Pagina 477 – Calcio News 24

Pisa Parma, Gilardino: «Peccato per la sconfitta. Su cosa dobbiamo migliorare…»

Pisa Parma, le dichiarazioni di Gilardino nel post partita della sfida persa dai suoi ragazzi in casa. Cosa ha detto il tecnico dei toscani

Nel post partita di Pisa Parma Alberto Gilardino ha parlato ai microfoni di Dazn. Ecco le dichiarazioni del tecnico dei toscani.

PARTITA – «E’ stata una buona prestazione. Abbiamo creato tanto, ma non è arrivato il gol. Peccato per la sconfitta»

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DOVE MIGLIORARE -«La strada è quella giusta. Dobbiamo continuare in questo modo ed essere più cinici»

Pisa Parma, Cuesta: «Contento della prestazione. Sul secondo tempo…»

Pisa Parma, le dichiarazioni di Cuesta nel post partita della sfida vinta dai suoi ragazzi in Toscana. Cosa ha detto il tecnico dei Ducali

Nel post partita di Pisa Parma Carlos Cuesta ha parlato ai microfoni di Dazn. Ecco le dichiarazioni del tecnico gialloblu.

PRESTAZIONE – «Sono molto contento della prestazione. Il primo tempo è stato ottimo con pressing alto e il rigore è arrivato anche grazie a questo».

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SECONDO TEMPO – «Il secondo tempo siamo stati organizzati anche se meno pericolosi. Sono molto orgoglioso di questi ragazzi.».

Lukaku Napoli, buone notizie per quanto riguarda il belga: ecco quando il giocatore dovrebbe ritornare in panchina

Lukaku Napoli: il gigante belga pronto a guidare il rilancio azzurro in Champions. Il giocatore dovrebbe rientrare a disposizione contro il Benfica

Il Napoli continua il suo momento positivo, con una striscia di vittorie che ha rilanciato le ambizioni della squadra partenopea. Massimo Ugolini, in diretta a Sky Sport, ha analizzato lo stato di forma degli azzurri, sottolineando come questi “15 giorni di Napoli” abbiano rappresentato un vero e proprio turning point per la squadra. Dopo qualche perplessità iniziale post-sosta, il Napoli ha inanellato cinque successi consecutivi, passando dall’Atalanta alla Juventus, senza dimenticare gli impegni di Coppa Italia e la prossima sfida di Champions League contro il Benfica.

In questo contesto emerge la centralità di giocatori chiave e, in particolare, il ruolo di Romelu Lukaku. Il gigante belga, arrivato in estate con grandi aspettative, sta trovando la continuità necessaria per incidere in maniera determinante. Lukaku è chiamato a guidare l’attacco azzurro nei momenti decisivi, sia in campionato che in Europa, e la sua presenza fisica e tecnica rappresenta una minaccia costante per le difese avversarie. La sua capacità di finalizzare le azioni e di essere punto di riferimento per i compagni è già emersa in alcune partite chiave della stagione.

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Secondo Ugolini, il Napoli arriva al prossimo impegno europeo con un carico di fiducia straordinario. La vittoria sulla Juventus ha confermato la solidità del gruppo, nonostante le difficoltà legate alle assenze e alla lista degli indisponibili che continua ad allungarsi. Giocatori come David Neres e Lang hanno dato un contributo fondamentale: Neres ha segnato il gol vittoria contro la Roma e fornito l’assist decisivo contro la Juventus, partecipando a quattro reti complessive negli ultimi incontri. La squadra ha dimostrato grande spirito di adattamento, un fattore che sarà determinante anche per Lukaku Napoli nella gestione delle sfide più delicate.

Domani il Napoli tornerà ad allenarsi a Castel Volturno, prima della partenza per Lisbona, dove affronterà il Benfica di Mourinho. La partita si prospetta decisiva: un successo permetterebbe agli azzurri di consolidare il passaggio del turno e rafforzare ulteriormente il morale del gruppo. In questo contesto, Lukaku sarà chiamato a confermare il suo ruolo di leader offensivo, sfruttando la fisicità, l’esperienza e il fiuto del gol che lo contraddistinguono.

In sintesi, il Napoli affronta la sfida europea con entusiasmo e fiducia, pronto a capitalizzare i successi recenti. Con Lukaku al centro dell’attacco e una squadra motivata, gli azzurri puntano a confermare il periodo positivo e a consolidare la propria presenza ai vertici sia in Italia che in Champions League.

Formazioni ufficiali Udinese Genoa, le scelte di Runjaic e De Rossi per la sfida delle 18

Formazioni ufficiali Udinese Genoa, Runjaic e De Rossi hanno reso note le proprie scelte per un match sicuramente molto delicato

L’Udinese ospita il Genoa in un match sicuramente fondamentale per entrambe le compagini. Queste le scelte dei due tecnici per la sfida delle 18:

Udinese (3-5-2): Okoye; Bertola, Kabasele, Solet; Zanoli, Piotrowski, Karlstrom, Ekkelenkamp, Zemura; Zaniolo, Davis. A disposizione: Sava, Padelli, Goglichidze, Lovric, Zarraga, Gueye, Bayo, Palma, Bravo, Buksa, Ehizibue, Camara, Kristensen, Miller, Modesto. All. Runjaic 

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Genoa (3-5-2): Leali; Marcandalli, Otoa, Vasquez; Norton Cuffy, Masini, Malinovskyi, Thorsby, Martin; Vitinha, Colombo. A disposizione: Lysionok, Sommariva, Stanciu, Messias, Onana, Ekuban, Sabelli, Ekhator, Carboni, Cuenca, Fini, Kumer, Cornet, Venturino, Ellertsson. All. De Rossi 

Pagelle Pisa Parma, ecco i TOP e FLOP della sfida valida per la quattordicesima giornata di Serie A

Pagelle Pisa Parma, ecco i TOP e FLOP della sfida delle 15 e valida per la quattordicesima giornata di Serie A. Ecco tutti i voti del match

Vittoria d’oro per il Parma sul campo del Pisa. In Toscana decide il rigore di Benedyczak arrivato sul finire del primo tempo. Ecco i voti del match:

PISA (3-5-2): Scuffet 6; Calabresi 6 (76′ Moreo 6), Caracciolo 5.5, Canestrelli 6; Touré 6, Piccinini 5.5 (76′ Lorran s.v.), Aebischer 5.5, Marin 5.5 (46′ Akinsanmiro 5), Angori 5.5 (46′ Léris); Nzola 4, Meister 6 (85′ Tramoni s.v.)

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PARMA (3-5-2): Corvi 6.5; Delprato 6.5, Estevez 6.5, Valenti 6; Britschgi, 6.5 Bernabè 6 (75′ Ordonez s.v.), Keita 6.5, Valeri 7; Ondrejka 6.5 (59′ Sorensen 6.5), Benedyczak 7 (75′ Oristanio s.v.; 90’+1 Lovik s.v.); Pellegrino 6.

Atletico Madrid, un inizio di stagione da incubo: se non è un record manca davvero poco. Ecco i dettagli

Atletico Madrid, gli uomini di Simeone hanno affrontato tutte le squadre in testa nei rispettivi campionati. Un record non invidiabile. Le ultime

Atletico Madrid, un calendario da incubo: già affrontate sei capolista, ora tocca al PSV
La stagione dell’Atletico Madrid si sta rivelando un vero e proprio percorso a ostacoli, caratterizzato da un calendario di una difficoltà inaudita. Una statistica incredibile sottolinea la complessità dell’annata dei Colchoneros: la squadra di Diego Simeone, finora, ha già dovuto incrociare le armi con ben sei formazioni che, nel momento esatto del match, si trovavano in testa alle rispettive classifiche di campionato o ai gironi di Champions League. E questo martedì, contro il PSV Eindhoven dominatore dell’Eredivisie olandese, arriverà la settima sfida contro una “regina” d’Europa.

Mundo Deportivo analizza questa particolare situazione. Il tour de force è iniziato ad Anfield contro il Liverpool, allora leader di Premier League: una sconfitta amara, maturata solo nel tempo di recupero con un gol di Van Dijk dopo una grande rimonta dei madrileni. È andata decisamente meglio al Metropolitano contro i rivali cittadini del Real Madrid, in quel momento capolista della Liga: in una partita vibrante, l’Atletico ha ribaltato lo svantaggio iniziale per imporsi con una clamorosa “manita” (5-2).

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Il ritorno nel Regno Unito è stato però doloroso: contro l’Arsenal, altra capolista inglese, un match inizialmente equilibrato è crollato dopo un gol subito su palla inattiva, terminando con un severo 4-0 per i Gunners, un risultato forse troppo pesante per quanto visto in campo.
Tornati a Madrid, gli uomini del Cholo hanno sfruttato il fattore casa: prima hanno piegato la capolista belga Union Saint-Gilloise (3-1) e poi hanno compiuto l’impresa contro l’Inter. I nerazzurri arrivavano al Metropolitano da leader del girone di Champions a punteggio pieno (4 vittorie su 4), ma sono stati battuti 2-1 grazie a un colpo di testa di José María Giménez all’ultimo respiro.

L’ultima tappa di questo “giro delle vette” è stata la recente visita al Camp Nou contro il Barcellona, attuale leader della Liga. Nonostante il vantaggio iniziale, i Colchoneros hanno subito la rimonta blaugrana perdendo 3-1 e scivolando a sei punti dal vertice.
Il bilancio di questo percorso accidentato è perfettamente simmetrico: tre vittorie, tutte ottenute tra le mura amiche del Metropolitano, e tre sconfitte, tutte subite in trasferta. La sfida imminente contro il PSV in Olanda sarà il settimo capitolo di questa incredibile serie contro i “primi della classe”.

Mina Cagliari, il difensore ha saltato la sfida contro la Roma per infortunio: come sta e se potrà rientrare contro l’Atalanta

Mina Cagliari: segnali positivi in vista della trasferta contro l’Atalanta. Il difensore spinge per rientrare a disposizione già nel prossimo turno

Buone notizie per il Cagliari in vista della delicata trasferta alla New Balance Arena contro l’Atalanta, in programma sabato. Il principale punto di attenzione riguarda Mina Cagliari, il difensore colombiano reduce da un problema muscolare che lo ha tenuto lontano dai campi nelle ultime settimane. Durante gli allenamenti odierni, il centrale ha fornito indicazioni confortanti sul proprio stato di forma, alimentando l’ottimismo in casa rossoblù.

Al CRAI Sport Center di Assemini, Mina Cagliari ha svolto una seduta individuale mirata, inserita all’interno di un programma personalizzato. Dopo giorni di terapie specifiche e lavori di recupero, il difensore ha progressivamente aumentato i carichi, avvicinandosi gradualmente al gruppo. Lo staff medico e il preparatore atletico del Cagliari monitorano ogni fase del rientro, con l’obiettivo di valutare la convocabilità del colombiano già per la sfida di sabato. La cautela rimane fondamentale, ma le sensazioni raccolte in campo inducono a pensare che il ritorno di Mina sia possibile.

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Il possibile rientro di Mina assume un’importanza strategica. Nelle ultime giornate, la squadra di Fabio Pisacane ha dovuto affrontare le partite con alcune assenze pesanti nel reparto difensivo, che hanno reso più complicata la gestione delle gare. La leadership e l’esperienza internazionale dell’ex Everton e Barcellona sono qualità essenziali per ridare solidità a una difesa che dovrà affrontare una prova impegnativa contro l’Atalanta.

La squadra bergamasca, infatti, davanti al proprio pubblico tende a spingere con grande intensità, richiedendo massima organizzazione e concentrazione dalla retroguardia sarda. In questo contesto, Mina potrebbe essere determinante non solo sul piano difensivo, ma anche nel guidare i compagni con il proprio carisma. Il suo ritorno in campo potrebbe incidere sulle scelte tattiche di Pisacane e aumentare le chance dei rossoblù di portare a casa un risultato positivo.

Le prossime 48 ore saranno cruciali per valutare le reali possibilità di rientro del centrale colombiano. Lo staff del Cagliari continuerà a monitorare attentamente ogni dettaglio, bilanciando prudenza e necessità di avere a disposizione un giocatore di grande esperienza. La tifoseria spera di rivedere Mina all’opera già contro l’Atalanta, per rinforzare una squadra determinata a ritrovare compattezza e continuità in un momento chiave della stagione.

Real Madrid, Xabi Alonso sempre più in crisi: l’esonero non è da escludere. Sono due i grandi favoriti per la successione. I dettagli

Real Madrid, la sconfitta contro il Celta Vigo conferma le difficoltà degli spagnoli. Per la successione in corsa Zidane e Klopp. Le ultime

Il Celta Vigo ha compiuto l’impresa conquistando il Santiago Bernabéu con una vittoria per 0-2, frutto di una doppietta del giovane talento svedese Williot Swedberg. Si tratta del primo trionfo storico del Celta sul campo del Madrid senza subire gol e del quarto successo consecutivo in trasferta nella Liga. I galiziani, tra l’altro, non vincevano nel feudo blanco da ben 19 incontri.

Per il Real Madrid la serata è stata disastrosa su tutti i fronti: oltre alla sconfitta, la squadra ha chiuso la gara con l’infortunio di Éder Militão e due espulsi, Fran García e Álvaro Carreras. La classifica ora piange: il Barcellona scappa a +4. La squadra di un già discusso Xabi Alonso sta vivendo una crisi profonda: ha vinto solo una delle ultime cinque partite di campionato (quella di Bilbao), collezionando per il resto tre pareggi e la sconfitta interna di ieri. Nello stesso periodo, dalla 12ª giornata, il Barça di Hansi Flick ha fatto l’en plein (5 vittorie su 5), creando il solco. Allargando lo sguardo, la serie negativa del Madrid parla di appena due vittorie negli ultimi sette incontri in tutte le competizioni.

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Zidane e Klopp favoriti per la successione
La situazione di Xabi Alonso è critica. Come riporta oggi El Mundo, all’alba si è tenuta una riunione d’emergenza al Bernabéu per discutere il suo futuro. «Dopo opinioni contrastanti, sembra che la sfida contro il Manchester City sarà la sua ultima possibilità. La dirigenza del club ha un occhio al mercato degli allenatori, con Zidane e Klopp come favoriti», scrive il quotidiano spagnolo. Ciò che appare chiaro è che gran parte dello spogliatoio non è contenta o non riesce a connettersi con l’allenatore basco. La frattura tra staff tecnico e squadra sembra ormai un ostacolo insormontabile. Nelle ultime ore è spuntato anche il nome di Arbeloa come possibile sostituto.

Lazio Women, finalmente Grassadonia ritrova il sorriso: contro il Sassuolo è decisiva la doppietta di Martina Piemonte

Lazio Women, ripartenza vincente: successo prezioso sul campo del Sassuolo. Le biancocelesti ritornano a sorridere dopo un lungo stop

La Lazio Women ha dimostrato grande carattere nel ritorno in Serie A Femminile dopo la sosta, lasciandosi alle spalle le sconfitte contro Roma e Inter. Le biancocelesti hanno ottenuto un successo fondamentale in trasferta contro il Sassuolo, dimostrando capacità di reazione e ritrovata fiducia. Il risultato di 1-2 premia la squadra capitolina, ma sottolinea anche la resilienza delle padrone di casa, che al 71° minuto hanno accorciato le distanze con il gol di Doms.

Nonostante l’assenza dell’allenatrice Grassadonia, squalificata, la Lazio Women ha gestito la gara con grande determinazione. La squadra ha mostrato equilibrio tra fase difensiva e offensiva, riuscendo a controllare il ritmo del match e a creare pericoli costanti per la retroguardia avversaria. La capacità di mantenere concentrazione e organizzazione anche nei momenti più difficili è stata determinante per ottenere i tre punti e rilanciare le ambizioni in campionato.

Protagonista assoluta della serata è stata Martina Piemonte, autentica trascinatrice della Lazio Women. L’attaccante ha realizzato una doppietta decisiva, annullando praticamente il tentativo di rimonta del Sassuolo. La prestazione di Piemonte conferma quanto il suo talento e la sua esperienza siano fondamentali per la squadra biancoceleste, soprattutto in trasferta, quando la capacità di concretizzare le occasioni può fare la differenza tra un risultato positivo e una delusione.

Il successo sul Sassuolo rappresenta una vera iniezione di fiducia per tutto l’ambiente della Lazio Women. Dopo due sconfitte consecutive, la squadra ritrova entusiasmo e convinzione nei propri mezzi, elementi essenziali per affrontare il prosieguo della stagione. La continuità di rendimento e la capacità di reagire ai momenti complicati sono segnali incoraggianti che potrebbero fare la differenza nelle prossime giornate.

In classifica, la Lazio Women occupa attualmente l’ottavo posto con 12 punti, a pari merito con l’Inter, che mantiene però il vantaggio nello scontro diretto. La vetta, guidata dalla Roma, rimane a sette punti di distanza, ma la squadra capitolina ha l’opportunità di consolidare il proprio percorso se continuerà a esprimere il calcio visto a Sassuolo.

Il prossimo impegno vedrà la Lazio Women tornare in casa per affrontare il Parma. Una gara fondamentale per confermare il momento positivo, rafforzare la fiducia nel gruppo e avvicinarsi alle posizioni di vertice. La vittoria contro il Sassuolo dimostra che la squadra di Grassadonia ha qualità, determinazione e ambizione per competere ai massimi livelli della Serie A Femminile, offrendo segnali incoraggianti ai tifosi e agli addetti ai lavori.

Napoli, Repice non ha dubbi: «Conte è l’uomo in più dei partenopei. Sul futuro del tecnico leccese dico una cosa»

Napoli, Francesco Repice ha parlato ai microfoni di una radio partenopea facendo il punto sugli azzurri e anche sul futuro del tecnico

Intervenuto ai microfoni di Radio Napoli Centrale, Francesco Repice ha parlato del Napoli facendo anche il punto sul futuro di Conte.

NAPOLI – «Conte è ripartito dalla difesa. Parliamo di un tecnico di livello e lo sfogo di Bologna è servito per dare la scossa».

SCUDETTO – «Secondo me è tra Milan e Napoli anche se l’Inter resta la più forte. I partenopei possono contare su un tecnico sicuramente di livello come Conte».

FUTURO CONTE – «Se deciderà di andare via sarà per migliorare e questo si dovrà accettare».

Liverpool Inter, Chivu: «Hanno avuto momenti difficili, ma non sono una squadra da sottovalutare. Noi dobbiamo capire una cosa»

Liverpool Inter, Chivu in conferenza stampa ha presentato la delicata sfida contro i Reds. Le parole rilasciate dal tecnico nerazzurro alla vigilia

Vigilia di Champions League per l’Inter. Cristian Chivu ha presentato in conferenza stampa la trasferta molto delicata contro il Liverpool.

INTENSITÀ DEL LIVERPOOL – «Il Liverpool fa dell’intensità il suo motto. Slot sta cercando di mantenere questo aspetto, hanno iniziato bene la stagione, poi hanno avuto momenti di difficoltà ma sono costruiti per questo tipo di partite. Sappiamo cosa portano in campo, il loro valore individuale e collettivo. Il calcio in Inghilterra è diverso».

GESTIONE DELLE PARTITE – «Tutto è replicabile, ma dipende dalla partita, dalle energie e dall’atteggiamento dell’avversario. Giocando ogni tre giorni bisogna capire quando spingere e quando rifiatare. Le pressioni si fanno con un’idea ben precisa, senza voler perdere l’equilibrio». LEGGI LA CONFERENZA COMPLETA SU INTERNEWS24.COM

Salah, è sempre più crisi con il Liverpool: il giocatore non ha accettato una cosa. I dettagli dell’accaduto

Salah, momento non facile per l’egiziano. Il giocatore è finito al centro della critica della stampa anche per le sue dichiarazioni. Le ultime

Com’è dura assistere al declino di un grande giocatore. Quindi, immaginate viverlo… Mohamed Salah è come tutti gli altri che ci sono passati prima di lui: non accetta di essere meno decisivo, meno impattante, e quindi meno indispensabile agli occhi del suo allenatore. Ha masticato amaro in panchina per tre partite di fila, due delle quali senza nemmeno entrare in gioco. Poi è esploso dopo il pareggio contro il Leeds (3-3). Un giocatore che non ha messo piede in campo che si presenta in zona mista, è la garanzia di una carneficina mediatica. «Non aveva mai parlato così a lungo alla stampa scritta britannica in più di otto anni di carriera al Liverpool», aggiunge The Athletic.

Il tempismo non gli rende onore
La sua uscita col lanciafiamme ha incendiato la stampa inglese, i tifosi del Liverpool e probabilmente la dirigenza dei Reds. Per The Times, «il Liverpool è troppo furbo per tenere Mo Salah: è ora di venderlo. La decisione calcolata dell’egiziano di minare l’autorità di Arne Slot nel bel mezzo della crisi, e la sua efficienza in calo sotto porta, facilitano il compito ai proprietari del Liverpool». Probabilmente l’effetto opposto a quello cercato da Salah, che si vede come la vittima sacrificale di un allenatore che ha perso lo spogliatoio e ogni coerenza tattica.

«Come se i campioni della Premier League non avessero abbastanza problemi dopo un misero bottino di soli otto punti negli ultimi 30 disponibili, una guerra civile ora infuria tra uno dei più grandi giocatori dell’illustre storia del club e un allenatore che lotta per salvare il suo posto dopo un calo allarmante dei risultati», espone The Athletic, che attacca duramente Salah tacciandolo di essere «egoista e irrispettoso. Questo non fa che aggiungere negatività che pesa sul club in un momento difficile. Visto che partirà per la Coppa d’Africa il prossimo fine settimana, sarebbe stato davvero così difficile fare buon viso a cattivo gioco e sopportare la sua situazione fino ad allora piuttosto che sbandierare tutti questi problemi in pubblico?».
Non è più lo stesso Salah

La scorsa stagione, Salah si fermava regolarmente davanti alla stampa per parlare del suo futuro, mentre il prolungamento del contratto tardava a concretizzarsi. Metteva pressione alla sua dirigenza, approfittando del suo stato di forma spettacolare e del suo incredibile impatto sulla stagione dei Reds (34 gol e 23 assist). Il board ha finalmente deciso di prolungarlo per due anni, nonostante i 33 anni del giocatore, messo sotto pressione dal battage mediatico e dalla voglia dei tifosi di godersi ancora un po’ il loro geniale egiziano. Ma da allora, è un altro Salah quello che vediamo vagare sul prato di Anfield (cinque gol e tre assist in 19 presenze in tutte le competizioni). Senza ispirazione, quasi senza motivazione, disconnesso dai suoi nuovi compagni che sembra non voler scoprire.

«Ho dato tanto a questo club. Non dovrei dover lottare ogni giorno per il mio posto, perché me lo sono meritato», ha dichiarato Salah dopo il Leeds. Ma dovrebbe sapere che è la dura legge del calcio: non c’è mai nulla di acquisito, ogni stagione è una nuova storia. «È stato troppo spesso in secondo piano durante le partite. Si è mostrato poco pericoloso offensivamente e i suoi avversari hanno sfruttato a più riprese lo spazio alle sue spalle perché non rientra per spalleggiare il suo terzino destro in difesa», ricorda The Athletic per dare torto a Salah. Il quale, dopo aver fatto di tutto per prolungare il suo contratto, ha ormai grandi possibilità di lasciare il Liverpool dalla porta di servizio il prossimo gennaio.

Conte Spalletti, spunta un nuovo retroscena: cosa si sono detti al termine della partita del Maradona

Conte Spalletti: il faccia a faccia che racconta molto più di una partita. Una frase non è assolutamente sfuggita: ecco cosa è accaduto

Il “Diego Armando Maradona” ha vissuto una serata di grande calcio con il 2-1 che ha rilanciato il Napoli e frenato la Juventus, ma i momenti più significativi si sono consumati lontano dai riflettori. In un breve scambio di battute tra panchine, si è consumato un episodio destinato a restare nella memoria degli addetti ai lavori: il faccia a faccia tra Antonio Conte e Luciano Spalletti al termine della sfida.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, subito dopo il fischio finale, mentre le squadre rientravano negli spogliatoi, Conte ha ricevuto un riconoscimento sincero dal collega azzurro. Spalletti, nonostante la gioia dei napoletani e la delusione della sua squadra, si è avvicinato all’allenatore della Juventus e ha pronunciato una frase semplice ma significativa: «Complimenti, quanto correte».

Questa battuta va oltre la formalità del fair play. È un riconoscimento chiaro della superiorità fisica e atletica mostrata dal Napoli durante i 90 minuti. Gli azzurri hanno imposto un ritmo elevatissimo, mantenendo intensità e pressione costante, costringendo la Juventus a rincorrere e a subire la supremazia nel gioco. Per Spalletti, quel momento nel tunnel rappresenta una fotografia fedele delle difficoltà incontrate dai suoi ragazzi: il gap fisico non è solo evidente sul campo, ma è anche un tema di analisi strategica e tattica.

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Il dialogo tra Conte Spalletti non è stato un semplice gesto di cortesia, ma una conferma pubblica delle preoccupazioni espresse dal tecnico toscano nelle interviste post-gara. Spalletti ha più volte sottolineato l’importanza del ritmo, della corsa e della continuità nell’aggressione alla palla. La Juventus, nella visione del suo allenatore, deve aumentare il dinamismo per competere con le squadre più in forma del campionato, senza trascurare l’aspetto mentale e la gestione della partita.

Dall’altro lato, il gesto di Conte, che ha accolto il complimento con rispetto, dimostra la consapevolezza reciproca tra due dei tecnici più importanti del panorama calcistico italiano. Il confronto tra Conte Spalletti racconta di un rispetto professionale che va oltre il risultato e che mette in evidenza come il calcio moderno richieda sempre più equilibrio tra tecnica, tattica e preparazione atletica.

In sintesi, la sfida al Maradona non è stata solo Napoli contro Juventus, ma anche uno scambio di valori tra due menti calcistiche. Il faccia a faccia tra Conte e Spalletti è un esempio di come il calcio sia fatto di gesti piccoli ma significativi, che svelano le priorità, le sfide e le strategie di chi vive il gioco non solo per la vittoria, ma per la qualità del processo che porta al successo.

VAR, la FIFA prepara una nuova rivoluzione: l’ultima idea sull’utilizzo della tecnologia. Ecco tutti i dettagli

VAR: la Fifa pronta a rivoluzionare il calcio con nuove regole video. Possibile una novità destinata a cambiare ancora una volta il mondo del calcio

La Fifa non smette di spingere sull’innovazione e il VAR torna al centro del dibattito sul futuro del calcio. Dopo l’introduzione del fuorigioco semiautomatico nel Mondiale 2022, l’obiettivo ora è ampliare ulteriormente il perimetro d’uso del video, intervenendo su tutti i “fatti oggettivi” rivedibili. L’idea, infatti, è quella di rendere il gioco più giusto, riducendo gli errori arbitrali e aumentando la precisione delle decisioni, anche a costo di un impiego maggiore della tecnologia.

Il tema divide: mentre alcuni esperti e tifosi chiedono di limitare gli interventi VAR per non rallentare troppo le partite, la Fifa punta invece a una maggiore cura negli interventi, ritenendoli fondamentali per la trasparenza del gioco. L’obiettivo è chiaro: ogni situazione dubbia, dall’uscita del pallone dalla linea di fondo al tocco decisivo prima del gol, dovrebbe poter essere controllata con precisione attraverso il VAR.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, la vera rivoluzione potrebbe arrivare già al Mondiale 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. La novità più significativa riguarderebbe i calci d’angolo: il VAR potrebbe stabilire automaticamente se il pallone abbia superato la linea di fondo e chi abbia toccato per ultimo la palla nei casi dubbi. Questo rappresenterebbe il primo passo verso l’automatizzazione dei corner, una misura che potrebbe diventare realtà nei prossimi tre anni.

L’uso del VAR sui corner ha già raccolto consensi tra gli esperti del settore. Anche Pierluigi Collina si è detto favorevole, sostenendo che un controllo accurato in questa fase del gioco può influire direttamente sull’esito delle partite, dato che molti gol nascono da calci piazzati. In prospettiva, l’adozione di queste misure potrebbe ridurre progressivamente il ruolo degli assistenti, sempre più sostituibili dalla tecnologia.

La Coppa del Mondo 2026 si prepara quindi a diventare un vero e proprio laboratorio tecnologico. Dopo il successo del fuorigioco semiautomatico in Qatar, la rassegna americana potrebbe segnare un ulteriore passo avanti nell’evoluzione del VAR, rendendo le decisioni arbitrali più precise e riducendo le polemiche. L’Ifab discuterà ufficialmente le proposte a gennaio, ma la Fifa sembra determinata a sperimentare il VAR sui corner, almeno nelle fasi finali del torneo, aprendo la strada a un calcio sempre più tecnologico e misurabile.

In sintesi, il VAR non è più solo uno strumento per i rigori o per i fuorigioco: sta diventando un elemento centrale per garantire equità, trasparenza e modernità nel calcio del futuro. Mondiale 2026 e oltre potrebbero mostrare finalmente il volto di un gioco più giusto e controllato.

Yildiz Juventus, addio sempre più vicino? Quella big potrebbe tentare il blitz già a gennaio. Le ultimissime

Yildiz Juventus: il caso Salah scuote il mercato e mette pressione ai bianconeri. Le ultime sul passaggio del giocatore in Premier

La brusca fine di un’era rischia di consumarsi nel modo più traumatico possibile. Ad Anfield è esplosa una tempesta che coinvolge uno dei simboli del club: Mohamed Salah. L’attaccante egiziano è stato escluso dai convocati per la sfida di Champions League contro l’Inter, una scelta netta e pesante da parte della società, arrivata dopo l’ennesima intervista polemica rilasciata dal giocatore. Le dichiarazioni hanno sancito una rottura ormai insanabile con l’ambiente, aprendo scenari clamorosi sul suo futuro.

La crisi nasce da un rapporto incrinato con l’allenatore Arne Slot. Solo un anno fa sarebbe stato impensabile immaginare Salah come un problema, eppure oggi il quadro è completamente cambiato. Nonostante il rinnovo biennale da 13 milioni netti firmato ad aprile, il rendimento dell’egiziano nella stagione 2025-26 è crollato rispetto al passato. Slot lo ha escluso dall’undici titolare per tre gare consecutive, decisione che non è stata digerita dal numero 11. Da lì è partita la sua scelta di rispondere con un attacco mediatico anziché con un chiarimento interno.

L’esito appare inevitabile: senza scuse pubbliche, l’addio a gennaio sembra scritto. A 33 anni, il futuro di Salah porta dritto verso l’Arabia Saudita. Diversi club sono già in fila e l’Al-Hilal di Simone Inzaghi appare in vantaggio, pronto a garantirgli un ruolo centrale in vista del Mondiale 2026.

Il terremoto Salah, però, ha ripercussioni anche molto lontano da Liverpool. E qui entra in gioco il tema Yildiz Juventus. I Reds stanno già valutando il profilo ideale per sostituire il loro ex leader offensivo. Se in Premier League viene citato Antoine Semenyo del Bournemouth, dalla Germania filtrano indiscrezioni ben più preoccupanti per la Juventus. La Bild ha infatti inserito Kenan Yildiz tra i nomi in cima alla lista del Liverpool, accanto a Rodrygo e Olise.

Per la Juventus si tratta di un allarme serio. Il progetto “Yildiz Juventus” è centrale per il futuro del club: il talento turco, classe 2005, rappresenta uno dei pilastri su cui ricostruire la squadra. Ma la sua situazione contrattuale merita attenzione. Nonostante la scadenza fissata al 2029, l’ingaggio del trequartista è relativamente basso (1,7 milioni), e il rinnovo con adeguamento – richiesto tra i 5 e i 6 milioni – non è ancora definito.

Un’offerta fuori mercato del Liverpool, alla ricerca del sostituto di Salah, rischierebbe di mettere in seria difficoltà la Juventus e di interrompere sul più bello il percorso di crescita del giovane talento turco.

Formazioni ufficiali Pisa Parma, le scelte di Gilardino e Cuesta per il match di Serie A

Formazioni ufficiali Pisa Parma, le due squadre aprono questo lunedì di Serie A. In palio punti importanti per la salvezza.

E’ tempo di Serie A con il match fra il Pisa di Gilardino e il Parma di Cuesta. Queste le formazioni ufficiali della sfida:

PISA (3-5-2): Scuffet; Calabresi, Caracciolo, Canestrelli; Touré, Piccinini, Aebischer, Marin, Angori; Nzola, MeisterAll. Gilardino.

PARMA (3-5-2): Corvi; Delprato, Estevez, Valenti; Britschgi, Bernabè, Keita, Valeri; Ondrejka, Benedyczak; Pellegrino. All. Cuesta.

Palmer Chelsea, il centrocampista non sarà a disposizione contro l’Atalanta? Le ultimissime che arrivano direttamente da Londra

Palmer Chelsea, il giocatore non si è allenato e salterà la trasferta di Bergamo. Una scelta presa d’accordo con il club. Ecco il motivo dell’assenza

La vigilia della sfida tra Atalanta e Chelsea, in programma domani sera al New Balance Stadium di Bergamo, si apre con una notizia che cambia il volto del match: Palmer non sarà della partita. L’attaccante inglese, uno dei talenti più brillanti della rosa dei Blues, ha infatti saltato la seduta di rifinitura e non prenderà parte alla trasferta italiana valida per la sesta giornata della League Phase di Champions League.

Il forfait di Cole Palmer rappresenta un imprevisto significativo per Enzo Maresca, che contava sulla creatività e sulla capacità di rifinitura del giovane talento per affrontare un’Atalanta in grande forma. Il nome di Palmer era tra quelli più attesi per questo match, ma il giocatore è stato costretto nuovamente ai box dopo il breve rientro avvenuto mercoledì scorso. Secondo fonti inglesi, però, lo stop non dovrebbe essere lungo e Palmer potrebbe tornare a disposizione già nel weekend, segno che l’infortunio è più una misura precauzionale che una reale ricaduta.

La rifinitura odierna, tappa fondamentale per definire la formazione titolare del Chelsea, ha confermato le preoccupazioni della vigilia. Palmer non si è allenato insieme al resto del gruppo, lasciando Maresca senza una delle sue armi offensive più decisive. Il giocatore, cresciuto nel Manchester City e approdato al Chelsea per diventare un riferimento del nuovo corso, stava vivendo un ottimo momento di forma prima di questo stop.

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Secondo quanto riportato dalla BBC, la decisione di non inserire il nome di Palmer tra i convocati per Bergamo è stata presa in accordo con lo staff medico, che ha preferito evitare rischi inutili. L’obiettivo è preservare l’integrità fisica dell’attaccante in vista dei prossimi impegni, sia in Premier League che nella stessa Champions League, dove il Chelsea punta a un ruolo da protagonista.

L’assenza di Palmer obbliga Maresca a rivedere i piani offensivi per il match contro l’Atalanta. Senza il suo mancino creativo tra le linee, i Blues dovranno trovare nuove soluzioni per superare la pressione alta dei nerazzurri e creare occasioni da gol. Resta ora da capire chi prenderà il posto del giovane talento nel tridente offensivo, ma la sensazione è che il Chelsea dovrà affidarsi all’intensità e alla profondità della rosa per sopperire alla mancanza di uno dei suoi principali punti di riferimento.

La sfida di Bergamo perde così uno dei possibili protagonisti, ma resta un appuntamento cruciale per la corsa europea dei Blues, che sperano di ritrovare Palmer al più presto.

Salah Liverpool, ci sarà contro l’Inter? La decisione di Slot ora è ufficiale. Ecco i dettagli e cosa succederà nei prossimi giorni

Salah Liverpool, Slot ha deciso di non convocarlo per la sfida contro l’Inter. Una posizione forte che conferma la rottura con l’egiziano

Alla vigilia della grande sfida di Champions League tra Inter e Liverpool, un annuncio improvviso ha stravolto l’intera preparazione del match: Salah Liverpool non sarà una combinazione presente nella notte di San Siro. Mohamed Salah, infatti, è stato escluso dai convocati e non sarà a disposizione del tecnico Arne Slot per la trasferta italiana. Una decisione pesante, che cambia radicalmente gli equilibri tattici e psicologici della gara valida per la sesta giornata della League Phase.

La scelta del Liverpool è ormai definitiva e arriva dopo settimane turbolente. Salah era già stato lasciato fuori in alcune partite di Premier League, decisioni che avevano provocato non poche discussioni. Il tutto è poi esploso dopo il match contro il Leeds, quando l’attaccante egiziano aveva rilasciato dichiarazioni molto dure, lasciando trapelare un rapporto sempre più compromesso con l’ambiente. Il club, di fronte a queste tensioni crescenti, ha scelto una linea di fermezza che rende evidente quanto il caso Salah Liverpool sia diventato ingestibile.

Secondo quanto riportato dal giornalista Fabrice Hawkins, l’esclusione sarebbe frutto di una decisione presa congiuntamente da Arne Slot e dal board societario, segno di una frattura interna ancora lontana dall’essere ricomposta. Il tecnico olandese, sin dal suo arrivo, aveva puntato molto sulla disciplina e sull’equilibrio dello spogliatoio: la situazione creatasi attorno alla stella egiziana ha evidentemente minato questa stabilità.

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Dal punto di vista tecnico, l’assenza di Salah rappresenta uno scenario inedito e complicato per il Liverpool. Nonostante una stagione difficile, il numero 11 continua a essere il faro offensivo della squadra, un leader riconosciuto non solo per il rendimento ma anche per carisma ed esperienza internazionale. La sua capacità di incidere con una singola giocata è un patrimonio che i Reds dovranno provare a rimpiazzare, pur sapendo che nessuno dei sostituti può davvero replicarne l’impatto. Per l’Inter di Cristian Chivu, questa è una notizia che modifica radicalmente la preparazione del match: affrontare il Liverpool senza Salah significa togliere di mezzo la minaccia più temuta.

Il caso Salah Liverpool continua dunque a far discutere. Le tensioni accumulate, le esclusioni improvvise e le dichiarazioni pubbliche degli ultimi giorni hanno tracciato un solco profondo tra il giocatore e l’allenatore. Ora la rottura si riflette anche sul campo, con una decisione ufficiale che pesa come un macigno sulla vigilia della sfida.

Pulisic Milan, ci sarà contro il Torino? Dai rossoneri una notizia che lascia sperare sul recupero in extremis. Le ultimissime

Pulisic Milan, il rossonero sembra avvicinarsi al recupero. E’ partito per Torino e almeno in panchina dovrebbe essere presente dopo l’influenza

Il recupero di Christian Pulisic rappresenta un’importante boccata d’ossigeno per il Milan e potrebbe cambiare in modo significativo gli equilibri della formazione che affronterà il Torino nella 14ª giornata di Serie A. L’esterno statunitense, uno dei leader tecnici del progetto rossonero, era stato fermato da un improvviso attacco febbrile che aveva messo in dubbio la sua presenza. Nelle ultime ore, però, il talento americano ha superato la fase acuta della malattia e sta raggiungendo i compagni in Piemonte, alimentando nuovo entusiasmo attorno al binomio Pulisic Milan.

La notizia è stata accolta positivamente dall’ambiente rossonero, soprattutto perché arriva in un momento delicato. Il nuovo allenatore Massimiliano Allegri, subentrato con l’obiettivo di riportare stabilità e competitività, potrà contare su una risorsa fondamentale almeno per uno scampolo di gara. In una trasferta tradizionalmente complicata come quella contro il Torino di Marco Baroni, noto per la sua organizzazione difensiva e per la fisicità delle sue squadre, avere un elemento capace di accendere la manovra come Pulisic potrebbe rivelarsi decisivo.

Le condizioni del giocatore verranno comunque monitorate con attenzione dallo staff sanitario del club. Solo poco prima del fischio d’inizio verrà presa una decisione ufficiale sulla sua presenza in distinta. Il Direttore Sportivo Igli Tare, impegnato nel costruire un Milan competitivo per la lotta al vertice, sta seguendo la situazione da vicino. Avere Pulisic almeno in panchina significherebbe poter contare su un’arma preziosa a partita in corso, un calciatore capace di creare superiorità numerica, aprire spazi e aumentare la pericolosità offensiva.

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Dal punto di vista tattico, l’eventuale disponibilità dell’americano può obbligare Allegri a rivedere il piano gara. Fino a prima del suo recupero, sembrava certa la scelta di puntare sul tandem offensivo formato da Rafael Leão e Christopher Nkunku. Tuttavia, anche un inserimento last minute di Pulisic — per quanto improbabile dal primo minuto a causa della recente febbre — potrebbe introdurre nuove soluzioni. Una staffetta, un cambio modulo o un ingresso mirato nel finale possono diventare opzioni concrete.

La presenza di Pulisic al fianco del Milan in questa trasferta manda inoltre un messaggio forte: i rossoneri intendono affrontare la sfida senza lasciare nulla al caso. Nonostante le difficoltà storiche sul campo del Torino, la determinazione della squadra e la volontà di rimanere aggrappati alla vetta della classifica passano anche dal recupero del numero 11. Ancora una volta, il connubio Pulisic Milan si conferma decisivo per le ambizioni stagionali del Diavolo.

Beukema Napoli, il difensore sempre più al centro del progetto Conte: lo confermano i numeri. I dettagli

Beukema Napoli, il difensore è sempre più al centro del progetto partenopeo. E alcune statistiche esaltano proprio il difensore ex Bologna

Nel nuovo assetto tattico del Napoli, uno dei protagonisti più sorprendenti è senza dubbio Sam Beukema. L’ex difensore dell’AZ Alkmaar, arrivato in estate, sta dimostrando una crescita costante e un impatto immediato nel gioco degli azzurri. Le statistiche registrate nella sfida Napoli-Juve confermano in modo eloquente quanto Beukema sia diventato una figura centrale nella costruzione dal basso e nello sviluppo della manovra. Non è un caso che il nome Beukema stia rapidamente diventando sinonimo di affidabilità, personalità e qualità tecnica.

Nella partita contro i bianconeri, Beukema si è distinto come 1º per passaggi verso l’ultimo terzo di campo (10) e 1º per progressive passes (6) tra tutti i giocatori del Napoli. Questi dati evidenziano come il difensore olandese non si limiti a svolgere compiti difensivi, ma sia invece uno dei principali motori dell’uscita palla e della verticalizzazione della squadra. La sua capacità di trovare linee di passaggio utili per superare la pressione avversaria è diventata un’apprezzata costante nel Napoli di questa stagione.

Beukema è risultato anche 1º per tocchi nell’area difensiva, secondo solo a Milinkovic, e 1º per tocchi nel terzo centrale (45), numeri che sottolineano la sua centralità nella fase di impostazione. Non sorprende che sia 2º per tocchi totali (79), 2º per passaggi tentati (72) e 2º per passaggi completati (64): segno che il pallone transita con continuità dai suoi piedi e che il tecnico si fida della sua precisione e lucidità anche nelle situazioni più delicate.

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Un altro dato interessante riguarda le sue conduzioni palla al piede: Beukema è infatti 2º per carries (57). Questo aspetto mostra come il difensore non abbia paura di avanzare in prima persona per creare superiorità numerica o per rompere la prima linea di pressione. Una caratteristica sempre più preziosa nel calcio moderno, soprattutto per una squadra che basa la propria identità su un possesso dinamico e ragionato come il Napoli.

Tutte queste cifre dipingono un quadro molto chiaro: nel Napoli attuale, Beukema è il difensore che più contribuisce alla manovra offensiva e alla fluidità del gioco. Il suo ruolo è fondamentale per collegare fase difensiva e costruzione, garantendo sicurezza in uscita e qualità nell’avanzamento. La combinazione tra intelligenza tattica e tecnica pulita rende sempre più evidente l’importanza del binomio Beukema, destinato a diventare uno dei pilastri della squadra partenopea per il presente e per il futuro.

PSG, come bisogna risollevarsi? Il piano sarà puntare sulla compattezza, e quel giocatore non ha dubbi

PSG, come risolvere la situazione. Pochi dubbi nei confronti della squadra francese. Il punto

Da erede designato di Verratti, Vitinha si è imposto come uno dei centrocampisti più forti in circolazione: terzo al Pallone d’Oro, campione d’Europa con il PSG e sempre più decisivo anche in zona gol. Il 25enne portoghese, noto per la sua esultanza in cui fa roteare l’elastico dei capelli, racconta a La Gazzetta dello Sport il suo momento magico, il rapporto speciale con Luis Enrique e le ambizioni di un PSG giovane e affamato, nonostante qualche difficoltà in campionato.

LE DIFFICOLTA’ IN CAMPIONATO «Ci sono varie ragioni e non sono una scusa. Abbiamo avuto molti infortuni a inizio stagione, è emersa un po’ di stanchezza per le poche vacanze fatte e questo può intaccare certi equilibri. Ma non siamo preoccupati: chi ha giocato finora ha fatto bene. Non ci piace perdere o non essere primi, ma siamo sempre focalizzati sul lavoro e vogliamo vincere di nuovo la Champions, anche se nel calcio si sa, uno più uno non fa sempre due e serve pure un po’ di fortuna».

LE SQUADRE CONOSCONO MEGLIO IL PSG «Non credo sia un aspetto decisivo, anche perché il PSG di oggi è già molto diverso da quello di quando è arrivato Luis Enrique. E anche noi conosciamo meglio i nostri avversari. Quando sei ai vertici però può non bastare. Oltre a noi ci sono tante squadre forti. Finora ne ho viste tante, dal Bayern Monaco al Barcellona, passando per l’Arsenal e le squadre inglesi, le più toste da affrontare.

LA GARA CON L’ATHLETIC BILBAO «Al PSG tutte le partite sono importanti. Non facciamo distinzioni tra partite di campionato, Champions o coppa di Francia dove se perdi sei fuori».

IL MOMENTO D’ORO E IL SALTO DI QUALITÀ «Sto vivendo un periodo positivo, ma non dimentico che in una stagione ci sono anche momenti negativi e non mancano mai le critiche. Per me, però, l’importante è restare il più possibile al top per aiutare la squadra. Cosa mi ha permesso di fare il salto di qualità? Ho lavorato molto, avuto un po’ di fortuna e potuto contare su persone importanti sul piano personale e sportivo. A cominciare dal Luis Enrique che forse ha avuto l’impatto più influente sul mio percorso».

IL RAPPORTO CON LUIS ENRIQUE «È vero, è un po’ rompipalle (ride, ndr), ma a me piace così, perché non puoi che migliorare. È un grande allenatore, non solo sotto l’aspetto tecnico-tattico, ma anche dal punto di vista umano che a questi livelli fa la differenza»

L’ARTE DEL PASSAGGIO «È qualcosa su cui lavoro da quando cominciai a giocare a calcio, a sei anni. È una delle mie caratteristiche. Magari non ho molte altre doti, ma quella del passaggio ce l’ho».

L’INTESA CON JOAO NEVES E I GIOVANI DEL PSG «Abbiamo un ottimo rapporto e lo si vede anche in campo. Joao è una bella persona, con un bel carattere. Il fatto che sia portoghese aiuta. C’è molta intesa con il pallone perché oltretutto è un grande giocatore»

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Udinese, si continua a sognare. I bianconeri proveranno ad alzare il livello contro un Genoa che deve riscattarsi

Udinese, si continua a sognare e oggi alle 18:00 la squadra bianconera vuole alzare il livello: grazie soprattutto al suo Zaniolo

L’Udinese si aggrappa alle sue certezze offensive per continuare a sognare. Oggi alle 18, contro il Genoa al Bluenergy Stadium, i friulani dovranno fare a meno del gioiellino francese Arthur Atta, fuori per un mese dopo l’infortunio in Coppa Italia. L’assenza del giovane talento carica di ulteriori responsabilità la coppia d’attacco che sta trascinando la squadra di Kosta Runjaic: Nicolò Zaniolo e Keinan Davis.

I due sono stati i protagonisti assoluti del recente blitz di Parma, firmando entrambi i gol della vittoria. Una dimostrazione di forza che non è passata inosservata nemmeno a Daniele De Rossi, tecnico del Genoa avversario odierno, che ha sottolineato con una battuta la fisicità straripante dei friulani: «Giochiamo contro 11 Norton-Cuffy».

La Gazzetta dello Sport sottolinea come Zaniolo sembri finalmente rinato in Friuli. Il gol a Parma, il quarto in campionato da quando si è sbloccato a fine ottobre (a segno anche contro big come Juventus e Atalanta), certifica un momento di forma eccezionale. Il nuovo numero 10, che sta anche mettendo più minuti nelle gambe e vive un momento felice fuori dal campo in attesa del secondo figlio, non sta facendo rimpiangere l’addio di Thauvin. Il ct azzurro Gattuso lo osserva, anche se la convocazione non è ancora arrivata.

Accanto a lui c’è il “paziente inglese” Keinan Davis. Un colosso dal fisico possente ma dai muscoli fragili, che ora sembra aver trovato continuità. Quando sta bene, Davis è devastante: anche per lui sono già quattro i centri in campionato. Nonostante la concorrenza di Buksa e degli altri attaccanti in rosa, la maglia da titolare è sua.

Oggi l’Udinese, priva anche dello squalificato Kamara, cerca il sostegno del pubblico (biglietti a 5 euro per i dilettanti locali) per una gara da non perdere. Una vittoria alimenterebbe i sogni di gloria dell’inguaribile romantico patron Pozzo, consolidando una classifica già lusinghiera.

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Allenamento Inter, Chivu preoccupato per quel giocatore. Ci sarà a Liverpool? La situazione non lascia dubbi

Allenamento Inter: preoccupazione per Akanji in vista del Liverpool. La situazione non lascia dubbi

Brutte notizie per Cristian Chivu e per l’Inter, a poche ore dalla sfida di Champions League contro il Liverpool. Durante l’allenamento Inter di rifinitura ad Appiano Gentile, Manuel Akanji, difensore svizzero e tra i giocatori più esperti della rosa nerazzurra, non ha preso parte alla seduta. L’assenza ha subito acceso l’allarme in vista del big match europeo, anche se fortunatamente non si tratta di un problema muscolare o traumatico.

Il motivo del forfait è una leggera sindrome influenzale, che ha costretto Akanji a restare a riposo e a saltare l’allenamento Inter pre-gara. Le sue condizioni saranno monitorate nelle prossime ore, ma al momento la sua presenza contro il Liverpool resta in forte dubbio. Una tegola importante per Chivu, che rischierebbe di perdere un punto di riferimento chiave nella difesa proprio in una delle partite più delicate della stagione.

Se Akanji non dovesse recuperare, il principale candidato a sostituirlo sarebbe Yann Aurel Bisseck, difensore tedesco già utilizzato nelle rotazioni europee. Chivu, però, spera ancora in un recupero dell’ex Borussia Dortmund: ci sono più di 24 ore per valutare l’evoluzione della sua condizione e capire se potrà almeno sedere in panchina.

Non è la prima volta che un virus influenzale condiziona la preparazione dell’Inter in questa fase della stagione. Solo di recente anche Ange-Yoan Bonny, attaccante francese classe 2003, era stato fermato dalla stessa sindrome, saltando il match di campionato contro il Pisa. Un precedente che impone cautela e che rende ancora più incerta la situazione di Akanji in vista della notte europea di San Siro.

Chivu, che si prepara a una sfida cruciale per il cammino dell’Inter in Champions League, spera di non dover rinunciare a uno dei suoi leader difensivi proprio contro un avversario del calibro del Liverpool. Le prossime ore saranno decisive per sciogliere ogni dubbio sulla disponibilità di Akanji.

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Massimo Orlando sulla Fiorentina: «Situazione assai preoccupante quella della squadra viola. Ecco perché»

Massimo Orlando, ex giocatore della Fiorentina, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla squadra viola

Massimo Orlando, ex calciatore e oggi commentatore, analizza con grande preoccupazione la crisi profonda della Fiorentina. Dopo l’ultima sconfitta contro il Sassuolo, Orlando non usa mezzi termini per descrivere una situazione che definisce “spaventosa”, evidenziando problemi caratteriali, uno spogliatoio allo sbando e l’assenza di reazioni. Per l’ex viola, il rischio retrocessione è concreto e serve un intervento drastico della società. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

UN PEGGIORAMENTO ALLARMANTE «Con il Sassuolo ho visto un ulteriore peggioramento, anche rispetto a quanto fatto con Pioli. È mancata completamente una reazione sul piano caratteriale e della grinta e mi aspettavo pure un cambio tattico, ma il problema ora non è certo l’assetto. Io avrei fatto un bel ritiro di una settimana per lavorare singolarmente sulla testa di ognuno. Parlarci. Prendere decisioni, anche drastiche, e a chi non sta bene la situazione, se ne vada a gennaio. Non vedo altre soluzioni».

SPOGLIATOIO ALLO SBANDO «La Fiorentina non è una squadra, ma pare un insieme di giocatori che fra l’altro si mandano a quel paese. Sono spaventato da questa situazione, che va oltre la tattica, perché mi sembra uno spogliatoio alla sbando e non mi è piaciuto neanche Luca Ranieri che al momento della sostituzione non ha dato la mano a Vanoli. Io gli leverei immediatamente pure la fascia. E intervenga la società con lui e altri perché serve il pugno duro e multe, sennò ognuno fa quello che vuole. Brutto anche l’episodio sul rigore fra Mandragora e Kean. Moise è fortissimo, è l’attaccante della Nazionale e non può fare quelle sceneggiate. Ma ora è tutto incomprensibile, compresi gli errori di De Gea, e se vengono a mancare perfino le certezze è la fine».

A COSA AGGRAPPARSI «Difficile da dire. Ho veramente paura per la retrocessione perché ora possono perdere da chiunque, anche da una formazione di Serie D. Prendono sempre gol da palla inattiva e fanno gli identici errori. Non c’è un’idea di gioco, non ci sono due passaggi di fila. Dieci minuti con il Sassuolo a verticalizzare, il vantaggio su rigore e poi sono spariti. Se il club avesse coraggio, potrebbe anche mettere dentro i giovani, che danno un’identità, e tenere fuori i leader».

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Djidji ricorda: «Vi dico la verità sul mio addio al Torino. Contestazione a Cairo? Voglio dire questo»

Djidji, difensore ex Torino, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul momento dei granata

Koffi Djidji, difensore ivoriano naturalizzato francese, ha legato gran parte della sua carriera italiana alla maglia del Torino, indossandola per cinque stagioni (più una parentesi al Crotone) e diventando un punto fermo della difesa sotto la gestione di Ivan Juric. Oggi svincolato dopo la scadenza del contratto nell’estate 2024, Djidji su Tuttosport ripercorre la sua esperienza granata, tra ricordi dolci e amari, l’addio controverso e la voglia di rimettersi in gioco, anche partendo dalla Serie B.

LA CONDIZIONE ATTUALE «Sto bene perché ho la salute, ma da calciatore invece dico che sto meno bene perché vorrei giocare, posso ancora dare un contributo»

L’ADDIO AL TORO Sono state dette varie cose, che sono stato io a rifiutare il rinnovo, che chiedevo più soldi. Arrivavo da una stagione in cui avevo giocato meno, e non per colpe mie: avrei mai potuto chiedere l’aumento dello stipendio? La verità è che non mi è mai stato proposto il rinnovo di contratto»

VAGNATI E IL PRESTITO AL CROTONE «Vagnati invece mi avrebbe ceduto: appena sono arrivato, non considerava né me né altri giocatori. Addirittura neppure mi salutava. Insomma, anche quella fu una mancanza di rispetto».

JURIC – «É stato un ottimo allenatore per il Toro. Ha fatto bene, anche se, certo, si può sempre fare meglio».

GLI ALLENATORI IMPORTANTI «Ce ne sono quattro che sono stati molto importanti per me: Juric e Mazzarri nel Toro, Ranieri e Conceiçao nel Nantes. Ranieri è davvero un signore a livello umano, tratta proprio tutti con enorme rispetto. I due tecnici che ho avuto in granata mi hanno fatto iniziare a giocare a tre».

IL RAMMARICO EUROPEO E LA STRUTTURA SOCIETARIA «Sì, sarebbe stato bello riuscire a qualificarci per l’Europa e giocarci. Sarebbero stato bello anche per i tifosi, a loro avrebbe fatto molto piacere. Ma se vai in Europa, deve esserci una struttura societaria di un certo tipo alle spalle, altrimenti vai solo a fare figuracce

RICORDA IL GOL AL MILAN «Certo, mi sono sempre goduto i momenti così che ho vissuto in carriera. Poi è sempre bello giocare partite contro certe squadre, le sogni da bambino. Al Toro contro il Milan abbiamo sempre giocato bene, quel gol è arrivato nel momento giusto: a noi serviva una vittoria e io stavo bene.

TORINO-MILAN «Consigli no. Posso dire che il Milan ha davvero una bella squadra, hanno Modric che fa sempre la differenza, Leao a cui basta una giocata per essere decisivo. E poi Allegri che sta facendo bene».

I RICORDI PIÙ BELLI «Ne ho diversi. La prima stagione con Mazzarri per esempio: io arrivavo dal campionato francese e in Italia ho avuto la possibilità di affrontare squadre davvero forti, in Italia c’è la storia del calcio. Quell’anno c’era anche un bel gruppo ed è stata una stagione positiva. E poi anche degli anni con Juric ho ottimi ricordi; gli ultimi due in particolare, perché nel primo c’era più tensione per via della situazione da cui si arrivava l’anno precedente».

LA CONTESTAZIONE A CAIRO «Capisco i tifosi, loro sono qua da sempre e continueranno a esserci, hanno vissuto tante situazioni. La contestazione diciamo che non aiuta la squadra, perché anche se è indirizzata al presidente, poi comunque arriva in campo. Non è un ambiente facile quello di Torino, ma è un ambiente comunque molto bello, perché i tifosi sanno darti davvero tanto. Era anche bellissimo vedere che tanti tifosi ci seguivano pure in trasferta».

Lazio Bologna, espulsione di Gila giusta? Ecco i giudizi nei confronti dell’arbitro sulla gara di ieri

Lazio Bologna, come si è comportato l’arbitro nonostante quelle che sono state le polemiche? Il punto

Come si è comportato l’arbitro in Lazio-Bologna? Ecco i giudizi dei giornali sportivi.
La Gazzetta dello Sport dà a Fabbri una leggera insufficienza: 5.5. Questa la motivazione: «Il “rosso” a Gila ha il suo perché (che solo chi era in campo può certificare) ma ha spezzettato continuamente la gara: troppi fischi». L’analisi dei principali episodi è così formulata: « Al 2’, fallo di Romagnoli su Miranda con la Lazio in attacco: ok.

Al 20’ Tavares rischia il rosso su Orsolini: è collo del piede alto, un “arancione”. Al 31’, giusto il giallo per Moro su Cataldi come a Cambiaghi (si disinteressa della palla e va su Lazzari) al 4’st. A dieci minuti dalla fine, Fabbri estrae il giallo per fallo di Gila su Castro: poi, recepisce la frase incriminata («Sei scarso») ed estrae il rosso diretto, provvedimento legittimo in caso di offesa».

Per il Corriere dello Sport invece il voto è più alto, si arriva al 6 in pagella: «Direzione lineare per Fabbri che non ha grossi tentennamenti e gestisce in maniera abbastanza scientifica i cartellini gialli: 6 le ammonizioni complessive, a far discutere è stata l’espulsione di Gila. Sin dal primo giallo rifilato a Nuno Tavares prende decisioni in linea con tutta la gara: l’esterno della Lazio rischia, ma è giusto non estrarre il rosso. Torna indietro quando deve ammonire Moro, complessivamente tiene in mano la partita. «Sei scarso» l’insulto di Gila provoca il rosso. Al 33’ della ripresa l’episodio non digerito dalla Lazio: Gila a onda il tackle su Castro a centrocampo, Fabbri lo ammonisce.

Il difensore della Lazio si lamenta (ma il fallo c’è), il direttore di gara estrae poi il rosso diretto: dal labiale lo stesso Gila sembra dire «sei scarso, sei scarso», frase ritenuta offensiva dall’arbitro. Decisione che può apparire severa considerate anche alcune ingiurie percepite in altre occasioni e su altri campi, ma considerata l’azione e l’aver realmente commesso fallo da giallo, di sicuro Gila ha compiuto un’ingenuità. Al 44’ del primo tempo, su un’azione offensiva del Bologna, Pobega resta a terra, ma non c’è nessun contatto punibile»

Anche Tuttosport è in linea con la testata romana e attribuisce lo stesso voto a Fabbri: «Gara senza episodi da moviola. Punisce Gila col rosso dopo che per due volte gli dice “Sei scarso”».

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Vitinha sicuro: «Il PSG deve migliorare su questa cosa. Sul mio rapporto con Luis Enrique…»

Vitinha, centrocampista del PSG, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul suo momento attuale

Da erede designato di Verratti, Vitinha si è imposto come uno dei centrocampisti più forti in circolazione: terzo al Pallone d’Oro, campione d’Europa con il PSG e sempre più decisivo anche in zona gol. Il 25enne portoghese, noto per la sua esultanza in cui fa roteare l’elastico dei capelli, racconta a La Gazzetta dello Sport il suo momento magico, il rapporto speciale con Luis Enrique e le ambizioni di un PSG giovane e affamato, nonostante qualche difficoltà in campionato.

LE DIFFICOLTA’ IN CAMPIONATO «Ci sono varie ragioni e non sono una scusa. Abbiamo avuto molti infortuni a inizio stagione, è emersa un po’ di stanchezza per le poche vacanze fatte e questo può intaccare certi equilibri. Ma non siamo preoccupati: chi ha giocato finora ha fatto bene. Non ci piace perdere o non essere primi, ma siamo sempre focalizzati sul lavoro e vogliamo vincere di nuovo la Champions, anche se nel calcio si sa, uno più uno non fa sempre due e serve pure un po’ di fortuna».

LE SQUADRE CONOSCONO MEGLIO IL PSG «Non credo sia un aspetto decisivo, anche perché il PSG di oggi è già molto diverso da quello di quando è arrivato Luis Enrique. E anche noi conosciamo meglio i nostri avversari. Quando sei ai vertici però può non bastare. Oltre a noi ci sono tante squadre forti. Finora ne ho viste tante, dal Bayern Monaco al Barcellona, passando per l’Arsenal e le squadre inglesi, le più toste da affrontare.

LA GARA CON L’ATHLETIC BILBAO «Al PSG tutte le partite sono importanti. Non facciamo distinzioni tra partite di campionato, Champions o coppa di Francia dove se perdi sei fuori».

IL MOMENTO D’ORO E IL SALTO DI QUALITÀ «Sto vivendo un periodo positivo, ma non dimentico che in una stagione ci sono anche momenti negativi e non mancano mai le critiche. Per me, però, l’importante è restare il più possibile al top per aiutare la squadra. Cosa mi ha permesso di fare il salto di qualità? Ho lavorato molto, avuto un po’ di fortuna e potuto contare su persone importanti sul piano personale e sportivo. A cominciare dal Luis Enrique che forse ha avuto l’impatto più influente sul mio percorso».

IL RAPPORTO CON LUIS ENRIQUE «È vero, è un po’ rompipalle (ride, ndr), ma a me piace così, perché non puoi che migliorare. È un grande allenatore, non solo sotto l’aspetto tecnico-tattico, ma anche dal punto di vista umano che a questi livelli fa la differenza»

L’ARTE DEL PASSAGGIO «È qualcosa su cui lavoro da quando cominciai a giocare a calcio, a sei anni. È una delle mie caratteristiche. Magari non ho molte altre doti, ma quella del passaggio ce l’ho».

L’INTESA CON JOAO NEVES E I GIOVANI DEL PSG «Abbiamo un ottimo rapporto e lo si vede anche in campo. Joao è una bella persona, con un bel carattere. Il fatto che sia portoghese aiuta. C’è molta intesa con il pallone perché oltretutto è un grande giocatore»

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Graziani sicuro: «Nazionale? Penso che rispetto a quelle due annate certi momenti si gestivano in questo modo»

Francesco Graziani ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla Nazionale. Ecco le parole

Campione del Mondo nel 1982, Francesco “Ciccio” Graziani fu protagonista di quella storica cavalcata, accettando anche di sacrificarsi tatticamente all’ala per far spazio al rientrante Paolo Rossi. In questa intervista a Il Messaggero, Graziani ricorda con affetto il compagno di reparto e amico, tratteggiandone il lato umano e il valore tecnico assoluto.

SORPRESO DALLE TANTE INIZIATIVE PER RICORDARLO «Neanche un po’. Paolo merita tutto quello che si fa in suo nome. È stato uno dei più grandi giocatori della storia del calcio italiano. E un ragazzo di un’umanità senza pari».

L’ITALIA DEL 1982 VS 2006 «In effetti incontro tanti che mi dicono: la vostra formazione la ricordo, quella del 2006 no. Un percorso straordinario: momenti di abbattimento e di esaltazione, le vittorie sull’Argentina di Maradona e sul Brasile. Poi in quel periodo si parlava solo dello scandalo delle scommesse. Non fu solo un successo sportivo, fu una sorta di redenzione».

PAOLO, L’UOMO DAL SORRISO ETERNO «Speciale, solare. Sorriso eterno e voglia di divertirsi. Ecco, il Paolo che ricordo ha il sorriso stampato in faccia. Potevi essere imbufalito, arrivava lui e ti passava subito. Quello era un gruppo azzurro molto solido, sicuro di sé, guidato da un condottiero vero come Bearzot e da uno staff di prim’ordine. Una squadra di amici. Ma mi rendo perfettamente conto che senza Paolo il Mondiale non lo avremmo vinto».

SAPEVA DELLA MALATTIA «Sì, anche se solo negli ultimi mesi. Fino a quel momento ci aveva nascosto la situazione, la ricaduta».

LA SQUALIFICA «Gli pesava. Continuava a dirci che non c’entrava nulla con quella vicenda. Che non ne sapeva proprio niente. Forse a qualcuno faceva comodo un capro espiatorio di peso, che in qualche modo alleggerisse la posizione degli altri».

PABLITO NEL CALCIO MODERNO «Scherza? Lo vorrebbero tutti. Rapido, intuitivo, spietato in area, pronto a dettare il gioco fuori. Prendiamo Retegui, moltiplichiamolo per due e avremo un’idea di Rossi».

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Giovanni Galli sulla Fiorentina: «Momento difficile, ma credo che Paolo Vanoli debba fare una cosa»

Giovanni Galli ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul momento attuale della Fiorentina parlando anche del suo passato

Ex portiere della Fiorentina e della Nazionale, Giovanni Galli conosce bene Firenze e l’ambiente viola. Ha vissuto sulla sua pelle una salvezza all’ultima giornata nella stagione 1977-78 e oggi, da osservatore attento, analizza la crisi profonda della squadra. Ecco le sue parole al Corriere della Sera

IL PRECEDENTE DELLA STAGIONE 77-78 «Ci siamo salvati all’ultima giornata. Stagione 1977-78, un calvario, tre allenatori e tanta sofferenza. L’ultimo, Beppe Chiappella, trovò la chiave giusta portando serenità e leggerezza. Pretendeva rispetto delle regole e professionalità, ma non gridava se un attaccante sbagliava un gol. Casomai, lo incoraggiava. Vanoli, invece, carica ancora di più un ambiente stressato e paralizzato dalla paura. Non credo sia la medicina migliore. In certi momenti, meglio stemperare le tensioni che alimentare il fuoco».

DA SQUADRA CHAMPIONS ALL’ULTIMO POSTO: LE CAUSE «Per provare a capire cosa c’è dietro la crisi bisogna ripartire dall’inizio. L’ingaggio di Stefano, un tecnico esperto che ha vinto uno scudetto meraviglioso con il Milan, ha liberato inconsciamente i dirigenti. Avranno pensato che dopo due allenatori bravi ma giovani, come Italiano e Palladino, era arrivato il momento di rilassarsi. Una società non può mai abbassare la guardia. Lo stesso discorso vale per i giocatori. Pioli è diventato il parafulmine di una squadra senza leader. Noi, al di là del talento, avevamo gente carismatica come Galdiolo e guerrieri come Alessio Tendi. Il calcio è cambiato, ma le regole di uno spogliatoio sono sempre quelle».

LEADER «Nella Fiorentina di oggi troppe parole a vuoto e pochi fatti. Un leader non comunica sui social, ma lo fa davanti ai compagni e dando l’esempio in campo. E poi certi teatrini non mi piacciono…

IL LITIGIO SUL RIGORE A REGGIO EMILIA «Proprio quello. Mandragora l’ho sempre difeso, mi piace per tante ragioni, ma doveva lasciare l’incombenza a Kean, che ha bisogno di ritrovare il gol e la tranquillità. Quel rigore poteva cambiare la sua partita. E nell’economia della squadra, Moise è più importante di Mandragora».

VANOLI HA DETTO CHE GUD NON HA VOLUTO TIRARLO «Vanoli ha sbagliato. Gud ha calciato rigori complicati, nel finale infuocato contro il Bologna e a Marassi, sotto la sua vecchia curva. Mi sembra difficile che non se la sentisse…».

GLI ERRORI DI DE GEA «De Gea la partita non la gioca, la subisce. Mi sembra sconfitto in partenza e questo non va bene da uno che ha la sua esperienza».

LA DIFESA «Anche qui è un problema di leadership. Pablo Marí, che pure è stato un bel giocatore, non ha la personalità per guidare il reparto».

KEAN «È anche sfortunato perché ha preso tre pali. L’impegno non è mai mancato, ci mette sempre tutto quello che ha. La verità è che l’anno scorso, grazie a Palladino, giocava da solo e liberava l’istinto. In questa stagione, sia con Pioli sia con Vanoli, deve stare dentro lo spartito e le cose non vanno. In Nazionale è Retegui che si sacrifica per Kean. Nella Fiorentina invece nel cuore dell’area ci sta Piccoli. Moise deve essere libero, come lo era Batistuta che pretendeva di avere tutto il fronte d’attacco a disposizione».

IL CONSIGLIO ALLA SOCIETÀ «Alla Fiorentina serve un dirigente forte che sappia mettere in riga il gruppo. Uno come Galliani, come era prima Moggi o come Sabatini. Però voglio aggiungere una cosa: la società avrà le sue colpe, ma non bisogna dimenticare che era strutturata così anche l’anno scorso quando è arrivata sesta. Ora l’assenza inevitabile del presidente Commisso si fa sentire e c’è un’emergenza da fronteggiare. È necessario un uomo di personalità che sappia dialogare con lo spogliatoio e l’allenatore».

COSA FARE SUBITO «Vanoli deve chiamare la squadra alle proprie responsabilità. E i giocatori, nel chiuso dello spogliatoio, devono dirsi tutto, anche le cose più sgradevoli. Superare le barriere, i malintesi e le antipatie perché in campo devono aver la voglia di fare una corsa in più per aiutare il compagno. Altrimenti sarà sempre più dura».

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Calciomercato Juve, Maignan potrebbe vestire la maglia bianconera. La situazione non lascia dubbi

Maignan sempre più lontano dal Milan: il calciomercato Juve osserva e i rossoneri preparano il dopo-Mike

Il caso Maignan continua a tenere in allerta tutto l’ambiente rossonero. A Milanello si respira un’aria di incertezza che va oltre le prestazioni in campo, perché il rinnovo del portiere francese appare ormai un puzzle irrisolvibile. Secondo le ultime rivelazioni di SportMediaset XXL, le distanze tra il Milan e l’entourage dell’estremo difensore restano enormi, al punto da far pensare che l’avventura di Maignan in rossonero possa avviarsi al tramonto già a fine stagione.

Il nodo economico: la forbice è troppo ampia

Il contratto di Maignan scadrà il 30 giugno 2026, ma il prolungamento sembra un miraggio. Il portiere – considerato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo – chiede un ingaggio da top player: 8 milioni di euro netti a stagione. Una cifra che riflette il suo peso tecnico, la leadership nello spogliatoio e il prestigio internazionale acquisito negli ultimi anni.

Il Milan, però, non intende aderire a queste condizioni. La proprietà, attenta a mantenere equilibrio nel monte ingaggi, ha fissato il tetto massimo a 5 milioni annui. Una differenza troppo ampia per pensare di trovare un’intesa nel breve periodo. È proprio questa distanza a spingere molti a credere che il futuro di Maignan sia ormai scritto, e che i rossoneri debbano prepararsi a un addio doloroso.

Inter, Juve e big europee alla finestra

Lo scenario di rottura attira inevitabilmente le attenzioni dei grandi club. In Premier League, il Chelsea osserva con interesse la situazione; in Francia, il PSG valuta un eventuale ritorno a casa del portiere. Ma a far discutere maggiormente sono le ipotesi italiane: Inter e soprattutto Juventus seguono da vicino l’evoluzione della trattativa. L’idea di vedere Maignan alla Juve non è più fantascienza, soprattutto qualora il portiere arrivasse a scadenza nel 2026.

Il dopo-Maignan: casting aperto

Il Milan, consapevole del rischio, ha già avviato il lavoro per trovare un sostituto all’altezza. Restano vive le piste che portano a Zion Suzuki del Parma ed Elia Caprile del Cagliari, ma nelle ultime ore ha preso quota una candidatura d’élite: Andriy Lunin. L’ucraino del Real Madrid, classe 1999, è visto come il profilo ideale per raccogliere l’eredità di Maignan e garantire continuità tra i pali.

Il tempo stringe: il club deve progettare un futuro che, salvo ribaltoni, sarà senza il suo numero uno.

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