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Marsiglia, indiscrezione clamorosa: Balerdi lascerà i francesi in estate! Futuro in Serie A? Ecco dove potrebbe trasferirsi nella prossima stagione

Marsiglia, Leonardo Balerdi lascerà il club francese in estate! Ecco dove potrebbe giocare nella prossima stagione

Si sta per chiudere un capitolo fondamentale nella storia recente dell’Olympique de Marseille. Come riferito da Footmercato, l’avventura di Leonardo Balerdi in terra transalpina è ormai giunta ai titoli di coda: il difensore argentino si prepara a vivere i suoi ultimi mesi al Vélodrome. Sbarcato in Francia nell’estate del 2020 con la formula del prestito dal Borussia Dortmund, e successivamente acquistato a titolo definitivo per 11 milioni di euro, il centrale è pronto per una nuova prestigiosa sfida.

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Una parabola di sei anni tra alti, bassi e la fascia di capitano

Nel corso della sua lunga esperienza focea, il ventisettenne ha vissuto stagioni molto intense. Spesso pizzicato da una parte della tifoseria per alcuni fisiologici cali di concentrazione, l’ex Dortmund ha però sempre incassato la fiducia incondizionata degli allenatori, collezionando un bottino invidiabile di ben 195 presenze, 6 gol e 3 assist con la maglia dell’OM.

Divenuto il vero veterano dello spogliatoio, Balerdi aveva persino conquistato l’ambita fascia di capitano. Tuttavia, la responsabilità si è rivelata forse eccessiva. Consapevole di questa forte pressione psicologica, il nuovo tecnico Habib Beye ha recentemente optato per una scelta netta, trasferendo i gradi a Pierre-Emile Højbjerg per permettere al difensore di giocare con maggiore libertà mentale, pur continuando a considerarlo un pilastro inamovibile della retroguardia.

L’accordo per la separazione e le sirene della Roma

La strada per il futuro è ormai tracciata. La dirigenza del Marsiglia e l’entourage del giocatore hanno concordato una partenza congiunta al termine dell’attuale stagione, con l’intento di concludere il rapporto in un clima di totale serenità. Legato al club da un contratto valido fino a giugno 2028, l’argentino rappresenta un pezzo pregiato del prossimo calciomercato. Da tempo nel mirino della Roma e la scorsa estate anche della Juventus, il difensore non manca di corteggiatori: diverse squadre di primissima fascia in Europa si sono già attivate per assicurarsi le sue prestazioni.

I Mondiali 2026 e il tesoretto economico per l’OM

L’imminente cessione si preannuncia come un’operazione finanziaria magistrale per la società, che sarà presto presieduta da Stéphane Richard. Il talento cresciuto nel Boca Juniors, con 11 presenze nell’Albiceleste, è infatti in lizza per partecipare ai Mondiali 2026 di questa estate. Un’eventuale vetrina da protagonista agli ordini del CT Lionel Scaloni potrebbe far lievitare ulteriormente il suo valore di mercato, attualmente stimato intorno ai 30 milioni di euro. Un divorzio ormai finalizzato, ma che promette di rivelarsi estremamente redditizio per le casse francesi.

Carnevali rivela: «Malagò persona adatta a gestire una federazione ma dobbiamo capire questa cosa. Muharemovic? Non sto parlando solo con Marotta…»

Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo, ha rilasciato queste dichiarazioni a margine dell’Assemblea di Lega

Il delicato snodo politico e istituzionale del calcio italiano è l’argomento principe dei lavori odierni dell’Assemblea di Lega Serie A. A pochi passi dall’ingresso della sede milanese, l’amministratore delegato del Sassuolo, Giovanni Carnevali, si è fermato a dialogare con i cronisti presenti, affrontando in maniera diretta i temi più caldi legati alle imminenti e decisive elezioni per la presidenza della FIGC. Le sue dichiarazioni tracciano un perimetro molto chiaro sulle strategie e sulle priorità dei vertici del massimo campionato italiano, alla ricerca di una leadership forte.

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Il confronto tra i club e la ricerca di un nome condiviso

Riguardo alle indiscrezioni circolate recentemente, che vorrebbero i club pronti a sostenere un profilo istituzionale di altissimo livello, il dirigente neroverde ha fatto il punto sulle discussioni interne alla Lega. Carnevali ha precisato: Oggi è la prima volta che ci raduniamo, sarà un momento per confrontarsi, fare valutazioni su chi può essere il candidato. Si sente parlare del fatto che la Lega serie A vuol candidare Malagò, ma per il momento non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci fra di noi. Lo faremo oggi e speriamo poi di condividere un nome che possa essere il futuro candidato per la Serie A. L’obiettivo principale, dunque, è trovare una sintesi e una strategia unitaria.

Le valutazioni sul profilo ideale per guidare la Federazione

Interpellato direttamente sulla possibile figura dell’attuale numero uno del CONI, l’ad del Sassuolo ha espresso parole di grande stima, pur mantenendo un approccio cauto e strategicamente aperto ad altre opzioni per il vertice della Federcalcio: Malagò penso possa essere una persona adatta a gestire una federazione. E’ una persona adatta e lo ha dimostrato in questi anni, penso possa essere la persona adatta al nostro movimento. Ma bisogna capire se ci sono anche altre persone adatte, sento parlare di tanti nominativi quindi valutiamo. E’ giusto comunque che questo sia un confronto fra tutti i club, questa è una decisione importante e poi non è detto che il nostro candidato possa venire eletto perché ci sono tante altre situazioni. Sono tutte cose da valutare, ma penso che noi non dobbiamo sbagliare, la Lega Serie A deve avere la forza di reggere una persona importante che possa dare un cambiamento al nostro sistema”.

Le riflessioni del dirigente mettono in luce la consapevolezza di trovarsi davanti a un bivio storico. La necessità di una profonda e non più rimandabile riforma del sistema calcio spinge le società a ponderare ogni mossa. La Lega Serie A intende rivendicare un ruolo di indiscussa centralità in questo processo, per individuare un leader capace di garantire competitività e crescita all’intero panorama sportivo nazionale. Infine sul futuro di Muharemovic ha dichiarato: “Di Muharemovic stiamo parlando con diverse società, non soltanto con Marotta“.

Bilancio Chelsea 2025: profondo rosso da 301 milioni di euro, pesano i costi record! L’analisi shock non lascia dubbi

Bilancio Chelsea 2025: rosso da 301 milioni di euro, l’analisi shock sui conti del club londinese. Ecco cos’è successo

Il Chelsea ha ufficialmente chiuso il proprio bilancio al 30 giugno 2025 registrando una perdita monstre di 301,8 milioni di euro. Un vero e proprio rosso record per il club londinese, che fa da pesante contraltare all’utile di 149 milioni di euro registrato nel 2024. Quest’ultimo, tuttavia, era stato frutto dell’escamotage contabile legato alla cessione della squadra femminile a una holding della stessa proprietà. A incidere in modo decisivo su questo grave passivo è l’aumento vertiginoso e inarrestabile dei costi di gestione.

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Ricavi: volano i diritti tv, crolla il player trading

Nella stagione 2024/25, i ricavi complessivi dei Blues si sono attestati a 630,6 milioni di euro. L’esercizio evidenzia un crollo verticale dei proventi derivanti dal player trading (fermi a soli 66,5 milioni contro i 175,2 dell’anno precedente). Questa drastica flessione è stata arginata solo in parte dalla notevole crescita dei diritti televisivi, saliti a 233,7 milioni di euro grazie ai trionfi europei e internazionali in Conference League e al Mondiale per Club sotto la guida tecnica dell’allora allenatore Maresca. Crescono lievemente anche i ricavi da gara (99,7 milioni), mentre si registra un calo fisiologico per i ricavi commerciali (230,7 milioni).

Costi fuori controllo: stipendi e ammortamenti alle stelle

Il vero tallone d’Achille del bilancio 2025 è rappresentato dalla voce dei costi, schizzati a quota 918,9 milioni di euro complessivi (in netto rialzo rispetto ai 782 milioni della passata stagione). La spesa più gravosa resta saldamente il costo del personale, che tocca quota 412,7 milioni di euro. Impressionante anche l’impatto degli ammortamenti, pari a 245,7 milioni di euro, un effetto diretto e inevitabile delle faraoniche campagne acquisti condotte sul mercato negli ultimi anni. In fortissima espansione anche gli altri costi operativi (260,5 milioni).

Patrimonio netto salvato dalla proprietà

La marcata differenza tra fatturato e spese ha generato un passivo operativo di 288 milioni, portando il risultato netto al deficit record di -301,8 milioni di euro. Nonostante queste cifre allarmanti, il patrimonio netto del club al 30 giugno 2025 resta rassicurante e si attesta a 1.002,4 milioni di euro. A tenere a galla le finanze della società londinese sono stati i massicci e provvidenziali versamenti della proprietà, che ha immesso liquidità per oltre 389 milioni di euro per ripianare le perdite e garantire la stabilità aziendale.

Lazio, i convocati per la Fiorentina: si fermano Marusic e Maldini! 6 assenti per Sarri, le loro condizioni ufficiali

Lazio, i convocati per la Fiorentina: la lista di Maurizio Sarri per il match della 32ª giornata di Serie A 2025/26

La Lazio si appresta a scendere in campo per l’atteso posticipo serale di Serie A. L’appuntamento è fissato per le ore 20:45 di oggi, lunedì 13 aprile 2026, nella suggestiva cornice dello stadio Artemio Franchi, dove i capitolini affronteranno i padroni di casa della Fiorentina. In vista di questa delicata trasferta, la società biancoceleste ha diramato la lista dei giocatori chiamati a raccolta dal tecnico Maurizio Sarri. Contestualmente, il club ha voluto fare totale chiarezza sulla situazione dell’infermeria, pubblicando gli esiti dei recenti accertamenti medici a cui si sono sottoposti i calciatori attualmente bloccati da un infortunio.

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L’emergenza infortuni: il comunicato su Marusic e Maldini

Il mister dovrà far fronte a una vera e propria emergenza, rinunciando a pedine di assoluto spessore. Non prenderanno parte alla gara toscana, infatti, Marusic, Maldini, Gigot, Gila, Provedel e Rovella. A destare maggiore preoccupazione sono soprattutto le condizioni dei primi due. A fugare ogni dubbio clinico è intervenuto il club.

Ecco la nota medica diffusa integralmente per aggiornare sulle condizioni della rosa:

“A seguito di un consulto tra lo staff medico composto dal Prof. Ivo Pulcini, dal Prof. Fabio Rodia e dal medico sociale dott. Italo Leo, la S.S. Lazio comunica quanto segue. Lesione di basso grado al polpaccio destro per Marusic e infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio destro per Maldini. Gigot e Gila svolgono un lavoro atletico specifico, mentre Provedel e Rovella continuano i loro programmi di recupero post-operatori”.

L’elenco dei convocati di Maurizio Sarri

Nonostante le pesanti defezioni che privano la squadra di preziose rotazioni, la Lazio è chiamata a sfoderare una prestazione di grande carattere contro la formazione viola per muovere la classifica. Di seguito, l’elenco ufficiale dei giocatori a disposizione per la partita odierna:

  • Portieri: Furlanetto, Giacomone, Motta
  • Difensori: Hysaj, Lazzari, Nuno Tavares, Patric, Pellegrini, Provstgaard, Romagnoli
  • Centrocampisti: Basic, Belahyane, Cataldi, Dele-Bashiru, Przyborek, Taylor
  • Attaccanti: Cancellieri, Dia, Isaksen, Noslin, Pedro, Ratkov, Zaccagni

Sarà assolutamente fondamentale per i capitolini compattarsi per superare l’ostacolo delle assenze e cercare di strappare un risultato positivo in un campo storicamente ostico.

Calciomercato Juventus: futuro deciso per Boga e Holm? Le decisioni sui riscatti dei due giocatori. Cosa succederà al termine della stagione

Calciomercato Juventus: è stata presa questa decisione per il futuro di Boga e Holm. Sarà riscatto o no a fine stagione? Le ultimissime

Il lavoro della dirigenza in vista della prossima sessione estiva di calciomercato è già entrato nel vivo. L’obiettivo primario della Juventus è blindare i giocatori che si sono messi maggiormente in luce durante gli ultimi mesi, garantendo continuità al progetto tecnico. Sotto i riflettori ci sono le situazioni contrattuali di due protagonisti assoluti della seconda metà di stagione: l’esterno svedese e il fantasista ivoriano.

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L’asse con il Bologna per Emil Holm: la chiave è Joao Mario

L’impatto di Emil Holm dal suo sbarco a Torino a gennaio ha convinto pienamente tutto l’ambiente bianconero. Giunto in prestito dal Bologna, il laterale si è inserito con enorme facilità nei rigidi schemi tattici, offrendo un rendimento di altissima affidabilità sulla corsia. Nonostante la forte volontà di trattenerlo, le dinamiche economiche impongono cautela: il diritto di riscatto pattuito in inverno è fissato a 15 milioni di euro, una somma attualmente ritenuta troppo elevata dalle casse societarie.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la strategia del club è chiara: intavolare rapidamente una nuova negoziazione per ottenere il rinnovo del prestito per un’altra annata, posticipando così l’esborso. La carta vincente per sbloccare la trattativa potrebbe essere Joao Mario. L’esterno, trasferitosi in Emilia a gennaio come pedina di scambio, ha trovato l’ambiente ideale e i vertici rossoblù puntano a confermarlo con decisione. Questo perfetto incastro di mercato favorirebbe la fumata bianca per la permanenza di Holm a Torino.

Boga convince tutti: pronto il versamento al Nizza

Se per la difesa si lavora di diplomazia, in attacco il futuro si tinge di certezze. Secondo le ultimissime indiscrezioni de La Gazzetta dello Sport, il destino di Jérémie Boga è delineato in maniera definitiva: la Juventus è pronta a blindare il suo profilo a titolo definitivo. L’ivoriano ha conquistato i piani alti grazie a prestazioni esplosive, convincendo il club a esercitare senza indugi l’opzione di acquisto.

L’operazione con il Nizza comporterà un esborso pattuito di soli 4,8 milioni di euro, un investimento rivelatosi estremamente conveniente. I numeri dell’attaccante giustificano pienamente la spesa: in appena cinque mesi, il talento ha messo a segno 4 reti dal peso specifico elevatissimo, culminate con il sigillo decisivo nella recente trasferta di Bergamo. Le sue accelerazioni letali hanno spazzato via ogni dubbio iniziale, rendendo la riconferma una pura e felice formalità burocratica.

Adani durissimo sul Milan: «Credevo in una ripartenza ma Allegri in 8/9 mesi ha costruito poco per il futuro. Colpa del 4-3-3? Caz**te!»

Adani ha commentato così la crisi del Milan dopo la sconfitta per 3-0 contro l’Udinese. Queste le sue dichiarazioni

Intervenuto a La Nuova DS su Rai 2, Daniele Adani ha detto la sua sulla crisi del Milan, reduce dal pesante KO per 0-3 contro l’Udinese a San Siro.

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PAROLE – «Devo ammettere di essere sorpreso e anche probabilmente di aver sbagliato all’inizio. Ma lo dico a stagione in corso. Io all’inizio credevo in questo progetto, credevo in un nuovo modo di esprimersi di Allegri dopo un anno fermo e dopo insuccessi negli ultimi anni, diversi anni. Credevo in una ripartenza nuova, ho visto diverse partite ottime, penso a quella di Udine a inizio anno, col Bologna. Ho visto delle vittorie ottenute un po’ alla Allegri, però ho visto una continuità e una compattezza di squadra. Ho visto un gruppo che ha sempre creduto nel lavoro. I bilanci si fanno alla fine e ammetto che ci sono tanti punti che mi dovevano far vedere qualcosa di diverso, dove dovevo trovare un po’ più di sicurezza. Sembra che gli attaccanti siano improvvisati nel modo in cui giocano a calcio ogni volta. Ora verranno fuori le ca***ate del 4-3-3, ma le ultime sconfitte le ha fatte col 3-5-2. Se penso ai moduli con la Lazio ha cambiato 3-4 moduli nel corso della partita, ieri l’unico tiro è stato di Saelemaekers. Contro il Napoli le punte in campo sono state 5, una partita completamente consegnata all’avversaria che oggi ha allungato di un punto. Il Milan sembra non avere connessione, non ha compattezza, attacca male e difende a volte peggio. E mi risulta strano dopo 8/9 mesi di lavoro. E devo rivedere le previsioni che avevo fatte rivolte al bene. Ad Allegri verrà data fiducia per un altro mandato, però onestamente vedo poca costruzione per il futuro con alcuni punti decisamente negativi non partendo dalla difesa, ma dall’attacco. Il Milan quando scende in campo deve farlo per vincere. Però il Milan non ha vinto la Supercoppa, è uscita dalla Coppa Italia contro la Lazio e in un momenti di ripresa è uscito totalmente (dato che non aveva le coppe doveva essere l’obiettivo anche di fame) dalla lotta scudetto».

Bortolo Mutti si racconta: «L’Atalanta è infanzia, casa. Messina è stata la realizzazione professionale: il 7^ posto in A del 2005 non ce lo toglierà nessuno»

Bortolo Mutti, allenatore, ha riavvolto il nastro della sua carriera attraverso queste dichiarazioni. Ecco cosa ha detto

Bortolo Mutti ha attraversato l’Italia intera guidando Atalanta, Palermo, Cosenza, Napoli, Bari e scrivendo la favola del Messina in Serie A. In questa intervista a La Gazzetta dello Sport l’allenatore apre la valigia dei ricordi.

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LA NOIA DEL CALCIO ATTUALE «Il gioco lento. Preferisco la Premier e la campagna. La mattina mi dedico all’olio e al vino, poi pedalo con gli amici».

LE DIFFERENZE CON IL MONDO DI OGGI «I social. I giovani si sentono invincibili. Qualche sera fa ero a cena con un amico agente. Un suo giocatore l’ha chiamato dopo la partita insultando l’allenatore perché non l’aveva fatto giocare. Io ai miei ho sempre insegnato che fare le vittime non serve».

IL CALCIOSCOMMESSE DEL 2012 «No, gli scandali veri li fecero altri. Finii in mezzo senza fare niente».

IL COINVOLGIMENTO NELLO SCANDALO «Non l’ho mai capito. Ero l’allenatore del Bari retrocesso, fecero il mio nome per tirarsi fuori. Dissero che sapevo, ma non sapevo nulla. La gente ha sempre saputo chi fossi davvero: una persona seria».

L’ALLENATORE GENTILUOMO «Sono cresciuto in una famiglia umile. Ho fatto il saldatore, il marmista e ho consegnato lettere. Poi sono entrato nel settore giovanile dell’Inter e ho fatto la mia carriera: una punta niente male».

L’ESPERIENZA AL BRESCIA DA BERGAMASCO «Tosta. In paese mi prendevano in giro, segnai in un derby e qualcuno mi tolse il saluto. Per fortuna, nel 1981, sono tornato alla Dea ed è stato favoloso. Una cavalcata incredibile dalla C alla A. Da bambino facevo 20 km in bici per vedere l’Atalanta».

LE ORIGINI DEL MUTTI ALLENATORE «Per caso. Ero al Palazzolo, la società mandò via il tecnico e mi ritrovai a fare l’allenatore-giocatore. Ho fatto di tutto, dalla scuola calcio al settore giovanile, poi nell’estate del 1991 passai al Leffe».

L’INCONTRO CON PIPPO INZAGHI «E nell’estate ’92 arrivò Pippo Inzaghi, un cavallo pazzo da addestrare. I primi mesi non giocava mai, poi fece 13 gol. Quando andai a Verona, in B, lo portai con me insieme ad altri due. “Ma chi è questo che porta tutta ‘sta gente dalla C?”, dicevano. Ridevano, poi risi io. SuperPippo guidava un’auto scassata ed era già conteso dalle ragazze. Avrebbe meritato qualche multina, ma gliele ho sempre abbonate…».

LEONARDO GARILLI AL PIACENZA «Parlavamo di vita, mai di calcio. Mi tratteneva in ufficio ogni sabato mattina. “Domani giochiamo con la Juve. Cosa vuole sapere?”. “Chi se ne frega…”, diceva».

MAURIZIO ZAMPARINI AL PALERMO «Mai visto uno soffrire così tanto per il calcio. Non gli ho mai detto una formazione e lui s’incazzava. Faceva volare i piatti. Durante le partite girava la città in macchina senza ascoltare la radio. Mi telefonava alle 5 di mattina. Alla quarta volta gli dissi a brutto muso di non farlo più. Quell’anno ci salvammo, sono stato uno dei pochi a non essere esonerato da lui. Un altro che vorrei ricordare è Pagliuso a Cosenza, un signore».

CONTATTO CON LA ROMA NEL 2005 «Nel 2005 mi cercò la Roma, poi andò Spalletti. Avevo timore a passare da un contesto come Messina a quello romano. A Messina stavo da dio».

LA FAVOLA DEL MESSINA «Sì, grazie a mia moglie: nel 2003 avevo chiuso a Reggio in A e mi sentivo un tecnico di categoria. “Che ci vado a fare in B?”, dissi. Lei mi convinse. “Devi andare per rispetto”. Quando conobbi Franza, il presidente, firmai in 5 minuti. Arrivai con la classifica disastrata, a fine anno festeggiammo la promozione in A».

IL PRIMO RICORDO DEL MESSINA «L’esordio con l’Avellino di Zeman. Vincemmo 1-0 sbagliando dozzine di gol. Un gruppo così unito non l’ho più trovato. I messinesi ancora mi fanno piangere. Al nord era come giocare in casa. Eravamo l’Atalanta di oggi, battemmo Milan e Roma mettendo paura alle altre grandi».

ANEDDOTI DALLO STRETTO «Una volta Di Napoli esultò mimando un volante, solo dopo scoprii che aveva scommesso una macchina col presidente. Un’altra Zampagna mi invitò a cena con tutti e dissi di no. Volevo mantenere i ruoli distinti, ma ho voluto bene a tutti. Non me ne vogliano le altre, ma Messina è stata la piazza della vita per la vita. Ancora mi manca»

IL RAPPORTO CON L’ATALANTA E MESSINA «La Dea è infanzia, casa. Messina è stata la realizzazione professionale: il 7º posto in A del 2005 non ce lo toglierà nessuno. Ci allenavamo al campo militare, in strada erano solo clacson e incitamenti».

COSA MANCA DEL CALCIO «Nulla, ho dato tutto. E mi sono divertito».

Fiorentina a caccia di punti pesanti con la Lazio: probabili formazioni, momento e punto sui giocatori in cerca di riscatto. Dentro alla situazione della Viola

Fiorentina, l’analisi sul momento della squadra viola in vista del match contro la Lazio: probabili formazioni e tutto quello che c’è da sapere

Se accantoniamo momentaneamente le scorie e i dubbi lasciati dal pesante 3-0 subìto a Londra contro il Crystal Palace, la Fiorentina si presenta alla sfida contro la Lazio nelle migliori condizioni sperabili per centrare l’obiettivo salvezza.

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Come sottolinea il Corriere dello Sport, i viola arrivano al match forti di un ruolino di marcia recente impressionante: 8 punti nelle ultime 4 giornate e ben 23 punti conquistati dall’inizio del 2026. Un filotto, impreziosito da due vittorie esterne consecutive, che ha allontanato la zona retrocessione a +5. Considerando che un successo stasera porterebbe il divario a +8, Fiorentina-Lazio si trasforma in una sorta di match point anticipato. Una vittoria cancellerebbe l’enorme pressione accumulatasi in un girone d’andata disastroso e darebbe un senso di tranquillità alle ultime sei giornate.

Non sarà facile, perché la Lazio resta un avversario scorbutico, seppur distratto dalla Coppa Italia, e la Viola deve fare i conti con una formazione in forte emergenza. In questo contesto, toccherà al “Senato viola” indicare la via. Uomini d’esperienza come capitan De Gea, Ranieri, Mandragora e Gosens sono chiamati a trascinare una squadra che a metà dicembre sembrava spacciata, senza vittorie in quindici gare, e che ora ha incredibilmente in mano il proprio destino.

Dodo in cerca di riscatto

Tra i titolari certi di stasera c’è Dodo. Il brasiliano giocherà dall’inizio anche in virtù della squalifica che gli farà saltare il ritorno europeo contro il Palace. Come riporta il quotidiano romano, l’esterno deve farsi perdonare le gravi leggerezze commesse all’andata, costate i primi due gol inglesi. Tuttavia, in una squadra spesso “monopasso”, l’ex Shakhtar resta un’eccezione vitale, confermandosi il secondo difensore della Serie A per dribbling riusciti.

Franchi freddo per l’Europa

Paradossalmente, l’entusiasmo per la possibile salvezza non si trasferisce sull’impegno europeo. Per la gara di giovedì contro il Crystal Palace il Franchi sarà tutt’altro che esaurito. Si prevedono circa 19.000 spettatori su una capienza massima di 22.000. Il pesante 3-0 dell’andata (che ha fatto piovere fischi dal settore ospiti a Londra) ha spento l’ottimismo della piazza. A differenza del 2016, quando Firenze credeva nel celebre ribaltone “#SiPole” contro il Siviglia, oggi l’impresa appare utopica contro una squadra inglese in gran forma, reduce dal 2-1 in Premier contro il Newcastle.

Padovano consiglia la Juventus: «La rosa attuale è qualitativamente mediocre. Non confermerei nessuno in attacco, farei carte false per questo acquisto»

Padovano, ex attaccante della Juventus, ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato dei suoi ricordi in bianconero e dell’attuale momento

In occasione dei trent’anni dalla conquista dell’ultima Champions League bianconera, l’ex attaccante della Juventus Michele Padovano si è raccontato a cuore aperto a Tuttosport.

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I CORI DEI TIFOSI DOPO 30 ANNI «Che meraviglia. Mi caricavano a molla: io entravo e segnavo per i tifosi».

COSA PENSAVA AL RIGORE CONTRO L’AJAX «A fare gol. Perché se non sei super convinto e carico è difficile che tu riesca a fare gol. Sa che l’allenatore del Real aveva detto di non conoscermi? Sono entrato con la sua fotografia ben stampata in faccia: ho provato a farglielo ricordare in tutti i modi. E sarò sempre grato alla Juve che mi ha dato questa opportunità. Ho giocato nella squadra più grande al mondo».

LA CHIAMATA DI MOGGI «Racconto sempre quest’aneddoto con Luciano Moggi: finisco la stagione con la Reggiana. A un certo punto mi squilla il cellulare: era il periodo delle imitazioni di Moggi, io sento questa voce e penso a uno scherzo. Sbotto: “Ma dai, non rompermi le scatole!”. Lui mi richiama e mi dice: “Guarda che la terza telefonata non la faccio più. Sono davvero Moggi, ti aspetto domani sera”. Ecco: è stato il viaggio di ritorno più bello della mia vita. Così sono venuto a conoscenza dell’interesse dei bianconeri».

IL PRIMO GIORNO IN BIANCONERO «Di conoscenza. Ma si lega a un altro ricordo: un anno prima ero salito sul pullman della Juventus al funerale di Fortunato. Mi hanno riportato all’auto, però Vialli era venuto vicino a me e mi ha detto: “Stai facendo le prove per il prossimo anno?”. Sapeva già che sarei arrivato alla Juve».

IL PESO DELLA MAGLIA DELLA JUVE «Dico sempre che ti accorgi di quanto sia importante la Juventus quando te ne vai: io nella vita non ho rimorsi o rimpianti, rifarei tutto. Però… Probabilmente non sarei andato via dalla Juventus. A ogni allenamento tutti noi aprivamo la busta: avevamo tutto nuovo. E questo l’ho visto solo alla Juve. Sembra un dettaglio, ma fa capire quanto siano attenti a dare il massimo ai calciatori. Si tratta del top, e devi meritarlo».

IL TRIDENTE DI LIPPI «Mesi meravigliosi. Era una novità: ho sempre giocato da punta unica, oppure a supporto. Lui chiedeva agli attaccanti di difendere molto e mi sono messo a disposizione del gruppo. Per me è stato un precursore: oggi si millanta tanto, ma noi giocavamo con tre attaccanti puri. Una volta Lippi mi ha detto: “Ricordati che quando hanno palla gli avversari, il giocatore tende a indietreggiare. Tu fai un passo in avanti, pressa subito!”. E lo facevamo».

L’ATTEGGIAMENTO IN ALLENAMENTO «Onestamente? In altre società mi sono sempre gestito: facevo i miei 10 gol all’anno, giocavo in Serie A, ero famoso. Molto spesso, nelle sedute, evitavo di forzare. Poi quando sono arrivato alla Juventus ho visto gente come Ferrara, Vialli e Vierchowod. Facevano la gara nei mille metri».

L’ESORDIO A DORTMUND «E c’era un po’ di ansia: Vialli e Ravanelli fuori, si pensava che non fossimo in grado di andare lì a fare risultato. Siamo stati sfrontati, anche dopo lo svantaggio. Il giorno dopo l’Avvocato Agnelli è venuto a complimentarsi con noi. Mi ha fatto: “Padovano, se in porta c’ero io, lei quel gol non lo faceva…”».

IL SIGNIFICATO DEL GOL «Vivi per quello, ti alleni per quello. Oggi trovo assurdo che un giocatore, magari contro una vecchia squadra, finisca per non esultare».

LA RETE NEL CUORE «Oltre a quello al Real e al rigore con l’Ajax, cito un Reggiana-Padova di Serie A. Ho fatto una roba che, se l’avesse riprodotta Maradona, se ne parlerebbe ancora oggi».

UN CALCIO NUOVO «Sono stato fortunato con quel gruppo: spero torni uno così, perché insegna agli stranieri il significato di un club come la Juve».

IL PIÙ PERICOLOSO IN ALLENAMENTO «Vierchowod. Ci avevano messo pure in camera insieme: all’epoca fumavo ancora, allora entro in camera e mi accendo una sigaretta. Lui prende il trolley e va via in un secondo. Poi è arrivato Torricelli a stare con me».

LA BATTAGLIA DEL BERNABEU «Dalla panchina vedevo i miei compagni: non reagivano, mi dispiaceva. Quando sono entrato ho dato due o tre legnate, però forti, cercando di dare un messaggio. Per fortuna abbiamo limitato i danni perdendo solo 1-0, grazie a San Peruzzi».

LA RIMONTA SUL REAL AL RITORNO «Che settimana, quella prima della partita. Siamo andati in ritiro a Viareggio, la partita persa con la Carrarese. E pure male. Lippi entrò nello spogliatoio, fece un casino pazzesco. Giustamente. A Torino siamo partiti bene con il gol di Del Piero. Lui parlava di grande rete, ma è stata una discreta fortuna (ride, ndr)».

L’AVVOCATO AGNELLI NELLO SPOGLIATOIO «Quel carisma lo percepivo, e non l’ho riscontrato poi in altri. Ricordo la mia ultima partita nella Juve, a Roma. Mi avevano detto che sarei partito titolare, poi Agnelli: “Mi raccomando, mi aspetto tanto da lei”. Prestazione senza infamia e senza lode».

IL COMPAGNO PREFERITO «Vialli. Sono cresciuto cercando di copiarlo: avevamo tratti in comune. E sono andato a Londra proprio perché lui era là. Sapevo che mi avrebbe aiutato, abitavamo a 300 metri di distanza. Mi piace pensare che lui, come Denis Bergamini, siano i miei angeli custodi».

VIALLI E I RIGORI DELLA FINALE «Era molto importante. Abbiamo discusso anche tanto. Gli ho sempre detto che mi sarei aspettato che calciasse uno dei rigori: non se la sentiva, e forse aveva ragione lui. Era talmente emozionato e teso…».

ANTONIO CONTE «Con lui mi divertivo, anche sui capelli. Antonio era il vero capitano: una parola per tutti, mai fuori righe. Ora non lo riconosco più, lo vedo sempre arrabbiato».

MARCELLO LIPPI «Marcello con me è stato molto bravo. Sapeva quanto fossi arrabbiato per le poche chance: ha fatto delle scelte e le ho sempre rispettate. Prima della finale mi davano tutti titolare: la mattina, alla Borghesiana, è venuto da me ed è stato chiaro. “Ti faccio entrare a un quarto d’ora dalla fine e sarai decisivo: mi fai vincere la Champions!”. Capisce la furbizia?».

ALESSANDRO DEL PIERO «Estremamente intelligente, estremamente bravo. E rispettoso: io avevo 29 anni, lui 21. Mi spiace che una figura come la sua non sia nel calcio che conta: per me è pronto a fare qualcosa di importante, a prescindere dal ruolo».

I PIÙ FORTI IN ASSOLUTO «Zidane. Il numero uno in assoluto. Era introverso e timido. Deschamps, genio assoluto, a volte gli traduceva male le “cazziate” di Lippi».

GLI ALTRI TALENTI «Beh, Del Piero anche qui. Poi Careca. E posso citare Dobrovol’skij al Genoa e Futre alla Reggiana. Peccato per quell’infortunio, era proprio forte».

LA JUVENTUS DI OGGI «Mi sembra un cantiere da troppo tempo. Dovrebbe strutturarsi con una dirigenza importante: ora pare un po’ ballerina. E considero riduttivo parlare sempre di 4° posto per la Juventus».

LA ROSA ATTUALE «Obiettivamente mediocre a livello di qualità: manca l’esperienza in mezzo al campo, servirebbero 5 o 6 giocatori di livello. Il talento c’è, va aggiunta anche personalità».

IL RINNOVO DI SPALLETTI «Mi era piaciuto quando è arrivato: 7 mesi e poi ne avrebbero riparlato. Per me doveva andare così, poi hanno avuto le loro ragioni».

VLAHOVIC E IL FUTURO DELL’ATTACCO «Io non confermerei nessuno di questi. La Juve era abituata a Trezeguet, farei invece carte false per Osimhen. Ma Dusan resta comunque un giocatore forte».

Napoli, i giornali non hanno dubbi: due bocciature pesanti dopo il pari col Parma! Ecco chi è stato scelto come MVP

Napoli, ecco i voti dei giornali con i TOP E FLOP dopo il pareggio contro il Parma. Promossi e bocciati dai quotidiani

Ecco i Top, i Flop e le principali differenze di voto per i giocatori del Napoli nell’1-1 contro il Parma, basati sulle pagelle di La Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport

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TOP
• McTominay
◦ Gazzetta (6.5): Lodato come “apriscatole”. Sottolinea che prima del gol era ingolfato a sinistra, ma si dimostra uno dei migliori negli inserimenti (“taglia fuori Keita e infila”).
◦ Corriere (7): Il migliore in campo. Sottolinea che è “sempre più decisivo” con i suoi classici “agguati” in area, sebbene da trequartista sfiorisca e vaghi troppo largo.
◦ Tuttosport (7): Riconosce che “c’è sempre il suo zampino per salvare il Napoli”. Il destro potente all’angolino riscatta un primo tempo sottotono.
• Alisson
◦ Gazzetta (6.5): Definito “Il Migliore” della squadra. Entra e dà la scossa perché è “l’unico che salta l’uomo”. Crea, crossa e tira, pur essendo a volte egoista.
◦ Corriere (6.5): Ottimo impatto: rianima la fase offensiva, salta l’uomo, crea superiorità e tira 5 volte, creando un brivido vero nel recupero.
◦ Tuttosport (6.5): Conferma che le sue giocate infastidiscono la difesa e sfiora il gol nel finale.

FLOP
• Juan Jesus

◦ Gazzetta (5): “Il Peggiore”. Legge male il primo lancio lasciando via libera a Strefezza. Erroraccio e fatica costante, tanto che Conte lo toglie all’intervallo.
◦ Corriere (4): Voto severissimo. Definisce la sua scelta sul vantaggio avversario “suicida” per aver ignorato Strefezza ed elenca altri “erroracci” nei primi 45 minuti.
◦ Tuttosport (5): In costante difficoltà con Strefezza, chiude troppo e gli concede colpevolmente spazio in occasione del gol.
• Anguissa
◦ Gazzetta (5.5): Condizione precaria, non riesce a esprimere la sua fisicità e viene sostituito.
◦ Corriere (5): Senza lampi o inserimenti, “male nei duelli”.
◦ Tuttosport (5.5): Prova a far sentire il fisico, ma “non è una delle sue migliori giornate”.

DIFFERENZE DI VOTO SIGNIFICATIVE
• Politano
◦ Gazzetta (5) & Corriere (5): Entrambi lo bocciano nettamente. Per la Gazzetta riceve palla da fermo, non salta mai l’uomo, sbaglia cross e tiri. Il Corriere concorda: punta Valeri ma non lo salta, è impreciso in appoggio e alla conclusione.
◦ Tuttosport (6): Lo giudica sufficiente e vede una “prova positiva”, sostenendo che dai suoi cross “nascono quasi sempre pericoli”.
• De Bruyne
◦ Gazzetta (6): Sufficiente. Per la Rosea è “a lungo il più vivace”, cerca spazi e distribuisce gioco, pur ammettendo che manca un po’ del suo genio.
◦ Corriere (5): Bocciatura netta: forza le giocate perdendo ben 20 possessi e “sbaglia qualche appoggio che non t’aspetti”. (Tuttosport si pone a metà con un 5.5).
• Juan Jesus
◦ Gazzetta (5) & Tuttosport (5): Insufficiente per l’errore grave sul gol e la generale difficoltà nel primo tempo.
◦ Corriere (4): Il quotidiano romano è estremamente duro, bocciando pesantemente la sua lettura tattica e definendolo artefice di una “scelta suicida”.

Capello scova il ‘problema’: «Il Milan ha subito il contraccolpo di essere uscito dalla lotta Scudetto. Leao? Non ne ha come una volta…»

Capello, ex allenatore, ha rilasciato queste dichiarazioni dopo la pesante sconfitta del Milan contro l’Udinese. Le sue parole

Fabio Capello, spettatore d’eccezione a San Siro, ha assistito dal vivo al pesante tracollo del Milan contro l’Udinese (0-3). Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, l’ex tecnico rossonero analizza i mali della squadra di Massimiliano Allegri.

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L’ATTEGGIAMENTO DELL’UDINESE «Sono arrivato presto allo stadio e ho osservato con cura il riscaldamento dell’Udinese: si vedeva una squadra concentrata, sul pezzo, tonica. E in particolare Zaniolo, spesso in passato criticato per gli atteggiamenti, ha fatto un pre-partita perfetto. Non a caso poi è stato il migliore in campo».

PERCHÉ IL MILAN É CROLLATO «Perché è sempre stato compatto e solido difensivamente. Sabato, invece, ha concesso innumerevoli ripartenze agli avversari. Va anche detto che gli episodi non sono girati a favore del Diavolo: l’autogol di Bartesaghi, la grande parata di Okoye a inizio secondo tempo su Saelemaekers, quando sinceramente pensavo che la partita potesse ancora essere ripresa…».

COLPA DEL MODULO «Ma no, lasciamo stare il modulo. Il problema, semmai, è stato il ritmo. L’Udinese andava una volta e mezza più veloce. Vinceva tutti i contrasti, aggrediva e ripartiva con un’intensità molto maggiore a quella dei rossoneri. Così, puoi giocare con tutti gli schemi che vuoi, ma le partite le perdi ugualmente».

IL CALO FISICO SENZA COPPE «Fatta la premessa che l’Udinese sta molto bene ed è squadra rognosa da affrontare, il calo del Milan non può avere giustificazioni. In una stagione senza coppe, con un’eliminazione precoce dalla Coppa Italia… Mi viene da pensare che tutto parta dalla testa, piuttosto che dalle gambe».

IL CONTRACCOLPO PSICOLOGICO «Forse i giocatori rossoneri hanno subito il contraccolpo di essere usciti dalla lotta per lo scudetto dopo il ko di Napoli. O forse si sono adagiati su una classifica che pareva mettere al sicuro la qualificazione in Champions».

IL MOMENTO DI RAFAEL LEAO «L’ho detto più volte, a me da centravanti non convince. Ma al di là del ruolo, mi sembra proprio non ne abbia come una volta. Quando nel secondo tempo è stato spostato all’ala sinistra, la sua posizione preferita, non andava quasi mai uno contro uno. È stato il simbolo di un Milan sotto ritmo».

LA RICETTA PER ALLEGRI «Il Milan ha bisogno di ritrovare spirito, compattezza e umiltà. Le doti che avevano caratterizzato l’ottimo girone d’andata dei rossoneri e che si sono perse nelle ultime settimane. Max deve fare in modo che il gruppo torni unito, che il singolo si sacrifichi per il collettivo. Perché di sicuro il Milan visto contro l’Udinese faticherebbe non poco ad andare in Champions. Anzi, non ci andrebbe nonostante il vantaggio attuale in classifica».

LO SCONTRO DIRETTO CON LA JUVE «I bianconeri hanno sofferto a Bergamo per un tempo, ma poi sono usciti alla distanza, ottenendo un successo fondamentale. Spalletti è assolutamente in corsa e la partita di San Siro sarà un crocevia importante sia per la Juve che per il Milan. Anche se mancano sei giornate e non basterà una sola gara per raggiungere il traguardo».

Como Inter, i tifosi di casa fischiano Barella: la reazione provocatoria del centrocampista

Como Inter, i tifosi di casa fischiano Barella: la reazione provocatoria del centrocampista. Ecco cos’ha fatto all’uscita dal campo

Uno degli episodi più discussi di Como-Inter arriva al minuto 77, quando Nicolò Barella lascia il campo tra i fischi del pubblico di casa. Fino a quel momento il centrocampista nerazzurro era stato tra i migliori nella squadra di Cristian Chivu, protagonista di una prestazione solida e di grande intensità nel successo dell’Inter. Al momento della sostituzione, con il punteggio fissato sul 4-2 per i nerazzurri, al suo posto è entrato Henrikh Mkhitaryan.

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Como Inter, il gesto di Barella verso il pubblico

Nel momento in cui si è avvicinato alla linea laterale per uscire, Barella ha reagito ai fischi con un gesto che non è passato inosservato. Il centrocampista ha salutato con la mano destra e, allo stesso tempo, ha mostrato il numero quattro in direzione degli spalti, richiamando il punteggio favorevole all’Inter in quel preciso momento della gara. Un episodio che ha contribuito ad accendere ulteriormente il clima sugli spalti.

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Como Inter, anche Bastoni ancora nel mirino

Non è stato però l’unico nerazzurro bersagliato dal pubblico. Già all’intervallo, infatti, anche Alessandro Bastoni, sostituito dopo i primi 45 minuti, era stato accolto da una forte dose di fischi. Una situazione che ormai accompagna con una certa frequenza il difensore interista, soprattutto dopo la simulazione che aveva portato all’espulsione di Kalulu nella sfida tra Inter e Juventus. Anche a Como, dunque, il clima attorno ad alcuni protagonisti nerazzurri si è confermato particolarmente teso.

Openda Juve, scattano le condizioni per il riscatto dal Lipsia! La cifra che sborseranno i bianconeri in estate

Openda Juve, scattano le condizioni per il riscatto dal Lipsia! La cifra che sborseranno i bianconeri in estate: tutti i dettagli

Loïs Openda può ormai essere considerato a tutti gli effetti un calciatore di proprietà della Juventus. Dopo i risultati maturati nell’ultimo turno di Serie A, sono infatti scattate le condizioni che rendono obbligatorio il riscatto dell’attaccante belga arrivato la scorsa estate dal Red Bull Lipsia con la formula del prestito con obbligo condizionato. Anche se il centravanti non scende in campo da quasi un mese e mezzo, il suo futuro è ormai definito: resterà in bianconero anche nelle prossime stagioni. La clausola che faceva scattare l’acquisto definitivo era legata al piazzamento della squadra nelle prime dieci posizioni del campionato 2025/26, obiettivo che la formazione di Luciano Spalletti ha ormai matematicamente blindato.

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Openda Juve, perché il riscatto è diventato inevitabile

Il successo della Juventus a Bergamo e la contemporanea sconfitta del Sassuolo contro il Genoa hanno reso impossibile qualsiasi ribaltone in classifica. I bianconeri sono saliti a quota 60 punti, con un vantaggio di 18 lunghezze proprio sui neroverdi undicesimi, fermi a 42. Anche immaginando un finale estremo, con la Juventus sempre sconfitta e il Sassuolo sempre vincente, i bianconeri resterebbero comunque davanti grazie agli scontri diretti favorevoli: 0-3 all’andata e 1-1 al ritorno. Proprio per questo motivo, la condizione prevista nell’accordo con il club tedesco deve considerarsi raggiunta. Per la Juventus si tratta di una conferma importante sul piano tecnico e progettuale, perché Openda era stato individuato come uno dei profili chiave per rinforzare il reparto offensivo con velocità, profondità e capacità di attaccare la porta.

Openda Juve, cifre dell’operazione e contratto fino al 2030

Le cifre dell’operazione erano state rese note dalla stessa Juventus al momento dell’arrivo del giocatore. Il club bianconero aveva definito un prestito oneroso da 3,3 milioni di euro, con ulteriori bonus fino a 0,8 milioni legati a specifici obiettivi sportivi. Con il verificarsi delle condizioni previste nel corso della stagione 2025/26, scatterà ora l’acquisizione definitiva per 40,6 milioni di euro, cifra pagabile in quattro esercizi, a cui si aggiungono 1,7 milioni di oneri accessori. Per Openda si aprirà così una nuova fase della sua avventura torinese, con un contratto valido fino al 30 giugno 2030. È un investimento significativo, ma anche un segnale preciso della volontà della Juventus di costruire il proprio futuro attorno a un attaccante ritenuto centrale nel progetto tecnico.

Matturro Genoa, in estate sarà addio? La decisione del Levante sul riscatto

Matturro Genoa, in estate sarà addio? La decisione del Levante sul riscatto del difensore uruguaiano: ecco quanto incasserebbe il Grifone

Il futuro di Alan Matturro appare sempre più lontano dal Genoa. Il difensore uruguaiano classe 2004, oggi al Levante in prestito, è destinato a restare in Spagna anche dopo questa stagione.

Matturro Genoa, il Levante vuole riscattarlo

Secondo le ultime indiscrezioni rilanciate da Fabrizio Romano, il Levante ha a disposizione un’opzione d’acquisto da 12 milioni di euro e sarebbe molto soddisfatto del rendimento del centrale.

Su Matturro, però, non c’è solo il club spagnolo. Sempre secondo le stesse ricostruzioni, anche società di Premier League e Bundesliga starebbero seguendo con attenzione la sua crescita.

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PAROLE – «🚨 Il Levante ha una clausola di opzione d’acquisto da €12m per firmare Alan Matturro dal Genoa a titolo definitivo.
Il club è molto soddisfatto delle sue prestazioni, sta andando alla grande in prestito.
Club di Bundesliga e Premier League sono già interessati a lui. 🇺🇾
».

Allegri Milan, avanti insieme: fiducia piena da parte del club e il blitz di Furlani a Milanello. Il motivo della sua presenza

Allegri Milan, avanti insieme: fiducia piena da parte del club e il blitz di Furlani a Milanello. L’obiettivo dell’amministratore delegato rossonero

In un momento molto delicato della stagione, il Milan sceglie di farsi sentire in modo diretto. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, in settimana è attesa a Milanello la visita dell’amministratore delegato Giorgio Furlani, un segnale chiaro della volontà del club di restare vicino alla squadra. L’iniziativa arriva a pochi giorni dalla trasferta contro l’Hellas Verona, in programma il 19 aprile al Bentegodi, e nasce con l’obiettivo di restituire compattezza a un ambiente scosso sia dai risultati recenti sia dal clima pesante vissuto a San Siro.

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Milan, fiducia confermata ad Allegri e alla squadra

Nonostante il pesante ko interno contro l’Udinese, la linea della dirigenza non cambia. Il club continua infatti a confermare la propria fiducia sia nei confronti della squadra sia in quelli di Massimiliano Allegri, ritenuto ancora l’uomo giusto per guidare il gruppo in questo finale di stagione. Il messaggio che la società vuole trasmettere è preciso: in questo momento bisogna allontanare ogni rumore esterno, comprese le voci di mercato che riguardano alcuni singoli, e concentrare tutte le energie soltanto sul campo. L’obiettivo è evitare che la pressione esterna condizioni ulteriormente una squadra che, nelle ultime settimane, ha già mostrato fragilità evidenti.

Milan, a Verona serve una risposta immediata

La presenza di Furlani a Milanello servirà anche a ribadire quanto sia centrale il traguardo europeo per il futuro del club. La qualificazione alla prossima Champions League viene considerata un obiettivo imprescindibile e non più rinviabile, sia dal punto di vista sportivo sia da quello progettuale. Per questo la sfida contro il Verona assume un peso ancora più importante: il Milan ha bisogno di una reazione concreta per interrompere una serie di risultati negativi che nell’ultimo mese e mezzo hanno rallentato in modo preoccupante la corsa rossonera. A questo punto non bastano più le parole: contro i gialloblù serviranno personalità, equilibrio e una prova all’altezza del momento.

Gasperini Ranieri, margini per ricucire il loro rapporto alla Roma? Oggi il confronto a Trigoria, ecco di cosa parleranno

Gasperini Ranieri, margini per ricucire il loro rapporto alla Roma? Oggi il faccia a faccia a Trigoria, ecco i temi sul tavolo di discussione

La Roma vive ore molto delicate e oggi a Trigoria è atteso il faccia a faccia tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, dopo le tensioni emerse pubblicamente nei giorni scorsi. La Gazzetta dello Sport conferma che il confronto è previsto alla ripresa degli allenamenti e che potrebbe rappresentare un passaggio importante per capire se esistano ancora i margini per ricucire il rapporto tra il senior advisor e l’allenatore giallorosso. Il tema non riguarda solo il caso esploso prima e dopo Roma-Pisa, ma anche un logoramento più profondo, maturato nel tempo tra differenze di metodo, di comunicazione e di gestione interna.

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Roma, staff medico e infortunati al centro del vertice

Tra gli argomenti più caldi del vertice ci sarà soprattutto la gestione degli infortunati. Secondo le ricostruzioni pubblicate questa mattina, Gasperini continua a nutrire dubbi sul lavoro dello staff medico, mentre dall’altra parte si ritiene che alcuni rientri in passato possano essere stati accelerati troppo. Il focus si concentrerà in particolare su Mancini, Koné e Wesley, tre giocatori che il tecnico spera di recuperare in vista della sfida con l’Atalanta, ma sui quali restano ancora incertezze. Oltre a questo, sul tavolo ci saranno anche i temi più generali che hanno alimentato la frattura: dal mercato alla gestione quotidiana delle varie aree del club.

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Roma, i Friedkin osservano: il futuro resta in bilico

Sul fondo della vicenda resta la posizione della proprietà. I Friedkin, almeno per ora, non hanno preso una posizione pubblica, ma secondo più fonti stanno seguendo con attenzione l’evoluzione della situazione e non si esclude nemmeno un loro intervento, anche da remoto. La Gazzetta spiega che le parole di Ranieri riflettono comunque una sensibilità già presente nel club, soprattutto sul modo in cui Gasperini si rapporta con alcune componenti societarie. In questo quadro, il confronto di oggi potrebbe servire a riportare un minimo di serenità nel breve periodo, ma non cancella una realtà ormai evidente: a Trigoria la distanza tra le parti è profonda e il finale di stagione potrebbe portare a scelte importanti sul futuro della Roma.

Presidenza FIGC, oggi l’Assemblea di Lega Serie A: si punta alla coalizione per Malagò, c’è Lotito tra gli oppositori! La situazione

Presidenza FIGC, oggi l’Assemblea di Lega Serie A: la maggioranza è tutta con Malagò, la minoranza è capeggiata da Lotito

C’è grande attesa per l’assemblea della Lega Serie A in programma oggi a Milano, passaggio destinato a pesare in modo significativo sulla corsa alla presidenza della FIGC del prossimo 22 giugno. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, il nome nettamente più forte resta quello di Giovanni Malagò, sostenuto da una larga parte dei club di massima serie. Sky Sport aveva già indicato nei giorni scorsi una maggioranza orientata attorno a 16 voti su 20, mentre La Gazzetta dello Sport conferma che il consenso potrebbe essere addirittura più ampio, con 17-18 club pronti a convergere sull’ex presidente del CONI. L’assemblea, inoltre, viene considerata particolarmente rilevante anche per il valore politico del segnale: la Serie A vuole presentarsi con una linea il più possibile unitaria.

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FIGC, Marotta spinge per Malagò e anche Galliani si sfila

Dietro le quinte si sta muovendo soprattutto Giuseppe Marotta, indicato da più fonti come uno dei dirigenti più attivi nel tentativo di blindare la candidatura di Malagò prima ancora del voto formale. La strategia è chiara: arrivare all’assemblea con un fronte già compatto. Nel frattempo, anche gli endorsement pubblici si stanno moltiplicando. Urbano Cairo, presidente del Torino, ha definito Malagò una persona molto capace e un profilo su cui puntare. Si è invece raffreddata la pista Adriano Galliani: l’ex dirigente di Milan e Monza ha declinato l’ipotesi di una sua candidatura e ha indicato proprio Malagò come il miglior profilo possibile per guidare la federazione. Questo passaggio rafforza ulteriormente la posizione dell’ex numero uno del CONI, mentre la minoranza interna alla Lega, con Claudio Lotito tra i nomi più citati, appare al momento troppo debole per cambiare l’equilibrio della partita.

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FIGC, oltre al nome c’è il pacchetto di richieste della Serie A

L’assemblea di oggi, però, non servirà soltanto a indicare un candidato. Secondo La Gazzetta dello Sport, i club di Serie A vogliono anche accompagnare la scelta con un documento politico contenente alcune richieste precise per il futuro del calcio italiano. Al centro ci sono temi noti da tempo: incentivi fiscali per settori giovanili e stadi di proprietà, il riconoscimento di una quota dei ricavi sulle scommesse sportive e la revisione del divieto di pubblicità del betting introdotto dal Decreto Dignità. Su questo terreno, però, non mancano le resistenze politiche. Nelle ultime ore il vicepremier Matteo Salvini ha spiegato di preferire “qualche volto nuovo” rispetto a Malagò, segnale di una freddezza che potrebbe pesare nel dialogo istituzionale successivo. In ogni caso, la Serie A sembra pronta a essere la prima componente federale a scoprire ufficialmente le carte, con l’obiettivo di arrivare alle elezioni di giugno con il massimo peso possibile.

Moviola Como Inter, mai rigore su Nico Paz: i giornali però si dividono sui voti e sulle responsabilità

Moviola Como Inter, mai rigore su Nico Paz: i giornali però si dividono sui voti e sulle responsabilità del penalty concesso per il contatto con Bonny

La moviola di Como-Inter, gara valida per il 32° turno di Serie A e diretta da Massa, lascia in eredità soprattutto un episodio molto discusso nel finale. I principali quotidiani sportivi italiani, pur con sfumature diverse, convergono su un punto preciso: il rigore assegnato al Como per il contatto tra Nico Paz e Bonny non andava concesso. Secondo la lettura prevalente, infatti, è il giocatore lariano a calciare l’avversario dopo aver colpito il pallone, e non il contrario. Resta però aperto il dibattito sulle responsabilità dell’errore, divise tra la decisione presa in campo da Massa e l’intervento del VAR Aureliano, considerato da alcuni quotidiani determinante nell’evoluzione dell’episodio.

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Moviola Como Inter, i quotidiani concordano sul penalty ma divergono sui voti

Nel dettaglio, La Gazzetta dello Sport sottolinea che il contatto avviene in area, ma evidenzia come Bonny non cerchi mai il fallo, limitandosi a opporsi in asse col corpo per murare la conclusione. Per questo, il quotidiano giudica molto dubbia la concessione del rigore e assegna a Massa un severo 4, parlando di una direzione incerta soprattutto nei momenti di maggiore intensità. Il Corriere dello Sport è sulla stessa linea riguardo al rigore, spiegando che il contatto nasce dal movimento di Nico Paz e che il fallo del giocatore nerazzurro non esiste. In questo caso, però, l’attenzione si sposta anche su Aureliano, ritenuto colpevole di non aver richiamato l’arbitro all’on field review per revocare la decisione. Più morbido invece Tuttosport, che promuove Massa con un 6, sostenendo che la gara sia stata ben gestita nel complesso e che l’errore sul rigore sia stato in qualche modo indotto dalla comunicazione del VAR.

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Moviola Como Inter, gli altri episodi analizzati tra cartellini e gol regolari

Oltre al rigore contestato, i quotidiani si soffermano anche su altri episodi chiave del match. Tutti considerano corretta l’ammonizione per Valle, autore di un intervento imprudente ai danni di Dumfries. Nessun dubbio neppure sul tocco di braccio di Bastoni in area: non è calcio di rigore, perché il braccio del difensore interista è giudicato aderente al corpo e in posizione naturale. Viene inoltre ritenuto regolare il gol di Thuram, così come il raddoppio nerazzurro, con l’attaccante francese tenuto in gioco da Kempf sul lancio di Barella. Resta infine qualche perplessità su un intervento di Acerbi su Douvikas, episodio per il quale il giallo sarebbe potuto starci. Nel complesso, quindi, la moviola di Como-Inter conferma una serata arbitrale piena di discussioni, con un solo vero punto fermo: il rigore finale al Como non andava assegnato.

Leao Milan, la pazienza è finita! La reazione del portoghese dopo i fischi e la posizione del club: cosa aspettarsi in estate?

Leao Milan, la pazienza è finita! Così il portoghese ha reagito ai fischi di San Siro: il club prende le sue difese, ma attende offerte per l’estate

Il rapporto tra Rafael Leao e una parte del pubblico del Milan è entrato in una fase molto delicata. Dopo i fischi pesantissimi arrivati a San Siro nella gara contro l’Udinese, La Gazzetta dello Sport racconta di un giocatore rimasto profondamente colpito dalla contestazione, mai così forte nei suoi confronti da quando veste rossonero. Secondo il quotidiano, il club, Massimiliano Allegri e lo spogliatoio intendono comunque proteggere il portoghese almeno fino al termine della stagione, perché la corsa alla Champions League resta apertissima e il suo contributo viene ancora considerato importante.

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Leao Milan, il peso della contestazione e delle difficoltà fisiche

La contestazione, però, pesa. Sempre secondo la Gazzetta, Leao non si aspettava un livello di dissenso così marcato, soprattutto in una stagione in cui avrebbe giocato spesso stringendo i denti per i problemi fisici legati all’adduttore e alla pubalgia. Già a gennaio il portoghese conviveva con un’infiammazione all’adduttore destro da gestire con cautela. Questo contesto aiuta a leggere anche le difficoltà più recenti, senza però cancellare il fatto che contro l’Udinese il numero 10 abbia sbagliato occasioni e scelte che hanno esasperato lo stadio.

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Leao Milan, il mercato torna ora davvero in discussione

Il tema ora diventa inevitabilmente il mercato. La Gazzetta dello Sport scrive che, dopo quanto accaduto, per un club straniero non è mai stato così semplice provare ad avvicinarsi a Leao. Tra le squadre citate ci sono soprattutto quelle di Premier League, con Manchester United e Chelsea tra i nomi accostati al portoghese. Il contratto del giocatore resta lungo, fino al 2028, ma il segnale di questi giorni è chiaro: il legame tra il Milan e il suo attaccante più discusso non è più solido come in passato. Da qui a fine stagione, però, tutto passerà dal campo. Il Milan non può permettersi altri passi falsi nella corsa europea e ha bisogno di ritrovare il miglior Leao. Poi arriverà il momento delle scelte. E oggi, rispetto a poche settimane fa, la prospettiva di un addio estivo appare molto più concreta.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 13 aprile 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Como, Fabregas: «Non so a che posto siamo in classifica, non la guardo mai: oggi la mia squadra mi ha dimostrato di essere capace e di avere coraggio»

Como Inter, nel post gara Fabregas è intervenuto ai microfoni di Dazn per analizzare la sfida che si è giocata al Sinigaglia

Nel post gara di Como Inter, Cesc Fabregas è intervenuto ai microfoni di Dazn. Queste le dichiarazioni del tecnico spagnolo:

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PAROLE – «Non so a che posto siamo in classifica, non la guardo mai: oggi la mia squadra mi ha dimostrato di essere capace e di avere voglia e coraggio. Ha dimostrato un bel carattere: abbiamo fatto errori, dobbiamo imparare tanto ma oggi non ho voglia di parlare di tattica. Il campo ha parlato da solo, mi piacciono le statistiche: e le statistiche non si sono viste oggi. Sono orgoglioso: due anni fa se mi avessi detto che saremmo stati a questo punto era difficile, giocare contro l’Inter poteva essere un’amichevole, invece era una partita importante. Non vi racconto le tattiche, scusatemi: tra dieci giorni c’è un’altra partita da giocare, noi la prepariamo sempre in modo diverso».

SQUADRA «Se studiate l’avrete visto, oggi i ragazzi meritano grandi elogi perché sappiamo da dove arriviamo. La crescita è importante e c’è voglia di competere contro le altre squadre. L’errore fa parte del gioco: ti fa crescere più velocemente, altrimenti se non li fai pensi di essere un fenomeno. La squadra ha dato tutto, ha provato tutto: è un peccato il risultato, contro il Milan ho sbagliato a parlare di risultatismo e giochismo, preferisco parlare della grande prestazione. Mancano sei partite e una di coppa, vediamo dove arriviamo».

GOL THURAM – «Il primo gol di Thuram? Sapete quanto è importante la parte emozionale: è vero che la testa influisce. Quel gol è stata una giocata di rotazione loro, noi non ci siamo parlati: ci ha penalizzati un po’ ma il mio messaggio è stato che dovevamo continuare così. Poi il 2-2 non era una palla pericolosa e l’abbiamo gestita un po’ male: poi loro sono troppo forti sulle palle inattive, di là loro hanno una forza che hanno contro tutti. Hanno fatto un numero incredibile di gol, dobbiamo capire bene altre cose e gestirle diversamente: ma competere bene con l’Inter era importante per noi».

Inter, Chivu nel post gara: «Nel secondo tempo abbiamo cambiato atteggiamento, abbiamo alzato un po’ i giri. Scudetto? Ecco cosa dico»

Como Inter, nel post gara Chivu è intervenuto ai microfoni di Dazn per analizzare la sfida che si è giocata al Sinigaglia

Nel post gara di Como Inter, Cristian Chivu è intervenuto ai microfoni di Dazn. Queste le dichiarazioni del tecnico nerazzurro:

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EMOZIONI – «Non era semplice, lo sapevamo. Affrontavamo una squadra che lotta per qualcosa di importante, e lo hanno fatto vedere nel primo tempo con la mobilità, con le pressioni fatte ad una certa intensità. Avevamo fatica a trovare le vie d’uscita ed eravamo un po’ molli in difesa. Poi siamo andati sotto di due gol, abbiamo reagito subito trovando un gol importante che ci ha dato fiducia. Nel secondo tempo abbiamo cambiato atteggiamento, abbiamo alzato un po’ i giri e tirato fuori il carattere. Alla fine ce l’abbiamo fatta anche se non è stato semplice».

IL LAVORO SULLE PALLE INATTIVE – «E’ frutto del lavoro di tutto lo staff e della squadra. Stamattina ci siamo allenati soltanto sulle palle inattive, abbiamo cercato di prepararla al meglio sapendo che sono una grande occasione per far gol. Abbiamo grandi battitori e grandi saltatori, sarebbe un peccato non lavorare su questi dettagli».

REAZIONE E VITTORIA DEL GRUPPO CHE CONSACRA L’INTER ALLO SCUDETTO? – «E’ una vittoria di grande maturità, capire i momenti. A 7 giornate dalla fine bisogna alzare le nostre ambizioni e capire quanto è importante entrare in campo consapevoli del fatto che si poteva allungare sulla seconda. Nel primo tempo siamo rimasti sorpresi dalla loro intensità ma poi abbiamo reagito»

LOTTA SCUDETTO CHIUSA? – «Faccio come i miei colleghi che parlano di qualificazione alla Champions League. Anche noi siamo contenti che piano piano ci stiamo avvicinando a quello che è l’obiettivo Champions. Champions League salva? La matematica dice di no».

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Lotta Champions, si accende la corsa per il quarto posto! Milan, Juve, Como e Roma si giocano due posti: i calendari a confronto

Lotta Champions, si infiamma la corsa al quarto posto: Milan, Juve, Como e Roma in volata per due posti: calendari a confronto

La corsa alla qualificazione alla prossima Champions League entra nella sua fase più incandescente, promettendo un finale di stagione ad alta tensione. La classifica attuale racconta di un duello serrato che coinvolge quattro squadre dalle ambizioni e dai percorsi molto diversi, tutte determinate a conquistare un posto nell’Europa che conta. Ogni punto pesa come oro e ogni passo falso rischia di compromettere mesi di lavoro.

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Juventus, Como e Roma si preparano a un rush finale senza margini d’errore, mentre il Milan, reduce dalle sconfitte contro Napoli e Udinese, torna improvvisamente a guardarsi alle spalle. Il terzo posto, che sembrava consolidato, è di nuovo in discussione e la volata Champions si allarga ulteriormente. Per i rossoneri, il calendario propone uno scontro diretto pesantissimo contro la Juventus, crocevia decisivo dopo un periodo che ha riaperto interrogativi e fragilità.

La Juventus, dal canto suo, può concentrarsi esclusivamente sul campionato, un vantaggio non trascurabile in questa fase della stagione. Dopo il pari con il Sassuolo e le vittorie contro Genoa e Atalanta, i bianconeri affronteranno il Bologna all’Allianz Stadium prima del big match contro il Milan. Il finale sembra più agevole, con Verona, Lecce e Fiorentina, ma l’ultima giornata nasconde un’insidia enorme: il derby della Mole in casa del Torino, potenziale spartiacque per la qualificazione europea.

Il Como, vera rivelazione del campionato, sogna un traguardo storico ma dovrà superare un percorso irto di ostacoli, complicato anche dagli impegni di Coppa Italia. Dopo la semifinale di ritorno con l’Inter, la squadra di Fabregas affronterà due trasferte delicate contro Sassuolo e Genoa, prima di ospitare un Napoli in piena corsa.

Il finale non concede respiro: Verona fuori casa, Parma al Sinigaglia e l’ultima, insidiosissima trasferta sul campo della Cremonese. Anche la Roma vive settimane decisive: eliminata dall’Europa League, dovrà affidare tutto al campionato, con un calendario di fuoco che prevede Atalanta, Fiorentina, Bologna e un derby infuocato contro la Lazio prima della chiusura a Verona. Una volata che promette emozioni fino all’ultimo respiro.

Pagelle Como Inter, Dumfries e Thuram on fire, Nico Paz bello non basta. Che caos nel finale! – I VOTI

Pagelle Como Inter: i Top e Flop tra i protagonisti del match, valido per la 32a giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Como Inter: i giudizi sui protagonisti del match, valido per la 32a giornata di Serie A 2025/26. Ecco i voti:

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I VOTI

COMO – Butez 6; Van der Brempt 5.5 (67′ Smolcic 6), Kempf 5.5, Diego Carlos 6 (46′ Ramon 5.5); Diao 6 (79′ Morata sv), Sergi Roberto 6 (46′ Da Cunha 6.5), Perrone 6.5, Valle 6.5 (79′ Moreno sv); Paz 7.5, Baturina 6.5; Douvikas 6.5. 

INTER – Sommer 6.5; Akanji 6, Acerbi 6, Bastoni 5 (46′ Carlos Augusto 6); Dumfries 7.5, Barella 6 (77′ Mkhitaryan sv), Calhanoglu 6, Zielinski 5.5 (56′ Sucic 6), Dimarco 6 (56′ Luis Henrique 6); Thuram 7.5, Esposito 5.5 (56′ Bonny 5). 

Moviola Como Inter, nel finale succede di tutto! Tutti i dettagli sull’episodio chiave della sfida del Sinigaglia

Moviola Como Inter: l’episodio arbitrale chiave del match valido per la 32ª giornata del campionato di Serie A 2025/26

L’episodio chiave della moviola del match Como Inter, valido per la 32ª giornata della Serie A 2025/26. Dirige la sfida l’arbitro Massa.

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LA MOVIOLA

Como‑Inter, big match che ha chiuso la domenica della 32ª giornata, si è trasformato in uno snodo cruciale sia per la corsa Scudetto sia per la lotta Champions. La tensione era altissima e l’attenzione sulla sestina arbitrale di Massa inevitabile, con Aureliano e Maggioni al VAR. La gara è stata ricca di episodi: dal rigore assegnato al Como all’87’, dopo il check che ha corretto il fallo di Bonny su Nico Paz da fuori area a dentro l’area, alle numerose ammonizioni che hanno scandito il secondo tempo. Tra queste, spiccano i gialli ravvicinati ad Acerbi e Carlos Augusto, oltre a quello pesante per Sucic — diffidato — che salterà la sfida contro il Cagliari.

Sul fronte dei gol, il lavoro del VAR ha confermato la regolarità di tutte le reti più discusse: dal 2‑1 di Thuram nel recupero del primo tempo al 2‑2 nato dall’errore di Kempf, fino al 4‑2 con il tocco di spalla di Akanji. Anche il 3‑2, contestato da Fabregas e Nico Paz per un presunto blocco di Acerbi su Ramon, è stato giudicato regolare. In precedenza, Massa aveva già valutato correttamente il mani di Bastoni sul tiro di Douvikas — braccio aderente al corpo — e il gol del vantaggio di Valle, nato da un’azione pulita con Nico Paz in posizione regolare.

Il primo tempo era stato altrettanto intenso sul piano arbitrale: dal duello fisico tra Douvikas e Acerbi, con trattenute reciproche, al braccio largo di Esposito su Van der Brempt, fino al giallo a Valle per gioco pericoloso su Dumfries. Già al 3’ il Como aveva protestato per un contatto in area tra Douvikas e Acerbi, ma Massa aveva fischiato la spinta dell’attaccante. Una partita complessa, ricca di episodi e interpretazioni, gestita con decisione dal direttore di gara in una cornice di grande pressione tecnica ed emotiva.

Berardi chiarisce dopo l’episodio in Genoa Sassuolo: «Nessun atto di violenza. Cercavo solo di divincolarmi per andare nello spogliatoio»

Berardi non ci sta e commenta nelle storie di Instagram: «Nessun atto di violenza. Cercavo solo di divincolarmi per andare via»

Mimmo Berardi ha scelto Instagram per fare chiarezza sull’episodio più discusso di Genoa‑Sassuolo: il doppio cartellino rosso mostrato da Rapuano a lui ed Ellertsson al rientro negli spogliatoi. L’esterno neroverde ha spiegato di essersi semplicemente «Cercavo solo di divincolarmi per andare nello spogliatoio. Le immagini parlano chiaro, non c’è stato nessun atto di violenza», contestando apertamente la decisione dell’arbitro e sostenendo che le immagini dimostrino l’assenza di qualsiasi gesto violento. Una presa di posizione netta, con cui il capitano del Sassuolo ha voluto difendersi dalle accuse e ricostruire la dinamica dal suo punto di vista.

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L’episodio incriminato risale alla fine del primo tempo, quando le squadre stavano rientrando nel tunnel del Ferraris. Le telecamere hanno ripreso un acceso scambio di parole tra Berardi e Sabelli, con Vitinha intervenuto per separarli. La situazione sembrava destinata a rientrare, finché Ellertsson — arrivato da dietro — ha spinto il numero 10 neroverde, innescando un parapiglia improvviso.

A quel punto Rapuano è intervenuto con decisione, estraendo due cartellini rossi che hanno messo fine alla confusione. Una scelta che ha fatto discutere e che Berardi, attraverso i social, ha voluto contestare pubblicamente, sostenendo che la ricostruzione arbitrale non rispecchi quanto realmente accaduto nel tunnel.

De Zerbi sicuro: «Posso essere un fratello maggiore, un padre, non hanno bisogno di un allenatore. Vi spiego perchè»

De Zerbi non ha dubbi: «Posso essere un fratello maggiore, un padre, non hanno bisogno di un allenatore. Vi spiego…»

Esordio amaro per Roberto De Zerbi sulla panchina del Tottenham. Gli Spurs sono caduti contro il Sunderland e, a sei giornate dal termine, restano inchiodati al terzultimo posto: in questo momento sarebbero retrocessi in Championship. La sfida è stata decisa nella ripresa dal gol di Mukiele, che ha condannato il debutto del tecnico italiano.

Al termine della partita, De Zerbi ha analizzato la prestazione e il momento delicato della squadra ai microfoni di BBC Match of the Day, consapevole della situazione critica e della necessità di una svolta immediata. Le parole:

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PAROLE – «Non meritavamo la sconfitta. Abbiamo giocato una buona partita: forse non abbiamo fatto abbastanza per vincere, ma siamo stati sfortunati in alcune circostanze nel primo tempo. I giocatori hanno dato il massimo per spirito e atteggiamento: non gli posso dire niente»

ECCO COSA SERVE «Non abbiamo la fiducia per giocare un grande calcio, ma abbiamo fatto quello su cui abbiamo lavorato in settimana. Voglio dare fiducia in ciò di cui hanno bisogno. Posso essere un fratello maggiore, un padre, non hanno bisogno di un allenatore. Non hanno bisogno di migliorare il calcio. Possono giocare meglio una volta raggiunto un diverso livello di fiducia. Se saremo in grado di vincere una partita cambierà tutto».

Leao, il caso esplode dopo i fischi di San Siro: il retroscena che racconta il malessere del portoghese

Leao, la ferita aperta dopo la sfida di San Siro: emerge il retroscena dopo Milan Udinese sul malessere del portoghese

In casa Milan il clima resta pesante e la sconfitta contro l’Udinese ha acuito le tensioni, soprattutto attorno alla figura di Rafael Leao. Come riportato da Manuele Baiocchini di Sky Sport, i fischi piovuti su di lui al momento della sostituzione hanno lasciato un segno profondo sul portoghese, già reduce da settimane complicate sul piano personale e tecnico. L’attaccante, da sempre molto sensibile all’ambiente, ha vissuto l’episodio come un vero colpo emotivo.

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Baiocchini ha sottolineato come Leao sia un giocatore “umorale”, e proprio per questo la contestazione aperta di San Siro rischia di avere ripercussioni non solo sul suo rendimento, ma sull’intero gruppo. Secondo l’inviato, i fischi «non fanno bene a Leao e non fanno bene a tutto il Milan», perché minano la fiducia di uno dei talenti più determinanti nella corsa Champions, proprio nel momento in cui la squadra avrebbe bisogno della sua miglior versione.

Il malumore del numero 10 si intreccia inoltre con le incertezze legate al suo futuro e al tema del rinnovo, ancora lontano da una definizione. In un finale di stagione già complesso, la gestione emotiva del portoghese diventa una variabile delicata: per tornare a brillare, il Milan ha bisogno di un Leao sereno, ma la ferita aperta a San Siro potrebbe richiedere tempo per rimarginarsi.

Conte svela: «Italia? Non ho dato disponibilità a nulla. Ho un altro anno di contratto con il Napoli e poi…»

Conte sulla Nazionale: «Non ho dato disponibilità a nulla. Ho un altro anno di contratto con il Napoli e poi parlerò con il Presidente»

Antonio Conte, tecnico del Napoli, è tornato a parlare delle voci che lo accostano alla panchina della Nazionale. Lo ha fatto ai microfoni di Rai Radio 1, nel post‑partita del pareggio sul campo del Parma nella 32ª giornata di Serie A. Le parole:

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NAZIONALE – «Non ho dato disponibilità a nulla. Ho un altro anno di contratto con il Napoli, poi a fine anno parlerò con il presidente. Interpretate bene le mie parole, se poi devono essere strumentalizzate non ne parlo più»

SULLA PARTITA – «Prendere goal dopo 30 secondi, anche in maniera evitabile, non è stato un bel viatico per una partita in cui sapevamo benissimo che avremmo trovato un blocco molto basso. Poi avevo visto l’inserimento di Delprato sull’esterno, una squadra molto difensiva: se dopo 30 secondi prendi quel goal devi sapere che ti metti in salita tutta la partita, e così è stato. Abbiamo corso, abbiamo prodotto e pareggiato, abbiamo avuto anche occasioni per vincere. Però il calcio è questo: non bisogna lasciare spazio a situazioni che possano compromettere quello che hai preparato e vorresti fare.

Non posso dire nulla ai ragazzi, tutti si sono impegnati, purtroppo è arrivato un pareggio non giusto: è un punto in più, dobbiamo pensare alla Champions e vedremo cosa farà l’Inter con il Como. Guardiamo chi sta davanti sapendo che dovrebbe schiantarsi per lasciare spazio. Occasione sprecata? Sì, ma ho poco da dire ai ragazzi. In queste situazioni rischi anche di prendere ripartenze, se non sei bravo e ti prepari. Siamo stati bravi, peccato per quell’inizio».

Como Inter, Bastoni ancora sommerso dai fischi al Sinigaglia: Ambrosini in telecronaca prende posizione! Ecco cosa è successo

Como Inter, nuovo caso Bastoni: tifosi contro il difensore nerazzurro, Ambrosini interviene in telecronaca e condanna i fischi

A San Siro, Alessandro Bastoni continua a essere accolto con affetto dai tifosi dell’Inter, ma lontano da Milano il clima cambia radicalmente. Il difensore nerazzurro viene infatti regolarmente fischiato in trasferta, conseguenza degli episodi che lo hanno visto protagonista nelle ultime settimane: prima la simulazione che ha portato all’espulsione di Kalulu nel match contro la Juventus, poi il fallo costato il rosso nella finale playoff tra Italia e Bosnia. Situazioni che hanno alimentato polemiche e che ora si riflettono sull’ambiente attorno al giocatore.

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La tensione si è riproposta anche a Como. Già nella semifinale d’andata di Coppa Italia i tifosi lariani avevano preso di mira Bastoni, e nella gara di campionato della 32ª giornata la scena si è ripetuta al Sinigaglia, aggravata dal ricordo fresco del disastro di Zenica. Ogni suo tocco di palla è stato accompagnato da una bordata di fischi, segno di un malcontento che non accenna a diminuire.

Il comportamento di una parte del pubblico è stato sottolineato in diretta da Pierluigi Pardo su DAZN, mentre Massimo Ambrosini, al commento tecnico, ha espresso apertamente il proprio dissenso verso questo trattamento riservato al numero 95 di Chivu. “E’ anche ora di finirla, cortesemente”, ha dichiarato l’ex centrocampista, invitando a riportare il clima attorno al giocatore entro i confini della sportività.

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