Pagina 72 – Calcio News 24

Terremoto in Venezuela, il calcio piange Berroterán: ci sono anche giocatori dispersi

Venezuela, il terremoto colpisce anche il mondo del calcio: addio a Yimvert Berroterán, dispersi anche altri giocatori

I violenti terremoti che hanno colpito il Venezuela negli ultimi giorni hanno lasciato segni profondi anche nel mondo del calcio. Tra le vittime c’è il giovane centrocampista Yimvert Berroterán, appena diciottenne, uno dei talenti più promettenti del movimento locale.

Secondo quanto comunicato dalla Federazione venezuelana, oltre ai giocatori deceduti risultano anche alcuni calciatori dispersi, mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso nelle zone più colpite.

Una tragedia che scuote l’intero Paese e che lascia il calcio venezuelano in lutto, di fronte a una perdita umana e sportiva di enorme portata.

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COMUNICATO – “La Federazione Calcistica Venezuelana esprime il suo profondo cordoglio per la scomparsa di Yimvert Berroterán. Oggi, il calcio venezuelano saluta con immenso dolore un giovane che ha rappresentato con orgoglio, dedizione e amore i colori del nostro Paese. La sua scomparsa addolora l’intera famiglia Vinotinto e lascia un segno indelebile in tutti coloro che hanno condiviso con lui del tempo, dentro e fuori dal campo“.

E infine un messaggio di affetto: “Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia, agli amici, ai compagni di squadra, allo staff tecnico e ai suoi cari in questo momento di profondo dolore. Yimvert, la tua luce continuerà a brillare in ogni battito del cuore di un membro della famiglia Vinotinto. Riposa in pace“.

Mariani designato per Brasile Giappone: terza gara al Mondiale per il fischietto italiano

Maurizio Mariani ancora protagonista: dirigerà Brasile‑Giappone ai sedicesimi del Mondiale 2026

Maurizio Mariani torna a rappresentare l’arbitraggio italiano al Mondiale 2026. Il direttore di gara della sezione di Aprilia è stato scelto per dirigere Brasile‑Giappone, primo sedicesimo di finale della competizione: per lui sarà la terza partita in questa edizione, dopo Arabia Saudita‑Uruguay e Colombia‑Congo.

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La sfida, in programma lunedì 29 giugno, metterà di fronte la prima classificata del gruppo C, il Brasile di Carlo Ancelotti, e la seconda del gruppo F, il Giappone. Al fianco di Mariani ci saranno gli assistenti Daniele Bindoni e Alberto Tegoni, mentre il quarto ufficiale sarà lo svizzero Sandro Schaerer. Stephane De Almeida ricoprirà invece il ruolo di assistente di riserva.

Il percorso delle due nazionali

Il Brasile arriva alla fase a eliminazione diretta dopo aver chiuso il proprio girone al primo posto: 1‑1 contro il Marocco, poi 3‑0 ad Haiti e 3‑0 alla Scozia. Sette punti, gli stessi del Marocco, ma una differenza reti migliore che ha consegnato ai verdeoro la vetta del gruppo C.

Cammino diverso per il Giappone, comunque convincente: secondo posto nel gruppo F con 5 punti, alle spalle dell’Olanda. Dopo il 2‑2 proprio contro gli olandesi all’esordio, la nazionale asiatica ha travolto la Tunisia 4‑0 e chiuso la fase a gironi con l’1‑1 contro la Svezia.

Mariani, già protagonista in due gare del torneo, si prepara così a dirigere un incrocio di grande prestigio e peso tecnico, con due nazionali arrivate agli ottavi attraverso percorsi differenti ma altrettanto solidi.

Godfrey a un passo dai Rangers: formula del prestito con diritto di riscatto

Godfrey, l’Atalanta lo manda ai Rangers: si va verso l’operazione il prestito con diritto di riscatto

La trattativa per portare Benjamin Godfrey ai Rangers è ormai ben avviata. L’operazione, impostata sulla formula del prestito con diritto di riscatto, avvicina il difensore centrale classe ’98 a un futuro in Scozia, come raccolto anche insieme al collega di Sky Sport UK Sahil Jaidka.

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Il giocatore di proprietà dell’Atalanta arriva da una stagione trascorsa in Danimarca con il Bröndby IF, dopo un percorso ricco di esperienze in Inghilterra tra Norwich, Everton, Ipswich e Sheffield United.

Il club scozzese punta sulla sua versatilità e sulla sua esperienza internazionale, mentre la Dea valuta l’operazione come un passaggio utile per garantirgli continuità e minuti.

Algeria Austria, 44 anni dopo: a caccia dei sedicesimi con il fantasma del 1982. “Biscotto” o vendetta attesa da anni?

Algeria Austria dei Mondiali 2026 riporta alla mente quanto successo 44 anni fa: “biscotto” o vendetta attesa da anni? L’analisi completa

Stasera, al Kansas City Stadium, Algeria e Austria scendono in campo per chiudere la terza e ultima giornata del Gruppo J del Mondiale 2026. Una sfida cruciale che vale il passaggio ai sedicesimi di finale, ma che inevitabilmente riporta la memoria a uno dei capitoli più iconici e controversi nella storia della Coppa del Mondo: l’incrocio di Spagna ’82.

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Il precedente di Oviedo: la firma di Schachner e Krankl

Il primo e unico precedente tra le due nazionali ai Mondiali risale al 21 giugno 1982. L’Algeria si presentava allo stadio Carlos Tartiere di Oviedo sulle ali dell’entusiasmo: pochi giorni prima aveva compiuto un’impresa epocale battendo 2-1 la Germania Ovest, diventando la prima nazionale africana a sconfiggere una squadra europea in un Mondiale.

Tuttavia, l’Austria si dimostrò un ostacolo insormontabile. Solidi e tatticamente disciplinati, gli austriaci frenarono l’impeto dei Fennecs imponendosi per 2-0 grazie alla concretezza dei propri fuoriclasse offensivi. Nella ripresa, un rimpallo fortunato favorì Walter Schachner, all’epoca attaccante del Cesena (in seguito sarebbe approdato al Toro), che al 55′ sbloccò la gara infilando la palla sul secondo palo. L’Algeria reagì con veemenza, ma al 68′ ci pensò il leggendario bomber Hans Krankl a chiudere i giochi, spegnendo le speranze nordafricane: un sinistro in diagonale perfetto, a coronare una ripartenza che trovò sbilanciata la nazionale algerina

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L’ombra della “Vergogna di Gijón”

Quella sconfitta per 2-0 si rivelò fatale per le sorti dell’Algeria, innescando l’episodio più discusso di quell’edizione. Nonostante il successivo successo algerino sul Cile (3-2), l’Austria e la Germania Ovest diedero vita al famigerato “Patto di non belligeranza di Gijón“. La vittoria per 1-0 della Germania (risultato che garantiva la qualificazione a entrambe le europee) trasformò il secondo tempo in una lunga e sterile melina, eliminando clamorosamente l’Algeria per differenza reti. Un episodio che indignò il mondo intero e spinse la FIFA a imporre per sempre la contemporaneità delle partite nell’ultima giornata dei gironi.

Il match di stasera: rivincita o calcolo?

Oggi, 44 anni dopo quell’estate spagnola, la storia ci regala un nuovo, affascinante incrocio. Con l’Argentina già prima nel girone e la Giordania ormai eliminata, Austria e Algeria si trovano a pari punti, con gli austriaci avanti solo per la differenza reti (3/3 contro 2/4).

Ironia della sorte, un pareggio stasera garantirebbe a entrambe l’accesso al turno successivo. Per il popolo algerino, tuttavia, questa non è una semplice gara della fase a gironi, ma l’occasione tanto attesa per esorcizzare il passato e riscrivere un finale rimasto indigesto per oltre quattro decenni. Ci sarà un patto (anche non dichiarato) o il tentativo di cercare una vendetta?

Stop alle critiche a Kenan Yildiz! La Juve protegga il suo talento più grande, tre tesi che spazzano via gli isterismi – VIDEO di Marco Baridon

Basta criticare Kenan Yildiz: l’analisi della stagione del numero 10 della Juventus tra club e Mondiali con la Turchia – VIDEO di Marco Baridon

Il mondo del calcio è spesso privo di memoria, e il recente calderone di polemiche piovuto addosso a Kenan Yildiz ne è la dimostrazione più lampante. Il fantasista della Juventus è finito improvvisamente sul banco degli imputati a causa di una serie di prestazioni sottotono, dando il via a un processo mediatico decisamente ingeneroso. Analizzando l’intera annata con la dovuta lucidità, emergono tuttavia elementi oggettivi che impongono una narrazione ben diversa e molto più protettiva nei confronti del gioiello turco.

La flessione realizzativa e la delusione con la Turchia

I detrattori del classe 2005 si aggrappano comprensibilmente ai dati statistici più recenti per giustificare le proprie tesi. È innegabile che la spedizione ai Mondiali 2026 con la selezione turca sia stata avara di soddisfazioni: un’uscita di scena prematura già alla fase a gironi, accompagnata da uno score personale rimasto fermo a 0 gol e 0 assist. Questo digiuno ha fatto seguito a un periodo complicato vissuto anche in maglia bianconera, dove l’attaccante ha smarrito la via della rete nelle battute conclusive del torneo: l’ultimo sigillo ufficiale con la Vecchia Signora è datato infatti 21 marzo, sancendo una seconda parte d’anno con le polveri bagnate.

Un pilastro insostituibile: le cifre e il no alle big d’Europa

Tuttavia, ridurre il valore assoluto di Yildiz a questo singolo passaggio a vuoto significa ignorare il peso specifico del calciatore. Parliamo dell’indiscusso uomo simbolo del nuovo ciclo della Continassa, un ragazzo che ha giurato fedeltà ai colori torinesi firmando il rinnovo contrattuale, respingendo al mittente le ricche lusinghe economiche e sportive dei maggiori top club continentali, pronti a garantirgli ingaggi più faraonici e bacheche pronte all’uso. Il bilancio complessivo della sua stagione resta d’altronde indiscutibile: 11 reti e 10 passaggi vincenti complessivi, numeri d’alta scuola che lo hanno reso il quinto elemento più impiegato nelle rotazioni dell’intera rosa juventina.

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I problemi a polpaccio e ginocchio: il peso degli infortuni

La chiave di lettura fondamentale per comprendere questa flessione atletica risiede però nei bollettini medici. Fin dal mese di febbraio, Yildiz è stato costretto a stringere i denti a causa di ripetuti acciacchi strutturali. Prima un doloroso fastidio al polpaccio, seguito poi da un cronico problema al ginocchio ne hanno pesantemente limitato la brillantezza sul rettangolo verde, condizionando in modo evidente sia la volata finale in campionato sia l’avventura mondiale con la propria nazionale. Davanti a un simile quadro clinico, l’ambiente societario e la tifoseria devono mostrare maturità giuridica e calcistica, mettendo da parte le reazioni isteriche per fare scudo attorno al talento più puro della Juventus.

Luis Suarez spegne i paragoni: «Messi e Yamal sono unici e completamente differenti tra di loro»

Luis Suarez, ex attaccante, ha voluto dribblare il paragone tra Lionel Messi e Lamine Yamal. Ecco le dichiarazioni del Pistolero

Luis Suarez interviene a gamba tesa per smorzare l’enorme peso delle aspettative che circondano la stella emergente Lamine Yamal. L’attaccante uruguaiano dell’Inter Miami, fraterno amico e compagno di squadra di Lionel Messi, ha esortato tifosi e addetti ai lavori a interrompere i continui accostamenti tra il diciottenne spagnolo e la leggenda argentina. Secondo il Pistolero, pur condividendo indiscusse qualità tecniche, si tratta di due talenti profondamente diversi.

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Il peso delle aspettative e l’impatto di Yamal al Mondiale 2026

Intervistato sulle pagine del Mundo Deportivo, Suarez ha elogiato le straordinarie doti di Yamal, cresciuto proprio come Messi nella prestigiosa Masia del Barcellona e dotato di un mancino purissimo, ma ha ribadito l’assoluta necessità di valutare i due percorsi in modo totalmente indipendente, senza creare inutili pressioni.

  • Paragoni “odiosi”:Hanno lo stesso piede e una qualità immensa, ma sono giocatori completamente differenti“, ha spiegato il centravanti. “I risultati di Leo e ciò che continua a fare alla sua età parlano da soli. Il nostro augurio è che Lamine possa un giorno raggiungere i suoi stessi, straordinari livelli”.
  • Maturità sotto pressione: Suarez ha evidenziato il forte impatto del talento iberico in questo Mondiale nordamericano: “Nella gara contro il Capo Verde, la Spagna faticava a creare vere occasioni. Quando è entrato Lamine, l’inerzia è radicalmente cambiata. Tutti lo cercavano, sapevi che stava per inventare qualcosa. Sa benissimo che gli occhi del mondo sono puntati su di lui, ma sta gestendo questa immensa responsabilità in modo maturo ed eccellente“.

L’infinita fame di Messi e la mentalità vincente

Oltre a proteggere il talento di Yamal, Suarez ha voluto esaltare l’incredibile tenuta mentale di Lionel Messi, zittendo chi pensava che il trasferimento in MLS coincidesse con la fine della sua competitività.

  • Una determinazione feroce:Leo ha ancora una voglia famelica di dimostrare di essere il migliore assoluto“, ha raccontato Suarez. “L’altro giorno al Mondiale ne ha dato l’ennesima prova tangibile: ha sbagliato un rigore nei primissimi minuti, ma non si è scoraggiato affatto. Ha continuato a spingere e ha finito per segnare due gol decisivi. Se fosse crollato emotivamente, l’intera Argentina sarebbe affondata con lui“.
  • L’impegno all’Inter Miami: Suarez ha infine respinto l’idea di un rilassamento americano per entrambi: “Ci chiedono spesso perché ci arrabbiamo ancora durante gli allenamenti a Miami. Semplicemente, siamo fatti così: competiamo fin da bambini e lo faremo fino al giorno del nostro ritiro“.

Calciomercato Genoa: Meichtry più vicino, il Thun lo esclude. Fatta per Wiafe e Tony, mentre sul fronte cessioni emergono queste novità!

Calciomercato Genoa: novità su Meichtry, Wiafe e Tony per gli acquisti così come sul fronte cessioni. Quali sono gli ultimissimi sviluppi

Il calciomercato del Genoa entra nel vivo, con il club ligure pronto a piazzare un colpo importante per la linea mediana a disposizione del tecnico Daniele De Rossi. La dirigenza rossoblù sta infatti stringendo i tempi per l’approdo in Serie A di Franz-Ethan Meichtry, talento in uscita dal campionato svizzero.

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Meichtry a un passo dal Grifone

L’indizio decisivo sulle sorti del centrocampista è arrivato direttamente dalla Svizzera. In occasione della Burkhalter Cup (torneo amichevole dove il Thun ha battuto il Breitenrain per 3-2 e pareggiato 1-1 contro lo Young Boys), il club elvetico ha diramato un comunicato ufficiale per annunciare l’esclusione di alcuni tesserati: “Non sono inclusi nella rosa Elmin Rastoder, Ethan Meichtry e Matthias Tomas a causa di un possibile trasferimento”.

Un segnale inequivocabile. Il giocatore ha infatti già raggiunto un accordo verbale con il Genoa, che è ora vicinissimo a chiudere l’operazione superando la forte concorrenza di alcune società neopromosse in Premier League.

Cessioni, rinnovi e il caso Frendrup

Parallelamente al mercato in entrata, il direttore sportivo Diego Lopez è molto attivo sul fronte delle uscite e delle conferme. Durante la trasmissione Calciomercato l’Originale su Sky Sport, il dirigente ha ufficializzato il rinnovo di Junior Messias fino al 2027.

Sul fronte partenze, dopo gli addii già annunciati di Ruslan Malinovskyi e Jean Onana, la massima attenzione è rivolta alla situazione di Morten Frendrup. Sul centrocampista danese il ds è stato trasparente: “Non parlo di offerte per rispetto dei club, ma ci sono nostri giocatori che stanno ricevendo approcci abbastanza chiari”.

Linea verde: in arrivo Wiafe e Osemahu Tony

Continua senza sosta anche il lavoro di scouting del Grifone, focalizzato sui profili più promettenti per il futuro:

  • Wiafe. Il gioiellino di proprietà del Modena è sempre più vicino al trasferimento in rossoblù. Nel potenziale asse con il club emiliano, potrebbe fare il percorso inverso il giovane portiere Leonardo Consiglio (classe 2006, reduce da un’ottima annata con le Dolomiti Bellunesi).
  • Fortunate Osemahu Tony. Sono attese a stretto giro le visite mediche per il talentuoso difensore classe 2008, che nella passata stagione ha collezionato ben 31 presenze da titolare in Serie D con la maglia del Legnago.

Francia, il caso Theo Hernandez: prestazioni deludenti e posto a rischio per i sedicesimi dei Mondiali

Francia, Theo Hernandez è un caso ai Mondiali: le prestazioni deludenti potrebbero fargli saltare il posto da titolare in vista dei sedicesimi di finale

Nonostante la netta vittoria per 4-1 della Francia contro una Norvegia ampiamente rimaneggiata, in casa Bleus si respira aria di tensione attorno a un ruolo specifico: la corsia mancina. Theo Hernandez, schierato titolare per la seconda volta in questi Mondiali 2026, continua a non convincere, alimentando crescenti dubbi sul suo rendimento.

Le difficoltà contro la Norvegia

L’ex esterno del Milan ha vissuto una serata estremamente complicata contro Oscar Bobb. Sebbene l’esterno norvegese sia reduce da una stagione opaca e senza reti al Fulham, Hernandez ha sofferto costantemente le sue accelerazioni. Saltato ripetutamente alle spalle e in palese difficoltà tecnica, Theo è mancato sia al momento del cross che nelle conclusioni a rete, terminate tutte fuori bersaglio. In un attacco francese trascinato dalla tripletta di Dembélé, il suo apporto è stato nullo: a differenza dell’ottima intesa mostrata da Lucas Digne e Bradley Barcola contro l’Iraq, l’attuale giocatore dell’Al-Hilal non è mai riuscito a dialogare con il compagno di catena Désiré Doué.

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Numeri e incertezze difensive

Le statistiche confermano le sensazioni del campo: due tiri fuori bersaglio, un solo cross riuscito e svariati duelli persi. Ma a preoccupare maggiormente Didier Deschamps è l’involuzione tattica. Spesso posizionato molto basso, quasi in linea con Jules Koundé sul lato opposto, Hernandez è parso svuotato di quella spinta offensiva che lo ha sempre reso letale. La grave ingenuità commessa in area proprio su Bobb, costata un calcio di rigore, ne è l’emblema. Solo un grande intervento di Mike Maignan ha evitato che il punteggio scivolasse sul 2-3, mascherando un errore di foga e posizionamento.

Il ballottaggio in vista della Svezia

Questa prestazione opaca riapre inevitabilmente il dibattito sulla fascia sinistra. Se Deschamps continua a puntare su di lui nei match cruciali, le alternative premono: Lucas Digne garantisce maggiore rigore tattico, mentre il fratello Lucas Hernandez offre una solidità difensiva nettamente superiore. Le brillanti prestazioni offerte in Saudi Pro League sembrano al momento lontane dalle esigenze del grande palcoscenico internazionale. Con l’imminente sfida dei sedicesimi di finale contro la Svezia, in cui agirà l’esplosivo Anthony Elanga, il posto da titolare inamovibile di Theo Hernandez non è mai stato così in discussione.

Da spalla di Mbappé a riserva di lusso: i tre anni di Gonçalo Ramos al PSG. I gol nell’ultima Champions

Come sono andati i tre anni di Gonçalo Ramos al Psg? I numeri e l’analisi del rendimento del futuro nuovo attaccante del Milan

L’avventura di Gonçalo Ramos al Paris Saint-Germain si può riassumere in un curioso paradosso tattico: acquistato per essere il perno centrale dell’attacco, si è ritrovato a fungere da arma a partita in corso all’interno di un sistema che ha virtualmente abolito le punte.

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Prelevato dal Benfica per 65 milioni di euro (più 15 di bonus), il portoghese era sbarcato a Parigi con una missione chiara: agire da pivot per liberare gli spazi e favorire i movimenti di Kylian Mbappé. I piani, tuttavia, sono cambiati in fretta. L’addio del fuoriclasse francese in direzione Real Madrid e la profonda impronta di Luis Enrique hanno stravolto le gerarchie. Il tecnico spagnolo ha costruito un fronte offensivo basato sul concetto di falsi nove, mobilità e fluidità, caratteristiche che mal si sposano con l’identità di un centravanti puro come Ramos.

Il dilemma del modulo di Luis Enrique e le firme pesanti in Europa

Nonostante un assetto poco incline alle sue doti e la scomoda etichetta di “supersub”, il venticinquenne non si è mai arreso. Diventato un perno fondamentale dello spogliatoio per la sua abnegazione e il lavoro in copertura, Ramos ha saputo lasciare il segno nei momenti cruciali.

I numeri raccontano una parabola vissuta in chiaroscuro sul fronte del minutaggio, ma illuminata da acuti decisivi. Dopo le 16 presenze da titolare in Ligue 1 nella prima stagione, il portoghese è sceso a 12 nella seconda (complice un infortunio), trovando però spazio nel finale della Champions League vinta contro l’Inter. Nell’ultima annata, le titolarità in campionato sono state 13 e zero in Europa. Eppure, la sua firma sui trofei è incisa a fuoco: nella finale di Supercoppa Europea contro il Tottenham ha siglato il 2-2 al 94′ (andando a segno anche nella lotteria dei rigori), e nella recentissima finale di Champions contro l’Arsenal ha trasformato il primo dei calci di rigore che hanno deciso la sfida a favore dei francesi. Nell’ultima dell’edizione della competizione ha segnato oltre il novantesimo nel 5-0 rifilato all’Atalanta e sempre in coda alla partita ha permesso al Psg di vincere 2-1 in casa del Barcellona.

Affidabile nei finali incandescenti, Ramos ha però deluso quando chiamato a guidare l’attacco dal primo minuto, fatalmente penalizzato da un calcio privo di riferimenti offensivi statici. Oggi, a 25 anni e con una bacheca ricca di trionfi internazionali, il bomber lusitano è pronto a svestire i panni della riserva di lusso per assumere un ruolo da vero protagonista. Lontano da Parigi.

Chi è Casado, il talento del Barcellona che Jorge Mendes vuole portare al Milan

Casadó, il nuovo gioiello blaugrana nel mirino del Milan: la mossa di Mendes che può cambiare il mercato

Marc Casadó è uno dei talenti più interessanti usciti dalla cantera del Barcellona negli ultimi anni, un mediano moderno che Jorge Mendes ha messo sul tavolo del Milan proprio mentre i rossoneri stanno ridisegnando il loro centrocampo.

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Marc Casadó Torras, nato il 14 settembre 2003, è un centrocampista completo, cresciuto in tutte le categorie giovanili del Barça fino a diventare parte stabile della prima squadra. Oggi è valutato 18 milioni di euro e ha un contratto con il club blaugrana fino al 30 giugno 2028 .

Identikit tecnico: un mediano moderno e intelligente

Casadó è un mediano-regista capace di giocare davanti alla difesa, ma anche come interno o addirittura terzino destro all’occorrenza. Le sue qualità principali sono:

  • Intelligenza tattica e lettura delle linee di passaggio.
  • Recupero palla aggressivo ma pulito.
  • Visone di gioco e capacità di verticalizzare.
  • Mobilità: non è un play statico, ma un centrocampista dinamico.

Nella stagione 2025/26 ha collezionato 34 presenze ufficiali tra Liga, Champions League e Copa del Rey, giocando 1.396 minuti e mettendo a referto 1 assist . Numeri che confermano un ruolo crescente nel Barça, pur senza essere ancora un titolare fisso.

La trattativa con il Milan

Jorge Mendes, che cura gli interessi del giocatore, ha proposto Casadó al Milan nelle ultime ore di mercato. Il contesto è favorevole: Mendes è lo stesso agente che ha portato i rossoneri a chiudere per Gonçalo Ramos, e i rapporti con la dirigenza sono ottimi.

Il Barcellona vuole una cessione a titolo definitivo, mentre il Milan preferirebbe un prestito con diritto di riscatto, formula che permetterebbe di valutare il giocatore senza un investimento immediato troppo pesante. Sul centrocampista ci sono anche club spagnoli e alcune squadre arabe, pronte a offrire ingaggi più alti.

Perché Casadó è un profilo da Milan

Per età, caratteristiche e margini di crescita, Casadó è il tipo di centrocampista che si integra perfettamente in un progetto tecnico giovane e dinamico. Può dare equilibrio, intensità e qualità nella prima costruzione: esattamente ciò che il Milan cerca per completare il reparto.

Un talento formato nella scuola più prestigiosa d’Europa, con numeri già solidi e un futuro ancora tutto da scrivere.

Mondiali 2026, il Messico si ferma per la Nazionale: scatta il telelavoro nella Capitale

Il governo interviene per per favorire il sostegno alla Tricolor che giocherà i sedicesimi di finale al Mondiale 2026

Il calcio, in Messico, è molto più di una semplice passione sportiva: è un vero e proprio rito collettivo in grado di paralizzare o mobilitare un intero Paese. In vista dell’attesissima sfida della Tricolor, valida per i sedicesimi di finale dei Mondiali, il governo federale ha deciso di intervenire direttamente. Per gestire l’entusiasmo della piazza e il conseguente impatto logistico, è stato emesso un decreto ufficiale per l’implementazione del telelavoro nella giornata di martedì 30 giugno 2026.

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I dettagli del decreto: scuole chiuse e smart working

La misura straordinaria, che rappresenta il terzo provvedimento di questo tipo adottato dalle istituzioni, coinvolgerà in prima battuta tutti i dipendenti federali con uffici situati nell’area metropolitana di Città del Messico. A questa disposizione si affianca una decisione altrettanto impattante: la sospensione totale delle lezioni in tutte le scuole della capitale.

La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha fatto chiarezza sulle motivazioni alla base di questa scelta, spiegando che l’obiettivo dell’esecutivo è: “Contribuire alla mobilità urbana, alla sicurezza stradale, alla continuità delle attività amministrative e all’efficienza nella prestazione del servizio pubblico”. Evitare il collasso del traffico e dei mezzi pubblici prima, durante e dopo la gara è infatti considerato cruciale per la gestione dell’ordine in una megalopoli complessa come Città del Messico.

Le direttive per il settore privato e i servizi essenziali

Ovviamente, la flessibilità lavorativa non potrà essere applicata in modo indiscriminato. Dal provvedimento restano rigorosamente esclusi tutti i servizi essenziali per il funzionamento della comunità: continueranno a operare a pieno regime la sanità, le forze di sicurezza pubblica, i trasporti e tutto il personale legato direttamente all’imponente macchina organizzativa del torneo.

Per quanto riguarda le aziende private, il decreto non impone alcun vincolo obbligatorio, ma lancia un messaggio inequivocabile. Il testo ufficiale esorta apertamente il settore privato e sociale della capitale affinché, per il 30 giugno 2026: “In tutte le attività amministrative non essenziali, concedano le agevolazioni necessarie per implementare schemi di telelavoro, lavoro a distanza o modalità flessibili di organizzazione lavorativa”. Un invito che, di fatto, va a istituzionalizzare e incoraggiare una pratica già in uso nel Paese. Stando agli ultimi dati, infatti, il 18% delle imprese messicane concede già in autonomia ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da casa per poter tifare e seguire le gesta della propria nazionale.

Mondiali 2026: la Germania pesca il Paraguay nei sedicesimi di finale, ma gli ottavi sono da incubo

Mondiali 2026, Germania contro Paraguay nei sedicesimi: ma agli ottavi si prospetta un incubo. Il precedente del 2002 che sorride ai tedeschi

Era nell’aria, ma ora è arrivata la certezza aritmetica: il cammino della Germania nella fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo 2026 partirà contro il Paraguay. Un incrocio che rievoca dolci ricordi per i tifosi tedeschi, ma che nasconde insidie da non sottovalutare.

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Il tabellone e la sfida di Foxborough

La squadra guidata da Julian Nagelsmann si era già assicurata il primato nel Gruppo E prima ancora dell’indolore sconfitta per 1-2 contro l’Ecuador. Tuttavia, a causa del complesso regolamento FIFA per gli incroci con le terze classificate (un sistema che prevedeva inizialmente ben 495 scenari differenti), l’identità dell’avversaria è rimasta a lungo un rebus. Quando le combinazioni riguardanti Scozia e Svezia sono decadute, a risultare decisiva è stata la vittoria per 1-0 della Spagna sull’Uruguay.

L’appuntamento è fissato per lunedì sera alle 22:30 (ora italiana) a Foxborough, nei pressi di Boston. La compagine sudamericana approda ai sedicesimi dopo aver raccolto 4 punti nel Gruppo D: a seguito di una pesante sconfitta all’esordio contro i padroni di casa degli Stati Uniti (1-4), l’Albirroja ha saputo reagire superando la Turchia per 1-0 (rete decisiva di Matias Galarza) e blindando la qualificazione con lo 0-0 contro l’Australia.

Precedenti storici e l’ombra della Francia all’orizzonte

Non si tratta di una prima volta assoluta sul palcoscenico mondiale. I tifosi più attenti ricorderanno l’incrocio agli ottavi di finale dei Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone: in quell’occasione, la Mannschaft si impose di misura per 1-0 grazie a un guizzo all’88’ di Oliver Neuville, iniziando una cavalcata che si arrestò solo nella finalissima contro il Brasile. Più spettacolare, invece, l’amichevole disputata nell’agosto 2013 a Kaiserslautern, terminata con un rocambolesco 3-3 (con Manuel Neuer già a difesa dei pali tedeschi).

Nagelsmann non può permettersi cali di tensione, anche perché il tabellone promette scintille. Se la Germania dovesse superare l’ostacolo paraguaiano, agli ottavi di finale (in programma sabato 4 luglio a Philadelphia) si profilerebbe un banco di prova durissimo: la vincente della sfida tra la Svezia e la corazzata Francia, trascinata da stelle del calibro di Kylian Mbappé, Michael Olise e Ousmane Dembélé. E, in caso di ulteriore miracolo, i quarti di finale riserverebbero una tra Olanda, Marocco, Sudafrica o i co-organizzatori del Canada. Il percorso è tracciato, ora la parola passa al campo.

La grande lezione del Como (l’ennesima) a tutto il calcio italiano. Il caso Nico Paz e non solo

Como modello vincente nel calcio italiano: come il caso di mercato Nico Paz ha cambiato le regole da ora in poi

Il Como dà un’altra lezione al calcio italiano: ha esercitato la prelazione su Nico Paz e lo riporta al Lago per 60 milioni, dimostrando come capitale, strategia e volontà del giocatore possano ribaltare ogni scenario di mercato.

La mossa che ha sorpreso tutti

Il 26 giugno 2026 il Como ha sfruttato la corsia preferenziale concessa dal Real Madrid e ha formalizzato l’offerta per riacquistare Nico Paz a 60 milioni di euro, bloccando così una possibile asta internazionale e tagliando fuori pretendenti come l’Inter. Il Real, dal canto suo, ha esercitato la clausola di recompra e ha inserito una nuova contro‑clausola che permette ai Blancos di riportare il giocatore con un esborso superiore (segnalato intorno agli 80 milioni per l’estate successiva), mantenendo così il controllo sul futuro del talento.

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Perché è una lezione per il calcio italiano

Primo, il Como ha dimostrato che avere risorse economiche chiare e una strategia definita permette di competere anche con club più blasonati: la famiglia Hartono e la dirigenza hanno scelto di investire per consolidare il progetto tecnico.

Secondo, la volontà del giocatore ha contato: Paz avrebbe espresso la preferenza per restare al Como, elemento che ha facilitato la chiusura dell’operazione e ha reso il club lariano protagonista della trattativa.

Terzo, la gestione intelligente delle clausole contrattuali (recompra e percentuali su future rivendite) mostra come il dialogo con i grandi club possa trasformare una cessione in un’opportunità strategica, non solo in una perdita.

Il ritorno di Nico Paz al Como non è solo un colpo di mercato: è un caso di scuola su come capitale, chiarezza di progetto e la volontà del giocatore possano ribaltare gerarchie apparenti.

Il messaggio per il calcio italiano è netto: non basta essere grandi sulla carta, serve saper agire con decisione e costruire relazioni strategiche con i top club. Il Como, partito dai dilettanti solo pochi anni fa, conferma di essere oggi una realtà capace di dettare l’agenda del mercato nazionale.

L’emozione di Abdoulaye Seck: la dedica speciale per il figlio scomparso nel match Senegal-Iraq

Abdoulaye Seck ha emozionato tutti durante Senegal Iraq: la dedica speciale con una maglietta per il figlio scomparso

La decisiva sfida tra Senegal e Iraq sul palcoscenico della Coppa del Mondo non ha regalato soltanto importanti verdetti legati alla classifica dei gironi. Al di là del netto responso del campo, la serata è stata profondamente segnata da un momento di straordinaria e commovente intensità umana che ha visto come protagonista assoluto il difensore centrale della compagine africana, Abdoulaye Seck. Il match si è concluso con un perentorio 5-0 in favore dei Leoni della Teranga, un risultato rotondo che permette alla selezione di mantenere pienamente vive le speranze di qualificazione ai sedicesimi di finale attraverso il meccanismo del ripescaggio delle migliori terze.

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Il gesto oltre il calcio: l’assist e l’omaggio silenzioso

L’episodio che ha scosso emotivamente gli spettatori di tutto il mondo si è verificato in concomitanza con un’azione di gioco decisiva per le sorti dell’incontro. Dopo aver fornito un pregevole assist vincente per una delle marcature della propria squadra di Diarra, il calciatore classe 1992 ha scelto deliberatamente di non unirsi ai consueti festeggiamenti collettivi con il resto della squadra.

Anziché correre verso i compagni o sotto la curva dei sostenitori, il difensore si è isolato dal gruppo, camminando solitario verso il centro del rettangolo verde. Visibilmente commosso, Seck ha sollevato la divisa ufficiale per mostrare una maglietta personalizzata indossata sotto la tenuta da gioco, rivolgendo lo sguardo e indicando il cielo in un silenzioso e struggente rito di devozione.

Il significato della maglia: «Forever» per il suo bambino

Sulla t-shirt bianca era impressa l’immagine del suo bambino e una scritta singola, emblematica e profonda: «Forever». Una semplice parola destinata a racchiudere un dolore immenso e un amore che non conoscerà mai fine. Attraverso questo toccante e spontaneo tributo pubblico, l’esperto difensore ha voluto onorare e ricordare la memoria del figlio, scomparso pochi anni fa.

La tragedia familiare, che aveva profondamente segnato la vita privata dell’atleta, è riaffiorata così davanti alle telecamere della più importante competizione calcistica globale, trasformando una normale dinamica di gioco in un messaggio di eterno affetto paterno. Il successo sportivo del Senegal assume così una doppia valenza: fondamentale per il prosieguo del cammino della squadra, ma memorabile soprattutto per il suo immenso valore umano. Il gesto di Seck rimarrà senza dubbio uno degli scatti più iconici e toccanti di questi Mondiali 2026.

L’Atletico Madrid irrompe su Hjulmand! Simeone stregato, pronta l’offerta per strapparlo allo Sporting CP. Ecco le cifre dell’affare

Hjulmand è diventato l’oggetto del desiderio dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone: ecco le cifre dell’offerta per lo Sporting CP

L’Atlético Madrid punta a ridisegnare la propria linea mediana in vista della prossima stagione e ha inserito un nuovo, prestigioso nome sul proprio taccuino dei desideri. Secondo Marca, i Colchoneros stanno monitorando con estrema attenzione il profilo di Morten Hjulmand, centrocampista danese che si sta consacrando ad alti livelli con la maglia dello Sporting CP. La dirigenza spagnola è alla ricerca di innesti di spessore per innalzare il tasso tecnico e fisico del reparto nevralgico del campo.

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Il retroscena: salta João Gomes dopo la rottura con Jorge Mendes

La virata improvvisa sul mediano della compagine portoghese nasce dal naufragio di una trattativa che la dirigenza considerava ormai virtualmente definita. Il direttore sportivo dei madrileni, Mateu Alemany, aveva infatti raggiunto un accordo di massima per assicurarsi le prestazioni di João Gomes, talento di proprietà del Wolverhampton.

Tuttavia, l’affare è andato clamorosamente in fumo a causa di recenti e insanabili disaccordi con Jorge Mendes. I rapporti tra il club spagnolo e il potente procuratore lusitano si sono irrigiditi a seguito del fallimento della parallela operazione legata a Bernardo Silva, portando a un’immediata e definitiva interruzione dei negoziati per il giocatore dei Wolves.

Simeone vuole due rinforzi: Hjulmand è l’obiettivo ideale

Davanti a questo scenario, l’allenatore dei biancorossi, Diego Simeone, ha espresso il proprio totale gradimento per le caratteristiche tecniche e carismatiche del danese. Il tecnico argentino lo considera l’elemento perfetto per dare equilibrio e geometrie alla squadra, tanto che l’Atlético sta seriamente valutando l’opportunità di formulare un’offerta ufficiale nelle prossime settimane. I piani di Alemany sono chiari e ambiziosi: la strategia societaria prevede l’arrivo di due giocatori per rafforzare il centrocampo, così da consegnare allo staff tecnico una rosa profonda e competitiva.

Il calciatore è reduce da una grande stagione con lo Sporting CP, durante la quale si è imposto all’attenzione dei principali club europei grazie a prestazioni di assoluto spessore sia in campionato che nelle coppe continentali. A 27 anni, il ragazzo ha raggiunto la piena maturità calcistica e il suo valore di mercato attuale, secondo Transfermarkt, si attesta sui 45 milioni di euro. Una cifra importante, che testimonia lo status internazionale raggiunto dall’ex centrocampista del Lecce, ormai pronto al definitivo salto di qualità in Liga.

Weghorst dice addio all’Ajax, è ufficiale: l’attaccante olandese riparte dal Twente. Quale eredità ha lasciato ai Lancieri

Weghorst lascia l’Ajax e approda al Twente. Tutti i dettagli e l’analisi sull’addio dell’attaccante olandese ai Lancieri

Un cambiamento di rilievo si profila nel massimo campionato calcistico olandese. Il centravanti della nazionale Oranje, Wout Weghorst, saluta ufficialmente l’Ajax per iniziare un capitolo all’interno della propria carriera professionistica. L’esperto attaccante, che ha spento trentatré candeline, proseguirà infatti il suo percorso sportivo tra le fila del Twente, club che si assicura le sue prestazioni in seguito alla naturale scadenza del vincolo contrattuale che legava il giocatore ai Lancieri di Amsterdam.

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L’approdo nella capitale e l’impatto sotto la gestione di Francesco Farioli

La parentesi del possente centravanti alla Johan Cruijff Arena era cominciata nell’agosto del 2024, momento in cui la dirigenza olandese aveva concluso le trattative per il suo trasferimento a titolo definitivo dalla compagine britannica del Burnley. Fin dalle prime battute della sua avventura, il calciatore si è rivelato una risorsa di fondamentale importanza per le dinamiche offensive della formazione guidata dal tecnico italiano Francesco Farioli.

Nel corso dell’annata del suo debutto in maglia biancorossa, Weghorst è riuscito a collezionare 24 presenze in Eredivisie, mettendo a referto ben dieci gol che lo hanno consacrato come il miglior marcatore dell’Ajax al termine di quella specifica stagione. Oltre all’ottimo rendimento mostrato entro i confini nazionali, la punta ha offerto il proprio contributo anche in ambito internazionale con cinque apparizioni in UEFA Europa League — siglando una rete nella sfida disputata in trasferta contro il Qarabağ FK — e disputando due incontri valevoli per la coppa nazionale (Coppa KNVB).

Le statistiche dell’ultimo anno e il bilancio complessivo in biancorosso

Durante l’ultima stagione calcistica, l’apporto del centravanti d’area di rigore è rimasto costante, come testimoniano i gettoni di presenza accumulati nelle varie competizioni. Il classe 1992 è sceso sul rettangolo verde in 34 occasioni complessive: il blocco principale è costituito dalle 27 partite giocate nella VriendenLoterij Eredivisie, alle quali si aggiungono cinque prestigiose notti europee nella prestigiosa vetrina della Champions League e due sfide cruciali relative ai play-off continentali, il tutto impreziosito da un bottino personale di nove reti.

L’esperienza complessiva di Weghorst con la prima squadra dell’Ajax si chiude dopo un intenso biennio e con statistiche di assoluto rispetto per la categoria. Il calciatore si congeda ufficialmente dal pubblico di Amsterdam dopo aver totalizzato la bellezza di 65 presenze ufficiali, arricchite da 20 gol complessivi e sei assist vincenti distribuiti ai propri compagni di squadra, pronto a rimettersi in gioco con la maglia del Twente.

Impresa storica di Capo Verde: qualificazione che ribalta ogni pronostico. E lo sfottò finale diventa virale sul web, cosa c’è dietro!

Capo Verde qualificato ai sedicesimi di finale dei Mondiali 2026. Impresa storica, suggellata da un’esultanza finale che è diventata subito virale

Un piccolo Stato insulare di appena 530.000 abitanti ha appena firmato l’impresa più incredibile, romantica e inaspettata della fase a gironi dei Mondiali 2026. All’inizio della massima kermesse calcistica, i principali bookmakers internazionali assegnavano a Capo Verde una quota quasi irrisoria: appena l’1% di possibilità di superare il turno e accedere alla fase successiva. Contro ogni parere della vigilia, la selezione africana ha letteralmente stravolto i dati statistici, conquistando uno storico accesso ai sedicesimi di finale e trasformando i propri calciatori in autentici eroi nazionali.

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Tre pareggi d’oro nel girone di ferro con Spagna e Uruguay

Il cammino degli uomini guidati dal commissario tecnico Pedro Leitão Brito, calcisticamente conosciuto da tutti con il soprannome di Bubista, è stato un autentico capolavoro di organizzazione difensiva, cuore e resilienza tattica. Inseriti in un raggruppamento che alla vigilia appariva come un ostacolo insormontabile, la compagine oceanica ha dovuto vedersela con autentiche superpotenze del calcio mondiale come la Spagna e l’Uruguay, oltre alla sempre ostica Arabia Saudita.

Al capitano Vozinha e ai suoi compagni di squadra sono bastati tre pareggi consecutivi in altrettante partite disputate per blindare il passaggio del turno. Un percorso netto e senza sconfitte che ha permesso alla squadra di posizionarsi davanti a blasonati avversari e di scrivere una delle pagine più memorabili e affascinanti nella storia recente della Coppa del Mondo.

Il verdetto del campo e lo sfottò diventato virale sul web

La certezza matematica della qualificazione è arrivata al termine di novanta minuti vissuti con il fiato sospeso. Il pareggio a reti bianche ottenuto contro la selezione saudita ha costretto i capoverdiani a rimanere sul terreno di gioco in attesa del fischio finale della contemporanea sfida tra l’Uruguay e gli spagnoli. La definitiva caduta della Celeste ha dato il via a una festa incontenibile, caratterizzata da lacrime di gioia, abbracci e cori liberatori.

Nel giro di pochissimo tempo, il video dei festeggiamenti del gruppo all’interno dello spogliatoio è diventato virale sul web. Nel filmato si vedono i giocatori ballare e fare il segno del numero uno con il dito, urlando ripetutamente a gran voce «1%». Un chiaro e ironico riferimento alla percentuale di successo che era stata loro attribuita dagli scommettitori all’alba del torneo, un dettaglio numerico tramutato oggi in una splendida realtà che candida ufficialmente Capo Verde a essere la favola più bella di questa competizione iridata.

Mondiali 2026, allarme infortuni! La Spagna perde Nico Williams e Yeremy Pino, Hien lascia il ritiro della Svezia e torna all’Atalanta

Mondiali 2026, gli infortuni di Nico Williams e Yeremy Pino preoccupano la Spagna. Hien dice addio alla competizione e lascia il ritiro della Svezia

Una notte dalle forti contrapposizioni emotive per le protagoniste dei Mondiali. Se da un lato il verdetto del campo premia le ambizioni sportive, dall’altro i bollettini medici gettano un’ombra pesante sul proseguimento del torneo, costringendo diversi top player a salutare anzitempo la competizione negli Stati Uniti.

Spagna prima nel girone, ma è emergenza esterni per De La Fuente

La selezione iberica supera di misura l’Uruguay per 1-0 grazie alla firma di Álex Baena e ipoteca il primato nel gruppo, staccando il pass per i sedicesimi di finale. Tuttavia, la gioia delle Furie Rosse è mitigata dalle pessime notizie provenienti dall’infermeria. Il danno maggiore riguarda Yeremy Pino: l’ala in forza al Crystal Palace, inserita nella ripresa, ha rimediato la frattura della clavicola. Un infortunio grave che rischia di estrometterlo definitivamente dalla Coppa del Mondo. Il commissario tecnico De La Fuente ha commentato l’accaduto manifestando profonda preoccupazione:

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«Purtroppo potrebbe trattarsi di una frattura alla clavicola, vedremo. Domani si sottoporrà ad alcuni esami. Sta soffrendo molto, e lo sforzo che ha fatto per arrivare fino alla fine della partita è stato straordinario, eroico. Gli sono molto grato, e i suoi compagni di squadra lo sono ancora di più».

Ad aggravare la situazione nel reparto offensivo si aggiunge lo stop di Nico Williams. L’esterno dell’Athletic Bilbao ha accusato un doloroso fastidio all’inguine dopo il suo ingresso in campo. Secondo le indiscrezioni diffuse da Mundo Deportivo, lo staff medico esprime forte pessimismo, specie considerando che il giocatore era appena rientrato da una delicata pubalgia. Questa emergenza sugli esterni costringe gli spagnoli a forzare i tempi per il recupero di Victor Muñoz (neo-acquisto del Liverpool), il quale si allena ancora a parte e resta in forte dubbio per il match del 2 luglio alle ore 21:00 contro una tra Austria e Algeria.

Tegola Svezia: Isak Hien lascia il ritiro e torna all’Atalanta

Non va certamente meglio alla compagine scandinava, che perde ufficialmente uno dei suoi leader difensivi insostituibili. La federazione svedese ha infatti annunciato il forfait di Isak Hien, costretto ad abbandonare definitivamente il torneo per fare immediato ritorno a Bergamo. Il centrale dell’Atalanta, sempre schierato dal primo minuto nella fase a gruppi, ha alzato bandiera bianca durante il match contro il Giappone.

Il commissario tecnico Graham Potter non ha nascosto il proprio dispiacere:

«È davvero un peccato per Isak e per tutti noi».

La conferma dell’entità dello stop è arrivata direttamente dal responsabile dello staff medico svedese, Jonas Werner, il quale ha chiarito la situazione clinica che costringerà il giocatore a un lungo stop:

«Isak ha riportato una lesione ai muscoli posteriori della coscia sinistra di entità tale da impedirgli di proseguire il Mondiale. Tornerà al suo club e l’infortunio lo terrà lontano dai campi di gioco per un certo periodo».

Disastro Uruguay ai Mondiali: il caso Muslera, la follia di Canobbio, la furia di Bielsa e lo spogliatoio spaccato. Cronaca di una notte horror

Uruguay eliminato ai Mondiali 2026: la cronaca di una notte horror che ha portato al clamoroso flop nella competizione iridata

Prima del fischio d’inizio della rassegna iridata, Marcelo Bielsa si era espresso con una profezia decisamente cupa: “Sarà il Mondiale peggiore di sempre“. Tuttavia, l’esperto commissario tecnico argentino difficilmente avrebbe immaginato che il suo Uruguay si sarebbe trasformato nella delusione più cocente dell’intera competizione. La definitiva sconfitta subita contro la Spagna di Luis de la Fuente ha sancito l’inaspettata eliminazione della Celeste, incapace di superare un raggruppamento che comprendeva anche compagini sulla carta abbordabili come Arabia Saudita e Capo Verde. Il triplice fischio finale ha dato il via a una scia di fortissime polemiche, tra scenate nervose del ct e gesti sconsiderati dei calciatori sia sul terreno di gioco che fuori.

Il caso Muslera e la frattura insanabile con Valverde

La spedizione uruguaiana ha iniziato a vacillare sul rettangolo verde a causa di clamorosi errori individuali. Il portiere Fernando Muslera è stato infatti protagonista di un’ennesima e pesante ingenuità, spingendo Bielsa a una drastica decisione: la sostituzione immediata del pezzo da novanta durante l’intervallo.

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La tensione è salita ulteriormente al minuto 57, quando il tecnico ha richiamato in panchina la stella del Real Madrid, Federico Valverde, per inserire Viñas. Il centrocampista non ha affatto gradito la scelta dell’allenatore: una volta raggiunta la panchina, si è coperto la bocca con la divisa da gioco per nascondere la rabbia. Secondo diverse indiscrezioni circolate con insistenza sui social, il classe ’97 avrebbe rivolto parole irripetibili e insulti pesanti all’indirizzo del proprio allenatore, a testimonianza di una rottura ormai totale tra il gruppo e la guida tecnica.

La follia di Canobbio e lo sfogo televisivo del “Loco”

Il punto di non ritorno si è verificato al 95′ del match. L’esterno Agustín Canobbio è stato punito con un cartellino rosso diretto a causa di un bruttissimo intervento ai danni del difensore iberico Cubarsí. Ricevuta l’espulsione, il calciatore ha perso completamente il controllo, arrivando a spintonare e a mettere le mani addosso all’arbitro Ismail Elfath. Un comportamento inaccettabile che costerà al giocatore una lunghissima e pesante squalifica da parte degli organi disciplinari della FIFA.

Il clima di estremo nervosismo ha contagiato anche lo stesso Bielsa nel post-partita. È diventato immediatamente virale il filmato del ct che urla infuriato a bordo campo prima dell’inizio delle interviste di rito, irritato per un ritardo tecnico nei collegamenti televisivi. Il “Loco” ha poi liquidato la giornalista presente con risposte telegrafiche e prive di reali spiegazioni calcistiche, siglando l’atto finale di un’avventura mondiale fallimentare e contraddistinta da una gestione dello spogliatoio ormai fuori controllo.

Roma, torna d’attualità Kessie: il centrocampo di Gasperini potrebbe ritrovare un volto conosciuto

Secondo il Corriere dello Sport, il centrocampista ivoriano Kessie è tra i profili valutati per rinforzare la mediana giallorossa in vista della Champions League

La Roma continua a muoversi sul mercato alla ricerca di rinforzi per affrontare una stagione che vedrà i giallorossi impegnati anche in Champions League. Tra i nomi tornati in orbita capitolina c’è quello di Franck Kessié, centrocampista ivoriano che potrebbe presto salutare l’Al-Ahli per fare ritorno nel calcio europeo.

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Come riportato dal Corriere dello Sport, il profilo dell’ex Milan sarebbe nuovamente finito sul taccuino della dirigenza romanista, alla ricerca di un giocatore capace di garantire forza fisica, esperienza internazionale e solidità in mezzo al campo.

Un profilo già conosciuto da Gasperini

Uno degli aspetti che rendono Kessié particolarmente interessante è il suo passato con Gian Piero Gasperini. L’ivoriano ha infatti mosso i primi passi nel calcio italiano proprio con l’Atalanta, dove ha lavorato agli ordini dell’attuale tecnico della Roma, assimilando principi tattici e intensità di gioco che potrebbero facilitare un eventuale inserimento.

Negli ultimi mesi il suo nome era già stato accostato ai giallorossi, ma ora la pista sembrerebbe essersi riaccesa.

Contratto in scadenza e nuova occasione

L’avventura in Arabia Saudita potrebbe essere arrivata ai titoli di coda. Kessié è infatti in scadenza di contratto con l’Al-Ahli e tra pochi giorni sarà libero di scegliere una nuova destinazione.

L’ingaggio percepito nel campionato saudita, pari a circa 14 milioni di euro a stagione, rappresenta naturalmente una cifra fuori portata per la Roma. Un eventuale ritorno in Serie A passerebbe inevitabilmente attraverso un importante ridimensionamento delle richieste economiche.

Sul giocatore, però, resta alta anche la concorrenza di altri club europei interessati a un centrocampista con il suo curriculum.

Perché Kessié può essere utile alla Roma di Gasperini

Dal punto di vista tattico, Kessié rappresenterebbe un innesto molto funzionale per il calcio di Gasperini.

La sua capacità di abbinare fisicità, corsa, recupero palla e inserimenti offensivi lo rende un centrocampista ideale per un sistema che richiede continui cambi di ritmo e grande intensità nelle due fasi.

Inoltre, conosce già le richieste del tecnico, avendole assimilate durante l’esperienza all’Atalanta. Questo potrebbe ridurre sensibilmente i tempi di adattamento rispetto ad altri profili.

La sua esperienza internazionale, maturata tra Serie A, Liga, Champions League e calcio saudita, offrirebbe alla Roma anche quella leadership necessaria per affrontare una stagione ricca di impegni.

L’unico vero interrogativo riguarda la condizione atletica dopo gli anni trascorsi lontano dai principali campionati europei. Se dovesse ritrovare rapidamente ritmo e continuità, Kessié potrebbe diventare un elemento prezioso nelle rotazioni di Gasperini, garantendo equilibrio, aggressività e qualità in una mediana chiamata a sostenere il doppio impegno tra campionato e coppe.

Juventus, ore decisive per Vlahovic: il club vuole una risposta, l’addio è sempre più vicino

Secondo La Gazzetta dello Sport, il confronto tra Carnevali e Spalletti ha definito la linea: basta attese, il futuro di Vlahovic va deciso subito

Il futuro di Dusan Vlahovic entra nella sua fase più delicata. Dopo settimane di riflessioni e contatti, la Juventus è arrivata a un bivio: continuare ad aspettare una risposta dell’attaccante oppure chiudere definitivamente il capitolo e concentrarsi sul mercato in entrata.

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Come riportato da La Gazzetta dello Sport, nei giorni scorsi si è svolto un confronto tra il nuovo amministratore delegato e direttore generale Giovanni Carnevali e il tecnico Luciano Spalletti, utile per fare il punto sulle strategie bianconere in vista della nuova stagione.

L’ultima proposta della Juventus

La dirigenza aveva riaperto il dialogo con l’entourage del centravanti serbo mettendo sul tavolo una nuova proposta contrattuale. L’idea era quella di un accordo, anche di breve durata, con uno stipendio intorno agli 8 milioni di euro, cifra raggiungibile attraverso bonus e premi.

Una mossa pensata per trattenere un giocatore che, nonostante una stagione altalenante, continua a rappresentare un patrimonio tecnico importante.

Finora, però, non è arrivata alcuna risposta.

Proprio questo silenzio starebbe convincendo la Juventus a cambiare definitivamente approccio.

Carnevali e Spalletti allineati: serve una decisione

Secondo La Gazzetta dello Sport, dal confronto tra Carnevali e Spalletti è emersa una linea comune: la società non può più permettersi di restare bloccata nell’attesa.

L’obiettivo è pianificare il nuovo reparto offensivo senza ulteriori incertezze.

L’arrivo di Kolo Muani, sempre più vicino, rappresenterebbe solo una parte del progetto offensivo e non sarebbe sufficiente da solo a completare il reparto. Per questo motivo diventa fondamentale capire subito se Vlahovic farà ancora parte della Juventus oppure no.

Spalletti cambia posizione

Il tecnico bianconero era stato tra i principali sostenitori della permanenza del centravanti serbo, convinto che il giocatore potesse rilanciarsi in un nuovo progetto tecnico.

Con il passare dei giorni, però, anche Spalletti avrebbe preso atto della situazione.

Di fronte alla mancanza di segnali concreti da parte del giocatore e del suo entourage, anche l’allenatore avrebbe sposato la linea della società: serve una risposta immediata, perché il mercato non può aspettare.

Il Besiktas osserva, le alternative sono poche

Nel frattempo, l’interesse più concreto arriverebbe dalla Turchia.

Sempre secondo La Gazzetta dello Sport, il Besiktas starebbe valutando un’importante operazione economica per convincere Vlahovic a trasferirsi a Istanbul, con un investimento complessivo che comprenderebbe cartellino, bonus alla firma, commissioni e ingaggio.

Al momento, invece, non risultano movimenti concreti da parte di club come Bayern Monaco o Barcellona, destinazioni che sarebbero particolarmente gradite all’entourage del calciatore.

Le prossime ore potrebbero quindi essere decisive per mettere la parola fine a una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo.

Giusto che la Juventus si separi da Vlahovic?

Dal punto di vista della programmazione, la scelta appare comprensibile. Una società che vuole costruire una squadra competitiva non può restare in attesa di una decisione così importante mentre il mercato entra nella sua fase cruciale.

Dal punto di vista tecnico, perdere un attaccante con le qualità di Vlahovic rappresenterebbe comunque un rischio, soprattutto se non dovesse arrivare un sostituto dello stesso livello.

Se però il rapporto tra club e giocatore è arrivato a un punto di stallo e manca la volontà reciproca di proseguire insieme, una separazione può diventare la soluzione migliore per entrambe le parti. In questo caso la Juventus avrebbe finalmente la possibilità di costruire il proprio futuro senza ulteriori incertezze, mentre Vlahovic potrebbe cercare un ambiente in cui rilanciarsi con nuove motivazioni.

Mondiale, il Girone G incorona il Belgio: Egitto secondo, Iran col fiato sospeso. La Nuova Zelanda saluta

I Diavoli Rossi travolgono i neozelandesi e conquistano il primo posto. I Faraoni strappano un prezioso pareggio con l’Iran e continuano il loro sogno

Il Girone G emette i suoi verdetti dopo una serata ricca di emozioni. Il Belgio ritrova finalmente il volto della sua generazione d’oro, supera con autorità la Nuova Zelanda e conquista il primo posto grazie a una migliore differenza reti rispetto all’Egitto. I Faraoni, invece, difendono il secondo posto con un combattutissimo pareggio contro l’Iran, mentre i persiani vedono sfumare nel recupero una qualificazione che avrebbe avuto il sapore dell’impresa.

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Il Belgio si risveglia nel momento decisivo

Quando la pressione era massima, i Diavoli Rossi hanno risposto da grande squadra. La formazione di Rudi Garcia domina la Nuova Zelanda dall’inizio alla fine, mostrando qualità, esperienza e una ritrovata fiducia.

Il protagonista assoluto del primo tempo è Leandro Trossard, imprendibile tra le linee. Dopo aver colpito un palo nei primi minuti e aver visto il VAR cancellare un rigore inizialmente assegnato, l’attaccante dell’Arsenal riesce comunque a rompere l’equilibrio con una rete che libera il Belgio dalla tensione.

Alle sue spalle dirige l’orchestra Kevin De Bruyne, che detta tempi e geometrie, mentre la Nuova Zelanda fatica perfino ad avvicinarsi alla porta difesa da Courtois.

De Bruyne e Lukaku firmano il primato

Nella ripresa il Belgio continua a spingere senza concedere spazio alla reazione avversaria. Ancora Trossard raddoppia finalizzando una splendida iniziativa costruita da De Bruyne, ma i Diavoli hanno bisogno di aumentare il margine per assicurarsi il primo posto nel girone.

A pensarci è proprio il fuoriclasse del Manchester City, che con una conclusione precisa realizza il gol del sorpasso nella differenza reti.

La Nuova Zelanda trova il gol della bandiera con Just, ma il finale è tutto di marca belga. L’ingresso di Romelu Lukaku, recuperato dopo i problemi fisici, restituisce entusiasmo alla squadra: il centravanti trova il primo gol nel torneo con un colpo di testa dei suoi e poco dopo arriva anche la rete di Saelemaekers, che fissa il definitivo 5-1.

Per il Belgio significa primo posto, permanenza nella parte ovest del tabellone e un percorso, almeno sulla carta, meno complicato.

Egitto-Iran, novanta minuti di emozioni

A Seattle va invece in scena una partita intensa, combattuta e ricca di ribaltamenti. L’Egitto, già certo della qualificazione, cerca anche il primo posto, mentre l’Iran è obbligato a fare risultato per inseguire il passaggio del turno.

I Faraoni partono meglio e trovano subito il vantaggio grazie all’inserimento vincente di Saber, bravo a sfruttare una respinta imprecisa del portiere iraniano dopo una conclusione di Mohamed Salah.

L’Iran, però, dimostra ancora una volta tutta la propria personalità.

La risposta dell’Iran e il finale da brividi

Con il passare dei minuti i persiani prendono coraggio, alzano il baricentro e iniziano a mettere in difficoltà la difesa egiziana.

Il punto di riferimento resta Mehdi Taremi, prezioso sia nel lavoro spalle alla porta sia nella costruzione del gioco. L’attaccante si procura anche un calcio di rigore, ma si vede respingere la conclusione da Shobeir. A riportare il risultato in equilibrio ci pensa allora Rezaeian, bravo a sfruttare una seconda occasione davanti alla porta.

Nella ripresa l’Egitto aumenta il peso offensivo con l’ingresso di Marmoush, che cambia il volto della squadra, anche se perde Salah per un problema muscolare.

Le occasioni si moltiplicano da entrambe le parti, ma il momento più drammatico arriva nei minuti di recupero.

Un centimetro cambia il destino del Girone G

L’Iran sfiora una qualificazione che sembrava impossibile. Prima trova il gol con Khalilzadeh, annullato dal VAR per un fuorigioco di pochissimi centimetri, poi colpisce una clamorosa traversa con Ezatolahi nell’ultima azione della partita.

Due episodi che spezzano il sogno dei persiani.

Il pareggio per 1-1 permette infatti all’Egitto di chiudere al secondo posto con gli stessi punti del Belgio ma una differenza reti inferiore, conquistando comunque una storica qualificazione alla fase a eliminazione diretta.

L’Iran resta invece in attesa di conoscere il proprio destino nella classifica delle migliori terze, mentre la Nuova Zelanda saluta il torneo.

La nuova geografia del Girone G

Il Belgio ritrova entusiasmo e leadership proprio quando serviva di più, affidandosi all’esperienza dei suoi uomini simbolo.

L’Egitto continua invece a scrivere la pagina più importante della propria storia mondiale grazie a una qualificazione meritata.

Per l’Iran rimangono gli applausi per una prestazione coraggiosa e il rimpianto di una qualificazione sfuggita per dettagli infinitesimali, mentre la Nuova Zelanda conclude il proprio percorso senza riuscire a opporre resistenza alla qualità dei Diavoli Rossi.

Mondiale, il Gruppo H emette i suoi verdetti: Spagna agli ottavi, Capo Verde scrive la storia. Uruguay eliminato

La Roja chiude al primo posto senza brillare, la Celeste paga ancora gli errori di Muslera. Festa grande per Capo Verde, che affronterà l’Argentina nei sedicesimi

Il Gruppo H del Mondiale regala emozioni fino all’ultimo minuto e consegna due storie completamente opposte. Da una parte la Spagna, che supera di misura l’Uruguay e chiude il girone al primo posto confermando tutta la propria solidità difensiva. Dall’altra la favola di Capo Verde, che grazie allo 0-0 contro l’Arabia Saudita e al contemporaneo ko della Celeste conquista una storica qualificazione ai sedicesimi di finale.

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Per l’Uruguay, invece, si chiude un Mondiale da dimenticare, fatto di occasioni sprecate, polemiche e soprattutto di errori pesantissimi.

Muslera decisivo… in negativo: la Spagna passa con il minimo sforzo

La formazione di Luis de la Fuente non ha bisogno della miglior versione di sé per conquistare tre punti pesantissimi. Contro un Uruguay aggressivo soltanto nella fase iniziale della gara, gli spagnoli gestiscono il possesso palla con pazienza, abbassando il ritmo quando necessario e senza concedere grandi occasioni agli avversari.

La Celeste prova inizialmente a mettere pressione alta, cercando di recuperare palloni nella metà campo spagnola, ma con il passare dei minuti preferisce abbassarsi e difendere con grande densità davanti alla propria area.

L’episodio che cambia la partita arriva poco prima dell’intervallo. Al 42′ Alex Baena conclude centralmente verso la porta, ma il tiro, tutt’altro che irresistibile, sorprende Fernando Muslera, che si lascia sfuggire clamorosamente il pallone tra le mani regalando il vantaggio alla Roja.

Un errore pesantissimo, l’ennesimo del portiere uruguaiano in questo torneo, destinato a pesare definitivamente sul destino della sua nazionale.

L’Uruguay non trova la reazione

Nella ripresa Marcelo Bielsa prova a cambiare tutto. Rochet prende il posto di Muslera tra i pali, mentre la squadra assume un atteggiamento sempre più offensivo con l’ingresso di nuove punte e un assetto decisamente sbilanciato.

Le mosse, però, non producono gli effetti sperati.

L’Uruguay fatica enormemente a costruire vere occasioni da gol e la Spagna controlla la partita senza particolari affanni, sfiorando anche il raddoppio nel finale con Ferran Torres, fermato soltanto dalla traversa.

L’ultima immagine della Celeste è quella dell’espulsione di Canobbio, simbolo di una serata caratterizzata più dalla frustrazione che dalla qualità.

La Roja porta così a casa una vittoria preziosa, allungando la propria striscia di imbattibilità e confermando una difesa praticamente insuperabile in questa prima fase del torneo.

Capo Verde entra nella storia

Mentre l’Uruguay saluta il Mondiale, a Houston esplode la festa di Capo Verde.

Lo 0-0 contro l’Arabia Saudita basta infatti agli uomini di Bubista per conquistare una qualificazione che resterà nella storia del calcio dell’arcipelago.

I capoverdiani disputano una gara coraggiosa e per lunghi tratti dominano il gioco, creando diverse occasioni senza però riuscire a trovare il gol. Soltanto un ottimo Al Owais evita ai sauditi una sconfitta ben più pesante.

Al triplice fischio gli occhi sono puntati sugli smartphone, in attesa della fine di Spagna-Uruguay. Quando arriva il risultato definitivo, il sogno diventa realtà: giocatori, staff e tifosi si lasciano andare a un’esplosione di gioia che vale una pagina indimenticabile della loro storia sportiva.

Dal sacrificio al sogno argentino

La qualificazione è il premio per un gruppo costruito sul sacrificio e sulle storie di uomini che hanno inseguito questo traguardo contro ogni pronostico.

Dal leader difensivo “Pico” Lopes, che in passato lavorava in banca, fino a Kevin Pina, vicino ad abbandonare il calcio prima di rilanciarsi, ogni protagonista incarna perfettamente il percorso di una nazionale che ha saputo sorprendere tutti.

L’Arabia Saudita, invece, chiude il proprio cammino con appena un gol realizzato e tante lacrime, incapace di trovare le soluzioni offensive necessarie per restare in corsa.

Gli incroci della fase a eliminazione diretta

Il Gruppo H consegna così i suoi verdetti.

La Spagna vola ai sedicesimi da prima della classe e attende di conoscere la propria prossima avversaria, mentre Capo Verde si prepara alla sfida più affascinante della sua storia: quella contro l’Argentina di Lionel Messi.

Per l’Uruguay resta soltanto l’amarezza di un’eliminazione che porta inevitabilmente sotto i riflettori le scelte di Bielsa e, soprattutto, l’insistenza su Muslera, protagonista in negativo di un Mondiale destinato a lasciare molti rimpianti.

Pagelle Norvegia Francia: Dembele in versione Pallone d’Oro, Maignan decisivo. Il turnover di Solbakken non paga – VOTI

Pagelle Norvegia Francia: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la terza giornata della fase a gironi dei Mondiali 2026

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NORVEGIA: Selvik 5.5; Aursnes 5, Falchener 5 (66′ Langas 5.5), Ostigard 5, Bjorkan 5 (46′ Pedersen 5.5); Aasgaard 6.5, Berg 5.5, Thorsvedt 5 (46′ Thorsby 5.5); Bobb 6.5 (83′ Nusa SV), Strand-Larsen 4.5, Schjelderup 5.5 (83′ Hauge SV). All. Solbakken 5

FRANCIA: Maignan 7.5; Kounde 6, Upamecano 6 (76′ Konate SV), Lacroix 6, Theo Hernandez 5.5; Tchouameni 6.5, Kone 6.5; Dembele 9 (65′ Barcola 6), Olise 6.5 (65′ Cherki 6), Doué 7; Mbappé 7.5. All. Stephan 7.5

Pagelle Senegal Iraq: Sulaka, rosso fatale! Gueye e Sarr seminano il panico – VOTI

Pagelle Senegal Iraq: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la terza giornata della fase a gironi dei Mondiali 2026

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SENEGAL: Diaw 6; Diatta 6, Jakobs 6, Niakhaté 6, Seck 7 (58′ Ciss 6); Gueye I. 6, Camara L. 6,5 (57′ Jackson 6); I. Diarra 7 (57′ Gueye 8); Sarr 7,5 (81′ Diao SV), Mané 6,5; Mbaye 6,5 (57′ Ndiaye 7). All. Thiaw 8

IRAQ: Basil 5 (46′ Hassan 5); Putros 5, Hashem 4,5, Sulaka 4, Doski 5; Al Ammari 5; Jasim 5 (58′ Al Reeshawee 5), Bayesh 5, Iqbal 5 (67′ Yakob 6), Qasem 6 (16′ Younis 5.5); Al Hamadi 5 (58′ Yousif 5). All. Arnold 5

Moviola Senegal Iraq, un rosso che cambia tutto! Gli episodi dubbi della sfida diretta da Taylor

Moviola Senegal Iraq: gli episodi dubbi del match diretto da Taylor, valido per la terza giornata della fase a gironi dei Mondiali 2026

Il perentorio successo del Senegal ai danni dell’Iraq per 5-0 mantiene intatte le speranze della selezione africana di proseguire la propria avventura ai Mondiali 2026. I Leoni della Teranga archiviano la fase a gironi posizionandosi al terzo posto con 3 punti, un bottino che lascia vive le chance di agguantare la qualificazione agli ottavi di finale attraverso il ripescaggio delle migliori terze. Sotto il profilo della moviola, la sfida è stata diretta con polso fermo dall’arbitro inglese Anthony Taylor, protagonista della decisione più importante del match nei primi minuti di gioco e attento nel gestire le fiammate della ripresa.

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L’episodio chiave: l’intervento del VAR e il rosso a Sulaka

La dinamica dell’incontro è cambiata radicalmente intorno al 10′ del primo tempo a causa di un grave fallo di gioco. Il difensore dell’Iraq Rebin Sulaka frana pesantemente su un avversario nel tentativo di arrestare un’azione pericolosa del Senegal. Inizialmente, il direttore di gara britannico decide di sanzionare l’infrazione mostrando il cartellino giallo.

Pochi istanti dopo, la sala della tecnologia richiama il fischietto di Premier League a una revisione sul monitor a bordo campo per un potenziale grave fallo di gioco. Dopo aver analizzato attentamente i replay all’On-Field Review, Taylor torna sui suoi passi: cancella l’ammonizione ed estrae un ineccepibile cartellino rosso diretto al minuto 13. Il verdetto del VAR è assolutamente corretto, considerata l’altezza dell’impatto e il pericolo arrecato all’incolumità del calciatore senegalese.

Il controllo della gara: sanzioni, fuorigioco e i brividi nel finale

Nel prosieguo della contesa, l’arbitraggio si è mantenuto lineare ed efficace, spegnendo sul nascere qualsiasi principio di nervosismo. Al 18′ arriva una corretta sanzione disciplinare per la squadra africana: Abdoulaye Seck rimedia un cartellino giallo sacrosanto a causa di un contrasto eccesivamente ruvido a centrocampo. Ottimo anche il tempismo degli assistenti di linea che, al 45’+3′, ravvisano una chiara posizione di fuorigioco dell’attacco senegalese.

I momenti più intensi della ripresa si registrano a ridosso dell’ultimo quarto d’ora di gioco. Al minuto 75, la sfortuna nega la gioia della rete a Sadio Mané: la stella della formazione africana lascia partire un autentico missile terra-aria che supera il portiere avversario ma si stampa clamorosamente contro la traversa.

Appena un minuto dopo il legno colpito, al 76′, gli animi si surriscaldano a centrocampo per una dura entrata del calciatore iracheno Amir Al Ammari. L’arbitro Taylor interviene immediatamente per placare le proteste ed estrae dalle proprie tasche un inevitabile cartellino giallo nei confronti del centrocampista. Nel finale, il direttore di gara controlla agilmente il match, segnalando prontamente un fallo in attacco di Iliman Ndiaye al 67′ e un successivo intervento irregolare di Kevin Yakob. All’82’, il gol di Ndiaye che cala il pokerissimo e al 90′ l’ammonizione di Doski. Una direzione complessivamente eccellente e priva di sbavature.

Moviola Norvegia Francia, Theo Hernandez causa un rigore! Gli episodi dubbi del match diretto da Oliver

Moviola Norvegia Francia: gli episodi dubbi del match diretto da Oliver, valido per la terza giornata della fase a gironi dei Mondiali 2026

La fase a gironi dei Mondiali 2026 si chiude con il successo per 1-4 dei transalpini, un verdetto che vede la Francia prima nel raggruppamento e la Norvegia qualificata come seconda. Oltre alla straordinaria tripletta di Ousmane Dembélé e al gol di Doué, la sfida ha offerto diversi spunti di analisi per la moviola, sotto la direzione dell’esperto fischietto inglese Michael Oliver.

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L’episodio chiave: il fallo di Theo Hernandez e il penalty

Il caso da moviola più rilevante dell’incontro si materializza in apertura di secondo tempo, al minuto 48. Theo Hernandez interviene in modo irruento all’interno della propria area di rigore, abbattendo vistosamente il diretto rivale. Oliver si trova in posizione ottimale e non ha esitazioni: indica immediatamente il dischetto concedendo il calcio di rigore alla Norvegia. La scelta dell’arbitro britannico è ineccepibile, data la dinamica dell’impatto.

Dagli undici metri, al 50′, si presenta Jørgen Larsen con l’opportunità di riaprire una contesa ferma sul punteggio di 1-3. La sua esecuzione rasoterra sulla destra viene però intercettata da un monumentale Mike Maignan, straordinario nel blindare la propria porta bloccando la sfera in sicurezza.

La gestione disciplinare e i fuorigioco

Dal punto di vista della gestione dei cartellini, il direttore di gara impone la propria autorità sin dalle prime battute. Al 10′ è corretto il cartellino giallo per Patrick Berg, punito per una scivolata pericolosa e fuori tempo. Pochi minuti più tardi, al 13′, Oliver sceglie invece la linea del richiamo verbale nei confronti di Aurélien Tchouaméni, autore di un’infrazione energica giudicata tuttavia non meritevole dell’ammonizione.

Ineccepibili anche le decisioni della terna sui falli di mano e sulle posizioni di offside. Al 40′ viene giustamente sanzionato un fallo di mano di Jules Koundé a centrocampo. Sul fronte del fuorigioco, gli assistenti operano con precisione chirurgica: fermato prima Dembélé al 16′ e poi, al minuto 61, viene interrotta l’azione offensiva dei Bleus per la posizione irregolare del difensore Maxence Lacroix sugli sviluppi di una punizione. Una direzione di gara autorevole che ha garantito la totale regolarità della sfida.

Perché la permanenza di Giovanni Simeone al Torino è fondamentale per questi tre motivi

Giovanni Simeone resta al Torino: perché la sua permanenza in granata è davvero fondamentale per la squadra di Abate

Il futuro del reparto offensivo del Torino riparte da una certezza assoluta. Giovanni Simeone prolungherà la sua esperienza in maglia granata, allontanando le sirene di mercato secondo Sky. La scelta definitiva è maturata dopo un proficuo incontro tra la punta argentina, il presidente Urbano Cairo e il direttore sportivo Gianluca Petrachi. Arrivato nel capoluogo piemontese durante la scorsa sessione estiva, il centravanti ha disputato un’ottima annata d’esordio all’Olimpico Grande Torino, timbrando il cartellino per 11 volte in 32 presenze di campionato.

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I tre motivi strategici dietro la permanenza del Cholito

La decisione di blindare il bomber rappresenta un tassello cruciale per le ambizioni del club. La permanenza di Simeone al Torino riveste infatti un’importanza capitale per il destino della squadra, riassumibile in tre motivazioni principali.

  • Il peso specifico nell’attacco granata: Nell’ultima stagione il Torino ha realizzato complessivamente 44 gol. Il fatto che 11 di questi portino la firma dell’ex Verona evidenzia come l’argentino abbia garantito da solo il 25% della produzione offensiva complessiva. Perdere un simile terminale avrebbe significato dover reinventare da zero l’intero reparto.
  • Continuità tattica e intesa di squadra: Disputare la seconda stagione consecutiva al Filadelfia permetterà a Simeone di sfruttare i meccanismi e le intese già collaudate con i compagni. Senza l’ostacolo dell’ambientamento in una nuova piazza, l’attaccante potrà focalizzarsi fin dal ritiro sul miglioramento del proprio rendimento.
  • Leadership e carisma nello spogliatoio: Dopo stagioni vissute parzialmente all’ombra dei titolari, a Torino il giocatore ha ritrovato la fiducia e la centralità nel progetto tecnico. La sua mentalità, forgiata anche in contesti vincenti, è un elemento trainante fondamentale per la crescita dei calciatori più giovani della rosa.

Il rilancio in granata dopo la parentesi a Napoli

La ritrovata vena realizzativa all’ombra della Mole ha cancellato un periodo personale opaco. Dopo aver impressionato l’Italia con la maglia dell’Hellas Verona, il figlio d’arte si era trasferito al Napoli. Nell’esperienza all’ombra del Vesuvio, tuttavia, lo spazio per mettersi in mostra era stato ridotto.

Nonostante un palmarès arricchito dalla conquista di due scudetti e un computo totale di 103 partite impreziosite da 14 reti con i partenopei, l’apporto individuale non era stato all’altezza delle aspettative. L’approdo sotto la guida della dirigenza granata ha radicalmente invertito la rotta, restituendo al calcio italiano un attaccante rigenerato e pronto ad affermarsi come leader assoluto della squadra.

Caso Hakimi, presentato ricorso in Cassazione dopo le accuse di stupro. La ricostruzione di quanto sta succedendo!

Caso Hakimi, l’esterno marocchino ha presentato un ricorso in Cassazione dopo le accuse di stupro. Cosa succede

Una vera e propria corsa contro il tempo sul piano legale per il terzino del Paris Saint-Germain. Nel tentativo estremo di scongiurare l’apertura del dibattimento in aula, Achraf Hakimi ha deciso di giocarsi l’ultima carta a sua disposizione all’interno del sistema giudiziario d’Oltralpe. Stando a quanto rivelato nelle scorse ore dal quotidiano francese Le Parisien, il calciatore marocchino ha formalizzato l’impugnazione dinanzi alla Suprema Corte.

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Dalle accuse del 2023 al rinvio a giudizio a Versailles

La complessa vicenda giudiziaria affonda le proprie radici nei primi mesi del 2023, per la precisione in relazione a episodi che si sarebbero verificati il 25 febbraio di quell’anno, quando una giovane donna ha mosso nei confronti dell’ex giocatore dell’Inter la gravissima accusa di stupro. Da quel momento è iniziato un lungo iter investigativo e processuale che ha recentemente vissuto uno snodo cruciale.

Lo scorso 19 giugno, infatti, la Corte d’Appello di Versailles si era pronunciata sfavorevolmente nei confronti della linea difensiva del terzino, confermando in via definitiva il suo rinvio a giudizio. I magistrati di secondo grado avevano così convalidato la decisione di spedire il calciatore a processo davanti alla Corte criminale dipartimentale degli Hauts-de-Seine. Una pesante battuta d’arresto che ha spinto i legali del giocatore a predisporre immediatamente l’ultimo controricorso possibile per vie legali.

Cosa succede adesso: il significato del ricorso in Cassazione

L’azione promossa dal difensore del club parigino costituisce l’ultimo scalino dell’ordinamento giuridico per tentare di ribaltare le decisioni finora assunte. Va tuttavia specificato che il ricorso in Cassazione rappresenta l’ultimo grado di impugnazione e possiede una natura prettamente tecnica. I giudici di questa specifica corte non avranno infatti il compito di riaprire l’istruttoria o di rivalutare nel merito le prove e la veridicità dei fatti contestati al tesserato del PSG.

L’obiettivo esclusivo del collegio sarà quello di verificare la corretta applicazione della legge da parte dei tribunali dei gradi precedenti. Gli avvocati di Hakimi cercheranno di dimostrare l’esistenza di eventuali vizi di forma o di errori procedurali commessi dai giudici di Versailles nel confermare il rinvio a giudizio. Se la Suprema Corte dovesse respingere l’istanza, per la stella del calcio internazionale si aprirebbero definitivamente le porte del tribunale penale.

Dani Ceballos e il Real Madrid si separano: ufficiale l’addio tra il centrocampista e i Blancos. Dove potrebbe trasferirsi ora!

Dani Ceballos lascia il Real Madrid: ufficiale l’addio del centrocampista con i blancos. Ecco quale sarà il suo futuro

Una separazione annunciata che chiude un’era ricca di successi. Il Real Madrid e Dani Ceballos hanno sancito la fine della loro avventura professionale comune. Attraverso un comunicato ufficiale diffuso sui propri canali societari, il club della capitale spagnola ha reso noto di aver trovato un accordo bilaterale con il centrocampista andaluso per interrompere anticipatamente il rapporto calcistico. Si conclude così una militanza significativa, caratterizzata da trionfi straordinari sia in ambito nazionale che internazionale.

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I numeri e i successi della storia recente: un palmarès da capogiro

L’avventura del mediano nativo di Utrera con la gloriosa camiseta blanca era iniziata lontano, nell’estate del 2017, un momento storico in cui la compagine guidata dal presidente Florentino Perez stava dettando legge nel calcio europeo. Nonostante un percorso non sempre vissuto sotto la luce dei riflettori come titolare fisso, anche a causa della fitta concorrenza in una delle linee mediane più forti della storia del calcio, il classe 1996 è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante grazie alla sua ottima qualità tecnica e a un encomiabile spirito di adattamento.

Nel corso delle sette stagioni complessive trascorse all’interno della prima squadra, Ceballos ha collezionato la bellezza di 215 presenze ufficiali in tutte le competizioni. Un bottino di partite impreziosito da una bacheca strabiliante che conta ben 16 titoli complessivi. Nel dettaglio, il centrocampista ha sollevato al cielo 3 Champions League, 4 Mondiali per club, 3 Supercoppe europee, 2 campionati spagnoli, 1 Copa del Rey e 3 Supercoppe spagnole. Statistiche monumentali che lo inseriscono di diritto tra i protagonisti stabili del ciclo recente del madridismo.

Il caloroso saluto della Casa Blanca e il futuro del giocatore

La fine del vincolo contrattuale non cancella l’affetto e la stima profonda che legano la società al calciatore. Nella nota di commiato, la dirigenza delle Merengues ha voluto esprimere profonda gratitudine per il costante impegno e l’assoluta dedizione garantiti dal centrocampista in questi anni, esaltandone la condotta a difesa dei colori sociali.

Il sodalizio madrileno ha voluto estendere i migliori auguri per il futuro personale e professionale del ragazzo, sottolineando con trasporto che il Real Madrid rimarrà per sempre la sua vera casa. Questa separazione consensuale permetterà ora a Ceballos di rimettersi in gioco sul fronte del calciomercato internazionale da svincolato. Sullo sfondo si profila con insistenza l’ipotesi di un romantico ritorno al Betis Siviglia, la squadra che lo ha lanciato nel grande calcio. Una pista caldissima che il regista andaluso preferirebbe ad altre opzioni, nonostante nelle ultime ore si sia registrato un forte interessamento da parte di alcune importanti big della Serie A italiana, affascinate dall’opportunità di tesserare un profilo simile a parametro zero.

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