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Gilardino Pisa, in caso di sconfitta contro la Juventus possibile cambio in panchina: c’è già il nome del sostituto. Le ultime

Gilardino Pisa, la Juventus decisiva per il tecnico dei nerazzurri. In caso di esonero, possibile decisione di puntare su Davide Ancelotti

Il futuro di una panchina può cambiare in un attimo, e per Gilardino quell’attimo è coinciso con il gol di Stefano Moreo allo scadere nella trasferta di Cagliari. Una rete pesantissima, che ha evitato ai toscani l’ottava sconfitta stagionale e, soprattutto, ha congelato un esonero che sembrava ormai inevitabile. La sensazione, però, è che si sia trattato solo di un rinvio: la fiducia nei confronti di Alberto Gilardino resta ridotta ai minimi termini e il prossimo impegno potrebbe risultare decisivo.

Il calendario, infatti, non offre alcuna tregua. Sabato 27 dicembre, all’Arena Garibaldi, il Pisa ospiterà la Juventus di Spalletti, una delle squadre più solide del campionato. Un’altra battuta d’arresto davanti al proprio pubblico potrebbe rendere la posizione di Gilardino difficilmente difendibile, spingendo la società a una scelta drastica per provare a cambiare rotta.

I numeri della crisi

Alla base delle difficoltà di Gilardino ci sono dati che pesano come macigni. I nerazzurri hanno conquistato una sola vittoria in campionato e occupano una zona di classifica pericolosa, con la salvezza distante tre punti. Un margine non incolmabile, ma che diventa preoccupante se rapportato alla continuità di risultati, praticamente assente. La dirigenza è consapevole che la rosa non è stata rinforzata in modo significativo rispetto alla scorsa stagione, ma ritiene comunque il rendimento attuale al di sotto delle aspettative.

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Proprio per questo motivo, l’ipotesi di un cambio in panchina resta concreta. I classici allenatori svincolati non convincono del tutto la proprietà, che starebbe cercando una figura capace di portare una scossa non solo tecnica, ma anche emotiva e mediatica, in vista di un girone di ritorno che si preannuncia complicatissimo.

L’idea Davide Ancelotti

Secondo quanto riportato da Nicola Binda su La Gazzetta dello Sport, il Pisa avrebbe individuato in Davide Ancelotti il profilo ideale per l’eventuale dopo Gilardino. Il figlio di Carlo Ancelotti intriga molto la dirigenza toscana: giovane, preparato e abituato a lavorare in contesti di altissimo livello come PSG, Bayern Monaco, Real Madrid, Napoli ed Everton, sempre al fianco del padre.

Davide Ancelotti ha appena concluso la sua prima esperienza da capo allenatore al Botafogo, chiudendo il campionato brasiliano al sesto posto e conquistando l’accesso ai preliminari di Copa Libertadores prima dell’esonero. Un addio arrivato senza drammi, forse anche perché l’interesse dall’Italia era già concreto.

Il messaggio è chiaro: Gilardino si gioca tutto contro la Juventus. Una partita che vale molto più di tre punti, con l’ombra di Davide Ancelotti che inizia ad allungarsi sull’Arena Garibaldi.

Frey: «Inter? La stagione che ha fatto Dumfries è stata meglio anche quella di Dimarco. Gesto antisportivo del 2025? Ecco cosa non mi è piaciuto»

Frey in un’intervista a ‘Cose Scomode’ si è soffermato su diversi temi e ha condannato Maignan per il gesto contro Politano. Le sue parole

Durante un suo intervento su Cose Scomode, Sebastian Frey ha parlato dell’Inter e si è tolto un sassolino anche contro il Milan.

MIGLIOR DIFENSORE DEL 2025? – «La stagione che ha fatto Dumfries… L’anno scorso è stato anche meglio di Dimarco. Dimarco ha fatto una grande stagione, nelle ultime partite di Champions anche l’anno scorso ha fatto fatica, lasciando stare che doveva marcare Yamal. Dumfries mi ha emozionato di più».

GESTO ANTISPORTIVO DELL’ANNO? – «Mi porterò tante amicizie belle dalla sponda rossonera, dico il portiere del Milan. Ragazzi, ho visto un gesto che mi è piaciuto veramente poco in Milan-Napoli, il colpo a Politano non è stato neanche sanzionato». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU MILANEWS24.COM

Estigarribia: «La Juventus? Sapevo che era una squadra diversa dalle altre. La sfida più bella? Ecco la mia preferita»

Estigarribia in un’intervista ha ripercorso la sua avventura con la Juventus parlando anche il 3-3 contro il Napoli. Le sue dichiarazioni

In un’intervista rilasciata al sito di Gianluca Di Marzio Estigarribia ha ripercorso la sua avventura con la Juventus. Le parole.

APPRODO ALLA JUVE – «Dissi al mio procuratore che se ci fosse stata la possibilità di andare alla Juve io avrei aspettato e sarei andato lì, sapevo che era una squadra diversa dalle altre. Anche Edgar Barreto, che in quel periodo stava per trasferirsi al Palermo, mi disse: ‘Se hai la possibilità di andare alla Juventus fallo senza pensarci due volte, è la squadra migliore d’Italia’. Una settimana dopo la Copa America si è chiusa l’operazione, non sono nemmeno andato in vacanza: lì avevano già iniziato il ritiro».

NAPOLI JUVE 3-3 – «Ricordo benissimo la partita a Napoli: stavamo perdendo 3-1 su un campo difficile, io ho segnato il 3-2 e poi Pepe il 3-3. Credo che dopo quella partita ci fossimo detti che potevamo davvero vincere lo scudetto. Oltretutto noi vincevamo sempre in casa, era il nostro fortino. In casa abbiamo vinto tantissime partite, quando giocavamo in casa eravamo sicuri di vincere. C’era quell’energia che ti portava a dire ‘oggi vinciamo’. Eravamo tutti uniti sulla stessa strada, da chi giocava a chi rimaneva in panchina o in tribuna. Proprio per questo quello scudetto è stato tanto speciale anche per noi». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU JUVENEWS24.COM

Gabriel Jesus arriva in Serie A? Dal Brasile sono sicuri: una big italiana è pronta a prenderlo in prestito. I dettagli della possibile trattativa

Gabriel Jesus potrebbe arrivare in Serie A a gennaio. Il brasiliano è finito nel mirino del Milan in caso di partenza di Nkunku. Le ultime

Il mercato invernale del Milan potrebbe diventare uno dei più movimentati degli ultimi anni, con incastri e decisioni capaci di cambiare volto all’attacco rossonero. Dopo aver già chiuso l’arrivo di Niclas Füllkrug per far fronte all’emergenza centravanti, la dirigenza sta valutando con attenzione il futuro di Christopher Nkunku. L’investimento estivo, pari a circa 37 milioni di euro più bonus, non ha prodotto i risultati sperati e il francese non è riuscito a conquistare la fiducia di Massimiliano Allegri.

Il tecnico, orientato su un 3-5-2 molto esigente sul piano tattico, non considera Nkunku una pedina centrale del progetto. Zero gol in campionato e un inserimento mai realmente decollato hanno aperto alla possibilità di una cessione temporanea. L’idea del Milan è chiara: un prestito di sei mesi permetterebbe al giocatore di ritrovare fiducia e continuità, evitando al tempo stesso una svalutazione tecnica ed economica. Il suo agente, Pini Zahavi, si è già attivato per individuare una sistemazione, con interessamenti che arrivano anche dall’Arabia Saudita.

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È in questo scenario che torna con forza il nome di Gabriel Jesus. Secondo la stampa brasiliana e diverse fonti italiane, tra cui il Corriere dello Sport, l’attaccante dell’Arsenal sarebbe stato più volte proposto al Milan dal suo entourage. Gabriel Jesus rappresenta una suggestione di grande fascino, ma anche un’operazione da valutare con estrema attenzione.

Dopo il grave infortunio al ginocchio, Gabriel Jesus è rientrato a disposizione di Mikel Arteta, ma lo spazio a Londra resta limitato. La concorrenza offensiva è alta e il brasiliano teme di perdere terreno nella corsa verso il Mondiale 2026. Proprio questa esigenza di minutaggio potrebbe spingerlo a valutare seriamente un’esperienza in Serie A, in un contesto prestigioso come quello rossonero.

Dal punto di vista economico, il Milan starebbe pensando a una formula sostenibile: prestito semestrale con diritto di riscatto. Una soluzione che consentirebbe di testare la condizione fisica di Gabriel Jesus e la sua adattabilità al calcio italiano prima di un investimento definitivo. Dal punto di vista tecnico, l’ex Manchester City garantirebbe esperienza internazionale, mobilità offensiva e una duttilità che ben si sposerebbe con le richieste di Allegri.

Resta però l’ostacolo principale: Mikel Arteta. L’allenatore dell’Arsenal ha recentemente ribadito di voler trattenere Gabriel Jesus, considerandolo ancora una risorsa importante per la stagione dei Gunners. Tra volontà del giocatore, esigenze del Milan e posizione del club inglese, la trattativa resta complessa ma affascinante. Il nome di Gabriel Jesus è destinato a restare caldo nelle prossime settimane.

Infortunio Bailey, buone notizie per Gasperini: gli esami hanno confermato una cosa. Ecco le condizioni dell’esterno giallorosso

Infortunio Bailey, il giocatore giamaicano non ha avuto lesioni e questo sembra rappresentare una buona notizia per i giallorossi. Le ultime

Arrivano notizie rassicuranti da Trigoria per la Roma, che può tirare un primo sospiro di sollievo dopo lo stop di Bailey nella gara contro la Juventus. L’infortunio di Bailey aveva subito fatto scattare l’allarme nello staff tecnico e tra i tifosi, ma gli esami strumentali effettuati nella mattinata hanno escluso conseguenze più gravi, ridimensionando notevolmente le preoccupazioni iniziali.

Il calciatore giamaicano si è sottoposto agli accertamenti di rito per chiarire l’entità del problema fisico accusato durante l’ultimo impegno di campionato. Gli esami hanno infatti evidenziato l’assenza di lesioni muscolari: per Bailey si tratta di un semplice fastidio al flessore, una situazione che richiede comunque attenzione ma che non comporta lunghi tempi di recupero. Una notizia importante per la Roma, che in questa fase della stagione ha bisogno di tutti gli uomini a disposizione.

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Alla ripresa degli allenamenti al centro sportivo di Trigoria, Bailey ha svolto una seduta personalizzata, lavorando a parte rispetto al resto del gruppo. Lo staff medico ha scelto la via della prudenza per gestire al meglio l’infortunio di Bailey, evitando rischi inutili che potrebbero trasformare un piccolo problema in uno stop più lungo. Le sue condizioni verranno monitorate giorno dopo giorno per valutare un eventuale rientro graduale in gruppo.

Nonostante il quadro clinico sia confortante, la presenza di Bailey nella prossima sfida contro il Genoa resta in forte dubbio. Molto dipenderà dalle sensazioni del giocatore nei prossimi allenamenti e dalla risposta del muscolo ai carichi di lavoro. La Roma non vuole forzare i tempi, soprattutto considerando l’intensità del calendario e l’importanza di avere l’esterno al meglio della condizione.

Oltre all’infortunio di Bailey, a Trigoria si registrano altre situazioni da monitorare. Anche Artem Dovbyk e Mario Hermoso hanno svolto lavoro personalizzato alla ripresa delle attività. Per entrambi si tratta di una gestione mirata dei carichi e di piccoli acciacchi che lo staff tecnico sta cercando di smaltire con un programma specifico, senza creare ulteriori complicazioni.

Nel complesso, l’ambiente giallorosso può guardare con maggiore ottimismo ai prossimi giorni. L’assenza di lesioni riduce notevolmente i rischi legati all’infortunio di Bailey, che potrebbe risolversi in tempi relativamente brevi. La Roma continuerà a valutare con attenzione l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di recuperare il giocatore nel momento giusto e nelle migliori condizioni possibili, evitando qualsiasi ricaduta che potrebbe pesare sul prosieguo della stagione.

Infortunio Bonny, brutte notizie per Chivu: gli esami hanno evidenziato una distorsione al ginocchio. I tempi di recupero dell’attaccante francese

Infortunio Bonny, il giocatore non sarà a disposizione contro l’Atalanta per una distorsione al ginocchio. Ecco quando rientrerà a disposizione

Brutte notizie per Cristian Chivu alla vigilia di una sfida già complicata. In vista della trasferta di domenica sera contro l’Atalanta, il tecnico nerazzurro dovrà rinunciare ad Ange-Yoan Bonny. L’infortunio di Bonny rappresenta un ulteriore ostacolo in un momento delicato della stagione, nel quale la squadra è chiamata a dare continuità e solidità contro un avversario di alto livello.

L’attaccante francese ha riportato il problema fisico nel corso dell’ultima seduta di allenamento. Un evento traumatico che ha subito fatto scattare l’allarme nello staff tecnico e medico, costringendo il giocatore a interrompere la sessione. Gli accertamenti sono stati svolti nella mattinata successiva presso l’Istituto Humanitas di Rozzano, centro di riferimento per gli esami strumentali del club.

Gli esiti non lasciano spazio a interpretazioni: l’infortunio di Bonny è stato diagnosticato come una leggera distorsione al ginocchio sinistro. Una problematica che, pur non essendo grave, impone massima cautela. Per questo motivo è stato deciso il forfait immediato del giocatore, che non prenderà parte alla delicata gara contro l’Atalanta. Le sue condizioni verranno rivalutate all’inizio della prossima settimana, quando si capirà con maggiore precisione l’entità dei tempi di recupero.

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La notizia è stata confermata anche dal comunicato ufficiale del club, che ha fatto chiarezza sulla situazione: dopo l’evento traumatico avvenuto in allenamento, Bonny si è sottoposto agli esami che hanno evidenziato la distorsione al ginocchio. Nessun rischio inutile, dunque, in una fase della stagione in cui preservare l’integrità fisica dei giocatori è fondamentale.

Dal punto di vista tecnico, l’infortunio di Bonny complica i piani di Chivu. L’attaccante stava trovando sempre più spazio nelle rotazioni offensive grazie alle sue caratteristiche fisiche e alla capacità di attaccare la profondità. La sua assenza obbligherà l’allenatore a rivedere le scelte in avanti, affidandosi ad alternative che garantiscano equilibrio ma anche incisività contro una difesa solida come quella bergamasca.

La speranza dell’ambiente nerazzurro è che lo stop sia breve e che Bonny possa tornare a disposizione già nelle prossime settimane. Molto dipenderà dalle sensazioni del giocatore e dalla risposta del ginocchio nei primi giorni di lavoro differenziato. Nel frattempo, l’infortunio di Bonny resta un tema centrale in casa nerazzurra, simbolo di un periodo non semplice ma che la squadra dovrà affrontare con compattezza e spirito di sacrificio.

Atalanta, buone notizie per Palladino in vista della sfida contro l’Inter: quel giocatore è in gruppo e sarà regolarmente a disposizione per il prossimo match

Atalanta, buone notizie per Palladino. Pasalic è rientrato a disposizione dopo il lutto personale. Sarà a disposizione per il match contro l’Inter

Arrivano segnali incoraggianti in casa Atalanta in vista del big match di campionato in programma domenica sera. Al centro sportivo di Zingonia, Raffaele Palladino può finalmente tornare a sorridere: Mario Pasalic è rientrato in gruppo e si è allenato regolarmente con il resto della squadra. Un recupero importante per gli orobici, che si preparano ad affrontare l’Inter in una sfida decisiva per le zone alte della classifica.

Il centrocampista croato rappresenta una pedina fondamentale nello scacchiere tattico dell’Atalanta. La sua duttilità, unita alla capacità di inserimento senza palla e alla qualità negli ultimi metri, lo rende una risorsa preziosa sia a gara in corso sia dal primo minuto. Il suo rientro amplia le soluzioni a disposizione di Palladino, che potrà contare su un elemento capace di interpretare più ruoli tra centrocampo e trequarti.

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Pasalic era stato costretto a fermarsi negli ultimi giorni non per motivi fisici, ma a causa di un grave lutto personale. La scomparsa improvvisa del padre Ivan lo aveva portato a rientrare d’urgenza in Croazia, lasciando temporaneamente il gruppo. In un momento così delicato, l’Atalanta ha dimostrato ancora una volta grande sensibilità e compattezza umana. La società bergamasca, infatti, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno al giocatore, mostrando una vicinanza concreta e sincera.

Venerdì scorso una delegazione ufficiale del club, composta da dirigenti, membri dello staff tecnico e alcuni compagni di squadra, ha raggiunto Pasalic direttamente in Croazia per esprimergli solidarietà e affetto. Un gesto che testimonia il forte legame che da anni caratterizza l’ambiente Atalanta, spesso indicato come modello di coesione e rispetto dei valori umani oltre che sportivi.

Ora, superato il momento più difficile, Pasalic è tornato a Zingonia con grande determinazione e voglia di dare il proprio contributo. La sfida contro l’Inter avrà un significato speciale anche sul piano emotivo: da ex di turno, il croato vorrà sicuramente lasciare il segno in una gara che può indirizzare il cammino dell’Atalanta nella corsa alle posizioni di vertice.

Il rientro del numero 88 rappresenta quindi una notizia fondamentale per Palladino, che potrà preparare il big match con maggiore serenità. Contro un avversario di altissimo livello, l’Atalanta avrà bisogno di esperienza, qualità e spirito di sacrificio: caratteristiche che Pasalic incarna perfettamente e che potrebbero fare la differenza in una domenica sera dal sapore europeo.

Infortuni Juventus, quei due giocatori hanno svolto un allenamento personalizzato. Buone notizie per Bremer. Stop per Zhegrova: il motivo

Infortuni Juventus, brutte notizie per Spalletti: Zhegrova si è fermato per influenza. Lavoro personalizzato per Conceicao e McKennie. Le loro condizioni

La Juventus archivia il successo contro la Roma e guarda già avanti, con la concentrazione tutta rivolta alla prossima trasferta in Toscana. Sabato 27 dicembre i bianconeri saranno di scena all’Arena Garibaldi contro il Pisa, una partita delicata che arriva in un momento positivo dal punto di vista dei risultati, ma non privo di incognite legate agli infortuni. Alla Continassa, infatti, l’allenamento odierno ha restituito un quadro da monitorare con attenzione per Luciano Spalletti e il suo staff.

Se l’entusiasmo per i tre punti conquistati ha ridato fiducia all’ambiente e accorciato la classifica, dall’infermeria continuano ad arrivare segnali che impongono prudenza. Sono cinque, in particolare, le situazioni sotto osservazione, tra gestione dei carichi, lavoro differenziato e piccoli stop che potrebbero incidere sulle scelte di formazione.

Conceição e McKennie: lavoro personalizzato

Il tema degli infortuni ruota soprattutto attorno alle condizioni di Francisco Conceição. L’esterno portoghese, decisivo contro la Roma con il gol vittoria, non si è allenato con il gruppo. Per lui è stato previsto un programma differenziato: gli esami strumentali hanno escluso lesioni, ma lo staff medico preferisce non correre rischi inutili. Situazione simile per Weston McKennie. Il centrocampista statunitense ha svolto una seduta a parte per smaltire alcuni fastidi fisici. Con loro anche Cabal, già assente nell’ultima gara per un affaticamento muscolare. Le prossime ore saranno decisive per capire se i tre potranno rientrare gradualmente in gruppo.

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Gestione Bremer e stop per Zhegrova

Tra gli infortuni da segnalare c’è anche l’assenza di Gleison Bremer dall’allenamento collettivo. Nessun allarme per il difensore brasiliano: si tratta semplicemente di una gestione dei carichi dopo il recente rientro. Spalletti ha scelto di preservarlo per averlo al meglio nella sfida contro il Pisa, vista la sua importanza nello scacchiere difensivo.

Diverso il discorso per Edon Zhegrova. L’esterno kosovaro è stato costretto al forfait a causa di una sindrome influenzale che lo ha tenuto lontano dal campo. La sua convocazione per la trasferta toscana dipenderà dall’evoluzione della febbre nei prossimi giorni.

In sintesi, la Juventus lavora con attenzione e cautela: la partita di Pisa è fondamentale, ma la gestione degli infortuni resta una priorità per evitare ricadute e affrontare il prossimo impegno con una rosa il più possibile al completo.

Sergio Ramos sbarcherà in Serie A? La situazione attuale non lascia dubbi

Sergio Ramos nel mirino del Milan: possibile ritorno in Serie A. La situazione attuale del difensore

Il Calciomercato Milan potrebbe sorprendere tutti con un nome di grande prestigio: Sergio Ramos. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de La Repubblica, il centrale spagnolo sarebbe stato nuovamente proposto ai rossoneri. Il difensore, classe 1986, sta per concludere la sua esperienza in Messico con il Monterrey, dove il contratto scade il 31 dicembre 2025, e punta con determinazione a tornare in Europa per rilanciarsi e riconquistare un posto nella Nazionale spagnola in vista dei Mondiali 2026.

Nonostante i quasi 40 anni, Sergio Ramos continua a dimostrare integrità fisica e incisività in campo. Con il Monterrey nella stagione 2025/26 ha collezionato 19 presenze segnando 3 gol, confermandosi ancora un pericolo sulle palle inattive e un rigorista affidabile. Dal 1° gennaio, Ramos sarà svincolato, libero di firmare con qualsiasi club a parametro zero, una condizione che rende l’operazione molto allettante per il Milan. La società rossonera guarda con interesse a soluzioni che possano rafforzare lo spogliatoio con leader di livello internazionale senza gravare sul bilancio.

Massimiliano Allegri ha chiesto un difensore pronto a guidare la linea a tre e in grado di portare esperienza internazionale. Sergio Ramos risponde perfettamente a questo profilo, con un curriculum unico che include quattro Champions League vinte e decenni di esperienza ai massimi livelli. La sua presenza nello spogliatoio potrebbe inoltre trasmettere sicurezza e leadership ai giovani del reparto difensivo.

Tuttavia, il Milan valuta con attenzione anche alcuni aspetti critici. L’età avanzata di Ramos e l’ingaggio richiesto rappresentano un ostacolo non trascurabile. La dirigenza preferirebbe investire su profili più giovani, come Gatti, capaci di crescere nel tempo e garantire continuità. Nonostante ciò, la possibilità di tesserare Sergio Ramos a costo zero per sei mesi, con la prospettiva di un impatto immediato sia in campo sia nello spogliatoio, rappresenta una tentazione concreta.

Se la trattativa dovesse concretizzarsi, il ritorno di Ramos in Serie A segnerebbe uno degli eventi più eclatanti del mercato invernale, portando esperienza, personalità e prestigio al Milan in un momento cruciale della stagione.

Calciomercato Lazio, Dragusin diventa una grande occasione di mercato. La situazione attuale

Suggestione Dragusin: occasione di mercato o semplice idea? La situazione attuale

Il Calciomercato Lazio potrebbe presto aprirsi a uno scenario intrigante che riporta in Italia un nome già noto al calcio di Serie A: Radu Dragusin. Nelle ultime ore stanno emergendo voci sempre più insistenti su una possibile uscita del difensore rumeno dal Tottenham, club che lo aveva acquistato circa un anno e mezzo fa dopo l’ottima esperienza al Genoa. In un momento in cui la Lazio deve muoversi con attenzione, anche a causa dei vincoli e delle incertezze legate al mercato, una riflessione appare inevitabile.

Dragusin, classe 2002, rappresenta un profilo giovane ma già con una discreta esperienza internazionale. Gli Spurs avevano investito circa 30 milioni di euro per strapparlo al Genoa, cifra poi spartita con la Juventus, club che lo aveva cresciuto nel proprio vivaio. Tuttavia, il suo percorso in Premier League è stato fortemente condizionato da un grave infortunio: la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, che lo ha tenuto lontano dal campo per diversi mesi.

Ora, però, il peggio sembra alle spalle. Dragusin è tornato ad allenarsi regolarmente e ha recentemente riassaporato l’atmosfera della partita con la convocazione in panchina nell’ultima gara di campionato. Un segnale incoraggiante per un giocatore che ha bisogno di continuità e fiducia per rilanciarsi definitivamente.

Resta da capire quale sarà la strategia del Tottenham. Se il club inglese dovesse decidere di non puntare su di lui nel breve periodo, il Calciomercato Lazio potrebbe inserirsi sfruttando una formula sostenibile, come un prestito con diritto o obbligo di riscatto legato alle presenze e al pieno recupero fisico. Un’operazione che ridurrebbe i rischi e permetterebbe al giocatore di ritrovare spazio.

In Italia Fiorentina e Roma osservano con interesse, ma anche la Lazio potrebbe rappresentare una destinazione ideale. Maurizio Sarri apprezza difensori giovani, strutturati e predisposti alla crescita: Dragusin risponderebbe perfettamente a questo identikit. In un mercato complesso, certe opportunità meritano attenzione.

Calciomercato Cremonese, Luperto nel mirino della squadra lombarda. Sentite cosa ha fatto Davide Nicola

Calciomercato Cremonese: Luperto nel mirino di Nicola per rinforzare la difesa

Il Calciomercato Cremonese entra nel vivo con l’ipotesi di un ritorno in Serie A per Sebastiano Luperto. Il difensore centrale del Cagliari è finito nel mirino di Davide Nicola, tecnico della Cremonese, che lo ha già allenato sia in Sardegna che all’Empoli e lo considera il rinforzo ideale per blindare la difesa dei lombardi.

La pista Luperto sta prendendo sempre più forma, inserendosi in un contesto di mercato invernale che si preannuncia ricco di movimenti per le squadre che vogliono consolidare i risultati della prima parte di stagione. Per la Cremonese, attuale sorpresa positiva del campionato, l’arrivo di un centrale esperto come Luperto rappresenterebbe un salto di qualità, sia in termini di affidabilità difensiva sia di leadership in campo.

Davide Nicola conosce molto bene le caratteristiche del classe ’96: solido nel gioco aereo, capace di leggere le situazioni e di gestire la linea difensiva con precisione. L’allenatore piemontese apprezza soprattutto la continuità di rendimento del giocatore, qualità che lo renderebbe un elemento chiave per la stabilità della retroguardia cremonese. Un inserimento mirato come quello di Luperto potrebbe dunque aumentare competitività e personalità della difesa, dando alla squadra maggiore sicurezza nelle partite decisive della stagione.

Dal punto di vista del Cagliari, la trattativa è al momento oggetto di attenta valutazione. La società rossoblù potrebbe considerare la cessione del giocatore se arrivasse un’offerta interessante, che potrebbe concretizzarsi sotto forma di prestito con obbligo di riscatto o cessione definitiva. La dirigenza sarda sta riflettendo sull’equilibrio della rosa e sulle possibili alternative già presenti o da monitorare sul mercato, consapevole che l’uscita di Luperto potrebbe aprire la strada a nuovi innesti funzionali al progetto tecnico.

In questo scenario, il Calciomercato Cremonese potrebbe vedere un’accelerazione nelle prossime settimane. Luperto rappresenta una pedina di esperienza e qualità in grado di elevare il livello difensivo della squadra e di fornire a Nicola un punto di riferimento solido per affrontare la seconda parte del campionato con maggior fiducia e sicurezza.

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Nuovo allenatore Juve, futuro di Spalletti in bilico? La situazione non lascia alcun dubbio in casa bianconera

Nuovo allenatore Juve: il futuro di Spalletti dipende dalle prossime cinque gare

Il rapporto tra Luciano Spalletti e la Juventus è arrivato a un punto cruciale, con il futuro del tecnico che potrebbe influenzare direttamente la scelta del nuovo allenatore Juve a partire dalla prossima stagione. Dopo aver riportato la squadra in piena zona Champions, il vero nodo riguarda la gestione del contratto in scadenza e la possibilità di rinnovo anticipato. Secondo la Gazzetta dello Sport, Spalletti aveva accettato la sfida bianconera senza trattare sull’ingaggio, fidandosi esclusivamente dei risultati sul campo. La firma era infatti vincolata a un patto d’onore che consentiva a entrambe le parti di separarsi a fine stagione senza complicazioni economiche o legali.

L’ex ct della Nazionale ha così scelto di dipendere dai verdetti del campo, senza garanzie scritte, consapevole delle difficoltà finanziarie della Continassa, ancora gravata dagli ingaggi di Thiago Motta e Tudor. Ma ora lo scenario potrebbe cambiare rapidamente: il calendario propone un ciclo di cinque gare decisive contro Pisa, Lecce, Sassuolo, Cremonese e Cagliari. Un rendimento positivo in queste partite rilancerebbe la Juventus nella corsa allo scudetto, rafforzando la posizione di Spalletti e rendendo molto più concreto l’eventuale rinnovo.

In caso di risultati incoraggianti, l’Amministratore Delegato Damien Comolli potrebbe anticipare le trattative per blindare il tecnico, evitando che club italiani o esteri tentino di strappare il condottiero bianconero approfittando della scadenza a giugno. La società, infatti, considera Spalletti fondamentale per la stabilità del gruppo e la rivitalizzazione dell’ambiente dopo una fase complicata della stagione.

Il concetto chiave, secondo gli osservatori, è chiaro: se Spalletti dovesse confermare la sua efficacia in queste cinque gare cruciali, il discorso sul nuovo allenatore Juve potrebbe non riguardare un cambio, ma piuttosto il rinnovo anticipato del tecnico attuale. Al contrario, in caso di passi falsi, la società potrebbe cominciare a valutare alternative concrete, aprendo la corsa a un nuovo progetto tecnico.

In definitiva, il destino della panchina della Juventus resta legato ai risultati immediati, con il contratto di Spalletti che funge da spartiacque tra continuità e eventuale rivoluzione nella scelta del nuovo allenatore Juve.

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Calciomercato Milan, Disasi pressing per portarlo alla corte rossonera. La situazionea ttuale

Calciomercato Milan: occhi su Disasi, derby con la Roma per il difensore del Chelsea

Il Calciomercato Milan si infiamma sul fronte difensori centrali, con Axel Disasi, in uscita dal Chelsea, al centro di un derby italiano con la Roma. Secondo quanto riportato dal giornalista Fabrice Hawkins, i giallorossi hanno avviato contatti concreti con i Blues per assicurarsi il centrale francese già nella finestra di gennaio. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di un prestito, soluzione che permetterebbe alla Roma di rinforzare il reparto arretrato senza un esborso immediato e oneroso.

Disasi, classe 1998, sta vivendo una stagione complicata sotto la gestione di Enzo Maresca. Le statistiche parlano chiaro: il centrale non ha collezionato presenze nelle prime otto giornate di Premier League 2025/26 e ha giocato con la formazione Under 21 per mantenere il ritmo partita. Questa situazione lo rende un obiettivo concreto per le squadre italiane in cerca di un difensore fisico e di esperienza internazionale.

Il Chelsea, che lo aveva acquistato dal Monaco due anni fa per 45 milioni, è ora aperto alla cessione per alleggerire la rosa. L’entourage di Disasi spinge per un prestito gratuito con una parte dello stipendio coperta dai londinesi, così da agevolare il ritorno in campo del giocatore.

Il Calciomercato Milan monitora attentamente la situazione. Il centrale francese rappresenta un’alternativa ideale per la difesa a tre di Massimiliano Allegri e il suo inserimento sarebbe facilitato dalla presenza di una nutrita colonia di connazionali in rossonero, tra cui Maignan, Rabiot e Fofana.

Nonostante la Roma sembri al momento in vantaggio nelle trattative, il Milan potrebbe inserirsi qualora altre piste, come Gatti o lo stesso Skriniar (attualmente blindato dal Fenerbahçe), dovessero sfumare. L’obiettivo dei rossoneri è chiaro: rafforzare il pacchetto difensivo con un profilo pronto a integrarsi rapidamente e capace di garantire solidità e esperienza in una stagione che si preannuncia intensa tra campionato e competizioni europee.

Il duello tra Milan e Roma per Disasi dimostra come il Calciomercato Milan stia puntando su giocatori già formati e pronti per incidere subito, in grado di fare la differenza in un reparto cruciale per gli equilibri tattici della squadra.

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Gattuso sicuro: «Italia, ti porto al Mondiale! Sarà fondamentale quel fattore da parte di tutto il gruppo»

Gattuso: “Portare l’Italia al Mondiale è un chiodo fisso, grande senso di appartenenza”

Il commissario tecnico Gattuso ha delineato visioni e ambizioni per la Italia in vista della prossima qualificazione ai Mondiali, mettendo in evidenza un forte senso di appartenenza e la determinazione dei suoi ragazzi. In un’intervista rilasciata a Vivo Azzurro TV, l’ex centrocampista ha parlato non solo delle festività e della sua esperienza personale, ma soprattutto delle aspettative legate al cammino della Nazionale verso il mondiale di giugno

LE DICHIARAZIONI– «Il chiodo fisso è andare al Mondiale, tornare lì dove siamo stati per tantissimi anni, anche da protagonisti. Dobbiamo volerlo a tutti i costi, non cominciare a vedere i fantasmi alla prima difficoltà»

SENSO DI APPARTENENZA– «Sapevo di essermi preso una grande responsabilità diventando ct e che non era facile, ma devo dire che nelle sei partite che abbiamo fatto, tranne nell’ultima in cui abbiamo sbagliato il secondo tempo, i giocatori hanno dato tutto. La squadra si è sempre fatta trovare pronta. Ho visto atteggiamenti molto positivi, mentalità positiva e grande senso di appartenenza. Ho trovato un gruppo di ragazzi che sta cercando di dare tutto quello che ha. Penso che si percepisca tanta positivitá: voglio che tutti abbiano senso di appartenenza».

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Calciomercato Lazio, Miretti pronto ad arrivare il colpo in casa biancoceleste. La situazione attuale

Calciomercato Lazio: Miretti piace alla società ma Sarri frena. La situazione attuale

Il Calciomercato Lazio entra in una fase di riflessione strategica, con particolare attenzione al potenziamento del centrocampo. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, nelle ultime ore si sarebbe fatta avanti un’ipotesi proveniente da Torino: la Juventus avrebbe proposto Fabio Miretti come possibile rinforzo per la mediana biancoceleste.

Il giovane centrocampista bianconero, cresciuto nel vivaio della Continassa, si distingue per visione di gioco e intelligenza tattica. Nonostante il suo talento, la proposta non sembra aver entusiasmato Maurizio Sarri. L’allenatore della Lazio, infatti, ha le idee molto chiare sulla tipologia di innesto necessaria: Miretti, seppur promettente, non corrisponderebbe al profilo richiesto per compiere un immediato salto di qualità nel reparto centrale. Sarri punta a un giocatore in grado di incidere subito, sia in campionato sia nelle competizioni europee, elevando il livello tecnico e la personalità della squadra.

La priorità del tecnico è chiara: un rinforzo di provata esperienza internazionale, capace di inserirsi senza tempi di adattamento e di guidare il gioco nella mediana. Miretti, giovane e in fase di crescita, rappresenterebbe più un investimento futuro che un colpo in grado di incidere nell’immediato.

Al momento, quindi, la pista che porterebbe Miretti a Formello appare in salita. La dirigenza biancoceleste mantiene i contatti aperti con la Juventus, ma dovrà confrontarsi con le richieste precise del proprio allenatore. La decisione dovrà bilanciare il desiderio di rinforzare subito la squadra con la prospettiva di valorizzare un talento giovane.

Nei prossimi giorni il Calciomercato Lazio potrebbe dunque prendere due direzioni: virare su obiettivi già pronti e con esperienza, oppure continuare il dialogo con la Juventus per valutare altri profili più graditi a Sarri e in grado di incidere immediatamente nella stagione biancoceleste.

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Frattesi, rottura totale con l’Inter e un futuro lontano da Milano. La situazione attuale dei nerazzurri

Frattesi, grande rottura con l’Inter e futuro lontano da Milano. La situazione attuale sul centrocampista

Il futuro di Davide Frattesi all’Inter appare sempre più lontano dai colori nerazzurri e l’ipotesi Frattesi-Juve prende forma con il passare delle settimane. L’avventura del centrocampista a Milano sembra infatti arrivata a un punto di non ritorno, con una separazione che potrebbe concretizzarsi già nel mercato di gennaio oppure nella prossima finestra estiva. Nemmeno l’arrivo di Cristian Chivu in panchina è riuscito a cambiare le sorti della mezzala, rimasta ai margini del progetto tecnico.

Frattesi non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale nelle rotazioni dell’Inter, venendo progressivamente scavalcato nelle gerarchie anche da profili come Sucic e Zielinski. Una situazione che ha alimentato il malcontento del giocatore e del suo entourage, sempre più orientati verso una nuova esperienza. In questo contesto, la pista Frattesi-Juve resta quella più gradita al calciatore, affascinato dalla possibilità di lavorare nuovamente con Luciano Spalletti. Il commissario tecnico della Nazionale, che lo ha spesso definito una “dinamo” fondamentale, ne apprezza intensità e inserimenti, e sarebbe pronto ad accoglierlo a Torino.

Dal punto di vista economico, però, l’operazione non si preannuncia semplice. L’Inter valuta Frattesi tra i 30 e i 35 milioni di euro e non intende concedere sconti, soprattutto a una diretta rivale come la Juventus. I nerazzurri avrebbero anche sondato la disponibilità dei bianconeri per alcune contropartite tecniche, come Khéphren Thuram o Andrea Cambiaso, ricevendo però un secco rifiuto.

La stagione di Frattesi è stata condizionata anche da problemi fisici importanti, tra cui una tripla ernia operata con complicazioni e un rientro affrettato che ha generato ulteriori stop. I numeri parlano chiaro: 14 presenze complessive, appena 499 minuti giocati e nessun gol. L’ennesima panchina, arrivata anche in una gara con ampio turnover, ha rafforzato l’idea di un addio imminente.

Nonostante una timida pista estera che porta al Fenerbahce, poco gradita al giocatore, lo scenario Frattesi-Juve resta il più concreto. L’obiettivo del centrocampista è chiaro: ritrovare continuità, centralità e spazio per non perdere terreno in vista delle convocazioni estive e del Mondiale. Torino potrebbe essere la chiave per rilanciarsi.

Bierhoff sicuro: «Promuovo a pieni voti quel giocatore rossonero. Sono convinto che farà bene al Milan»

Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla sua carriera

Oliver Bierhoff, indimenticato bomber dello scudetto 1998-99, promuove a pieni voti l’arrivo del connazionale Niclas Füllkrug al Milan. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante tedesco si dice convinto che le caratteristiche di Füllkrug – uniche nell’attuale rosa rossonera – faranno molto comodo a Massimiliano Allegri, portando peso, esperienza e pericolosità nel gioco aereo.

UN CENTRAVANTI VECCHIO STILE «Una classica prima punta, un centravanti vecchio stile che può essere molto utile in un sistema di gioco che prevede un attaccante centrale che faccia da punto di riferimento».

I PREGI «La bravura nelle sponde e la presenza in area di rigore. Quando viene cercato con cross dalle fasce, di testa ne prende molte perché ha tempismo e sa anticipare il diretto marcatore. Tecnicamente è bravo e non molla mai».

I DIFETTI «Non è veloce e non gli va chiesto di attaccare la profondità o di condurre il contropiede».

UN LEADER DI CARATTERE «Non ha paura di alzare la voce quando c’è bisogno. È uno di carattere e di esperienza, uno che i compagni ascoltano. Insomma, un leader».

UN POTENZIALE ESPLOSO TARDI «Ha giocato tanto nella seconda serie tedesca, ha segnato, ma ha avuto degli infortuni che lo hanno frenato. È sempre stato chiaro che avesse potenzialità, ma le ha mostrate tardi. Può capitare: non tutti gli attaccanti esplodono giovani e ci sono quelli che hanno bisogno di più esperienze per maturare.

IL WERDER E IL BORUSSIA DORTMUND – «Sono state le sue stagioni migliori: ha giocato con continuità nel suo ruolo, quello di centravanti, e ha realizzato diverse reti».

IN NAZIONALE QUANDO NON ERA PIU’ TEAM MANAGER «Vero, ma lo conosco perché dal 2015 ho supervisionato tutte le nazionali tedesche e lui era uno dei talenti della nostra Under 21: non ha fatto subito la carriera e il percorso che ci aspettavamo, ma le potenzialità le aveva e alla fine sono venute fuori. In nazionale ha segnato con continuità perché Füllkrug era quello che serviva a quella squadra ovvero un punto di riferimento in area, una prima punta di peso che si facesse trovare dai compagni, bravi a verticalizzare o a crossare».

L’UOMO GIUSTO PER ALLEGRI «Se Allegri voleva una prima punta capace di creare spazi, di far sentire la sua presenza e di vedere la porta, l’ha trovata».

LE DIFFICOLTÀ INGLESI «Ha avuto un paio di infortuni che non gli hanno permesso di trovare la migliore condizione fisica e di adattarsi a un campionato diverso da quello tedesco. Il suo valore però non è in discussione».

DARA’ UNA SPINTA «Lo spero perché continuo a tifare per la mia ex squadra: al Milan sono rimasto legato e seguo quello che succede in Italia. La Serie A è molto equilibrata e questo è positivo perché deve tornare a essere il secondo campionato più importante d’Europa dopo la Premier League».

LA SCOSSA DI MAX «È un allenatore di grande esperienza che sa mettere bene la squadra in campo e che ha vinto tantissimo. Mi aspettavo che avrebbe dato una scossa e che avrebbe riportato la giusta mentalità».

MODRIC «La sua classe la conoscono tutti. Piuttosto è sorprendente l’apporto che sta dando con continuità anche in fase di recupero del pallone. Giocando una partita a settimana fa la differenza»

RITORNO IN CHAMPIONS «Spero che succeda . Vedere la Champions senza il Milan non mi piace. Un club così dovrebbe essere sempre protagonista in Europa».

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Parma, Ondrejka si racconta: «Dobbiamo migliorare. Voglio raggiungere quel grande obiettivo»

Parma, Ondrejka si racconta considerando anche il suo percorso sulla squadra crociata

L’attaccante svedese del Parma, Jakob Ondrejka, si racconta al Corriere dello Sport, ripercorrendo un 2025 fatto di alti e bassi, tra l’eroica doppietta salvezza contro l’Atalanta e i numerosi infortuni che ne hanno frenato l’ascesa.

IL LUNGO RECUPERO DALL’INFORTUNIO «È un processo lungo. C’è una guarigione in corso e io non posso accelerare, non posso allenarmi per far sì che il mio piede guarisca più rapidamente. Per un infortunio come il mio possono volerci cinque sei o sette mesi per ritornare quello di prima, bisogna avere pazienza».

LA CONDIZIONE FISICA ATTUALE «Ancora un po’ fermo, sulle gambe, ma è solo una questione di abituarsi. Non posso dire di essere preparato all’infortunio, ma avevo avuto un qualcosa di simile prima, in Belgio. So come si ritorna in questi casi, stavolta non è stata così dura».

LA PAURA DEL RIENTRO «Beh, all’inizio contro il Mantova, nella mia prima partita dopo lo stop. Lì mi sentivo debole, impaurito, ora sono sulla strada per raggiungere il 100%».

LA SCONFITTA CONTRO LA LAZIO IN 11 CONTRO 9 «Non è stato positivo, siamo delusi perché alla fine avevamo due calciatori in più. È una delle peggiori sconfitte finora, almeno per la mia opinione. Cosa ci siamo detti dopo? Che dobbiamo essere un gruppo, stare e fare cose insieme».

LA PROSSIMA SFIDA CON LA FIORENTINA «Penso possa essere una gara come quella con la Lazio. Vogliamo prendere il controllo del gioco, creare più chance e segnare. Perché senza fare gol non vinci e il calcio si basa tutto su questo. I viola hanno vinto la prima partita… Devo essere sincero, non l’ho vista. Stavo rientrando dalla Svezia, in aereo. Sarà una sfida importante, ma non dobbiamo nemmeno modificarci molto».

RUOLO IN CAMPO «Dipende con quale formazione giochiamo e con che modulo. Di solito sto bene a sinistra, per rientrare, oppure dietro la punta. Sia come numero dieci che come ala, insomma».

DIFFERENZE TRA CHIVU E CUESTA «Sono qui da un anno e mi sono allenato un mese e mezzo con l’uno e un mese e mezzo con l’altro. Sono simili come idea, vogliono che i giocatori possano diventare migliori. È diverso il modo di giocare».

L’AMBIENTAMENTO A PARMA «Io e la mia ragazza non siamo mai stati così bene da nessuna parte al di fuori della nostra città. È molto diverso alla Svezia o al Belgio, è stata una sorpresa. Se mi sono adattato? È una domanda complicata, spesso non è una questione di adattamento. Dipende da persona a persona, da come il gruppo ti accetta, come cercano di farti sentire parte della squadra».

OBIETTIVI PERSONALI «Cerco sempre di dare il meglio, non è sempre e solo fare gol. Alle volte sei il migliore anche se non segni. Responsabilità? Spero che sia un bene, se qualcuno crede in te è un fatto positivo. Certo, ti aggiunge pressione, ma poi tocca a me far divertire».

IL RAPPORTO CON PELLEGRINO «Mi piace giocarci insieme, è davvero un ottimo calciatore. Dobbiamo fare qualche minuto in più insieme per migliorare il rendimento in campo».

LA NAZIONALE SVEDESE E I MONDIALI «Siamo in una posizione abbastanza complicata al momento, ma spero e penso che possiamo farcela. Dobbiamo giocare la prima contro l’Ucraina, abbiamo delle buone possibilità di vincerla. Poi ci sarebbe, eventualmente, la finale in Svezia. Credo molto nel nuovo tecnico (Graham Potter, da ottobre 2025)».

Lookman, come andrà a finire il mercato considerando anche la Coppa d’Africa? Ecco le ultime novità

Ademola Lookman pronto per la Coppa d’Africa: cosa farà l’attaccante aspettando il calciomercato?

Ademola Lookman ha di nuovo la valigia pronta, ma questa volta la destinazione è chiara: la Coppa d’Africa. L’attaccante dell’Atalanta e la sua Nigeria sognano il riscatto dopo la delusione dell’ultima edizione, quando il sogno del titolo svanì in finale contro i padroni di casa della Costa d’Avorio. Due anni dopo, le “Super Eagles” ripartono stasera contro la Tanzania con una rosa stellare, infarcita di talenti che militano o hanno militato in Serie A. Lookman è la punta di diamante di un attacco formidabile che vede spesso protagonisti anche Victor Osimhen e l’ex milanista Samu Chukwueze. A loro si aggiungono, tra gli altri, Dele-Bashiru della Lazio e Akinsanmiro del Pisa (in prestito dall’Inter), oltre a una nutrita colonia di giocatori provenienti dalla Premier League.

Ma tutti gli occhi sono puntati proprio su Lookman. La sua stagione è iniziata nel segno dell’incertezza, con un trasferimento estivo che sembrava imminente (Inter o estero) e poi sfumato. Lo strappo con l’Atalanta è stato ricucito con pazienza e fermezza dalla dirigenza bergamasca, ma il ritorno in campo non è stato subito brillante come in passato. I soli 3 gol segnati finora in 16 presenze tra campionato e Champions League sono un bottino magro per un giocatore delle sue qualità, e anche le ultime apparizioni in nazionale non hanno entusiasmato.

La Coppa d’Africa rappresenta quindi un’occasione d’oro per il rilancio. Con un contratto in scadenza nel 2027 e un rinnovo in fase di studio da parte dell’Atalanta, il futuro di Lookman è ancora tutto da scrivere. Se la sua volontà resta quella di partire, già a gennaio o la prossima estate, un torneo continentale giocato da protagonista sarebbe la vetrina ideale per attirare l’interesse dei grandi club europei e, parallelamente, far lievitare nuovamente il prezzo del suo cartellino, per la gioia delle casse nerazzurre.

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Bergomi ricorda: «Ho fatto la differenza con l’Inter grazie a quella cosa. Se non fossi stato calciatore…»

Beppe Bergomi, leggenda dell’Inter, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra passato e presente

Beppe Bergomi, leggenda nerazzurra, ha compiuto 62 anni lo scorso 22 dicembre. In questa intervista a La Gazzetta dello Sport, lo storico capitano dell’Inter e campione del mondo 1982 si racconta a cuore aperto, tra ricordi di una carriera straordinaria, il legame indissolubile con i colori nerazzurri e le riflessioni sulla vita dopo il calcio giocato.

IL TEMPO CHE PASSA «Sto bene, nel fisico e nella testa. Sabato ho giocato a padel con Beppe Baresi, un fratello di 5 anni più vecchio: abbiamo tenuto testa a due 25enni. Lui è il mio Highlander: corre ancora come un pazzo e mi impongo di stare al suo passo. C’erano lui, Fabio Caressa e altri amici a brindare nel mio bar, il “Don”, mentre la sera si festeggia solo in famiglia».

IL REGALO PIÙ BELLO DELLA VITA «Ho capito di dover restituire qualcosa della fortuna avuta quando ho incontrato sulla mia strada un uomo come Romano Parnigoni: è il fondatore, scomparso anni fa, dei “Bindun”, un gruppo di solidarietà interista nato nel 1982. In milanese significa “girovaghi” e infatti non ci siamo più fermati».

CONSIGLIO AL BEPPE DICIASSETTENNE «Gli direi che quell’età non torna… Magari avrei potuto viverla in una maniera diversa e spensierata, ma non sento alcun rimpianto: sono diventato subito professionista, la mia esistenza è stata scandita dal calcio e mi è piaciuto così. E ora che l’età cresce, mi emoziono più facilmente per tutto: basta un bel gol o una partita folle come Inter-Barça. Ho sempre tenuto tutto dentro, e nella vita mi ha penalizzato: ora invece lascio andare anche le lacrime».

LA CONSAPEVOLEZZA DI “ESSERE L’INTER” «Da subito. Da quando mi hanno dato il primo borsone nelle giovanili con dentro una maglia di lana con righe grandi, nere e azzurre, che ricordavano la grande Inter: fu una folgorazione. Ancora adesso, quando qualcuno davanti a me insinua qualcosa, io rispondo così: “Ricordatevi chi sono io, io sono l’Inter”. Più vado su con l’età, e più questo sentimento di appartenenza è forte, anche se come commentatore resto professionale e distaccato. Il punto è che ricordo davvero tutto della mia vita nerazzurra: in una delle chat coi miei ex compagni, dal nome “Inter Trap”, Paolo Stringara mi ha da poco sfidato a riconoscere tutti quelli che comparivano in una nostra foto in un torneo del 1978 a Rimini: avevo 15 anni, ne ho sbagliato solo uno».

COSA GLI HA TOLTO L’INTER «Quando ho smesso stavo ancora molto bene, ma allora mi fecero capire che dovevo andarmene… È vero che ho iniziato a lavorare subito in tv, ma non mi è stata data la possibilità di iniziare ad allenare nel settore giovanile del club del mio cuore, come è stato concesso a tanti».

LA SCELTA D’ORGOGLIO «Avevo 20 anni, Trapattoni dalla Juve mi chiese di andare là e, quando gli dissi che non me la sentivo, mi rispose “fai bene”. In un’altra epoca, negativa, avevo ricevuto dei sondaggi di Roma e Lazio, e Bagnoli mi disse in milanese: “Ti te stè chi”, “tu resti qua”. Quando passi tanto tempo in una squadra che vince poco, allora guadagni rispetto e amore».

SCUDETTO E MONDIALE «L’Inter può farcela, ma non è la squadra più forte del campionato: è ed è stata solo la più brava, quella che gioca meglio. Certo, servirebbe un acquisto a destra e un giocatore di fisico in mezzo per avere più certezze. Sul Mondiale dico di sì, andremo: la pressione sarà enorme, ma riusciremo a gestirla».

LA PARTITA DA RIGIOCARE «Stavo rispondendo a messaggi di auguri in una chat che si chiama “Notti Magiche”. Vorrei rigiocare solo la semifinale di Italia ‘90 con l’Argentina, ma a Roma, e non perché i napoletani non tifarono: quello è un falso storico. Nella capitale, però, c’era qualcosa di magico, lo sentivi nell’aria».

IL RICORDO DI BEARZOT «Se ne sono andati in tanti, Pablito, Luca Vialli, Gigi Simoni, Andy Brehme, Castagner e tanti altri: mi mancano tutti. Ma vorrei riparlare una volta ancora con Enzo Bearzot, il mio secondo papà, visto che ho perso il primo a 16 anni. Gli direi che porto nel cuore la sobrietà che mi ha insegnato e provo a diffonderla. Una volta alzai due braccia dopo un gol all’Ascoli e mi disse: “Hai esagerato, rispetta chi è retrocesso”».

LIBRI, FILM E BASKET «Ho iniziato a leggere davvero grazie a Castagner: aveva sempre dei libri di uno stesso autore, quando gli chiesi di chi fossero scoprii Wilbur Smith. Li ho letti quasi tutti, il mio preferito è “Il Dio del fiume”. Il film della vita, invece, è “Pomodori verdi fritti”: mi commuovo ogni volta che lo guardo. Sono appassionato di basket e, si sa, tifo Olimpia, ma suggerisco un docu su Sky dal titolo “The Lost Dream Team”: è la storia meravigliosa dell’ultima nazionale jugoslava».

I FRATELLI DEL CALCIO «Quelli della mia prima Inter: Altobelli, Muraro, Beppe Baresi, Marini che ha inventato il nome “zio”. E ovviamente gli altri con cui avrei vinto dopo: Zenga, Ferri, Berti. Nicola mi ha chiamato subito: “Io allo zio gli auguri devo farli a voce…”».

IL SOPRANNOME “ZIO” «Mi ci sento, sono “lo zio” anche per chi non mi conosce. Mi piaceva da ragazzo, figurarsi a 62 anni…».

SE NON FOSSE STATO CALCIATORE «Un ragioniere, magari prossimo alla pensione. Avrei fatto quello, studiavo con quell’obiettivo. Magari sarei rimasto a Settala, nell’hinterland milanese, nell’attività di famiglia, un distributore di benzina che era anche autonoleggio. Ricordo ancora il quadernone della contabilità di mia mamma, lì segnava la gente che doveva ancora pagare…».

IL DESIDERIO SOTTO L’ALBERO «Vorrei solo conservare questa felicità tranquilla. Non voglio stress, non ne vale la pena».

Premier League, Aston Villa sorpresa della stagione inglese. Titolo possibile? La situazione

Premier League, vola l’Aston Villa che è la sorpresa attuale della stagione inglese

Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull’Aston Villa lo scorso 21 settembre. La squadra di Unai Emery si trovava penultima in Premier League, senza vittorie dopo le prime 6 giornate: il peggior inizio di stagione degli ultimi 28 anni. Tre mesi dopo, la musica è cambiata radicalmente. I Villans sono la squadra più in forma d’Inghilterra, terzi in classifica a un solo punto dal Manchester City e a tre dall’Arsenal.

La Gazzetta dello Sport dedica oggi una pagina al club iniziando dalla svolta, coincisa con una striscia impressionante di risultati. La vittoria contro il Manchester United domenica scorsa ha portato a dieci i successi consecutivi in tutte le competizioni, un’impresa che non riusciva dal 1914. Il Villa Park si è trasformato in un fortino inespugnabile, con dieci vittorie di fila in casa. Nel 2025, nessuna squadra inglese ha fatto meglio tra le mura amiche: 22 vittorie in 27 partite, con una sola sconfitta.

Il simbolo di questa rinascita è il fantasista Morgan Rogers. A 23 anni, l’ex promessa del West Bromwich, scartato in passato dal Manchester City, sta vivendo una stagione da protagonista. Con 7 gol e 3 assist in Premier, è il miglior marcatore e assist-man della squadra, già vicino a eguagliare il suo record personale di reti della scorsa stagione. Le sue prestazioni hanno convinto anche il nuovo CT della nazionale inglese, Thomas Tuchel, a convocarlo.

I numeri dell’Aston Villa, a prima vista, non sembrano da primato: sesto attacco e quinta difesa del campionato, con poche partite dominante nettamente. Eppure, la squadra di Emery ha sviluppato una straordinaria capacità di vincere di misura, ottenendo le ultime otto vittorie sempre con un solo gol di scarto. Nonostante un mercato estivo senza grandi colpi e con diverse assenze per infortunio (Mings, Pau Torres, Sancho, Elliott), il tecnico basco è riuscito a massimizzare il rendimento della rosa, portando i Villans ai vertici del calcio inglese e in testa al proprio girone di Europa League. Le prossime trasferte contro Chelsea e Arsenal saranno un banco di prova fondamentale per capire le reali ambizioni di questa squadra sorpresa.

Paris Saint Germain, una grande tradizione (all’insegna del tricolore). La situazione raccontata nei dettagli

Paris Saint Germain, una grande tradizione per la squadra francese. La situazione attuale

Il Paris Saint-Germain conferma il suo feeling speciale con i portieri italiani. Una porta, quella parigina, che negli ultimi sette anni è stata difesa da leggende come Gianluigi Buffon e dal campione d’Europa Gianluigi Donnarumma, protagonista della storica vittoria del club in Champions League. A questa prestigiosa dinastia si è recentemente aggiunto Renato Marin, giovane promessa italo-brasiliana che ha appena infranto un record di precocità.
Nato a San Paolo ma trasferitosi nel Belpaese con la famiglia dopo la pandemia, Marin ha portato con sé l’importante scuola del Palmeiras.

È un portiere moderno, alto 190 cm, che fa del gioco con i piedi il suo marchio di fabbrica. Una caratteristica affinata sui campi di futsal e che ricorda, con le dovute proporzioni, il leggendario portiere-goleador Rogerio Ceni. Un paragone nato quando, ancora bambino in un torneo under 10 in Spagna, Marin segnò una clamorosa punizione da metà campo. Atletismo, tempismo nelle uscite e sensibilità tecnica lo rendono un interprete completo del ruolo.

Forte del doppio passaporto, ha finora difeso i colori dell’Italia Under 19 di Bernardo Corradi, brillando fino alla semifinale dell’Europeo di categoria. Il suo futuro nazionale, però, resta un’incognita: i progressi recenti potrebbero stuzzicare il Brasile, alla ricerca di eredi per i veterani Alisson ed Ederson.

Il grande salto nel calcio che conta è avvenuto nei 32esimi di Coppa di Francia. Gli infortuni di Lucas Chevalier e Matvei Safonov hanno spalancato le porte della titolarità al giovane Renato contro il Vendée Fontenay Foot. L’esordio è stato impeccabile: vittoria per 4-0 e porta inviolata. Luis Enrique, che come Marin ha un passato romanista prima dell’approdo a Parigi a parametro zero, ha promosso la sua prestazione, lodandone l’impegno in allenamento e le «qualità fisiche e tecniche molto elevate».

Scendendo in campo a 19 anni e cinque mesi, Renato Marin è diventato il portiere più giovane di sempre a giocare un match ufficiale per il PSG. Un primo record griffato, in attesa di nuove chance, magari in Ligue 1 o nella sognata Champions League.

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Coppa d’Africa, quali sono le squadre favorite? La situazione attuale non lascia alcun dubbio

Coppa d’Africa, quali sono i talenti da tenere d’occhio tra singoli e squadre competitive? La situazione attuale

Il Senegal si presenta alla Coppa d’Africa con un mix generazionale affascinante, simboleggiato dai 18 anni di differenza tra il veterano Idrissa Gana Gueye (classe 1989) e il giovanissimo Ibrahim Mbaye (classe 2008). A guidare questa squadra, che unisce l’esperienza dei nati negli anni ’90 alla freschezza dei talenti del nuovo millennio, è Pape Thiaw, subentrato nel dicembre 2024 al mito Aliou Cissé. Thiaw, che da giocatore sfiorò il titolo continentale nel 2002 perdendo la finale ai rigori contro il Camerun, ha il compito di amalgamare una rosa ricca di talento.

Il cuore pulsante della squadra è rappresentato dal “trio immortale” che, pur avendo scelto di proseguire la carriera in Arabia Saudita nell’estate del 2023, non ha perso la fame di vittorie e la competitività. Il portiere Edouard Mendy, vincitore della Champions League con il Chelsea nel 2021, Kalidou Koulibaly e Sadio Mané sono ancora colonne portanti. Mané, 33 anni, è protagonista nell’Al Nassr capolista insieme a Cristiano Ronaldo, mentre Koulibaly, 34 anni, ha già conquistato il campionato saudita con l’Al Hilal, confermandosi la roccia difensiva ammirata per otto anni a Napoli.

Il Senegal, considerato il principale rivale del Marocco per la vittoria finale, debutta oggi a Tangeri contro il Botswana in una sfida sulla carta senza storia, visto l’abisso nel ranking FIFA (19° posto contro 138°). I Leoni della Teranga vantano un pedigree impressionante nelle ultime edizioni della Coppa d’Africa: vittoria nel 2022, finale persa nel 2019 ed eliminazione ai rigori nel 2024 contro i futuri campioni. La rosa è di élite assoluta, con 25 giocatori tesserati in Europa, 15 dei quali impegnati nelle coppe europee e ben 8 in Champions League.

Alla vigilia dell’esordio, capitan Koulibaly ha voluto rincuorare Assane Diao, giovane talento del Como costretto a saltare il torneo per infortunio. «Avrà tempo di rifarsi», ha dichiarato il difensore, citando l’esempio di Mendy che, dopo aver saltato l’edizione del 2019 per un problema simile, si è riscattato vincendo la coppa successiva. Un messaggio di speranza e un ulteriore segno della compattezza di un gruppo che punta dritto al titolo.

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Napoli, un successo che porta la firma di Antonio Conte. Qual è stata la chiave della vittoria?

Napoli, il primo trofeo porta la firma di Antonio Conte. La chiave per il successo partenopeo

La Supercoppa Italiana, primo trofeo della stagione 2025-26, parla napoletano. Un successo che porta la firma di Antonio Conte e dei suoi nuovi protagonisti, a dimostrazione di come il tecnico salentino abbia saputo reinventare la squadra.

Come sottolinea Sebastiano Vernazza nel suo editoriale su La Gazzetta dello Sport, se «nella scorsa stagione, Scott McTominay» era stato «l’uomo-copertina del Napoli dello scudetto 2025», oggi quel ruolo spetta a David Neres. La doppietta decisiva contro il Bologna in finale è solo l’apice di un rendimento in crescendo per il brasiliano, che «aveva già segnato nella semifinale contro il Milan e, prima ancora, in campionato, tre reti importanti contro Atalanta (doppietta) e Roma».

Il Napoli ha cambiato pelle per necessità. «Un anno fa il Napoli veleggiava sull’asse McTominay-Lukaku, oggi fa leva sul duo Neres-Hojlund». Gli infortuni di big come Lukaku e De Bruyne hanno costretto Conte a trovare soluzioni alternative: ha chiesto l’acquisto di Hojlund, ha «scongelato Neres e si è inventato un nuovo sistema di gioco, con un tridente variabile». Vernazza evidenzia la capacità dell’allenatore di trasformare le difficoltà in risorse: «Conte ha trasformato la grana degli infortuni in un’opportunità di crescita e queste sono le cose che rendono grande un allenatore, la capacità di trovare soluzioni a problemi complessi».
Questo secondo titolo del 2025 per Conte potrebbe avere ripercussioni anche sul campionato, lanciando un messaggio chiaro alle rivali, Inter in primis.

Il trionfo netto sul Bologna, che aveva eliminato i nerazzurri in semifinale, non significa automaticamente che il Napoli sia superiore, ma offre uno spunto di riflessione: «La trasferta in Arabia ha detto però che il Napoli ha vinto due titoli nell’anno solare 2025, e l’Inter zero […] e che il Napoli, a differenza dell’Inter, ha saputo imporre la propria forza nelle partite importanti». Un dato che pesa nella corsa scudetto, dove l’esperienza conta: «Tra Conte e Chivu scorre ancora qualche categoria di diversità. Conte sa come si arricchiscono le bacheche, Chivu è un apprendista vincente».

La Supercoppa ha ridimensionato anche il Milan, battuto nettamente in semifinale. Ora ai rossoneri, fuori dalle coppe, non resta che il campionato: «Il Milan ha il vantaggio dell’impegno unico. […] Sarebbe un errore imperdonabile, il modo migliore per auto-condannarsi a un’altra annata di transizione» se si accontentasse della sola qualificazione Champions. L’arrivo di Niclas Fullkrug, «colosso da un metro e novanta circa, tipologia di attaccante che al Diavolo mancava», obbliga Allegri a puntare al bersaglio grosso.

Infine, attenzione alla Juventus. «Sullo sfondo sta la Juve, qualche punto indietro rispetto alla fila indiana delle prime quattro in classifica». Sebbene la classifica sia ancora parziale per via dei recuperi, la presenza dei bianconeri non va mai sottovalutata: «Basta la parola, basta nominarla, la Juve, per allertarsi. Nessuno può stare tranquillo, se la Signora si iscrive al ballo». In un campionato apertissimo, l’esperienza in panchina potrebbe fare la differenza: «Lì davanti Allegri, Conte e Spalletti sono gli unici ad aver vinto almeno uno scudetto e forse questo dettaglio peserà».

Barcellona, allarme totale per Flick! La situazione non lascia dubbi per i catalani

Barcellona, allarme totale per la squadra blaugrana. La situazione non lascia dubbi sui catalani

L’allarme rosso è scattato in casa Barcellona dopo la conferma della grave lesione al ginocchio sinistro di Andreas Christensen. Il difensore danese dovrà restare ai box per circa quattro mesi, una tegola pesante che ha costretto la dirigenza sportiva, di concerto con il tecnico Hansi Flick, a rivedere i piani immediati. Si scandaglia il mercato alla ricerca di un centrale affidabile da inserire già nella finestra invernale che aprirà il 1° gennaio, anche se il club è consapevole delle difficoltà di trovare il profilo giusto a stagione in corso.

Tuttavia, le grandi manovre blaugrana riguardano soprattutto la prossima estate. Secondo Diario Sport, la direzione sportiva ha deciso che la priorità sarà l’acquisto di un difensore centrale di prima fascia, per colmare definitivamente il vuoto lasciato dalla partenza di Iñigo Martínez verso l’Arabia Saudita. Sulla lista del DS Deco figurano nomi importanti come Nico Schlotterbeck del Borussia Dortmund e lo spagnolo Pau Torres dell’Aston Villa, ma il vero obiettivo numero uno è Marc Guéhi.

Il centrale della nazionale inglese e del Crystal Palace è il profilo preferito per ragioni tecniche ed economiche: il suo contratto scade il prossimo 30 giugno e non ha rinnovato, rendendolo un’occasione d’oro a parametro zero. Guéhi, che sarà protagonista al Mondiale con l’Inghilterra, è però nel mirino di mezza Europa. La concorrenza è spietata: il Liverpool ci aveva già provato e tornerà alla carica, mentre Bayern Monaco, Real Madrid e Manchester City monitorano attentamente la situazione.

Dal 1° gennaio Guéhi sarà libero di negoziare con qualsiasi club. Il suo attuale allenatore, Oliver Glasner, ha escluso una partenza a gennaio, ma l’addio estivo al Crystal Palace appare ormai certo. Il Barça dovrà muoversi rapidamente per anticipare le altre big europee.

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Bologna, dopo il ko in Supercoppa focus sul calciomercato di gennaio: ecco la priorità dei rossoblù! I dettagli

Bologna, dopo il ko in Supercoppa parte l’assalto al mercato di gennaio: definita la priorità rossoblù. Le ultimissime

Archiviata la dolceamara esperienza in Supercoppa a Riad, per il Bologna è tempo di guardare avanti. Il futuro immediato si chiama Sassuolo in campionato, ma l’urgenza vera riguarda il calciomercato di gennaio. La dirigenza rossoblù ha una priorità assoluta: l’acquisto di un difensore centrale.


La necessità nasce da una gestione oculata delle risorse attuali. Jhon Lucumi è in ripresa, ma un utilizzo eccessivo rischierebbe di riacutizzare la pericolosa infiammazione al tendine del piede. Parallelamente, Torbjorn Heggem sta giocando ininterrottamente e necessita fisiologicamente di tirare il fiato. Con Nicolò Casale ancora ai box per una decina di giorni (e il suo futuro in bilico nelle valutazioni di mercato) e il solo Vitik recuperato, la coperta è troppo corta. L’obiettivo del Dt Giovanni Sartori è chiudere un colpo già all’alba di gennaio.


Il nome in pole position è quello di Fedde Leysen. Il centrale belga classe 2003 dell’Union St. Gilloise, piede mancino, è un vecchio pallino di Sartori, che lo aveva già trattato in estate prima di virare definitivamente su Heggem. Leysen è il favorito, mentre perde quota la pista Diogo Leite (Union Berlino), intenzionato ad attendere la scadenza contrattuale a giugno. Tra le alternative, è stato proposto Axel Disasi (Chelsea), si valuta il prestito con diritto di riscatto per Diego Coppola, che fatica a trovare spazio al Brighton, e spuntano i nomi di Otavio (Paris FC) e soprattutto David Ricardo (Botafogo), per il quale il Bologna avrebbe già avanzato una proposta. Piace anche Muharemovic, ma il Sassuolo fa muro.

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Serena svela: «Cosa mi piace di Yildiz? Tutto! Bremer fa reparto da solo. A David e Openda manca…»

Aldo Serena parla dei bianconeri: «Cosa mi piace di Yildiz? Tutto! Bremer fa reparto da solo. A David e Openda manca…». Le parole

Aldo Serena, ex attaccante bianconero e protagonista della storica Coppa Intercontinentale del 1985, racconta a Tuttosport le emozioni della recente “reunion” alla Continassa. Un tuffo nel passato voluto da Spalletti per trasmettere la “juventinità” alla squadra di oggi, tra ricordi di Platini e un’analisi lucida sul presente e futuro del club.


LA REUNION E IL RICORDO DI “LE ROI”
«Una reunion bella e commuovente. Abbiamo trascorso una giornata in armonia: ce la siamo proprio goduta. Anche perché non ci eravamo mai ritrovati tutti quanti per celebrare quella serata magica. Non so perché. Michel era quel tipo di calciatore che speravo di poter diventare da bambino. Un profilo tecnico, fantasioso, indipendente, semplicemente stupendo. Non aveva bisogno degli altri, le giocate le inventava da sé. Io ero diverso: le mie qualità venivano fuori quando riuscivo a spendermi per i compagni. Ricordo la prima volta che l’ho affrontato con il Milan nell’agosto del 82 in Coppa Italia. Lui era da poco arrivato alla Juve… Ad un certo punto, dagli sviluppi di corner, Michel si ritrova tra i piedi questa palla a ridosso della loro area, e io mi ci fiondo convinto di riuscirgliela a rubare. Gli è bastato vedermi con la coda dell’occhio per rifilarmi di esterno collo un tunnel che non mi toglierò mai dalla testa. L’ho inseguito per il resto del match nella speranza di potermi vendicare con un calcione, ma era semplicemente imprendibile. Poi con la sua ironia, quando ci siamo ritrovati vicini mi ha detto sorridendo: “Garçon, chiudi lei jambes”. Mi ha smontato».
LA NUOVA CONTINASSA «Io e Michel abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Spalletti. Non ero mai stato al nuovo centro sportivo, è un mondo diverso rispetto al nostro: dalle programmazioni degli allenamenti, alle diete… Niente è lasciato al caso, ogni singolo giocare ha a disposizione il meglio del meglio per migliorarsi. Siamo rimasti giusto per l’inizio della seduta, poi li abbiamo lasciati lavorare. Da ex centravanti, ero curioso di studiare le fisicità delle punte bianconere. Dusan ha due spalle giganti, è strutturato benissimo. David me lo immaginavo un po’ più alto, ma anche lui non è messo male. E poi Yildiz…».
COSA GLI PIACE DI YILDIZ «Tutto. Non sarebbe stato male giocarci insieme. Mi ricorda Laudrup per certi versi: un profilo tecnico, abile nell’uno contro uno e nei suggerimenti per i compagni. Ma per il salto di qualità definitivo deve innamorarsi di più del gol. Quando ci riesci non torni più indietro: giochi con una rabbia a una forza differente. La fortuna sua è che Spalletti sembra aver capito subito la potenzialità dei vari interpreti a disposizione. Ma soprattutto, che la maggior parte di questi – prima del suo arrivo – non erano messi nelle condizioni di poter esprimere al meglio le proprie qualità. Penso proprio alle dichiarazioni su Kenan – “I suoi avversari sanno meglio di lui quanto è forte” -. È stato bravo a stimolarli verbalmente in allenamento e pubblicamente nelle conferenze stampa. Ha lavorato tantissimo sulla testa dei suoi giocatori. Li sta liberando».
IL RINNOVO DEL TURCO «La Juve sta costruendo una buona base con giocatori di livello, quindi non può permettersi per nulla al mondo di farsi scappare uno così. Ne abbiamo visto solo una piccola percentuale: Yildiz può diventare molto più forte di quanto non sia già oggi».
COSA MANCA A DAVID E OPENDA «Credo che Spalletti li voglia più coinvolti nel lavoro di raccordo tra i due reparti, e più spavaldi sotto porta per tentare la giocata senza paura. La timidezza a certi livelli può rivelarsi controproducente».
SI VEDE LA MANO DI SPALLETTI «Assolutamente sì. La Juve è ancora lontana dal suo ideale di gioco, ma sta facendo piccoli passi in avanti di partita in partita. Luciano ha la meticolosità degli orologiai svizzeri: riesce sempre a regolare lo sregolato».
GLI OBIETTIVI «Ora li aspettano quattro partite di campionato accessibili, prima dello scontro di Champions con il Benfica. Vincere contro Mourinho all’Allianz permetterebbe ai bianconeri di presentarsi a Monaco con una nuova consapevolezza. Poi, tra le big italiane per ora non ci sono schiacciasassi: sono tutte lì appaiate tra successi e frenate improvvise. Tutte incompiute. In un contesto del genere credere nello scudetto è obbligatorio. Il mese di gennaio potrebbe essere quello della svolta per Spalletti. Ci dirà tantissimo della dimensione a cui può ambire la sua Juventus».
FRATTESI E LUCCA «Se Spalletti vuole il nerazzurro avrà le sue ragioni. Frattesi è anarchico: puoi trovartelo anche davanti, in condizioni di campo che non ti aspetti. Sa come sparigliarti le partite, arrivando 3/4 volte a partita davanti al portiere. Alla Juve manca uno così. Allo stesso modo, penso che pure uno come Lucca potrebbe tornare utile, dal momento che Dusan resterà ai box fino a marzo. Parliamo di un attaccante a cui bastano anche solo 15 minuti lasciare la propria impronta nella gara. Ma, in generale, penso che i veri colpi di mercato – se vogliamo – potrebbero coincidere con gli exploit di Thuram e Cambiaso, dopo un inizio di stagione al di sotto delle aspettative. Da loro mi aspetto un girone all’altezza della loro indiscutibile qualità: sono fortissimi e completi. Spalletti non ha ancora toccato con mano lo strapotere fisico di Khephren. Quello che l’anno scorso bruciava tutti con ripartenze a duecento all’ora per andare a fare gol».
IL RIENTRO DI BREMER «Il brasiliano fa reparto da solo. Spalletti è stato bravo a centellinarne il rientro. Sarà fondamentale».

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Supercoppa Italiana, l’analisi dell’avvocato Petriccione: «Le competizioni non vanno lette come singoli eventi, ma come anelli di un rapporto continuativo con la Saudi Pro League»

Supercoppa Italiana, l’analisi di Petriccione: «Le competizioni non vanno lette come singoli eventi, ma come anelli di…»

Francesca Petriccione, avvocato italiano, docente alla Statale di Milano e profonda conoscitrice del calcio saudita, è al centro delle dinamiche che legano business, strategie e mercato tra Europa e Arabia. Un “catalizzatore” di opportunità nel Golfo che ha raccontato al Corriere dello Sport.


IL RUOLO DI “CATALIZZATORE «Lavoro su operazioni di investimento e partnership collaborando con fondi, investitori e consorzi, anche nel processo di privatizzazione dei club sauditi. Seguo progetti di espansione nel Golfo per grandi club e, in alcuni casi, per le leghe: in Arabia esistono progetti credibili e solidi nel tempo».
SUPERCOPPA ITALIANA VS SUPERCOPPA SPAGNOLA «I rispettivi rapporti con la Saudi Pro League e i risultati non sono simili. La Liga s’è mossa come un sistema unico, mirato a far crescere il valore del campionato e non quello dei singoli club. La Lega Serie A, invece, ha adottato un approccio più prudente e istituzionale, proteggendo gli equilibri interni e valorizzando alcuni asset».
L’ARABIA SAUDITA «Off e chance reali per club e leghe di tutto il mondo. La trasformazione del calcio non è un’operazione di facciata: riguarda società, regole, investimenti, infrastrutture, formazione e rapporti internazionali. Ma non sono occasioni alla portata di chiunque: servono chiarezza e visione».
LA SUPERCOPPA «Le competizioni non vanno lette come singoli eventi, ma come anelli di un rapporto continuativo con la Saudi Pro League: se gestite con coerenza, possono garantire entrate più solide e raff orzare il peso istituzionale delle leghe».
MATURAZIONE DEL PROGETTO «Dopo l’incremento della visibilità fondata sull’arrivo di grandi giocatori, il progetto è entrato in una fase più matura: oggi si punta allo sviluppo dei giovani e del livello tecnico campionato, e alla creazione di asset sostenibili».
IL FUTURO «Non si tratta di un fenomeno temporaneo ma di un modello destinato a incidere stabilmente sul calcio globale, anche grazie al peso crescente nell’ambito Fifa. Il Mondiale 2034 non è un punto di arrivo: è un acceleratore».

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Calciomercato Milan: accordo vicinissimo per Kostic! Arrivano anche le conferme, tutte le cifre e i dettagli

Calciomercato Milan: ci siamo, vicinissimo anche Kostic! Ci sono le conferme, tutte le cifre e i dettagli dell’operazione

Mentre l’arrivo di Niclas Füllkrug catalizza l’attenzione a Milano, il Milan continua a muoversi con decisione anche in ottica futura. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, i rossoneri hanno trovato un accordo di massima per Andrej Kostic, attaccante montenegrino classe 2007 attualmente al Partizan Belgrado.

Kostic–Milan: cifre, tempi e dettagli dell’operazione

Il direttore sportivo Igli Tare ha accelerato nelle ultime ore per anticipare la concorrenza estera, presentando un’offerta che punta a chiudere l’affare già all’apertura del mercato di gennaio.

  • Offerta al Partizan: circa 4 milioni di euro, con bonus che potrebbero far lievitare il totale fino a 5-6 milioni.
  • Contratto: per il giovane centravanti è pronto un accordo fino al 30 giugno 2030, segnale della forte fiducia del Milan nel suo potenziale.
  • Agente al lavoro: Darko Ristic, lo stesso procuratore di Dusan Vlahovic, sta definendo gli ultimi dettagli per formalizzare il trasferimento.

Chi è Andrej Kostic: il nuovo talento balcanico nel mirino del Milan

Nonostante non abbia ancora compiuto 18 anni, Kostic è considerato uno dei profili più promettenti del calcio balcanico.

  • Fisicità e stile di gioco: 1,88 m di altezza, punta centrale moderna, potente ma dotata di buona tecnica. In patria viene spesso accostato a Vlahovic per struttura e movenze.
  • Già visto in Italia: lo scorso settembre ha segnato contro l’Italia Under 21 nelle qualificazioni agli Europei, lasciando un’ottima impressione.
  • Il progetto rossonero: il Milan prevede un suo inserimento iniziale nel Milan Futuro, impegnato in Serie D, con l’obiettivo di integrarlo gradualmente nella prima squadra guidata da Allegri.

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Juventus, clima di unità alla cena di Natale: Elkann elogia Spalletti e prepara un discorso per il club

Juventus, Elkann protagonista alla cena di Natale: soddisfazione per Spalletti e per il gruppo. Atteso un discorso importante

In un clima di forte coesione interna, la Juventus si ritroverà questa sera al J Museum per la tradizionale cena di Natale. L’appuntamento, che vedrà la presenza dei giocatori insieme alle loro famiglie, sarà un momento di unione tra tutte le componenti del club: dalla dirigenza — rappresentata da John Elkann, Damien Comolli e Giorgio Chiellini — allo staff tecnico guidato da Luciano Spalletti, considerato il “collante perfetto” del mondo bianconero. A riportarlo è Tuttosport.

Al centro della serata ci sarà il messaggio di appartenenza lanciato da John Elkann. Dopo le recenti indiscrezioni su possibili movimenti societari, in particolare l’interesse del gruppo Tether, l’Amministratore Delegato di Exor ribadirà una posizione netta e definitiva. Le parole già pronunciate in un videomessaggio prima della gara contro il Bologna risuoneranno ancora una volta: la Juventus, la sua storia e i suoi valori non sono in vendita. Un concetto rafforzato dai fatti: negli ultimi sei anni Exor ha investito quasi un miliardo di euro nel club, un sostegno concreto in un calcio italiano sempre più povero di risorse. Nonostante le aperture di Paolo Ardoino, che aveva manifestato la volontà di contribuire a un “cambiamento positivo”, la porta resta chiusa.

Accanto alla solidità societaria, Elkann sottolineerà anche l’importanza della continuità tecnica. L’AD di Exor è pienamente soddisfatto del lavoro di Luciano Spalletti, considerato il punto fermo su cui costruire il futuro, con l’auspicio di proseguire insieme ben oltre la scadenza di giugno. “Famiglia” sarà il filo conduttore della serata, un valore che unisce ogni componente dell’universo bianconero e che trova nella presenza costante della proprietà la sua espressione più forte.

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