Pagina 347 – Calcio News 24

Bayern Monaco, ufficiale il rinnovo di Gnabry fino al 2028: «Non avrei mai pensato di rimanere qui 10 anni»

Bayern Monaco, ufficiale il rinnovo di Gnabry fino al 2028: «Mai pensato che avrei giocato qui per 10 anni». Così l’attaccante alla firma

Serge Gnabry ha firmato un nuovo contratto con il Bayern Monaco fino al 30 giugno 2028. Il suo precedente accordo sarebbe scaduto quest’estate. L’attaccante trentenne è legato al club bavarese dal 2017 e finora ha vinto sei titoli della Bundesliga, la Champions League, il Mondiale per Club e molti altri trofei. Nelle scorse settimane si era parlato anche di un suo possibile approdo in Serie A.

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Così Max Eberl, membro del consiglio di amministrazione per lo sport del Bayern: «Serge Gnabry è cresciuto al Bayern ed è uno dei pilastri assoluti di questa squadra. È estremamente importante sia in campo che nello spogliatoio. Ha vinto tutto con questo club e vuole ancora di più. Questo lo rende un modello. Lui rappresenta il Bayern».

Christoph Freund, direttore sportivo: «Tutti possono vedere quanto Serge Gnabry arricchisca il nostro gioco. È versatile in attacco, veloce, abile con la palla e nella finalizzazione. Siamo felici che continuerà a giocare per il Bayern, poiché riveste anche un ruolo importante nella nostra squadra grazie al suo comportamento e al suo carattere».

Serge Gnabry: «Sono entusiasta di poter giocare per il Bayern per altri anni ancora. I colloqui sono stati sempre positivi. Quando ho iniziato al Bayern, non avrei mai pensato che alla fine di questo contratto sarei stato qui per 10 anni. I miei obiettivi sono di continuare così. Siamo una vera unità e possiamo raggiungere traguardi importanti. I motivi per rinnovare il mio contratto sono la squadra, gli allenatori, l’intero club, i tifosi, la città e l’ambiente. Al Bayern mi sento davvero a casa».

Nato a Stoccarda, Gnabry ha fatto il suo debutto professionistico con l’Arsenal in Inghilterra prima di trasferirsi al Werder Brema e poi unirsi al Bayern, dove ha trascorso la prima stagione in prestito all’Hoffenheim. L’attaccante ha collezionato 311 presenze ufficiali con i bavaresi, segnando 100 gol e fornendo 69 assist. La sua impressionante bacheca a Monaco comprende sei titoli della Bundesliga, due Coppe di Germania (DFB Pokal), la Champions League, il Mondiale per Club, la Supercoppa UEFA e cinque Supercoppe nazionali. Già campione europeo Under 21 con la Germania nel 2017, Gnabry vanta 57 presenze con la nazionale maggiore (con 25 reti).

Lazio, protesta senza fine: stadio vuoto con l’Atalanta. E Cruciani manda un messaggio a Lotito

Lazio, protesta senza fine: stadio vuoto con l’Atalanta. E Cruciani manda un messaggio a Lotito in cui lo invita a vendere la società

La frattura tra il popolo laziale e la presidenza di Claudio Lotito sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Dopo il clamoroso sciopero del tifo messo in atto contro il Genoa, la contestazione si prepara a vivere un nuovo capitolo: l’Olimpico resterà deserto anche il 14 febbraio, in occasione della sfida contro l’Atalanta. Attraverso un comunicato ufficiale diffuso sui social, i gruppi organizzati hanno confermato la linea dura, invitando gli abbonati a disertare gli spalti e a radunarsi a Ponte Milvio per manifestare il proprio dissenso. Intanto la situazione rimane critica anche per quanto riguarda l’infermeria.

Un deserto che fa rumore

Il copione ricalca fedelmente quanto accaduto due settimane fa. Nonostante la reazione piccata del club, che aveva definito l’iniziativa quasi “intimidatoria”, la risposta della piazza era stata massiccia: solo 3.500 spettatori presenti e un’eco mediatica che ha superato i confini nazionali. Nemmeno l’iniziativa commerciale per San Valentino, con biglietti scontati per le coppie, è servita a stemperare la tensione; al contrario, la Curva ha chiesto e ottenuto compattezza, bloccando di fatto la prevendita.

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L’affondo di Cruciani

Sulla vicenda è intervenuto con decisione Giuseppe Cruciani nel corso del podcast “Numero 1”. Il giornalista, pur ribadendo il diritto di proprietà di Lotito, ha rivolto un appello accorato al patron biancoceleste:

«Lotito, non ho mai avuto pregiudizi nei suoi confronti, io non chiederò mai la sua testa perché la società è sua e ne fa quello che vuole. In quella chiamata che è circolata lei ha parlato di proprietà privata. Io sono d’accordo, la difendo contro le pretese di chi le chiede di vendere la società. Non me ne frega nulla perché spesso chi dice queste cose non ha i titoli per farlo. Però proprio perché non faccio parte dei suoi detrattori posso permettermi di dirle una cosa. Per la Lazio, ma il discorso vale per qualsiasi altra squadra, non è come avere un immobile o come avere una casa che uno può lasciare lì a deperire perché è sua. E’ vero, lei ha la proprietà della Lazio, ma quella casa lì senza i tifosi e la loro passione non è niente. Se i tifosi abbandonano quella cosa, e non sono solo quelli estremisti, lei si deve porre la domanda del perché lo fanno. Se 20/30 mila abbonati si rifiutano di andare allo stadio ci dev’essere una ragione forte. Quindi penso che lei debba riflettere su questa cosa, e non dico che lei debba vendere per forza. Lei ai tifosi deve offrire una prospettiva, un sogno e delle certezze! Se non è in grado di farlo metta in campo tutto quello che è necessario per vendere la società. Se non la vuole vendere offra ai tifosi ai tifosi una prospettiva ed un sogno, altrimenti si faccia da parte».

De Rossi: «Soddisfatto del mercato del Genoa. Se fossi un presidente di Serie A prenderei Conte»

De Rossi: «Soddisfatto del mercato del Genoa. Se fossi un presidente di Serie A prenderei Conte». Le parole del tecnico del Genoa

Daniele De Rossi, tecnico del Genoa, ha parlato in conferenza stampa all’antivigilia del match di campionato contro il Napoli.

MERCATO GENOA – «Sono soddisfatto. L’ho detto oggi ai ragazzi. Sono soddisfatto al di là del fatto di non aver perso nessuno dei big, anche se non mi piace chiamarli così, e aver preso giocatori di qualità e con caratteristiche che avevo richiesto. I primi due-tre giorni dopo il mercato secondo me non ti dicono molto, non ti dicono quanti punti farai ma ti dicono che atmosfera vivrai. Abbiamo avuto due giorni di lavoro intensi con l’entusiasmo giusto col gruppo che era ben amalgamato. Mi è proprio piaciuto lavorare con loro e sui campi nuovi che non guasta perché sono perfetti. E questo aiuta nel fatto che la palla scorre meglio e viene controllata meglio. Ho visto un’atmosfera che mi è piaciuta molto e di questo abbiamo bisogno: di creare una famiglia».

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AMORIM – «Ha messo in mostra le sue qualità. Più lo vedo e più penso possa giocare da mezzala non solo da mediano. Conosce le giocate, ha tempi di gioco da calciatore importante. Dobbiamo solo allenarlo e capire quanto tempo ci vorrà per entrare nei tatticismi del calcio italiano. Ha talento e personalità».

NORTON-CUFFY – «Ho visto tutti molti concentrati. E chi è andato via mi ha detto che voleva andare via, anche in caso delle cessioni non pianificate come quella di Thorsby. Un giocatore come lui va ascoltato. Anche se rientrava nei nostri piani va ascoltato e se c’è l’offerta giusta va anche accontentato. Norton-Cuffy l’ho sempre visto concentrato e dentro questa squadra. La differenza durante il mercato non la fa un giocatore che gioca 90 minuti, ma la differenza la fanno i Leali, i Sabelli o i Nuredini che tengono il livello dell’allenamento molto alto. Anche Ekhator, che ha avuto tanti rumors intorno a lui, e gestirli per un 2006 è un po’ più complicato e non ha mai smesso di dare tutto quello che ha. Anche Onana, dopo un paio di giorni di scombussolamento, è tornato con il suo sorriso e la sua forza. Io sono contento del materiale che ho».

CONTE – «Conte dà le cose più importanti che un calciatore può avere. Ti dà coraggio, la cosa migliore che si può riscontrare in un calciatore. E poi la conoscenza. Non c’è stata una volta in cui non ci abbia dato spiegazioni per una scalata, per esempio. Una volta dissi che era difficile essere allenato da Conte ma molto bello. E’ tosto ma ti tratta da giocatore forte. Secondo me ti dà anche una grande condizione fisica. E’ un allenatore completo, che rientra nella lista dei campioni, dei fuoriclasse. Ha vinto in Italia e all’estero. Lo ritengo un fuoriclasse assoluto. Se fossi un presidente di Serie A il primo nome che avrei in testa è il suo».

D’Agostino punzecchia Conte: «Prende 8 milioni e si lamenta dei calendari ma Vergara non lo faceva giocare manco a nascondino»

D’Agostino punzecchia Conte: «Prende 8 milioni e si lamenta dei calendari, impari da Chivu». Le parole dell’ex centrocampista

Il dibattito sui calendari intasati e il logorio dei calciatori continua a infiammare il panorama calcistico italiano, ma non tutti si schierano dalla parte degli allenatori “lamentosi”. Gaetano D’Agostino, intervenuto ai microfoni di Cronache di spogliatoio, ha lanciato un duro attacco contro quella che definisce una mentalità rinunciataria e priva di spirito costruttivo, puntando il dito contro l’élite della panchina.

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Secondo l’ex centrocampista, le lamentele sui troppi impegni sono spesso un alibi che nasconde una scarsa capacità gestionale: «Ci lamentiamo sempre a fatto compiuto. Le soluzioni le devono trovare loro. Prendono 8 milioni di euro l’anno, non parlo solo di Conte, trovate le soluzioni. Siamo sempre a cercare le criticità in Italia. In Inghilterra sono 15 anni che fanno 180 partite l’anno eppure vanno a 200 all’ora e guarda caso vincono sempre loro. Siamo vent’anni indietro e stiamo sempre parlando di gente che esprime un concetto sempre non costruendo, sempre lamentandosi».

D’Agostino propone una ricetta precisa: il coraggio di lanciare i giovani talenti, citando l’esempio virtuoso di Cristian Chivu all’Inter e il caso fortuito di Antonio Vergara al Napoli. Secondo l’opinionista, le rose extralarge dovrebbero servire proprio a questo, anziché diventare un pretesto per polemizzare con le istituzioni: «Fai giocare i Primavera in Coppa Italia, come ha fatto Chivu: ha fatto riposare due quinti e ti ha fatto esprimere i giovani. Metti i giovani quando gli altri hanno problemi fisici. Adesso è esploso Vergara, se a Napoli fossero stati al completo non avrebbe giocato nemmeno a nascondino».

L’affondo di D’Agostino scoperchia una verità scomoda: spesso il talento dei giovani italiani emerge solo per necessità estrema e non per una programmazione lungimirante. Un monito che invita i grandi club a guardare oltre i soliti titolari, trasformando l’emergenza calendari in un’opportunità per il futuro del movimento.

Parma, Cherubini svela: «Soddisfatti del mercato? Lo dirà il campo. Avrei firmato per questa posizione in classifica, sul rinnovo di Corvi…»

Parma, Federico Cherubini ha parlato così in conferenza stampa dopo la chiusura del calciomercato. Le parole del CEO

Il CEO del Parma, Federico Cherubini, ha parlato così in conferenza stampa.

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SODDISFATTO DEL MERCATO«Soddisfatti lo saremo quando il campo ci dirà se abbiamo fatto bene o meno. Abbiamo seguito anche le indicazioni del mister. Abbiamo voluto ridurre il numero dei giocatori in rosa, con alcuni che hanno voluto prendere altre opportunità. Al contrario, abbiamo inserito quattro giocatori che pensiamo possano alzare il livello e anche Mikolajewski che è ufficialmente aggregato alla rosa della Prima Squadra, ma ogni volta che ce ne sarà la possibilità giocherà con la Primavera. Nella rosa attuale abbiamo reinserito anche Frigan, che è alla fine del percorso di recupero e speriamo di averlo per il finale del campionato».

CLASSIFICA – «Sinceramente se mi avessero detto di arrivare ora in questa posizione avrei firmato. Ma non significa che siamo in una zona di comfort, la salvezza è da conquistare. Ho letto qualche polemica, ma va considerato anche il fatto che ci fosse un forte ricambio nella rosa, con i giovani che hanno bisogno di adattarsi. In più devo dire che c’è stata un po’ di sfortuna con gli infortuni. Se faccio un bilancio complessivo, dico che abbiamo cose da migliorare, la salvezza è difficile, ma tutto il lavoro di chi lavora nel club, mister compreso, va considerato anche rispetto alle difficoltà».

RIDUZIONE DEI COSTI – «La campagna di gennaio ha avuto degli effetti positivi sul bilancio, ma ci siamo presi degli impegni come nel riscatto di Nicolussi in caso di salvezza. Il tema della sostenibilità è importante e i numeri ci impongono di porvi attenzione. Noi cerchiamo di ridurre virtuosamente i costi e incrementare i ricavi, specie in un mondo dove i ricavi non li gestiamo noi, ma dipendono dai diritti televisivi. L’unica nota è che sono uscite delle tabelle relative ai bilanci, ma fanno riferimento all’anno solare 2024, in cui il club è stato fra Serie A e B. La nostra consapevolezza è che le nostre azioni hanno invertito la tendenza negativa del 2024, con il bilancio del 2025 sarà sicuramente in controtendenza»

RINNOVO CORVI«All’infortunio di Suzuki, qualcuno diceva che avevamo due terzi portieri. Io riporto i fatti: quando è successo io e Pettinà abbiamo convocato e dato fiducia a Corvi e Rinaldi, ribadendo anche che avrebbero avuto un grande sforzo. Quindi abbiamo deciso anche di intervenire sul mercato, ma poi abbiamo interrotto i rapporti con Guaita, anche per motivi suoi personali. Avremo un mese in cui Corvi e Rinaldi saranno affiancati dai ragazzi della Primavera. Il ds sta iniziando a parlare con gli agenti di Corvi. Non siamo sicuri che Suzuki partirà, ma in casa abbiamo delle soluzioni».

Lo riporta Parmalive.com

Dimarco giocatore del mese di gennaio in Serie A! L’esterno dell’Inter vince il premio EA SPORTS FC Player Of The Month, il comunicato ufficiale

Dimarco giocatore del mese di gennaio in Serie A! L’esterno dell’Inter è stato eletto EA SPORTS FC Player Of The Month attraverso questo premio

È Federico Dimarco il giocatore del mese di gennaio della Serie A. Attraverso un comunicato ufficiale, la Lega ha annunciato la vittoria del premio EA SPORTS FC Player Of The Month da parte dell’esterno dell’Inter.

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COMUNICATO «Il premio EA SPORTS FC Player Of The Month di gennaio è stato assegnato al calciatore dell’Inter Federico Dimarco. La consegna del trofeo avverrà nel pre-partita di Inter-Juventus, in programma sabato 14 febbraio 2026 alle ore 20.45 allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano.

I voti dei tifosi online combinati con i dati statistici individuali, hanno decretato come vincitore Federico Dimarco, che ha superato campioni del calibro di Colombo (Genoa), David (Juventus), Douvikas (Como), Krstovic (Atalanta), Rabiot (Milan).

La sestina era stata selezionata tenendo conto delle analisi evolute di Kama Sport, realizzate a partire dai dati tracking registrati con il sistema Hawk-Eye. Il sistema di rating considera non soltanto i dati statistici e gli eventi tecnici, ma anche i dati posizionali. Ciò permette di analizzare aspetti cruciali come il movimento senza palla e dunque i movimenti ottimali, le scelte di gioco, il contributo all’efficienza tecnica e fisica della squadra, che permettono una valutazione oggettiva e qualitativa della prestazione. Per il calcolo finale sono state considerate le giornate dalla 18ª alla 22ª della Serie A Enilive 2025/2026».

Calciomercato Fiorentina: dopo il clamoroso affare saltato per Kouamé al Verona, ora è arrivata l’offerta di questo club! Gli aggiornamenti

Calciomercato Fiorentina: Kouamé potrebbe lasciare la Viola, è arrivata l’offerta da parte di questo club. Tutti i dettagli

Il mercato in Italia ha chiuso i battenti da pochi giorni, ma le porte girevoli delle trattative internazionali restano socchiuse, riservando possibili colpi di scena in uscita.

L’ultima indiscrezione, che scuote l’ambiente gigliato in queste ore, riguarda Christian Kouamé. Secondo quanto riportato dalla redazione di Sky Sport, l’Aris Salonicco ha mosso passi concreti per assicurarsi le prestazioni dell’attaccante della Fiorentina.

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I dettagli dell’offerta: si tratta a titolo definitivo

Non si tratta di un semplice sondaggio o di una richiesta di prestito. Il club greco ha presentato un’offerta per l’acquisto a titolo definitivo del giocatore.

L’Aris Salonicco sembra dunque intenzionato a investire subito sul cartellino del classe 1997, approfittando del fatto che in Grecia (così come in Turchia e altri campionati) la finestra di mercato per i tesseramenti è ancora attiva.

Atalanta, i convocati contro la Juventus: Palladino recupera questo nerazzurro dopo 7 mesi! La lista e tutte le novità per la Coppa Italia

Atalanta, i convocati contro la Juventus: la lista di Raffaele Palladino, che ritrova questo nerazzurro dopo ben 7 mesi. Ultime novità

L’attesa è finita. A poche ore dal fischio d’inizio del quarto di finale di Coppa Italia Frecciarossa 2025/26, Raffaele Palladino ha sciolto le riserve. Il tecnico dell’Atalanta ha diramato la lista dei 24 calciatori che prenderanno parte alla sfida contro la Juventus, in programma questa sera alle ore 21:00 nella cornice della New Balance Arena di Bergamo.

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La notizia del giorno: il ritorno di Mitchel Bakker

Scorrendo l’elenco dei convocati, il dato che balza immediatamente agli occhi e che fa sorridere i tifosi bergamaschi è il ritorno di Mitchel Bakker. L’esterno sinistro olandese torna a disposizione dopo un calvario durato ben sette mesi. Un infortunio lungo e complesso lo ha tenuto lontano dai campi, ma stasera Bakker potrà tornare a respirare l’aria della partita, rappresentando una nuova “freccia” nell’arco tattico di Palladino per la seconda parte di stagione.

Le altre scelte: abbondanza in attacco e mediana muscolare

Per fronteggiare i bianconeri, Palladino si affida alle sue certezze e ai nuovi innesti che hanno ridisegnato la rosa. In porta confermato Marco Carnesecchi, supportato da Marco Sportiello. In difesa, a protezione dell’area, spiccano i “giganti” Giorgio Scalvini e Isak Hien.

A centrocampo tanta legna e qualità con l’americano Yunus Musah, affiancato dai senatori Marten de Roon e Mario Pasalic. Sulle fasce, oltre al rientrante Bakker, ci sarà la spinta di Raoul Bellanova e del polacco Nicola Zalewski. Davanti, l’arsenale è completo: la fantasia di Charles De Ketelaere e Lazar Samardzic sarà al servizio dei bomber. Spicca Gianluca Scamacca, con Nikola Krstović. Presente anche Giacomo Raspadori.

La lista completa dei convocati

Di seguito l’elenco completo dei 24 nerazzurri scelti da Palladino:

  • Portieri: Carnesecchi, Sportiello, Rossi.
  • Difensori: Scalvini, Hien, Djimsiti, Kossounou, Kolasinac, Ahanor, Bernasconi.
  • Centrocampisti: De Roon, Ederson, Pasalic, Musah, Samardzic, Sulemana.
  • Esterni: Zappacosta, Bellanova, Bakker, Zalewski.
  • Attaccanti: Scamacca, De Ketelaere, Raspadori, Krstovic.

De Siervo lancia la frecciata: «Le tifoserie in questo momento non sono all’altezza della Serie A!»

De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, ha lanciato questa frecciata ai tifosi dopo gli atti di violenza dell’ultimo weekend. Le sue parole

Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, ha parlato durante l’evento di collaborazione tra Haier e la Lega. Le sue parole.

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INNOVAZIONE E REF CAM – «Ce lo invidiano in tutto il mondo. Siamo l’unica lega che racconta tre partite a turno direttamente dal campo e presto saliremo a cinque. È un’occasione straordinaria per far vivere ai tifosi la prospettiva degli arbitri. Ringrazio proprio gli arbitri italiani che si sono messi a disposizione: sui social abbiamo già raggiunto 30 milioni di visualizzazioni».

CONDANNA DEGLI EPISODI DI VIOLENZA – «Condanniamo ogni atto di violenza. Le tifoserie in questo momento non sono all’altezza del campionato. Gli interventi sono severi, ma inevitabili: le limitazioni fanno male alla Serie A, però servono».

TRASFERTE E COMPORTAMENTI VIOLENTI – «Manca un atto di maturità. Alcune frange si organizzano per risse programmate, quasi fosse guerriglia urbana. Bisogna isolare queste persone con Daspo e provvedimenti mirati, perché i danni al sistema e al Paese sono evidenti».

CALENDARIO E CONGESTIONE – «Da anni combattiamo contro la congestione delle partite. Abbiamo avviato azioni legali contro la FIFA e il problema resta. Serve un sistema condiviso con federazioni e leghe. Incastrare 38 giornate e i recuperi per squadre impegnate su più fronti è diventato un Risiko impossibile».

Pisa, Hiljemark in conferenza stampa: «Il mio unico obiettivo è la salvezza, voglio i risultati! Questo è un gruppo fantastico»

Pisa, Oscar Hiljemark si è presentato in conferenza stampa. Queste le dichiarazioni del nuovo tecnico dei toscani

Oscar Hiljemark è il nuovo allenatore del Pisa. Ecco la conferenza stampa di presentazione del tecnico che ha raccolto l’eredità in panchina di Gilardino.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SENSAZIONI – «Sono molto contento, orgoglioso di venire qua. Dopo aver parlato con il club ho sentito che sono persone che vogliono il bene della squadra e della città. Il mio entusiasmo è grande. Il mio unico obiettivo è salvarsi. Voglio fare una strada insieme, lavorare per tanti anni, ma ora c’è bisogno di punti”.

IMPATTO CON LA SQUADRA – «Abbiamo fatto tre giorni. Ho voluto mandare un messaggio: dobbiamo essere una squadra, giocare insieme, fare il primo gol. Dobbiamo fare la fase difensiva insieme. Una squadra con transizioni offensive molto forti. La squadra è buona, con giocatori forti. Lavora bene a tre, non cambierò. Il gruppo è fantastico. Non c’è nessun problema nello spogliatoio».

GILARDINO – «Non l’ho sentito ancora. Gila è una persona fantastica. Magari lo chiamerò nei prossimi giorni».

PERCHE’ CREDERE IN LUI – «So che ci sono dubbi, domande su di me. Io ho fatto un percorso in passato, allenando anche in Europa League, giocando contro il Tottenham, il Nizza, la Roma. Adesso dobbiamo avere umiltà. Sono molto calmo. Voglio i risultati. Quando si vedrà la mia mano? Domani».

Lo riporta Calciopisa.

Calciomercato Como, baby colpo per Fabregas: ufficiale il nuovo acquisto dall’Empoli! Il comunicato e tutti i dettagli

Calciomercato Como, è stato ufficializzato il nuovo colpo per Cesc Fabregas proveniente dall’Empoli. Il comunicato e i dettagli

Attraverso il proprio sito ufficiale, il Como ha ufficializzato l’arrivo del classe 2008 Alessio Baralla dall’Empoli. Questo il comunicato con tutti i dettagli.

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COMUNICATO «Como 1907 è lieto di presentare l’ingaggio, in prestito con obbligo di riscatto, del promettente centrocampista italiano Alessio Baralla dall’Empoli. Il classe 2008, che soli pochi mesi fa ha conquistato la medaglia di bronzo ai Mondiali U17 in Qatar insieme al suo nuovo compagno di squadra Cristiano De Paoli, rappresenta alla perfezione la volontà del club di arricchire il proprio settore giovanile con giovani talenti italiani emergenti.

Sempre con De Paoli, Baralla ha disputato anche l’Europeo Under 17 nel 2025, andando in gol nella semifinale contro il Portogallo. Negli ultimi mesi il centrocampista, oltre che conquistare la chiamata della Nazionale Under 18, ha anche collezionato convocazioni con la Prima Squadra dell’Empoli in Serie B e Coppa Italia, oltre che totalizzare dieci presenze con la formazione Primavera della squadra toscana in Primavera 2.

“Alessio è un giovane talento con tantissimo potenziale. Pensiamo che incarni alla perfezione ciò che stiamo cercando al Como 1907, è un giocatore molto forte tecnicamente e con grande intelligenza. Lo stavamo monitorando da tempo e lo abbiamo anche osservato di persona al Mondiale Under 17 in Qatar dello scorso novembre. Gli diamo il nostro più sentito benvenuto nella famiglia del Como 1907”, ha commentato Osian Roberts, Head of Development del Como 1907.

Questo il commento di Alessio Baralla sul suo arrivo sulle rive del Lago di Como: “Sono molto orgoglioso di essere arrivato qui a Como e non vedo l’ora di indossare questa maglia. Arrivo in un gruppo di ragazzi molto forte e mi metterò a disposizione con tutto me stesso per aiutare la squadra, migliorare e raggiungere i nostri obiettivi».

Si ritira a soli 28 anni il pupillo di Thiago Motta: il motivo fa rabbrividire

Il pupillo di Thiago Motta ha deciso di dire basta al calcio giocato: il suo messaggio sui social ha fatto commuovere tutti.

Prima dell’esperienza poco felice con la Juventus, terminata dopo soli pochi mesi a causa dei risultati insoddisfacenti sia in Italia che in Europa, Thiago Motta aveva vissuto stagioni importanti in cui si era tolto grandi soddisfazioni.

In tanti ricordano soprattutto la straordinaria cavalcata del Bologna, che proprio il tecnico di Sao Bernardo do Campo riuscì a condurre a una memorabile qualificazione in Champions League. Tuttavia Motta fece bene anche alla guida dello Spezia, guidandolo alla permanenza in Serie A e valorizzando alcuni giovani profili molto interessanti.

Uno degli elementi più importanti di quella squadra era sicuramente Salva Ferrer, già presente da qualche anno nel gruppo spezzino. Lo spagnolo aveva contribuito alla promozione in Serie A con Italiano in panchina e poi anche alle due successive salvezze nella massima serie, prima con Italiano e poi con Motta.

Nel novembre 2023 il calciatore ha però dovuto fare i conti con una terribile notizia: la diagnosi di linfoma di Hodgkin. Ferrer ha subito cominciato un percorso terapeutico e nel frattempo ha continuato a giocare. Prima con l’Anorthosis Famagosta, dove era stato ceduto in prestito, poi sempre con lo Spezia: il boato al suo ingresso in campo contro il Cosenza è stata senza dubbio un’emozione fortissima.

Si ritira a soli 28 anni: il messaggio è commovente

Scaduto il contratto con i liguri, Ferrer si è accordato con il Club Esportiu Europa nella terza serie spagnola. Il 28enne non è però riuscito a giocare a causa di problemi fisici legati alla malattia che lo ha colpito negli ultimi anni: per questo ha deciso di dire basta al calcio con un messaggio su Instagram che ha toccato il cuore di tutti.

Salva Ferrer manda un bacio ai tifosi dello Spezia
Ferrer si ritira a soli 28 anni: il messaggio è commovente – Calcionews24.com (Instagram Salva Ferrer)

La mia anca ha detto basta! Già prima della chemioterapia soffrivo di qualche problema a quella articolazione, ma il trattamento ha indebolito ancora di più la zona e ora ho bisogno di risolvere questo problema con una protesi“, le parole di Salva Ferrer.

Se a novembre 2023 vi avessi detto che la paura di combattere il cancro era inutile, ora a febbraio 2026 vi dico che è inutile leggere questo ritiro con rimpianto o tristezza – ha poi aggiunto l’ex Spezia – Lo faccio per il mio bene, per la mia salute, perché non c’è niente di più importante nella vita“.

Ora per lo spagnolo comincia una nuova avventura, sempre nel calcio: non più in campo ma dietro una scrivania.

Fiorentina, Paratici si presenta: «Ecco perché ho scelto di venire qui. Dobbiamo accettare che per i prossimi 4 mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire per salvarci!»

Fiorentina, Fabio Paratici – direttore sportivo dei viola – ha parlato così nella conferenza stampa di presentazione. Le parole

Fabio Paratici, nuovo direttore sportivo della Fiorentina, si è presentato in conferenza stampa.

PERCHE’ HA SCELTO LA FIORENTINA – «Colgo l’occasione per ringraziare la Fiorentina per la grande opportunità che mi sta regalando. Ringrazio il Tottenham, che mi ha dato l’opportunità di vivere 5 anni meravigliosi in Premier League, mi ha fatto sentire a casa e mi ha aspettato in momenti difficili, e ora mi ha permesso di venire alla Fiorentina. Ho scelto di venire alla Fiorentina il 15-16 dicembre, la Fiorentina aveva 6 punti. Alessandro Ferrari è venuto a Londra a incontrarmi e ho deciso in quel momento di venire qui: una situazione che poteva sembrare da incosciente e invece è solo una scelta coraggiosa. Quando uno fa una scelta coraggiosa è perché valuta e pondera le varie motivazioni per cui la fa: nel mio caso ho pensato che la Fiorentina abbia una grandissima proprietà, ha delle infrastrutture di primissimo livello nel mondo, non solo in Italia. Ha in gruppo di persone con cui mi sono sentito in simbiosi, ha una città che è un brand internazionale da rispettare e portare in giro per il mondo. Dopo essere stato in Premier so quanto contino queste cose, ho deciso che era il momento giusto per tornare in Italia, lo faccio con grandissimo entusiasmo e credendoci moltissimo, Firenze e la Fiorentina meritano altri livelli, ma oggi dobbiamo concentrarci su quello che siamo. Dobbiamo assolutamente accettare che per i prossimi 4 mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire per salvarci. Tutto l’ambiente deve capire che da oggi all’ultima giornata si deve essere concentrati, cattivi e determinati per uscire da questa situazione».

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COSA PORTARE DALLE ESPERIENZE PASSATE«Ogni club ha il suo DNA e questo va rispettato, qui sono ben marcati. Le mie esperienze sono state anche alla Sampdoria, non vorrei dimenticarla perché è stato l’inizio, sono molto legato e me lo porto dietro: non lo rinnegherò adesso e nemmeno in futuro. Lavoro 20 ore al giorno pensando al calcio, mi lego ai club in cui lavoro. Ho avuto diverse esperienze che mi hanno portato a credere in un metodo di lavoro basato sull’essere ordinati, determinati e leali con le persone con cui si lavora. Per quanto riguarda prima squadra, mercato e giocatori se ne riparlerà, ma questo è stato il metodo che abbiamo portato avanti con i miei collaboratori, e vorrei cercare di ricrearlo anche qua».

COMMISSO – «Non mi doveva convincere: sono io che dovevo convincere lui a prendermi. Ho parlato con il presidente e con Ferrari, ripeto: quando Alessandro mi ha spiegato prima l’opportunità di venire alla Fiorentina io ho pensato alle opportunità che mi si presentavano, e dopo quando ho parlato col presidente ero già convinto, e dovevo dimostrare di essere una persona abbastanza capace per stare al suo livello».

OBIETTIVI DELLA FIORENTINA A LUNGO TERMINE «La risposta non è ‘Arriverà in Europa’ o ‘Arriverà in Champions’, le cose si costruiscono in fasi. Oggi dobbiamo essere realisti e stare sul pezzo tutti insieme per tirarci fuori da questa situazione, da cui non usciremo in un mese. Per il futuro immagino una squadra attrattiva, stimolante per i tifosi e l’opinione pubblica: che sia internazionale».

Atalanta, febbre da New Balance Arena! Il dato sui biglietti venduti contro la Juventus, mentre per il Borussia Dortmund…Tutti i dettagli

Atalanta, ecco il dato sui biglietti venduti contro la Juventus, mentre per il Borussia Dortmund…Novità importanti

Sarà una notte di gala, di quelle che fanno tremare i polsi e vibrare i seggiolini. Bergamo si prepara a indossare l’abito delle grandi occasioni per spingere la sua Dea verso l’impresa. Questa sera, in occasione del quarto di finale di Coppa Italia che vedrà l’Atalanta opposta alla Juventus, la cornice di pubblico sarà semplicemente spettacolare. La risposta del popolo nerazzurro alla chiamata della società è stata massiccia, trasformando la New Balance Arena in un vero e proprio “catino” ribollente di passione, pronto a fungere da dodicesimo uomo in campo per i ragazzi di Palladino. Il tecnico potrà contare sul supporto incondizionato della sua gente per scardinare le resistenze bianconere.

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I numeri della sfida: muro nerazzurro

I dati della prevendita non lasciano spazio a interpretazioni: la città vive per questa partita. Sono stati staccati ben 19.300 biglietti, portando l’impianto a un passo dal tutto esaurito. Un dato che conferma il legame viscerale tra la squadra e la tifoseria, specialmente nelle notti a eliminazione diretta dove il fattore campo può risultare decisivo. Non mancherà, tuttavia, il supporto per la squadra avversaria. Nel settore ospiti sono attesi 1.304 tifosi della Juventus, pronti a farsi sentire in un ambiente che si preannuncia ostile sportivamente e caldissimo.

Obiettivo Europa: aperta la vendita per il Borussia

Ma l’entusiasmo a Bergamo non si ferma ai confini nazionali. Mentre l’attenzione è tutta rivolta alla sfida odierna, la società guarda già al futuro prossimo e al palcoscenico più prestigioso. È infatti partita ufficialmente anche la fase di vendita dei tagliandi per il ritorno dei playoff di Champions League contro il Borussia. Un doppio fronte che testimonia la crescita esponenziale del club, ormai stabilmente seduto al tavolo delle grandi d’Europa. Stasera, però, conta solo la Coppa Italia: la New Balance Arena è pronta a ruggire.

Totti torna alla Roma? Annuncio a sorpresa di Ranieri, cosa sta succedendo per il ritorno del Capitano in giallorosso!

Totti torna alla Roma? Claudio Ranieri ha fatto questo annuncio sul possibile ritorno in giallorosso del capitano

Quella che fino a ieri sembrava solo una suggestione romantica, oggi assume i contorni di una concreta possibilità di mercato dirigenziale. Francesco Totti è pronto a tornare nella sua Roma. Non è una voce di corridoio, ma una prospettiva avvalorata dalle parole di una delle figure più autorevoli all’interno dell’organigramma giallorosso: Claudio Ranieri. L’attuale Senior Advisor del club – consulente personale e braccio destro della famiglia Friedkin – ha rotto gli indugi confermando che i lavori per il grande ritorno sono in corso.

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L’annuncio a Sky Sport: “Ci stanno pensando”

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, Ranieri ha lanciato un messaggio inequivocabile che ha immediatamente fatto il giro della Capitale, riaccendendo l’entusiasmo dei tifosi. Alla domanda diretta su un possibile reintegro dell’ex numero 10, il tecnico di Testaccio ha risposto con sincerità: Ci stanno pensando. Una frase breve ma potente, che conferma come la proprietà americana stia valutando seriamente di ricucire lo strappo con la storia vivente del club.

Totti e la Roma: un legame da ricostruire

Francesco Totti, manca da Trigoria da troppo tempo. Dopo l’addio al calcio e una breve parentesi dirigenziale terminata in modo burrascoso con la precedente proprietà, il “Pupone” non ha mai nascosto il desiderio di tornare a casa, purché con un ruolo operativo e non di semplice facciata.

Ranieri, che conosce Totti meglio di chiunque altro avendolo allenato in momenti cruciali della sua carriera, si è fatto garante di questa operazione nostalgia, che però guarda al futuro. Mi auguro che Francesco possa essere davvero utile alla Roma, perché lui è parte della Roma, ha spiegato Ranieri, sottolineando come la figura di Totti non sia solo un asset d’immagine, ma un pezzo fondamentale dell’identità del club.

Uno scenario strategico

Il ritorno di Totti rappresenterebbe una mossa strategica fondamentale per i Friedkin. Riportare a casa il simbolo per eccellenza servirebbe a blindare il rapporto con la tifoseria e a inserire in società una figura che conosce le dinamiche dello spogliatoio e dell’ambiente romano come nessun altro. Le prossime settimane saranno decisive per trasformare il “pensiero” in una firma ufficiale.

Duran lascia il Fenerbahce: dove giocherà l’attaccante colombiano accostato anche alla Juventus a gennaio. Novità!

Duran via dail Fenerbahce: ecco dove si trasferisce l’attaccante colombiano che piaceva anche alla Juventus a gennaio. Tutti i dettagli

Jhon Durán, accostato con insistenza alla Juventus nelle scorse settimane come possibile rinforzo per il reparto avanzato, non è approdato a Torino. La sua prossima destinazione, a sorpresa, è la Russia.

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Il viaggio verso San Pietroburgo

A svelare i movimenti del giocatore è stato l’esperto di mercato internazionale Santi Aouna. Secondo quanto riportato su X, Durán è stato intercettato proprio mentre si trovava in viaggio aereo, diretto verso quella che sarà la sua nuova casa sportiva: San Pietroburgo. Il giocatore è pronto a unirsi allo Zenit. La “fumata bianca” è arrivata in tempi rapidi, tagliando fuori la concorrenza dei club italiani ed europei che avevano sondato il terreno.

Addio Turchia: i termini dell’affare

Si chiude così anticipatamente la parentesi turca del calciatore. Durán ha interrotto il suo rapporto con il Fenerbahçe, dove militava in prestito, per intraprendere subito questa nuova avventura. La formula dell’operazione è stata definita e ricalca quella precedente: il colombiano si trasferisce allo Zenit con la formula del prestito. Una scelta strategica che permette al giocatore di cambiare aria immediatamente, cercando maggiore continuità e protagonismo in un campionato diverso.

Galatasaray, è fatta per il clamoroso ritorno di Sacha Boey: la formula e i dettagli dell’affare con il Bayern Monaco

Galatasaray, è fatta per il ritorno di Sacha Boey: tutti i dettagli dell’affare con il Bayern Monaco per l’esterno

Un colpo di scena che infiamma il Bosforo e riaccende l’entusiasmo della parte giallorossa di Istanbul. Sacha Boey è pronto a vestire nuovamente la maglia del Galatasaray. Quello che sembrava solo un rumors si è trasformato in realtà nelle ultime ore: il terzino destro ha trovato l’accordo per lasciare il Bayern Monaco e fare ritorno nel club che lo ha lanciato nel grande calcio europeo. La notizia, rilanciata con forza dall’esperto di mercato Santi Aouna di Footmercato, conferma che l’operazione è ormai definita in ogni dettaglio, sancendo un “back to back” di mercato inaspettato.

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La formula dell’affare: prestito e stipendio

Le due società hanno raggiunto un’intesa totale basata su un prestito iniziale valido fino al termine della stagione. Nel pacchetto è stata inserita un’opzione di acquisto in favore del club turco, ma — ed è qui il dettaglio fondamentale — non è stato previsto alcun obbligo di riscatto. Questo permette al Galatasaray di valutare le prestazioni del giocatore senza vincoli futuri stringenti. Sotto il profilo economico, lo sforzo dei “Leoni” di Istanbul è importante: il Galatasaray si è impegnato a coprire interamente lo stipendio del giocatore fino al prossimo 30 giugno, sgravando le casse del Bayern Monaco da un ingaggio pesante per un elemento che non rientrava più nei piani primari dei bavaresi.

Il profilo: chi è Sacha Boey

Sacha Boey, terzino destro francese classe 2000, è un laterale moderno dotato di una straripante forza fisica e di una grande capacità di spinta. Dopo essere esploso proprio al Galatasaray, diventando un idolo della tifoseria per la sua aggressività e dedizione, si era trasferito in Germania per compiere il grande salto. Tuttavia, l’esperienza in Bundesliga non ha rispettato le altissime aspettative, complici la forte concorrenza e qualche difficoltà di ambientamento tattico. Il ritorno in Turchia rappresenta per lui l’occasione ideale per ritrovare minutaggio, fiducia e la titolarità indiscussa in un ambiente che lo ha sempre idolatrato.

Corsa contro il tempo: visite immediate

Non c’è tempo da perdere. Secondo le indiscrezioni, il giocatore è atteso già nella giornata di oggi per sottoporsi alle visite mediche di rito. Superato l’iter sanitario, arriverà la firma sul contratto e l’annuncio ufficiale. Il Galatasaray è pronto a riabbracciare il suo “motorino” di fascia destra per il rush finale della stagione.

Cagliari, Milani racconta Gigi Riva: «Oggi manca una persona come lui, è stato un maestro e un modello etico»

Cagliari, Riccardo Milani racconta Gigi Riva. Le sue dichiarazioni sul docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono”

Riccardo Milani ha rilasciato una lunga intervista a CagliariNews24, parlando di Gigi Riva e del rapporto avuto con la leggenda del Cagliari, del docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono”. Le sue parole.

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GENESI DEL PROGETTO – «E’ tutto nato nel 2001 quando andai da Gigi la prima volta per chiedergli di fare questo lavoro. Lui nella mia vita è stata una costante, come per tante persone della mia generazione, cresciute con quella vicenda lì, con quel pezzo di storia. C’era l’aspetto calcistico, l’aspetto dell’eroe, del mito sportivo, ma poi c’è stato molto di più perché c’è stato un pezzo di storia della Sardegna, e non solo, che è cambiato. È cambiato da lì in poi, quindi è un pezzo di storia del Paese».

UN MODELLO ETICO – «Tutti questi elementi, più il fatto che ci fosse anche un modello etico. Riva ha dato lezione a tanti di etica, di coraggio, di coerenza, di rigore morale. I valori di Gigi sono valori che dovrebbero appartenere a tutti. Già allora ce n’era tanto bisogno, ce n’è ancora più bisogno adesso».

IL PRESENTE – «Nel presente manca una persona come Gigi, manca una persona che abbia quel coraggio, quella rettitudine morale, ma anche la voglia di dedicarsi a delle persone, di essere riconoscente. Altro elemento che l’ha contraddistinto: essere riconoscente verso una terra, un popolo. Ecco, quella cosa lì ha un po’ segnato la vita di tanti».

L’INSISTENZA – «Già allora, nel 2001, lo dissi a Gigi e lui mi chiedeva: “Ma perché vuoi fare questa cosa qui? Io non sono niente, non posso essere d’esempio per nessuno”. E io insistevo sempre sul valore etico e sul valore morale della sua vita, di quanto ci fosse bisogno di uomini così. Su quello poi per vent’anni ho insistito e vent’anni dopo m’ha detto: “Vabbè, cominciamo”».

IL DOLORE DI RIVA – «Ed erano passati vent’anni, anche lui aveva vissuto un’altra vita fatta anche di fragilità, di rabbia. Il non stare più sul campo e non stare più in mezzo al calcio è una cosa che gli ha pesato anche negli anni. Ha vissuto quei momenti di grande dolore. E non era un dolore fisico, perché lui del dolore fisico non aveva paura. gambe rotte, fratture… quello che c’era da fare faceva. Era il dolore di non poter essere più quello di una volta dal punto di vista della partecipazione. Anche se poi lui diceva sempre: “Ogni volta che torno per strada, la gente mi tratta come se ancora fossi in campo”».

LE PAROLE DI GIGI – «E però è avvenuto, è stata una delle fortune della vita questa, una che ho voluto fortemente. Sono stato anche molto fortunato perché penso che entrare nelle grazie di Gigi bastasse poco. Bastava essere persone semplici, normali e avere educazione. A un certo punto venivano i suoi amici più stretti: Beppe Tomasini, Sandro Gamba, Oliviero… di tanto in tanto venivano Reginato e gli altri dello scudetti. A un certo punto Gigi m’ha detto una cosa davanti agli altri: “Io sono stato fortunato ad averti incontrato”. E quello è stato uno dei momenti più intensi e belli della mia vita umana e professionale. Perché se Gigi Riva ti dice una cosa così vuol dire che qualcosa hai combinato. Un posto nel mondo l’ho conquistato in quel momento, diciamo».

L’EMOZIONE – «Ti assicuro che in quel momento lì l’emozione era fortissima. Era come se avessi dieci anni, capito, quando ero piccolo e lui giocava a pallone. Lo vedevo in televisione per un tempo solo, perché lì il tempo televisivo del calcio era una cosa preziosa che avveniva una volta a settimana, adesso avviene tutti i giorni a tutte le ore. Lì invece c’era un tempo di una partita e quando capitava lui, insomma, era una vera fortuna. Quindi ho riprovato quell’emozione lì a distanza di quasi cinquant’anni. Un’emozione fortissima».

I VALORI VERI – «E quella pure è una qualità che tu apprezzi. Cioè capisci che hai davanti a te un uomo che vorresti essere e che non sei. Per questo poi è stato uno dei buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita, uno dei pochissimi buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita. Uno che standogli vicino tu apprezzi e capisci quali sono i valori veri di un essere umano. Gli esseri umani dovrebbero essere tutti o, per base, con quei valori lì! Dovremmo crescere tutti così: col rispetto, con la dignità, col coraggio. Lui era così, devo dire li ha in parte anche assorbiti dalla terra in cui è stato ospitato, cioè dalla Sardegna – perché sono valori che la Sardegna ha nella sua storia, nel suo patrimonio».

L’ULTIMO CONTATTO – «E lui è rimasto umile fino alla fine. Io l’ho sentito due giorni prima di quel maledetto 22 gennaio, e con la promessa che ci saremmo visti la settimana dopo. “Gigi ci vediamo la settimana prossima, vengo lì”, ogni tanto prendevo un aereo e andavo a trovarlo. Quindi ritagliavo il tempo e andavo a trovarlo».

A CASA DI GIGI – «E mi è esploso tutto, capito? Lui aveva conservato quella roba lì, l’aveva lasciata lì. E adesso lì a casa c’è la locandina del film. Lui ha voluto che la incorniciassi, gliel’ho data e sta ancora lì a casa sua. E ha voluto lui il ciak del film. Mi ricordo quando siamo andati lì a girare, dovevamo restare poco, l’avevo promesso a Nicola. Invece poi siamo stati un giorno, poi tutto un altro giorno, trenta persone di trucco, parrucco ecc. dentro casa sua. Nicola era convinto che ci cacciasse via prima o poi. E invece poi alla fine siamo rimasti tanto e siamo tornati poi altre volte a girare lì. Alla fine abbiamo fatto pure una festicciola, abbiamo mangiato, bevuto, cose così… abbiamo brindato».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA INTEGRALE DI CAGLIARINEWS24 A MILANI

Fiorentina, Paratici in ‘missione’ per l’obiettivo salvezza: quali sono i principali nodi da sciogliere per il nuovo DS. Dentro alla situazione in casa Viola

Fiorentina, Paratici deve risolvere questi principali nodi nel suo nuovo ruolo di DS. Dentro alla situazione in casa Viola

È il giorno della verità, o quantomeno della ripartenza, in casa Fiorentina. Come sottolineato questa mattina dalle colonne de La Nazione, l’arrivo di Fabio Paratici a Firenze non ha il sapore della passerella trionfale, ma quello di una missione di salvataggio in piena regola. Il dirigente piacentino assume l’incarico di Direttore Sportivo in uno dei momenti più delicati e critici.

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Obiettivo Salvezza: margine d’errore zero

La classifica parla chiaro e fa tremare i polsi: la Fiorentina è terzultima. Lo spettro della retrocessione aleggia sul “Franchi” e il margine d’errore è ormai ridotto al lumicino. Secondo la disamina del quotidiano, la parola d’ordine del nuovo corso non sarà “programmazione” bensì “ordine“. Paratici non è stato chiamato per una rifondazione tecnica immediata, impossibile a stagione in corso, ma per proteggere e accompagnare il gruppo fuori dalle sabbie mobili della zona rossa. Serve pragmatismo per blindare la categoria.

La prima mossa: lavoro sulla testa

L’agenda del nuovo DS è già fitta. La priorità assoluta è il confronto diretto con lo spogliatoio, previsto già per questa mattina. In una stagione ormai compromessa dai risultati, Paratici sa bene che la prima partita da vincere è quella mentale. Il dirigente si insedierà come presenza fissa e quotidiana al centro sportivo, diventando il punto di riferimento tangibile per Vanoli e calciatori, cercando di isolare la squadra dalle pressioni esterne e ricompattare un ambiente sfilacciato.

I dossier caldi: Dodo e i rinnovi

Oltre al campo, c’è la scrivania. Paratici dovrà disinnescare subito alcune “bombe a orologeria” interne per evitare che diventino fattori di disturbo. Sul tavolo ci sono i rinnovi contrattuali di alcuni elementi chiave, tra cui spiccano le posizioni di Dodo e di Fortini. Gestire queste situazioni con cautela sarà fondamentale: la Fiorentina ha bisogno di tutti i suoi effettivi concentrati al 100% sull’obiettivo salvezza, senza mal di pancia legati al futuro.

Castan rivela: «Discussi i modi bruschi di Spalletti, ma resta uno dei migliori. Nel 2016 ero davvero arrabbiato perché…»

Castan, ex difensore della Roma, ha rilasciato un’intervista nella quale ha raccontato il suo trascorso in giallorosso

10 anni fa, Leandro Castan stava attraverso il periodo più duro della sua vita. Aveva sconfitto il tumore alla testa, era tornato in campo ma, in seguito ad una brutta prestazione contro il Verona, Luciano Spalletti decise di metterlo fuori con toni netti: la sua carriera, di fatto, era finita. Le sue parole al Corriere dello Sport.

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SPALLETTI LO MISE FUORI – «Sì. Non discussi la scelta di Spalletti, legittima, ma i modi bruschi. Detto questo, era e resta uno degli allenatori migliori che ho avuto».

ALLENATORE – «Sì, ho iniziato a San Paolo al Real Soccer, vicino casa. Alleno l’Under 20, penso sia corretto partire dai ragazzi».

A CHI SI ISPIRA – «Tite e Rudi Garcia, soprattutto per l’approccio umano. E anche un po’ a De Rossi: Daniele è un amico, ha iniziato da poco, ma è un punto di riferimento per quello che sta facendo».

MODULO DI RIFERIMENTO – «Il 4-3-3 ma non alla Zeman (ride, ndr). Un po’ più equilibrato. Però posso dire una cosa? Quanto mi sarei divertito con Gasperini e la sua difesa a 3 uno contro uno. Forse avrei preso qualche cartellino giallo, oggi non ci posso pensare perché non riesco a correre così. Ma lui mi piace da pazzi e per un difensore come me sarebbe stato bellissimo».

COSA MANCA ALLA ROMA – «Niente, hanno tutto. Devono solo isolarsi. Non ascoltare quello che viene detto fuori Trigoria e non lasciar uscire le cose che succedono nel centro sportivo. La pressione poi dai… Parliamoci chiaro: Roma è magnifica, se non la reggi devi andare in terza categoria. In ogni caso, ora hanno tanti giocatori bravi, a partire da Svilar e poi Wesley».

CHI VINCE IL MONDIALE – «Il cuore dice Brasile. La testa dice occhio alla Francia e all’Inghilterra».

HA FATTO PACE CON QUEL 2016 – «Sì. Ero davvero arrabbiato, anche con me stesso perché avevo avuto un problema più forte di me e volevo dare la colpa a qualcuno. Me ne sono fatto una ragione. Però, visto che non so perdere, aspetto la mia rivincita».

Infortunati Lazio, piove sul bagnato per Sarri! Altri due biancocelesti sono a rischio per la Juventus. Ultimissime

Infortunati Lazio, stop anche per due biancocelesti in vista del match contro la Juventus di domenica. Le loro condizioni

Piove sul bagnato in casa Lazio. La marcia di avvicinamento al big match di domenica contro la Juventus si sta trasformando in un vero e proprio bollettino di guerra per lo staff tecnico biancoceleste. L’entusiasmo per la sfida è smorzato da una situazione infermeria che definire critica è un eufemismo: la squadra rischia di presentarsi all’appuntamento clou della giornata priva di alcune delle sue pedine fondamentali.

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La tegola: Zaccagni out un mese

La notizia peggiore riguarda senza dubbio Mattia Zaccagni. Il numero 10 ha riportato un infortunio serio che lo terrà lontano dai campi per circa un mese. Una perdita pesantissima per le dinamiche d’attacco della Lazio, che perde il suo leader tecnico e carismatico in un momento cruciale della stagione.

Allarme per Dia e Lazzari: sono a rischio

Ma i guai non finiscono qui. Nelle ultime ore è scattato l’allarme rosso anche per altri due titolarissimi, fermati da fastidi muscolari che ne mettono in forte dubbio la presenza contro i bianconeri. Si tratta di Boulaye Dia e Manuel Lazzari. L’attaccante senegalese è sotto stretta osservazione medica. Stesso discorso per il terzino destro. Per entrambi sarà decisiva la rifinitura, ma il pessimismo filtra dai cancelli di Formello.

Il rebus a sinistra: Tavares o Marusic?

Come se non bastasse, la difesa deve fare i conti con l’assenza certa di Luca Pellegrini. Il terzino sinistro, ex di turno, è stato fermato dal Giudice Sportivo per squalifica. Senza di lui, si apre un ballottaggio serrato per occupare la corsia mancina. Le opzioni sul tavolo sono due: Nuno Tavares o Adam Marusic. Il portoghese scalpita per una maglia, ma non è escluso l’impiego del montenegrino. Marusic garantirebbe maggiore copertura ed esperienza in una partita che si preannuncia tatticamente bloccata. La Lazio dovrà fare appello a tutto il suo carattere per sopperire a queste assenze pesanti e provare a fermare la corazzata bianconera.

Juventus, prima convocazione per i nuovi arrivati Holm e Boga contro l’Atalanta. La decisione ufficiale di Spalletti su Yildiz

Juventus, sono stati convocati per la prima volta i nuovi arrivati Holm e Boga contro l’Atalanta. La decisione ufficiale di Spalletti su Yildiz

Le carte sono state scoperte e la Juventus è pronta per la battaglia di Bergamo. A poche ore dal fischio d’inizio del delicatissimo quarto di finale di Coppa Italia contro l’Atalanta, Luciano Spalletti ha diramato la lista ufficiale dei convocati.

La novità: ecco Boga e Holm

Il tema che accende la vigilia è senza dubbio la presenza, per la prima volta assoluta, dei due colpi del mercato invernale. Salgono sul pullman per la New Balance Arena Jeremie Boga ed Emil Holm. L’esterno ivoriano torna a respirare l’aria del nostro campionato ed è pronto a fornire imprevedibilità alla manovra. Con lui c’è il laterale svedese, arrivato per puntellare le corsie esterne. Difficilmente li vedremo in campo dal primo minuto, considerando il poco tempo trascorso con i compagni, ma la loro presenza in panchina offre a Spalletti opzioni preziose a gara in corso per cambiare l’inerzia del match.

Vlahovic e Milik ancora out, c’è Yildiz

Se la difesa e le fasce sorridono, l’attacco piange. Scorrendo la lista, salta all’occhio l’assenza prolungata dei “pesi massimi” del reparto offensivo. Non recuperano Dusan VlahovicArkadiusz Milik. I due attaccanti restano ai box per smaltire i rispettivi problemi fisici, lasciando la squadra priva di riferimenti strutturali classici.

Le scelte tattiche: tutto su David

In questo scenario, il peso dell’attacco graverà interamente sulle spalle di Jonathan David. La punta canadese sarà il terminale offensivo chiamato a scardinare la difesa orobica. Spalletti dovrà disegnare una Juve compatta, capace di sfruttare la velocità di David e gli inserimenti dei centrocampisti per tentare l’assalto alla semifinale in una notte che si preannuncia di sofferenza e carattere.

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1 Perin

2 Holm

3 Bremer

4 Gatti

5 Locatelli

6 Kelly

7 Conceicao

8 Koopmeiners

10 Yildiz

11 Zhegrova

13 Boga

15 Kalulu

16 Di Gregorio

17 Adzic

18 Kostic

19 Thuram

20 Openda

21 Miretti

22 McKennie

23 Pinsoglio

27 Cambiaso

30 David

32 Cabal

Alessandria Cuneo, follia nel post-partita! Danneggiati i seggiolini e i bagni del Piola, ecco cosa è successo – VIDEO

Alessandria Cuneo, sono stati danneggiati i seggiolini e i bagni del Piola, la ricostruzione di quanto è successo – VIDEO

Doveva essere la festa del calcio dilettantistico piemontese, l’apice della stagione per la categoria Eccellenza, ma la finale di Coppa Italia si è trasformata in una triste pagina di cronaca nera. Lo Stadio “Silvio Piola” di Vercelli, scelto come teatro neutro per la sfida tra Alessandria e Cuneo, ha subito pesanti danneggiamenti per mano di una frangia della tifoseria mandrogna.

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Il bilancio dei danni: bagni distrutti e seggiolini divelti

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine e dagli addetti ai lavori, gli ultras dell’Alessandria si sono resi protagonisti di atti di vandalismo ingiustificato. Il settore ospiti dell’impianto vercellese porta oggi i segni della furia: numerosi seggiolini sono stati sradicati, mentre i servizi igienici della curva sono stati devastati. Un conto salato che la proprietà dello stadio dovrà ora quantificare, ma che getta un’ombra pesante sulla condotta della tifoseria alessandrina.

Tensione in tribuna: intimidazioni alla dirigenza

La violenza non si è limitata alle strutture. Oltre ai danni materiali, sono stati segnalati episodi di forte tensione anche nelle zone nobili dello stadio. Alcuni sostenitori grigi avrebbero assunto atteggiamenti intimidatori e minacciosi nei confronti dei dirigenti della Pro Vercelli. Il club di casa, le “Bianche Casacche”, aveva messo a disposizione il proprio impianto per ospitare l’evento, ma l’accoglienza è stata ripagata con ostilità e minacce verbali rivolte ai propri rappresentanti presenti.

Cassano attacca ancora Leao: «Non ha talento! È convinto di essere un fenomeno, ma io ero un genio mentre lui no»

Cassano ha attaccato ancora Rafael Leao in questa puntata di Viva El Futbol. Le dichiarazioni sul portoghese del Milan

Il tour teatrale di “Viva el Futbol”, il nuovo format calcistico ideato dal trio composto da Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola, ha fatto tappa a Bari, regalando al pubblico un fuoriprogramma imperdibile. Nel capoluogo pugliese, terra d’origine proprio di Antonio Cassano è andato in scena un confronto generazionale acceso e divertente che ha avuto come oggetto del contendere Rafael Leão.

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La provocazione dal pubblico

Protagonista del siparietto è stato Emanuele, un giovanissimo spettatore e star del web, salito sul palco per un faccia a faccia con l’ex attaccante della Nazionale. Il ragazzo ha sfidato Cassano con una domanda provocatoria, insinuando che l’astio verso il portoghese nasconda in realtà un sentimento diverso: “Antonio, non è che fai tutta questa guerra su Leão perché in realtà ne sei innamorato? Vedi in lui l’unica raffinatezza e spavalderia in Serie A, proprio come facevi tu?”. Il giovane ha poi rincarato la dose: O in fondo sei anche tu un risultatista che critica il talento?”.

La stoccata di Cassano: “Leão non ha talento”

La risposta di Fantantonio non si è fatta attendere, confermando la sua linea critica intransigente verso l’esterno rossonero. Io critico Leão perché lui è convinto di essere un fenomeno, ha tuonato Cassano tra gli applausi e i fischi della platea. “Io faccio sempre il paragone… Lui fa il rappettaro, guadagna 8 milioni, fa tre gol a stagione… Lui non ha talento.

“Io ero un genio, lui no”

Il confronto si è acceso quando Emanuele ha difeso l’idea di calcio-spettacolo: “Vuoi il soldatino o vuoi il genio? Deciditi”. Una frase che ha strappato un sorriso anche allo stesso Cassano, che ha chiuso la querelle con la sua consueta ironia, tirando in ballo anche il collega Nicola Ventola: Io ero un genio, Leão non è un genio. Tu la pensi in modo diverso, giusto? A te piace Leao. Ora però me lo porto in giro, ne sa più lui di Ventola. Stiamo inguaiati”.

Hazard si racconta: «Da bambino tifavo Milan ma non si sono mai fatti avanti…Yildiz è da Real Madrid, a Fabregas ho detto questa cosa»

Hazard, ex fuoriclasse di Chelsea e Real Madrid, si è raccontato in questa intervista a La Gazzetta dello Sport. Le sue dichiarazioni

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Eden Hazard ha ripercorso così la sua carriera.

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VICINO ALL’ITALIA«A dire il vero… no. Moratti mi faceva tanti complimenti, però io ho sempre sognato di giocare in Premier League e nel Real Madrid e, fortunatamente, ci sono riuscito. E poi vi svelo un segreto: da bambino tifavo Milan e poche ore fa ho conosciuto Galliani. Ha detto che mi vedeva bene nel Milan di Berlusconi, ma anche loro non si sono mai fatti avanti…».

SARRI E CONTE «È vero, con loro ho vinto molto. Tra me e Sarri si era creato un rapporto speciale, credo che la sua idea di calcio sia molto vicina alla mia. Ogni tanto, però, gli dicevo che i suoi allenamenti erano noiosi. Non è una critica, anche perché i risultati danno ragione a lui, così come a Conte. Antonio era incredibile, ci faceva fare un’infinità di ripetizioni…».

MIGLIOR ALLENATORE CON CUI HA LAVORATO – «Non è italiano, ma lo conoscete bene: Mourinho, un comunicatore straordinario. Il modo in cui ragiona e trasmette i suoi pensieri ai calciatori è strepitoso».

INTER FAVORITA PER LO SCUDETTO«Sì, anche se da un momento all’altro possono cambiare tante cose. La Juventus è in ripresa, il Napoli ha qualità. Chivu, però, può fare bene anche in Champions League. Se raggiungi due finali in tre anni, non è certo un caso. I dirigenti sono competenti, i calciatori sono forti e il pubblico di San Siro fa la differenza».

FABREGAS «Sarò sincero. In estate abbiamo parlato un po’. Gli ho detto che è stato uno dei migliori centrocampisti della storia e che è destinato a diventare pure uno dei migliori tecnici. Gli ho spiegato che per lui è arrivata l’ora di tornare al Chelsea e ci ha scherzato su, però io lo penso davvero. Ama il calcio, conosce tutto di questo sport. Io sono un tifoso del Chelsea e desidero il meglio per il club: per questo sogno di vedere Cesc in panchina, mentre io sono in tribuna, alle sue spalle, a godermi lo spettacolo».

GIOCATORI DELLA SERIE A DA CHELSEA «I miei figli vanno pazzi per Yildiz, guardano tanti video con le sue giocate e sperano di vederlo in Premier League. A me, invece, sembra un tipo da Real Madrid…».

MOMENTI PIU’ BELLI DELLA CARRIERA«Il terzo posto al Mondiale 2018 con il Belgio è stato un successo, io ero al top della condizione. La nostra è una nazione piccola, che ha vissuto quel risultato come qualcosa di strepitoso. Porto nel cuore anche la prima partita con il Chelsea, così come tutto ciò che ho vissuto con il Real Madrid. In Spagna sono stato sfortunato, ma giocare al Bernabeu era il mio sogno sin da bambino».

McKennie ha convinto la Juventus: settimana prossima l’incontro per il rinnovo. Cosa filtra sullo stipendio

McKennie ha convinto la Juventus: settimana prossima l’incontro per il rinnovo. Cosa filtra sullo stipendio del texano

Il futuro di Weston McKennie appare sempre più radicato a Torino, allontanando definitivamente le nubi di un addio che fino a poco tempo fa sembravano addensarsi sulla Continassa. In una fase cruciale della stagione, dove la solidità del gruppo fa la differenza, il rinnovo del centrocampista texano è diventato un dossier prioritario sulla scrivania della dirigenza bianconera. Secondo quanto riportato oggi da Tuttosport, le probabilità di una sua permanenza alla Juventus sono in fortissima crescita, alimentate da un rendimento che lo ha reso uno degli inamovibili della rosa. Con l’attuale contratto in scadenza il prossimo giugno, la società sa di non poter più attendere per evitare il rischio di perderlo a parametro zero, e l’atmosfera che trapela dagli uffici del club è di estremo ottimismo.

McKennie è stato capace di compiere una vera e propria scalata nelle gerarchie di Luciano Spalletti, conquistandolo grazie a una straordinaria duttilità tattica, spirito di sacrificio e capacità di inserimento. Quello che inizialmente sembrava un elemento sacrificabile è diventato un pilastro dello Stadium, convincendo critica e tifoseria che il suo percorso in bianconero debba proseguire. Per suggellare ufficialmente questa rinascita, le parti hanno già fissato un appuntamento decisivo: la prossima settimana si entrerà nel cuore della negoziazione con un incontro programmato tra la dirigenza e l’entourage dello statunitense, un summit che potrebbe portare alla definitiva fumata bianca.

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Il nodo principale della trattativa riguarderà, com’è ovvio, l’aspetto economico. McKennie percepisce attualmente 2,5 milioni di euro annui, una somma che oggi appare sottostimata rispetto al peso specifico avuto in campo durante l’annata corrente. La richiesta di un adeguamento salariale verso l’alto è considerata una conseguenza naturale della sua crescita e sarà oggetto di un’attenta valutazione da parte dell’AD Damien Comolli e del DS Marco Ottolini. La proposta sul tavolo prevede un prolungamento del matrimonio fino al 2028, una mossa che garantirebbe alla Juventus continuità e forza nel reparto nevralgico del campo. La società è ben consapevole che farsi sfuggire un profilo così centrale nel progetto tecnico sarebbe un passo falso imperdonabile; per questo, il rinnovo, da ipotesi remota, è diventato ora l’unico scenario logico e desiderato da tutte le componenti in causa.

Immobile applaudito, ma il suo esordio con la maglia del Paris FC è una delusione: come è andata

Immobile applaudito, ma il suo esordio con la maglia del Paris FC è una delusione: come è andata la prima in Francia di Ciro

‘avventura parigina di Ciro Immobile è iniziata sotto una luce agrodolce: se da un lato il calore del pubblico del Paris FC è stato travolgente, dall’altro il verdetto del campo ha sancito un’amara eliminazione negli ottavi di Coppa di Francia. L’attaccante italiano, subentrato nel finale della sfida contro il Lorient, non è riuscito a ribaltare un destino avverso, vedendo sfumare il sogno della coppa nazionale proprio dopo che i suoi nuovi compagni, nel turno precedente, avevano compiuto l’impresa storica di eliminare i colossi del PSG.

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Nonostante il punteggio finale di 2-0, l’impatto dell’ex capitano laziale è stato immediato. Entrato al 73′ tra gli applausi scroscianti dello Stade du Moustoir (impianto del Lorient), Immobile ha sfiorato il pareggio al primo pallone toccato, un lampo che avrebbe potuto cambiare l’inerzia del match a quindici minuti dal termine. La stampa francese e i tifosi locali lo hanno accolto con l’entusiasmo riservato alle grandi icone, vedendo in lui il leader capace di colmare le lacune di un attacco fin qui asfittico e di guidare la nutrita colonia italiana del club.

A quasi 36 anni, e dopo una breve parentesi di sei mesi al Bologna, Ciro ha scelto Parigi per l’ultima grande sfida della sua carriera. In un mercato invernale che ha visto il Paris FC puntare forte sul Made in Italy con gli innesti di Koleosho e Coppola, proprio quest’ultimo è finito sul banco degli imputati: una sua grave disattenzione difensiva all’inizio della ripresa ha infatti spalancato la strada al vantaggio del Lorient. Sebbene il debutto sia stato macchiato dal risultato, la determinazione mostrata da Immobile conferma che la fame del “Re Ciro” è rimasta intatta, pronto a trasformare i fischi incassati dai compagni in un nuovo capitolo di successi sotto la Torre Eiffel.

Carnevali: «Bakola era uno dei migliori talenti della Ligue 1. E il Sassuolo ha già preso il nuovo Muharemovic…»

Carnevali: «Bakola era uno dei migliori talenti della Ligue 1. E il Sassuolo ha già preso il nuovo Muharemovic…». Le parole dell’ad neroverdi

Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport in vista del match di domenica contro l’Inter.

BESTIA NERA INTER – «L’Inter per me è la squadra più forte del campionato e ci attende una partita difficilissima, però proveremo a metterli in difficoltà. Non dovremo sbagliare nulla per 90 minuti per cercare di fermarli. Sappiamo che l’Inter è stra-favorita, ma ce la giochiamo e vedremo. Non sempre nel calcio vince la più forte: daremo del nostro meglio per provare a fare un altro scherzetto (ride, ndr)».  

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BERARDI – «Domenico è un campione. L’abbiamo sempre saputo e non ci sorprende affatto il suo rendimento. Non potete immaginare quante volte abbiamo cercato in questi anni di scongiurare la sua partenza. Berardi è la nostra bandiera e siamo orgogliosi di averlo con noi al Sassuolo».  

MERCATO – «Abbiamo fatto un acquisto importante con Bakola, che è un ragazzo davvero bravo. Stiamo parlando di un 2007 che ha grandi potenzialità ed è ritenuto uno dei giovani con più qualità del campionato francese. Averlo portato a Sassuolo è stato sicuramente un bel colpo per il presente e soprattutto il futuro».  

PEDRO FELIPE – «Un’operazione un po’ in prospettiva, pensando a quanto avevamo fatto con Muharemovic».  
 
OFFERTE PER MUHAREMOVIC – «Inutile nasconderlo: abbiamo avuto richieste e interessamenti per dei nostri calciatori come Muharemovic e Lautienté ma abbiamo voglia di crescere e per questo non ci siamo privati dei nostri gioielli».  
 
NAPOLI E ROMA SU LAURENTIE’? – «No, le due proposte che abbiamo ricevuto per Laurientè sono arrivate dall’estero ».  
 
MUHAREMOVIC ALL’INTER? – «Non posso negare il fatto che l’Inter abbia chiesto informazioni per Muharemovic, ma pure altri club ci hanno chiamato in queste settimane. Tarik ormai non è più una sorpresa». 
  
RINNOVO THORSVEDT – «Al momento siamo fermi sul rinnovo. Nonostante la nostra volontà di allungare, non riusciamo a trovare un accordo col procuratore». 

Chivu sbotta in conferenza: «Siamo in semifinale e ci criticate, allora non capisco un ca… di calcio». Tifosi Inter ancora traumatizzati

Chivu sbotta in conferenza: «Siamo in semifinale e ci criticate, allora non capisco un ca… di calcio». Tifosi Inter ancora traumatizzati

L’Inter sceglie la via della massima ambizione, decidendo di non fare calcoli e di onorare ogni competizione. La qualificazione alla semifinale di Coppa Italia conferma la mentalità di un club che preferisce il rischio del logorio fisico e mentale alla strategia del risparmio energetico. Una filosofia che accetta la sfida di giocare ogni tre giorni, pur consapevole che il sovraccarico potrebbe presentare il conto nei momenti clou della stagione, specialmente nel duello a distanza con un Milan focalizzato esclusivamente sul campionato.

A infiammare il clima post-partita contro il Torino ci ha pensato Cristian Chivu. Il tecnico nerazzurro in conferenza non ha gradito le perplessità sollevate sulla gestione di un calendario che, tra Europa e coppe nazionali, si preannuncia asfissiante. La sua risposta è stata tranchant: «Arriviamo in semifinale e ci sono critiche? Allora non capisco un ca… di calcio! Siamo ambiziosi, non parlo di scudetti, Triplete o coppe: abbiamo voglia di giocarcela su ogni fronte, gestendo le energie ogni tre giorni. Giocheremo la partita prima della semifinale, poi la semifinale e poi il derby, poi si può vincere o perdere ma sempre a testa alta».

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Queste dichiarazioni hanno però riaperto una ferita profonda nel cuore della tifoseria, ancora tormentata dal fantasma della gestione precedente. Il ricordo corre inevitabilmente alla scorsa stagione, quando il celebre gesto delle “tre dita” di Simone Inzaghi — simbolo della caccia al Triplete — si scontrò con una realtà amarissima: lo scudetto sfumato nel finale contro la Lazio e la durissima lezione subita in finale di Champions contro il PSG. Tra chi approva l’orgoglio di Chivu e chi teme un nuovo crollo verticale sotto il peso delle troppe partite, l’Inter si prepara al periodo più infuocato dell’anno.

Calendario Milan e calendario Inter a confronto: Allegri vuole mettere pressione a Chivu per lo scudetto

Calendario Milan e calendario Inter a confronto nel mese di febbraio: Allegri vuole mettere pressione a Chivu in ottica scudetto

La corsa scudetto tra le milanesi sta per entrare in una fase cruciale, dove a fare la differenza non sarà solo il valore tecnico, ma soprattutto la gestione delle energie. Il Milan si presenta a questo snodo con un calendario decisamente più snello: da qui al derby dell’8 marzo, i rossoneri affronteranno quattro impegni senza scontri diretti. Dopo il riposo fino a venerdì 13, la squadra di Allegri sfiderà il Pisa, il Como nel recupero, il Parma a San Siro e infine la Cremonese in trasferta.

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Diametralmente opposta è la situazione dell’Inter capolista. I nerazzurri di Simone Inzaghi sono attesi da un vero e proprio tour de force: sette partite in poco più di trenta giorni. Il cammino interista prevede le sfide di campionato contro Sassuolo, Lecce e Genoa, ma è funestato da impegni ad altissima tensione come la supersfida contro la Juventus, il doppio confronto nei playoff di Champions League contro il Bodo-Glimt e l‘andata della semifinale di Coppa Italia.

Mentre il Milan potrà preparare i match con settimane tipo, l’Inter dovrà dimostrare la tenuta della propria rosa per non arrivare col fiato corto alla stracittadina di marzo.

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