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Calciomercato Inter, da un Koné all’altro: che intreccio con Roma e Sassuolo per Manu e Ismael!

Calciomercato Inter, da un Koné all’altro: che intreccio con Roma e Sassuolo per Manu e Ismael! Occhio a cosa può accadere in estate

Da Manu Koné a Ismaël Koné, con Inter, Roma e Sassuolo coinvolte in un intreccio che può diventare uno dei temi caldi dell’estate. Secondo La Gazzetta dello Sport, il club nerazzurro continua a seguire con forza Manu Koné, centrocampista francese della Roma, già trattato in passato e ancora considerato un profilo ideale per il centrocampo di Cristian Chivu. La novità, però, è che il futuro del giallorosso potrebbe dipendere anche da esigenze di bilancio della società capitolina: la rosea scrive infatti che una cessione entro il 30 giugno potrebbe diventare necessaria per ragioni legate al Fair Play Finanziario. In questo scenario, la Roma avrebbe già individuato in Ismaël Koné, centrocampista canadese del Sassuolo, il possibile sostituto.

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Manu Koné resta un obiettivo concreto dell’Inter, ma il prezzo è alto

La posizione della Roma è chiara soprattutto sul piano economico. La Gazzetta dello Sport ricorda che Manu Koné era stato acquistato nel 2024 per 18 milioni più 2 di bonus e che oggi pesa a bilancio per poco più di 11 milioni: questo significa che una cessione tra i 40 e i 50 milioni garantirebbe una plusvalenza molto rilevante. Proprio questa finestra economica rende il francese uno dei sacrificabili più preziosi in casa giallorossa. L’Inter, dal canto suo, non ha mai smesso di pensare al giocatore: la rosea aveva già raccontato tre giorni fa che il club milanese voleva tornare alla carica in estate dopo averlo sfiorato in passato. Resta però un ostacolo evidente: a inizio mercato i nerazzurri difficilmente avranno subito quella disponibilità economica, e per questo le formule e i tempi dell’eventuale assalto restano da costruire.

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La Roma pensa a Ismaël Koné, ma anche lui costa caro

Per non farsi trovare impreparata, la Roma starebbe già preparando il piano alternativo. Sempre secondo La Gazzetta dello Sport, il nome individuato è quello di Ismaël Koné, centrocampista del Sassuolo, acquistato dai neroverdi dal Marsiglia per 13 milioni. La richiesta del club emiliano sarebbe di circa 30 milioni, ma la stessa ricostruzione sottolinea che, grazie ai buoni rapporti tra le due società, un’intesa potrebbe essere trovata attorno ai 23-24 milioni più bonus. Va aggiunto che l’interesse per il canadese non riguarda soltanto la Roma: altri rilanci della stampa sportiva riferiscono che anche l’Inter lo segue, seppur in un secondo momento rispetto a Manu Koné. Il risultato è un doppio binario affascinante: l’Inter sogna Manu, la Roma si cautela con Ismaël, e il mercato dei centrocampisti entra già nel vivo.

Allenamento Italia, Scamacca e Bastoni in gruppo! Le prime indicazioni sull’idea di Gattuso per l’attacco

Allenamento Italia, Scamacca e Bastoni in gruppo! Le prime indicazioni sull’idea di Gattuso per l’attacco da schierare contro la Bosnia

Arrivano segnali incoraggianti dal ritiro dell’Italia dopo il successo per 2-0 contro l’Irlanda del Nord. Secondo gli aggiornamenti rilanciati da Sky Sport, nella seduta odierna Gennaro Gattuso ha potuto lavorare con l’intero gruppo a disposizione, compresi Gianluca Scamacca, attaccante dell’Atalanta, e Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter. Si tratta di un’indicazione importante in vista della finale playoff per i Mondiali contro la Bosnia Erzegovina, in programma martedì.

Scamacca migliora, Bastoni subito di nuovo in gruppo

Le indicazioni più positive riguardano soprattutto Scamacca, che sembra aver superato il fastidio all’adduttore destro e torna a candidarsi per avere spazio nella prossima gara. Anche Bastoni, dopo l’ora giocata contro la selezione britannica, si è allenato regolarmente con il resto dei compagni, confermando una condizione in crescita. Resta quindi aperta la possibilità di vederli entrambi coinvolti anche a Zenica.

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Retegui-Kean avanti, ma Pio Esposito resta in corsa

Il lavoro svolto oggi è stato utile anche per la riatletizzazione del gruppo dopo la semifinale vinta a Bergamo. In vista della sfida contro la Bosnia di Edin Dzeko, alcuni ballottaggi restano ancora aperti, soprattutto in attacco. La coppia più probabile resta quella formata da Mateo Retegui e Moise Kean, ma Pio Esposito, giovane centravanti dell’Inter, continua a restare pienamente in corsa dopo le buone indicazioni offerte nelle ultime uscite.

Mercato Roma, in bilico il futuro di Pellegrini? C’è una super rivale alla finestra!

Mercato Roma, in bilico il futuro di Pellegrini? C’è una super rivale alla finestra! Il punto sui possibili esuberi dei giallorossi

La Juventus segue con grande attenzione le tensioni che stanno attraversando la Roma, in una fase in cui il club giallorosso sembra chiamato a trovare un equilibrio complicato tra ambizioni tecniche e vincoli economici. Secondo Il Messaggero, le richieste avanzate da Gian Piero Gasperini, allenatore dei capitolini, starebbero incidendo in modo profondo sulle valutazioni della società in vista della prossima estate. L’obiettivo del tecnico sarebbe quello di alzare il livello della rosa per puntare con decisione alla Champions League, ma proprio queste esigenze potrebbero aprire scenari di mercato interessanti anche per le rivali, con la Juve pronta a osservare ogni sviluppo con la massima attenzione.

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Il clima a Roma si sarebbe fatto teso dopo un mercato non all’altezza

Sempre secondo Il Messaggero, i primi segnali di malessere erano emersi già in autunno, per poi trasformarsi in una vera frattura durante il mercato di gennaio. Il quotidiano racconta infatti di una crescente insofferenza da parte di Gasperini, alimentata dal mancato arrivo di obiettivi offensivi come Joshua Zirkzee e Giacomo Raspadori, attaccanti considerati funzionali al progetto tecnico. In questo contesto, il reparto avanzato giallorosso sembrerebbe destinato a cambiare profondamente nella prossima sessione estiva, con pochi giocatori considerati davvero centrali e diversi nomi invece vicini alla partenza. Un quadro che inevitabilmente può generare occasioni per chi, come la Juve, è alla ricerca di rinforzi di qualità e di possibili operazioni vantaggiose.

Dybala verso l’addio, Pellegrini resta un nome da seguire per i bianconeri

Il nodo più delicato, sempre secondo Il Messaggero, riguarda Paulo Dybala, attaccante argentino ed ex simbolo della Juventus, il cui futuro appare sempre più lontano dalla Capitale. L’assenza di segnali concreti sul rinnovo e i forti interessamenti dall’estero renderebbero il suo nome uno dei più caldi in uscita. Accanto a lui, anche la situazione di Lorenzo Pellegrini, centrocampista e capitano giallorosso, resterebbe in bilico. Proprio su Pellegrini si concentrerebbe l’attenzione della Juve, che secondo il quotidiano sarebbe pronta a inserirsi per tentare il colpo a parametro zero. Un’ipotesi che, se confermata nei prossimi mesi, potrebbe trasformare le difficoltà della Roma in una concreta opportunità di mercato per i bianconeri.

Chi sono gli 11 calciatori di Serie A tra i 100 più preziosi al mondo: c’è una new entry

La Serie A non è tra i campionati più ricchi al mondo: c’è una nuova conferma, ma anche una piacevole novità

La Serie A non è più il campionato dei sogni e questo è un dato incontrovertibile. Se negli anni 80 e 90 tutti i migliori giocatori facevano a gara per arrivare in Italia, ora è la Premier League la meta più ambita.

La conferma arriva dall’ultimo aggiornamento della top 100 dei calciatori più preziosi al mondo fornito da Transfermarkt: soltanto 11 i giocatori che militano in Serie A contro i 64 che arrivano dalla Premier League. Un paragone impietoso e che trova giustificazione nella maggior ricchezza del campionato inglese, ma anche nella qualità decisamente più elevata degli impianti sportivi del Regno Unito.

Così non possiamo lontanamente aspirare alla vetta di questa classifica dove trovano spazio, a pari merito, i tre fuoriclasse di Premier e Liga: Haaland, Mbappe e Lamine Yamal si dividono il primo posto con 200 milioni di valore. Dietro di loro Pedri con 150 milioni, stesso valore di Vinicius. Per trovare un calciatore proveniente dal nostro campionato, bisogna uscire fuori dalla top venti: c’è Lautaro Martinez con un valore di 85 milioni.

Il Toro guida la truppa di calciatori della Serie A, seguito a distanza da Yildiz con 75 milioni. Tra gli altri trovano poi spazio anche Bastoni (70 milioni), Nico Paz (65 milioni come Leao) e quindi un gruppetto di giocatori che chiude la classifica a 50 milioni: si tratta di Barella, Marcus Thuram, Kone, Pulisic, Dimarco e la new entry Hojlund, la novità ‘italiana’ della classifica.

I giocatori con il valore più alto: solo quattro italiani in classifica

A confermare il predominio inglese anche un dato che riguarda da vicino l’Italia: dei quattro calciatori italiani presenti in classifica, ben due giocano in Premier League. Si tratta di Sandro Tonali e Riccardo Calafiori, entrambi valutati 80 milioni di euro.

Calciatori più preziosi Serie A
Hojlund entra nella top 100 (Instagram Rasmus Hojlund) – Calcionews24.com

Oltre a loro, i già menzionati Barella e Bastoni, mentre sorprende l’assenza di Donnarumma in questa particolare graduatoria: il portiere del Manchester City, infatti, ha una valutazione di ‘appena’ 45 milioni di euro ed è fuori dalla top 100. Tornando alla Serie A, trovano posto soltanto sei squadre: domina l’Inter con 5 calciatori, quindi il Milan con 2 e poi Como, Juventus, Napoli e Roma con un giocatore a testa.

Cifre ben lontane, anche queste, da quelle della Premier: l’Arsenal vanta ben 13 giocatori, il Manchester City 12. Un altro segnale di come le gerarchie siano ormai capovolte rispetto a qualche decennio fa.

Kean Milan, la clausola spaventa i rossoneri? Tare cambia obiettivo per l’attacco!

Kean Milan, la clausola spaventa i rossoneri? Tare cambia obiettivo per l’attacco! L’indiscrezione sugli obiettivi per l’estate

Il Milan continua a valutare il profilo di Moise Kean, attaccante della Fiorentina e della Nazionale italiana, ma la strada che porta al centravanti viola si presenta molto più complessa di quanto possa sembrare. A fare il punto è Niccolò Ceccarini su TMW, che sottolinea come l’operazione resti difficile soprattutto per la presenza di una clausola rescissoria da 62 milioni di euro, valida nella prima metà di luglio. Tuttavia non è affatto scontato che Kean voglia lasciare Firenze, ulteriore elemento che rafforza le difficoltà dell’eventuale trattativa.

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Tare riflette e valuta un’alternativa di alto profilo

Nella stessa analisi, Ceccarini sposta l’attenzione anche su Mateo Retegui, centravanti oggi all’Al Qadsiah e altro nome che piace all’area mercato rossonera. Il profilo dell’ex Atalanta viene considerato molto interessante, ma anche in questo caso l’operazione si presenta estremamente complicata sul piano economico. Il trasferimento del giocatore in Arabia Saudita è avvenuto nel luglio 2025, con una valutazione attorno ai 65 milioni di euro, con uno stipendio da circa 20 milioni di euro a stagione. Numeri che rendono evidente quanto il Milan debba eventualmente lavorare per abbassare in modo drastico il costo complessivo dell’affare.

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Il mercato rossonero resta aperto, ma oggi Kean è lontano

Il quadro, quindi, è piuttosto chiaro: Kean resta un nome gradito, ma la clausola e l’incertezza sulla volontà del giocatore rendono la pista molto difficile. Retegui, invece, rappresenta un’alternativa di valore ma quasi proibitiva alle condizioni attuali. Il lavoro di Igli Tare, direttore sportivo rossonero, sarà proprio quello di capire se esistano margini reali per trasformare uno di questi profili in un obiettivo concreto. Oggi, però, il mercato del Milan in attacco è ancora in fase di studio e le parole di Ceccarini servono soprattutto a ridimensionare l’ipotesi Kean più che ad avvicinarla davvero ai rossoneri

Mandragora a Sky: «La Conference un traguardo per noi, ecco cosa dovrò fare per una chiamata in Nazionale»

Mandragora a Sky: «La Conference un traguardo per noi, ecco cosa dovrò fare per una chiamata in Nazionale». Le parole del centrocampista

Intervistato da Sky Sport, il centrocampista della Fiorentina, Rolando Mandragora, si è espresso così.

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OBIETTIVO CONFERENCE LEAGUE – «Da quando sono arrivato ho giocato sempre la Conference, ho un buon legame con questa competizione. Possiamo arrivare in fondo ma non è facile, già la prossima partita sarà impegnativa, contro una squadra di grande valore. E aggiungiamoci che in campionato non è ancora fatta per la salvezza, l’obiettivo chiamiamolo principale. Ma come già detto, la Conference deve essere un traguardo per noi e speriamo di poterlo rincorrere fino alla fine».

COSA RAPPRESENTA PER ME LA NAZIONALE? – «Il punto più alto che un giocatore possa toccare, rimane un obiettivo e un sogno. Chiaro che tutto passa dalle prestazioni e dal lavoro nel club, dovrò mettermi sotto ancora di più per convincere il ct verso qualche chiamata futura».

Allenamento Parma, personalizzato per Bernabé ma arrivano buone notizie per Almqvist!

Allenamento Parma, personalizzato per Bernabé ma arrivano buone notizie per Almqvist! Il punto sull’infermeria dei ducali

Il Parma continua la preparazione in vista della trasferta contro la Lazio, in programma sabato 4 aprile all’Olimpico, match che segnerà la ripresa del campionato dopo la sosta per le nazionali. La squadra di Carlos Cuesta sta lavorando per arrivare nelle migliori condizioni possibili a una gara importante del proprio finale di stagione.

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Almqvist migliora, per Bernabé filtra ancora prudenza

Le novità principali arrivano dall’infermeria. Secondo gli aggiornamenti riportati da Sky Sport, Pontus Almqvist, esterno offensivo svedese, ha svolto un lavoro parziale con il gruppo, segnale che conferma un recupero in progresso. Diversa, invece, la situazione di Adrián Bernabé, centrocampista spagnolo, che ha proseguito con un programma personalizzato e resta quindi ancora da valutare in vista della ripresa.

Cresce la fiducia per la 31ª giornata

Il quadro complessivo lascia comunque spazio a un cauto ottimismo, soprattutto per Almqvist, sempre più vicino al rientro. Per Bernabé, invece, serviranno ancora i prossimi allenamenti per capire se potrà davvero essere convocato contro la Lazio. Entrambi arrivano da stop significativi e lo staff medico del Parma continuerà a monitorarne l’evoluzione giorno dopo giorno.

Como, Da Cunha ammette: «Sapevo che Fabregas sarebbe diventato un grande allenatore. Nico Paz? Credo di poter dire una cosa a nome di tutti»

Il centrocampista del Como, Lucas Da Cunha, torna sul suo arrivo nel club quando militava in Serie B e parla di Fabregas e Nico Paz

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, il centrocampista del Como, Lucas Da Cunha, ha parlato così.

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PAROLE – «Sono arrivato 3 anni fa ed eravamo in Serie B. Sono venuto per giocare, per prendere fiducia. La B è stata molto difficile, lì c’è un calcio differente, più diretto ed era dura. Sapevo di avere qualità ma non ero venuto a fare il fenomeno. La fascia da capitano? Essere il capitano è una cosa veramente incredibile, soprattutto in una squadra dove ti senti a casa e hai la fiducia di tutti. Sono molto contento. Come è cambiata la mia relazione con Fabregas da quando è l’allenatore? Prima avevamo una relazione come da amici, poi però abbiamo dovuto cambiare perché ora è il mio allenatore.

Sono stato molto contento, comunque, sapevo che sarebbe diventato un grande allenatore e oggi lo stiamo vedendo. Fabregas ha detto bene di me perché, non parlando solo di calcio, per lui è importante avere a che fare con delle persone di valore. E da giocatore dice di non aver paura di giocare, venire a prendersi il pallone, cose che anche io penso. E vuole che conosciamo benissimo la tattica, così da poterla fare anche quando lui non c’è. Chi ha più qualità nella squadra? Non posso fare un nome solo, ma credo di poter dire a nome di tutti che Nico Paz sia veramente un top player».

Infortunio Pafundi, problema più serio del previsto: il comunicato della Sampdoria dopo gli esami strumentali

Infortunio Pafundi, problema più serio del previsto: la nota della Sampdoria dopo gli esami strumentali. L’attaccante si era fermato con l’Italia U20

Brutte notizie in casa Sampdoria nel momento in cui il campionato entra nella sua fase più delicata. Simone Pafundi, talento offensivo classe 2006 dei blucerchiati, è rientrato a Bogliasco dopo il problema muscolare accusato durante il ritiro dell’Italia Under 20, ma gli esami successivi hanno confermato un quadro più serio del previsto. Le verifiche effettuate una volta tornato a Genova hanno infatti evidenziato una lesione al flessore della coscia sinistra, problema che costringerà il giocatore a fermarsi per un periodo non breve. La notizia è stata confermata dalle fonti vicine all’ambiente blucerchiato e dai resoconti odierni da Bogliasco.

Il rientro dall’Italia U20 e gli esami che hanno chiarito il problema

Il primo allarme era scattato già nei giorni scorsi, quando Pafundi aveva lasciato anticipatamente il ritiro azzurro per un fastidio muscolare che inizialmente non appariva ancora definito in tutta la sua entità. Una volta rientrato al Mugnaini, il giocatore è stato sottoposto ad accertamenti più approfonditi e il timore si è trasformato in una diagnosi precisa. Oggi il trequartista blucerchiato sta svolgendo soltanto terapie, mentre lo staff tecnico guidato da Attilio Lombardo deve fare i conti con un’assenza pesante sul piano tecnico e qualitativo. I report di giornata parlano infatti di un giocatore fermo ai box, con la lesione che resta sotto osservazione da parte dello staff medico della Sampdoria.

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Lombardo perde un’arma importante, ma la priorità resta il recupero completo

Lo stop rischia di protrarsi per circa 3-4 settimane, tempistica che complica sensibilmente i piani della Sampdoria nel finale di stagione. Per il club ligure, quindi, la priorità sarà accompagnare il recupero del proprio gioiello senza forzature, cercando di restituirlo al campo soltanto quando sarà davvero pronto. Per Lombardo si tratta di una tegola significativa, perché Pafundi rappresenta uno dei profili più attesi e tecnicamente più brillanti della rosa. Per il giocatore, invece, è l’ennesimo ostacolo in un’annata che adesso gli chiede pazienza, lavoro quotidiano e la capacità di gestire con lucidità un altro passaggio delicato del suo percorso di crescita.

Havertz verso l’addio all’Arsenal? Lui rompe il silenzio: «Qui mi sento a casa e tutti sono felici di me»

Havertz verso l’addio all’Arsenal? Lui rompe il silenzio: «Qui mi sento a casa e tutti sono felici di me». Quale futuro per il tedesco?

Il futuro di Kai Havertz, attaccante tedesco classe 1999, continua a generare discussioni, ma al momento il diretto interessato sembra voler chiudere la porta a un possibile addio all’Arsenal. Le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane parlano di dubbi legati alla sua continuità fisica e al ruolo che potrebbe avere nella prossima stagione, soprattutto in un contesto in cui il club londinese potrebbe intervenire ancora sul mercato offensivo. Tuttavia, secondo quanto riportato dalla stampa britannica, lo stesso Havertz ha fatto capire di sentirsi pienamente a casa a Londra e di vedere ancora il proprio futuro con la maglia dei Gunners. Sul piano dei fatti verificabili, il tedesco è rientrato in campo dopo un lungo stop e resta parte integrante delle rotazioni di Mikel Arteta, che negli ultimi mesi ne ha sottolineato più volte il valore tecnico e tattico.

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Arteta continua a puntare su di lui nelle gare più pesanti

Al netto delle voci, il presente racconta di un giocatore che continua ad avere spazio nelle partite importanti. Reuters ha documentato come Havertz sia stato decisivo sia nel pareggio di Champions League contro il Bayer Leverkusen, con un rigore pesante, sia nella semifinale di League Cup contro il Chelsea, dove ha segnato il gol che ha portato l’Arsenal a Wembley. Sono segnali che confermano la fiducia di Arteta nei suoi confronti, anche se è vero che l’ultima stagione è stata fortemente condizionata dagli infortuni e da una continuità mai del tutto trovata. Il punto, quindi, non è tanto il gradimento dell’allenatore, che resta alto, quanto la necessità per il giocatore di ritrovare stabilità fisica e rendimento costante in una squadra che vuole continuare a lottare ai massimi livelli in Premier League, FA Cup e Champions League.

Il futuro oggi resta a Londra, ma molto dipenderà dalla prossima estate

Oggi lo scenario più solido è questo: l’ex Chelsea vuole restare, l’Arsenal continua a considerarlo un elemento importante e il suo futuro appare ancora legato ai Gunners. Le valutazioni estive, semmai, riguarderanno soprattutto il ruolo che il tedesco potrà avere in una rosa destinata probabilmente a diventare ancora più competitiva. Queste le sue dichiarazioni a Metro.

PAROLE – «No, a essere onesti non ho sentito nulla a riguardo e non ho nemmeno letto nulla. All’Arsenal mi sento a casa, penso che anche lì siano tutti molto, molto felici di me. Non è stata una stagione facile, ma vedo sicuramente il mio futuro all’Arsenal, a Londra».

Infortunio Dodò, stop durante l’allenamento a porte aperte! Le prime sensazioni in attesa degli esami

Infortunio Dodò, stop durante l’allenamento a porte aperte! Le prime sensazioni in attesa degli esami: ecco come sta il brasiliano

Brutte notizie in casa Fiorentina durante l’allenamento a porte aperte andato in scena oggi al Viola Park. Dodô, esterno brasiliano dei viola, si è fermato nel corso della seduta dopo uno sprint sulla fascia destra, accasciandosi a terra senza alcun contatto. Le prime ricostruzioni parlano di un possibile problema muscolare, con particolare attenzione alla zona del flessore destro.

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Il brasiliano lascia il campo con lo staff medico

Subito soccorso dallo staff sanitario del club, Dodô ha interrotto l’allenamento ed è uscito dal terreno di gioco visibilmente contrariato. La scena ha subito acceso la preoccupazione attorno alla squadra di Paolo Vanoli, anche perché il brasiliano rappresenta una pedina importante sulla corsia destra. Al momento non è ancora disponibile una diagnosi ufficiale sull’entità dello stop.

Le condizioni di Dodô saranno valutate nelle prossime ore

La Fiorentina attende ora gli esami strumentali per capire se si tratti solo di un fastidio momentaneo o di un infortunio più serio. Le condizioni del laterale verranno valutate nelle prossime ore, quando il club potrà chiarire meglio i tempi di recupero e l’eventuale disponibilità del giocatore per i prossimi impegni.

Beltran, messaggio alla Fiorentina: «Al Valencia mi sento di nuovo me stesso. La Serie A era limitante per me, vi spiego»

L’attaccante del Valencia, Lucas Beltran, in prestito dalla Fiorentina, si è raccontato così in una lunga intervista concessa ad AS

Lucas Beltran, attaccante argentino della Fiorentina attualmente in prestito al Valencia, ha raccontato in un’intervista ad AS di essersi sentito di nuovo pienamente sé stesso in Spagna, dopo un’esperienza in Serie A che gli aveva reso più difficile esprimere le proprie caratteristiche.

Il ritorno alla Fiorentina oggi resta lo scenario più probabile

L’attaccante ha spiegato che il passaggio al club spagnolo è nato all’ultimo momento e che oggi si trova molto bene a Valencia. Ha anche chiarito che, non essendoci una clausola di acquisto nel prestito, il rientro alla Fiorentina resta al momento l’ipotesi più probabile.

Il desiderio del giocatore è chiaro

Pur lasciando la decisione finale ai club, Beltran ha fatto capire che la sua volontà personale sarebbe quella di continuare l’avventura con il Valencia, dove sente di aver ritrovato intensità, libertà e fiducia.

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PAROLE – «Quando ho capito che avrei fatto il calciatore? Quando il River Plate investe su di te, significa qualcosa. E il River Plate ha investito su di me quando ero molto giovane. Quindi, quando sono arrivato a Buenos Aires a 14 o 15 anni, sapevo che ero lì per diventare un calciatore. Non sapevo se ci sarei riuscito al River Plate o altrove. Ma era un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire. La mia decisione di passare al Valencia? È stato uno scatto perfetto, dell’ultimo minuto. Qui mi sono sentito di nuovo me stesso. Volevo ritrovare la mia essenza, la mia intensità, e sento che in Spagna riesco a sfruttare al meglio i miei punti di forza.

Il campionato italiano era molto limitante per me; gli approcci sono molto diversi e questo mi rendeva difficile essere me stesso. Qui mi sento meglio con la palla, con più spazio per attaccare, per avanzare, per pressare, per superare i difensori… Come dicevo, mi sento di nuovo me stesso. Se è abbastanza per voler rimanere al Valencia? Mancano nove partite e vedremo. Lo scenario più probabile è che io torni alla Fiorentina, perché non c’è nessuna clausola nel mio contratto di prestito. Non posso fare altro che dare il massimo in queste nove partite e poi, beh, non lo so, deciderà la società. Se dipendesse da me… mi piacerebbe restare».

Bastoni Barcellona, dalla Spagna insistono: il difensore dell’Inter ha detto sì! C’è un solo ostacolo da aggirare

Bastoni Barcellona, dalla Spagna insistono: il difensore dell’Inter ha detto sì! C’è un solo ostacolo da aggirare: ecco di cosa si tratta

Dalla Spagna rimbalza una voce di mercato destinata a far discutere. Secondo Marca, Alessandro Bastoni, difensore centrale dell’Inter e della Nazionale italiana, avrebbe risposto positivamente alle avances del Barcellona e si sarebbe detto disposto a trasferirsi in Catalogna a partire dalla prossima stagione. Il quotidiano spagnolo riferisce che il club blaugrana avrebbe già sondato il terreno con l’entourage del giocatore per comprendere i margini di un’eventuale operazione e che, in questo primo contatto, sarebbe emersa una significativa apertura da parte dell’ex Atalanta.

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Il gradimento del giocatore c’è, ma la trattativa resta tutta da costruire

Sempre secondo Marca, non sarebbero ancora iniziate trattative formali tra i due club, ma il Barcellona avrebbe già raccolto la disponibilità del giocatore a vestire la maglia blaugrana e a giocare al Camp Nou. Il centrale nerazzurro vedrebbe dunque con favore una nuova esperienza in carriera, ma questo non significa che l’affare sia vicino alla chiusura. Il quotidiano spagnolo sottolinea infatti come l’Inter non abbia ancora avviato colloqui ufficiali con il club catalano, pur mostrandosi teoricamente aperta a discutere una possibile cessione davanti a condizioni economiche considerate adeguate.

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Prezzo alto e Fair Play Finanziario, i due ostacoli principali

Il vero problema, secondo il quotidiano spagnolo, riguarda la sostenibilità economica dell’operazione. Il valore di mercato di Bastoni si aggirerebbe intorno ai 70 milioni di euro, cifra ritenuta molto elevata e che rappresenterebbe il primo grande ostacolo per il Barcellona. A questo si aggiunge il tema del Fair Play Finanziario, con il club catalano ancora costretto a muoversi entro paletti molto rigidi. Per questo motivo la pista viene descritta come affascinante ma complessa: il gradimento del giocatore ci sarebbe, la volontà del Barça pure, ma tra il desiderio e la riuscita dell’operazione resta ancora una distanza significativa.

Zenga al miele con Gattuso: «È lui il fuoriclasse della Nazionale! Ci sono alcune cose da tenere presenti con la Bosnia»

L’ex portiere dell’Inter e della Nazionale, Walter Zenga, si esprime così su Gattuso e sull’Italia in vista della sfida contro la Bosnia

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, Walter Zenga si esprime così in vista di Bosnia Italia, finale dei playoff per i Mondiali 2026.

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SU BOSNIA ITALIA – «Io ho allenato nei Balcani, quando giocano queste partite hanno ancora più attenzione e patriottismo. La Bosnia ha perso solo una partita in casa, con l’Austria, 2-1, ed è stata quella che ha condizionato il girone. Sono cose da tenere presente».

IL NOSTRO FUORICLASSE E’ SEMPRE STATO DONNARUMMA, CI AGGIUNGIAMO ANCHE TONALI? – «Noi dobbiamo aggiungere il ct, che è il vero fuoriclasse di questa squadra. Oltretutto con la difficoltà di avere pochi italiani da poter convocare, in un campionato fatto per lo più di stranieri. Penso alla difesa: all’Inter la combinazione forte è tra Bastoni e Dimarco, ma Gattuso deve giocare con Bastoni centrale anche perché probabilmente non ha alternative».

Lewandowski Juve, il motivo per il quale i bianconeri spingono per il suo arrivo: le ultimissime

Lewandowski Juve, il motivo per il quale i bianconeri spingono per il suo arrivo: le ultimissime sulla trattativa per il polacco

La Juventus continua a guardare al mercato estivo con l’idea di aggiungere esperienza e peso internazionale al reparto offensivo. Secondo La Gazzetta dello Sport, tra i profili valutati dalla dirigenza bianconera ci sarebbe anche Robert Lewandowski, centravanti polacco del Barcellona e uno dei bomber più prolifici dell’ultimo decennio. L’idea nasce dalla volontà di affiancare ai giovani della rosa un attaccante capace di portare leadership, gol e mentalità vincente.

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Lewandowski, infatti si libererà a parametro zero dai Blaugrana al termine di questa stagione,  rappresentando un’occasione di mercato irrinunciabile per alzare il tasso tecnico del gruppo.

Leadership, gol ed esperienza: perché la Juve osserva il polacco

Secondo La Gazzetta dello Sport, la Juve considera comunque il nome di Lewandowski una suggestione di alto profilo, utile ad alzare il livello tecnico e carismatico della squadra. Al momento, però, non emergono indicazioni concrete su una trattativa già avviata. Resta dunque una pista da monitorare, con i bianconeri che riflettono sul possibile valore aggiunto di un campione capace di incidere ancora ai massimi livelli.

Samardzic Atalanta, futuro in bilico? Tra le voci per l’estate e il piano della Dea

Samardzic Atalanta, futuro in bilico? Tra le voci per l’estate e il piano della Dea: ecco cos’ha intenzione di fare il club bergamasco col centrocampista

Il futuro di Lazar Samardzic, trequartista serbo classe 2002 dell’Atalanta, potrebbe riaprirsi in vista del prossimo mercato estivo. Dopo la partenza di Daniel Maldini, la sensazione era che per l’ex talento dell’Udinese potesse aprirsi uno spazio più stabile nelle rotazioni offensive della squadra di Raffaele Palladino. In realtà, anche nella seconda parte della stagione il suo impiego è rimasto discontinuo. Il giocatore ha trovato meno continuità del previsto, spesso alternando spezzoni a presenze dal primo minuto. Questo aspetto ha inevitabilmente inciso anche sul suo rendimento e sulla percezione del suo ruolo all’interno della rosa nerazzurra.

Contratto lungo, costo alto: l’Atalanta riflette e il mercato osserva

Il quadro contrattuale, però, offre all’Atalanta una posizione di forza. Come ricorda Calciomercato.com, Samardzic è legato al club fino al 30 giugno 2029, e questo consente alla società bergamasca di non avere alcuna urgenza di cessione. La sua valutazione si colloca attorno ai 20 milioni di euro, cifra che in inverno aveva già raffreddato più di un interessamento. Nei mesi scorsi, infatti, il suo nome è stato accostato con insistenza a diversi club di Serie A, ma senza che arrivassero offerte decisive o sviluppi concreti sul piano negoziale.

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Lazio e Fiorentina restano attente, ma tutto dipenderà dallo spazio futuro

Tra i club che più di tutti hanno osservato la situazione ci sono Lazio e Fiorentina. Si era già parlato in inverno di un interesse concreto dei biancocelesti di Maurizio Sarri, tecnico da tempo estimatore del serbo, mentre anche la Fiorentina aveva effettuato sondaggi esplorativi. In quel momento l’Atalanta aveva scelto di non aprire alla cessione, ma il contesto ora appare meno rigido rispetto a gennaio. In sintesi, la situazione è questa: Samardzic resta concentrato sul finale di stagione, ma la sua avventura a Bergamo non può più essere considerata blindata.

Inter, il comunicato della Curva Nord: «Risultati e arbitri, momento delicato. Abbiamo una richiesta per Inter Roma». L’appello ai tifosi

Inter, il comunicato della Curva Nord in vista della sfida di domenica tra i nerazzurri e la Roma: l’appello ai tifosi da parte degli ultras

La Curva Nord, attraverso la pagina ufficiale del Secondo Anello Verde, ha lanciato un appello ai tifosi dell’Inter in vista della sfida contro la Roma del 5 aprile, partita ritenuta decisiva per il cammino dei nerazzurri. Il messaggio arriva in un momento delicato, segnato dagli ultimi risultati negativi e da un clima di forte tensione attorno alla squadra.

Sciarpe e bandiere per trasformare San Siro in un fortino

L’invito rivolto ai sostenitori interisti è quello di presentarsi a San Siro con una sciarpa nerazzurra, una bandiera o qualsiasi vessillo del club, con l’obiettivo di completare la coreografia pensata per il match contro la formazione di Gian Piero Gasperini, allenatore giallorosso. L’idea è quella di rendere il Meazza un ambiente compatto, caldo e trascinante.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Dopo derby, Atalanta e Fiorentina, l’Inter cerca una svolta

L’Inter arriva infatti da un periodo complicato, tra la sconfitta nel derby e i pareggi contro Atalanta e Fiorentina, risultati che hanno rallentato la corsa della squadra di Cristian Chivu. Proprio per questo, il sostegno del pubblico viene considerato fondamentale per spingere il gruppo verso una reazione immediata in una gara pesantissima.

IL COMUNICATO – «Popolo interista, attraversiamo un periodo delicato, dove recenti risultati avversi e discutibili decisioni arbitrali provano a scalfire le nostre certezze. Oggi più che mai è vitale restare compatti, ergendoci fieri e ‘soli contro tutti’ per trascinare la squadra oltre la tempesta.
Vi rivolgiamo questo invito oggi, con largo anticipo, affinché ognuno possa organizzarsi al meglio per la cruciale sfida contro la Roma del 5 aprile.
Esortiamo chiunque varchi i cancelli dello stadio a portare con sé una sciarpa, una bandiera o un qualsiasi vessillo nerazzurro. Vogliamo fondere ogni singolo settore in un’unica, vibrante manifestazione di sostegno, poiché solo tramutando il Meazza in un fortino inespugnabile daremo ai ragazzi la forza di cui hanno bisogno.
Insieme, trasformando la rabbia in energia pura, scriveremo un nuovo capitolo nella gloriosa storia del tifo interista. Soli, spalla a spalla, a difesa della nostra grandezza».

Coppa d’Africa, il Senegal non indietreggia e sfida la CAF! In campo con la seconda stella contro il Perù

Coppa d’Africa, il Senegal non indietreggia e sfida la CAF! In campo con la seconda stella nella sfida contro il Perù: cos’è successo

Il Senegal non fa marcia indietro, nonostante la decisione della CAF di assegnare al Marocco la vittoria a tavolino nella finale di Coppa d’Africa 2025. Questo pomeriggio, nell’amichevole contro il Perù allo Stade de France, i Leoni della Teranga scenderanno infatti in campo con la nuova maglia impreziosita da due stelle, simbolo dei due titoli che il Paese continua a considerare conquistati sul rettangolo verde. La scelta è coerente con la linea tenuta dalla federazione senegalese dopo il ricorso presentato al TAS/CAS contro il verdetto della CAF, che il 17 marzo ha trasformato l’1-0 ottenuto sul campo in un 3-0 amministrativo per il Marocco.

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La linea del CT Pape Thiaw è netta: il trofeo, per Dakar, resta vinto sul campo

Alla vigilia della partita, il commissario tecnico Pape Bouna Thiaw ha ribadito in modo molto chiaro la posizione del gruppo. Parlando con i media, il ct del Senegal ha spiegato di voler restare concentrato sul campo, ma ha anche aggiunto che, per la sua squadra, non ci sono dubbi sul fatto che il titolo sia stato conquistato sportivamente. Reuters riporta una sua frase molto netta: “No doubt we are African champions”. La stessa linea è stata rilanciata anche da Idrissa Gueye, altro senatore del gruppo, mentre la federazione ha continuato a presentare pubblicamente la squadra sotto il segno dei “Champions of Africa”.

Festa confermata e trofeo in mostra, mentre il TAS prepara il procedimento

Nel frattempo, il Senegal ha confermato la volontà di celebrare comunque il trofeo davanti ai propri tifosi, trasformando la gara con il Perù in un evento ad alta carica simbolica. Secondo Reuters ed ESPN, la federazione prevede di presentare la coppa allo Stade de France, scelta che inevitabilmente alimenta ancora di più lo scontro politico e sportivo con CAF e Marocco. Sul piano legale, però, la partita è appena cominciata: il TAS ha registrato l’appello del Senegal e nominerà un collegio arbitrale per definire il calendario del procedimento. Fino ad allora, a Dakar il messaggio resta uno solo: il titolo, per il Senegal, non è stato perso.

Serie A, la classifica dei cartellini: Cagliari maglia nera, Juventus la più corretta!

Serie A, la classifica dei cartellini: Cagliari maglia nera, Juventus la più corretta! Ecco le squadre più sanzionate del campionato

La Serie A si ferma per lasciare spazio alla Nazionale di Gennaro Gattuso, attesa dalla finale playoff contro la Bosnia per inseguire il Mondiale 2026, ma intanto il campionato consegna anche un quadro molto chiaro sul piano disciplinare. Secondo i dati rilanciati nelle ultime ore, la squadra più sanzionata del torneo è il Cagliari, che guida questa graduatoria con 72 cartellini complessivi, frutto di 70 ammonizioni e 2 espulsioni. Subito dietro c’è la Fiorentina con 69 provvedimenti, mentre al terzo posto si trovano Sassuolo e Verona, entrambe a quota 66. Si tratta di numeri che raccontano un campionato duro, intenso e sempre più condizionato anche dalla gestione dei diffidati in vista del rush finale.

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Lazio regina dei rossi, Inter unica senza espulsioni

Se si guarda nello specifico ai cartellini rossi, il primato negativo spetta alla Lazio, che fin qui ha raccolto 7 espulsioni, oltre a 50 gialli, confermandosi la squadra più spesso costretta a chiudere le proprie partite in inferiorità numerica. Dietro ai biancocelesti si piazza il Bologna con 5 rossi. All’estremo opposto c’è invece una vera anomalia: l’Inter di Cristian Chivu è l’unica squadra del campionato a non avere ancora subito nemmeno un’espulsione. Un dato molto significativo, soprattutto se si considera il livello di competitività della corsa scudetto e l’intensità delle gare giocate dai nerazzurri nel corso della stagione.

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Troilo recordman individuale, la Juve guida il fair play

Sul piano individuale, spicca il nome di Mariano Troilo, difensore centrale del Parma, che risulta l’unico calciatore della Serie A 2025/26 ad avere già subito due espulsioni. Nella classifica del fair play, invece, il volto migliore del campionato è quello della Juventus, squadra più disciplinata con appena 35 cartellini totali, davanti al Napoli che segue a quota 40. Con otto giornate ancora da giocare, il tema disciplinare può diventare decisivo tanto nella lotta salvezza quanto in quella per l’Europa e per il vertice. Diffide, squalifiche e gestione dei nervi saranno un fattore sempre più pesante da qui alla fine.

Joselu, addio Qatar: c’è la scelta dell’attaccante ex Real Madrid! Ecco dove andrà

Joselu, addio Qatar: c’è la scelta dell’attaccante ex Real Madrid! Ecco dove andrà a giocare dal prossimo anno. La rivelazione

Arrivano novità sul futuro di Joselu, attaccante spagnolo ex Real Madrid oggi in forza all’Al Gharafa. Secondo quanto rilanciato da Matteo Moretto e Fabrizio Romano, il centravanti avrebbe deciso di lasciare il club qatariota nella prossima finestra estiva.

Nuovo capitolo in arrivo per l’attaccante spagnolo

La scelta sarebbe quella di liberarsi e iniziare una nuova avventura, con i primi colloqui già avviati con altri club interessati al suo profilo. Al momento non sono ancora emersi dettagli sulla prossima destinazione.

Contratto in scadenza e scenario di mercato aperto

Il contesto contrattuale rende credibile questo scenario: Reuters aveva riferito nel 2024 che Joselu aveva firmato con l’Al Gharafa un contratto biennale. Ora, quindi, l’uscita a fine stagione si inserisce in una situazione di mercato pienamente aperta.

PAROLE – «🚨🇪🇸 Joselu ha deciso di lasciare l’Al Gharafa a parametro zero e di unirsi a un nuovo club nella finestra di mercato estiva.
Sono iniziati i colloqui con nuovi club per aprire un nuovo capitolo della sua carriera.
Decisione presa per l’ex giocatore del Real Madrid.
».

Conferenza stampa Dimarco: «Esultanza? Non volevo mancare di rispetto, la ripresa tv poco rispettosa! Ho parlato con Dzeko, su Pio Esposito…»

Conferenza stampa Dimarco: le parole dell’esterno dell’Inter in vista di Bosnia Italia, finale dei playoff Mondiali di martedì sera

La conferenza stampa di Federico Dimarco: l’esterno dell’Inter si presenterà in sala stampa alle ore 13:30 per parlare della finale playoff per i Mondiali 2026 tra la Bosnia e l’Italia, e per spiegare il caso della sua esultanza per la vittoria della Bosnia ai rigori sul Galles, immortalata in un video.

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CASO ESULTANZA – «Ci tengo a dire che rispetto qualsiasi club e soprattutto qualsiasi nazionale. È stata una reazione istintiva, eravamo tra amici e stavamo vedendo dei rigori. Ho sentito anche Dzeko, un amico, gli ho fatto i complimenti. Ripeto, non ho mancato di rispetto a nessuno, né alla Bosnia né ai bosniaci; siamo tutti persone per bene. Arroganti? C’è poco da esserlo, manchiamo da due Mondiali e non avrebbe alcun senso esserlo. E mi è dispiaciuto, e penso sia stato poco rispettoso, essere stato ripreso in un contesto dove c’erano amici, famiglie e pure bambini».

SUL PESO DELLA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI – «Vogliamo assolutamente la qualificazione al Mondiale, siamo un gruppo che sta bene insieme»

A COSA BISOGNA PRESTARE ATTENZIONE CONTRO LA BOSNIA? – «Dobbiamo essere forti mentalmente, soprattutto. Se siamo forti di testa porteremo a casa il risultato».

COSA TEMIAMO? CONTANO PIU’ LE GAMBE O LA TESTA? – «La testa comanda le gambe, sappiamo che ci attende una sfida contro una squadra molto forte. Affrontiamo una squadra con diversi giocatori del nostro campionato, bisognerà essere bravi sotto ogni punto di vista».

LA SFIDA CON DEDIC SULLA FASCIA – «L’ho affrontato anche in Champions quando giocava al Salisburgo, alla fine i giocatori forti si difendono di squadra».

DIFFERENZA TRA IRLANDA DEL NORD E BOSNIA? PROBLEMA NEI PRIMI TEMPI? – «Non lo so, sono due nazionali forti che ti possono mettere in difficoltà in maniera diversa. La Bosnia ha giocatori più esperti e talenti che stanno facendo bene. Primo e secondo tempo? Non so dare una spiegazione, ogni partita è una gara a sé».

COME STO E COME STA PIO ESPOSITO – «Sto facendo una bella stagione, ma come ho detto sempre i risultati personali mi interessano poco. Importanti sono i risultati, altrimenti sono numeri fini a sé stessi. Pio se è in questo gruppo è perché lo merita, poi è il mister a dover decidere se giocherà o meno».

IL MIO RAPPORTO CON DZEKO – «E’ una grandissima persona, per farlo contento devi fargli gli assist. L’ho incontrato anche questa estate in vacanza, è una persona che conosco bene».

CHE CONSIGLI STO DANDO A PIO? – «Pio è un ragazzo davvero speciale, anche per la sua età è già avanti con la testa. Fai fatica davvero ad arrabbiarti con lui, ci mette sempre il 100% in partita e allenamento. Questo dimostra la sua crescita in questi 6-7 mesi. Ci sono pochi consigli da dargli, anche perché è inutile mettergli addosso ulteriore pressione».

SE COME GRUPPO INTER CI SIAMO CONFRONTATI SULLA CONDIZIONE FISICA? – «Nella stagione non si può essere sempre al 100%, l’importante è dare sempre il massimo. Se vai in campo e dai il 100% poi non hai nulla da recriminarti e alla fine puoi essere contento».

LA QUALITA’ MAGGIORE DELL’ITALIA – «La forza mentale. Dopo un primo tempo un po’ contratto e l’occasione sbagliata da Retegui non ci siamo scoraggiati. Puoi iniziare a vedere i fantasmi e invece siamo rimasti lì, l’abbiamo sbloccata e poi chiusa con Moise. Siamo rimasti sul pezzo per tutti i 90 minuti».

Bruno, da eroe del calcio a killer: il caso dell’omicidio di Eliza Samudio

Bruno, da eroe del calcio a killer: il caso Eliza Samudio. La prima puntata del podcast originale di CalcioNews24 “Il lato oscuro del calcio”

CalcioNews24 presenta la prima puntata del podcast originale Il lato oscuro del calcio. Questo format esplora le vicende più drammatiche e oscure avvenute lontano dal campo.

Il primo episodio ricostruisce il tragico omicidio di Eliza Samudio. Il colpevole principale della vicenda è Bruno, ex portiere del Flamengo, condannato in via definitiva come spietato mandante dell’assassinio della compagna.

Un’accurata indagine giornalistica per svelare i retroscena di un delitto che ha sconvolto tutti.

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IL LATO OSCURO DEL CALCIO: IL CASO DI ELIZA SAMUDIO

Chiudete gli occhi e immaginate il boato di uno stadio gremito. Settantamila persone che urlano il tuo nomee e ti venerano. Diamo per scontato che chi indossa la fascia da capitano sia un eroe, un modello da seguire. Ma vi siete mai chiesti cosa succede quando, dietro la maschera dell’idolo, si nasconde la mente di un brutale assassino?

Questa è la storia di quando il calcio incontra il suo lato più nero. Un caso che ha squarciato l’anima del Brasile: l’omicidio di Eliza Samudio.

Siamo nel 2010. Bruno è sul tetto del mondo. È il portiere e il carismatico capitano del Flamengo, la squadra con la tifoseria più imponente del Sudamerica. È a un passo dall’indossare la maglia della Nazionale ai Mondiali. È ricco, potente e intoccabile. Ma c’è una crepa in questa vita perfetta, che rischia di far crollare il suo impero: Eliza Samudio.

Eliza ha 25 anni, è una modella. L’anno prima ha avuto una relazione con Bruno ed è rimasta incinta. Lui, uomo sposato e all’apice della fama, le intima di abortire. Ma Eliza dice no. Sceglie di portare a termine la gravidanza, dà alla luce il piccolo Bruninho e inizia una battaglia per il riconoscimento e il mantenimento. Per un uomo come Bruno, abituato ad avere il mondo ai suoi piedi, questo è un affronto. È una minaccia al suo conto in banca e alla sua immagine pubblica. E decide di risolvere la questione in modo definitivo.

Nel giugno del 2010, con la finta promessa di voler trovare un accordo pacifico, Eliza viene attirata nella tenuta del portiere e da quel momento, di lei non resta che un’eco nel vuoto.

Quando la polizia inizia a indagare, scoperchia un abisso di orrore che supera la più macabra delle sceneggiature. Le confessioni rivelano che Eliza viene sequestrata dal braccio destro di Bruno, e consegnata a un ex poliziotto riconvertito a spietato sicario. Eliza viene strangolata. Ma ucciderla non bastava. Bisognava cancellarla. Il suo corpo viene fatto a pezzi: in parte dato in pasto ai cani del sicario, in parte sepolto sotto una colata di cemento. Di lei non verrà mai più ritrovato nulla. Il piccolo Bruninho, di soli 4 mesi, viene ritrovato vivo in una baraccopoli, abbandonato a dei conoscenti dei criminali.

E qui, la storia prende una piega ancora più inquietante. Perché in un mondo normale, l’opinione pubblica si sarebbe stretta attorno alla vittima. Ma questo non è un mondo normale: è il mondo del calcio malato.
Mentre emergevano i dettagli raccapriccianti del delitto, una parte enorme del Paese, dei media e dei tifosi iniziò a processare… Eliza. La macchina del fango si mise in moto per proteggere il campione. Lei venne etichettata come un’arrampicatrice sociale che voleva rovinare la carriera di un bravo ragazzo. Fuori dai tribunali, c’erano tifosi con la maglia del Flamengo che intonavano cori per Bruno, sminuendo l’omicidio come se fosse stato solo un “banale errore” causato da una donna avida. Una misoginia spaventosa, usata per condizionare il processo.

Ma questa volta il tifo non ha fermato la legge. Nel marzo del 2013 Bruno viene condannato a 22 anni e 3 mesi di carcere come mandante, per sequestro di persona e occultamento di cadavere. I suoi complici subiscono pene altrettanto severe. Nessun corpo ritrovato, ma testimonianze e tracce bastarono per far crollare il mito. O almeno, così sembrava.

Perché la giustizia, a volte, ha tempi e modi che lasciano l’amaro in bocca perchè il fischio finale non è stato definitivo. Nel luglio del 2019, dopo aver scontato meno di metà della pena, Bruno ha ottenuto il regime di semilibertà. Dal gennaio del 2023, gli è stata concessa la libertà condizionale. Oggi, Bruno è un uomo libero.

Non solo: negli anni successivi alla condanna, ha tentato più volte di tornare a giocare nelle serie minori. E la cosa più agghiacciante è che ci sono state società disposte a ingaggiarlo e tifosi pronti a chiedergli un autografo o un selfie con il sorriso sulle labbra.

Ma c’è un ultimo dettaglio in questa storia, un dettaglio che sa di giustizia poetica. Il piccolo Bruninho, il figlio che Bruno voleva cancellare dal mondo, oggi è un adolescente. È cresciuto con la nonna materna e ha una grande passione. Gioca a calcio. Fa il portiere, Bruninho difende la rete, onorando il nome di sua madre e portando sulle spalle il suo cognome.

Bruno pensava di aver eliminato il suo problema, credeva che il suo pubblico lo avrebbe assolto per sempre. Ma oggi, mentre lui cerca disperatamente di ricostruire un’immagine a brandelli, l’eredità di Eliza vive e lotta proprio su quel campo da calcio che lui credeva di dominare.

Italia, la cena dopo la vittoria con l’Irlanda del Nord: ma occhio al possibile indizio in ottica calciomercato per l’Inter – FOTO

Italia, la cena dopo la vittoria con l’Irlanda del Nord: ma occhio all’indizio in ottica calciomercato per l’Inter. Questi i calciatori presenti

L’Italia si avvicina alla finale playoff per il Mondiale 2026 in un clima più sereno dopo il 2-0 contro l’Irlanda del Nord, ma nelle ultime ore a far discutere non è stato solo il campo. Alcune immagini circolate sui social e riprese dalla stampa sportiva hanno infatti mostrato diversi azzurri a cena al ristorante “Da Tullio” a Montebeni, sulle colline di Fiesole, in un momento di relax utile per compattare ulteriormente il gruppo prima della sfida di martedì contro la Bosnia ed Erzegovina. Tra i presenti c’erano Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, Nicolò Barella, centrocampista nerazzurro, Pio Esposito, giovane attaccante dell’Inter, Federico Dimarco, esterno sinistro interista, e Manuel Locatelli, regista della Juventus. La presenza del locale e della serata conviviale è stata confermata da alcuni contenuti social.

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Vicario a tavola con il gruppo, l’Inter osserva e il mercato si accende

A rendere la cena ancora più chiacchierata è stata soprattutto la presenza di Guglielmo Vicario, portiere del Tottenham e della Nazionale italiana, il cui nome viene da giorni accostato con insistenza all’Inter in chiave futura. La foto del portiere insieme al gruppo a forte trazione nerazzurra ha inevitabilmente alimentato i rumors di mercato, anche perché diverse fonti sportive italiane avevano già riferito dell’interesse concreto del club milanese per lui in ottica post-Sommer. Per seguire questa trattativa, il direttore sportivo Piero Ausilio si era mosso a Londra per approfondire il dossier, col Tottenham che valuterebbe l’estremo difensore tra i 15 e i 20 milioni di euro.

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Tra relax e mercato, gli azzurri restano concentrati sulla finale di Zenica

Il contesto, però, resta quello di una nazionale concentrata soprattutto sull’obiettivo sportivo. Martedì sera l’Italia di Gennaro Gattuso si giocherà a Zenica contro la Bosnia l’accesso al Mondiale 2026, e la cena in Toscana va letta prima di tutto come un momento di distensione all’interno di un gruppo che, dopo la vittoria di Bergamo, ha ritrovato entusiasmo e compattezza. Il mercato, come spesso accade, si insinua anche nei dettagli fuori dal campo, ma per il momento il tema principale resta la finale playoff. La foto con Vicario ha acceso la fantasia, non chiuso un affare.

Icardi Galatasaray, pace fatta? C’è l’accordo sulla questione legata ai ritardi nei pagamenti per i diritti d’immagine

Icardi Galatasaray, pace fatta? Accordo tra club e calciatore sulla questione legata ai ritardi nei pagamenti per i diritti d’immagine: cos’è successo

Si sarebbe chiusa con un accordo la disputa tra Mauro Icardi, attaccante argentino del Galatasaray, e il club turco, nata attorno ai ritardi nei pagamenti legati ai diritti d’immagine. La ricostruzione, rilanciata dalla stampa turca (precisamente da Fanatik) e ripresa anche da testate in lingua inglese, parla di un contenzioso da circa 4 milioni di euro, esploso durante la sosta per le nazionali e poi rientrato dopo nuovi contatti tra le parti.

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Il club nega tensioni profonde, ma il caso ha fatto rumore

Nelle ultime ore, però, dal Galatasaray sono arrivate anche smentite pubbliche sul quadro più allarmistico della vicenda. Il segretario generale Eray Yazgan ha infatti negato che il club abbia pendenze aperte con il giocatore, sostenendo che i pagamenti siano stati effettuati e che alcune iniziative siano partite dall’entourage più che da Icardi stesso. Questo rende la vicenda meno lineare e impone prudenza nel trattarla come definitivamente chiarita in tutti i dettagli.

Resta il segnale di un rapporto da monitorare

Il dato più solido, ad oggi, è che il caso esiste a livello mediatico e che viene descritto come rientrato dalla stampa turca più recente. Resta comunque una vicenda che riaccende l’attenzione sul rapporto tra Icardi e il Galatasaray, già finito più volte sotto osservazione negli ultimi mesi.

De Bruyne interviene sul caso Lukaku: «A Napoli tutto viene amplificato…»

De Bruyne, dal ritiro del Belgio, è intervenuto così a proposito del caso Lukaku. Queste le dichiarazioni del centrocampista belga

Direttamente dal ritiro della nazionale del Belgio negli Stati Uniti, Kevin De Bruyne ha affrontato apertamente i temi più caldi del momento in conferenza stampa. Il fuoriclasse si è soffermato a lungo sul momento particolarmente delicato che sta vivendo il suo compagno di squadra Romelu Lukaku con la maglia del Napoli. Da vero leader dello spogliatoio, il centrocampista ha offerto un’analisi lucida e puntuale, mettendo in luce le difficoltà ambientali e fisiche affrontate dall’attaccante in questa fase della stagione.

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Il peso dell’ambiente: le pressioni della piazza partenopea

La piazza calcistica campana vive lo sport con una passione viscerale, un fattore che a volte può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. De Bruyne, pur mantenendo il giusto distacco, ha inquadrato perfettamente il contesto in cui opera l’amico: A Napoli c’è sempre tanto rumore, tutto viene amplificato”.

Riguardo al periodo complicato del centravanti azzurro, il trequartista belga ha aggiunto un pensiero di grande supporto: Non conosco i dettagli, ma è chiaro che la situazione di Rom è complicata. Si è infortunato e non è stato al meglio. Spero che Romelu torni il prima possibile”.

Infortuni a confronto: la differenza nei percorsi di riabilitazione

Un tema cruciale toccato durante l’incontro con i media è stato quello della gestione degli infortuni. Entrambi i campioni sono reduci da lunghi stop, ma la strategia di recupero è stata diametralmente opposta. Sottolineando l’importanza di un iter medico coerente, De Bruyne ha tracciato un paragone netto: “Io ho fatto una riabilitazione completa in Belgio, lui metà ad Anversa e metà a Napoli. Quando ci sono due prospettive diverse, diventa difficile lavorare insieme. Non è l’ideale per essere al top”.

Il ritorno in campo, il Mondiale e la sfida agli USA

Mettendo da parte le questioni altrui, il talento belga ha poi rassicurato i tifosi sulla propria condizione fisica, dimostrando grande ottimismo per il rientro: Sto prendendo ritmo, ho già giocato più di quanto pensassi. Mi alleno con la squadra da quattro settimane e mi sento bene”.

A dispetto dell’età, non ha alcuna intenzione di fermare il suo percorso internazionale: Non penso di lasciare la nazionale dopo il Mondiale, finché starò bene continuerò. Infine, ha spostato il focus sull’imminente test amichevole che attende la squadra, avvertendo i compagni sulle insidie della nazionale a stelle e strisce: Abbiamo visto che giocano in modo aggressivo, vorranno dimostrare il loro valore. Parole da autentico trascinatore, pronto a indossare la fascia da capitano.

Sacchi 80 anni tra quattro giorni, Il Foglio lo celebra così: «Genio puro, un Michelangelo prestato alla panchina. Ha tracciato un solco profondo nel calcio»

Sacchi 80 anni da compiere tra quattro giorni, Il Foglio ha voluto celebrare così lo storico allenatore del Milan

Arrigo Sacchi taglierà il traguardo degli 80 anni in un momento temporalmente sospeso, esattamente all’indomani dello spareggio che deciderà il destino mondiale dell’Italia. Su Il Foglio in edicola oggi, Umberto Zapelloni lo festeggia in anticipo. Per un profeta e un visionario del pallone come lui, l’augurio è che questa celebrazione non venga inghiottita dal caos e dalla delusione di una clamorosa terza eliminazione consecutiva della Nazionale. Quella stessa maglia azzurra che l’uomo di Fusignano aveva portato a un passo dal paradiso, fermato soltanto dai maledetti calci di rigore che fanno ancora piangere Baggio, Baresi e Massaro.

Oggi, guardandosi alle spalle, Sacchi può contemplare il solco profondo tracciato nella storia di questo sport. Il suo approdo al Milan rappresentò uno spartiacque assoluto. Celebre è il monito che rivolse ai vertici societari all’alba di quella rivoluzione: «Prima di firmare il contratto con il Milan dissi a Berlusconi e Galliani: voi o siete dei geni o siete dei pazzi». Due anni dopo, la risposta era chiara: erano stati dei geni.

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L’incarico ricevuto da Berlusconi era titanico nella sua sfrontata semplicità: «Voglio che il Milan diventi la squadra più forte del mondo». A Sacchi, però, vincere non è mai bastato. Lui voleva imporre un’estetica, dominare l’avversario e riempire gli occhi di chi guardava. Un genio puro, paragonabile a un Michelangelo prestato alla panchina, capace di zittire i critici che gli rinfacciavano una modesta carriera da calciatore: «Non ho mai capito perché per allenare bisogna aver giocato. Non ho mai visto un fantino diventare cavallo».

Il suo dogma — vincere incantando — ha generato una stirpe di eredi, da Guardiola a Fàbregas. Un approccio totalmente antitetico al cinismo di Nereo Rocco, riassumibile nel suo più alto manifesto filosofico: «La vittoria è effimera, ciò che resta è l’idea di gioco».

Questa dedizione totalizzante alla fine lo ha logorato anzitempo, costringendolo a farsi da parte, pur restando consapevole del peso reale del suo mestiere: «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti». Oggi, le sue Coppe dei Campioni riposano nel museo rossonero, reliquie di un’era in cui l’Italia dominava il mondo, mentre oggi si esulta per una semplice qualificazione. Quelli di Sacchi rimarranno per sempre i migliori anni della nostra vita sportiva. Ora, al contrario delle sue ambizioni estetiche, a noi basterebbe “solo” vincere.

Araujo nell’occhio del ciclone in Inghilterra dopo l’amichevole con l’Uruguay! L’intervento su Foden ha scatenato l’ira di tifosi, media e giocatori: la ricostruzione della vicenda

Araujo criticato duramente in Inghilterra dopo l’amichevole con l’Uruguay! L’intervento su Foden ha scatenato tanta rabbia, cos’è successo

Il fatto che Ronald Araújo abbia disputato per intero l’amichevole tra Inghilterra e Uruguay (1-1) ha lasciato Wembley letteralmente esterrefatto. Al 50′ minuto, il difensore centrale uruguaiano è entrato in netto ritardo su un pallone vagante, rifilando un durissimo pestone sulla caviglia di Phil Foden. Un intervento che, solo per un miracolo e per i riflessi dell’inglese nell’evitarlo parzialmente, non si è trasformato in un infortunio gravissimo.

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Indignazione totale per la permissività arbitrale

• Furia in panchina. Il Ct inglese Thomas Tuchel è andato su tutte le furie a bordo campo, incredulo di fronte al fatto che un’azione così sconsiderata si fosse risolta con un semplice fallo, senza nemmeno un cartellino giallo. Per precauzione, il tecnico ha sostituito Foden pochi minuti dopo.
• La reazione dei giocatori. Il capitano Harry Maguire ha espresso tutta la sua frustrazione nel post-partita, lamentando pubblicamente come, a pochi mesi dal Mondiale, gli arbitri permettano un simile livello di violenza agonistica.
• Le critiche degli opinionisti. Voci autorevoli nel Regno Unito, come Ian Wright e Paul Robinson, hanno definito Araújo “totalmente fuori controllo”, sostenendo che l’uruguaiano abbia letteralmente “investito” l’attaccante del Manchester City.

L’incomprensibile gestione del VAR

L’indignazione britannica si è moltiplicata nei minuti di recupero. L’arbitro Sven Jablonski, che aveva omesso di rivedere il netto cartellino rosso per Araújo, si è invece recato al monitor del VAR per assegnare un dubbio calcio di rigore alla Celeste. Fede Valverde ha poi trasformato il penalty siglando il pareggio. Media e allenatori hanno duramente messo in discussione l’utilità della tecnologia se poi vengono ignorate espulsioni così evidenti, specialmente contro un Uruguay apparso decisamente troppo su di giri.

Araújo, indifferente alle polemiche in zona mista

Lontano dal fare mea culpa per il duro intervento, il difensore del Barcellona ha parlato con i media concentrandosi su altri aspetti:
• Il risultato. Ha valutato positivamente il pareggio e l’atteggiamento della squadra dopo una striscia negativa nelle ultime uscite.
• Preoccupazione in casa Barça. Ha lamentato profondamente l’infortunio subìto dal compagno Raphinha con il Brasile, accettando però con professionalità i rischi fisici legati alle soste per le Nazionali.
• L’avvertimento alla Spagna. Fedele all’intensa garra charrúa, ha scherzato su un possibile incrocio futuro contro la Roja: «Ho già detto loro di stare attenti, altrimenti bisognerà tirargli qualche calcione».

De Zerbi Tottenham, ambiente Spurs già contro il suo possibile approdo in panchina! Non gli hanno perdonato quelle dichiarazioni, retroscena importante

De Zerbi Tottenham, il mondo Spurs si mobilita contro il possibile approdo in panchina del tecnico italiano. Svelato il motivo

Il Tottenham sprofonda in una gravissima crisi sportiva e ambientale. Senza ancora una singola vittoria in Premier League in questo disastroso inizio di 2026 e fermi a un solo punto dalla zona retrocessione dopo la pesante sconfitta interna per 3-0 contro il Nottingham Forest, l’avventura di Igor Tudor sulla panchina degli Spurs sembra già arrivata al capolinea dopo appena sei settimane.

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Per tentare di raddrizzare la stagione, la dirigenza londinese ha individuato in Roberto De Zerbi, già apprezzato in Inghilterra alla guida del Brighton, il candidato ideale. Tuttavia, questa possibile scelta ha scatenato un’immediata e durissima sollevazione popolare. Ecco cosa ha scritto The Mirror.

La campagna “No to Roberto De Zerbi”

Tre importanti gruppi di tifosi si sono compattati contro l’allenatore italiano. Il motivo del rifiuto non riguarda l’aspetto tattico, ma una forte divergenza etica legata alle recenti dichiarazioni pubbliche di De Zerbi in difesa di Mason Greenwood, da lui allenato al Marsiglia. L’ex talento del Manchester United era stato arrestato in passato con pesanti accuse di stupro, aggressione e comportamento coercitivo (accuse poi ritirate). Al suo arrivo in Francia, De Zerbi lo aveva difeso definendolo un “bravo ragazzo” che aveva pagato un “caro prezzo“, sostenendo di conoscere “una persona totalmente diversa da quella descritta”.

La ferma condanna dei gruppi organizzati

Le parole del tecnico sono state percepite dai tifosi londinesi come un inaccettabile giustificazione delle accuse, portando alla diramazione di un duro comunicato congiunto:
• Women of the Lane: «I club dimostrano i propri valori attraverso le decisioni che prendono. L’allenatore detta la linea su ciò che è tollerato e su come le persone vengono trattate. Questa non è una nomina che il Tottenham dovrebbe fare: introduce un rischio culturale inutile, del tutto incompatibile con il nostro impegno per il rispetto, la sicurezza e l’inclusione».
• Proud Lilywhites: «Quando qualcuno in una posizione di rilievo difende pubblicamente un giocatore come Greenwood, minimizzando la gravità dell’accaduto, la cosa ha un peso enorme, non solo per il fatto in sé ma per il pericoloso segnale che lancia all’esterno».
• Spurs Reach: «A prescindere dalle reali intenzioni, prese di posizione di questa natura rischiano di normalizzare atteggiamenti dannosi, sminuendo le dolorose esperienze dei sopravvissuti agli abusi nel mondo del calcio».

Emiliano Sala, svolta nel caso tra Cardiff City e Nantes: sentenza attesa lunedì. Cosa succederà a 7 anni dalla morte dell’argentino

Emiliano Sala, lunedì è attesa la sentenza nel caso tra Cardiff City e Nantes. Cosa aspettarsi a 7 anni dalla morte dell’argentino

L’infinita battaglia legale che fa da triste strascico a una delle tragedie più dolorose del calcio moderno sta per giungere a uno snodo cruciale. A sette anni dalla scomparsa dell’attaccante argentino Emiliano Sala, il Tribunale Commerciale di Nantes si appresta a emettere la sua attesissima sentenza questo lunedì. Al centro del dibattimento c’è la complessa disputa finanziaria tra il Cardiff City e l’FC Nantes. Mundo Deportivo oggi ricostruisce l’intera vicenda.

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La tragedia del 2019

Il dramma si consumò nel gennaio del 2019, quando l’aereo privato su cui viaggiava il ventottenne Sala precipitò tragicamente nelle acque del Canale della Manica. L’attaccante era in volo verso il Galles per unirsi al Cardiff City, club che ne aveva appena formalizzato l’acquisto dal Nantes per una cifra vicina ai 17 milioni di euro. Sala, purtroppo, non ebbe mai l’opportunità di indossare la maglia della sua nuova squadra.

La maxi-richiesta di risarcimento

Dal punto di vista puramente sportivo, il Tribunale di Arbitrato dello Sport (TAS) aveva già stabilito in passato che il trasferimento del giocatore era da considerarsi effettivo al momento dell’incidente. Tuttavia, la vertenza si è spostata in ambito civile ed economico: nel 2023, il Cardiff City ha intentato una causa chiedendo un massiccio risarcimento per la perdita di introiti e per gli ingenti danni subiti dalla società gallese a causa della morte del suo acquisto record.

Lo scontro sulle responsabilità

Le posizioni in aula sono diametralmente opposte.
• L’accusa del Cardiff. L’avvocato del club britannico, Olivier Loizon, punta il dito contro l’agente Willie McKay, sostenendo che abbia agito per conto del Nantes nell’organizzare il fatale volo. Secondo la tesi del Cardiff, McKay avrebbe agito con estrema negligenza e non poteva ignorare l’illegalità di quel viaggio. A prescindere dal guasto tecnico, sostengono, Sala non avrebbe mai dovuto trovarsi a bordo di quel velivolo.
• La difesa del Nantes. Il club francese respinge fermamente ogni addebito organizzativo. I suoi legali ricordano come l’unico soggetto penalmente condannato dai tribunali del Regno Unito sia stato David Henderson, l’organizzatore materiale del volo, ritenuto colpevole di aver ingaggiato un pilota privo delle necessarie qualifiche e autorizzazioni per il trasporto passeggeri.

La decisione di lunedì potrebbe mettere un punto a questa dolorosa disputa milionaria, o aprire la strada a nuovi ricorsi.

Jashari gasa il Milan: «Sono qui per vincere, Allegri è un maestro per me. Vi svelo cosa mi disse Ibrahimovic al telefono»

Jashari, centrocampista del Milan, ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato dei suoi primi mesi in rossonero. Le dichiarazioni

Ardon Jashari, arrivato al Milan dal Bruges, si racconta a tutto tondo in un’intervista concessa a Il Foglio.

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IL CARATTERE «Molti non conoscendomi pensano che io sia arrogante, ma è esattamente l’opposto. Sono un professionista umile, molto concentrato a dare il massimo in campo per la squadra, ma anche un ragazzo di 23 anni che ama sorridere e stare in compagnia. In spogliatoio c’è un bellissimo clima con i miei compagni, gli allenamenti sono intensi ma non mancano momenti di svago, specie a pranzo con Modric e Pavlovic. Mangiano accanto a me, dovreste conoscerli…».

LA TRATTATIVA «Me lo ricordo bene quel periodo. Avevo terminato la stagione con il Bruges, avevamo vinto la Belgian Cup, ed ero tra i calciatori più forti in rosa. Il club non voleva assolutamente cedermi, la sua posizione era chiara nei miei confronti. Io parlavo ogni giorno con il mio agente, sapendo del forte interesse del Milan. Ero in vacanza a Ibiza, con la mia fidanzata, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare».

IL MILAN «Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi e questa cosa mi entusiasmava molto. Dall’altra avevo un rispetto enorme per il Bruges. Volevo solo trovare la soluzione migliore per entrambi. Certo, come fai a rifiutare un club così importante come il Milan».

COSA HA ACCELERATO L’ARRIVO A MILANO «Il lavoro di tutta la dirigenza, circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto. Ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida».

GLI INIZI IN SVIZZERA «La mia carriera, specie nel settore giovanile, non è stata semplice. C’è stato anche un periodo, prima di diventare un calciatore professionista, in cui ho pensato che il calcio potesse diventare un semplice hobby. Giocavo nel Lucerna e nel frattempo avevo iniziato un praticantato in ambito commerciale. Mi piaceva, avevo il mio ufficio e i miei colleghi erano simpatici, ma il destino aveva scelto altro per me. Dopo pochi mesi in squadra abbiamo cambiato allenatore e la mia vita si è trasformata».

ALLEGRI «Lui è un maestro per me, cerco di imparare moltissimo. Ha grande esperienza. Mi parla spesso, dice di inserirmi di più, di giocare con intensità e di andare anche al tiro se abbiamo l’occasione. Mi sprona a migliorarmi anche in allenamento, anche perché nel corso degli ultimi anni la mia posizione in campo è molto cambiata».

IL PARAGONE CON PIRLO «È vero, da trequartista a regista. Pirlo è stato il mio idolo da ragazzino. Mi ricordo le sue giocate, erano perfette. Lui e Redondo mi hanno ispirato molto, giocavano con una serenità e una lucidità in campo impressionante. Sapevano dettare i tempi del gioco in qualsiasi momento».

IL PRE-PARTITA «Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto. E poi ogni volta che indossi la maglia rossonera l’adrenalina sale».

IL MITO MESSI «Io quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e pensai che se mai fossi stato un calciatore avrei voluto lo stesso numero. Per la verità in quel periodo sapevo poco. Difensore, centrocampista o attaccante era la stessa cosa, volevo solo il pallone e divertirmi. Diversi anni dopo quando iniziai tra i professionisti in Svizzera mi dissero che avrei potuto scegliere il mio numero preferito ma solo dopo il 20, quindi chiesi il 30 con orgoglio».

IL NUMERO 30 «È stata una delle prime richieste, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato».

LE LEZIONI DI ITALIANO «L’italiano lo sto studiando ogni settimana, mi impegno molto. Sto prendendo lezioni insieme a Füllkrug. Detto tra noi io sono più bravo, ma diamo entrambi il massimo, come in campo».

IL TEMPO LIBERO «Sono una persona molto calma e riflessiva. Mi piace passare il tempo libero con la mia famiglia, fare una cena fuori tutti insieme, il cibo italiano è molto buono. Mangio di tutto, pasta e riso nello specifico, anche se non ho un piatto preferito. Scelgo la moda alla cucina a dire la verità».

L’OUTFIT IDEALE «Mi vesto casual ma elegante. Mi piace apparire ordinato, con qualche colore acceso. In Italia ci sono moltissimi brand di alto livello, trovi sempre la soluzione ideale per ogni occasione».

GLI OBIETTIVI COL MILAN «Sono qui per vincere. Per me, per la squadra, per i tifosi. Voglio dare il massimo ogni giorno, con entusiasmo e professionalità. Mi auguro di vestire questa maglia ancora per tanti anni. Adesso però dobbiamo pensare partita dopo partita, il nostro obiettivo è tornare in Champions League tra le squadre più importanti di Europa. Sappiamo che dobbiamo lavorare duro, ma questo non ci spaventa».

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