crede nel giocatore e nelle sue potenzialità, e le dichiarazioni del tecnico sembrano andare nella direzione di un percorso di valorizzazione interna, puntando sulla sua maturazione più che su un trasferimento immediato.

Vanoli ha inoltre sottolineato come dagli elementi più giovani si possa accettare anche lo sbaglio, purché accompagnato dall’energia giusta. Ciò che però si aspetta da Gudmundsson, così come da altri elementi chiave della rosa, è la capacità di farsi trascinatori nei momenti cruciali della stagione. È questa la qualità che distingue i buoni giocatori da quelli decisivi, e il tecnico è convinto che l’islandese possa diventare proprio questo.

Il Calciomercato Fiorentina rimane dunque sullo sfondo, ma le parole di Vanoli indicano chiaramente la rotta: l’obiettivo è far crescere Gudmundsson e ottenere da lui il meglio, convinti che il suo apporto possa essere determinante sia per il presente che per il futuro del club.

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Calciomercato Verona, Giovane lascerà i gialloblu a gennaio? Una big lo vuole a tutti i costi!

Calciomercato Verona, Giovane lascerà i gialloblu per una big? Spunta fuori una nuova indiscrezione


Calciomercato Verona – Il nome di Giovane, talentuoso attaccante brasiliano classe 2003 dell’Hellas Verona, è diventato uno dei più chiacchierati nelle ultime settimane. Le indiscrezioni che collegano il giovane bomber all’Inter si sono moltiplicate, trasformando il suo futuro in uno dei temi caldi del calciomercato invernale. La sua crescita costante e le prestazioni brillanti in maglia gialloblù hanno inevitabilmente attirato l’attenzione di diversi top club, tra cui proprio i nerazzurri.

Secondo quanto riportato da ESPN, il Calciomercato Verona potrebbe registrare un’operazione importante: il trasferimento di Giovane all’Inter per una cifra compresa tra i 20 e i 30 milioni di euro, pari a circa 185 milioni di reais. L’emittente sottolinea anche che i primi contatti tra le parti sarebbero avvenuti circa una settimana fa, segnale di un interesse concreto da parte della dirigenza interista. Il giocatore, grazie alle sue qualità tecniche e al rendimento positivo in questa prima parte di stagione, rappresenta uno dei profili più interessanti dell’Hellas Verona in ottica mercato.

Tuttavia, nonostante l’entusiasmo attorno al giovane attaccante, da Milano arrivano voci più caute. Come riportato da Tuttosport, l’Inter avrebbe infatti escluso movimenti significativi nel reparto offensivo durante la sessione invernale. La dirigenza, guidata da Piero Ausilio, si ritiene soddisfatta dell’attuale rosa e non sembra intenzionata a intervenire sul fronte attacco già a gennaio. Una posizione che frena, almeno per il momento, le speculazioni più insistenti.

In conclusione, il Calciomercato Verona continua a mettere in vetrina il talento di Giovane, destinato a restare uno dei nomi più discussi nelle prossime settimane. Sebbene l’interesse dell’Inter sia reale, il club nerazzurro non pare orientato ad accelerare immediatamente per il suo acquisto. Il futuro del giovane brasiliano resta dunque aperto, con la sensazione che il suo destino possa comunque intrecciarsi con le dinamiche del mercato già nella prossima finestra.


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Marco Ligabue: «Torino? ll ko col Como preoccupa. Che ricordi quel derby nel ’91! Vi racconto il mio disco MAPS» – ESCLUSIVA

Marco Ligabue in esclusiva a CalcioNews24, tra gli aneddoti, i ricordi e il legame col Torino, fino alla musica e il suo ultimo disco M.A.P.S.

Cosa si prova a girare il video musicale di una propria canzone avendo a intera disposizione lo Stadio della propria squadra del cuore come palcoscenico? Marco Ligabue lo sa bene. D’altronde, Ligabue appunto, è tante cose: cantautore, chitarrista, fratello minore di Luciano Ligabue, ma soprattutto… Un sincero e appassionato tifoso del Torino. Un legame, quello tra il cantante e il club granata, reso ancora più forte da quando – nel marzo del 2024 – il classe ’70 ha ambientato il videoclip del suo brano “Anima in fiamme” tra le mura e il manto erboso dello Stadio Olimpico Grande Torino. 

Noi di CalcioNews24 l’abbiamo intercettato quasi due anni dopo dall’uscita del pezzo (e del video). In tale periodo, lui, Marco, ha scritto, suonato e cantato. Tant’è che è da poco uscito “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire”, il suo ultimo disco già disponibile in versione vinile e a breve anche in formato digital. Il Torino, invece, ha cambiato ben due allenatori (prima Paolo Vanoli ha preso il posto di Ivan Juric e dopo ancora Marco Baroni il posto del primo), ma non l’andamento altalenante in campionato e piazzamenti in classifica circoscritti a cavallo tra il nono e il dodicesimo posto. Ne parliamo quest’oggi nell’intervista a Marco Ligabue, in un viaggio che unisce la musica al pallone (due ambiti che si scoprono poi non così distanti) attraverso le esperienze e i “desideri” del cantautore e tifoso.

Buongiorno Marco, non possiamo che iniziare dalla debacle di inizio settimana. 5-1 in casa contro il Como, come se lo spiega?
«È la terza disfatta di questo inizio di campionato. C’è stato un 5-0 nella prima a Milano con l’Inter, poi il 3-0 in casa contro l’Atalanta e ora è arrivata questa batosta. È segno di grande fragilità, probabilmente segno di una squadra che si scioglie davanti alle vere difficoltà. Pensavo che dopo un po’ di partite – abbastanza positive – Baroni avesse trovato il bandolo della matassa. E invece la partita col Como, insomma, è abbastanza preoccupante».

Ci vuole un certo stoicismo a tifare Torino oggi…
«Beh sì… Oh, poi quando uno sceglie una squadra se la tiene nel bene e nel male eh (ride, ndr). Non si sceglie una squadra solo quando vince (ride ancora, ndr). Comunque, guardando nel suo complesso al momento attuale – perché nel calcio si ragiona sempre sull’ultima partita – è un po’ di anni dove non si capisce veramente cosa vuole essere questo Torino. Probabilmente ci vorrebbe anche un po’ più di chiarezza da parte della società, anche per fare pace con i tifosi. Cairo da un lato si presenta ambizioso, poi nei fatti il Torino non va mai oltre il nono-decimo posto. E a parte un anno (stagione 2014-15, ndr) in Coppa UEFA non ci ha mai giocato. Sarebbe, forse, meglio mettere in chiaro le cose. Per ritrovare un po’ più di serenità, la voglia di tifare, con la piazza».

A proposito di tifo, quando pensa al Torino qual è il primo ricordo che viene in mente a Marco Ligabue?
«Forse un derby che vidi allo Stadio. Era ancora lo Stadio Delle Alpi, quindi prima ancora che la Juventus costruisse lo Stadium».

Che anno era?
«Stagione 90-91, vincemmo grazie ad un’autorete di Daniele Fortunato. Vederlo dal vivo… impressionante. Oppure mi viene in mente la finale con l’Ajax, quella della famosa sedia di Mondonico. Insomma, questi due episodi mi vengono in mente».

Lei al Grande Torino ha girato il videoclip della sua canzone “Anima in Fiamme”. Ci racconta cosa si prova ad avere un intero stadio a propria disposizione?
«Quello è stato davvero emozionante, mi emoziono anche se ci ripenso adesso… Avere per qualche ora a disposizione lo stadio della squadra del mio cuore. Ero quasi in contemplazione! Sapere che lì giocano e hanno giocato i giocatori della mia squadra… »

Pioveva il giorno della sua visita, il che – immagino – ha reso il “palcoscenico” ancora più suggestivo?
«Sì, quello l’avevo scelto volutamente. Sia giocando a calcio da amatore che guardando tante partite, noto come con la pioggia le partite a volte diventino più epiche, più mitiche. Allora mi piaceva l’idea di girare il video della canzone sotto la pioggia! Insomma, con l’acqua, il pallone che rimbalza da tutte le parti, il vento… Per quello ha scelto un giorno di pioggia!».

Musicalmente parlando invece, quanto maturato Marco Ligabue da “Anima in fiamme” fino all’ultimo album M.A.P.S?
«Anima in fiamme è stato un brano che mi ha portato davvero fortuna. Devo dire che è uno dei brani che accende di più il pubblico quando lo suono. Questa idea, insomma, di tenere viva la scintilla interiore è piaciuta molto. E anche da lì è nato anche il via per questo disco: M.A.P.S. È stato il primo mattoncino del mio nuovo disco: con Anima in fiamme ho sondato l’elemento di fuoco, poi con “Toc Toc Ecologico” è arrivato l’elemento di terra, con “Il vento dell’estate” l’elemento d’aria e infine l’elemento d’acqua con “Quello che c’è”».

Una connessione con la natura quindi?
«Una connessione con la natura e con la geografia. E nella mia mente è diventata subito la parte A del vinile. Una lunga cavalcata quindi, dal marzo 2024 quando siamo partiti con Anima in fiamme appunto, fino a M.A.P.S».

Immagino avrà modo di esibire i brani al più presto dal vivo?
«Partiamo questa domenica da Mantova e abbiamo già una dozzina di appuntamenti. Da Torino a Genova, Verona e via dicendo. E suoneremo dal vivo tutto il nuovo disco!»

Un tour in tutta Italia quindi?
«Assolutamente in tutta Italia. Adesso abbiamo calendarizzato principalmente la parte del centro-nord, ma in futuro faremo anche qualche tappa al sud»

Questo ci dà lo spunto per la prossima domanda. Che idea ha maturato sulla Nazionale, l’Italia appunto, di Gattuso?
«Onestamente non sono riuscito a vedere l‘ultima partita con la Norvegia perché suonavo quel giorno. Però mi sono recuperato gli highlights e ho letto qualcosa. La mia sensazione è che la Nazionale, come il Torino di cui abbiamo parlato prima, si presenti un po’ fragile. Alla ricerca di entusiasmi, persi, dove alla prima vittoria sembra riaccendersi una scintilla, ma poi davanti a difficoltà vere si scioglie. Sarà veramente tosta passare questo playoff, ovviamente ce lo auguriamo tutti. Questo doppio scontro non sarà facile. Però me lo auguro davvero, perchè abbiamo nuove generazioni che non sanno nemmeno cosa significhi vivere un Mondiale… Io sono cresciuto nel mito del Mondiale dell’82, con l’Italia che vinceva: la vittoria di un intero popolo! E le nuove generazioni rischiano di perdere questo senso di unione, di Nazionale appunto, di Mondiale. Insomma, speriamo che Gattuso trovi il bandolo della matassa»

Guardiamo al futuro ora. Completi lei la frase: ‘Marco Ligabue sarà soddisfatto se a fine stagione il Torino…’
«Beh, l’ambizione di noi tifosi è di tornare in Europa, però bisogna anche essere oggettivi e con questa squadra la sensazione è che ci sia più da guardare dietro che fare progetti davanti. Mi basterebbe giocarsela con tutti»

E invece sulla musica cosa la potrebbe rendere davvero appagato?
«Guarda, quest’anno per me è stato un anno magico, quello dove ho suonato di più quindi sono già davvero felice. Mi rimangono due grandi sogni però. Il primo: mi piacerebbe almeno una volta nella vita, poter suonare nel posto più bello del mondo per suonare che è l’Arena di Verona. E poi il secondo: che una mia canzone diventasse estremamente popolare. Mi piacerebbe se uno dei miei brani, a prescindere da quale esso sia, ad un certo punto prendesse una strada in qualche modo virale. Giusto, così per dire, che la gente possa pensare: ‘Ah, Marco Ligabue, quello di…’ e il titolo della canzone. Sì, questi sarebbero i miei due sogni musicalmente parlando»

Concludiamo con una battuta. Dopo il 5-0 dell’esordio con l’Inter suo fratello Luciano Ligabue, noto tifoso nerazzurro, ci ha un po’ scherzato su?
«In realtà no (ride, ndr). E sai perchè? Perché loro erano ancora freschi da quella finale di Champions League dove anche loro ne hanno prese cinque e non hanno toccato palla. Quindi, insomma, sanno cosa si prova a prendere cinque gol. Quindi non ha voluto infierire»

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Si ringrazia Marco Ligabue per la gentilezza e la disponibilità mostrate in questa intervista.

Rinnovo Maignan, panico in casa Milan? Si spinge per il prolungamento del contratto, ma è successo questo!


Rinnovo Maignan, il tema che agita il mondo rossonero, è stato affrontato in maniera chiara e sentita da Adrien Rabiot

Protagonista di una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport. Il centrocampista francese, uno dei leader tecnici e caratteriali del Milan, ha approfondito uno degli argomenti più delicati e discussi nelle ultime settimane: il futuro di Mike Maignan, portiere in scadenza di contratto a giugno e figura chiave della squadra di Massimiliano Allegri.

Rabiot, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso verso le dinamiche interne al club, ha voluto sottolineare quanto il Rinnovo Maignan rappresenti una priorità assoluta per chiunque conosca il valore del portiere francese. Il centrocampista ha evitato di sbilanciarsi sui dettagli della trattativa, ma le sue dichiarazioni hanno dato forza a un messaggio preciso: trattenere Maignan è fondamentale per la competitività presente e futura del Milan.

Rinnovo Maignan, il pensiero di Adrien Rabiot

Parlando del compagno di nazionale e di club, Rabiot ha espresso un concetto tanto semplice quanto significativo: «Per noi Maignan è un giocatore determinante e poi Mike ama la maglia rossonera. Non entro nella trattativa tra lui e la dirigenza del club, ma mi auguro che continui a crescere in questa società, con un allenatore come Allegri e in questo gruppo». Parole che assumono il peso di un’investitura, un riconoscimento dell’impatto che il numero 16 ha avuto e continua ad avere all’interno dello spogliatoio rossonero.

Rabiot non si è limitato a elogiarne le qualità tecniche: ha voluto rimarcare soprattutto il ruolo umano e caratteriale di Maignan, considerato da tutti un leader silenzioso, ma sempre presente nei momenti decisivi. Per questo motivo, il tema del Rinnovo Maignan è avvertito come un vero e proprio snodo strategico nella programmazione del club.

Perché il Rinnovo Maignan è cruciale per il Milan

La permanenza del portiere francese non riguarda soltanto l’aspetto sportivo. Si lega anche alla volontà della società di mantenere una struttura solida, costruita su giocatori che incarnano lo spirito del Milan e che rappresentano un punto di riferimento per i più giovani. Maignan è uno di questi uomini, un tassello intorno al quale Allegri e la dirigenza vogliono continuare a edificare il progetto tecnico del futuro.

In un momento in cui il mercato offre continue tentazioni e i top club europei osservano con grande interesse, il messaggio di Rabiot appare chiaro: il Milan deve fare tutto il possibile per chiudere positivamente il Rinnovo Maignan, perché perdere un portiere del suo livello significherebbe rinunciare a uno dei valori più sicuri e decisivi della rosa.


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Bonini sicuro sulla Juve: «Come si può risorgere? Penso che Spalletti debba puntare su una cosa»

Juve, Massimo Bonini si esprime così sul momento attuale della squadra bianconera. La situazione non lascia dubbi

A Torino per la proiezione del docufilm “Decennio d’Oro” sulla Juventus dal 1975 al 1985, Massimo Bonini, storico mediano bianconero, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport. Con 294 presenze, 3 scudetti e una Coppa dei Campioni, il “Maratoneta” è ricordato per la sua abnegazione, che permetteva a campioni come Platini di brillare.

IL CALCIO CHE CAMBIA «Ho avuto la fortuna di giocare in una Juventus stellare. E una Juventus in cui c’erano tanti italiani, con qualche straniero fortissimo. Ora il calcio è cambiato».

PROBLEMI – «Forse, ecco, di stranieri ce ne sono troppi. O almeno così mi sembra. Ma chiarisco: è giusto che ci siano, sono fonte di insegnamento e ti danno la possibilità di migliorare. Ma in questo numero no, non si può. Vedo Juve, Inter, Milan: avranno due giocatori italiani al massimo nell’undici titolare».

LE DIFFICOLTA’ DELLA JUVE – «In effetti può essere un discorso di personalità. Ma penso che un giocatore debba essere messo nelle condizioni di rendere al massimo, ed è responsabilità anche della società. Evidentemente, quando cambi tanto in una stagione – e la Juve l’ha fatto per più anni -, diventa poi difficile riprogrammare e fare una squadra competitiva a lungo termine. Credo sia il problema più grosso in questo momento».

TROPPE RIVOLUZIONI – «Non aiuta a trovare la continuità che magari riescono ad avere le altre squadre. Così si fa effettivamente dura, gli obiettivi poi restano gli stessi».

IL CALCIO DEGLI ALGORITMI – «Mah, purtroppo ci dobbiamo adeguare. Non che sia una critica, però se il calcio, e in generale lo sport, se non ti dà emozioni e ti stimola a guardare il campo, poi perdi anche un po’ di interesse».

IL CENTROCAMPO BIANCONERO – «Il centrocampo non è importante, è proprio fondamentale. E serve che collabori, che giochi insieme, che si crei un gruppo di giocatori che si muovono insieme. Non basta un solo calciatore a fare la differenza».

LOCATELLI – «Ripeto: nessun singolo fa la differenza, almeno non da solo. L’allenatore dovrà dare esattamente questo, coalizzare il reparto».

LA COSTRUZIONE DEL GIOCO – «Sono convinto che molto possa in realtà partire dalla difesa: è la retroguardia a comandare davvero il reparto di mezzo, ma perché è tutto collegato. E così si fa un gruppo vero, e così si arriva all’obiettivo finale. Non solo essere squadra, ma giocare come una vera».

IL “DECENNIO D’ORO” «Niente male, eh? Ho avuto la fortuna di essere in un ambiente davvero unico. Con me c’erano giocatori eccezionali, con una qualità importante».
L’ASPETTO UMANO – «Quello [diventa fondamentale. Nel calcio dicono che occorra correre. Io dico un’altra cosa. Che serve muoversi. Non correre, ma muoversi».

Lookman Atalanta, il nigeriano è finalmente tornato. Palladino può contare su un giocatore diverso. Le ultime

Lookman Atalanta, il nigeriano è finalmente tornato dopo un periodo non facile. Palladino può contare su un giocatore ‘nuovo’ rispetto al passato

Lookman torna a illuminare la Dea e lo fa nel momento più importante. La vittoria dei nerazzurri in Champions League contro l’Eintracht Francoforte ha segnato non solo un risultato cruciale per la squadra, ma anche il ritorno in grande stile di Ademola Lookman, finalmente decisivo dopo mesi di prestazioni altalenanti. Nella serata europea, il nigeriano ha colpito con un palo, un gol, un assist e una giocata che ha innescato il terzo gol: un bottino che racconta di un giocatore tornato protagonista e di un talento ritrovato, capace di infiammare di nuovo il pubblico bergamasco. Il suo ultimo gol internazionale risaliva al 18 febbraio 2025, contro il Club Brugge, chiudendo così un lungo digiuno che sembrava pesare sul morale del numero 10 atalantino.

Con il gol di ieri, Lookman sale a quota 11 reti nelle competizioni UEFA con la maglia nerazzurra, raggiungendo Josip Ilicic e piazzandosi al secondo posto nella classifica europea di sempre del club, dietro solo a Luis Muriel. Un traguardo simbolico, che non cancella le difficoltà degli ultimi mesi ma segna l’inizio di una possibile nuova fase, sia per il giocatore sia per la squadra nel suo complesso.

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Il merito del rilancio non è solo individuale: Raffaele Palladino, subentrato a Ivan Juric in un momento complicato, ha avviato un vero e proprio processo di rinascita psicologica e tattica. Le sue dichiarazioni post-partita evidenziano la responsabilizzazione di tutti i leader della squadra, compresi quei giocatori che finora avevano deluso le aspettative. Hien ha ritrovato sicurezza in difesa, Scamacca ha recuperato fiducia, De Ketelaere ha brillato tra le linee e Ederson è stato dominante, andando anche a segno. In questo contesto, Lookman diventa il simbolo della rinascita nerazzurra: quando è in forma, la sua imprevedibilità, la capacità di saltare l’uomo e la velocità negli spazi trasformano l’attacco dell’Atalanta, rendendolo molto più incisivo.

Il successo in Germania restituisce alla Dea una nuova consapevolezza: quella di poter competere ad alti livelli anche dopo l’era Gasperini. La squadra ha mostrato fluidità, intensità e compattezza, elementi indispensabili per ambire a traguardi importanti. In questo nuovo scenario, Lookman può davvero rappresentare il primo vero “colpo” dell’era Palladino, un giocatore capace di fare la differenza, aprire spazi, garantire profondità e imprevedibilità, e riportare Bergamo a sognare in Europa con un tridente d’attacco più temibile che mai.

Neres Napoli, il brasiliano il ‘nuovo’ Lavezzi? Ci sono delle somiglianze, ma molte differenze. I dettagli!

Neres Napoli, il brasiliano sembra essere tornato ai livelli che tutti noi conoscevamo. E si parla anche di una somiglianza con Lavezzi. Le ultime

Neres è diventato in poche settimane uno dei temi più caldi attorno alla squadra di Antonio Conte. Da oggi il gruppo azzurro torna a Castel Volturno per preparare la sfida di campionato contro la Roma, un appuntamento che potrebbe indicare in modo significativo le reali ambizioni Scudetto del Napoli. Le vittorie ottenute contro Atalanta e Qarabag hanno restituito fiducia all’ambiente, ma è soprattutto l’esplosione di David Neres ad aver cambiato la percezione del potenziale offensivo della squadra.

La Gazzetta dello Sport ha dedicato ampio spazio al momento dell’esterno brasiliano, sottolineando come Neres abbia trovato nuova linfa proprio grazie al lavoro di Conte. Dopo aver superato la cosiddetta “fase catechistica” imposta dal tecnico leccese, Neres ha iniziato a mostrare tutto il suo talento: dribbling ubriacanti, accelerazioni improvvise, imprevedibilità continua. Le sue ultime prestazioni hanno ricordato a molti tifosi Ezequiel Lavezzi, idolo della prima era De Laurentiis, soprattutto per la capacità di saltare l’uomo con naturalezza e creare superiorità numerica in ogni zona del campo.

Il brasiliano ha inciso sia contro l’Atalanta, con una doppietta, sia in Champions, dove solo un grande intervento del portiere del Qarabag gli ha negato un gol spettacolare in mezza rovesciata. Questo nuovo Neres rappresenta un’arma fondamentale per Conte, soprattutto in un momento in cui Politano aveva accumulato fatica e serviva un’alternativa brillante su quella corsia.

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Rispetto al Lavezzi dei tempi d’oro, Neres gioca in modo diverso: l’argentino era più punta, arava il campo intero in combinazione con Hamsik e Cavani. Neres invece si muove come un serpente tra le linee, oscillando da una fascia all’altra e regalando giocate capaci di sorprendere chiunque. Finta, controfinta, ripartenza: un repertorio che fa innamorare i tifosi e mette in crisi le difese avversarie.

In vista della partita contro la Roma, Conte è intenzionato a confermare il 3-4-2-1, con Neres titolare e Lang pronto a essere confermato per la terza gara consecutiva. Politano, però, scalpita: non è escluso che il tecnico valuti anche un 4-4-2 più offensivo, con Neres vicino a Højlund, Lang largo a sinistra e Politano sulla fascia destra. Una soluzione che renderebbe Neres ancora più centrale nello scacchiere tattico.

Tra entusiasmo crescente e responsabilità sempre più pesanti, David Neres si sta prendendo il Napoli. E il suo nome, oggi, è quello che più accende la fantasia dei tifosi partenopei.

Atletico Madrid Inter, Gimenez ha fatto sorridere Simeone. Ma Chivu può essere di un dato registrato dalla sua squadra

Atletico Madrid Inter, la rete di Gimenez sblocca la squadra di Simeone dai calci d’angolo. Per i nerazzurri è il secondo gol di testa subìto in stagione

Dopo una serie incredibile di 83 calci d’angolo consecutivi senza riuscire a trovare la via del gol, l’Atletico Madrid ha finalmente interrotto la sua astinenza grazie a un colpo di testa vincente di José María Giménez.

La rete del difensore uruguaiano non solo ha fissato il risultato finale sul 2-1 contro l’Inter, ma ha anche interrotto una striscia negativa che cominciava a pesare.

Curiosamente, questo è solo il secondo gol di testa subito dall’Inter in questa stagione considerando tutte le competizioni. Il precedente, risalente al 13 settembre scorso, era stato messo a segno da Khéphren Thuram della Juventus. La rete di Giménez assume quindi un valore ancora maggiore, dimostrando la solidità aerea dei nerazzurri ma anche la capacità dei “colchoneros” di trovare il gol anche nelle situazioni più difficili.

Calciomercato Milan, questo attaccante piace molto a Tare: pronta la sfida alla Roma per prenderlo a gennaio. I dettagli della possibile operazione

Calciomercato Milan, Franculino continua ad essere un obiettivo concreto per i rossoneri. E’ pronta la sfida alla Roma di Gasperini

Il Milan è alla ricerca di un centravanti che possa rinforzare il reparto offensivo e dare a Max Allegri un’alternativa di peso, soprattutto per sbloccare le partite contro le squadre che si chiudono. Secondo Tuttosport, il nome caldo sul taccuino di Igli Tare è Franculino, attaccante del Midtjylland. Nonostante il nome possa suscitare qualche sorriso, le sue prestazioni (19 gol in 27 partite) e le sue doti fisiche e tecniche lo hanno reso un obiettivo ambito da molti club europei, tra cui il Bayern Monaco e la Roma.

La Roma, infatti, testerà direttamente Franculino stasera all’Olimpico in Europa League, un esame importante per il giovane attaccante guineano con passaporto portoghese. Anche Gasperini cerca un centravanti e i destini dei due club potrebbero incrociarsi nuovamente, dopo il tentativo fallito di scambio tra Dovbyk e Gimenez in estate.
Il Midtjylland, consapevole del valore del suo gioiello, chiede una cifra importante, intorno ai 40 milioni di euro. Tuttavia, l’interessamento del West Ham per Gimenez potrebbe sbloccare la situazione per il Milan, fornendo le risorse economiche necessarie per tentare l’affondo su Franculino già a gennaio.

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Non è l’unico profilo monitorato dal Milan: in lista ci sono anche Dovbyk, Mateo Pellegrino e Joaquín Panichelli. Tuttavia, questi ultimi sono obiettivi difficili da raggiungere a metà stagione. Pellegrino è un punto fermo del Parma, mentre per Panichelli i rapporti tesi con lo Strasburgo (e il Chelsea, proprietario del club francese) complicano la trattativa.

Franculino, invece, è il profilo più facilmente aggredibile a gennaio e stasera avrà l’occasione di dimostrare il suo valore contro la difesa della Roma. Il Milan, forte dei risultati positivi negli scontri diretti, vuole completare l’organico per puntare in alto. Oltre al centravanti, si cercano anche un difensore centrale di complemento e un jolly “alla Darmian”. Il mercato invernale si preannuncia caldo per i rossoneri, con la priorità di trovare il bomber giusto per Allegri.

Vlahovic Juventus, le condizioni del serbo preoccupano molto Spalletti. Il giocatore si sottoporrà ad alcuni esami medici. Le ultime sull’attaccante

Vlahovic Juventus, il serbo continua a fare i conti con il consueto problema fisico. Spalletti spera che non sia un infortunio serio. Le ultime

La situazione Vlahovic Juventus continua a generare apprensione nell’ambiente bianconero. Dusan Vlahovic, infatti, si sottoporrà questa mattina a nuovi esami strumentali presso il J-Medical per chiarire l’origine del fastidio fisico che lo accompagna ormai da diversi giorni. Il centravanti serbo, reduce da un periodo caratterizzato da alti e bassi, è stato monitorato con attenzione dallo staff sanitario, che vuole valutare nel dettaglio eventuali criticità prima di prendere una decisione sul suo impiego.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, la presenza dell’attaccante nella sfida contro il Cagliari è fortemente in dubbio. Pur non essendoci segnali che facciano pensare a un infortunio grave, alla Continassa prevale la prudenza. La priorità per la Juventus è evitare che un problema muscolare, seppur lieve, possa trasformarsi in un guaio più serio nelle prossime settimane, quando i bianconeri affronteranno una serie di gare delicate sia in campionato che nelle coppe. In questo contesto, la gestione delle risorse diventa essenziale, e il dossier Vlahovic Juventus rappresenta uno dei punti più sensibili del momento.

L’eventuale forfait del serbo apre però la porta a nuove opportunità in attacco. La squadra ha già dimostrato di poter contare sulla profondità del reparto offensivo, e in particolare su Loïs Openda e Jonathan David. Entrambi hanno fornito segnali importanti nell’ultima uscita europea, con un rendimento convincente che ha attirato l’attenzione sia dei tifosi sia degli appassionati di Fantacalcio. Per la gara contro il Cagliari, i due sono pronti a ripartire dal primo minuto, formando una coppia offensiva potenzialmente esplosiva.

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Per Openda si tratta dell’ennesima occasione per confermare le proprie qualità in zona gol, mentre David cerca continuità dopo alcune prestazioni incoraggianti in Champions League. La sfida contro il Cagliari potrebbe rappresentare il momento ideale per entrambi per ritrovare la via della rete anche in Serie A e offrire nuove certezze alla Juventus, soprattutto se Vlahovic dovesse essere costretto al riposo.

Il tema Vlahovic Juventus resta comunque centrale: la società sa bene che l’attaccante serbo è un punto di riferimento imprescindibile per tecnica, presenza e incisività sotto porta. Per questo la priorità è garantire un recupero completo e senza rischi. Gli esami di oggi saranno determinanti per comprendere l’entità del problema e delineare un piano di gestione chiaro nelle prossime settimane.

In attesa dei responsi medici, la Juventus si prepara alla prossima sfida con fiducia e con alternative valide pronte a prendersi il palcoscenico.

Arsenal, momento magico per i ragazzi di Arteta: la concorrenza sta consentendo di alzare il livello. E la vittoria contro il Bayern Monaco è la conferma

Arsenal, il club di Arteta sta vivendo sicuramente un momento magico. E le ultime prestazioni ne sono assolutamente la conferma

L’Arsenal di Mikel Arteta sta vivendo un momento magico, un fenomeno raro e fragile nel calcio moderno: una concorrenza sana che rinvigorisce l’intera squadra. Con sei punti di vantaggio in Premier League e cinque vittorie su cinque in Champions League, i Gunners hanno assemblato una delle rose più formidabili d’Europa, trovando un equilibrio invidiabile dove ogni giocatore vede ogni minuto in campo come un’opportunità preziosa.

La vittoria per 3-1 contro il Bayern Monaco ne è la prova lampante. I subentrati Noni Madueke e Gabriel Martinelli hanno entrambi segnato, con il primo gol propiziato da un altro sostituto, Riccardo Calafiori. Arteta ha elogiato la mentalità dei suoi giocatori: «Guardo i giocatori, entrano e possono cambiare la partita. È quello che serve a questo livello, siamo migliorati non solo nella qualità ma anche nella mentalità di chi entra. E questo fa una differenza enorme».
Dopo aver esitato nel fare cambi nelle ultime partite di Premier League, Arteta ora dispone di una panchina profonda e di qualità. Il ritorno di giocatori come Madueke e Martinelli offre opzioni offensive vitali. Anche in difesa, nonostante l’assenza di Gabriel, Jurrien Timber ha brillato, segnando il gol di apertura. Senza Gabriel e Odegaard, leader carismatici, Bukayo Saka e Declan Rice hanno preso in mano le redini, condividendo la fascia di capitano e guidando la squadra con prestazioni strumentali.

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La forza dell’Arsenal risiede nella capacità di adattarsi e di mantenere alto il livello indipendentemente da chi gioca. Declan Rice attribuisce questo merito al lavoro quotidiano con Arteta e alla fiducia cieca nel suo metodo. La versatilità di giocatori come Cristhian Mosquera, che ha annullato Harry Kane, e il ritorno di Martin Odegaard dopo sette settimane, rafforzano ulteriormente la squadra.

Nonostante l’infortunio di Leandro Trossard, il juggernaut Arsenal non si ferma. Con giocatori come Madueke, Martinelli, Odegaard, Gyokeres e Jesus pronti a dare il loro contributo, la concorrenza per un posto da titolare è feroce, alzando costantemente l’asticella delle prestazioni. Arteta loda la reattività e la volontà dei suoi giocatori di adattarsi e vincere, sottolineando l’incredibile prova di Mikel Merino come centravanti. La strada è ancora lunga, ma l’Arsenal continua a superare ogni test, con Stamford Bridge come prossimo ostacolo da affrontare, per una sfida al Chelsea che potrà indirizzare la lotta per il titolo.

Genoa, la cura di De Rossi funziona: le quattro mosse che hanno permesso al Grifone di rilanciarsi dopo un periodo non facile

Genoa, la cura di De Rossi inizia a dare i suoi frutti. Le decisioni del tecnico romano che hanno permesso ai rossoblu di ripartire

A Genova, Daniele De Rossi non ha perso tempo. Con la sapienza di un barman esperto, ha agitato e mescolato gli ingredienti a sua disposizione, trasformando un Genoa in difficoltà in una squadra rinata. Ereditata una buona condizione atletica da Vieira, DDR ha agito con intelligenza tattica e umana, rilanciando giocatori finiti ai margini e trovando soluzioni vincenti. La Gazzetta analizza le 4 mosse fatte per rilanciare la squadra.

Il primo colpo di genio è stato il varo del tandem d’attacco Colombo-Vitinha. Una coppia inedita dal primo minuto che ha dato i suoi frutti: entrambi si sono sbloccati e la manovra offensiva ne ha beneficiato.

Secondo punto: la riabilitazione di Martin. Tornato titolare, lo spagnolo ha risposto con due assist decisivi per Ostigard (contro Sassuolo e Fiorentina) e il suo primo gol italiano a Cagliari. Una rinascita completa.

Terzo, ma non meno importante: la riscoperta di Ostigard bomber. Risolti i problemi fisici e disciplinari, il norvegese è tornato a essere un fattore in attacco, diventando inaspettatamente il capocannoniere della squadra dopo quasi un terzo di campionato.

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Quarto, e forse più sorprendente: il rilancio di Thorsby. Da abbonato alla panchina, il norvegese è tornato titolare grazie all’intuizione della coppia Murgita-Criscito prima e di De Rossi poi, ripagando la fiducia con assist a raffica, sia col Genoa (vedi quello a Ostigard a Cagliari) che con la nazionale (doppio assist contro l’Italia, di cui uno per Haaland).
De Rossi ha dimostrato saggezza, evitando esperimenti azzardati e valorizzando le risorse a disposizione. Ora, la sua prossima missione è dare spazio ai giovani talenti come Fini e Venturino, che scalpitano dopo le buone prestazioni con l’Under 21. Il Grifone targato DDR è pronto a spiccare il volo, forte di un gruppo ritrovato e di un allenatore che sa come tirare fuori il meglio dai suoi giocatori.

Serie A, da Maignan a Svilar: il calcio è cambiato rispetto al passato. L’analisi dettagliata su La Gazzetta dello Sport

Serie A, rispetto al passato sono cambiate molte cose a partire dall’utilizzo del portiere. E sulla Gazzetta è stata fatta una analisi molto dettagliata

Sulle colonne della Gazzetta, Luigi Garlando utilizza una brillante metafora commerciale per analizzare l’evoluzione, e la recente involuzione, dei ruoli nel calcio moderno. Un tempo, le cose erano semplici: se la mamma ti mandava a prendere il latte, andavi in latteria. L’insegna non mentiva. Poi è esplosa la moda del “Non solo”, generando confusione tra l’insegna e il prodotto reale: negozi che vendevano un po’ di tutto, come la celebre bottega di Renato Pozzetto che offriva “tacchi, dadi e datteri”.

Nel calcio, l’artefice di questa confusione creativa è stato Pep Guardiola. È stato lui ad appendere metaforicamente un cartello innovativo sulla porta del suo estremo difensore: “Non solo parate”. Al portiere moderno si chiedeva di costruire dal basso, di lanciare, di fare il libero aggiunto; al Bayern, Pep sognava addirittura Neuer a centrocampo.

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Eppure, nota Garlando, è stato proprio lo stesso Guardiola a “riportare ordine a bottega” recentemente. Ha chiamato al Manchester City Gigio Donnarumma, scaricato da Parigi proprio perché non usava i piedi come un regista. Sulla porta di Donnarumma, Pep ha fissato una nuova, vecchia insegna: “Qui si para”. È un ritorno all’essenziale confermato dai migliori interpreti del nostro campionato, Svilar e Maignan. Sebbene il francese abbia piedi educati, la differenza la fanno le mani, tornate ad essere gli «attrezzi principali del mestiere». Le statistiche sugli expected goals dimostrano che il loro vero tesoro è evitare gol fatti, non impostare l’azione.

Davanti a questo calcio ibrido, dove si vedono Koopmeiners terzino e troppi falsi nove, Garlando suggerisce che forse tutte le “botteghe” del campo andrebbero riordinate, recuperando l’antica saggezza di Nereo Rocco. La chiusura è affidata proprio alla celebre massima del Paron sulla divisione dei compiti: «Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un ‘mona’ che segna e sette asini che corrono».

Cagliari, Jeda: «La sfida contro il Genoa andava vinta. La Juventus? I sardi hanno un vantaggio. Ecco quale”

Cagliari, Jeda in un’intervista ha fatto il punto sulla squadra sarda e si è proiettato anche sulla sfida contro i bianconeri del prossimo weekend

Intervista esclusiva ai microfoni di CagliariNews24.com per Jeda. L’ex attaccante del Cagliari ha fatto il punto sulla stagione dei sardi.

Il Cagliari ce la sta mettendo tutta nel cammino tortuoso della Serie A. Una parte della tifoseria afferma che il gioco ideato da Pisacane sia prettamente difensivo. Ha la medesima opinione o lo valuta più propositivo?

«Il gioco che mi è apparso nell’ultima partita non mi pare “difensivo”, anzi se fosse solo così, la squadra non avrebbe preso certi gol. A me piace, lo valuto molto propositivo; ciò che si deve cambiare è la mentalità. Parlando dell’ultima gara con il Genoa, dal mio punto di vista, è una di quelle da portare a casa. In certi momenti il ragionamento dovrebbe essere quello di difendere il risultato, però ho visto dei ragazzi che hanno giocato con qualità. Gli interpreti per fare un certo tipo di gioco ci sono! Pertanto, sfide come quella contro il Grifone bisognava vincerla, specie perché è una diretta concorrente. Dopo che si è disputata una buona partita, il risultato va concretizzato con i punti e con la vittoria, direi più maturità in questo caso».

Si avvicina la gara con la Juventus all’Allianz Stadium! Qual è il suo pronostico? Pensa che l’impegno europeo dei bianconeri possa condizionarli in qualche modo?

«E’ uno di quei fattori che possono aiutare il Cagliari perché la Juventus deve ancora tornare dal Nord Europa! Oltre a ciò, non avranno avuto il tempo di riposarsi e di allenarsi bene, ma stiamo parlando di una grande squadra con ottimi giocatori e con un allenatore di grande esperienza. Sicuramente sa come gestire le forze e come preparare la partita, è chiaro che la Juve vista in Europa non è quella di un tempo. Penso che il Cagliari abbia tutte le possibilità, l’unica cosa è che arrivare là e giocare la gara di attesa rischi di più. La formazione sarda deve pensare a giocare una bella partita, divertendosi anche contro una grande squadra e cercare di pensare meno al risultato e più al “gioco”. L’impegno in Champions dei bianconeri può essere, appunto, un fattore che può avvantaggiare in qualche maniera il Cagliari». LEGGI L’INTERVISTA ESCLUSIVA SU CAGLIARINEWS24.COM

AEK Atene, Marin presenta la sfida contro la Fiorentina: «Partita molto difficile, noi ci proveremo in tutti i modi. Ecco come mi sto trovando in Grecia»

AEK Atene, Marin in un’intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato della squadra greca e della sfida contro la Fiorentina di oggi

Fiorentina-Aek Atene è una sfida importante oggi per determinare le sorti della Viola in Conference League e anche per prendere in Europa quella fiducia necessaria per recuperare posizioni in campionato, dove tra Pioli prima e Vanoli poi ancora non è arrivata una vittoria. La Gazzetta ospita le parole di Razvan Marin, centrocampista della squadra greca.

NUOVA VITA ALL’AEK ATENE – «Molto bene. Credo di aver fatto una bella scelta. L’Aek è una società solida, ben strutturata, molto organizzata. Mi piace Atene, vivo vicino al mare con la famiglia e per ora sono molto felice anche della squadra».

FIORENTINA AEK – «Che sarà una partita molto difficile, ma noi ci proveremo in ogni modo. La Fiorentina è forte e sono sicuro che uscirà dalla situazione in cui si trova in campionato. Sono amico di Piccoli col quale ho giocato fino alla scorsa stagione. Ma tutto l’attacco viola è forte. Se penso a Kean e Dzeko. E a centrocampo hanno preso giovani di prospettiva e di valore».

L’AEK ATENE DI OGGI – «Una buona squadra, pure noi davanti con Jovic e Zini siamo messi bene. Ci sono tanti italiani di esperienza».

LE DIFFICOLTÀ DIFENSIVE – «Vero. Dobbiamo essere più organizzati e anche cattivi. Soprattutto se affrontiamo una squadra come la Fiorentina»

Bari, si riparte da Vivarini: il tecnico ritorna sulla panchina dei pugliesi a distanza di cinque anni. Tutte le novità di formazione

Bari, Vivarini è il sostituto di Caserta. L’ex Pescara e Catanzaro dovrà rilanciare i pugliesi dopo un inizio difficile di campionato. Le ultime

L’avventura di Fabio Caserta sulla panchina del Bari è giunta al capolinea. Il Corriere dello Sport scrive che, dopo una notte di riflessioni, il presidente Luigi De Laurentiis, amareggiato e deluso dall’andamento disastroso della squadra, ha deciso per l’esonero. La situazione è critica: cinque sconfitte in dodici partite e un quart’ultimo posto in classifica che nessun pessimista avrebbe potuto prevedere in estate.

Il nuovo allenatore è una vecchia conoscenza: Vincenzo Vivarini torna a Bari cinque anni dopo la finale playoff persa contro la Reggiana. Il tecnico abruzzese, dopo aver rescisso con il Pescara, si lega al club pugliese fino a giugno, con un’opzione per il rinnovo legata al raggiungimento di determinati obiettivi. Con lui arrivano il vice Andrea Milani e il preparatore atletico Antonio Del Fosco.

Vivarini ritrova il direttore sportivo Magalini, con cui ha lavorato con successo a Catanzaro, e Valerio Di Cesare, che lo ha avuto come allenatore. L’obiettivo è chiaro: risollevare il Bari da una crisi profonda. Il tecnico ha già analizzato la sconfitta contro il Frosinone e sa che, con tre partite ravvicinate in dieci giorni, non c’è tempo per rivoluzioni.

Vivarini punterà sulla continuità tattica, partendo dalla difesa a tre, pur preferendo quella a quattro. L’obiettivo è dare alla squadra uno spirito diverso, maggiore consapevolezza delle difficoltà e, soprattutto, un equilibrio che finora è mancato. La difesa, che ha subito 19 gol, è il reparto che necessita di cure più urgenti. Vivarini dovrà registrare i meccanismi difensivi, ridare fiducia a Cerofolini (già avuto a Frosinone) e trovare il giusto assetto a centrocampo e in attacco, dove si prevedono scelte più conservative con un solo attaccante supportato da trequartisti. Il Bari ha bisogno di una scossa, e Vivarini sembra l’uomo giusto per darla.

Kjaer presenta il Midtjylland: «Lavoriamo tanto sull’aspetto umano. Franculino? Vi dico una cosa su di lui»

Kjaer in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ presenta il Midtjylland, squadra in cui riveste il ruolo di dirigente. Le sue dichiarazioni

Simon Kjaer, ex difensore danese che ha vestito la maglia della Roma nella stagione 2011/12 con Luis Enrique, torna oggi all’Olimpico in veste di dirigente del Midtjylland, club in cui ha iniziato la sua carriera e di cui ora fa parte del consiglio di amministrazione. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

LA SCELTA DEL MIDTJYLLAND – «Perché non vedo altrove il modo in cui lavorano. In pochi anni, sono passati da essere un club più locale a una presenza stabile nelle coppe. È cambiata la dimensione, anche per i giocatori e le persone che mandiamo a giocare nel mondo».

L’UTILIZZO DEI DATI – «Vero, ma lavoriamo anche sull’aspetto umano. C’è fame di migliorare un 1% ogni giorno, senza paura di spingere. A fine agosto abbiamo cambiato l’allenatore nonostante non perdesse da 18 partite, perché la visione era crescere ancora. Tullberg, il nuovo tecnico, ha molta energia, studia sempre».

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I GIOCATORI PIU’ INTERESSANTI – «Franculino è un attaccante che può giocare in qualsiasi squadra, forse è presto per il Real ma in Italia può giocare ovunque. Vedo cose in lui che non si imparano: è molto molto bravo. Billing, che viene dal Napoli, sta facendo molto bene. Simsir, Gogorza, Osorio sono molto interessanti».

Lecce, Di Francesco deve dare la svolta alla stagione: il tecnico pensa a delle modifiche a partire dalla sfida contro il Torino

Lecce, la sconfitta contro la Lazio preoccupa per la prestazione dei giallorossi. Di Francesco pensa ad alcune modifiche. Le ultime

C’è voglia di riscatto in casa Lecce. Tuttosport scrive che la sconfitta per 2-0 contro la Lazio, più per la prestazione opaca che per il risultato in sé, ha lasciato un retrogusto amaro. L’aggressività e l’intensità, marchi di fabbrica della squadra di Di Francesco, si sono viste solo a sprazzi all’Olimpico, lasciando spazio a dubbi e interrogativi. Ma il tecnico abruzzese non è tipo da abbattersi e ha già suonato la carica in vista della sfida casalinga contro il Torino.

Lunedì, alla ripresa degli allenamenti, Di Francesco ha martellato la squadra su un concetto fondamentale: tornare “corti”, compatti, cattivi. L’obiettivo è recuperare quella densità centrale che permette di spezzare il gioco avversario, rubare palla e ripartire in velocità. È nei venti-trenta metri finali che il Lecce costruisce la propria identità e il tecnico vuole rivedere quel furore agonistico che ha caratterizzato l’inizio di stagione.

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Contro un Torino arcigno, fisico e difficile da scardinare come quello di Baroni, servirà proprio questo tipo di partita: pressing sincronizzato, linee strette e accelerazioni improvvise. Di Francesco ha lavorato molto anche sulla fase di finalizzazione, tallone d’Achille nella trasferta romana, chiedendo maggiore cattiveria e presenza sotto porta.

Per dare una scossa all’attacco, il tecnico potrebbe optare per un cambio nell’undici titolare: Stulic, che ha convinto per intensità e capacità di strappo, si candida per una maglia dal primo minuto. Il giovane talento Camarda, che sta crescendo con calma, dovrebbe partire dalla panchina, una scelta dettata dalla necessità di esperienza in avvio. Con Stulic, la squadra guadagnerebbe un punto di riferimento dinamico, capace di dialogare nello stretto e di creare superiorità numerica, qualità fondamentali per scardinare la difesa granata.

Il Via del Mare è pronto a spingere i giallorossi verso la vittoria, ma servirà il vero Lecce, quello capace di aggredire l’avversario e di imporre il proprio gioco. Di Francesco lo sa e ha lavorato sodo per preparare al meglio la sfida, consapevole che i tre punti contro il Torino sarebbero un segnale importante per il prosieguo del campionato.

Yildiz Juventus, la trattativa per il rinnovo fatica a decollare: Elkann pronto a fare una cose. Le ultime sul turco

Yildiz Juventus, il rinnovo del turco in questo momento è in una fase di stand-by. Elkann pronto ad intervenire per sbloccare la trattativa

Il nome di Kenan Yildiz è ormai indissolubilmente legato al presente – e potenzialmente al futuro – della Juventus, al punto che la combinazione Yildiz Juventus è diventata uno dei temi centrali del panorama calcistico italiano. A soli vent’anni e mezzo, il talento turco ha già tagliato un traguardo storico: 100 presenze in bianconero, un risultato che lo rende più precoce di qualsiasi altra leggenda del club, superando persino figure come Alessandro Del Piero e Paul Pogba. Una crescita impressionante, che certifica la sua centralità tecnica e mentale all’interno della squadra. Nonostante questo, il futuro di Yildiz alla Juventus non è ancora blindato, complice lo stallo nelle trattative per il rinnovo del contratto.

Il nodo principale è di natura economica. Pur essendo diventato il leader tecnico della squadra, Yildiz percepisce uno degli stipendi più bassi tra i titolari: circa 1,7 milioni più bonus, cifra che lo colloca soltanto al 19° posto nella gerarchia salariale bianconera. Una disparità evidente, soprattutto se rapportata al suo impatto in campo. Il suo entourage punta a un adeguamento significativo, avvicinandosi almeno ai 6 milioni percepiti da Jonathan David, primo grande colpo dell’era Damien Comolli e secondo giocatore più pagato della rosa dopo Vlahovic.

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La trattativa per estendere il contratto dal 2029 al 2030 si è arenata dopo settimane di dialoghi. La distanza economica resta di circa un milione, ma a complicare il tutto sono anche alcune clausole e aspetti legati ai bonus. La Juventus, però, non intende perdere il proprio gioiello. Come ha lasciato intendere Giorgio Chiellini, il club è fiducioso di poter riaprire il tavolo delle trattative, anche grazie all’intervento di John Elkann, da sempre estimatore del numero 10 turco. Il dossier Yildiz Juventus è dunque tutt’altro che chiuso.

Intanto, le prestazioni in campo continuano a legittimare il valore del giocatore, attirando l’attenzione di big europee come Chelsea, Arsenal e Real Madrid. I numeri raccontano in maniera chiara quanto la Juventus con Yildiz sia una squadra profondamente diversa rispetto alla Juventus senza Yildiz. Con lui in campo, la percentuale di vittorie sale al 44%, quasi il doppio rispetto al 25% registrato quando il turco manca. Anche la produzione offensiva migliora sensibilmente, con una media gol di 1,6 reti a partita, contro l’1 registrato in sua assenza. Non solo: la fase difensiva è più solida, con una media di 1 gol subito con Yildiz e 1,5 senza.

Per tutte queste ragioni, la questione Yildiz rappresenta oggi uno snodo cruciale: blindare il talento turco non è solo un obiettivo di mercato, ma una priorità strategica per il futuro del club.

Milan, parla Rabiot: «Con Allegri ho un bel rapporto. E’ un vincente. Il mio arrivo in rossonero? Vi svelo una cosa»

Milan, Rabiot in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha parlato del suo rapporto con Allegri e della scelta di vestire la maglia rossonera

Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Adrien Rabiot ha parlato della sua avventura in rossonero e anche di Allegri.

IL RAPPORTO CON ALLEGRI – «È un vincente e mi piacciono la sua personalità, come allena, la passione che ha per il calcio e la sua ambizione. Dà sempre tutto e mi rivedo nel suo modo di pensare. Fuori dal campo poi è sempre molto positivo, fa delle battute e ci fa stare tranquilli. Nel 2019 ho scelto la Juventus per lui. Lo avevo incontrato mesi prima della fine della stagione e mi era subito piaciuto. Quando sono arrivato a Torino, però, lui non c’era più (esonerato e sostituito con Sarri,ndr). Quando è tornato nel 2021 abbiamo creato un bel rapporto».

L’ARRIVO AL MILAN – «Il Milan mi voleva anche lo scorso anno: ero svincolato e abbiamo parlato. Con me la squadra sarebbe arrivata più in alto rispetto all’ottavo posto? Non lo so, ma visto quello che stiamo facendo adesso, dico che sono arrivato a Milanello al momento giusto. Il club rossonero mi ha cercato anche a luglio, ma allora era difficile per me andarmene dal Marsiglia. Dopo che è successa quella cosa (l’episodio nello spogliatoio con Rowe, ndr) altre società italiane mi hanno contattato, ma io sapevo cosa volevo. A inizio mercato Allegri mi aveva detto: ‘Vediamo cosa succede’ e qualcosa è successo davvero. Non so come fa, ma prevede anche… il futuro (ride, ndr)». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU MILANEWS24.COM

Chivu Inter, riunione fra il tecnico e la dirigenza subito dopo il match: non sono previsti ribaltoni almeno per ora

Chivu Inter, subito dopo la sconfitta contro l’Atletico Madrid c’è stata una riunione fra il tecnico e il resto della società. Ecco tutti i dettagli

Dopo la seconda sconfitta consecutiva in appena quattro giorni, l’Inter vive un momento delicato. Secondo quanto riportato da Amazon Prime Video, il presidente Beppe Marotta e il direttore sportivo Piero Ausilio si sono recati negli spogliatoi per un confronto diretto con Cristian Chivu, tecnico ad interim della squadra, al fine di discutere la situazione critica. La débâcle odierna contro l’Atletico Madrid, con un gol subito in pieno recupero, ha accentuato le tensioni all’interno del gruppo nerazzurro, rendendo necessaria una riunione immediata tra dirigenza e allenatore.

Il match contro i colchoneros ha mostrato luci e ombre dell’Inter sotto la guida di Chivu. Nonostante un gioco offensivo e organizzato, i nerazzurri hanno pagato caro alcuni errori difensivi e un calo di concentrazione negli ultimi minuti, che ha permesso all’Atletico di strappare una vittoria amara. La gestione dei momenti cruciali della partita diventa quindi un tema centrale della riunione tra Marotta, Ausilio e Chivu. La dirigenza vuole fare chiarezza sul futuro immediato della squadra e sui passi da compiere per ristabilire fiducia e compattezza nel gruppo.

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La presenza di Chivu negli spogliatoi, in questo contesto, non è casuale: la dirigenza intende affrontare direttamente con lui le strategie tattiche da correggere e le priorità da fissare per le prossime gare. La partita contro l’Atletico Madrid ha evidenziato alcune criticità nella fase difensiva e nella gestione della pressione, aspetti che Chivu dovrà affrontare rapidamente per riportare l’Inter su binari vincenti. I colloqui con Marotta e Ausilio saranno determinanti anche per valutare eventuali aggiustamenti in squadra e nelle scelte di formazione.

Questo momento di confronto testimonia quanto la parola d’ordine per l’Inter sia resilienza: Chivu Inter rappresenta non solo la guida tecnica, ma anche un punto di riferimento per ricompattare il gruppo in vista dei prossimi impegni. La dirigenza nerazzurra appare decisa a sostenere il tecnico, ma con una condizione chiara: servono risultati e continuità di prestazioni. La riunione odierna negli spogliatoi è quindi un passaggio cruciale per definire strategie immediate e responsabilità, con l’obiettivo di evitare che un avvio di stagione promettente venga compromesso da incidenti di percorso.

In sintesi, Chivu Inter diventa il fulcro di un momento complesso: il tecnico deve trovare soluzioni rapide per ridare sicurezza ai giocatori e ai tifosi, mentre Marotta e Ausilio monitorano attentamente ogni sviluppo per garantire che l’Inter possa tornare competitiva sia in campionato sia in Champions League. La partita con l’Atletico Madrid rimarrà impressa come un monito per tutti, ma anche come stimolo a migliorare e crescere.

Le prime pagine sportive nazionali – 27 novembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Lewandowski-Milan, decisione presa: il bomber l’ha già comunicato

Le parole del bomber sono fin troppo chiare: ora Robert Lewandowski può davvero diventare un giocatore del Milan.

Robert Lewandowski è all’ultimo anno di contratto con il Barcellona e tutto lascia pensare che i blaugrana non proporranno alcun rinnovo al bomber polacco. La carta d’identità (37 anni) non gioca a favore dell’ex Bayern Monaco e Borussia Dortmund, già a quota 8 reti in questa stagione tra Bundesliga e Champions League, così come il suo stipendio lordo annuo da 33 milioni di euro.

Ma quale potrebbe essere il futuro di Lewandowski? L’attaccante di Varsavia è ancora in ottime condizioni fisiche e mentali ed è totalmente intenzionato a vivere una nuova esperienza altrove. Difficile che avvenga a gennaio, come ha già tenuto a sottolineare nei giorni scorsi Fabrizio Romano sul suo canale YouTube.

In estate, invece, il classe 1988 può liberarsi a parametro zero. Tra i club più interessati al polacco c’è anche il Milan, anche se lo stesso Romano crede che la pista che potrebbe scaldarsi di più è quella che porta Lewandowski al Fenerbahce.

Lewandowski al Milan, ci siamo: parole chiarissime

I rossoneri, però, sono alla ricerca di un attaccante di livello assoluto, viste anche le difficoltà che sta vivendo Santiago Gimenez in questa stagione. Per Tare e Furlani potrebbe trattarsi di un colpo ‘alla Modric’: l’ex Real Madrid, oltre ad aver alzato enormemente il livello qualitativo del centrocampo del Milan, ha portato anche tutta la sua infinita esperienza e la sua abitudine a vincere.

Robert Lewandowski con la maglia della Polonia
Lewandowski al Milan, ci siamo: parole chiarissime – Calcionews24.com (Instagram Robert Lewandowski)

Proprio in queste ore è arrivata una notizia che potrebbe avvalorare ulteriormente l’ipotesi di vedere Lewandowski in maglia rossonera. Nei giorni scorsi si era parlato anche di un clamoroso scambio con Harry Kane che avrebbe portato l’attaccante inglese a Barcellona e il polacco a vestire nuovamente la maglia del Bayern Monaco.

Un’indiscrezione seccamente smentita dallo stesso Kane, che in un’intervista alla Bild ha dichiarato di non aver avuto alcun contatto di questo tipo né con il Barcellona né con altri club. “Mi sento molto tranquillo anche se non abbiamo ancora discusso della mia situazione con il Bayern – le parole di Kane – Non c’è fretta, sono davvero felice a Monaco di Baviera ed è molto improbabile che cambi qualcosa dopo questa stagione“.

Parole che hanno fatto felici i tifosi del Milan: Lewandowski è un obiettivo reale, anche se bisognerà convincere il giocatore ad accettare uno stipendio molto più basso rispetto a quello che gli garantisce oggi il Barcellona.

Atletico Madrid Inter, Chivu: «Confronto post partita? Alla squadra ho riferito le cose che andavano dette. Sulla sostituzione di Bonny…»

Atletico Madrid Inter, Chivu parla nel post partita della sfida ai microfoni di Prime Video. Ecco le parole del tecnico nerazzurro subito dopo il match

Nel post partita Cristian Chivu ha parlato ai microfoni di Prime Video. Le parole del tecnico dell’Inter dopo la sconfitta in casa dell’Atletico Madrid.

POST PARTITA – «Alla squadra ho detto quello andava detto. C’è molto rammarico. Ultimamente stiamo facendo fatica a portare a casa quanto meritiamo».

BONNY E ZIELINSKI – «Il polacco aveva un problema alla coscia e sono stato costretto. Il francese l’ho sostituito per avere forze fresche». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE DI CHIVU SU INTERNEWS24.COM

Eintracht Atalanta, Palladino: «Contento dei ragazzi. Una serata straordinaria. Ora dobbiamo fare una sola cosa»

Eintracht Atalanta, Palladino parla nel post partita della sfida ai microfoni di Sky Sport. Ecco le parole del tecnico della Dea subito dopo il match

Nel post partita di Eintracht Atalanta Palladino ha parlato ai microfoni di Sky Sport commentando la vittoria per 0-3 della sua Dea in Germania.

VITTORIA – «E’ stata una serata magica. Mi hanno regalato un qualcosa di davvero straordinario. Ora, però, dobbiamo restare umili e concentrati. Domenica abbiamo una nuova partita importantissima».

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PRESTAZIONE – «Ci sono sempre cose da migliorare. Giocavamo contro una squadra difficile e siamo stati bravi. Nel primo tempo è mancato il gol, nella ripresa l’abbiamo sbloccata. Forse potevamo segnare di più, ma era importante vincere».

Pagelle Atletico Madrid Inter, ecco i TOP e FLOP della sfida di Champions League! I voti

Pagelle Atletico Madrid Inter: ecco i TOP e FLOP della sfida valida per la quinta giornata di Champions League 2025/2026. Ecco le valutazioni

Prima sconfitta in Champions League per l’Inter di Chivu. Una rete di Gimenez nel recupero condanna i nerazzurri alla sconfitta per 2-1. Al momentaneo vantaggio di Alvarez, il club meneghino aveva risposto con Zielinki. I voti del match:

ATLETICO MADRID (4-4-2): Musso 6.5; Molina 6.5 (59′ Gonzalez N. 6), Giménez 7, Hancko 6.5, Ruggeri 6 (68′ Sorloth 6.5); G. Simeone 6, Barrios 6.5, Cardoso 6.5 (59′ Pubill 6.5), Gallagher 6 (59′ Koke 6.5); Alex Baena 6.5 (68′ Griezmann 6.5), Alvarez 7. Allenatore: Simeone

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INTER (3-5-2): Sommer 6; Akanji 6, Bisseck 6, Bastoni 6; Carlos Augusto 6, Barella 5.5, Calhanoglu 6 (72′ Frattesi 5.5), Zielinski 6.5 (65′ Sucic 5.5), Dimarco 5.5 (79′ Luis Henrique s.v.); Bonny 5.5 (65′ Thuram 5.5), Lautaro Martinez 5.5 (72′ Esposito P. 5.5). Allenatore: Chivu

Pagelle Eintracht Atalanta, ecco i TOP e FLOP della sfida di Champions League! I voti

Pagelle Eintracht Atalanta: ecco i TOP e FLOP della sfida valida per la quinta giornata di Champions League 2025/2026. Ecco le valutazioni

Vittoria importante per l’Atalanta in Champions League. Dopo un primo tempo non perfetto, nonostante i due pali, la squadra di Palladino dilaga nella ripresa con un tris che consente di salire a quota 10 in classifica e avvicinare il pass per il prossimo turno.

EINTRACHT FRANCOFORTE (4-2-3-1): Zetterer 5; Collins 4.5, Koch 6, Theate 5, Brown 5; Dahoud 5 (69′ Shkiri 5), Chaibi 5.5; Doan 5 (78′ Buta s.v.), Götze 5 (69′ Batshuayi 5), Knauff 5 (78′ Wahi s.v.); Burkardt 6 (59′ Bahoya 5.5). All. Toppmöller

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ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi 6.5; Kossounou 6.5, Hien 7, Djimsiti 6.5 (74′ Kolasinac 6); Bellanova 6.5, De Roon 6.5, Ederson 7 (69′ Musah 6), Zappacosta 7 (69′ Zalewski); De Ketelaere 7, Lookman 8.5 (82′ Sulemana s.v.); Scamacca 6.5 (69′ Krstovic 6). All. Palladino

Champions League, i risultati delle 21: crolla il Liverpool, poker del Real Madrid. Manita del PSG al Tottenham. Il resoconto

Champions League, è stata una serata ricca di gol e di emozioni. A sorpresa il Liverpool è caduto contro il PSV. Il resoconto

E’ stata una serata con diversi risultati a sorpresa in Champions League. Il più importate sicuramente la vittoria del PSV sul campo del Liverpool con il punteggio di 4-1. Poker anche del Real Madrid contro l’Olympiakos.

Il PSG supera 5-3 il Tottenham. Tris dello Sporting con il Brugge e dell’Arsenal al Bayern Monaco. Il resoconto dei match:

Arsenal Bayern Monaco 3-1
Atletico Madrid Inter 2-1
Eintracht Francoforte Atalanta 0-3
Liverpool PSV 1-4
Olympiakos Real Madrid 3-4
PSG Tottenham 5-3
Sporting Club Brugge 3-0

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Diretta Gol Champions League, tris dell’Atalanta a Francoforte. Gimenez ‘condanna’ l’Inter

Diretta Gol Champions League LIVE. Si chiude una due giorni decisiva per le italiane. Oggi tocca ad Atalanta ed Inter, entrambe impegnate in trasferta

Dopo le vittorie di Napoli e Juventus, la due giorni di Champions League si chiude con Atalanta ed Inter. I nerazzurri sono di scena a Madrid contro l’Atletico Madrid mentre la Dea sul campo del Francoforte. Segui con noi i live dei match.

SEGUI IL LIVE DI EINTRACHT FRANCOROTE ATALANTA

90’+3 – Termina il match

90′ – Tre minuti di recupero

82′ – Esce Lookman, entra Sulemana nell’Atalanta.

78′ – Doppio cambio nell’Eintracht: fuori Knauff e Doan, dentro Buta e Wahi.

74′ – Altro cambio nell’Atalanta: fuori Djimsiti, dentro Kolasinac.

70′ – Girandola di cambi. Nell’Atalanta fuori Scamacca, Ederson e Zappacosta, dentro Krstovic, Musah e Zalewski. Nell’Eintracht escono Gotze e Dahoud, al loro posto Batshuayi e Skhiri.

65′ – DILAGA L’ATALANTA! La squadra di Palladino dilaga. Prima Scamacca colpisce la traversa e poi de Ketelaere chiude i conti.

62′ – RADDOPPIO ATALANTA! Nel giro di 120″ la squadra di Palladino mette in ghiaccio il risultato. Altra ripartenza con Lookman che trova Ederson, con il brasiliano che trafigge il portiere avversario.

60′ – GOL ATALANTA! Errore in uscita dell’Eintracht, de Ketelaere trova Lookman sul secondo palo, che con il mancino non sbaglia.

59′ – Sostituzione Eintracht. Esce l’infortunato Burkardt, entra Bahoya.

46′ – Si riparte senza cambi.

45′ – Il primo tempo finisce senza recupero.

35′ – DOPPIO PALO ATALANTA! Inizia a farsi pericolosa anche la squadra di Palladino. Lookman supera un avversario, ma solo il palo salva l’Eintracht. Sul prosieguo dell’azione ancora un legno di Scamacca.

15′ – ANCORA UNA CHANCE PER IL FRANCOFORTE! Koch colpisce di testa da buona posizione, ma non inquadra la porta.

10′ – OCCASIONE FRANCOFORTE! L’Atalanta perde palla in uscita e il Francoforte prova a colpire in contropiede. Attento Carnesecchi su Chaibi.

1′ – Si parte

FORMAZIONI UFFICIALI

EINTRACHT FRANCOFORTE (4-2-3-1): Zetterer; Collins, Koch, Theate, Brown; Dahoud, Chaibi; Doan Götze Knauff; Burkardt. All. Toppmöller

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Kossounou, Hien, Djimsiti; Bellanova, De Roon, Ederson, Zappacosta; De Ketelaere, Lookman; Scamacca. All. Palladino


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FORMAZIONI UFFICIALI

ATLETICO MADRID (4-4-2): Musso; Molina, Giménez, Hancko, Ruggeri; G. Simeone, Barrios, Cardoso, Gallagher; Alex Baena, Alvarez. Allenatore: Simeone

INTER (3-5-2): Sommer; Akanji, Bisseck, Bastoni; Carlos Augusto, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Bonny, Lautaro Martinez. Allenatore: Chivu

Lazio, buone notizie dall’infermeria: Castellanos è rientrato in gruppo. Restano dubbi su Gila, ma Sarri ha già in mente il sostituto

Lazio, Castellanos è rientrato in gruppo e sarà a disposizione per la sfida contro il Milan. Resta ancora da valutare Gila: pronti Patric o Postvgaard

Un ritorno e uno stop segnano il periodo attuale della Lazio in vista delle prossime partite. Castellanos è tornato oggi pomeriggio ad allenarsi con il gruppo e potrebbe tornare tra i convocati già sabato sera, tornando a disposizione dopo un mese e mezzo di assenza. Durante la sosta di ottobre, il giocatore aveva subito una lesione di medio grado al retto femorale della coscia destra, che lo aveva costretto a fermarsi. Sarri valuterà con attenzione i tempi di utilizzo del Taty, soprattutto considerando che la prossima settimana la Lazio sarà impegnata in Coppa Italia contro il Milan e successivamente affronterà la delicata sfida all’Olimpico con il Bologna. Con l’imminente partenza di Dia per la Coppa d’Africa, diventa fondamentale non rischiare ricadute per Castellanos in un momento così importante della stagione.

Se da una parte c’è entusiasmo per il rientro di Castellanos, dall’altra la Lazio deve fare i conti con l’assenza di Cataldi a centrocampo. Gli ultimi accertamenti hanno evidenziato una lesione di lieve entità al polpaccio, che potrebbe tenerlo fermo per circa venti giorni. Ogni possibilità di recupero anticipato passerà per i test sul campo durante il protocollo riabilitativo. Come già accaduto nel secondo tempo contro il Lecce, toccherà a Vecino muoversi tra Guendouzi e Basic, ormai mezzali fisse della Lazio. Belahyane resta un’opzione in panchina, mentre per Dele-Bashiru sono ancora in corso valutazioni sul possibile reintegro in lista. L’infortunio di Cataldi potrebbe spingere la società a reinserirlo, decisione che sarà presa entro 24-48 ore.

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In attacco, la Lazio conferma Isaksen e Zaccagni come intoccabili. Cancellieri resta ancora fuori, con un recupero previsto per metà dicembre, dopo il grave problema muscolare subito nella trasferta di Bergamo. Dia rimane in pole per il ruolo di centravanti, con Noslin come alternativa possibile nelle prossime due-tre partite. Ogni scelta dovrà tenere conto anche del rientro di Castellanos, che potrebbe cambiare le gerarchie offensive della squadra.

In difesa, la situazione della Lazio sembra più tranquilla: Gila non desta preoccupazioni, ma Patric e Provstgaard restano pronti a subentrare in caso di necessità, come già avvenuto nel finale contro il Lecce. La gestione dei recuperi e delle forze disponibili sarà cruciale per la Lazio, che vuole affrontare con serenità le prossime gare, tra campionato e Coppa Italia, puntando a massimizzare la competitività e ridurre al minimo i rischi di nuovi infortuni.

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