Pagina 345 – Calcio News 24

Sampdoria, Cagni bacchetta: «Ha cambiato 63 giocatori in tre anni e tanti allenatori, non può funzionare così!»

Sampdoria, Gigi Cagni ha mosso questa critica nei confronti della società blucerchiata. Ecco le parole dell’allenatore

Intervistato in esclusiva da Sampnews24, Gigi Cagni ha inquadrato così la situazione in casa Sampdoria ma non solo.

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Cosa ne pensi della situazione attuale della Sampdoria? Qual è il grosso problema evidenziato in questi anni dalla squadra blucerchiata?

SAMPDORIA – «Faccio fatica a stare dietro a tutti i cambiamenti in casa della Sampdoria, perché se vado a vedere hanno cambiato, in tre anni, lo leggevo oggi, 63 giocatori, questo è stato il movimento più il movimento degli allenatori 4-5, non mi ricordo bene, sono partiti da Pirlo, poi Sottil, Semplici, Evani, Lombardo, Donati… non so quanti allenatori hanno cambiato, quindi io faccio fatica a stargli dietro, per quelli che sono i miei principi, e capire chi si muove in questo modo, poi capisco perché non funziona e non può funzionare così».

LA STRADA GIUSTA – «Io spero che la Samp trovi la strada giusta, che è quella poi della conoscenza, della razionalità, il calcio non è una cosa che uno inventa, non si inventa niente, almeno per quanto mi riguarda, dicono che siamo vecchi, ma sembra che il moderno non funzioni moltissimo. Non entro in merito perché è difficile giudicare la squadra tecnicamente, tatticamente, se nel giro di qualche mese hanno cambiato 8 o 9 giocatori, non so dire bene perché leggevo e tutti i giorni c’era qualcosa che cambiava, al di là dei 9 portieri, anche questo è un dato».

A questo proposito, cosa ne pensi del calcio moderno e dell’esempio proposto ora da Fabregas in Serie A? E prenderesti lui come esempio?

FABREGAS – «Sì, è una cosa molto interessante. Puoi pensare che sia il calcio moderno sia quello di oggi e non quello di prima. Ma a proposito di calcio moderno, ci sono molti che parlano di Fabregas come emblema principale in Serie A. Che bella questa cosa. Adesso tutti si puliscono la bocca con Fabregas, dopo sette anni di rotture, adesso arriva Fabregas e adesso fanno pensare che lo spagnolo abbia rinnovato il calcio, no? Fabregas fa il calcio che si faceva una volta, mettendo davanti la qualità tecnica come prima cosa, poi la condizione fisica e ha scelto tutti i giovani che corrono per tutta la partita. E poi la tattica anche. Se dai in mano a Fabregas l’Inter, o la Juve, o il Milan, o il Napoli, per vincere lo Scudetto, stai tranquillo che non fa quello che sta facendo adesso. Non se lo può permettere. Perché cambia tutta la visione di quello che è il tuo lavoro. Lui adesso se lo può permettere, intelligentemente, scegliendo solo la qualità, rischiando, anche se perde, non succede niente. Nel momento in cui tu alleni una squadra per vincere lo Scudetto, poi cambia tutto. Perché devi vincere lo Scudetto, poi non gliene frega nessuno se giochi bene o giochi male».

CORSA EUROPEA – «Per esempio la Lazio è una squadra che si è snaturata tantissimo e quindi potrebbe aver perso il suo posto.»

Chi vedi come favorito per la corsa scudetto e per la corsa alle coppe europee?

SCUDETTO – «Lo scudetto a oggi se devo vedere qui c’è un discorso che è legato a quello che ho detto prima. Se io metto davanti tecnica individuale, condizione psicofisica e poi metto la tattica, l’Inter nella condizione che ho detto delle due doti principali le ha tutte. A differenza delle altre che la Juventus sta arrivando adesso, il Milan è in costruzione, il Napoli ha avuto un’annata pazzesca, l’Inter oggi ha la rosa migliore per poter vincere uno scudetto. Non l’ha ancora vinto, perché la stagione è lunga, però quasi tutti i giocatori sempre nelle condizioni giuste, anche se avrà delle coppe, poi viene l’estate, ritorna il caldo, diventa tutto un’altra roba, cambia il campionato, e il campionato si vince e si perde nelle ultime dieci partite.»

NAPOLI – «Quindi verrà a vedere, a oggi, come è messa la situazione, quello che vedo peggio è il Napoli. Sicuramente non lo vedo fuori dalla Champions, però se non recupera dei giocatori alla svelta diventa difficile. Sai, se tu hai una squadra che ti mancano otto titolari, sette, otto, sei, roba di questo tipo a seconda delle partite negli ultimi due mesi, diventa dura eh, a raggiungere degli obiettivi importanti.»

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CAGNI A SAMPNEWS24

Mercato Milan: deciso il futuro di Bartesaghi. Rinnovo o no? Svelato il piano del club rossonero per il terzino classe 2005

Mercato Milan: è stato deciso il futuro di Bartesaghi. Ci sarà o no il rinnovo di contratto? Ecco il piano della dirigenza per il terzino classe 2005

Il piano di consolidamento del Milan prosegue a ritmi serrati. Dopo aver archiviato con successo la pratica relativa al rinnovo di Mike Maignan, la dirigenza di via Aldo Rossi ha spostato il mirino sul prossimo tassello fondamentale per il futuro del club: Davide Bartesaghi. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna di Tuttosport, il club è pronto a mettere nero su bianco il prolungamento contrattuale del giovane esterno, un segnale forte che certifica la sua esplosione definitiva e il suo nuovo status all’interno della rosa.

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Dalla Primavera alla titolarità: l’ascesa di Bartesaghi

La storia di Bartesaghi è quella che ogni tifoso sogna: prodotto del vivaio rossonero, il classe 2005 ha scalato le gerarchie con pazienza e lavoro, fino a diventare, in questa stagione, il padrone indiscusso della fascia sinistra. Bartesaghi ha saputo cogliere le opportunità, trasformandosi da promessa della Primavera a titolare inamovibile della prima squadra, convincendo staff tecnico e tifosi.

Le cifre dell’accordo: stipendio triplicato

La proposta sul tavolo è di quelle importanti, volte a riconoscere il valore tecnico acquisito dal ragazzo. Il Milan ha pronto un contratto a lungo termine con scadenza fissata al 30 giugno 2031. L’adeguamento economico sarà sostanziale: l’ingaggio attuale di circa 600.000 euro verrà triplicato, portando lo stipendio a sfiorare i 2 milioni di euro annui (bonus compresi). Un investimento che premia la crescita del ragazzo e lo pone al centro del progetto tecnico per il prossimo lustro.

L’ombra della Premier League: Arsenal in agguato

La fretta del Milan non è casuale, ma dettata dal mercato. Le prestazioni di Bartesaghi hanno infatti varcato i confini nazionali, attirando le attenzioni dei top club europei, in particolare dalla Premier League. L’Arsenal, da sempre attento ai giovani talenti internazionali, aveva messo gli occhi sul terzino italiano, effettuando sondaggi esplorativi. La dirigenza rossonera ha quindi deciso di anticipare i tempi: la firma sul rinnovo serve ad alzare un muro invalicabile attorno al giocatore, spegnendo sul nascere qualsiasi velleità inglese e blindando un patrimonio tecnico ed economico del club.

Orsi sicuro: «Scelta giusta del Cagliari di puntare su Pisacane. McKennie è il McTominay della Juve, momento drammatico per la Lazio. L’Inter e il Milan…»

Orsi ha rilasciato un’intervista esclusiva a Cagliarinews24, toccando le tematiche relative a diversi club di Serie A. Ecco cosa ha detto

Intervistato in esclusiva da Cagliarinews24, Fernando Orsi ha inquadrato così il momento di diverse squadre di Serie A.

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Il Cagliari è reduce da tre vittorie consecutive ottenute con Juve, Fiorentina ed Hellas Verona, conferma un ottimo stato di forma e anche sprazzi di buon gioco. Come valuta la formazione rossoblù e l’operato di Fabio Pisacane?

«Il Cagliari ha cominciato la stagione pensando di poter fare un campionato improntato ad una salvezza tranquilla, rischiando anche con un allenatore giovane. Però si tratta di un rischio calcolato perché Pisacane lo avevano visto lavorare in Primavera, facendo benissimo e vincendo la Coppa Italia di categoria. Quindi Giulini ha fatto questa scelta e, fino ad oggi, si è rivelata giusta, perché la squadra ha 28 punti, ha una sua identità e l’allenatore è molto duttile. A seconda delle partite schiera la linea a 3 o 4 in difesa, una punta sola coadiuvata da due trequartisti dietro, oppure tre centrocampisti e due attaccanti esterni. Figurati che ho fatto la telecronaca di Cagliari-Verona, dopo un quarto d’ora di sofferenza i rossoblù sono venuti fuori, disputando una partita in discesa e realizzando quattro gol con autorità e personalità. Inoltre il Cagliari sta avendo il merito di valorizzare un tecnico al primo anno di Serie A e dei giocatori giovani che possono essere anche il futuro di questa squadra».

Adesso analizziamo un po’ la situazione d’alta classifica a partire dall’Inter capolista. Dopo l’addio di Inzaghi è stato chiamato Cristian Chivu, che sta facendo bene puntando anche sui giovani. Cosa ne pensa della formazione nerazzurra?

«Sembra da dieci anni che Chivu allena l’Inter, per come si pone, per com’è entrato in seno a questa squadra reduce dalla scorsa stagione, caratterizzata dalle due grandi delusioni tra finale di Champions League e lotta scudetto. Si presumeva che dovesse ricostruire mentalmente la rosa, invece è entrato in punta di piedi ma soprattutto con idee, con tranquillità e calma, quindi i risultati si vedono. L’Inter ha lasciato per 9/11 la stessa squadra dell’anno scorso. Poi si è fatto male Dumfries, ha preso giocatori come Sucic, Luis Henrique, ma anche calciatori d’esperienza come Akanji, che sta dando una grossa mano. Il tecnico sta facendo un buon lavoro, considerato che si tratta pur sempre di un esordiente almeno nelle grandi squadre».

Passiamo adesso dall’altra parte di Milano, sponda Milan. Allegri ha ricompattato il gruppo dopo il valzer di allenatori della scorsa stagione, dando identità ed equilibrio al gruppo. Cosa pensa del lavoro svolto dal tecnico livornese? I rossoneri possono ambire allo scudetto?

«Il lavoro che sta svolgendo Allegri è straordinario. Lo reputo tra i 4-5 allenatori d’Europa, è di una semplicità e di un pragmatismo incredibile. Non a caso ha vinto sei scudetti, è arrivato due volte in finale di Champions League, ha vinto anche Coppa Italia, la Supercoppa. E’ un allenatore che in questo momento al Milan serviva soprattutto per ricostruire una mentalità, quella che si era persa lo scorso anno. I risultati lo stanno dimostrando: mette i giocatori al proprio posto, e riesce a fare di necessità virtù perché ha avuto anche degli infortuni importanti, vedi Pulisic o Leao. Non so se potrà vincere lo scudetto, però, indubbiamente, se riesce ad arrivare tra le prime quattro in Champions League secondo me ha fatto un gran lavoro».

Capitolo Juventus. Dopo un inizio altalenante, fatto più di ombre che di luci, la Vecchia Signora ha trovato la svolta con Luciano Spalletti, capace di trasmettere armonia a un gruppo fino a qualche mese fa spento, ma soprattutto di rivitalizzare giocatori come McKennie, David e Locatelli su tutti. Quali sono le sue considerazioni e dove può arrivare la squadra bianconera?

«Beh Spalletti lo conosciamo tutti, è un gran bell’allenatore che a questa squadra serviva come il pane per darle un’identità tattica, cosa che forse prima aveva meno con Tudor perché non ha avuto il tempo di costruirla. Dopo le prime 3-4 partite di studio, il tecnico friulano ha rimesso in piedi una formazione che adesso gioca molto bene, e rivalutato giocatori che fino a poco tempo fa sembravano persi. Quando hai detto McKennie, lo statunitense è il McTominay del Napoli praticamente, è un giocatore indispensabile per diversi motivi: in primo luogo può ricoprire tantissimi ruoli; secondo, molto spesso ha risolto problemi anche in zona gol alla Juventus. Poi quella bianconera è una squadra che ha giocatori fondamentali come Yildiz, un Locatelli rigenerato. Sono proprio questi i valori aggiunti degli allenatori, ovvero quando riescono a tirare fuori il meglio da calciatori che sembravano prima anonimi. Locatelli e Thuram sembravano giocatori normali lì in mezzo, adesso invece sono diventati indispensabili, infatti Spalletti non li cambia mai».

Adesso scendiamo a Roma, in casa Lazio, squadra che conosce molto bene. La formazione biancoceleste sta vivendo una situazione davvero complessa dove le tensioni tra Lotito e i tifosi non accennano a placarsi. Qual è la sua disamina?

«Forse la storia della Lazio ha toccato un momento “drammatico”, sportivamente parlando. Quando c’è uno sciopero così grande dei tifosi, c’è un contenzioso con la proprietà che dura da tanto tempo ma adesso è sfociato veramente in una situazione al limite dell’insostenibile, diciamo che qualcuno si renda conto della questione e prenda una decisione, in un senso o nell’altro. Io sono convinto che la protesta dei tifosi continuerà in questo senso, quindi non si smuoveranno. Quale sarà il futuro non lo so, so soltanto che una decisione da chi comanda dev’essere presa, ripeto, in un senso o nell’altro: o qualcuno si fa da parte oppure si fa un mercato a luglio che consenta alla squadra di avere opportunità di lottare con le grandi. La storia della Lazio merita così come i tifosi che la seguono allo stadio».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CAGLIARINEWS24 A ORSI

Curva Fiesole, Firenze e la Fiorentina: come una curva è diventata il simbolo di un’intera città

Nel cuore dello stadio Artemio Franchi, la Curva Fiesole rappresenta da oltre cinquant’anni l’anima viola di Firenze. Nata negli anni Sessanta grazie al Viola Club Vieusseux e al gruppo 7Bello, questa tribuna è diventata il punto di riferimento per generazioni di tifosi che hanno scritto pagine indimenticabili della storia calcistica fiorentina.

La Curva non è soltanto una porzione di spalti. È identità collettiva, memoria storica e luogo dove il tifo organizzato ha costruito rituali e tradizioni che resistono al tempo. Oggi il suo nome battezza persino una struttura moderna del Viola Park, segno tangibile di un legame inscindibile tra passato e presente.

Il tifo moderno e le dinamiche digitali

Nel corso degli ultimi anni, il mondo del tifo ha subito trasformazioni profonde legate alla diffusione di piattaforme digitali e servizi online. Anche il rapporto tra tifosi e club si è evoluto, aprendo nuovi canali di interazione e creando spazi virtuali dove discutere di tattiche, mercato e risultati. In parallelo, il settore delle scommesse sportive ha visto una crescita esponenziale, con operatori che hanno rinnovato le proprie offerte per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più connesso. In questo contesto si sono affermati i nuovi siti scommesse che propongono interfacce semplificate, quote aggiornate in tempo reale e strumenti per seguire gli eventi dal vivo, cercando di attrarre utenti abituati a gestire tutto tramite smartphone e tablet.

Questi cambiamenti hanno influenzato il modo in cui i tifosi vivono le partite. Seguire la squadra non significa più soltanto essere presenti allo stadio, ma anche partecipare a discussioni online, analizzare statistiche e confrontare previsioni. Il tifo tradizionale convive con forme nuove di coinvolgimento, che mescolano passione spontanea e interesse verso dati e tendenze numeriche.

La Curva Fiesole rimane però un baluardo di autenticità. Lì dentro i cori non dipendono da algoritmi, le bandiere non vengono aggiornate con un click e l’emozione si trasmette attraverso il contatto diretto tra persone che condividono lo stesso spazio fisico. Questo contrasto tra dimensione digitale e rituale collettivo rende la Fiesole ancora più preziosa agli occhi di chi vive il calcio come esperienza comunitaria.

Le radici del movimento ultras viola

L’esplosione del tifo organizzato fiorentino risale al 1973, quando nacquero gli Ultras Viola. Da allora, la Curva Fiesole ha vissuto momenti di gloria e fasi di difficoltà, ma ha sempre mantenuto un ruolo centrale nell’ecosistema emotivo della Fiorentina. Il 2024 ha segnato il cinquantesimo anniversario del movimento ultras, celebrato con iniziative che hanno richiamato migliaia di tifosi.

Quella tribuna ha visto campioni e promesse, ha sostenuto la squadra nei momenti bui e ne ha celebrato i successi. La Fiesole è stata teatro di coreografie spettacolari, cori incessanti e di una passione che spesso ha travalicato i confini del calcio per diventare fenomeno sociale e culturale della città di Firenze.

Il legame tra curva e città è inscindibile. Firenze riconosce nella Fiesole uno specchio della propria fierezza, un luogo dove l’appartenenza si manifesta senza filtri. Per molti tifosi, frequentare quella tribuna significa entrare in una comunità che condivide valori, linguaggi e rituali tramandati di generazione in generazione.

Il Viola Park e la nuova Curva Fiesole

A Bagno a Ripoli sorge il Viola Park, complesso sportivo di duecentosessantamila metri quadrati dotato di dodici campi da gioco e strutture all’avanguardia. Tra queste spicca uno stadio da tremila posti che porta il nome storico della Curva Fiesole. La scelta non è casuale: rappresenta il riconoscimento ufficiale del valore simbolico che quella tribuna ha per la società viola.

Il Viola Park è pensato per ospitare le squadre giovanili, le formazioni femminili e la Primavera, ma soprattutto per creare uno spazio dove si possa coltivare l’identità viola anche lontano dal Franchi. La nuova Curva Fiesole diventa quindi luogo di formazione, dove i giovani imparano cosa significhi indossare la maglia gigliata e quali valori essa rappresenti.

Questa operazione testimonia la volontà della Fiorentina di integrare tradizione e innovazione. Da un lato si investe in infrastrutture moderne che facilitano la crescita tecnica dei calciatori, dall’altro si preserva la memoria di un luogo che ha fatto la storia del club. Il nome Fiesole diventa così ponte tra epoche diverse, garanzia di continuità in un calcio sempre più globale e standardizzato.

Per molti tifosi, vedere quello stadio nuovo portare il nome della loro curva significa sentirsi riconosciuti. È la conferma che la società non dimentica chi ha sostenuto la squadra nei momenti difficili e chi ha reso la Fiorentina qualcosa di più di un semplice club di calcio.

Una stagione difficile e il ruolo della curva

La stagione 2025-2026 ha riservato alla Fiorentina un avvio complicato. Ventesima in classifica con soli sei punti dopo le prime giornate, la squadra ha subito un crollo rispetto ai trentaquattro punti raccolti nello stesso periodo dell’anno precedente. La differenza di ventotto punti ha generato malcontento e interrogativi sulla gestione tecnica e dirigenziale del club.

In un contesto simile, la Curva Fiesole assume un ruolo ancora più delicato. Da sempre punto di riferimento nei momenti bui, quella tribuna diventa garante dell’identità viola quando tutto sembra vacillare. I tifosi della Fiesole non smettono di sostenere la squadra, ma pretendono chiarezza, impegno e rispetto dei valori che contraddistinguono il club.

La crisi sportiva mette a nudo fragilità strutturali e scelte discutibili. Tuttavia, proprio nei periodi di difficoltà emerge la forza del legame tra curva e squadra. La Fiesole rappresenta una voce critica ma leale, capace di esigere cambiamenti senza mai tradire la fede viola. Questo equilibrio tra sostegno e critica costruttiva è ciò che rende quella tribuna un patrimonio prezioso per la Fiorentina.

La storia insegna che i cicli negativi possono essere superati. La Fiorentina ha attraversato momenti ben più drammatici, arrivando persino a ripartire dalla Serie C2 dopo il fallimento del 2002. La curva ha sempre accompagnato la squadra, trasformandosi in pilastro emotivo attorno al quale ricostruire. Anche questa volta, la Fiesole si candida a essere motore di una rinascita che passa attraverso il recupero dei valori fondanti del club.

Squalifica Rodrygo: tegola per il Real Madrid verso i playoff di Champions League! La decisione è stata ufficializzata

Squalifica Rodrygo: è stata ufficializzata la decisione in vista dei playoff di Champions League. Cosa è stato deciso per il brasiliano del Real Madrid

La notizia che Alvaro Arbeloa e tutto l’ambiente del Real Madrid temevano è arrivata come una doccia fredda da Nyon. La UEFA ha usato la mano pesante nei confronti di Rodrygo Goes: l’attaccante brasiliano è stato squalificato per due giornate. Una sanzione che pesa come un macigno sulle ambizioni immediate dei Blancos, costretti ora a ridisegnare il proprio attacco in vista del momento più delicato della stagione internazionale.

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Il motivo della squalifica: insulti all’arbitro

Il provvedimento disciplinare scaturisce dall’episodio avvenuto durante l’ultima giornata della League Phase di Champions League, proprio contro il Benfica. Rodrygo aveva rimediato un cartellino rosso diretto che aveva lasciato la sua squadra in inferiorità numerica. Nel referto arbitrale, infatti, è stato riportato l’uso di un linguaggio ritenuto offensivo e ingiurioso nei confronti del direttore di gara. La Commissione Disciplinare non ha fatto sconti, applicando il regolamento alla lettera e infliggendo due turni di stop forzato.

Beffa del destino: niente playoff contro Mourinho

L’ironia della sorte vuole che il Real Madrid debba affrontare nei playoff proprio la stessa squadra contro cui è maturata l’espulsione: il Benfica. Rodrygo sarà dunque costretto a guardare dalla tribuna entrambe le sfide (andata e ritorno) contro la formazione lusitana guidata da José Mourinho. Lo “Special One” potrà così preparare la doppia sfida con un problema in meno.

Per il Real Madrid si tratta di un’assenza pesantissima: Rodrygo è un elemento fondamentale per scardinare le difese chiuse grazie alla sua rapidità e capacità di dialogo con i compagni di reparto. Ora la “Casa Blanca” dovrà fare appello alla profondità della sua rosa stellare per superare l’ostacolo portoghese e proseguire il cammino verso la coppa, ma dovrà farlo senza uno dei suoi “Mr. Champions League”.

Beppe Riso rivela: «Tonali alla Juve? È ancora presto… Ecco cosa è successo per Frattesi, su Giovane-Napoli vi dico questo»

Beppe Riso, noto agente, ha parlato di quanto successo a gennaio per quanto riguarda i suoi assistiti Tonali, Frattesi e Giovane. Le sue parole

Beppe Riso, noto e potente agente, è intervenuto a Tuttosport per raccontare quanto appena accaduto ai suoi assistiti nella finestra invernale di calciomercato.

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GIOVANE AL NAPOLI E NON ALLA JUVE – «Manna si è mosso prima degli altri e già dopo le prime giornate di campionato me l’aveva chiesto. I dirigenti del Napoli sono più veloci. Giovane trova un grandissimo allenatore come Conte, che lo farà crescere in una piazza pazzesca, l’ideale per esplodere».

FRATTESI – «La Lazio ci ha provato seriamente, ma per Frattesi si erano fatti avanti anche altre squadre dall’estero come il Nottingham Forest. Credo sia normale che Davide volesse giocare di più, un sentimento comune a tutti i giocatori importanti. L’Inter, però, non ha mai aperto a una cessione di Frattesi e devo dire che Davide è felice di essere rimasto: ora sta meglio e finalmente è al 100%, sono sicuro che avrà più spazio e farà bene. C’è un legame speciale tra Frattesi e l’Inter: diciamo che fanno fatica a fare a meno l’uno dell’altra».

TONALI – «lI Newcastle fa fatica a privarsi di Sandro e lui vuole portare il club in Champions. Questi discorsi di mercato si faranno più avanti. Vedremo come finirà la stagione e poi valuteremo il da farsi».

TONALI ALLA JUVE – «Non c’è una preferenza al momento. È ancora presto. Quello che diciamo oggi non vale domani: adesso il Newcastle non poteva privarsene e non era il caso di spostarsi, anche perché Sandro è molto legato al club. In estate valuteremo e decideremo cosa fare».

GIOVANI IN RAMPA DI LANCIO – «Alla Juve c’è Pipitò, un ragazzo del 2010 davvero forte. Sono però curioso di vedere Venturino alla Roma: Lorenzo vanta qualità importanti e con un allenatore come Gasperini può tirarle fuori pienamente».

Infortunati Roma, emergenza per Gasperini: sette giocatori a rischio per il Cagliari! Aggiornamenti importanti dall’infermeria

Infortunati Roma, sette giocatori sono a rischio verso il match di Serie A contro il Cagliari. Le ultime novità in casa giallorossa

Smaltire la delusione per la sconfitta di Udine e ripartire subito, anche se l’emergenza sembra non voler dare tregua. La Roma è tornata al lavoro sui campi del centro sportivo “Fulvio Bernardini” per preparare la delicata sfida della 24esima giornata di campionato contro il Cagliari. L’obiettivo è riscattare il passo falso del “Bluenergy Stadium”, ma le notizie che arrivano dall’infermeria, rilanciate da Sky Sport, costringono lo staff tecnico a fare i conti con una gestione delle risorse a dir poco complicata.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I “Big” a parte: ansia per la Joya e il bomber

La seduta odierna vede lavorare ancora a parte i pezzi da novanta della rosa, impegnati in un lavoro differenziato per gestire acciacchi e fatiche pregresse. Nel gruppo dei “gestiti” figura Manu Koné. Con lui anche Ferguson. Lavoro personalizzato, inoltre, sia per Artem Dovbyk sia per Paulo Dybala. La “Joya” resta sotto osservazione: la sua presenza contro i sardi è fondamentale, ma nessuno vuole rischiare ricadute.

Il bollettino medico: tre stop, preoccupa Vaz

Se per i primi quattro si tratta di gestione, per altri tre elementi sono arrivati stop di natura medica che complicano le rotazioni. La notizia peggiore riguarda Robinio Vaz: per il giocatore è stata evidenziata una lesione di primo grado al soleo della gamba sinistra. Un infortunio al polpaccio che richiederà cautela e tempi di recupero da valutare giorno per giorno. Fermo ai box anche Mario Hermoso. L’esperto difensore spagnolo ha rimediato una dolorosa contusione al piede che non gli ha permesso di allenarsi con i compagni. Infine, assente anche il giovane Venturino, fermato non da problemi muscolari ma da un attacco influenzale.

La Roma dovrà stringere i denti: contro il Cagliari servirà una prova di carattere, sperando di recuperare almeno i big in tempo per il fischio d’inizio.

Moviola Atalanta Juve, Graziano Cesari polemizza: «Il rigore per tocco di mano di Bremer è l’anti-calcio! Vi spiego»

Moviola Atalanta Juve, Graziano Cesari dagli studi di Mediaset ha commentato così l’episodio avvenuto nel match di Coppa Italia

Graziano Cesari, negli studi di Mediaset, ha analizzato così gli episodi da moviola relativi ad Atalanta Juve di Coppa Italia, terminata 3-0 per la Dea.

Il rigore per mano di Bremer

Sul mano di Bremer che ha scaturito il rigore della squadra di Palladino, Cesari ha parlato così: «Minuto 21:39, quando Bremer tocca il pallone con la mano, ma nessuno si accorge di nulla. Si continua. L’arbitro è in buona posizione, può anche giudicare ma addirittura il giocatore dell’Atalanta ritorna in campo normalissimamente. Poi viene fermato il gioco dopo un minuto e quindici dall’intervento del Var Abisso che dovrebbe in qualche modo aiutare in questo modo Fabbri».

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Nella sua analisi, non ci sono i presupposti regolamentari per la punibilità: «Perché ci sia calcio di rigore ci deve essere poca distanza ravvicinata, ci deve essere la mano verso il pallone e soprattutto un movimento innaturale del braccio che non sia giustificato dalla corsa o dal movimento del calciatore che in questo momento sta cercando di giocare. Il braccio non va mai verso il pallone, distanza ravvicinatissima e poi questo è un movimento quasi di stop nella corsa. Ti stoppi automaticamente, alzi il braccio per equilibrarti perché altrimenti succede come è successo a Di Lorenzo che è saltato con le braccia dietro. Scagioni Bremer? Assolutamente sì, questo è l’anti calcio».

Il rigore non assegnato per il contatto Cambiaso-De Roon

Polemiche anche sull’episodio in area atalantina al 58′, dove la Juventus ha chiesto un rigore per un intervento su Cambiaso di De Roon: «Questo è un altro episodio che arriva al minuto 58 e qui ci sono state le proteste invece della Juventus. Un pallone che arriva lungo in area di rigore su Cambiaso. Le braccia sono sicuramente sopra le spalle, dopodiché salta De Roon. L’impressione è che si tiri dietro Cambiaso. L’impressione è proprio che se lo tiri dietro poi è chiaro che qui il direttore di gara valuta l’intensità e l’entità Perché il Var non è intervenuto? Perché qui Fabbri ha la visuale chiarissima quindi è inevitabile che debba decidere lui. Però ha lasciato molti molti dubbi questa decisione. Ha entrambe le mani e soprattutto quando salta per ricadere indietro lo tira. Voto all’arbitro? 4,5».

Calciomercato Inter, Marotta tenta il clamoroso sgarbo alla Juventus! Non solo Vlahovic, vuol soffiare questo big bianconero a parametro zero

Calciomercato Inter, Marotta vuole soffiare questo big della Juventus a parametro zero in vista dell’estate. Cosa sta succedendo

È un vero e proprio giallo di mercato quello che sta agitando i sonni della Continassa in queste ore. Il futuro di Weston McKennie alla Juventus, che sembrava destinato a tingersi ancora di bianconero, è improvvisamente in bilico. Nonostante le rassicurazioni filtrate nelle scorse settimane, il rinnovo del centrocampista americano è appeso a un filo sottilissimo. Con il contratto in scadenza il 30 giugno 2026, il texano è tecnicamente già libero di accordarsi con un nuovo club a parametro zero in vista della prossima stagione.

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Il nodo commissioni e lo stallo

A svelare i retroscena della frenata è l’esperto di mercato Matteo Moretto. Secondo le indiscrezioni, la trattativa tra la dirigenza juventina e l’entourage del giocatore è attualmente congelata. Sebbene ci fosse un accordo di massima sull’ingaggio fisso, l’operazione si è incagliata sullo scoglio dei costi accessori e delle commissioni agli agenti. La Juventus non ha ancora alzato bandiera bianca e prepara un ultimo assalto, ma la distanza tra domanda e offerta resta significativa.

L’ombra dell’Inter e di Chivu

In questo scenario di incertezza si inserisce l’ipotesi più temuta dai tifosi bianconeri: il tradimento sportivo. L’Inter, da sempre maestra nel cogliere le opportunità a parametro zero, ha effettuato sondaggi concreti. Il club nerazzurro avrebbe chiesto informazioni per capire la fattibilità dell’operazione, con l’obiettivo di regalare a Cristian Chivu un elemento di esperienza internazionale, nel pieno della maturità agonistica e già rodato per la Serie A. Uno “scippo” ai rivali storici che accenderebbe il derby d’Italia anche sul mercato.

La tentazione MLS

Ma non c’è solo l’Inter. Sullo sfondo restano le sirene della patria. McKennie non ha mai nascosto il desiderio di chiudere la carriera o tornare da protagonista negli Stati Uniti. Le franchigie della MLS sono pronte a ricoprirlo d’oro per farne il volto copertina del calcio americano. Tra la fedeltà a Spalletti, la tentazione nerazzurra e il richiamo di casa, le prossime settimane saranno decisive: Weston resterà a Torino o si consumerà un addio clamoroso?

Napoli, è McTominay dipendenza! Contro il Genoa lo scozzese polverizza un traguardo da autentico stakanovista. Cosa succede

Napoli McTominay dipendente! Contro il Genoa il centrocampista scozzese taglia un traguardo da autentico stakanovista. Il motivo

Scott McTominay non conosce la parola riposo e si prepara a guidare ancora una volta il centrocampo del Napoli nella sfida contro il Genoa. Secondo il Corriere dello Sport, quello che scenderà in campo domani è un giocatore che sta ridefinendo il concetto di continuità: per lo scozzese sarà la quindicesima partita consecutiva da titolare in Serie A, la ventottesima “no stop” tra club e Nazionale, e la trentaquattresima presenza dall’inizio in stagione.

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Uno stakanovista da record in Europa

I dati incoronano l’ex Manchester United come l’indiscusso stakanovista della rosa. Con 2.801 minuti giocati, guarda tutti dall’alto della speciale classifica di rendimento, staccando compagni come Giovanni Di Lorenzo e Milinkovic-Savic. Allargando lo sguardo ai cinque maggiori campionati europei, la resistenza di McTominay è d’élite: solo Pierre-Emile Højbjerg, Szoboszlai e Enzo Fernández hanno macinato più chilometri di lui. Una risorsa imprescindibile per Antonio Conte, che non rinuncia mai al suo “motore” scozzese.

L’evoluzione tattica: da incursore a regista aggiunto

La forza di McTominay non sta solo nei polmoni, ma nell’intelligenza tattica. Arrivato come incursore o seconda punta a supporto di Romelu Lukaku, con il passaggio al 3-4-2-1 dopo la sosta di novembre lo scozzese ha arretrato il suo raggio d’azione. Oggi fa coppia fissa in mediana con Stanislav Lobotka, formando una diga imperforabile. In questo ruolo di “tuttocampista”, McTominay recupera palloni, imposta con aperture panoramiche e si inserisce con i tempi giusti.

Bomber aggiunto: a un passo da Hojlund

Nonostante la posizione più arretrata, il vizio del gol è rimasto intatto. McTominay ha già messo a segno 9 reti stagionali (tra cui la doppietta decisiva a San Siro contro l’Inter), numeri che lo pongono subito dietro al capocannoniere della squadra Rasmus Hojlund (10 gol). Dopo lo Scudetto e il titolo di MVP della passata stagione, McTominay si conferma un “Highlander”: un gigante che unisce quantità, qualità e leadership, pronto a trascinare il Napoli anche a Marassi.

Real Madrid attaccato da Sport, che bordata! «Il Barcellona vince con meriti propri, loro da anni con rigori a favore e designazioni arbitrali sospette…»

Real Madrid è stato attaccato duramente da Sport con questa bordata sugli arbitri e sul confronto con il Barcellona. Ecco cos’è successo

É un durissimo attacco quello che fa il giornalista Ivan San Antonio su Sport, testata legata al Barcellona. La sintesi è estrema, ma fa capire benissimo l’asperità delle polemiche tra il club catalano e il Real Madrid, ancor di più in una stagione nella quale si giocano il titolo punto a punto. Ecco la sintesi del pezzo.

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Quello che è accaduto recentemente contro il Rayo Vallecano non è un aneddoto isolato, ma l’ennesima rappresentazione della storia del Real Madrid: un vecchio film in bianco e nero ora proiettato a colori per il mondo intero. Passano gli anni, i lustri e i decenni, ma la dinamica persiste inalterata: rigori a favore, minuti di recupero interminabili, espulsioni “à la carte” e designazioni arbitrali sospette. Il Madrid continua ad essere la squadra più beneficiata dalla classe arbitrale da quando esiste il calcio, perfezionando l’arte della manipolazione in maglia bianca.

Risulta desolante per il barcelonismo assumere che, per vincere, la propria squadra debba dimostrare molto più dell’eterno rivale, sia dentro che fuori dal campo. Mentre si addita il “caso Negreira” come una delle più grandi sciocchezze storiche del club catalano, la realtà oggettiva è che se l’intenzione era influenzare gli arbitri, il risultato è stato nullo: il Barça ha vinto ciò che ha vinto per meriti propri.

Al contrario, la macchina della propaganda madridista si comporta come un bambino viziato che non conosce limiti. L’attuale posa da vittime riguardo ai presunti torti del VAR significa vivere in una realtà parallela, ignari del ridicolo di cui si rendono protagonisti. Le telecamere, che un tempo controllavano la narrazione a loro favore, oggi ritraggono una squadra che piange ogni giornata, con figure come Vinicius e Mbappé che si candidano ai Razzie Awards per le peggiori recitazioni con simulazioni grottesche. Cadute che sarebbero lo zimbello del calcio mondiale se non fosse che gli arbitri continuano a credere alla loro messinscena.

Ciò che si è vissuto contro il Rayo è stato dantesco, ma la cosa peggiore è la certezza che continuerà ad accadere. È inciso nel loro DNA; è la formula con cui hanno sempre vinto, inoculata in chi professa la loro fede. Ogni tuffo, ogni protesta e ogni lamento artefatto non fa altro che sminuire i loro successi reali, trasformando l’istituzione in una caricatura di se stessa.

Totti può davvero tornare alla Roma? Quale ruolo andrebbe ad occupare il Capitano nella dirigenza giallorossa

Totti può davvero tornare alla Roma? Ecco in quale ruolo il Capitano verrebbe inserito nella dirigenza giallorossa.

Le voci si rincorrono, gli indizi si accumulano e il sogno di una città intera sembra un passo più vicino alla realtà. Il ritorno di Francesco Totti all’interno dell’organigramma della Roma non è più solo una suggestione romantica, ma sta assumendo i contorni di un progetto tecnico ben definito. A rilanciare l’indiscrezione è Nicolò Schira, che delinea con precisione quale potrebbe essere la nuova veste dell’ex numero 10 a Trigoria: non un ruolo di semplice rappresentanza o immagine, ma una posizione operativa e decisionale.

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Il modello: Direttore Tecnico come Maldini

Secondo quanto riportato, la proprietà Friedkin starebbe cucendo addosso a Totti il ruolo di Direttore Tecnico. L’idea della dirigenza giallorossa è quella di replicare un modello vincente già visto recentemente in Serie A: quello che ha riportato lo Scudetto al Milan. Il riferimento esplicito è alla figura ricoperta da Paolo Maldini. La leggenda rossonera ed ex capitano della Nazionale, infatti, ha agito per anni come responsabile dell’area tecnica, combinando la sua competenza calcistica e il suo carisma con il lavoro più burocratico e amministrativo di un Direttore Sportivo puro.

La sinergia operativa

Nel paragone citato da Schira, si fa riferimento al tandem che Maldini formava con Frederic “Ricky” Massara – oggi alla Roma. Se Totti dovesse accettare, la Roma punterebbe dunque a ricreare quella stessa alchimia: da una parte l’Eterno Capitano, capace di parlare il linguaggio dei calciatori e di avere occhio per il talento; dall’altra un Direttore Sportivo che si occupi della contrattualistica e delle trattative finanziarie.

Una svolta filosofica

Questa indiscrezione conferma la volontà di Totti di rientrare solo a patto di avere potere decisionale reale, come ha sempre ribadito nelle sue interviste passate. Per i Friedkin si tratterebbe della mossa definitiva per unire le diverse anime della Roma: quella manageriale e quella passionale. Se l’operazione andrà in porto, Totti non sarà solo un ambasciatore, ma il vero architetto della Roma del futuro, con l’autorità di chi il calcio lo ha non solo giocato, ma dominato.

Lazio, la protesta continua! Olimpico deserto anche contro l’Atalanta, la decisione degli Ultras spiegata attraverso questa nota

Lazio, la protesta continuerà anche contro l’Atalanta! Olimpico deserto, la decisione degli Ultras che hanno diffuso questa nota

La frattura non si ricompone, anzi, si allarga fino a diventare una voragine. La protesta dei tifosi della Lazio contro la gestione del presidente Claudio Lotito non accenna a placarsi e assume i contorni di una contestazione storica. Come riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, la linea dettata dal tifo organizzato è inequivocabile: “Non-stop”. Anche in occasione del big match di sabato prossimo contro l’Atalanta, lo Stadio Olimpico rischia di presentarsi deserto.

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La decisione: tutti a Ponte Milvio

La scelta è maturata dopo un’assemblea che ha coinvolto gli Ultras della Curva Nord e altre sigle del tifo laziale. Tra l’ala moderata e quella oltranzista, ha prevalso la linea più dura: presenze allo stadio sospese a tempo indeterminato. La protesta si sposta dunque fuori dai tornelli: l’invito rivolto a tutto il popolo laziale è di non entrare nell’impianto ma di radunarsi a Ponte Milvio, luogo simbolo del tifo capitolino, per sostenere la squadra a distanza. “La protesta andrà avanti ad oltranza, ma le modalità verranno decise di volta in volta”, si legge nella nota diffusa dai gruppi.

Il flop dell’iniziativa di San Valentino

Il clima di tensione ha vanificato anche le iniziative di marketing del club. Lotito aveva lanciato una promozione speciale per San Valentino (“Porta il tuo amore allo stadio”), offrendo biglietti a prezzi stracciati per le tribune. La risposta della piazza è stata gelida, trasformando l’iniziativa in un boomerang. I tifosi hanno risposto con quello che definiscono “un estremo atto d’amore”: l’assenza. Una definizione che riecheggia le parole di Maurizio Sarri. Il tecnico toscano aveva già definito lo sciopero contro il Genoa come un gesto d’amore, evidenziando indirettamente la distanza tra la parte tecnica/tifoseria e la proprietà.

I numeri e l’amarezza delle bandiere

I dati della prevendita sono impietosi: per Lazio-Atalanta sono stati venduti poco più di 1.000 biglietti, un numero irrisorio se confrontato con i quasi 30.000 abbonati che, per la seconda volta consecutiva, lasceranno vuoti i propri seggiolini (contro il Genoa gli ingressi furono appena 4.000). Sulla vicenda è intervenuto anche Giancarlo Oddi, difensore roccioso e bandiera della Lazio dello Scudetto del 1974. Ai microfoni di Radiosei, Oddi ha espresso tutta la sua amarezza: “È la prima volta che vedo una cosa del genere. È uno sciopero fatto per amore, ma è doloroso. Uno stadio deserto condiziona la squadra. Il presidente dovrebbe andare incontro ai propri tifosi”.

Morto Cesare Castellotti: lutto nel giornalismo, è scomparso a 86 anni il volto torinese di 90° Minuto. Il suo ricordo

Morto Cesare Castellotti: piange il mondo del giornalismo, è scomparso a 86 anni il volto torinese di 90° Minuto. Ecco il suo ricordo

“Qui Castellotti, a voi studio”. Con questa frase si chiude un altro capitolo della storia di Novantesimo Minuto, un’era in cui il calcio si raccontava con l’umanità e la genuinità di una banda di cronisti di provincia. Cesare Castellotti, scomparso a 86 anni nella sua Torino, ne è stato uno dei volti simbolo, il cantore sabaudo per eccellenza.

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La Stampa dedica a lui, figura importante del racconto del calcio torinese, un ricordo appassionato. Era lui quel giovane inviato che il 16 maggio 1976, in mezzo alla bolgia granata per lo storico scudetto del Toro, correva con il microfono dietro a Paolo Frajese, riuscendo a strappare le prime emozioni a Patrizio Sala e Zaccarelli. Impeccabile, con la sua giacca dai larghi risvolti, Castellotti manteneva un aplomb tutto piemontese anche nel turbinio dei festeggiamenti.

A Novantesimo Minuto, Castellotti divenne il “gentile signore” in un circo di personaggi indimenticabili: da Luigi Necco a Ferruccio Gard, da Tonino Carino a Gianni Vasino. Lui, che il calcio lo aveva vissuto solo dagli spalti e dietro una scrivania Rai, portava un tono morbido e ironico in quel “Campanile Sera” calcistico, dove ognuno tirava l’acqua al proprio mulino. Tifoso granata ma amico di tanti juventini, era un uomo di passioni nobili, come il golf e la collezione di autografi e lettere storiche.

Le sue giacche vistose, a righe o a quadrettoni, e il suo accento piemontese colpirono anche la Gialappa’s Band, che lo trasformò in Gianduia Vettorello, l’inviato di Teo Teocoli a “Mai dire gol”. “Tra i tanti commentatori dell’epoca, Castellotti era uno dei più sobri e misurati”, ricorda Giorgio Gherarducci. “Le sue giacche improbabili le prendemmo a modello per Vettorello, il cui modo gentile male si adattava al mondo del pallone”.

Eppure, quella gentilezza era la sua forza. Mai una parola fuori posto, mai una polemica sterile. Castellotti sapeva raccontare il calcio con precisione, concedendosi solo raramente qualche virtuosismo verbale per adeguarsi al “caravanserraglio” di 90° Minuto. Se ne va un pezzo di televisione che non c’è più, un signore d’altri tempi che ha saputo raccontare il calcio con eleganza e ironia, senza mai perdere il suo stile inconfondibile.

Lecce aggrappato a Walid Cheddira: impatto immediato, lo dicono questi numeri. E spunta un segno del destino contro l’Udinese

Lecce sulle spalle di Walid Cheddira: impatto immediato testimoniato da questi numeri. E c’è un segno del destino contro l’Udinese

Il Lecce poggia nuovamente sulle spalle di Walid Cheddira. Contro l’Udinese, come già accaduto a Torino, l’attaccante marocchino partirà titolare, confermandosi punto di riferimento imprescindibile dell’attacco giallorosso. Una scelta, quella di mister Di Francesco, che appare ora più necessaria che mai, vista anche la probabile nuova assenza di Stulic, ancora alle prese con una forte contusione al piede che lo costringe al lavoro personalizzato.

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Il tecnico si fida ciecamente del suo numero 99. Il Corriere dello Sport scrive che lo ha voluto fortemente, conoscendone le doti dai tempi di Frosinone, e gli ha subito cucito addosso un ruolo da protagonista. L’impatto di Cheddira è stato immediato: all’esordio casalingo contro la Lazio, in soli 32 minuti, è stato il giallorosso con più tiri in porta. A Torino, pur con pochi palloni giocabili, ha dimostrato grande spirito di sacrificio percorrendo 11 chilometri, dato impressionante per un centravanti, che ne certifica la totale dedizione alla causa. Al netto delle condizioni di Stulic, l’impressione è che Cheddira si sia già preso la maglia da titolare.

Ora, però, il popolo del Via del Mare attende la prima esultanza di “Walo“. L’occasione è ghiotta: domenica arriva l’Udinese, squadra a cui Cheddira sembrava destinato l’estate scorsa. Dopo una lunga telenovela e visite mediche programmate, il Napoli bloccò tutto a causa dell’infortunio di Lukaku. Il marocchino finì poi al Sassuolo nelle ultime ore di mercato, senza mai trovare continuità. Quel passato è ormai alle spalle. Il presente è il Lecce, che vanta un diritto di riscatto sul suo cartellino, opzione legata principalmente alla permanenza in Serie A. Per conquistare la quarta salvezza consecutiva, i giallorossi si affidano ora ai gol del loro nuovo bomber, pronto a fare uno scherzo al destino proprio contro la squadra che lo aveva tanto corteggiato.

Bologna, confronto nello spogliatoio tra Italiano e la squadra! Cosa è successo e cosa si sono detti. Retroscena

Bologna, è andato in scena un confronto nello spogliatoio tra Italiano e i suoi giocatori! Cosa è successo e cosa si sono detti. Tutti i retroscena

Un confronto di venti minuti per guardarsi in faccia e provare a ripartire. Ieri mattina Vincenzo Italiano ha radunato il Bologna nello spogliatoio con un primo, chiaro obiettivo: salvaguardare il “patrimonio” più importante, quello dei tifosi. Nonostante due mesi sportivamente drammatici, il popolo rossoblù ha continuato a regalare affetto e applausi. Un calore che non va disperso, ha sottolineato il tecnico, ma che ora richiede in cambio risultati concreti per non trasformarsi in frustrazione.

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La volontà, però, non basta. Per uscire dal tunnel in cui la squadra si è infilata serve una presa di coscienza tattica. Italiano e i suoi ragazzi devono trovare la chiave giusta, che potrebbe passare per una necessaria rivisitazione del “credo” di gioco. Non un tradimento dei principi fondanti, ma un adattamento intelligente. Lo spunto arriva dalle stesse ammissioni di Freuler e dell’allenatore: in trasferta qualcosa è già cambiato. Lontano dal Dall’Ara, i rossoblù sono più accorti, rischiano meno e costruiscono con più pazienza. La domanda, che si pone il Corriere dello Sport in un pezzo dedicato al club, è inevitabile: non è il caso di adottare questa identità più protetta anche in casa?

Quando soffiano venti di crisi e l’autostima cala, è saggio ripararsi piuttosto che esporsi continuamente alle “imbucate” avversarie. Italiano aveva predetto le difficoltà di gestire il doppio impegno con l’Europa League al giovedì: la stanchezza fisica e mentale si sta facendo sentire, rendendo insostenibile il ritmo forsennato di pressione alta e duelli individuali ogni tre giorni.

Serve, urgentemente, maggiore equilibrio. Serve garantire più filtro e protezione ai difensori, specialmente tra le mura amiche. Le sconfitte casalinghe del Bologna sembrano ormai fatte con lo stampino, fotocopie l’una dell’altra, e non possono essere archiviate come semplice sfortuna. I numeri sono un atto d’accusa: 7 sconfitte nelle ultime 11 gare di Serie A e, dato ancor più allarmante, un solo punto raccolto nelle ultime sei partite disputate al Dall’Ara. È tempo di pragmatismo.

Calciomercato Milan, tesoretto da 60 milioni di euro in estate da questi quattro giocatori! E chi potrebbe arrivare in rossonero

Calciomercato Milan, tesoretto da 60 milioni di euro in estate per i rossoneri proveniente dai riscatti di questi quattro giocatori

In vista della prossima estate, il Milan si prepara a incassare un tesoretto fondamentale per le future strategie di mercato. Tuttosport propone questa analisi: indipendentemente dall’esito della stagione in corso, le casse rossonere dovrebbero beneficiare di circa 60 milioni di euro derivanti dai riscatti di giocatori attualmente in prestito e non più funzionali al progetto tecnico di Massimiliano Allegri.

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Un terzo di questa somma è quasi in cassaforte. La prossima settimana, infatti, il Bournemouth eserciterà il diritto di riscatto per il giovane terzino Alex Jimenez. L’operazione porterà 20 milioni nelle casse del Diavolo (che si aggiungono ai 2 già incassati per il prestito oneroso). Va precisato che il 50% della futura rivendita spetterà al Real Madrid, ma per il Milan si tratta comunque di una plusvalenza significativa per un giocatore che Allegri aveva bocciato anche per atteggiamenti sopra le righe.

Jimenez è solo l’inizio. Altri 17 milioni matureranno a breve grazie a condizioni contrattuali quasi raggiunte. Per Tommaso Pobega, il Bologna verserà 7 milioni al primo punto conquistato in campionato dopo il 2 febbraio; la recente vittoria dei rossoneri al Dall’Ara ha solo rinviato l’incasso di pochi giorni. Dal Genoa, invece, arriveranno 10 milioni per Lorenzo Colombo: l’attaccante ha già centrato gli obiettivi legati a gol (5) e presenze (oltre 22), e ora manca solo l’aritmetica salvezza del Grifone, traguardo ormai alla portata grazie alla cura De Rossi.

Infine, si registra un cauto ottimismo per la cessione più remunerativa, quella di Samuel Chukwueze. L’esterno nigeriano sta convincendo al Fulham e, se gli inglesi procederanno con il riscatto a fine stagione come filtra dall’ambiente, il Milan incasserà altri 30 milioni puliti.
Queste risorse saranno vitali per finanziare la campagna acquisti estiva. La dirigenza ha già individuato le priorità per alzare il livello della rosa in vista del probabile ritorno in Champions League: un attaccante di prima fascia e un difensore centrale di esperienza.

Roma, il piano dei Friedkin per il futuro: il ritorno di Totti, lo stadio, i trofei e la sostenibilità. Dentro alla strategia giallorossa

Roma, qual è il piano dei Friedkin per il futuro: Totti, lo stadio, i trofei e la sostenibilità. Ecco la strategia giallorossa

Secondo il Corriere dello Sport, il “gigante addormentato” si è svegliato e ha iniziato a correre. Cinque anni fa, Ryan Friedkin usò questa metafora per descrivere le potenzialità inespresse della Roma. Oggi, quel gigante cammina sulle sue gambe, forte di un miliardo di euro investito per risanare i debiti e di un trofeo europeo (la Conference League 2022) in bacheca. L’obiettivo dei texani è segnare una discontinuità netta con l’era di James Pallotta: basta “supermarket” di plusvalenze, spazio alla patrimonializzazione e alla caccia allo Scudetto, passando però per una gestione sostenibile e, soprattutto, per il nuovo stadio.

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Obiettivo Pietralata: corsa contro il tempo per il Centenario

Il fulcro del futuro giallorosso resta il nuovo impianto a Pietralata. Nonostante i rallentamenti burocratici inizino a spazientire il solitamente pacato Dan Friedkin, la tabella di marcia è fissata: la conferma dell’interesse pubblico è attesa entro fine mese, con l’apertura della Conferenza dei servizi in estate. Il dead-line è imperativo: posare la prima pietra a marzo 2027. Un tempismo non casuale, studiato per celebrare i lavori nell’anno del Centenario del club (1927-2027). Si parla di un progetto avveniristico e sostenibile, con un impatto economico sulla città stimato in 3,3 miliardi di euro.

Sostenibilità e mercato: l’avviso di Ranieri ai big

Se sul fronte infrastrutture si spinge, su quello sportivo vige la regola dell’equilibrio. Negli ultimi 18 mesi i Friedkin hanno investito 200 milioni sul mercato, puntando quasi esclusivamente su profili Under 24. Tuttavia, il Fair Play Finanziario impone rigore. A dettare la linea è stato Claudio Ranieri, attuale Senior Advisor del club. “Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi”, ha tuonato l’ex tecnico.

La galassia Friedkin e la carta Totti

Mentre il Friedkin Group espande i suoi orizzonti (dall’Everton al possibile acquisto dei San Diego Padres nel baseball), a Trigoria nulla sfugge al controllo di Ed Shipley, braccio destro di Dan. Ma per cementare definitivamente il rapporto con la piazza, manca l’ultimo tassello, quello più romantico: il ritorno di Francesco Totti. Riportare a casa la leggenda giallorossa sarebbe il dono perfetto per il Centenario, unendo la visione manageriale americana al cuore pulsante della romanità.

Mercato Fiorentina: Kouamé va all’Aris Salonicco, accordo nella notte! La formula e i dettagli dell’operazione

Mercato Fiorentina: Kouamé lascia la Viola e passa all’Aris Salonicco, accordo raggiunto nella notte! Tutti i dettagli dell’affare

La storia tra la Fiorentina e Christian Kouamé è giunta ai titoli di coda. Come riferito da Gianluca Di Marzio, nella notte appena trascorsa, la dirigenza viola ha sbloccato definitivamente la trattativa, raggiungendo un accordo totale con l’Aris Salonicco per il trasferimento dell’attaccante. Nonostante il mercato in entrata in Italia sia chiuso, le finestre internazionali permettono ancora operazioni in uscita e il club greco ha affondato il colpo decisivo per assicurarsi il cartellino del giocatore. L’operazione è conclusa: Kouamé lascerà Firenze nelle prossime ore per volare in Grecia, dove si sottoporrà alle visite mediche di rito prima di apporre la firma sul contratto che lo legherà alla sua nuova squadra.

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Il retroscena: il “giallo” di mercato con il Verona

L’addio dell’ivoriano era nell’aria da giorni, ma le modalità sono cambiate drasticamente. Il classe 1997 era stato a un passo dal rimanere in Serie A. Proprio nell’ultimo giorno della sessione invernale di calciomercato, Kouamé aveva trovato un accordo di massima con l’Hellas Verona. Tuttavia, la trattativa con il club scaligero è clamorosamente sfumata negli ultimi secondi utili prima del gong finale per questioni burocratiche e di tempistiche, lasciando il giocatore momentaneamente “prigioniero” a Firenze. L’inserimento dell’Aris ha offerto una via d’uscita immediata che accontenta tutte le parti.

Seconda esperienza all’estero

Per Kouamé si tratta della seconda parentesi lontano dall’Italia in carriera. L’ex giocatore del Genoa aveva già valicato i confini nazionali nella stagione 2021/22, quando la Fiorentina lo cedette in prestito all’Anderlecht, dove disputò una stagione da protagonista (vincendo anche la coppa nazionale). Ora, a distanza di qualche anno, una nuova sfida nella Super League greca. La Fiorentina saluta un professionista esemplare, ma perde una pedina nelle rotazioni offensive che non potrà essere sostituita fino a giugno.

James Rodriguez trova una nuova squadra! Destinazione a sorpresa per il colombiano, ecco dove giocherà

James Rodriguez ha trova una nuova squadra! Ecco dove si trasferisce il colombiano, destinazione a sorpresa

Nuova tappa, nuovo continente, stessa classe cristallina. Il futuro di James Rodriguez si tinge a stelle e strisce. Secondo le ultime indiscrezioni di mercato rilanciate da Fabrizio Romano, il trequartista colombiano ha sciolto le riserve sul suo futuro, raggiungendo un accordo verbale totale per il trasferimento al Minnesota United. L’operazione è in dirittura d’arrivo e si concretizzerà con la formula del tesseramento da svincolato. James è pronto a sbarcare in MLS senza costi di cartellino per la franchigia americana.

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Il profilo: il genio mancino cerca il rilancio

Per il campionato statunitense si tratta dell’ennesimo innesto di lusso. James Rodriguez è uno dei numeri 10 più puri dell’ultimo decennio. Dotato di un sinistro fatato, visione di gioco periferica e una tecnica individuale sopraffina, il colombiano cerca negli USA quella continuità e quella centralità nel progetto che gli sono mancate nelle ultime stagioni europee e sudamericane. A 34 anni (nel 2026), James ha ancora la voglia di disegnare calcio e di essere protagonista, specialmente in un anno solare che vede gli occhi del mondo puntati sul Nord America per i Mondiali.

I dettagli della trattativa

Stando a quanto riportato, le parti stanno lavorando febbrilmente in queste ore per definire gli ultimissimi dettagli burocratici e contrattuali prima di procedere con le firme ufficiali. Non ci sono più ostacoli insormontabili: la volontà del giocatore di intraprendere questo nuovo capitolo è chiara. Per il Minnesota United, l’arrivo di James rappresenta il colpo più mediatico e tecnicamente rilevante della storia. L’Allianz Field è pronto ad accogliere il suo nuovo idolo: il sipario sulla nuova avventura americana di James Rodriguez sta per alzarsi.

Mateta, Glasner esce allo scoperto: «Ci ha detto che vorrebbe andare via! Ecco cos’è successo con il Milan e la verità sull’infortunio»

Mateta, Oliver Glasner – tecnico del Crystal Palace – ha parlato così dell’attaccante francese. Ecco le sue dichiarazioni

Arriva direttamente da Londra la conferma di uno dei retroscena di mercato più chiacchierati delle ultime settimane. A fare chiarezza sulla situazione di Jean-Philippe Mateta è stato il suo allenatore, Oliver Glasner. Il tecnico del Crystal Palace ha parlato senza filtri, svelando i motivi che hanno fatto saltare il trasferimento dell’attaccante in Serie A, sponda rossonera.

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La confessione: “Voleva andarsene”

Glasner ha confermato pubblicamente la volontà del giocatore di cambiare aria. Jean-Philippe Mateta aveva chiesto la cessione. “Mateta ci ha detto che vorrebbe andarsene”, ha ammesso il tecnico. La destinazione gradita era il Milan. Tuttavia, la trattativa si è arenata proprio sul più bello, trasformandosi in una fumata nera.

Il “No” del Milan e il guaio al ginocchio

Il motivo del mancato affare non è economico, ma prettamente fisico. Glasner ha svelato che Mateta convive con un problema fisico da mesi: Mateta ha avuto un problema al ginocchio da novembre. Voleva continuare a giocare, quindi ci siamo riusciti, ha spiegato l’allenatore, lodando lo spirito di sacrificio del ragazzo che ha stretto i denti per non lasciare la squadra. Tuttavia, questa condizione precaria non ha convinto la dirigenza milanista. Il Milan lo ha valutato e ha deciso di non ingaggiare Jean Philippe, ha chiosato Glasner. Lo staff medico e tecnico del Diavolo, dopo le visite mediche, ha ritenuto troppo rischioso puntare su un giocatore che necessita di un possibile intervento.

Quale futuro per Mateta?

Ora per l’attaccante si apre una fase di incertezza. Rimasto a Londra contro la sua volontà iniziale e con un ginocchio da monitorare, il suo futuro è un rebus. Faremo ulteriori valutazioni per trovare davvero la soluzione migliore, ha concluso Glasner. L’obiettivo del Crystal Palace è recuperare l’integrità fisica del suo bomber per non svalutare un asset importante, mentre il Milan guarda altrove, confermando la sua linea di massima prudenza sugli investimenti fisici.

Vlahovic cambia idea, tanti saluti ad Allegri: lo tradisce proprio con loro

Nel mondo del calciomercato, le sorprese non mancano mai, e questa volta potrebbe toccare a Dusan Vlahovic.

Il bomber serbo che, doveva far sognare i tifosi della Juventus, secondo le ultime indiscrezioni che circolano negli ambienti milanesi, starebbe seriamente valutando un cambio di rotta clamoroso, salutando definitivamente Massimiliano Allegri ed il Milan che lo hanno a lungo corteggiato.

Un tradimento in piena regola, che lascerebbe i rossoneri con l’amaro in bocca. Allo stesso tempo il cambio di casacca di Vlahovic se la destinazione dovesse essere confermata, costituirebbe uno smacco anche per i tifosi bianconeri.

Vlahovic va via ma non sceglie il Milan

L’artefice di questa operazione: Giuseppe Marotta con una beffa epica nei confronti dei suoi ex datori di lavoro. Senza ombra di dubbio, il contratto in scadenza di Vlahovic rappresenta il fulcro di tutta questa vicenda. Il serbo, arrivato a Torino nel gennaio 2022 sotto la guida di Allegri, ha vissuto alti e bassi, segnando gol pesanti ma non sempre convincendo appieno.

Ora, con le trattative per il rinnovo che procedono a rilento, diversi top club europei hanno drizzato le antenne. Barcellona e Milan sono in agguato, ma è l’Inter a emergere come destinazione più intrigante. Marotta, maestro del calciomercato low-cost, vede in Vlahovic l’opportunità perfetta per rinforzare l’attacco nerazzurro senza sborsare cifre astronomiche. In questo modo, potrebbe arrivare a parametro zero, un colpo da maestro che riecheggia i grandi affari del passato, come quello di Calhanoglu strappato al Milan.

La situazione alla Juventus non aiuta certo a trattenere il talento serbo. Le prestazioni altalenanti della squadra sotto la nuova gestione post-Allegri hanno alimentato i dubbi di Vlahovic, che cerca un progetto ambizioso per esprimere al meglio il suo potenziale.

Vlahovic all'Inter
Vlahovic finisce all’Inter, idea Marotta (Foto IG @vlahovicdusan – calcionews24.com)

Infatti, fonti vicine al giocatore parlano di un cambio di idea repentino: inizialmente fedele alla Juve, ora il serbo sarebbe tentato dall’idea di vestire la maglia nerazzurra, dove potrebbe formare una coppia letale con Lautaro Martinez. Senza ombra di dubbio, questo trasferimento scuoterebbe il calciomercato Inter, posizionando i nerazzurri come contendenti principali per lo Scudetto e in Europa.

Marotta e il suo staff, tra cui Piero Ausilio, stanno monitorando da vicino l’evoluzione. Febbraio si profila come mese decisivo: se la Juve non dovesse centrare gli obiettivi in Coppa Italia e Champions League, Vlahovic potrebbe accelerare l’addio. In questo modo, l’Inter capitalizzerebbe su un’operazione a costo zero, integrando il serbo in un reparto offensivo già ricco di talenti emergenti come Pio Esposito. L’idea di Vlahovic all’Inter non è solo una suggestione giornalistica, ma un’ipotesi concreta che potrebbe ridisegnare gli equilibri della Serie A.

Certo, non mancano gli ostacoli: la concorrenza internazionale e le richieste economiche del giocatore potrebbero complicare le cose. Eppure, Marotta ha dimostrato più volte di saper navigare in acque turbolente.

Se l’affare andasse in porto, sarebbe un vero schiaffo morale alla Juventus ed al Milan, con Vlahovic che “tradisce” i tifosi bianconeri ed Allegri passando ai nemici giurati. I tifosi interisti già sognano, mentre quelli juventini temono il peggio.

In un calciomercato sempre più imprevedibile, storie come questa ricordano che nel calcio, le alleanze possono cambiare in un istante, e i colpi di scena sono all’ordine del giorno. Chissà se Vlahovic diventerà il nuovo eroe di San Siro o resterà un rimpianto bianconero: solo il tempo lo dirà, ma le premesse per un’estate infuocata ci sono tutte.

Mercato Cagliari, avanti tutta per il riscatto di Kilicsoy: nuovi segnali positivi dalla Turchia, le ultime

Mercato Cagliari, Kilicsoy verso la permanenza? I rossoblù preparano il riscatto, conferme dalla Turchia. Le ultime

Il futuro di Semih Kılıçsoy continua a essere uno dei temi più caldi in casa Cagliari. L’attaccante turco, arrivato la scorsa estate dal Besiktas in prestito con diritto di riscatto fissato a 11 milioni, sta vivendo una stagione che ha attirato l’attenzione di diversi club, rendendo i prossimi mesi decisivi per capire quale sarà la sua destinazione.

Cagliari, il punto sul riscatto di Kılıçsoy

Il direttore sportivo Guido Angelozzi ha ribadito l’intenzione del Cagliari di esercitare il riscatto, pur sottolineando che la scelta finale dipenderà dalle valutazioni tecniche dello staff e dalla crescita del classe 2005. Il club sardo, dunque, resta vigile e continua a monitorare da vicino l’evoluzione del giovane talento.

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Nel frattempo, dalla Turchia arrivano ulteriori aggiornamenti. Il giornalista Yağız Sabuncuoğlu, voce autorevole del calciomercato turco, ha escluso un possibile inserimento del Fenerbahce, smentendo le indiscrezioni che accostavano il giocatore al club di Istanbul. Secondo l’esperto, la pista più concreta resta proprio quella italiana: il Cagliari, come confermato da Angelozzi, sta seriamente valutando di completare l’operazione

Atalanta, Palladino nel post partita: «La Juve mi ha impressionato, per la loro forza e qualità»

Raffaele Palladino ha parlato ai microfoni di Mediaset al termine della sfida di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus

Raffaele Palladino ha parlato ai microfoni di Mediaset al termine della sfida tra Atalanta e Juventus, analizzando la prestazione dei nerazzurri e i temi principali della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia 2025/2026. Di seguito le sue dichiarazioni.

LA PAROLE

SUL MATCH – «Sono molto felice, ringrazio la squadra e i tifosi che sono stati fantastici. Gli dedichiamo la vittoria, è stata una serata perfetta e vogliamo arrivare fino alla fine. Stiamo dando continuità di risultati, crescendo: oggi i subentrati hanno fatto la differenza, conto su tutti i ragazzi e sono felice. Siamo stati concreti, cinici, compatti quando c’era da difendere. La Juve mi ha impressionato, per la loro forza e qualità. Abbiamo affrontato uno degli allenatori più bravi, uno dei più bravi in circolazione, allenata benissimo. Non dimentichiamoci che veniva da tanti risultati positivi. Loro potevano anche passare in vantaggio. Dobbiamo essere onesti su tutto però sono le partite che mi piacciono, go ste a viso aperto. A fine primo tempo la squadra non voleva abbassarsi e questo è un segnale di un grande gruppo. Questo da ancora più valore alla nostra vittoria».

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ATALANTA TOSTA DA BATTERE – «Tu mi hai conosciuto da bambino, la Juventus (parla con Tacchinardi, ndr). Grazie. Tacchinardi era un pilastro della grande Juve mi dava tanti consigli e li dava a noi i giovani che andavamo ad allenarci con la prima squadra. Rispondo a questa domanda mi piace difendermi attaccando, andare in pressione. Oggi gli attaccanti hanno fatto una grande pressione sui difensori della Juventus. Se siamo aggressivi, cerchiamo di recuperare la palla più in alto possibile e poi cercare di fare giocare gli attaccanti. Non mi piace difendermi basso, non piace nemmeno alla squadra, una cosa che ci accomuna questa e l’ho ritrovata alla perfezione, arrivando qua a Bergamo. Quindi bisogna portarla avanti, ovviamente sono figli anche di episodi perché oggi è la Juventus era lì lì per poterci fare anche goal. Erano tutti e duelli individuali dietro e i difensori erano uomo contro uomo lì dietro e sono stati bravi a reggere l’urto e poi noi siamo stati bravi a sbloccare la partita e difenderci bene e andare sul raddoppio e a fare il terzo goal».

DOVE MIGLIORARE ANCORA? – «Dovevamo ritrovare il DNA di questa società, questo è un gruppo di grandi uomini che stanno venendo fuori nelle difficoltà. Abbiamo tre competizioni, per noi questo è un mese difficile e dobbiamo continuare a lavorare bene. Mi aspetto una prova di grande personalità con la Cremonese, perché ci esaltiamo e poi cadiamo contro squadre inferiori sulla carte e questa cosa non la possiamo perdonare. A me piace difendere attaccando, se siamo aggressivi cerchiamo di recuperare la palla più in alto possibile perché non mi piace difendere basso, è la mentalità che questa squadra ha sempre avuto da quando c’era Gasperini e dobbiamo continuare a portarla avanti. Poi il risultato viene deciso anche dagli episodi».

Juve, Spalletti nel post gara: «Sono stati più bravi di noi nei momenti più determinanti della partita»

Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Mediaset al termine della sfida di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus

Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Mediaset al termine della sfida tra Atalanta e Juventus, analizzando la prestazione degli bianconeri e i temi principali della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia. Di seguito le sue dichiarazioni.

LA PAROLE

SULLA SCONFITTA – «Sono stati più bravi di noi nei momenti più determinanti della partita. Complimenti a loro, a Palladino. E’ una squadra che gioca un bel calcio e costruita bene».

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COSA E’ MANCATO? – «Delle scelte determinanti quando la partita si è fatta vera, bisogna prendere decisioni lucidi e veloci, oggi le abbiamo prese tutte sbagliate questa decisioni, loro tutte giuste»

ANALISI – «Per raggiungere un livello di calcio giocato è sempre merito di tutto il gruppo, di come si allenano. Noi abbiamo qualche difetto, come ne hanno altre, ma noi siamo squadra e bisogna solo andare a rendersi conto di questi momenti che diventano determinanti. Essere più precisi e saperli riconoscere. Se si va a fare la conta delle occasioni, stasera è tutto falsato per il risultato della partita. Poi però hai perso 3 a 0. I ragazzi si sono impegnati e hanno fatto una buona partita. Non mi è piaciuto quando all’ultimo ci siamo sbaragliati, andando un po’ in giro per il campo, abbiamo perso troppo ordine e siamo stati disuniti».

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Pagelle Atalanta Juve, i nerazzurri stendono i bianconeri! Scamacca, Sulemana e Pasalic decidono la sfida. I VOTI

Pagelle Atalanta Juve: i voti e i giudizi ai protagonisti del match dei quarti di finale di Coppa Italia 2025/26

Pagelle Atalanta Juve: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, validoper i quarti di finale di Coppa Italia 2025/2026.

Questa partita non è stato solo un passo verso una semifinale: è stato un banco di prova per ambizioni stagionali e caratteri. Una sfida al cardiopalma tra due grandi protagoniste dela campionato italiano. Ecco i voti:

PAGELLE ATALANTA JUVE

ATALANTA – Carnesecchi 6,5; Scalvini 6,5 (76′ Kossounou 6), Djimsiti 6,5, Ahanor 6,5; Zappacosta 6 (71′ Bellanova 6,5), De Roon 6,5, Ederson 7, Bernasconi 6,5; De Ketelaere 5,5 (83′ Pasalic 6,5), Raspadori (75′ Krstovic 6,5); Scamacca 7 (70′ Sulemana 6,5).

JUVENTUS – Perin 5,5; Kalulu 5, Bremer 5, Gatti 5,5 (64′ Boga 6), Kelly 5; Thuram 5,5, Locatelli 6 (74′ Koopmeiners 5,5); Conceicao 5 (80′ Zhegrova sv), McKennie 4,5, Cambiaso 5,5 (80′ Openda sv); David 6 (74′ Holm 5,5)

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Thiago Motta torna a Torino, la pazza idea di Petrachi: sì a due condizioni

L’ex allenatore di Bologna e Juventus Thiago Motta potrebbe tornare ad allenare in Serie A. Su di lui ci sarebbe il Torino, ma l’ingaggio è legato al verificarsi di alcune particolari condizioni. Ecco quali.

Dopo una grandissima stagione a Bologna, con l’ingresso in Champions League della squadra felsinea, nell’estate del 2024 Thiago Motta venne ingaggiato dalla Juventus. Sarebbe dovuta essere una storia lunga e vincente quella del tecnico italo-brasiliano con la Juve, ma tutto non è andato secondo i piani originari.

Tra la Vecchia Signora e Thiago Motta non è mai scattata la scintilla. Sia il gioco mostrato dalla squadra che i risultati effettivi sul campo non hanno soddisfatto società e tifosi. Inoltre, alcuni attriti fra tecnico e giocatori hanno contribuito a un allontanamento già nel corso della sua prima stagione. L’esonero è avvenuto nel marzo del 2025, in seguito alle due sconfitte di fila contro Atalanta e Fiorentina.

Thiago Motta aveva firmato un triennale con la Juventus e, dunque, il suo contratto scadrà solamente nel giugno del 2027. Lo stipendio lordo dell’allenatore italo-brasiliano ammonta a ben 5,5 milioni di euro lordi e, dunque, non è facile per altri club puntare su di lui prima della naturale scadenza del contratto.

L’allenatore, però, non vorrebbe restare troppo lontano dal calcio e, dunque, nei prossimi mesi potrebbe anche valutare il ritorno in panchina, a patto che ci siano le giuste condizioni. E sarebbero proprio i rivali cittadini della Juventus a voler puntare su di lui. Tutti i dettagli in merito a questa possibile mossa del Torino.

Thiago Motta torna in Serie A? All’orizzonte l’ipotesi Torino

L’allenatore italo-brasiliano potrebbe tornare in panchina il prossimo anno in Serie A. Per rinunciare all’ultimo anno di contratto, però, servirà un progetto serio e concreto. Ed esso potrebbe essere messo sul piatto proprio dal Torino, rivale cittadina della Vecchia Signora.

Thiago Motta ritorno
Thiago Motta e il possibile ritorno in panchina durante la prossima stagione di Serie A: tutti i dettagli – www.calcionews24.com (Instagram Thiago Motta)

A fine stagione, infatti, Cairo e Petrachi difficilmente confermeranno l’attuale allenatore dei granata, vale a dire Marco Baroni. Il Torino ha conquistato 26 punti nelle prime 23 giornate, ma la piazza non sta certamente vivendo un’annata memorabile.

La distanza dalle zone calde della classifica è di 9 punti. La salvezza, dunque, dovrebbe avvenire con discreta serenità, al netto di incredibili ribaltoni nel corso dell’ultima parte di stagione.

Come detto, però, Baroni non dovrebbe essere confermato in panchina nemmeno in caso di salvezza. Ed ecco che Petrachi avrebbe in mente di provare il colpo Thiago Motta per la panchina. Il tecnico ex Bologna e Juve, però, per accettare la panchina granata vorrebbe – oltre, ovviamente alla permanenza in Serie A del team granata – un progetto chiaro con investimenti importanti nei ruoli nevralgici del campo.

Atalanta Juve 3-0: bianconeri fuori dalla Coppa Italia, i nerazzurri volano in semifinale

Atalanta Juve, alla New Balance Arena il match valido per i quarti di finale di Coppa Italia: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Atalanta Juve, valevole per i quarti di finale di Coppa Italia 2024/2025.


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ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Ahanor; Zappacosta, De Roon (C), Ederson, Bernasconi; De Ketelaere, Raspadori; Scamacca. All. Palladino.
A disposizione: Rossi, Sportiello, Kossounou, Hien, Bakker, Musah, Sulemana, Pasalic, Samardzic, Bellanova, Kolasinac, Zalewski, Krstovic.

JUVENTUS (4-2-3-1): Perin; Kalulu, Gatti, Bremer, Kelly; Locatelli (C), Thuram; Conceicao, McKennie, Cambiaso; David. All. Spalletti.
A disposizione: Di Gregorio, Pinsoglio, Holm, Koopmeiners, Yildiz, Zhegrova, Boga, Adzic, Kostic, Opena, Miretti, Cabal.

Udinese, Runjaic sta riscrivendo la storia del club: da sorpresa a minaccia per i grandi, l’Europa è un obiettivo?

Udinese: la squadra di Runjaic mette in crisi la Serie A e punta dritta alla qualificazione europea? I dettagli

L’Udinese di Kosta Runjaic si è trasformata in una delle realtà più convincenti della Serie A 2025/26. Non più sorpresa episodica, la squadra bianconera ha trovato continuità di risultati grazie a un progetto tattico chiaro, a un lavoro atletico rigoroso e a un gruppo che ha saputo rispondere con carattere alle difficoltà del calendario.

Identità tattica e filosofia di gioco

Runjaic ha imposto un’impronta precisa: equilibrio difensivo, transizioni rapide e grande attenzione alle fasi di non possesso. Il tecnico predilige una struttura compatta, con linee ravvicinate che riducono gli spazi tra reparti e favoriscono il recupero palla. In fase offensiva l’Udinese sfrutta la profondità e le verticalizzazioni per innescare il trequartista e l’attaccante centrale, alternando costruzione paziente a scatti improvvisi che mettono in difficoltà le difese avversarie. Il pressing è organizzato e calibrato, studiato per non esporre la squadra a ripartenze pericolose.

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I protagonisti: Solet, Zaniolo, Davis

Oumar Solet è emerso come pilastro difensivo: fisicità, lettura delle situazioni e capacità di impostare dal basso lo rendono uno dei giocatori più preziosi della rosa. La sua presenza dà sicurezza al reparto e permette a Runjaic di osare con una linea difensiva più alta.

Nicolò Zaniolo, nel ruolo di trequartista, rappresenta la scintilla creativa: inserimenti, dribbling e visione di gioco aumentano le soluzioni offensive e liberano spazi per gli esterni. La sua qualità nel collegare centrocampo e attacco è fondamentale per il gioco bianconero.

Keinan Davis offre invece il profilo dell’attaccante moderno: fisico, capacità di giocare spalle alla porta e senso del gol. La sua intesa con i rifinitori è cresciuta, rendendo l’Udinese più concreta in area.

Verso l’Europa: un obiettivo alla portata

La qualificazione europea non è un’utopia. Per centrarla serviranno continuità, gestione degli infortuni e qualche rinforzo mirato, ma la base costruita da Runjaic è solida. Se la squadra manterrà questo rendimento, l’Udinese potrà ambire a un traguardo storico, frutto di metodo e lavoro collettivo.

Uefa, Epstein svela: «Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni»

Uefa, Epstein non ha dubbi e rivela: «Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni». Le dichiarazioni

Guy-Laurent Epstein, Marketing Director della UEFA, è intervenuto durante un panel alla SPOBIS Conference di Amburgo: “Non siamo arrivati al nuovo format per un processo di marketing. È stato un processo sportivo per migliorare la competizione – le parole riportate da Calcio e Finanza – L’autenticità è fondamentale.

Nel calcio abbiamo il lusso di essere estremamente autentici, ma deve rimanere così. Alcuni nuovi formati faticano a trovare il loro posto. Un elemento chiave per i nostri broadcaster era ridurre il gap tra metà dicembre e metà febbraio, dove nei formati precedenti non c’erano gare. Se aumenti il numero di giornate di gara come richiesto dal lato sportivo e dai club, dagli allenatori, dai giocatori per avere più partite internazionali, perché oggi sono probabilmente il graal del calcio, devi creare un calendario che si adatti a questo numero di partite.

Champions fuori dall’Europa? Abbiamo identificato che c’era una finestra in un periodo in cui prima non c’erano partite. Quindi la priorità rimane lo sport, ma soddisfiamo le esigenze commerciali insieme allo sviluppo sportivo. Non possiamo spostare le partite in fusi orari che non sono rilevanti per i tifosi europei. Le partite sono giocate in Europa e nei giorni feriali. Non puoi giocare alle due del pomeriggio in uno stadio vuoto. Sarebbe, sbagliato per i giocatori, per i club, per le nazionali, per i tifosi, quindi non toccheremo gli orari di calcio d’inizio. Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni UEFA”.

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