Pagina 517 – Calcio News 24

Cremonese, Nicola: «Siamo soddisfatti di quanto fatto fino ad ora. Ma siamo ancora al primo step. Su Vardy devo dire una cosa»

Cremonese, Nicola in una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport si è raccontato parlando anche di alcuni giocatori

La sua Cremonese sta facendo bene, ha compiuto imprese come debuttare battendo il Milan a San Siro e gioca con una personalità non facile da vedere in una neopromossa. Davide Nicola, il mister dei grigiorossi, si racconta a La Gazzetta dello Sport.

VERTIGINI – «Cosa mi ha dato più vertigini? Il Torrazzo non c’è dubbio! Salire sul Torrazzo, immaginarne la storia, godere il bellissimo panorama significa cominciare a capire Cremona, una città che mi ha stupito per bellezza, ma anche per il calore e l’affetto del suo pubblico, che ha ribaltato lo stereotipo del tifo freddo da città del Nord intrisa di storia e cultura. Qui, al contrario, ho da subito avvertito grande passione e coinvolgimento».

LA SQUADRA E I TIFOSI – «Una squadra esiste perché c’è chi la segue, e noi sentiamo questa responsabilità, che è stimolo a dare il meglio e a trasmettere bellezza e coinvolgimento. Quando fai ciò che piace, i tifosi si immedesimano nella squadra e si crea identità. Poi, è chiaro, devono arrivare anche i risultati».

14 PUNTI DA NEOPROMOSSA – «Io non guardo al risultato della singola partita, quella è meteorologia, ma ragiono per step. Siamo circa a un terzo del campionato: il primo step è quasi concluso e siamo soddisfatti per quanto raccolto dai ragazzi, frutto di un grande lavoro, nella consapevolezza del percorso che ancora ci attende. Perché con l’inizio del secondo step tutto si ricalibra, sulla scorta di quanto già acquisito ma dopo un’analisi di quel che si può migliorare, di quel che manca o di quel che va modificato, tipo ruota di Deming».

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DEFINIZIONE DEL SUO CALCIO – «Acceso, almeno così mi piacerebbe che il mio calcio venisse visto e definito dagli altri. Per me il risultato conta, ma anche la strada per raggiungerlo è fondamentale: una squadra gioca bene non solo quando si esprime ad alti livelli sul piano tecnico-tattico, ma quando riesce anche a comunicare emozioni. Allora sì che il pubblico si diverte e si riconosce nella propria squadra».

LA SCELTA DEI GIOCATORI – «Nella mia visione tutto parte dalla persona, mentre algoritmi e big data servono per oggettivare impressioni e percezioni, e sono quindi un grande aiuto. Manca però un dato per renderli più completi e quindi affidabili ai nostri scopi: contestualizzare i numeri relativi ad un determinato giocatore in un determinato contesto di gioco. Per far ciò ogni piattaforma dovrebbe sincronizzarsi sull’idea e sul tipo di gioco che ciascun allenatore applica. Altro limite: il dato racconta una verità immediata ma non dice tutto, anzi può paradossalmente sviare. Per esempio un giocatore che corre molto non è detto che corra bene. Numeri e piattaforme possono aiutare, ma in un sistema complesso come è una squadra dipende dall’uso che l’allenatore ne fa».

VARDY E VAZQUEZ – «Io preferirei partire dai giocatori in ordine alfabetico ma capisco altre esigenze… Vardy e Vazquez sono i giocatori più rappresentativi per status e carriera, ma sono anche quelli che più impressionano per professionalità. Sanno rendere facile il difficile, una dote che appartiene solo ai grandi. E come loro sono dei magnifici facilitatori, semplificano la vita agli altri per la loro capacità di capire al volo quel che serve e quando farlo, trascinando anche i compagni meno esperti. E tutto questo senza perdere curiosità, fame e capacità di divertirsi. Quanto ai margini di miglioramento, tutti ne abbiamo, sempre: alle volte non serve rivoluzionare, ma può bastare fare le ‘solite’ cose con metodo diverso o con attenzione maniacale».

Lecce, Falcone si racconta: «Speriamo di salvarci il prima possibile. Sul litigio con Camarda…»

Lecce, Falcone in un’intervista ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’ si racconta e svela anche alcune aneddoti riguardanti il suo passato

Wladimiro Falcone, l’infaticabile portiere del Lecce, non ha mai saltato una partita di campionato da quando è arrivato in Salento nella stagione 2022-2023. Un record che contribuisce in modo decisivo ai risultati della squadra. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

COME SI SENTIREBBE DA RISERVA – «Eh, sono sincero: mi girerebbero un po’. Però per fortuna con Christian (Früchtl, il secondo portiere ndr) ho un bellissimo rapporto. Lui è un ragazzo intelligente, è pure molto bravo, quando ha giocato in Coppa Italia lo ha dimostrato. Io spero con tutto il cuore di salvarmi il prima possibile, poi magari le ultime partite gliele farei fare a lui perché si merita di giocare in Serie A».

LA SFIDA ALLA LAZIO E IL CUORE ROMANISTA – «Sì e l’ultima volta, lo scorso maggio, diciamo che i tifosi biancocelesti me l’hanno fatto notare, per me non c’era proprio un’atmosfera amichevole e ci sta. Per noi era la partita della vita, vincendoci siamo salvati facendo una grandissima impresa».

L’ORIGINE DEL NOME WLADIMIRO – «Pure mio nonno si chiamava Wladimiro e dare a me il suo nome è stato uno dei suoi ultimi desideri perché poi quando sono nato io, lui già stava male e dopo neanche un anno è morto. Mia mamma accettò e gli fece questo regalo».

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CAPITANO DEL LECCE – «Quando entro nello spogliatoio e guardo la fascia è come se tutte le tensioni svanissero: devo dare tranquillità e ottimismo alla squadra. Avevo già fatto il capitano lo scorso anno alla prima giornata: purtroppo era appena morta mia mamma e Baschirotto mi lasciò la fascia».

IL RIMPROVERO A CAMARDA – «Lui è giovane, ci può stare che possa fare uno sbaglio di quel genere: ha perso una brutta palla nel finale rischiando di vanificare il lavoro di tutti. Sono cose che succedono. Io ho esagerato, avrei dovuto dirglielo in un’altra maniera ma in quel momento, con la tensione addosso, sono “esploso”. Poi ci siamo chiariti. Lui ha ammesso l’errore, però mi ha chiesto la prossima volta di non fare quelle scenate davanti a tutti. Francesco ha capito, io gli ho chiesto scusa per le modalità. Tutto a posto, è finita lì».

I DUBBI SULLA CARRIERA – «C’è stato un periodo in cui ho fatto sei mesi a Livorno, in Serie C, dove non giocavo mai, poi sono tornato alla Sampdoria a fare il terzo e ancora altri sei mesi a Bassano: pure lì zero presenze. In pratica ho fatto un anno e mezzo senza giocare e qualche domanda me la sono fatta. Però vedevo che in allenamento ero al livello dei compagni e ho aspettato l’occasione giusta».

Scalvini Atalanta, il difensore della Dea si ferma per infortunio: l’esito degli esami strumentali e quando ritornerà in campo

Scalvini Atalanta, brutte notizie per il difensore. Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare all’adduttore destro. I dettagli

Brutte notizie per l’Atalanta di Raffaele Palladino alla vigilia di due sfide importanti: il difensore Giorgio Scalvini è stato nuovamente fermato da un infortunio che rischia di privare la squadra nerazzurra della sua presenza nelle prossime partite. La notizia è arrivata nelle ultime ore dopo che Scalvini, già reduce da un periodo di stop, è stato sottoposto a nuovi controlli strumentali per valutare le sue condizioni fisiche.

Gli esami hanno evidenziato un risentimento muscolare all’adduttore destro, che impone prudenza. Lo staff medico dell’Atalanta seguirà giorno dopo giorno l’evoluzione dell’infortunio, ma al momento appare difficile ipotizzare un recupero in tempo per il match contro il Napoli. La defezione di Scalvini, elemento centrale nella difesa della squadra di Palladino, rappresenta un duro colpo per la formazione bergamasca, che dovrà riorganizzare il reparto difensivo in vista delle sfide imminenti.

L’assenza di Scalvini non pesa soltanto sul fronte interno, ma arriva in un momento delicato anche in chiave europea. La prossima partita di Champions League rischia infatti di vedere la Dea privata del suo giovane talento, un dettaglio che potrebbe condizionare tattiche e scelte di formazione di Palladino. Il tecnico nerazzurro, che negli ultimi match aveva puntato su Scalvini come perno della difesa, dovrà ora valutare soluzioni alternative per mantenere equilibrio e solidità.

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Non è la prima volta che Scalvini deve fare i conti con problemi fisici. Il giovane difensore dell’Atalanta, considerato uno dei prospetti più interessanti del panorama italiano, ha già vissuto stagioni condizionate da acciacchi muscolari. Tuttavia, la società bergamasca continua a mostrare fiducia nelle sue potenzialità, e lo staff medico lavorerà con attenzione per garantire un recupero completo e sicuro, evitando rischi di recidive.

Intanto, tra i tifosi cresce la preoccupazione: la presenza di Scalvini è fondamentale per dare sicurezza alla retroguardia e supportare la squadra nei momenti più delicati. La speranza è che, con un monitoraggio costante e una gestione attenta del giocatore, il difensore possa tornare a disposizione il prima possibile, permettendo a Palladino di contare su uno dei protagonisti più promettenti del reparto difensivo.

In attesa di aggiornamenti ufficiali, l’infortunio di Giorgio Scalvini rimane una nota dolente per l’Atalanta, che dovrà affrontare le prossime sfide con la consapevolezza di dover fare a meno di uno dei suoi pilastri. La gestione dell’emergenza sarà fondamentale per non compromettere gli obiettivi stagionali della Dea.

San Siro, le paorle di Federico Jaselli Meazza (nipote di Giuseppe): «Buttarlo giù? Dispiace moltissimo a me e alla mia famiglia, è fantastico»

San Siro, Federico Jaselli Meazza, nipote dell’ex calciatore dell’Inter Giuseppe Meazza, a cui è stato intitolato lo stadio, ha parlato della situazione dell’impianto

Giuseppe Meazza è stato il fuoriclasse che ha dato il nome allo stadio di San Siro. Oggi Tuttosport intervista Federico Jaselli Meazza, suo nipote, con l’idea di commentare la nuova situazione creatasi per la Scala del calcio.

LA CESSIONE A INTER E MILAN – «In teoria mi farebbe anche piacere: di per sé, era auspicabile da tempo. Se non fosse per il proposito di buttarlo giù per fare posto a un nuovo impianto: dispiace moltissimo a me e alla mia famiglia, per ciò che lo stadio ha rappresentato per oltre un secolo. C’è un legame affettivo forte, anche per molti milanesi».

LEGAME AFFETTIVO PER IL NOME – «Certo. Poi capisco le ragioni del business: era inevitabile che prima o poi si arrivasse a una soluzione del genere. Spero che in futuro Inter e Milan ne beneficino».

SAN SIRO – «Beh, lo stadio è fantastico. Credo sia il più bello del mondo. Il problema è che effettivamente va rimodernato: evidentemente, Inter e Milan hanno fatto i conti e hanno capito che costruirne uno nuovo possa essere più conveniente. Ma lo stadio Meazza è stupendo, un gioiello».

ERA CONTRO LA DEMOLIZIONE – «Sì, ma mi pare che ormai la decisione sia presa. Ora me lo voglio godere finché possibile: non potrò esserci per questo derby, lo vedrò a Madrid con l’Inter Club di cui sono rimasto presidente onorario dopo aver lasciato la carica di presidente».

LA TARGA DEDICATA AL NONNO – «Certo. Va conservata: vedremo in quale maniera, come verrà salvaguardata e dove verrà spostata. Sono cose che ci toccano a livello familiare».

IL RICORDO DEL GIORNO DELLA TARGA – «Vivido, anche 45 anni dopo. Era il 2 marzo 1980, fu un’emozione incredibile. C’erano i presidenti di Inter e Milan, Fraizzoli e Colombo, il sindaco di Milano Tognoli, l’avvocato Prisco. Poi si giocò il derby e l’Inter vinse 1-0 con gol di Oriali: fu una vittoria che ci diede lo scudetto, di fatto».

LA PROPOSTA BOERI DI MANTENERE IL NOME MEAZZA – «Io la vedo molto difficile. Penso che porterà il nome di uno sponsor. Siamo tutti un po’ rassegnati a questo in famiglia, anche se saremmo felici di essere sorpresi».

PEPPINO HA GIOCATO IN ENTRAMBE LE SQUADRE – «Molto di più l’Inter. Però ha giocato con grande professionalità anche nel Milan, e segnò un gol nel primo derby in rossonero. Lui era interista nell’anima, questo sì. Ma era una persona molto sportiva, e per esempio ha sempre tifato per le squadre italiane all’estero».

SULL’INTITOLAZIONE A UNO SPONSOR – «Sicuramente. Ma il calcio è cambiato: ci sono questioni di forza maggiore, tante cose non saranno più come le conosciamo. Mi pare inevitabile, non colpevolizzo nessuno: anch’io, se lavorassi nei club e non avessi questo legame affettivo, probabilmente ragionerei allo stesso modo».

L’ULTIMA PARTITA AL MEAZZA – «Un derby sarebbe l’ideale. Sarebbe molto romantico, penso sia fattibile. Ovviamente spererei nella vittoria dell’Inter».

DUE SQUADRE, UNO STADIO – «Vado controcorrente: mi è sempre piaciuta. Ho nostalgia dei derby in cui lo stadio si divideva a metà, o quasi. Anche qui a Madrid viene vista come una curiosità italiana… credo dimostri la relazione forte tra due squadre della stessa città. Sono cugine, come si dice».

IL DERBY DI DOMENICA – «Difficile. È la prima volta che non riesco a fare un pronostico, sono due squadre che stanno facendo bene. Penso a un 1-1. Anche se spero di no».

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Abate si racconta: «Responsabilità per chi mi ha dato questa opportunità. Obiettivo? La salvezza. I giovani si esprimono se… Io allenatore? Inizialmente volevo fare questo!»

Abate si è raccontato al Corriere dello Sport in vista della nuova bella, ma difficile, avventura sulla panchina della Juve Stabia. Le sue parole

La Juve Stabia sta facendo bene nel campionato di Serie B pur vivendo una situazione difficile. A guidarla è Ignazio Abate, allenatore emergente, storico giocatore del Milan. Il Corriere dello Sport lo ha intervistato.

COME VIVE UN CLUB COMMISSARIATO – «Con grande responsabilità nei confronti di chi mi ha dato questa opportunità. E con sentimento, perché ci metto il cuore da sempre in ogni cosa che faccio. Con equilibrio in un campionato difficile che non può essere affrontato diversamente».

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HA BATTUTO INZAGHI – «Per carattere non riesco a godermi a fondo le cose. Sapevamo che sarebbe stata dura contro una squadra fortissima che alla fine concorrerà per la A. Ma noi dobbiamo vivere tutto come una grande occasione da cogliere e per step di crescita».

PROSSIMA AVVERSARIA: LA SAMP – «In casa siamo fastidiosi perché riusciamo a esprimerci con personalità. Dobbiamo migliorare in trasferta. Ma i ragazzi sanno che c’è un percorso da fare».

PERCHÉ HA SCELTO DI ALLENARE – «Ero proiettato verso una funzione dirigenziale. Feci il corso per diventare allenatore e capii che era quella la mia strada. Sono felice perché sono partito dal settore giovanile del Milan. Ho voglia di imparare. Spero di migliorare con questo gruppo».

I SUOI MAESTRI – «Reja è stato un papà a Napoli, avevo solo 17 anni ed era la mia prima esperienza fuori casa. Ognuno mi ha lasciato qualcosa, ma serve poi metterci del tuo. Ricordo con grande affetto Malesani a Empoli… Allegri è stato un maestro nella gestione… Ricordo anche Francesco Bertuzzo e Marino Frigerio nel settore giovanile».

MILAN NEL CUORE – «Sono diventato uomo in quella società straordinaria… mentalità, professionalità, dovere… ma sono cresciuto anche grazie ai valori della mia famiglia… una fortuna averli avuti».

LA TERNANA – «È stata la mia prima esperienza tra i professionisti… siamo ripartiti da una retrocessione… il gruppo si è formato e abbiamo fatto un torneo di valori morali alti… questo resta».

IL SUO CALCIO – «Credo che esprimersi bene ti dia più possibilità di vincere… occorre sacrificio nei duelli che dipendono dall’impegno di ogni calciatore».

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LE IDEE – «Non sono un integralista… oggi bisogna saper giocare in modo relazionale, non solo posizionale. E senza mai rinunciare al coraggio».

LE DIFFICOLTÀ DEL CLUB – «Nelle difficoltà è necessario isolarsi e reagire… ciò che non puoi controllare porta via energie… il direttore Lovisa è stato fondamentale per evitare alibi».

I GIOVANI – «I giovani si esprimono in un contesto sano… lo zoccolo duro della scorsa stagione ha dato una grande mano… serve infondere fiducia».

I TALENTI DELLA B – «Stabile e Reale, De Pieri e Mannini hanno potenzialità. Cissé è un talento, Berti era già forte».

PERCHÉ NON SI DANNO OPPORTUNITÀ AI TALENTI – «Il discorso è complesso… tutti dovremmo chiederci se facciamo il massimo… la C è formativa… seconde squadre? Sì, se funzionali alla crescita… l’ossessione dei risultati non funziona coi baby… Esposito e Camarda sono esplosi giocando sotto età».

LA NAZIONALE – «Servono regole diverse e spazi più ampi. Se non siamo andati ai Mondiali il problema non è solo generazionale».

CHI GIOCA MEGLIO IN B – «Il Frosinone e il Venezia sono propositivi… Stroppa cerca sempre un gioco dominante… Alvini ribalta bene l’azione… noi ci proviamo».

L’OBIETTIVO STAGIONALE – «La salvezza. Bisogna arrivare velocemente ai 46 punti. Questo torneo è pieno di difficoltà. Meglio non farsi illusioni».

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Inter Milan, Eranio verso il derby: «Mai facile fare un pronostico, ma l’Inter è ancora la squadra da battere. Modric? Non mi aspettavo questo. Centrocampo decisivo»

Inter Milan, Eranio verso il derby ha parlato a Tuttosport della sfida di domenica. Le sue parole nell’analisi di quello che potrà essere il match

Nel Milan Stefano Eranio ha giocato dal 1992 al 1997, facendo parte della squadra di Capello che dominava ovunque. Oggi osserva con attenzione il Diavolo guidato da Massimiliano Allegri e a Tuttosport dice la sua sul derby della dodicesima giornata.

PRONOSTICO – «Come tutti i derby di Milano, non è semplice fare un pronostico. L’Inter rimane però da qualche anno la squadra da battere. Ha cambiato, poco anche in mezzo. I giocatori che sono arrivati hanno rinforzato una rosa già competitiva. Anche se la carta di identità è avanzata».

RABIOT – «Ha colmato una zona di campo che era troppo importante per mettere dentro centimetri, esperienza e qual che gol che non fa mai male».

MODRIC – «Non me l’aspettavo così grande in tutto e che potesse incidere così tanto da subito nella squadra di Allegri».

IL CENTROCAMPO – «Il centrocampo è quello che ti dà equilibrio, geometria, qualità. Oggi il centrocampo del Milan è secondo solo a quello dell’Inter».

L’INTER – «L’Inter è forte come pensiero di calcio perché ormai ha un gioco consolidato. È un gioco che fa da anni ed è il prodotto di giocatori che hanno alzato, stagione dopo stagione, l’asticella. Il Milan ci sta arrivando».

CHI GIOCA DI MENO – «Non bisogna dimenticare Frattesi e nemmeno Ricci dall’altra parte. La forza del centrocampo in mano a Chivu si conosce e Sucic sta entrando nei meccanismi della squadra».

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Tete Morente felice a Lecce: «Il Sud Italia mi ha conquistato. Tifosi? Mi trattano bene. Abito in centro e me ne accorgo. Chi come modello? Lui mi ha impressionato più di tutti»

Tete Morente felice a Lecce: l”esterno giallorosso dei salenti si è raccontato ad un intervistad AS descrivendo il suo ambientamento in Salento

Tete Morente, esterno offensivo del Lecce, ha concesso una lunga intervista ad AS, nella quale ha descritto il suo ambientamento in Italia e il suo percorso in Serie A. L’attaccante spagnolo ha parlato della vita nel Sud Italia, del rapporto con i tifosi e delle differenze con la sua esperienza all’Elche, soffermandosi anche sui modelli che lo hanno ispirato nel suo calcio.

LA VITA NEL SUD ITALIA – «Molto bello. È molto simile a La Línea de la Concepción, da dove vengo. Il cibo è buono, la gente è molto amichevole, la città è bellissima, le spiagge sono incredibili e il calcio è una grande passione. Sono felicissimo».

IL RAPPORTO CON I TIFOSI – «Mi trattano molto bene e sono contenti di me. Vivo in centro e me ne accorgo quando esco. C’è stato un periodo in cui a Elche mi fischiavano, ma poi tutto è tornato alla normalità e ho bei ricordi dei tifosi».

LECCE ED ELCHE A CONFRONTO – «In termini di obiettivi, forse il livello infrastrutturale sta già crescendo. Direi che Elche, da questo punto di vista, è un po’ più avanti».

IL SUO MODELLO CALCISTICO – «Ci sono molti ottimi esterni, ma se è in forma, sceglierei Dembélé. Ho giocato contro di lui e mi ha impressionato immensamente. Ha un ottimo dribbling, una grande capacità di stop, può attaccare su entrambe le fasce, è veloce e ha una precisione al tiro impeccabile. Insieme a Messi, è forse il giocatore che mi ha impressionato di più in campo».

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Yamal Barcellona, recupero accelerato per il talento spagnolo: pubalgia sotto controllo e ritorno in campo vicino! Ecco quale match ha nel mirino l’attaccante

Yamal Barcellona, recupero accelerato per il talento spagnolo che segue un protocollo di recupero rigidissimo: possibile rientro già in questa data!

Come riportato da Mundo Deportivo, il Barcellona sta stringendo i tempi per il recupero di Lamine Yamal, l’enfant prodige alle prese con una persistente pubalgia che da settimane tiene in ansia l’ambiente blaugrana. Il club catalano procede con prudenza assoluta e ha adottato un protocollo medico estremamente rigoroso per riportare l’ala diciassettenne al top della forma in vista dei prossimi impegni chiave.

Il punto di svolta è arrivato lo scorso 10 novembre, quando Lamine Yamal si è sottoposto a un trattamento invasivo basato sulla radiofrequenza. La procedura ha richiesto diversi giorni di riposo completo, fase indispensabile prima di avviare il programma di riabilitazione intensiva. Il piano è seguito passo dopo passo da due specialisti di fiducia del club, che stanno monitorando ogni dettaglio del recupero.

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La priorità del Barça è chiara: nessuna forzatura. L’obiettivo è permettere a Yamal di raggiungere la condizione ideale, prevenendo qualsiasi rischio di ricaduta. Nel percorso stabilito, la gara contro il Chelsea è stata indicata come data obiettivo per il pieno rientro, ma non è escluso un primo assaggio di campo già nel fine settimana. Il Camp Nou potrebbe infatti rivedere il giovane talento per uno spezzone contro l’Athletic Club, un segnale incoraggiante verso il ritorno alla competizione.

Dal canto suo, Lamine Yamal sta mostrando un impegno totale e una maturità sorprendente. Dopo il Clásico, il giovane esterno ha ridotto al minimo le apparizioni pubbliche per dedicarsi completamente alla riabilitazione. A dimostrazione della sua determinazione, ha addirittura allestito nella propria abitazione una zona dedicata alla fisioterapia e al recupero in acqua, così da non interrompere mai il percorso terapeutico.

Il Barcellona e i tifosi blaugrana attendono con trepidazione il suo ritorno: la squadra ha bisogno della sua fantasia, della sua velocità e della sua capacità di spaccare le partite. Il conto alla rovescia è ufficialmente cominciato.

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Inter Milan, Matteoli verso il derby di domenica: «Centrocampi decisivi. Barella-Rabiot una sfida totale. Sucic? Può diventare importante»

Inter Milan, Matteoli verso il derby di domenica analizza quella che potrà essere la partita dei nerazzurri ai microfoni di Tuttosport. Le sue parole

Vincitore dello scudetto dei record con Giovanni Trapattoni nel 1989, Gianfranco Matteoli parla della sua Inter su Tuttosport a due giorni dall’attesissimo derby di domenica sera.

CENTROCAMPI – «Sono entrambi molto forti, sarà una bella lotta in mezzo al campo, la partita si deciderà lì».

CALHANOGLU VS MODRIC – «Sono due grandi giocatori, ma attenzione, hanno bisogno degli altri centrocampisti e di tutta la squadra per rendere al meglio. Il regista diventa importante quando tutti gli altri sono coordinati e ti danno la possibilità di dare la palla in una certa maniera».

BARELLA VS RABIOT – «Sono due grandi giocatori, con caratteristiche diverse, molto importanti per le due squadre. Si è sentita l’assenza di Rabiot al Milan, quella con Barella sarà un’altra bella sfida nella sfida».

BARELLA NON HA MAI SEGNATO IN UN DERBY – «Magari è la volta buona. Lo conosco bene e anche per motivi di cuore spero possa decidere lui la gara. Tira poco? Probabilmente avrà più gusto nel dare la palla vincente al compagno».

CHI AL POSTO DI MKHITARYAN – «Deciderà Chivu, un allenatore molto bravo. A me comunque Sucic piace molto, mi sembra un giocatore valido che potrà diventare una pedina importante per l’Inter».

FOFANA – «Un giocatore con grande generosità, ma mi sembra sbagli un po’ troppo. A certi livelli chi sbaglia meno, alla fine vince».

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Napoli, silenzio stampa alla vigilia del match contro l’Atalanta: Conte non parlerà prima del post partita di campionato! Le indiscrezioni: confronto intenso con la squadra

Napoli, silenzio stampa alla vigilia del match contro l’Atalanta. Conte non parla, ma chiede una svolta: le indiscrezioni parlano di confronto intenso con la squadra

Silenzio stampa verso l’esterno, ma parole chiarissime all’interno dello spogliatoio. Antonio Conte ha scelto di non parlare oggi in conferenza alla vigilia della delicata sfida contro l’Atalanta, che segna la ripresa del campionato per il Napoli. Le dichiarazioni ufficiali sono rimandate al post-partita di domani e a lunedì, prima dell’impegno di Champions contro il Qarabag.

Tuttavia, come riporta il Corriere dello Sport, il tecnico ha già espresso tutto il suo pensiero ieri, quando ha avuto finalmente a disposizione il gruppo al completo a Castel Volturno per la prima volta dopo la sosta per le nazionali. Il confronto, avvenuto in sala video, è stato lungo e intenso. Sono tornati d’attualità i temi scottanti del post-Bologna: gli errori in campo, ma soprattutto la crisi interna innescata dalle durissime frasi di Conte sulla mancanza di cuore, sugli “orticelli” personali e sulla sua indisponibilità ad “accompagnare il morto”. Concetti pesanti che erano rimasti sospesi nell’aria mentre i giocatori raggiungevano le rispettive selezioni e De Laurentiis ribadiva la fiducia via social.

Ieri erano presenti tutti: dagli ultimi rientrati come Elmas, Olivera, Rrahmani, Hojlund e soprattutto Scott McTominay (tornato eroe dalla Scozia grazie alla rovesciata che è valsa il Mondiale), fino a chi era rientrato prima come Lobotka e il blocco italiano. Conte li ha guardati negli occhi: il tempo delle parole è finito, ora servono i fatti.

Dopo il confronto verbale, la squadra è scesa in campo per una seduta pomeridiana sotto una pioggia battente. Conte si aspetta una reazione forte e convinta già domani contro l’Atalanta, un avversario insidioso anche per il recente cambio di allenatore. L’obiettivo è ritrovare il “vero” Napoli attraverso coesione, unità d’intenti e un atteggiamento diverso, per scacciare le polemiche, ritrovare solidità difensiva e tornare al gol, che manca dal 28 ottobre.

Una nota a margine sui nazionali: Lobotka (Slovacchia) e Rrahmani (Kosovo) hanno scoperto che saranno avversari nelle semifinali dei playoff Mondiali, ma per quella sfida ci sarà tempo.

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Playoff Mondiali, Stramaccioni sul sorteggio: «Due finali vere. Italia forte, ma fragile nei momenti chiave. Galles o Bosnia in finale? Pensiamo all’Irlanda del Nord, ma nel caso…»

Playoff Mondiali, Stramaccioni dice la sua sul sorteggio che ha riguardato anche la Nazionale italiana, impegnata in semifinale contro l’Irlanda del Nord

Allenatore prima e oggi talent televisivo, Andrea Stramaccioni analizza il sorteggio dei playoff Mondiali che vede l’Italia prima affrontare l’Irlanda del Nord e poi, in caso di accesso alla finale, una tra Galles e Bosnia.

POSSIAMO ESSERE SODDISFATTI – «Mah. Saranno due finali nel vero senso della parola: non mi dispiace avere evitato la Polonia nella potenziale seconda partita ma di certo non siamo stati globalmente fortunati soprattutto per la complicazione di giocarci l’eventuale qualificazione fuori casa, anche se gli ultimi due playoff sono stati persi in Italia…».

POSSIAMO ESSERE SODDISFATTI – «Mah. Saranno due finali nel vero senso della parola: non mi dispiace avere evitato la Polonia nella potenziale seconda partita ma di certo non siamo stati globalmente fortunati soprattutto per la complicazione di giocarci l’eventuale qualificazione fuori casa, anche se gli ultimi due playoff sono stati persi in Italia…».

L’IRLANDA DEL NORD – «Assolutamente alla nostra portata. Ma attenzione: difesa a cinque, blocco basso e densità la rendono ostica da scardinare. Germania e Slovacchia hanno al ritorno entrambe vinto 1-0, con difficoltà a chiudere la partita».

MEGLIO IL GALLES O LA BOSNIA – «Giochiamo una gara alla volta e pensiamo all’Irlanda del Nord. Nel caso la Bosnia andrà rispettata ma al playoff finale preferisco evitare Cardiff, in uno stadio e un ambiente che potrebbero diventare bollenti. Craig Bellamy da settembre sta facendo davvero un grande lavoro alla guida del Galles».

COSA NON DEVE FARE L’ITALIA – «La Nazionale ha dei valori indubbi, ma ha palesato anche delle grandi fragilità. Io credo che il mantenimento della prestazione per tutti i 90 minuti sia il nostro obiettivo primario. L’Italia, con Spalletti prima e con Gattuso poi, è spesso incappata in momenti di smarrimento. Senza tornare all’Europeo, penso al primo tempo di Dortmund contro la Germania con 3 gol presi in 45 minuti senza riuscire quasi mai a giocare per poi fare un secondo tempo strepitoso; o i 3 minuti di blackout contro Israele a Debrecen dove abbiamo rischiato di compromettere il secondo posto; infine resta negli occhi l’incredibile differenza fra il primo tempo quasi perfetto contro la Norvegia e il secondo disastroso».

IL POTENZIALE DELL’ITALIA – «Io credo nei nostri calciatori e nel loro valore. Ma siamo una Nazionale che non riesce a trovare continuità. Abbiamo fatto ottime gare contro Francia, Belgio e in parte Germania, ma poi possiamo prendere gol da chiunque e in qualsiasi momento. E questo non va bene perché toglie sicurezze alla squadra».

I GIOCATORI RENDONO NEI CLUB E NON IN NAZIONALE – «Esattamente è questo il punto, abbiamo giocatori importanti e di livello internazionale. Dobbiamo restare in partita mentalmente ed essere uniti non solo a tratti. Sono convinto che questa squadra possa diventare solida e competitiva».

COSA DIREBBE AI GIOCATORI – «Gattuso non ha bisogno dei miei consigli e credo di quelli di nessuno. Rino ha trovato un’identità in cui crede: riparta dal primo tempo con la Norvegia che era ottimo da tutti i punti di vista».

CHI POTREBBE SERVIRE A MARZO – «Marzo è lontano, sarà fondamentale essere anche fortunati e arrivare in quella settimana con tutti i migliori a disposizione. Sono sicuro che il ct battezzerà un modulo e farà le convocazioni in base a quello. Con il 3-5-2 vedo il ritorno di Pellegrini molto importante. Se invece si optasse per un sistema con le ali sia Berardi che Chiesa potenzialmente sarebbero molto preziosi».

ZANIOLO – «Udine è il miglior posto possibile per ripartire: 3 gol in 7 partite da titolare sono lì a testimoniare che Nicolò è partito col piede giusto, vediamo».

3-5-2 O 4-4-2 – «Può giocare in entrambi i modi. Finora le cose migliori con questo gruppo di calciatori le abbiamo viste con il 3-5-2 e mi riferisco anche al periodo di Spalletti».

I PUNTI FERMI – «Donnarumma su tutti. Poi Di Lorenzo, capitano del Napoli il blocco Inter Barella-Bastoni-Dimarco più Locatelli e Mancini senza dimenticare Tonali. Rappresenteranno il cuore della squadra e saranno il termometro del nostro livello di intensità».

PIO ESPOSITO – «Prima dell’esordio contro il River al Mondiale per club in un’intervista a Dazn dissi che avrebbe meritato un suo spazio nell’Inter e che sarebbe stato il futuro centravanti della Nazionale. Ma che lo avrebbe fatto in tre mesi assolutamente non lo avrei mai detto. Se Pio come credo resterà così umile e affamato potrà davvero diventare uno degli attaccanti più importanti del mondo».

Ilic Lazio, Sarri continua a seguire da vicino il centrocampista del Torino. Possibile scambio per sbloccare l’affare

Ilic Lazio, il centrocampista del Torino resta un obiettivo per la linea mediana biancoceleste. Possibile uno scambio con Noslin. Le ultime

Il tema “Ilic Lazio” è diventato uno dei dossier più caldi in vista del mercato di gennaio. In casa biancoceleste si attende infatti la sentenza della nuova commissione, che stabilirà il margine di manovra del club per la prossima sessione. Tutto dipende dal rispetto dell’indice del costo del lavoro allargato, attualmente fissato all’80% e destinato a scendere al 70% in estate. Se la Lazio risulterà in regola, potrà operare liberamente sul mercato; in caso contrario, sarà costretta a muoversi a saldo zero. In ogni scenario, comunque, alcune cessioni appaiono inevitabili per compensare la mancanza degli introiti UEFA e garantire liquidità utile a eventuali acquisti.

Maurizio Sarri, intanto, attende indicazioni precise dalla dirigenza. Il tecnico avrà il veto sulle cessioni dei big, ma è consapevole che senza qualche uscita sarà difficile rinforzare la rosa. Tra i nomi sul tavolo emergono tre profili principali: Ivan Ilic, Lorenzo Insigne e Nicolò Fagioli, quest’ultimo rilanciato da Radio Laziale. Tra questi, il dossier Ilic Lazio sembra quello più vicino a una concreta definizione. Il centrocampista serbo piace a Sarri per le sue qualità tecniche, la capacità di garantire equilibrio tra le fasi di gioco e la duttilità tattica. La dirigenza sta studiando soluzioni che possano ridurre l’impatto economico dell’operazione, rendendola sostenibile anche in un mercato potenzialmente limitato.

Secondo quanto riportato dal Messaggero, una delle opzioni più concrete è uno scambio con il Torino che coinvolgerebbe Tijjani Noslin. In questo scenario, il club granata riaccoglierebbe l’esterno olandese sotto la guida di Marco Baroni, mentre Ilic approderebbe a Formello, andando a rinforzare il centrocampo biancoceleste. Questa soluzione permetterebbe alla Lazio di contenere la spesa, ottenere eventualmente una plusvalenza e soddisfare le esigenze tattiche di Sarri.

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L’operazione Ilic Lazio rappresenterebbe dunque un colpo strategico: il centrocampista serbo assicurerebbe qualità e dinamismo al reparto centrale, mantenendo sostenibile l’impatto economico dell’affare. La trattativa non è ancora conclusa, ma lo scambio con Noslin potrebbe diventare la chiave per sbloccare l’operazione nei prossimi giorni.

Le prossime settimane saranno decisive: Sarri attende rinforzi concreti e Ilic resta in cima alla lista, simbolo delle ambizioni della Lazio per la seconda parte della stagione. Ogni mossa sul mercato dipenderà dalle valutazioni della società e dall’esito dei controlli finanziari, ma la volontà di portare il centrocampista serbo nella Capitale appare chiara. Il binomio Ilic Lazio è destinato a essere uno dei protagonisti delle trattative invernali.

Infortunio Dumfries, le condizioni dell’olandese preoccupano l’Inter: le ultime su quando ritornerà in campo

Infortunio Dumfries, il difensore continua ad allenarsi a parte e l’obiettivo è averlo a disposizione per la trasferta di Madrid. Le ultimissime

L’infortunio di Dumfries domina le ore di avvicinamento al derby della Madonnina, un appuntamento che promette spettacolo ma che l’Inter rischia di affrontare con diverse incognite. Mancano appena due giorni alla sfida contro il Milan di Massimiliano Allegri e Cristian Chivu deve fare i conti con una situazione fisica tutt’altro che semplice. Come riportato dal Corriere dello Sport, alcuni giocatori chiave continuano a lavorare a parte, complicando le scelte dell’allenatore in vista di una delle partite più attese della stagione.

Il nodo principale resta proprio l’infortunio di Dumfries, un problema muscolare che si sta rivelando più serio del previsto. L’esterno olandese, fondamentale per le sue accelerazioni e la sua spinta sulla fascia destra, non ha ancora dato segnali positivi in vista di un recupero last minute. Nella giornata di ieri ha svolto un programma individuale, così come Mkhitaryan, Di Gennaro e Darmian, confermando una situazione generale di emergenza che Chivu dovrà gestire al meglio.

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L’Inter proverà comunque a includere Dumfries nella lista dei convocati per il viaggio a Madrid, dove i nerazzurri affronteranno il prossimo impegno di Champions League. Tuttavia, non è escluso che lo staff decida di preservarlo, rimandando il suo rientro alla settimana successiva. In questo scenario, la prudenza potrebbe prevalere sulla necessità immediata, considerando i rischi legati a un recupero affrettato.

Per il derby, dunque, il tecnico sembra orientato verso una soluzione obbligata: Carlos Augusto. Il brasiliano classe 1999, solitamente impiegato sulla corsia sinistra o nel ruolo di braccetto, è nettamente favorito su Luis Henrique per presidiare il lato destro. Sarebbe il suo primo derby da titolare, un banco di prova significativo ma anche un’opportunità per dimostrare la sua duttilità e l’affidabilità già mostrata in stagione.

Nonostante l’emergenza legata all’infortunio di Dumfries, l’Inter arriva al derby con una buona dose di solidità e consapevolezza. Chivu sa che serviranno equilibrio, attenzione alle transizioni e massima intensità, soprattutto contro una squadra che farà di tutto per frenare la corsa dei nerazzurri in vetta alla classifica. La scelta di adattare Carlos Augusto sulla destra rappresenta una scommessa tattica, ma allo stesso tempo riflette la capacità dell’Inter di reinventarsi anche nelle difficoltà.

Il derby della Madonnina si avvicina e, mentre la città freme, l’ombra dell’infortunio di Dumfries continua a pesare sulle strategie di Chivu. Le prossime ore saranno decisive per capire se l’olandese potrà quantomeno far parte dei convocati o se il suo rientro sarà rinviato. In ogni caso, i nerazzurri sono pronti a dare battaglia.

Pafundi Sampdoria, le ultime sul giocatore doriano: come sta dopo l’infortunio che lo ha tenuto ai box per diverso tempo

Pafundi Sampdoria, buone notizie per il giocatore dei doriani. Il giocatore potrebbe recuperare per il match contro la Juve Stabia

Il tema “Pafundi Sampdoria” sta assumendo un ruolo centrale nelle ore che precedono la sfida cruciale valida per la 13ª giornata di Serie B. La Sampdoria è nel pieno della preparazione in vista del match casalingo di lunedì 24 novembre, quando al Luigi Ferraris arriverà la Juve Stabia. Una gara dal peso specifico enorme, considerando che i blucerchiati si trovano all’ultimo posto in classifica e hanno bisogno urgente di invertire la rotta. Servono punti, serve una scossa e serve soprattutto un segnale forte alla tifoseria, che continua a sostenere la squadra nonostante un avvio di stagione ben al di sotto delle aspettative.

In questo contesto complicato, l’attenzione si concentra inevitabilmente sul possibile rientro di Simone Pafundi, uno dei talenti più promettenti a disposizione della squadra. Il tema Pafundi Sampdoria rappresenta infatti una delle poche note positive di questo periodo tormentato. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il giovane trequartista potrebbe essere l’unico tra gli infortunati di lungo corso a recuperare in tempo per il posticipo del Ferraris. Una notizia che porta un raggio di luce in un reparto offensivo che, fin qui, ha sofferto enormemente la mancanza di alternative e di qualità nella rifinitura.

Anche un impiego part-time di Pafundi sarebbe comunque preziosissimo. Le sue caratteristiche tecniche – visione di gioco, capacità di inventare tra le linee e un piede sinistro capace di accendere la manovra – possono rappresentare un valore aggiunto importante in un momento in cui la Samp fatica a costruire occasioni nitide. La squadra ha bisogno di fantasia, freschezza e intuizioni, tre elementi che il giovane classe 2006 può fornire anche entrando a gara in corso.

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Per quanto riguarda il resto degli indisponibili, il quadro è molto meno confortante. I tempi di recupero degli altri giocatori rimasti ai margini procedono a rilento, lasciando la Sampdoria ancora in piena emergenza proprio nel periodo più delicato della stagione. L’assenza di alternative limita le scelte tecniche e obbliga l’allenatore a fare affidamento su un gruppo ridotto, già messo sotto pressione da risultati negativi e da un calendario sempre più impegnativo.

In questo scenario, il binomio Pafundi Sampdoria assume un significato ancora più profondo: non solo un possibile ritorno in campo, ma anche un simbolo di speranza per una squadra che cerca disperatamente una scintilla per rialzarsi. Lunedì sera, il Ferraris attende risposte. E forse, una di queste potrebbe arrivare proprio dai piedi del giovane talento.

Fagioli Fiorentina, possibile addio già a gennaio: quella italiana ha messo il centrocampista in cima alla lista. Le ultime

Fagioli Fiorentina, addio in vista. La Lazio spinge per avere il centrocampista e da parte sua c’è la disponibilità a trasferirsi in biancoceleste

Il tema “Fagioli Fiorentina” sta diventando uno dei più discussi in vista della sessione invernale di mercato. Con gennaio sempre più vicino, la Lazio si prepara a settimane particolarmente intense, pur dovendo muoversi con l’obiettivo di mantenere un saldo economico neutro. Nonostante ciò, la società biancoceleste continua a monitorare con attenzione diversi profili utili al progetto tecnico di Maurizio Sarri. Proprio durante la trasmissione Morning Lazio su Radio Laziale è emersa una pista che ha subito catalizzato l’interesse dei tifosi: il possibile affondo per Nicolò Fagioli, attualmente alla Fiorentina.

La voce è stata confermata e rappresenta una delle piste più intriganti di questo periodo. Il dossier Fagioli Fiorentina è particolarmente interessante per diversi motivi. Innanzitutto, il centrocampista classe 2001 non sta trovando lo spazio desiderato in maglia viola, motivo per cui potrebbe valutare positivamente un trasferimento. La Lazio, dal canto suo, è alla ricerca di un giocatore capace di portare maggiore qualità in mezzo al campo, soprattutto in termini di visione di gioco, palleggio e capacità di inserirsi tra le linee. Caratteristiche che Fagioli possiede e che lo renderebbero un profilo perfettamente compatibile con le esigenze tattiche del tecnico biancoceleste.

Sebbene la trattativa non sia ancora stata impostata, i segnali che circondano l’operazione lasciano intuire che la Lazio stia valutando concretamente l’opportunità. Il giocatore, secondo quanto emerso, vedrebbe di buon occhio un trasferimento nella Capitale, attratto dalla prospettiva di avere un ruolo più centrale. Sarri apprezza le sue qualità tecniche e la sua capacità di muoversi tra le linee, elementi che potrebbero integrarsi perfettamente con il sistema di gioco biancoceleste.

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Resta però un’incognita fondamentale: la valutazione economica del cartellino. Ad oggi, non è ancora chiaro quale cifra la Fiorentina considererebbe adeguata per prendere in esame una possibile cessione. Questo aspetto sarà determinante per capire se la trattativa potrà decollare o se resterà un’idea destinata a essere rinviata.

Il binomio Fagioli Fiorentina potrebbe diventare uno dei temi caldi del prossimo mercato invernale, soprattutto se la Lazio decidesse di affondare il colpo nelle prossime settimane. Molto dipenderà dalla disponibilità del club viola e dalle strategie che entrambe le società vorranno adottare in vista della seconda parte di stagione. Per ora, l’interesse c’è, il gradimento del giocatore pure: la sensazione è che gennaio potrebbe riservare sviluppi importanti.

Calciomercato Milan, Tare ha messo gli occhi su un talento belga: è sfida a quella big italiana per assicurarsi il giocatore

Calciomercato Milan, Tare segue da vicino Mitongo dello Standard Liegi. Su di lui c’è anche il forte interesse della Juventus. Le ultime

Il calciomercato del Milan guarda già al futuro, e uno dei nomi più affascinanti del panorama europeo è quello di René Mitongo, centravanti belga classe 2008 che sta rapidamente catturando l’attenzione dei grandi club italiani. Il suo nome è diventato familiare agli appassionati grazie ai primi exploit con lo Standard Liegi, società che lo ha lanciato tra i professionisti con una precocità sorprendente. Come riportato da calciomercato.com, Mitongo è uno dei talenti più promettenti della nuova generazione europea.

Mitongo è considerato il nuovo gioiello dello Standard Liegi. Nonostante la giovanissima età, ha già collezionato diverse presenze in Prima Squadra tra la scorsa stagione e quella attuale, un traguardo rarissimo per un giocatore nato nel 2008. Le sue qualità – forza fisica, istinto del gol e una sorprendente maturità nelle scelte di gioco – lo rendono un prospetto di livello internazionale, tanto da essere osservato con attenzione dai top club del continente.

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Consapevole del tesoro che ha tra le mani, lo Standard Liegi ha deciso di blindarlo con un contratto fino a giugno 2028. Una mossa che non solo protegge la società da eventuali assalti anticipati, ma rende anche più complesso ogni tentativo di portarlo via dal Belgio. La valutazione del ragazzo, infatti, è destinata a crescere, alimentando l’interesse delle grandi potenze calcistiche.

Sul fronte calciomercato del Milan, i rossoneri hanno iniziato a seguire con particolare attenzione l’evoluzione del giovane attaccante. Il club continua infatti a investire energie e risorse nello scouting internazionale, con l’obiettivo di individuare i talenti più promettenti da sviluppare nel medio-lungo periodo. Mitongo rientrerebbe perfettamente in questa filosofia: un centravanti moderno, con margini di crescita enormi e un profilo ideale per il progetto rossonero, sempre più orientato verso la valorizzazione dei giovani.

La Juventus, però, è pronta a contendere il ragazzo al Milan. Da anni i bianconeri puntano forte sui giovani da inserire nel proprio percorso tra settore giovanile, Next Gen e prima squadra, e vedono in Mitongo un possibile futuro protagonista. La sfida tra Milan e Juventus, dunque, si annuncia intensa e destinata a durare nel tempo.

Il calciomercato del Milan resta vigile e attivo, consapevole che il momento decisivo potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Lo Standard Liegi, per ora, resiste, ma l’interesse cresce e la corsa al talento del 2008 è appena iniziata.

Calciomercato Juventus, l’agenda è piena di impegni: gli scout bianconeri osserveranno da vicino quei due giocatori

Calciomercato Juventus, Comolli è pronto ad accelerare su alcuni obiettivi. Nel mirino dei bianconeri sono finiti due calciatori. Le ultime

Il calciomercato della Juventus entra nel vivo mentre il campionato riparte e la dirigenza bianconera riattiva la propria rete di osservatori sul territorio. La società continua a lavorare con attenzione, programmando ogni mossa in vista dei prossimi mesi e studiando da vicino i profili più interessanti della Serie A. Domenica 23 novembre, alle 12:30, un emissario juventino sarà presente al “Marcantonio Bentegodi” per seguire da bordo campo la sfida tra Hellas Verona e Parma. Secondo quanto riportato, si tratta di una missione mirata a osservare due tra i giovani più discussi del momento.

Il primo nome in agenda è quello di Giovane, attaccante brasiliano classe 2003 del Verona, una delle rivelazioni di questa stagione. Esploso con prestazioni di alto livello, il giocatore ha attirato l’interesse non solo della Juventus, ma anche di Inter, Milan, Atalanta e Roma. La valutazione fissata dal club scaligero è già chiara: servono circa 15 milioni di euro per aprire una trattativa. In un contesto di forte concorrenza, la relazione dello scout bianconero risulterà fondamentale per capire se puntare con decisione sul talento brasiliano già a gennaio o se programmare un assalto per l’estate. Il dossier Giovane, dunque, rappresenta una delle priorità del calciomercato della Juventus per il reparto offensivo.

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Parallelamente, resta molto caldo anche il nome di Adrián Bernabé, centrocampista del Parma classe 2001, considerato uno dei profili più adatti per rinforzare la mediana bianconera. La sua crescita e la capacità di incidere nella costruzione del gioco lo rendono un candidato ideale per il progetto tecnico di Luciano Spalletti. Tuttavia, la strada che porta allo spagnolo è tutt’altro che semplice. Il Parma, infatti, non sembra disposto a cedere il giocatore nel mercato di gennaio, e la dirigenza emiliana sarebbe intenzionata a respingere ogni tipo di assalto fino a giugno.

Alla luce di ciò, la Juventus sembra orientata a mantenere vivi i contatti e a lavorare per un’operazione futura. L’idea sarebbe quella di bloccare Bernabé in vista della prossima stagione, quando il rinnovamento tecnico sarà più avanzato e le condizioni per chiudere l’affare potrebbero essere più favorevoli.

L’attenzione al talento, la programmazione e l’analisi costante dei prospetti migliori del campionato confermano ancora una volta quanto il calciomercato della Juventus sia già in piena attività. I bianconeri osservano, valutano e pianificano: il Bentegodi potrebbe offrire indicazioni decisive per le strategie dei prossimi mesi.

Chiesa Napoli, Conte insiste per avere l’ex Juventus a gennaio. La posizione del giocatore del Liverpool

Chiesa Napoli, il giocatore si è detto disponibile al trasferimento alla corte di Conte. Ecco i dettagli della possibile trattativa

Il tema “Chiesa Napoli” torna con forza al centro delle discussioni di mercato, mentre il direttore sportivo Giovanni Manna è già al lavoro per preparare al meglio la sessione di gennaio. Il Napoli vuole intervenire in modo deciso per rinforzare la rosa a disposizione di Antonio Conte, soprattutto in un reparto offensivo che, finora, non ha dato tutte le garanzie richieste dal tecnico salentino. Sono diversi i nomi monitorati, ma uno spicca con particolare insistenza.

Federico Chiesa resta infatti il principale obiettivo per potenziare l’attacco azzurro. La pista Chiesa Napoli è considerata una delle più calde in vista della riapertura del mercato, con il club che valuta seriamente l’idea di affondare il colpo qualora si presentassero le condizioni ideali. L’esterno offensivo ha caratteristiche tecniche e fisiche che si sposerebbero perfettamente con il sistema di gioco di Conte, soprattutto sulla corsia sinistra, dove il Napoli non ha ancora trovato un sostituto all’altezza di Kvaratskhelia nei momenti in cui il georgiano non è disponibile o ha bisogno di rifiatare.

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Le alternative presenti in rosa, infatti, non hanno convinto completamente. Noa Lang non è riuscito a imporsi con continuità, mentre David Neres, pur avendo avuto delle chance, non ha inciso quando schierato nel ruolo che un tempo era monopolio del talento georgiano. È proprio questa mancanza di certezze a spingere il club a valutare con attenzione un investimento importante.

Sul fronte tecnico, Antonio Conte avrebbe già espresso da tempo il suo gradimento per Chiesa. L’allenatore apprezza la sua duttilità, la capacità di saltare l’uomo e soprattutto quella grinta che rappresenta un marchio di fabbrica del giocatore. Un profilo ritenuto ideale per aumentare la qualità e l’imprevedibilità del reparto offensivo.

Un altro elemento che alimenta l’interesse attorno all’asse Chiesa Napoli è la presunta disponibilità del calciatore a valutare un trasferimento in Campania. Secondo quanto emerso, l’esterno vedrebbe di buon occhio la possibilità di mettersi in gioco in un ambiente ambizioso, guidato da un tecnico che potrebbe valorizzare al massimo le sue caratteristiche.

Restano ovviamente da chiarire diversi fattori, a partire dalle condizioni economiche dell’eventuale operazione e dalle decisioni del club proprietario del cartellino. Tuttavia, la sensazione è che il Napoli voglia fare sul serio. E se gennaio porterà davvero Chiesa in maglia azzurra, lo scopriremo nelle prossime settimane. Una cosa è certa: il dossier “Chiesa Napoli” sarà uno dei più seguiti del mercato invernale.

Kone Roma, addio a gennaio? Il giocatore ha preso una decisione. Le ultimissime sul centrocampista francese

Kone Roma, il francese resta fino a giugno: futuro legato alla Champions League. Il centrocampista vuole vincere lo Scudetto con i giallorossi

Il caso Kone continua a tenere banco nel mondo giallorosso, ma il diretto interessato sembra avere le idee chiare. Nonostante le numerose sirene di mercato provenienti soprattutto dalla Francia, Manu Koné ha scelto di restare alla Roma almeno fino al termine della stagione. Il centrocampista, uno dei volti più brillanti dell’annata romanista, vive un periodo di forma eccezionale e sente di dover completare il proprio percorso nella Capitale prima di valutare nuove destinazioni.

Al di là delle offerte e dei sondaggi, Koné ha ribadito più volte di sentirsi valorizzato dall’ambiente e dall’allenatore, oltre a riconoscere un forte legame di riconoscenza verso il club che ha creduto in lui. Dal ritiro della nazionale francese, il centrocampista ha confermato il proprio attaccamento al progetto Roma, sottolineando quanto sia felice nella Capitale: “Meritiamo il primo posto, ma dobbiamo continuare a lavorare. Lo Scudetto? Se arriverà, sarà una gioia per tutti”, ha dichiarato mostrando una grande maturità.

Kone Roma: PSG e Marsiglia ci provano, ma la scelta è fatta

Secondo la stampa francese, in particolare gli ambienti vicini a PSG e Marsiglia, un assalto a Manu Koné in vista dell’estate sarebbe già programmato. La Gazzetta dello Sport conferma che l’interesse è reale e in crescita. Tuttavia, il piano del centrocampista rimane immutato: nessun addio alla Roma prima di giugno.
La strategia di Kone si basa sulla consapevolezza di essere finalmente al centro di un progetto tecnico che lo valorizza pienamente e che gli permette di crescere con continuità.

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Kone Roma, il vero bivio sarà estivo: 50 milioni o la Champions

Il futuro del dossier Kone Roma dipenderà fortemente dal piazzamento finale della squadra. In caso di qualificazione alla prossima Champions League, la permanenza del francese diventerebbe un’ipotesi più probabile, grazie agli introiti che ridurrebbero la necessità di una cessione eccellente.

Se invece la Roma dovesse mancare l’obiettivo europeo, lo scenario cambierebbe drasticamente. Pagato 18 milioni più 2 di bonus, Koné rappresenta una potenziale plusvalenza enorme, con offerte che potrebbero raggiungere i 45-50 milioni. Cifre difficili da ignorare, soprattutto per esigenze legate al Fair Play Finanziario.

Le prime pagine sportive nazionali – 21 novembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Succede tutto prima del derby, Calhanoglu fatto fuori: gelo Inter

Hakan Calhanoglu è stato fatto fuori prima del derby: nessuno l’avrebbe mai immaginato, i tifosi nerazzurri sono completamente spiazzati.

Mancano ormai solo due giorni al derby di San Siro tra Inter e Milan. Domenica sera, alle ore 20:45, Chivu e Allegri proveranno a lanciare un segnale forte al campionato. I nerazzurri, con un successo, consoliderebbero il loro primato e aumenterebbero il loro vantaggio sui ‘cugini’ a cinque punti.

I rossoneri, invece, sono a caccia di un altro ‘colpo grosso’ dopo quelli contro Napoli e Roma: con una vittoria nel derby il Milan tornerebbe di nuovo davanti all’Inter in classifica. Ecco perché la stracittadina milanese può dire tanto anche in ottica scudetto.

Tuttavia, a poco più di 48 ore dalla grande sfida che infiammerà la 12esima giornata di Serie A, è arrivata una notizia che preoccupa non poco i tifosi interisti. Domenica sera i riflettori saranno puntati soprattutto su Hakan Calhanoglu, grande ex della sfida: nonostante il centrocampista turco sia ormai da molti anni all’Inter i tifosi rossoneri non hanno ancora dimenticato il suo trasferimento a parametro zero dell’estate 2021.

La scorsa estate Calhanoglu sembrava a un passo dal lasciare la Pinetina. La batosta subita in finale di Champions, lo screzio con Lautaro Martinez e il pressing del Galatasaray parevano aver convinto il turco a mettere fine alla sua esperienza nerazzurra e cominciarne una nuova a Istanbul.

Calhanoglu silurato: trovato il sostituto, arriva dalla Serie A

Alla fine Calhanoglu è rimasto all’Inter, chiarendosi con il suo capitano e fornendo prestazioni di livello assoluto in questa prima parte di stagione. Eppure in casa Inter si comincia a ragionare sul suo sostituto. Lo conferma Beppe Iachini, allenatore, che in un’intervista a Tuttosport ha fatto anche il nome di quello che potrebbe essere l’erede designato di Calhanoglu.

Juan Bernabé
Calhanoglu silurato: trovato il sostituto, arriva dalla Serie A – Calcionews24.com (Instagram Juan Bernabé)

“Bernabé sarebbe perfetto per l’Inter come alternativa a Calhanoglu“, ha detto Iachini, che consiglia quindi a Marotta e Ausilio di puntare con decisione sul talento del Parma: “In pochi hanno la sua pulizia di calcio e qualità di palleggio. Un talento cristallino che tecnicamente ha tutto per diventare un top player“.

Iachini ricorda anche che Bernabé era arrivato a Parma dal Manchester City come trequartista. Fu proprio l’allenatore ascolano, all’epoca sulla panchina dei ducali, a cambiargli ruolo: “Lo spostai davanti alla difesa, dove può eccellere“. Il talento spagnolo ha finora realizzato due reti in questo campionato con la maglia del Parma.

Lang Napoli, addio a gennaio? I partenopei hanno fissato il prezzo per l’esterno. Le ultimissime sul suo futuro

Lang Napoli, il futuro del giocatore è ancora tutto da scrivere. Una sua partenza nel corso del mercato invernale non è da escludere. Le ultime

Il tema Lang Napoli torna a farsi caldo in casa azzurra, con il club partenopeo che sta iniziando a fare valutazioni importanti in vista della finestra di mercato di gennaio. Dopo un avvio di stagione complicato, il Napoli è pronto a intervenire con decisioni forti per rinforzare la rosa e dare ad Antonio Conte gli strumenti necessari per competere su tutti i fronti. Tra i calciatori finiti sotto la lente d’ingrandimento c’è senza dubbio Noa Lang, il giovane esterno acquistato la scorsa estate dal PSV per 25 milioni di euro.

Il percorso di Lang con il Napoli finora non è stato semplice. L’inserimento nello scacchiere tattico di Conte si è rivelato più difficile del previsto: il giocatore non ha ancora collezionato presenze da titolare e non è riuscito a trovare la via del gol. Questo contesto ha inevitabilmente alimentato dubbi sia sul piano tecnico sia su quello dell’integrazione nella squadra. L’attenzione di tutti ora è concentrata sul futuro di Lang: il giocatore, consapevole della sua situazione, spinge per avere maggiore spazio in campo, desideroso di dimostrare il suo valore e di conquistarsi un posto nella lista dei convocati per il prossimo Mondiale.

In ottica Lang Napoli, la società sta quindi valutando le opzioni più convenienti sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico. Il Napoli non vuole incorrere in una minusvalenza e, secondo le indiscrezioni, non accetterà offerte inferiori ai 18-20 milioni di euro per la cessione del giocatore. L’ipotesi più probabile, allo stato attuale, sembra quella di un prestito con diritto di riscatto, soluzione che consentirebbe a Lang di trovare maggiore continuità altrove senza pregiudicare il valore economico del cartellino.

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Se Lang dovesse lasciare Napoli già a gennaio, il club azzurro cercherà un sostituto capace di garantire maggiore rendimento e adattamento immediato al sistema di Conte. L’obiettivo è rafforzare le fasce offensive e assicurare maggiore pericolosità in zona gol, elementi fondamentali per mantenere il Napoli competitivo in campionato e in Champions League.

In definitiva, il futuro di Lang Napoli resta in bilico: il giocatore ha bisogno di minuti per crescere e dimostrare le sue qualità, mentre la società deve trovare la soluzione più equilibrata tra valorizzazione del calciatore e interesse economico. Gennaio potrebbe quindi rappresentare una svolta importante per la carriera di Lang e per le strategie di mercato del Napoli, con decisioni che determineranno il corso della stagione azzurra.

Sky, ora è ufficiale: l’emittente televisiva è riuscita a confermare queste competizioni fino al 2031

Sky, l’emittente televisiva è riuscita a confermare la Champions League fino al 2031. Ecco tutti i dettagli dell’accordo

La Champions League e le principali coppe europee continueranno a essere trasmesse da Sky in Italia fino al 2031, confermando il ruolo dominante della pay-tv di Comcast nel panorama sportivo nazionale. L’accordo prevede la trasmissione di 184 partite all’anno di Champions League e di tutte le 342 partite stagionali di UEFA Europa League e UEFA Conference League, garantendo così agli abbonati una copertura completa delle competizioni europee.

In una nota ufficiale, Sky ha sottolineato l’importanza di questo rinnovo: “I grandi club d’Europa continueranno a giocare su Sky e NOW fino al 2031. Sky ha acquisito in esclusiva per il quadriennio 2027/2031 i diritti di 184 delle 203 partite stagionali di UEFA Champions League e di tutte le 342 partite stagionali di UEFA Europa League e UEFA Conference League”. L’azienda evidenzia come questa operazione rappresenti un consolidamento della propria posizione di leader nella trasmissione del calcio europeo, assicurando ai tifosi italiani l’accesso ai match più importanti e spettacolari.

Il nuovo formato della Champions League, con più partite, più squadre e maggior presenza di campioni, sarà interamente disponibile su Sky e sulla piattaforma NOW fino al 2031, includendo la stagione in corso e quella 2026-2027. Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia, ha commentato: “Siamo davvero orgogliosi di essere il main partner della UEFA e di poter offrire in esclusiva ai nostri abbonati fino al 2031 i grandi match delle competizioni europee. Questo rinnovo conferma il nostro impegno a rendere unica l’offerta sportiva della Casa dello Sport e a garantire la migliore esperienza possibile ai nostri clienti”.

La copertura editoriale di Sky sarà totale: 184 partite della Champions League, incluse le fasi di playoff, 189 match di Europa League e 153 della Conference League, più le tre finali di ciascuna competizione e la UEFA Super Cup. L’offerta sarà arricchita dalla tecnologia Diretta Gol, che consentirà di seguire in tempo reale tutti i gol e le azioni più importanti.

Con questo rinnovo, Sky conferma la propria leadership nel racconto del calcio europeo, con particolare attenzione alle squadre italiane impegnate nelle coppe continentali. Grazie a contenuti esclusivi, qualità audio-video avanzata e approfondimenti editoriali di alto livello, i tifosi potranno vivere tutte le emozioni delle competizioni UEFA con la qualità e l’affidabilità che hanno caratterizzato da sempre l’offerta sportiva della pay-tv. Un accordo, quindi, che non solo tutela i diritti di trasmissione, ma rafforza anche l’esperienza dell’abbonato, garantendo accesso completo e privilegiato al meglio del calcio internazionale.

Akanji Inter, il difensore sarà riscattato? Il giocatore spera una cosa. La posizione del club nerazzurro sul centrale

Akanji Inter, il difensore spera di poter essere riscattato dal club nerazzurro. Ma per farlo serve una cifra intorno ai 15 milioni di euro

Il tema Akanji Inter sta diventando sempre più centrale nelle strategie nerazzurre, grazie alle recenti dichiarazioni del difensore svizzero che hanno chiarito la sua volontà di proseguire l’avventura a Milano. Manuel Akanji, reduce dagli impegni con la nazionale, ha infatti espresso in modo diretto il suo desiderio: «Spero che l’Inter mi acquisti a titolo definitivo. Sono molto felice qui, quindi… vedremo». Parole che trasmettono entusiasmo, convinzione e un forte senso di appartenenza, segno che l’inserimento nel gruppo di Cristian Chivu è stato immediato e positivo.

La situazione contrattuale è tutt’altro che complessa. Il dossier Akanji Inter prevede una clausola chiara: il club nerazzurro dispone di un’opzione di acquisto fissata a 15 milioni di euro, inserita nell’accordo di prestito con il Manchester City. Una cifra alla portata, soprattutto considerando il rendimento affidabile e l’impatto che il difensore ha avuto sin dai primi giorni. Arrivato a Milano nell’ultimo giorno di mercato, Akanji si è imposto con rapidità, sfruttando l’occasione generata anche dalla cessione di Benjamin Pavard al Marsiglia, che ha liberato spazio nel reparto arretrato.

Il percorso che ha portato all’intreccio Akanji Inter è stato influenzato anche dalle scelte del giocatore. La possibilità di disputare la Champions League è stata decisiva nella sua preferenza per i colori nerazzurri, soprattutto in un’estate in cui anche il Milan aveva mostrato interesse. La prospettiva di competere ai massimi livelli europei ha giocato un ruolo determinante nel convincere Akanji che l’Inter fosse la destinazione ideale per continuare la crescita personale e professionale.

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Rientrato alla Pinetina dopo la parentesi con la Svizzera, Akanji ha ritrovato un clima di grande concentrazione in vista del prossimo derby. L’appuntamento con il Milan rappresenta uno dei momenti più importanti della stagione, e l’attenzione è massima. Per Inzaghi, avere un giocatore motivato e in piena fiducia come Akanji può fare la differenza, soprattutto in una partita ricca di tensione, valore simbolico e posta in palio elevata.

La sensazione è che il tema Akanji Inter evolverà rapidamente nelle prossime settimane. Il club sembra orientato verso il riscatto, il giocatore manifesta pubblicamente il suo desiderio di restare e l’ambiente nerazzurro appare pronto ad accoglierlo come una pedina stabile del presente e del futuro. Tutti gli elementi, insomma, sembrano andare nella stessa direzione: Akanji vuole l’Inter, e l’Inter vuole Akanji.

Infortunio Immobile, buone notizie per Italiano: l’attaccante del Bologna si avvicina al recupero. Ecco quando rientrerà

Infortunio Immobile, buone notizie per Italiano. L’attaccante è tornato ad allenarsi con il gruppo e spera di poter rientrare a disposizione presto

L’infortunio di Immobile ha rappresentato uno dei temi più delicati delle ultime settimane, ma finalmente arrivano segnali incoraggianti per l’attaccante e per tutto l’ambiente rossoblù. Dopo due mesi di stop forzato, Ciro Immobile è tornato ad allenarsi in gruppo, completando l’intera seduta sotto lo sguardo attento di Vincenzo Italiano. Un passo fondamentale verso il rientro in campo, che riaccende l’entusiasmo in vista dei prossimi impegni.

Il comunicato ufficiale della società ha confermato che l’allenamento odierno ha previsto attivazione atletica, esercitazioni tecnico-tattiche e conclusioni in porta. Tra i protagonisti del lavoro collettivo figurano proprio Federico Ravaglia e Immobile, che hanno partecipato senza limitazioni. Un segnale importante, che lascia intendere come l’infortunio Immobile sia ormai alle spalle e che il percorso di recupero abbia dato i frutti sperati.

Il report ha inoltre evidenziato i rientri di Lewis Ferguson e Ukko Happonen dopo gli impegni con le rispettive Nazionali, mentre diversi compagni – tra cui Freuler, Skorupski, Cambiaghi, Rowe ed Holm – hanno proseguito con terapie e palestra, segno di una rosa che continua a gestire problematiche fisiche diffuse. In mezzo a queste difficoltà, il recupero di Immobile assume un valore ancora più importante.

Il tema dell’infortunio di Immobile non riguarda solo la sua disponibilità, ma anche il ruolo determinante che l’attaccante può ricoprire nello scacchiere di Italiano. L’ex capitano della Lazio porta con sé esperienza, fiuto del gol e capacità di guidare la squadra nei momenti decisivi. La lunga assenza aveva privato il gruppo di una delle sue certezze tecniche ed emotive, rendendo più complicata la costruzione offensiva e la gestione delle partite più delicate.

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Ora, però, il quadro è cambiato. Tutti gli indizi portano a credere che Immobile sarà a disposizione per la sfida contro la Lazio, in programma domenica 7 dicembre alle 18.00 all’Olimpico. Una partita dal sapore particolare, non solo per la prestigiosa cornice, ma anche per la storia personale che lega il centravanti ai colori biancocelesti. Il possibile rientro proprio in questa occasione aggiunge un tocco di simbolismo e attesa a livello emotivo.

Resta da capire se Italiano deciderà di schierarlo dal primo minuto o se preferirà inserirlo gradualmente, ma una cosa è chiara: l’infortunio di Immobile è ormai superato. Ciro è pronto a tornare protagonista, con l’obiettivo di ritrovare ritmo, fiducia e, naturalmente, il gol.

Mourinho, ancora uno show del tecnico portoghese: lo Special One si è preso la scena con il suo Benfica. Ecco cosa ha fatto

Mourinho, il tecnico portoghese è riapparso in conferenza stampa e non sono mancate delle dure critiche al Var. Cosa ha detto il tecnico

José Mourinho torna al centro della scena, ancora una volta con dichiarazioni destinate a far discutere. L’allenatore del Benfica, dopo essersi preso una pausa mediatica durante la sosta per le nazionali, è riapparso in conferenza stampa alla vigilia dell’impegno di Coppa del Portogallo contro l’Atletico. E come sempre, quando parla Mourinho, l’attenzione si accende immediatamente.

La scintilla nasce dalle polemiche precedenti, quando lo Special One aveva criticato duramente l’arbitraggio del 2-2 contro il Casa Pia. Durante la sosta aveva mantenuto un profilo basso, ma la ripresa delle competizioni ha riaperto il dibattito. Complice anche l’iniziativa del Porto, che nei giorni scorsi ha fatto visita al Consiglio di Arbitraggio rivendicando di essere la squadra più penalizzata della Liga Portugal. Un contesto ideale affinché il nome Mourinho tornasse sotto i riflettori.

Interrogato sulla mossa dei rivali, il tecnico del Benfica ha subito abbassato i toni: non vuole entrare nelle beghe degli altri club. «Non sono preoccupato nel guardare il Porto giocare, non sto analizzando le loro partite. Queste affermazioni non sono nemmeno un mio problema», ha dichiarato con una calma apparente, tipica del Mourinho che decide come e quando colpire con le parole.

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Il discorso è poi tornato sulla sua precedente sfuriata, quella che aveva acceso la polemica sul VAR. Qui Mourinho non ha fatto passi indietro: «Quello che ho detto dopo la partita contro il Casa Pia, lo direi nello stesso modo adesso. Ho fatto le critiche che dovevo fare alla mia squadra e, quando lo faccio, sto implicitamente criticando me stesso, perché sono io l’allenatore». Una frase che mostra uno Special One lucido, consapevole e determinato nel ribadire il proprio pensiero.

Ma il punto più forte del suo intervento è arrivato quando ha affrontato di nuovo il tema dell’arbitraggio e, soprattutto, del VAR. Mourinho ha definito “enorme” l’errore commesso nella gara contro il Casa Pia, un episodio che ha scatenato la sua ira iniziale. Ha poi citato le spiegazioni del dottor Duarte Gomes, ex arbitro e analista, riconoscendone la competenza ma traendo una conclusione durissima: «Rispetto le sue parole, ma allora è meglio finirla col VAR. Se il VAR non può intervenire quando c’è un errore di quella portata… che cosa fa il VAR? Niente di più».

Ancora una volta, con toni pacati ma con messaggi taglienti, Mourinho dimostra perché resta uno dei personaggi più influenti e imprevedibili del mondo del calcio. E, come sempre, ogni sua frase continua a far discutere.

Parma, ancora una tegola per Cuesta: si fa male questo giocatore. Il tecnico dei Ducali è in emergenza in difesa

Parma, non ci sono buone notizie per Cuesta. Si è fermato anche Ndiaye per un principio di pubalgia. Scelte obbligate in difesa per i Ducali

In casa Parma continua a crescere la lista degli indisponibili, un problema che sta mettendo alla prova l’intera struttura difensiva della squadra. L’ultimo stop riguarda Abdoulaye Ndiaye, che nelle ultime ore ha accusato un principio di pubalgia. Un fastidio che richiederà visite specialistiche e ulteriori esami per comprenderne l’entità, ma che ha già una conseguenza immediata: il difensore senegalese non sarà convocabile per la delicata trasferta di Verona. Un’assenza che si aggiunge a quella di Alessandro Circati, complicando ulteriormente i piani di mister Carlos Cuesta.

Per il Parma, che punta a mantenere solidità e continuità in una fase cruciale del campionato, diventa inevitabile ridisegnare il reparto arretrato. A protezione della porta crociata ci sarà così Mariano Troilo, pronto a formare una coppia tutta argentina insieme a Lautaro Valenti. Una scelta quasi obbligata, considerando che l’unico altro centrale disponibile in rosa è Nicolas Trabucchi. Cuesta, dunque, dovrà affidarsi a una linea difensiva ridotta ai minimi termini, sperando che la compattezza della squadra possa sopperire alle assenze.

Per Troilo si prospetta una giornata particolarmente importante: sarà infatti la sua prima gara da titolare in Serie A. Il difensore argentino aveva già assaporato l’emozione di partire dall’inizio nella sfida di Coppa Italia contro lo Spezia, ma il debutto nel massimo campionato era stato più complicato del previsto. Nella partita contro il Genoa, il suo ingresso in campo si era trasformato rapidamente in un episodio da dimenticare, con un rigore causato a pochi minuti dal suo arrivo sul terreno di gioco. Un esordio difficile, che però non ha scalfito la fiducia dello staff tecnico.

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La risposta di Troilo è infatti arrivata nella gara successiva contro il Milan, quando è stato chiamato a subentrare a Ndiaye all’inizio del secondo tempo. In quella occasione il giovane difensore del Parma ha dimostrato personalità, attenzione e un rendimento decisamente superiore rispetto alla sua prima apparizione. Ha concesso pochissimo agli attaccanti rossoneri, contribuendo in maniera concreta alla rimonta crociata e mostrando qualità che Cuesta desiderava vedere confermate.

Ora, con la trasferta di Verona alle porte e con l’emergenza difensiva che pesa sul Parma, Troilo avrà una nuova opportunità, questa volta dall’inizio. Dovrà sfruttarla per convincere il suo allenatore di poter rappresentare una risorsa affidabile anche nel medio periodo, soprattutto in un momento in cui la squadra ha un disperato bisogno di certezze. La sfida di Verona, dunque, non sarà soltanto un test per il Parma, ma anche un banco di prova fondamentale per il giovane difensore argentino.

Calciomercato Juventus, Locatelli non convince Spalletti: il tecnico ha individuato quel giocatore per sostituire il centrocampista

Calciomercato Juventus, Spalletti non è convinto da Locatelli e vorrebbe Lobotka. Avviati i contatti con il procuratore per capire la fattibilità dell’affare

Il calciomercato della Juventus continua a muoversi anche lontano dalle sessioni ufficiali, alimentato da indiscrezioni, analisi tecniche e riflessioni interne che delineano con sempre maggiore chiarezza le idee del club per il futuro. Nelle ultime ore, una nuova voce ha attirato l’attenzione dei tifosi bianconeri. Durante la trasmissione Controcalcio, il giornalista Marcello Chirico – da sempre molto vicino alle vicende della Vecchia Signora – ha rivelato un’indiscrezione particolarmente rilevante, che coinvolge anche il Napoli e uno dei suoi giocatori più preziosi.

Secondo Chirico, nel quadro attuale del calciomercato della Juventus, la società starebbe valutando con attenzione la situazione del centrocampo, reparto che negli ultimi anni ha spesso generato discussioni e che potrebbe essere al centro di una profonda revisione tecnica. In particolare, è emersa una valutazione precisa da parte del tecnico bianconero: Manuel Locatelli, mediano titolare della formazione juventina, non convincerebbe appieno. Chirico ha dichiarato apertamente che “a Spalletti non piace proprio”, sottolineando come questa opinione non sia isolata, poiché anche parte della tifoseria non sarebbe pienamente soddisfatta del rendimento dell’ex Sassuolo.

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Proprio da queste considerazioni nasce un nuovo scenario di calciomercato della Juventus, che vede il club interessato a un regista puro, un playmaker capace di dettare i tempi del gioco e di dare fluidità alla manovra. Il nome individuato sarebbe quello di Stanislav Lobotka, uno dei pilastri del centrocampo del Napoli. L’ex Celta Vigo rappresenta per Spalletti il profilo ideale: qualità nel palleggio, intelligenza tattica, pulizia tecnica e grande capacità di gestione del ritmo della partita.

Chirico ha aggiunto che alcuni contatti preliminari sarebbero già avvenuti con il procuratore del centrocampista slovacco, segnale evidente che il calciomercato della Juventus sta monitorando la situazione con attenzione. Tuttavia, il Napoli – almeno per ora – non avrebbe alcuna intenzione di sedersi al tavolo delle trattative. Lobotka è considerato un elemento chiave del progetto tecnico azzurro, difficilmente cedibile e centrale per il gioco della squadra.

Nonostante questo, la Juventus potrebbe continuare a insistere, soprattutto se dovessero maturare cambiamenti strategici o se si aprissero spiragli inattesi nei prossimi mesi. Il calciomercato della Juventus è appena entrato nella sua fase preparatoria, ma la sensazione è che il club abbia identificato con chiarezza il suo obiettivo: rinnovare il centrocampo partendo da un regista di livello internazionale. Lobotka, per caratteristiche e visione di gioco, resta in cima alla lista.

Rinnovo Dybala, la Roma ha preso una decisione importante: le ultimissime sull’argentino

Rinnovo Dybala, l’argentino spera di rinnovare con i giallorossi. Ma la Roma vuole prendersi del tempo prima di prendere la decisione definitiva

Il tema del rinnovo di Dybala è tornato centrale nelle ultime settimane, complice una serie di fattori che riguardano sia il presente sia il futuro della Roma. Paulo Dybala ha compiuto 32 anni da pochi giorni e sta lavorando per superare l’ennesimo infortunio muscolare, un problema che purtroppo si è ripresentato con una certa frequenza nelle ultime stagioni. L’argentino ha già saltato un paio di partite e questo elemento, inevitabilmente, pesa nelle valutazioni che la società giallorossa sta portando avanti in vista della scadenza del contratto, fissata al 30 giugno.

Il rinnovo di Dybala non è un tema semplice: da un lato c’è un giocatore dal talento indiscutibile, uno dei più amati dalla tifoseria e capace, quando sta bene, di alzare il livello tecnico della squadra in modo determinante. Dall’altro, però, ci sono considerazioni economiche e di sostenibilità che la Roma non può ignorare. L’ingaggio attuale, vicino agli 8 milioni di euro complessivi, è di fatto fuori portata per le linee strategiche che il club sta cercando di seguire. Già la scorsa estate era stato tentato un accordo per una spalmatura dell’ingaggio, senza però arrivare a una conclusione positiva.

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Ora la situazione impone una riflessione ancora più approfondita. Il club dovrà valutare attentamente se e come formulare una nuova proposta, che inevitabilmente sarà al ribasso rispetto alle cifre attuali. Il rinnovo di Dybala dipenderà quindi da un equilibrio delicato tra valore tecnico e sostenibilità economica, ma anche dalla reale disponibilità della Joya ad accettare condizioni contrattuali differenti rispetto a quelle delle ultime stagioni.

Dal canto suo, Dybala ha sempre espresso grande affinità con l’ambiente romano: si trova bene in città, è stimato dalla tifoseria e ha instaurato un rapporto positivo con i compagni e la società. Tuttavia, anche per lui sarà fondamentale valutare la bontà dell’offerta, la durata del nuovo contratto e il progetto tecnico che gli verrà proposto.

Le prossime settimane saranno decisive. La Roma dovrà capire non solo quanto potrà investire, ma anche quanto potrà contare sul giocatore dal punto di vista fisico. E proprio qui si concentra il nodo principale del rinnovo di Dybala: un talento unico, ma con una continuità da ritrovare. Sarà da questo incrocio di esigenze che nascerà la decisione definitiva sul futuro dell’argentino in giallorosso.

Cagliari, parla Maran: «Pisacane? Mi piace vedere cosa ho trasmesso ai giocatori. La sosta è arrivata nel momento giusto per i rossoblù»

Cagliari, parla l’ex tecnico rossoblù Rolando Maran: «La sosta è arrivata nel momento giusto per i rossoblù»

Rolando Maran sarà ospite oggi di Il Cagliari in diretta, in onda su Radiolina dalle 18:30. L’ex tecnico rossoblù interverrà per analizzare i temi di attualità legati alla squadra sarda, con uno sguardo particolare alla prossima sfida contro il Genoa guidato da Daniele De Rossi. Ecco un estratto delle sue parole:

IL TEMPO SI E’ FERMATO, EX GIOCATORI – «Sentivo parlare dei nomi a me cari, come Deiola, vederli protagonisti è bello per me: sono felice per Pisacane. Ero sicuro che avesse le carte in regola per giocarsi questa chance. Si, quando ce li hai da giocatori intuisci che certi possono fare gli allenatori, altre non te lo aspetti. Per Fabio lo percepivi, era interessato e sapeva cosa servisse per far funzionare un gruppo: è una conferma per me. Sensazioni nel vederlo in panchina? Mi fa sentire grande per non usare altre parole, mi fa piacere, seguo con piacere il suo percorso. Mi piace vedere cosa ho trasmesso ai giocatori».

CAGLIARI-GENOA – «Le partite dopo le soste sono un’incognità, il Genoa viene da un buon risultato che ha rigenerato la squadra. Il Cagliari ha fatto un buon risultato a Como, la sosta è arrivata nel momento giusto per i rossoblù».

CLASSIFICA – «Ci sono squadre che sono avanti e possono essere risucchiate ed altre che possono risalire, questo nonostante si sia ad un terzo del campionato. Potrebbe cambiare qualcosa ma sono già arrivati dei verdetti. Tanti zero a zero? Difficile da spiegare, bisognerebbe entrare nella testa dei tecnici ed analizzare le varie squadre. Per salvarsi si vive di tanti scontri diretti, in altre sai che devi fare punti: essere più sgombri e liberi porterebbe la freschezza mentale per fare di più. A volte il carico del risultato pesa sulla partita. E’ anche per questo l motivo per cui le squadre cercano prima di non subire, cosa che penalizza gli attaccanti!».

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