Pagina 92 – Calcio News 24

Fiorentina, priorità Thorstvedt: il centrocampista del Sassuolo è il nome scelto per il nuovo corso

Calciomercato Fiorentina, idea chiara per il centrocampo dopo l’arrivo di Grosso: Thorstvedt del Sassuolo è il profilo in pole

La Fiorentina ha individuato in Kristian Thorstvedt il primo nome per rinforzare il centrocampo in vista della prossima stagione. Dopo l’arrivo in panchina di Fabio Grosso, che ha firmato fino al 2028, il club viola è già al lavoro per costruire una rosa competitiva e funzionale alle idee del nuovo allenatore.

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Il centrocampista norvegese è particolarmente apprezzato da Grosso, che lo conosce bene grazie all’esperienza condivisa al Sassuolo. Nell’ultima stagione il classe 1999 ha confermato il suo valore con la maglia neroverde, chiudendo l’annata con 4 gol e 4 assist, numeri che ne certificano la crescita e la duttilità tattica.

Secondo quanto riportato da Di Marzio, Thorstvedt rappresenta uno dei profili prioritari per il nuovo corso viola, con la Fiorentina pronta a muoversi concretamente nelle prossime settimane.

Kessié rifiuta il rinnovo in Arabia: la Juventus torna a pensarci, possibile ritorno di fiamma

Niente rinnovo per Kessié: la Juventus torna sullo sfondo, possibile nuova occasione di calciomercato la prossima estate

La Juventus potrebbe tornare alla carica per Franck Kessié. Come emerso negli ultimi mesi, il club bianconero non ha mai smesso di monitorare la situazione dell’ex Milan e Atalanta, il cui futuro resta tutt’altro che definito. Il contratto con l’Al‑Ahli scade il 30 giugno e, nonostante una proposta da 12 milioni a stagione per due anni, non è ancora arrivata un’intesa per il rinnovo. Lo riporta Di Marzio.

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Il centrocampista classe ’96 ha infatti messo in pausa la trattativa: la sua priorità è tornare in Italia, anche se a cifre decisamente inferiori rispetto a quelle saudite. Un segnale che potrebbe riaprire scenari importanti per la Juventus, pronta ad approfondire il dossier nei prossimi giorni.

Resta da capire se, oltre ai bianconeri, emergeranno altre opportunità in Serie A per il giocatore, che continua a rappresentare un profilo di grande interesse per diversi club italiani.


Danilo: «La Juve è stata fantastica e importante per me. CR7? Ti spronava continuamente e ti spingeva a dare il massimo»

Danilo: «Ho giocato con Gianluigi Buffon, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini: ho imparato molto. Cristiano Ronaldo non è un extraterrestre»

Dagli Stati Uniti, dove è in ritiro con il Brasile per preparare i Mondiali, Danilo ha rilasciato un’intervista a The Athletic. Dopo l’infortunio di Wesley, il difensore bianconero ha ora ottime possibilità di partire titolare nell’undici di Carlo Ancelotti, in quella che sarà la sua terza partecipazione alla Coppa del Mondo con la Seleção.

Nel corso dell’intervista, oltre ai temi legati alla nazionale brasiliana, Danilo ha affrontato anche argomenti che toccano da vicino la Juventus — club di cui è stato capitano — oltre a parlare di Cristiano Ronaldo e dello stesso Ancelotti.

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JUVE– «Tutto ciò che ho vissuto prima mi ha preparato per quel momento. Ho giocato nella Juventus in un periodo di transizione tra i grandi successi e i momenti di difficoltà. Ero più esperto, più tranquillo e più concentrato su me stesso e sul calcio. La Juventus è stata fantastica e importante per me perché i miei figli sono cresciuti lì. Le persone mi hanno trattato bene, mi sono sentito amato e ho cercato di ricambiare questo affetto. Inoltre, ho giocato con Gianluigi Buffon, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini: da loro ho imparato come gli italiani vivono e interpretano il calcio, con tutta la loro passione e resilienza»

CRISTIANO RONALDO «Sì, e avevo già giocato con lui al Real Madrid. A Torino era più esperto, ma continuava a segnare molti gol ed era sempre un professionista esemplare. Ti spronava continuamente e ti spingeva a dare il massimo sia in allenamento sia in partita. La gente pensa che Cristiano sia una specie di extraterrestre, ma in realtà era una persona normale, che rideva e si divertiva con la sua famiglia. Ovviamente, però, Cristiano vive per il calcio e dedica quasi tutto ciò che fa a migliorarsi ogni giorno.»

BRASILE – «Non è stato un periodo facile dopo l’ultimo Mondiale, perché abbiamo avuto molti problemi. Abbiamo cambiato allenatore tre volte e non abbiamo giocato bene né ottenuto i risultati che speravamo. A volte il calcio non ha senso. In Brasile c’era poca fiducia nella nazionale. Ci si aspettava che vincessimo ogni partita per 3-0, giocando anche un bel calcio. Ma ogni squadra che affrontiamo si prepara bene e si difende con grande organizzazione. Non è facile. Tuttavia, abbiamo molti giocatori di qualità. Disponiamo di una squadra che unisce giovani talenti e giocatori esperti. Abbiamo Carlo Ancelotti. Possiamo mettere insieme tutti questi elementi e provare a vincere il Mondiale. Ancelotti è come Cristiano Ronaldo. È una delle persone più famose del calcio eppure vive le sue giornate con noi come una persona normale. È umile, e questa è una delle qualità più importanti dei campioni. Ha vinto tantissimo, ma lavora come se non avesse mai vinto nulla.»

TERZINI BRASILIANI – «In Brasile, la maggior parte dei terzini inizia la propria carriera a centrocampo o in attacco. Poi qualcuno dice: «Va bene, hai qualità, ma non abbastanza per giocare lì». Così spostano giocatori come me sulla fascia, dove tutto sembra più semplice perché si ha più tempo per giocare il pallone. C’è più spazio, perché quasi tutte le squadre pressano al centro del campo e lasciano un po’ di libertà sulle corsie laterali».

Abodi: «La vittoria all’Europeo dell’U17 significa che il talento c’è. Mi auguro che lo si comprenda: lasciamo spazio al talento italiano»

Abodi non ha dubbi: «Lo spirito di Baldini e dei ragazzi scesi in campo deve essere d’ispirazione per chiunque arriverà»

Durante i WEmbrace Games, l’evento ideato da Bebe Vio e andato in scena allo Stadio dei Marmi di Roma, è intervenuto ai microfoni di Sky il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Le sue parole:

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SU BALDINI – «Qualunque risposta sarebbe male interpretata. Lo spirito di Baldini e dei ragazzi scesi in campo deve essere d’ispirazione per chiunque arriverà. Secondo me è lo spirito giusto, al di là dei giocatori e dell’allenatore. La passione, la voglia di stare in campo in un certo modo e di stringere i denti: questo il patrimonio messo a disposizione del futuro».

FUTURO FIGC – «Abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto dal Parlamento. Ora aspettiamo che chi ha titolo esprima un parere. Noi stiamo facendo il nostro dovere che è quello di raccogliere pareri».

CALCIO ITALIANO – «Mi auspico che si faccia tesoro dell’esperienza. Per me l’appuntamento elettorale è solo una tappa di transito, non è in quel giorno che si determinano le condizioni. Mi auguro che però da quel giorno qualcosa cambi: penso che lo spirito puro possa essere d’ispirazione.

L’auspicio è tornare competitivi ai massimi livelli. Non tutto è sbagliato: la vittoria dell’Europeo dell’Under 17 significa che il talento c’è. Mi auguro che lo si comprenda: lasciamo spazio al talento italiano, chiunque sia il presidente. A noi interessa che ai problemi irrisolti venga trovata una soluzione».

Milan, proposta ufficiale a Glasner: sul tavolo un contratto fino al 2028 da 4 milioni a stagione

Milan, pronto l’affondo decisivo per Oliver Glasner: presentata un’offerta da 4 milioni l’anno con accordo fino al 2028

Il Milan continua a lavorare alla scelta del nuovo allenatore e, secondo quanto riportato in esclusiva da MilanNews24, uno dei nomi più caldi resta quello di Oliver Glasner. Il club rossonero avrebbe già presentato una prima bozza contrattuale al tecnico austriaco e al suo entourage, nel tentativo di convincerlo a sposare il progetto milanista.

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La proposta del Milan

L’offerta messa sul tavolo dal Diavolo prevederebbe un accordo da 4 milioni di euro a stagione con scadenza al 2028, segnale della volontà di puntare su un progetto tecnico di medio-lungo periodo. Nella bozza sarebbe stata inserita anche un’opzione per un ulteriore anno, che porterebbe eventualmente la durata del contratto fino al 2029.

Glasner è considerato uno dei profili più apprezzati per guidare la ripartenza rossonera: esperienza internazionale, identità di gioco chiara e capacità di lavorare in contesti competitivi lo rendono una candidatura forte, sempre più accostata al Milan nelle ultime settimane.

Contatti in corso

La dirigenza sta valutando tutte le opzioni disponibili, ma l’austriaco resta in cima alla lista. Al momento non è ancora arrivata la fumata bianca, tuttavia i contatti proseguono e il Milan sembra intenzionato a fare sul serio per affidargli la panchina.

Ritorno in Italia per Savona? Atalanta al lavoro con il Nottingham Forest, Giuntoli guida l’operazione

Nicolò Savona verso il ritorno in Serie A: Atalanta in trattativa con il Nottingham Forest, Giuntoli spinge per chiudere

Il mercato dell’Atalanta si accende sull’asse Bergamo–Premier League. È infatti in corso una trattativa concreta con il Nottingham Forest per Nicolò Savona, il giovane difensore italiano che si è messo in mostra negli ultimi mesi in Inghilterra. La dirigenza nerazzurra ha avviato i primi contatti ufficiali per capire i margini economici dell’operazione, con l’obiettivo di riportarlo in Serie A già in questa sessione estiva.

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Giuntoli spinge per Savona

A muovere i fili dell’operazione è Cristiano Giuntoli, protagonista del nuovo corso orobico. L’ex dirigente della Juventus conosce Savona alla perfezione, avendone seguito la crescita nel settore giovanile bianconero e i primi passi nel professionismo. Per caratteristiche tecniche, fisiche e prospettiva, Giuntoli lo considera il profilo ideale su cui costruire la difesa del futuro.

Un jolly difensivo perfetto per la Dea

L’assalto a Savona risponde alla volontà dell’Atalanta di inserire forze fresche e italiane nella rosa. La sua capacità di giocare sia da braccetto nella difesa a tre sia da esterno a tutta fascia lo rende un elemento prezioso e perfettamente in linea con l’identità tattica della Dea.

Trattativa in evoluzione

I dialoghi con il Nottingham Forest proseguiranno nei prossimi giorni per ridurre la distanza tra domanda e offerta. La forte volontà di Giuntoli di chiudere l’operazione potrebbe diventare il fattore decisivo per accelerare verso la fumata bianca.

Cagliari, ora è ufficiale: Accardi nominato nuovo Direttore sportivo rossoblù. Il comunicato del club

Cagliari, la scelta è ormai definita: Pietro Accardi guiderà l’area sportiva. Ecco il comunicato dell’annuncio

Ora è ufficiale: il Cagliari ha annunciato la nomina di Pietro Accardi come nuovo Direttore sportivo del club. L’accordo legherà l’ex dirigente dell’Empoli ai colori rossoblù fino al 30 giugno 2029, segnando l’avvio di un progetto a lungo termine che la società considera strategico per il futuro.

Il club ha espresso grande soddisfazione per il suo arrivo, sottolineando l’esperienza di Accardi nella gestione del mercato, nella costruzione delle squadre e nel coordinamento dell’area tecnica. Il nuovo Ds avrà un ruolo centrale nella definizione della rosa e nel lavoro quotidiano con l’allenatore, con l’obiettivo di consolidare la competitività del Cagliari in Serie A.

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COMUNICATO – «Il Cagliari Calcio è lieto di annunciare la nomina come nuovo Direttore Sportivo del Club di Pietro Accardi, che si lega ai colori rossoblù sino al 30 giugno 2029.

Nato a Palermo, 43 anni, da calciatore ha totalizzato oltre 250 presenze tra i professionisti con le maglie di Marsala, Palermo, Sampdoria, Brescia ed Empoli. Qui, dopo il ritiro, ha cominciato la sua carriera dirigenziale: inizialmente come Team Manager, poi nel 2016 – ad appena 34 anni – in qualità di Direttore Sportivo, ruolo che ricoprirà sino all’estate 2024.

Tra i principali artefici dei risultati ottenuti dai toscani, che in quelle stagioni conquistano due promozioni in A e tre salvezze nella massima serie, Accardi mette subito in evidenza le sue capacità manageriali: il suo lavoro è prezioso sia nella gestione che nella costruzione della rosa, abile nello scoprire il talento e trovare i profili più adatti per il gruppo, sia a livello calcistico che umano, così da valorizzare appieno il loro potenziale. Nella stagione 2024/25 ha svolto l’incarico di Direttore tecnico della Sampdoria.

Uomo di campo, che predilige vivere il quotidiano a stretto contatto con staff e squadra, dinamico, ambizioso e carismatico, Accardi metterà a disposizione del Club tutte le sue competenze e professionalità. Benvenuto in Sardegna e buon lavoro, Direttore!».

Torino, via al progetto Abate: sarà lui il tecnico dei granata

Decisione definitiva in casa Torino: Ignazio Abate nominato nuovo allenatore per inaugurare il nuovo ciclo granata

Il Torino ha scelto: sarà Ignazio Abate il nuovo allenatore granata. Nella giornata di oggi è andato in scena il secondo incontro tra le parti, dopo il primo faccia a faccia della scorsa settimana, e il club ha deciso di affondare il colpo.

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La società ha condiviso con l’ex tecnico della Juve Stabia la programmazione per il nuovo ciclo, trovando piena sintonia su idee, metodo di lavoro e sviluppo della squadra. Abate firmerà un contratto biennale, diventando ufficialmente il successore del progetto tecnico precedente.

Il Torino aveva valutato anche altri profili — Gilardino, Aquilani e Juric — ma la scelta finale è ricaduta sull’ex difensore del Milan, considerato il nome più adatto per aprire un nuovo percorso.

Il club granata si prepara così a inaugurare una nuova era, affidandosi a un tecnico giovane, ambizioso e con idee chiare.


Il Bologna piomba su Koopmeiners! Profilo ideale per duttilità e qualità tecniche. Occhi anche su Mangala

Peer Koopmeiners obiettivo prioritario del Bologna: il club punta su tecnica e versatilità. Attenzione anche a Mangala

Il Bologna ha iniziato a muoversi con decisione sul mercato in vista della stagione 2026/27. Dopo aver definito la scelta del nuovo allenatore, la dirigenza rossoblù è pronta ad accelerare sulla costruzione della rosa che accompagnerà il nuovo corso tecnico.

Koopmeiners, il profilo che intriga

Secondo quanto riportato da Luca Cilli, uno dei nomi che sta raccogliendo maggiore interesse è quello di Peer Koopmeiners. Il centrocampista dell’AZ Alkmaar viene considerato un profilo ideale per duttilità e qualità tecniche: può ricoprire più ruoli nella zona centrale del campo, garantendo equilibrio, costruzione e versatilità tattica.

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Il Bologna sarebbe pronto ad avviare una trattativa con il club olandese per valutare la fattibilità dell’operazione, consapevole che Koopmeiners rappresenterebbe un innesto perfettamente coerente con le esigenze del nuovo progetto.

Mangala, la richiesta di Tedesco

Parallelamente resta viva la pista che porta a Mangala del Lione. Si tratta di una richiesta specifica di Domenico Tedesco, che vede nel centrocampista uno dei profili più adatti alle sue idee di gioco.

La volontà del club è quella di provare ad accontentare il tecnico, inserendo Mangala tra gli obiettivi prioritari per rinforzare la mediana. Tuttavia, ogni decisione definitiva sarà legata alla pianificazione complessiva del mercato.

Le riunioni operative e il nuovo ciclo

Nei prossimi giorni sono previste riunioni operative tra area tecnica, dirigenza e staff, incontri che serviranno a definire strategie, priorità e possibili movimenti in entrata e in uscita. Un passaggio cruciale anche perché Tedesco arriverà a breve in città per iniziare a lavorare da vicino con il club alla costruzione del nuovo Bologna.

La sensazione è che il mercato rossoblù sia solo all’inizio: le prime pedine stanno prendendo forma, e il progetto tecnico comincia a delinearsi.


Douglas Luiz alla Juve merita una seconda chance! Spalletti, provalo! – VIDEO di Andrea Bargione

Douglas Luiz, questa è un’occasione da non sprecare: perché la Juventus la prossima stagione deve dargli una seconda chance

Douglas Luiz torna alla Juventus dopo il prestito all’Aston Villa. Non per caso, non per inerzia: perché qualcuno, a Torino, ha iniziato a chiedersi se non sia arrivato il momento di testarlo davvero invece di considerarlo solo una voce di bilancio.

L’Aston Villa ha già comunicato che non eserciterà il diritto di riscatto da circa 25 milioni: il brasiliano rientrerà alla Continassa, con un futuro tutto da scrivere.

Parliamo di un centrocampista nel pieno della maturità calcistica: classe 1998, 28 anni, formato in Premier League, oltre 200 presenze e una carriera costruita tra intensità, aggressività e qualità palla al piede.

Non è il classico regista statico: Douglas Luiz è un interno moderno, capace di giocare da mezzala o da play basso, con buona capacità di uscire dalla pressione e di calciare da fuori.

Luciano Spalletti non sarebbe contrario a una seconda chance: il tecnico vede in lui un possibile regista da testare in ritiro, soprattutto in un’estate in cui la Juventus dovrà fare i conti con risorse limitate e un appeal ridotto dall’assenza di Champions League.

Dall’altra parte, però, la dirigenza (con Damien Comolli in prima linea) guarda ai numeri: cartellino ancora valorizzabile, ingaggio importante, necessità di fare cassa. Per molti, Douglas Luiz è il profilo “giusto” da sacrificare per finanziare il resto del mercato.

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Ed è qui che nasce la domanda: perché non provarlo davvero, almeno una volta, al centro del progetto? In un contesto in cui alternative come Koopmeiners, ad esempio, non hanno convinto mai, avere già in casa un centrocampista con esperienza europea e margini di rilancio non è un dettaglio.

Spalletti, per storia e filosofia, è uno che i centrocampisti li migliora. Douglas Luiz, per età e caratteristiche, è ancora in tempo per cambiare la narrazione sulla sua avventura bianconera. La vera scelta, adesso, è capire se la Juventus voglia solo incassare… o finalmente scommettere su Douglas Luiz.

Burdisso lascia il Monza e torna in Argentina: «Me ne vado con il dolore dei saluti, ma con la dolcezza di aver vissuto un anno meraviglioso»

Burdisso saluta il Monza e torna a ‘casa’: «Ora inizia un periodo molto importante per questo Club e vi auguro che sia ricco di successi»

In casa Monza, dopo l’entusiasmo per il ritorno in Serie A e la conferma in panchina di Paolo Bianco, arriva un cambiamento significativo sul fronte dirigenziale. Il club brianzolo e il direttore sportivo Nicolás Burdisso si separano ufficialmente: l’ex difensore lascia l’incarico per fare rientro in Argentina.

Una scelta personale alla base dell’addio

Burdisso, dopo settimane di riflessioni, ha maturato la volontà di tornare in patria, comunicandola alla società che ha preso atto della sua posizione e formalizzato la separazione.

Il Monza, reduce da una stagione culminata con la promozione, si trova così a dover intervenire anche a livello dirigenziale, mentre prosegue la costruzione del nuovo ciclo tecnico guidato da Bianco.

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BURDISSO – “Cara comunità di AC Monza, abbiamo vissuto un anno fantastico. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di tornare in Serie A con una stagione storica. È davvero difficile salutarvi. Lasciare il ruolo di direttore sportivo del Club è una delle decisioni più difficili della mia carriera. Me ne vado per una scelta professionale e di vita: tornare a vivere in Argentina, il mio Paese.

A Monza ho trovato uno straordinario gruppo umano con cui lavorare. Voglio ringraziare Beckett Layne Ventures, la presidente di AC Monza Lauren Crampsie e Mauro Baldissoni per l’opportunità e la fiducia che mi hanno accordato fin dal mio arrivo al Club.

Il mio collega Francesco Vallone per i suoi insegnamenti e la sua passione. Paolo Bianco e tutto lo staff di professionisti per aver lavorato con un solo obiettivo in mente: migliorare ogni giorno e dare tutto per questo Club. I giocatori della rosa per aver raggiunto il nostro obiettivo e trasformato il nostro sogno in realtà.

La loro dedizione e il loro impegno hanno reso possibile tutto questo. Tutti i collaboratori di Monzello e dell’U-Power Stadium, che hanno compreso fin da subito la nostra visione e il nostro progetto, trasmettendone i valori.

E infine i tifosi, unici e appassionati, leali e instancabili. Il sostegno della squadra. Sempre al nostro fianco. Grazie, grazie, grazie. Me ne vado con il dolore dei saluti, ma con la dolcezza di aver vissuto un anno meraviglioso, concluso come tutti noi desideravamo. Ora inizia un periodo molto importante per questo Club e vi auguro che sia ricco di successi. Vi saluto con grande stima”.

Hiljemark non è più l’allenatore del Pisa: arriva il comunicato ufficiale della società

Pisa, arriva la decisione definitiva: Oscar Hiljemark sollevato dall’incarico. Diffuso il comunicato della società toscana

La separazione era nell’aria e ora è ufficiale: Oscar Hiljemark non è più l’allenatore del Pisa. Il club nerazzurro, retrocesso in Serie B dopo una sola stagione, ha comunicato l’esonero del tecnico svedese attraverso una nota ufficiale.

Una decisione attesa, considerando che la dirigenza è già al lavoro per individuare il nuovo allenatore: in cima alla lista figurano Paolo Bianco e Paolo Zanetti.

Hiljemark era arrivato a Pisa lo scorso 3 febbraio, firmando un contratto fino al 2027 e raccogliendo l’eredità di Alberto Gilardino con l’obiettivo di rilanciare una squadra allora a quattro punti dalla salvezza.

La missione, però, non è mai decollata: nelle quindici partite della sua gestione, il Pisa ha raccolto appena quattro punti, frutto di un pareggio contro il Verona e una sola vittoria, ottenuta contro il Cagliari.

Il finale è stato drammatico: nove sconfitte consecutive che hanno condannato il club alla retrocessione e reso inevitabile la scelta della società.

Il Pisa ora riparte da zero, alla ricerca di un nuovo tecnico per costruire il futuro dopo una stagione da dimenticare.

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COMUNICATO PISA – “Il Pisa Sporting Club comunica di aver esonerato Oscar Hiljemark dall’incarico di Responsabile Tecnico della Prima squadra. La Società ringrazia l’allenatore e i suoi collaboratori, Fredrik Ahlstrand e Javier Agenjo, per il percorso professionale condiviso, augurando loro il meglio per il proseguimento della carriera”.

Il mito del “blocco” in Nazionale: dall’epopea Juve di Conte al flop nerazzurro di Gattuso. E adesso?

Nazionale, il mito del “blocco”: dall’epopea Juve di Conte al flop Inter di Gattuso. E ora? L’analisi del momento azzurro

Abbiamo vissuto i giorni di Baldini come una promessa di futuro. Possibile, utopistico o, peggio, velleitario (quanti dei giocatori visti con Lussemburgo e Grecia faranno carriera?). Si torni perciò alla durezza della questione (perché siamo precipitati così in basso). E abbozziamo qualche ragionamento.

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Quando si parla di Nazionale, è gioco forza – quasi un obbligo, prima ancora che un luogo comune – fare riferimento all’epoca dorata dei blocchi, quando un club marcava la sua presenza colorandosi d’azzurro e regalando risorse tecniche, cultura di squadra, continuità di prestazioni e senso del gruppo, quella sorta di egemonia culturale che portava tutti a esprimersi al meglio. Da un po’ di tempo a questa parte la constatazione dell’impossibilità di questa politica si accompagna alla semplice verità statistica: modi per costruire un undici titolare che somigli a quello di una squadra sono praticamente impossibili, le big sono piene di stranieri (e non solo loro, per la verità), non si può che raccogliere il meglio da diversi fiori e provare un’impollinazione di eccellenze, con la speranza che funzioni.

Ma è davvero così? In questa nostra lunghissima agonia – che ci porta a soffrire davanti al video nel constatare che sta partendo il Mondiale più ipertrofico di tutti i tempi e noi non ne facciamo parte – non abbiamo più avuto uno straccio di club egemone, con una presenza radicata capace di bissare i successi di club in Nazionale?

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Affidiamoci al fact checking. Alla nuda presentazione delle formazioni messe in campo dal fallimento Mondiale in Brasile nel 2014, che a pensarci oggi esclusi da Costa Rica e Uruguay in una fase finale ci viene pure la nostalgia, non avevamo capito che erano comunque bei tempi. Definiamo blocco, persino in maniera vagamente esagerata: ogni qualvolta ci siamo presentati in campo con 5 giocatori dello stesso club. E andiamo a verificare se è successo, quando e cosa abbia prodotto. A partire da uno come Antonio Conte, che nel suo biennio non può non ripartire dalla “sua” Juventus, appena lasciata dopo 3 scudetti consecutivi. Normale appoggiarsi a un gruppo di uomini forgiati anche dalla sua mentalità.

Ed è così che il 10 ottobre 2014, in una gara valevole per le qualificazioni agli Europei, a Palermo la sua Italia presenta 5 juventini nello schieramento di partenza: Buffon, Bonucci e Chiellini a riprodurre la granitica difesa dei suoi tricolori; ovviamente Andrea Pirlo, pietra angolare ovunque ci sia da edificare qualcosa di valido tecnicamente; Marchisio a fungere da mezzala nel suo 3-5-2. Gara strana, per la verità, quella con l’Azerbaigian: fa tutto Chiellini, 2 gol e un’autorete. Come a dire: il blocco serve anche per vincere quando magari si è un po’ pigri, cosa che non ci si aspetterebbe con quel mister diventato Ct. La riprova si ha in un’amichevole un anno dopo, un tutt’altro che irresistibile 2-2 con la Romania. Gli juventini sono 5, Pirlo ha chiuso l’epopea italiana con la finale di Berlino, la BBC è completa con l’aggiunta di un’altra consonante portata da Barzagli.

Ma tutto questo seminare produce gli effetti all’Europeo. Alla semifinale decisiva, dove perdiamo solo ai rigori contro la Germania perché li tiriamo davvero male, oltre ai 4 cavalieri della difesa c’è titolare persino un gregario a strisce bianconere come Sturaro. Il blocco, insomma, ha funzionato, restituendo una dimensione di forza alla Nazionale.

Ora, qualcosa vorrà pur dire che l’unica e ultima volta che si sono rivisti 5 componenti dello stesso club (l’Inter) sia stato per opera di Gattuso, nell’umiliante 1-4 patito dalla Norvegia 10 mesi fa a San Siro. Bastoni, Barella, Dimarco, Frattesi e Pio Esposito – chi più, chi meno – erano ancora sotto shock, vuoi del 5-0 patito dal Psg o dalla bambola che con Spalletti si era presa nella gara d’andata, quando contava davvero. Insomma, se il blocco è quello nerazzurro, non è per spirito di parte che occorre ammettere che sia più nero che azzurro. E difatti il Mondiale lo abbiamo perso in Bosnia, non chissà dove.

Curiosamente, l’unico Ct vincente è stato Roberto Mancini, che al suo secondo test – una dolorosa amichevole con la Francia, persa 3-1, presentò undici uomini di undici club diversi: Torino, Inter, Atalanta, Milan, Juventus, Roma, Napoli, Crotone, Sassuolo, Fiorentina e Nizza. Anche solo per ragioni scaramantiche, quasi quasi bisognerebbe provare a provare di nuovo così per trovare una strada che porti a Wembley o dovunque si possa essere orgogliosi di essere italiani, calcisticamente parlando.

Chiesa vuole tornare in Serie A! Lazio, Milan e Como sulle sue tracce. Qual è la piazza giusta per lui? – VIDEO di Elia Serra

Chiesa torna in Serie A! Lazio, Milan e Como lo vogliono. Qual è la squadra giusta per lui? – VIDEO di Elia Serra

Federico Chiesa negli ultimi giorni ha alimentato grandi rumors, aprendo concretamente la porta a un possibile ritorno in Serie A. Le dichiarazioni dell’esterno offensivo hanno fatto discutere e hanno aperto scenari inattesi rispetto al suo futuro, dopo due stagioni da comprimario con la maglia del Liverpool. Il classe ’97 potrebbe dunque valutare un ritorno in Italia, dove alcune squadre hanno già manifestato interesse concreto per il suo acquisto.

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Chiesa e le squadre interessate: Lazio, Milan e Como

Al momento, tre club sono maggiormente attivi sul fronte mercato: Lazio, Milan e Como. Nella capitale, Chiesa potrebbe avere un ruolo di primo piano, diventando un elemento centrale del progetto tecnico della squadra biancoceleste e garantendo qualità offensiva e esperienza internazionale.

A Milano, l’ex Fiorentina sarebbe un rinforzo importante soprattutto in vista dell’addio sempre più probabile di Rafael Leao, andando a coprire un vuoto nel reparto offensivo rossonero. Il Como, invece, guarda a Chiesa principalmente per esigenze regolamentari legate alla Champions League, dovendo inserire calciatori italiani in rosa. Tuttavia, nella squadra di Cesc Fabregas, l’esterno non ricoprirebbe un ruolo da protagonista come nelle altre opzioni.

Chiesa e il futuro: la scelta finale spetta al giocatore

Il futuro di Chiesa resta dunque nelle sue mani. La decisione finale dipenderà da diversi fattori: il progetto tecnico, il ruolo che gli sarà garantito, la competitività della squadra e le ambizioni personali dell’esterno offensivo.

La possibilità di tornare in Serie A rappresenta un’opportunità per rilanciarsi dopo un biennio da comprimario in Premier League e riprendere il percorso di crescita in Italia. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Chiesa sceglierà la Lazio, il Milan o un’altra destinazione, con la Serie A pronta ad accoglierlo nuovamente tra i protagonisti del campionato.

Con le porte della Serie A riaperte, Federico Chiesa potrebbe diventare il colpo di mercato estivo in grado di cambiare gli equilibri in più club italiani, offrendo qualità, esperienza e imprevedibilità sulla fascia offensiva.

Fabio Grosso è il nuovo allenatore della Fiorentina, contratto fino al 2028! Il comunicato ufficiale e tutti i dettagli

Fabio Grosso è il nuovo allenatore della Fiorentina, il comunicato ufficiale e tutti i dettagli sulla scelta in panchina del club viola

La Fiorentina ha annunciato ufficialmente di aver affidato la guida tecnica della Prima Squadra a Fabio Grosso. L’ex terzino azzurro, icona del trionfo mondiale in Germania, ha raggiunto un accordo a lungo termine con la società toscana, legandosi ai colori viola con un contratto valido fino al 30 giugno 2028. La dirigenza gigliata ha scelto di puntare su un profilo dinamico, in grado di portare una grande dose di freschezza, entusiasmo e comprovata competenza tattica per rilanciare le ambizioni del club.

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La carriera: dalle giovanili all’affermazione nel calcio che conta

Nato a Roma il 28 novembre 1977, il neo mister viola ha mosso i primi decisivi passi nel mondo degli allenatori all’interno del Settore Giovanile della Juventus, a partire dal 2013. Il battesimo del fuoco al timone di una prima squadra è avvenuto nel 2017, annata che lo ha visto esordire nel campionato di Serie B alla guida del Bari. Da quel momento, il suo percorso professionale si è arricchito di esperienze prestigiose, sedendo sulle panchine di Olympique Lione, Frosinone e Sassuolo. Il suo palmarès da tecnico vanta già due promozioni dalla Serie B alla Serie A e una stagione sportiva appena conclusa da incorniciare: sotto la sua guida, infatti, la formazione neroverde ha conquistato un brillante undicesimo posto in classifica da assoluta neopromossa.

Il benvenuto del Presidente Giuseppe B. Commisso

La proprietà ha espresso massima fiducia ed enorme soddisfazione per il felice esito della trattativa, sottolineando il grande valore umano e professionale del tecnico.

«Siamo molto felici di accogliere Fabio Grosso alla Fiorentina – ha ribadito il Presidente Giuseppe B. Commisso – Fabio non è soltanto un Campione del Mondo: è un allenatore che si è costruito il proprio percorso con lavoro, idee e risultati, dimostrando di saper guidare squadre e affrontare sfide importanti. Dopo una stagione difficile, vogliamo aprire una nuova fase con energia, ambizione e senso di responsabilità. Crediamo che Fabio abbia la personalità, il metodo e l’entusiasmo per aiutarci a costruire una Fiorentina più forte, più competitiva e sempre legata alla sua identità. Gli diamo il benvenuto con grande fiducia. Forza Viola!»

Le prime parole del nuovo condottiero viola

Pronto a calarsi immediatamente in questa nuova e stimolante realtà calcistica, l’allenatore ha voluto ringraziare i vertici societari, delineando i princìpi fondamentali che caratterizzeranno il suo lavoro quotidiano sulle sponde dell’Arno.

«Ringrazio tutta la Società, in particolare il Presidente Giuseppe Commisso e sua madre Catherine per avermi affidato la guida tecnica della Fiorentina. Sono davvero felice di poter cogliere questa straordinaria opportunità – ha detto Mister Fabio Grosso – Arrivo in un club prestigioso, con una tifoseria appassionata e una città che vive il calcio con grande intensità. Non amo mai fare promesse, ma consapevole delle responsabilità che mi aspettano, mi sento fin da subito di poter garantire serietà, professionalità e coinvolgimento nel costruire una squadra che abbia coraggio e ambizione. Sono sinceramente entusiasta e non vedo l’ora di iniziare»

Calciomercato Genoa: giorni cruciali per il rinnovo di Caleb Ekuban, la strategia rossoblù

Calciomercato Genoa: offerta per il rinnovo di Ekuban. Si attende la risposta del giocatore, ecco qual è la situazione

Genoa news: nell’agenda del calciomercato della società ligure c’è senza dubbio il futuro di Caleb Ekuban. Questa settimana, infatti, si preannuncia come uno spartiacque decisivo per capire definitivamente se l’attaccante continuerà a vestire la maglia del Grifone o se le strade si separeranno. Il nodo principale dell’intera vicenda è legato alla naturale scadenza del suo attuale vincolo contrattuale, fissata per il 30 giugno 2026. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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L’offerta della dirigenza: un biennale per blindare il ghanese

La volontà del club ligure è molto chiara: non c’è alcuna intenzione di rinunciare al calciatore. Per questo motivo, la dirigenza ha lavorato a lungo sotto traccia, cercando di trovare la chiave economica e progettuale giusta per convincere il classe 1994 a sposare nuovamente la causa rossoblù. I contatti con l’entourage sono stati intensi e la società ha presentato diverse formule contrattuali, spingendosi anche a mettere sul piatto proposte al rialzo. L’offerta più strutturata e vantaggiosa attualmente in possesso dell’agente prevede un rinnovo biennale, impreziosito dall’inserimento di un’opzione per prolungare ulteriormente l’accordo.

Adesso, la palla passa esclusivamente al giocatore. Il Genoa ha richiesto una presa di posizione chiara e attende una risposta definitiva entro la fine di questa settimana. Una tempistica rigida ma necessaria per permettere agli uomini mercato di muoversi di conseguenza e, in caso di esito negativo della trattativa, virare tempestivamente su nuovi obiettivi offensivi.

Il peso di Ekuban nel progetto: le statistiche e l’impatto a Marassi

Il forte desiderio di trattenere l’attaccante di origini ghanesi non è casuale, ma si fonda sul prezioso contributo fornito sul rettangolo verde. Sbarcato in Liguria nell’estate del 2021, dopo aver maturato importanti esperienze con le casacche di Chievo Verona, Leeds United e Trabzonspor, il centravanti si è sempre messo a totale disposizione delle rotazioni tattiche.

Nell’ultima annata sportiva, il suo apporto è stato tangibile. Tra le sfide disputate in Serie A e il percorso in Coppa Italia, ha collezionato ben 32 presenze, arricchendo le sue prestazioni con 4 gol e un assist. Statistiche recenti che vanno a completare un bilancio ligure nel complesso molto solido: dal suo esordio sotto la Lanterna a oggi, Ekuban ha totalizzato 128 gettoni complessivi, firmando 13 reti e smazzando 11 assist. Un percorso intenso che ora si trova di fronte a un inevitabile bivio professionale.

Dagli algoritmi al Bayer Leverkusen dei miracoli: chi è Devin Ozek, il nuovo obiettivo del Milan per il ruolo di DS

Devin Ozek è il nuovo obiettivo del Milan per il ruolo di direttore sportivo. Chi è: la sua storia e la sua carriera

Dopo aver ufficialmente esonerato Igli Tare al termine di un solo anno di mandato, il Milan si trova nella necessità di riorganizzare profondamente la propria area tecnica. La priorità assoluta è la ricerca di un nuovo direttore sportivo, una scelta che si intreccia inevitabilmente con il casting in corso per la figura di direttore tecnico, necessaria per dare una nuova guida strategica dopo l’addio in panchina di Massimiliano Allegri.

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L’indiscrezione: contatti esplorativi con Devin Özek

Nelle ultime ore, la corsa per occupare la scrivania di DS si è arricchita di una candidatura tanto sorprendente quanto affascinante. Secondo quanto rivelato nelle news Milan dall’edizione odierna del Corriere della Sera, la dirigenza milanista ha avviato i primi concreti contatti esplorativi con Devin Özek. Il quotidiano non ha ancora chiarito se questo profilo sia strettamente vincolato o, al contrario, alternativo al possibile arrivo di Rangnick, ma l’interesse del Diavolo è assolutamente reale.

Chi è Devin Özek: l’architetto del Bayer Leverkusen

Classe 1995, nato a Monaco di Baviera da madre tedesca e padre turco, Özek incarna perfettamente l’identikit del dirigente moderno. Poliglotta, meticoloso e fortemente orientato all’utilizzo dei dati e allo scouting sul campo, ha iniziato la sua brillante scalata nel 2020 all’interno del Bayer Leverkusen. Il salto di qualità è avvenuto nel 2022, con la promozione ad assistente delegato al fianco del DS delle “Aspirine”, Simon Rolfes. Questo formidabile binomio ha dato vita allo straordinario ciclo guidato da Xabi Alonso, culminato nella trionfale e storica vittoria della Bundesliga 2024, traguardo raggiunto polverizzando ogni record di imbattibilità.

La filosofia in perfetta linea con RedBird e il recente passato

I pilastri manageriali del tedesco si sposano alla perfezione con la visione di Gerry Cardinale e di RedBird: identità, sostenibilità e algoritmi. Secondo la sua visione, il successo aziendale e sportivo si fonda sulla capacità di adattarsi alla cultura, alla storia e alle possibilità economiche del club. È cruciale creare un’identità calcistica ben definita attraverso uno stile di gioco riconoscibile e, di conseguenza, scegliere un allenatore che rispetti questa specifica filosofia. In questo modo si evita di dover rivoluzionare l’ossatura della rosa a ogni cambio di guida tecnica.

Il suo importante bagaglio di competenze si è arricchito durante l’ultima stagione sportiva, vissuta in Turchia come direttore sportivo del Fenerbahçe. Chiusa questa parentesi a Istanbul, il giovane manager è attualmente libero sul mercato. Un’opportunità a parametro zero che, per idee, freschezza e metodologia lavorativa, potrebbe rappresentare la scelta ideale per il nuovo corso del Milan.

Manchester City stringe per Eliot Anderson: nuova offerta in arrivo per strapparlo al Nottingham! Ma lo United…

Manchester City fa sul serio per Eliot Anderson: nuova offerta al Nottingham Forest, ma lo United rimane sullo sfondo

Al centro dei radar del Manchester City c’è un nome ben preciso che sta infiammando le cronache d’oltremanica: si tratta di Elliot Anderson, attualmente in forza al Nottingham Forest. Le prossime ore potrebbero rivelarsi assolutamente cruciali per le sorti di questa affascinante operazione, che vede coinvolte le principali superpotenze della Premier League.

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La nuova offerta in arrivo al Nottingham Forest

Secondo Fabrizio Romano, la dirigenza del City sta preparando una nuova offerta ufficiale da presentare ai vertici dirigenziali dei Tricky Trees. L’obiettivo primario è quello di abbattere le ultime resistenze e assicurarsi a titolo definitivo le prestazioni del giocatore. La squadra mercato dei Citizens è determinata a inviare presto la corposa proposta formale direttamente negli uffici del Nottingham. La sensazione generale che si respira tra gli addetti ai lavori è di assoluta positività: l’ambiente Sky Blue appare infatti estremamente fiducioso circa il buon esito delle contrattazioni e conta di chiudere l’affare in tempi stretti, regalando un tassello fondamentale alla propria rosa.

Una strategia a lungo termine: Citizens in pole position da marzo

L’interesse per Elliot Anderson non è un capriccio dell’ultimo minuto. La strategia del Manchester City è il frutto di una lunga e meticolosa programmazione iniziata diversi mesi addietro. Romano conferma infatti che il club ha saputo costruire un netto divario rispetto alla concorrenza fin da marzo. Questo importante vantaggio temporale ha permesso alla dirigenza di tessere una fitta rete di contatti, illustrando un progetto sportivo di altissimo profilo. La costante presenza e la tempestività nel muoversi si stanno rivelando la mossa decisiva per spianare la strada verso la fumata bianca.

Il derby di mercato: Manchester United ancora in corsa, ma insegue

A rendere ancora più avvincente e tesa questa complessa trattativa è il classico inserimento dei rivali cittadini. Sullo sfondo, infatti, rimane vivo il forte interesse dei Red Devils. Il Manchester United è ancora interessato alle prestazioni del ragazzo e monitora costantemente l’evolversi della situazione, sperando in un possibile rallentamento o in un passo falso dei cugini. Tuttavia, le gerarchie attuali di mercato parlano un linguaggio molto chiaro: il City è in vantaggio e ottimista sulla rapida chiusura della pratica. La solidità finanziaria della nuova offerta imminente e l’intenso lavoro diplomatico svolto negli ultimi mesi sembrano aver blindato l’operazione. Il trasferimento di Anderson verso la sponda azzurra di Manchester appare ormai prossimo al traguardo.

Chi è Isak Bjerkebo, il talento del Sirius che ha fatto impazzire Fiorentina, Parma e Lazio. Storia e caratteristiche tecniche

Chi è Isak Bjerkebo, calciatore del Sirius che piace a Fiorentina, Parma e Lazio. La sua storia e le sue caratteristiche tecniche

Il calciomercato estivo si avvicina e i club di Serie A iniziano a muovere le prime pedine sullo scacchiere alla ricerca di nuovi talenti. Negli ultimi anni, i campionati scandinavi si sono rivelati un serbatoio inesauribile di promesse a basso costo e l’Italia non è rimasta a guardare. L’ultimo nome ad aver acceso i fari degli osservatori italiani è quello di Isak Bjerkebo, giovane e dirompente esterno offensivo svedese attualmente di proprietà del Sirius.

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Chi è Isak Bjerkebo: il gioiello del Sirius che incanta in Svezia

Nato nel 2003, il talento svedese sta vivendo la stagione della definitiva consacrazione. Le sue doti atletiche e tecniche lo rendono un profilo estremamente moderno e imprevedibile, capace di abbinare una notevole velocità in progressione a un’ottima tecnica individuale. Schierato prevalentemente come esterno offensivo, il classe ’03 ama partire largo sulle corsie laterali per poi accentrarsi, puntare l’uomo e pungere le difese avversarie. La sua crescita esponenziale ha sorpreso positivamente gli addetti ai lavori, trasformandolo in pochissimo tempo nel vero trascinatore del Sirius, formazione che milita in Allsvenskan, il massimo campionato calcistico svedese. Le sue prestazioni spumeggianti non sono passate inosservate e hanno inevitabilmente attirato l’attenzione di numerosi club europei.

Numeri da capogiro: l’impatto devastante sotto porta

Ciò che sta impressionando maggiormente gli scout e i direttori sportivi inviati dalla Serie A è l’incredibile continuità realizzativa messa in mostra dal ragazzo. Nonostante la giovanissima età e l’impiego in un ruolo che non è quello di prima punta classica, Bjerkebo ha finora messo a referto numeri da vero e proprio bomber consumato. Il suo ruolino di marcia parla fin troppo chiaro: è stato autore di 9 gol in 10 presenze in campionato. Una media realizzativa clamorosa, praticamente una rete a partita, che certifica non solo il suo spiccato fiuto per il gol, ma anche una lucidità sotto porta e una freddezza glaciale all’interno dell’area di rigore. Statistiche di questo calibro giustificano ampiamente le manovre di mercato delle squadre italiane.

Corsa a tre per il talento: Parma, Fiorentina e Lazio in lizza

Al momento, la corsa per assicurarsi il cartellino dell’attaccante vede protagoniste ben tre società del nostro campionato secondo Gianluigi Longari di Sportitalia. Il Parma sta valutando con grande interesse il profilo del giocatore per inserire freschezza e imprevedibilità nel proprio reparto avanzato. Tuttavia, i ducali devono fare i conti con una concorrenza agguerrita e di altissima fascia.

Sulle tracce del giovane talento ci sono infatti anche la Fiorentina e la Lazio. Entrambe le dirigenze stanno seguendo da vicino la crescita del ragazzo, consapevoli che un investimento mirato, effettuato prima che il suo valore schizzi alle stelle, potrebbe rivelarsi un colpo magistrale. Le prossime settimane saranno decisive per scoprire chi riuscirà ad affondare il tackle vincente.

Massimo Giletti, che bordata: «Juve, bisogna eliminare gli equivoci: Comolli è una scelta sbagliata!»

Massimo Giletti, conduttore tifoso della Juve, ha commentato così il momento attraversato dal club bianconero. Le sue dichiarazioni

Tifosissimo della Juventus, della quale spesso ha parlato anche nelle sue trasmissioni tv, Massimo Giletti interviene su Tuttosport sull’attuale momento della società bianconera.

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EQUIVOCI «Voglio fare una premessa: la Juventus è la Juventus. Vuol dire Famiglia Agnelli. Investimenti di anni. Sostegno concreto. Siamo l’unico club in Italia e in Europa, in questo senso. Oggi però non possiamo fare finta di non vedere quanto stia accadendo: bisogna eliminare gli equivoci».

COMOLLI «Non amo il linguaggio imposto dai social, che ha solo bisogno di un capro espiatorio, di un colpevole da mettere alla ghigliottina. Ma non c’è più tempo di ragionare, serve avere coraggio e fare una riflessione profonda. Se siamo in questa situazione è perché si è scelto un amministratore delegato come Comolli».

LA SOLUZIONE «Elkann ha avuto la capacità e il coraggio di innovare il sistema, proprio come aveva fatto Andrea Agnelli a suo tempo. La Juve ha sempre anticipato i problemi: pensi allo stadio, pensi alle infrastrutture. Oggi deve dare il potere a Spalletti: l’unico a poter fare un percorso come Ferguson. Guardiamo a quel che si fa in Inghilterra, diamo fiducia a Luciano. Affiancato da un totem come Giorgio Chiellini. È l’unico modo per salvare la Juventus: bisogna dirlo con coraggio e deve essere John Elkann a prendere questa decisione».

IL DISSIDIO COMOLLI-SPALLETTI «Capisco bene quanto sia duro cambiare per l’ennesima volta la dirigenza, ma non c’era altra strada. Anche perché siamo di fronte a un precipizio di cui noi, esternamente, vediamo solo il riflesso sul mercato. Vado oltre al litigio negli spogliatoi dopo Torino-Juve: noi abbiamo un direttore d’orchestra che non è seguito dall’orchestra».

SU CHI PUNTARE «Vuole dei nomi? Io, ad esempio, avrei preso Sartori. Giovanni Carnevali. Gente che capisce il calcio e soprattutto che va a cercare talenti giovani, prodotti di un certo tipo».

VLAHOVIC «Ero rimasto stupito anni fa, quando abbiamo perso Dybala a zero. Perciò non rimango stupito di quanto accaduto ora: è solo l’ennesimo errore grave da un punto di vista manageriale. Ora vanno su Sorloth e Kolo? Serve una punta da 20-25 gol. Non mi pare che Kolo lo sia».

LA PRIMA STAGIONE É STATA UN APPRENDISTATO PER COMOLLI «No, quando arrivi alla Juventus non esiste apprendistato. Quando arrivi alla Juventus devi essere all’altezza della Juventus».

Nesta non ha dubbi: «Dopo la mia Nazionale c’è stato un vuoto. Milan, serve un nuovo ds per scegliere l’allenatore»

Nesta, ex difensore ed ora allenatore, ha parlato così dello stato del calcio italiano e ha lanciato anche qualche battuta sul Milan

Alessandro Nesta si trova negli Stati Uniti con altre leggende azzurre. A New York ha ricevuto grande affetto e, oltre al Mondiale ormai imminente, ha parlato del Milan, la squadra in cui ha brillato. La Gazzetta dello Sport ha raccolto le sue parole.

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SORPRESO DALL’AFFETTO «In realtà non più di tanto, perché avendo vissuto e giocato in Nord America conosco benissimo il calore dei nostri connazionali. Essere qui era un atto dovuto dopo la delusione Mondiale, abbiamo risposto subito presente alla “convocazione” del presidente Infantino».

LA SUA NAZIONALE «Dopo di noi c’è stato il vuoto, nessun successo a parte l’Europeo. Abbiamo fatto parte di una generazione clamorosa e in più abbiamo vinto. Oggi non ci sono più giocatori iconici come quelli che hanno fatto parte del nostro gruppo, e ovviamente i risultati incidono sul giudizio».

LA CRISI ATTUALE «Più fattori insieme hanno contributo. Abbiamo perso la nostra identità italiana e siamo andati a scopiazzare in giro, allo stesso tempo è mancato l’interesse dei club per i giovani. E va anche detto che le società non sono tutelate: magari investono sui ragazzi per anni e anni per poi vederseli portare via. Se davvero si vuole puntare sui vivai servono anche nuove leggi a tutela. E unito a questo: va lasciata ai giocatori la libertà di esprimersi. Oggi c’è troppa tattica, già dai 12-13 anni si parla di schemi e moduli quando invece si dovrebbero sviluppare genio e dribbling. Oggi, passatemi il termine, si crescono polli da allevamento, tutti uguali, bravi a palleggiare ma senza creatività».

COSA SERVE AL MILAN «Assolutamente un grande centravanti».

IL NUOVO MISTER «Tutto deve partire dal direttore sportivo. Con un ds capace, che sceglie un bravo allenatore a suo gusto e insieme definiscono una linea per arrivare ai risultati, possono riuscire a farlo anche in tempi brevi».

IL MONDIALE «Sarà finale Francia-Spagna».

Kolo Muani e la Juventus: i dettagli di una trattativa infinita

Kolo Muani alla Juventus ha assunto i contorni di una trattativa infinita: cosa c’è dietro il possibile sbarco (finalmente) del francese a Torino

La storia di mercato tra Kolo Muani e la Juventus sembra destinata a rimanere tribolata fino all’ultimo. Anche in questa sessione, che potrebbe finalmente segnare il capitolo decisivo per il ritorno dell’attaccante a Torino, esiste la concreta possibilità che le tempistiche si dilatino, rischiando di andare per le lunghe persino oltre la chiusura delle operazioni legate ad Alexander Sorloth.

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Il fulcro della questione è sempre lo stesso: l’aspetto squisitamente economico. Tuttosport oggi fa il punto della situazione.

Le richieste del PSG e la strategia bianconera

Il Paris Saint-Germain non prende minimamente in considerazione l’ipotesi di uno scambio tecnico. Nonostante le recenti indiscrezioni su un possibile inserimento di Jonathan David nella trattativa, i parigini chiedono esclusivamente una chiusura monetaria.

Tuttavia, il contesto attuale risulta decisamente meno complesso rispetto alla scorsa estate o alla finestra invernale, spinto da due fattori cruciali:

  • Il fattore tattico: Luis Enrique continua a ritenere l’attaccante francese del tutto estraneo e non funzionale al proprio progetto tecnico.
  • La situazione contrattuale: con un contratto agli sgoccioli e senza alcuna intenzione di imbastire un rinnovo, il PSG sa bene che girare il giocatore in prestito a un solo anno dalla naturale scadenza sarebbe una mossa controproducente.

A Parigi sono consapevoli di non poter tirare troppo la corda. Pur non essendo disposti a registrare una minusvalenza sanguinosa, si mostrano aperti a ragionare su un prestito con obbligo di riscatto a condizioni ragionevoli. La valutazione del cartellino è scesa drasticamente rispetto ai 50 milioni della passata stagione, assestandosi oggi intorno ai 35 milioni di euro. Guarda caso, è l’esatta cifra che la Juventus spera di incassare dalla cessione di David, confermando la rigida regola che guiderà il mercato della Vecchia Signora: entra un giocatore solo se ne esce un altro.

Gli errori del passato e la spinta dello spogliatoio

L’obiettivo prioritario della dirigenza è evitare i gravi rischi incorsi l’anno scorso. Un’estate fa, i continui tentennamenti del club indispettirono la dirigenza del PSG e costrinsero Kolo Muani ad accettare, all’ultimo istante utile, un prestito al Tottenham. A Londra il francese ha vissuto un’annata sottotono, ritrovandosi paradossalmente allenato da Igor Tudor: proprio il tecnico che ne aveva preteso a gran voce la riconferma alla Juventus, incassando un rifiuto che contribuì in modo decisivo alla profonda rottura tra l’allenatore croato e i vertici bianconeri.

Oggi le premesse sono nettamente diverse. L’intesa tra la Juventus e Kolo Muani è già blindata. Inoltre, il giocatore gode del totale gradimento del gruppo squadra, che aveva trovato in lui un partner d’attacco eccellente e un compagno di spogliatoio perfetto. L’accordo è a un passo: la regola aurea, adesso, è non perdere ulteriore tempo.

CN24 – Roberto Mancini sarà il prossimo ct della Nazionale: sbaragliata la concorrenza! L’indiscrezione

Roberto Mancini sarà il prossimo ct della Nazionale: sbaragliata la concorrenza! Strada tracciata per la panchina dell’Italia: la nostra esclusiva

Non ci sono più dubbi: Roberto Mancini sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. La notizia è stata confermata in esclusiva dalla redazione di CalcioNews24, segnando ufficialmente il ritorno del tecnico jesino sulla panchina azzurra.

Le prossime tappe legate al suo incarico saranno vincolate alle elezioni del nuovo presidente FIGC. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il favorito per la carica è l’ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, seguito da Giancarlo Abete. Nonostante il dibattito sulla guida federale, lo scenario per la panchina è ormai tracciato: ci sarà dunque il Mancini-bis.

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Il tecnico di 61 anni, attualmente alla guida dell’Al Sadd in Arabia Saudita, torna alla guida della Nazionali dopo averla diretta dal 2018 al 2023. In quel periodo, Mancini ha conquistato l’Europeo 2020, un successo rimasto negli annali, ma ha anche vissuto l’amarezza di non qualificarsi ai Mondiali 2022. Il suo obiettivo ora sarà quello di riportare l’Italia alla competizione iridata, dopo le tre mancate qualificazioni consecutive che hanno segnato il recente ciclo della nazionale.

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La concorrenza per il ruolo di ct era stata ampia e qualificata. Tra i nomi emersi nei mesi scorsi figuravano Massimiliano Allegri, poi approdato al Napoli, Antonio Conte, attualmente senza squadra ma con diverse richieste dall’estero, Vincenzo Italiano, con interessi sia in Italia che all’estero, e l’ipotesi quasi fantascientifica di Pep Guardiola. Tuttavia, tutte le opzioni alternative sono state superate, sancendo il ritorno di Mancini in azzurro.

Il ritorno di Mancini rappresenta un punto di svolta per la Nazionali italiana, sia sotto il profilo tecnico che per la stabilità del progetto. L’esperienza, la capacità di gestione dello spogliatoio e la conoscenza dei giovani talenti saranno fondamentali per affrontare le sfide future, dai prossimi match di qualificazione ai Mondiali fino alla costruzione di un ciclo competitivo per riportare l’Italia al vertice internazionale.

Palermo, caccia al bomber di scorta: Inzaghi cerca la spalla per Pohjanpalo

Il Palermo studia il mercato e il riassetto tattico per non dipendere solo dai 25 gol del finlandese. Nel mirino anche Cassandro per la difesa

Il Palermo è al lavoro per risolvere uno dei limiti principali emersi nella stagione appena conclusa: la forte dipendenza realizzativa da Joel Pohjanpalo. Lo strapotere fisico e tecnico del trentunenne attaccante finlandese, autore di ben 25 reti includendo i play-off, è stata senza dubbio l’arma principale a disposizione del tecnico Inzaghi, ma per puntare ancora più in alto serve un’alternativa concreta. Attualmente, il secondo miglior marcatore dell’organico rosanero è stato Filippo Ranocchia, fermo a quota 6 centri. Un divario decisamente troppo ampio per una squadra con ambizioni di vertice, che necessita di una seconda punta in grado di raggiungere la doppia cifra. Ecco il focus del Corriere dello Sport.

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I numeri dell’attacco e il rendimento delle alternative

Nella passata annata, che ha fruttato un totale di 63 gol in 40 partite, la squadra ha mandato a rete 14 giocatori diversi, mantenendosi su medie normali ma nettamente inferiori rispetto a compagini come Venezia e Frosinone, giunte a quota 19. Gli altri componenti del reparto offensivo hanno fornito un contributo prezioso per gli equilibri, faticando però a essere determinanti in area di rigore:

  • Le Douaron: ha garantito corsa e generosità partendo quasi sempre titolare, ma ha siglato solamente 5 reti.
  • Palumbo: si è distinto in fase di rifinitura con 10 preziosi assist, ma ha segnato appena 3 gol, in calo rispetto ai 9 dell’anno precedente a Modena.
  • Dennis Johnsen: inserito a gennaio, ha messo in mostra le sue qualità ma ha chiuso l’annata con 1 solo gol e 1 assist.
  • Matteo Brunori: l’attaccante è uscito dai radar ben presto nel corso della stagione.
  • Giacomo Corona: il giovane ha avuto a disposizione solo brevi spezzoni per farsi notare come vice del fenomenale finlandese.

Le mosse di Inzaghi e gli obiettivi di mercato

Per migliorare il proprio potenziale offensivo, specialmente nelle gare in trasferta, mister Inzaghi valuta un riassetto tattico. L’idea è quella di passare al modulo 4-3-3 o al 4-2-3-1. L’allenatore intende dare molta fiducia a Johnsen schierandolo come esterno d’attacco per creare superiorità numerica, ma sul mercato il club cercherà una, se non due, nuove punte. L’obiettivo è scovare un giocatore che sappia interpretare il ruolo in modo diverso da Pohjanpalo, attaccando la profondità con maggiore concretezza.

Sul fronte delle trattative, i rosanero si muovono attivamente anche in difesa. Resta pienamente confermato l’interesse per Cassandro. Il difensore è rientrato al Como dopo un’ottima annata in prestito al Catanzaro: la valutazione iniziale formulata dai lariani si aggira sui 3 milioni di euro, ma questa cifra non rappresenta al momento l’offerta ufficiale del Palermo

De la Fuente: «La forza della Spagna è il gruppo, ho giocatori che da 10 anni sono con me. Yamal sarà pronto per la prima sfida»

Il “professore” dei Campioni d’Europa, De La Fuente: «Un grande orgoglio che gli allenatori spagnoli vincano ovunque»

Secondo il super computer di Opta, è la Spagna la favorita per il successo finale al Mondiale, con la Francia come prima avversaria. Il Ct che la guida e Luis De la Fuente, forte del successo all’Europeo di due anni fa. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato.

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INSEGNA AGLI ALLENATORI «A me piace tanto parlare di calcio, e se è con colleghi di professione ancora di più. Quando mi hanno offerto il posto non ci ho pensato due volte, e tra l’altro ho avuto classi fenomenali: Xabi Alonso, Xavi Hernandez, Raul, Victor Valdes. E poi Scaloni, Iraola, l’italiano Alessio Lisci… I miei corsi erano Evoluzione del calcio e Sviluppo tattico. L’ho fatto per 3 anni e ho appreso tantissimo anch’io. Gli dicevo: “Io non so di calcio più di voi, però ho più esperienza, e questa vi metto a disposizione. Non voglio convincervi, ma condividere il vissuto”».

I TECNICI SPAGNOLI VINCONO OVUNQUE «Per me, come ct e in qualità di ex istruttore del supercorso federale, è motivo di enorme orgoglio. Il processo formativo nelle scuole regionali e nazionali del nostro Paese è straordinario, e non lo dico per partito preso o cavalcando l’onda del successo dei nomi che ha menzionato. Lo dico perché l’ho vissuto personalmente. Qui non c’è nulla di casuale, si raccolgono i frutti di semi piantati per anni: formare allenatori perché possano formare giocatori. È stato un lavoro straordinario che non è certo finito eh? Tutt’altro, il successo aiuta a lavorare meglio. La nostra formazione è un esempio internazionale».

CI SARANNO PROBLEMI POLITICI AL MONDIALE «No, no, esattamente il contrario: io penso che il Mondiale sia al di sopra di qualsiasi circostanza politica e sociale. È un trait-d’union che tiene insieme credi, ideologie e razze differenti. Bisogna utilizzare il calcio come guida verso la diversità, lo spettacolo, l’unione. Vedo il torneo che sta per iniziare come una manifestazione storica in questo senso».

LA FORZA DELLA SUA SPAGNA «Lo spirito di gruppo: c’è gente che è con me dal 2015, dalle giovanili: Unai Simon, Mikel Merino, Rodri, Fabian, Cucurella, Dani Olmo, Oyarzabal… La relazione è differente, ti dà forza e viene percepita da chi arriva dopo. Io non ho paura a dire che per molti di loro sono più di un allenatore. Il legame è molto profondo e si trasmette anche al campo, non ho dubbi. Anche perché quando passi 45-50 giorni stando sempre insieme devi condividere molto di più che un pallone».

LA FORMA DI YAMAL «Bene, sta bruciando le tappe fissate dai medici. Credo possa essere disponibile per la prima sfida, poi vedremo se e quanto utilizzarlo».

Pagelle Grecia Italia: super Esposito, Ndour riceve giudizi diversi

Pagelle Grecia Italia: Top, Flop e differenze di voto della Nazionale di Baldini. Ecco le valutazioni date dai quotidiani sportivi

Ecco un’analisi dei “Top”, dei “Flop” e delle differenze di voto significative per la prestazione dell’Italia contro la Grecia, basata sulle pagelle fornite da La Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport:

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I Top (i migliori in campo)

  • P. Esposito: Unanime il giudizio positivo per l’attaccante. Prende 7 dalla Gazzetta, 7,5 dal Corriere dello Sport (che lo elegge “Il Migliore“) e 7,5 da Tuttosport. Viene elogiato per il quinto gol segnato in nazionale, per il movimento da centravanti in occasione della rete e per la capacità di fare a sportellate con i difensori greci.
  • Baldini (CT): Anche per l’allenatore i voti sono ampiamente sufficienti: 7 dalla Gazzetta, 7,5 dal Corriere e 6.5 da Tuttosport. Gli viene riconosciuto il merito di aver chiuso la sua esperienza con due vittorie in due partite senza subire gol, dando prova di coraggio e infondendo la giusta mentalità alla squadra, capace di soffrire anche in inferiorità numerica.
  • Donnarumma: Ottima prova del capitano, che si merita un 7,5 dalla Gazzetta, 6,5 dal Corriere e 7 da Tuttosport. Tutte le testate sottolineano la sua sicurezza e gli interventi decisivi nel finale della partita, in particolare su Pavlidis.
  • Koleosho: Voti buoni, sebbene non identici, per l’esterno: 7 dalla Gazzetta, 7 dal Corriere e 6.5 da Tuttosport. Apprezzato per l’impegno (“ci mette il cuore“), il dinamismo a tutto campo e la traversa colpita nel secondo tempo.

I Flop (i peggiori in campo)

  • Reggiani: Il subentrato rimedia un’espulsione che pesa sul giudizio complessivo. Prende 5 dalla Gazzetta, 5,5 dal Corriere e 5 da Tuttosport. Tutti evidenziano come il rosso diretto, preso poco dopo il suo ingresso in campo per aver fermato Douvikas lanciato a rete, sia stato un errore grave.
  • Ahanor: Prova insufficiente o appena sufficiente per il difensore, sostituito all’intervallo. Voto 6 per Gazzetta e Corriere, 5.5 per Tuttosport. Viene criticato per la sua eccessiva irruenza (che gli costa il cartellino giallo) nel cercare di fermare Tzolis.

Differenze di voto significative

  • Donnarumma: c’è esattamente un punto di differenza tra il 7,5 de La Gazzetta dello Sport e il 6,5 del Corriere dello Sport.
  • Pisilli: mentre per il Corriere dello Sport la sua prestazione vale la sufficienza (6), per Tuttosport merita un voto decisamente più alto, pari a 7 (la Gazzetta si ferma a 6,5). Tuttosport ne apprezza in modo particolare l’energia negli inserimenti e la lotta nel finale.
  • Ndour: prende 6,5 da La Gazzetta dello Sport, ma scende fino al 5.5 (quindi un punto netto di scarto) nelle pagelle di Tuttosport, che lo giudica fisicamente solido ma poco incisivo nella partita.

“Eriksen a un bivio, deve prendere una decisione seria sul suo futuro”

Il quotidiano danese B.T. invita alla cautela clinica, ma sottolinea il peso emotivo per la famiglia di Eriksen dopo il nuovo collasso

Ieri sera il mondo del calcio è stato nuovamente inghiottito da un incubo. Il centrocampista danese Christian Eriksen è collassato durante la partita amichevole contro l’Ucraina, riportando alla mente di tutti il drammatico déjà-vu degli Europei del 2021, quando cadde a terra per un arresto cardiaco contro la Finlandia e gli fu successivamente impiantato un defibrillatore sottocutaneo.

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Questa volta, è stato proprio quel dispositivo a reagire e a salvargli la vita. A seguito dell’accaduto, diversi esperti hanno ipotizzato che il trentaquattrenne possa aver giocato la sua ultima partita con la Nazionale.

Tuttavia, il caporedattore sportivo di B.T., Lasse Vøge, invita alla massima prudenza prima di trarre conclusioni mediche affrettate: “In questo momento stiamo parlando alla cieca, perché non sappiamo ancora con esattezza cosa abbia innescato l’intervento del pacemaker. Non è detto che la situazione fosse così pericolosa come è apparsa: forse si è trattato ‘soltanto’ di una scarica di sicurezza. E potrebbe benissimo essere che continuare a giocare non comporti alcun rischio per la sua salute“.

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Nonostante le necessarie rassicurazioni cliniche, il giornalista ritiene che questo spaventoso episodio debba obbligatoriamente costringere il giocatore e il suo entourage a fermarsi e riflettere sul futuro. Anche se il regista dovesse rimettersi in piedi in tempi brevi, c’è una famiglia che ha dovuto temere il peggio in diretta televisiva per l’ennesima volta.

Le priorità evidenziate da Vøge sono molto chiare:

  • La scelta: Christian Eriksen deve ora compiere una decisione estremamente delicata per la sua vita e la sua carriera.
  • L’impatto familiare: sebbene un suo ritiro rappresenterebbe una perdita incalcolabile per il calcio danese, il calciatore deve pensare in primis a sua moglie, ai suoi figli e ai suoi genitori.
  • La tutela emotiva: i suoi cari sono stati esposti a esperienze traumatiche violentissime e non c’è alcuna ragione valida per cui debbano rivivere un simile dramma.

Con ben 151 presenze, Eriksen detiene il record assoluto con la maglia biancorossa, essendosi consacrato come uno dei più grandi giocatori nella storia della Danimarca.

Ovviamente la scelta finale spetta solo a lui“, conclude Vøge, “ma non deve più dimostrare nulla a nessuno. Ha una mole di presenze che probabilmente non verrà mai superata e ci ha regalato emozioni indescrivibili. Non possiamo chiedergli altro, se non di prendersi cura di se stesso“.

Il Napoli accelera sul mercato in attesa dell’era Allegri

Il ds Manna traccia le linee guida sul mercato per il Napoli: riscattati Hojlund e Alisson, si valutano le posizioni di Lukaku e Lucca

Il Napoli è pronto a dare un’impennata al proprio calciomercato già in questa settimana. Archiviata la fase di riflessione successiva alla scelta della nuova guida tecnica, secondo le ultime news Napoli calcio del Corriere dello Sport il club partenopeo è pronto a passare all’azione. L’allenatore in pectore è Massimiliano Allegri, ma per l’annuncio ufficiale bisognerà attendere che il tecnico risolva definitivamente il suo contratto con il Milan in seguito all’esonero. A confermarlo è stato lo stesso presidente Aurelio De Laurentiis durante la presentazione dei ritiri estivi: «Il Napoli non ha ancora il nuovo allenatore e anche se ce l’avesse non potrebbe annunciarlo. Conoscete le regole federali».

Riscatti e nodo attaccanti

Nonostante l’attesa burocratica per la panchina, il direttore sportivo Giovanni Manna è pienamente operativo e lavora su binari paralleli. Le prime certezze assolute riguardano i pesanti riscatti già messi a referto:

  • Rasmus Hojlund: prelevato dal Manchester United per 44 milioni più 6 di prestito. Nell’ultima, faticosa stagione ha retto da solo il peso dell’attacco azzurro.
  • Alisson: riscattato dallo Sporting Lisbona per 16,5 milioni più 3,5 di bonus.

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A breve Allegri dovrà valutare attentamente il reparto offensivo. Romelu Lukaku, frenato ad agosto da un infortunio, ha ancora un anno di contratto e ha già fatto sapere di non voler chiedere la cessione, inviando segnali positivi dal ritiro della sua Nazionale. Da valutare anche il rientro di Lorenzo Lucca: dopo un prestito non esaltante al Nottingham Forest, il club dovrà decidere il destino di un giocatore pagato ben 35 milioni dall’Udinese la scorsa estate.

Il taccuino degli obiettivi

Manna sta monitorando diversi profili per puntellare la rosa in ogni reparto:

  • Tra i pali: piace il 26enne ceco Matej Kovar (PSV Eindhoven), da affiancare a uno tra Meret e Milinkovic-Savic.
  • Fascia destra: Per dare respiro a capitan Di Lorenzo si seguono l’israeliano Anan Khalaili (21 anni, Union Saint-Gilloise, valutato 22,5 milioni) e il brasiliano Dodô (27 anni, Fiorentina, valutato circa 15 milioni).
  • Difesa centrale: Il mirino è puntato su Mario Gila (25 anni). Tuttavia, Lotito ha promesso a mister Gattuso di trattenerlo alla Lazio per un altro anno, nonostante il contratto in scadenza nel 2027.
  • Centrocampo: Il mercato in entrata dipenderà molto dal futuro di Frank Anguissa. In caso di addio, il primo nome sulla lista per sostituirlo è quello di Richard Rios, 26enne di proprietà del Benfica e stella della nazionale colombiana.

Fabregas tuona: «I social divorano il tempo dei bambini, bisogna smetterla di pensare che se arrivi secondo hai fallito!»

Lunga intervista all’allenatore del Como, Cesc Fabregas, che racconta la sua idea di calcio e di crescita dei giovani talenti: le sue parole

Cesc Fabregas si racconta a tutto campo in una lunga intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere della Sera. L’allenatore del Como affronta temi che spaziano dall’educazione dei giovani all’impatto dei social network, passando per il calcio moderno, il progetto del club lariano, la valorizzazione dei talenti italiani e le ambizioni in Champions League.

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L’infanzia e l’amore per il calcio

Fabregas ricorda i suoi primi anni con il pallone, vissuti tra strada e campetti di quartiere.

INFANZIA – «Ho imparato a giocare a calcio per strada sotto casa, mi divertivo a giocare tirando la palla contro il muro o la saracinesca dei negozi. Mi rivedo giocare in quelle partite monumentali venti contro venti sui campetti del paese, non avrei mai smesso. D’estate i miei mi lasciavano dai nonni, davanti alla loro casa c’era un campetto da cinque contro cinque e io stavo lì dalla mattina alla sera. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa, era una magnifica ossessione».

La battaglia contro i social e gli smartphone

Il tecnico spagnolo esprime forte preoccupazione per l’influenza della tecnologia sulle nuove generazioni e racconta anche la sua esperienza personale come padre.

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LA BATTAGLIA AI SOCIAL – «Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa. Ma ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini. Il pericolo della società digitale? L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te. È difficile. Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Ma anche se lei si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. No Instagram, no Twitter, cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia di questo un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono».

I giovani di oggi e la perdita della pazienza

Secondo Fabregas, i ragazzi stanno crescendo in una società che rende sempre più difficile concentrarsi e vivere le emozioni in maniera autentica.

MANCA LA PAZIENZA NEI RAGAZZI DI OGGI – «I ragazzi di oggi non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia? Io li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo goal. Devono percepire l’importanza di quello che fanno, di quello che sono. Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita. Non è tutto normale, tutto scontato. Il calcio è uno stile di vita. Un modo di essere. Il calcio è speciale, lo si può giocare sempre e ovunque. Spesso non serve neanche un pallone, basta immaginarlo».

Il calcio moderno e la pressione dei social

Fabregas ritiene che il calcio stia perdendo parte della sua poesia e della sua spontaneità.

LA PRESSIONE DEI SOCIAL – «Poesia che si sta un po’ perdendo? Sì per la pressione della gente che sta intorno al calcio, perché non è consentito sbagliare, non c’è pazienza per formare, per far migliorare i giocatori, ci sono pochi educatori nel calcio. E poi i social, che cercano sempre di gettare fango su ogni cosa, su ogni persona. Non si parla più di calcio, ci si insulta. Basta sbagliare una partita e sei una nullità. Tutto rapido e violento».

L’ex centrocampista di Arsenal, Barcellona e Chelsea analizza anche l’evoluzione tattica del gioco.

L’EVOLUZIONE DEL GIOCO – «Oggi il calcio è più veloce, tutti devono controllare tutto, programmare tutto. E questo finisce con l’imprimere un carattere robotico al gioco. Non c’è spazio per il talento, la creatività. Se uno cerca di fare una giocata complicata e sbaglia, viene massacrato. Tutti difendono bene, ma pochi attaccano. Come nella finale di Champions, in cui una squadra difendeva e l’altra cercava di fare gioco. Tutto ormai è più difensivo che offensivo».

Il lavoro nel settore giovanile del Como

Fabregas spiega quale sia la filosofia adottata nel vivaio del Como.

IL VIVAIO DEL COMO – «Nelle giovanili del Como si insegna soprattutto la tecnica, e questo mi piace molto. Costruire, dribblare, attaccare la profondità, questo fa divertire i ragazzi. Ma poi quando vado a vedere le partite, anche dei bambini, rimango deluso perché le altre squadre pensano solo a vincere, a fare falli, gli allenatori urlano ai bambini “Corri, attacca, mettiti 4-4-2!”. Il calcio, per i bambini, deve essere gioia. E comunicazione. Non c’è migliore tattica che parlarsi in campo, si vede meglio con gli occhi anche dei tuoi compagni».

Le regole nello spogliatoio

L’allenatore racconta anche alcune delle regole che ha introdotto all’interno del gruppo squadra.

REGOLE – «Quando siamo in ritiro a pranzo io metto il mio tavolo davanti ai giocatori per vedere le dinamiche tra i ragazzi e mi piace che parlino, scherzino, si capiscano. La nostra regola è che almeno a pranzo non si usi il cellulare. Io non capisco quando i giocatori, anche miei ex compagni, durante il riscaldamento, a due minuti dall’inizio della partita, usano il telefono. Con chi devi parlare? L’arbitro sta per fischiare».

Gli italiani, il mercato e la crescita del club

Fabregas affronta poi il tema della presenza di giocatori italiani nella rosa del Como.

POCHI ITALIANI IN SQUADRA – «Mi dispiace non aver giocatori italiani nel mio Como. Quando eravamo in serie B il 95% della squadra era composto da italiani e abbiamo vinto. Anche l’anno scorso ne avevamo molti. Quest’anno non abbiamo avuto la fortuna di trovare giocatori italiani funzionali al nostro modo di stare in campo. Ma mi rendo conto del problema. Io mi sento parte del calcio italiano e voglio dare una mano alla ripresa del calcio di questo Paese. A cominciare dal potenziamento del settore giovanile».

Sul mercato e sulla costruzione della squadra aggiunge:

SUL MERCATO – «Quest’anno a gennaio non abbiamo comprato nessuno. A me non piacciono le rose che col mercato invernale vengono rifatte da capo, alimentano instabilità nel gruppo. Se cambi dieci giocatori ogni sei mesi diventa impossibile costruire una squadra. Quest’anno siamo rimasti come eravamo e siamo andati in Champions. Acquistare sul mercato interno è difficile, in Italia o in Inghilterra è la stessa cosa. Alcuni giocatori buoni, ma non fuoriclasse, ormai sono valutati 40 milioni di sterline, il mercato è questo. Io cerco i giocatori funzionali al nostro modo di giocare. Mi arriva una lista e io scelgo quelli più organici alla nostra visione. Quest’anno spero di trovare anche giocatori italiani».

Champions League, Nico Paz e il futuro

Guardando alla prossima stagione, Fabregas invita a mantenere i piedi per terra.

CHAMPIONS? – «Dobbiamo migliorare tanto la squadra. La Champions non è uno scherzo, se non sei adeguato ti stroncano anche con punteggi tennistici. Una cattiva giornata o dieci minuti sbagliati possono compromettere tutto. Non basta dire che l’anno precedente è andato bene, bisogna fare un salto di qualità. Dobbiamo goderci, qui a Como, la Champions. Ma sapendo che spesso squadre che hanno fatto bene un anno come Girona, Leicester, Nottingham Forest poi hanno conosciuto un’involuzione. Bisogna essere pronti per il più importante torneo per club del pianeta. Non si può sbagliare. E tenendo d’occhio il campionato. In Italia è difficile. Noi abbiamo fatto 71 punti e siamo arrivati quarti, in altre leghe saremmo stati più in alto. Una rosa adeguata è necessaria per affrontare una stagione con tante partite di qualità».

Sul futuro di Nico Paz, uno dei talenti più seguiti della rosa, mantiene il massimo riserbo:

SUL FUTURO DI NICO PAZ – «Nico Paz rimarrà? Non si sa, lui è molto contento di stare con noi. Vediamo cosa succede».

L’Italia fuori dal Mondiale e il ruolo dei club

Fabregas commenta anche l’assenza dell’Italia dalla Coppa del Mondo.

ITALIA FUORI DAI MONDIALI – «Le sfide con Del Piero, Pirlo, Buffon erano storiche, per noi spagnoli. L’Italia è una grande nazione calcistica e la sua assenza dalla World Cup è un peccato. Tutti dobbiamo aiutare la ripresa formando gli italiani. Stiamo lavorando sul settore giovanile, questo è il mio contributo. Se poi ci saranno occasioni di mercato per calciatori italiani, li prenderemo».

Fiducia nei progetti e pazienza per crescere

Infine, il tecnico del Como lancia un messaggio al calcio moderno, spesso caratterizzato da risultati immediati e poca pazienza.

POCO TEMPO PER GLI ALLENATORI – «Quando tanti allenatori vengono esonerati dopo tre partite vuol dire che si è sbagliato a monte. Un allenatore deve avere autorità sui giocatori e la società deve aiutarlo. Se scegli un allenatore devi valutarlo dopo uno o due campionati, non puoi cacciarlo perché il pubblico fischia. Devi avere un progetto e tenere duro. Come ha fatto l’Arsenal con Arteta? Nelle prime tre stagioni erano arrivati due volte ottavi. Non per questo hanno cambiato guida tecnica. Poi, dopo sette anni, in questa stagione hanno vinto la Premier e sono arrivati in finale della Champions».

E conclude:

VINCERE – «Tutti vogliamo vincere, a cominciare dai giocatori. Noi siamo la terza squadra in Europa che ha giocato con più calciatori under 23. Io ho detto alla società che era un investimento sul futuro, ma che non si potevano aspettare subito tutto. Vogliamo fare una squadra giovane ma non vogliamo il tempo di farli crescere? Bisogna smetterla di pensare che se arrivi secondo in campionato hai fallito. Vince uno solo, tutti gli altri hanno fallito? Io non la penso così, il mio mondo è diverso».

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IL VALORE DEL GRUPPO «Il valore morale di questo gruppo è veramente alto, ci sono momenti in cui abbiamo sentito il carico emotivo oltre al valore di avversari fortissimi. Del resto, abbiamo battuto la Francia e la Spagna ai rigori, prima del Belgio. Ho sempre chiesto ai ragazzi di non avere paura di sbagliare, di rimanere propositivi. Siamo stati bravi a non perderci d’animo e a non perdere la concentrazione, regalandoci un’emozione unica».

LA RICETTA ITALIANA DELLE NAZIONALI GIOVANILI «Non sta a me individuarla, ma quello che facciamo col Club Italia è sotto gli occhi di tutti. Aggiungo che il lavoro fatto fuori dal campo nel formare questi ragazzi è fondamentale, l’allenamento invisibile, puntiamo a farli migliorare anche individualmente».

Baldini Italia Armenia

I GIOVANI CON BALDINI NELLA NAZIONALE MAGGIORE – «E’ stato innegabilmente un grande stimolo, alimentato anche da tanti messaggi arrivati in questi giorni da Coverciano. Sappiamo che hanno seguito la nostra semifinale e hanno fatto il tifo per noi. La maglia azzurra ha un peso, ma sentirsi parte di un’unica grande famiglia aiuta a sognare in grande. E’ giusto che lo facciano, provando a seguire la strada di ragazzi che sono adesso poco più grandi loro».

HANNO GIOCATO TUTTI «Ma non erano rotazioni predeterminate, sono state strategiche partita per partita. Abbiamo ottimizzato la gestione delle energie e cercato sempre l’assetto migliore a seconda degli avversari. Chi è rimasto fuori volta per volta può aver fatto il muso lungo per qualche istante, ma poi si è fatto trovare sempre pronto in un gruppo in cui
tutti vanno d’accordo. Ed è un grande punto di forza. Anche le gioie sono state condivise, visto
che abbiamo segnato 9 gol con 8 marcatori diversi
».

COSA SERVE PER CRESCERE ANCORA «Avrebbero bisogno di giocare con un minutaggio maggiore, anche sotto età, in campionati più stressanti. Nel senso migliore del termine. Penso alla Primavera o dove possibile all’impiego nelle formazioni U23, che gli farebbe molto bene. A volte i nostri avversari sono più formati da questo punto di vista, si testano prima contro i più
grandi in tornei più competitivi
».

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