Pagina 48 – Calcio News 24

Grazie di tutto, Leo

Lionel Messi è uscito sconfitto nella finale Spagna Argentina, sancendo con tutta probabilità la sua ultima partita ai Mondiali

Il calcio sa essere lo sceneggiatore più spietato e magnifico al tempo stesso. Nella notte del MetLife Stadium, il sipario sui Mondiali 2026 si è chiuso nel modo più doloroso e beffardo per l’Argentina, piegata al tramonto dei tempi supplementari da una zampata letale di Ferran Torres che ha consegnato la coppa del mondo alla Spagna. Ma al di là del verdetto del campo, al di là della festa delle Furie Rosse, gli occhi del pianeta si sono posati su un’unica, monumentale figura, rimasta immobile sul cerchio di centrocampo: Lionel Messi.

Vedere la Pulce con lo sguardo perso nel vuoto, rigato dalle lacrime, ha stretto il cuore di chiunque ami questo sport. Con tutta probabilità, quella di questa sera è stata la sua ultima recita su un palcoscenico mondiale. Un finale di partita che nessuno avrebbe voluto scrivere per il calciatore che ha ridefinito i confini del possibile.

Il peso della maglia e il vuoto del futuro

Messi ha lottato come un leone ferito, ha tracciato geometrie invisibili agli umani e ha trascinato l’Albiceleste con il peso di una nazione intera sulle spalle. Stavolta, però, gli dèi del pallone hanno scelto un finale diverso rispetto alla favola di Doha del 2022. Non c’è stata l’estasi, ma un addio colorato di malinconia.

Adesso, mentre l’eco della sconfitta brucia ancora, il mondo intero si interroga sul domani. Capiremo se si ritirerà dalla Nazionale, se questo argento così amaro segnerà il punto finale della sua leggendaria avventura con la selezione argentina. Il dubbio logora i tifosi, ma la verità è che il corpo e la mente di questo fuoriclasse hanno già offerto al gioco ogni singola goccia di energia disponibile.

Oltre la sconfitta: l’eredità di un mito eterno

Se questo è stato davvero il capolinea con la maglia dell’Argentina, non deve esserci spazio per i rimpianti. Il pianto finale di Leo non è quello di uno sconfitto, ma il tributo umano di un sovrano che ha abdicato dopo aver difeso il suo regno fino all’ultimo respiro, a 39 anni.

La fine di un’era non si misura con una medaglia d’argento, ma con la gratitudine di generazioni che hanno visto il calcio diventare arte grazie ai suoi piedi.

Le lacrime si asciugheranno, la ferita dei supplementari si rimarginerà, ma l’impronta di Lionel Messi sulla storia rimarrà intatta, eterna e irraggiungibile. La storia di Leo resterà per sempre.

Spagna Argentina 1-0: Roja campione del mondo, Ferran Torres decisivo ai supplementari per il trionfo iberico!

Spagna Argentina LIVE: sintesi, moviola, tabellino, risultato e cronaca del match, valido per la finale dei Mondiali 2026

Spagna campione del mondo! 1-0 in finale del Mondiale al MetLife Stadium di New York contro l’Argentina nel segno di Ferran Torres.


Spagna Argentina 1-0: sintesi e moviola

FISCHIO FINALE: SPAGNA CAMPIONE DEL MONDO!

114′ GOL ANNULLATO FERRAN TORRES – Yamal in profondità per Ferran Torres che non sbaglia nell’uno contro uno con Dibu. Bandierina su però poi, fuorigioco.

106′ GOL FERRAN TORRES – LA SPAGNA LA SBLOCCA! Traversone dalla destra, sponda di testa di Nico Williams per la conclusione chirurgica sotto la traversa di Ferran.

105′ Occasione Merino – Sfiora il gol il calciatore dell’Arsenal con il suo inserimento, ma senza successo. Altra grandissima chance per la Spagna.

101′ Tiro Yamal – Non gira abbastanza il mancino di Lamine. Pallone alle stelle.

96′ GOL ANNULLATO NICO WILLIAMS – Aveva insaccato nel tap-in Nico, ma l’arbitro ha fermato tutto! Ravvisato uno step on foot di Merino su Otamendi nell’azione.

94′ Occasione Nico Williams – Cross stupendo di Pedri, Nico prova ad arrivarci di testa ma viene anticipato ancora dal gran riflesso di Martinez.

SI VA AI SUPPLEMENTARI

90’+7′ Punizione Yamal – Sinistro a giro respinto in angolo da Martinez.

90’+4′ Espulso Enzo Fernandez – Follia del centrocampista argentino. Già ammonito, insegue e colpisce in netto ritardo Cubarsì: espulsione sacrosanta.

87′ Ci prova Ferran, c’è Dibu Martinez – Cross dalla destra, Ferran Torres gira verso la porta ma trova i guantoni dell’estremo difensore argentino.

81′ Colpo di testa Laporte – Incornata in area a colpo sicuro, Dibu arpiona senza troppi grattacapi ma altra grande occasione per la Spagna.

77′ Ancora Dibu Martinez! – Doppio intervento del portiere argentino, che sta reggendo solo lui la Nazionale sulle spalle. Prima su Pedri e poi su Cubarsì: non pulitissimo nelle parate ma efficace sicuramente nel mantenere il pareggio.

66′ Colpo di testa Ferran Torres – Yamal sguscia via a destra, cross per Ferran Torres che gira di testa ma trova la presa centrale di Martinez.

64′ Tiro Dani Olmo – Spagna in netto dominio del match. Arriva con pericolosità al tiro Dani Olmo in questo frangente: tentativo potente, in qualche modo Dibu Martinez respinge in calcio d’angolo.

47′ Occasione Baena – Lampo ad inizio ripresa. Baena scalda il mancino con una conclusione pericolosa dal limite: si allunga Dibu Martinez e dice di no.

FINE PRIMO TEMPO

43′ Tiro Cucurella – Sinistro in diagonale del terzino che esce di pochissimo.

40′ Occasione Oyarzabal – Grandissima chance per l’attaccante spagnolo. Sinistro violento dal limite ma troppo centrale, si allunga Emiliano Martinez e neutralizza.

35′ Cucurella velenoso con il suo traversone – Pericoloso quando si sgancia in avanti il neo terzino del Real Madrid. Cross basso respinto però nel cuore dell’area da Romero.

23′ Poche occasioni in questa fase – Le due squadre non si stanno scoprendo tanto. Ritmi alti e tanto possesso palla ma pochissime chances create in zona offensiva.

17′ Ancora Yamal e ancora il Dibu – Yamal sterza sul mancino e crossa con pericolosità al centro dell’area di rigore. Traiettoria tagliata per Oyarzabal e Dani Olmo ma Martinez in presa sicura bassa sventa tutto.

6′ Ribaltamento di fronte per Messi – L’azione viene subito capovolta, con Messi lanciato in campo aperto. Ma esce Unai Simon e allontana bene il pallone.

5′ Occasione Yamal – Ad un passo dal vantaggio la Spagna! Olmo imbuca per Yamal, che a tu per tu con Dibu Martinez apre l’interno ma spara addosso al portiere argentino.

1′ Cominciata Spagna Argentina


Migliore in campo: Ferran Torres PAGELLE


Spagna Argentina 0-0: risultato e tabellino

SPAGNA (4-2-3-1): Simon; Porro, Laporte, Cubarsi, Cucurella; Rodri, Fabian; Lamine Yamal, Olmo, Baena; Oyarzabal. Ct. De la Fuente

ARGENTINA (4-4-2): Emiliano Martinez; Montiel, Romero, Lisandro Martinez; Tagliafico, De Paul, MacAllister, Enzo Fernandez, Nico Gonzalez; Lionel Messi, Julian Alvarez. Ct. Scaloni

Moviola Spagna Argentina: gli episodi dubbi del match diretto da Vincic 

Moviola Spagna Argentina: gli episodi dubbi del match, valido per la finale dei Mondiali 2026

La moviola di Spagna Argentina, con gli episodi dubbi della sfida valida per la finale dei Mondiali 2026. Arbitro dell’incontro lo sloveno Vincic.

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PRIMO TEMPO

Il primo fallo è di Pedro Porro che entra in ritardo su Nico Gonzalez. Al 4′ protesta Montiel che fa un blocco su Alex Baena e viene sanzionato, si lamenta di una trattenuta reciproca. Al 15′ Mac Allister entra deciso su Dani Olmo, il giallo sarebbe stato giusto, primo intervento di una certa rilevanza non valutato come si deve da Vincic. Un minuto dopo Messi tocca il suo primo pallone e subisce l’aggressione alle spalle da parte di Alex Baena. Piccole scintille tra lo spagnolo e Romero, Dani Olmo poco dopo entra con decisione su Enzo Fernandez. Non poche le interruzioni: alla pausa idratazione sono già 8 i falli fischiati dal direttore di gara. Netto mani a centrocampo da parte di Enzo Fernandez. Va via Yamal a Tagliafico, ancora una volta la panchina iberica chiede qualcosa di più di un semplice fischio. E successivamente non approva il fallo decretato a Rodri su Enzo Fernandez. Al 41′ arriva il primo cartellino: il colpevole è Lisandro Martinez che va a bloccare sul nascere una ripartenza di Oyarzabal, un cartellino “assorbito” perché poco dopo è costretto alla resa per un infortunio muscolare che lo porta a essere sostituito da Otamendi. Extra-time di 4 minuti. Si va al riposo sullo 0-0: un ammonito, 16 i falli (non pochi): 7 spagnoli, 9 argentini.

SECONDO TEMPO

Proteste di Scaloni a inizio ripresa su un corner che non viene accordato all’Argentina. Due falli consecutivi da parte di Alex Baena nel giro di pochi secondi. Contatto a palla lontana a centrocampo di Paredes che colpisce alla schiena Rodri, si accende una mischia e il neo-entrato argentino riceve un cartellino. All’ora di gioco Paredes atterra Pedro Porro, si lamenta ma la punizione c’è. Poco prima dell’hydration break Romero resta a terra su un corner, Scaloni lo sostituisce. Al 78′ Vincic richiama i giocatori sull’ennesimo corner a favore della Spagna. All’81’ spinta di Simeone dura su Cucurella, che la “chiama” arrestando la sua corsa. All’82’ ammonito Enzo Fernandez per una protesta plateale: terzo cartellino, finora tutti per la squadra di Scaloni. Solo 4 i minuti di recupero, troppo pochi tenendo conto di cambi e interruzioni. Blocco di Laporte su Messi, anche in questo caso Vincic si dimentica il cartellino in tasca. Al 92′ secondo cartellino e conseguente espulsione per Enzo Fernandez che arriva in ritardo su Cubarsi con troppa veemenza: gli argentini chiedono una revisione del Var, il fallo è assolutamente netto e l’Argentina sarà costretta a giocare in inferiorità numerica i tempi supplementari. I tempi regolamentari terminano al minuto 98.

TEMPI SUPPLEMENTARI

Al 96′ Nico Williams va in gol su una respinta a porta vuota, rete annullata perché in precedenza c’è un corpo a corpo di Merino e Otamendi: Vincic interviene con sicurezza avendo visto un colpo dello spagnolo sull’argentino, le immagini non chiariscono perfettamente la situazione, dopo un po’ di replay si capisce che c’è stato un pestone sul piede del difensore. L’arbitro non concede un intervento di Cucurella su Simeone, il terzino si disinteressa del pallone, Scaloni protesta e riceve un giallo dal direttore di gara sloveno. Sono 3 i minuti di recupero, si va all’ultimo tratto di gara ancora sullo 0-0.Dopo l’1-0 della Spagna, ammonito Mac Allister per fallo su Cucurella. Al minuto 113 Ferran Torres va via da solo, mette dentro e l’assistente chiama un fuorigioco non semplice da vedere: gol non convalidato per una piccola porzione di spalla in avanti. Al 117′ gran sinistro di Messi che colpisce sul volto Merino, Vincic ferma subito e gli argentini si lamentano perché la sfera stava andando in corner. Sono ben 5 i minuti da giocare oltre il 120′. Al 122′ fallo a palla lontana di Otamendi su Cubarsi mentre l’Albiceleste sta cercando di fare l’assedio finale. Termina la finale con la vittoria della Spagna. Gara tosta da dirigere, come si vede anche dalla tensione al fischio finale che porta a un secondo rosso, lo merita Paredes, alquanto rissoso. Molti i falli: 21 quelli spagnoli, 25 quelli argentini e tutti sudamericani sono i 6 cartellini ricevuti.

Spagna Argentina, la partita di Oyarzabal: il focus sulla prestazione dell’attaccante

Spagna Argentina, la partita di Oyarzabal: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante nella finale dei Mondiali

Uno dei protagonisti di Spagna Argentina, la gara valida per la finale del Mondiale 2026, è Oyarzabal. Punta centrale, in gol nella semifinale con la Francia su calcio di rigore, 5 le reti segnate in questo Mondiale. A partire da queste considerazioni va letta la partita dell’attaccante di De la Fuente. Ecco la sua prestazione odierna nel dettaglio.

La partita di Oyarzabal

PRIMO TEMPO

Primo pallone toccato dopo 48 secondi su passaggio di Dani Olmo nella propria metà campo. Al 7′ buon tacco per chiudere un triangolo con Pedro Porro che cade al momento di raggiungere passaggio al limite. Buoni i primi movimenti, è attivo e molto coinvolto nella manovra. Al 14′ su un lancio Oyarzabal viene anticipato di testa da Lisandro Martinez. Al 23′ riceve da Rodri, si pensa in fuorigioco e perde il tempo per agganciare un pallone promettente in area di rigore. Al 31′ va a disturbare il rinvio di Romero, poco dopo una spinta dell’argentino lo manda fuori giri. Al 39′ ha finalmente un buon pallone da girare verso la porta al limite dell’area, il sinistro è potente ma non angolato, Dubu Martinez blocca a terra con sicurezza. Un minuto dopo causa il primo ammonito del match andando a intercettare un passaggio di De Paul e costringendo Lisandro Martinez a un fallo tattico. Buon filtrante per Pedro Porro che in area mette sul secondo palo dove non c’è nessuno dei compagni. Sempre generoso l’attaccante della Real Sociedad ad aiutare la squadra a 60 metri dalla porta. Nell’extra-time non controlla bene un pallone e va a commettere fallo su Messi che interviene in modo tempestivo su di lui. Si va all’intervallo sullo 0-0, gara che non trova ancora un ritmo diverso per avere una squadra che prevale.

SECONDO TEMPO

Al 55′ bella azione della Spagna con tanti tocchi di prima, Oyarzabal riceve sulla trequarti, indugia nell’andare al tiro e decide di imbucare per Fabian Ruiz con un tunnel, la difesa argentina riesce a chiudere in area di rigore. La sua gara, piuttosto anonima, finisce all’ora di gioco: Luis De la Fuente decide di sostituire rinunciando al capocannoniere della Spagna, dentro Ferram Torres. I palloni toccati sono stati 25, solo 79% la percentuale dei passaggi riusciti.

Si ferma Rafa Marin, piccola tegola per il Napoli: le condizioni del difensore spagnolo dopo l’allenamento odierno

Rafa Marin si è fermato durante l’allenamento odierno del Napoli. Quali sono le condizioni del difensore spagnolo

Il ritiro del Napoli entra sempre più nel vivo, con la squadra partenopea interamente impegnata a gettare le basi atletiche e tattiche in vista della prossima stagione calcistica. Il gruppo azzurro sta affrontando carichi di lavoro decisamente intensi per rispondere al meglio alle sollecitazioni di mister Allegri e dello staff tecnico. Nella giornata odierna, i fari erano puntati soprattutto sulla gestione delle energie fisiche e sul recupero di alcuni elementi chiave della rosa, con notizie importanti arrivate direttamente dal rettangolo di gioco.

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Il report ufficiale dell’allenamento pomeridiano

La preparazione estiva prosegue senza sosta e la squadra ha svolto una doppia sessione per massimizzare la risposta della condizione atletica generale in questo delicato momento dell’anno. Come riportato in una nota sul sito ufficiale del Napoli, “dopo l’allenamento di stamattina, gli azzurri sono tornati in campo alla Ski.It Arena nel pomeriggio. Il gruppo è stato impegnato in un lavoro di attivazione in palestra e successivamente in una parte aerobica in campo. Lucca si è allenato in gruppo. Rafa Marin ha saltato la fase finale della seduta per un lieve affaticamento muscolare”.

Questo tipo di programma, focalizzato sul lavoro misto tra strutture interne e campo, evidenzia la volontà dei preparatori di sviluppare la resistenza di base e la prevenzione dei traumi, alternando richiami di forza a esercitazioni ad alta intensità aerobica sul rettangolo verde.

Le condizioni di Lorenzo Lucca e lo stop di Rafa Marín

Le attenzioni maggiori dei sostenitori e degli addetti ai lavori si concentrano inevitabilmente sulle condizioni fisiche dei singoli calciatori. La nota decisamente lieta della giornata odierna riguarda Lorenzo Lucca. Il centravanti italiano ha svolto l’intero programma pomeridiano insieme al resto dei compagni di squadra, confermando il totale recupero e una brillantezza atletica in netta crescita. La sua disponibilità costante rappresenta un segnale fondamentale per le rotazioni offensive.

Di contro, si registra una piccola nota di cautela per il reparto arretrato. Lo stop preventivo del difensore Rafa Marín non dovrebbe comunque destare particolari allarmismi. Il centrale spagnolo è stato gestito prudentemente per evitare il rischio di complicazioni peggiori, una scelta classica durante i ritiri estivi quando i muscoli sono maggiormente sollecitati dalla fatica accumulata.

I prossimi passi del Napoli in vista delle amichevoli

Lo staff medico del club continuerà a monitorare le condizioni dell’ex calciatore del Real Madrid nelle prossime ore per valutare il suo eventuale rientro a pieno regime già a partire dalle sessioni di domani. Nel frattempo, il resto della squadra continuerà il suo percorso di preparazione alla Ski.It Arena, alternando le classiche esercitazioni tattiche ai necessari richiami di preparazione atletica, cercando di trovare l’amalgama e la brillantezza ideali per l’inizio dei primi match ufficiali.

Oulai alla Fiorentina, ora è ufficiale! La Viola piazza un altro colpo di mercato, il comunicato e tutti i dettagli

Oulai alla Fiorentina, è stato ufficializzato il colpo da parte della società viola. Il comunicato e i dettagli dell’operazione

La sessione estiva di calciomercato entra nel vivo con un colpo di grande prospettiva e caratura internazionale per il calcio italiano. La Fiorentina ha comunicato ufficialmente l’acquisizione, a titolo definitivo, dei diritti alle prestazioni sportive del talentuoso calciatore Christ Ravynel Inao Oulai. Il centrocampista arriva direttamente dal Trabzonspor, club della prima divisione turca, firmando l’accordo che lo legherà ai colori viola. La dirigenza toscana mette a segno un’operazione strategica, assicurandosi un profilo giovane ma già con una solida esperienza nei massimi palcoscenici calcistici.

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La carriera: dagli inizi in Francia al trionfo in Turchia

Il nuovo innesto della rosa viola vanta già un percorso di assoluto rispetto nel calcio europeo, nonostante i margini di crescita ancora straordinari. Nato a Yopougon, in Costa D’Avorio, il 6 aprile 2006, Oulai ha mosso i suoi primi passi importanti nel calcio continentale in Francia, dove ha indossato la maglia del Bastia. Le sue doti atletiche e tecniche hanno attirato rapidamente le attenzioni degli osservatori internazionali, spingendo il Trabzonspor a investire sul suo talento.

Proprio durante l’ultima stagione vissuta in Turchia, il calciatore ha vissuto l’anno della sua definitiva consacrazione. Il classe 2006 è stato un punto fermo della squadra, collezionando ben 31 presenze complessive suddivise tra il Campionato e la Coppa di Turchia. Il suo apporto alla manovra è stato evidente anche in fase realizzativa: ha messo a referto 2 gol e fornito 4 assist, rivelandosi un elemento fondamentale per la conquista della prestigiosa Coppa nazionale, arricchendo così il proprio palmarès personale.

Protagonista assoluto con la maglia della Costa D’Avorio ai Mondiali

Il profilo di Christ Oulai spicca in modo particolare per la sua precoce maturità a livello internazionale. Il centrocampista ha infatti già vestito in ben 13 occasioni la maglia della Nazionale maggiore della Costa D’Avorio, bruciando le tappe e scalando rapidamente le gerarchie della selezione africana.

La consacrazione agli occhi del pubblico globale è arrivata nel corso degli ultimi Mondiali. Oulai è stato uno dei grandi protagonisti con la sua Nazionale durante la massima competizione planetaria, scendendo in campo e disputando tutte le partite del torneo da leader del centrocampo.

Un rinforzo di qualità per il centrocampo viola

L’arrivo di Oulai a Firenze sposa perfettamente la filosofia lungimirante della Fiorentina, da sempre attenta ai migliori talenti emergenti del panorama mondiale. La capacità del giocatore di unire la fase di interdizione a quella di impostazione offre una risorsa duttile e moderna per lo scacchiere tattico della squadra, pronta ad affrontare le sfide della Serie A.

Manchester United all’assalto di Manu Koné: la Roma fissa il prezzo per la maxi-cessione del francese

Il Manchester United spinge per Manu Koné, la Roma ha già stabilito il prezzo della sua partenza. Tutti i dettagli e le cifre

Il Manchester United si prende con forza la scena del calciomercato internazionale e, dopo aver concluso investimenti pesantissimi, guarda con estremo interesse alla Serie A. I Red Devils non hanno alcuna intenzione di fermarsi dopo gli innesti ufficiali di Youri Tielemans e Andrey Santos, operazioni che hanno comportato un esborso complessivo vicino ai 100 milioni di euro. La dirigenza di Old Trafford è ora pronta a sferrare un nuovo importante attacco a centrocampo, mettendo nel proprio mirino Manu Koné, centrocampista di proprietà della Roma. La corsa al calciatore francese si preannuncia infuocata, considerato anche il forte gradimento del Chelsea, club da cui lo United ha recentemente prelevato proprio Santos, sebbene i Blues appaiano più defilati nelle ultime ore.

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La posizione della Roma: valutazione da 50 milioni e scadenze UEFA

A fare il punto sulla strategia della dirigenza giallorossa è il quotidiano Il Tempo, che evidenzia come il club capitolino abbia già stabilito le proprie condizioni economiche. La Roma valuterà unicamente le offerte che partiranno da una base minima di 50 milioni di euro. Questa cifra viene ritenuta congrua e necessaria anche nell’ottica di sistemare i conti con l’Uefa e garantire stabilità al bilancio societario.

Tuttavia, poiché la necessità stringente di realizzare una plusvalenza entro la data limite dello scorso 30 giugno è ormai alle spalle, i giallorossi non hanno alcuna intenzione di svendere il proprio gioiello. Il centrocampista, forte di un contratto a lungo termine in scadenza il 30 giugno 2029, ha visto lievitare la propria quotazione anche grazie alle ottime prestazioni fornite sul palcoscenico dei Mondiali, vetrina che lo ha consacrato all’attenzione dei principali top club europei.

Contatti continui con l’entourage: la strategia dei Red Devils

I prossimi giorni potrebbero assumere un’importanza cruciale per definire il futuro del mediano transalpino. Come rivelato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, i rapporti tra i vertici del Manchester United e gli agenti del calciatore sono ottimi. I contatti con l’entourage di Koné si sono intensificati sensibilmente da quando è definitivamente sfumata la pista che portava a Ederson.

Fino a questo momento non è ancora stata presentata una vera e propria offerta scritta ufficiale sulla scrivania della dirigenza romanista, ma la settimana che sta per cominciare promette di essere quella decisiva per il definitivo affondo dall’Inghilterra. La Roma attende la mossa ufficiale dei britannici per capire se si arriverà alla fumata bianca.

Il Tottenham continua a fare follie: dopo Tonali, vicino l’acquisto di Savinho per 65 milioni!

Il Tottenham continua a spendere sul mercato: dopo Tonali, ecco Savinho per 65 milioni dal Manchester City

Non accenna a fermarsi la faraonica campagna acquisti del Tottenham. Dopo aver vissuto una stagione drammatica, culminata con un deludente 17° posto e lo spettro della retrocessione, la dirigenza londinese ha deciso di aprire definitivamente i cordoni della borsa. L’obiettivo della proprietà è blindare il futuro del club accontentando ogni singola richiesta del tecnico Roberto De Zerbi per dare vita a una vera e propria rivoluzione tecnica.

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Savinho a un passo dagli Spurs: cifre e indizio social

Il nome in cima alla lista dei desideri per l’attacco è quello di Savinho. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Mail, il Tottenham è ormai a un passo dal chiudere l’acquisto dell’ala destra dal Manchester City per la cifra astronomica di 65 milioni di sterline. Gli Spurs seguivano il brasiliano già dalla scorsa estate, ma la trattativa si era bruscamente arenata; ora, il ventiduenne sembra finalmente destinato a trasferirsi a Londra nord.

Il talento classe 2004 è reduce da un anno complicato alla corte di Pep Guardiola, dove ha collezionato un gol in 24 gettoni in Premier League. Nonostante il rendimento opaco, lo staff tecnico di De Zerbi crede fermamente nelle sue qualità calcistiche e nella sua utilità tattica per il nuovo scacchiere.

A infiammare le voci di mercato ci ha pensato lo stesso calciatore con una storia sul proprio profilo Instagram: la foto di una valigia e il messaggio in partenza per divertirsi un po‘”. Un indizio chiarissimo che i tifosi hanno subito interpretato come il definitivo addio a Manchester.

Il piano di De Zerbi: attacco rivoluzionato per la stagione 2026-27

L’operazione rientra nel più ampio piano di potenziamento voluto dall’allenatore italiano per aggiungere qualità e profondità sulle fasce. Gli Spurs hanno già speso oltre 200 milioni di sterline in questa sessione di calciomercato e la società si dice pronta a nuovi investimenti prima della chiusura ufficiale delle trattative.

Oltre ai nuovi innesti, De Zerbi sta delineando le gerarchie interne della rosa. Come riferito da Football London, il mister ha avuto un colloquio diretto con il giovane talento Mathys Tel: l’allenatore ha confermato al ventunenne francese la sua totale centralità nei piani del Tottenham per la stagione 2026-27, nonostante la continua ricerca di ulteriori opzioni in avanti.

Il vuoto lasciato a Manchester spingerà il City a cercare un sostituto: i fari sono puntati sul diciottenne Ibrahim Mbaye del Paris Saint-Germain, un profilo di grande prospettiva seguito con attenzione anche da Aston Villa, RB Leipzig e dallo stesso club londinese.

Xavi fa un annuncio a sorpresa: «Sogno una Nazionale per stare vicino alla famiglia»

Xavi ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato anche del suo futuro in panchina. Le sue dichiarazioni

L’ex allenatore del Barcellona, Xavi Hernández, torna a far parlare di sé e lo fa rompendo il silenzio sul suo futuro professionale. Nel corso di una intervista concessa ai microfoni di RNE Deportes, l’ex fuoriclasse del calcio spagnolo ha espresso con assoluta chiarezza la propria ferrea volontà: tornare a allenare. Dopo la conclusione della sua intensa avventura sulla panchina blaugrana, l’ex centrocampista si sente pronto a rimettersi in gioco, ma le sue priorità strategiche e personali sono radicalmente cambiate rispetto al passato.

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A sorpresa, infatti, la sua prossima destinazione calcistica non sarà una squadra di club. I ritmi frenetici, i ritiri continui e la pressione quotidiana della gestione di una società non rappresentano più una tentazione per il tecnico spagnolo. Il motivo principale risiede interamente nella sfera privata: l’esigenza di evitare di stare lontano dalla famiglia, un sacrificio che la routine esasperante di un campionato e delle coppe europee finirebbe inevitabilmente per imporgli. Per questa ragione, il suo obiettivo è orientato verso una direzione completamente differente.

L’ambizione internazionale: la rivelazione a RNE Deportes

Le parole di Xavi delineano una precisa strategia per la seconda parte della sua carriera in panchina. La gestione delle selezioni internazionali offre infatti una pianificazione del lavoro più dilatata nel tempo, permettendo di conciliare al meglio i doveri professionali di alto livello con gli affetti più cari.

Il tecnico ha spiegato la sua visione senza giri di parole, svelando le sue reali motivazioni intime e sportive:

“Mi piacerebbe allenare una Nazionale. Un club non mi permetterebbe di passare tempo a sufficienza con la mia famiglia. Mi motiva partecipare a un Mondiale, a un Europeo, a una Coppa d’Africa o anche a una Coppa d’Asia. Quello che mi piacerebbe è un bel progetto, un progetto nel quale si possa lavorare con serenità”.

Caccia alla panchina giusta: l’identikit del progetto ideale

La pubblica disponibilità del tecnico spagnolo apre da oggi scenari di calciomercato estremamente affascinanti per diverse federazioni sparse in tutto il mondo. Il richiamo di competizioni leggendarie come il Mondiale o l’Europeo esercita un fascino magnetico sull’ex guida del Barcellona, stimolato dall’idea di preparare grandi tornei internazionali e di plasmare l’identità calcistica di un intero Paese.

La caccia alla panchina ideale è dunque ufficialmente aperta. Le federazioni calcistiche in cerca di un commissario tecnico di profilo internazionale sanno ora quali siano le condizioni necessarie per convincerlo: non tanto ponti d’oro economici, quanto un ambiente sereno e una programmazione solida a lungo termine. Resta da capire quale Nazionale deciderà di affidare le proprie chiavi tattiche a uno dei più grandi maestri del calcio moderno.

Summerville alla Roma, giallorossi al lavoro per chiudere il suo arrivo nella Capitale. Cosa manca per la fumata bianca finale

Summerville alla Roma, cosa sta succedendo per il suo arrivo in giallorosso e cosa manca per la chiusura dell’operazione

La Roma accelera vistosamente sul fronte delle trattative e punta con decisione a rinforzare il proprio reparto offensivo. La dirigenza giallorossa sta intensificando i contatti per assicurarsi le prestazioni di Crysencio Summerville, talentuoso esterno d’attacco attualmente in forza al West Ham. Le ultime ore si stanno rivelando a dir poco cruciali per il buon esito dell’operazione, con il club capitolino che sta forzando i tempi per arrivare alla definitiva chiusura e trovare la quadra definitiva con la controparte inglese.

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La trattativa con gli Hammers: si lavora per ritoccare l’offerta

I dialoghi tra la sponda giallorossa e i vertici degli Hammers sono continui e serrati. Dopo una prima offerta ufficiale presentata nella giornata di ieri, la Roma è consapevole che la base economica della proposta andrà parzialmente ritoccata verso l’alto per soddisfare le pretese del club londinese.

Si tratta di ore frenetiche per i dirigenti di Trigoria secondo Gianluca Di Marzio, impegnati nel tentativo di colmare la distanza tra domanda e offerta nel minor tempo possibile. L’obiettivo della società è quello di definire presto i dettagli finanziari, strutturando una formula contrattuale che possa convincere definitivamente il West Ham, magari inserendo dei bonus legati alle prestazioni individuali del calciatore e ai traguardi di squadra.

C’è già l’intesa con il giocatore: Summerville dice sì al progetto

Se dal punto di vista burocratico e finanziario tra i due club c’è ancora da lavorare sui dettagli commerciali, il fronte legato al calciatore si presenta decisamente più in discesa e solido. La Roma ha già in mano l’accordo con il giocatore, il quale ha manifestato fin da subito un forte gradimento nei confronti del trasferimento nella Capitale.

L’esterno olandese ha apprezzato moltissimo il progetto tecnico che gli è stato illustrato, vedendo nella maglia giallorossa l’opportunità ideale per consacrarsi definitivamente a grandi livelli e per ricoprire un ruolo da assoluto protagonista nello scacchiere tattico della squadra.

Un innesto di qualità per il futuro della Roma

Il potenziale arrivo del giocatore rappresenterebbe il primo grande colpo della Roma in questa intensa sessione di calciomercato. Un innesto di assoluto spessore, capace di garantire velocità, imprevedibilità e una notevole propensione all’uno contro uno, caratteristiche fondamentali richieste dall’allenatore per elevare il tasso tecnico della rosa. La tifoseria giallorossa resta alla finestra, in attesa di sviluppi significativi che potrebbero concretizzarsi già a stretto giro di posta.

La Penna premiato dall’AIA, esplode la polemica Juve: torna il caso Kalulu in Inter-Juventus

La Penna, il premio AIA come miglior arbitro della stagione 2025/26 riaccende le discussioni e le polemiche di Inter-Juventus

Il premio assegnato dall’AIA a Federico La Penna ha acceso nuove polemiche, soprattutto tra i tifosi della Juventus. Il fischietto della sezione di Roma ha ricevuto il prestigioso Premio Giovanni Mauro, riconoscimento attribuito all’arbitro della massima categoria nazionale maggiormente distintosi nel corso della stagione.

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A far discutere, però, è soprattutto il ricordo di Inter-Juventus dello scorso febbraio, partita segnata dall’espulsione di Pierre Kalulu nel derby d’Italia. Un episodio che il mondo bianconero non ha dimenticato e che è tornato d’attualità proprio dopo l’annuncio del premio.

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La Penna, il comunicato dell’AIA sul Premio Giovanni Mauro

L’Associazione Italiana Arbitri ha annunciato il riconoscimento attraverso una nota ufficiale, sottolineando il valore del premio e il percorso dell’arbitro romano.

«Il Comitato Nazionale dell’Associazione Italiana Arbitri ha deliberato i Premi Nazionali per la Stagione Sportiva 2025/2026. Al nostro Federico La Penna va il prestigioso Premio Giovanni Mauro come riconoscimento “all’Arbitro della massima categoria nazionale maggiormente distintosi sotto il profilo tecnico nel corso della Stagione Sportiva 2026/2026”».

Nella stessa comunicazione, l’AIA ha rimarcato l’importanza del risultato per la sezione arbitrale di appartenenza.

«Un importante risultato per Federico e per la nostra sezione. Il Premio Giovanni Mauro è considerato come il riconoscimento più importante riservato agli arbitri di calcio. Nell’albo d’oro figurano tra i vincitori della nostra sezione Generoso Dattilo, Vincenzo Orlandini, Carlo Longhi, Antonio Sbardella, Massimo Ciulli, Riccardo Lattanzi, Gianfranco Menegali e Daniele Doveri».

La Penna, perché i tifosi della Juventus protestano

La motivazione del premio, legata al profilo tecnico della stagione di La Penna, ha generato molte reazioni. A finire nuovamente sotto la lente è l’episodio del secondo giallo mostrato a Kalulu durante Inter-Juve, giudicato inesistente da una parte consistente dell’ambiente bianconero.

A rendere il tema ancora più discusso è il fatto che anche Gianluca Rocchi avrebbe successivamente ammesso l’errore dell’arbitro in quella circostanza. Nell’azione era stato coinvolto anche Alessandro Bastoni, finito nel mirino dei tifosi per la caduta che aveva portato alla decisione arbitrale.

Juventus, il premio a La Penna diventa un nuovo caso

Il riconoscimento a La Penna diventa così un nuovo motivo di confronto sul rapporto tra arbitri, valutazioni tecniche e percezione degli episodi più discussi della stagione. Per l’AIA si tratta di un premio prestigioso; per molti tifosi della Juventus, invece, resta difficile separare il giudizio complessivo dall’errore commesso nel derby d’Italia.

Scaloni Lazio, il retroscena di Reja: «Gli scrissi per tornare, ma scelse l’Argentina»

Scaloni sarebbe potuto essere l’allenatore della Lazio, Reja racconta il legame con l’attuale ct dell’Argentina: il retroscena

Alla vigilia della finale del Mondiale tra Spagna e Argentina, Edy Reja ha parlato a Il Messaggero, svelando un retroscena che lega Lionel Scaloni alla Lazio. L’ex allenatore biancoceleste ha ricordato il rapporto con l’attuale commissario tecnico dell’Albiceleste, conosciuto proprio durante l’esperienza romana e poi ritrovato all’Atalanta.

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Reja ha tracciato il profilo di Scaloni, evidenziandone le qualità umane, tattiche e di leadership già emerse quando l’argentino era ancora calciatore. Un racconto che assume un valore particolare alla vigilia della sfida mondiale contro la Spagna, con Scaloni ormai diventato uno dei tecnici più influenti del panorama internazionale.

RICORDO – «Lo conobbi alla Lazio e poi lo portai All’Atalanta: non potevo non parlare con lui di calcio, era di ispirazione. Aveva una sua visione, esprimeva concetti futuristici. Aveva un occhio clinico e unico nel valutare i giocatori, osservandoli dalla panchina, anche quelli avversari. Era un leader carismatico, sveglio. Le squadre che ho allenato lo consideravano una guida perché aveva carattere e personalità. Quando parlava tutti lo seguivano».

Scaloni Lazio, il tentativo di Reja nel 2024

Nel corso dell’intervista, Reja ha poi svelato un retroscena di mercato legato alla panchina biancoceleste. Nel 2024, l’ex tecnico avrebbe parlato con Claudio Lotito e contattato direttamente Scaloni per capire se ci fossero margini per un ritorno alla Lazio, questa volta da allenatore.

Il ct argentino, però, avrebbe declinato l’ipotesi, scegliendo di rispettare il proprio impegno con la Nazionale.

RETROSCENA – «Nel 2024 parlai con Lotito e scrissi a Scaloni se voleva tornare alla Lazio come tecnico. Lui rispose: “No mister, io resto con la mia Argentina, ho un impegno e non mi tiro indietro”. Lotito non va a vedere la finale del Mondiale e manda emissari? In questo momento ha altre gatte da pelare fra Lazio e Reggina. Ho il club biancoceleste nel cuore, mi spiace stia vivendo questa fase, ma la frattura fra ambiente e società è una questione vecchia e profonda. Io mollai anche per questo…».

Lazio, Reja tra affetto e amarezza

Le parole di Reja confermano il forte legame dell’allenatore con la Lazio, ma anche la preoccupazione per il momento vissuto dal club. Il riferimento alla distanza tra ambiente e società racconta una frattura che, secondo l’ex tecnico, affonda le proprie radici nel tempo.

Intanto Scaloni si prepara alla finale mondiale con l’Argentina, dopo aver respinto in passato la possibilità di tornare a Roma. Una scelta di fedeltà alla Selección che oggi lo porta a giocarsi un’altra pagina di storia.

Infantino celebra la finale Mondiale: «L’evento più incredibile della storia dell’umanità»

Spagna-Argentina, ultimo atto dei Mondiali 2026: il presidente della FIFA, Gianni Infantino, esalta il torneo che si concluderà oggi

I Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti sono arrivati all’atto conclusivo. Questa sera, alle 21 ora italiana, Spagna e Argentina si contenderanno il titolo nella finalissima in programma al MetLife Stadium del New Jersey.

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Una sfida di enorme fascino, che metterà di fronte due Nazionali ricche di talento, storia e ambizione. Alla vigilia della partita più attesa del torneo è intervenuto anche il presidente della FIFA Gianni Infantino, protagonista della conferenza stampa di presentazione della finale.

Spagna-Argentina, le parole di Infantino

Il numero uno della FIFA ha celebrato l’importanza dell’evento, definendo la finale tra Spagna e Argentina un appuntamento speciale per tutto il movimento calcistico.

«Questa finale è un regalo degli dei al calcio».

Infantino ha poi tracciato un bilancio molto positivo dell’intera competizione, sottolineando l’impatto avuto dal Mondiale sul piano sportivo, sociale e culturale.

«Immaginavo che sarebbe stato un evento grandioso, ma non di queste dimensioni. Non con questa atmosfera, questa festa e questa energia. E’ stato l’evento più incredibile della storia dell’umanità. Non solo il più grande Mondiale, ma il più grande evento sportivo, sociale e culturale che l’umanità abbia mai vissuto. Credo che dovremo inventare nuove parole per descriverlo».

Ora la parola passa al campo: Spagna e Argentina sono pronte a giocarsi la Coppa del Mondo.

Spagna-Argentina, Ronaldo sicuro: «Le Furie Rosse vincono facile»

Spagna-Argentina, il pronostico netto di Ronaldo Fenomeno: la leggenda, oltre alla finale del Mondiale, si è soffermato anche su Cristiano Ronaldo

La finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina si preannuncia equilibrata e ricca di tensione, ma Ronaldo il Fenomeno ha espresso un’opinione molto chiara e in controtendenza. Secondo l’ex attaccante brasiliano, l’ultimo atto della competizione potrebbe sorridere alla Roja in maniera netta.

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Il doppio ex campione del mondo ha indicato nella Spagna la principale favorita, sottolineando la qualità del gioco espresso dalla squadra e il percorso costruito nel solco della tradizione tecnica spagnola. Per Ronaldo, la vera finale anticipata sarebbe stata quella tra la Spagna e la Francia, due Nazionali che considerava superiori rispetto alle altre contendenti.

«Credo che la Spagna vinca facile, per me le favorite erano loro e la Francia, quindi è stata una finale anticipata. Le Furie Rosse giocano in maniera straordinaria, sulla scia di quello che ha costruito Guardiola al Barcellona. L’Argentina ha dimostrato carattere, ma non credo che contro di loro avrebbe la forza di rimontare un eventuale svantaggio».

Spagna-Argentina, Ronaldo esalta il gioco della Roja

Le parole di Ronaldo mettono in evidenza la grande considerazione nei confronti della Spagna, capace di arrivare alla finale con un’identità forte, basata su possesso palla, tecnica e controllo del gioco. L’Argentina, dal canto suo, ha mostrato carattere e capacità di reagire nei momenti difficili, ma secondo il Fenomeno potrebbe faticare contro una squadra così organizzata.

Il riferimento al Barcellona di Guardiola conferma la lettura tecnica dell’ex centravanti: una Spagna costruita sulla qualità, sulla gestione del pallone e sulla capacità di imporre il proprio ritmo alla partita.

Ronaldo su Cristiano Ronaldo e il peso dell’età

Nel corso del suo intervento, il Fenomeno ha parlato anche di Cristiano Ronaldo, soffermandosi sul rapporto tra età, condizione fisica e calcio ad altissimo livello. Secondo il brasiliano, il corpo finisce inevitabilmente per stabilire i limiti di ogni carriera.

«In generale, il corpo ti avvisa quando non ce la fa più. La battaglia contro il corpo è davvero molto difficile da vincere. Forse ha ancora il livello per giocare in Arabia Saudita, ma quando si tratta di giocare una Coppa del Mondo, ci si rende conto che è molto più difficile, perché il livello è molto più alto. Nonostante la nostra passione, il nostro amore per il calcio e la voglia di giocare per sempre, alla fine è il corpo che finisce per decidere per noi. Oggi non gioco più a calcio perché la mia mente funziona in un modo che il mio corpo non può più seguire».

Parole lucide, che raccontano la difficoltà di restare competitivi ai massimi livelli anche per campioni assoluti. Per Ronaldo, il desiderio di continuare non basta: nel calcio d’élite, soprattutto in un Mondiale, è il fisico a fare la differenza.

Luca Esposito trovato morto a Eboli: il giornalista sportivo sarebbe stato ucciso e dato alle fiamme

Luca Esposito, choc nel mondo del giornalismo sportivo campano: omicidio a Eboli, la ricostruzione e il cordoglio

Il mondo del giornalismo sportivo italiano è sotto choc per la morte di Luca Esposito, all’anagrafe Luigi, noto cronista originario di Nocera Inferiore. Il corpo del giornalista, 53 anni, è stato trovato carbonizzato nella mattinata di domenica 19 luglio in un terreno agricolo a Eboli, in provincia di Salerno.

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Secondo le prime ricostruzioni, Esposito sarebbe stato ucciso a colpi di pistola e successivamente dato alle fiamme. Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Salerno, non avrebbero dubbi sulla natura dell’accaduto: si tratterebbe di un omicidio.

Luca Esposito, il ritrovamento dopo l’incendio

L’allarme è scattato inizialmente per un incendio segnalato in un terreno agricolo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che durante le operazioni di spegnimento hanno rinvenuto il corpo devastato dalle fiamme.

In un primo momento non era stato possibile stabilire l’identità della vittima. La svolta sarebbe arrivata con il ritrovamento, nella zona, di un’auto abbandonata intestata a Luca Esposito. Da lì sono partiti gli accertamenti che hanno permesso di collegare il veicolo alla scomparsa del giornalista.

Luca Esposito, una figura conosciuta nello sport

Laureato in Biologia e con una seconda laurea in Lettere, Esposito era da sempre appassionato di sport. Si faceva chiamare Luca e con questo nome firmava articoli e interventi televisivi. Era direttore del sito Tutto Salernitana e collaborava anche con l’emittente OttoChannel come opinionista.

Chi lo conosceva lo descrive come una persona diretta, appassionata e molto legata alle proprie convinzioni.

RICORDO – «Difendeva con forza le sue idee».

Luca Esposito, il cordoglio di OttoChannel

Il direttore di OttoChannel, Pierluigi Melillo, ha espresso dolore e incredulità per la morte del giornalista.

CORDOGLIO – «La notizia della scomparsa di Luca Esposito ci lascia sconvolti e addolorati, ma soprattutto increduli rispetto all’orribile esecuzione di cui è stato vittima».

Melillo ha poi ricordato il ruolo di Esposito nell’emittente.

COLLABORAZIONE – «Luca – si legge nella nota – è stato per noi un prezioso collaboratore come opinionista, certamente scomodo ma mai banale e soprattutto sempre coraggioso nel difendere le sue opinioni sul mondo del calcio. In questo momento difficile ci stringiamo alla famiglia che vive un dolore cosi terribile e speriamo che le forze dell’ordine possano fare piena luce su una tragedia che suscita forte preoccupazione nell’opinione pubblica, assicurando i responsabili alla giustizia».

PROGETTI – «Come OttoChannel siamo profondamente addolorati anche perché Luca sarebbe stato per la prossima stagione uno degli opinionisti di punta delle nostre trasmissioni sportive. Con Annibale Discepolo avrebbe riformato una coppia divertente e brillante nella trasmissione dedicata all’Avellino calcio. Luca era popolarissimo e faceva discutere, sempre e comunque».

Le indagini proseguono per chiarire movente, dinamica e responsabilità di un delitto che ha scosso profondamente il mondo dell’informazione sportiva campana.

Tutta la redazione di CalcioNews24.com si unisce al cordoglio della sua famiglia.

Gotze si racconta: dal gol Mondiale all’ipotesi Juventus, passando per Messi, Klopp e Tuchel

Gotze tra carriera, rimpianti e ricordi Mondiali: il fantasista tedesco ricorda il suo gol in finale e svela un retroscena di mercato sulla Juventus

Mario Gotze si racconta in una lunga intervista concessa a The Athletic, ripercorrendo alcune delle tappe più importanti della sua carriera. Dalle pressioni del calcio moderno al gol che ha deciso la finale del Mondiale 2014 contro l’Argentina di Lionel Messi, fino ai retroscena di mercato legati alla Juventus e al mancato trasferimento in Italia.

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Il centrocampista tedesco, classe 1992, oggi in forza all’Eintracht Francoforte, resta uno dei profili più iconici del calcio europeo dell’ultimo decennio. Nel suo percorso ha conquistato oltre 15 trofei, ma il momento più alto resta senza dubbio la rete realizzata al 113’ della finale tra Germania e Argentina, quella che consegnò il titolo mondiale alla Nazionale tedesca.

GOL MONDIALE – «Quel gol (al 113′, ndr) ha cambiato tutto, ma guardando indietro non è stato così semplice. Ero il più giovane, sono finito in panchina dopo le prime partite e ho vissuto un’esperienza diversa: se vinci la finale resti campione del mondo, ma il percorso all’interno del torneo è stato completamente differente».

Gotze e il retroscena Juventus

Nel corso dell’intervista, Gotze ha parlato anche delle scelte compiute dopo la fine della sua esperienza al Bayern Monaco nel 2016. Il ritorno al Borussia Dortmund non viene riletto oggi come una decisione priva di dubbi, anche perché sul tavolo c’erano altre possibilità importanti.

Tra queste anche la Juventus, con cui il centrocampista tedesco aveva avuto contatti. La priorità, però, era restare in un club impegnato in Champions League, aspetto che condizionò in modo decisivo la scelta finale.

JUVENTUS – «Forse tornare al Dortmund non è stata la scelta migliore. Avevo altre opzioni in Italia, stavo parlando con la Juventus, e anche due club in Spagna. Purtroppo, però, le squadre italiane e inglesi che mi cercavano in quel momento non giocavano la Champions League, e quella era la mia priorità».

Gotze e l’ammirazione per Messi

Spazio poi al rapporto ideale con Lionel Messi, avversario nella finale Mondiale del 2014 ma anche idolo dichiarato di Gotze. Il tedesco ha ricordato la famosa foto scattata con la Pulce dopo Argentina-Germania, immagine rimasta nella memoria di tanti appassionati.

MESSI – «Messi è unico nel suo genere, è quasi impossibile spiegare come riesca a performare ancora oggi a questo livello. È stato il mio idolo, gli ho chiesto una foto dopo la finale e penso che per lui andasse bene: è l’unica persona che può permettersi di gestire la partita camminando, facendosi trovare pronto nel momento decisivo».

Parole che confermano la stima profonda di Gotze per uno dei più grandi calciatori della storia, nonostante il peso sportivo di quella finale persa dall’Argentina proprio contro la Germania.

Gotze tra Klopp e Tuchel

L’intervista si è chiusa con una riflessione sugli allenatori avuti in carriera. Gotze ha parlato in particolare di Jurgen Klopp e Thomas Tuchel, due tecnici molto diversi per metodo, gestione e approccio al gruppo.

ALLENATORI – «Klopp capiva come gestire le persone in modo perfetto, facendoci performare oltre il 100%. Tuchel invece era diverso, un ottimo stratega che ha saputo evolversi nel tempo: al Dortmund era al suo secondo anno e doveva ancora imparare a gestire le dinamiche di un club, ma tecnicamente era molto intelligente».

Un racconto che restituisce l’immagine di un calciatore capace di rileggere la propria carriera con lucidità: il trionfo mondiale, i rimpianti di mercato, l’ammirazione per Messi e l’influenza di grandi allenatori. Gotze, ancora oggi protagonista in Bundesliga, resta legato a una notte che ha cambiato per sempre la sua storia calcistica.

Inghilterra, Tuchel esulta dopo il successo sulla Francia: «Prima medaglia Mondiale dal 1966»

Inghilterra, il commissario tecnico Thomas Tuchel commenta la vittoria contro la Francia che vale il terzo posto ai Mondiali 2026

Thomas Tuchel ha parlato in conferenza stampa dopo la vittoria dell’Inghilterra contro la Francia, risultato che ha permesso alla Nazionale inglese di chiudere il Mondiale con una medaglia. Un traguardo significativo per i Tre Leoni, arrivato dopo la delusione della semifinale persa contro l’Argentina.

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Il commissario tecnico inglese ha sottolineato l’importanza del risultato ottenuto, ricordando come si tratti della prima medaglia conquistata dall’Inghilterra in una Coppa del Mondo dal 1966 e della prima lontano dal suolo inglese. Un dato storico che, secondo Tuchel, deve rendere orgoglioso il gruppo.

«Abbiamo conquistato la nostra prima medaglia in una Coppa del Mondo dal 1966, la prima ottenuta fuori dal suolo inglese. Spero che i giocatori ne siano orgogliosi. Diciotto mesi fa, quando ho assunto l’incarico, avevo fissato gli obiettivi più ambiziosi possibili, concedendoci la possibilità di sognare. Eravamo ambiziosi, volevamo disputare e vincere questa finale della Coppa del Mondo. Per questo la ferita resterà».

Inghilterra, Tuchel difende la mentalità del gruppo

Il ct ha poi voluto evidenziare la reazione dei suoi giocatori dopo la grande amarezza della semifinale. L’Inghilterra ha avuto meno tempo rispetto alla Francia per preparare la sfida, ma secondo Tuchel la squadra ha dimostrato carattere, lucidità e una mentalità di altissimo livello.

«Tuttavia i giocatori hanno dimostrato una mentalità di altissimo livello, soprattutto considerando che abbiamo avuto un giorno in meno per preparare la nostra partita».

Spazio anche alle critiche ricevute dopo il ko contro l’Argentina. Tuchel ha ammesso di averle percepite come eccessive, soprattutto alla luce del percorso complessivo della Nazionale inglese.

«Se le critiche ricevute dopo la sconfitta in semifinale contro l’Argentina sono state troppo dure? Sì, durante la conferenza stampa di venerdì, mi sembrava che fossimo stati eliminati dopo la fase a gironi. E poi, 24 ore dopo, abbiamo ottenuto il miglior risultato della nazionale in 60 anni».

Inghilterra, Tuchel tra equilibrio e reazione

Il tecnico tedesco ha spiegato anche il proprio modo di gestire i momenti positivi e negativi, cercando di mantenere equilibrio sia dopo le vittorie sia dopo le sconfitte.

«In situazioni del genere, cerco di non farmi trasportare dall’entusiasmo quando le cose vanno bene e di non essere troppo triste quando i risultati non arrivano… Sono contento che i miei giocatori siano riusciti a reagire dopo l’eliminazione in semifinale».

Inghilterra, il retroscena con Mbappé

Nel finale, Tuchel ha raccontato anche i dialoghi avuti con Kylian Mbappé, suo ex giocatore al PSG. Il ct inglese ha parlato di scambi cordiali e ha elogiato le qualità dell’attaccante francese.

«Le parole che ho scambiato con Mbappé? In realtà ho parlato con lui in tre occasioni e, ogni volta, sono stati scambi molto cordiali. Ci siamo parlati anche prima della partita e durante la pausa per rinfrescarsi nel secondo tempo, quando il punteggio era sul 4-3. Mi ha detto che era una partita folle e che all’intervallo erano rimasti tranquilli. È stato un piacere averlo avuto come giocatore al PSG e poter apprezzare le sue qualità».

L’Inghilterra chiude così il proprio Mondiale con una medaglia e con la consapevolezza di aver raggiunto un risultato storico. Resta il rammarico per la mancata finale, ma la vittoria contro la Francia offre a Tuchel e ai suoi giocatori una base importante da cui ripartire.

Zaniolo Udinese, passi avanti per la permanenza: accordo più vicino con i bianconeri

Zaniolo Udinese, dialoghi continui per trovare l’intesa e ricucitura vicina col calciatore: si attendono sviluppi in serata

La trattativa tra Udinese e Nicolò Zaniolo entra in una fase sempre più importante. Secondo quanto riportato da Sky Sport, il club bianconero, il giocatore e il suo entourage stanno lavorando senza sosta per trovare un accordo economico definitivo che possa soddisfare tutte le parti.

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La situazione è nota: l’Udinese ha riscattato il numero 10 dal Galatasaray, confermando la volontà di puntare ancora su di lui. Ora, però, resta da sistemare il tema dell’ingaggio, passaggio considerato decisivo per arrivare alla piena ricucitura e alla permanenza del calciatore a Udine.

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Negli ultimi giorni erano già stati registrati segnali positivi, ma nelle ultime ore sarebbero arrivati ulteriori passi avanti. La sensazione è che entro sera possa essere trovata una quadra definitiva per confermare Zaniolo alla corte di Kosta Runjaic.

Zaniolo Udinese, il rendimento della scorsa stagione

Il club friulano considera Zaniolo un elemento importante del proprio progetto tecnico. Nella passata stagione il trequartista ha collezionato 34 presenze complessive, di cui 32 in Serie A e 2 in Coppa Italia, mettendo insieme 6 gol e 6 assist.

Numeri che hanno confermato il suo peso offensivo e la sua capacità di incidere tra le linee, sia come rifinitore sia come finalizzatore. Proprio per questo l’Udinese vuole trovare un accordo che permetta al giocatore di proseguire il percorso in bianconero con maggiore serenità.

Zaniolo Udinese, la promessa del club

Il nodo nasce anche dagli accordi presi al momento del suo arrivo. Zaniolo aveva firmato sul gong del mercato 2025/2026 e la promessa dell’Udinese era quella di riaprire il tavolo prima della nuova stagione per discutere un nuovo ingaggio.

I contatti sono proseguiti nelle ultime settimane, senza però arrivare subito alla fumata bianca. Ora il confronto sembra aver prodotto un’accelerazione concreta. La permanenza di Nicolò Zaniolo a Udine non è ancora formalmente chiusa, ma l’intesa appare decisamente più vicina.

Perisic torna ancora all’Inter? Ritorno romantico possibile: il croato aspetta una chiamata, ma va convinta Oaktree

Perisic Inter, l’esterno spinge per tornare in nerazzurro: date le difficoltà nel trovare un nuovo esterno, il croato può essere la soluzione

Ivan Perisic continua a coltivare l’idea di un ritorno all’Inter. Secondo quanto riportato da Tuttosport, l’esterno croato spera in una chiamata da parte del club nerazzurro e sarebbe pronto a muoversi concretamente qualora arrivasse un segnale dalla dirigenza.

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Il giocatore, oggi al PSV, aveva già lasciato intendere nelle scorse settimane la propria disponibilità a tornare a Milano con parole molto chiare: «Dipende dal direttore e dal presidente. Sanno dove sono, devono trovarmi». Un’autocandidatura esplicita, che racconta il desiderio del classe 1989 di vivere una nuova avventura con la maglia nerazzurra.

Perisic sarebbe disposto a chiedere la cessione al club olandese soltanto per l’Inter. Non si tratterebbe quindi di un generico ritorno in Serie A, ma di una scelta mirata: il croato non sarebbe interessato a vestire altre maglie italiane.

Perisic Inter, Chivu lo accoglierebbe volentieri

Rispetto a gennaio, la situazione appare diversa. Perisic non ha più obiettivi da completare in Olanda dopo il campionato vinto con il PSV e guarda con attenzione agli sviluppi del mercato nerazzurro.

Il giocatore sa che Cristian Chivu lo accoglierebbe positivamente, anche alla luce dei contatti e dei segnali arrivati nei mesi scorsi. L’allenatore conosce bene il valore tecnico, fisico e mentale di Perisic, profilo capace di garantire esperienza, duttilità e personalità.

Perisic Inter, il nodo resta l’età

Il principale ostacolo resta legato alla linea della proprietà. Oaktree potrebbe infatti avere qualche perplessità sull’ingaggio di un calciatore di 37 anni, nonostante il croato sia convinto di poter ancora incidere ad alti livelli.

Perisic ritiene di avere una condizione fisica importante e di poter essere utile sia da titolare sia da subentrante. Inoltre, il suo ritorno avrebbe anche un valore nello spogliatoio: esperienza internazionale, mentalità vincente e ruolo da esempio per i più giovani.

Il messaggio è già arrivato a chi deve decidere. Ora la palla passa all’Inter, chiamata a valutare se trasformare il sogno romantico di Perisic in una vera operazione di mercato.

Collina incorona Vincic per Spagna-Argentina: «Scegliere non è stato facile»

Il capo degli arbitri FIFA, Pierluigi Collina, ha detto la sua sugli episodi più controversi di questo Mondiale e sulla designazione della finale

Pierluigi Collina resta una delle figure più autorevoli del mondo arbitrale. Considerato da France Football – «È il migliore della storia», l’ex direttore di gara italiano ha arbitrato finali di Olimpiadi, Champions League e Mondiali, vivendo da protagonista alcune delle pagine più importanti del calcio internazionale.

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Oggi Collina è il capo degli arbitri della FIFA e, 24 anni dopo aver diretto Germania-Brasile, si è trovato dall’altra parte: quella del dirigente chiamato a comunicare a un collega la designazione più importante della carriera: «Arbitrerai la finale del Mondiale».

La finale Spagna-Argentina sarà diretta da Slavko Vincic, arbitro scelto dopo un percorso giudicato molto positivo.

VINCIC – «Ha fatto un percorso molto buono. Sono contento per lui così come per gli altri che erano qui: scegliere non è stato facile».

Collina e l’emozione della designazione Mondiale

Nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Collina ha raccontato cosa significhi annunciare a un arbitro la designazione per una finale del Mondiale, sottolineando il valore umano e professionale di quel momento.

EMOZIONE – «Ogni volta ho la pelle d’oca. So che cos’hanno fatto questi ragazzi e ragazze per anni, sacrificando tanto, famiglia compresa. Mi aspettavo l’emozione di Vincic, la stessa che ho vissuto anche io».

Collina, la novità degli otto secondi per i portieri

Tra i temi affrontati anche le novità regolamentari viste nel torneo, a partire dagli otto secondi concessi ai portieri prima di rinviare il pallone.

PORTIERI – «In certi campionati la tenevano fino a più di venti secondi, un’eternità. Gli arbitri non fischiavano perché la ‘pena’ – calcio di punizione indiretto in area – era sproporzionata rispetto al ‘reato’. Quindi gli abbiamo dato più tempo, 8 secondi, e sanno che se vanno oltre viene assegnato un angolo. Stessa cosa su falli laterali e rinvii. Ci sono state poche infrazioni, il che dimostra la positività dell’introduzione che ha reso il gioco più fluido e godibile».

Collina e il Mondiale più tecnologico di sempre

Collina ha poi spiegato il ruolo sempre più centrale della tecnologia nel calcio moderno. Una trasformazione nata, secondo il capo degli arbitri FIFA, per risolvere una contraddizione evidente negli stadi.

TECNOLOGIA – «La tecnologia è stata introdotta per risolvere una situazione paradossale. Allo stadio, 80mila e passa spettatori avevano la possibilità di vedere in tempo reale cosa fosse successo in campo, l’unica persona che non poteva era quella che doveva prendere le decisioni… Le strade erano due: o creavamo una comunità Amish all’interno dello stadio dove la tecnologia è bandita, oppure davamo la stessa possibilità anche agli arbitri. Investiamo milioni, sperando però che vengano ‘buttati via’: vorrebbe dire che gli arbitri hanno fatto un bel lavoro e non ne hanno avuto bisogno».

Collina, come è cambiato il ruolo dell’arbitro

Il calcio è diventato più veloce, intenso e complesso. Per questo, anche il mestiere dell’arbitro si è evoluto, con strumenti sempre più avanzati per preparare le partite e leggere gli episodi.

RUOLO – «Dagli anni 90 a oggi è cambiato il calcio. I giocatori sono diversi, si va a una velocità molto superiore. E in tutto questo la tecnologia ha avuto un ruolo importante, arbitri compresi. Ricordo la finale Brasile-Germania, quando chiesi allo staff locale giapponese se potessero darmi le cassette Vhs con i video delle due squadre mi guardarono straniti. Oggi esiste Fifa AI Pro, sviluppato con Lenovo, che può fornire le informazioni utili per la preparazione».

Collina sulla spider-cam e gli episodi discussi

Uno degli episodi più dibattuti del torneo ha riguardato la spider-cam in Norvegia-Inghilterra. Collina ha chiarito la posizione della FIFA, spiegando come i dati tecnologici abbiano escluso il contatto del pallone con i cavi.

SPIDER-CAM – «È incredibile che non si riesca a convincere la gente che un pallone non abbia toccato alcun cavo… È stato mostrato un grafico in cui, quando il pallone viene toccato da un giocatore o un oggetto, si vede un picco. In tal caso si è visto un grafico piatto dal momento in cui il portiere ha rinviato il pallone fino al controllo dell’altro giocatore. C’è stata solo una leggera onda, legata all’aria. Stessa cosa per le rotazioni del pallone, e anche la telecamera è rimasta stabile. Ci sono strumenti tecnologici che ti permettono di chiarire certe cose».

Altro episodio analizzato è quello di Portogallo-Croazia, anche in questo caso ricostruito attraverso i dati.

PORTOGALLO-CROAZIA – «Anche qui il grafico parlava chiaro. C’è un picco quando tocca la testa dell’attaccante croato, poi linea piatta, e un altro picco quando tocca la schiena del difensore del Portogallo. Dato che il sistema non rileva il contatto con i capelli, il picco è determinato dal contatto con la testa».

Collina difende la tecnologia nel calcio

Infine, Collina ha respinto l’idea che la tecnologia possa togliere emozione al calcio. Per l’ex arbitro, la correttezza della decisione deve restare centrale, soprattutto in partite e competizioni di altissimo livello.

EMOZIONE – «È un falso storico. Sul fuorigioco c’è qualche secondo di attesa per la conferma, ma il giocatore esulta quando segna. E se il gol viene convalidato, c’è una seconda esultanza; se viene annullato, esulta la squadra avversaria. Trovo molto più giusto che l’emozione si basi su una decisione corretta, piuttosto che su un episodio destinato a essere discusso per settimane o decenni. Ancora oggi, a sessant’anni di distanza, ci si continua a chiedere se, nel gol dell’Inghilterra nella finale del 1966, il pallone abbia davvero oltrepassato la linea…».

La finale Spagna-Argentina sarà dunque anche il banco di prova di un sistema arbitrale sempre più tecnologico, costruito per ridurre gli errori e tutelare la qualità dello spettacolo. Al centro ci sarà Vincic, scelto dalla FIFA per dirigere la partita più importante del Mondiale.

Napoli, aggiornamenti dal ritiro di Dimaro: stop per Lucca, out Politano e Vergara

Napoli, giornata intensa a Dimaro: aggiornamenti sugli infortuni di Lucca, Politano e Vergara. Le ultimissime

Il Napoli ha proseguito il lavoro nel ritiro di Dimaro, completando il terzo giorno di preparazione tra esercitazioni tecniche, possessi palla e mini‑tornei nella seduta mattutina alla Ski.It Arena. Un allenamento intenso, utile per consolidare i primi meccanismi in vista della nuova stagione, ma accompagnato anche da qualche aggiornamento sul fronte medico.

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Durante la partitina finale, Lorenzo Lucca ha dovuto interrompere anzitempo l’allenamento a causa di un trauma contusivo al piede sinistro, che verrà valutato nei prossimi giorni. Non hanno partecipato alla seduta neppure Matteo Politano e Antonio Vergara: il primo è alle prese con una contusione all’anca destra, mentre il secondo ha accusato sintomi simil‑influenzali.

Il club, nel consueto report ufficiale, ha confermato che il gruppo ha svolto riscaldamento, lavoro tecnico e una serie di possessi prima di chiudere la mattinata con mini‑tornei, mentre nel pomeriggio è stata programmata una seconda sessione. Le condizioni dei tre giocatori verranno monitorate nei prossimi giorni per capire tempi e modalità di recupero.

COMUNICATO “Terzo giorno di ritiro per il Napoli a Dimaro. Gli azzurri si sono allenati alla Ski.It Arena. Nella seduta mattutina la squadra ha effettuato riscaldamento e lavoro tecnico iniziale. Successivamente il gruppo è stato impegnato in una serie di possessi, chiudendo poi la sessione con dei mini-tornei. Seconda seduta di allenamento nel pomeriggio.

Lorenzo Lucca ha lasciato anzitempo la seduta per un trauma contusivo al piede sinistro durante la partitina finale. Matteo Politano e Antonio Vergara non si sono allenati. Per Politano contusione all’anca destra. Vergara ha accusato sintomi simil-influenzali”.

Inter, caccia all’erede di Dumfries: Spence è il prescelto, si tratta con gli Spurs

Inter, settimana calda per Djed Spence: summit con il Tottenham e proposta da 35 milioni sul tavolo

Il Mondiale dell’Inghilterra si è chiuso con la spettacolare vittoria per 6‑4 sulla Francia nella finale per il terzo posto, un risultato che fa sorridere anche l’Inter. I nerazzurri, infatti, hanno individuato in Djed Spence il profilo ideale per sostituire Denzel Dumfries, passato al Real Madrid. L’esterno inglese, reduce da un torneo di altissimo livello e già protagonista in Serie A con il Genoa, ha convinto il ct Tuchel e ha attirato l’attenzione della dirigenza interista, che dopo aver visto sfumare Palestra e Khalaili lo ha messo in cima alla lista dei rinforzi per la fascia destra.

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Con il Mondiale terminato, l’Inter può ora sedersi al tavolo con il Tottenham, forte del gradimento già ottenuto dal giocatore. Cristian Chivu ha bisogno di avere presto il nuovo esterno per impostare il lavoro tattico, anche se Spence si prenderà qualche giorno di riposo dopo la competizione. Secondo La Gazzetta dello Sport, da lunedì ogni giorno può essere quello giusto per il contatto decisivo: in settimana è previsto l’incontro con gli Spurs per trovare un’intesa e capire quando affondare il colpo, consapevoli della volontà del calciatore di tornare in Italia e vestire la maglia dei campioni d’Italia.

Il nodo principale resta il prezzo. L’Inter non intende superare i 35 milioni di euro, cifra che rappresenta il punto d’incontro tra i 25 offerti per Khalaili e i 50 messi sul piatto per Palestra. Molto dipenderà dalla posizione del Tottenham, che potrebbe decidere di alzare ulteriormente la valutazione dopo l’ottimo Mondiale disputato da Spence. La trattativa non sarà semplice: gli Spurs sono una bottega cara e i nerazzurri lo sanno bene, ma a un mese dall’inizio del campionato diventa fondamentale riempire le caselle mancanti, a partire proprio dalla fascia destra orfana di Dumfries.

Spence è il primo nome, ma non l’unico. Restano sul tavolo le alternative Vanderson del Monaco, Read del Feyenoord – su cui pesano dubbi fisici – e Molina dell’Atletico Madrid. Piace anche Guela Doué, ma la sua valutazione è ancora più alta. L’Inter vuole accelerare: la corsia destra è la priorità e Spence è il profilo che convince più di tutti.

Buona la prima per la Roma! Vittoria 6-0 contro la Primavera nel primo test stagionale

Dybala accende il primo test: Roma a valanga, 6‑0. E fuori dal campo i tifosi spingono per il rinnovo di Pellegrini

La Roma ha inaugurato la propria estate con il primo test stagionale contro la Primavera, un allenamento utile per mettere minuti nelle gambe e valutare le prime indicazioni del nuovo ciclo.

Il match, giocato in mattinata sotto gli occhi del ds D’Amico impegnato nelle trattative per Summerville, è terminato 6‑0 grazie soprattutto allo show di Paulo Dybala, protagonista assoluto con due gol, un assist e una serie di giocate che hanno illuminato la seduta. A segno anche Dovbyk, autore di una doppietta, oltre a Cristante e Soulé.

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La prova, suddivisa in quattro mini‑tempi, non ha visto volti nuovi in attesa degli arrivi dal mercato, ma ha comunque offerto spunti interessanti a Gasperini. Dybala, fresco di rinnovo, è apparso in condizione brillante, mentre Angelino è sembrato leggermente indietro rispetto ai compagni.

Nel primo segmento, chiuso sullo 0‑0, si sono messi in mostra il giovane Bah in mezzo al campo e il terzetto difensivo composto da Ghilardi, Ziolkowski e Hermoso, con Rensch al posto dell’ormai ex Celik. Tra i ragazzi della Primavera hanno attirato l’attenzione Arena e soprattutto Camara, osservati da vicino dal responsabile del settore giovanile Margiotta e dal nuovo tecnico Mattia Scala.

La partita si è accesa con l’ingresso di Dybala nel secondo tempo insieme a Mancini, Cristante e Wesley, quest’ultimo finalmente recuperato dopo l’infortunio che gli aveva impedito di partecipare al Mondiale. Il vantaggio è arrivato con il colpo di testa di Dovbyk su cross di Soulé, mentre Svilar ha evitato il pareggio con un’uscita perfetta su Lulli.

Soulé ha firmato il raddoppio su assist della Joya, che ha poi trasformato un rigore per il 3‑0. Cristante ha calato il poker con un diagonale dal limite, ma l’applauso più grande è stato ancora per Dybala, autore di una mezza rovesciata che ha lasciato immobile De Marzi.

Nell’ultimo tempo Gasperini ha ruotato il resto della rosa, senza coinvolgere Kumbulla, destinato a lasciare il club. Il risultato è stato completato da un’altra rete di Dovbyk da pochi passi, ancora su invenzione di Dybala, protagonista indiscusso del primo test stagionale giallorosso.

Torino, Ilkhan ko per problemi muscolari: c’è preoccupazione sulle sue condizioni

Torino, Emirhan Ilkhan in ansia per un nuovo stop muscolare: valutazioni in corso sulle sue condizioni fisiche

Il Torino ha iniziato ufficialmente la propria estate con la prima amichevole del nuovo corso targato Ignazio Abate, superando il Pinzolo con un netto 13‑0 nel test di sabato 18 luglio.

Un match utile per assimilare le prime idee del nuovo allenatore e per mettere minuti nelle gambe, ma segnato dall’assenza di Emirhan Ilkhan, uno dei giovani più attesi della rosa granata.

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Il centrocampista classe 2004 non ha potuto prendere parte alla partita a causa di un problema muscolare accusato nelle ore precedenti.

Secondo quanto riportato da Paolo Aghemo a Sky Sport, il turco verrà sottoposto a esami nelle prossime ore, ma le sensazioni non sono positive: si teme infatti uno stop significativo che potrebbe complicare il suo avvio di preparazione.

Ilkhan arrivava da una stagione molto convincente sotto la guida di D’Aversa e rappresentava uno dei punti fermi da cui Abate avrebbe potuto ripartire. Un infortunio in questa fase rischia però di rallentare il suo inserimento nei meccanismi del nuovo allenatore e di costringere il Torino a rivedere le rotazioni in mezzo al campo.

Resta da capire quali saranno i tempi di recupero e chi verrà scelto da Abate per occupare il suo ruolo durante l’assenza del turco.

Adani: «Credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo?»

Adani chiarisce: «Credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo?»

L’intervista a Lele Adani, voce tecnica e opinionista Rai per i Mondiali che stanno per concludersi con la finale tra Spagna e Argentina, offre uno sguardo diretto sul suo modo di vivere e raccontare il calcio.

L’ex difensore di Inter e Fiorentina ha condiviso con il Corriere della Sera le sue riflessioni sulla competizione e sul suo approccio alla telecronaca, confermando ancora una volta la centralità della sua passione nel racconto sportivo.

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PAROLE – «Messi è probabilmente il più grande genio del XXI secolo e secondo me contro l’Inghilterra ha fatto la giocata più importante della sua storia con la Nazionale: non ho esagerato, anzi non sono arrivato dove Leo avrebbe meritato arrivassi. Tutto quello che ho detto in telecronaca mi è venuto spontaneo, perché io penso al destino, al fatto che a volte ci sono dei segni molto più grandi. E se li vedo mi commuovo: il rapporto tra le parole e la forza emotiva di quello che stiamo vivendo credo sia perfettamente bilanciato. Credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso. Quando metto le cuffie allo stadio e prendo il microfono, so chi l’ha portato prima di me. Ma proprio per questo la profondità del racconto e dell’analisi deve essere totale. Anticipare di un anno l’esplosione dellaNorvegia, capace di far fuori il Brasile palleggiandogli in faccia, non è forse un servizio pubblico completo? Ma fa comodo parlare solo del resto»

IL CALCIO – «Molti rivivono la passione per il calcio grazie a questo tipo di accompagnamento. Ho migliaia di messaggi di ragazzi che mi dicono “continua così, ci fai vivere un sogno”. E intendiamoci, non penso di meritarmi tutta questa responsabilità. Vedo che i giovani hanno passione. E se tu non te li meriti, i giovani non ti seguono. I bambini guardano Yamal e Messi e non sono tristi. Secondo me tra gli appassionati adulti invece c’è frustrazione, perché una volta eravamo noi a giocarci le finali dei Mondiali. Ma vogliamo chiuderci davanti alla bellezza e alla passione, oppure aprirci al mondo nuovo? Poi però non ci lamentiamo che non si gioca più nei campetti o nelle strade. Guardiamo l’Argentina: questi ragazzi giocano come facevano nei loro club da bambini, nel potrero, nella comunità. Dove il calcio è qualcosa di più, che oggi hanno ancora dentro, se lo portano dentro ovunque. Una volta eravamo così anche noi: il nostro modo di vivere il pallone era più inclusivo di oggi. In Argentina lo è ancora»

ULTIMA DI MESSI «Un privilegio. Sarò emozionato, lucido, eternamente grato. Qui a New York dieci anni fa, Leo diede addio alla Nazionale, lo chiamavano Pecho Frio, lo consideravano catalano. E oggi siamo qui: mi fermo, se no mi commuovo. Dico solo che, andato via Diego, Leo ha cominciato a vincere: uno è la continuazione dell’altro»

ARGENTINI… «Io vengo accostato agli argentini, ma la chiave è essere accostato al futbol. Ora in Italia si parla del ct, si è parlato del presidente federale e qui al Mondiale si è discusso di tante cose extra campo. Io dico solamente che se vuoi tornare a giocare a calcio devi andare sui campi e parlare di calcio, lasciando che i ragazzi siano travolti di nuovo da tutto ciò che fa rivivere la magia. Io la vedo così, amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare»

Deschamps saluta la Nazionale: «Non potevo non piangere. È stata una giornata davvero speciale. Ora è finita»

Deschamps dice addio alla Nazionale francese: «Non potevo non piangere. È stata una giornata davvero speciale»

Si è chiuso nel segno dell’addio il percorso lungo 14 anni di Didier Deschamps sulla panchina della Francia. Dopo la sconfitta nella finale per il terzo posto, un clamoroso 6‑4 contro l’Inghilterra, il commissario tecnico ha annunciato in conferenza stampa la fine della sua avventura alla guida dei Bleus, mettendo così il punto definitivo a un ciclo che ha segnato un’intera era del calcio francese.

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PAROLE – «Non potevo non piangere. È stata una giornata davvero speciale, ho ricevuto molti messaggi da persone che mi hanno commosso profondamente, perché sono persone a cui tengo molto, soprattutto miei ex giocatori. In questi anni sono riuscito a mantenere la nostra nazionale al vertice, anche se non sempre al vertice assoluto»

ADDIO – «Sono sicuro che il futuro con questi giocatori sarà roseo. Sento di aver dato molto in questo Mondiale e mi sono divertito tantissimo, è stata pura gioia. Ora è finita».

Baleba Manchester United, volontà totale del giocatore: il Brighton alza il prezzo a 100 milioni

Manchester United, assalto totale a Calros Baleba: il Brighton chiede 100 milioni per il suo gioiello. Le ultime

Il Manchester United prosegue con decisione la propria campagna di rafforzamento a centrocampo. Dopo gli arrivi di Andrey Santos e Youri Tielemans e dopo aver definitivamente accantonato la pista Ederson, il club vuole aggiungere un altro elemento di alto livello alla mediana e sarebbe pronto a investire una cifra vicina ai 100 milioni di sterline.

Il profilo individuato è quello di Carlos Baleba del Brighton, che avrebbe già manifestato la volontà di trasferirsi esclusivamente all’Old Trafford, come accaduto anche la scorsa estate. L’obiettivo dello United è completare la rivoluzione in mezzo al campo con un giocatore giovane, fisico e già pronto per la Premier League.

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Il giornalista Ben Jacobs ha spiegato che l’operazione potrebbe chiudersi rapidamente: il giocatore spinge per il trasferimento, i termini personali non rappresentano un ostacolo e lo United potrebbe trattare direttamente con il Brighton evitando aste. In un’intervista a United Stand, Jacobs ha sottolineato che tutto dipenderà dalla disponibilità dei Red Devils a soddisfare le richieste economiche dei Seagulls, aggiungendo che se il club pagherà quanto richiesto, l’affare si chiuderà in fretta.

Al momento, però, la dirigenza ha rallentato la trattativa per valutare anche altri profili come possibile terzo centrocampista.

La posizione del Brighton è chiara: Baleba, reduce da una stagione segnata da molte voci di mercato, è valutato quasi 100 milioni di sterline e ha un contratto valido fino al 2028. Un anno fa lo United era disposto ad arrivare a 75 milioni, ma senza presentare un’offerta ufficiale.

Ora, per portarlo via dall’Amex Stadium, servirà un investimento molto più alto, perché il Brighton non ha fretta di vendere e intende massimizzare il profitto.

Spagna Argentina da record: è la prima finale Mondiale “monolingua” dai tempi del 1930

Spagna Argentina è già storia: sarà la prima finale Mondiale “monolingua” dal 1930, un evento raro che non si verificava dalla primissima edizione

La lunga attesa sta per finire: la finale dei Mondiali al MetLife Stadium del New Jersey è ormai alle porte. L’epilogo del torneo nordamericano mette di fronte due nazionali che più di tutte hanno acceso l’immaginazione dei tifosi: da una parte la Spagna del talento cristallino di Lamine Yamal, dall’altra l’Argentina guidata dal carisma intramontabile di Leo Messi, ancora una volta capace di trascinare l’Albiceleste fino all’atto conclusivo del Mondiali 2026.

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Il campo stabilirà chi solleverà la Coppa del Mondo: se saranno Rodri, Dani Olmo e compagni, pronti a riportare la Spagna sul tetto del mondo per la seconda volta nella storia, oppure gli “italiani” Lautaro Martínez e Nico Paz, chiamati a regalare all’Argentina il quarto titolo.

Una finale in spagnolo: una rarità storica

Oltre al talento e alle ambizioni, Spagna e Argentina condividono anche un elemento curioso: la lingua. Entrambe parlano spagnolo, una coincidenza che potrebbe sembrare di colore, ma che nella storia dei Mondiali è quasi un unicum.

In 23 edizioni della Coppa del Mondo, questa situazione si è verificata solo una volta: nel 1930, quando a Montevideo si affrontarono Uruguay e Argentina. Da allora, mai più una finale tra due nazionali accomunate dalla stessa lingua ufficiale.

Il precedente del 1930

Era il 30 luglio 1930, allo Stadio del Centenario. Davanti a quasi 70.000 spettatori, l’Uruguay vinse la prima finale della storia, mentre l’Argentina dovette attendere il Mondiale casalingo del 1978 per tornare all’ultimo atto e conquistare il trofeo.

Dalla seconda edizione, quella italiana del 1934, fino a oggi, le finali hanno sempre visto protagoniste nazionali di lingue diverse, nonostante l’allargamento progressivo del numero di partecipanti.

Perché è così raro?

Le combinazioni possibili sono poche:

  • solo otto nazionali hanno vinto almeno un Mondiale;
  • solo tredici hanno raggiunto almeno una finale;
  • tra queste, lo spagnolo è l’unica lingua ad aver prodotto più di una campionessa del mondo (Spagna, Argentina, Uruguay).

Ecco perché la finale del 19 luglio rappresenta una singolarità linguistica che difficilmente si ripeterà spesso, anche in futuro.

Scenari futuri: altre finali “monolingua”?

Guardando avanti, non mancano ipotesi suggestive:

  • una finale Portogallo‑Brasile, tutta in portoghese;
  • una finale “francofona” Francia‑Marocco, scenario oggi tutt’altro che improbabile;
  • una finale in inglese Inghilterra‑USA, se gli inglesi riuscissero a superare il loro storico blocco mondiale;
  • una finale “fiamminga” Belgio‑Paesi Bassi, affascinante e tecnicamente possibile;
  • una finale in tedesco Germania‑Austria o Germania‑Svizzera, improbabile ma non impossibile.

E l’italiano? Possibilità remote ma non nulle

Una finale che parli italiano è quasi fantascienza, ma non del tutto impossibile:

  • l’italiano è lingua ufficiale della Svizzera, quindi un eventuale Italia‑Svizzera sarebbe una finale “bilingue” con una componente italiana;
  • l’altro Stato che ha l’italiano come lingua ufficiale è San Marino, ma immaginare la nazionale del Titano in finale resta un sogno romantico e irrealizzabile.

Prima di tutto, però, l’Italia deve tornare a partecipare al Mondiale e, un giorno, a competere per una finale.

Rabiot non ha dubbi sul suo futuro: «Riparto dal Milan? Si si ovviamente! Ci sentiremo con Amorim»

Rabiot parla del suo futuro: «Prima le vacanze e poi riparto dal Milan? Si si ovviamente! Ci sentiremo con Amorim»

Si chiude nel peggiore dei modi il Mondiale della Francia. Dopo l’eliminazione in semifinale contro la Spagna, la squadra di Didier Deschamps è incappata in un’altra serata negativa, perdendo anche la finale per il terzo posto contro l’Inghilterra e incassando ben sei gol.

Al termine del match, il centrocampista del Milan e della nazionale francese Adrien Rabiot ha parlato ai microfoni di Dazn, tracciando un bilancio della sua esperienza e analizzando una competizione che per i Bleus si è conclusa con molte più ombre che luci.

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PAROLE – «Siamo entrati un po’ mosci, ma c’era tanta delusione dopo la semifinale persa contro la Spagna. Molto meglio nel secondo tempo, potevamo anche pareggiarla. Abbiamo lasciato l’Inghilterra giocare troppo. L’atteggiamento è stato brutto da vedere da fuori. Non deve succedere: quando vesti questa maglia devi dare il meglio e si è visto che alcuni non erano dentro al match»

MILAN – «Milan? Prima le vacanze, aspettiamo solo questo da quando abbiamo perso con la Spagna, poi sono stati giorni davvero difficili a livello mentale, è stato difficile concentrarsi per giocare questa partita. Vacanze meritate, bisogna riposare bene e poi torneremo spero il più tardi possibile. Riparto dal Milan? Si si ovviamente, poi parleremo con il mister e con Maignan, ci sentiremo, volevamo stare tranquilli durante il Mondiale e non volevamo essere disturbati da altre cose. Ora ci sarà tempo di parlarsi tranquillamente. Per ora non ho parlato con nessuno, sicuramente ci sentiremo con Amorim»

Di Canio su Adani: «Se proprio non volete indignarvi, abbassate il volume a zero. Rai1? Radiotelevisione argentina…»

Di Canio commenta la telecronaca di Adani: «Se proprio non volete indignarvi, abbassate il volume a zero». Le sue parole

Il mondo del calcio si prepara a fermarsi per Spagna‑Argentina, la finale dei Mondiali. E, come spesso accade nei grandi eventi, attorno alla partita si accendono anche discussioni parallele. Una delle più vivaci riguarda la telecronaca Rai e, in particolare, i commenti appassionati di Lele Adani, figura che da anni divide il pubblico per il suo stile acceso e coinvolto.

L’ex difensore di Inter e Fiorentina è diventato un opinionista riconoscibile, capace di polarizzare: da una parte chi ne apprezza la passione e la capacità di entrare emotivamente nella partita, dall’altra chi ritiene che talvolta superi il limite, rendendo la narrazione troppo enfatica.

Tra i critici più noti c’è Paolo Di Canio, che in un video pubblicato sui social ha espresso il proprio punto di vista in maniera diretta e senza filtri, come da tradizione. L’ex attaccante di Juventus e Lazio ha commentato lo stile di Adani, che insieme ad Alberto Rimedio sarà la voce della Rai anche per la finalissima mondiale.

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SU ADANI – «Dopo la partita tra Argentina e Inghilterra ho ricevuto 52 messaggi da persone che conosco ma anche da gente che non sentivo da tanto tempo. Il tenore dei messaggi era sempre lo stesso: infuriati, indignati, arrabbiati per i commenti, una vergogna alla Rai…ma non devono parlare con me, io per scelta non ho mai messo il volume durante le partite dei Mondiali perché mi fido della mia conoscenza, della mia competenza, dei miei occhi, perciò mettevo una musichetta e mi guardavo le partite»

IL MIO CONSIGLIO… «Insomma, le persone ne parlano anche al bar e devo dirvi una cosa, dovete essere anche un po’ contenti, perché, con il passaggio dell’Argentina, Rai1, la Radiotelevisione argentina, non entrerà in lutto e darà in chiaro la finale tra Spagna e Argentina e voi potrete usufruire di questo servizio, che volete di più. E vi ripeto, Rai1, Radiotelevisione argentina, trasmetterà la finale tra Spagna e Argentina, e se proprio non volete indignarvi, abbassate il volume a zero, nessuno vi obbliga a sentire, se no siete masochisti. E io ricordo a tutti che siamo italiani”

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