Pagina 539 – Calcio News 24

Lobotka Napoli, rapporto in bilico? La crisi del club e le parole dell’agente preoccupano l’ambiente: «Trattamento eccessivo, il futuro è incerto»

Lobotka Napoli, rapporto in bilico? Il centrocampista slovacco sotto accusa dopo la pesante sconfitta contro il Bologna

La figura di Stanislav Lobotka è finita al centro della crisi del Napoli dopo la pesante sconfitta contro il Bologna. In un momento particolarmente delicato per il club partenopeo – terza sconfitta in campionato in undici giornate e quinta in quindici partite ufficiali – le inattese dichiarazioni dell’agente Branislav Jarusek dalla Slovacchia hanno scosso la tranquillità della squadra. Jarusek ha affermato che il trattamento riservato a Lobotka da parte del tecnico Antonio Conte è stato eccessivamente esigente e mal pianificato.

Il ruolo di Lobotka nel sistema di Conte: un equilibrio precario

Il centrocampista slovacco è arrivato al Napoli come elemento di equilibrio e riferimento tattico. Il suo contratto, valido fino al 2027 con opzione per una stagione aggiuntiva, lo ha consolidato come pezzo chiave del progetto. Tuttavia, dopo l’infortunio muscolare subito il 5 ottobre contro il Genoa – che gli ha impedito di disputare tre partite di Serie A contro Torino, Inter e Lecce, oltre al duello di Champions League contro il PSV Eindhoven – il suo agente ha messo in discussione la gestione del club: «Avrebbero dovuto dargli riposo; sono infastidito». Nel contesto dell’esigenza tattica di Antonio Conte e della sua reputazione di regime di lavoro rigoroso, le parole di Jarusek assumono un’altra connotazione. «Il Napoli ha investito bene nel mercato e ha incorporato nuovi giocatori. Non capisco perché Lobotka abbia dovuto giocare tre partite difficili consecutive prima della convocazione in nazionale». Questa combinazione di calendario carico e pressione fisica ha acceso l’allarme attorno al centrocampista.

Futuro incerto

L’usura fisica e psicologica a cui è sottoposto Stanislav Lobotka con un tecnico così esigente come Antonio Conte ha aperto il dibattito: può mantenere questo livello di esigenza per altri anni? Da ‘Sport24.sk’, il suo agente ha le idee chiare: «Ha 30 anni ed è quasi irrealistico che continui a questo livello fisico con Conte che gli chiede tanto». Inoltre, Jarusek ha lasciato intendere che un trasferimento la prossima estate «avrebbe molto senso, ma dipenderà dal prezzo». Il giocatore, secondo il suo entourage, è contento a Napoli, ma il fattore umano comincia a pesare.

Quando si accumulano sconfitte e le decisioni tecniche generano frustrazione, la stabilità emotiva vacilla. Si sente sostenuto dallo staff tecnico o comincia a trovarsi in una posizione scomoda all’interno dello spogliatoio? Si prospetta un trasferimento?

Se il Napoli prolunga la sua crisi e non riesce a invertire la situazione, Stanislav Lobotka potrebbe diventare uno dei protagonisti del prossimo mercato estivo. Il suo contratto fino al 2027 gli offre stabilità, ma anche la possibilità di un cambio di rotta se l’armonia con Antonio Conte dovesse rompersi. Una nuova destinazione potrebbe offrirgli un ruolo più comodo e un’esigenza minore. Dopotutto, quando un agente parla di «dipendenza dal prezzo» e «pressione dell’allenatore», il messaggio è lanciato. E in questo contesto, qualsiasi offerta potrebbe riattivare il dibattito fuori Napoli. Il giocatore che doveva essere la colonna vertebrale del club si trova ora nell’occhio del ciclone. Tra infortuni, esigenza e dichiarazioni, il futuro di Stanislav Lobotka sembra più incerto che mai. L’ambiente al Napoli si tende, e la Serie A continua ad avanzare senza aspettare nessuno.

Cristiano Ronaldo Mondiale, l’annuncio del campione portoghese. L’importante decisione in vista della fine della stagione: sarà l’ultima!

Cristiano Ronaldo Mondiale, a 41 anni il campione portoghese si prepara per l’ultimo grande torneo mondiale, con l’obiettivo di coronare una carriera leggendaria

L’icona del calcio portoghese, Cristiano Ronaldo, ha annunciato che la Coppa del Mondo del 2026 sarà l’ultima della sua straordinaria carriera. All’età di 41 anni, l’attaccante dell’Al Nassr ritiene che sarà il momento giusto per appendere gli scarpini al chiodo, un annuncio che segna un’epoca per il calcio mondiale.

Il ritiro dal calcio e l’ultima sfida mondiale

«Assolutamente sì», ha risposto CR7 quando gli è stato chiesto se il prossimo Mondiale sarà l’ultimo. «Avrò 41 anni e credo che sarà il momento», ha dichiarato durante un forum sul turismo in Arabia Saudita. Ronaldo ha anche parlato del suo ritiro dal calcio professionistico, affermando che il momento è ormai vicino: «Siamo onesti, quando dico presto, probabilmente significa uno o due anni in più».

Portogallo in corsa per la qualificazione e il sogno di CR7

Il Portogallo non è ancora matematicamente qualificato per la prossima Coppa del Mondo, ma potrebbe assicurarsi un posto con una vittoria contro l’Irlanda giovedì. La migliore campagna di Cristiano Ronaldo in un Mondiale con il Portogallo è stata il quarto posto nel Mondiale di Germania del 2006. Per CR7, il Mondiale 2026 rappresenta l’ultima grande occasione per coronare una carriera già leggendaria con il trofeo più ambito, un’impresa che a 41 anni assumerebbe i contorni di un’impresa epica.

L’eredità di CR7 e il suo impatto sul calcio saudita

Dopo una carriera di successi in Europa, in particolare con il Manchester United e il Real Madrid, CR7 ha firmato un contratto con l’Al Nassr nel 2023, dando il via a un movimento di grandi figure verso il calcio dell’Arabia Saudita, paese che sarà sede della Coppa del Mondo del 2034. La sua decisione ha aperto le porte a numerosi altri campioni, trasformando il campionato saudita in una destinazione ambita per le stelle del calcio internazionale. L’addio di Ronaldo al calcio giocato lascerà un vuoto incolmabile, ma la sua eredità, sia in campo che fuori, continuerà a ispirare generazioni di calciatori e tifosi. La sua ultima danza al Mondiale 2026 sarà un evento da non perdere, un’occasione per celebrare uno dei più grandi atleti di tutti i tempi.

LEGGI ANCHE –Cristiano Ronaldo, arriva l’annuncio inaspettato: «Ritiro? Presto. Sarà difficile, ma mi sono preparato per questo momento. Probabilmente succederà questa cosa qui»

Comolli nuovo amministratore delegato della Juventus! Il commento sul nuovo incarico: «La Juventus deve crescere, ma senza perdere di vista la nostra storia e la nostra community»

Comolli nuovo amministratore delegato della Juventus! Le sue parole sulla sua visione per il futuro del club, dei progetti a lungo termine e del mercato

Dopo la sua nomina a amministratore delegato della Juventus, Damien Comolli ha condiviso la sua visione per il club, parlando di ambizione, crescita e progetti a lungo termine, tra cui l’importanza di sviluppare il settore giovanile e valorizzare la connessione con la comunità bianconera. Durante un’intervista ai media, Comolli ha anche toccato temi cruciali come la gestione del FFP e le sfide del mercato di gennaio.

CARICA DI AD – «Ringrazio John Elkann per avermi dato questa opportunità per poter gestire questa società, è un privilegio e un onore essere qui davanti a voi in funzione di AD. Mi sento onorato e privilegiato ma mi sento anche modesto davanti a questa opportunità e sfida. Sono tifoso e appassionato di calcio e so cosa significa la Juventus nel mondo del calcio. Tutto ciò mi rende modesto perché so la portata della società, la sua reputazione soprattutto in Italia. Vedere Giorgio con noi ci fa capire quanto sia importante avere queste persone attorno. È importante essere ambiziosi, abbiamo avuto un incontro con tutto lo staff stamattina. Vogliamo tornare a vincere, quando mi siedo su quei sedili mi focalizzo ogni partita sul vedere il risultato. È ciò che cerco di fare. Sono una persona appassionata, so che John Elkann è una persona come me molto appassionata del calcio e voglio dirvi che questa passione per il calcio e la società è fondamentale. Vuole sempre vincere. Ci sta portando verso una posizione in cui noi portiamo avanti noi stessi per tornare al successo. Il suo impegno nella Juventus è tangibile, la sua ambizione lo è. Non solo a livello personale, ma anche mostrando il suo impegno finanziario ed economico. Dobbiamo onorarlo. Ho avuto questa opportunità e tutte le cose analizzate hanno portato ad alcuni aspetti: il primo sono le persone. Da giugno fino ad oggi, mi sono focalizzato sulla struttura della società, dal punto di vista del personale e dei successi. Costruire un ambiente performante e negli ultimi 4/5 mesi abbiamo reclutato persone migliori dal punto di vista business anche che sono molto valide. Siamo ossessionati nel trovare esperti eccezionali in ogni settore. Crediamo fermamente su chi c’era già qui e su chi abbiamo aggiunto. Tutte le persone che sono qui e a Vinovo hanno l’ossessione di migliorare e vincere. Siamo la Juventus, abbiamo una storia di successi e non c’è altra alternativa se non quella di vincere. Le persone sono la chiave. La Juventus si focalizza su questi punti, tutto ciò che fa parte dell’azienda è fondamentale. Le persone sono fondamentali e devono mostrare rispetto nel club, lo sento in profondità. Per il business c’è molto da fare, abbiamo comunità fondamentale di sponsor, tifosi, media, followers sui social media. I dati raggiunti su Tik Tok e Instagram è eccezionale, abbiamo una fanbase incredibile. La connessione non va creata solo sui social media ma anche con lo Juventus Creator Lab, tutti possono venire a vederlo per vedere ciò che facciamo. Abbiamo la possibilità di incontrare la community non solo in Italia ma anche a livello internazionale. Come possiamo valorizzare questa community quindi? Abbiamo un tour in estate, ma ci sono facilities incredibili. Dentro al nostro leadership team dobbiamo pensare come migliorare per dare loro il benvenuto qui, cerchiamo sempre di dare nuovi sviluppi o risviluppi generali. È un tool importante per noi in quanto struttura. 15 anni fa ero ad una conferenza a Londra e c’era Agnelli che parlava e pensai ‘Si sta facendo qualcosa di eccezionale con questo stadio’. Disse che ogni squadra in Italia dovesse avere uno stadio così e auspichiamo che venga utilizzato non solo per il calcio. Altrimenti sarà difficile che il calcio italiano rimanga competitivo in futuro. Parlo anche del calcio, della società: le persone, le strutture, i processi portano tutti ad una squadra maschile e femminile, che sono entrambe competitive. Auguro il meglio a entrambe, le Women giocheranno a Madrid. Per la squadra maschile, siamo lieti e contenti di Spalletti. È una mente creativa per il calcio, coraggiosa, audace, quando decide di schierare Koopmeiners difensore, ha creato qualcosa di nuovo. Sono lieto di averlo a bordo. Crediamo nella squadra, siamo ambiziosi e vogliamo continuare con questa squadra. Abbiamo una delle squadre più giovani di questa Serie A, abbiamo giovani molto forti e senior come il nostro capitano. Vogliamo una squadra competitiva in campo, dobbiamo pensare a come vincere la prossima partita. Sono stato fortunato ad aver lavorato in diversi club e Paesi: sono cresciuto in una piccola città nel Sud della Francia, la Juventus è sempre stata un idolo per me, guardavo Platini, la Juve era un modello di calcio, non solo in campionato ma anche nella Coppa di Tokyo del ’95 in cui ero presente. Il rispetto per questa società e la passione per il calcio cresce sempre di più e qui c’è un potenziale infinito. Difficile confrontare le società ma non penso di aver visto società così prima d’ora. Il club è eccezionale. Un aspetto che è molto importante è il settore giovanile. Dobbiamo focalizzarci sul far crescere le nostre stelle, italiani e stranieri. Vogliamo che in futuro il settore giovanile sia centrale, vogliamo far crescere le nostre stelle e i nostri talenti. Mio padre era italiano con passaporto francese ed era tifoso della Juventus: nel 1982 c’è stata la partita a Madrid, ne ho parlato con Ferrero, l’Italia era forte così come la Juve. È la mia connessione col passato ma anche col futuro. Abbiamo progetti a lungo termine. Senza l’Academy così performante sarà difficile competere a livello europeo».

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Moviola Parma Milan, ad Open Var Rocchi critica l’On Field Review su Saelemaekers: decisione chiara. La ricrostruzione dell’episodio

Moviola Parma Milan, ad Open Var, Rocchi, responsabile CAN, commenta il controverso rigore assegnato ai rossoneri. La ricostruzione dell’ex arbitro

Nuovo episodio di Open VAR su DAZN, con Gianluca Rocchi, responsabile della CAN, che ha analizzato gli episodi arbitrali della giornata, esprimendo soddisfazione generale per il lavoro degli arbitri. Il tema principale è stato il discusso rigore concesso al Milan contro il Parma, e in particolare l’audio delle comunicazioni tra l’arbitro Di Bello e la Sala VAR a Lissone.

La confusione in Sala VAR: il caso Saelemaekers

Le registrazioni delle comunicazioni tra Di Bello e il VAR hanno rivelato incertezze iniziali. La Sala VAR aveva inizialmente suggerito di non assegnare il rigore, consigliando una On Field Review (OFR) per un “non penalty” e sostenendo che fosse stato Saelemaekers ad andare incontro al difensore, provocando il contatto:

VAR: «È Saelemaekers che gli va incontro. Lo trascina… Ti consiglio un OFR per non penalty».

Tuttavia, dopo aver visionato le immagini al monitor, Di Bello ha mantenuto la sua decisione iniziale:

ARBITRO: «Io confermo, il pallone non lo tocca mai il difensore. Ok, confermo il rigore».

Rocchi commenta: «La decisione finale è giusta, ma l’OFR è stata eccessiva»

Rocchi ha commentato l’episodio, lodando la decisione finale di Di Bello, ma criticando l’eccesso di prudenza nella gestione dell’episodio:
«Partiamo dalla decisione che è corretta e Di Bello ha fatto un’ottima chiamata in questo caso», ha dichiarato il responsabile CAN.

Tuttavia, ha definito la OFR come «eccessiva, non ci doveva essere e andava confermato velocemente». Il principale appunto di Rocchi è stato rivolto ai VARisti, accusati di aver seguito un processo troppo dettagliato:
«Se devo fare un appunto ai due varisti, qua devo dire che il frame by frame non è la strada giusta… è un rigore chiaro da dare in campo».

Il principio di autorità: la decisione finale è dell’arbitro

Rocchi ha infine ribadito un concetto fondamentale per il corretto funzionamento del VAR: la decisione finale spetta sempre all’arbitro. Il VAR è un supporto, ma la decisione definitiva non deve mai essere influenzata in modo eccessivo da esso.

«Il VAR è un assistente, non deve sovrapporsi all’autorità dell’arbitro», ha concluso Rocchi, tornando a sottolineare il principio di autonomia e responsabilità dell’arbitro in campo.

Ter Stegen Germania, Negelsmann fa il punto sugli infortunati: «Ho parlato con lui, non importa se giochi, ma questo. Deve recuperare ritmo, Wirtz? Non è facile»

Ter Stegen Germania, Negelsmann fa il punto sugli infortunati. Le parole del tecnico con un consiglio al numero uno del Barcellona, in rottura con il club

Il commissario tecnico della Germania, Julian Nagelsmann, ha rilasciato dichiarazioni importanti in vista della Coppa del Mondo 2026, analizzando le situazioni di Marc-André ter Stegen e Florian Wirtz, due dei suoi giocatori chiave. Il tecnico tedesco ha confermato la fiducia in ter Stegen come titolare, ma ha sottolineato l’importanza di recuperare ritmo e continuità di gioco, mentre ha parlato della difficile situazione di Wirtz al Liverpool, mettendo in evidenza il supporto che il giocatore avrà dalla nazionale.

SU MARC-ANDRÉ TER STEGEN – «Ho parlato con lui la settimana scorsa al telefono. Sta bene, ed è la cosa più importante. Non importa se giochi in un club di altissimo livello o meno: ciò che conta è giocare regolarmente. La sua situazione al Barcellona non è semplice, dobbiamo valutare forma e salute. Marc è un portiere eccellente e sono fiducioso che troverà la soluzione giusta per tornare titolare».

SU FLORIAN WIRTZ – «Ho sempre parlato con Flo, indipendentemente dal momento che sta vivendo. È un contesto complesso: la squadra ha cambiato molti giocatori, e tutti vogliono essere protagonisti. Non è facile per lui emergere in queste condizioni. A ottobre ha fatto progressi, sappiamo tutti di cosa è capace. Ci saranno alti e bassi, lo supporteremo per mantenere la concentrazione».

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Caso Yamal, il Barcellona risponde alla RFEF: trattamento comunicato immediatamente dalla società blaugrana. La ricostruzione dei fatti

Caso Yamal, il club catalano risponde alla RFEF e aggiorna sulle condizioni dell’attaccante spagnolo, in continuo monitoraggio medico per un recupero ottimale

Lamine Yamal continua a essere al centro delle attenzioni mediche del Barcellona, con i Servizi Medici del club che mantengono una comunicazione costante con la Federazione Calcistica Spagnola (RFEF) per monitorare da vicino il suo recupero. Come confermato dalle fonti interne al club, il giovane talento è seguito con grande scrupolo in vista di un ritorno completo in campo.

Consulto con l’esperto Dr. Ernest Schilders

Il Barcellona ha confermato di aver consultato un’autorità internazionale nel trattamento di infortuni muscolari, il Dottor Ernest Schilders, specialista belga di fama. Il Dr. Schilders ha visitato Yamal lunedì 10 novembre, il giorno successivo alla sfida contro il Celta de Vigo, presso le strutture della Ciutat Esportiva Joan Gamper. Durante la visita, è stata valutata positivamente l’evoluzione della lesione di Yamal, e il medico ha confermato che la situazione è sotto controllo, nonostante i rischi legati al recupero.

Trattamento con radiofrequenza per il recupero

In seguito alla visita, è stato deciso di proseguire con un trattamento di radiofrequenza, una procedura che comporta un periodo di riposo e un monitoraggio specifico, per garantire il recupero definitivo del giocatore. Come parte del piano di recupero, l’RFEF è stata tempestivamente informata della situazione da parte dei Servizi Medici del Barcellona, che ribadiscono di agire in piena collaborazione con il giocatore, puntando sempre a garantirne il miglior recupero possibile.

Il Barcellona continua a seguire il percorso di recupero con molta attenzione, consapevole dell’importanza di Yamal per il futuro della squadra. Il club catalano sottolinea che, con questo trattamento, si mira a un ritorno progressivo in campo, sempre con l’obiettivo di preservare la salute e il benessere del giovane talento.

Comolli entusiasta: «Contento di questo nuovo ruolo alla Juve. Voglio raggiungere quell’obiettivo»


Damien Comolli nuovo AD della Juve: parole di ambizione e progetto a lungo termine

La Juve ha ufficialmente un nuovo amministratore delegato: Damien Comolli. Alla sua prima apparizione pubblica dopo la nomina, l’AD ha espresso entusiasmo e rispetto per la storia e la grandezza del club bianconero, sottolineando quanto sia un onore guidare una società con un peso internazionale come la Juve.

Comolli ha parlato della passione che lo lega al calcio e alla Juve, ricordando i suoi ricordi d’infanzia legati ai successi del club, e ha spiegato come il suo approccio sarà basato su collaborazione, innovazione e costruzione di una squadra vincente. L’AD ha evidenziato l’importanza delle persone, del settore giovanile e delle strutture, come lo Juventus Stadium, il J Medical e il J Hotel, per rafforzare il legame con i tifosi e garantire competitività a livello nazionale e internazionale.

Un punto centrale delle dichiarazioni riguarda la strategia sportiva: Comolli ha confermato la fiducia nell’allenatore Spalletti, definendolo creativo e coraggioso, e ha ribadito la volontà di puntare su una squadra giovane ma competitiva. L’AD ha poi spiegato come il settore giovanile sarà cruciale per il futuro della Juve, con l’obiettivo di far crescere talenti italiani e stranieri e garantire una continuità di successi a lungo termine.

Sul fronte mercato, Comolli ha sottolineato i vincoli finanziari imposti dal Fair Play Finanziario e dalla UEFA. Per gennaio, non sono previsti grandi movimenti, ma la società continuerà a monitorare il mercato con attenzione, mantenendo una strategia prudente ma ambiziosa. La gestione economica sarà attenta all’equilibrio tra costi e investimenti, con l’obiettivo di aumentare i ricavi e rendere la Juve sostenibile nel tempo.

L’AD ha anche parlato di diversificazione dei ricavi: oltre alle partite, lo Juventus Stadium ospiterà concerti ed eventi, creando nuove opportunità economiche per il club. La valorizzazione della fanbase, sia in Italia sia a livello internazionale, sarà un pilastro della strategia di crescita della Juve, così come lo sviluppo di progetti innovativi legati allo scouting e alla gestione dei giocatori, come nel caso di Dusan Vlahovic.

In conclusione, Damien Comolli ha ribadito la missione principale della Juve: vincere e consolidare la posizione del club tra i top club europei. Con un mix di attenzione ai giovani, strutture all’avanguardia, gestione finanziaria oculata e un approccio innovativo, la società bianconera mira a tornare competitiva su tutti i fronti, rafforzando il suo brand e la sua identità globale.


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Caressa su Lautaro Martinez: «Un grandissimo capitano per l’Inter. Mi ricorda molto quella leggenda!»


Inter, Caressa elogia Lautaro: «È il giocatore più forte che abbiamo in Italia». La situazione attuale

Il giornalista sportivo Fabio Caressa ha espresso tutta la sua ammirazione per Lautaro Martínez, attaccante e capitano dell’Inter, dedicandogli un lungo intervento sul suo canale YouTube. Parlando del gol segnato contro il Monaco e del suo ruolo all’interno della squadra nerazzurra, Caressa ha definito il centravanti argentino un punto di riferimento assoluto per l’Inter e per il calcio italiano.

«Lautaro non segnava da quattro giornate – ha spiegato Caressa –. Era stato comunque molto utile alla squadra, ma adesso è tornato a fare ciò che sa fare meglio: segnare. Lo ha fatto sia in Europa che in Italia. Io amo Lautaro, ma non mi dite che quel gol l’ha provato a fare così. Quello di Monaco è un colpo di esterno bellissimo, ma istintivo. Ha avuto la bravura e la capacità di chiudere subito il tiro: la palla è finita proprio dove voleva».

Secondo il giornalista, la forza di Lautaro non risiede solo nella qualità tecnica, ma anche nella mentalità da leader che ha saputo costruirsi con il tempo. «Conta che rimanga l’attaccante, forse il giocatore più forte che abbiamo in Italia – ha aggiunto Caressa –. È un mio pallino da sempre e credo che qualsiasi tifoso lo vorrebbe come capitano della propria squadra. Mi ricorda tanto Del Piero e Bergomi, due simboli che hanno rappresentato alla perfezione le loro società».

Parole che confermano quanto il numero 10 dell’Inter sia ormai considerato un top player mondiale. Dalla vittoria dello scudetto con Inzaghi al trionfo nel Mondiale con l’Argentina, Lautaro Martínez ha dimostrato di essere non solo un finalizzatore eccezionale, ma anche un trascinatore carismatico.

All’interno dell’Inter, la sua figura è diventata centrale: guida i compagni, incita i giovani e rappresenta la mentalità vincente costruita negli ultimi anni. Per i tifosi nerazzurri, Lautaro è più di un semplice bomber — è il simbolo di un progetto solido e ambizioso, capace di riportare l’Inter ai vertici del calcio europeo.

Caressa conclude con un paragone che suona come un’investitura: «È l’attaccante perfetto per l’Inter di oggi. Ha fame, carattere e un legame autentico con la maglia. Non è solo un grande giocatore, è il volto dell’Inter moderna».

Con queste parole, il giornalista sancisce l’ascesa definitiva di Lautaro Martínez come nuova bandiera dell’Inter, l’uomo simbolo di un club che continua a sognare in grande.


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Viviano racconta: «Fiorentina? Da sempre tifoso viola, ma andai via per colpa di quella persona!»


Viviano e l’amore eterno per la Fiorentina: «A Firenze ho vissuto un sogno, resto tifoso per sempre»

L’ex portiere Emiliano Viviano è tornato a parlare della sua esperienza alla Fiorentina, durante un’intervista rilasciata al podcast Centrocampo. Con sincerità e affetto, l’estremo difensore fiorentino ha ripercorso i momenti più intensi della sua carriera in maglia viola, raccontando retroscena e sentimenti legati a un periodo che, nonostante le difficoltà, considera indimenticabile.

«Alla Fiorentina non avevo fatto benissimo, ma nemmeno male – ha spiegato Viviano –. La squadra andava forte, ma io venivo da un periodo complicato dopo il crociato e avevo ancora delle cose da sistemare. Sul finale, però, credo di aver fatto bene». Il portiere ha ricordato anche il suo rapporto con Vincenzo Montella, tecnico di quella squadra spettacolare e coraggiosa: «Con Montella ho avuto qualche problema, anche se oggi siamo amici e lui lo sa. La società voleva continuare con me, ma lui preferì cambiare».

Viviano ha rievocato con orgoglio la Fiorentina di quell’epoca, una squadra che sfiorò la Champions League per un solo punto: «Perdemmo la qualificazione con il Milan che segnò a due minuti dalla fine. Quella Fiorentina era fortissima: Viviano, Roncaglia, Gonzalo, Savic, Pasqual, Pizarro, Borja Valero, Aquilani, Ljajić e Jovetić. Montella aveva portato un calcio “guardioleggiante”, dominavamo il gioco e a volte, da portiere, mi annoiavo perché la palla era sempre nostra. Ricordo un 3-1 a San Siro e un 4-1 contro l’Inter a Firenze: giocavamo un calcio entusiasmante».

Nonostante la separazione, Viviano non conserva rancore. Anzi, parla della Fiorentina come del suo più grande amore sportivo: «Sarei voluto restare, ma non ho fatto una tragedia. Avevo realizzato il sogno della mia vita: giocare nella squadra per cui tifo da sempre. Io sarò sempre un tifoso della Fiorentina, a prescindere dal fatto che ci giochi o meno».

Poi, il portiere ha raccontato il legame speciale con la città: «Vivere a Firenze non era semplice. Essere un fiorentino nella Fiorentina è un’esperienza intensa: tutti vogliono un pezzo di te, ma con affetto. Mentre cercavo casa, la gente mi abbracciava, scendeva dalle auto per salutarmi. Mi dicevano che si sarebbero abbonati solo per me. Quando torno a Firenze, ricevo ancora tanto amore. Questo vale più di qualsiasi vittoria».

Un legame autentico, quello tra Viviano e la Fiorentina, che va oltre il campo: una storia di appartenenza, passione e identità tutta fiorentina.


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Italia Norvegia, a San Siro è tutto pronto per la grande sfida. Ecco i dati sugli spettatori azzurri!


Italia, San Siro risponde alla chiamata azzurra: oltre 56 mila tifosi per la sfida con la Norvegia

Lo stadio di San Siro si prepara a vivere una serata di grande calcio e passione tricolore. Sono già oltre 56 mila i biglietti venduti per la partita tra Italia e Norvegia, un appuntamento cruciale per la qualificazione ai Mondiali 2026. Il dato conferma l’entusiasmo e la voglia del pubblico di spingere gli Azzurri verso un obiettivo fondamentale: tornare a essere protagonisti nel panorama calcistico internazionale.

La squadra di Gennaro Gattuso arriva a questo appuntamento con la consapevolezza che ogni punto può essere decisivo. Dopo la sfida con la Moldavia, quella di San Siro rappresenterà uno snodo importante per il futuro dell’Italia, che continua a inseguire la qualificazione diretta. Il cammino non è semplice: la Norvegia è una diretta concorrente e vanta una differenza reti superiore, ma gli Azzurri possono contare sul calore e sulla spinta del proprio pubblico.

Il dato sugli spettatori è significativo: l’Italia resta una delle nazionali più seguite al mondo, capace di riempire gli stadi anche nei momenti più delicati. Il legame tra squadra e tifosi, infatti, va oltre i risultati. San Siro si prepara a trasformarsi in una bolgia azzurra, simbolo della fiducia e della passione che uniscono il Paese attorno alla Nazionale.

Per Gattuso e il suo gruppo, questa gara sarà anche un test di maturità. Il tecnico ha riportato entusiasmo e compattezza, elementi indispensabili per rilanciare un progetto che guarda al futuro con ambizione. L’Italia dovrà mostrare coraggio, intensità e qualità, sfruttando al massimo il fattore campo per ottenere una vittoria che avrebbe un peso enorme nella corsa al Mondiale.

La risposta dei tifosi è il segnale più bello: l’Italia non è mai sola. Ogni volta che scende in campo, porta con sé l’orgoglio e la speranza di milioni di appassionati. San Siro, con il suo pubblico imponente, sarà la cornice perfetta per una serata che potrebbe segnare un punto di svolta nel percorso azzurro.

Ora la palla passa ai giocatori: l’Italia è pronta, il pubblico è pronto, e tutto il Paese aspetta una vittoria che possa riaccendere definitivamente il sogno mondiale.


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Atalanta, Palladino è il nuovo allenatore nerazzurro. Ecco il comunicato UFFICIALE sul tecnico


Atalanta, ufficiale: Raffaele Palladino è il nuovo allenatore dei nerazzurri

L’Atalanta BC ha ufficializzato l’arrivo di Raffaele Palladino come nuovo responsabile tecnico della Prima Squadra. L’allenatore napoletano, 41 anni, raccoglie l’eredità tecnica della panchina nerazzurra con un contratto che lo legherà al club bergamasco fino al 30 giugno 2027. Una scelta che conferma la volontà della società di proseguire sulla strada della crescita e dell’innovazione, puntando su un tecnico giovane, preparato e già capace di ottenere risultati di rilievo nel panorama italiano.

Palladino, dopo gli inizi alla guida delle formazioni Under 15 e Primavera del Monza, ha collezionato 126 panchine tra i professionisti, di cui 73 con il Monza e 53 con la Fiorentina. Con i toscani ha firmato una stagione di grande spessore, chiudendo il campionato di Serie A 2024/2025 al sesto posto con 65 punti e centrando la semifinale della UEFA Conference League. Numeri che testimoniano la sua crescita costante e la sua capacità di dare identità e solidità alle squadre che allena.

Nel suo nuovo percorso all’Atalanta, Palladino sarà affiancato da uno staff tecnico rinnovato ma anche da alcune figure già presenti in organico. Arriveranno con lui Stefano Citterio (allenatore in seconda), Federico Peluso (collaboratore tecnico), Fabio Corabi (preparatore atletico), Nicola Riva (collaboratore preparatore atletico), Andrea Ramponi e Mattia Casella (match analyst).

Il nuovo tecnico potrà inoltre contare su professionisti che già lavorano all’interno della struttura nerazzurra: Cristian Raimondi (collaboratore tecnico), Marco Savorani (preparatore dei portieri), Sabino Oliva (collaboratore preparatore dei portieri), Marcello Iaia (specialist analyst of performance), Stefano Brambilla (match analyst) e Andrea Vigni (collaboratore preparatore atletico).

L’Atalanta, attraverso una nota ufficiale, ha espresso la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto con Raffaele Palladino, definendolo un tecnico di prospettiva, capace di coniugare metodo, idee moderne e attenzione alla valorizzazione dei giovani. La famiglia Percassi e tutta la dirigenza bergamasca hanno accolto con entusiasmo il nuovo allenatore, certi che il suo arrivo rappresenti un ulteriore passo avanti nel consolidamento del progetto tecnico e sportivo del club.

Con l’approdo di Palladino, l’Atalanta guarda al futuro con rinnovata ambizione, pronta a confermarsi protagonista in Italia e in Europa grazie a una guida giovane, preparata e fortemente motivata.


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Orsolini sicuro: «Italia, ti trascino al Mondiale e vinciamo insieme! Ecco cosa dobbiamo fare per raggiungere l’obiettivo»


Orsolini, l’Orso che sogna il Mondiale: tra Bologna e Nazionale la crescita di un leader silenzioso

In un campionato dove i gol scarseggiano, Riccardo Orsolini continua a brillare. Con cinque reti in undici giornate, l’esterno del Bologna guida la classifica marcatori della Serie A, superando bomber del calibro di Lautaro, Vlahovic e Kean. Un traguardo che testimonia la maturità raggiunta da un calciatore capace di reinventarsi, passando da talento discontinuo a punto fermo per club e Nazionale.

«Il Mondiale sarebbe il punto più alto della mia carriera», confessa Orsolini in conferenza stampa a Coverciano. A 28 anni, l’attaccante marchigiano vive uno dei momenti più felici della sua carriera. Con il tecnico Vincenzo Italiano, nel Bologna, ha trovato la continuità che cercava: «Negli ultimi due-tre anni abbiamo costruito un percorso importante. Siamo un gruppo unito, Bologna è un’isola felice dove i giovani crescono bene. Io stesso ho imparato a capire cose che prima trascuravo».

Il salto di qualità di Orsolini non è solo tecnico, ma anche mentale. Dopo le stagioni altalenanti e le convocazioni mancate, il ritorno stabile in Nazionale gli ha ridato fiducia. Con Gattuso alla guida degli Azzurri, l’«Orso» ha ritrovato entusiasmo e serenità: «Il mister ci ha trasmesso energia, tranquillità e voglia di lavorare. Quando c’è questo spirito, nasce una mentalità vincente. Io sono felice di essere tornato e voglio tenermi stretta la maglia azzurra».

In Nazionale, Orsolini ha segnato due gol in dodici presenze, ma spera di tornare presto a esultare. «Credo ancora nella qualificazione diretta ai Mondiali. Dobbiamo dare tutto contro Moldavia e Norvegia», ha dichiarato. Disponibile e generoso, è pronto a giocare in ogni ruolo pur di essere utile al gruppo: «Per l’Italia giocherei anche in porta. Conta la squadra, non il modulo».

Il sogno Mondiale, d’altronde, accompagna Orsolini sin dai tempi dell’Under 20. Nel 2017, in Corea del Sud, fu capocannoniere del torneo con cinque gol, portando l’Italia fino alla semifinale. Oggi, nove anni dopo, quel ricordo alimenta la sua fame: «Un Mondiale senza l’Italia mi metterebbe ansia. Abbiamo un dovere verso noi stessi e verso i tifosi. Voglio far parte di questa storia».

Con la maglia del Bologna e quella azzurra, Orsolini è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera: da capocannoniere sorprendente a simbolo della rinascita di un calcio italiano che crede ancora nei suoi talenti.


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Chiesa, spunta fuori un nuovo retroscena sulla situazione dell’attaccante del Liverpool. La situazione


Chiesa, il retroscena che scuote la Nazionale: il no alla convocazione e i riflessi sul calciomercato

Il caso Chiesa continua a far discutere il mondo del calcio italiano. L’ex attaccante della Juventus, oggi protagonista al Liverpool, ha deciso di rifiutare la convocazione della Nazionale per le decisive sfide di qualificazione ai Mondiali 2026 contro Moldavia e Norvegia. Una scelta sorprendente, che non nasce da motivi fisici ma da un profondo disagio mentale e personale.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, Federico Chiesa avrebbe comunicato al Commissario Tecnico Gennaro Gattuso di non sentirsi pronto, soprattutto dal punto di vista psicologico, per tornare a indossare la maglia azzurra. Le sue condizioni fisiche sono ormai ottimali, ma il giocatore ha confessato di non percepire dentro di sé la forza e la serenità necessarie per assumersi un ruolo da leader nella nuova Italia di Gattuso.

“Non mi sento un leader”, avrebbe detto Chiesa, una frase che sintetizza il peso emotivo di un periodo complesso, segnato da pressioni, cambiamenti e riflessioni personali. Dopo anni alla Juventus e il recente trasferimento al Liverpool, l’esterno classe 1997 sta vivendo una fase di ricostruzione interiore che, inevitabilmente, influenza anche il suo rendimento sportivo e il suo futuro nel calciomercato internazionale.

Gattuso, già informato della situazione tra settembre e ottobre, ha scelto la via del rispetto. Il CT azzurro non ha voluto forzare la mano, consapevole che un giocatore come Chiesa va protetto e gestito con equilibrio. Tuttavia, la preoccupazione resta: l’Italia perde un elemento chiave per talento, esperienza e carisma, proprio nel momento in cui servirebbe la sua spinta offensiva per conquistare il pass per i Mondiali.

Sul fronte del calciomercato, intanto, la vicenda potrebbe avere risvolti importanti. Il Liverpool monitora con attenzione le condizioni mentali del giocatore, mentre alcuni club italiani e spagnoli osservano la situazione in silenzio, pronti a intervenire qualora l’ex juventino decidesse di cambiare aria. Non è escluso, infatti, che nella prossima finestra di calciomercato possano arrivare offerte significative, soprattutto se Chiesa dovesse ritrovare fiducia e continuità.

Per ora, però, la priorità resta una sola: il recupero dell’uomo prima ancora del campione. La Nazionale e il mondo del calcio attendono il ritorno di un talento che, quando sereno, può ancora fare la differenza — in campo e nel calciomercato.


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Calciomercato Roma, serve risolvere il problema legato al centravanti. Ecco la situazione attuale

Calciomercato Roma, serve risolvere il rebus centravanti in casa giallorossa. Ecco la situazione attuale in casa capitolina

L’emergenza nel reparto offensivo della Roma ha raggiunto livelli critici. Agli infortuni di Paulo Dybala, Leon Bailey ed Evan Ferguson si è ora aggiunto quello di Artem Dovbyk, il centravanti ucraino che resterà ai box per 4/6 settimane a causa di una lesione del tendine del retto femorale sinistro. In questo scenario preoccupante, il club giallorosso sta intensificando la ricerca di rinforzi in vista della finestra di mercato di gennaio.

Zirkzee, il nome caldo per l’attacco giallorosso

Tra i nomi più quotati per rinforzare l’attacco della Roma c’è sicuramente quello di Joshua Zirkzee. Come rivelato da Fabrizio Romano su YouTube, i contatti per l’attaccante olandese sono già stati avviati. Inizialmente, il West Ham si era mosso per il classe 2001, ma ora anche la Roma ha effettuato alcune chiamate per comprendere la fattibilità dell’operazione.

La posizione del Manchester United e la volontà del giocatore

Nella corsa a Zirkzee, un ruolo chiave potrebbe giocarlo il Manchester United. I Red Devils hanno appena perso il centravanti Benjamin Sesko per infortunio (anche se la gravità non sembra particolarmente seria), e questo potrebbe spingere l’allenatore Ruben Amorim a trattenere l’olandese. Amorim, infatti, non ha mai voluto privarsi di Zirkzee, credendo fermamente nella sua importanza per la squadra grazie alla sua duttilità e capacità di ricoprire più ruoli in attacco.

Tuttavia, la volontà del calciatore potrebbe fare la differenza. Zirkzee desidera giocare con maggiore continuità e punta a ottenere un minutaggio elevato per sperare in una convocazione dal CT dell’Olanda in vista del Mondiale del 2026. Questa ambizione potrebbe spingerlo a considerare un trasferimento in un club che gli garantisca maggiori opportunità in campo.

Le possibili mosse di mercato

La situazione di Zirkzee è complessa e dipenderà da diversi fattori: le richieste economiche del Manchester United, le offerte degli altri club interessati (oltre a Roma e West Ham, altri potrebbero inserirsi), e soprattutto la volontà del giocatore. La Roma, dal canto suo, ha bisogno di un rinforzo immediato e di qualità per superare l’emergenza in attacco e mantenere vive le ambizioni stagionali. Gennaio si preannuncia un mese caldo per il mercato giallorosso, con Zirkzee che si candida a essere il colpo principale.

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Mercato Cagliari, un club di Serie A ha messo nel mirino tre giocatori rossoblù! Ecco i nomi e tutti gli aggiornamenti

Mercato Cagliari: una squadra di Serie A ha messo nel mirino tre giovani rossoblù. Ecco gli aggiornamenti di calciomercato

Il Bologna ha puntato i riflettori su alcuni dei talenti più interessanti in forza al Cagliari, confermando la propria strategia orientata alla valorizzazione dei giovani. L’attenzione del club emiliano si è concretizzata nel weekend, quando il direttore sportivo Marco Di Vaio è stato avvistato allo stadio Sinigaglia durante la sfida tra Como e la formazione allenata da Pisacane.

La missione di Di Vaio

La presenza del dirigente felsineo non è passata inosservata: l’obiettivo era osservare da vicino tre profili in particolare, Mattia Felici, Adam Obert e Riyad Idrissi. Tutti e tre hanno iniziato la stagione con prestazioni convincenti e rappresentano punti di riferimento per i rossoblù sardi.

Prospettive di mercato

Se l’interesse del Bologna dovesse trasformarsi in trattativa, l’asse con il Cagliari potrebbe diventare caldo già in vista della prossima sessione di mercato. La società emiliana, nota per la capacità di far crescere giovani di prospettiva, mira a inserire nella propria rosa alcuni dei migliori prospetti isolani, rafforzando così il proprio progetto tecnico.

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Chivu Inter, la testa del tecnico è già rivolta al derby contro il Milan: ecco i dubbi da sciogliere in difesa e le ultimissime sui nerazzurri

Chivu Inter, l’allenatore pensa già al derby col Milan: difesa sotto esame e ultimi aggiornamenti sui nerazzurri

«Cambiare sempre, senza tradire i principi». È questa la linea guida di Cristian Chivu, ribadita nel post partita di Inter–Lazio. Il tecnico rumeno ha spiegato come la sua filosofia si fondi sulla capacità di variare interpreti e soluzioni tattiche, mantenendo però intatti i concetti cardine: aggressività, verticalità e mentalità offensiva. Dopo la vittoria sui biancocelesti, dalle viscere di San Siro ha descritto un gruppo dinamico, dove nessuno può sentirsi titolare a priori.

Secondo La Gazzetta dello Sport, Chivu ha costruito una squadra che vive sull’alternanza ragionata. L’obiettivo è chiaro: tenere tutti motivati, alimentare la concorrenza interna e ottenere il massimo da ogni elemento. Nessun nome è intoccabile, nemmeno nei ruoli centrali. Il duello più acceso è quello tra Akanji e Bastoni, ma anche Acerbi, De Vrij e Bisseck restano pienamente in corsa per una maglia da titolare nel derby contro il Milan.

Alla Pinetina, i tre difensori non convocati dalle rispettive nazionali lavoreranno sotto gli occhi del tecnico, che li valuterà in vista della sfida con i rossoneri. Il primo avversario da studiare sarà Christian Pulisic, tornato in forma e già protagonista in passato contro l’Inter.

Contro la Lazio, Chivu ha rilanciato Acerbi dopo tre panchine consecutive: il difensore ha risposto con una prova di grande solidità, confermandosi affidabile e pronto a essere ancora un riferimento. Bisseck continua a crescere e scalpita per un’occasione, mentre De Vrij resta vigile, pronto a sfruttare ogni spiraglio.

La filosofia del tecnico è chiara: meritocrazia e identità. In questa Inter non contano i precedenti, le gerarchie o l’età, ma solo la prestazione. Il derby contro il Milan sarà il primo vero banco di prova per misurare la validità di questo approccio. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, «la partita per marcare Pulisic è già iniziata e durerà 14 giorni».

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Vertice tra arbitri e club: presente anche Chiellini. Rocchi torna sugli errori di Verona Juve, ecco cosa è emerso dall’incontro

Vertice arbitri club: interviene anche Giorgio Chiellini, il designatore Rocchi torna sul caso Verona Juve. Le ultimissime notizie

Il campionato non ha ancora raggiunto il giro di boa, ma il clima è già incandescente. Errori, polemiche e tensioni hanno spinto il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, a convocare un vertice straordinario in un hotel romano con arbitri e dirigenti dei club. L’obiettivo: stemperare i toni e individuare soluzioni condivise.

Marotta-Rocchi: “Serve uno psicologo per il VAR”

Il confronto è stato diretto. Beppe Marotta, presidente dell’Inter, ha aperto i lavori offrendo piena collaborazione: «Di cosa avete bisogno per migliorare? I club sono disponibili». La replica del designatore Gianluca Rocchi ha messo in luce le criticità: «Avrei bisogno di incontrare gli arbitri ogni settimana, non una volta ogni tre. E di uno staff che li segua costantemente, compreso uno psicologo, soprattutto per chi lavora al VAR». Una richiesta che evidenzia il peso psicologico sulle spalle degli ufficiali di gara, in particolare di quelli chiusi nella sala di Lissone.

Chiellini e la statistica che fa discutere

Tra i più attivi al tavolo, Giorgio Chiellini. L’ex capitano della Juventus, oggi dirigente e consigliere federale, ha posto una domanda cruciale: quante volte un arbitro, richiamato al monitor, ha confermato la sua decisione iniziale? La risposta di Rocchi è stata secca: «Solo una volta, Di Bello». Un dato che fotografa la percezione dell’On-Field Review come una correzione quasi obbligatoria, con conseguente erosione dell’autorità del direttore di gara.

Il caso Verona-Juventus

Il nodo centrale resta il rapporto tra arbitro e VAR. Rocchi ha citato come esempio negativo la sfida Verona-Juventus, segnata da accese polemiche. In quell’occasione il VAR Aureliano spinse con insistenza l’arbitro Rapuano ad assegnare un rigore per un tocco di mano di Joao Mario. «Il VAR suggerisce, l’arbitro decide», ha ribadito Rocchi, condannando l’eccessiva pressione esercitata. La mancata espulsione di Orban su Gatti ha ulteriormente alimentato le contestazioni, rendendo quella partita un vero “caso scuola” di ciò che non deve accadere.

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Serie A, che lotta nei piani alti! Sei squadre in cinque punti: l’impatto dei nuovi tecnici e le filosofie di gioco

Serie A, bagarre al vertice: sei squadre in cinque punti, rivoluzione dei tecnici e filosofie a confronto. Le ultimissime

La Serie A si presenta a undici giornate dal via con una classifica serratissima: sei squadre in cinque punti, con Inter e Roma appaiate in testa a 24 punti, seguite da Napoli e Milan (22), Bologna (21) e Juventus (19). Una situazione di “ammucchiata” che, secondo l’editoriale di Sebastiano Vernazza su La Gazzetta dello Sport, avrebbe visto Inter e Roma contendersi il titolo se il campionato fosse finito ieri. Un testa a testa imprevisto, soprattutto per la Roma, alle prese con la rivoluzione copernicana di Gian Piero Gasperini, dopo l’era Ranieri. Ecco una sintesi delle parole del giornalista.


Gasperini a Roma, Chivu all’Inter: l’impatto dei nuovi tecnici
L’arrivo di Gasperini nella “giungla del pallone romano” è stato tutt’altro che difficile: «Gasp si è preso Trigoria in poche settimane e lo ha fatto con una squadra più ereditata che costruita, si è arrangiato con quel che c’era e con quel poco che è arrivato, ha dimostrato spirito di adattamento». Più agevole l’ambientamento di Cristian Chivu nella Milano nerazzurra, complice il Mondiale per Club in America, una palestra per prepararsi alla nuova realtà, e una squadra già strutturata. Alcuni innesti non hanno funzionato (Luis Henrique e Diouf), altri hanno attecchito in fretta e bene (Bonny e Pio Esposito in attacco, Akanji in difesa). Vernazza sottolinea come il cambio di allenatore, in entrambi i casi, non abbia fatto perdere la rotta alle squadre.


Numeri contrastanti e una filosofia comune: l’aggressività
Inter e Roma sono unite da un dato significativo: non hanno mai pareggiato, collezionando otto vittorie e tre sconfitte ciascuna. «Ormai il pari è una mezza sconfitta», evidenzia Vernazza. Lo scontro diretto ha visto l’Inter prevalere, mostrando «una migliore impugnatura della partita». È singolare che l’Inter sia prima per gol segnati (26) e che la Roma prevalga per minor numero di gol subiti (appena 5). Un contrasto che Vernazza riassume: «L’Inter ha segnato più del doppio delle reti della Roma, 26 a 12, e la Roma ha preso meno della metà dei gol dell’Inter, 5 contro 12». Le previsioni estive, che vedevano un’Inter più munita e una Roma più fertile, sono state smentite. Nonostante le differenze, l’elemento comune è l’aggressività.


La rivoluzione del gioco: immediatezza e verticalità
Chivu ha riorientato l’Inter verso l’alto, rendendola «più diretta e verticale». Gasperini, dal canto suo, non alza barricate, vuole che la Roma si difenda in avanti. Oggi, il calcio premia «il valore dell’immediatezza, nel senso dell’andare dritti al punto, senza eccessi di palleggio all’indietro o in orizzontale». Una strada che Gasperini percorre da anni. L’Inter, invece, viene dalle stagioni di Simone Inzaghi, da una grammatica che prevedeva un possesso palla di qualità, a tratti barocco. Chivu non lo ha dismesso, l’Inter primeggia per possesso (60,1%), ma lo ha «sgrassato e velocizzato, Chivu vuole che la circolazione sia meno rotonda e più profonda. Gasperini idem». Inter e Roma sono mosse dall’idea che «la partita e l’avversario vadano presi a morsi. Una visione di gioco europea», non a caso l’Inter è prima anche in Champions League. La Roma, invece, fatica in Europa League, ma «neppure nelle coppe Inter e Roma hanno mai pareggiato, segno che non si accontentano, che cercano sempre di vincere e che si accollano i rischi conseguenti».

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Mastantuono Real Madrid, momento difficile per il giovane talento argentino: la pubalgia lo tormenta, tutti gli aggiornamenti

Mastantuono Real Madrid, il talento alle prese con la pubalgia: il giovane argentino vive un momento complicato

Franco Mastantuono, il talentuoso centrocampista del Real Madrid, sta affrontando un momento difficile a causa di una pubalgia, una lesione che lo ha tenuto lontano dal campo fin dalla partita contro il Liverpool e che ora lo costringe a un recupero giorno per giorno. La pubalgia, come testimoniato anche da giocatori come Lamine Yamal e Nico Williams, non è un problema comune e richiede tempi e attenzioni particolari. Ne ha scritto il quotidiano AS.


La pubalgia: un problema complesso, ma il club è fiducioso
«Con questa lesione, non si riesce ad essere se stessi. Sto facendo esercizi per rafforzare. Spero di continuare a crescere come giocatore. È una lesione molto difficile, chi l’ha subita lo sa», ha dichiarato Nico Williams, e Mastantuono lo sta sperimentando sulla sua pelle. Attualmente, il giovane argentino non calpesta il campo, ma si spera che possa farlo durante la sosta. Il piano è semplice: procedere gradualmente. Il club non si azzarda a dare un termine preciso per il recupero, perché la complessità della pubalgia dipende molto dalle sensazioni quotidiane del giocatore. La preoccupazione è, tuttavia, pari a zero.


L’impatto immediato di Mastantuono e la fiducia di Xabi Alonso
Nonostante l’infortunio, l’impatto di Mastantuono al Real Madrid è stato notevole. Fin dal primo minuto ha stretto un forte legame con Xabi Alonso, grazie alla sua capacità tecnica e all’intensità che lo contraddistingue. Xabi Alonso lo ha elogiato pubblicamente: «Ha molta qualità, ma mi piace molto quanto sia competitivo. Poi bisogna metterlo in ordine, ma quel gene competitivo è fondamentale». Questa relazione profonda e la comprensione calcistica reciproca sono alla base della fiducia riposta nel ragazzo di 18 anni, che ha collezionato 9 presenze da titolare in 12 partite e 689 minuti giocati, facendone il decimo giocatore più utilizzato. Le statistiche (solo un gol e un assist) non preoccupano né il giocatore né il club, che le considerano parte di un processo di sviluppo naturale.


Un piano fisico mirato: l’esempio di Vinicius e Rodrygo
Il Real Madrid traccia comparazioni con acquisti simili, come Vinicius, Rodrygo, Valverde o Endrick, che, pur arrivati alla stessa età, hanno seguito (o stanno seguendo) un processo di adattamento più lento. Questo rafforza la convinzione del club che il piano ideato per Mastantuono sia vincente, un piano che si concentra sul potenziamento fisico del giocatore. Mastantuono, già all’età di 16 anni, aveva intrapreso un percorso specifico, in accordo con il River Plate, che lo ha portato a guadagnare 10 chili di massa muscolare, senza perdere agilità. Un lavoro meticoloso che lo ha preparato ad affrontare il calcio europeo.

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Bologna, Massimo Pessina è già da record! E’ il primo portiere classe 2007 a giocare nei top 5 campionati. Ma c’è un altro record clamoroso…

Massimo Pessina: il baby portiere del Bologna firma una doppia impresa: debutto storico e porta inviolata. E quel record…

Massimo Pessina ha scritto una pagina di storia del calcio europeo: è infatti il primo portiere nato nel 2007 a scendere in campo in uno dei cinque principali campionati continentali. Un traguardo che testimonia la precocità e il talento del giovane estremo difensore, capace di conquistarsi spazio in Serie A in un’età in cui molti suoi coetanei sono ancora nelle giovanili.

Il suo esordio è stato da incorniciare: Pessina è entrato a far parte di un ristretto club di soli tre portieri minorenni che, dal 1994/95, hanno mantenuto la porta inviolata al debutto in Serie A. Prima di lui ci erano riusciti due nomi pesanti: Gianluigi Buffon nel 1995, in Parma-Milan, e Simone Scuffet nel 2014, in Bologna-Udinese.

Secondo i dati riportati da Opta, la prestazione di Pessina rappresenta una vera gemma statistica e un segnale di grande prospettiva. Essere accostato a Buffon e Scuffet non è solo un riconoscimento, ma anche una responsabilità: il futuro del giovane portiere si annuncia ricco di aspettative e di sfide, con la curiosità di vedere fin dove potrà arrivare.

Luciano Valente, tutto pronto per l’esordio con l’Olanda? Dall’Europa League alla nazionale: un’ascesa fulminea

Luciano Valente, dall’Europa League alla maglia azzurra: pronto all’esordio con l’Olanda. Che rammarico per l’italia…

Luciano Valente, centrocampista del Feyenoord, spera di fare il suo debutto con la nazionale olandese questa settimana. Alla sua prima convocazione con l’Orange, il giovane talento non ha ancora avuto un colloquio approfondito con Ronald Koeman, CT dell’Olanda. «Devo prima fare il mio», ha dichiarato Valente, mostrando umiltà e determinazione.


Dall’Europa League alla nazionale: un’ascesa fulminea
La convocazione di Valente è il frutto delle sue ottime prestazioni con il Feyenoord. Ha ricevuto la notizia del suo esordio in nazionale durante l’atterraggio dopo la partita di Europa League contro lo Stoccarda. «Proprio come per gli Europei Under 21, anche allora l’ho saputo in aereo», ha scherzato Valente davanti alle telecamere di Ziggo Sport. «Il mio telefono è esploso, poteva significare solo una cosa. Sono super felice di essere qui». Dopo il suo trasferimento dal Groningen al Feyenoord, la carriera di Valente ha subito un’accelerazione improvvisa. «Ho la sensazione che stia accelerando. Quando arrivi al Feyenoord, il tuo obiettivo è fare minuti, cogliere le tue opportunità. Si aspetta qualche mese per questo. Mi sono dato quel tempo, ma è andato ancora più velocemente. Gioco tutte le partite, spesso novanta minuti. È bello che come ricompensa possa andare con la nazionale maggiore».


L’incontro con Koeman e l’attesa per il debutto
Per evitare ingorghi, Valente è arrivato a Zeist con oltre un’ora di anticipo. Un colloquio approfondito con Koeman deve ancora avere luogo. «L’ho solo incontrato. Ha detto che prima posso fare il mio. Mi sento a mio agio, anche con il gruppo dei compagni». Venerdì Valente avrà la sua prima occasione per il debutto, in una partita fuori casa contro la Polonia alle 20:45. Quattro giorni dopo, l’Olanda concluderà le qualificazioni ai Mondiali con una partita in casa contro la Lituania. Un momento cruciale per il giovane Valente, che spera di coronare il suo sogno di vestire la maglia della nazionale arancione.

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Al-Riyadh, si cambia rotta anzi panchina! Esonerato Calleja, è partita la corsa alla successione: tra i desideri dei tifosi anche un ex tecnico di Serie A

Al-Riyadh, si cambia in panchina! Calleja sollevato dall’incarico, caccia al nuovo tecnici: tra i nomi sognati dai tifosi spunta un ex Serie A

L’Al-Riyadh ha deciso di cambiare rotta, comunicando l’esonero di Javier Calleja dalla panchina. L’avventura del tecnico spagnolo, arrivato in estate con l’ambizione di dare un salto di qualità alla squadra, si conclude anzitempo a causa di risultati non all’altezza delle aspettative. La squadra occupa il 12° posto in classifica con soli 8 punti ed è stata eliminata agli ottavi di King’s Cup. Il pareggio per 1-1 contro il Dhamk è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ecco cosa dice Calciosaudita.it


La corsa alla successione
La posizione di Calleja era già traballante, ma per il suo esonero si attendeva il via libera del “Comitato di Vigilanza Finanziaria” della Saudi Pro League, che verifica l’impatto delle operazioni di mercato (acquisti, cessioni ed esoneri) sui conti delle squadre. Ora, con il nulla osta, si apre la caccia al successore. Tra i desideri dei tifosi circolano i nomi di Patrik Vieira, già accostato in passato a squadre saudite, e Vítor Pereira, esonerato pochi giorni fa dal Wolverhampton e con il plus di conoscere già il calcio saudita, avendoci lavorato nel 2013 con l’Al-Ahli.


L’Al-Ittihad punta in grande: Deschamps per il 2026?
Intanto, l’Al-Riyadh si prepara ad affrontare l’Al-Ittihad alla ripresa del campionato dopo la pausa nazionali. Anche la società di Jeddah sta attraversando un’annata difficile, il cambio in panchina da Blanc a Sérgio Conceição non ha dato la svolta sperata. Con soli 11 punti in classifica (8° posto), ma qualificata ai quarti di King’s Cup, l’Al-Ittihad starebbe guardando al futuro con ambizioni ben più grandi. Secondo l’Equipe, la società campione d’Arabia Saudita in carica avrebbe messo gli occhi su Didier Deschamps per la stagione 2026/2027. L’attuale CT della nazionale francese, con contratto in scadenza a fine stagione, ha recentemente dichiarato di aver avuto contatti con squadre saudite, senza fare nomi. Un’ipotesi avvalorata dal fatto che, quasi certamente, lascerà la nazionale transalpina dopo il Mondiale, con Zidane pronto a prendere il suo posto.

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Savona non dimentica la Juve: «La Juventus per me sarà sempre casa. Emozione incredibile segnare al Manchester United»

Savona alla Gazzetta dello Sport: «La Juventus per me sarà sempre casa, adesso però sono concentrato sul Nottingham Forest». Le parole

Nicolò Savona ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport. L’ex terzino della Juventus, oggi protagonista in Premier League con il Nottingham Forest, ha raccontato la sua esperienza e il percorso che lo sta portando a mettersi in evidenza oltremanica.

GOL – «Mi è capitato di rivederlo più volte nei giorni seguenti, un’emozione incredibile segnare al Manchester United in casa»

EX COMPAGNI E THIAGO MOTTA – «Mi hanno scritto in tanti, ho legato parecchio con Bremer e Perin. Thiago Motta? Non l’ho sentito, ma ci saranno altre occasioni»

JUVE E ADDIO – «La Juventus per me sarà sempre casa, adesso però sono concentrato sul Nottingham Forest, dove sto vivendo un’esperienza bellissima, mi trovo bene con i compagni e l’ambiente inglese mi piace moltissimo. Nel calcio e nella vita bisogna fare delle scelte, io sono contento della mia, ringrazio la mia famiglia e il mio agente che mi hanno supportato»

YILDIZ IN PREMIER – «La Premier la consiglierei a tutti i ragazzi che amano il calcio, sarebbe difficile dire il contrario, quindi anche a Kenan e a qualsiasi compagno»

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI SAVONA SU JUVENTUSNEWS24

Yamal Barcellona, scoppia il caso in Spagna! Comunicato durissimo della Federazione Calcistica Spagnola, ecco cosa sta succedendo

Yamal-Barcellona: la Federazione spagnola interviene con un comunicato durissimo. Ecco il contenuto e le ultimissime

La tensione tra Barcellona e Federazione Calcistica Spagnola (RFEF) ha raggiunto il culmine, con il giovane talento Lamine Yamal al centro di una dura disputa. La RFEF ha pubblicato un comunicato durissimo contro il club blaugrana per aver sottoposto il giocatore a una “procedura invasiva di radiofrequenza per il trattamento dei suoi disturbi al pube” senza alcuna comunicazione preventiva.


La RFEF “sorpresa e infastidita” dalla decisione unilaterale del Barça
Il malcontento della RFEF è esploso dopo aver appreso che Lamine Yamal era stato sottoposto a un trattamento invasivo il lunedì mattina, giorno dell’inizio della concentrazione ufficiale con la Nazionale, per le partite della Spagna contro Georgia e Turchia. La decisione, presa unilateralmente dai servizi medici del Barcellona e senza avvisare quelli della selezione, ha scatenato la reazione della Federazione. «I Servizi Medici della RFEF desiderano esprimere la loro sorpresa e malessere dopo aver appreso alle 13:47 di lunedì 10 novembre, giorno dell’inizio della concentrazione ufficiale con la selezione nazionale, che il giocatore Lamine Yamal era stato sottoposto a una procedura invasiva di radiofrequenza per il trattamento dei suoi disturbi al pube quella stessa mattina», si legge nel comunicato.


Un comunicato senza precedenti
È raro, per non dire mai, che la RFEF emetta un comunicato così duro contro un club per annunciare l’esclusione di un giocatore per infortunio. Questo testimonia il momento critico della “guerra” tra Barcellona e RFEF, con Lamine Yamal diventato un vero e proprio “oggetto di disputa”. La Federazione sottolinea che la procedura è stata eseguita «senza previa comunicazione al corpo medico della Selezione, avendo conoscenza dei dettagli della stessa solo tramite un rapporto ricevuto alle 22:40 di ieri sera, in cui si indica la raccomandazione medica di riposo per 7-10 giorni».


La salute del giocatore al primo posto: Yamal escluso dalla Nazionale
Di fronte a questa situazione, e «ritenendo priorotaria in ogni momento la salute, la sicurezza e il benessere del giocatore», la RFEF ha preso la decisione di esonerare il giocatore dalla presente convocazione. La Federazione augura a Yamal una pronta e completa guarigione, confidando in una sua evoluzione favorevole. La vicenda, che vede un club e una federazione ai ferri corti per la gestione di un giovane talento, promette ulteriori sviluppi nei prossimi giorni.

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Inghilterra, il ct Tuchel in apprensione: dubbi sulle condizioni fisiche di alcuni giocatori in vista della sfide contro Serbia e Albania

Inghilterra, Tuchel con il fiato sospeso: dubbi sugli acciaccati prima di Serbia e Albania. Le ultimissime notizie

Thomas Tuchel, CT dell’Inghilterra, è in apprensione per le condizioni fisiche di alcuni suoi giocatori chiave in vista delle prossime due partite contro Serbia e Albania, e soprattutto in ottica Mondiali. L’infermeria si riempie, mettendo a rischio i piani del tecnico. Ecco cosa scrive The Mirror.


Gordon e Pope in forte dubbio
Anthony Gordon, esterno del Newcastle, è il principale punto interrogativo. Il giocatore ha saltato la sconfitta del Newcastle contro il Brentford e la sua presenza è in forte dubbio. Tuchel, tuttavia, non dovrebbe chiamare un sostituto, considerando che l’Inghilterra ha già staccato il pass per i Mondiali e dispone di numerose opzioni sugli esterni. Anche il compagno di squadra di Gordon, il portiere Nick Pope, è uscito infortunato domenica. La sua assenza sarebbe un duro colpo, in quanto questo raduno avrebbe potuto offrirgli un’opportunità per rientrare nel giro della Nazionale. Tuchel sarebbe costretto a chiamare un altro portiere per le sfide di giovedì contro la Serbia e domenica prossima in Albania. James Trafford del Manchester City, escluso da questa convocazione per mancanza di tempo di gioco, avrebbe potuto essere una valida alternativa a Pope. Marc Guehi, difensore del Crystal Palace, salterà sicuramente il raduno a causa di un infortunio al piede subito nella partita di Europa Conference League contro l’AZ Alkmaar. Tuttavia, il suo rientro in campo con il Palace è previsto dopo la sosta internazionale.


Le opzioni di Tuchel e il messaggio per Rashford
Tuchel considera questo raduno come una grande opportunità per i giocatori di giocarsi un posto nella rosa per i Mondiali. Trevoh Chalobah del Chelsea, tornato in forma e un pupillo del tecnico dai tempi del Chelsea, potrebbe essere un’opzione, anche se non era stato incluso nella rosa iniziale. Chalobah ha esordito con l’Inghilterra a giugno contro il Senegal, ma da allora ha faticato a ritrovare la forma e il tempo di gioco. Tuchel ha chiarito di voler osservare diversi giocatori in questa rosa, il che spiega la prima convocazione in nazionale maggiore per Alex Scott del Bournemouth. Il CT è anche desideroso di mantenere alta la competizione, dato che queste sono le ultime due partite ufficiali prima di annunciare la rosa per i Mondiali della prossima estate. Gordon, nonostante la sua forma altalenante con il Newcastle, ha impressionato nelle ultime partite, inclusa la vittoria per 5-0 in Lettonia il mese scorso. Infine, Marcus Rashford potrebbe avere un’occasione per dimostrare il suo valore, dopo essere stato stimolato da Tuchel il mese scorso a supportare le sue prestazioni in allenamento con quelle in partita, per dimostrare di poter essere un giocatore di livello mondiale.

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Atalanta Palladino, il tecnico ex Fiorentina è appena arrivato a Zingonia! L’annuncio ufficiale della Dea è atteso nelle prossime ore – VIDEO

Atalanta Palladino, l’allenatore è arrivato a Zingonia: atteso l’annuncio ufficiale nelle prossime ore! I dettagli – VIDEO

Dopo l’ufficialità dell’esonero di Ivan Jurić, l’Atalanta è pronta ad aprire un nuovo capitolo con Raffaele Palladino. Dopo le esperienze a Monza e Fiorentina, il tecnico riparte da Bergamo: per lui è pronto un contratto di un anno e mezzo, con scadenza fissata a giugno 2027.

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A Zingonia sono già arrivati l’amministratore delegato Luca Percassi e il direttore sportivo Tony D’Amico, in attesa del nuovo allenatore. Poco dopo, Palladino ha fatto il suo ingresso nel centro sportivo, accompagnato dal vice Federico Peluso come riportato da Gianluca Di Marzio.

Per l’ex tecnico del Monza si tratta della terza avventura in Serie A. L’annuncio ufficiale della Dea è atteso nelle prossime ore.

 
 
 
 
 
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Sandri, il fratello Cristiano a diciotto anni dalla tragedia: «Spaccarotella non si è mai scusato. Ancora mi domando una cosa»

Sandri, il fratello Cristiano in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha rivissuto quei momenti terribili per lui e per la sua famiglia.

Cristiano Sandri, 51 anni, avvocato penalista e fratello di Gabriele Sandri, racconta a La Gazzetta dello Sport il dramma di una famiglia distrutta dall’omicidio di “Gabbo”, tifoso della Lazio ucciso l’11 novembre 2007 da un poliziotto mentre si recava a vedere la sua squadra a San Siro. Diciotto anni di dolore, una ferita mai rimarginata e la ricerca di giustizia per una morte assurda.

CHI ERA GABRIELE – «Un ventiseienne con la gioia di vivere, altruista, generoso, buono, pieno di amici. Aveva anche giocato a calcio, una punta vecchio stile tutto cuore e grinta. Mi ricordava Gigi Casiraghi. Poi amava la Lazio e la musica».

LE PASSIONI PIÙ GRANDI – «La prima entrò nelle nostre vite grazie a mio padre. Ricordo l’abbraccio in Curva Nord nel giorno dello scudetto del 2000 o la trasferta a Parigi per la finale di Coppa Uefa, nel 1998. Partimmo da Piazzale degli Eroi e attraversammo il Monte Bianco».

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DOVE SI TROVAVA QUEL GIORNO – «A casa. Era domenica mattina. Mi dissero di andare ad Arezzo, area di servizio di Badia al Pino, perché era successo qualcosa. Avevo capito che qualcosa non andasse. Mi consigliarono di venire accompagnato, poi una persona mi disse che avevano ucciso un tifoso. Collegai le cose, ma la mazzata finale la diede la radio. La tentazione di sapere era forte, così accesi e ascoltai. “Morto Gabriele Sandri, sostenitore biancoceleste”. Mio fratello. Fu terribile, non si può capire».

L’ULTIMA CONVERSAZIONE AVUTA – «Gli dissi di riposarsi. Aveva suonato al Piper fino a tarda notte. Ci penso da 18 anni».

ALL’EPOCA LA FIGURA DI GABRIELE FU STRUMENTALIZZATA – «Ferì tutti noi. Siccome tifava Lazio si parlò di un ragazzo di estrema destra, fascista, un ultrà. Ci fu una narrazione secondo cui se l’era andata a cercare. Niente di più falso. E il questore di Arezzo disse che avevano sparato in aria».

COSA PROVÒ NEL SENTIRE QUELLE PAROLE – «Incredulità. Avevo visto la macchina dov’era appena morto mio fratello con un buco nel vetro posteriore. Come poteva aver sparato in aria?».

SI PARLÒ DI UNA RISSA COME CAUSA DELLO SPARO – «Sì, ma quale rissa? Gabriele dormiva in auto, era con altri quattro amici, persone a cui era legato e che sento tuttora. Appena alzato, altri tifosi della Lazio erano entrati in contatto con quelli della Juve, ma né lui né gli altri parteciparono. Gabbo si rimise in macchina, al centro, seduto dietro, ma il colpo di pistola, sparato dall’altro lato della strada, lo colpì. Quella persona prese la mira e sparò. Mi chiedo ancora cosa gli sia venuto in mente».

LUIGI SPACCAROTELLA SI È MAI SCUSATO? – «Mai».

Bisseck Inter, il tedesco titolare contro il Milan? Chivu ha una idea molto chiara sull’utilizzo del giocatore. Le ultime

Bisseck Inter, Chivu potrebbe decidere di schierare dal 1′ il tedesco nel derby per rilanciarlo dopo un periodo non sicuramente facile.

Alla Pinetina, Yann Bisseck è uno dei nomi più seguiti da Cristian Chivu. Il giovane difensore tedesco, classe 2000, sta vivendo un momento decisivo nella sua carriera nerazzurra, determinato a sfruttare ogni occasione per conquistarsi un posto stabile in squadra. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il tecnico rumeno non ha ancora sciolto il dubbio sul perno difensivo per il derby contro il Milan, e Bisseck resta pienamente in corsa insieme ad Acerbi e De Vrij.

L’ex Colonia ha impressionato lo staff tecnico per la crescita costante mostrata negli ultimi mesi. Forza fisica, aggressività e una migliorata lettura del gioco lo rendono un’alternativa credibile ai difensori più esperti. Chivu apprezza particolarmente la sua capacità di adattamento e la disponibilità al sacrificio, elementi fondamentali per inserirsi nei meccanismi complessi di una difesa come quella nerazzurra. La gestione di questi aspetti sarà cruciale nelle settimane che precedono il derby, dove ogni dettaglio può fare la differenza.

Durante la sosta, Bisseck resterà a disposizione del tecnico, senza impegni con la nazionale, per affinare posizione e sincronismi. La preparazione tattica per affrontare avversari rapidi e tecnicamente dotati, come Pulisic, è già iniziata e durerà circa due settimane. Il difensore tedesco, con entusiasmo e voglia di affermarsi, punta a convincere Chivu a schierarlo nella partita più sentita dell’anno. La determinazione mostrata in allenamento e la capacità di inserirsi nel contesto nerazzurro fanno di Bisseck una risorsa preziosa per l’Inter in questa fase della stagione.

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Il momento di Bisseck riflette anche l’evoluzione tattica della squadra. Sotto la guida di Chivu, l’Inter ha mostrato un gioco più verticale e diretto, con un equilibrio tra esperienza e freschezza giovanile che permette di valorizzare talenti emergenti come il difensore tedesco. La sua crescita costante rappresenta un segnale chiaro della filosofia del club: puntare su giovani con grandi potenzialità, pronti a integrarsi rapidamente in un progetto ambizioso.

Il derby si avvicina e la concorrenza tra i difensori è serrata, ma Bisseck ha tutte le carte in regola per guadagnarsi fiducia e spazio. La sua determinazione e la capacità di apprendere velocemente dai veterani lo rendono un elemento fondamentale del presente e, probabilmente, del futuro nerazzurro. La sfida contro il Milan sarà una vetrina importante: se sfrutterà al meglio l’occasione, Yann Bisseck potrebbe consolidare definitivamente il suo ruolo all’Inter.

Calcio estero: Lewandowski supera CR7 e Griezmann ritorna ad essere decisivo. Il riassunto dell’ultimo weekend

Calcio estero: è stato un weekend sicuramente ricco di molti colpi di scena e non solo. Ecco il riassunto di quanto successo nei giorni scorsi.

Il weekend calcistico europeo ha regalato emozioni e gol, con tanti campioni che si sono imposti nei rispettivi campionati, molti dei quali “senza età”. Ecco la Top 11 dei marcatori e protagonisti, con sorprese e conferme, segnalata su La Gazzetta dello Sport.

Attacco stellare: Lewandowski supera CR7, Griezmann decisivo, Maza la sorpresa
Iniziamo con un nome che non ha bisogno di presentazioni: Robert Lewandowski del Barcellona. La sua tripletta contro il Celta lo ha portato a quota 207 gol da quando ha compiuto 30 anni, superando di una rete il record di Cristiano Ronaldo. Decisive anche le doppiette di Antoine Griezmann, subentrato dalla panchina e capace di cambiare il match regalando la vittoria all’Atletico Madrid, e di Ibrahim Maza, la nuova stellina del Leverkusen, migliore in campo nel 6-0 contro l’Heidenheim. Anche in Serie A si sono messi in mostra gli attaccanti: Domenico Berardi del Sassuolo, capocannoniere all-time delle partite delle 12:30 con 19 reti. Chiude il reparto offensivo Jérémy Doku del Manchester City, incubo della difesa del Liverpool e autore del gol della settimana insieme ad Ainsley Maitland-Niles, protagonista di un pallonetto da 27 metri che ha fatto sognare i tifosi del Lione per 45 minuti contro il PSG.

Regia e difesa di ferro: Vitinha assist-man, Doekhi e Lucumi muri invalicabili
In cabina di regia brilla un parigino, Vitinha, autore di due assist e tante belle giocate. La difesa è capitanata da Danilho Doekhi, che con una doppietta ha interrotto il filotto di vittorie consecutive del Bayern Monaco, e da Jhon Lucumi del Bologna, che ha annullato l’attacco del Napoli per poi siglare la rete del 2-0. Ultima maglia per Daniel Ballard, centrale del sorprendente Sunderland, a cui è riuscita l’impresa di fermare la capolista Arsenal.

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Tra i pali: Dibu Martinez ancora decisivo dal dischetto
Tra i pali torna a far parlare di sé Emiliano Martinez, il “Dibu”, che è rientrato nelle sue vesti di pararigori neutralizzando il primo tiro dagli undici metri della stagione. Un portiere che si conferma specialista dei penalty, un vero e proprio talismano per la sua squadra.
Questa Top 11 di campioni senza età, giovani promesse e specialisti del gol, ha infiammato il calcio europeo, dimostrando che la Serie A non è da meno in quanto a talenti e protagonisti.

Conte Napoli, addio in vista? La posizione del tecnico leccese dopo l’incontro con ADL. Filtra una frase detta al presidente

Conte Napoli: chiarimento con De Laurentiis e il futuro del club. Il tecnico ha le idee molto chiare sulle prossime mosse da fare. I dettagli.

La giornata di ieri ha acceso i riflettori su Conte, con un colloquio telefonico che ha chiarito molte delle tensioni emerse dopo la partita di Bologna. Aurelio De Laurentiis, accompagnato dal direttore sportivo Giovanni Manna, ha contattato Antonio Conte, attualmente a Torino, per discutere della situazione interna della squadra e delle recenti dichiarazioni del tecnico. Secondo il Corriere dello Sport, il dialogo ha permesso di fare chiarezza e di confermare la volontà di proseguire insieme, mantenendo la fiducia reciproca.

Il summit, seppur virtuale, ha assunto un significato particolare alla luce delle parole forti di Conte dopo il pareggio al Dall’Ara. Il tecnico aveva evidenziato una mancanza di cuore e di passione nella squadra, parlando apertamente della necessità di un cambiamento immediato. Il suo sfogo aveva innescato preoccupazioni e interpretazioni tra tifosi e addetti ai lavori, ma il colloquio con De Laurentiis ha contribuito a spegnere eventuali malintesi.

Il presidente del Napoli, insieme a Manna, ha ascoltato attentamente Conte, ribadendo la stima e la fiducia verso il tecnico. Nessuna dimissione è stata presa in considerazione: entrambe le parti hanno confermato di essere compatte e determinate a lavorare per il bene della squadra. Il concetto chiave emerso dal colloquio è chiaro: i problemi esistono, ma vanno affrontati internamente, con responsabilità condivise tra allenatore e calciatori.

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Conte Napoli significa quindi leadership e confronto aperto. Il tecnico ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto ai giocatori di fare altrettanto, sottolineando che il gruppo dovrà decidere come reagire per invertire il trend negativo. La sua frase più significativa è stata: “Siamo ancora in tempo per cambiare il trend, se abbiamo voglia di farlo”. Un messaggio diretto non solo alla squadra, ma a tutte le componenti della società, a conferma della determinazione di Conte nel voler risolvere i problemi senza ricorrere a polemiche esterne.

Ora il compito del Napoli sarà trasformare le parole in azioni concrete sul campo. Allenatore e club hanno chiarito di essere uniti, e il futuro di Conte appare saldo, a patto che il gruppo risponda con la stessa determinazione. Il colloquio telefonico di ieri rappresenta quindi un punto di svolta: un segnale chiaro che la società e il tecnico condividono obiettivi comuni e sono pronti a lavorare insieme per ritrovare continuità e risultati.

Il messaggio è netto: Conte resta alla guida del Napoli, ma il cambiamento deve partire da tutti, a partire dai giocatori, per recuperare entusiasmo, fiducia e prestazioni vincenti.

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