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Squalifica Basic, la Lazio presenta il ricorso? Il club biancoceleste ha preso una decisione importante sul proprio centrocampo

Squalifica Basic, la Lazio ha deciso di presentare ricorso per averlo a disposizione contro l’Udinese. Un obiettivi complicato, ma non impossibile

La squalifica di Basic complica ulteriormente una situazione già estremamente delicata in casa Lazio. I biancocelesti si trovano infatti ad affrontare un’autentica emergenza di uomini, soprattutto a centrocampo, dove tra infortuni, squalifiche e assenze per la Coppa d’Africa le scelte a disposizione dell’allenatore sono ridotte al minimo. Un contesto che genera forte preoccupazione in vista dei prossimi impegni di campionato.

La squalifica di Basic è arrivata in seguito al referto dell’arbitro Marchetti, che ha portato il Giudice Sportivo a infliggere al centrocampista croato due giornate di stop, accompagnate da una multa di 10 mila euro. La decisione è stata motivata da una presunta “condotta gravemente antisportiva”, segnalata dal quarto uomo nel corso della gara. Un episodio che, secondo quanto trapelato, sarebbe stato osservato con una visuale parzialmente coperta da Toma, dettaglio che la Lazio ritiene fondamentale per provare a rimettere in discussione la sanzione.

Proprio su questo aspetto si basa la strategia del club. Come riportato da Il Messaggero, la società biancoceleste ha già inviato tramite PEC la comunicazione ufficiale con cui annuncia l’intenzione di presentare ricorso alla Corte Sportiva d’Appello. L’obiettivo è ottenere almeno una riduzione della squalifica di Basic, anche se all’interno dell’ambiente filtra prudenza sulle reali possibilità di successo. Oltre alla questione legata alla visuale del quarto uomo, la Lazio farà leva anche su precedenti simili, nel tentativo di ammorbidire la decisione del Giudice Sportivo.

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Il peso della squalifica di Basic è ancora maggiore se si considera il momento in cui arriva. Il centrocampista rappresentava un’alternativa preziosa in una fase di forte emergenza, e averlo a disposizione per la trasferta del 27 dicembre a Udine sarebbe stato fondamentale. A complicare ulteriormente il quadro c’è la situazione disciplinare di Matteo Guendouzi, attualmente diffidato e quindi a rischio squalifica in caso di cartellino giallo nella prossima gara, che sarà diretta dall’arbitro Pairetto.

Al di là del ricorso, l’emergenza è già concreta per il match imminente. L’allenatore dovrà adattare uomini e soluzioni tattiche, cercando di tamponare le assenze con una rosa ridotta all’osso. In questo scenario, la squalifica di Basic rappresenta l’ennesimo ostacolo in un periodo complesso, che mette a dura prova la profondità dell’organico e la capacità della squadra di reagire alle difficoltà.

La Lazio attende ora l’esito del ricorso, sperando in uno spiraglio positivo. Nel frattempo, però, sarà necessario stringere i denti e affrontare l’emergenza con le risorse disponibili, cercando di limitare i danni in una fase cruciale della stagione.

Raspadori Roma, fumata bianca sempre più vicina: l’accordo con l’Atletico Madrid sarebbe davvero ad un passo. I dettagli della possibile operazione

Raspadori Roma, trattativa sempre più calda: i giallorossi pronti all’affondo. L’ex Sassuolo rappresenta una soluzione importante per Gasperini

Il binomio Raspadori Roma è sempre più vicino a diventare realtà. La società giallorossa accelera sul mercato di gennaio e punta con decisione su Giacomo Raspadori per rinforzare il reparto offensivo. Dopo i primi contatti esplorativi avvenuti nei giorni scorsi con l’entourage dell’attaccante, la Roma ha intensificato i dialoghi con l’Atletico Madrid, club che detiene attualmente il cartellino del giocatore e che avrebbe aperto alla possibilità di una cessione.

Secondo quanto riportato da Il Romanista, la trattativa tra Roma e Atletico Madrid sarebbe in fase avanzata. I “colchoneros” si sarebbero detti disponibili a lasciar partire Raspadori già nella sessione invernale di mercato, una decisione che faciliterebbe l’operazione per il club capitolino. La formula individuata prevede un prestito con diritto di riscatto, fissato intorno ai 20 milioni di euro, cifra considerata sostenibile dalla dirigenza giallorossa in vista della prossima stagione.

L’operazione Raspadori Roma rappresenterebbe un colpo strategico sia dal punto di vista tecnico che tattico. L’ex Napoli è un attaccante moderno, capace di giocare sia da seconda punta che da falso nove, con ottime qualità di movimento e una buona predisposizione al gioco di squadra. Caratteristiche che si sposano perfettamente con le esigenze della Roma, alla ricerca di maggiore imprevedibilità e qualità negli ultimi trenta metri.

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Nonostante l’avanzamento della trattativa per Raspadori, la Roma non avrebbe intenzione di fermarsi a un solo innesto offensivo. Il mercato giallorosso resta infatti molto attivo, con l’obiettivo di consegnare all’allenatore una rosa più completa e competitiva per la seconda parte della stagione. In questo senso, resta viva anche la pista che porta a Joshua Zirkzee, profilo molto apprezzato dalla dirigenza e considerato ideale per completare l’attacco.

L’arrivo di Raspadori non escluderebbe quindi un ulteriore investimento in avanti, ma anzi potrebbe rappresentare il primo tassello di una mini-rivoluzione offensiva. La Roma vuole alzare il livello e tornare protagonista sia in campionato che in Europa, e il nome di Raspadori è in cima alla lista dei desideri.

Nei prossimi giorni sono attesi nuovi contatti decisivi. L’operazione Raspadori Roma entra nel vivo e l’accordo definitivo potrebbe arrivare a breve, accendendo l’entusiasmo dei tifosi giallorossi.

Gastaldello: «La Sampdoria ha avuto prestazioni altalenanti. Ma dal cambio in panchina sto vedendo sicuramente alcune cose positive.

Gastaldello ha parlato in un’intervista a ‘La Repubblica’ analizzando le prestazioni dei doriani e proiettandosi sulla sfida contro il Padova

Daniele Gastaldello ha rilasciato una lunga intervista per l’edizione odierna del quotidiano La Repubblica. Ex difensore di Sampdoria Padova (dove ha fatto il settore giovanile), si è espresso tanto sui bluccerchiati quanto in vista della gara valida per la 17a giornata del campionato di Serie B 2025-2026. Le sue parole:

14/01-2012, PADOVA-SAMPDORIA 1-2 – «Resta l’unica volta da avversario all’Euganeo. Fu un crocevia, l’inizio di una grande rimonta verso la serie A, fondamentale il cambio di mentalità e alcune vittorie, come a Grosseto, regalarono grande entusiasmo».

COME’ ESSERE IL FONDO ALLA CLASSIFICA – «Nel 2011 ci ritrovammo dietro a dicembre. Mi ricordo che ci siamo detti di non parlare più di play off e guardare alla sestultima. A marzo abbiamo poi alzato il tiro».

SAMPDORIA DI GREGUCCI E FOTI – «Guardo praticamente tutte le partite e finora ho osservato prestazioni molto altalenanti. Con il nuovo corso, vedo una formazione più aggressiva e ordinata in campo, che va alla ricerca del risultato anche con il pressing alto. Mi piace molto. Lo staff ha certamente trasmesso coraggio».

gLA PAURA DEI TIFOSI – «La Sampdoria è in fondo alla classifica, ma la B permette di fare risultati in serie e si può salire e scendere in fretta. Ci vuole, però, la mentalità di una squadra che sta giocando per salvarsi. Adesso l’obiettivo è questo, bisogna procedere step per step e non pensare alle lacune, non esistono squadre perfette o imbattibili, neppure il Real Madrid». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU SAMPNEWS24.COM

Jashari: «Finalmente l’infortunio è ormai alle spalle. Il Milan lo volevo a tutti costi in estate. Ecco il mio rapporto con Allegri»

Jashari ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’. Ecco alcune parole dette dal centrocampista del Milan. Le sue dichiarazioni

Lunga intervista a La Gazzetta dello Sport per Jashari. Ecco alcune parole del centrocampista del Milan alla Rosea.

Jashari, come si sente adesso? «Mi sento molto molto bene e l’infortunio fa parte del passato. Negli ultimi due mesi ho lavorato molto in allenamento e non ho avuto mai problemi. Neppure nell’amichevole giocata durante la sosta per le nazionali o in Coppa Italia contro la Lazio. La gamba non mi dà più fastidio e sono felice di questo».

L’infortunio in allenamento il 27 agosto non ci voleva. «Onestamente, dopo un’estate nella quale la trattativa per il mio arrivo al Milan era stata lunga, avere un problema del genere non è stato il massimo. Lavoravo da tre settimane con la squadra, stavo crescendo e credo che chiunque al posto mio non sarebbe stato felice. Sfortuna… Nel calcio capita. Volevo essere in campo per aiutare la squadra e far felici i tifosi, ma non è stato possibile. Nella vita però tutto ha una ragione: vuol dire che doveva esserci anche questo stop nel mio viaggio qui al Milan».

Che allenatore è Allegri? «Il mister è importante, ci sta sempre vicino. Avere uno come lui dà fiducia ai singoli e allo spogliatoio. Per i nostri successi è fondamentale: ha esperienza e ha lavorato con incredibili giocatori. Da uno come lui posso imparare molto». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU MILANEWS24.COM

Dzeko Fiorentina, possibile addio a gennaio? Questo club di Serie A ha messo nel mirino l’attaccante bosniaco. Le ultime sulla trattativa

Dzeko potrebbe lasciare la Fiorentina a gennaio. Su di lui si è inserito anche il Cagliari, alla ricerca di un attaccante per sostituire Belotti

Il Cagliari continua a muoversi con grande attenzione sul mercato invernale, consapevole della necessità di rinforzare il reparto offensivo con un profilo affidabile ed esperto. L’obiettivo della dirigenza rossoblù è quello di individuare un attaccante capace di alternarsi con Gennaro Borrelli, garantendo soluzioni diverse in avanti e maggiore incisività sotto porta. La necessità di intervenire è diventata ancora più evidente dopo l’infortunio di Andrea Belotti, che ha ridotto in modo significativo le opzioni offensive a disposizione dello staff tecnico.

In questo contesto prende forma un’idea tanto suggestiva quanto complessa: Dzeko. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il direttore sportivo Guido Angelozzi starebbe valutando anche il nome di Edin Dzeko, un attaccante che non ha certo bisogno di presentazioni. Il centravanti bosniaco rappresenterebbe una soluzione di grande fascino, capace di portare esperienza internazionale, personalità e leadership in uno spogliatoio impegnato nella lotta per la salvezza.

La stagione di Dzeko a Firenze, però, non sta andando secondo le aspettative. Tra un minutaggio ridotto, qualche difficoltà ambientale e una condizione fisica non sempre brillante, il rendimento dell’ex bomber di Roma e Inter è stato al di sotto delle attese iniziali. Proprio per questo motivo, un suo possibile addio nel mercato di gennaio non viene escluso, aprendo scenari interessanti anche per club come il Cagliari, alla ricerca di un attaccante di peso per la seconda parte di stagione.

L’eventuale arrivo di Dzeko in Sardegna rappresenterebbe una svolta sia dal punto di vista tecnico che carismatico. La sua presenza garantirebbe un riferimento costante in area di rigore, oltre alla capacità di leggere i momenti della partita e gestire la pressione nei frangenti decisivi. Qualità che potrebbero rivelarsi determinanti in un campionato equilibrato e complesso come la Serie A.

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Dal punto di vista tattico, Dzeko potrebbe alternarsi con Borrelli, permettendo all’allenatore Pisacane di variare soluzioni offensive e di gestire al meglio le energie dei propri attaccanti. Resta però da valutare la fattibilità economica dell’operazione: l’ingaggio del bosniaco e le sue condizioni fisiche saranno aspetti centrali nella valutazione finale. Fondamentale sarà anche la volontà del giocatore, chiamato a decidere se rimettersi in gioco in un contesto diverso, dove potrebbe tornare protagonista.

Angelozzi, intanto, continua a monitorare il mercato senza forzare i tempi. Dzeko resta un’idea affascinante, carica di significato e suggestione, che il Cagliari tiene sullo sfondo in attesa di capire se potrà trasformarsi in una concreta opportunità per rinforzare l’attacco nella seconda parte della stagione.

Napoli Milan, il pronostico di Silenzi: «Tifo per gli azzurri. Mi auguro che possano vincere la Supercoppa. Sulla mia amicizia con Allegri…»

Napoli Milan, Silenzi in un’intervista ha parlato della sua esperienza con i partenopei e si è proiettato anche sulla sfida di Supercoppa

Andrea Silenzi, ex attaccante di Napoli, Torino e Nottingham Forest, ricorda con emozione la sua notte magica in maglia azzurra: l’esordio in Supercoppa Italiana del 1990, un 5-1 alla Juventus con doppietta e assist. Oggi, lontano dal calcio giocato ma impegnato nel settore immobiliare, Silenzi tifa ancora Napoli e si proietta verso la nuova Supercoppa a Riad.

LA NOTTE DI NAPOLI-JUVE 5-1 «La folla straripante del San Paolo, la febbre che si avvertiva per strada, uno stadio pieno».

LA DOPPIETTA «Avevo 24 anni, venivo dalla Reggiana in B, mi trovavo in una squadra di quel tenore, in cui c’era un gigante come Diego e intorno a sé vari fuoriclasse. E di fronte la Juve di Baggio e Schillaci. E dunque immagini».

COSA FU LA FINALE «Vittoria strepitosa in quella che – come avrei scoperto – rappresentava la partita dell’anno che accende la città».

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LA VITA DOPO IL CALCIO «Tanti highlights e poche partite intere. Un anno dopo aver appeso le scarpette, dovetti decidere su come occupare il mio tempo: mi tuffai nel campo immobiliare, venivo da zero, e cominciai a investire, a costruire, ad ammodernare ville o palazzi».

PRONOSTICO SUPERCOPPA «Che la Supercoppa la vinca il Napoli. Sono rimasto legato alla città e a quell’esperienza. La stagione, dopo quel 5-1, fu infelice, andò via Maradona per esempio, ma io ho potuto godermi una umanità forte e una passione smisurata».

L’AMICIZIA CON ALLEGRI «Non sento Allegri da anni ma posso dire di avvertire sempre quel senso di amicizia che abbiamo sviluppato all’epoca. Non abbiamo mai giocato assieme ma nacque questa simpatia, che si sviluppò pure in vacanza, dove ci ritrovammo casualmente. Ma lui è sportivo, non si arrabbia se dico che tifo Napoli».

Juventus, Montali: «I bianconeri non possono fare a meno di Elkann. Lui è indispensabili. Comolli? Penso una cosa»

Juventus, Montali in un’intervista a ‘Tuttosport’ ha fatto il punto sul club bianconero soffermandosi su diversi temi e lanciando un messaggio chiaro

Gian Paolo Montali è un uomo dalle mille esperienze: plurivittorioso ct della nazionale di volley, dirigente di Juventus e Roma nel post-Calciopoli, advisor nel calcio inglese e organizzatore della Ryder Cup di golf in Italia. In questa intervista a Tuttosport, ripercorre la sua carriera, svelando retroscena del suo passato nel mondo del pallone e offrendo il suo punto di vista sul presente di Juve e Roma.

L’APPRODO AL CALCIO: LA CHIAMATA DI ELKANN «Tutto parte da John Elkann: mi chiama alla Juve per ridisegnare lo stile del club dopo Calciopoli. Stavo raccogliendo delle ciliegie: sento il telefono che squilla, pensavo ad uno scherzo. Capii che fosse lui. Mi convinse a cambiare vita: dovevo rivoluzionare lo stile della società. Mi chiese di creare un progetto a medio-lungo termine, di dare un volto nuovo al club, un’immagine moderna dopo Calciopoli».

L’ADDIO ALLA JUVE «Sarei rimasto, ma fece tutto Blanc: pensava che non potessero esserci tre persone diverse a fare il presidente, l’amministratore delegato e il direttore generale. Prima di andare via, però, gli consigliai di incontrare Beppe Marotta, un uomo di calcio che mancava in quella Juve. Fu lui la chiave per far svoltare il club».

NAPOLI E ROMA «A Napoli era già tutto fatto. Poi rimasi scottato per la questione dei diritti d’immagine con De Laurentiis. Dopo la fumata nera andai a Roma, senza rimpianti. Unicredit mi scelse per curare il passaggio di proprietà con la famiglia Sensi, ma con l’arrivo di Pallotta ero di troppo. Il mio bilancio è fantastico: sfiorammo lo scudetto con Ranieri. Sono stato benissimo: c’è una sintonia speciale con la gente».

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IL PRESENTE DELLA JUVE «Per stare nella Juve ci vuole una leadership forte. Ci vogliono manager abituati a vincere. Non so se questo management sia pronto a primeggiare».

COMOLLI «Non lo conosco, ma questa scelta non mi piace. Non mi stuzzica l’idea che i dati vengano prima degli uomini. Gli algoritmi li utilizzano le outsider, non la Juve. Alla Juve si deve vincere. Mi meraviglia che Elkann abbia preso un dirigente dal Tolosa, dunque di fatto da un’outsider».

ELKANN E IL FUTURO DELLA JUVE «Elkann è indispensabile, ma deve avere ancora voglia di Juve. Solo in questo caso può fare la differenza. Se John ha deciso di dare forza alla tradizione, allora deve strutturarsi per vincere».

Benatia: «Guidolin è l’allenatore a cui devo di più. Marsiglia? I giocatori devono metterci passione. Su CR7 dico una cosa»

Benatia in una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha parlato del passato, ma anche del presente. Senza tralasciare alcuni retroscena

Medhi Benatia, ex difensore di Udinese, Roma, Bayern e Juventus, è oggi un apprezzato dirigente del Marsiglia. Dopo una parentesi da agente, è tornato nel club dove tutto era iniziato, portando la sua esperienza e la sua grinta. In questa intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorre la sua carriera, i rapporti con gli allenatori che lo hanno segnato, le delusioni e i trionfi, e svela i retroscena del suo lavoro attuale, a partire dal colpo De Zerbi.

L’ALLENATORE A CUI DEVE DI PIU’ «Guidolin. Ero ancora un mezzo giocatore, i Pozzo mi presero dalla B francese. Non mi conosceva, l’ho colpito perché ero un lottatore: voleva gente col coltello tra i denti, mi ha insegnato che non si deve regalare nulla. Concetti che mi porto dietro ancora adesso, perché nel calcio conta la serietà».

IL MARSIGLIA «Quando arrivai al Marsiglia, nel novembre 2023, la squadra veniva da 5 sconfitte di fila. Ricordo giocatori sull’aereo che ridevano. Dissi a Pablo Longoria, il presidente: “Io in un club così non ci sto, sennò finisce male”. I giocatori ci devono mettere passione».

LA RIVOLUZIONE «A luglio 2024 abbiamo deciso di cambiare 13-14 giocatori per portare grinta. Abbiamo inserito gente come Hojbjerg, Facundo Medina e Pavard. Nel calcio la passione si sta perdendo».

CR7 «Quando Guidolin ci lasciava liberi io mi allenavo lo stesso, ora nessuno lo fa. Ronaldo una volta, di ritorno da una trasferta in cui non avevamo giocato, mi chiese di accompagnarlo in palestra alle 23, ma io andai a casa. Non a caso CR7 è il numero uno e ha fatto la storia del calcio».

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TOTTI «Con Checco siamo molto amici, era bello goderselo in allenamento, per la classe, gli scherzi e le risate. A Roma sono stato un anno, mi hanno dato del mercenario ma io non sarei mai andato via: l’addio mi ha spaccato il cuore. Volevo rinnovare ma Sabatini, a cui devo tantissimo, a un certo punto mi disse che dovevano vendermi per il fair play finanziario. Oggi da dirigente lo capisco, allora no. Mi fece arrabbiare, chiesi la cessione perché avevo perso la fiducia, ma io volevo vincere a Roma».

LA JUVENTUS E ALLEGRI «Venivo da una stagione al top e stavo trattando il rinnovo con Paratici. Quando seppi che sarebbe tornato Bonucci dissi ad Allegri che non volevo giocare una volta su quattro, ma lui mi rassicurò. Feci bene col Milan ma poi finii in panchina e a gennaio chiesi la cessione. Con Max e Landucci però ho un buon rapporto».

DE ZERBI «Roberto è completamente matto di calcio. Tanti tecnici portano a casa le partite anche giocando male e sono pure felici, lui no, non s’accontenta mai. Dopo il 5-1 al Nizza scuoteva la testa e ripeteva che avremmo potuto giocare meglio. Lo faceva pure Guardiola, che ho avuto al Bayern. È un perfezionista, sta in ufficio tutto il giorno. Ha solo il calcio in testa, muore per le sue idee e dice le cose in faccia. Lo avevo conosciuto a Brighton quando facevo il procuratore, nell’estate 2024 quando ho saputo che si stava liberando l’ho chiamato subito e l’ho convinto col progetto. La scorsa stagione siamo andati in Champions e siamo arrivati secondi dopo tante difficoltà».

Gomez: «Sono contento di essere tornato in campo. Il mio compito è quello di aiutare il Padova ad arrivare più in alto possibile. Sull’Atalanta…»

Alejandro Gomez in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport, è ritornato sull’emozione di ritrovare il campo dopo oltre 900 giorni. Le sue parole

Alejandro “Papu” Gomez è tornato. Dopo una lunga e sofferta assenza per la squalifica per doping, l’attaccante argentino ha ritrovato il campo dal primo minuto con la maglia del Padova, squadra con cui vuole rilanciarsi e non solo per la salvezza. In questa intervista a La Gazzetta dello Sport, Gomez racconta i suoi mesi difficili, la voglia di riscatto, il suo ambientamento a Padova e il suo rapporto con il mondo dei social.

RITORNO IN CAMPO DOPO 923 GIORNI «Un numero al quale faccio ancora fatica a credere. Sono contento, fisicamente mi sono sentito bene. Ho esordito contro il Venezia ma non mi sono goduto la partita, tornavo dall’infortunio e avevo paura di rifarmi male. La gente avrebbe pensato che non sarei più stato in grado di giocare. Ora posso dire che è iniziato finalmente il mio percorso».

L’OBIETTIVO DEL PADOVA «La mia idea è chiara e l’ho detta dal primo giorno: voglio aiutare il Padova e portarlo più in alto possibile. Sinceramente non mi accontento della salvezza. Il club viene da tanti anni di C, restare in B è il primo obiettivo. Abbiamo le carte in regola per un’annata tranquilla. Ma se possiamo puntare a qualcosa di più, molto meglio. Tutti mi hanno parlato della B come un campionato molto equilibrato, il campionato del “non si sa mai”».

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LA SQUADRA «È un bel mix, il club ha aggiunto diversi nomi per avere più esperienza nella categoria. Sono contento di aver conosciuto Andreoletti, me ne avevano parlato molto bene. Ha fatto un grande lavoro in C, dando subito un’identità precisa alla squadra. Con lui si lavora bene e serenamente, è un ragazzo molto intelligente e prepara bene le partite. Stiamo imparando a vicenda: io da lui e lui a lavorare con giocatori di esperienza. Tutti con la massima disponibilità per far crescere il Padova».

GASPERINI E L’ATALANTA «Abbiamo parlato spesso di Gasperini e di Atalanta, ma quest’anno stiamo giocando in modo diverso: devo adattarmi alle idee del mister. Gasp in 10 anni a Bergamo ha fatto scuola: oggi tutte le squadre giocano così. Va di moda».

OBIETTIVI PERSONALI «Sono contento se gioco, i numeri non mi interessano. L’obiettivo è quello di giocare tutte le partite, vorrebbe dire star bene fisicamente ed è quello che mi interessa di più in questo momento».

Vitale a CagliariNews24: «Pisacane è un tecnico giovane e secondo me non poteva fare di più. Su Caprile…»

Vitale in esclusiva a CagliariNews24 ha fatto il punto sul Cagliari soffermandosi su diversi temi e parlando anche di calciomercato

Intervenuto ai microfoni di CagliariNews24, il giornalista Francesco Vitale ha fatto il punto della situazione sui sardi.

Nell’ultima gara di campionato il Cagliari ha perso contro l’Atalanta per 2-1, ma la prestazione dei rossoblù è stata positiva. Ciò indica che la formazione di Pisacane comincia a crescere in termini di rendimento e di carattere. Si comincia a vedere l’impronta del tecnico campano?

«Pisacane è un tecnico giovane, ed oltretutto a parer mio ad oggi non poteva fare di più, perché il quindicesimo posto rispecchia il valore della rosa del Cagliari. Di contro, aveva un’Atalanta mentalmente rivitalizzata, gli orobici dopo aver battuto il Chelsea in Champions erano inevitabilmente un avversario abbastanza scomodo. Ora che hanno ritrovato Scamacca potrebbero anche recuperare punti importanti in classifica».

Tra i giocatori più propositivi e che godono di un ottimo momento di forma figura Sebastiano Esposito, a segno nelle ultime partite e anche in versione assist-man. Quanto può essere importante e quanto può migliorare ulteriormente?

«Sono molto contento per lui, ed infatti ero abbastanza stupito che non avesse trovato la via della rete nelle prime otto giornate, però ora si è sbloccato e da lui arriveranno presumibilmente goal importanti anche in chiave salvezza. Può migliorare lo score dello scorso anno ad Empoli, trovando magari la doppia cifra, e pure da quelli dipenderà il suo eventuale step di crescita. Io lo vedo un attaccante potenzialmente da squadra media ad oggi, ma è vero altresì che da lui ci si aspettava molto di più, perché da giovanissimo all’Inter aveva avuto referenze da predestinato. Inoltre, non vorrei che sia destinato a vivere all’ombra del fratello Pio, giocatore che per me invece può diventare in pianta stabile il centravanti che tanto serve alla Nazionale».

Capitolo mercato, Caprile e Palestra sono tra i giocatori della rosa sarda più attenzionati dalle big. Sono pronti per un eventuale salto di qualità e cosa ti sorprende di questi giocatori?

«Caprile a me piace moltissimo come portiere, potrebbe già giocare in piazze più importanti, ma chiaramente tutte le big hanno già portieri molto forti. Solo la Juve non mi convince con Di Gregorio ma ad oggi Caprile non lo vedo per quel livello lì. Anche Palestra mi piace, è un buonissimo terzino, ed ha dalla sua anche il fatto di essere molto forte a livello fisico. Il salto per lui arriverà, magari già tornando all’Atalanta, senza dimenticare che il suo nome era già stato accostato alla Roma in sede di calciomercato». LEGGI L’ESCLUSIVA COMPLETA SU CAGLIARINEWS24.COM

Pobega: «Schweinsteiger il mio idolo. Italiano? Il suo modo di vedere il calcio non è cambiato. Su Chiellini…»

Pobega in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha parlato della sua avventura con il Bologna e anche di altri temi. Ecco uno stralcio delle sue parole

Tommaso Pobega, il “Dottor” Pobega, unisce la laurea in Economia a una carriera calcistica in ascesa. A Riad, pronto a sfidare l’Inter in Supercoppa con la maglia del Bologna, racconta a La Gazzetta dello Sport il suo percorso, il rapporto con Vincenzo Italiano, l’ambizione di una seconda carriera “alla Chiellini”.

L’IDOLO E I VALORI «Il mio idolo da ragazzino? Bastian Schweinsteiger: vedevo quel biondino correre avanti e indietro sul campo e ho cercato di guardare, e imitare, lui più di altri. Un modello di persona che ho nella vita? Se avrò la bravura di mettere in pratica anche solo la metà di tutto ciò che mi hanno trasmesso a livello di educazione i miei genitori, beh, allora potrò dire di aver fatto un buon lavoro».

L’EVOLUZIONE DI ITALIANO «Ha imparato dalle esperienze ma nel suo modo di vedere il calcio ha sempre voluto mantenere la forza e l’impronta di esprimere il proprio gioco. A La Spezia si partiva da un presupposto: la spregiudicatezza; non eravamo una big, dovevamo salvarci, eppure giocavamo col principio di non farci mai schiacciare. Io Italiano devo ringraziarlo: giocare con lui significa crearsi un’identità, una riconoscibilità chiara, una proposta continuativa delle tue idee: ogni partita proponiamo la nostra attitudine di calcio. Italiano è molto forte nel migliorare i giocatori, ci spinge sempre oltre e per questo lo apprezziamo e lo seguiamo».

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IL RITORNO A BOLOGNA «È stata la voglia di ritrovare il gruppo che avevo vissuto l’anno scorso. Non solo i compagni ma tutti, lo staff, la società, la gente che c’è, il calore che si ha e si percepisce, per i valori che sono molti: c’è un’identità sana e un’ambizione razionale, di quelle fatte passo dopo passo, con “step” giusti, quelle in cui parti dalla base per crescere».

CON L’INTER É UN DERBY PERSONALE «Non penso a quello ma ad affrontare questa semifinale: c’è molta voglia di giocarla e di vincere. Il Bologna ultimamente ha battuto spesso i nerazzurri? Quella di Chivu è una squadra intensa, fisica, tecnica e noi dobbiamo alzare alcuni nostri standard di rendita, moltiplicare le attenzioni: loro sanno come affrontare certi momenti, noi li affrontiamo con l’idea di far emergere i nostri punti di forza, di restare sempre in partita, di poter essere sempre migliori».

IL MODELLO CHIELLINI «Cerco di spostare sempre più in là il fine-carriera, ma me lo augurerei un “dopo” come quello di Giorgio, ha avuto razionalità e intelligenza nei rapporti, non so se seguirò quel percorso ma intanto gioco e sono curioso, tenendomi tante porte aperte quando dovrò scegliere perché poter scegliere è un privilegio. Sono attento anche alla finanza personale, quel che gira attorno ai calciatori, investimenti, il passare dal guadagnare tanto a poco o dal niente al tantissimo; mi piacerebbe creare un qualcosa che possa far mantenere un equilibrio domani nel dopo-calcio. Ogni tanto qualche compagno mi ha chiesto consigli, il classico “ma tu che sai, cosa faresti in quel caso?”. A me piace, perché c’è dentro anche un fattore gestionale e comportamentale: non è solo competenza ma anche emotività e carattere, aspetti che a volte prendono il sopravvento».

Calciomercato Inter, spunta l’occasione dal Barcellona: Christensen proposto anche ai club italiani

Calciomercato Inter, idea dal Barcellona per la difesa: un profilo di esperienza messo sul tavolo anche in Italia

Con l’avvicinarsi del mercato di gennaio, l’Inter valuta con attenzione le possibili opportunità. L’assenza prolungata di Denzel Dumfries costringe la dirigenza nerazzurra a considerare soluzioni alternative non solo per la fascia, ma anche per il reparto difensivo. In questo scenario si inserisce l’indiscrezione riportata da Matteo Moretto, che ha acceso i riflettori su un profilo di esperienza in uscita dal Barcellona.

Christensen, occasione dal Barcellona

Il giornalista ha parlato su YouTube di Andreas Christensen, difensore centrale danese classe 1996, sotto contratto con i blaugrana fino al giugno 2026. Un dettaglio che, pur garantendo stabilità al club catalano, potrebbe rendere il giocatore accessibile a condizioni favorevoli sul piano del cartellino.

Secondo Moretto, l’entourage del calciatore sta proponendo Christensen a diversi club: non solo in Premier League e in Arabia Saudita, ma anche in Serie A. Rientrato da poco dopo un infortunio, il centrale ha già trovato spazio in Copa del Rey, distinguendosi con una prestazione positiva e un gol, segnale incoraggiante sul fronte della condizione fisica.

Le variabili della trattativa

Il profilo di Christensen è considerato affidabile e di livello internazionale, ma non mancano le variabili da valutare. In stagione ha collezionato appena 515 minuti complessivi, un minutaggio ridotto che spiega l’apertura del Barcellona a una possibile cessione. Il nodo principale resta però l’ingaggio elevato, fattore che potrebbe rappresentare un ostacolo significativo per i club italiani.

Una pista da monitorare

Per l’Inter, così come per altre società di Serie A, si tratta di una pista da seguire con attenzione tra gennaio e l’estate. Se dovessero aprirsi spiragli per una formula sostenibile, Christensen potrebbe rappresentare un’occasione concreta: un difensore di esperienza internazionale, immediatamente spendibile e utile per rinforzare la retroguardia nerazzurra.

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Juventus Women, Canzi analizza il ko contro lo United: «Potevamo fare meglio ma è stata comunque una buona partita»

Juventus Women, il tecnico Canzi analizza ila sconfitta europea: «Potevamo fare meglio ma è stata comunque una buona partita»

Juventus Women, le parole di Max Canzi: l’allenatore analizza il ko contro il Manchester United in Champions League. Le dichiarazioni raccolta da JuventusNews24:

CHAMPIONS LEAGUE – «Bilancio assolutamente positivo. Se ce l’avessero proposto all’inizio avremmo accettato di buon grado. Poi l’appetito vien mangiando. A conti fatti abbiamo raccolto qualcosa in meno di quello che abbiamo seminato. Su questa sensazione incide anche il punto perso ingiustamente a Monaco».

SPALLETTI – «Non lo sapevo ma me l’hanno detto. Mi ha fatto molto piacere che ci fosse anche la dirigenza. Questa vicinanza per noi è molto importante e ci fa sentire parte integrante della società».

SORTEGGIO – «Questa fase ci ha regalato una grande consapevolezza, possiamo giocarcela contro chiunque. Sono partite tutte tiratissime. Quest’anno siamo state sempre in partita contro tutte. Poi abbiamo avuto dei momenti difficili col Lione, a Madrid, col Bayern. Ma siamo sempre riuscite a rimanere in partita. È un grande cambiamento. Rispettiamo tutti, ci stiamo guadagnando del rispetto da parte delle altre».

PRESTAZIONE – «Sono soddisfatto, soprattutto del secondo tempo. Abbiamo preso gol quando non c’era percezione di prenderlo, è stato abbastanza casuale. Abbiamo subito un po’ di possesso in alcune fasi ma è stata molto equilibrata. Essere in equilibrio con lo United significa che è stata una buona gara. Potevamo fare meglio ma è stata comunque una buona partita».

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Il Cagliari vince il Social Impact Award 2025: riconoscimento per l’impegno sociale

Il Cagliari trionfa al Social Impact Award 2025: il progetto “Be As One” premia l’impegno del club rossoblù. I dettagli

Il Cagliari si è aggiudicato il Social Impact Award 2025 grazie al progetto “Be As One”, iniziativa che punta a valorizzare lo sport come strumento di inclusione, educazione e responsabilità sociale.

La notizia è stata diffusa attraverso il profilo Instagram ufficiale di BeAsOne, sottolineando il riconoscimento ottenuto dal club rossoblù per l’impegno in un percorso che unisce calcio e valori comunitari.

«Cagliari Calcio riceve il Social Impact Award 2025 per il progetto “Be As One”. Un riconoscimento che valorizza lo sport come potente strumento di inclusione, educazione e responsabilità sociale. Con Be As One, il Cagliari Calcio ha coinvolto famiglie, scuole e comunità, generando un impatto concreto che va oltre il campo da gioco.

Il premio, conferito da Innoversity Formazione, è stato ritirato da Elisabetta Scorcu, Football Social Responsibility Officer del Cagliari Calcio, a rappresentanza di un progetto che oggi è un modello virtuoso di sviluppo sociale e appartenenza territoriale. Un esempio di come il calcio possa essere motore di cambiamento reale».

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Napoli, Di Lorenzo sfida tutti: «Anche se abbiamo perso le ultime gare, stiamo bene. Non vediamo l’ora di scendere in campo»

Napoli, Di Lorenzo avvisa le avversarie: «Anche se abbiamo perso le ultime gare, stiamo bene. Non vediamo l’ora di scendere in campo»

Alla vigilia della prima semifinale di Supercoppa Italiana contro il Milan, in programma domani, a parlare è stato il capitano del Napoli Giovanni Di Lorenzo, intervenuto in conferenza stampa accanto al tecnico Antonio Conte. L’appuntamento arriva in un momento delicato della stagione, tra risultati altalenanti e una corsa scudetto ancora tutta da giocare, ma per il gruppo partenopeo rappresenta anche un’occasione di riscatto immediato.

Il leader azzurro ha voluto chiarire subito lo stato d’animo della squadra, respingendo con decisione l’idea di un Napoli in difficoltà dal punto di vista mentale. Di Lorenzo ha sottolineato come il gruppo sia compatto e motivato, pronto a trasformare la sfida contro i rossoneri in un’opportunità per ritrovare entusiasmo e fiducia.

La semifinale di domani, dunque, non sarà soltanto una tappa verso la finale, ma anche un banco di prova per misurare la forza caratteriale degli azzurri e la capacità di reagire alle difficoltà di una stagione fin qui altalenante. Le sue parole:

STATO DELLA SQUADRA – «Anche se abbiamo perso le ultime gare, stiamo bene. Sarà una partita secca e c’è la voglia di giocarcela alla pari e a viso aperto. Non vediamo l’ora di scendere in campo. Sono partite che possono sembrare una lotteria, ma vogliamo andare in finale nei novanta minuti: questo è l’obiettivo. La squadra è pronta e sappiamo che il Milan è forte e ha grandi giocatori, servirà massima concentrazione».

SUPERCOPPA – «Siamo professionisti e siamo pronti a giocare e ad allenarci sempre. Io mi alleno come poi voglio giocare. A livello mentale è dispendioso affrontare tante gare con pressione, non è solo una questione fisica, ma siamo pronti anche a questo».

RUOLO IN CAMPO – «Dipende dal mister, io sono a disposizione della squadra. Il ruolo è secondario. Nell’ultima gara c’è stata una battuta d’arresto, ma abbiamo grande voglia di giocarci questo trofeo al massimo e lo faremo».

MILAN – «La partita passerà tanto da come ci difenderemo. Se si difende bene poi si attacca meglio. Lavoriamo molto su questo aspetto: dovremo fare una gara giusta a livello difensivo e poi mettere in campo le nostre qualità nel possesso per arrivare in finale».

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Le prime pagine sportive nazionali – 18 dicembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Juventus Women, sconfitta contro il Manchester United: 0-1 all’Allianz ma playoff centrati

Juventus Women, ko contro il Manchester United: 0-1 allo Stadium ma playoff centrati. Ecco come è andata la sfida

Seconda sconfitta stagionale in UEFA Women’s Champions League per la Juventus Women, battuta 0-1 dal Manchester United all’Allianz Stadium. Un passo falso che non compromette però il cammino europeo delle bianconere: la squadra di Canzi chiude all’ottavo posto la League Phase e si prepara alla doppia sfida diretta che vale l’accesso ai quarti di finale.

Il racconto della partita

La Juventus Women parte con buon piglio e dopo appena due minuti Girelli sfiora il gol di testa sul cross di Kullberg. Poco dopo è Vangsgaard a rendersi pericolosa, ma Tullis-Joyce salva le inglesi. Al 18’, però, arriva la doccia fredda: Rolfo serve Park che con un destro preciso firma il vantaggio ospite. Le bianconere provano a reagire, ma al 25’ è Malard a sfiorare il raddoppio con un diagonale potente, neutralizzato da Peyraud-Magnin. Prima dell’intervallo ancora Park mette in apprensione la difesa juventina, fermata solo dall’intervento di Carbonell.

Nella ripresa la Juve cerca di cambiare l’inerzia della gara, ma è sempre Park a rendersi pericolosa al 53’. Mister Canzi prova a dare nuova linfa con gli ingressi di Stolen Godo e Krumbiegel, e al 67’ Carbonell ha l’occasione per pareggiare, ma il suo tiro non trova la giusta angolazione. Poco dopo Vangsgaard spreca un’altra chance dal limite. Nel finale le bianconere aumentano la pressione: all’82’ Vangsgaard calcia forte ma impreciso, mentre nei minuti di recupero diversi cross attraversano l’area senza trovare deviazioni vincenti.

Il verdetto

Il forcing non basta e la Juventus Women deve arrendersi 0-1 al Manchester United. Una sconfitta amara, ma che non compromette il percorso europeo: le bianconere restano in corsa e si giocheranno l’accesso ai quarti di finale nella doppia sfida playoff, con la consapevolezza di avere ancora tutte le carte in regola per continuare il loro cammino in Champions.

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Di Canio svela: «Alla Juve si respirava un’identità fortissima. Quando arrivai io c’erano Boniperti, Trapattoni, erano delle istituzioni: trasmettevano questi valori» – VIDEO

Paolo Di Canio promuove Luciano Spalletti: ecco che cosa ha dato alla Juventus e cosa serve per rilanciarsi. Le parole – VIDEO

Durante lo Sky Christmas Day organizzato nella sede milanese dell’emittente, Paolo Di Canio ha analizzato il momento della Juventus. L’ex attaccante bianconero ha promosso l’impatto di Luciano Spalletti, sottolineando come il tecnico toscano sia riuscito a trasmettere disciplina e una nuova mentalità a un gruppo che appariva smarrito. Secondo Di Canio, la squadra non ha ancora la qualità necessaria per competere con l’Inter nella lotta scudetto, ma la strada intrapresa è quella giusta per consolidare un posto tra le prime quattro.

Spalletti, autorevolezza e valori morali

Di Canio ha evidenziato la capacità di Spalletti di leggere non solo gli aspetti tattici, ma anche le dinamiche umane. Lo ha definito una figura autorevole, capace di trasmettere quei valori di disciplina che hanno storicamente contraddistinto la Juventus. Con un pizzico di nostalgia, ha ricordato l’epoca di Boniperti e Trapattoni, rimarcando come l’identità granitica del passato si sia in parte smarrita nel calcio moderno. Per tornare ai vertici, l’opinionista suggerisce un intervento deciso sul mercato, guardando soprattutto alla Premier League per rinforzare l’attacco.

Prudenza e prospettive future

Nonostante i progressi mostrati contro il Bologna, soprattutto nella fase difensiva e nell’attacco degli spazi, Di Canio invita alla prudenza. La rincorsa al vertice, ha spiegato, richiede ancora innesti di qualità nella costruzione del gioco e soprattutto un centravanti capace di garantire molti gol. Solo con questi tasselli la Juventus potrà ambire a tornare protagonista assoluta in Serie A. Le sue parole ai nostri microfoni:

PAROLE – «Le risposte oggi sono positive soprattutto a livello mentale: atteggiamento, testa, attitudine. La squadra è più ordinata, più equilibrata. Manca ancora quella qualità terminale per competere per il primo posto, ma l’ambizione può crescere. Spalletti sa trasmettere valori, a volte è duro, anche rude, ma capisce subito le dinamiche dei giocatori: non solo tecniche e fisiche, anche morali. Questo è fondamentale per lottare almeno per le prime quattro posizioni. La Juve oggi non la metto ancora prima. Senza una punta da tanti gol e senza un centrocampo davvero qualitativo nella costruzione iniziale, è difficile. Però sta sistemando la fase difensiva, l’attacco degli spazi, l’equilibrio. Contro il Bologna il piano tattico ha funzionato benissimo, al di là dell’1-0. Alla Juve si respirava un’identità fortissima. Quando arrivai io c’erano Boniperti, Trapattoni, erano delle istituzioni: trasmettevano rigore, rispetto, disciplina. Anche i piccoli comportamenti contavano, mi davano del lei. Una volta rientrai a casa alle 22:15 dopo una cena e fui convocato in sede: ‘È troppo tardi’. Questo ti formava, te lo portavi in campo. Oggi il calcio è cambiato, in Italia in generale. Si è persa la cultura delle regole. Alla Juve questa disciplina è sopravvissuta per anni grazie ai giocatori, ai leader, poi anche quelli sono andati via. I calciatori di oggi sono professionisti seri, ma non hanno quella durezza nel trasmettere la missione.

Adesso ti spingono ad andare a fare delle sfilate il venerdì quando magari il sabato devo giocare. Poi sono andati via quei grandi calciatori e qualcosa si è perso, sono arrivati dei grandissimi professionisti. Ho apprezzato la presa di posizione della famiglia Agnelli: è uscito l’orgoglio. Fa ben sperare. Però il percorso di crescita si è allungato troppo. Ora, se hai trovato un allenatore valido come Spalletti, serio, disciplinato, che trasmette valori, devi dargli fiducia. Io lo rinnoverei: darebbe stabilità e un segnale forte allo spogliatoio. Alla Juve serve un giocatore fisico davanti, uno che faccia reparto. Non puoi vivere solo di inserimenti dei centrocampisti. Dall’Inghilterra suggerisco Jørgen Strand Larsen del Wolverhampton: fisico, fame, giocatore di squadra. Non è un fenomeno, ma fa rendere meglio gli altri. Con 40-45 milioni ci andrei. L’Inter oggi è davanti a tutti. Il Napoli con Conte resta forte. Milan, Juve e Roma si giocheranno la quarta posizione».

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Calciomercato Udinese, quale sarà il futuro di Atta? Arrivano le parole del dirigente dei bianconeri Nani, ecco cosa ha detto

Calciomercato Udinese, Atta sarà ancora il perno del centrocampo bianconero? Arrivano le parole di Nani, ecco cosa ha detto

L’Udinese sembra aver colpito ancora nel segno sul mercato. Arthur Atta, arrivato nell’estate 2024 dal Metz, sta diventando uno dei protagonisti della squadra di Kosta Runjaić e un nuovo idolo per i tifosi bianconeri.

Dopo una prima stagione di ambientamento, il classe 2003 ha iniziato a prendersi il centrocampo friulano con prestazioni di grande qualità: già 1 gol e 2 assist, impreziositi da giocate di pura classe che hanno acceso l’entusiasmo del pubblico.

Il talento francese ha attirato l’attenzione di diversi club europei, ma l’Udinese non ha alcuna intenzione di privarsene. La società considera Atta un pilastro del presente e del futuro, un investimento che sta già dando frutti e che potrebbe diventare una delle gemme più preziose della Serie A. Le parole del group technical director Gianluca Nani a Sky Sport:

PAROLE Atta? È un giocatore forte e sicuramente ricercato. È conosciuto a livello europeo anche dai grandi club. Siamo contenti della sua crescita ma noi non siamo qui per vendere per forza i calciatori. Non abbiamo intenzione di venderlo a gennaio.

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Mercato Milan, focus non solo sull’attacco: ecco l’idea Gila per la difesa! Tutti gli aggiornamenti

Mercato Milan, non c’è solo Fullkrug nel mirino dei rossoneri: resta viva l’idea Gila per la difesa. Le ultimissime

Mentre il Milan accelera per consegnare una punta a Massimiliano Allegri, il direttore sportivo Igli Tare non perde di vista la necessità di rinforzare la retroguardia. Secondo quanto riportato da Calciomercato.com, l’ultimo nome finito sul taccuino rossonero è quello di Mario Gila, difensore spagnolo classe 2000 della Lazio. Un profilo che Tare conosce molto bene: fu proprio lui, ai tempi della dirigenza biancoceleste, a portarlo in Italia dal Real Madrid per circa 6 milioni di euro.

Contatti in programma con l’agente Camaño

La stima tecnica tra Tare e Gila è profonda e il DS rossonero vede nello spagnolo il profilo ideale per rapidità e lettura del gioco. Nei prossimi giorni è previsto un incontro diretto con Alejandro Camaño, agente del giocatore e procuratore di nomi di spicco come Lautaro Martinez. L’obiettivo è capire se ci siano margini per un trasferimento immediato già a gennaio. La trattativa, tuttavia, non si annuncia semplice: Gila è legato alla Lazio fino al giugno 2027 e i costi dell’operazione richiederanno un confronto serrato tra le parti.

Priorità all’attacco, difesa in stand-by

Nonostante l’interesse per Gila e la suggestione Christensen (offerto dal Barcellona), il Milan ha stabilito gerarchie precise sul mercato. L’urgenza principale resta l’attacco, con Niclas Füllkrug obiettivo numero uno: i rossoneri stanno valutando di proporre al West Ham un prestito secco, rimandando ogni discussione sul riscatto a fine stagione. La difesa, pur considerata un reparto da rinforzare, è al momento in attesa: Tare vuole analizzare pro e contro di ogni profilo prima di affondare il colpo.

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Neymar, la notizia ha del clamoroso! Addio al Santos e inserimento di quella rivale? Dalla Spagna dicono non hanno dubbi

Neymar, che notizia bomba sul brasiliano! Pronto l’addio al Santos e spunta l’inserimento di una rivale? Dalla Spagna…

Il destino di Neymar Jr. resta avvolto nell’incertezza e dovrà essere chiarito entro poche settimane. Il contratto che lo lega al Santos scadrà a fine dicembre 2025 e, nonostante l’ottimismo mostrato pubblicamente, la firma sul rinnovo non è ancora arrivata. Quella che sembrava una semplice formalità si è trasformata in un intrigo di mercato, complice l’inserimento di una rivale storica pronta a strappare il fuoriclasse brasiliano al club che lo ha cresciuto.

Il pressing del Flamengo e le difficoltà del Santos

Secondo quanto riportato da Marca, il Flamengo si è inserito con decisione nella trattativa. Reduce dalla vittoria del campionato brasiliano e della Copa Libertadores, il club di Rio sogna di aggiungere Neymar come ciliegina sulla torta. Alcuni giocatori rubronegro stanno esercitando un pressing costante sul numero 10 per convincerlo a lasciare Vila Belmiro e unirsi alla corazzata carioca. Dall’altra parte, il presidente del Santos, Marcelo Teixeira, predica calma ma ammette le difficoltà economiche: «Il rinnovo di Neymar è una priorità. Tutto dipende dal budget che abbiamo fissato e che dobbiamo rispettare. Stiamo lavorando per trovare un terreno comune e prolungare l’accordo fino al 2026».

Un sogno chiamato Mondiale 2026

Il 2025 di Neymar è stato un anno da eroe ferito. Tornato al Santos dopo il grave infortunio al ginocchio, ha collezionato 28 presenze e 11 gol, risultando decisivo per la salvezza del club. Nonostante i problemi fisici, ha giocato le ultime tre gare di campionato con una lesione al menisco, segnando quattro reti fondamentali contro Sport Recife e Juventude. Tutto questo ha un obiettivo preciso: convincere Carlo Ancelotti, commissario tecnico del Brasile, a riportarlo in Seleção per i Mondiali del 2026. Neymar non indossa la maglia verdeoro dall’ottobre 2023, ma i prossimi mesi saranno cruciali per dimostrare di essere ancora il giocatore capace di firmare 79 gol in 128 partite con la Nazionale.

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Fiorentina, parla Fagioli: «Dobbiamo mettere a posto delle lacune, ma per atteggiamento qualcosa si è visto»

Fiorentina, le dichiarazioni dell’ex Juve Nicolò Fagioli: «Dobbiamo mettere a posto delle lacune, ma…». Le parole

Alla vigilia della sfida di Conference League tra Losanna e Fiorentina, Nicolò Fagioli ha preso la parola in conferenza stampa, condividendo le sue impressioni e sensazioni in vista del match. Le sue parole:

MOMENTO – «Contro il Verona ho fatto una buona partita, ma al di là della prestazione personale si sono visti dei passi in avanti da parte di tutti. Chiaramente manca il risultato, che è quello che conta, e ora dobbiamo fare di tutto per ottenerlo il più velocemente possibile».

RUOLO – «Mi piace giocare come mezzala o davanti alla difesa, gioco dove mi chiede il mister. Ripeto, contro il Verona siamo migliorati, abbiamo trovato più meccanismi. Però, vuoi o non vuoi, conta il risultato. Secondo me l’atteggiamento è stato positivo, poi in campo andiamo noi e le prestazioni dei singoli contano per portare a casa il risultato».

SPOGLIATOIO – «Nessuno è ovviamente felice della situazione. C’è stato un confronto due settimane fa, è vero, e da questo siamo ripartiti alla grande, almeno a livello di atteggiamento. Si è vista una Fiorentina che ha dominato la partita. Poi giustamente la gente vuole i risultati, anche noi li vogliamo. Dobbiamo mettere a posto delle lacune, ma per atteggiamento qualcosa si è visto».

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Sampdoria, buone notizie per Gregucci! L’attaccante torna a disposizione, le ultimissime notizie

Sampdoria, arrivano ottime notizie per il tecnico Angelo Gregucci! L’attaccante torna a disposizione, le ultimissime

La marcia d’avvicinamento della Sampdoria alla diciassettesima giornata di Serie B entra nel vivo. Sabato, alle ore 15:00, i blucerchiati saranno di scena allo stadio Euganeo per affrontare il Padova, in una trasferta che si annuncia complicata e che richiederà la massima disponibilità della rosa per scardinare la difesa biancoscudata e consolidare la posizione in classifica.

Allenamenti a Bogliasco: intensità e concentrazione

Nel centro sportivo “Gloriano Mugnaini” di Bogliasco, la squadra lavora a ritmo serrato sotto la guida di Angelo Gregucci. Il tecnico ha impostato una sessione pomeridiana focalizzata sulla rapidità e sulle conclusioni a rete, con l’obiettivo di presentarsi in Veneto con un gruppo motivato e soprattutto in piena condizione fisica, pronto a reggere i novanta minuti con la giusta intensità agonistica.

Il ritorno di Marvin Cuni: nuova linfa per l’attacco

La notizia più attesa arriva dal reparto offensivo: Marvin Cuni è tornato a disposizione, aggregandosi regolarmente al resto del gruppo. L’attaccante albanese ha finalmente smaltito la lesione muscolare al polpaccio che lo aveva costretto a un lungo stop e a un percorso di riabilitazione impegnativo.

Il suo rientro rappresenta una risorsa preziosa per Gregucci, che ritrova un profilo capace di garantire peso e fisicità in un match che si preannuncia molto combattuto, soprattutto nella zona centrale del campo. La Sampdoria potrà così contare su un’arma in più per affrontare una sfida delicata e provare a tornare da Padova con punti fondamentali.

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Calciomercato Milan, Füllkrug sempre più vicino! Trattativa in fase avanzata ma resta un nodo, le ultime

Calciomercato Milan, l’attaccante tedesco si avvicina! La trattativa ora è in fase avanzata ma resta ancora un nodo. Ultime

Attraverso il canale YouTube di Fabrizio Romano, l’esperto di mercato Matteo Moretto ha fornito aggiornamenti importanti sul futuro di Niclas Füllkrug, attaccante del West Ham sempre più vicino a vestire la maglia rossonera. Con l’operazione Santiago Gimenez ormai definita, il Milan ha deciso di accelerare i tempi e rompere gli indugi.

Secondo Moretto, la situazione appare chiara: il club inglese e il centravanti tedesco hanno già stabilito di separarsi nel mese di gennaio. Füllkrug ha dato il suo assenso al trasferimento, restano soltanto da sistemare alcuni dettagli economici legati all’ingaggio.

Il direttore sportivo Tare punta a “bloccare” il giocatore il prima possibile, così da metterlo subito a disposizione di Allegri. La vera partita si gioca sulla formula: il Milan spinge per un prestito secco fino a giugno, mentre gli Hammers vorrebbero inserire un obbligo o almeno un diritto di riscatto. La sensazione, al momento, è che si possa chiudere proprio su quest’ultima opzione.

Moretto ha sottolineato come Füllkrug non rappresenti una semplice soluzione d’emergenza, ma una necessità tecnica per i rossoneri. Al Milan manca infatti un attaccante con le sue caratteristiche: fisicità, presenza in area e capacità di fare da riferimento offensivo. L’infortunio di Gimenez ha soltanto accelerato un processo che la dirigenza stava già monitorando da giorni.

Lo stato dell’affare, precisa Moretto, è avanzato ma non ancora concluso: “Non è ancora affare fatto, ma siamo in una fase molto avanzata.”

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Sky Sport, la Casa dello Sport si veste di Natale: un palinsesto da cinema! Tanto, tantissimo calcio ma non solo… C’è anche un documentare su Del Piero!

Sky Sport, un Natale pieno di calcio e sport! Un palinsesto da cinema! Tantissime le produzioni originali e c’è anche Del Piero con…

(Inviato a Milano) – La Casa dello Sport si prepara alle feste con un palinsesto che promette emozioni e spettacolo. Nel periodo più magico dell’anno, Sky Sport offrirà un racconto ancora più ricco e appassionante, con 350 ore di grandi eventi live e dieci nuove produzioni originali pensate appositamente per il Natale. Sarà come vivere un film su Sky e NOW, grazie alla cura editoriale che accompagna ogni appuntamento e alla passione dedicata agli sportivi di ogni disciplina.

Il viaggio parte il 19 dicembre con “Federico Buffa Talks – Storie di Natale”, per poi proseguire il 24 con il gran finale di “Tennis Heroes” firmato Panatta-Bertolucci. Il giorno di Natale sarà Paolo Di Canio a condurre gli spettatori nel cuore della Premier League con il suo speciale dedicato al derby londinese Chelsea-Arsenal. A Santo Stefano, spazio a “Sinner, il Maestro”, per rivivere il trionfo di Jannik alle ATP Finals di Torino. L’inizio del nuovo anno sarà invece dedicato alla neve con “3Tre, il numero magico dello sci”, mentre il 6 gennaio arriverà “1996, l’anno di Del Piero”, un omaggio al campione bianconero a trent’anni dalla nascita del mito.

Non mancheranno altri grandi racconti: Giorgio Porrà tornerà con “L’Uomo della domenica” dedicato a Gennaro Gattuso, mentre Jure Pavlović porterà sullo schermo “The Lost Dream Team”, la storia della nazionale jugoslava campione d’Europa nel 1991. Il 16 gennaio, Stefano Borghi firmerà un nuovo episodio di “90/10” dedicato a Ronaldo il Fenomeno.

Accanto alle produzioni originali, il calcio sarà protagonista assoluto con oltre 170 partite live tra Serie A, Serie C, Premier League, Bundesliga e Ligue 1. Juventus-Roma aprirà il grande spettacolo il 20 dicembre, mentre tra il 26 dicembre e l’8 gennaio la Premier offrirà quattro turni intensi con 40 gare in diretta. A fine gennaio sarà tempo di coppe europee: Champions, Europa e Conference League, con Fiorentina già impegnata domani contro il Losanne per l’accesso agli ottavi. L’accordo Sky-UEFA garantirà inoltre la trasmissione esclusiva delle competizioni continentali fino al 2031.

Il calcio femminile avrà la sua ribalta con la finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Roma l’11 gennaio e i quarti di Coppa Italia Women a fine mese. Ma la Casa dello Sport sarà anche Casa del Basket: oltre 50 match tra Eurolega, Eurocup, Serie A LBA e NBA, compreso l’attesissimo Xmas Day del 25 dicembre. A completare il quadro, tennis con le Next Gen ATP Finals di Jeddah, motori con la Dakar 2026, rugby, golf e volley.

Infine, con il nuovo anno tornerà un appuntamento ormai cult: “Calciomercato – L’Originale”. Alessandro Bonan, Gianluca Di Marzio e Fayna racconteranno il mercato invernale con il loro stile inconfondibile, accompagnati da una nuova colonna sonora: “Mi perdo la partita – L’individualista”.

Un Natale che si annuncia indimenticabile, con Sky Sport pronto a trasformare ogni giorno in un grande evento.

Il Natale di Sky Sport non si ferma al grande palinsesto televisivo: tutti gli eventi delle feste saranno raccontati in modo capillare anche su Sky Sport 24, sul sito SkySport.it e nello spazio editoriale di approfondimento Sky Sport Insider.

Gli abbonati potranno contare ogni giorno sulla newsletter pomeridiana Spoiler, che accompagnerà il pubblico con notizie e curiosità. Sono inoltre previste due uscite speciali del nuovo Magazine di Sky Insider: il 26 dicembre, con il meglio del 2025, e il primo numero del 2026, in arrivo il 9 gennaio.

Dal 5 gennaio riparte anche uno degli appuntamenti più seguiti dagli appassionati di calcio: “Buongiorno Calciomercato”, il podcast mattutino di Gianluca Di Marzio dedicato alle trattative del mercato invernale.

La copertura sarà arricchita da aggiornamenti costanti sui canali social ufficiali di Sky Sport: Instagram, Facebook, X, YouTube, TikTok e WhatsApp, per vivere ogni istante delle feste sportive con contenuti sempre aggiornati e coinvolgenti.

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Cagliari, come sta Mina? Gli ultimi aggiornamenti sull’Infortunio del difensore: ecco cosa succede

Cagliari: Mina, ci sei? Arrivano le ultimissime notizie sull’Infortunio del difensore colombiano: ecco come sta

Sale l’attesa in Sardegna per la sedicesima giornata di Serie A. Domenica 21 dicembre, alle ore 12:30, l’Unipol Domus sarà il palcoscenico della sfida tra i padroni di casa e il Pisa. Un lunch match sempre insidioso, che richiederà ai rossoblù concentrazione massima e condizione fisica impeccabile per affrontare i nerazzurri toscani.

Preparazione ad Assemini: intensità e dettagli tattici

La squadra isolana continua a lavorare senza sosta. Nella seduta mattutina al CRAI Sport Center di Assemini, Fabio Pisacane ha guidato i suoi ragazzi in un allenamento mirato a consolidare i meccanismi difensivi e a rendere più rapida la manovra offensiva. L’obiettivo è chiaro: sfruttare il fattore campo e regalare ai tifosi una prestazione di carattere, capace di portare punti preziosi in classifica.

Buone notizie dall’infermeria: Mina torna in gruppo

La novità più incoraggiante riguarda il reparto arretrato. Yerry Mina è tornato ad allenarsi, seppur parzialmente, insieme ai compagni. Il centrale colombiano rappresenta un elemento fondamentale per la retroguardia rossoblù: la sua leadership e la capacità di guidare la linea difensiva sono qualità che possono fare la differenza contro gli attacchi avversari.

Il suo recupero è una boccata d’ossigeno per Pisacane e per tutto l’ambiente. Resta da capire se il sudamericano riuscirà a ritrovare la piena condizione in tempo per partire titolare già domenica contro il Pisa. La sua presenza, anche solo dalla panchina, sarebbe comunque un segnale importante per una squadra che vuole affrontare la sfida con fiducia e determinazione.

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Il PSG conquista la Coppa Intercontinentale: Safonov eroe dei rigori, battuto il Flamengo

Il PSG ha vinto poche minuti fa la Coppa Intercontinentale: un enorme Safonov eroe dei rigori, regala il successo. Battuto il Flamengo

La finale di Coppa Intercontinentale tra Paris Saint-Germain e Flamengo è stata un concentrato di emozioni, un’altalena che ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo. Non sono bastati i 120 minuti regolamentari e supplementari per decretare un vincitore: a decidere è stata la lotteria dei rigori, che ha incoronato i campioni d’Europa.

Il match si era acceso già nel primo tempo con il gol di Kvicha Kvaratskhelia, bravo a portare avanti i parigini. Ma il Flamengo ha reagito con carattere, trovando il pareggio grazie a Jorginho, altro ex Napoli, che ha fissato il punteggio sull’1-1. Da lì in avanti, il PSG ha preso in mano il gioco, assediando la difesa brasiliana con ben 23 conclusioni, ma senza riuscire a superare l’ottimo Augustín Rossi. Nemmeno i supplementari hanno cambiato la storia: Dembélé ha sprecato qualche occasione, Nuno Mendes ha sfiorato il gol dalla distanza, ma il muro del Flamengo ha retto fino ai calci di rigore.

Dal dischetto, la tensione ha trasformato la finale in un dramma sportivo. Saul Niguez ha sbagliato il primo penalty, ma Dembele non ha saputo approfittarne calciando alle stelle. Il Flamengo ha tremato quando Pedro si è fatto ipnotizzare da Safonov, protagonista assoluto della serata. Qualche polemica ha accompagnato la sua parata, con il portiere ucraino accusato di non avere un piede sulla linea, ma la sua prestazione è rimasta monumentale. Nuno Mendes ha riportato avanti il PSG, mentre Leo Pereira ha fallito ancora contro la saracinesca parigina.

Barcola ha sprecato il match point, fermato da Rossi, ma il destino era già scritto: Luiz Araujo ha sbagliato il rigore decisivo, consegnando la coppa al PSG. Ventuno anni dopo l’ultima finale decisa dai penalty, la storia si è ripetuta. E questa volta il protagonista è stato Safonov, capace di parare quattro rigori e di trasformarsi nell’eroe di una notte indimenticabile.

Il PSG alza così la Coppa Intercontinentale, al termine di una battaglia che ha mostrato il meglio e il peggio della tensione sportiva: talento, errori, coraggio e la freddezza glaciale di un portiere che ha scritto la sua pagina di storia.

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Inter, arriva l’annuncio della Curva Nord per la Supercoppa Italiana: «Non saremo in Arabia Saudita». La spiegazione

Inter, c’è l’annuncio della Curva Nord per la Supercoppa Italiana 2025: «Non saremo in Arabia Saudita». La motivazione

Il clima attorno alla prossima Supercoppa Italiana si fa sempre più gelido, nonostante le temperature di Riad. Alla vigilia della semifinale, in programma dopodomani, sia il Bologna che l’Inter dovranno fare a meno del sostegno dei propri gruppi organizzati. Dopo la presa di posizione annunciata ieri dagli ultras rossoblù, oggi è arrivata la conferma ufficiale anche da parte della Curva Nord nerazzurra, cuore pulsante del tifo interista.

Attraverso una nota diffusa sui canali ufficiali, i gruppi del Secondo Anello Verde hanno spiegato le ragioni di una scelta drastica: non presenziare in Arabia Saudita. I sostenitori nerazzurri hanno espresso una condanna netta verso le decisioni istituzionali, giudicate inaccettabili perché dettate da logiche di profitto economico che finiscono per schiacciare la passione di migliaia di tifosi. La critica è rivolta direttamente alla Lega Calcio, accusata di mostrare una ostinata indifferenza verso il dissenso che le tifoserie italiane manifestano ormai ciclicamente.

Il boicottaggio viene descritto come un atto necessario per porre un freno alla mercificazione dello sport, operata a discapito dei tifosi stessi. Rifiutando la trasferta, la Curva Nord ribadisce il proprio “no” alla deriva del calcio moderno e alla scelta di disputare un trofeo nazionale così lontano da casa. Venerdì sera, dunque, la squadra guidata da Cristian Chivu dovrà cercare la finale senza la spinta vocale dei suoi fedelissimi, in un contesto che rischia di apparire freddo e distante.

La Supercoppa, negli ultimi anni, è stata spesso portata fuori dai confini italiani, con tappe in Arabia Saudita e in altri Paesi. Una decisione che ha suscitato polemiche legate alla distanza geografica e culturale dai tifosi, alla scarsa accessibilità per chi vorrebbe seguire la squadra e alle critiche etiche verso il cosiddetto “sportswashing”. La protesta delle curve di Bologna e Inter si inserisce dunque in un quadro più ampio, dove il calcio nazionale sembra sempre più orientato verso logiche di mercato globale, mentre le voci dei tifosi cercano di riaffermare il valore della passione e dell’appartenenza.

La semifinale di Riad, priva del calore delle curve, sarà inevitabilmente segnata da questa frattura. Un segnale forte, che va oltre il campo e che mette in discussione il futuro stesso del rapporto tra istituzioni calcistiche e tifoserie.

COMUNICATO – «I Gruppi del Secondo Anello Verde confermano che non presenzieranno alla Supercoppa Italiana in Arabia Saudita. E’ inaccettabile che, ancora una volta, le mere logiche di profitto vengano anteposte alla passione di migliaia di sostenitori. La Lega Calcio prosegue nella sua ostinata indifferenza, ignorando sistematicamente il dissenso manifestato anno dopo anno dalle tifoserie italiane. E tempo di porre fine alla mercificazione attuata sulla pelle dei tifosi. No alla Supercoppa in Arabia. No alla deriva del calcio moderno».

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Yildiz Juventus, due club inglesi sono pronti ad affondare il colpo: la posizione dei bianconeri sul giocatore turco

Yildiz Juventus, Chelsea e Arsenal sono sulle tracce del turco e presto potrebbero affondare il colpo. Ma i bianconeri spingono per il rinnovo

Il nome di Kenan Yildiz continua a occupare un ruolo centrale nelle cronache di mercato e il tema Yildiz è ormai diventato uno dei più caldi anche a livello internazionale. Il talento classe 2005, autentico gioiello del club bianconero e punto di riferimento della Nazionale turca, sta confermando partita dopo partita qualità tecniche fuori dal comune, attirando l’attenzione delle big europee, in particolare dalla Premier League.

Le prestazioni offerte da Yildiz con la maglia della Juventus non stanno passando inosservate. Il suo estro, la personalità mostrata nonostante la giovane età e la capacità di incidere nei momenti chiave hanno riacceso l’interesse dei top club inglesi in vista della finestra di mercato invernale. La questione Yildiz si è così trasformata in un vero e proprio caso di mercato.

Yildiz Juventus, derby di Londra per il talento bianconero

Secondo quanto riportato dal portale inglese Caughtoffside.com, sarebbero due i club londinesi pronti a darsi battaglia per il gioiello bianconero: Chelsea e Arsenal. I Blues sembrano intenzionati a fare sul serio, preparando un’offerta molto importante già per gennaio. Si parla di una proposta superiore ai 70 milioni di euro, cifra che supererebbe quelle già respinte dalla Juventus nei mesi scorsi.

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Sull’altra sponda del Tamigi c’è l’Arsenal, che sta adottando una strategia più prudente ma altrettanto insidiosa. I Gunners avrebbero infatti avviato contatti diretti con l’entourage del giocatore per sondare la disponibilità a un eventuale trasferimento futuro e per cercare un’intesa economica preliminare. Il duello inglese rende il dossier Yildiz ancora più delicato.

La posizione della Juventus: rinnovo e centralità nel progetto

Alla Continassa, però, la linea è chiara: Kenan Yildiz non è sul mercato. La nuova governance della Juventus, guidata dall’amministratore delegato Damien Comolli, considera il talento turco uno dei pilastri fondamentali del progetto sportivo e commerciale dei prossimi anni. Il tema Yildiz non è quindi legato a una possibile cessione, ma alla volontà di blindare il giocatore.

Attualmente sotto contratto fino a giugno 2029, Yildiz è al centro di una trattativa avanzata per il rinnovo. L’obiettivo della dirigenza è duplice: adeguare l’ingaggio del giocatore al suo nuovo status di top player e allontanare le sirene provenienti dalla Premier League. Filtra cauto ottimismo sull’esito della trattativa, anche perché la volontà del calciatore sembra essere in linea con quella del club.

La Juventus vuole continuare a costruire il proprio futuro attorno al talento di Yildiz, permettendo a Luciano Spalletti di sviluppare il progetto tecnico valorizzando il numero 10. In questo senso, Yildiz rappresenta molto più di una semplice voce di mercato: è il simbolo di una nuova identità bianconera.

Infortunio Leao, la sua presenza contro il Napoli continua ad essere in forte dubbio. Il Milan ha una speranza

Infortunio Leao, il provino decisivo per il portoghese sarà quello di domani. Allegri spera di poterlo avere almeno in panchina. Le ultime

Tiene banco in casa rossonera il tema infortunio di Leao, una situazione che continua a essere monitorata con grande attenzione dallo staff tecnico e medico. Nella giornata di oggi Rafael Leao ha svolto un allenamento differenziato, scendendo in campo prima dell’inizio della seduta di gruppo diretta da Massimiliano Allegri. Un segnale che conferma come il recupero del numero 10 sia ancora in corso, ma che lascia aperto uno spiraglio, seppur minimo, in vista della semifinale di Supercoppa Italiana contro il Napoli.

L’infortunio di Leao non è stato ancora completamente smaltito e, al momento, la sua presenza tra i convocati resta in forte dubbio. Tuttavia, lo staff rossonero non ha ancora escluso del tutto la possibilità di portarlo almeno in panchina. La giornata di domani sarà decisiva: è infatti prevista una sessione di allenamento mattutina specifica per l’esterno portoghese, al termine della quale verrà presa una decisione definitiva.

La prudenza resta la parola d’ordine. Allegri non vuole correre rischi inutili, soprattutto considerando l’importanza del giocatore nel corso della stagione. Forzare il rientro dopo un infortunio di Leao non completamente risolto potrebbe esporre il calciatore a ricadute, scenario che il club vuole evitare a tutti i costi.

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Allo stesso tempo, l’eventuale recupero di Leao assumerebbe un peso ancora maggiore alla luce delle assenze nel reparto offensivo. Il Milan dovrà infatti fare a meno di Santiago Gimenez, riducendo notevolmente le opzioni a disposizione dell’allenatore. Attualmente, Allegri può contare solo su due attaccanti di ruolo: Christian Pulisic e Christopher Nkunku. Una coperta corta che rende ogni valutazione ancora più delicata.

Proprio per questo motivo, anche una convocazione “di servizio” di Leao, magari per pochi minuti nel finale, potrebbe rappresentare un’arma importante a gara in corso. La sola presenza del portoghese in panchina, nonostante l’infortunio di Leao, avrebbe un impatto psicologico significativo sia sulla squadra sia sugli avversari.

In vista della semifinale di Supercoppa, lo staff medico continuerà a lavorare senza sosta per valutare le sensazioni del giocatore. Molto dipenderà dalle risposte fisiche che Leao darà nell’allenamento di domani mattina, decisivo per capire se potrà essere almeno aggregato al gruppo.

In conclusione, l’infortunio di Leao resta un nodo cruciale alla vigilia di una sfida fondamentale. Le prossime ore saranno determinanti per capire se il numero 10 potrà dare il suo contributo, anche minimo, o se il suo rientro verrà rimandato per evitare rischi maggiori in ottica stagionale.

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