Pagina 85 – Calcio News 24

Chi è Vozinha, il portiere di 40 anni del Capo Verde che ha fermato la Spagna

Chi è Vozinha, la storia del portiere di 40 anni del Capo Verde decisivo all’esordio Mondiale contro la Spagna

C’è una nuova, splendida favola in questo campionato del mondo e porta la firma indelebile di un veterano assoluto. Nel clamoroso e inaspettato 0-0 che ha segnato l’esordio iridato di Capo Verde contro la temibile corazzata della Spagna, il protagonista assoluto e indiscusso è stato lui: Vozinha. All’età di 40 anni, l’estremo difensore ha sfoderato una prestazione letteralmente monumentale, compiendo ben 7 parate decisive e stregando per l’intero arco del match gli attaccanti iberici. Ma chi è questo eroe inaspettato che ha regalato alla sua nazione un punto storico al debutto assoluto in un Mondiale?

Chi è Vozinha: un simbolo per la nazionale capoverdiana

All’anagrafe Josimar Dias, ma per tutti nel mondo del calcio semplicemente Vozinha, questo portiere classe 1986 rappresenta una vera e propria istituzione sportiva per il suo Paese. Nato a Mindelo, ha dedicato gran parte della sua carriera calcistica a difendere con orgoglio i pali degli Squali Blu. Il suo è stato un percorso professionistico da vero girovago: ha calcato i campi di svariati campionati europei, partendo dal Portogallo con la maglia del Gil Vicente, passando per l’AEL Limassol a Cipro, fino ad arrivare alle esperienze est-europee con i campioni slovacchi dell’AS Trenčín e ora al Chaves. Nonostante i club, è sempre stata la maglia della nazionale di Capo Verde il suo palcoscenico prediletto. Vozinha è stato il pilastro storico in numerose edizioni della Coppa d’Africa, dimostrandosi un leader carismatico, capace di guidare i compagni sia dentro che fuori dal rettangolo verde.

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La notte magica contro le Furie Rosse

La sfida di esordio contro la Spagna sembrava sulla carta una partita dal pronostico già chiuso. Contro il dominio territoriale e il palleggio asfissiante degli avversari, la squadra africana si è affidata all’immensa esperienza e ai riflessi del suo numero uno. Con 7 interventi provvidenziali, alcuni dei quali con un coefficiente di difficoltà altissimo, Vozinha ha eretto un muro invalicabile. Ha disinnescato conclusioni ravvicinate e neutralizzato insidiosi tiri dalla distanza, guidando la retroguardia con una lucidità eccezionale e permettendo a Capo Verde di strappare uno storico pareggio a reti inviolate.

Una prestazione destinata alla leggenda

Questo capolavoro sportivo non solo regala una gioia indescrivibile a un intero popolo, ma proietta di diritto Vozinha tra le copertine più belle di questo inizio di Mondiale. A 40 anni suonati, il portiere ha dimostrato a tutto il mondo che la carta d’identità conta pochissimo quando si è spinti dal puro talento e dall’incommensurabile orgoglio di rappresentare la propria terra.

Pagelle Spagna Capo Verde: Vozinha eroe di una Nazione, Yamal entra e accende la Roja – TOP E FLOP

Pagelle Spagna Capo Verde: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

Pagelle Spagna Capo Verde: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

I Top

  • Marc Cucurella: tra i più attivi in campo. Si fa notare per diverse giocate, come un cross “incontenibile” per Ferran, un tiro al volo e una fondamentale sponda aerea che ha propiziato la doppia occasione da gol con Ferran e Oyarzabal. Il più pericoloso, il più lucido, il più continuo. Ma non è bastato
  • Lamine Yamal: il suo esordio a un Mondiale è bastato ad accendere il pubblico e l’attacco. Nonostante il poco tempo a disposizione, ha creato scompiglio con giocate e combinazioni, dimostrando perché è uno dei talenti più attesi. Sublime un suo tipico lancio d’esterno sinistro. La sensazione è che non si possa fare a meno di lui
  • Vozinha: il vero eroe della partita. Il quarantenne portiere capoverdiano è stato “insuperabile” e “decisivo per lo 0-0 alla fine dei primi 45′”. Le sue parate salva-risultato su Laporte, Ferran, Oyarzabal e Cucurella hanno tenuto a galla la squadra. Ha colpito la sicurezza anche nelle uscite.

I Flop

  • Fabián Ruiz: una partita opaca, segnata da troppi errori sotto porta. Sbaglia in due occasioni su invito di Pedri, prima con un colpo di testa centrale “che dimostra di non essere un attaccante” e poi con un tiro alto e fuori misura. Viene sostituito da Merino, non può essere soddisfatto di una prova solo di tanta quantità.
  • Mikel Oyarzabal: tante occasioni sprecate per l’attaccante. Si fa respingere il colpo di testa sulla traversa di Ferran, non trova il guizzo vincente su assist di Cucurella e, nel secondo tempo, sbaglia clamorosamente la scelta, tentando un tiro velleitario in ripartenza anziché servire Ferran completamente libero. Nella prima mezz’ora non tocca letteralmente palla e non è un modo di dire. E dire che secondo Ferran Torress sarebbe lui il candidato in pectore al titolo di capocannoniere del Mondiale…
  • Pico Lopes: nonostante una buona gara, a inizio secondo tempo commette un brutto errore in impostazione che rischia di costare caro alla sua squadra, ma Oyarzabal non ne approfitta.
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Spagna Capo Verde, la partita di Fabian Ruiz: il focus sulla prestazione del centrocampista

Spagna Capo Verde, la partita di Fabian Ruiz: ecco l’analisi completa della prestazione del centrocampista nella gara d’esordio al Mondiale 2026

Uno dei protagonisti di Spagna Capo Verde, la gara del primo turno del gruppo H al Mondiale 2026, è senza dubbio Fabian Ruiz, autore di una stagione entusiasmante quest’anno con la maglia del Psg. Ecco la nostra analisi sulla sua partita.

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PRIMO TEMPO

Mezzala di destra, già al primo minuto Ruiz tocca diverse volte il pallone dato che la Spagna prende immediatamente campo. Al 6′ malinteso con Ferran Torres, che lo serve e scappa via, Fabian lo serve in una zona dove non c’è. Lo si vede successivamente anche spostarsi sul centro-sinistra per variare i riferimenti contro il 4-5-1 rigido degli avversari. Buono un anticipo sul cerchio del centrocampo, palla che però schizza troppo in avanti per poter essere giocata. Al pari dei suoi compagni di reparto, spesso si colloca sulla linea degli attaccanti e agisce spalle alla porta. Al 19′ dal limite dell’area l’ex Napoli cicca totalmente un tentativo di conclusione al volo. Al 29′ Pedri prova a trovarlo in area con un’imbucata, operazione che non riesce: la Spagna sta facendo molta fatica, dopo un terzo di gara non ha ancora prodotto una vera palla-gol. Tiraccio dell’ex Napoli da fuori area al 41′, palla altissima anche perché al momento dell’impatto viene ostacolato da Rodri: dopo la traversa colpita da Oyarzabal la Spagna e Ruiz stanno cercando di stringere i tempi. Finale con buon lancio per Rodri che mette in mezzo il pallone al volo, ne nasce un corner. Si va al riposo sullo 0-0, nessuno della Roja è apparso brillante.

SECONDO TEMPO

Al 47′ è lui a scagliare il primo tiro, un po’ di frustrazione con corpo all’indietro per cercare di dare una risoluzione al lungo giro-palla offensivo. Un minuto dopo riceve palla al limite e viene soffocato dalla pressione avversaria. Indicativo il minuto 51: prima Ruiz cade su un lieve contatto come se fosse stanco, poi riceve un buon pallone da Pedri e cerca la porta senza successo perché totalmente scoordinato. Al 56′ terzo tentativo di Fabian in pochi minuti: bravo a tagliare alle spalle della difesa, ancora più bravo Pedri a disegnare un cross, ne nasce un colpo di testa centrale che crei problemi relativi. Al 60′ traversone morbido dalla destra, uscita in presa di Vozinha in tutta sicurezza. Al 62′ tenta di trovare con una soluzione a lunga gittata l’inserimento di Cucurella, la difesa di Capo Verde fa buona guardia. Buon triangolo con Llorente al 68′, non si creano però presupposti interessanti in area, non ci sono proprio spazi. La sua gara termina al 71′: entra Merino. Fabian Ruiz ha dalla sua avere concluso tanto, ben 5 volte, ma certamente al pari dei suoi compagni non è riuscito a incidere.

Moviola Spagna Capo Verde: gli episodi dubbi del match diretto da Makhadmeh

Moviola Spagna Capo Verde: gli episodi dubbi del match, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

Moviola Spagna Capo Verde: gli episodi dubbi del match diretto da Makhadmeh, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

PRIMO TEMPO

Nuovo protocollo Var utilizzato dopo 3 minuti con la cancellazione di un corner della Spagna. Timide proteste di Capo Verde per qualche contrasto deciso degli spagnoli nel primo quarto d’ora. Primo giallo al 16′ per Lopes Cabral che ingenuamente si allunga il pallone e va a dare una manata a Llorente che gli sottrae il pallone e parte lungo l’out. Ostruzione di Ferran Torres su Lopes Cabral, il giallo non sarebbe stato un errore. Poco dopo Llorente viene richiamato solo verbalmente per un duro colpo sul ginocchio di Livramento. Extra-time di 4 minuti, 3 per il cooling-break e 1 per qualche piccola perdita di tempo. Clamoroso il dato all’intervallo: Capo Verde resiste sullo 0-0 e ha commesso un solo fallo!

SECONDO TEMPO

A inizio ripresa è perplesso Gavi per un fallo accordatogli, sembra in realtà lui ad averlo subito. Minuto 65: Da Costa sbraccia su Laporte che resta a terra per qualche secondo, nessun provvedimento. La partita è un continuo assedio della Spagna, non ci sono falli, c’è solo un lunghissimo giro palla senza contrasti. Come nel primo tempo, tolto dal Var un corner a favore della squadra, è Yamal l’ultimo a toccare la sfera. Sono 5 i minuti di recupero, del resto non c’è stata alcuna perdita di tempo. Al 93′ fallo tattico di Pedri su Semedo che riparte, trattenuta evidente e giallo obbligato. Incredibile il dato finale: 10 falli della Spagna, solo 1 di Capo Verde!

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Calciomercato Juventus: ufficiale il riscatto di Jeremie Boga, contratto fino al 2029

Calciomercato Juventus: Jeremie Boga è ufficialmente un giocatore bianconero. Esercitato il riscatto dal Nizza

La notizia era nell’aria già da diverse settimane, ma adesso è arrivata l’ufficialità tanto attesa dai tifosi bianconeri: Jeremie Boga è a tutti gli effetti un giocatore della Juventus. Il club piemontese ha deciso di puntare con estrema decisione sul talento e sull’imprevedibilità dell’esterno offensivo classe 1997, blindandolo in vista delle prossime stagioni. Arrivato a Torino lo scorso mese di gennaio con la formula del prestito temporaneo dal Nizza, il calciatore ivoriano ha convinto pienamente la dirigenza e lo staff tecnico, meritandosi la meritata conferma a titolo definitivo.

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Le cifre dell’affare e il comunicato ufficiale del club

La dirigenza della Vecchia Signora ha scelto di non attendere la fine dell’estate e ha formalmente esercitato il diritto di opzione per l’acquisizione definitiva delle prestazioni sportive del giocatore. Per ufficializzare e rendicontare l’operazione, la società bianconera ha diffuso una nota agli investitori e ai tifosi, in cui vengono chiariti in modo trasparente i dettagli economici dell’accordo siglato con la compagine francese.

Questo il testo integrale del comunicato diramato dalla società: «Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver esercitato il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo dei diritti alle prestazioni sportive del giocatore Jérémie Boga, dalla società OGC Nice, per un corrispettivo di € 4,8 milioni, pagabili in due esercizi, oltre ad oneri accessori pari a € 0,8 milioni. Juventus ha sottoscritto con lo stesso calciatore un contratto di prestazione sportiva fino al 30 giugno 2029.»

L’impatto sul campo e i numeri in maglia bianconera

L’investimento economico sostenuto dalla dirigenza è ampiamente giustificato dall’eccellente rendimento offerto sul rettangolo verde. Nei suoi primissimi mesi trascorsi all’ombra della Mole, l’esterno ivoriano si è inserito rapidamente e con grande naturalezza nelle rotazioni tattiche della squadra. Grazie alla sua proverbiale capacità di saltare l’uomo e di creare superiorità numerica, Boga è diventato in breve tempo una pedina inamovibile per lo scacchiere offensivo.

Le statistiche della sua prima annata torinese parlano chiaro: l’attaccante ha collezionato ben 17 presenze complessive divise fra le varie competizioni nazionali e internazionali, riuscendo a mettere a segno un bottino di 4 gol e servendo 1 assist decisivo per i compagni.

Un tassello fondamentale per il futuro

Con la prestigiosa firma sul nuovo contratto, che lo legherà indissolubilmente ai colori bianconeri fino al 30 giugno 2029, la Juventus si assicura un elemento di assoluta affidabilità e di comprovata esperienza nel campionato italiano. La duttilità di Boga rappresenta un’arma letale per scardinare le difese più chiuse. L’avventura in pianta stabile a Torino è appena decollata: la piazza è pronta a riabbracciarlo in campo per i prossimi, ambiziosi traguardi sportivi.

Rafa Mir condannato a otto anni per violenza sessuale. La ricostruzione della vicenda riguardante l’attaccante spagnolo!

Rafa Mir è stato condannato a otto anni per violenza sessuale. La vicenda dell’attaccante spagnolo

Il calciatore spagnolo Rafa Mir è stato condannato in primo grado a otto anni e sei mesi di reclusione per i reati di violenza sessuale e lesioni personali. La dura sentenza è stata emessa dal Tribunale provinciale di Valencia. La decisione dei giudici, allo stato attuale, non è ancora definitiva: l’attaccante ha infatti sempre respinto le accuse e i suoi legali hanno già confermato la volontà di presentare ricorso in appello.

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Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha imposto allo sportivo il divieto di avvicinamento alla vittima entro un raggio di 500 metri e il pagamento di un risarcimento economico di 64 mila euro. La pena inflitta risulta inferiore alle richieste iniziali del pubblico ministero, che in aula aveva invocato una condanna a dieci anni e mezzo di prigione.

La ricostruzione del processo: cosa è successo a Bétera

I gravi fatti incriminati risalgono alla notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2024. In base a quanto emerso, l’allora giocatore del Valencia aveva conosciuto due donne in una discoteca, per poi invitarle a proseguire la serata nella sua abitazione privata a Bétera, insieme a un amico.

Nel corso del processo, celebrato lo scorso 28 maggio, la vittima ha testimoniato di aver subito baci e toccamenti senza alcun consenso, dichiarando inoltre di essere stata gettata in piscina contro la propria volontà. Dopo i fatti, la giovane ha lasciato la villa con l’amica e, accompagnata dal padre, si è recata in ospedale per le visite mediche.

Sebbene Rafa Mir si sia sempre dichiarato innocente, ribadendo con forza la natura consensuale dei rapporti, i magistrati hanno giudicato pienamente attendibile il racconto della donna. Nello stesso procedimento, anche il secondo imputato, l’amico del calciatore, è stato condannato a due anni e mezzo di prigione per violenza sessuale e per un reato contro l’integrità morale, subendo inoltre una sanzione economica per lesioni lievi.

Chi è Rafa Mir: la carriera e il legame con il Siviglia

L’attaccante, prossimo a compiere 29 anni il 18 giugno, si è formato calcisticamente nei vivai di Barcellona, Real Murcia e Valencia. L’esordio tra i professionisti in Champions League è arrivato nel 2015 con i valenciani, per poi proseguire la carriera tra Inghilterra e Spagna con le maglie di Wolverhampton, Las Palmas, Nottingham Forest e Huesca.

Approdato al Siviglia nel 2021, dopo un prestito al Valencia nella stagione 2024/25, ha disputato l’ultima annata tra le fila dell’Elche, collezionando 27 presenze e 8 gol in Liga. Il club biancoverde non ha tuttavia esercitato il riscatto, motivo per cui Rafa Mir tornerà formalmente al Siviglia, squadra con cui ha un contratto fino al 2027. Il suo futuro sportivo resta ora inevitabilmente sospeso, in attesa degli sviluppi del ricorso legale.

Stadio Olimpico Grande Torino: il futuro dell’impianto tra Comune e le mosse di Cairo

Stadio Olimpico Grande Torino: tra ultimatum del Comune, scadenze imminenti e i fondi americani interessati al club. Tutti i retroscena

Il futuro dello Stadio Olimpico Grande Torino assomiglia sempre più a un romanzo a puntate. Tuttosport scrive che a fare luce sui prossimi scenari è intervenuto l’assessore allo Sport del Comune, Mimmo Carretta, rispondendo a un’interpellanza scritta del consigliere Andrea Russi. Il nodo cruciale è la scadenza dell’attuale proroga di affitto, fissata al 31 dicembre 2026: a quale titolo giuridico il Torino utilizzerà l’impianto dal 1° gennaio del prossimo anno?

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La vicenda parte da lontano. A inizio 2025, il Comune aveva avviato con successo l’iter per cancellare le ipoteche da 38 milioni di euro che gravavano sullo stadio da vent’anni, liberandolo formalmente a luglio. Nonostante i ripetuti inviti istituzionali ad agire, il presidente Urbano Cairo si è mosso ufficialmente solo il 20 aprile 2026. In quella data, il club ha presentato una manifestazione di interesse preliminare per un partenariato pubblico-privato, annunciando parallelamente un protocollo con il Politecnico di Torino finalizzato a un progetto di valorizzazione dell’impianto e del centro sportivo Robaldo.

La vera novità emersa dalle parole dell’assessore riguarda però la risposta formale del Comune: la Città ha espresso il proprio interesse, ma ha esortato il club a depositare la documentazione “nel più breve tempo possibile“. La giunta spera di ricevere le carte già a settembre, ma non basteranno semplici promesse. La proposta del Torino dovrà infatti contenere elementi concreti e strutturati: un progetto di fattibilità, un piano economico-finanziario e un cronoprogramma dettagliato. Una partita burocratica complessa che inevitabilmente si intreccia con i recenti rumors societari: tre fondi di investimento, tramite l’advisor Bank of America, stanno infatti valutando l’acquisto del club granata, fortemente attratti proprio dalle potenzialità di business legate allo stadio di proprietà.

Cosa succederà, quindi, a fine anno? L’assessore Carretta ha delineato due strade. Se il Torino presenterà in tempo un progetto adeguato e l’iter verrà approvato entro il 31 dicembre, si procederà alla firma di un nuovo contratto. Se invece la burocrazia richiederà più tempo, il Comune potrà concedere un’ulteriore deroga alle condizioni attuali, a patto che la proposta persegua un reale interesse pubblico e solo per i mesi strettamente necessari. L’amministrazione, tuttavia, ha lanciato un avviso chiaro: non saranno più tollerati ritardi ingiustificati.

De Biasi racconta Abate: «Ottima scelta per il Toro, saprà proporre un calcio offensivo»

De Biasi, allenatore, ha parlato così dell’approdo di Ignazio Abate sulla panchina del Torino. Le sue dichiarazioni

Gianni De Biasi, mister di lungo corso, ha allenato Ignazio Abate al Torino nella stagione 2008-09. Su La Gazzetta dello Sport esprime la sua opinione sulla scelta del club granata di puntare su di lui come allenatore della nuova stagione 2026-27.

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ABATE GIOCATORE «Ricordo che aveva buone qualità, innanzitutto fisiche. Grande corsa, grande dinamismo e un’impostazione più da giocatore offensivo che difensivo. Con il tempo noi lo abbiamo inserito dietro a fare l’esterno basso di destra. Per essere quasi all’esordio, fece una buona annata».

ERA LA “LOCOMOTIVA GRANATA” «Era esplosivo, pur non avendo un fisico incredibile. Aveva una buona resistenza alla velocità».

COSA VIDE IN LUI «Una delle più importanti doti di un allenatore è riuscire a scorgere una qualità, un gesto tecnico, nelle poche occasioni che ha a disposizione per valutare un ragazzo. Abate avrebbe potuto diventare un giocatore importante per il Torino, poi però c’erano dei contratti legati alla sua valorizzazione al suo ritorno al Milan – il club nel quale era cresciuto – che non ci permisero di trattenerlo».

IL CARATTERE «Era un ragazzo “testa bassa e pedalare”, non aveva grilli per il capo. Prendeva con grande serietà il lavoro che stava facendo. Vedevi che possedeva una certa maturità, e se non si trattava di maturità era una particolare focalizzazione verso un percorso che lui probabilmente prevedeva al Milan, come in effetti alla fine sarebbe stato. Milan o non Milan, comunque, lavorava per il proprio futuro, per mostrare le sue qualità. E in effetti ci è riuscito».

LA JUVE STABIA «Ha costruito una squadra sempre viva, che non mollava mai, che è riuscita a fare un campionato di ottimo livello. Credo che non sia una banalità dire che è stata una sorpresa del torneo di Serie B. Anche la sua era una scommessa, del resto doveva convivere con una situazione societaria non facilissima. Pure nei playoff ha dimostrato di guidare una squadra coraggiosa, che ha messo in difficoltà il Monza in semifinale. Se la sono giocata fino alla fine, e lui come allenatore ha avuto un ruolo da protagonista assoluto».

IN GRANATA COSA SI ASPETTA «La Juve Stabia mi è sembrata una squadra con un gioco prettamente offensivo, di buona fattura. Di base quando arrivi in Serie A, al vertice della piramide, se hai qualità puoi giocartela con tutti. Saper instillare un pensiero offensivo nella testa dei giocatori è comunque una caratteristica fondamentale, a prescindere dagli obiettivi che ha una squadra».

Chi è Comenencia, dalla Juventus Next Gen al gol all’esordio al Mondiale: l’eroe del Curaçao – VIDEO di Marco Baridon

Chi è Comenencia, dalla Juventus Next Gen al gol all’esordio al Mondiale: tutto sull’eroe del Curaçao, i bianconeri hanno la recompra su di lui

Livano Comenencia ha scritto una pagina storica per il Curaçao. Alla prima partecipazione della nazionale caraibica ai Mondiali, l’esterno classe 2004 ha trovato il gol all’esordio contro la Germania, firmando una rete destinata a restare nella memoria di un Paese intero. Un momento enorme per una selezione che, con circa 150 mila abitanti, è diventata una delle grandi storie di questa edizione della Coppa del Mondo.

Il gol è arrivato appena venti minuti dopo il debutto assoluto del Curaçao nella massima competizione calcistica. Di fronte c’era una nazionale dal peso storico enorme come la Germania di Julian Nagelsmann, quattro volte campione del mondo e icona del torneo. Per Comenencia, capace di segnare a Manuel Neuer, si tratta di una rete dal valore simbolico altissimo.

Comenencia, il passato alla Juventus Next Gen e la recompra

Comenencia Juventus Next Gen Trapani
Comenencia, il passato alla Juventus Next Gen e la recompra – CalcioNews24.com

Il nome di Livano Comenencia è noto anche in casa Juventus. Il giocatore ha infatti militato nella Juventus Next Gen, raccogliendo 70 presenze, 3 gol e 8 assist in bianconero. Prelevato in passato dal PSV, il classe 2004 ha disputato due campionati di Serie C con la seconda squadra juventina prima del trasferimento allo Zurigo nella scorsa estate a titolo definitivo.

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La Juve, però, non ha chiuso completamente la porta a un possibile ritorno. Il club bianconero mantiene infatti una clausola di recompra valida per i prossimi due anni, dettaglio che rende ancora più interessante la crescita del giocatore dopo il gol mondiale.

Comenencia, dalla chiamata inattesa al sogno Mondiale

Nato a Breda, nei Paesi Bassi, il 3 febbraio 2004 da genitori originari dell’isola caraibica, Comenencia ha scelto di rappresentare il Curaçao e oggi è diventato il primo marcatore della sua nazionale ai Mondiali. Terzino destro di piede destro, alto un metro e 82, gioca attualmente nello Zurigo, con cui nell’ultima stagione ha totalizzato 25 presenze in tutte le competizioni.

Il giocatore ha raccontato così il momento della chiamata, nei giorni scorsi alla Gazzetta: «Ero a Torino, a casa, steso sul divano col cellulare in mano. Mi arrivò una chiamata da un numero sconosciuto, non risposi. Poi richiamò: “Sono il team manager di Curaçao, vogliamo andare al Mondiale. Sei dei nostri?”». Una telefonata che inizialmente gli era sembrata quasi uno scherzo, magari organizzato dagli amici juventini Yildiz o Muharemovic, e che invece gli ha cambiato la carriera.

Nel suo percorso resta anche il ricordo degli allenamenti con la prima squadra bianconera: «Quando mi allenavo con Allegri in prima squadra all’inizio non toccavo palla. Il Mondiale è un sogno». Ora quel sogno è diventato realtà, con un gol già entrato nella storia del Curaçao.

Lamouchi verso l’esonero da ct della Tunisia dopo il KO all’esordio e la rissa in hotel: non sarebbe la prima volta che accade ai Mondiali

Tunisia Mondiali, Lamouchi verso l’esonero: ribaltone possibile dopo il 5-1 con la Svezia. I precedenti nelle competizioni internazionali

La Tunisia rischia di vivere un clamoroso cambio in panchina a Mondiali già iniziati. Dopo la pesantissima sconfitta per 5-1 contro la Svezia nella gara d’esordio, il futuro di Sabri Lamouchi sarebbe appeso a un filo. La notizia, lanciata dalla radio tunisina Mosaique FM, ha trovato conferme anche dal giornalista Romain Molina, secondo cui la federazione avrebbe ormai maturato la decisione di intervenire immediatamente.

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Il ct, nominato appena lo scorso 14 gennaio, potrebbe quindi chiudere la propria esperienza dopo sole cinque partite, con un bilancio di una vittoria, un pareggio e tre sconfitte. Un rendimento giudicato insufficiente dai vertici della delegazione tunisina, che dopo il tracollo contro gli svedesi avrebbero richiesto una riunione d’emergenza per discutere la situazione tecnica.

Tunisia Mondiali, Khazri possibile soluzione ad interim

In caso di esonero immediato di Lamouchi, la panchina della Tunisia potrebbe essere affidata ad interim a Wahbi Khazri, ex giocatore del Sunderland e attuale vice del commissario tecnico. Una soluzione interna, utile per gestire il resto della competizione senza stravolgere completamente il gruppo.

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Al termine del Mondiale, poi, la federazione valuterebbe altri profili per aprire un nuovo ciclo. Tra i nomi indicati dai media tunisini ci sarebbe anche Mondher Kebaier, già ct delle Aquile di Cartagine dal 2019 al 2022 e considerato uno dei candidati più forti per un possibile ritorno.

Tunisia Mondiali, tensioni nello spogliatoio e caos dopo la Svezia

Tifosi Svezia
Niznij Novgorod (Russia) 18/06/2018 – Mondiali di calcio Russia 2018 / Svezia-Corea del Sud / foto Insidefoto/Image Sport
nella foto: tifosi Svezia ONLY ITALY

A pesare non sarebbe soltanto il risultato. Già dalle amichevoli di preparazione erano emerse difficoltà evidenti: errori individuali, fragilità tattica e poca solidità collettiva. Contro la Svezia, questi problemi sono esplosi in modo netto, alimentando il malcontento dell’ambiente.

Secondo Mosaique FM, il clima sarebbe diventato ancora più teso dopo il nervosismo mostrato da Yan Valery al momento della sostituzione, con l’intervento di Khazri necessario per riportare la calma. Ma l’episodio più grave sarebbe avvenuto al rientro in hotel, dove i media tunisini riferiscono di una rissa che avrebbe coinvolto Lamouchi, alcuni giocatori, membri dello staff e tifosi. In un alterco con un supporter sarebbe stato coinvolto anche il figlio del ct, la cui presenza nella spedizione non sarebbe stata chiarita.

Tunisia Mondiali, i precedenti durante le competizioni

Un eventuale esonero di Lamouchi sarebbe raro, ma non inedito. Nel Mondiale 1998, l’Arabia Saudita licenziò Carlos Alberto Parreira dopo due sconfitte nel girone, sostituendolo con Mohammed Al-Kharashi. Nella stessa edizione anche la Corea del Sud esonerò Cha Bum-kun dopo il 5-0 contro l’Olanda, mentre proprio la Tunisia sollevò dall’incarico Henryk Kasperczak dopo risultati deludenti.

Più recente il caso della Costa d’Avorio in Coppa d’Africa 2023, con l’esonero di Jean-Louis Gasset e il successivo trionfo sotto la guida di Emerse Faé. Ora la Tunisia potrebbe aggiungere un nuovo capitolo a questa lista.

Mertens: «Il Belgio ha meno stress di una volta, vorrei Lukaku e De Ketelaere insieme»

L’ex attaccante del Napoli, Dries Mertens: «Sarebbe stato bello rivedere Sarri in azzurro. Vi dico chi era il compagno più scarso…»

Dries Mertens osserverà da spettatore molto interessato il debutto del suo Belgio stasera contro l’Egitto. A La Gazzetta dello Sport si è raccontato, mischiando presente, passato e futuro.

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COSA HA FATTO DOPO IL RITIRO «Ho girato il mondo con la mia famiglia. Indonesia tre mesi, Australia tre mesi, Cina uno. In Australia abbiamo girato in camper».

UN POSTO DA CONSIGLIARE «Byron Bay: spiagge leggendarie… e puoi campeggiare sul mare».

IL GOL QUASI DA CENTROCAMPO CON LE LEGENDS «Un tiro in porta dai, quasi normale. Era la prima palla che calciavo da una vita, non gioco nemmeno con i miei figli per strada. Mi sono un po’ stancato del calcio e non so che cosa farò ora. Ho voglia solo di giocare a padel e devo imparare a giocare a destra: non sono abbastanza bravo per stare a sinistra».

CHANCE SUL FUTURO «Allenatore 5. Direttore sportivo 8. Agente 0».

IL BELGIO «Abbiamo giocatori molto giovani, abbiamo cambiato tanto e in un torneo così non si sa mai. Possiamo arrivare in fondo e magari vincere, ho visto il 5-0 alla Tunisia e la squadra mi è piaciuta. Rispetto al passato ci sono meno aspettative ed è un vantaggio: senza stress si gioca meglio».

LUKAKU O DE KETELAERE «Rom sta tornando e Charles sta bene: io dico di farli giocare insieme».

I RICORDI DEL MONDIALE «L’urlo di Maradona nella telecamera nel ‘94 mi impressionò. Diego era forza e personalità».

LE VOCI DI UN ADDIO DI DE BRUYNE AL NAPOLI «Io gli direi di restare, perché può ancora fare la differenza. In questa prima stagione ha avuto problemi fisici, ma all’inizio era andato forte».

NAPOLI «Il suono del mare dal terrazzo di casa».

COSA CAMBIEREBBE DI NAPOLI «Nulla, Napoli va presa com’è, ha cose brutte ma anche quelle ti fanno innamorare».

SARRI POTEVA TORNARE «Sarebbe stato bello, è chiaro. Per le sigarette… sì, erano tante, ma non le fumava tutte. Ne accendeva una, si metteva a parlare e la lasciava lì. Oppure la spegneva e ne accendeva un’altra».

IL COMPAGNO PIU’ SCARSO DI SEMPRE «Tanti erano scarsi… (e ride) Dai, ne dico uno simpatico, così non si offende: Pavoletti era fortissimo di testa ma con i piedi era scarso».

Ferran Torres: «Battiamo Capo Verde, il resto si vedrà. Yamal in campo porta tanta allegria a tutti»

Ferran Torres carico in vista della sfida d’esordio contro Capo Verde: le parole dell’attaccante del Barcellona prima del debutto al Mondiale

Oggi la Spagna fa il suo debutto al Mondiale contro Capo Verde. Ferran Torres presenta così la sfida che vedrà la Roja chiamata a confermare il suo ruolo da favorita. Le parole dell’attaccante del Barcellona.

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LE SUE ASPETTATIVE «Molto semplice: giocare e vincere con Capo Verde. Il resto si vedrà. Giocando tanto ho avuto un’evoluzione costante. La mia filosofia è stata quella di lavorare sempre per migliorare».

IL SUO MIGLIOR MOMENTO «In questo periodo ho grande fiducia. Il mio compito è dare il massimo e aiutare la squadra con i gol, con gli assist, con il lavoro. Abbiamo un obiettivo comune: vincere la Coppa».

LAMINE YAMAL «Sta molto bene, direi al 100%. La sua presenza in campo porta tanta allegria a tutti».

SPAGNA FAVORITA «Crediamo di poter vincere, ma ci sono altre nazionali che meritano la stessa attenzione e in finale non ci si arriva con i pronostici, ma con le prestazioni. Bisogna meritarlo in campo partita dopo partita».

OYARZABAL L’HA PROCLAMATO COME IL FAVORITO COME RE DEI GOLEADOR «Ahahah… Io dico che il favorito è proprio lui. È un attaccante fortissimo, sottovalutato, uno dei migliori del mondo nel suo ruolo e lo dimostra tutte le volte che gioca».

AVETE STUDIATO CAPOVERDE «Certo, abbiamo visto un po’ di video e sappiamo che è una squadra preparata. In un Mondiale non esistono partite facili. Ci aspettiamo una gara difficile nella quale dovremo imporre il nostro stile».

L’ULTIMA AMICHEVOLE «Sì, ci siamo preparati bene. Abbiamo fatto l’ultimo test in Messico trovando molto caldo e tanta umidità. Abbiamo il vantaggio di giocare insieme da tanti anni. Siamo pronti».

SI TATUEREBBE IL VOLTO DI DE LA FUENTE «Mmm… in questo momento potrei dire anche di sì, ma poi bisogna vedere se davvero mi toccasse di farlo».

IL CALDO «All’inizio è stato molto difficile, l’umidità è altissima, poi ci siamo adattati».

DOVE SI VEDE LA PROSSIMA STAGIONE «Per ora mi vedo ad Atlanta contro Capo Verde. Le altre questioni non sono importanti in questo momento».

Nasce un nuovo Torino dal cuore granata: dopo Abate è ufficiale il ritorno di Gazzi! Cosa c’è dietro la scelta di Cairo?

Nasce un nuovo Torino dal cuore granata: dopo Abate è ufficiale il ritorno di Gazzi! Cosa c’è dietro la scelta di Cairo? Tra progetto e tifoseria

Il Torino continua a costruire il nuovo corso partendo da profili legati alla storia granata. Dopo l’arrivo di Ignazio Abate come nuovo allenatore al posto di Roberto D’Aversa, il club ha annunciato anche il ritorno di Alessandro Gazzi, che dal 1° luglio 2026 ricoprirà il ruolo di Team Manager della prima squadra.

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Una scelta che conferma la volontà della società di recuperare figure riconoscibili per l’ambiente granata. Abate ha vestito la maglia del Torino nella stagione 2008/09, mentre Gazzi ha giocato al Toro dal 2012 al 2016. I due, però, non sono mai stati compagni di squadra. L’ex centrocampista torna ora in una veste dirigenziale, dopo aver già maturato esperienze fuori dal campo come vice allenatore e collaboratore tecnico con Alessandria, Feralpisalò e Sudtirol. Nella stagione 2022/23 era già rientrato al Torino come vice allenatore dell’Under 17.

Torino, la scelta di Cairo e Petrachi nel clima di contestazione

Ignazio Abate, nuovo allenatore del Torino
Torino, la scelta di Cairo e Petrachi nel clima di contestazione – CalcioNews24.com

Il ritorno di Gazzi arriva in un momento delicato per il club. La tifoseria continua infatti a contestare duramente il presidente Urbano Cairo, mentre restano vive le indiscrezioni su una possibile cessione della società, con l’interesse di imprenditori o cordate statunitensi.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

In questo scenario, la linea scelta da Cairo e dal direttore sportivo Gianluca Petrachi sembra orientata al recupero dell’identità granata. Riportare al Toro ex calciatori legati alla storia recente del club può rappresentare un tentativo di ricucire il rapporto con la piazza. Saranno però il campo, il mercato estivo e gli investimenti della società a dare il giudizio definitivo sul nuovo progetto.

Torino, il comunicato ufficiale su Gazzi

Questo il comunicato pubblicato dal club granata: «Il Torino Football Club è lieto di annunciare che dal 1° luglio 2026 Alessandro Gazzi sarà il nuovo Team Manager della prima squadra.

Gazzi è nato a Feltre (provincia di Belluno) il 28 gennaio 1983. Cresciuto calcisticamente nel Treviso e nella Lazio, con la formazione veneta ha debuttato in Serie B nella stagione 2000-2001. In carriera ha indossato anche le maglie di Viterbese, Bari, Reggina, Siena, Torino, Palermo e Alessandria. Al Toro dal 2012 al 2016, si è particolarmente distinto per abnegazione e dedizione alla causa. Per lui, un totale di 104 presenze e tre gol in granata tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League. Terminata la carriera da calciatore ha svolto il ruolo di vice allenatore e collaboratore tecnico all’Alessandria, alla Feralpisalò e al Sudtirol. E’ tornato anche al Torino nelle vesti di vice allenatore dell’under 17 nella stagione 2022-’23.

Gazzi rileverà il ruolo e le mansioni di Alessandro Andreini, cui va il saluto e il ringraziamento della Società per il proficuo lavoro svolto in questi due anni.

Tutto il Torino Football Club riaccoglie Gazzi con un caloroso: “Bentornato! Buon lavoro, Sempre Forza Toro!”».

Per Gazzi si apre dunque una nuova tappa in granata, con il compito di accompagnare la squadra nel nuovo ciclo tecnico guidato da Abate.

Udinese, si complica il riscatto di Zaniolo: non c’è l’accordo col giocatore

Il futuro di Nicolò Zaniolo resta appeso a un filo sottile, con l’Udinese che si è fermata proprio davanti all’ultimo tratto della trattativa.

Il riscatto dal Galatasaray, fissato a circa 9 milioni di euro, non è mai stato davvero il problema principale. Il nodo vero, quello che sta bloccando tutto, è l’intesa con il giocatore, ancora lontana e in questo momento quasi complicata da immaginare.

Ingaggio e tempi stretti, la situazione si blocca

La società friulana vuole trattenere l’attaccante anche per la prossima stagione, convinta dalla possibilità di costruire un progetto tecnico attorno alle sue qualità.

Ma il discorso economico interno si è rivelato più complesso del previsto, soprattutto perché manca l’accordo col calciatore e il suo entourage.

La distanza tra le parti è ancora ampia, abbastanza da mettere in discussione l’intera operazione proprio quando il tempo comincia a stringere.

Zaniolo, serve un passo in avanti dell’Udinese

    Se non si troverà una soluzione entro brevissimo tempo, ma manca davvero poco, lo scenario più semplice diventa anche il più diretto: il ritorno al Galatasaray.

    Un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava solo una formalità tecnica, ma che oggi torna sul tavolo come possibilità reale, senza particolari margini di interpretazione.

    Le parti stanno continuando a parlarsi, ma la sensazione è che serva un passo avanti da parte del club dopo una stagione, quella di Zaniolo, da 10 in pagella: 6 gol e 6 assist in 34 presenze.

    La Roma 2026/27 sarà una squadra di “dribblomani”? Greenwood e Alajbegovic infiammano il mercato – VIDEO

    La Roma sta pianificando due acquisti di spessore secondo le richieste di Gian Piero Gasperini! Mason Greenwood e Kerim Alajbegović gli obiettivi

    Il calciomercato della Roma per la stagione 2026/2027 sembra delineare una precisa strategia: trasformare la rosa in una vera e propria fabbrica di tecnica e sostanza, un mix di dribblomani capaci di scardinare le difese avversarie. L’obiettivo della dirigenza, come sottolineato dalle ultime indiscrezioni di mercato, è quello di innalzare drasticamente il tasso tecnico complessivo della squadra, regalando ai tifosi uno spettacolo fatto di giocate imprevedibili e qualità pura.

    La Roma riparte da Dybala e Soulé

    La base di questa rivoluzione poggia su due certezze argentine. La prima è Paulo Dybala: per la “Joya” si va verso il rinnovo contrattuale, seppur a cifre più contenute rispetto al passato, una scelta ponderata alla luce della sua scarsa tenuta fisica. Insieme a lui ci sarà Matías Soulé, autore di un avvio folgorante nell’ultima stagione prima di subire un fisiologico calo. Insieme, i due argentini garantiscono quella fantasia necessaria per accendere la manovra offensiva.

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    I nuovi obiettivi per alzare il tasso tecnico della Roma

    Il vero salto di qualità potrebbe però arrivare dai nuovi innesti. Il nome più caldo è quello di Mason Greenwood, talento classe 2001 consacratosi definitivamente nell’ultima esperienza a Marsiglia, dove ha collezionato 26 gol e 11 assist in 45 prezne. L’inglese rappresenta il profilo ideale per saltare l’uomo e creare superiorità numerica, un elemento che è mancato in diverse fasi della scorsa stagione.

    Non solo profili affermati, ma anche uno sguardo al futuro. I giallorossi tengono d’occhio il gioiello bosniaco Kerim Alajbegović, classe 2007. Nonostante la giovanissima età, il talento si è già messo in mostra con la maglia della propria nazionale e viene considerato in piena rampa di lancio. Con questi quattro elementi, la Roma si assicurerebbe una batteria di trequartisti ed esterni dal potenziale immenso, pronti a infiammare l’Olimpico.

    O’Reilly: «Abbiamo un girone complicato, ma l’Inghilterra può vincere il Mondiale»

    Il miglior giovane della Premier League racconta le sue emozioni con la nazionale di Tuchel: le parole di Nico O’Reilley

    L’esordio dell’Inghilterra al Mondiale si avvicina e sarò impegnativo dato il valore dell’avversario, la Croazia dell’eterno Modric. La Gazzetta dello Sport presenta le parole di Nico O’Reilly, miglior giovane dell’ultima Premier League con la maglia del Manchester City.

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    CHE MONDIALE SARA’ «Mi aspetto un torneo difficile. Abbiamo un girone complicato con Croazia, Ghana e Panama, ottime squadre. Dovremo viaggiare tanto, siamo preparati».

    ESSERE AL MONDIALE «È un onore, una grande opportunità che devo sfruttare al meglio. Vediamo come va la prima partita con la Croazia, e poi andiamo avanti da lì».

    UNA GRANDE STAGIONE COL CITY «Sì, ci sono stati tanti momenti speciali e ho provato a godermeli mentre succedevano».

    LA DOPPIETTA IN FINALE DI CARABAO CUP «E’ stato incredibile. Segnare due gol, a Wembley, in una finale di coppa… Quando fai gol festeggi con i compagni, ma quando l’arbitro fischia e il gioco riprende sei concentrato su quello. Quando ci ripenso, decidere quella finale è stato incredibile».

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    IL DEBUTTO IN NAZIONALE CON LA SERBIA «Il nervosismo dell’inizio, il momento surreale di dover cantare l’inno nazionale. Ero concentrato, ma ero a Wembley, avevo la maglia dell’Inghilterra e c’era la mia famiglia a guardarmi: è stato un sogno realizzato».

    IL MIGLIOR CONSIGLIO RICEVUTO «Lavorare duro, lavorare sempre al massimo, mettere il 110% di me stesso ogni giorno e cercare di godermi il momento».

    LA NAZIONALE «Penso che lo siamo davvero, speciali. Siamo una squadra espressione di un paese, con tanti, tanti bravi giocatori. Siamo pronti a dimostrarlo».

    COME FARLO «L’unico modo è vincere. Abbiamo tanti tifosi che verranno qui negli Usa per sostenerci, tanti che ci seguiranno da casa. Vogliamo vincere per il nostro paese».

    IL RITIRO «Siamo stati insieme da qualche giorno, rivederci in campo è stato bello. Siamo tutti felici, pronti a cominciare questo torneo. La preparazione l’abbiamo affrontata nel modo più serio possibile, cercando di acclimatarci. Potremmo dover giocare partite anche di 120 minuti: dobbiamo essere pronti».

    CHI VORREBBE AFFRONTARE «Leo Messi. È il mio giocatore preferito, di sempre. È una leggenda di questo gioco, sono sicuro che per lui questo sarà un Mondiale speciale».

    Roma, no al ritorno di Salah: la strategia del club guarda al futuro

    L’attaccante egiziano Salah è stato proposto ai giallorossi, ma la società ha scelto di non affondare il colpo

    La Roma prosegue il proprio lavoro sul mercato con l’obiettivo di consegnare a Gian Piero Gasperini una rosa competitiva e adatta alle sue idee di gioco. La priorità del club è quella di rinforzare il reparto offensivo con profili in grado di garantire qualità, imprevedibilità e maggiore incisività negli ultimi metri, senza però perdere di vista la sostenibilità economica del progetto.

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    Proprio in quest’ottica, nelle ultime settimane sarebbe emersa una suggestione che avrebbe fatto sognare molti tifosi giallorossi: il possibile ritorno di Mohamed Salah. Secondo quanto riportato da Il Romanista, gli agenti dell’attaccante egiziano avrebbero infatti proposto il giocatore alla Roma dopo la conclusione della sua esperienza con il Liverpool.

    Nonostante il grande legame tra Salah e l’ambiente romanista, la dirigenza avrebbe deciso di non procedere oltre nella trattativa. La motivazione non sarebbe legata al valore tecnico del calciatore, da anni considerato tra i migliori interpreti del ruolo a livello internazionale, ma alla linea strategica scelta dalla società.

    Una questione di progetto e sostenibilità

    La Roma, infatti, è orientata verso investimenti su giocatori più giovani e con maggiori prospettive di crescita. Inoltre, il costo complessivo dell’operazione, tra ingaggio e bonus, sarebbe risultato incompatibile con i parametri economici fissati dal club per questa sessione di mercato.

    Il ricordo di Salah resta indelebile

    L’esterno offensivo egiziano ha lasciato un segno importante nella Capitale tra il 2015 e il 2017, collezionando 34 reti in due stagioni e conquistando l’affetto della tifoseria. Successivamente il trasferimento al Liverpool gli ha permesso di affermarsi definitivamente tra i grandi protagonisti del calcio mondiale.

    Nonostante il fascino di un possibile ritorno, la Roma ha scelto di restare fedele alla propria strategia, privilegiando una costruzione della rosa basata su equilibrio finanziario, prospettiva e continuità progettuale. Una decisione che conferma la volontà del club di guardare avanti senza lasciarsi guidare dalla nostalgia.

    Milan, la rivoluzione è servita: finalmente una struttura chiara. Sarà quella giusta?

    Dopo mesi di incertezze, il club rossonero sembra aver trovato una direzione precisa. Ma sarà quella giusta?

    Il 25 maggio ha rappresentato uno spartiacque nella storia recente del Milan. I licenziamenti di Igli Tare, Massimiliano Allegri, Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada hanno chiuso definitivamente una fase caratterizzata da sovrapposizioni di ruoli, visioni spesso divergenti e una catena decisionale che, agli occhi di tifosi e addetti ai lavori, appariva poco definita.

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    Oggi, a distanza di poche settimane, il club rossonero sembra aver finalmente delineato una nuova architettura societaria. L’arrivo di Markus Krösche come Head of Football, quello di Timmo Hardung nel ruolo di direttore sportivo e l’imminente approdo di Rúben Amorim in panchina rappresentano molto più di semplici nomine: sono il simbolo di un nuovo corso.

    Una filiera calcistica moderna

    La prima impressione è che il Milan abbia deciso di ispirarsi ai modelli più evoluti del calcio europeo, in particolare a quelli tedeschi. Krösche e Hardung arrivano infatti dall’esperienza dell’Eintracht Francoforte, una realtà che negli ultimi anni ha dimostrato di saper coniugare risultati sportivi, sostenibilità economica e valorizzazione del talento.

    La presenza di figure specializzate e complementari potrebbe finalmente eliminare quelle zone grigie che hanno caratterizzato alcune scelte recenti del club. Un Head of Football che definisce la strategia, un direttore sportivo che la mette in pratica e un allenatore fortemente identitario come Amorim rappresentano una struttura chiara e riconoscibile.

    I vantaggi di una visione internazionale

    Uno dei principali punti di forza di questa rivoluzione è la contaminazione culturale. Krösche porta con sé il pragmatismo tedesco, Hardung una forte competenza nello scouting e nella costruzione delle rose, mentre Amorim incarna una scuola calcistica portoghese che negli ultimi anni ha prodotto alcuni dei tecnici più innovativi d’Europa.

    Il Milan potrebbe così acquisire una mentalità più internazionale, meno legata alle logiche tradizionali della Serie A e più orientata alla programmazione. In un calcio sempre più globale, questa potrebbe essere una scelta vincente.

    I rischi da non sottovalutare

    Naturalmente esistono anche delle incognite. La Serie A è un campionato molto particolare, dove pressioni mediatiche, aspettative e dinamiche ambientali sono differenti rispetto alla Bundesliga o alla Primeira Liga.

    Krösche, Hardung e Amorim dovranno adattarsi rapidamente a un contesto in cui il risultato immediato pesa spesso più della progettualità. Inoltre, una struttura così internazionale potrebbe incontrare difficoltà iniziali nella comprensione delle specificità del calcio italiano.

    Tuttavia, il vero elemento positivo è che il Milan sembra aver finalmente scelto una direzione. Dopo anni di aggiustamenti e compromessi, il club rossonero appare intenzionato a costruire una filiera decisionale coerente, con competenze ben definite e responsabilità distribuite.

    La sensazione è che questa volta il Milan abbia un piano

    Nessuno può garantire che la rivoluzione porterà automaticamente trofei. Il campo, come sempre, sarà il giudice definitivo. Ma rispetto al recente passato emerge una differenza sostanziale: oggi il Milan sembra avere una struttura riconoscibile, una visione condivisa e figure che parlano la stessa lingua calcistica.

    Ed è proprio da qui che nascono i progetti vincenti.

    Il grande pentimento e il ritorno in Nazionale: perché Roberto Mancini è pronto a riprendersi l’Italia

    Malagò nominerà subito il CT per il Mondiale 2030: spunta un quadriennale per il ritorno in azzurro dell’ex tecnico

    Manca esattamente una settimana al voto che deciderà chi raccoglierà l’eredità di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC. La corsa è ormai un testa a testa tra Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, e Giovanni Malagò. L’ex presidente del CONI parte in netto vantaggio, potendo contare sul solido appoggio di Serie A, Serie B, Assocalciatori, Allenatori e delegati di peso tra Lega Pro e Dilettanti.

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    La priorità assoluta del nuovo esecutivo sarà la nomina del Commissario Tecnico, il cui compito principale sarà guidare l’Italia verso i Mondiali del 2030 (ospitati da Spagna, Portogallo e Marocco). Una scelta cruciale, che dovrà bilanciare garanzie tecniche, carisma e rispetto di nuovi parametri economici. A pochi giorni dalle elezioni, un nome mette d’accordo entrambi i candidati: Roberto Mancini. Tuttosport spiega il perché.

    A dispetto delle aspre critiche seguite al suo burrascoso addio nell’estate del 2023, il tecnico di Jesi possiede il profilo ideale per rilanciare il progetto azzurro. Mancini, recentemente liberatosi dall’Al Sadd dopo aver vinto il campionato in Qatar, sarebbe pronto a siglare un quadriennale da 2,5 milioni netti all’anno, una cifra che rispetta in pieno il nuovo tetto salariale federale fissato a 3 milioni.

    Dietro la disponibilità dell’ex CT non ci sono motivazioni economiche, ma un profondo senso di rivalsa. Mancini si è presto pentito dello strappo di un anno fa, nato da un mix impulsivo tra pressioni dell’entourage, incomprensioni contrattuali con la Federazione e la maxi-offerta saudita. Oggi, a spingerlo è la voglia di cancellare la macchia più buia della sua carriera: l’eliminazione contro la Macedonia del Nord e il conseguente Mondiale sfumato.

    I vertici federali puntano sulla sua voglia di rivincita e sulla sua comprovata capacità di lanciare i talenti (furono 57 i giovani fatti esordire nella sua precedente gestione). Un pragmatismo necessario, perché non ci sarà tempo per esperimenti o scelte azzardate. Già a settembre, l’Italia affronterà un avvio di Nations League durissimo, con incroci ravvicinati contro Belgio, Francia e un doppio scontro con la Turchia. Partite vere, dove conteranno solo le certezze.

    Milan, accordo raggiunto con Ruben Amorim: pronto un contratto fino al 2028

    Intesa totale tra il club rossonero e il tecnico portoghese Ruben Amorim: manca solo l’ufficialità

    Secondo le ultime Milan news, il club ha ormai definito tutti i dettagli per l’arrivo di Rúben Amorim sulla panchina rossonera. Secondo quanto riportato dal giornalista Matteo Moretto, l’allenatore portoghese è pronto a legarsi al club con un accordo di lunga durata che testimonia la volontà della società di avviare un nuovo ciclo tecnico sotto la sua guida.

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    L’intesa prevede la firma di un contratto valido fino al 2028, un segnale chiaro della fiducia che la dirigenza ripone nel progetto affidato all’ex tecnico lusitano. All’interno dell’accordo sarebbe stata inserita anche una clausola opzionale che consentirebbe di estendere il rapporto per un’ulteriore stagione, portando così la scadenza fino al 2029.

    Come riferito da Matteo Moretto, restano da completare soltanto gli ultimi passaggi burocratici e amministrativi. Nelle prossime ore verrà ultimata tutta la documentazione necessaria per formalizzare l’operazione e arrivare all’annuncio ufficiale.

    L’arrivo di Amorim rappresenterebbe una scelta importante per il futuro del Milan, che punta a costruire un progetto ambizioso e duraturo. Con l’accordo ormai definito, il tecnico portoghese è pronto a iniziare una nuova avventura in rossonero, in attesa della comunicazione definitiva del club.

    Il passaggio di consegne: Lamine Yamal pronto a sfidare gli Dei del calcio al Mondiale

    Tra copertine celebri e nuove gerarchie: fari puntati su Lamine Yamal, inizia il Mondiale della stellina della Spagna e del Barcellona

    Il crepuscolo delle storiche divinità calcistiche è davvero alle porte? A giudicare dalle 48 copertine dedicate da Sports Illustrated alle nazionali del Mondiale 2026, la transizione è in pieno svolgimento. Se l’Argentina e il Portogallo mettono in vetrina gli intramontabili Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, la Spagna sceglie come proprio simbolo il “ragazzo terribile” de La Masia: Lamine Yamal. Esploso all’Europeo di due anni fa e consacratosi al Barcellona senza rimanere schiacciato dal peso della maglia numero 10, il giovane talento rappresenta il volto nuovo del calcio.

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    A certificarlo ci pensa la rivista The Athletic, che posiziona Yamal al terzo posto tra i giocatori più influenti del torneo, riservando didascalie spietate ai veterani. Messi scivola al 25° posto («non corre, non pressa più»), mentre Ronaldo finisce in fondo alla lista, considerato una presenza legata perlopiù all’eredità storica («se gioca per sé e per i suoi record, il Portogallo perde»).

    L’incognita fisica e la maledizione della Roja

    Nonostante i numeri già da leader (6 gol e 12 assist in 25 presenze con la nazionale) e l’enorme impatto mediatico (43 milioni di follower su Instagram e la recente nomina ad ambasciatore Unicef), il percorso di Yamal presenta delle insidie concrete secondo La Stampa:

    • Le condizioni fisiche: un fastidio alla coscia lo ha fortemente condizionato nel finale della Liga e lo ha tenuto fuori nelle amichevoli pre-Mondiale. Il ct Luis de La Fuente lo ha dichiarato ristabilito, ma la prudenza potrebbe spingere a schierare dal primo minuto Baena e Oyarzabal.
    • Il tabù spagnolo: la nazionale iberica non vince una gara a eliminazione diretta dalla trionfale cavalcata del 2010. Spetterà al giovane talento cercare di spezzare questo incantesimo.

    La conquista degli States

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    Se in campo Yamal è già una certezza – tanto che lo stesso Messi lo ha definito in passato «il presente e il futuro» – negli Stati Uniti la partita della popolarità è ancora sbilanciata. Messi e Ronaldo sono icone assolute, popolari al punto da essere celebrati e invitati alla Casa Bianca da Donald Trump (con il figlio Barron grande fan di CR7).

    Al contrario, un recente video virale rilanciato da Fox ha mostrato Yamal aggirarsi del tutto inosservato con un carrello in un centro commerciale del Tennessee, negli Stati del Sud dove il calcio fatica ancora a penetrare. Per il fuoriclasse spagnolo, l’obiettivo è chiaro: incantare l’America a suon di dribbling tra Atlanta, Guadalajara e la successiva fase a eliminazione diretta. Solo così potrà far definitivamente crollare dal piedistallo le vecchie divinità, non solo sul piano del gioco ma anche della popolarità globale.

    Brasile, Ancelotti è già sotto accusa: critiche aspre rivolte al ct dopo il passo falso col Marocco. Scoppia il caso Neymar

    Brasile, Ancelotti è già sotto accusa: critiche aspre rivolte al ct dopo il passo falso col Marocco, con la Seleção che ha raccolto solo un pari

    Esordio complicato per Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile ai Mondiali. Il pareggio contro il Marocco ha acceso subito il dibattito attorno alla Seleção, con critiche pesanti arrivate da opinionisti, ex calciatori e media brasiliani. A raccontare il clima attorno al ct italiano è La Gazzetta dello Sport, che sottolinea come il brutto 1-1 abbia già messo Ancelotti sotto osservazione.

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    Il tecnico ha provato a ridimensionare la portata del risultato con una frase destinata a diventare uno slogan: «non si vince alla prima partita». Ma in Brasile la pazienza è poca, anche perché la nazionale non conquista un Mondiale dal 2002 e arriva da anni di instabilità tecnica. Ancelotti è infatti il quarto ct della Seleção dal Qatar e sta ancora cercando equilibrio: il dato dei 12 gol subiti in 13 partite conferma le difficoltà difensive.

    Brasile Ancelotti, le parole dopo il Marocco

    In conferenza stampa, l’ex allenatore di Real Madrid e Milan ha evitato di soffermarsi sui singoli: «Non parlo dei singoli». Poi ha analizzato la partita: «nel primo tempo eravamo ansiosi, abbiamo perso il possesso palla e c’era poco equilibrio in campo. Il secondo tempo è stato molto meglio; miglioreremo per la prossima partita».

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    Il ct è apparso però infastidito, soprattutto quando gli è stato contestato il timing delle sostituzioni: «Scusa, non so se ho capito bene la domanda: avrei ritardatole sostituzioni? Due a inizio secondo tempo e due dopo altri diciassette minuti: non ho perso tempo!».

    Brasile Ancelotti, critiche su formazione e scelte

    Endrick Brasile Marocco
    Brasile Ancelotti, critiche su formazione e scelte – CalcioNews24.com

    I cambi hanno migliorato il rendimento della squadra, ma non hanno cancellato i dubbi. Il Brasile è apparso lento, poco compatto e spesso scollegato tra i reparti. La mediana con Bruno Guimarães e Casemiro ha sofferto la qualità del Marocco, mentre davanti Igor Thiago, Raphinha e Vinicius non sono sempre riusciti a garantire il giusto equilibrio.

    In Brasile cresce anche la richiesta di vedere Endrick in campo. L’ex gloria Tostao ha invocato il giovane attaccante: «Schiera Endrick!». Più duro Paulo Vinicius Coelho, che ha definito Casemiro «lento come un vecchio camion che cerca di scalare una stretta strada sui Pirenei». Anche Carlos Eduardo Mansur ha criticato il rendimento della squadra: «Il Brasile sembrava una squadra che non si era allenata molto e che aveva attraversato un periodo caotico. La loro difesa era scadente e sono stati sopraffatti».

    Brasile Ancelotti, Neymar-gate e prossima svolta

    Anche Felipe Melo ha attaccato il ct a SporTV: «Ancelotti è uno dei più grandi tecnici della storia, ma non può permettersi di sbagliare e di commettere certi errori. Ha schierato una formazione sbagliata».

    Sul fondo resta il tema Neymar. Secondo il giornalista di O Globo Lauro Jardim, la convocazione del giocatore, ancora infortunato, avrebbe avuto radici politiche. Francisco Mendes, legato alla federazione, avrebbe detto: «Sono stato io a chiamare Neymar». Un altro fronte delicato per Ancelotti, chiamato ora a una risposta immediata: al Mondiale, come ricordano in Brasile, serve cambiare in fretta «perché al Mondiale non c’è tempo da perdere».

    Pavard rientra all’Inter dopo la parentesi al Marsiglia: dai motivi della rottura con lo spogliatoio nerazzurro al rebus sul futuro

    Pavard rientra ll’Inter dopo la parentesi al Marsiglia: dai motivi della rottura con lo spogliatoio nerazzurro al rebus sul futuro. Il punto sul francese

    Inter news: Benjamin Pavard tornerà ufficialmente a essere un giocatore nerazzurro dal 30 giugno, data in cui scadrà il prestito al Marsiglia. L’OM, infatti, non eserciterà il diritto di riscatto e il difensore francese rientrerà quindi alla base, almeno dal punto di vista contrattuale. Una situazione che apre un nuovo dossier di mercato per la dirigenza nerazzurra, chiamata a trovare una soluzione per il suo futuro.

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    L’esperienza in Francia non ha prodotto gli effetti sperati. Pavard, arrivato al Marsiglia per rilanciarsi dopo l’addio temporaneo all’Inter, non è riuscito a convincere il club a puntare ancora su di lui. Il rientro a Milano, però, non significa automaticamente reinserimento nel progetto tecnico.

    Pavard Inter, il retroscena sull’addio ai nerazzurri

    A fare il punto sulla situazione è stato Sportmediaset, ricostruendo anche i motivi che avevano portato alla separazione tra il difensore e il club nerazzurro: «Pavard è congedato dall’Inter in prestito con diritto di riscatto, dopo una probabile rottura con lo spogliatoio in seguito al Mondiale per Club. Gli atteggiamenti sbagliati, le partite di padel mentre per compagni e allenatore era infortunato, questi i motivi dell’addio.

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    Il francese ha fallito al Marsiglia, l’Inter è tornata proprietaria del cartellino. Lui tornerebbe volentieri all’Inter dove comunque ha giocato su alti livelli e vinto uno scudetto. Al momento, però l’opzione è alquanto impossibile. Trovargli una sistemazione è una delle missioni dei dirigenti dell’Inter ora».

    Pavard Inter, la missione del mercato nerazzurro

    Il nodo resta quindi la collocazione del giocatore. Pavard tornerebbe volentieri all’Inter, dove ha comunque vissuto momenti importanti e conquistato uno Scudetto, ma al momento questa ipotesi appare molto complicata. La società dovrà valutare eventuali offerte e capire se esistano margini per una nuova cessione, definitiva o in prestito.

    Per l’Inter, sistemare la posizione del francese diventa una delle priorità di mercato. Il rientro dal Marsiglia è ormai certo, ma il futuro di Pavard sembra destinato a essere lontano da Milano.

    Chi è Ounahi? Dall’exploit al Mondiale in Qatar alla retrocessione col Girona, ora ci pensa la Fiorentina!

    Ounahi è il nuovo nome per il centrocampo della Fiorentina: Paratici osserva il talento del Marocco. Caratteristiche tecniche e numeri

    La Fiorentina guarda con attenzione al mercato internazionale per rinforzare il centrocampo in vista della prossima stagione. Il nome nuovo, emerso dalle ultime news Fiorentina de La Gazzetta dello Sport, è quello di Azzedine Ounahi, centrocampista marocchino classe 2000 attualmente di proprietà del Girona e impegnato ai Mondiali con il Marocco.

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    I dirigenti viola, presenti in questi giorni negli Stati Uniti per confrontarsi con la proprietà Commisso, hanno assistito dal vivo alla sfida tra Marocco e Brasile, terminata 1-1. In quella occasione Fabio Paratici avrebbe apprezzato molto la prova del centrocampista, già protagonista assoluto con la nazionale di Walid Regragui al Mondiale in Qatar del 2022.

    Ounahi Fiorentina, perché piace alla dirigenza viola

    Ounahi non è un nome nuovo per la rete scouting della Fiorentina. Il giocatore era già stato seguito negli ultimi mesi, con alcuni osservatori viola presenti anche in Spagna per valutarlo dal vivo con la maglia del Girona. Nella lista dei profili monitorati c’era anche Arnau Martinez, esterno spagnolo accostato in passato a diversi club italiani.

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    Il centrocampista marocchino avrebbe superato una prima selezione interna ed è finito tra gli obiettivi concreti per la Viola che verrà. Alla Fiorentina piace soprattutto per la sua duttilità: può giocare da regista, ruolo in cui servirebbe un’alternativa a Nicolò Fagioli, ma anche da mezzala, sfruttando conduzione, tecnica e capacità di rompere le linee palla al piede.

    Ounahi Fiorentina, carriera e numeri recenti

    Ounahi Marsiglia Atalanta
    Ounahi Fiorentina, carriera e numeri recenti – CalcioNews24.com

    Nato a Casablanca, Azzedine Ounahi è alto 1,82 metri ed è destro di piede. Il suo percorso è cresciuto in modo graduale: dopo la formazione in Francia e l’esperienza all’Avranches, si è imposto all’Angers, dove ha attirato l’attenzione internazionale. Il grande salto è arrivato nel gennaio 2023, quando l’Olympique Marsiglia lo ha acquistato dopo l’exploit mondiale.

    Nel 2023/24, con il Marsiglia, ha raccolto 21 presenze in Ligue 1, con 2 gol e nessun assist. Nella stagione successiva, al Panathinaikos, ha ritrovato continuità: 25 presenze in campionato, 5 gol e una stagione complessiva da 37 presenze e 6 reti.

    Nel 2025/26, al Girona, ha chiuso con 24 presenze in Liga, 5 gol, 2 assist e circa 1.760 minuti giocati. Numeri importanti, pur dentro una stagione conclusa con la retrocessione del club catalano.

    Ounahi Fiorentina, l’esplosione in Qatar e il rischio concorrenza

    Il punto più alto della carriera di Ounahi resta il Mondiale 2022 in Qatar, quando fu una delle grandi rivelazioni del Marocco semifinalista. La sua prestazione contro la Spagna agli ottavi fece il giro del mondo, grazie a qualità tecnica, personalità e capacità di dominare il centrocampo con naturalezza.

    La Fiorentina sperava di poter approfittare della retrocessione del Girona per trattare a cifre contenute. Il nuovo Mondiale, però, rischia di far salire rapidamente quotazioni e concorrenza. Per questo il club viola monitora la situazione con attenzione: Ounahi è un profilo moderno, tecnico e dinamico, perfetto per aggiungere qualità e soluzioni alla mediana.

    Inizia l’era Carnevali alla Juve, primo giorno alla Continassa: tra conti, mercato e confronto con Spalletti

    Inizia l’era Carnevali alla Juve, primo giorno alla Continassa: tra conti, mercato e confronto con Spalletti. Il programma della giornata

    È iniziata ufficialmente l’avventura di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato e direttore generale della Juventus. Alle ore 8:00, alla Continassa, il dirigente ha cominciato il suo nuovo percorso bianconero dopo il lungo ciclo al Sassuolo, dove ha costruito negli anni un modello riconosciuto per sostenibilità, scouting e valorizzazione dei calciatori.

    Secondo quanto riportato da Tuttosport, i giorni precedenti al suo insediamento sono stati particolarmente intensi. Nel weekend, infatti, Carnevali ha avuto un summit a Forte dei Marmi con Luciano Spalletti, primo riferimento tecnico del nuovo corso juventino. Un confronto utile per iniziare a delineare le priorità, sia sul piano della rosa sia su quello della strategia complessiva.

    Carnevali Juventus, subito focus sui conti

    Il primo passaggio dell’agenda del nuovo dirigente riguarda l’aspetto economico. Carnevali avrà infatti un vertice immediato con il team finanziario per analizzare nel dettaglio i conti del club e comprendere i margini di manovra. Un punto centrale sarà rappresentato dal settlement agreement da definire con la Uefa, accordo destinato a stabilire il perimetro entro cui la Juventus potrà muoversi sul mercato.

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    Prima di accelerare sulle trattative, dunque, servirà avere un quadro chiaro delle possibilità operative. Alcune piste sono già state impostate, come quelle legate ad Alexander Sorloth e Dibu Martinez, ma ogni mossa dovrà essere valutata alla luce degli equilibri finanziari.

    Carnevali Juventus, cessioni e futuro di Vlahovic

    La linea di partenza è chiara: per intervenire in entrata, la Juventus dovrà prima lavorare sulle cessioni. Vendere bene è sempre stata una delle specialità di Carnevali, così come individuare profili interessanti a costi sostenibili. A Torino, però, peso e dimensioni cambiano rispetto al Sassuolo, anche se i principi di gestione restano simili.

    In questo scenario, il futuro di Dusan Vlahovic può diventare un dossier centrale. Trattenere il centravanti serbo potrebbe rivelarsi una scelta utile anche sotto il profilo economico, mentre non è detto che la cessione di Gleison Bremer debba rappresentare l’unica soluzione per sistemare i conti.

    Il primo giorno di Carnevali alla Juventus segna quindi l’avvio di una nuova fase: più attenzione ai bilanci, dialogo diretto con Spalletti e un mercato da costruire con lucidità.

    Allegri al Napoli, settimana decisiva: il tecnico pronto a liberarsi dal Milan

    Allegri al Napoli, si entra nella settimana decisiva: il tecnico pronto a liberarsi dal Milan. Le ultime tappe verso l’ufficialità

    Si apre una settimana decisiva per il futuro di Massimiliano Allegri. Il tecnico toscano, esonerato dal Milan al termine di una stagione chiusa con grande amarezza, è pronto a definire la risoluzione del contratto che lo lega ancora per un anno al club rossonero. Solo dopo questo passaggio potrà iniziare ufficialmente la nuova avventura sulla panchina del Napoli.

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    Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore di Juventus e Milan avrebbe gestito con calma e pazienza una fase molto delicata della propria carriera. Dopo la delusione per il finale vissuto in rossonero, Allegri è ora chiamato a voltare pagina e a ripartire da un progetto ambizioso, costruito per restare ai vertici del calcio italiano.

    Allegri Napoli, De Laurentiis punta sulla sua esperienza

    Il presidente Aurelio De Laurentiis ha scelto Allegri per dare continuità alla mentalità vincente del Napoli dopo il biennio di Antonio Conte. L’obiettivo del club azzurro sarà quello di restare stabilmente nell’élite della Serie A, con la qualificazione in Champions League come punto di partenza e senza escludere traguardi più ambiziosi.

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    Per Allegri sarebbe pronto un contratto biennale da 4,5 milioni di euro a stagione, con opzione per un terzo anno a favore del club. Nell’intesa sarebbero previsti anche bonus importanti in caso di Scudetto o risultati di prestigio in Champions League.

    Allegri Napoli, mercato già studiato con Manna

    Prima dell’annuncio, resta però da completare l’addio al Milan. Nei giorni scorsi l’agente del tecnico ha riallacciato i contatti con Massimo Calvelli, membro del cda rossonero che ha ereditato temporaneamente i poteri di firma dell’ex ad Giorgio Furlani. Anche il Milan avrebbe interesse a chiudere rapidamente la questione per programmare il proprio rilancio.

    Intanto Allegri avrebbe già iniziato a confrontarsi con il ds Giovanni Manna sulla rosa del Napoli. Non è prevista una rivoluzione, ma alcuni innesti saranno necessari: un terzino di spinta, un centrale difensivo, un esterno offensivo e, in caso di uscite importanti, anche un centrocampista di alto livello. Tra i nomi monitorati ci sono Khalaili, Dodò, Juanlu Sanchez, Mario Gila, Zeballos e Adrien Rabiot, profilo molto gradito al tecnico.

    I prossimi giorni saranno dunque decisivi: Allegri si prepara a chiudere col Milan e ad aprire ufficialmente il nuovo capitolo al Napoli.

    Pagelle Olanda Giappone: bene Malen e Nakamura, delude Gakpo – TOP e FLOP

    Pagelle Olanda Giappone: i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali

    Top e Flop di Olanda Giappone 2-2: i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali.

    I Top

    • Ryan Gravenberch (Olanda): il vero motore offensivo degli Oranje nella ripresa. Fornisce due assist decisivi e puliti: prima pennella il cross per la testa di Van Dijk, poi serve a Summerville il pallone del momentaneo 2-1. Fondamentale.
    • Zion Suzuki (Giappone): se il Giappone resta a galla in un primo tempo a tratti dominato dall’Olanda, il merito è quasi tutto suo. Compie interventi di puro istinto, superandosi con “riflessi straordinari” in particolare sui continui tentativi di Donyell Malen, a partire dal primo dopo appena due minuti. Lo stile è rivedibile, l’efficacia c’è.
    • Keito Nakamura (Giappone): una spina nel fianco costante per la retroguardia olandese. Sfiora il gol nel primo tempo e trova la rete dell’1-1 nella ripresa con un destro secco dal limite dell’area che sorprende Verbruggen, dimostrando grande reattività nel rispondere all’immediato svantaggio. Sbaglia qualche cross, ma ha il fuoco addosso
    • Donyell Malen (Olanda): si gran lunga il giocatore più pericoloso del primo tempo. Costituisce un riferimento offensivo costante, si sbatte, protegge palla e impegna severamente Suzuki in almeno tre occasioni nitide.

    I Flop

    • Cody Gakpo (Olanda): una serata opaca per l’esterno olandese. Attira spesso i raddoppi avversari ma pecca gravemente di precisione, mancando un’ottima occasione da palla inattiva in cui arriva lungo e “spara altissimo”. Sostituito nel finale senza lasciare il segno, se non un tiro sul primo palo respinto in corner da Suzuki. Unica consolazione: la squadra lo cerca molto, considerandolo determinante per qualche strappo (che nel primo tempo monocorde non si è visto, non del tutto per colpa sua).
    • La marcatura giapponese su Van Dijk (Giappone): la difesa nipponica, fino a quel momento attenta e organizzata, commette una grave leggerezza in occasione del gol dell’1-0. Si perde “colpevolmente” il difensore olandese in piena area di rigore, concedendogli tutto lo spazio per colpire di testa. Watra
    • Memphis Depay (Olanda): entra al 70′ al posto di Malen per dare freschezza all’attacco, ma il suo impatto sulla gara è negativo. Rimedia un’ammonizione ingenua e pericolosa poco dopo il suo ingresso, travolgendo un avversario in un contrasto aereo senza nemmeno guardare il pallone.

    Olanda Giappone, la partita di Ueda: il focus sulla prestazione dell’attaccante

    Olanda Giappone, la partita di Ueda: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante nella gara d’esordio al Mondiale 2026

    Uno dei protagonisti annunciati di Olanda Giappone, la gara del primo turno del gruppo F al Mondiale 2026, è senza dubbio Ayase Ueda, autore di una stagione super quest’anno con la maglia del Feyenoord. Ecco la nostra analisi sulla sua partita.

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    PRIMO TEMPO

    A guidare l’attacco del Giappone c’è il capocannoniere dell’Eredivisie. E, ulteriore paradosso, nessuno dei 4 difensori schierati da Koeman gioca nel campionato olandese, come del resto nella squadra di partenza. La prima giocata è un’ottima torsione con allargamento del gioco sulla sinistra. Al 6’ si evidenzia come Ueda serva molto per lanciare i contropiedi, quando riceve palla al centro lo smista rapidamente. Nella prima metà del primo tempo il Giappone è molto basso, il lavoro del centravanti del Feyenoord è più che altro quello di stare dietro la linea della palla e provare a schermare qualche linea di passaggio nella costruzione dei difensori orange. Al 33′ non riesce a gestire un pallone respinto dalla sua difesa, funziona a suo danno l’aggressione organizzata dell’Olanda. Cosa che si ripete poco dopo, con Van Dijk che lo domina con un anticipo netto. Al 44’ finalmente Ueda può andare al tiro: riceve palla su un movimento a mezza luna fatto benissimo, calcia di prima per evitare la chiusura di Van Dijk, cerca il primo palo e trova solo l’esterno della rete.

    SECONDO TEMPO

    Primo pallone toccato nella ripresa è l’aggancio su una rimessa, che porta avanti per guadagnare qualche metro lungo l’out. Nonostante il vantaggio olandese a inizio ripresa, l’atteggiamento nipponico non cambia, impossibile per Ueda riuscire a entrare in azione se le cose stanno così. Al 57′ si coordina male in area su un cross di Nakamura: paradossalmente meglio così, l’azione prosegue e lo stesso Nakamura si inventa l’1-1. Al 76′ si coordina per una rovesciata, negatagli dalla spizzata del compagno Ogawa che è entrato per stargli vicino in area di rigore. La gara di Ueda termina a 6 minuti dalla fine, Shiogai prende il suo posto. Gara insufficiente, la prima punta del Giappone ha toccato davvero troppi pochi palloni per meritare di più.

    Chi è Sima Suso? Caratteristiche e numeri del mediano che il Venezia vuole regalarsi dopo la promozione in Serie A

    Chi è Sima Suso? Alla scoperta del mediano del Fortuna Düsseldorf, finito sul taccuino del Venezia per la prossima stagione

    Il Venezia guarda al mercato estero per rinforzare il centrocampo in vista della prossima stagione in Serie A. Secondo quanto riportato da Trivenetogoal, il club arancioneroverde avrebbe messo nel mirino Sima Suso, centrocampista classe 2005 attualmente in forza al Fortuna Düsseldorf. Un profilo giovane, fisico e con margini di crescita, già stabilmente inserito nel calcio professionistico tedesco.

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    I contatti tra le parti sarebbero già stati avviati, con l’obiettivo di capire se esistano le condizioni per portare il giocatore in Italia durante questa sessione di mercato. Un elemento potenzialmente favorevole riguarda la disponibilità dello stesso Suso, che avrebbe aperto alla possibilità di trasferirsi nel campionato italiano. La trattativa resta ancora in una fase iniziale, ma il Venezia continua a monitorare con attenzione la situazione.

    Sima Suso Venezia, numeri e percorso del centrocampista

    Il nome completo del giocatore è Klaus Sima Suso. Nato il 28 maggio 2005 a Bergisch Gladbach, in Germania, ha cittadinanza tedesca e origini gambiane. Il suo percorso giovanile è iniziato tra Bayer Leverkusen, Fortuna Köln e Dynamo Dresden, prima dell’approdo nel settore giovanile del Fortuna Düsseldorf.

    Nel dicembre 2023 il club tedesco lo ha promosso tra i professionisti, mentre nel gennaio 2025 è arrivato il prestito all’Hansa Rostock, senza opzione di acquisto, fino al termine della stagione. Un passaggio utile per accumulare esperienza e minuti in un contesto competitivo.

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    Nella stagione 2025/26, con il Fortuna Düsseldorf in 2. Bundesliga, Suso ha collezionato 24 presenze, segnando 1 gol. I dati raccontano un giocatore molto presente nel lavoro senza palla: 180 contrasti vinti, 12 duelli aerei vinti, 197,5 chilometri percorsi, 264 sprint e una velocità massima di 33,21 km/h. Numeri che evidenziano intensità, fisicità e capacità di coprire campo.

    Sima Suso Venezia, ruolo e caratteristiche tecniche

    Sima Suso viene indicato principalmente come centrocampista centrale, ma la sua duttilità lo rende utilizzabile anche da mediano o in posizioni più arretrate. Mancino, con una struttura fisica importante di 1,90 metri, può garantire equilibrio, copertura e presenza nei duelli.

    Non è un profilo da grandi numeri offensivi, ma un giocatore utile per dare sostanza alla mediana. Il Venezia cerca giovani da valorizzare e il classe 2005 del Fortuna Düsseldorf risponde perfettamente a questa idea: margini di crescita, esperienza già significativa e caratteristiche adatte a un progetto tecnico ambizioso.

    Moviola Olanda Giappone: gli episodi dubbi del match diretto da Elfath

    Moviola Olanda Giappone: gli episodi dubbi del match diretto da Elfath, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

    Moviola Olanda Giappone: gli episodi dubbi del match diretto dall’arbitro statunitense Ismail Elfath, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

    PRIMO TEMPO

    Le prime raccomandazioni del direttore di gara riguardano i contatti sui corner. Dubbi al 14′ su un possibile angolo a favore del Giappone, non accordato per una possibile deviazione di Maeda. Gara di assoluta correttezza nelle fasi iniziali: solo 3 i fischi a metà primo tempo. Alla mezzora palla deviata dall’arbitro in un attacco dell’Olanda: gioco arrestato e ripreso. Solo 3 i minuti di recupero, di fatto quelli del cooling break. Si va all’intervallo con soli 6 falli complessivi, equamente spartiti, segno di una gara tattica, con ben poche accensioni agonistiche e, di conseguenza, semplice da arbitrare.

    SECONDO TEMPO

    Sul gol olandese di Van Dijk il Giappone protesta per una spinta del capitano del Liverpool su Watanabe, non sembra tale da portare a mettere in discussione la convalida dell’1-0. Il Giappone pareggia poco dopo, Maeda è sulla traiettoria del tiro di Nakamura ma non viene considerato in posizione irregolare. All’ora di gioco primo cartellino: su una ripartenza di Watanabe, Summerville lo aggancia e riceve un giusto giallo. Al 66′ Gakpo va via e prosegue l’azione, l’assistente segnala subito la posizione di fuorigioco e fa benissimo. All’83’ Depay riceve un’ammonizione per avere colpito Taniguchi disinteressandosi del pallone. Sono 6 i minuti di recupero, inaugurati da un giallo a Van de Ven che cintura Ito. Termina 2-2 una gara correttissima, con soli 14 falli (7 a testa). Solo gli olandesi sono stati ammoniti (3), nessun cartellino per il Giappone.

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