Pagina 482 – Calcio News 24

Calciomercato Lecce, Tiago Gabriel assai corteggiato da queste squadre! Il punto


Tiago Gabriel nel mirino di Juventus e Napoli. Il punto sul calciomercato Lecce

Nel vivace scenario del Calciomercato Lecce, uno dei nomi che sta attirando maggiore attenzione è quello di Tiago Gabriel, giovane difensore che si è messo in mostra con prestazioni di grande personalità e continuità. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il talento giallorosso sarebbe finito nel mirino di due big del calcio italiano: Juventus e Napoli, entrambe alla ricerca di rinforzi affidabili e futuribili per il reparto arretrato.

Il Lecce, consapevole del valore del proprio giocatore e dell’importanza strategica che sta assumendo il suo profilo nel calcio italiano, osserva con interesse gli sviluppi del mercato. Nel contesto del Calciomercato Lecce, la possibile cessione di Tiago Gabriel può rappresentare una delle operazioni più rilevanti della sessione, sia dal punto di vista tecnico che economico. La società salentina, infatti, è solita valorizzare i giovani talenti, ottenendo spesso importanti plusvalenze che permettono di rafforzare la rosa e dare continuità al progetto sportivo.

La Juventus sembra intenzionata a puntare con decisione sul difensore, inserendolo in una linea difensiva in fase di rinnovamento. Il Napoli, dal canto suo, vede in Tiago Gabriel un profilo moderno, capace di unire fisicità, velocità e buona lettura del gioco, caratteristiche ideali per il sistema tattico che il club azzurro vuole consolidare.

Il Calciomercato Lecce, quindi, si anima attorno a quello che potrebbe diventare un vero duello tra due delle principali piazze calcistiche del Paese. Molto dipenderà dalle offerte che giungeranno sul tavolo del club salentino e dalla volontà del giocatore, che si trova di fronte a un momento potenzialmente decisivo per la sua carriera.

In ogni caso, la sensazione è che il nome di Tiago Gabriel continuerà a essere uno dei più discussi nelle prossime settimane, confermando quanto il Calciomercato Lecce sia ormai un osservato speciale anche per i top club della Serie A.


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Calciomercato Roma, Pellegrini lascerà i giallorossi? Spuntano fuori delle novità molto importanti!


Calciomercato Roma: il futuro di Pellegrini è un rebus, Inter e Napoli pronte all’assalto

Il Calciomercato Roma entra nel vivo con uno dei dossier più delicati degli ultimi anni: il futuro di Lorenzo Pellegrini. Il capitano giallorosso, simbolo della squadra e prodotto del vivaio, si avvicina a un bivio importante. Il suo contratto scade nel giugno 2026, ma al momento non sembrano esserci spiragli concreti per un rinnovo. Una situazione che preoccupa la dirigenza romanista, costretta a riflettere seriamente su una possibile cessione già nel mercato di gennaio, per evitare il rischio di perderlo a parametro zero o di veder precipitare il suo valore nei prossimi mesi.

La posizione della società è chiara: tutte le opzioni sono sul tavolo. Pellegrini rimane un giocatore centrale nel progetto della Roma, ma l’attuale scenario economico del club non permette passi falsi. Per questo motivo, l’idea di una cessione a fronte di un’offerta adeguata viene considerata più di una semplice ipotesi.

Nel frattempo, il nome di Pellegrini accende l’interesse di diverse big italiane. L’Inter ha iniziato a monitorare attentamente la situazione, convinta che il centrocampista possa rappresentare un innesto di qualità per completare il reparto a partire dalla prossima estate. Tuttavia, la concorrenza rischia di diventare immediatamente feroce. Secondo quanto riportato da Il Mattino, il Napoli si sarebbe mosso con decisione, arrivando addirittura ad avviare un primo dialogo con la Roma per un possibile trasferimento già a gennaio.

Il club partenopeo, infatti, ha la necessità urgente di rinforzare il centrocampo. Gli infortuni di Kevin De Bruyne e Anguissa hanno aperto una falla nella mediana azzurra, e Antonio Conte considera Pellegrini un profilo ideale per colmare rapidamente il vuoto. Nonostante lo stop nella trattativa per Mainoo del Manchester United, il Napoli non intende arretrare e vede nel capitano giallorosso una soluzione concreta e subito disponibile.

Il Calciomercato Roma si trova quindi davanti a un punto di svolta: da un lato il valore tecnico e simbolico di Pellegrini, dall’altro le esigenze economiche e le pressioni del mercato. Le prossime settimane potrebbero essere decisive per determinare se il capitano resterà ancora al centro del progetto giallorosso o se aprirà una nuova fase della sua carriera lontano dalla Capitale.


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Formula 1, la voce di Sky Carlo Vanzini ha un tumore al pancreas: «Sono un malato fortunato»

Formula 1 sotto shock! Carlo Vanzini, voce di Sky svela di avere un tumore al pancreas: «Sono ottimista». Le parole

Carlo Vanzini, storica voce della Formula 1 su Sky, ha rivelato di essere alle prese con un tumore al pancreas, diagnosticato lo scorso 18 giugno durante un controllo effettuato quasi per caso. A 54 anni si definisce “un malato fortunato”, perché la scoperta è arrivata in tempo, a differenza della sorella, scomparsa cinque anni fa per la stessa malattia. Dopo dieci cicli di chemioterapia – ne resta uno soltanto – l’obiettivo è arrivare all’intervento programmato per fine gennaio 2026. Accanto a lui, racconta al Corriere della Sera, ci sono la moglie Cristina Fantoni, giornalista di La7, e i loro tre figli.

PAROLE – «Della malattia in realtà non me ne sono accorto. Il mio collega di Sky Davide Camicioli aveva pubblicato un post dal centro Formula Medicine di Viareggio, con il dottor Riccardo Ceccarelli. Io quest’anno pensavo di saltare il solito check up, ma quando l’ho visto l’ho chiamato per dirgli che se mi avesse avvisato sarei andato con lui. In sottofondo, sento il medico suggerirgli di presentarmi il mercoledì successivo

ANALISI – «Per prima cosa faccio un’ecografia addominale. L’ecografista mi dice subito: dobbiamo parlare, c’è una lesione. Si può prendere, ma devi correre. Chiamo subito mia moglie Cristina, che nonostante lo choc si attiva per prenotare una tac e una visita con il chirurgo, a Verona. . Qui il medico gli ha fatto un disegnino su un foglio “e mi ha parlato dell’operazione, dopo la chemio. Sapere di potermi operare mi ha fatto intravedere un po’ di luce»

La cura è poi proseguita al San Raffaele di Milano, dove un secondo specialista ha confermato il piano terapeutico. La famiglia è stata informata a fine luglio, dopo una vacanza, con grande delicatezza da parte della moglie. Vanzini racconta di aver chiesto ai figli di comportarsi come sempre, senza trasformarlo in un paziente da accudire. Ha deciso di rendere pubblica la sua condizione solo ora, anche per evitare speculazioni sul suo aspetto fisico, cambiato dalle terapie. Lo ha comunicato anche al suo team durante il viaggio per il Gran Premio d’Olanda, togliendosi il cappellino e parlando apertamente.

Oggi guarda avanti con fiducia: “Sono ottimista – dice – come nella canzone di Vecchioni, convinto che pianterai un ulivo e lo vedrai fiorire”.

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Spalletti, il tatuatore svela: «Voleva essere accompagnato ogni giorno dal ricordo indelebile dello scudetto vinto con il Napoli»

Spalletti, il tatuatore svela a sorpresa: «Voleva essere accompagnato sempre dal ricordo dello scudetto vinto con il Napoli»

Valentino Russo, l’artista che ha realizzato il celebre tatuaggio del terzo scudetto del Napoli sull’avambraccio di Luciano Spalletti, ha raccontato la sua storia e le sue sensazioni in un’intervista rilasciata a Repubblica in vista di Napoli‑Juve.

VALORE TATUAGGIO – «I tatuaggi servono spesso per rivivere i momenti speciali della propria vita. Luciano Spalletti voleva essere accompagnato ogni giorno dal ricordo indelebile dello scudetto vinto con il Napoli e per questo si rivolse a me. Era sicurissimo di quello che stava facendo e sono convinto che non se ne sia mai pentito».

COME FU CONTATTATO – «Sono toscano, amico di Giovanni Di Lorenzo. Fu lui a mettermi in contatto con il mister, sapendo che ho uno studio in provincia di Napoli: l’Art Gallery. Tanti big del calcio vengono da me, ma di Spalletti ho un ricordo speciale. Teneva tantissimo a quel tatuaggio, mentre glielo facevo mi osservò attentamente, sembrava un test».

L’IDEA – «Voleva tatuarsi solo la lettera “N” stilizzata del Napoli sull’avambraccio sinistro, io gli consigliai di aggiungere lo scudetto con il numero 3 e Spalletti ne fu subito entusiasta. Ci vollero due ore per completare il lavoro. Parlammo tanto, mi colpì per la sua umiltà, insolita nel mondo del calcio».

ALLA JUVE – «Che male c’è? Ricordi di vita e professionalità possono convivere. Anche io tifo Napoli, ma se un giocatore della Juve mi chiede un tatuaggio, glielo faccio volentieri».

FISCHI DEL MARADONA – «No, merita solo applausi. Per lo scudetto che ci ha regalato e anche per quel tatuaggio: l’ha voluto per rivivere ogni giorno le emozioni di Napoli»

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Pirozzi, ex Sindaco eroe si racconta: «Ora indosso la divisa della Lucchese. Vicinanza dello sport? Roby Baggio, ecco cosa fece»

Pirozzi, parla l’ex Sindaco di Amatrice: «Ora indosso la divisa della Lucchese. Vicinanza dello sport? Roby Baggio, ecco cosa fece»

Sergio Pirozzi, l’ex sindaco eroe di Amatrice, ha voltato pagina. Dopo aver affrontato l’orrore del terremoto del 2016, la difficile ricostruzione e una lunga battaglia legale, ha deciso di chiudere con la politica per tornare al suo primo amore: il calcio. Oggi, a 60 anni, allena la Lucchese in Eccellenza, trovando nello sport la forza per rinascere dalle macerie, non solo fisiche, di quella tragica notte. Ecco la sua intervista su La Gazzetta dello Sport.


L’ADDIO ALLA POLITICA E IL RITORNO AL CALCIO
«Ora indosso la divisa della Lucchese. Ho ripreso ad allenare in Eccellenza dopo l’esperienza con la Lazio Primavera. Con la politica ho chiuso. A 60 anni voglio dedicarmi allo sport e ai giovani».
LA NOTTE DEL 24 AGOSTO 2016 «La prima scossa di magnitudo 6.0 è arrivata alle 3.36. Ho subito controllato se la mia famiglia fosse ancora con me. Sono corso in centro: ho visto i palazzi distrutti, le persone ferite. Ricordo una signora che sanguinava, era scappata sul balcone del suo appartamento. Le dissi che avremmo preso una scala per salvarla. Alla seconda scossa è crollato tutto. È stata l’ultima volta che l’ho vista».
I SOCCORSI E IL SILENZIO «Qualcuno dice che ho iniziato a scavare a mani nude, non lo ricordo. La rielaborazione del lutto mi ha lasciato poca traccia di quei momenti. Ho telefonato subito ai rappresentanti comunali delle 67 frazioni di Amatrice, dovevo sapere dove c’era più bisogno che atterrassero gli elicotteri. C’erano perdite di gas ovunque. Il momento più complicato? Ascoltare le urla delle persone ferite sotto le macerie. Ancora oggi, nove anni dopo, mi tornano in mente ogni notte. Dopo la seconda scossa delle 4.30 c’è stato il silenzio».
LA VISITA DEL PRINCIPE CARLO «Ad Amatrice c’era un viavai di politici e non solo. Arrivò anche il Principe Carlo. Insieme visitammo la sede della radio da cui trasmettevo ogni sera alle ore 20 per dare gli aggiornamenti alla popolazione. Ebbe il tempo di assaggiare anche gli spaghetti all’amatriciana. Donò 7 milioni di euro per la ricostruzione del liceo scientifico sportivo della città. L’ex Cancelliera Angela Merkel volle vedermi a Berlino. Il governo tedesco offrì un contributo di oltre 6 milioni per i lavori di ristrutturazione dell’ospedale».
PAPA FRANCESCO «L’ho abbracciato. Gli dissi di dare un messaggio di speranza ai giovani. Lui rispose: “Lo farò”. Entrò nel centro storico distrutto, passeggiò tra le macerie. Io non riuscivo, era troppo doloroso».
LA VICINANZA DI UN CAMPIONE «Roby Baggio. Si presentò in silenzio, senza avvisare nessuno, neppure i giornalisti. Era il giorno del suo 50° compleanno, il 18 febbraio 2017. Abbiamo chiacchierato come due amici anche se non ci eravamo mai visti. Voleva osservare con i suoi occhi ciò che era successo».
IL PROCESSO PER OMICIDIO COLPOSO «Una battaglia giudiziaria durata cinque anni e mezzo. Alla fine il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione, ma ho vissuto un periodo buio. Cosa mi ha aiutato a ripartire? L’amore per il calcio, non l’ho mai abbandonato. Nel 2017 ero al Trastevere. Poi tante esperienze tra i dilettanti. La Lucchese, dopo la salvezza conquistata ai playout in C, quest’estate ha affrontato l’ennesimo fallimento. La nuova proprietà ha un progetto solido. Lottiamo per la vetta in Eccellenza».

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Darío Silva in esclusiva a Cagliarinews24: «Il Cagliari dovrà lottare fino all’ultima partita per ottenere la salvezza. Sullo Scudetto…»

Darío Silva ha parlato in esclusiva a Cagliarinews24: «Siamo una squadra che deve lottare sempre per salvarsi e mantenere la Serie A»

Darío Debray Silva Pereira conserva ricordi vivissimi dei suoi anni in Sardegna, vissuti prima delle avventure in Liga con Espanyol, Málaga e Siviglia e, successivamente, in Premier League con il Portsmouth. L’ex centravanti del Cagliari – uno dei tanti uruguaiani capaci di lasciare un’impronta profonda in maglia rossoblù – ha ripercorso quelle emozioni in una lunga intervista esclusiva a Cagliarinews24.

Il Cagliari ha iniziato la stagione bene, per poi rallentare tanto a livello del gioco quanto dal punto di vista dei risultati. Crede che i rossoblù dovranno lottare fino all’ultimo per ottenere la salvezza?

«Per come la penso io il Cagliari dovrà lottare fino all’ultima partita per ottenere la salvezza. E’ sempre stata una squadra così da quando me ne sono andato! Sembra che sia difficile trovare i giocatori giusti per portare la squadra più alto, a lottare per qualcosa di più grande. Siamo una squadra che deve lottare sempre per salvarsi e mantenere la Serie A».

Qual è il ricordo che le scalda il cuore quando ripensa al suo periodo a Cagliari?

«Ho dei bei ricordi e mi sento di essere diventato un sardo in più, chi c’era ai tempi l’ha capito questo. Mia figlia è sarda, è nata lì. E’ stato bello il mio periodo al Cagliari, ma io volevo ancora di più, volevo che la nostra squadra non dovesse lottare solo per la salvezza. I primi anni sono stati difficili, dovevo capire il calcio italiano e capire com’è lottare nel campionato di Serie A. Avevamo una buona squadra e dei buoni giocatori, ma non siamo riusciti a lottare per obiettivi più grandi. Purtroppo poi siamo retrocessi, io avevo altre squadre che mi volevano, ma sono rimasto perché sapevo che potevo dare di più al Cagliari! Sapevo che con i miei compagni avrei potuto riportare il Cagliari in Serie A, com’è poi stato. Dopo me ne sono andato perché ho visto che le cose non sarebbero cambiate come volevo io, avremmo dovuto continuare a lottare per la salvezza. Mi è dispiaciuto molto andarmene, ma io sono rimasto lì con il cuore, è un cuore che per sempre sarà sardo. Non cambia niente da Serie A a B, io rimango un tifoso dei rossoblù».

La lotta per lo scudetto nel campionato di in questo momento vede coinvolte diverse squadre: Milan, Napoli, Inter e Roma. Chi pensa che vincerà alla fine?

«Io resto anche un tifoso del Milan, penso che lotteranno per lo scudetto nonostante vedo l’Inter come una squadra troppo forte. Vedo che la Roma di Gasperini sta facendo molto bene, se la potranno lottare. Napoli? No, non penso che vinceranno, vedo favorito il Milan di Allegri».

LEGGI L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI DARIO SILVA SU CAGLIARINEWS24

Lazio, l’infermeria si svuota: Sarri ritrova uomini, soluzioni e nuova concorrenza interna. Le ultime novità da Formello

Lazio, emergenza alle spalle: recuperi e nuove soluzioni per Sarri, che ora può contare su una rosa completa. Tutte le novità

La Lazio può finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo settimane segnate dagli infortuni. L’infermeria si sta svuotando e Maurizio Sarri recupera pezzi importanti in vista della gara del 13 dicembre contro il Parma. L’imminente Coppa d’Africa porterà via Dia e Dele-Bashiru, ma il tecnico dovrebbe riavere Cataldi, come riportato dal Corriere della Sera. Nel frattempo Tavares, reduce da quasi un mese di stop per un problema muscolare, è già tornato protagonista nelle due sfide contro il Milan, firmando anche l’assist per il gol di Zaccagni.

Notizie incoraggianti arrivano anche dal reparto offensivo. Castellanos è tornato titolare in Coppa Italia dopo due mesi e, pur non essendo un bomber puro, contribuisce in modo decisivo allo sviluppo della manovra grazie ai suoi movimenti. Contro il Bologna potrebbe partire dalla panchina per evitare sovraccarichi, ma Sarri gli garantirà comunque minutaggio. Si è rivisto anche Cancellieri, entrato giovedì, mentre Dele-Bashiru ha offerto una prestazione solida al rientro dall’infortunio rimediato nel derby, risultando prezioso soprattutto in fase difensiva.

Il quadro generale è dunque molto più positivo rispetto alle scorse settimane. Con l’infermeria che si svuota e diversi titolari nuovamente a disposizione, Sarri può contare su una rosa più profonda e su una concorrenza interna che torna a essere un elemento chiave. Nonostante le difficoltà numeriche affrontate finora, il tecnico è riuscito a far crescere il rendimento della squadra, e la Lazio sembra ora avere basi più solide per affrontare i prossimi impegni.

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Napoli Juventus, parla Buongiorno: «Dobbiamo lavorare tanto per raggiungere i nostri obiettivi. Spalletti? C’è un ottimo rapporto, mi ha insegnato molto»

Napoli Juventus, Buongiorno: «Dobbiamo lavorare per raggiungere gli obiettivi. Spalletti? Ottimo rapporto, mi ha insegnato molto»

Alessandro Buongiorno, difensore del Napoli, ha introdotto la sfida contro la Juventus in un’intervista a DAZN, soffermandosi sul ritrovato spirito del gruppo e sul rapporto speciale costruito negli anni con l’ex commissario tecnico azzurro Luciano Spalletti. Ecco un estratto:

RIGORISTA – «Era la mia prima volta in carriera, sono stato contento ed è andata bene. Siamo riusciti a passare il turno, quindi sono contento». Riguardo al ritrovato equilibrio del Napoli, ha confermato la compattezza del gruppo: «Cos’è successo durante la sosta? Ci siamo chiariti nello spogliatoio, con il mister che ci ha sempre ribadito la sua fiducia e viceversa. Siamo contenti di aver ritrovato questa energia, speriamo di proseguire così».

 CONTE – «Se vogliamo, possiamo? Conte ha ragione nelle sue frasi, ma dobbiamo lavorare tanto per raggiungere i nostri obiettivi, serve faticare duro ed essere sempre uniti. Scudetto? Secondo me ci sono tante squadre che possono competere, sarà un campionato difficile e lo è, come abbiamo visto. Non dobbiamo mollare ma continuare a lavorare, le altre squadre sono attrezzate».

SPALLETTI – «Juventus e Spalletti? C’è un ottimo rapporto, mi ha insegnato molto nel periodo in Nazionale: cercheremo di preparare la partita al meglio e poi vedremo come andrà».

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Mercato Milan, Allegri detta la linea a Tare: a gennaio servono tre rinforzi e il tecnico ha già indicato le sue priorità

Mercato Milan, Allegri detta la rotta a Tare: servono tre rinforzi subito e il tecnico ha già consegnato la sua lista della spesa

Il rapporto tra il Milan e Santiago Gimenez sembrava destinato a essere una storia di successo, ma qualcosa si è inceppato lungo il percorso. Arrivato dal Feyenoord tra grandi aspettative, il messicano era stato accolto come la soluzione definitiva al problema del gol che tormenta i rossoneri da anni. La realtà, però, ha preso una piega diversa: fatta eccezione per l’intramontabile Olivier Giroud, San Siro continua a essere un ambiente ostico per le prime punte, e il “Bebote” è diventato l’ennesimo attaccante incapace di reggere il peso della maglia e delle aspettative.

Proprio per questo la dirigenza ha deciso di intervenire in modo drastico. Gimenez sarà il sacrificato eccellente del mercato di gennaio, una cessione dolorosa ma necessaria per finanziare la nuova strategia del club. Come riportato da Tuttosport, l’obiettivo è chiaro: Tare punta a tre colpi di spessore per consolidare il primato in classifica. Il piano prevede rinforzi in ogni reparto, con suggestioni importanti per la difesa – dai nomi di Sergio Ramos a un possibile ritorno di Thiago Silva – e la ricerca di un esterno destro capace di creare superiorità.

La priorità assoluta, però, resta l’arrivo di una vera prima punta. Il Milan vuole un bomber che garantisca continuità realizzativa e che sappia convivere con la pressione di San Siro, qualità che negli ultimi anni solo Giroud ha dimostrato con costanza. Il mercato di gennaio, dunque, si preannuncia decisivo per ridisegnare l’attacco rossonero e dare alla squadra l’arma che è mancata per troppo tempo.

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Cagliari, la prova di coraggio di Felici: ha calciato il rigore contro il Napoli da infortunato, i dettagli

Cagliari, il coraggio e la dedizione di Felici: ha trasformato il rigore contro il Napoli nonostante l’infortunio. Il focus

Un gesto di dedizione e coraggio che andrà oltre l’errore dal dischetto. Mattia Felici, esterno del Cagliari, ha calciato il rigore decisivo contro il Napoli in Coppa Italia con il legamento crociato anteriore e il menisco mediale del ginocchio sinistro rotti. Un sacrificio incredibile, passato inizialmente inosservato di fronte alla traversa colpita, che assume ora contorni eroici e drammatici.


L’infortunio, infatti, era avvenuto nei minuti finali dei supplementari, durante una generosa diagonale difensiva per chiudere su Neres nella propria area: un ripiegamento non abituale per un attaccante, simbolo dello spirito di sacrificio del giocatore. Nonostante il grave danno, Felici è rimasto in campo e si è presentato sul dischetto.
Ieri l’operazione a Villa Stuart, eseguita dal Professor Mariani, è perfettamente riuscita, ma la diagnosi è impietosa: stagione finita per lui. Il club e i tifosi si sono stretti attorno al giocatore, che ha ringraziato per la vicinanza via social.


Per il Cagliari è una mazzata terribile, il secondo infortunio grave al crociato dopo quello di Belotti a fine settembre. Mister Pisacane perde una risorsa fondamentale: Felici, con 3 gol stagionali, stava crescendo e permetteva soluzioni tattiche importanti come il tandem di esterni rapidi con Palestra. L’allenatore dovrà ora reinventarsi, affidandosi a Borrelli ed Esposito (4 gol a testa) per sopperire alle assenze.
Secondo La Gazzetta dello Sport, sul fronte mercato, si dovrà attendere gennaio per eventuali rinforzi. La priorità sarà un centravanti (Kilicsoy è sotto esame e potrebbe tornare al Besiktas) e un esterno sinistro. Torna di moda il nome di Fares Ghedjemis, franco-algerino del Frosinone, autore di un ottimo avvio in Serie B. Ma ora, la priorità è solo abbracciare lo sfortunato Felici.

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Torino, il focus sul momento dei granata: l’immagine di Asllani fotografa un momento difficile

Torino, riflettori sul momento dei granata: lo scatto con Kristjan Asllani diventa simbolo della crisi, il focus

Tuttosport oggi propone un approfondimento protagonista in negativo dell’ultima settimana in casa Toro, oggi sicuramente arrabbiato, deluso e soprattutto desideroso di riscatto. L’immagine di Kristjan Asllani che chiede scusa dopo il rigore sbagliato a Lecce fotografa un momento difficile, sia personale che per l’intero Torino. A distanza di quasi una settimana da quella domenica amara, il centrocampista albanese ha avuto modo di riflettere. L’errore dal dischetto contro Falcone è stata solo la macchia più evidente su un periodo complessivamente non entusiasmante. Sebbene non tutto sia da buttare (si ricordi il buon secondo tempo contro la Juventus), le aspettative sull’ex interista erano e restano talmente elevate che il suo attuale rendimento è considerato al di sotto degli standard accettabili.


Asllani è sbarcato sotto la Mole in un contesto particolare, a metà agosto, quando dirigenza e allenatore hanno compreso l’urgenza di un regista puro per sostituire Ricci, ceduto senza un adeguato rimpiazzo immediato. Questo ha comportato un cambio di strategia tattica per mister Baroni, che ha affidato subito le chiavi della mediana all’albanese. Tuttavia, il passaggio dal poco minutaggio all’Inter alla titolarità fissa nel Toro (sommata agli impegni in Nazionale) è stato uno scoglio fi sico non indifferente, minando la sua continuità di prestazione.
L’idea iniziale del club era costruire un reparto giovane e di qualità attorno a lui, un terzetto con Casadei e Anjorin in cui Asllani doveva essere il metronomo ispiratore e leader.

Un progetto che finora non è decollato pienamente. Al suo arrivo, Asllani aveva dichiarato di voler essere per i giovani granata un esempio, proprio come lo erano stati Calhanoglu e Barella per lui all’Inter. L’ambiente si aspetta ora che incida di più, magari proprio sui calci da fermo, una sua specialità dichiarata: il Torino non segna su punizione diretta addirittura dal 2017, dai tempi di Ljajic. L’occasione per la svolta è immediata e suggestiva: arriva il Milan. Per l’ex nerazzurro è un derby personale, il palcoscenico perfetto per cercare il riscatto davanti ai propri tifosi.

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Napoli Juve, Daniel Fonseca: «Spalletti può farti vincere lo scudetto, Conte è un allenatore che tutto il mondo invidia. Ecco per chi farò il tifo»

Napoli Juve, Daniel Fonseca parla della sfida: «Spalletti può farti vincere lo scudetto, Conte è un allenatore che il mondo invidia»

Ex attaccante uruguaiano, Daniel Fonseca ha lasciato il segno in Serie A negli anni ’90, vestendo le maglie di Cagliari, Napoli, Roma e Juventus. Soprannominato “El Tigre”, era noto per il suo fiuto del gol e la sua grinta. Oggi procuratore di successo, vive a Rio de Janeiro e segue da vicino la carriera del suo assistito Giorgian De Arrascaeta, stella del Flamengo. In vista del big match tra Napoli e Juventus, Fonseca su Tuttosport ripercorre i suoi anni in Italia, analizza la sfida tra Spalletti e Conte e lancia uno sguardo critico sul calcio italiano attuale.


NAPOLI-JUVE «Sono due squadre che mi fanno subito riaffiorare bellissimi ricordi. Mi sono fatto conoscere in Europa proprio con le big in Italia. E poi ho avuto due allenatori fenomenali come Ranieri e Lippi, importantissimi per il mio modo di giocare. La Juve era una potenza quando arrivai, era la più forte d’Europa insieme al Manchester United. Ma quando penso all’Italia non mi dimentico della Roma: pregammo Carletto Mazzone di lanciare Francesco Totti, in allenamento non ho mai più visto nessuno che a 16 anni avesse i suoi colpi. Nessuno».
SPALLETTI VS CONTE «Spalletti può farti vincere lo scudetto, a Napoli ha già fatto grandi cose. Quando vinci gli avversari ti guardano con occhi diversi, riesci ad incutere tanto timore. Ma Conte è un grandissimo, un allenatore che tutto il mondo invidia al Napoli».
CONTE GIOCATORE «Era una macchina da guerra, un grandissimo “cagac…” quando c’era allenamento. Era semplicemente un esempio. Non diceva mai stupidaggini, ogni parola era un pugno sullo stomaco. Ho capito perché è diventato un grandissimo allenatore: aveva un carisma da trascinatore già in campo».
YILDIZ PUO’ GIOCARE FALSO NOVE «Ma certo, uno coi suoi colpi può giocare in qualsiasi ruolo davanti. Spalletti l’ha già fatto con Totti, non gli manca certo il coraggio per riprovarci con Yildiz, che è giovanissimo».
RIMPIANTI E MOMENTI BELLI «Sì: potevo rimanere di più nei club in cui ho giocato. Ma voglio ricordare soprattutto i momenti belli, come i 5 gol che feci al Mestalla contro il Valencia quando vestivo la maglia del Napoli nel ‘92. Ho giocato con tanti artisti del calcio: penso a Zidane e Del Piero. E poi sono stato fortunato ad assaporare la Juve, conoscendo da vicino la famiglia Agnelli, simbolo di classe e nobiltà. Ho imparato la cultura della vittoria alla Juve».
LA JUVE DI IERI E QUELLA DI OGGI «Con Ancelotti sono stato penalizzato dagli infortuni. Ma la mia Juve era diversa da questa. Non abbiamo vinto tanto dopo il ‘98, ma eravamo comunque fortissimi, ci è mancata un po’ di fortuna. Ora Spalletti ha questo compito: rendere i bianconeri temibili in chiave scudetto. La Juve è ancora lontana sotto questo aspetto, almeno rispetto al Napoli».
LO SCUDETTO MANCATO A NAPOLI «Mi sarebbe piaciuto tanto, lo ammetto. Ma non ci furono nemmeno le condizioni per restare: mi cedettero alla Roma per salvare la società dal fallimento. Ma non bastò nemmeno quel sacrificio per evitare un lento declino».
GIOCATORI CHE FANNO INNAMORARE «Per il solito Messi, che gioca ancora a livelli assurdi. Ma in Italia mi fa impazzire un solo giocatore: Nico Paz del Como, destinato ad una carriera straordinaria. Tornerà a Madrid al 100%, è troppo superiore alla media».
IN CHI SI RICONOSCE «In Robert Lewandowski, che è un centravanti che sa fare tutto. È destro, non mancino come me, ma ha colpi simili a quelli che avevo io. Ha vinto molto di più, purtroppo per me (ride, ndr)».
PER CHI TIFA TRA NAPOLI E JUVE «Per i due allenatori: sono i veri protagonisti. Sono più bravi loro dei giocatori in campo, la Serie A non ha più la qualità dei miei tempi. Preferite il fisico alla tecnica e ora rischiate di non andare ai Mondiali per la terza volta di fila: ma quando cambierete?».

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Andreazzoli si racconta: «Finale persa con la Roma? Mi diedero dell’inadeguato, qualcuno anche del laziale. Luis Enrique, una persona stupenda. Su Conte…»

Andreazzoli parla alla Gazzetta: «Finale persa con la Roma? Mi diedero del laziale. Luis Enrique, una persona stupenda. Su Conte…»

Si dice che nel calcio la felicità si misuri in centimetri. Quelli che separano un palo da un gol, per esempio. Lo sa bene Aurelio Andreazzoli, ex allenatore che nella vita è stato tantissime cose, ma che a Roma per anni è stato considerato solo “quello della finale persa”. Un periodo difficile, segnato dalle critiche e dall’etichetta indelebile di quella sconfitta nel derby di Coppa Italia del 2013. Ecco le sue parole su La Gazzetta dello Sport.

LA FINALE PERSA E I FISCHI DI ROMA «Mi diedero dell’inadeguato, qualcuno anche del laziale. Fu un periodo brutto, i fischi della Sud mi hanno fatto male. Una brutta macchia, indelebile per i tifosi. Cancellò tutto il lavoro fatto fino a quel momento, che era stato molto buono. Non se lo ricorda nessuno, però. L’allenatore in questo è un uomo solo. Perde la squadra, ma il giudizio ricade su chi era in panchina. Credo che quella partita l’abbiano persa più Totti, De Rossi & Co. Non Andreazzoli. O per lo meno, non soltanto. L’anno dopo lei scelse di restare nello staff di Rudi Garcia. Alla presentazione della squadra fu il primo ad uscire, ricoperto dai fischi. Mi hanno fatto male. Anche perché fischiavano solo me, come fossi l’unico colpevole. Me li sono presi a testa alta, sono passato oltre. Ma è incredibile pensare quanto ci si dimentichi in fretta del lavoro fatto in precedenza. Era stato buono, una media di 1,8 punti a partita e nessuno se lo ricorda».
LA PIAZZA ROMANA «Credo manchi l’oggettività nel pesare il lavoro. E gli elogi sono peggio delle critiche. Vinci due partite e ti stendono i tappeti rossi: ti invitano a cena, ti chiama il politico, perdi la misura. Ci hanno provato anche con me, non mi sono mai fatto coinvolgere. Poi perdi e improvvisamente vali zero».
IL “SE” DI QUELLA FINALE «So che sarei stato riconfermato e avrei avuto la possibilità di giocarmi le mie chance, ma non ci penso più. Sono felice del percorso fatto».
LUIS ENRIQUE «Luis Enrique, una persona stupenda. Mi ha insegnato a tenere sempre la schiena dritta: lasciò un contratto per andare a studiare calcio. È un uomo incredibile quando parla alla mamma di sua figlia Xana, quando parla ai ragazzi in spogliatoio, per l’umanità e il rispetto con cui tratta tutti. Lo vorrei abbracciare e mi piacerebbe molto andarlo a trovare a Parigi. Dopo aver annunciato alla squadra che avrebbe lasciato l’incarico, andammo a pedalare al parco del Veio. Io avevo comprato un faro nuovo e mi sentivo molto soddisfatto del mio acquisto… lui iniziò a pedalare e mi accorsi che ne aveva uno molto più potente. Scoppiammo a ridere quando glielo raccontai. Due giorni dopo mi arrivò quello stesso faro a casa. Lo uso ancora. È un gesto semplice che descrive che persona è Luis».
L’ESPERIENZA A EMPOLI E IL SOPRANNOME “NONNO” «A Empoli ho passato anni bellissimi. Non mi ricordo come nacque. Bennacer prima di andare al Milan mi mandò un messaggio molto bello chiamandomi così, non so se era la prima volta. L’ho sempre trovato un soprannome carino. Sono un buono e credo di aver aiutato tanti ragazzi a crescere. Asllani, Ricci, Baldanzi e compagnia».
L’INCONTRO CON CONTE «Partì da Torino alle sei di mattina, per evitare il traffico del primo maggio. Rimase tre giorni con noi, pranzando con la squadra come fosse uno dello staff. Ci eravamo già incontrati a Coverciano: lui aveva preso una stanza e mi aveva invitato a fare due chiacchiere. Io, lui e i nostri figli. Condividemmo schemi, idee e valori».
IL CALCIO DI OGGI E IL FUTURO «Tornerei per portare la mia visione. Quello che vedo oggi non mi piace, è noioso. Piuttosto che guardare la Serie A, metto il rugby. Nel calcio, ormai, al minimo tocco si va per terra. Lo trovo un mondo fatto di cattive abitudini e modi di fare diseducativi. Qualcuno mi ha deluso? Molte persone. Ma non lo voglio dire qui, preferisco prima farglielo sapere di persona. Non sono uno che si nasconde».

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Assalto al fortino Villa Park: l’Arsenal capolista sfida la legge di Emery

Arsenal all’assalto di Villa Park: la capolista sfida l’incantesimo di Unai Emery, tutti gli aggiornamenti

L’Arsenal capolista affronta oggi la trasferta più insidiosa della Premier League. Alle 13.30, i Gunners di Mikel Arteta aprono la 15ª giornata al Villa Park, vero e proprio fortino dell’Aston Villa di Unai Emery. I numeri rendono l’idea della difficoltà dell’impresa: nel 2025, nessuno ha vinto in casa più dei Villans (20 successi in 25 match tra tutte le competizioni), facendo meglio persino di Manchester City e Barcellona.

È uno scontro diretto d’alta quota che può definire la stagione: l’Arsenal guida la classifica con 5 punti di vantaggio sul City e 6 proprio sul Villa. La squadra di Emery è autrice di una rimonta strepitosa dopo un avvio diffcile ed è reduce da 6 vittorie di fila in campionato. Curiosamente, l’ultima sconfitta casalinga in Premier dei Villans (escluso il ko estemporaneo col Palace ad agosto) risale proprio all’agosto 2024 contro l’Arsenal. Anche i Gunners sono in forma smagliante, imbattuti dal 31 agosto e reduci da una striscia impressionante di risultati utili tra campionato e coppe.

Tuttavia, Arteta arriva a Birmingham con una vera emergenza difensiva. Fuori la coppia centrale titolare Gabriel-Saliba e l’alternativa Mosquera, il tecnico basco deve reinventare il reparto. Le opzioni sono limitate: confermare Timber o spostare l’italiano Calafiori al centro della difesa. Restano in forte dubbio anche Declan Rice e Trossard, mentre Havertz è sicuramente out.

Situazione opposta per Unai Emery, che ha l’infermeria quasi vuota e dovrebbe recuperare tra i pali il campione del mondo Dibu Martinez. In attacco, fi ducia al ritrovato bomber Watkins (doppietta nell’ultimo turno) e a Morgan Rogers, con Malen arma preziosa pronta a subentrare. Sarà anche un derby tutto basco in panchina: Emery e Arteta, che provengono da due cittadine distanti solo 21 km, si sfidano per l’ottava volta, con l’allenatore del Villa attualmente in vantaggio per 3 a 2 negli scontri diretti. Una sfida nella sfida che promette scintille in un Villa Park infuocato.

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Barcellona, festa totale in casa blaugrana! Quel successo potrebbe cambiare gli obiettivi stagionali

Barcellona, in festa la piazza grazie a quella vittoria. Ora si può puntare ad un grande obiettivo

Aria di festa in casa Barcellona. La vittoria convincente nello scontro diretto con l’Atletico Madrid (terzo successo su tre al rinnovato Camp Nou) ha consolidato il primato in Liga e rinvigorito le speranze in Champions League, nonostante il passo falso di Stamford Bridge.
Joan Laporta, presidente dall’ottimismo contagioso, ha colto l’occasione del tradizionale brindisi natalizio con la stampa per celebrare il momento d’oro: «L’allegria arriva quando il club è forte e la squadra fa innamorare col suo gioco. Ed è esattamente ciò che sta accadendo». Con lo sguardo già rivolto alle elezioni di primavera, Laporta ha ricordato il triplete della scorsa stagione, auspicando un bis: «Siamo tornati vincenti, i risultati arrivano e speriamo che anche quest’annata sia altrettanto buona».

Sulla stessa lunghezza d’onda il tecnico Hansi Flick, che alla vigilia della difficile trasferta contro il Betis punta ad allungare in classifica: «Affrontiamo una delle migliori squadre, ma dobbiamo dimostrare chi siamo. La vittoria con l’Atletico ci ha dato grande autostima». Buone notizie dall’infermeria: Pedri e Raphinha, usciti acciaccati dal big match, sono recuperati. Mancherà invece fino all’anno nuovo Dani Olmo («Un peccato, stava giocando bene»), mentre Flick esulta per il rinnovo fino al 2031 del jolly Eric Garcia, il giocatore più utilizzato finora: «Importantissimo per noi, se l’è meritato».

Intanto, le rivali cercano il riscatto. L’Atletico, ferito dal ko del Camp Nou, affronta una difficile trasferta a Bilbao con diverse assenze pesanti. Simeone guarda avanti: «Ho chiaro cosa è successo a Barcellona, ma ora conta solo l’Athletic». Tegola invece per il Real Madrid: alla vigilia della sfida casalinga con il Celta, perde Trent Alexander-Arnold per una lesione al quadricipite. «Sono abbattuto, ma tornerò più forte», la promessa social dell’ex Liverpool.

Giaccherini su Juve Napoli: «La situazione non lascia dubbi per quel motivo. Con Conte mi ricordo…»

Giaccherini e le sue dichiarazioni in vista di Juve-Napoli. La situazione non lascia molti dubbi all’ex attaccante

Doppio ex della sfida, Emanuele Giaccherini ha vestito le maglie di Juventus e Napoli, conoscendo da vicino i metodi di Antonio Conte e vivendo sulla propria pelle la rivalità tra i due club. Oggi opinionista, l’ex centrocampista su La Gazzetta dello Sport ripercorre le sue esperienze e analizza il big match del Maradona, tra ricordi personali e analisi tattiche sui due allenatori.

I RICORDI ALLA JUVENTUS «In due anni meravigliosi ho vissuto con dei campioni, ho vinto e sono cresciuto tanto a livello personale. Quando sei nello spogliatoio con Pirlo, Buffon e Del Piero impari tanto soprattutto nella mentalità, nell’affrontare le partite e la pressione. Sono arrivato con parecchio scetticismo da parte dei tifosi e sono andato via con tanti rimpianti da parte loro, perché ho dimostrato di valere quella maglia. È una delle cose più belle che mi porto dentro».

L’ESPERIENZA A NAPOLI «Lì, purtroppo, non sono riuscito a lasciare un segno forte. Sono arrivato a 31 anni dopo l’Europeo del 2016 e mi sembrava bello indossare di nuovo la maglia di un grande club, rifare la Champions League, lottare per il campionato come accadeva nella Juve. Purtroppo non ho avuto la possibilità di incidere, però sono stato benissimo: la gente è passionale e calorosa, vive per il calcio e per il Napoli, aspetta la partita con la Juve tutto l’anno. La città è meravigliosa, ma dal punto di vista professionale non sono riuscito a incidere: un mio rammarico, non dipeso però solo da me».

LA SUPERCOPPA DI PECHINO 2012 «Fu rocambolesco e successe di tutto – ricordo anche le polemiche arbitrali -, ma la cosa importante fu la nostra vittoria. Eravamo le due squadre più forti e lì nacque la rivalità. Fu bello, eravamo in Cina in un contesto diverso e un po’ anormale».

L’ACCOGLIENZA ALLO STADIUM DA EX «Entrai allo Juventus Stadium e ci fu un caloroso abbraccio da parte dei tifosi bianconeri, una standing ovation. La gente non dimentica, nonostante giocassi da avversario in una grande rivalità. È un orgoglio aver vissuto queste emozioni».
CONTE CONTRO LA JUVE «Sarà un bellissimo incrocio. Lui è un grande professionista e fa sempre il tifo per la squadra che allena: prima all’Inter come ora al Napoli. Il suo cuore è bianconero, ha fatto la storia della Juve da calciatore e allenatore, ma è logico che ora vuole batterla. L’anno scorso ha vinto lo scudetto meritatamente: qualcosa di straordinario. Anche nelle difficoltà di quest’anno, tra risultati e infortuni, ha trovato soluzioni. È un Conte diverso: ha trasformato la squadra, cambiato vestito tattico più volte. Lo fanno solo i grandi allenatori».
I TASTI DI CONTE PER RIPETERSI «Innanzitutto, pretende il massimo da qualsiasi giocatore dal punto di vista fisico. Sul piano mentale l’avevo sentito dire che sarebbe stato un anno complicato per il Napoli: sa cosa significa difendere il tricolore. L’anno scorso era la sorpresa dopo il decimo posto della stagione precedente, ha lavorato sottotraccia e vinto nel momento decisivo. Quest’anno invece tutti aspettano il Napoli, è la squadra da battere. Lui ha trasmesso al gruppo la mentalità necessaria per non sedersi sugli allori e, nonostante tutte le problematiche delle prime 13 partite, il Napoli è ancora lì. È importante».
CONTE E LE DIFFICOLTÀ IN EUROPA «È una questione curiosa. In Europa conta altro oltre la costanza a lungo termine. Ci sono squadre di grande qualità, l’impatto è forte e ci si gioca tutto in poche partite con minori possibilità di recuperare. Conta l’approccio e il lavoro tattico maniacale a volte finisce per essere scombinato contro squadre fisiche, intense o che puntano sugli uno contro uno senza dare riferimenti».
IL NAPOLI IN EMERGENZA A CENTROCAMPO «L’infortunio di Lobotka è pesantissimo: è la mente, dà equilibrio, fa filtro, imposta. Elmas e McTominay giocheranno, ma dovranno usare la testa. Il Napoli sta ritrovando identità e individualità come Neres e Lang, però la Juve sta bene mentalmente: arriva da tre vittorie di fila, si vede il lavoro di Spalletti. Io non ritengo favorito il Napoli, la partita è aperta».
LA JUVENTUS DI SPALLETTI «La Juve può dominare. Mi aspetto grande personalità, la voglia di fare la partita. Spalletti ha messo molti giocatori nelle posizioni ideali: Koopmeiners, McKennie, Kostic rivalutato, Yildiz più libero per favorirne estro e talento. Ecco, deve trovare i gol degli attaccanti, che storicamente con lui segnano tanto. Con Vlahovic fermo, c’è l’occasione per David per ritrovare se stesso, d’altronde è uno da oltre 100 gol in carriera».
SI RIVEDE IN… «Nel Napoli, Lang è un Giaccherini “prime”, l’esterno che ero prima di diventare mezzala con Conte: io ero meno esplosivo di lui, ma lui come me ama l’uno contro uno. Nella Juve dico invece Cambiaso, polivalente come me nella seconda parte di carriera. Mezzala, esterno, trequarti: dove lo metti, fa bene».
CHE PARTITA SARÀ «Lasciamo stare la classifica e guardiamo le ultime due settimane. Sarà una partita aperta tra due grandi squadre in un momento positivo: entrambe vorranno vincere. Con Conte e Spalletti, avranno di sicuro la mentalità per provarci fino alla fine».

Lazio, Maurizio Sarri definitivamente accontentato! Ecco perché è successo questo in casa biancoceleste

Lazio, Sarri è stato accontentato senza particolari problemi. Ecco la posizione del club

Maurizio Sarri è stato accontentato, almeno per ora, sul fronte interno. Il Corriere dello Sport scrive che il tecnico della Lazio ha chiesto a gran voce la conferma di due pedine che ritiene fondamentali per il suo scacchiere, Toma Basic e Adam Marusic, entrambi con il contratto in scadenza a giugno.

La società ha recepito il messaggio: ieri mattina il direttore sportivo Fabiani ha incontrato a Formello i manager di entrambi i calciatori per avviare le trattative.
Senza l’opera di sensibilizzazione di Sarri, che ha parlato direttamente con i giocatori facendoli sentire centrali nel progetto, sia il centrocampista che il difensore avrebbero probabilmente scelto di liberarsi a parametro zero a fine stagione. Ora la palla passa al club e alle sue disponibilità economiche: se il mercato di gennaio dovrà essere a “saldo zero”, i rinnovi potrebbero essere congelati, a meno che il presidente Lotito non riesca a vendere per finanziare i nuovi contratti.

La situazione di Toma Basic sembra la più avviata. Il croato ha vissuto una parabola incredibile: da quasi svincolato a intoccabile, grazie a un mix di tecnica e potenza che ha conquistato Sarri. L’incontro con i suoi agenti è stato positivo e si lavora a un prolungamento fino al 2028 (due anni e mezzo in più). Basic, che ha rifiutato sondaggi da Spagna e Germania proprio per la fiducia del tecnico, guadagna attualmente 1,6 milioni netti.

Più in salita la strada per Adam Marusic, “pupillo” di Sarri e bandiera laziale (329 presenze). A 33 anni, la sua duttilità (può giocare su entrambe le fasce e da centrale) è preziosa. Il contatto con il suo agente non ha ancora portato a un accordo: la richiesta è di un contratto biennale con opzione. Su Marusic, libero a giugno, ci sono già gli occhi di almeno due top club italiani.

Materazzi sull’Italia: «Girone facile, ma credo che bisogna stare attenti a quella cosa. Se non dovessimo andare al Mondiale…»

Materazzi, ex difensore dell’Italia, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul momento attuale della Nazionale

Marco Materazzi, campione del mondo con l’Italia nel 2006, non usa mezzi termini per commentare il sorteggio dei gironi mondiali e l’imminente spareggio playoff che attende gli Azzurri. Con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, l’ex difensore su La Gazzetta dello Sport analizza le avversarie, indica la via per la qualificazione e lancia un monito chiaro sulle responsabilità in caso di fallimento.

IL GIRONE «Ci è capitato il girone più facile. Però ora al Mondiale bisogna andarci. Abbiamo due partite tra noi e il Mondiale e bisogna vincerle entrambe. Il Canada, perché è una delle squadre ospitanti. Non è mai facile affrontare una nazionale che gioca in casa. Ma occhio anche al Qatar… Sarà una di quelle selezioni che farà di tutto pur di rendere orgoglioso il proprio paese».

LA SVIZZERA CI HA ELIMINATI DALL’EUROPEO «Loro giocano a calcio e giocano bene. Ma batterli potrebbe essere una rivincita proprio su quella partita. Comunque penso sia tra le avversarie europee più “morbide” che potevano capitarci. Ripeto, non è andato male questo sorteggio, anzi…».

LA RICETTA PER I PLAYOFF «Essere uniti, anche nelle avversità. Non bisognerà dare nulla per scontato, i giocatori in campo dovranno dare tutto e soprattutto giocare senza paura. L’abbiamo visto l’ultima volta con la Macedonia: ogni minimo dettaglio potrà fare la differenza oppure costare molto caro».

COSA CONTA «Solo il gruppo. I ragazzi dovranno essere bravi a restare compatti e giocare a tutta».

GATTUSO «Da allenatore ha sempre dato un gioco alle sue squadre. Per quanto riguarda il suo carattere, lo conosciamo tutti. Io mi auguro che sia l’uomo giusto per riportarci al Mondiale. Sarebbe bello per lui, ma più in generale per l’Italia tutta che tornerebbe finalmente a giocare questa competizione dalla quale manchiamo da troppo. Comunque penso che se non dovessimo andarci non sarà colpa sua».

L’INCONTRO CON RINGHIO «L’ho visto al sorteggio per i playoff. Era molto concentrato, aveva la sua solita grinta. Quella, state sicuri, non gli mancherà mai».

IL CONSIGLIO DA CAMPIONE DEL MONDO «Di giocare senza paura e andare subito forti. Le sfide di questo tipo si devono vincere subito e non bisogna commettere l’errore fatto contro la Macedonia, quando al 90′ abbiamo preso gol. A quel punto non hai più tempo per rimediare».

IL PESO DI UN EVENTUALE FALLIMENTO «Un fallimento dell’Italia calcistica e soprattutto del sistema. Se non ci si qualifica per tre edizioni consecutive qualcuno dovrebbe alzare il braccio e dire: “Scusate, tolgo il disturbo perché non sono in grado”».

LA SQUADRA DEL 2006 «Pensava solo a scendere in campo compatta in ogni partita. Era una squadra di amici che stava bene insieme. E poi aveva grande qualità».

Fiorentina, a Reggio Emilia ci si gioca la salvezza. La situazione non lascia dubbi per Paolo Vanoli

Fiorentina, ci si gioca la salvezza partendo da Reggio Emilia e contro il Sassuolo. La situazione attuale non lascia dubbi

È il momento della verità per la Fiorentina. Oggi a Reggio Emilia, contro il Sassuolo di Fabio Grosso, i viola cercano la prima vittoria in campionato dopo un avvio disastroso (sette sconfitte e sei pareggi). La necessità di invertire la rotta è imperativa per scacciare la paura e la crisi.

Paolo Vanoli, consapevole della delicatezza del momento, mantiene il massimo riserbo sul modulo: difesa a tre o a quattro? In settimana si è provata la linea a quattro, ma il tecnico potrebbe optare ancora per il 3-5-2 per garantire equilibrio, in attesa che la “Fiorentina del futuro” prenda forma.

La certezza in attacco è Moise Kean, chiamato a ritrovare la via del gol (solo due reti finora) dopo una stagione da vice-capocannoniere. Al suo fianco, per la prima volta dall’inizio sotto la gestione Vanoli, potrebbe esserci Albert Gudmundsson. L’islandese, liberatosi dal peso delle vicende giudiziarie, è apparso “maturo e più sorridente” agli occhi del tecnico, che punta molto su di lui.

L’obiettivo è servire al meglio Kean. Per farlo, Gudmundsson dovrà rimanere alto, senza arretrare troppo, mentre a centrocampo Fagioli, sia da play che da mezzala, dovrà avere più coraggio nel cercare la giocata verticale. Serve ordine e connessione tra i reparti.

Assenti Pongracic (squalificato), Gosens e Fazzini (infortunati), con il tedesco che ha comunque seguito la squadra per fare gruppo. Al Mapei Stadium sono attesi 3500 tifosi viola, a cui Vanoli vuole regalare una gioia, così come al presidente Commisso, sempre vicino alla squadra dagli USA. La sfida contro un Sassuolo solido in casa e privo di Berardi è cruciale: inizia un tour de force decisivo, e la Fiorentina non può più sbagliare.

Calciomercato Sassuolo, possibile derby di mercato con queste due rivali per il difensore. Il punto


Calciomercato Sassuolo: intreccio con Inter e Juve per Muharemovic, il difensore più richiesto del momento

Il Calciomercato Sassuolo si prepara a vivere settimane di grande fermento, soprattutto per quanto riguarda il futuro di Tarik Muharemovic. Il giovane difensore bosniaco classe 2003, cresciuto rapidamente sotto la guida del club neroverde, è diventato uno dei profili più ambiti della Serie A e non solo. Le sue prestazioni hanno acceso l’interesse dell’Inter, impegnata in una profonda rivoluzione difensiva, e allo stesso tempo hanno tirato in ballo anche la Juventus a causa di un importante dettaglio contrattuale.

In casa nerazzurra, infatti, si sta programmando il futuro della retroguardia. Con Francesco Acerbi e Stefan de Vrij destinati a partire tra gennaio e giugno, il club di Viale della Liberazione punta a ringiovanire un reparto sempre più bisognoso di freschezza atletica. Tra i nomi cerchiati in rosso dagli scout dell’Inter, quello di Muharemovic spicca per potenziale, età e capacità di adattarsi velocemente ai sistemi di gioco moderni. L’ottimo rapporto tra Inter e Sassuolo — consolidato dopo l’operazione Frattesi — potrebbe agevolare una trattativa, con la Beneamata pronta ad anticipare la concorrenza estera già nella finestra di mercato invernale.

Ma il Calciomercato Sassuolo non è mai lineare, e l’affare Muharemovic ne è l’esempio perfetto. Il club emiliano, che aveva acquistato il giocatore per circa 5 milioni di euro, oggi può contare su una valutazione molto più alta. Tuttavia, la Juventus osserva interessata: i bianconeri vantano infatti un diritto del 50% sulla futura rivendita del difensore, clausola che rende l’operazione più complessa e che inevitabilmente inciderà sul prezzo richiesto dal Sassuolo. Ogni trattativa, dunque, dovrà tenere conto anche degli introiti destinati alla Vecchia Signora.

Nel frattempo, l’Inter sta pianificando il futuro della propria difesa con un’altra mossa importante: il riscatto di Manuel Akanji dal Manchester City. Il difensore svizzero, arrivato in prestito con diritto di riscatto fissato a 15 milioni, è considerato un pilastro imprescindibile per la squadra di Chivu. L’idea nerazzurra è quella di affiancargli proprio un giovane come Muharemovic, rendendo il difensore del Sassuolo uno dei nomi caldi del mercato di gennaio.

Ancora una volta, il Calciomercato Sassuolo si conferma terreno fertile per talenti in rampa di lancio e intrecci tra i grandi club di Serie A.


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Calciomercato Inter, Frattesi e un futuro abbastanza incerto. L’indiscrezione sul centrocampista


Calciomercato Inter: l’Inter osserva le mosse del Napoli su Frattesi mentre spunta l’ipotesi Mainoo

Il Calciomercato Inter continua a essere al centro dell’attenzione, soprattutto in relazione al futuro di Davide Frattesi. Nelle ultime settimane si è parlato del forte interesse del Napoli per il centrocampista nerazzurro, ma le strategie del club azzurro potrebbero improvvisamente cambiare. A far riflettere la dirigenza partenopea è la situazione sempre più tesa tra Kobbie Mainoo e il Manchester United, un intreccio che potrebbe avere ripercussioni anche sui piani dell’Inter.

Secondo la stampa inglese, Mainoo sarebbe ormai vicino alla rottura definitiva con il club che lo ha cresciuto. Il ventenne centrocampista, esploso lo scorso anno con prestazioni di altissimo livello — tra cui il gol decisivo nella finale di FA Cup — si sente messo da parte dal nuovo tecnico Rúben Amorim. Il calo del minutaggio è stato drastico: nessuna presenza da titolare in Premier League e appena 171 minuti totali distribuiti in brevi spezzoni di partita. L’unica gara iniziata dal primo minuto risale alla disastrosa eliminazione in Carabao Cup contro il Grimsby Town, squadra di League Two. L’esclusione totale nell’ultima sfida contro il West Ham avrebbe rappresentato la goccia finale.

Amorim, incalzato dai media, ha difeso le proprie scelte spiegando che la concorrenza interna — con giocatori come Bruno Fernandes, Casemiro e Ugarte — lo costringe a optare per chi ritiene più in forma. Una posizione netta che sembra aver convinto Mainoo a lasciare Old Trafford già a gennaio.

La situazione ha immediatamente attirato l’interesse di diversi top club europei, tra cui Bayern Monaco e Napoli. Proprio gli azzurri, che avevano messo nel mirino Frattesi, potrebbero ora virare con decisione sul giovane inglese. Il Napoli ha già dimostrato di saper rilanciare ex United come McTominay e Højlund, e questo precedente pesa nelle valutazioni della dirigenza.

Per l’Inter, questo scenario potrebbe rappresentare un assist importante. Se il Napoli dovesse concentrarsi su Mainoo, la pressione su Frattesi potrebbe diminuire, permettendo ai nerazzurri di lavorare con maggiore serenità sulla propria rosa. Il Calciomercato Inter resta comunque in fermento, pronto a cogliere ogni opportunità e a respingere eventuali assalti per i propri gioielli.


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Ricci esalta: «Il Milan è una grande squadra. Voglio raggiungere quell’obiettivo e su Modric dico…»

Samuele Ricci, centrocampista del Milan, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla sua attuale annata


Samuele Ricci, nuovo perno del centrocampo del Milan, vive in questi giorni sensazioni speciali. In un’intervista a Tuttosport, il centrocampista rossonero ha parlato a cuore aperto della sfida di lunedì contro il Torino, la squadra in cui è cresciuto, di cui è stato capitano e simbolo prima del trasferimento a Milanello. Un ritorno che per Ricci non sarà mai una partita qualsiasi: il “Grande Torino” rappresenta per lui un pezzo importante di vita e carriera, un luogo dove ha costruito rapporti umani profondi e dove ha imparato a stare in campo con responsabilità.

Parlando della sua crescita, Ricci ha ricordato l’impatto con Juric, l’allenatore che più di tutti lo ha trasformato, soprattutto nella fase difensiva. Il metodo uomo su uomo del tecnico croato lo ha costretto ad alzare intensità, concentrazione e struttura fisica, elementi che oggi lo rendono un giocatore completo e molto prezioso per il Milan di Allegri.

Il centrocampista ha analizzato anche le difficoltà recenti del Torino, legandole a un clima di tensione continua attorno alla società. Un ambiente che, secondo Ricci, finisce inevitabilmente per pesare sui giocatori. Allo stesso tempo, ha sottolineato il grande affetto che i tifosi granata gli hanno sempre riservato.

Passando al presente, Ricci si è soffermato sulle ambizioni del suo Milan, deciso a invertire il trend negativo contro le squadre medio-piccole dopo aver spesso brillato nei big match. Per il numero 14 rossonero la chiave è la mentalità: diventare implacabili anche nelle partite “normali” è ciò che può trasformare il Milan in una squadra davvero completa.

Ricci ha poi parlato del suo rapporto con Allegri, un allenatore capace di trasmettere serenità e solidità al gruppo, e della sua trasformazione da regista a mezzala, un’evoluzione tattica accolta con entusiasmo grazie alla sua naturale duttilità.

Tra gli idoli, Ricci cita Modric – “spaziale” per intelligenza calcistica – e ricorda con affetto Ronaldinho, il suo eroe da bambino e motivo in più per essersi innamorato del Milan.

Infine, uno sguardo al futuro: l’obiettivo resta tornare in Champions, mentre sulla Nazionale Ricci non ha dubbi. “Ai Mondiali ci andremo”, dice convinto.

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Le prime pagine sportive nazionali – 6 dicembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Calciomercato Inter, affare vicino per un talento croato! In patria sono sicuri sul trasfertimento: colloqui con l’Hajduk Spalato per quel difensore

Calciomercato Inter, affare vicino per un talento croato! In patria sicuri sul trasfertimento! Si tratta con l’Hajduk Spalato per quel difensore

L’Inter sta stringendo il cerchio attorno a Branimir Mlacic, difensore classe 2007, con l’operazione che sembra essere ormai giunta alla fase finale. Secondo quanto riportato dal quotidiano croato Germanijak, che per primo aveva dato notizia dell’interesse nerazzurro, l’affare è all’80% di probabilità di andare a buon fine. Il recente incontro a Milano tra i dirigenti dell’Hajduk Spalato e i responsabili dell’Inter, avvenuto la scorsa settimana, avrebbe ulteriormente confermato l’avvicinamento alla conclusione della trattativa.

Dettagli dell’operazione

Anche se il costo del trasferimento non è ancora stato reso ufficiale, l’Hajduk Spalato ha posto delle condizioni precise per il trasferimento di Mlacic. Il club croato ha richiesto una percentuale sulla futura rivendita del giocatore e un pacchetto di bonus in caso di successivo trasferimento del difensore.

Il giocatore, che ha manifestato la volontà di lasciare il club, sembra essere pronto a intraprendere questa nuova avventura, e l’Hajduk è disposto a cederlo. Le trattative sono ancora in corso, ma l’affare sembra ormai vicino alla conclusione. La prossima settimana potrebbe essere decisiva, con nuovi incontri tra i dirigenti dei due club per definire i dettagli dell’operazione.

Risultati Ligue 1, il Lille batte Marsiglia e lo aggancia in zona Champions! Per la squadra di De Zerbi mancato il momentaneo sorpasso in vetta. Ko anche il Monaco in casa del Brest

Ligue 1, Lille che vince in casa del Marsiglia e si prende il 4° posto. La squadra di De Zerbi fallisce la chance per andare momenteamente in vetta

Il Lille ha conquistato una vittoria meritata contro l’Olympique Marsiglia nel secondo anticipo della Ligue 1 di venerdì. Allo Stade Pierre-Mauroy, i padroni di casa partono subito forte, pressando alto e approfittando delle disattenzioni difensive degli uomini di De Zerbi.

Dopo soli dieci minuti, Ethan Mbappé sblocca la partita con un gol che nasce da un lancio di Bentaleb e da un rinvio maldestro di Rulli. Il Marsiglia fatica a reagire e produce il primo tiro solo al 45’, senza mai riuscire a mettere in difficoltà Berk Özer, portiere del Lille.

Nella ripresa, l’OM cerca di riaprire il match, ma l’unica vera occasione arriva dai piedi di Greenwood, il cui tiro viene neutralizzato con una parata straordinaria da Özer. Nel finale, il Lille spreca diverse occasioni di ripartenza, ma riesce comunque a mantenere il vantaggio.

Con questa vittoria, il LOSC sale al quarto posto in classifica, mentre il Marsiglia, ancora deludente dopo il pareggio con il Tolosa, resta terzo, sprecando una grande occasione per fare pressione al PSG.

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Il Monaco sconfitto a Brest, non basta il rosso al Brest

Nella stessa giornata, il Monaco è stato sconfitto in trasferta dal Brest. Senza Ansu Fati, la squadra del Principato è andata in svantaggio al 28’ grazie a un gol di Doumbia.

Nonostante l’inferiorità numerica del Brest dal 60’ a causa del rosso a Ajorque dopo un intervento del VAR, il Monaco non è riuscito a rientrare in partita. Da segnalare, per i monegaschi, i circa 20 minuti, più il recupero, concessi a Pogba, che ha avuto la sua occasione per ritrovare il campo.

Brest che sale momentaneamente al 9° posto con 19 punti, a 4 lunghezze dal Monaco, 7° in classifica e fuori dalla zona europea.

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Calciomercato estero, tutti pazzi per Bouaddi! Il centrocampista classe 2006 del Lille incanta l’Europa e attira le big europee: dopo il Psg, anche dalla Premier interessate

Calciomercato estero, tutti pazzi per Bouaddi! Il centrocampista classe 2006 del Lille incanta l’Europa e attira le big europee. La situazione

Ayyoub Bouaddi, centrocampista classe 2006 del Lille, è uno dei nomi più caldi del mercato invernale. Con 14 presenze in Ligue 1 e quattro in Europa League, Bouaddi sta impressionando per la sua rapida crescita e il suo talento cristallino, attirando l’interesse dei principali club europei.

Nonostante ciò, il Lille sembra deciso a non privarsene durante la finestra di gennaio e sta lavorando al rinnovo del contratto del giovane calciatore fino al 2029.

Arsenal e le altre big sulle tracce di Bouaddi

Secondo quanto riportato da RMC Sport, il Arsenal è il club che sembra più deciso a tentare l’affondo per il talento del Lille. I Gunners, sotto la direzione del direttore sportivo Andrea Berta, hanno già avviato i contatti con l’entourage del giocatore e sarebbero pronti a mettere sul piatto circa 45 milioni di euro per anticipare la concorrenza.

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Oltre all’Arsenal, anche il Chelsea segue con grande interesse Bouaddi, mentre in Premier League altre squadre come le due di Manchester e Liverpool stanno monitorando con attenzione l’evoluzione della trattativa.

PSG e il futuro di Bouaddi

Anche il Paris Saint-Germain ha messo gli occhi su Bouaddi, ma non è intenzionato a muoversi a gennaio. I parigini lo tengono comunque nella lista dei potenziali obiettivi per la prossima estate, specialmente nel caso di cessioni o infortuni nel reparto di centrocampo. Nonostante l’interesse delle grandi squadre, il Lille fa muro: il presidente Olivier Létang punta a trattenere il giovane talento almeno fino a fine stagione. Il club del nord della Francia valuta Bouaddi oltre 50 milioni di euro, una cifra che ritiene raggiungibile in estate, quando il mercato potrebbe diventare ancora più competitivo e le offerte aumentare.

Il futuro di Bouaddi, dunque, appare ancora incerto, ma le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per il giovane centrocampista e per il Lille, che dovrà fare i conti con l’assalto delle big europee.

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Noa Lang carico: «A Roma abbiamo mostrato questo! Juve? Ecco come la stiamo preparando. Atmosfera? Senti subito che non è una partita come le altre»

Noa Lang carico. L’esterno olandese ha parlato a Radio CRC in vista dello scontro diretto sentitissimo dai partenopei contro la Juventus

Il Napoli si prepara ad affrontare una delle sfide più attese della stagione contro la Juventus, e Noa Lang, recentemente rilanciato da Antonio Conte come titolare, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio CRC sulla partita contro la Roma e sul prossimo incontro contro i bianconeri.

LA VITTORIA A ROMA – «Se credi in te stesso e nei tuoi compagni di squadra puoi fare la differenza: eravamo molto fiduciosi prima della partita. Giocare a Roma è molto difficile per l’atmosfera, ma abbiamo mostrato personalità e questo è ciò di cui hai bisogno in partite come questa. Abbiamo una squadra di qualità: se mostri personalità, non possono fermarti. A Roma abbiamo fatto vedere che non siamo andati lì solo per giocare, ma per dominare e prendere i tre punti e lo abbiamo dimostrato dal primo minuto. Siamo un gruppo speciale, con giocatori di esperienza e non. Attualmente abbiamo molti infortunati, ma penso si veda comunque che la squadra è brava ed in equilibrio. Abbiamo una squadra forte e credo che sia la chiave principale per il Napoli di ora».

PREPARAZIONE PER LA JUVENTUS – «Senti già nell’aria che qui non è un match come gli altri. Lo sapevo già prima di venire che è una partita importante. Come la stiamo preparando tatticamente? Credo sia meglio tenere in squadra certe dinamiche (ride, ndr). Sappiamo cosa fare, abbiamo qualità, ma dobbiamo mostrare personalità e prenderci responsabilità. Tatticamente non posso dire troppo, ma i piani ci sono».

L’APPRENDIMENTO DELL’ITALIANO – «Sto imparando l’italiano, ma è molto difficile per me. Lo capisco, ma non lo parlo ancora bene. Piano piano, migliorerò».

Monaco, nuovo infortunio per Ansu Fati: a rischio il match decisivo di Champions! Si complica la stagione dello spagnolo, ma l’Atletico resta alla finestra

Monaco, nuovo infortunio per Ansu Fati: a rischio il match decisivo di Champions! Stagione che si complica, ma l’Atletico osserva

Brutte notizie per il Monaco: Ansu Fati non è stato a disposizione per la sfida di Ligue 1 contro il Brest, valida per la quindicesima giornata del campionato. Questo stop inatteso arriva dopo il buon finale di gara contro il PSG, dove Ansu aveva dato un contributo significativo alla causa del Monaco, mantenendo compatta la squadra nonostante l’inferiorità numerica. Tuttavia, il giovane attaccante ha dovuto affrontare un altro passo indietro in una stagione che non si sta rivelando semplice per lui.

Un momento difficile per Fati

L’ex Barcellona non segna da 5 ottobre, quando aveva messo a segno una doppietta su rigore nel Derby della Costa Azzurra contro il Nizza. Da allora, il suo minutaggio è diminuito drasticamente. Nelle ultime cinque partite, Fati ha iniziato titolare solo una volta, e quella gara è stata la pesante sconfitta contro il Rennes. Nonostante il talento indiscutibile, il suo impiego è stato limitato dal modulo 3-4-2-1 adottato dal tecnico Pocognoli, che preferisce schierare giocatori come Minamino e Golovin alle spalle di Folarin Balogun, che anche lui è stato indisponibile per la sfida contro il Brest.

Il bilancio stagionale e il mercato

Nonostante le difficoltà, Ansu Fati mantiene un bilancio positivo con 6 gol in 14 presenze, numeri incoraggianti per un calciatore che arriva da una stagione difficile, caratterizzata da continui stop e una mancanza di continuità. Sul fronte mercato, l’Atletico Madrid sta seguendo con interesse la situazione, valutando l’opzione di acquisto fissata a 11 milioni di euro, come riferito da As.

Il futuro prossimo: Champions League in vista

La grande incognita ora è legata alla sua disponibilità per la decisiva sfida di Champions League contro il Galatasaray. Sarà fondamentale capire, nei prossimi giorni, se Ansu Fati riuscirà a recuperare completamente e se riuscirà a essere convocato per il match di Champions. Il responso del weekend, insieme alle sensazioni che il giocatore avrà al rientro in gruppo, chiariranno se Pocognoli potrà contare su di lui per una partita così importante per il futuro europeo del Monaco.

Mondiali 2026, il commento di Yakin (ct della Svizzera) dopo il sorteggio: «Gruppo duro, ma siamo pronti. Canada? Ricordo come hanno giocato in Qatar. 2002? Brutti ricordi»

Mondiali 2026, il commento di Yakin (ct della Svizzera) dopo il sorteggio, in particolare sullo scontro diretto con il Canada per il passaggio del turno

Intervenuto ai microfoni della televisione canadese TSN, il commissario tecnico della Svizzera, Murat Yakin, ha commentato il sorteggio per la fase a gironi della Coppa del Mondo 2026, evidenziando le difficoltà del gruppo che include anche il Canada, il Qatar e, in caso di qualificazione, l’Italia di Gennaro Gattuso.

IL GRUPPO E LA SFIDA CON IL CANADA – «È un gruppo molto duro. Sono veramente contento di giocare in Canada, ora potremo programmare tutto».

RICORDI DAL 2002 E L’ATTESA – «Il Canada ha giocato molto bene in Qatar, conosciamo la loro qualità. Cosa ricordo del precedente del 2002? Brutti ricordi, ma era un’amichevole, anche se l’abbiamo persa, questa volta proveremo a vincere. La qualità della squadra la conosco, è un mix di giocatori che giocano in Canada e altri in Europa. Io mi focalizzo sulla mia squadra, ma sarà bello affrontarlo. Sarà la terza partita del girone? Se entrambe le squadre saranno già qualificate per il turno successivo ne sarei felice».

Mondiali 2026, il ct del Canada Jesse Marsch sul sorteggio: «Pronti a vincere il girone! Italia? Sarebbe eccezionale. Sarebbe meglio per il Canada se…»

Mondiali 2026, il ct del Canada Jesse Marsch ha parlato del sorteggio che ha visto coinvolta anche la nazionale italiana, scherzando sui tifosi dal doppio passaporto

In vista della possibile qualificazione alla Coppa del Mondo 2026, il commissario tecnico del Canada, Jesse Marsch, ha parlato ai microfoni della tv TSN, analizzando le sfide del gruppo B, che includerebbe anche l’Italia di Gennaro Gattuso qualora gli Azzurri dovessero vincere i playoff.

LA VITTORIA DEL GRUPPO B – «Sì, penso che il Canada possa vincere il gruppo B. Dovremo essere in forma e farci trovare pronti, rimanendo focalizzati su noi stessi. Sapendo che potremo giocare in casa, il che è un bel vantaggio».

LO SCONTRO CON L’ITALIA – «Affrontare l’Italia se si qualifica ai playoff? Penso che giocare contro l’Italia sarebbe eccezionale. Ci sarebbero un sacco di italo-canadesi alla partita… e sarebbe meglio che tifassero per il Canada, è tutto quello che dirò» (sorride, n.d.r.).

Marsch ha espresso ottimismo riguardo alle possibilità della sua squadra, sottolineando l’importanza di essere pronti e concentrati, approfittando anche del vantaggio di giocare in casa. La prospettiva di un incontro con l’Italia sarebbe una sfida affascinante, anche per il legame tra Canada e Italia, che potrebbe aggiungere un tocco speciale al match.

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