Pagina 346 – Calcio News 24

Udinese, Runjaic sta riscrivendo la storia del club: da sorpresa a minaccia per i grandi, l’Europa è un obiettivo?

Udinese: la squadra di Runjaic mette in crisi la Serie A e punta dritta alla qualificazione europea? I dettagli

L’Udinese di Kosta Runjaic si è trasformata in una delle realtà più convincenti della Serie A 2025/26. Non più sorpresa episodica, la squadra bianconera ha trovato continuità di risultati grazie a un progetto tattico chiaro, a un lavoro atletico rigoroso e a un gruppo che ha saputo rispondere con carattere alle difficoltà del calendario.

Identità tattica e filosofia di gioco

Runjaic ha imposto un’impronta precisa: equilibrio difensivo, transizioni rapide e grande attenzione alle fasi di non possesso. Il tecnico predilige una struttura compatta, con linee ravvicinate che riducono gli spazi tra reparti e favoriscono il recupero palla. In fase offensiva l’Udinese sfrutta la profondità e le verticalizzazioni per innescare il trequartista e l’attaccante centrale, alternando costruzione paziente a scatti improvvisi che mettono in difficoltà le difese avversarie. Il pressing è organizzato e calibrato, studiato per non esporre la squadra a ripartenze pericolose.

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I protagonisti: Solet, Zaniolo, Davis

Oumar Solet è emerso come pilastro difensivo: fisicità, lettura delle situazioni e capacità di impostare dal basso lo rendono uno dei giocatori più preziosi della rosa. La sua presenza dà sicurezza al reparto e permette a Runjaic di osare con una linea difensiva più alta.

Nicolò Zaniolo, nel ruolo di trequartista, rappresenta la scintilla creativa: inserimenti, dribbling e visione di gioco aumentano le soluzioni offensive e liberano spazi per gli esterni. La sua qualità nel collegare centrocampo e attacco è fondamentale per il gioco bianconero.

Keinan Davis offre invece il profilo dell’attaccante moderno: fisico, capacità di giocare spalle alla porta e senso del gol. La sua intesa con i rifinitori è cresciuta, rendendo l’Udinese più concreta in area.

Verso l’Europa: un obiettivo alla portata

La qualificazione europea non è un’utopia. Per centrarla serviranno continuità, gestione degli infortuni e qualche rinforzo mirato, ma la base costruita da Runjaic è solida. Se la squadra manterrà questo rendimento, l’Udinese potrà ambire a un traguardo storico, frutto di metodo e lavoro collettivo.

Uefa, Epstein svela: «Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni»

Uefa, Epstein non ha dubbi e rivela: «Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni». Le dichiarazioni

Guy-Laurent Epstein, Marketing Director della UEFA, è intervenuto durante un panel alla SPOBIS Conference di Amburgo: “Non siamo arrivati al nuovo format per un processo di marketing. È stato un processo sportivo per migliorare la competizione – le parole riportate da Calcio e Finanza – L’autenticità è fondamentale.

Nel calcio abbiamo il lusso di essere estremamente autentici, ma deve rimanere così. Alcuni nuovi formati faticano a trovare il loro posto. Un elemento chiave per i nostri broadcaster era ridurre il gap tra metà dicembre e metà febbraio, dove nei formati precedenti non c’erano gare. Se aumenti il numero di giornate di gara come richiesto dal lato sportivo e dai club, dagli allenatori, dai giocatori per avere più partite internazionali, perché oggi sono probabilmente il graal del calcio, devi creare un calendario che si adatti a questo numero di partite.

Champions fuori dall’Europa? Abbiamo identificato che c’era una finestra in un periodo in cui prima non c’erano partite. Quindi la priorità rimane lo sport, ma soddisfiamo le esigenze commerciali insieme allo sviluppo sportivo. Non possiamo spostare le partite in fusi orari che non sono rilevanti per i tifosi europei. Le partite sono giocate in Europa e nei giorni feriali. Non puoi giocare alle due del pomeriggio in uno stadio vuoto. Sarebbe, sbagliato per i giocatori, per i club, per le nazionali, per i tifosi, quindi non toccheremo gli orari di calcio d’inizio. Non prevedo grandi cambiamenti nelle competizioni UEFA”.

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Calciomercato, clamoroso retroscena: Mario Balotelli e James Rodriguez insieme? Ecco cosa è successo

Calciomercato, spunta un incredibile retroscena: Mario Balotelli e James Rodriguez nella stessa squadra? Ecco cosa è successo

È ormai un copione che si ripete quasi ad ogni sessione di mercato: Mario Balotelli e James Rodriguez erano nuovamente a caccia di una squadra. Le due ex stelle del calcio mondiale, reduci da una serie di esperienze poco fortunate in giro per il globo, cercano l’ennesimo rilancio della loro carriera.


Questa volta, le loro strade avrebbero potuto incrociarsi clamorosamente in Polonia. Entrambi i giocatori, infatti, sono stati proposti al Wieczysta Cracovia, club emergente e nuova potenza economica del calcio locale.


L’affare, però, è stato stroncato sul nascere dal presidente del club, che non ha usato mezzi termini per spiegare il rifiuto. Sławomir Peszko, ex nazionale polacco e ora numero uno della società, ha liquidato la questione con una battuta al vetriolo: «Non abbiamo più intenzione di pagare 3 milioni di euro perché qualcuno venga qui a sdraiarsi su un lettino a prendere il sole, solo perché un tempo aveva un nome prestigioso. Seguendo questa logica, potrei tesserare me stesso come calciatore, visto che anch’io ho giocato un Mondiale».

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Benzema, debutto da sogno con l’Al-Hilal: tripletta immediata nella goleada di campionato

Karim Benzema, che debutto con l’Al-Hilal! Tripletta da record in campionato e un inizio da fenomeno

Un esordio così, probabilmente, Karim Benzema lo aveva solo sognato. Dopo il clamoroso e discusso trasferimento dai rivali cittadini dell’Al-Ittihad, l’astro francese si è presentato ai suoi nuovi tifosi dell’Al-Hilal nel modo più spettacolare possibile: realizzando una tripletta.

Nella ventunesima giornata della Saudi Pro League, Benzema è stato l’assoluto protagonista della schiacciante vittoria per 6-0 contro il malcapitato Al-Okhdood. Il francese ha preso subito in mano le redini dell’attacco, dimostrando che il cambio di maglia non ha intaccato il suo fiuto del gol. Oltre allo show personale dell’ex Pallone d’Oro, la festa è stata completata dalla rete del brasiliano Malcom e dalla doppietta dell’idolo locale Salem Al-Dawsari.

A 38 anni, la classe di Benzema non accenna a sfiorire. Con queste tre reti all’esordio nel nuovo club, il suo bottino personale nel torneo sale a quota 11 gol stagionali, avendo già messo a segno otto marcature con la sua ex squadra nella prima parte di campionato. La vetta della classifica marcatori è comunque ancora distante, attualmente occupata dall’attaccante inglese dell’Al-Ahli, Ivan Toney, autore di 19 centri.

Grazie a questa roboante vittoria, l’Al-Hilal consolida il suo primato in classifica, salendo a 50 punti. Il vantaggio sulla diretta inseguitrice, l’Al-Ahli, è ora di tre lunghezze. In terza posizione, con 46 punti ma una partita in meno, insegue l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo.

L’Al-Hilal è la quarta squadra della straordinaria carriera di Benzema. Dopo gli inizi al Lione, ha scritto la storia del Real Madrid per 14 anni, vincendo cinque Champions League e il Pallone d’Oro nel 2022, prima di sbarcare in Arabia Saudita nel 2023. Il suo passaggio all’Al-Hilal si è concretizzato proprio nell’ultimo giorno della finestra di mercato invernale. Il fuoriclasse francese ha firmato un contratto che lo legherà al club di Riade fino al 30 giugno 2027.

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Moviola Atalanta Juve, l’episodio chiave della sfida di Coppa Italia: ecco cosa è successo

Moviola Atalanta Juve, l’episodio arbitrale chiave del match valido per i quarti di finale di Coppa Italia 2025/26

L’episodio chiave della moviola del match Bologna Milan, valido per i quarti di finale di Coppa Italia 2025/2026. Arbitro: Fabbri; Assistenti: Bercigli – Zingarelli; Quarto Ufficiale: Feliciani; VAR: Abisso; AVAR: Camplone.

MOVIOLA

Il quarto di finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus si accende già nei primi minuti, ma il primo episodio da moviola arriva al 24’. Sul cross di Ederson dalla sinistra, il pallone sfiora la mano di Bremer: l’arbitro Fabbri lascia inizialmente correre, poi viene richiamato al VAR per valutare un possibile rigore. Dopo il check, al 26’ il direttore di gara assegna il penalty alla Dea per il tocco del difensore bianconero.

Dal dischetto, un minuto più tardi, Scamacca non sbaglia: spiazza Perin e porta l’Atalanta in vantaggio con un gol regolare. La partita era iniziata al 1’ con il fischio d’avvio, ma è solo al 27’ che la sfida si sblocca grazie alla decisione arbitrale e alla freddezza dell’attaccante nerazzurro.

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Roma, ecco la lista UEFA! Le decisioni di Gasperini: dentro Malen, Zaragoza e Vaz, esclusione clamorosa!

Roma, Lista UEFA: le scelte di Gasperini! Dentro Malen, Zaragoza e Vaz, fuori Angeliño. Che esclusione a sorpresa!

La fase a gironi dell’Europa League si è conclusa da appena una settimana, ma la competizione riparte subito con ritmo serrato verso gli scontri a eliminazione diretta, che prenderanno il via con i playoff. La Roma, grazie all’ottavo posto ottenuto con il pareggio contro il Panathinaikos e soprattutto alle cinque vittorie conquistate nelle otto partite disputate, tornerà in campo direttamente dagli ottavi di finale.

La squadra giallorossa affronterà questa nuova fase con una rosa rinnovata rispetto ai mesi precedenti, modificata sia dagli infortuni sia dagli interventi del recente calciomercato. Proprio la Roma ha appena ufficializzato l’elenco aggiornato dei giocatori a disposizione per la seconda parte del torneo.

  1. CELIK Mehmet Zeki
  2. CRISTANTE Bryan
  3. DYBALA Paulo Exequiel
  4. EL AYNAOUI Neil Yoni
  5. EL SHAARAWY Stephan
  6. FERGUSON Evan
  7. GHILARDI Daniele
  8. GOLLINI Pierluigi
  9. HERMOSO CANSECO Mario
  10. KONE Emmanuel
  11. MALEN Donyell
  12. MANCINI Gianluca
  13. NDICKA Obite Evan
  14. PELLEGRINI Lorenzo
  15. RENSCH Devyne Fabian
  16. SOULÉ  Matias
  17. SVILAR Mile
  18. TSIMIKAS Kostantinos
  19. VAZ Robinio
  20. VINICIUS FRANCA LIMA Wesley
  21. ZARAGOZA Bryan
  22. ZIOLKOWSKI Jan

 *Niccolò Pisilli è inserito nella Lista B 

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Como, la squadra di Fabregas non è più una sorpresa: identità tattica e obiettivo Europa

Como, il nuovo progetto che funziona: tattica, giovani e ambizioni europee. Fabregas a caccia di un posto in Europa

Il Como di Fabregas non è più la rivelazione estemporanea della scorsa stagione: è diventato una realtà solida e riconoscibile nel panorama della Serie A 2025/2026. Grazie a un progetto chiaro e al lavoro quotidiano, la squadra lariana ha trasformato entusiasmo in continuità, costruendo un’identità che unisce giovani di grande prospettiva e giocatori di esperienza.

Il mix vincente: giovani e certezze

La forza del Como risiede nel mix tra talenti emergenti e figure di riferimento. I giovani, valorizzati da un percorso di crescita attento e metodico, hanno trovato nel gruppo l’ambiente ideale per esprimersi. Le certezze tecniche e caratteriali, presenti in più reparti, hanno dato equilibrio a una rosa che sa alternare freschezza atletica e lucidità nelle scelte.

Lo stile tattico di Fabregas

Il marchio di fabbrica di Fabregas è un calcio propositivo e organizzato. Il tecnico predilige una costruzione dal basso con transizioni rapide, sfruttando la mobilità degli esterni e la capacità dei centrocampisti di collegare le fasi. Difensivamente il Como è compatto, ma è nella fase offensiva che emerge la filosofia del mister: pressing alto, scambi veloci nello stretto e sovrapposizioni che creano superiorità numerica sulle fasce. La squadra interpreta con intelligenza i momenti di possesso, alternando pazienza e accelerazioni improvvise.

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Focus su Nico Paz

Tra i singoli, Nico Paz è diventato simbolo del progetto. La sua visione di gioco, la capacità di inserirsi tra le linee e il tiro dalla distanza lo rendono una risorsa preziosa. Paz non è solo talento individuale, ma elemento che amplifica il gioco collettivo, offrendo soluzioni sia in fase di costruzione sia in quella di finalizzazione.

Obiettivo Europa

Con la classifica che sorride e un’identità tattica ormai definita, il Como può sognare in grande. Raggiungere un posto europeo sarebbe storico, ma non casuale: sarebbe la naturale conseguenza di un progetto costruito con pazienza, lavoro e idee chiare.

Infortunio Depaoli, quanto manca per il ritorno in campo del giocatore della Sampdoria? Le ultimissime

Infortunio Depaoli, i tempi di recupero aggiornati per il calciatore della Sampdoria: ecco quando tornerà in campo

La Sampdoria intensifica il lavoro in vista della ripresa del campionato di Serie B e uno dei nodi principali riguarda il recupero di Fabio Depaoli. Il terzino, fermato a fine gennaio da una lesione muscolare, segue un programma di riabilitazione mirato e spinge per tornare in campo il prima possibile.

Lesione e tempi di recupero

Depaoli ha riportato una lesione di primo grado al bicipite femorale destro. Le stime mediche indicano ancora circa una settimana per completare il percorso di guarigione, ma il giocatore sta cercando di accelerare i tempi con sedute specifiche e lavoro individuale. La sua determinazione è evidente, tuttavia lo staff sanitario e la dirigenza mantengono un approccio prudente per non compromettere la condizione fisica a lungo termine.

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Il valore di Depaoli per la squadra

Il ritorno di Depaoli rappresenterebbe un rinforzo importante per l’allenatore Angelo Gregucci. La sua esperienza e la capacità di spinta sulla fascia destra offrono soluzioni offensive e copertura difensiva che la Sampdoria considera fondamentali nelle gare decisive della stagione. La presenza del terzino aumenterebbe le opzioni tattiche e la solidità della squadra nelle prossime partite.

Tra speranza e cautela

La società preferisce non forzare i tempi: la priorità è garantire un recupero completo e senza ricadute. Se il rientro dovesse avvenire nei tempi previsti, Depaoli potrebbe essere subito utile per le sfide chiave che attendono la Sampdoria. Per ora resta però un equilibrio tra la speranza di riaverlo presto e la necessità di tutelarne la salute.

Atalanta, Percassi nel pre gara: «Giochiamo in casa, davanti ai nostri tifosi, e vogliamo fare una grande partita»

Luca Percassi ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della partita di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus

Luca Percassi, Amministratore delegato dell’Atalanta, ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della partita tra Atalanta e Juventus, facendo il punto sui nerazzurri e i temi principali della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia 2025/2026. Ecco le sue dichiarazioni.

LA PAROLE

OBIETTIVO COPPA ITALIA – «È normale che quella finale persa contro la Juventus sia ancora nella nostra memoria, ma non la viviamo come un’ossessione. La Coppa Italia rappresenta un obiettivo importante per l’Atalanta, a prescindere dall’avversario. Arrivare fino in fondo significa dare continuità a un percorso di crescita che portiamo avanti da anni. Se poi dovesse arrivare anche un riscatto sportivo, sarebbe la conseguenza del lavoro, non una rivincita cercata a tutti i costi. Giochiamo in casa, davanti ai nostri tifosi, e vogliamo fare una grande partita».

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SUL MERCATO APPENA CONCLUSO – «Riteniamo che il mercato abbia consentito all’Atalanta di rafforzarsi non solo negli innesti, ma anche attraverso alcune uscite mirate. Non pensavamo di riuscire a portare a Bergamo Raspadori e siamo molto soddisfatti che abbia scelto il nostro progetto. Ci attendono mesi intensi e impegnativi».

IL PERCORSO DELL’ATALANTA – «Questo è il sedicesimo anno da quando siamo tornati all’Atalanta e conosciamo bene il cammino fatto. La nostra resta una realtà provinciale e sapevamo che ripartire non sarebbe stato semplice. Continuiamo a lavorare con serietà, senza rimpianti e con grande consapevolezza».

Juve, Chiellini nel pre gara: «Mercato? Siamo contenti di quanto fatto e di come la squadra stia crescendo»

Giorgio Chiellini ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della sfida di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus

Giorgio Chiellini, Director of Football Strategy della Juventus, ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della gara tra Atalanta e Juventus, facendo il punto sui bianconeri e i temi principali della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia. Ecco le sue dichiarazioni.

LA PAROLE

SUL MATCH – «Entrambe le squadre ci tengono tanto come è normale che sia. Entrambe cercheranno di vincere per andare avanti. Consapevoli della difficoltà e dell’intensità che ci vorrà per tenergli testa. Ci crediamo».

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RAMMARICO PER IL MANCATO ACQUISTO DI UN ATTACCANTE? – «Penso che abbiamo scandagliato il mercato cercando tante situazioni che potevano aiutarci per sopperire all’assenza di Vlahovic. E’ da capire come rientrerà. Siamo contenti di quanto fatto e di come la squadra stia crescendo. Abbiamo giocatori che hanno preso fiducia e sono importanti, adesso stanno giocando con continuità più o meno gli stessi 11. Contenti che rientra Gatti dall’operazione al ginocchio».

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Juve, Perin sicuro: «Continuerò come ho sempre fatto a dare tutto me stesso per questi colori»

Mattia Perin ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della sfida di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus

Mattia Perin, portiere della Juventus, ha parlato ai microfoni di Mediaset prima della gara tra Atalanta e Juventus. Ecco i temi principali spiegati prima della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia. Ecco le sue parole.

LA PAROLE

I CAMBIAMENTI DELLA SQUADRA – «Stiamo dimostrando che siamo cambiati molto, ci siamo messi in testa che uscire dalla zona di comfort ti porta miglioramenti. Poi sei costretto a far sempre di più per migliorati individualmente e come squadra».

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CONTENTO DI ESSER RIMASTO DOPO LE VOCI DI MERCATO? – «Sì, il mercato ormai è passato. Adesso abbiamo 4-5 mesi in cui dobbiamo raggiungere i nostri obbiettivi. Continuerò come ho sempre fatto a dare tutto me stesso per questi colori. Ho sempre fatto così e continuerò a farlo».

Calciomercato Milan, Sabatini svela: «Quel giocatore doveva andare via ma Allegri e Tare hanno detto no»

Calciomercato Milan, Sabatini svela: «Quel giocatore doveva andare via ma Allegri e Tare hanno detto no». Le parole

Sandro Sabatini, nel suo canale YouTube, ha analizzato l’ascesa di Christopher Nkunku nelle ultime uscite e ha svelato un retroscena di mercato: inizialmente il francese sembrava destinato a lasciare il Milan a causa delle scelte operate da Ibrahimovic e Furlani, ma la fiducia mostrata da Allegri e la ferma volontà del giocatore di restare hanno cambiato il corso degli eventi. Il risultato è stato un ritorno in campo caratterizzato da prestazioni di altissimo livello, che hanno confermato la sua importanza per la squadra.

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RETROSCENA SUL MERCATO – «I rendimenti dei giocatori dipendono anche dalla fiducia degli allenatori, dipendono anche da qualche particolare di mercato più o meno raccontato, nascosto. Ecco Nkunku era sul mercato per Ibrahimovic e Furlani, doveva andare via, erano stati troppi i soldi spesi, quindi via Nkunku. Allegri e Tare hanno detto di no, soprattutto Allegri. Hanno coccolato la volontà del giocatore di rimanere e il giocatore l’ha ripagato con una prestazione di altissimo livello».

CRESCITA E RENDIMENTO – «Io non posso cambiare opinione sulle ali di un risultato, quindi io consento che Nkunku non è una prima punta e può e deve dare molto di più, però la partita contro il Bologna è stata una partita esemplare di un giocatore che evidentemente si trova a proprio agio con l’allenatore, con i compagni, con la tattica».

Formazioni ufficiali Atalanta Juve, le scelte di Palladino e Spalletti per la sfida di Coppa Italia

Formazioni ufficiali Atalanta Juve, gli schieramenti scelti da Palladino e Spalletti per la partita valida per i quarti di finale di Coppa Italia

Le formazioni ufficiali Atalanta Juve, match delle 21:00 e valido per i quarti di finale di Coppa Italia 2025/2026. Ecco le scelte di Palladino e Spalletti.

La notte è di quelle che contano: Atalanta e Juventus si affrontano nei quarti di finale di Coppa Italia in una sfida che mescola storia, ambizione e tensione. Da una parte la fame di gloria di una squadra che ha fatto del gioco offensivo e della capacità di sorprendere il suo marchio di fabbrica; dall’altra l’esperienza e la voglia di riscatto di una formazione abituata a competere ai massimi livelli.

FORMAZIONI UFFICIALI ATALANTA JUVE

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Ahanor; Zappacosta, De Roon (C), Ederson, Bernasconi; De Ketelaere, Raspadori; Scamacca. All. Palladino.
A disposizione: Rossi, Sportiello, Kossounou, Hien, Bakker, Musah, Sulemana, Pasalic, Samardzic, Bellanova, Kolasinac, Zalewski, Krstovic.

JUVENTUS (4-2-3-1): Perin; Kalulu, Gatti, Bremer, Kelly; Locatelli (C), Thuram; Conceicao, McKennie, Cambiaso; David. All. Spalletti.
A disposizione: Di Gregorio, Pinsoglio, Holm, Koopmeiners, Yildiz, Zhegrova, Boga, Adzic, Kostic, Opena, Miretti, Cabal.

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Inter, Thuram si racconta: «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona. Su mio fratello Khephren…»

Inter, Thuram parla a CBS Sports: «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona». Le parole

Marcus Thuram, attaccante francese dal carisma evidente, velocità esplosiva e visione di gioco sopra la media, si è raccontato in una lunga intervista a CBS Sports. Tra gli argomenti affrontati, il suo inserimento nel campionato italiano e la rapida ascesa dei nerazzurri sul palcoscenico europeo.

SUL PADRE – «Mio padre? Ho realizzato cosa fosse mio padre quando andò al Barcellona: sapevo fosse un calciatore, ma al Barcellona c’erano giocatori che guardavo come tifoso come Ronaldinho, Henry e Abidal. Erano colleghi di mio padre e mi chiedevo: “Lo fa davvero?”. L’ho sempre visto come il mio idolo, questo non cambiò niente. Il suo miglior consiglio? Mi ha insegnato molto, ma la cosa più importante è di essere una persona che si fa domande»

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CRESCITA ALL’INTER – «Ho ancora quel controllo di palla e la voglia di averla tra i piedi e correre: se impari ad essere un numero 9 fin da piccolo impari la finalizzazione, non il costruire un gol. Ma io sono sempre stato un giocatore che ama dribblare e fare assist: e questo mi ha portato ad essere il 9 che sono oggi. L’Inter? In me hanno visto un giocatore creativo che poteva giocare al fianco di Lautaro e che poteva aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per arrivare in un club così e giocare a San Siro: è un sogno entrarci ogni volta. Viene la pelle d’oca perché è un monumento del calcio: l’Inter è arrivata al momento giusto. Ho bellissimi ricordi a San Siro: la semifinale col Barcellona, i gol contro il Milan: ma ogni notte lì può diventare speciale, lo amo. Vincere due scudetti in tre anni sarebbe gratificante: non sarà facile perché le altre squadre ci sono, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dai nostri errori e potremo farcela. Sono molto più maturo nel modo di giocare, lascio molto meno che le emozioni mi influenzino: l’anno scorso siamo arrivati in finale di Champions League contro Bayern e Barcellona e queste partite mi hanno fatto crescere. Provo a migliorare in ogni cosa che faccio, a diventare un calciatore più intelligente e a migliorare la mia posizione: voglio imparare come muovermi perfettamente in campo. Così puoi aiutare meglio la squadra»

SUL FRATELLO – «Khephren? Siamo simili in molte cose, lui lavora duro e un professionista serio: sa cosa vuole, gli piace divertirsi, è il migliore al mondo. Io sono il suo fan numero uno: lui è molto competitivo nei miei confronti e questo mi piace, ogni volta che giochiamo contro voglio vedere quella rabbia perché mi rende orgogliosoE’ molto competitivo, vuole sempre vincere ed essere il numero uno: quando siamo in campo provo a scherzare ma a lui non va. Quando ci siamo affrontati io volevo provare di essere il fratello grande: non è andata così bene, forse è stato un mio errore: perché lui ha segnato e lui non segna mai. Ma sono super orgoglioso di lui e di quello che sta raggiungendo: gli auguro il meglio. Ha molto potenziale, gli auguro il meglio. Ci parliamo ogni giorno, abbiamo un grandissimo rapporto. Il mio sogno per noi è esprimere il nostro massimo potenziale, crescere come uomini, con valori: siamo calciatori ma a fine carriera devi essere più di un atleta, avere morale e rispetto»

LEGGI L’INTERVISTA INTEGRALE DI THURAM SU INTERNEWS24

Fiorentina in crisi: cosa non funziona e come Vanoli può salvare la stagione dei viola

Fiorentina in bilico: perché la squadra è terzultima e il piano di Vanoli per evitare la retrocessione. Tutti i numeri e le statistiche

La Fiorentina di Paolo Vanoli vive una stagione complicata: attualmente è terzultima in Serie A, con risultati altalenanti e una classifica che impone urgenza. Dopo un avvio segnato da cambi di guida tecnica e continuità assente, la squadra fatica a trasformare le prestazioni in punti. Gli ultimi mesi hanno mostrato partite in cui la squadra è stata compatta e altre in cui è apparsa disordinata, soprattutto negli ultimi 20 minuti: questo mix ha prodotto una media punti insufficiente per guardare con serenità alla permanenza in massima serie.

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I numeri confermano il quadro: la Fiorentina soffre in fase realizzativa e dipende troppo da singoli. Secondo rilevazioni di piattaforme come Opta e SofaScore, la produzione offensiva è bassa rispetto alla media di salvezza, mentre le valutazioni individuali oscillano. Tra i riferimenti tecnici emergono Rolando Mandragora, tra i marcatori principali con 6 gol, e Albert Guðmundsson, indicato come uno dei più incisivi quando disponibile. La difesa ha mostrato episodi di buona organizzazione, ma anche blackout che hanno compromesso risultati. La rosa ha qualità, ma la profondità è limitata e gli infortuni hanno pesato sulle scelte di Vanoli.

La salvezza è possibile ma non scontata. I punti di forza sono la presenza di giocatori tecnici capaci di cambiare ritmo e una difesa che, se ordinata, può limitare gli avversari; i limiti sono la scarsa continuità offensiva, la dipendenza da poche fonti di gol e la gestione degli episodi chiave. Per salvarsi la Fiorentina deve aumentare la concretezza in area, stabilizzare la formazione titolare e migliorare la gestione dei finali di partita. Se Vanoli riuscirà a imprimere ordine tattico e a recuperare continuità mentale, la squadra potrà risalire la classifica; altrimenti la lotta per la permanenza resterà aperta fino alla fine.

Tiribocchi: «L’unica rivale credibile dell’Inter per lo scudetto è il Milan, derby di marzo decisivo. Non sono sorpreso da Spalletti. Lazio Genoa? Sembrava il periodo del Covid…» – ESCLUSIVA

Tiribocchi, ex calciatore e noto opinionista, ha analizzato la corsa scudetto in Serie A e l’ultima sessione di mercato: le sue dichiarazioni in esclusiva

Intervenuto in esclusiva ai microfoni di Calcionews24, Simone Tiribocchi, ex attaccante e noto opinionista, ha analizzato la corsa scudetto in Serie A e non solo:

Partiamo da un’analisi generale del campionato di Serie A. Quando mancano 15 giornate alla fine l’Inter è prima con cinque punti di vantaggio sul Milan secondo. Credi che la lotta scudetto sia già indirizzata?

«Credo che molto dipenderà dal derby che se non sbaglio è in programma l’8 marzo. Lì si deciderà tanto perchè comunque il campionato è nella fase più importante e prendere dei punti di vantaggio adesso permetterebbe ad una grande squadra come l’Inter di gestire i diversi impegni. Non credo che Inter e Napoli possano rientrare nel discorso scudetto quindi l’unica che lo tiene in piedi è il Milan».

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Proprio sulla corsa scudetto è aperto il tema relativo al fatto che il Milan sia avvantaggiato dalle tante gare in meno in calendario rispetto all’Inter. Come ti poni rispetto a questo discorso?

«Allora, i grandi campioni vogliono giocare le partite, non fare gli allenamenti. Quindi in questo senso sicuramente fare partite, specie quelle di Champions o le fasi finali della Coppa Italia, è l’ambizione di tutti perchè ti danno adrenalina, ti tengono vivo rispetto al semplice allenamento. Naturalmente per gli infortuni giocare tante partite comporta un rischio più elevato. L’Inter sta facendo delle rotazioni importantissime, anche ieri sera in Coppa Italia ha fatto giocare tanti calciatori che avevano giocato meno e questo è sicuramente un qualcosa di importante che sta facendo Chivu. Intanto li tiene tutti sulla corda e poi crede realmente nel turnover a differenza di tanti altri che non l’hanno fatto o per rose ritenute da loro non adeguate o perchè si fidano solo dei primi 15. Quindi dal punto vista degli infortuni quello che dice Conte può essere vero ma io la penso come Allegri che dice che più si gioca e meglio è. Serve a diventare più forti anche confrontandosi con altre realtà. E’ l’ambizione dei grandi giocatori».

Passando al Milan, si è appena conclusa una sessione di mercato invernale che ha visto l’arrivo di Fullkrug e il rinnovo di Maignan. Come commenti le due operazioni?

«Rinnovare Maignan fa pensare che alla base ci sia un progetto importante del Milan che in passato aveva già perso Donnarumma con le stesse modalità. Perdere il francese sarebbe stato un secondo duro colpo in un ruolo decisivo. Come ha detto Gasperini poco tempo fa, il portiere forte ti porta almeno 8-10 punti e sono tanti se vuoi giocarti la Champions e lo scudetto. Quindi credo che sia un rinnovo importante che dà un segnale a tutto l’ambiente e che ci sia un progetto solido con Allegri e Tare e a lunga scadenza. Per quanto riguarda Fullkrug, il tedesco è un giocatore che ha caratteristiche completamente diverse da quelle che avevano gli altri attaccanti del Milan. E’ un giocatore che va a riempire l’area di rigore riempiendo il vuoto lasciato da Santiago Gimenez. Leao, Pulisic e Nkunku sono giocatori molto forti ma negli spazi e lontano dall’area di rigore quindi Fullkrug è quel giocatore che ti fa giocare anche bene ma che è determinante negli ultimi 16 metri. Ottimo acquisto. Non avrei invece capito l’eventuale arrivo di Mateta anche se effettivamente si era creata l’occasione. Al Milan dopo Fullkrug per me serviva un difensore perchè se è vero che De Winter ora è in crescita ma un altro serviva».

A differenza del Milan l’Inter non è intervenuta nonostante Chivu avesse fatto presente l’esigenza di un’alternativa a Dumfries. Credi che l’Inter possa sopperire a questa mancanza e cosa pensi del pensiero abbastanza comune per il quale ai nerazzurri manchi un calciatore di spunto e dribbling?

«Sono due discorsi differenti. L’Inter per me può arrivare tranquillamente a fine stagione con questa rosa perchè insieme al Napoli è la più competitiva in Italia. Lo era anche gli anni passati anche se ha vinto un solo scudetto con Inzaghi. Per quanto riguarda Perisic, per me era stato cercato proprio per quello che si dice, e che penso anche io: non c’è quel giocatore che crea superiorità, che cambia la partita, che ha l’uno contro uno sugli esterni e fare la differenza. Ai nerazzurri manca questo giocatore perchè è stata costruita in un’altra maniera anche se Diouf può avercele. Deve un pò crescere ma ci si può lavorare. L’Inter per me ha fatto una cosa intelligente: non ha speso tanto per spendere. Nel mercato di gennaio è giusto acquistare solo se puoi prendere giocatori in grado di fare la differenza da subito. Hanno provato con Cancelo ma perchè conosceva l’ambiente. Ora è rientrato Darmian, tra un mese magari rientra Dumfries che comunque ora sta mancando e si tira dritto fino alla fine per poi spendere di più in estate. Credo che Chivu e la società siano nella stessa lunghezza d’onda».

Anche la Juve a gennaio ha cercato un centravanti: ha ripensato a Kolo Muani, ha provato per En-Nesyri per poi chiudere la sessione con Boga e Holm. Credi che questi due calciatori possano allungare la rosa a disposizione di Spalletti? Sei sorpreso dall’impatto del tecnico di Certaldo e credi che la Juve possa rientrare in corsa scudetto?

«Come dicevo prima, per lo scudetto non vedo in corsa i bianconeri. Solo il Milan. Ecco, se dovesse andare in testa il Milan e la Juventus infilare un filotto lungo di vittorie, così come il Napoli, allora si potrebbe riaprire anche perchè negli scontri diretti l’Inter finora ha fatto fatica. Sta tutto nelle mani del Milan, il Napoli è a 9 punti che sono veramente tanti rispetto ad una squadra come l’Inter. Fosse stata un’altra squadra allora le altre se la potevano anche giocare ma l’Inter è una squadra forte in questo momento anche mentalmente oltre che fisicamente quindi è difficile pensarlo adesso. Dopo il derby vediamo, se lo vince il Milan si riapre tutto. Per quanto riguarda Spalletti, non sono sorpreso. Me l’aspettavo, so che allenatore è. Ho avuto la fortuna di lavorarci insieme e so che tipo di persona è. Ero convinto avrebbe fatto bene alla Juventus, può fare ancora meglio. Una squadra che sembrava non sapesse giocare a calcio ora lo sta facendo. Holm e Boga possono dare una grossa mano, specie il secondo per far rifiatare Yildiz che è un giocatore importante ma che con le conoscenze di Spalletti può ulteriormente migliorare. Boga a gara in corsa può dare tante soluzioni. La Juve ha ritrovato Bremer, a centrocampo ha trovato la quadra. Gli manca quel centravanti da battaglia che voleva Spalletti ma a marzo torna Vlahovic quindi la Juve potrebbe essere al completo nel momento decisivo della stagione».

Una squadra che si può certo dire sia uscita rafforzata dal mercato invernale è la Lazio che ha visto uscire anche due pezzi da 90 come Castellanos e Guendouzi. Su quali tasti dovrà secondo te battere Sarri e quali prospettive vedi per i biancocelesti considerando anche la Coppa Italia?

«La Lazio ha vissuto un mese e mezzo molto particolare e brutto. Il mercato di gennaio è quello che ti determina il finale di stagione e la Lazio in questo senso ha perso un’occasione. Ha perso anche Romagnoli che non è il capitano ma è un leader dello spogliatoio e bisognerà capire come rientrerà da qui a giugno. Sono stati fatti tanti errori, si è creato un ambiente con la tifoseria che un pò dispiace vederlo così. Col Genoa è stata una partita brutta sotto tanti punti di vista perchè ci sono stati cinque gol e non abbiamo visto la gente esultare. Sembrava un pò il periodo del Covid… Per quanto riguarda Sarri, sta lavorando bene compattando la squadra altrimenti gare come quella col Genoa o come quella di Verona non le vinci. I calciatori lo seguono ma è inevitabile che sono stati persi giocatori che facevano la differenza. Rovella è stato infortunato per tutto il girone d’andata, Guendouzi e Castellanos erano titolari, Romagnoli ora come detto bisogna capire quando e come rientra, sono stati presi magari dei buoni giocatori ma che dobbiamo ancora scoprire e a gennaio sei già in ritardo. Devi metterli dentro, dargli la possibilità di sbagliare e di capire Sarri. Quindi è un’annata molto difficile a differenza dello scorso anno nonostante la chiusura abbastanza paradossale della stessa vista la mancata qualificazione alle coppe. Il girone d’andata però era stato ottimo».

Infine chiudiamo con due protagonisti di questa Serie A, Pisacane e Palestra veri uomini copertina del Cagliari…

«Il Cagliari sta facendo molto bene ma è il progetto del Cagliari che sta andando molto bene. Pisacane è solo un altro innesto importante all’interno di questo progetto, la società ci ha visto lungo. Io conosco molto bene il direttore, so come lavora. Pisacane l’ho seguito nella Primavera indirettamente tramite le partite e i risultati. Devo dire che mi piace molto come comunica, mi piace la sua umiltà nel capire e nel gestire il gruppo. Ha studiato molto la nuova generazione di calciatori giovani per adattarsi a loro e non viceversa. La squadra ha una qualità importante da centrocampo in su e sta raccogliendo ottimi risultati. Per quanto riguarda Palestra si è già detto praticamente tutto. Ha un motore impressionante, è molto decisivo per l’età che ha e per le caratteristiche che ha. Non fa mai una corsa fine a se stessa. Riesce a mettere palloni interessanti, ha qualità, gioca con la squadra, conosce i tempi e per l’età che ha non è una cosa banale. Farà parlare di sé in un ruolo che un pò manca quindi benvenuto. Lo consiglio assolutamente a Gattuso in vista dei playoff!».

SI RINGRAZIA SIMONE TIRIBOCCHI PER LA DISPONIBILITA’ AVUTA IN QUESTA INTERVISTA

Mercato Roma, Ranieri fa il punto: «Rinnovi di Dybala e Pellegrini? Ecco la situazione e sul futuro…»

Mercato Roma, Claudio Ranieri svela: «Rinnovi di Dybala e Pellegrini? Ecco la situazione e sul futuro…». Le dichiarazioni

Claudio Ranieri ai microfoni di Sky Sport, ha parlato non solo del possibile ritorno in società di Francesco Totti ma anche fatto il punto sul mercato dei giallorossi e dei possibili rinnovi di Dybala e Pellegrini. Ecco un estratto:

NEO ACQUISTI – «Malen è un giocatore di grandissima esperienza e ci mancava, così come Zaragoza che è un punto di riferimento che dovrà capire il gioco di Gasperini. Ha sempre fatto l’ala ma ha quella capacità di saltare l’uomo per cui nell’uno contro uno è molto bravo, è uno di quelli che rompe la marcatura».

 RINNOVI – «Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte ingaggi, se no non ce la facciamo con il Fair Play Finanziario. In base a quello che hanno fatto sul campo, a quello che ci dirà l’allenatore e alle richieste, se c’è un incontro bene, se no ci si saluta».

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Calciomercato Inter, era lui il vero colpo di gennaio? Ecco svelato il motivo dello stop, i dettagli

Calciomercato Inter: Cancelo era l’obiettivo numero uno, ma l’operazione si è bloccata. Tutti i dettagli e le ultime

Il mercato invernale si è chiuso, ma i retroscena sulle strategie dei top club continuano a filtrare, illuminando ciò che è accaduto dietro le porte della sede di viale della Liberazione. Tra le indiscrezioni più significative spicca quella riportata da Fabrizio Romano: il vero grande obiettivo dell’Inter per gennaio rispondeva al nome di Joao Cancelo.

Un profilo cucito su misura per Chivu

Per la dirigenza nerazzurra e per Cristian Chivu, oggi alla guida dell’Inter, il laterale portoghese non era una semplice opportunità di mercato, bensì il tassello ideale per completare la rosa. Cancelo rappresentava un innesto immediatamente funzionale: conosce già la Serie A, ha vestito sia la maglia nerazzurra sia quella della Juventus e avrebbe potuto inserirsi senza tempi di adattamento in un sistema già rodato.

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Dal punto di vista tattico, il suo identikit combaciava perfettamente con il 3-5-2 di Chivu. La capacità di interpretare il ruolo di quinto con qualità tecnica, intensità e continuità nella spinta avrebbe garantito un upgrade notevole soprattutto nella fase offensiva, aggiungendo imprevedibilità e soluzioni alternative sulle corsie.

Un’operazione sostenibile

Oltre al valore tecnico, l’affare Cancelo intrigava l’Inter per la sua sostenibilità economica. Le cifre circolate parlano di un investimento complessivo di circa 4 milioni di euro, somma che avrebbe coperto sia il prestito oneroso sia l’ingaggio del giocatore fino a fine stagione. Un’operazione di alto profilo, ma con costi sorprendentemente contenuti.

Un rimpianto a tinte nerazzurre

Nonostante l’interesse concreto e l’incastro tattico quasi perfetto, l’operazione non è andata in porto. Resta così il rimpianto per un ritorno che avrebbe fatto rumore e che molti tifosi avrebbero accolto con entusiasmo. Al tempo stesso, però, emerge un segnale chiaro: l’Inter continua a muoversi con ambizione, puntando a profili di livello internazionale per consolidare la propria leadership.

Milan, cosa serve per vincere lo Scudetto? L’analisi sulla stagione dei rossoneri di Allegri: statistiche e numeri

Milan, cosa manca ai rossoneri di Allegri per puntare allo Scudetto? Ecco l’analisi completa della stagione

Il Milan di Massimiliano Allegri si presenta come una candidata credibile alla corsa scudetto, ma non ancora favorita assoluta. Ad oggi i rossoneri sono secondi in classifica con 50 punti, a cinque lunghezze dall’Inter capolista (55). I numeri parlano di una squadra equilibrata: 38 gol segnati e 17 subiti per una differenza reti di +21, segnale di solidità difensiva e capacità realizzativa. Le statistiche avanzate, incluse quelle raccolte da Opta, evidenziano come il Milan abbia saputo coniugare transizioni rapide e costruzione paziente, con giocatori chiave che fanno la differenza nelle due fasi. La continuità rimane però il fattore discriminante: la classifica riflette una buona base, ma non ancora la supremazia necessaria per considerare i rossoneri i favoriti assoluti.

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I protagonisti della stagione sono il motore della speranza milanista. Rafael Leão resta l’elemento più incisivo in attacco, capace di creare superiorità e finalizzare con regolarità; Mike Maignan è un punto di riferimento tra i pali, con interventi decisivi che hanno preservato punti preziosi. A completare il quadro ci sono gli esterni e il centrocampo: la qualità di Christian Pulisic e l’apporto di Christopher Nkunku aumentano le opzioni offensive e la profondità della rosa. Allegri ha saputo alternare moduli e interpreti, ma la gestione degli infortuni e la tenuta fisica nei momenti chiave saranno determinanti per il rush finale.

Per battere l’Inter e puntare allo scudetto il Milan deve migliorare due aspetti: la capacità di vincere gli scontri diretti e la continuità nelle prestazioni contro le squadre di metà classifica. Se Allegri riuscirà a mantenere alta la concentrazione, ottimizzare le rotazioni e sfruttare al massimo Leão e gli esterni, il Milan potrà giocarsela fino alla fine. Al momento è una contendente solida, ma la strada verso il titolo passa per una serie di risultati di alto profilo e per la riduzione del gap con l’Inter.

Atalanta Juve, i precedenti in Coppa Italia: numeri, statistiche sulla sfida dei quarti di finale

Atalanta Juve: tutti i precedenti, le statistiche e i numeri della sfida valida per i quarti di finale di Coppa Italia

La Gewiss Arena ospita un quarto di finale di Coppa Italia che promette intensità e spettacolo: Atalanta e Juve si affrontano con obiettivi chiari e statistiche che raccontano due approcci diversi alla partita. L’Atalanta arriva con la fama di squadra propositiva e aggressiva in fase offensiva: negli ottavi di finale è stata la formazione con il maggior numero di tiri totali (22) e ha giocato il maggior numero di palloni dentro l’area avversaria (46), numeri che sottolineano la sua capacità di creare occasioni e di mettere pressione costante alla difesa avversaria. Questi dati fotografano una squadra che non si limita ad aspettare, ma che cerca con insistenza la profondità e il tiro, puntando sulla qualità delle azioni offensive per scardinare gli avversari.

Tabellone Coppa Italia 2025/2026: date, turni, partite e risultati

La Juventus, dall’altro lato, si presenta con un profilo più prudente ma estremamente efficace: negli ottavi è stata l’unica squadra a non concedere alcun tiro nello specchio, segnale di una solidità difensiva che può fare la differenza in una gara a eliminazione diretta. I bianconeri hanno giocato 30 palloni in area avversaria durante il turno precedente, un valore inferiore rispetto ai bergamaschi ma comunque significativo se letto insieme ad altri indicatori di qualità: la Juventus è la squadra che ha segnato il maggior numero di gol nella storia dei quarti di finale di Coppa Italia (118), e ha registrato il maggior numero di sequenze su azione con almeno 10 passaggi terminate con un tiro o con un tocco in area (quattro). Questi elementi raccontano una squadra capace di costruire con pazienza e di finalizzare con concretezza quando serve.

Nel complesso, la partita di Bergamo mette di fronte due filosofie che possono annullarsi o esaltarsi a vicenda: l’Atalanta cerca di imporre ritmo e intensità, sfruttando il volume di tiri e la presenza in area; la Juventus punta su ordine, controllo e capacità di trasformare le azioni lunghe in occasioni pericolose. A fare la differenza potrebbero essere i dettagli — la gestione dei momenti chiave, la capacità di non concedere ripartenze e l’efficacia sotto porta — ma anche la capacità di adattarsi tatticamente durante la partita. Chi saprà leggere meglio il match e sfruttare i propri punti di forza avanzerà verso la semifinale, lasciando a Bergamo una serata di calcio ricca di tensione e di emozioni.

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Ambrosini: «Quando Pirlo allenava la Juventus nutrivo grossi dubbi su Rabiot, poi lui mi disse questo»

Ambrosini: «Quando Pirlo allenava la Juventus nutrivo grossi dubbi su Rabiot, poi lui mi disse questo». Le parole dell’ex centrocampista

Durante il suo consueto appuntamento su Cronache di SpogliatoioMassimo Ambrosini ha analizzato la corsa al titolo, evidenziando come la posizione del Milan possa rivelarsi paradossalmente più favorevole rispetto a quella delle dirette concorrenti, grazie a una differente gestione della pressione psicologica.

Il fattore “urgenza” nella corsa Scudetto

Secondo l’ex capitano rossonero, la chiave del finale di stagione risiede nelle aspettative che gravano sulle milanesi. Mentre l’Inter è quasi obbligata al successo, il Milan può giocare con una mente più sgombra: «Io penso che il Milan non abbia l’urgenza di vincere il campionato, cosa che invece ha l’Inter. Questo potrebbe essere un vantaggio. Chiaro, dipende a quanti punti arrivi. Però è indubbio che se dovessero arrivare più o meno con questi punti (al derby, ndr), una vittoria dell’Inter sancirebbe chiaramente la fine, una vittoria del Milan riavvicinerebbe indubbiamente anche le altre, se la vedi da questo punto di vista».

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Ambrosini sottolinea come la “leggerezza” possa diventare l’arma segreta di Pioli: «Ripeto, per il Milan questa non urgenza di vincere ti fa entrare in campo anche con una leggerezza, che se tu hai un obiettivo minimo, che adesso è a sette punti, sei veramente ancora più leggero e più tranquillo». Un vantaggio che si scontrerebbe con la nota fragilità emotiva dei nerazzurri nel gestire vantaggi rassicuranti: «Ora, se arrivi al derby e mantieni anche quel distacco lì, quel distacco lì l’Inter, ha mostrato anche storicamente, di non essere tanto in grado di gestirlo emotivamente. Non solo col Milan, ma abbiamo visto anche cosa è successo negli altri anni».

Lo sguardo sulle rivali e l’elogio a Rabiot

Non mancano riflessioni sulle altre inseguitrici, come Napoli e Juventus, e sulla crescita esponenziale di Adrien Rabiot. Ambrosini ammette un errore di valutazione passato, corretto dalle intuizioni di Andrea Pirlo: «Quando Pirlo allenava la Juventus, nutrivo forti dubbi su Rabiot. Lui lo faceva giocare sempre, ma io gli dicevo che uno così lo avrebbe fatto giocare male. Andrea invece mi diceva che era davvero forte. Tecnicamente ha preso ancora più confidenza rispetto a prima, sembra che giochi uno sport diverso. Sembra uno che fa meno fatica degli altri a fare le cose giuste, ma l’effetto è triplo».

Calciomercato Cagliari: cosa filtra sul riscatto di Kilicsoy. Novità dalla Turchia

Calciomercato Cagliari: cosa filtra sul riscatto di Kilicsoy. Novità dalla Turchia in merito al futuro del giovane attaccante

Il futuro di Semih Kılıçsoy è diventato uno dei temi caldi dell’agenda di mercato del Cagliari. Il giovane talento turco, approdato in Sardegna la scorsa estate dal Besiktas, sta vivendo una stagione di crescita sotto i riflettori della Serie A. Arrivato con la formula del prestito oneroso e un diritto di riscatto fissato a 11 milioni di euro, il classe 2005 ha attirato su di sé le attenzioni di diversi club europei, ma la priorità del club rossoblù appare chiara.

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La strategia di Angelozzi

Il direttore sportivo Guido Angelozzi ha recentemente fatto il punto sulla situazione, confermando l’orientamento della società: il Cagliari ha tutta l’intenzione di esercitare l’opzione di acquisto a titolo definitivo. Tuttavia, l’operazione non è ancora scontata. Angelozzi ha infatti sottolineato che la decisione finale sarà il risultato di un’attenta analisi tecnica condivisa con l’allenatore, valutando non solo il potenziale del ragazzo, ma anche la sua effettiva maturazione nel corso del campionato. L’investimento da 11 milioni rappresenta una cifra record per i parametri dei sardi, che richiedono dunque certezze assolute sulla continuità del calciatore.

Il fronte turco e il no al Fenerbahce

Parallelamente, notizie significative giungono dalla Turchia. Il noto esperto di calciomercato Yağız Sabuncuoğlu ha voluto fare chiarezza sulle voci che vedevano Kılıçsoy nel mirino dei grandi club di Istanbul per un clamoroso ritorno in patria. Sabuncuoğlu ha categoricamente escluso un inserimento del Fenerbahce nella corsa al giocatore, smentendo i rumors delle ultime settimane. Secondo il giornalista, la volontà del giocatore e le dinamiche attuali spingono verso una permanenza nel campionato italiano.

Il destino di Kılıçsoy sembra quindi tingersi sempre più di rossoblù: se il Cagliari dovesse confermare l’affondo nei prossimi mesi, il turco diventerebbe il perno attorno a cui costruire l’attacco del futuro, allontanando definitivamente le sirene del Bosforo.

Berardi ci spera: «Fare un altro gollettino all’Inter non sarebbe male. Conto di essere ancora convocato in Nazionale»

Berardi ci spera: «Fare un altro gollettino all’Inter non sarebbe male. Conto di essere ancora convocato in Nazionale». Parla il neroverdi

Domenico Berardi, attaccante del Sassuolo, ha parlato a Sky Sport in merito alla stagione dei neroverdi e in vista della gara contro l’Inter in programma per domenica alle 18:

ULTIMA PARTE DI STAGIONE – «Abbiamo passato un mesetto con un po’ di difficoltà ma ci tenevamo a far bene a Pisa e ci siamo riusciti. A Bergamo contro l’Atalanta abbiamo fatto una grandissima gara in questa stagione. Quest’anno riusciamo a stare dentro la partita per tutti i novanta minuti e questo è un plus».

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A SEGNO CONTRO LE BIG – «Mi piace segnare contro tutte le squadre. Contro l’Inter ho fatto tanti gol, e assist, magari fare un altro gollettino la prossima giornata non sarebbe male. Quello degli otto gol fatti contro l’Inter che ricordo di più è quello a San Siro quando vincemmo 2-1 con la rete mia e quella di Politano, con Iachini in panchina».

GROSSO – «Il mister tiene il gruppo compatto e unito, è la nostra forza. Vuole un squadra compatta e unita. Matic è un campione con la C maiuscola, ci aiuta tantissimo con la sua esperienza e io cerco di aggregarmi a lui. Dobbiamo fare le partite come una piccola società, in settimana ci prepariamo al meglio».

UNA VITA AL SASSUOLO – «Essere una bandiera di questo club è motivo di grandissimo orgoglio, sono legato a questi colori, alla famiglia Squinzi e a Carnevali. Li ringrazierò a vita».

NAZIONALE – «Il sogno di vestire la maglia azzurra è sempre stato lì fin da bambino, ho vinto l’Europeo, altro motivo di orgoglio e sono sempre pronto a dare mano alla Nazionale, se mi richiamassero. Passa tutto dal Sassuolo, ci conto e ci tengo a raggiungere un’altra convocazione».

Vinicius, la fidanzata: «Se uso una nuova pomata intima devo prima dirlo a lui e ai suoi fisioterapisti»

Vinicius, la fidanzata: «Se uso una nuova pomata intima devo prima dirlo a lui e ai suoi fisioterapisti». Le parole della compagna del brasiliano

La relazione tra l’influencer brasiliana Virginia Fonseca e la stella del Real Madrid Vinicius Jr. rappresenta il prototipo della moderna “power couple”: un binomio dove la popolarità è quasi perfettamente bilanciata, come testimoniano i rispettivi numeri sui social (54 milioni di follower per lei, 58 per lui). Tuttavia, dietro i riflettori della cronaca rosa, la coppia convive con una realtà fatta di restrizioni e protocolli ferrei, dettati dalla necessità di proteggere la carriera dell’attaccante.

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L’incubo antidoping

Il tema centrale della loro quotidianità è il rischio di una positività involontaria ai test antidoping. Le normative WADA sono infatti rigidissime: la trasmissione di sostanze proibite può avvenire tramite i fluidi corporei, rendendo pericolosi anche i più banali contatti intimi. Uno scenario che Virginia ha ammesso di aver inizialmente sottovalutato, per poi comprendere la gravità della situazione: «Se vado dal ginecologo e ho bisogno di usare una pomata, devo consultarmi con il suo fisioterapista. Perché potrebbe scatenare una positività al doping».

Una vita sotto controllo

L’influencer ha raccontato con estrema sincerità lo shock provato nel realizzare l’entità delle precauzioni necessarie: «Quando me l’ha spiegato, ho iniziato a tremare. Ho pensato: ‘Mio Dio, possibile che abbia usato qualcosa che non dovevo?’. Giuro che ho iniziato a tremare. Ora, qualsiasi cosa mi venga in mente di usare, devo mandarla ai suoi fisioterapisti. È così. Ma anche uscire a cena, lui non mangia fuori. Mangiamo a casa».

È stato lo stesso Vinicius a imporre queste linee guida, consapevole che un errore microscopico potrebbe costargli una squalifica: «Qualsiasi cosa tu stia per usare, devi avvisarmi in anticipo, perché potrebbe causare doping. Per esempio, una crema intima, un unguento, qualsiasi cosa che possa entrare in contatto con me, potrebbe causare doping. E se succede, resto fuori dal campo. Ora, qualsiasi cosa stia pensando di usare, devo dirglielo. Sono molto felice con lui, cerco di fare di tutto perché funzioni. È una relazione esigente: bisogna avere un orario per tutto, seguire tutto alla perfezione».

Calciomercato Juventus: si punterà ancora su Zhegrova? Qual è l’idea alla Continassa

Calciomercato Juventus: si punterà ancora su Zhegrova? Qual è l’idea che va per la maggiore alla Continassa. Ultime

La Juventus continua a tessere la trama del proprio futuro, muovendosi con estrema cautela tra le pieghe del mercato e la gestione dei talenti già presenti in rosa. Alla Continassa, uno dei profili che genera maggiori riflessioni è quello di Edon Zhegrova. Il nazionale kosovaro rappresenta un vero e proprio enigma tattico per la dirigenza: se da un lato nessuno mette in dubbio le sue doti tecniche, dall’altro la sua avventura bianconera è stata finora frenata da una fragilità fisica preoccupante.

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Talento cristallino, muscoli fragili

Secondo quanto riferito da Calciomercato.com, la Juventus non ha alcuna intenzione di bocciare il giocatore. Le qualità dell’ex Lille sono evidenti: capacità di saltare l’uomo, estro nell’uno contro uno e propensione a creare superiorità numerica sono doti rare che la società vuole preservare. Il problema, tuttavia, resta la continuità. Le prestazioni di Zhegrova sono state troppo spesso interrotte da stop muscolari che ne hanno minato l’affidabilità nel lungo periodo, impedendogli di scalare stabilmente le gerarchie.

La strategia di Spalletti

Nonostante i dubbi sulla tenuta atletica, la strategia del club è chiara: Zhegrova resterà a Torino. La Juventus vuole evitare il rischio di una cessione prematura che potrebbe trasformarsi in un rimpianto tecnico. Tuttavia, il suo status cambierà: per la prossima stagione, il kosovaro non partirà con i gradi da titolare, ma dovrà guadagnarsi ogni minuto sul campo.

Il ruolo di Luciano Spalletti sarà cruciale in questo processo di recupero. Il tecnico toscano apprezza le caratteristiche dell’esterno, ma è stato categorico: serve una forma fisica accettabile e costante. Per questo motivo, lo staff medico e i preparatori hanno già pianificato una preparazione estiva personalizzata, mirata a rinforzare le fragilità strutturali del giocatore. Solo attraverso un lavoro atletico specifico Zhegrova potrà finalmente trasformarsi da “incognita di lusso” a risorsa fondamentale per lo scacchiere juventino.

Verona, Sammarco: «Un’emozione allenare in Serie A. Il primo giorno è stato difficile ma ora…»

Verona, Sammarco: «Un’emozione allenare in Serie A. Il primo giorno è stato difficile ma ora…». Le parole del neo tecnico degli scaligeri

Le dichiarazioni del neo allenatore gialloblù Paolo Sammarco, rilasciate oggi alla vigilia di Hellas Verona-Pisa, match valido per la 24a giornata di Serie A Enilive 2025/26

COME BOCCHETTI CHE SALVO’ IL VERONA – «Sì, era una situazione simile. Era successo un po’ prima, se non ricordo male, ma non sono focalizzato sul tempo, bensì sulla partita di domani, perché in questi tre giorni di allenamento abbiamo lavorato sodo su questa gara, che è quella fondamentale».

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3-5-2? «Riguardo al modulo, anche in base al mercato e ai giocatori a disposizione, non cambieremo moltissimo. I ragazzi hanno lavorato sodo e hanno mostrato grande disponibilità. La praticità è fondamentale, perché non devi subire e devi fare più gol degli altri. È quello che serve in questo momento».

L’INCARICO – «Sicuramente ho provato grande emozione nel momento in cui mi hanno chiamato, perché sedere su una panchina di Serie A è un privilegio: ci sono solo 20 allenatori in Serie A, quindi è una grandissima emozione. Dobbiamo portare professionalità e credibilità per far rendere al meglio questi ragazzi. Sull’incarico ad interim non mi sono soffermato: il mio primo obiettivo è la partita di domani, il resto verrà di conseguenza. Sento la vicinanza del Presidente e del Direttore, quindi mi sono concentrato solo sulla partita di domani».

SPOGLIATOIO – «Non ti nascondo che il primo giorno non è stato facile, perché si arrivava da una brutta prestazione e dal cambio allenatore. Anche i ragazzi sono consapevoli del difficile momento, ma ho trovato grande disponibilità da parte loro, e questo mi fa ben sperare. Ho visto una grinta importante, che dobbiamo trasferire domani in campo»

INFORTUNATI – «Recuperiamo Akpa Akpo, mentre Bella-Kotchap e Belghali ancora no, ma dovrebbero rientrare quasi sicuramente la prossima settimana. Perdiamo Valentini, che ha avuto un problema, ma sono fiducioso perché ho visto le facce giuste in questi giorni”».

Calciomercato Inter: il contrariato Thuram può essere sacrificato in estate? La situazione

Calciomercato Inter: il contrariato Thuram può essere sacrificato in estate? La situazione legata all’attaccante francese

L’Inter di Cristian Chivu stacca il pass per le semifinali di Coppa Italia superando il Torino per 2-1 nella cornice di Monza. Una vittoria griffata dalla “connessione francese”: il debuttante Kamate e Marcus Thuram hanno infatti servito gli assist decisivi per le reti di Bonny e Diouf. Tuttavia, a far discutere è stato proprio l’atteggiamento di Thuram, apparso visibilmente contrariato al momento della sostituzione a inizio ripresa.

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Il “caso” Thuram: numeri contro critiche

Nonostante l’assist, la prestazione del francese non ha convinto la critica, con giudizi severi che ne sottolineano una flessione atletica e mentale. Eppure, un’analisi a freddo dei numeri racconta una realtà diversa. In questa stagione, Marcus viaggia alla media di una partecipazione al gol ogni 105 minuti (11 reti e 5 assist), un dato superiore sia alla passata stagione (un contributo ogni 129′) che alla sua annata d’esordio in nerazzurro (un contributo ogni 116′).

Upgrade offensivo e nodi di mercato

L’Inter ha rigenerato il proprio attacco: gli innesti di Pio Esposito e Bonny hanno garantito quella profondità e freschezza che Arnautovic e Taremi non riuscivano più a offrire. Ma, come ammesso dallo stesso Chivu, «il mercato è sempre bastardo». La dirigenza si troverà presto a un bivio. Con molti senatori in scadenza (Sommer, Acerbi, Mkhitaryan) e la necessità di finanziare i nuovi innesti senza i ricavi record della scorsa Champions, il sacrificio di un big potrebbe diventare opportuno.

Se Frattesi potrebbe non bastare per fare cassa, l’ombra della cessione si allunga proprio su Thuram. Sebbene sia l’unico in rosa capace di attaccare la profondità, il francese rappresenta una plusvalenza pura essendo arrivato a parametro zero. Con un ingaggio da 6 milioni e l’età più avanzata rispetto ai compagni di reparto, Marcus è, per ragioni cinicamente economiche, l’indiziato numero uno a lasciare Milano per equilibrare i conti.

Guardiola in pressing su Tonali al termine di Manchester City Newcastle: «Ecco cosa ci siamo detti» – VIDEO

Guardiola in pressing su Tonali al termine di Manchester City Newcastle: «Ecco cosa ci siamo detti». La spiegazione di Pep in conferenza stampa

Al triplice fischio di Manchester City-Newcastle, semifinale di ritorno di Coppa di Lega, l’immagine che ha rubato la scena non è stata quella dei festeggiamenti dei Citizens per la conquista della finale contro l’Arsenal. Gli occhi di tutti erano puntati su Pep Guardiola e Sandro Tonali. Il tecnico catalano è entrato in campo puntando dritto verso l’ex milanista, intrattenendolo in un colloquio fitto e prolungato.

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Un pedinamento tattico?

Guardiola non ha mollato il centrocampista lodigiano nemmeno quando quest’ultimo si è diretto verso il settore ospiti per ringraziare i propri sostenitori. Un “pedinamento” in piena regola che ha immediatamente scatenato le fantasie degli esperti di mercato. Solo pochi giorni fa, Tonali era stato accostato all’Arsenal per sostituire l’infortunato Merino, ma il Newcastle e l’agente Riso avevano spento ogni voce, rimandando ogni valutazione a marzo. Tuttavia, l’ammirazione di Pep per i centrocampisti cerebrali e dotati di tecnica come l’azzurro è nota, e questo siparietto ha alimentato i sospetti di un corteggiamento in vista dell’estate.

La versione di Pep

Interpellato nel post-partita, Guardiola ha risposto con la sua consueta ironia, cercando di spostare l’attenzione su temi extra-calcistici e conoscenze comuni legate al passato bresciano di entrambi:

«Cosa ho detto a Tonali? Il mio italiano è perfetto, ecco perché riesco a comunicare con lui. E abbiamo in comune un amico incredibile di Brescia, Edoardo Piovani (figura storica del calcio bresciano, per 27 anni team manager del club, ndr). Inoltre conosco suo padre da un po’ di tempo e ogni volta che ci siamo incontrati abbiamo parlato della sua esperienza a Milano, dei tifosi e di quanto sia felice a Newcastle. È davvero un giocatore di alto livello… un giocatore di alto livello!».

Nonostante i riferimenti nostalgici a Brescia e ai rapporti familiari, quel doppio «giocatore di alto livello!» suona come una sentenza. Se il Newcastle dovesse davvero “aprire le porte” in primavera, il City di Guardiola sembra già essersi messo in prima fila. Un messaggio anche alla Juventus che sogna di mettere le mani su Tonali in estate.

Bayern Monaco, ufficiale il rinnovo di Gnabry fino al 2028: «Non avrei mai pensato di rimanere qui 10 anni»

Bayern Monaco, ufficiale il rinnovo di Gnabry fino al 2028: «Mai pensato che avrei giocato qui per 10 anni». Così l’attaccante alla firma

Serge Gnabry ha firmato un nuovo contratto con il Bayern Monaco fino al 30 giugno 2028. Il suo precedente accordo sarebbe scaduto quest’estate. L’attaccante trentenne è legato al club bavarese dal 2017 e finora ha vinto sei titoli della Bundesliga, la Champions League, il Mondiale per Club e molti altri trofei. Nelle scorse settimane si era parlato anche di un suo possibile approdo in Serie A.

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Così Max Eberl, membro del consiglio di amministrazione per lo sport del Bayern: «Serge Gnabry è cresciuto al Bayern ed è uno dei pilastri assoluti di questa squadra. È estremamente importante sia in campo che nello spogliatoio. Ha vinto tutto con questo club e vuole ancora di più. Questo lo rende un modello. Lui rappresenta il Bayern».

Christoph Freund, direttore sportivo: «Tutti possono vedere quanto Serge Gnabry arricchisca il nostro gioco. È versatile in attacco, veloce, abile con la palla e nella finalizzazione. Siamo felici che continuerà a giocare per il Bayern, poiché riveste anche un ruolo importante nella nostra squadra grazie al suo comportamento e al suo carattere».

Serge Gnabry: «Sono entusiasta di poter giocare per il Bayern per altri anni ancora. I colloqui sono stati sempre positivi. Quando ho iniziato al Bayern, non avrei mai pensato che alla fine di questo contratto sarei stato qui per 10 anni. I miei obiettivi sono di continuare così. Siamo una vera unità e possiamo raggiungere traguardi importanti. I motivi per rinnovare il mio contratto sono la squadra, gli allenatori, l’intero club, i tifosi, la città e l’ambiente. Al Bayern mi sento davvero a casa».

Nato a Stoccarda, Gnabry ha fatto il suo debutto professionistico con l’Arsenal in Inghilterra prima di trasferirsi al Werder Brema e poi unirsi al Bayern, dove ha trascorso la prima stagione in prestito all’Hoffenheim. L’attaccante ha collezionato 311 presenze ufficiali con i bavaresi, segnando 100 gol e fornendo 69 assist. La sua impressionante bacheca a Monaco comprende sei titoli della Bundesliga, due Coppe di Germania (DFB Pokal), la Champions League, il Mondiale per Club, la Supercoppa UEFA e cinque Supercoppe nazionali. Già campione europeo Under 21 con la Germania nel 2017, Gnabry vanta 57 presenze con la nazionale maggiore (con 25 reti).

Lazio, protesta senza fine: stadio vuoto con l’Atalanta. E Cruciani manda un messaggio a Lotito

Lazio, protesta senza fine: stadio vuoto con l’Atalanta. E Cruciani manda un messaggio a Lotito in cui lo invita a vendere la società

La frattura tra il popolo laziale e la presidenza di Claudio Lotito sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Dopo il clamoroso sciopero del tifo messo in atto contro il Genoa, la contestazione si prepara a vivere un nuovo capitolo: l’Olimpico resterà deserto anche il 14 febbraio, in occasione della sfida contro l’Atalanta. Attraverso un comunicato ufficiale diffuso sui social, i gruppi organizzati hanno confermato la linea dura, invitando gli abbonati a disertare gli spalti e a radunarsi a Ponte Milvio per manifestare il proprio dissenso. Intanto la situazione rimane critica anche per quanto riguarda l’infermeria.

Un deserto che fa rumore

Il copione ricalca fedelmente quanto accaduto due settimane fa. Nonostante la reazione piccata del club, che aveva definito l’iniziativa quasi “intimidatoria”, la risposta della piazza era stata massiccia: solo 3.500 spettatori presenti e un’eco mediatica che ha superato i confini nazionali. Nemmeno l’iniziativa commerciale per San Valentino, con biglietti scontati per le coppie, è servita a stemperare la tensione; al contrario, la Curva ha chiesto e ottenuto compattezza, bloccando di fatto la prevendita.

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L’affondo di Cruciani

Sulla vicenda è intervenuto con decisione Giuseppe Cruciani nel corso del podcast “Numero 1”. Il giornalista, pur ribadendo il diritto di proprietà di Lotito, ha rivolto un appello accorato al patron biancoceleste:

«Lotito, non ho mai avuto pregiudizi nei suoi confronti, io non chiederò mai la sua testa perché la società è sua e ne fa quello che vuole. In quella chiamata che è circolata lei ha parlato di proprietà privata. Io sono d’accordo, la difendo contro le pretese di chi le chiede di vendere la società. Non me ne frega nulla perché spesso chi dice queste cose non ha i titoli per farlo. Però proprio perché non faccio parte dei suoi detrattori posso permettermi di dirle una cosa. Per la Lazio, ma il discorso vale per qualsiasi altra squadra, non è come avere un immobile o come avere una casa che uno può lasciare lì a deperire perché è sua. E’ vero, lei ha la proprietà della Lazio, ma quella casa lì senza i tifosi e la loro passione non è niente. Se i tifosi abbandonano quella cosa, e non sono solo quelli estremisti, lei si deve porre la domanda del perché lo fanno. Se 20/30 mila abbonati si rifiutano di andare allo stadio ci dev’essere una ragione forte. Quindi penso che lei debba riflettere su questa cosa, e non dico che lei debba vendere per forza. Lei ai tifosi deve offrire una prospettiva, un sogno e delle certezze! Se non è in grado di farlo metta in campo tutto quello che è necessario per vendere la società. Se non la vuole vendere offra ai tifosi ai tifosi una prospettiva ed un sogno, altrimenti si faccia da parte».

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