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Infortunio Zhegrova, come sta il giocatore della Juventus? Le sue condizioni

Infortunio Zhegrova: salta il Como e resta in dubbio per la sfida di Champions contro il Real Madrid. Le condizioni del giocatore ex Lille

Brutte notizie per la Juventus in vista della prossima giornata di campionato. Come riportato da TuttoJuve.com, l’infortunio di Edon Zhegrova costringerà l’esterno kosovaro a saltare la partita contro il Como, valida per la nona giornata di Serie A. Il giocatore ha accusato un risentimento al pube che lo ha fermato negli ultimi allenamenti, spingendo lo staff medico bianconero a non rischiarlo per evitare peggioramenti.

L’infortunio Zhegrova arriva in un momento delicato della stagione per la squadra allenata da Thiago Motta, impegnata su più fronti e chiamata a gestire con attenzione le energie dei propri titolari. Il numero 11 bianconero, protagonista di un ottimo avvio di campionato con assist e giocate decisive, sarà sottoposto a nuovi controlli nelle prossime ore per valutare i tempi di recupero e capire se potrà tornare a disposizione per la sfida di Champions League contro il Real Madrid, in programma mercoledì 22 ottobre.

La sua presenza contro i blancos resta in forte dubbio: lo staff medico della Juventus preferisce non affrettare i tempi di rientro, considerando la natura del problema. Il risentimento al pube, infatti, è un fastidio che può facilmente trasformarsi in un infortunio più serio se non gestito con prudenza.

Oltre all’infortunio Zhegrova, la Juventus dovrà fare i conti anche con altre assenze importanti. Contro il Como mancheranno Miretti, fermo per un problema muscolare, Bremer, alle prese con un affaticamento, Cabal, Pinsoglio e Milik, non ancora al meglio della condizione. Una situazione che obbligherà Thiago Motta a ridisegnare la formazione, dando spazio ad alcune seconde linee e ai giovani della rosa.

L’assenza di Zhegrova rappresenta comunque un colpo pesante per i bianconeri, che in queste settimane avevano trovato nel fantasista kosovaro un elemento capace di dare imprevedibilità e velocità all’attacco. Il tecnico confida di recuperarlo in vista della gara europea, anche se tutto dipenderà dalle risposte fisiche dei prossimi giorni.

L’infortunio Zhegrova tiene dunque in apprensione il mondo Juventus, che spera di poter contare presto sul suo talento in vista di un calendario fitto e pieno di impegni cruciali, tra campionato e Champions League. LEGGI ANCHE >>> Conferenza stampa Tudor pre Como Juve: «La partita è difficile, il Como è una finta piccola. Zhegrova non ci sarà. Yildiz domani riposa? No»

Pisa Verona ad alta tensione, scontri prima del match: cosa è successo

Pisa Verona: violenti scontri tra ultras prima della partita. La situazione è tornata alla normalità a ridosso del match. Ci sono anche feriti

Momenti di alta tensione oggi, sabato 18 ottobre, a poche ore dal fischio d’inizio del match Pisa Verona allo stadio “Arena Garibaldi”. Poco prima di mezzogiorno, infatti, si sono verificati violenti scontri tra gli ultras del Pisa e del Verona nella zona di via Piave, a ridosso del centro cittadino.

Secondo le prime ricostruzioni, le due tifoserie si sarebbero affrontate con bastoni, mazze, caschi e fumogeni, dando vita a un vero e proprio campo di battaglia. Alcuni testimoni riferiscono di aver udito anche bombe carta e di aver visto diverse persone scappare in preda al panico. Il bilancio provvisorio parla di due tifosi del Verona feriti, entrambi con traumi cranici, fortunatamente non gravi. In un primo momento si era temuto che anche alcuni agenti di polizia fossero rimasti coinvolti, ma la notizia è stata smentita: nessun ferito tra le forze dell’ordine.

Gli scontri di Pisa Verona sarebbero iniziati quando circa 200 tifosi veronesi sono arrivati alla stazione di San Rossore e si sono diretti a piedi verso lo stadio, senza scorta, passando per via Piave. Proprio lì hanno incrociato un gruppo di ultras pisani e nel giro di pochi minuti è esplosa la violenza. Polizia e carabinieri, accorsi rapidamente sul posto, hanno dovuto usare i lacrimogeni per disperdere i gruppi e riportare la calma.

Un video circolato sui social mostra un uomo rimasto a terra ferito, circondato da altri tifosi e dal fumo dei fumogeni. Le immagini, diventate virali, hanno suscitato grande indignazione tra i cittadini e tra le istituzioni sportive, che condannano duramente ogni forma di violenza legata al calcio.

La rissa tra Pisa e Verona ha generato paura tra i residenti: molti commercianti della zona hanno abbassato le saracinesche e chiuso i locali per precauzione. Si registrano danni ad alcune auto parcheggiate e a vetrine colpite accidentalmente durante i tafferugli.

Le forze dell’ordine stanno ora lavorando per identificare i responsabili grazie alle telecamere di sorveglianza e ai filmati pubblicati in rete. Si attendono provvedimenti e possibili Daspo per i partecipanti agli scontri.

L’episodio di oggi getta un’ombra pesante sulla sfida Pisa Verona, che si sarebbe dovuta giocare in un clima di sport e passione calcistica. Ancora una volta, però, la violenza ha preso il sopravvento, rovinando una giornata che avrebbe dovuto essere solo di calcio.

Conferenza stampa Tudor pre Como Juve: «La partita è difficile, il Como è una finta piccola. Zhegrova non ci sarà. Yildiz domani riposa? No»

Conferenza stampa Tudor pre Como Juve: le sue dichiarazioni alla vigilia del match della 7ª giornata di Serie A 2025/26

(Andrea Bargione inviato all’Allianz Stadium) – Dopo il pareggio contro il Milan allo Stadium, la Juventus di Igor Tudor scende in campo al Sinigaglia nel settimo match della Serie A 2025/26. Bianconeri che sfidano il Como del grande ex tra gli altri, Alvaro Morata.

Nel giorno di vigilia, sabato 18 ottobre, Igor Tudor parla in conferenza stampa alle 14.30 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 ha seguito LIVE le sue parole.


LAVORO IN QUESTE DUE SETTIMANE – «Pochi ne sono rimasti qui. Abbiamo lavorato bene, McKennie arrivato ieri e sono tutti senza infortuni. Abbiamo fatti due allenamenti e oggi è vigilia»

COMO E JUVE SQUADRE CHE HAN SPESO DI PIU’ SUL MERCATO – «Di spese interessa poco, si prepara la squadra nel modo giusto. La partita è difficile, il Como è una finta piccola visto che spende così tanti soldi… Poi tutti i giocatori li sceglie l’allenatore, è una cosa rara da vedere ed è una bella cosa. C’è rispetto, ma noi vogliamo andare là e fare la nostra partita».

CAMBIO MODULO – «Può succedere come no, raramente parlo di quello che prepariamo. E’ giusto così.»

PAROLE SU YILDIZ – «Non sapevo di queste informazioni (dichiarazioni su di lui), ma quando si parla di Juve dicono ognuno la propria idea. Il tecnico poi ha le sue idee e come poterli performare. Io ho fatto tutte le partite con lui dietro e come numero 10. In questa partita, (Milan ndr.) ha giocato in maniera diversa. Se Yildiz è il problema non abbiamo problemi. Un giocatore cresciuto molto ed è importante»

IDENTITA’ – «La squadra è un organismo vivo, diverso, che cambia in forma, interpreti, se ci sono problematiche, se qualcuno ti manca, se qualcuno non sta bene, se non gioca in quel sistema. Sono problematiche che ti fanno cambiare la tua squadra in modo positivo o negativo. Sono dettagli importanti, per questo la squadra non è mai la stessa, giocando da domenica a domenica, ma anche ogni 3 giorni, o se giochi con l’Atalanta, in Champions. Quando si fa un’analisi sono cose che raramente si prendono in considerazione. Tutti i discorsi qui finiscono con noi siamo la Juve e dobbiamo vincere, è giusto, quindi i discorsi che faccio io qui contano poco. A chi vuol capire, ha onestà intellettuale, capisce, se no ognuno fa analisi sue. Quando non vinci con la Juve passi dalla parte del torto per tanti, non per me stesso, io faccio analisi giusta, con il mio staff analizzo tutti giorni, la mia essenza è aiutare i giocatori. Passo tutte le giornate pensando a come aiutare i miei giocatori, come farli rendere al meglio, anche dal punto psicologico, se han bisogno di una coccola. Questa è la mia vita, io penso a queste cose».

YILDIZ – «Domani riposa? No.»

DIFESA A 4 – «Faccio 3-4-3 e lo modello continuamente. Con l’assenza di Bremer e Cabal chiaramente tutte le ipotesi sono aperte.»

ZHEGROVA E CONCEICAO TUTTA FASCIA – «No, difficile. Zhegrova è impossibile, Chico potrebbe ma è difficile. Zhegrova domani non c’è che ha problema di anca, risentimento in zona pubica, domani non sarà convocato insieme a Bremer, Cabal e Pinsoglio».

MIRETTI – «Miretti da lunedì torna in squadra».

Formazioni ufficiali Pisa-Verona: le scelte di Gilardino e Zanetti

Formazioni ufficiali Pisa Verona: le scelte di Gilardino e Zanetti per il match valido per la 7ª giornata del campionato di Serie A

Chiusa la parentesi dedicata alle nazionali, la Serie A si riprende la scena con la 7ª giornata, un turno ricco di partite avvincenti. Oltre a Lecce-Sassuolo, il programma di oggi, sabato 18 ottobre, alle 15:00 prevede un delicato scontro salvezza: la sfida tra Pisa e Verona. Le due squadre, infatti, si trovano appaiate nelle zone basse della classifica e cercano punti vitali.

I padroni di casa, neopromossi, sono ancora in una palese fase di ambientamento con la nuova categoria. L’approccio del Pisa alla Serie A era stato incoraggiante, con gli uomini di Alberto Gilardino capaci di strappare un punto all’esordio sul difficile campo dell’Atalanta. Da quel momento, però, la stagione dei nerazzurri non è mai decollata. La squadra di Cuadrado e compagni si ritrova desolatamente all’ultimo posto in classifica, ancorata a soli due punti.

Momento difficile anche per il Verona, che finora non è riuscito a raccogliere quanto di buono seminato in termini di prestazioni. La squadra di Paolo Zanetti ha dimostrato di avere le potenzialità per ambire a qualcosa in più della semplice salvezza, come visto nelle ottime gare contro Juventus e Roma, vero manifesto delle qualità gialloblù. Tuttavia, la classifica parla chiaro: diciottesimo posto e una pesante sconfitta casalinga contro il Sassuolo prima della sosta. La trasferta di Pisa rappresenta quindi un’occasione da non fallire per iniziare a raccogliere i punti persi per strada.

Le formazioni ufficiali del match:

PISA (3-5-2): Semper; Caracciolo, Albiol, Canestrelli; Leris, Marin, Aebischer, Akinsanmiro, Angori; Tramoni, Nzola. Allenatore: Alberto Gilardino.

VERONA (3-5-2): Montipò; Nuñez, Nelsson, Valentini; Cham, Serdar, Gagliardini, Bernede, Frese; Giovane, Orban. Allenatore: Paolo Zanetti.

Formazioni ufficiali Lecce-Sassuolo: le scelte di Di Francesco e Grosso

Formazioni ufficiali Lecce Sassuolo: le scelte di Di Francesco e Grosso per il match valido per la 7ª giornata di Serie A

La sosta per le nazionali è giunta al termine e la Serie A riaccende i motori per la 7ª giornata, un turno che promette spettacolo e scontri diretti cruciali per delineare le gerarchie del campionato. Ad aprire il programma di oggi, sabato 18 ottobre, alle ore 15:00, saranno Lecce e Sassuolo (in contemporanea con Pisa-Verona), che si affronteranno allo stadio Via del Mare.

Si tratta di un match di grande importanza per entrambe le formazioni, un test significativo per misurare le rispettive ambizioni contro un avversario dagli obiettivi analoghi. Le due squadre arrivano all’appuntamento con uno stato d’animo simile, reduci da un periodo di netta ripresa dopo un avvio di stagione complicato.

Il Lecce di Eusebio Di Francesco si presenta alla sfida con la volontà di allungare la striscia positiva. I giallorossi, infatti, hanno raccolto quattro punti nelle ultime due giornate, frutto della vittoria interna contro il Parma e del prezioso pareggio acciuffato in extremis a Bologna. Un rendimento che ha ridato fiducia all’ambiente dopo alcuni passi falsi iniziali.

Discorso analogo per il Sassuolo di Fabio Grosso. I neroverdi erano partiti con il freno a mano tirato, incassando due sconfitte contro Napoli e Cremonese. La squadra ha però saputo reagire con carattere, inanellando tre vittorie di peso contro Lazio, Udinese e Verona, che l’hanno proiettata a quota nove punti in classifica. La trasferta di Lecce rappresenta quindi un banco di prova fondamentale per attestare il vero livello di un Sassuolo in crescita.

Queste le probabili formazioni:

LECCE (4-3-3): Falcone; Danilo Veiga, Gaspar, Thiago Gabriel, Gallo; Coulibaly, Ramadani, Berisha; Pierotti, Stulic, Morente. Allenatore: Eusebio Di Francesco.

SASSUOLO (4-3-3): Muric; Walukiewicz, Idzes, Romagna, Doig; Thorsverdt, Matic, Vranckx; Berardi Pinamonti, Laurientè. Allenatore: Fabio Grosso.

Parma, Cuesta: «Oristano out con il Genoa. Mondiale importante per Cremaschi, dobbiamo sfruttare Cutrone così»

Parma, Cuesta: «Oristano out con il Genoa. Mondiale importante per Cremaschi, dobbiamo sfruttare Cutrone così». Le parole del tecnico ducale

Il Parma si prepara alla difficile trasferta sul campo del Genoa, in programma domenica 19 ottobre alle ore 15.00 e valida per la settima giornata di Serie A. I gialloblù arrivano alla sfida di Marassi con l’organico ancora incompleto, come confermato dal tecnico Cuesta nella consueta conferenza stampa della vigilia.

La notizia più attesa riguardava le condizioni di Oristanio, ma l’allenatore ha confermato l’indisponibilità dell’attaccante, sottolineando che la sosta non è stata sufficiente per completare il recupero: «Non sarà disponibile domani, sta facendo il suo percorso individuale e ancora non è pronto per competere. Abbiamo usato la sosta per velocizzare questo recupero, ma ancora non è a disposizione».

Cuesta ha poi fatto una panoramica completa sulla situazione della rosa, annunciando altri forfait ma anche alcuni rientri importanti e facendo il punto su chi rientrava dalle nazionali: «Valenti è a disposizione. Trabucchi e Plicco saranno con la Primavera per rinforzare il minutaggio avuto in nazionale. Anche Frigan e Valeri non sono disponibili, così come Oristanio. Hernani e Cremaschi rientrano con la squadra. Mondiale? E’ stato importante, ha contribuito tanto: sa fare goal, inserirsi e creare spazi. Ci darà una mano».

Il tecnico si è poi soffermato sull’importanza di mettere i giocatori di qualità nelle giuste condizioni, parlando nello specifico di Almqvist, fondamentale nell’uno contro uno: «Ha capacità per creare uno contro uno. Noi dobbiamo essere bravi a creare un contesto in cui lui possa sfruttare al meglio le sue qualità. Anche contro il Monza abbiamo visto che si è trovato a suo agio a giocare più alto. Noi dovremo aiutarlo al massimo con le nostre tattiche, affinché possa fare la differenza».

Infine, una riflessione su come sfruttare al meglio un finalizzatore come Patrick Cutrone, le cui caratteristiche impongono precise scelte tattiche: «A Patrick piace giocare dentro, sicuramente dobbiamo sfruttarlo. Se invece abbiamo un giocatore di fascia vanno sfruttate le sue qualità. Proviamo ad adattarci alle caratteristiche dei giocatori per sfruttare al massimo le sue qualità».

Juric: «Lazio con tanti infortuni? Anche l’Atalanta. Ecco come stano De Ketelaere e Scamacca»

Ivan Juric, tecnico dell’Atalanta, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match di Serie A contro la Lazio di Sarri

Ivan Juric, tecnico dell’Atalanta, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della partita di Serie A con la Lazio.

COMPLEANNO ATALANTA – «E’ stata una bella festa, soprattutto nel vedere questo entusiasmo visto il compleanno dell’Atalanta. Domani i tifosi ci daranno una grande spinta».

EQUILIBRIO – «Ci stiamo evolvendo su certe cose. Riuscire a rubare palla il prima possibile e attaccare, ma anche quando la squadra si abbassava tendeva sempre a colpire al momento giusto».

TANTI INFORTUNI NELLA LAZIO – «Bisogna considerare che noi abbiamo fuori Kolasinac, Kossounou, Bellanova. Scamacca non è al meglio, Zalewski è appena rientrato. Loro comunque hanno tantissimi giocatori che possono compensare certe assenze».

FIRMARE PER UN PARI – «No, in passato ci sono state tante belle sfide. La Lazio è una squadra di grande qualità e hanno anche grandissima velocità e possono risultare pericolosi».

DE KETELAERE – «Prima punta? Per me la priorità è che ritorni ai suoi livelli. Prima dell’infortunio era un giocatore molto intenso: voglio ritrovare la miglior versione di De Ketelaere».

SCAMACCA – «Deve ritrovare la condizioni giuste. Ha ripreso ad allenarsi in gruppo. Poi valuteremo in vista del match e anche nelle prossime partite».

TANTI INFORTUNI – «Accadono per tutta una serie di ragioni. Bisogna curare diversi aspetti: soprattutto quando ci sono tante partite di fila. La gestione dei carichi di lavoro sarà fondamentale».

DE KETELAERE E LOOKMAN- «Valuteremo anche perché bisognerà capire le loro condizioni visti gli ultimi allenamenti».

Bologna, i convocati per il Cagliari: c’è un rientro per Italiano

Bologna, i convocati per il Cagliari: c’è un rientro per Italiano. L’unico assente nel fila felsinee è il lungodegente Ciro Immobile

È un sabato di vigilia e di concentrazione in casa Bologna. I felsinei hanno completato la seduta di rifinitura e sono pronti a partire per l’impegnativa trasferta alla Domus Arena, dove domani affronteranno il Cagliari in un match che promette equilibrio.

Al termine dell’allenamento, il tecnico Vincenzo Italiano ha diramato la lista ufficiale dei convocati. Sono 26 i calciatoriche prenderanno parte alla spedizione in Sardegna, un numero che conferma come l’allenatore possa contare su un gruppo quasi al completo per questa delicata sfida. L’unica assenza, come ormai tristemente noto, è quella del lungo degente Ciro Immobile. L’attaccante prosegue il suo percorso riabilitativo e la sua mancanza continua a farsi sentire nel reparto offensivo rossoblù, ma Italiano ha imparato a disegnare soluzioni alternative.

Se l’attacco deve fare a meno del suo bomber, il centrocampo ritrova un tassello fondamentale. La notizia più importante della giornata è infatti la prima chiamata stagionale per il mediano Sulemana. Il giocatore, che ha lavorato duramente nelle ultime settimane per recuperare la migliore condizione, ha finalmente terminato il suo percorso personalizzato ed è rientrato stabilmente in gruppo. Il suo ritorno offre a Italiano un’opzione preziosa in termini di dinamismo e interdizione in mezzo al campo.

Per il resto, tutti i big della rosa hanno risposto presente. La squadra è attesa da un banco di prova importante per testare le proprie ambizioni su un campo storicamente ostico come quello cagliaritano.

Questa la lista completa dei 26 convocati:

Portieri: Pessina, Ravaglia, Skorupski. Difensori: casale, De Silvestri, Heggem, Holm, Lucumì, Lykogiannis, Miranda, Vitik, Zortea. Centrocampisti: Fabbian, Ferguson, Freuler, Moro, Pobega, Sulemana. Attaccanti: Bernardeschi, Cambiaghi, Castro, Dallinga, Dominguez, Odgaard, Orsolini, Rowe.

De Ligt: «Quando vai alla Juventus per 75 milioni di euro è finita. Ero diventato ansioso»

De Ligt: «Quando vai alla Juventus per 75 milioni di euro è finita. Ero diventato ansioso». Le dichiarazioni del centrale del Manchester United

Un passato che non si dimentica, una lezione imparata sulla propria pelle che ha forgiato un campione. Matthijs de Ligt, oggi in forza al Manchester United, si è guardato indietro, tornando a parlare della sua complessa e formativa esperienza alla Juventus. Il difensore olandese, in un’intervista concessa al The Telegraph, ha ripercorso le tappe del suo approdo a Torino nel 2019, quando, a soli 19 anni e reduce da una stagione da capitano e favola con l’Ajax, si trasferì in bianconero.

Il primo impatto con la realtà italiana fu segnato dal peso enorme del suo cartellino: 75 milioni di euro, una cifra che non ammetteva repliche né pazienza. «Quando vai alla Juventus per 75 milioni di euro, con tutte quelle aspettative, è finita: non puoi commettere errori», ha spiegato de Ligt, descrivendo la cappa di pressione che sentì immediatamente sulle sue spalle. Un fardello pesante per un diciannovenne. «È normale diventare più ansioso. Sei giovane e a volte è difficile perché non sei abituato a quella pressione».

Oltre al fattore psicologico, lo shock fu tattico. Il passaggio dalla Eredivisie alla Serie A, un campionato noto per la sua preparazione difensiva, lo costrinse a resettare il suo modo di giocare, abbandonando l’istinto per abbracciare la ragione. «A quell’età ti affidi all’intuito e a me andava bene. Poi in Italia ho capito di dover ragionare di più e all’inizio ho avuto tanti problemi», ha ammesso sinceramente.

Le critiche, inevitabili, furono feroci, acuite dalle enormi aspettative generate dai suoi trionfi individuali, come il Golden Boy e il Trofeo Kopa. Nonostante un inizio in salita, l’esperienza alla Vecchia Signora è stata cruciale. Nelle sue tre stagioni a Torino, culminate con 117 presenze, il difensore classe 1999 ha imparato a gestire la pressione e a evolvere il suo gioco. Un percorso che lo ha trasformato nel leader difensivo che, dopo la parentesi intermedia al Bayern Monaco, guida oggi la retroguardia del Manchester United. La Juventus è stata una scuola dura, ma fondamentale.

Sarri: «Lazio, avrei abbandonato qualsiasi altro club. Mercato? Ecco cosa mi ha detto Fabiani»

Sarri: «Lazio, avrei abbandonato qualsiasi altro club. Mercato? Ecco cosa mi ha detto Fabiani». Le parole del tecnico biancoceleste

Maurizio Sarri interviene in conferenza alla vigilia del match di Serie A tra Atalanta e Lazio. Le parole del tecnico biancoceleste.

SITUAZIONE LAZIO E ATALANTA DI JURIC – «La Lazio attuale è una Lazio dipendente dai giocatori a disposizione, sia per le scelte che per il modulo. A Genova avevamo 7 assenze, col Torino otto. È una situazione difficile, specialmente per una squadra che ha vissuto la nostra estate. Noi sappiamo quale sarà il nostro campionato, sarà un campionato di difficoltà e sofferenze, dovremo essere umili nel modo di pensare così come tutto l’ambiente. Sappiamo che questo diventa molto meno controllabile, ma interessa l’umiltà del gruppo. L’Atalanta è molto simile a quella di Gasperini, ci sono differenze minime. A grandi linee è molto simile».

INFORTUNATI – «Dia, Zaccagni e Marusic? Sono tutte situazioni al limite, si sono allenati con noi solo oggi e non sappiamo che tipo di minutaggio possono avere. Sono stati allenamenti poco indicativi dal punto di vista fisico, qualcuno dovrà giocare per forza e altri saranno a disposizione, anche se un acciaccato che entra dalla panchina mi preoccupa. Fare un cambio e dopo 15 minuti dover sprecare un altro slot è un problema. Abbiamo fatto un’analisi sugli infortuni, alcuni sono pregressi. Dia è da tre anni che ha problemi alla caviglia, Pellegrini è traumatico. Alcuni infortuni muscolari sono legati in specifiche aree del corpo, sono situazioni diverse e non è facile dare spiegazioni. Zaccagni viene da un’estate difficile dove si è operato, è una situazione complicata».

MERCATO DI GENNAIO – «Ho parlato solo col direttore, mi ha detto che molto probabilmente potremo fare mercato ma non abbiamo un’indicazione ufficiale a riguardo».

RIMASTO ALLA LAZIO – «Progetto tecnico interessate? A gennaio e giugno dell’anno prossimo ti dirò, quello che ho fatto fino a ora lo avrei fatto solamente per una squadra. In una squadra che mi dice che non avrebbe potuto fare mercato dopo aver firmato il contratto sarei sicuramente andato via e avrei abbandonato immediatamente, qui ho avuto forti remore a farlo. Questa forza non mi sta abbandonando nonostante le difficoltà e le bestemmie giornaliere che sono costretto a tirare. Ho sempre la ferma convinzione di far crescere questo gruppo e tirarne fuori sette o otto che possano giocare a buon livello».

INFORTUNI, COSA INDICE? – «La questione ritiro non riguarda la situazione attuale, faccio fatica a pensare che un infortunio di oggi sia legato a qualcosa di tre mesi fa. Abbiamo avuto dei problemi ai campi fino a 10 giorni fa, ora sono pronti campi di buon livello. È stato un problema momentaneo, tra campi non pronti e che diventavano difficilmente praticabili, però la difficoltà momentanea succede a tante squadre. È difficile arrivare a conclusioni certe, sono un misto di vecchi acciacchi e qualche infortunio nuovo, mai nelle stesse zone muscolari. Se ci fosse stato un problema di preparazione sarebbero stati infortuni simili. Castellanos è ancora palesemente sotto i medici, si parla di un infortunio di minimo 4-5 settimane quindi siamo ancora piuttosto lontani».

QUI LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

Sampdoria, Donati vicino all’esonero: c’è un nome in pole per sostituirlo

Sampdoria, Donati vicino all’esonero: c’è un nome in pole per sostituirlo. La situazione in casa blucerchiata dopo la sconfitta con l’Entella

Il pesante ko di ieri nel derby contro l’Entella ha fatto precipitare la Sampdoria in una crisi profonda, la più grave della nuova gestione. La sconfitta ha spinto la società a chiudersi in un rigoroso silenzio stampa, un segnale chiaro che sono in corso ore di valutazione intense sul futuro del club e, soprattutto, della panchina. L’allenatore Massimo Donati non è mai stato così in bilico.

Mentre la dirigenza riflette, torna d’attualità un nome che era già stato protagonista del mercato estivo blucerchiato: Salvatore Foti. L’ex attaccante della Sampdoria, infatti, era stato a un passo dal ritorno a Genova in estate, in un tandem che avrebbe dovuto vederlo affiancato da Attilio Lombardo. Quella soluzione era stata caldeggiata dal DS Andrea Mancini, che aveva trovato un’intesa di massima con Foti. Lo riporta Sky Sport.

Tuttavia, la proprietà, rappresentata dagli uomini di Walker e Fredberg, decise di bloccare l’operazione, scegliendo di puntare su Massimo Donati. Una scommessa che, ad oggi, si è rivelata perdente. Il bilancio di Donati alla guida della Samp è impietoso: soltanto cinque punti raccolti in otto partite di campionato. Il pesante ko di Chiavari ha lasciato la squadra al terzultimo posto in classifica (in attesa delle altre gare del turno), rievocando gli incubi della disastrosa stagione scorsa, culminata con la retrocessione.

La continuità negativa rispetto all’anno passato costringe ora la dirigenza a tornare sui propri passi. In caso di prevalenza di una “soluzione italiana” rispetto a un profilo straniero, Foti, ex collaboratore di José Mourinho alla Roma, tornerebbe in pole position. L’ex attaccante, cercato insistentemente nelle ultime ore dalla nazionale iraniana, ha deciso di prendersi tempo, in attesa della chiamata giusta.

Foti conosce il mondo Samp come pochi altri: è stato giocatore blucerchiato e collaboratore tecnico di Marco Giampaolo. Inoltre, vive ancora a Genova. Una nuova chiamata lo troverebbe pronto a iniziare un’esperienza in prima persona, per provare a invertire un trend che fa paura. Al momento resta una possibilità, forse la più concreta, sul tavolo della dirigenza, qualora si arrivi alla decisione definitiva di esonerare Donati per evitare un’altra stagione da incubo.

QUI TUTTE LE NOTIZIE SULLA SAMPDORIA

Leao un campione? La risposta di Allegri e la spiegazione sulla presunta lite dopo la Juventus

Leao un campione? La risposta di Allegri e la spiegazione sulla presunta lite dopo la Juventus… Le parole del tecnico rossonero

In conferenza stampa Massimiliano Allegri, intervenuto alla vigilia di Milan-Fiorentina, è stato molto stimolato sul tema Leao.

LEAO – «Questa settimana ha fatto una buona settimana. Si è allenato lunedì e ha fatto una settimana intensa. Doveva riacquistare una condizione buona. Credo sia pronto per tornare a essere protagonista. Abbiamo bisogno di lui e di tutti. In fondo alla stagione ci arriviamo tutti insieme. Rafa ha qualità importanti. Sono contento sia tornato ad avere una buona condizione. Ha qualità tecniche straordinarie. Va lasciato giocare. Conta il campo, il tappeto verde. Lì dentro bisogna fare le prestazioni e si parla troppo di Leao. E’ un giocatore importante, un ragazzo d’oro. L’infortunio l’ha fermato e ora sta trovando una condizione accettabile. Campione o non campione? Lo si dirà a fine carriera»

COSA E’ SUCCESSO CON LEAO DOPO LA JUVE – «Non è successo niente, è successa una cosa come succede tante volte. Giochi una partita a Torino e hai la possibilità di portare a casa tre punti, dopo il fischio finale non si può essere contenti: se si vuole alzare l’asticella dopo quelle partite bisogna essere molto arrabbiati. Ma vale per tutto l’ambiente per raggiungere certi obiettivi. Non è stata una partita dove hai subito e dovevi essere contento, era una partita che potevi vincerla e dovevi vincerla. Quando le partite si possono vincere si devono vincere. Quando non si possono vincere non si devono perdere».

LEAO STIMOLATO DALLE CRITICHE – «Leao ha buone qualità e nel calcio conta una sola cosa: le prestazioni in campo. Ha qualità importante e tutti ci aspettiamo tanto, deve dare una mano alla squadra con le sue qualità. Ora che sta bene fisicamente sono molto contento di averlo a disposizione».

QUI LA CONFERENA INTEGRALE DI ALLEGRI

De Zerbi: «Marsiglia da titolo? Possiamo sognare ma dirlo è…»

De Zerbi: «Marsiglia da titolo? Possiamo sognare ma dirlo è…». Le dichiarazioni del tecnico dell’OM in conferenza stampa

Stiamo assistendo a una delle Ligue 1 più combattute degli ultimi anni. Dopo i primi mesi di stagione, sebbene il Psg faccia da battistrada, la sua leadership non è più incontrastata. L’anticipo dell’ottavo turno ha infatti regalato uno spettacolare 3-3 tra un Psg rabberciato e la vera sorpresa stagionale, lo Strasburgo. La squadra che condivide la proprietà con il Chelsea è così salita a quota 16 punti, portandosi a una sola lunghezza dai campioni d’Europa in carica.

Di questo piccolo passo falso dei rivali storici è pronto ad approfittare il Marsiglia di Roberto De Zerbi. L’OM, reduce da quattro vittorie consecutive in campionato (compreso lo scontro diretto), risponde colpo su colpo e si trova ora a soli due punti dalla vetta. Vincendo la sfida casalinga contro il Le Havre, i marsigliesi balzerebbero al comando della classifica.

Nonostante l’entusiasmo, De Zerbi, intervenuto in conferenza stampa, ha preferito gettare acqua sul fuoco riguardo all’ipotesi di un titolo che torni a Marsiglia: «I giocatori non ne parlano apertamente perché una squadra ha dominato completamente il campionato, ha dominato anche in Europa e ha raggiunto la finale del Mondiale per Club. Il loro livello è molto, molto alto. Sognare il titolo è un’altra cosa. Lo sogniamo tutti, ma dirlo… è un po’ come vendere qualcosa che non è concreto. Stiamo cercando di fare tutto il possibile per arrivare in fondo e magari vincere più di un titolo. Siamo tutti capaci di dire cose, ma abbiamo bisogno di fatti. Dobbiamo smettere di parlare e continuare quello che abbiamo fatto negli ultimi mesi».

Anche il Lione di Fonseca, appaiato al Marsiglia a -2, ha la stessa chance di sorpasso, sebbene sia atteso dalla più complicata trasferta di Nizza. De Zerbi ha concluso parlando del ruolo di Pavard: «Abbiamo parlato molto del suo ruolo. Generalmente difendiamo a quattro, ma quando abbiamo la palla difendiamo a tre. Può giocare come terzino o difensore centrale a seconda della partita. Abbiamo sette partite e avremo l’opportunità di vederlo giocare in questi diversi ruoli».

Leggi anche: Ligue 1, PSG fermato sul 3-3 dallo Strasburgo: super occasione per De Zerbi

Allegri: «Come stanno Rabiot e Pulisic. Infortuni in Nazionale? Bisognerebbe anticipare le partite alle 20»

Allegri: «Come stanno Rabiot e Pulisic. Infortuni in Nazionale? Bisognerebbe anticipare le partite alle 20». Parla il tecnico del Milan

Massimiliano Allegri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Milan Fiorentina. Le sue parole

CONDIZIONE SQUADRA – «Venerdì abbiamo fatto il primo allenamento insieme. I ragazzi stanno bene. Le partite dopo la sosta sono sempre un’incognita perché da domani inizia un ciclo importante da 5 partite. Inizia un mese importante, domani dobbiamo essere bravi a fare una partita attenta. La Fiorentina ha fatto ottime prestazioni, ha calciatori di qualità. Dovremo stare attenti. Domani è l’opportunità per fare un passettino in avanti»

LEAO – «Questa settimana ha fatto una buona settimana. Si è allenato lunedì e ha fatto una settimana intensa. Doveva riacquistare una condizione buona. Credo sia pronto per tornare a essere protagonista. Abbiamo bisogno di lui e di tutti. In fondo alla stagione ci arriviamo tutti insieme. Rafa ha qualità importanti. Sono contento sia tornato ad avere una buona condizione. Ha qualità tecniche straordinarie. Va lasciato giocare. Conta il campo, il tappeto verde. Lì dentro bisogna fare le prestazioni e si parla troppo di Leao. E’ un giocatore importante, un ragazzo d’oro. L’infortunio l’ha fermato e ora sta trovando una condizione accettabile. Campione o non campione? Lo si dirà a fine carriera»

GLI INFORTUNATI – «Rabiot e Pulisic difficilmente saranno a disposizione prima della sosta. Estupinan ha questo problema alla caviglia e domani non ci sarà. Nkunku ha un problema all’alluce. Vediamo, se riuscirà a mettersi la scarpa, ci sarà domani. Saelemakers è a disposizione».

GLI INFORTUNI IN NAZIONALE – «A volte vanno e fanno bene, altre volte sono infortunati. Succede. Questo è il periodo più pericoloso perché di solito gli infortuni sono nella sosta di novembre perché i giocatori hanno già fatto molte partite. Marzo e novembre sono i mesi con più infortuni. Cosa si deve fare? Sono state accorpate le due soste, poi va trovata una soluzione. Il calcio si è evoluto, si è globalizzato e non possiamo tornare indietro. Potremmo anticipare le partite alle 20, così vanno a letto prima e si riposano. Gli infortuni sono anche questioni di recupero, potrebbe essere un piccolo aiuto. Anche 45 minuti fanno la differenza, perché si termina molto tardi»

LE QUALITA’ DELLA FIORENTINA – «La Fiorentina ha ottime qualità. I giocatori davanti hanno goal nelle gambe, è ben allenata e organizzata. Meriterebbe più punti di quelli che ha. Dovremmo fare una partita di grande attenzione, migliorando situazioni in fase di possesso e di non possesso. Abbiamo fatto buone cose, ma al momento siamo lontani da maggio e ci sono tante partite e tanti punti da prendere. Domani è un passetto che bisogna fare».

CHI E’ IL RIGORISTA? – «Degli ultimi sette rigori ne abbiamo sbagliati cinque. Dobbiamo migliorare la percentuale. Chi calcia? Sicuramente non Pulisic perché non c’è».

QUI LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE DI ALLEGRI

Mago Forest: «Tifo Juventus, farei apparire in rosa questo giocatore. Gattuso? Un collega»

Mago Forest: «Tifo Juventus, farei apparire in rosa questo giocatore. Gattuso? Un collega». Le dichiarazioni del comico

Il Mago Forest, alias Michele Foresta è un grande appassionato di calcio. Alla vigilia della nuova stagione di GialappaShow, si racconta a La Gazzetta dello Sport tra ricordi d’infanzia e aneddoti sul mondo del pallone.

IL CALCIO PER STRADA – «Sì, giocavo molto per strada con il mitico Super Santos e ci inventavamo i campetti nei posti più strani. A Nicosia però i campetti erano tutti in salita o in discesa e spesso chi sceglieva il campo, vinceva. Noi a volte giocavamo in quello vicino alla casa di zio Filippo, un contadino della zona, e quando il pallone finiva nel suo orto, lui non protestava: con il coltello ce lo segava a metà e ci ritirava le due metà per usarle come cappelli. Un altro campetto aveva una porta vicino a un burrone dove la palla cadeva puntualmente. La raccoglieva il portiere se era gol o chi aveva calciato, se non segnava. Quante volte ho fatto su e giù da quel burrone…».

SOGNAVA DI DIVENTARE UN CALCIATORE – «Sì, ma non ero molto portato né da portiere né da centravanti. I miei idoli erano Zoff e Anastasi».

I PRIMI RICORDI DI CALCIO – «Quelle di Messico ‘70 al bar. E poi quelle che la domenica trasmetteva la Rai: in onda andava uno dei due tempi, il più divertente o quello con più gol. Nel mitico stadio di Nicosia non entravamo per non pagare il biglietto e scalavamo Rocca Palta che era una specie di… terzo anello di San Siro. Da lassù si vedeva solo una porta e quello che succedeva dall’altra parte, lo capivamo in base alle reazioni dei giocatori. Come con le partite sulla Rai, era destino che vedessi solo una parte di ciò che succedeva».

SE AVESSE FATTO IL CALCIATORE SAREBBE STATO – «Riserva della riserva della riserva anche nelle partitelle settimanali. Se però parliamo di sogni, sarebbe stato bello essere come Gianfranco Zola. E poi sarei anche Baronetto… Mi piaceva come calciatore e lo stimo come persona. Amavo i “10”: Zola, Platini, Del Piero, Antognoni, Beccalossi, Baggio».

UN CALCIATORE CHE AVREBBE POTUTO FARE IL COMICO – «Quando ho lavorato nei villaggi ho conosciuto un giovane Antonio Conte che era lì in vacanza con Rampulla, Napoli e Alessio. Conte è molto simpatico. Per lavoro sono spesso stato con Demetrio Albertini e anche lui è forte».

TOTTI, BALOTELLI O VIERI: CHI “BUCA” PIÙ LO SCHERMO – «Sono tutti fuoriclasse. A me è simpatico Balotelli che con la Nazionale poteva farci sognare ancora di più. Leggevo che da ragazzo ne combinava parecchie. Mi sarebbe piaciuto fare una trasmissione con lui dal titolo “Una notte con Balotelli”».

DA ALLENATORE, QUALE MODULO UTILIZZEREBBE – «Il 5-5-5. Alla Oronzo Canà».

DA JUVENTINO, CON L’INTERISTA MARCO SANTIN SONO SCINTILLE – «Evito di stare nei suoi paraggi quando gioca l’Inter e per sicurezza anche il giorno prima e dopo. La verità è che lui ci tiene di più; io sono un tifoso tiepido».

SE POTESSE FARE APPARIRE UN GIOCATORE DEL PASSATO NELLA ROSA ATTUALE DELLA JUVE – «José Altafini: abbiamo difficoltà a vincere e ci sarebbe utile uno che entra e decide le partite».

CR7 – «Ronaldo è un alieno che è atterrato anche nella Juve. Sono contento di essermelo goduto. Con noi ha segnato un centinaio di gol, anche se il più bello, quello in rovesciata, lo ha fatto a Torino, ma contro la Juve».

LAVORARE CON UN TIFOSO DEL NAPOLI COME ARBORE – «Un onore. Lui è stato l’altra televisione, l’altra musica, l’altra radio… Spero di aver assorbito un po’ della sua goliardia, il suo non prendersi mai sul serio. A Indietro tutta ero un ragazzino alle prime armi e ho avuto la fortuna di stare con due lupi di mare come lui e Frassica. Se sono sulla strada giusta, e ancora non so se lo sono, il merito è anche loro».

L’ITALIA AL MONDIALE – «Troppo saltarne tre di fila. Non ci penso neppure».

GATTUSO – «Il collega Gattuso mi piace. In Italia ci sono 60 milioni di allenatori della Nazionale e io sono tra quelli. Si vede che ha voglia di vince e che, come quando giocava, butta il cuore oltre l’ostacolo. Speriamo che l’ostacolo dei playoff non sia troppo alto».

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Calciomercato Inter: Koné resta un obiettivo. Può arrivare ancora se… Il prezzo

Calciomercato Inter: Koné resta un obiettivo. Può arrivare ancora se… Il prezzo del mediano francese dei giallorossi

Inamovibile. Non esiste un termine più appropriato per definire lo status attuale di Manu Koné all’interno della Roma di Gian Piero Gasperini. Il centrocampista francese è diventato il fulcro del gioco giallorosso, un elemento imprescindibile per gli equilibri tattici del tecnico. La conferma definitiva è arrivata dallo stesso Gasperini durante la conferenza stampa alla vigilia dell’attesissimo big match di stasera contro l’Inter, dove Koné è pronto a guidare la mediana in un tandem ormai collaudato al fianco di Cristante.

Eppure, il destino avrebbe potuto scrivere una storia diversa. L’Inter, avversaria di questa sera, poteva essere la sua squadra. In estate, lo stesso giocatore aveva strizzato l’occhio ai nerazzurri, sperando che la trattativa, allora ben avviata, potesse decollare. Il trasferimento non si è concretizzato, ma il capitolo non è affatto chiuso.

Come sottolinea il Corriere dello Sport, lo scenario potrebbe riaprirsi prepotentemente la prossima estate, specialmente se la Roma dovesse trovarsi nella necessità di monetizzare. «Quella porta, però, è rimasta socchiusa, e l’esigenza di concretizzare a giugno delle plusvalenze, soprattutto se la Roma non dovesse centrare la Champions e se non riuscisse a ottenere la cifra sperata dal nuovo sponsor di maglia, potrebbe di nuovo essere spalancata. Il Psg lo segue, l’Inter non ha mai smesso di apprezzare le sue doti da mediano moderno».

Il futuro di Koné è quindi strettamente legato ai traguardi sportivi ed economici del club capitolino. La qualificazione alla Champions League e gli introiti commerciali saranno decisivi per capire se la Roma potrà resistere agli assalti. L’Inter resta alla finestra, così come il PSG, entrambe pronte a investire su quello che è considerato un mediano moderno e completo.

La valutazione della Roma è chiara: per portare via Koné da Gasperini servirà un’offerta da almeno 55 milioni di euro. Una cifra importante, che non spaventa però i nerazzurri. Quel “contatto”, ammesso ieri dal DS Piero Ausilio proprio al Corriere dello Sport, potrebbe trasformarsi in una trattativa concreta tra pochi mesi, se la Roma dovesse aver bisogno di plusvalenze per rispettare gli impegni con la UEFA. Stasera Manu Koné e l’Inter saranno avversari; domani, chissà.

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Terim: «Milan da scudetto, dov’è la notizia? Fiorentina presto fuori dalla crisi. Yildiz può diventare…»

Terim: «Milan da scudetto, dov’è la notizia? Fiorentina presto fuori dalla crisi. Yildiz può diventare…». Le parole del leggendario tecnico

Fatih Terim, l’Imperatore del calcio turco con un passato significativo in Italia, guarda a Milan-Fiorentina con il cuore diviso a metà. A 72 anni, con la stessa verve degli anni d’oro, Terim analizza il campionato italiano e le sue squadre, senza dimenticare i talenti emergenti. Questa l’intervista a La Gazzetta dello Sport.

GLI PIACE IL MILAN DI ALLEGRI – «Sì e non sono stupito. Allegri è un grande allenatore, normale stia riportando in alto i rossoneri dopo un anno al di sotto delle attese. E quale è la notizia? Il Milan deve sempre puntare a vincere. L’anomalia sarebbe se nessuno credesse nello scudetto del Diavolo. Comunque è ancora presto, penso che le candidate siano le solite: oltre al Milan, ci sono l’Inter e il Napoli campione in carica, ma anche Roma e Juventus».

MODRIC – «Luka è uno dei più grandi calciatori dell’epoca moderna, una leggenda vivente. E no, non sono sorpreso che faccia ancora la differenza. Rispetto al passato, oggigiorno i giocatori hanno gli strumenti per allungarsi la carriera, curando tutti i dettagli e vivendo da veri professionisti. In questo, Modric credo sia un esempio».

LA FIORENTINA DI PIOLI – «Conosco Firenze e i tifosi viola, hanno una passione smisurata per la squadra della loro città e soffrono quando le cose vanno male. Però so che Pioli e la Fiorentina hanno la qualità per uscire da questo momento difficile. Anzi, sono sicuro che lo faranno a breve».

MILAN-FIORENTINA: LE ASSENZE PESANO – «Assenze che pesano, ma Allegri ha la fortuna di allenare una grande squadra, con giocatori all’altezza per colmare l’emergenza. Un attaccante che mi piace molto, fondamentale per la Fiorentina. Bella notizia. Io sono un fan di Leao, ha qualità straordinarie e checché se ne pensi, sa giocare anche di squadra e per la squadra».

KENAN YILDIZ – «Non vedo giovani molto più dotati di Yildiz in Europa. Sì, è uno dei migliori della nuova generazione. E se pensiamo che ha appena 20 anni, non sappiamo dove potrà arrivare. Di sicuro ha tanta strada davanti per crescere ancora e diventare uno dei più forti al mondo».

É IL MIGLIORE IN TURCHIA – «Piano. Per nostra fortuna abbiamo altre due stelle come Arda Guler e Hakan Calhanoglu. Diciamo che siamo messi con questo terzetto di big: giocano tutti in squadre di primo livello in Europa e fanno la differenza».

CHI TIFERÀ TRA MILAN E FIORENTINA – «Davvero non saprei come rispondere a questa domanda. Sono sincero. Di sicuro guarderò la partita alla televisione con interesse: penso possa essere una gara divertente e, spero, anche combattuta fino all’ultimo. Ha detto saluti e allora mi consenta di farlo: mando un grande abbraccio a tutti i tifosi del Milan e della Fiorentina, oltre che ai lettori della Gazzetta. Provo ancora grandissimo affetto per l’Italia, è e sarà sempre la mia seconda casa».

Como, Fabregas pensa a una mossa a sorpresa per spiazzare la Juventus

Como, Fabregas pensa a una mossa a sorpresa per spiazzare la Juventus. Il tecnico spagnola ragiona sul suo impiego

Grandi manovre e attesa febbrile a Como, che si prepara ad accogliere la Juventus per un lunch match che profuma di storia. L’appuntamento è fissato allo stadio Sinigaglia domenica 19 ottobre alle 12.30, per una sfida che i lariani, in casa, non riescono a vincere dal lontano 1952. Un vero e proprio tabù, visto che da allora, nelle successive undici gare di Serie A disputate tra le mura amiche contro i bianconeri, non è mai arrivata una vittoria.

Questo match della settima giornata di Serie A arriva in un momento in cui le due squadre vivono stati d’animo opposti. I lombardi di Cesc Fabregas stanno attraversando un momento propizio, ben figurando in questo avvio di stagione, ma devono fare i conti con un’infermeria affollatissima. È invece un percorso decisamente più tribolato quello della Juventus di Igor Tudor. I bianconeri sono reduci da ben 5 pareggi consecutivi, una striscia negativa che ha scatenato i fischi dei propri tifosi e lasciato la squadra falcidiata da infortuni e dubbi. Proprio per cercare una svolta, Tudor si appresta a cambiare modulo, passando al 3-5-2.

Il Como, dal canto suo, non deroga dal 4-2-3-1, ma la formazione è un vero rebus. Fabregas, che sarà squalificato e seguirà il match dalla tribuna, deve rinunciare allo squalificato Rodriguez e a ben cinque infortunati: Addai, Diao, Dossena, Sergi Roberto e Van der Brempt.

Davanti a Butez, in difesa si scaldano Smolcic, Diego Carlos, Ramon e Valle. A centrocampo agirà l’acume tattico di Perrone e Da Cunha. Il peso dell’attacco sarà sulle spalle di Morata, coadiuvato da tre trequartisti: l’inamovibile Paz, il recuperato Kuhn e, sulla destra, il terzino Vojvoda che dovrebbe essere avanzato per necessità. Ma il tecnico starebbe pensando anche alla mossa a sorpresa: Baturina. Il croato, arrivato in estate, ha deluso finora, ma questo big match, complici le tante assenze, potrebbe offrirgli la chance giusta per invertire il trend.

Ventura: «Questo Torino è da Europa. Cairo ha dei meriti che spesso non gli vengono riconosciuti»

Ventura: «Questo Torino è da Europa. Cairo ha dei meriti che spesso non gli vengono riconosciuti». Le dichiarazioni dell’ex tecnico granata

Gian Piero Ventura si lascia andare ai ricordi e analizza la sfida tra Torino e Napoli. Un confronto tra due “epoche” della sua carriera, con un occhio al presente e l’altro al passato. Le sue parole sono su La Gazzetta dello Sport.

TORINO-NAPOLI – «Delicata per Baroni, importante per Conte».

SULLA CARTA – «Sulla carta conviene scrivere con le matite, perché le realtà cambiano e dentro una partita a volte entrano dettagli che modificano il pensiero corrente. Certo che il Napoli è più forte ma per me è anche vero che il Torino ha una buona squadra, destinata a concorrere per l’Europa se riuscisse a mettere assieme e subito una serie di risultati».

I GIOCATORI CHE RUBERANNO L’OCCHIO – «Ho visto De Bruyne da ragazzo ed era già com’è adesso: lui è il calcio, un visionario, e l’ha dimostrato – per dirne una – contro lo Sporting Lisbona, con quell’assist per Hojlund che a un altro non sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello e che per De Bruyne è stato naturale e fantastico. Con lui si va sulla luna. E con Hojlund al fianco si arriva prima. Sono curioso di capire cosa sia cambiato in McTominay».

IL NAPOLI PUÒ FARE IL BIS SCUDETTO – «Un anno fa ero convinto che avrebbe vinto: adesso non so: la squadra è addirittura migliorata, perché hanno fatto un mercato sensazionale, ma giocare ogni tre giorni ti consuma. Conte è garanzia di successo, ha la forza di impadronirsi della testa dei suoi uomini come pochi e resta il pilastro. Dunque, è alla pari con l’Inter. A me piace il Milan con Allegri, al quale però manca una punta centrale: ce l’avesse, direi attenti. E lo dico egualmente, nonostante Leao non gli dia quello che dovrebbe».

L’OTTIMISMO SUL TORINO DA COSA DIPENDE – «Dalla consistenza tecnica della squadra. Ci sono calciatori di spessore, con qualità, con esperienza, ma la variabile è rappresentata da Zapata: se torna quello ch’è stato, allora lui sposta, arricchisce l’organico e gli consegna pure un bel po’ di gol, oltre alla sua personalità. Il Toro paga quell’impatto iniziale che gli ha tolto tranquillità: i cinque gol con l’Inter, i tre subiti con l’Atalanta, sono la mela nella testa. E alla fine, pensate un po’, anche il pari con la Lazio, un 3-3 altrimenti da accogliere con soddisfazione, per la dinamica e il momento si è trasformato in delusione».

IL SUO CAIRO – «Rapporto straordinario, sia personale che calcistico. Gli sono grato e so che lo è lui a me, per quello che abbiamo realizzato assieme. Ci capita di sentirci, perché lo vogliamo, gli attribuisco meriti che non sempre gli vengono riconosciuti. Conoscendo le insidie del calcio, le sue parabole distorte, so bene che ci sono scelte che ti sembrano infelicemente mentre nel momento stesso in cui le fai ti paiono quelle più logiche e opportune. Il Torino di oggi è una buona squadra – Simeone, Asllani, Casadei ma anche Ismajli e Anjorin – e Baroni, lo dice il suo percorso, è preparato. Però se la partenza diventa un handicap, tutto si complica. Io a Cairo posso solo augurare tutto il bene che merita».

IL SUO DE LAURENTIIS – «Qualche raro incontro, qualche chiacchierata, non c’era il tempo, dovemmo recuperare un paio di partite, vivevamo le difficoltà del reinserimento. Lui era proprio ai primi passi, poi ha imparato. Però Napoli parte in vantaggio rispetto alle altre, il pubblico e l’ambiente rappresentano una forza. E lo sviluppo del brand, in tutti i sensi, è un merito».

LA SUA NAPOLI – «Brevissima, pochi mesi, con tutto ciò che si sa sugli effetti post-fallimento: a Paestum, dove andammo in ritiro quando il campionato era già cominciato, arrivavano due o tre calciatori al giorno. Resta l’emozione dei sessantamila per il debutto con Cittadella e il rimpianto perché non è durata: umanamente è stata una esperienza fantastica. Non avrei mai lasciato la Serie A per andare in C se la proposta non si fosse chiamata Napoli».

IL SUO TORINO – «Un passaggio decisivo della mia carriera, che mi ha aperto le porte della Nazionale. Dalla Serie B all’Europa, al successo di Bilbao, a tutto ciò che si sa. Poi sono cambiati i parametri del calcio, almeno per noi, e se il Dortmund offre a Immobile il triplo dell’ingaggio e l’Atletico Madrid dà a Cerci il quadruplo, allora diventa una sfida improponibile. Bisogna ragionare in termini diversi, adesso, l’equilibrio tra sana gestione e progettazione tecnica rappresenta il mantra per alcuni club, incluso il Torino. In quegli anni, riuscimmo benissimo; poi può capitare che il campo non premi certe scelte, che la sfortuna ti colpisca alla bocca dello stomaco».

Calciomercato Lazio, possibile rivoluzione in difesa: già scelto l’erede di Marusic

Calciomercato Lazio, possibile rivoluzione in difesa: già scelto l’erede di Marusic. Il club alle preste con diverse situazioni contrattuali spinose

L’agenda della dirigenza della Lazio è fitta di impegni, specialmente sul fronte dei rinnovi difensivi. Se le intricate situazioni contrattuali di Gila e Romagnoli (entrambi in scadenza nel 2027) rappresentano un tema caldo, un altro caso richiede un’attenzione ancora più immediata: il futuro di Adam Marusic.

Il veterano montenegrino ha appena compiuto 33 anni (proprio ieri), un’età che porta inevitabilmente a riflessioni sul suo ultimo contratto importante. Come riferisce Il Messaggero, la situazione è delicata: il prossimo giugno, infatti, si esaurirà anche l’ultimo anno opzionato dal club nel suo attuale accordo. Marusic sarà quindi libero di firmare a parametro zero con un’altra squadra, uno scenario che la Lazio deve gestire per tempo.

Già durante l’estate, il giocatore aveva mostrato segni di irrequietezza, ascoltando con interesse la “corte” della Fiorentina. L’obiettivo di Marusic era, ed è, quello di ottenere un ultimo, desiderato scatto d’ingaggio, che la Lazio al momento non sembra propensa a concedere.

Qui emerge la classica dicotomia tra gestione societaria e necessità tecniche. Nonostante l’incertezza sul futuro, Marusic rimane un fedelissimo di Maurizio Sarri. Il terzino è appena rientrato da uno stiramento, ma l’allenatore lo considera un elemento imprescindibile. È lui l’unico terzino che Sarri vuole avere in campo a ogni costo per la cruciale trasferta di Bergamo, dove la Lazio dovrà “rialzare il muro” difensivo. Questa scelta conferma l’enorme stima che il tecnico nutre per l’affidabilità e l’esperienza del suo giocatore.

Tuttavia, la programmazione impone di guardare oltre. Il club sa che le strade potrebbero separarsi a giugno. Per questo, il profilo del 22enne Anton Gaaei dell’Ajax rimane costantemente nel mirino, rappresentando l’alternativa giovane e di prospettiva per il dopo-Marusic.

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Infortunio Kean, cresce l’ottimismo in casa Fiorentina: le ultime verso il Milan

Infortunio Kean, cresce l’ottimismo in casa Fiorentina: le ultime verso il Milan. Il centravanti della Nazionale potrebbe strappare la convocazione

Cresce l’ottimismo in casa Fiorentina per il recupero di Moise Kean. La decisione definitiva sulla sua convocazione per il big match di domenica sera a San Siro contro il Milan sarà presa soltanto dopo l’allenamento di rifinitura di oggi, ma le sensazioni sono positive. L’attaccante, rientrato in anticipo dal ritiro della Nazionale a causa di una distorsione alla caviglia rimediata contro l’Estonia, ha mostrato progressi incoraggianti che fanno ben sperare.

Sebbene il dolore iniziale avesse fatto temere uno stop ben più lungo, gli esami strumentali hanno scongiurato la presenza di lesioni, un fattore chiave che ha permesso al giocatore di riprendere parzialmente gli allenamenti. Kean ha seguito un percorso di recupero mirato, un programma personalizzato che ha alternato lavoro in piscina e sedute leggere con i compagni, evitando però con cautela i contrasti e i bruschi cambi di direzione.

La giornata di oggi sarà cruciale. Il provino sul campo sarà decisivo: verranno testati scatti, salti e la tenuta della caviglia nei cambi di direzione. Se il dolore dovesse rivelarsi gestibile, l’attaccante sarà convocato per la trasferta. Per il tecnico Stefano Pioli, che pur mantiene la massima prudenza, riavere Kean a disposizione, anche solo per la panchina, sarebbe già una notizia eccellente. L’ipotesi più probabile, infatti, è un suo impiego a partita in corso, con Piccoli pronto a partire titolare.

Come sottolinea il Corriere Fiorentino, la sua presenza sarebbe significativa non solo sul piano tecnico, ma anche emotivo. Kean ha una voglia matta di tornare protagonista, specialmente dopo i gol segnati contro Roma ed Estonia. La sua determinazione è un’iniezione di fiducia per un gruppo che, in un momento delicato e in vista di un ciclo terribile (con Rapid Vienna, Bologna e Inter all’orizzonte), ha un disperato bisogno di leader e trascinatori come lui.

Tardelli: «Alla Juventus manca uno come l’Avvocato e un fuoriclasse assoluto. Yildiz non lo è ancora»

Tardelli: «Alla Juventus manca uno come l’Avvocato e un fuoriclasse assoluto. Yildiz non lo è ancora». Le parole dell’ex bianconero

L’ex difensore della Juventus e della Nazionale Marco Tardelli ha parlato a Tuttosport per analizzare il momento della Vecchia Signora.

JUVE DIVERSA – «Manca quell’impronta famigliare che l’ha sempre contraddistinta. Esiste ancora, sì, ma in una maniera ridotta. Non si può fare a meno di figure come Umberto Agnelli o dell’Avvocato… Ricordo quando entrai per la prima volta nell’ufficio di Boniperti: appena mi vide mi chiese di togliermi collanina e braccialetti vari e di andarmi subito a tagliare i capelli. Obbedii senza fiatare. Mi sembrava una richiesta più che normale per una società di quello status». 

GIOCATORI ITALIANI – «Assolutamente si e non è retorica. Se alla Juventus non c’è più il giusto senso di appartenenza è anche per questo motivo. Tra i bianconeri ci sono giocatori seri che però, non essendo nati in Italia, non conoscono o non hanno vissuto in prima persona la storia del club. Indossano la maglia con professionismo, ma – inevitabilmente – con una dose di empatia incompatibile a quella che i vari Totti, Maldini e Del Piero hanno trasmesso per anni nei propri club. Chi arriva alla Juve – come nel resto delle squadre italiane – deve conoscerne a fondo la storia. Eppure questo non accade più».

SULLA JUVE DI TUDOR – «Semplice: che gli manca un fuoriclasse in mezzo al campo. Un leader tecnico che abbia personalità. Come Platini. Yildiz potrebbe diventarlo, ma per adesso non è ancora in grado di gestire da solo la squadra». 

VLAHOVIC – «Dico Vlahovic senza alcun dubbio: ha dimostrato di essere quello con più gol nelle gambe. Ma va servito ed aiutato, altrimenti diventa impossibile incidere. Dusan per poter rendere deve sentire la fiducia dell’allenatore, dei compagni, dell’ambiente. Sento dire che il serbo è un giocatore “umorale”, ma chi non lo è?! Come fa a esprimersi al meglio se sente che chi lo circonda non lo ama? Per me Tudor deve scegliere cosa fare di lui: se fargli fare o meno il titolare, anche se credo che relegarlo tra le riserve sarebbe dannoso per la Juventus. Serve uno come lui, soprattutto perché nessun altro bianconero sembra in grado di fare meglio». 

DAVID – «Arriva dalla Francia, dove si gioca un calcio completamente diverso dal nostro. Lo voglio ripetere: per me deve giocare Vlahovic, almeno per dieci partite consecutive. Poi vedremo». 

BREMER – «Un’assenza che peserà e non poco: Gleison è un giocatore importante. Speriamo che recuperi nel più breve tempo possibile. Credo però che la Juventus a gennaio dovrà tornare sul mercato»

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Albertosi: «La Nazionale di Gattuso? Spero vada al Mondiale, ma per ora ha incontrato solo piccole»

Albertosi: «La Nazionale di Gattuso? Spero vada al Mondiale, ma per ora ha incontrato solo piccole». Le dichiarazioni dell’ex portiere azzurro

Il Cagliari di Fabio Pisacane si appresta a vivere la 7a giornata del campionato di Serie A 2025/26! I rossoblù sono attesi dalla delicata sfida casalinga contro il Bologna. Per presentare questo importante appuntamento, ha parlato ai microfoni di CagliariNews24 il leggendario Enrico Albertosi, ex portiere isolano. Albertosi, campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con l’Italia, ha toccato diversi argomenti. Ecco le sue parole:

Il Cagliari dovrà affrontare il Bologna di Italiano questa domenica. E’ una partita di un certo spessore. Secondo lei quale compagine avrà la meglio?
«Difficile dirlo perché più o meno si equivalgono! Dopo sei partite ci sono due punti di differenza tra le due. Il Cagliari mi sembra che stia giocando bene, in più il Bologna avendo giocato anche in Coppa ha delle partite non facili da disputare. Credo che i rossoblù possano vincere».

In casa rossoblù una figura in particolare è tanto amata e venerata! Parliamo del giovane tecnico Fabio Pisacane che quest’anno si è ritrovato alle redini della squadra. Lo convince il suo Cagliari?
«Mi convince anche tanto! Ha saputo unire l’utile al dilettevole, nel senso che la squadra sta giocando bene e fa anche risultato. Pertanto, credo che se dopo sei partite, hai otto punti, una squadra come il Cagliari (avendo già incontrato Napoli, Inter, Fiorentina) penso che possa essere più che soddisfatta».

Capitolo Nazionale! L’Italia guidata dal CT Gennaro Gattuso ha disputato partite di alto livello centrando sempre la vittoria. Da questi risultati si evince una forte identità. Secondo lei riuscirà a qualificarsi ai Mondiali del 2026?
«Mi auguro di sì perché sono due o tre anni che non riesce ad andare ai Mondiali. Finora non ha incontrato grandi squadre, arriva sicuramente seconda. In classifica dovrà fare uno spareggio, dipenderà dalla squadra che le tocca».

LEGGI QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

Nainggolan: «Roma-Inter? Ai miei tempi eravamo più forti. Koné si ferma al fisico, i fenomeni sono altri»

Nainggolan: «Roma-Inter? Ai miei tempi eravamo più forti. Koné si ferma al fisico, i fenomeni sono altri». L’intervista al ‘Ninja’

Nello spogliatoio del Lokeren-Temse, seconda divisione belga, si mescolano divise e linguaggi: tra i rumorosi compagni di squadra, Radja Nainggolan passa dal fiammingo, all’inglese e al francese, per poi ritrovare l’italiano al telefono, un istante prima di allenarsi: «Su Roma-Inter cominciamo col dire che ai miei tempi eravamo più forti: il centrocampo di quella Roma dove lo vedete adesso?», dice l’ex giallorosso-nerazzurro a La Gazzetta dello Sport..

Ok, Nainggolan, ma invece l’Inter è cresciuta… 
«C’è più stabilità e i giocatori rendono meglio: anche se hanno cambiato allenatore, questo si vede. Non guardate i numeri e le statistiche, quello non è calcio: è nell’anima di una squadra che si capisce questo sport e l’Inter ce l’ha da tempo».

Quest’anima, Gasperini l’ha già data ai suoi? 
«No, però sta facendo bene, anche se non gioca ancora un grande calcio. Anzi, è imparagonabile rispetto ai tempi dell’Atalanta… Ma se fa punti giocando così, dove può arrivare quando i giocatori inizieranno a capire i movimenti? Questo è un segnale importante: vuol dire che la Roma può crescere ancora. Gasperini martella e alla fine entra nel cervello. I pochi gol presi sono il primo mattone»

L’Inter avrebbe voluto Koné in nerazzurro: sarebbe stato l’acquisto giusto per Chivu? 
«Su Koné continuo a pensare la stessa cosa: fisicamente molto forte, ma si ferma là. Gli manca concretezza: pochi assist, pochi gol, deve pesare di più. Sa comunque tenere un centrocampo da solo e all’Inter avrebbe ‘liberato’ Barella e Mkhitaryan. I fenomeni, però, sono altri…». 

Magari, Gasp i fenomeni li ha davanti… 
«Soulé è un talento vero, ma anche a lui serve uno step oltre. Deve essere più presente in partita. È molto concreto, le occasioni che capitano le mette dentro, ma se ne deve creare molte di più. Sono contento, poi, per Pellegrini che ha la Roma dentro: non è che una rete nel derby ti cambia una carriera, ma in questa squadra può starci, eccome». 

Passando all’Inter, si aspettava Chivu così ‘dentro’ alla squadra? 
«Una cosa è evidente: l’Inter è cambiata, è diversa, ma resta la squadra più forte. La favorita. Per Chivu non era semplice incidere anche perché ha una responsabilità enorme dopo il livello negli ultimi anni. I risultati ci sono, quindi tanto di cappello». 

Il livello nerazzurro è alto, come dice, a partire dal centrocampo: Radja avrebbe giocato lì in mezzo? 
«Il miglior Radja gioca ovunque, non scherziamo… L’interista più simile a me è Barella per caratteristiche, voglia, fame. Mi piace che si prenda responsabilità, che non si nasconda: Nico è uno che ti cambia la partita anche senza fare gol. Se forse qualcuno non lo considera tra i migliori in Europa è solo per il carattere che ha: quando non ti ‘esponi’ tanto, diventi meno visibile anche per gli altri». 

Sorpreso di questo nuovo vecchio Calhanoglu? 
«Zero sorprese, se ci mettiamo a discutere Calha, allora andiamo tutti a casa… Il livello è questo, quando sta bene è uno dei migliori in regia. E anche Mkhitaryan non si tocca: vedo tanti sopravvalutati in giro, lui invece è il contrario…». 

Il caso Frattesi esploderà di nuovo se Davide non inizierà a giocare con continuità? 
«Non è facile nella sua posizione, il posto a Barella non lo togli mai… Però nessuno ‘spacca’ come lui quando entra, in rapporto ai minuti ha una media gol pazzesca. Fossi nell’Inter, lo terrei». 

Torino-Napoli: De Laurentiis seguirà la partita insieme a… Donald Trump

Torino Napoli: De Laurentiis seguirà la partita insieme a… Donald Trump. ADL impegnato negli USA in un contesto di alta rappresentanza istituzionale

È arrivato finalmente il giorno partita. Dopo la lunga pausa per gli impegni delle nazionali, la Serie A torna protagonista. Oggi, alle 18.00, i riflettori si accenderanno sullo Stadio Olimpico Grande Torino per l’anticipo che vedrà il Napoli capolista affrontare i granata. Gli azzurri tornano in campo con un obiettivo chiaro e dichiarato: conquistare i tre punti per continuare a mantenere la vetta della classifica e dare un segnale forte al campionato.

Gli uomini di Antonio Conte sono arrivati ieri nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, pronti ad affrontare una trasferta sempre insidiosa. Alla guida della spedizione, però, non c’è il presidente Aurelio De Laurentiis, che risulta assente per la trasferta di queste ore e non siederà in tribuna per sostenere la squadra.

La sua assenza non è dovuta a un disimpegno, ma a un importante appuntamento internazionale. Come riporta Il Mattino oggi in edicola, piuttosto, il presidente della SSC Napoli assisterà alla sfida direttamente dagli Stati Uniti. Un tifo a distanza, che questa volta non arriverà dalla sua abituale casa di Los Angeles, ma da Washington.

Nella capitale statunitense, De Laurentiis è atteso per un evento di grande prestigio: uno speciale appuntamento con premiazione per i 50 anni del NIAF (National Italian American Foundation). Si tratta del gala più importante per la comunità italo-americana, che celebra mezzo secolo di attività. A testimonianza del calibro dell’evento, la lista degli ospiti è di primissimo piano: alla cerimonia, infatti, ci saranno – tra gli altri- anche Donald Trump e Giorgia Meloni. Mentre la squadra cercherà la vittoria sul campo, il presidente seguirà i suoi uomini da lontano, impegnato in un contesto di alta rappresentanza istituzionale.

Domenech: «Finale 2006? L’Italia giocò solo 10 minuti. Quella di Gattuso invece lo fa male»

Domenech: «Finale 2006? L’Italia giocò solo 10 minuti. Quella di Gattuso invece lo fa male». Le dichiarazioni dell’ex ct della Francia

Raymond Domenech e l’Italia: è un vero romanzo. E c’è sempre grande ironia nelle parole dell’ex ct della Francia, sconfitto dagli azzurri nel Mondiale 2006: «Ma la finale di Berlino – spiega alla Gazzetta il 73enne – l’ho rivista dieci anni dopo e solo a spezzoni. Soprattutto l’espulsione di Zidane perché me ne parlavano tutti in continuazione».

Ce l’ha ancora con Zidane?
«Conoscendolo sapevo che poteva succedere, ma ogni tanto mi chiedo perché si sia comportato così. Ma fu più impattante l’infortunio di Vieira. È acqua passata»

Sempre convinto che una squadra vinse e l’altra non perse? 
«Anche per la Fifa è un pari. È come una medaglia d’argento olimpica e in tanti mi dicono che fu il Mondiale più bello. Non ho rimpianti. Eravamo favoriti e gli italiani hanno giocato solo nei dieci minuti d’orgoglio dopo il gol di Zidane, arrivato troppo presto».

L’orgoglio di Materazzi. 
«È il protagonista della finale: provoca il rigore, pareggia, fa espellere Zizou e segna il suo rigore. Chi può pretendere di più?».

Nel 1994, prima sfida con l’Italia, semifinale Euro Under 21, sconfitta ai rigori. 
«Due anni dopo a Barcellona in finale contro la Spagna, fate un macello di falli: scandaloso quel che l’arbitro vi lasciò fare. Finite in nove e felici di andare ai rigori. È una vostra tradizione, contro di me in particolare…».

Altra sfida controversa con l’Under: Italia-Francia del ‘99, 2-1 per gli azzurri. E lei nel 2007 accusò di aver corrotto l’arbitro.
«Fummo frodati ma non ho capito perché i media italiani se la presero con me. Io ce l’avevo con l’arbitro portoghese che espulse ingiustamente un nostro giocatore e annullò un gol valido a Henry. Dopo qualche anno si scoprì il sistema di calciopoli che portò a varie condanne».

Lei fu squalificato e Gattuso la criticò. 
«Saltai la gara di San Siro, un pari triste che faceva comodo a tutti. Gattuso fu impulsivo».

Ormai Gattuso è il ct dell’Italia condannata agli spareggi per andare al Mondiale. 
«Mi fa sorridere, so che significa. Sono partite ad alta tensione. Ho visto l’Italia contro Israele: vi ha salvato Donnarumma, giocate male. E dire che c’è chi critica la Francia».

Nel 2006, Francia-Italia 3-1, dopo la finale Mondiale: una rivincita? 
«La partita importante era quella di Berlino, ma dimostrammo che anche senza Zidane potevamo battere i campioni del mondo. Avrei dovuto lasciare dopo quella vittoria. Ma speravo di vincere l’Europeo».

All’Europeo 2008 invece fu eliminato dall’Italia. Sconfitta per 2-0 e lei chiese la mano della sua ormai ex moglie in diretta: un putiferio. 
«Dopo un lungo bilancio del torneo mi chiesero cosa avrei fatto in seguito. Risposi che avrei approfittato delle vacanze per sposarmi. Fui spontaneo, ma non tutti mi capiscono».

Sfatiamo un mito: Domenech convocava i giocatori secondo i segni zodiacali. 
«Fa ridere solo chiedermelo. Mai fatto una cosa del genere in nazionale, come non ho mai badato ai tanti giornalisti che mi dicevano chi convocare. Quando allenavo il Lione però gli ‘scorpioni’ li mettevo insieme nelle partitelle, per evitare problemi».

Altro mito: Domenech il superstizioso che vede segni premonitori in una bandiera italiana prima della partita dell’Europeo. 
«Più che superstizione, autosuggestione. La bandiera la vidi dall’hotel, perché c’erano più tifosi italiani in giro. Al Mondiale 2006 invece andavo a correre prima delle partite. Prima della finale mi feci male al polpaccio, ma continuai fino in fondo. Allo stadio ero infortunato e stremato: tutto un simbolo».

Con l’Italia tante polemiche, ma i suoi amici d’infanzia erano dei “ritals”, immigrati italiani. 
«Lo sono tuttora, Nicola Saccinto e Patrick Baldassara. I Saccinto erano pugliesi, d’estate attraversavamo l’Italia in Fiat 850 per andare al mare a Bari. Sul retrovisore c’era il gagliardetto della Fiorentina. La mia prima moglie era una D’Orefice. La mia attuale compagna ha origini italiane. Adoro l’Italia, Paese bellissimo con le sue contraddizioni ed esuberanze, come me. Mi piace provocare, ma con gli italiani si scherza con rispetto. Però non ditemi che Sinner è italiano: è austriaco! (ride, ndr)».

Koopmeiners, ultima chance con la Juve? Una situazione delicata

Koopmeiners-Juve: 75 giorni per decidere il futuro in bianconero

Il tempo stringe per Koopmeiners alla Juventus. Il centrocampista olandese ha davanti a sé 75 giorni decisivi per salvare la propria avventura in bianconero. Acquistato nell’estate 2024 dall’Atalanta per oltre 50 milioni di euro, Koopmeiners doveva essere il grande colpo per rilanciare il centrocampo juventino. Ma le aspettative sono rimaste, finora, deluse.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la Juventus ha perso la pazienza. L’idea di un suo addio già nel mercato di gennaio non è più un tabù. Se il rendimento non dovesse cambiare radicalmente nelle prossime settimane, la dirigenza potrebbe aprire a una cessione temporanea o definitiva. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il prestito, per liberare spazio a centrocampo e fare posto ad altri profili, come quello di Kessié, sempre monitorato.

Il rendimento di Koopmeiners è stato ben al di sotto delle aspettative: solo 7 presenze stagionali, senza gol né assist. I numeri stridono con quelli che aveva collezionato a Bergamo, dove si era imposto come uno dei centrocampisti più prolifici d’Europa. Nella stagione precedente al trasferimento, aveva realizzato ben 15 gol con l’Atalanta.

Alla Juventus, invece, il bottino è fermo a 5 reti totali in oltre un anno. Un calo evidente che ha avuto ripercussioni anche in Nazionale: il CT Koeman lo ha convocato di recente solo per necessità, lasciandolo però in panchina per 180 minuti consecutivi. Anche il mancato impiego nel big match contro il Milan è stato un segnale chiaro.

Il tecnico Igor Tudor ha provato a rivitalizzarlo, arretrandolo nel ruolo di mediano, ruolo preferito da Koopmeiners. Tuttavia, il cambio tattico non ha ancora prodotto gli effetti sperati. Nonostante ciò, Tudor resta fiducioso e potrebbe rilanciare l’olandese già nel prossimo match contro il Como.

Per Koopmeiners, classe 1998, si tratta forse dell’ultima occasione per convincere società e tifosi. Se non riuscirà a invertire la rotta entro gennaio, la sua esperienza alla Juve rischia di concludersi prematuramente, trasformandolo da grande investimento a delusione di mercato.

La parola passa ora al campo. Koopmeiners ha 75 giorni per dimostrare di meritare la Juventus.


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Zanetti sicuro: «Inter, puoi continuare a puntare sempre in alto. Su Lautaro…»

Zanetti: «Inter competitiva da anni. Lautaro simbolo di un’identità forte»

Javier Zanetti, leggenda dell’Inter e oggi vicepresidente del club nerazzurro, ha raccontato il suo percorso da dirigente e l’evoluzione della squadra negli ultimi anni. Intervistato da El Gráfico, l’ex capitano ha parlato non solo della sua esperienza all’Inter, ma anche del suo nuovo incarico in FIFA come Vice President of the Social Responsibility in Football Committee.

«Quando ho lasciato il calcio, ho capito subito che dovevo prepararmi per una nuova fase della mia vita. Ho studiato alla Bocconi e oggi continuo a crescere anche come dirigente. L’Inter è da almeno sei anni una realtà solida, vincente e costantemente competitiva, ma trovare l’equilibrio è sempre la sfida più difficile», ha dichiarato Zanetti, sottolineando il lavoro che sta dietro ai successi del club.

Tra i temi toccati, Lautaro Martinez, oggi capitano nerazzurro, ha avuto un posto speciale nelle parole di Zanetti: «Lautaro è un modello. La sua crescita è stata impressionante. Non solo segna, ma rappresenta l’identità dell’Inter: ambizione, spirito di squadra e senso di appartenenza. Mi rende orgoglioso vedere ancora un argentino con la fascia da capitano. È il segno di una tradizione che parte da Helenio Herrera e arriva fino a oggi».

Zanetti ha poi ricordato il legame con Diego Milito: «Diego è stato fondamentale nell’anno del Triplete. Parliamo spesso, siamo amici da sempre. Oggi vive una nuova sfida con il Racing e sono sicuro che farà bene».

Non è mancato un riferimento al suo impegno nel sociale, con la Fondazione PUPI che da anni sostiene oltre mille bambini: «Essere riconosciuto dall’ONU è un onore. Lo sport può essere uno strumento potente per cambiare le vite. Alla base ci sono i valori che l’Inter mi ha insegnato».

Sul futuro, Zanetti non ha ambizioni personali: «Non penso alla presidenza. Voglio solo continuare a imparare. Il mio impegno nella FIFA è un’occasione per fare la differenza anche fuori dal campo».

Infine, parole affettuose per Messi e la nazionale argentina: «L’abbraccio in Qatar resterà uno dei momenti più belli della mia vita. Messi è un simbolo, proprio come Lautaro lo è per l’Inter. E sono felice di aver vissuto quelle emozioni accanto alla mia famiglia».


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Roma, Gasperini pensa a Dybala (e non solo) per battere l’Inter. La situazione

Roma, Gasperini punta su Dybala, Soulé e Pellegrini per battere l’Inter di Chivu

La sfida tra Roma e Inter si avvicina, e le strategie iniziano a delinearsi. Come riportato dal Corriere dello Sport, Gian Piero Gasperini ha già le idee chiare in vista del match contro i nerazzurri guidati da Cristian Chivu. Il tecnico della Roma vuole puntare sul talento e sull’estro di Paulo Dybala, Matías Soulé e Lorenzo Pellegrini, affidando a loro il compito di guidare l’attacco e fare la differenza in una partita che si preannuncia intensa e decisiva.

La Roma, reduce da un periodo di alti e bassi, cerca risposte concrete contro una formazione organizzata come l’Inter. Gasperini, consapevole dell’importanza del match per la corsa europea, vuole dare continuità al tridente offensivo che ha già mostrato segnali positivi. Dybala, leader tecnico e carismatico, rappresenta il fulcro della manovra offensiva giallorossa. Al suo fianco, Soulé, giovane rivelazione del campionato, sta conquistando fiducia e spazio, mentre Pellegrini, capitano e simbolo della Roma, garantisce equilibrio e inserimenti pericolosi.

Questa scelta tattica non è casuale: Gasperini crede nella capacità di questi tre giocatori di scardinare la solida difesa nerazzurra. L’Inter di Chivu, infatti, arriva all’Olimpico forte di una serie di buoni risultati, ma dovrà fare i conti con una Roma che ha fame di punti e vuole imporsi davanti al proprio pubblico.

Lo stadio Olimpico si prepara quindi a una serata di grande calcio, con i tifosi della Roma pronti a sostenere la squadra in una delle sfide più attese della stagione. Il tecnico giallorosso spera che l’energia della Capitale e la qualità dei suoi uomini chiave possano fare la differenza.

In vista di Roma-Inter, sarà fondamentale anche l’atteggiamento mentale: Gasperini ha lavorato molto sull’intensità e sull’aggressività, elementi che dovranno essere presenti sin dal primo minuto. Contro un avversario come l’Inter, ogni dettaglio può essere decisivo, e la Roma non può permettersi passi falsi.

La Capitale sogna una serata perfetta, e tutto passa dalle giocate di Dybala, Soulé e Pellegrini. La Roma si affida al suo talento per superare l’ostacolo nerazzurro e rilanciarsi in campionato.


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Milan, contro la Fiorentina Allegri pensa ad una nuova idea offensiva

Milan, idea Loftus dietro Leao per la sfida con la Fiorentina: Allegri studia nuove soluzioni

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, in vista della prossima sfida tra Milan e Fiorentina, Massimiliano Allegri starebbe valutando un’inedita soluzione tattica per dare maggiore imprevedibilità al reparto offensivo. L’allenatore rossonero, alla guida del nuovo corso del Milan, starebbe infatti pensando di schierare Ruben Loftus-Cheek in una posizione più avanzata, alle spalle di Rafael Leao.

Una mossa che, se confermata, potrebbe rappresentare una svolta nel gioco del Milan, sempre alla ricerca del giusto equilibrio tra qualità tecnica e solidità. Loftus-Cheek, arrivato dal Chelsea nella scorsa sessione di mercato, ha già dimostrato di essere un centrocampista completo, capace di abbinare fisicità, inserimenti e visione di gioco. Utilizzarlo come trequartista puro, in appoggio diretto a Leao, potrebbe valorizzare le sue doti offensive e aumentare il peso del Milan negli ultimi 30 metri.

Contro la Fiorentina di Pioli, vecchia conoscenza dell’ambiente rossonero, il Milan avrà bisogno di lucidità e fantasia, soprattutto considerando le assenze che potrebbero pesare a centrocampo. Allegri sembra intenzionato a cambiare qualcosa rispetto alle ultime uscite, e l’idea di avanzare Loftus-Cheek è frutto di un lavoro tattico che guarda non solo alla singola partita, ma anche al futuro del progetto Milan.

Leao, perno offensivo del Milan, è pronto a ritrovare la sua migliore condizione dopo alcune prestazioni altalenanti. Avere alle spalle un giocatore come Loftus-Cheek, capace di dialogare nello stretto e di attaccare gli spazi, potrebbe creare nuovi sbocchi offensivi e liberare maggiormente il talento portoghese.

L’esperimento potrebbe essere testato già nei prossimi allenamenti a Milanello, dove Allegri sta cercando di imprimere la sua filosofia al nuovo Milan, una squadra che punta a tornare protagonista in Italia e in Europa. I tifosi rossoneri attendono segnali di crescita, e scelte coraggiose come questa potrebbero rappresentare il primo passo verso un Milan più moderno, dinamico e competitivo.


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