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Hellas Verona, 40 anni dalla conquista dello Scudetto. Un percorso straordinario (la provincia contro le grandi)

Hellas Verona, 40 anni dalla conquista dello storico Scudetto. Un percorso straordinario sotto tutti i punti di vista

Quarant’anni fa, l’Hellas Verona scrisse una delle favole più belle del calcio italiano, conquistando lo scudetto il 12 maggio 1985 con una giornata di anticipo. Nonostante non avesse fuoriclasse in rosa, la squadra di Osvaldo Bagnoli – il “Mago della Bovisa” – riuscì a imporsi grazie a un gruppo compatto, motivato e perfettamente amalgamato. In un’epoca dominata da campioni come Platini, Maradona, Zico e Rummenigge, Verona vinse un campionato difficilissimo con 15 vittorie, 13 pareggi e solo 2 sconfitte, diventando il primo e unico club di una città non capoluogo di regione a trionfare nella Serie A a girone unico.

La stagione 1984-85 fu costruita con intelligenza, puntando su nuovi innesti stranieri come Briegel ed Elkjær Larsen, e mantenendo uno zoccolo duro già rodato. Il Verona stupì fin dall’inizio, battendo squadre blasonate e mantenendo la vetta con determinazione. L’episodio simbolo fu il celebre gol di Elkjær alla Juventus, segnato senza una scarpa. Dopo mesi in testa, il pareggio del 12 maggio a Bergamo contro l’Atalanta diede la certezza matematica del titolo, facendo esplodere la città in un grido di gioia. La festa continuò nell’ultima giornata con la vittoria sull’Avellino, coronando un sogno divenuto realtà.

40 anni dello scudetto del Verona

Dall’illusione nerazzurra di Ceravolo alla beffa finale di Tagliavento: Atalanta Roma 2009/2010

La partita tra Atalanta e Roma targata 2010: dal vantaggio nerazzurro al ribaltone fino alle polemiche contro l’arbitro Tagliavento

Atalanta-Roma è sempre stata una gara dove le polemiche sono state all’ordine del giorno, soprattutto per quanto concerne alcune decisioni arbitrarie un po’ controverse: per certi versi addirittura fatali nel raggiungimento degli obiettivi della Dea. Su tutte sicuramente la sfida del 2009/2010.

I nerazzurri di Conte sono in piena crisi di gioco, serenità e anche risultati (l’ultimo contro il Lumezzane in Coppa Italia), ma vogliono conquistare una vittoria davanti al loro pubblico ai danni della Roma di Ranieri: lanciati verso lo scudetto.

L’inizio si dimostra favorevole alla Dea che passa in vantaggio con un super goal di Fabio Ceravolo sulla sinistra fece impazzire la difesa giallorossa: l’ex numero 70 era uno dei pupilli del tecnico orobico nel 4-2-4. I nerazzurri giocano molto bene dove il mancato raddoppio di Bellini viene tappato dal pareggio di Vucinic a fine primo tempo.

Nella ripresa la Roma passa in vantaggio di testa con Perrotta, e da lì ricomincia l’assedio dell’Atalanta puntando molto sia sulla qualità di Valdes che di Doni (subentrato), fino a quando a 5 minuti dal termine Cristiano serve in area Tiribocchi che si trova a tu per tu con l’estremo difensore giallorosso, ma Juan lo atterra in maniera evidente.

Nonostante ciò, l’arbitro Tagliavento decide sotto 18 mila fischi di non dare il rigore all’Atalanta, con la squadra piena di rabbia nei confronti del direttore di gara. Finisce 1-2 per la Roma. Paradossale che con il senno di poi lo stesso Tagliavento fu attore protagonista in quell’Atalanta-Bologna che costò la Serie A ai bergamaschi.

La Grande Inter, Aristide Guarneri: «Battemmo 3-0 un Liverpool fortissimo e Mazzola portò questo disco. Ero juventino, ecco come sono arrivato a giocare in nerazzurro»

Inter, le parole di Aristide Guarneri sulla finale di Coppa Campioni vinta dai nerazzurri contro il Liverpool

Nell’avvicinarsi della finale di Champions League, è fatale che chi abbia vinto il trofeo europeo venga intervistato. Tra questi c’è Aristide Guarneri, centrale della Grande Inter che di Coppe dei Campioni ne ha portate in bacheca ben due consecutive. Ecco la sua testimonianza a La Gazzetta dello Sport.

1965: INTER-LIVERPOOL 3-0 – «Confesso. Non ho molti ricordi di quella partita. Ho più in mente quella dopo, la finale col Benfica: la giornata di pioggia, il terreno fangoso che oggi una partita così mica te la farebbero giocare, il gol di Jair».

GLI 85.000 ALLO STADIO – «Quello sì che lo ricordo, e bene. Da ragazzo l’ho fatto anch’io: si andava dentro prima, a prendere il posto e ci si portava da mangiare. Quante partite ho visto appollaiato sui gradini degli scaloni».

DOVE HA INIZIATO A GIOCARE – «Ma no, qui a Cremona. Fu una cosa velocissima. Ero al Codogno in promozione, l’anno dopo già al Como in B, avevo solo 18 anni, una riserva. Ma a volte la fortuna… Alla prima amichevole mettono fuori tre titolari per ragioni disciplinari e mi mandano in campo da terzino sinistro, solo che io ero uno stopper. Non sono più uscito. Poi il campionato dopo all’Inter: tutto in tre anni. Sentite questa: mi convoca la Nazionale di B a Milano, il massaggiatore mi blocca e sussurra: “Tu vieni all’Inter”. “Ma sei matto?” dico. Io tifavo Juve e tanto anche, ne ricordo ancora la formazione, avevo persino iniziato nella Juventina. Invece esordii alla quarta partita: Inter-Spal 8-0, cinque gol di Angelillo».

A FINE INTER-LIVERPOOL GLI ALTOPARLANTI SUONARONO “WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN” – «L’avevano cantata a Liverpool all’andata. Loro erano forti davvero, era finita 3-1 e i gol in trasferta non valevano il doppio. Ci davano per spacciati. Ma Mazzola arrivò con quel disco sotto il braccio, andando dritto dallo speaker: “Se passiamo metti questa”. Non dimentico soprattutto il gol di Giacinto, il terzo. Picchi-Bedin-Mazzola-Facchetti. Che giocatore Giacinto: 62 gol da terzino, neppure uno su rigore o punizione».

Tottenham, Postecoglou: «Sono deluso, non siamo nemmeno lontanamente al livello in cui dovremmo essere»

Le parole di Ange Postecoglou, tecnico del Tottenham, dopo l’ennesima sconfitta degli Spurs in Premier League contro il Crystal Palace

Se Manchester piange, Londra di sicuro non ride: il Tottenham – l’altra finalista di Europa League – ha perso ancora in casa contro il Crystal Palace confermando il diciassettesimo posto in Premier e a fine partita Postecoglou ha parlato a Sky Sport UK. Di seguito le sue parole.

DELUSIONE E MANCANZA DI CONTROLLO – «È stata una delusione, non siamo mai davvero entrati in partita e non l’abbiamo controllata in nessun momento».

PRESSIONE E CAMBIAMENTI – «La pressione? Finora l’abbiamo gestita bene, non è quello il problema. Il problema è fare molte modifiche: non stiamo reagendo bene a questo».

SCONFITTE E LIVELLO – «Se pensate che avremmo potuto avere 20 sconfitte in campionato senza essere arrivati in finale, allora non so davvero come altro descriverlo».

OBIETTIVI E OPPORTUNITÀ – «Sono deluso, è chiaro che non siamo nemmeno lontanamente al livello che dobbiamo raggiungere. Stiamo facendo cambiamenti e i ragazzi stanno avendo delle opportunità».

Manchester United, Amorim lancia l’allarme: «Stiamo perdendo la sensazione di essere un grande club; è la cosa peggiore che può capitare»

Manchester United, le parole di Ruben Amorim, tecnico dei Red Devils, dopo la sconfitta di ieri al West Ham e il campanello d’allarme per il club

Nonostante la finale di Europa League raggiunta, la stagione del Manchester United si avvia ad una desolante conclusione: i Red Devils sono sedicesimi in Premier League e ieri hanno perso l’ennesima partita in casa ad Old Trafford contro il West Ham. Di seguito le parole del tecnico Amorim dopo la partita.

GRANDE CLUB E CULTURA DELLA SCONFITTA – «Stiamo perdendo la sensazione di essere un grande club e che perdere una partita in casa è la fine del mondo. Se non abbiamo più paura di perdere una partita come Manchester United, questa è la cosa più pericolosa che possa capitare a un grande club».

PROBLEMI OLTRE LA FINALE – «Tutti qui devono riflettere seriamente su molte cose, tutti pensano alla finale di Europa League, ma il problema non è la finale. Ci sono questioni più importanti da affrontare. Sto parlando di me stesso, della cultura del club e della cultura della squadra: dobbiamo cambiarla».

FUTURO E RESPONSABILITÀ – «È un momento decisivo nella storia del club. Dobbiamo essere davvero forti in estate e coraggiosi, perché non possiamo permetterci un’altra stagione come questa. Se cominciamo così, se questa sensazione persiste, allora dobbiamo lasciare spazio ad altre persone».

VERGOGNA IN CLASSIFICA – «Mi sento imbarazzato quando guardo la classifica di Premier League».

Krstovic leader a Lecce, ma il suo futuro può essere lontano dal Salento: tanti club sul bomber montenegrino

Lecce, Krstovic potrebbe lasciare i salentini in estate? Leader e bomber dei giallorossi, ecco le interessate e la valutazione del club

Nella stagione 2024-2025, che vede il Lecce lottare con le unghie e con i denti per la permanenza in Serie A, Nikola Krstovic si è imposto come il finalizzatore principe e uno dei leader emotivi della squadra salentina. Il centravanti montenegrino, alla sua seconda annata nel massimo campionato italiano, ha messo a segno finora 11 gol in 35 presenze in Serie A, a cui si aggiunge una rete in Coppa Italia. Un bottino di tutto rispetto per un attaccante di una squadra invischiata nella parte bassa della classifica, con un coinvolgimento totale in 14 azioni da gol (inclusi 3 assist). Cinque di queste reti sono arrivate tra le mura amiche del Via del Mare, mentre ben sei sono state realizzate in trasferta, a testimonianza della sua capacità di incidere anche lontano da casa. La sua media di 0.34 gol per 90 minuti lo colloca tra gli attaccanti più efficaci in relazione al contesto di squadra.

Il Rendimento Oltre i Numeri: Un Guerriero per il Lecce

Al di là delle statistiche realizzative, la stagione di Krstović è stata un manifesto di dedizione e spirito combattivo. Spesso isolato contro le difese avversarie, ha lavorato instancabilmente per la squadra, fungendo da punto di riferimento per far salire i compagni, lottando su ogni pallone e pressando i difensori. Sebbene la continuità realizzativa abbia conosciuto, come è fisiologico, alcuni momenti di flessione, il suo apporto in termini di pericolosità e impegno non è mai mancato, rendendolo un idolo per i tifosi giallorossi e un elemento cruciale per le speranze di salvezza del Lecce.

Calciomercato Estivo: Le Pretendenti Italiane e l’Ombra del Betis

Le prestazioni del bomber montenegrino non sono sfuggite agli osservatori di mercato. Già nella sessione di gennaio 2025, il Real Betis aveva presentato un’offerta concreta, riportata intorno ai 15 milioni di euro, che il Lecce ha però rispedito al mittente, segno della volontà di trattenere il giocatore per la volata salvezza. In Italia, l’interesse è vivo e concreto:

Fiorentina: Da tempo alla ricerca di un centravanti con le sue caratteristiche, i viola, secondo diverse indiscrezioni, vedono in Krstović un profilo ideale, specialmente in caso di partenze nel proprio reparto offensivo.
Napoli: Anche il club partenopeo, come segnalato da Tuttosport ad aprile, avrebbe inviato osservatori per visionarlo da vicino, considerandolo un potenziale rinforzo.
Inter e Milan: Secondo l’esperto di mercato Nicolò Schira (marzo 2025), anche le due milanesi starebbero monitorando attentamente la situazione dell’attaccante.
Torino: È un altro club che, secondo le voci, sarebbe “alla finestra”, con il presidente Cairo potenzialmente interessato a un investimento sul montenegrino.

Non mancano sondaggi generici da club della Bundesliga e della Premier League, attratti dal suo profilo di attaccante fisico e combattivo con un buon record realizzativo in un campionato tattico come la Serie A.

Quotazione e Scenari Futuri: Decisive le Ultime Giornate

Attualmente, il valore di mercato di Nikola Krstovic, secondo piattaforme specializzate come Transfermarkt, si aggira intorno ai 14 milioni di euro (dato aggiornato a marzo 2025). Tuttavia, le richieste del Lecce, come dichiarato dal DS Pantaleo Corvino e riportato da più fonti, sarebbero significativamente più alte, puntando a una cifra tra i 20 e i 25 milioni di euro. Questa valutazione potrebbe essere trattabile, specialmente in caso di mancata salvezza del club salentino.

L’esito della stagione del Lecce sarà determinante: la permanenza in Serie A darebbe ai giallorossi una maggiore forza contrattuale per trattenerlo o per cederlo alle proprie condizioni. In caso di retrocessione, invece, la partenza di Krstovic diventerebbe quasi scontata, con molti club pronti a cogliere l’occasione per assicurarsi un attaccante di comprovata efficacia a un prezzo potenzialmente più contenuto. Le prossime, infuocate settimane di campionato definiranno non solo il destino del Lecce, ma anche il futuro immediato del suo bomber.

Como, e se Fabregas lasciasse? Iniziano i casting per il sostituto: due nomi in pole position

Como, in caso di addio di Cesc Fabregas i lariani sono già al lavoro per trovare il sostituto: due nomi in pole position

Le dichiarazioni di Cesc Fabregas dopo la sesta vittoria consecutiva del Como hanno acceso i riflettori sul futuro del tecnico spagnolo, sempre più ambito anche fuori dall’Italia. Le voci su un incontro recente con i dirigenti del Bayer Leverkusen, in cerca di un sostituto per Xabi Alonso destinato al Real Madrid, hanno rafforzato l’idea di un possibile addio. Fabregas non ha smentito: ha parlato di eredità e di voler lasciare una squadra solida e ben strutturata. Intanto, i numeri del Como – pressing alto, recupero palla e solidità – stanno attirando attenzioni anche da club come il Milan o la Roma. In un’intervista su Sky ha ribadito: «La vita è fatta di opportunità e timing».

Nel caso in cui Fabregas lasciasse, il Como si starebbe già muovendo per garantire continuità. Secondo la Gazzetta dello Sport, i profili valutati rientrano tutti in un’idea precisa: allenatori giovani, affamati e con una formazione moderna. Il nome in cima alla lista è quello di Davide Ancelotti, figlio di Carlo, pronto a staccarsi dal padre e cominciare la carriera da primo allenatore. In alternativa c’è Álvaro Arbeloa, attualmente alla guida dell’Under 19 del Real Madrid. In entrambi i casi, il legame tra Como e Madrid, già rinsaldato con l’operazione Nico Paz, potrebbe rivelarsi decisivo.

Clasico, spettacolo, ma anche i soliti veleni e polemiche: «Fallo, meno male», il giallo sulle parole registrate dal VAR

Clasico, non sono mancati veleni e polemiche nella spettacolare gara tra Barcellona e Real Madrid, vinta dai blaugrana: il mistero su un «Meno male» registrato dal VAR

Il Clasico di ieri ha regalato un’altra pagina memorabile di calcio spettacolo, con il Barcellona che ha battuto 4-3 il Real Madrid in una partita ricca di emozioni, ribaltamenti e gol. Il successo permette ai blaugrana di allungare a +7 sui rivali a tre giornate dal termine, mettendo una seria ipoteca sulla Liga. Ma come spesso accade negli scontri tra queste due squadre, non sono mancate le polemiche. In particolare, al centro dell’attenzione è finito il gol annullato a Fermín López al 96′, che avrebbe portato il risultato sul 5-3. Il motivo: un fallo di mano giudicato evidente dal VAR, ma durante la revisione si sentono pronunciare due parole che hanno scatenato il dibattito.

“Meno male“, si sente dire da una voce non identificata nella registrazione audio pubblicata dalla Federazione spagnola, ma non sottotitolata ufficialmente nel video. La frase, percepita come potenzialmente rivelatrice di un atteggiamento poco imparziale, ha sollevato dubbi e proteste, soprattutto dalla stampa catalana. Di seguito la conversazione trascritta da Mundo Deportivo:

CONVERSAZIONE VAR – «Ascoltami, Alex. Abbiamo appena individuato una mano, ok? Vieni a vederla, per favore».
VOCE SCONOSCIUTA – «È alto, meno male. Sì, sì, assolutamente».
HERNÁNDEZ HERNÁNDEZ (ARBITRO) – «Okay, perfetto. Vai avanti, colpisce la sua mano, sì. La palla sta per uscire e ora dammi una ripresa larga così posso vedere tutta l’azione, vedere come finisce. Ok, perfetto, la mano è chiaramente alzata. Annullo il gol».

Ancelotti: «Commesso errori evidenti sui gol: questo era l’ultimo Clasico…»

Le parole di Carlo Ancelotti, tecnico del Real Madrid, dopo la sconfitta subita nel Clasico con il Barcellona: «Non è andata bene, ma…»

ANCELOTTI DOPO IL CLÁSICO – «Abbiamo attaccato bene, ma abbiamo commesso errori abbastanza evidenti che ci sono costati i gol. Questo era l’ultimo Clásico della stagione, ora dobbiamo finirla nel miglior modo possibile vincendo le tre partite che restano».

LA RIMONTA SUBITA – «Dovevamo difendere meglio, oggi è evidente. Abbiamo difeso male, punto. Abbiamo regalato alcune occasioni e ci hanno puniti. Non bisogna dimenticare che ci mancavano cinque difensori».

MBAPPÉ E L’ATTACCO – «Mbappé ha fatto bene. Tutte le occasioni che abbiamo avuto sono state molto chiare, abbiamo attaccato bene alle spalle di una difesa alta. Ne abbiamo segnati tre e ce ne hanno annullati due per fuorigioco. In attacco avevamo le idee chiare. Abbiamo avuto l’opportunità di fare il 4-4 due volte. È stata una partita equilibrata e combattuta fino alla fine. Io ho visto questa partita, contro una grande squadra. Non posso rimproverare nulla ai miei giocatori per atteggiamento e impegno. Non è andata bene, ma abbiamo lottato fino all’ultimo minuto».

IL CASO RODRYGO – «Rodrygo si era ripreso, ma non si sentiva bene. Non era al massimo della forma. Non c’è nessuna punizione, non ho alcun problema con lui. Ha avuto la febbre, e farlo entrare per cinque minuti senza che stesse bene sarebbe stato rischiare un infortunio».

Corsa Champions: tra incroci e calcoli tutte le squadre che ancora sperano per un posto nell’Europa dei grandi

Corsa Champions, ecco le combinazioni per tutte le squadre ancora coinvolte nella volata: in sette per due posti

La corsa Champions si decide tra incroci e calcoli, con sette squadre ancora teoricamente in corsa e solo Inter e Napoli già certe del pass. L’Atalanta è quella messa meglio: se batte la Roma già stasera sarebbe aritmeticamente qualificata, ma in ogni caso le basta una vittoria nelle ultime tre partite per chiudere il discorso. Situazione più delicata per la Juventus, che ha perso il controllo del proprio destino dopo il pareggio con la Lazio: ora tutto dipende dai giallorossi. Una vittoria dell’Atalanta stasera darebbe ai bianconeri la possibilità di qualificarsi con due successi, mentre un pareggio o una vittoria romanista complicherebbero ulteriormente i conti, innescando scenari da classifica avulsa. La Lazio, a pari punti con la Juve, paga gli scontri diretti sfavorevoli con giallorossi e bianconeri e ha bisogno di due vittorie e di sperare in passi falsi altrui.

La Roma è in grande rimonta e può contare su un destino tutto nelle proprie mani: con tre vittorie sarebbe sicura della Champions, mentre anche un pareggio stasera potrebbe tenerla in corsa, complicando però i giochi con una situazione di equilibrio perfetto con Juve e Lazio. Più indietro, il Bologna rischia di pagare caro il rallentamento finale: servono sei punti e risultati favorevoli dalle rivali, anche se nei confronti diretti è ben posizionato. Il Milan ha solo speranze residue: deve vincere le ultime due partite e affidarsi a una combinazione quasi impossibile di risultati negativi per tutte le dirette concorrenti, inclusa la Fiorentina. I viola, infine, devono fare bottino pieno e sperare in un crollo collettivo delle rivali. Il groviglio resta fitto e nulla sarà davvero deciso prima dell’ultima giornata. L’unica certezza è che nessuno può più sbagliare.

Juve, con Tudor i conti non tornano: la svolta cercata dopo l’esonero di Motta stenta ad arrivare – i numeri

Juve, la svolta con Igor Tudor stenta ad arrivare: il confronto con Thiago Motta mostra che la squadra ha ancora i soliti problemi

Dopo il pareggio contro la Lazio, la Juve vede complicarsi la strada verso la Champions League: non è più padrona del proprio destino e deve sperare in un passo falso della Roma. Igor Tudor ha portato entusiasmo e spirito combattivo, ma la scossa tanto attesa non è arrivata: i numeri restano deludenti e raccontano di una squadra in evidente difficoltà. Le statistiche, riportate da la Gazzetta dello Sport, mostrano come il cambio in panchina non abbia prodotto i risultati sperati: con Tudor la media punti è leggermente scesa (1,71 contro l’1,79 di Thiago Motta), così come i gol segnati (1,1 contro 1,5). In compenso, sono migliorati i gol subiti (0,7 contro 0,9), ma la percentuale di vittorie e pareggi è rimasta sostanzialmente invariata (43% Tudor, 45% Motta).

Nonostante i 250 milioni investiti tra estate e inverno, i bianconeri stanno vivendo la peggior stagione degli ultimi 14 anni per punti e pareggi, e i problemi sembrano strutturali più che legati agli allenatori. La squadra continua a mostrare limiti mentali e fisici, con una preoccupante tendenza a calare nei secondi tempi e una fragilità cronica. Tudor guarda comunque con fiducia al futuro, convinto che con qualche rinforzo mirato la rosa possa tornare competitiva, ma intanto la qualificazione alla Champions resta in bilico e, con essa, anche la conferma del tecnico croato e di molti protagonisti bianconeri.

Roma, la grande occasione per la Champions: la storia recente dice Atalanta favorita, gli ultimi mesi sorridono ai giallorossi

Roma, contro l’Atalanta i giallorossi si giocano una fetta importante della stagione: una vittoria può valere il quarto posto

La Roma si gioca l’accesso alla Champions League in una corsa all’ultimo respiro: dopo 19 risultati utili consecutivi, la squadra non può più sbagliare e deve puntare al bottino pieno nelle ultime tre gare. Il primo ostacolo è l’Atalanta, che con una sola vittoria può festeggiare la qualificazione e che rappresenta un vero tabù recente per i giallorossi. Ranieri, forte del supporto di Dybala – che come riportato dal Corriere dello Sport seguirà la squadra a Bergamo – e di un gruppo compatto, sa che un successo a Bergamo varrebbe il quarto posto e un’impresa che solo pochi mesi fa sembrava utopia.

Ma il peso della storia recente è tutto a favore dei bergamaschi, anche se il rendimento interno dell’Atalanta nel 2025 è stato deludente. Intanto sullo sfondo si intrecciano le voci di un possibile approdo di Gasperini alla Roma, ma ogni discorso è rimandato: ora conta solo conquistare l’Europa. Con la Juventus alle calcagna e il Bologna e il Milan subito dietro, non c’è margine di errore. Per i Friedkin, una qualificazione alla Champions significherebbe finalmente portare la Roma nel gotha del calcio europeo.

Honest Ahanor: Il Talento Diciassettenne del Genoa che Fa Sognare i Tifosi – Carta d’Identità di un Predestinato

Ahanor, alla scoperta del giovanissimo difensore del Genoa: protagonista nel pareggio contro il Napoli e un futuro da predestinato

Nato ad Aversa il 23 febbraio 2008 da genitori di origine nigeriana, Honest Ovonranwen Ahanor è un calciatore italiano (possiede anche la cittadinanza nigeriana) che sta rapidamente scalando le gerarchie nel Genoa e nel panorama calcistico nazionale. A soli 17 anni, compiuti da poco, questo difensore mancino di 184 centimetri ha già dimostrato di avere la stoffa del potenziale campione. Cresciuto interamente nel settore giovanile del Grifone, dove è entrato all’età di cinque anni, Ahanor ha bruciato le tappe, vincendo da protagonista e spesso sottoetà campionati importanti, come il Nazionale Under-18 nella stagione 2023-2024.

Caratteristiche Tecniche: Un Terzino Moderno con Personalità

Ahanor è principalmente un terzino sinistro, ma la sua duttilità gli permette di agire anche come difensore centrale o, all’occorrenza, come esterno di centrocampo sulla stessa fascia. Si distingue per notevoli qualità tecniche, un buon controllo di palla e capacità nel dribbling, unite a una spiccata intelligenza tattica che gli consente di leggere bene le situazioni di gioco. Nonostante la giovane età, mostra già una buona abilità nel recupero palla e nell’applicare una pressione alta sugli avversari. Forte fisicamente e veloce, ha anche dimostrato confidenza con la rete nelle categorie giovanili. Naturalmente, come sottolineano alcuni osservatori, data l’età ha margini di miglioramento, soprattutto nella marcatura e nella gestione dell’irruenza in alcuni contrasti difensivi.

L’Impatto sulla Stagione 2024-2025 e il Palcoscenico della Serie A

Il grande salto nel calcio dei professionisti per Ahanor è avvenuto in questa stagione. Il suo esordio in Serie A è da incorniciare: il 28 settembre 2024, a soli 16 anni e 217 giorni, contro la Juventus. Da quel momento, il tecnico del Genoa Patrick Vieira, gli ha concesso altre opportunità, facendolo subentrare e dandogli anche la chance di partire titolare. Ad oggi (12 maggio 2025), ha collezionato circa 5 presenze in Serie A, dimostrando personalità.

Proprio nella partita di ieri contro il Napoli, terminata 2-2, Ahanor è stato tra i protagonisti: è stato un suo colpo di testa, su cross dalla destra, a propiziare il primo gol del Genoa, con la palla che ha colpito il palo per poi carambolare sulla schiena del portiere Meret e finire in rete (autogol). Una giocata che testimonia la sua capacità di inserirsi e rendersi pericoloso anche in area avversaria, ricevendo per questa prestazione giudizi positivi dalla critica.

Il Futuro è Suo: Un Gioiello Blindato dal Genoa

Il talento cristallino di Honest Ahanor non è passato inosservato, attirando già l’attenzione di diversi top club italiani ed europei. Il Genoa, consapevole di avere tra le mani un vero e proprio gioiello, ha agito d’anticipo, prolungando il suo contratto fino al 30 giugno 2027. Su di lui si appuntano le speranze dei tifosi rossoblù, che vedono in Ahanor un potenziale futuro pilastro della squadra e, perché no, del calcio italiano. La stagione in corso è per lui un importante apprendistato, ma le premesse per una carriera luminosa ci sono tutte

Napoli, la nota positiva nel pari con il Genoa: il tandem McTominay-Lukaku l’arma in più di Conte

Napoli, il tandem McTominay-Lukaku l’arma in più per Antonio Conte nell’ultimo scatto della corsa Scudetto: i due si trovano alla perfezione

Nella complessa macchina tattica del Napoli targato Antonio Conte, costruita per lottare fino all’ultimo per lo Scudetto, sta emergendo con sempre maggiore prepotenza un’asse capace di sbloccare le partite più intricate: quella tra il centrocampista scozzese Scott McTominay e il centravanti belga Romelu Lukaku. Un’intesa che unisce la fisicità e la capacità d’inserimento dell’uno con la potenza e il fiuto del gol dell’altro, diventando un fattore determinante nelle recenti uscite dei partenopei, nonostante il mezzo passo falso di ieri.

La partnership tra i due si è rivelata cruciale in più occasioni. Come già visto nella trasferta contro l’Udinese, anche nel concitato pareggio interno per 2-2 di ieri contro il Genoa, uno dei gol del Napoli è nato da questa collaudata collaborazione: assist di McTominay e finalizzazione di Lukaku. Questo schema non sembra essere casuale, ma il frutto di un lavoro specifico voluto da Conte, che ben conosce le qualità di entrambi i giocatori. McTominay, con la sua abilità nel leggere gli spazi e nel proporsi in avanti, riesce a creare occasioni o a servire palloni invitanti per il compagno. Che sia un cross preciso, un filtrante ben calibrato o una sponda intelligente dopo un suo inserimento, lo scozzese ha dimostrato di saper innescare la potenza del centravanti belga.

L’intesa tra McTominay e Lukaku si basa su una complementarità di caratteristiche. McTominay non è solo un interditore o un incursore; sta affinando anche doti da assist-man, sfruttando la sua visione di gioco per servire un finalizzatore implacabile come Lukaku. Quest’ultimo, dal canto suo, agisce da catalizzatore offensivo, trasformando in oro i palloni lavorati dal centrocampista. La fisicità di entrambi permette loro di creare e sfruttare spazi, con Lukaku che funge da punto di riferimento capace di proteggere palla e attendere l’inserimento o il passaggio del compagno, o di attaccare la profondità sui suoi lanci.

Sebbene il pareggio per 2-2 contro il Genoa rappresenti una frenata inattesa nella corsa del Napoli verso il titolo, la continua efficacia del tandem McTominay-Lukaku rimane una delle certezze da cui ripartire per Antonio Conte. In un finale di stagione dove ogni gol ha un peso specifico enorme, poter contare su una connessione così prolifica e ben definita offre al Napoli una preziosa arma tattica. Sarà fondamentale che questa intesa continui a produrre i suoi frutti nelle decisive sfide che attendono gli azzurri, per trasformare il sogno Scudetto in realtà.

Orsolini: «Se giochiamo come venerdì a Roma prendiamo gli schiaffi; loro favorite ma le partite vanno giocate, a Bologna sto da dio»

Le parole di Riccardo Orsolini, attaccante del Bologna, in vista della finale di Coppa Italia dei felsinei contro il Milan

Riccardo Orsolini ha parlato al Corriere della Sera in vista della finale di Coppa Italia del Bologna contro il Milan, che arriva a pochi giorni dalla sconfitta in rimonta contro i rossoneri. Di seguito le sue parole.

ORSOLINI: ORSONALDO, GOL E CUORE ROSSOBLÙ – «Ho segnato dalla mia mattonella, in quel gol c’è tutto me stesso. Attacco alla profondità, rientro e tiro. San Siro mi porta bene, mi gasa».

SULLA STAGIONE – «Dei numeri sono felice: 13 reti in campionato e 2 in coppa, spero non sia finita qui perché ne servono altri. Mi rende ancora più felice aver trovato grande continuità».

SULLA SCONFITTA COL MILAN – «Eravamo in vantaggio e pensavamo di gestire, il Milan non dava l’impressione di voler andare all’arrembaggio, gli abbiamo dato la scintilla che li ha riaccesi e noi ci siamo aperti come il burro. Se giochiamo così a Roma prendiamo gli schiaffi. Abbiamo capito cosa non dobbiamo fare».

CORSA EUROPA – «Ora sei costretto a fare calcoli e dipendi dagli altri. Adesso devi vincere le ultime due gare e sperare, non è una buona situazione, è molto peggiorata. Ma non siamo quelli visti a San Siro».

FAVORITA IN FINALE – «Sulla carta loro a livello di nomi e blasone e poi sono il Milan. Le partite però vanno giocate e noi sappiamo cosa fare e, ora, cosa non fare».

CALO DEL BOLOGNA? – «Non direi. Non è un calo fisico né paura o tensione, ogni tanto la nostra fiammella diventa fioca poi si riaccende: una spiegazione non c’è, è importante darsela in fretta».

CRESCITA PERSONALE – «Ho raggiunto un livello di maturità tale per capire tante cose. È stata la miglior stagione perché vissuta con il sorriso: non sempre è successo».

“TOC TOC” E NAZIONALE – «C’è un mio amico che produce infissi a Rotella, vicino Ascoli Piceno (ride)».

SUL MANCATO INVITO AZZURRO – «Posso controllare quello che posso cambiare, sulle decisioni altrui non ho potere. Mi piacerebbe anche volare, ma l’uomo non vola. La domanda va fatta al c.t.».

SULLA FINALE – «Non ho mai giocato partite che contano davvero. Da una parte speri di vincere e sei un po’ teso, è una finale. Ci sarà un esodo, abbiamo spostato il Dall’Ara a Roma più che per lo spareggio-scudetto del 1964 con l’Inter: una roba che succede per il Papa. Poi vedrò il presidente Mattarella, è simpatico. Ricordo sotto il Covid quando si sistemava i capelli e fece quella battuta sul non poter andare dal barbiere».

SUPERSTIZIONI? – «Niente di niente. Non mi aspetto nulla perché non voglio pensare alla delusione, ne ho già avute tante».

SULLA FASCIA DI CAPITANO – «Non è stata una punizione. Io devo giocare senza pensieri o responsabilità, libero. Sono contento di averla avuta per primo in Champions, ma un capitano si vede in altro: sono un trascinatore, la fascia è appena un pezzo di stoffa».

ESPERIENZA IN CHAMPIONS – «Sì, tanto. Dopo le gare di Champions tornavamo in campionato e tritavamo tutti: ti portavi dietro quel ritmo, si va al doppio. Ad Anfield contro il Liverpool correvo e pensavo: “Ma come faccio ad andare così forte?”».

TIMORI DI RESTARE A MANI VUOTE? – «Abbiamo provato a fare tutto e abbiamo fatto bene: ora è fondamentale vincere la Coppa Italia e staccare il pass per l’Europa League. In questo il Milan sta peggio di noi».

PRESSIONI SUL BOLOGNA? – «Io non la sento, ho il gusto di partecipare a un evento storico, da 51 anni che il Bologna non giocava una finale. E l’anno scorso la Champions che mancava da 60: in due anni abbiamo ucciso la storia».

COME SI SENTE – «Come una fetta di limone, mi devo spremere tutto in questi ultimi venti giorni».

LEGAME CON BOLOGNA – «Ho 28 anni, un contratto fino al 2027, sono legato in un modo folle a Bologna, ci siamo fusi. Ho fatto 70 gol e mai una volta ho baciato il simbolo sulla maglia e non lo farò mai: non prometto, non mi piacciono le prese in giro. Al Bologna c’è tutto per restare in alto. La prossima Supercoppa in Arabia sarà un altro passo di crescita: il “Califfato dell’Orso”. Fossi un giocatore mi prostituirei per venire a Bologna. Si sta da dio. Ci vediamo a Roma, sarà un successo e da Orsetto voglio abbracciare tutti i tifosi».

Bologna, Italiano ritrova Odgaard e Ferguson per la finale: ora servono i gol anche dalla difesa

Bologna, Italiano ritrova Ferguson e Odgaard per la finale di Coppa Italia: contro il Milan vietati cali mentali e servono i gol di tutti

Il grande duello tra Milan e Bologna si rinnova, con Vincenzo Italiano alla sua quarta finale in meno di due anni e forte di un passato vincente anche nelle categorie minori. Il tecnico rossoblù potrà contare su due rientri chiave come riportato da la Gazzetta dello Sport: Odgaard e soprattutto Ferguson, vero metronomo della squadra, per ritrovare l’identità di un Bologna resiliente e aggressivo, come nella vittoria di febbraio al Dall’Ara. Il blackout dell’ultimo quarto d’ora a San Siro, però, pesa: i subentranti non hanno inciso e il calo mentale, più che fisico, ha permesso al Milan di ribaltare il match.

Un altro nodo cruciale sarà l’efficacia offensiva: appena quattro gol nelle ultime cinque partite, con Castro poco utilizzato e Dallinga probabile titolare. Ma Italiano si aspetta segnali anche dai difensori, finora poco prolifici: se Ndoye e Odgaard possono ritrovare il gol, sarà però decisivo anche l’apporto degli “insoliti noti” come Holm o De Silvestri, in un finale di stagione dove ogni dettaglio potrà fare la differenza.

Milan, prove generali per la Coppa Italia: 3-4-3 che vince non si cambia, le ultime sulla formazione

Milan, le scelte di Sergio Conceicao in vista della finale di Coppa Italia contro il Bologna: le sicurezze del tecnico nel 3-4-3

Dall’11 aprile in poi, Sergio Conceicao ha trovato un equilibrio tattico per il Milan nel 3-4-3, inaugurato con un netto 4-0 sull’Udinese e confermato da cinque vittorie su sei partite tra campionato e Coppa Italia. Il tecnico portoghese non sembra intenzionato a cambiare modulo per la finale di mercoledì dei rossoneri contro il Bologna, forte della fiducia dei giocatori e del ritorno di elementi chiave come Rafael Leao e Fofana, che garantiranno maggiore profondità, solidità in mezzo al campo e capacità di verticalizzazione.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport in difesa il blocco Tomori-Gabbia-Pavlovic resta confermato, con Thiaw pronto dalla panchina. Theo Hernandez e Jimenez saranno fondamentali nel garantire equilibrio sulle fasce, mentre in attacco c’è ballottaggio tra Gimenez, più in forma e prolifico, e Jovic, utile nel gioco spalle alla porta e nella protezione del pallone contro il pressing avversario. Conceiçao, come già fatto in passato, potrebbe poi cambiare in corsa, alla ricerca della mossa vincente per conquistare il secondo trofeo della stagione.

Spalletti: «La nazionale una lunga salita, partendo dai campi in terra battuta; Totti un figlio, vorrei poter cenare con Vialli»

Le parole di Luciano Spalletti, ct della nazionale italiana, in una lunga intervista rilasciata a Walter Veltroni sul Corriere della Sera

Luciano Spalletti ha rilasciato una lunga intervista a Walter Veltroni al Corriere della Sera. Il ct della nazionale italiana è uscito in queste settimane con la sua autobiografia ‘Il paradiso esiste… ma quanta fatica‘ e si è raccontato dagli inizi a oggi, parlando anche di Napoli e dello Scudetto vinto, di Totti e ricordando anche Vialli. Di seguito le sue parole.

NAZIONALE – «È stata una salita lunga, per arrivare fino alla Nazionale. Quando parti da laggiù, dai campi di terra battuta, non dalle squadre blasonate, senza avere la struttura, senza conoscenze di un mondo che vedevi lontano, gli scalini sono sempre alti e scoscesi. Ogni volta che ne sali uno non sai cosa troverai, tutto è sconosciuto».

GLI INIZI – «Sono partito dai bambini dell’Avane, una zona di case popolari in periferia di Empoli. Poi mi notò la Fiorentina ma lì ci fu la prima delusione, quando mi dissero che non rientravo nei loro programmi. Dopo il verdetto dei viola avevo deciso che avrei giocato solo tra gli Amatori, ma poi un mio zio mi convinse a riprovare. Ho indossato le magliette di Volterrana, Castelfiorentino, Cuoiopelli, Entella Chiavari, Viareggio, Empoli. Dove ho finito la mia onesta carriera. Da giocatore o da allenatore sono entrato negli spogliatoi di tutte le categorie, dai pulcini alla Nazionale. Mi manca solo la prima categoria, magari un domani…».

FAMIGLIA UMILE – «Mio padre lavorava in vetreria e poi ha fatto il guardiacaccia, il magazziniere, ne ha cambiati molti, di mestieri. Mia madre lavorava nelle confezioni. In casa c’erano loro, i due nonni, e poi io e mio fratello Marcello».

MARCELLO – «Lui giocava bene, lui era il calciatore e mi ha insegnato molto. In primo luogo ad avere carattere. Per me è stato come un annaffiatore della fiducia in me stesso. Non ho mai avuto un procuratore e questo mi ha dato una grande libertà. Nessuno mi ha messo una mano sulla testa. Soltanto la mia famiglia. E Marcello, più di ogni altro. Prima di andarsene, minato dalla sofferenza, mi ha fatto delle raccomandazioni, alle quali sarò fedele».

SENZA PROCURATORE – «Non vengo da cascate di diamanti ma dalla fatica dei calli sulle mani. So che i soldi sono importanti. Ma certe volte mi sembra incredibile che mi paghino per fare ciò che più mi appassiona e mi diverte. Al Napoli, per esempio, sono andato con l’idea di accettare quella sfida, più che di guadagnare soldi. E il Presidente ne è stato immediatamente consapevole…».

NAPOLI – «Ho girato moltissime società, moltissime città, ma non ho mai visto un popolo che sappia essere così felice e così malinconico come quello napoletano. Io per questo sarò sempre grato a De Laurentiis. Poi è finita male e mi dispiace. Ho sofferto perché dopo lo scudetto il presidente non ha telefonato a nessuno di noi, non ci ha fatto gioire su un pullman scoperto insieme a quel meraviglioso popolo. Io amo Napoli e il Napoli».

PASSIONE NAPOLETANA – «La passione che le persone mettono per la propria squadra spesso deborda. Ma forse è giusto così. Quando vedo le curve piene, le bandiere che sventolano, i ragazzi che coltivano una passione pura, penso che quel potenziale potrebbe essere indirizzato anche per fini sociali. Vorrei che alle centinaia di migliaia di sportivi fosse data la possibilità di vedere le partite in strutture moderne, civili».

LO SCUDETTO – «In quei giorni ho provato la terribile felicità che si sente quando si regala felicità ad altri. Ma l’altro momento più bello sarà quando smetterò e non sentirò più questo peso, un peso scelto, ma che spesso mi toglie il fiato».

ORGOGLIO OPERAIO – «Quei calli vengono dal lavoro, dalla fatica. La terra ti insegna che puoi fare tutto giusto ma poi arriva una gelata e ogni sforzo può essere inutile. Così è nel calcio. L’essenziale è non restare schiacciati. Tutto dipende da noi: affrontare con determinazione o lasciarci sopraffare».

TOTTI – «Io gli voglio bene. Lui è il calcio, per me. Istinto, classe, intelligenza pura. Quando lo allenavo, mi rassicurava pensare che il mio futuro dipendesse da quei piedi lì. Ora che tutto è chiarito, mi piacerebbe pensare a qualche esperienza insieme, anche fuori dal calcio».

TOTTI E I FISCHI – «Mi sono pesati. Non riesco, non sono mai riuscito, a farmi scivolare le cose addosso. Le vittorie più delle sconfitte. Ho molto amato quegli anni a Roma. L’emozione che provai quando Bruno Conti mi propose di allenare i giallorossi è indelebile».

EUROPEI E SVIZZERA – «Ho capito di aver caricato i ragazzi di troppe responsabilità. Li ho messi al cospetto della storia dei campioni. E così hanno perso leggerezza. Ho sbagliato io, me ne sono assunto la responsabilità».

MONDIALI – «Siamo tutti consapevoli dell’importanza delle qualificazioni. Ci è capitato un girone con una nazionale forte come la Norvegia ma io ho fiducia nei miei ragazzi».

SEMPLICITÀ DEL CALCIO – «La semplicità nel calcio è un punto di arrivo, non di partenza. L’importante è impegnarsi, progettare, studiare, avere cura del talento. Comporre l’equilibrio tra tecnica e tattica è il lavoro degli allenatori. E non è semplice».

RISCHI PER I GIOVANI – «La prima cosa da fare è liberarli dalla noia di essere benestanti. Il cellulare ti connette con chi è lontano e ti disconnette da chi è vicino. Ora dobbiamo stare attenti che l’intelligenza artificiale non sopprima l’intelligenza naturale. Le soluzioni ai problemi della vita non le deve trovare un apparato elettronico, ma la mente umana».

CENA CON UN CAMPIONE: CHI SCEGLIEREBBE – «Luca Vialli. Grande giocatore e grande persona. Basta vedere come ha affrontato il male. Ci ho giocato contro una volta, in un Sampdoria-Spezia. Mi diede due brandate pesanti, ma poi mi aiutò subito a rialzarmi. Il suo modo di vivere, e di morire, ci aiuta a rialzarci, sempre».

Inter, il turnover premia Inzaghi: vittoria e campionato riaperto – ora i dubbi del tecnico per le ultime (con occhio alla Champions)

Inter, Inzaghi sceglie per il turnover contro il Torino e la squadra lo ricompensa con una vittoria che riapre il campionato

L’Inter riaccende la corsa scudetto con una vittoria fondamentale sul Torino, accorciando a -1 dal Napoli e mostrando versatilità e determinazione. Inzaghi, per una volta, rompe col 3-5-2 e lancia un inedito 3-4-3 con Zalewski alto a sinistra: mossa vincente che porta al primo gol con una grande giocata del polacco. I nerazzurri gestiscono bene il match nonostante le difficoltà ambientali (malore sugli spalti, pioggia battente) e le insidie offensive del Torino, chiudendo poi il discorso con un rigore di Asllani dopo un contropiede finalizzato da Taremi.

Il Torino prova a reagire ma sbatte contro un’Inter solida, attenta e capace di colpire in velocità. Vlasic ci prova più volte, ma la retroguardia nerazzurra tiene. Dimarco e Dumfries danno nuova spinta sulle fasce, mentre Inzaghi si affida infine ai titolarissimi per blindare il risultato. Con Lazio e Como all’orizzonte e la Champions da gestire, il quesito posto da la Gazzetta dello Sport è se continuare a puntare su chi ha risposto presente finora. Intanto, l’Inter gioca senza pressioni, con la leggerezza di chi ha tutto da guadagnare.

Napoli, i bonus sono finiti: pareggio con il Genoa e ora per lo Scudetto non può più sbagliare

Napoli, dopo il pareggio contro il Genoa i bonus sono finiti: la squadra di Antonio Conte deve vincere le ultime due per lo Scudetto

Il Napoli resta primo in classifica con un solo punto di vantaggio sull’Inter, ma il pareggio casalingo per 2-2 contro il Genoa lascia grande amarezza. Dopo aver risposto al momentaneo sorpasso dei nerazzurri, vincenti a Torino, i partenopei si sono fatti riprendere due volte, pagando a caro prezzo disattenzioni difensive. Raspadori è stato il migliore, decisivo sulla trequarti con gol e geometrie, ma l’uscita dell’infortunato Lobotka e poi la sostituzione dello stesso Raspadori hanno tolto equilibrio e incisività. Il pubblico ha prima applaudito, poi è calato un silenzio carico di rimpianti per l’occasione sprecata.

Il Napoli ha confermato la sua duttilità tattica e una manovra ben costruita, con Lukaku terminale offensivo e Raspadori regista avanzato, ma ha mostrato fragilità difensiva nel momento decisivo. Il Genoa, già salvo, ha giocato con coraggio, valorizzando anche giovani debuttanti e pareggiando con due colpi di testa, uno trasformato in autogol da Meret. Nonostante il dominio nei numeri (11 tiri nello specchio, 8 angoli a zero), la squadra di Conte ha concesso troppo in area, e ora dovrà vincere le ultime due gare per assicurarsi lo scudetto.

Le prime pagine sportive nazionali – 12 maggio

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Politano: «Siamo padroni del nostro destino, ma le prossime vanno assolutamente vinte»

Le parole di Matteo Politano, esterno del Napoli, dopo il pareggio ottenuto dai partenopei in casa contro il Genoa

Matteo Politano ha parlato in conferenza stampa dopo il pareggio del Napoli contro il Genoa. Di seguito le sue parole.

PADRONI DEL DESTINO – «Siamo padroni del nostro destino, le prossime due partite dobbiamo assolutamente vincerle. Non ci sono alternative, da martedì dobbiamo ricaricarci e metterci subito al lavoro».

AMARO IN BOCCA – «C’è grande rammarico, conoscevamo l’importanza della partita. Vincere oggi ci avrebbe portato molto più vicini al nostro obiettivo. È tutto ancora nelle nostre mani, dobbiamo pensare solo a domenica e dimostrare chi siamo. Peccato, perché per come si era messa potevamo portarla a casa. Complimenti al Genoa che ha giocato a viso aperto».

GESTIONE DEL VANTAGGIO – «Dopo il 2-1 ci siamo abbassati leggermente, anche per merito loro che hanno alzato il ritmo. Avremmo potuto sfruttare meglio qualche ripartenza».

NIENTE CONDIZIONAMENTI – «Non ci siamo preoccupati dell’Inter, eravamo focalizzati su di noi. Ora bisogna resettare e crederci fino alla fine: possiamo vincere queste due partite».

Napoli Genoa: le tre cose che non hai notato del match di Serie A

Ecco le tre curiosità sulla sfida delle ore 20.45, Napoli Genoa: partita valida per la 36ª giornata di Serie A 2024-2025

Scopriremo col tempo l’esatta portata sui destini del campionato di Napoli-Genoa, terminata non senza sorprese 2-2, nonostante gli azzurri si siano portati in vantaggio per due volte. Il pari premia l’impegno dei liguri, apparsi motivati come non succede ad altre formazioni tranquille come loro. E, contemporaneamente, deve alzare la soglia d’allarme dell’ambiente partenopeo, senza però trascurare la non banale quantità di occasioni prodotte dalla squadra. Ecco 3 cose da ricordare della serata.

  1. Il respiro. A metà del primo tempo il Napoli ha imbastito una di quelle azioni che contengono molto di ciò che vorrebbe vedere un allenatore. Tutto nasce da McTominay che a centrocampo va via e fin qui siamo nel campo della consuetudine. Bello il suo cambio di gioco, notevole lo stop di Politano che avanza, serve indietro D Lorenzo che vede immediatamente scattargli davanti Raspadori che riceve puntualissimo la palla e la gira verso la porta. La posizione è un po’ troppo esterna per sorprendere sul primo palo l’attento portiere del Genoa. Però ci sono momenti nei quali conta che migliaia di persone avvertano insieme cosa significhi respirare, la resa produttiva conta un po’ di meno.
  2. In testa. No, non c’è nessun riferimento alla classifica del Napoli. Il pareggio del Genoa viene salutato da una grande esultanza di Ahanor, che devia di testa un gran bel cross di Messias. E siccome ha 17 anni, frequenta la Primavera e Vieira gli sta dando spazio, è molto felice che i suoi compagni facciano capannello attorno a lui e inizino a dargli simpatiche botte in testa. Chissà, infine, cosa deve essergli passato sempre nella stessa testa quando gli avranno detto che era autogol di Meret…
  3. Insonnia. Conte ad un certo punto pensa che sia opportuno che Raspadori rifiati e prepara il cambio con Billing. Lo ritarda molto perché Jack sembra trovare spazi ed energie nuove, come se il 2-1 gli avesse acceso il diavolo in corpo. Poi la sostituzione la fa, il Genoa effettua l’ennesimo cross e quei centimetri che il subentrato avrebbe dovuto garantire non si trovano quando va all’impatto di Vasquez, autore del 2-2. Se lo conosciamo un minimo, stanotte non dorme. Non Billing, ma Conte.

Conte: «Hanno fatto due tiri e due gol: capitano anche queste partite; chiaro che c’è rammarico, ma non voglio aggrapparci a fortuna o sfortuna»

Le parole di Antonio Conte, tecnico del Napoli, dopo il pareggio ottenuto dai partenopei in casa contro il Genoa

Antonio Conte ha parlato ai microfoni di DAZN dopo il pareggio del Napoli contro il Genoa. Di seguito le sue parole.

AMAREZZA PER IL PAREGGIO – «Hanno fatto due tiri in porta e hanno segnato due reti. Capitano anche queste partite. Quando subisci gol puoi sempre fare meglio. Dispiace perché dovevamo vincere per quello che abbiamo prodotto. Rimane amarezza soprattutto perché siamo nel finale, dà fastidio. Il calcio è questo. Billing era entrato per non subire sulle palle e abbiamo subito gol di testa. Ho poco da rimproverare per la partita e l’impegno. Undici tiri nello specchio e fai la partita ma la pareggi, bisogna migliorare in queste situazioni».

GESTIRE LA FRENESIA FINALE – «Inevitabile che ora c’è amarezza. Non meritavamo di pareggiare e perdere punti così. Bisogna sapere che ci siamo giocati il bonus. Dei sette punti che ci servivano ne abbiamo presi uno e ora dobbiamo vincere le prossime due se vogliamo ambire a vincere lo scudetto. Anche oggi abbiamo perso un altro pezzo, Lobotka. Non ci siamo mai aggrappati alla sfortuna ma cercheremo sempre di trovare la soluzione migliore».

GLI ULTIMI DUE STEP DELLA CARRIERA – «Gli ultimi due step rappresentano un traguardo all’inizio non prevedibile. Tagliare il traguardo sarebbe incredibile. Lo merita anche questa gente che ci ha sempre seguito con passione. Stiamo comunque andando oltre. Quindi va sempre detto grazie a questi ragazzi. Oggi il dettaglio ha spostato il risultato, ecco lì dobbiamo mettere qualcosa di più».

Vieira: «Orgoglioso di come abbiamo giocato, pareggio meritato e la strada è quella giusta»

Le parole di Patrick Vieira, tecnico del Genoa, dopo il pareggio ottenuto dai rossoblù in trasferta contro il Napoli

Patrick Vieira ha parlato ai microfoni di DAZN dopo il pareggio del Genoa contro il Napoli. Di seguito le sue parole.

ORGOGLIOSO DELLA PRESTAZIONE – «Sono molto orgoglioso perché abbiamo giocato con intensità e personalità. Stiamo continuando sulla strada giusta. Abbiamo giocato alti per provare a vincere e abbiamo messo in difficoltà il Napoli. Il gol del pareggio lo abbiamo meritato. Sono contento di quello che ho visto».

SUL FUTURO AL GENOA – «Siamo in un momento in cui escono tanti nomi. Il mio focus è su cercare di finire al meglio la stagione. In queste ultime partite abbiamo dimostrato che siamo concentrati su questo finale. Quando vediamo i giovani che danno intensità sappiamo che è una cosa positiva».

SULLA LOTTA SCUDETTO – «La nostra attenzione era solo su riuscire a prendere punti. Contro il Milan abbiamo fatto bene ma non abbiamo preso punti. Oggi abbiamo fatto meglio nei dettagli e abbiamo portato via un punto».

Pagelle Napoli Genoa, i Top e i Flop del match

I top e i flop del match valido per la 36ª giornata del campionato di Serie A 2024/25: pagelle Napoli Genoa

I TOP e i FLOP del match valido per la 36ª giornata del campionato di Serie A 2024/2025: pagelle Napoli Genoa.

É stata una gara vibrante Napoli-Genoa. Con molte occasioni e un risultato che riduce a 1 punto il margine di vantaggio della squadra di Conte sull’Inter. Quanto a Vieira, deve essere orgoglioso dei suoi, che senza particolari stimoli di classifica hanno interpretato alla grande la sfida. Ecco Top e Flop.

I TOP

Magari saremo ripetitivi, ma McTominay è la vera risorsa Contiana che il Napoli ha. Lo testimoniano ovviamente le due giocate dei gol: nella prima vede uno spazio sul taglio di Lukaku che obbliga il belga a uno sforzo in più per vincere il corpo a corpo, mettendolo però in grado di battere a rete; nella seconda si connette perfettamente al tempo d’inserimento di Raspadori, evitando di servire Politano che richiedeva a gran voce il passaggio. Nel Genoa ottima la prestazione del portiere Siegrist: il 33enne premia il coraggio del tecnico, che decide di puntare su di lui e ottiene una risposta più che adeguata. Tradotta molto semplicemente: tutto il prendibile lo ha preso, senza mai difettare in sicurezza e tanto meno in reattività.

I FLOP

I mugugni del Maradona sono quasi tutti orientati verso Anguissa. Non siamo esperti di psicologia di massa, disciplina non semplicissima da applicare in uno stadio di calcio. Ma la sensazione è che gli stiano rimproverando di non essere l’Anguissa che ha trascinato il Napoli fin dove è adesso. Questione di prontezza di riflessi, come quando arriva per un tap-in sotto rete e si fa intercettare il tiro. Questione di confusione mentale, come in certi controlli approssimativi. Questione di fiato, come quando nelle battute finali Lukaku gli spalanca una prateria e lui si fa rimontare, esausto. Nel Genoa fatica Frendrup, la cui opposizione sull’inserimento di Raspador nel 2-1 lascia alquanto a desiderare.

Moviola Napoli Genoa, l’episodio chiave del match

Moviola Napoli Genoa, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la 36ª giornata del campionato di Serie A 2024/25

L’episodio chiave della moviola del match Napoli Genoa, valido per la 36ª giornata della Serie A 2024/25. Dirige la sfida l’arbitro Piccinini.


L’EPISODIO CHIAVE

PRIMO TEMPO

Il primo cartellino giallo lo riceve Vasquez poco prima dell’inizio dei 3 minuti di recupero per perdita di tempo nel battere una punizione. In precedenza nessuna situazione particolare: sull’1-0 del Napoli timide proteste dello stesso Vasquez che perde il corpo a corpo col centravanti belga. Si va al riposo con 8 falli da parte dei padroni di casa e 4 degli avversari.

SECONDO TEMPO

Ammonito Vitinha che con un incrocio di gambe frena un’incursione di Di Lorenzo. Sul 2-2 c’è un corner per gli azzurri che in mischia chiedono un mani: la sfera è toccata da Venturino, il braccio è attaccato al corpo anche se si vede un leggero movimento. Giallo per Billing con fallo tattico su Norton-Cuffy. All’ultimo assalto Billing con intervento pericoloso, poteva essere il secondo giallo. Bilancio finale: 12 falli per il Napoli, 2 in più per il Genoa.

Napoli Genoa 2-2 – il Genoa ferma il Napoli al Maradona, ora la classifica si accorcia: l’Inter distante solo un punto adesso

Allo Stadio Maradona il match valido per la 36ª giornata di Serie A tra Napoli Genoa: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Napoli Genoa, valevole per la 36ª giornata del campionato di Serie A Enilive 2024/2025.


PRIMO TEMPO

Il Napoli perde dopo pochissimi minuti Lobotka, che sente dei fastidi alla caviglia e lascia il campo dopo una decina di minuti per Gilmour. Nonostante questo però il Napoli crea occasioni e trova il vantaggio con Lukaku, servito in profondità da McTominay. Dopo una occasione per Raspadori però la gara cambia e il Genoa cresce: prima una traversa di Pinamonti spaventa i partenopei e poi arriva il pari: Ahanor si fa trovare libero su un cross sul secondo palo e colpisce di testa. Maret pasticcia e la palla finisce dopo un rimpallo sulla sua coscia in porta.

SECONDO TEMPO

Il Napoli esce dal tunnel con un approccio diverso rispetto a come aveva finito il primo tempo. La squadra di Conte si getta in avanti alla ricerca del gol del vantaggio: subito Lukaku ci prova dalla distanza e poi Anguissa con un tap in dopo una mischia, ma in entrambi i casi Siegrist ci mette una pezza. Al 65 però McTominay legge il taglio di Raspadori: palla per l’attaccante che controlla e butta in rete di potenza e Napoli di nuovo in vantaggio. Sembra finita, ma nel finale riecco il Genoa: Vasquez, rimasto alto, si fa trovare libero su un cross di Martin e di testa trova il pareggio. Nel forcing finale Billing con un colpo di testa va vicino al 3-2, ma la palla esce di pochissimo a lato.


NAPOLI (4-4-2): Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Olivera, Spinazzola; Politano, Anguissa, Lobotka, McTominay; Lukaku, Raspadori. A disp. Contini, Scuffet, Gilmour, Neres, Okafor, Billing, Rafa Marin, Simeone, Ngonge, Hasa, Mazzocchi. All. Conte.

GENOA (4-2-3-1): Siegrist; Sabelli, Otoa, Vasquez, Ahanor; Frendrup, Masini; Norton-Cuffy, Messias, Vitinha; Pinamonti. A disp. Leali, Sommariva, Martin, De Winter, Onana, Bani, Khator, Badelj, Kassa, Zanoli, Venturino. All. Vieira.

Germania, l’Amburgo torna in Bundesliga, ma nella grande festa ci sono 25 feriti tra i tifosi – VIDEO

L’Amburgo torna in Bundesliga dopo 7 anni: nel momento della festa invasioni di campo e caos tra i tifosi: 25 i feriti

L’Amburgo ha conquistato la promozione in Bundesliga dopo sette anni, battendo 6-1 l’Ulm. Al fischio finale, migliaia di tifosi hanno invaso il campo del Volksparkstadion per festeggiare, ignorando gli inviti a restare sugli spalti. Durante i caotici festeggiamenti, 25 persone sono rimaste ferite, una delle quali in modo grave. Alcuni sono caduti dagli spalti, altri sono rimasti coinvolti in scontri. I soccorsi hanno impiegato 65 operatori sanitari e una decina di ambulanze.

Nonostante l’atmosfera inizialmente gioiosa, la situazione è rapidamente sfuggita di mano: una porta è crollata sotto il peso dei tifosi saliti sulla traversa, mentre steward e polizia hanno dovuto proteggere i giocatori. La promozione, festeggiata anche in città, arriva dopo anni difficili: fino al 2018 l’Amburgo non era mai retrocesso, ma aveva mancato il ritorno per sei stagioni. Con l’arrivo del tecnico Merlin Polzin a novembre, la squadra ha cambiato marcia, conquistando l’obiettivo con un turno di anticipo.

Bundesliga, i risultati della 33ª giornata: il Borussia Dortmund batte il Bayer Leverkusen e rimane in corsa per il quarto posto; St Pauli vicino alla salvezza

Bundesliga, i risultati della 33ª giornata: il Borussia Dortmund batte il Bayer Leverkusen e rimane in corsa per il quarto posto; St Pauli vicino alla salvezza

Il Borussia Dortmund è ancora in corsa per la Champions League: a 90′ dalla fine della Bundesliga, i gialloneri battono il Bayer Leverkusen e rimangono in corsa dietro al Friburgo, con un solo punto a distanziarli e un calendario a favore della squadra di Kovac: per il BVB il già retrocesso Holstein Kiel, mentre il Friburgo dovrà vedersela con il Mainz, che deve vincere per confermare la qualificazione alla prossima Conference League. In zona salvezza invece un punto d’oro per il St Pauli, che la prossima settimana può permettersi anche un pareggio contro il Bochum – già retrocesso – per salvarsi.

Bayer Leverkusen-Borussia Dortmund 2-4 (30′ Frimpong (BL), 33′ Brandt, 43′ Ryerson, 73′ Adeyemi, 77′ Guirassy, 90+2′ Hoffman [BL])
Eintracht-St. Pauli 2-2 (1′ Kristensen, 4′ Saliakas [SP], 15′ Guilavogoui [SP], 71′ Batshuayi)
Stoccarda-Augsburg 4-0 (8′ Karazor, 51′ Woltemade, 80′ Millot, 87′ Demirovic

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