Pagina 489 – Calcio News 24

Udinese, parla Palma: «Sfortunato sull’autogol e sul rigore che è stato un po’ ingenuo ma mi porto dietro questo»

Udinese, Palma nel post gara: «Sfortunato sull’autogol e sul rigore che è stato un po’ ingenuo ma mi porto dietro questa cosa»

Matteo Palma è intervenuto in conferenza stampa al termine di Juve-Udinese, gara valida per gli ottavi di Coppa Italia 2025/26. Ecco le sue parole.

Una serata difficile per il difensore bianconero che è stato autore di un autorete e del calcio di rigore ai danni di Cabal poi trasformato da Locatelli.

PAROLE – «Stadio bellissimo, tra i più belli d’Italia, sfortunato sull’autogol e sul rigore che è stato un po’ ingenuo ma mi porto dietro buone emozioni».

LEGGI LA CONFERENZA COMPLETA DI PALMA SU JUVENTUSNEWS24

Vlahovic Juve, decisone presa! Sarà intervento a Londra o in Finlandia, ecco quando può rientrare: i dettagli

Vlahovic Juve, scelta ormai presa: intervento chirurgico all’estero. Stop di tre mesi per il bomber bianconero

Si è arrivati alla decisione definitiva sul trattamento dell’infortunio di Dusan Vlahovic. Dopo giorni di consulti e valutazioni, l’attaccante serbo – in accordo con lo staff medico della Juventus – ha scelto la via più drastica ma anche la più risolutiva: l’intervento chirurgico. La lesione di alto grado alla giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore lungo sinistro, rimediata contro il Cagliari, non lascia alternative. La società ha avallato la scelta, ritenendola la strada più sicura per garantire un recupero completo.

L’operazione servirà a ricucire le fibre muscolari danneggiate e, sul fronte dei tempi, non comporterà ritardi rispetto alle stime iniziali: Vlahovic dovrà fermarsi almeno tre mesi, con l’obiettivo di tornare in primavera. La chirurgia è stata preferita proprio per ridurre al minimo il rischio di ricadute, un timore che aveva pesato molto nelle valutazioni del club. L’intervento sarà eseguito in una delle due cliniche di riferimento per questo tipo di lesioni, a Londra o a Turku (Finlandia), con la logistica che verrà definita nelle prossime ore.

Lo stop fino a primavera rappresenta una perdita pesantissima per Luciano Spalletti, che dovrà rinunciare al suo leader offensivo già dal big match contro il Napoli del 7 dicembre. La Juventus sarà costretta a puntare sulle alternative: Jonathan David e Loïs Openda, con Kenan Yildiz pronto a ricoprire il ruolo di falso nove.

La scelta dell’operazione, seppur necessaria per la salute del giocatore, apre inevitabilmente scenari di mercato in vista di gennaio. Con Vlahovic fuori causa, la dirigenza guidata da Comolli dovrà decidere se intervenire per un sostituto temporaneo in attacco o concentrare le risorse su centrocampo e difesa, dove le priorità restano alte. Vlahovic rimane un pilastro della squadra, ma il suo ritorno è ancora lontano.

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Pulici analizza: «Il Toro ha smarrito i suoi valori. Cairo non ha capito cosa significa essere granata. Bisogna avere speranza. Essere cacciato nell’82? Rimane una ferita»

Nel giorno del 119° compleanno del Torino, Paolo Pulici analizza su La Stampa la crisi granata tra identità perduta e ricordi di una vita

Nel giorno amaro del 119° compleanno del Torino, segnato da crisi di risultati e contestazioni alla presidenza Cairo, prende la parola il simbolo per eccellenza della storia granata: Paolo Pulici. Il bomber da 172 reti in 437 partite, icona di un Toro vincente e combattivo, su La Stampa analizza con rammarico il momento attuale, sottolineando la perdita dei valori storici del club.

IL TIFO«Sarà una malattia, ma chi l’ha creata? Giocatori che non mollavano mai e davano tutto. Ora non è più così».

LA PERDITA DEI VALORI«È solo una conseguenza diretta di un errore madornale. Nessuno trasmette quelli che erano i valori del Toro e quindi la squadra non sa neanche dove sta giocando o quale maglia sta indossando. Cairo non l’ha mai capito e ha mandato via tutti quelli che sapevano di Toro».

L’AUGURIO PER I 119 ANNI«Di tornare ad essere il Toro, quando vinceva e faceva paura a tutti».

LA SPERANZA«Bisogna sempre avere speranza, la vita è una speranza unica e il Toro è speranza».

IL SIGNIFICATO DI “ESSERE TORO”«Che non devi tremare in campo, ma pensare di essere forte per poter sfidare chiunque. Poi si può perdere o vincere, ma devi dare tutto sempre. Solo che per farlo devi essere un giocatore di un certo livello: questi non giocano da Toro».

UNA VITA GRANATA«Sono 17 anni al Filadelfia: una vita. E sarei rimasto ancora di più, se Moggi non mi avesse cacciato nel 1982: per me è ancora una ferita. Però il Toro mi ha dato tutto, compresa la fortuna di avere Ferrini come capitano. Con lui ho capito che prima di essere giocatori, bisogna essere uomini. Questa è la base: giocavi come un uomo e dovevi comportarti in una certa maniera. Io non ero un capitano con la fascia, ma mi sentivo un capitano nell’anima».

L’EREDITÀ TRASMESSA AI GIOVANI«La soddisfazione più bella dopo tanto tempo è vedere bambini che tifano Toro e sanno che cosa abbiamo fatto per questa maglia. Perché papà, mamme o nonni hanno trasmesso lo spirito granata. Sabato ero a Rivoli per inaugurare una rotonda dedicata al Grande Torino e c’era tanta emozione».

IL DOMINIO JUVE NEGLI ANNI ’70«Potevamo fare filotto negli Anni 70, ma all’epoca la Juve vinceva e comandava…».

IL FALLIMENTO DEL 2005 E L’ANONIMATO ATTUALE«Il fallimento ha portato all’anonimato e di conseguenza a questo bilancio con Cairo. Io in campo ho sfidato 28 volte la Juve: 5 pareggi e 5 sconfitte, poi tutte vittorie. È una media pazzesca… Se l’avessero salvato all’epoca, come invece hanno fatto per altri club, magari ora sarebbe stato un Toro diverso».

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Sticchi Damiani racconta: «Al Lecce otto anni intensi, difficilissimi: ho dovuto affrontare, assieme ai miei soci e dirigenti, momenti duri. Abbiamo questo doppio svantaggio»

Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, ha ricostruito il percorso che ha trasformato un club sull’orlo del baratro in un modello di gestione virtuosa

Ospite delle colonne de La Gazzetta dello Sport, Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, ha ricostruito il percorso che ha trasformato un club sull’orlo del baratro in un modello di gestione virtuosa e riconosciuto in tutta Italia. Otto anni vissuti tra decisioni rischiose, momenti drammatici e una crescita continua che ha riportato i giallorossi ai massimi livelli.

GLI OTTO ANNI«Intensi, difficilissimi: ho dovuto affrontare, assieme ai miei soci e dirigenti, momenti duri. Sono diventato presidente all’inizio del 6° anno consecutivo del Lecce in Lega Pro, il club era ai minimi termini e non c’erano più margini di errore. Dopo le dimissioni di Rizzo, decisi personalmente di prendere Fabio Liverani, una scelta apparentemente azzardata e controcorrente, ma decisiva e vincente. Con Fabio allenatore e Meluso d.s. abbiamo vinto due campionati di fila e dall’inferno della C in pochi mesi ci siamo trovati in A. Un miracolo sportivo».

LA RETROCESSIONE«La mia prima Serie A è stata funestata dal Covid, eravamo salvi prima dell’epidemia, poi siamo andati giù con 35 punti. Non avevamo una rosa attrezzata per giocare ogni 3 giorni, scendemmo tra gli applausi. La retrocessione fu molto pesante sul piano economico, avevo bisogno di ripartire con un nuovo ciclo in cui rimettere in sicurezza il club e provare anche a tornare in A. Per questa impresa chiamai Pantaleo Corvino. Da allora è iniziata una nuova storia e il Lecce si è trasformato in un modello di calcio efficiente, sostenibile e vincente».

CORVINO«Io e lui abbiamo un rapporto autentico, vero. Passiamo le giornate a difendere il Lecce, ognuno in relazione al proprio ruolo. Sì la parola giusta è difenderlo, in campo innanzitutto, ma anche nell’immagine, nella reputazione, nella credibilità. Le tre salvezze consecutive in A sono un record inimmaginabile: mai si era verificato in 120 anni di vita del club».

I GIOCATORI SIMBOLO«Dico Ciccio Cosenza, fondamentale negli anni della C. E in questi ultimi tempi Federico Baschirotto e Wladimiro Falcone. Hanno incarnato i valori del territorio in cui giocavano: serietà, rispetto, credibilità».

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LE CESSIONI ECCELLENTI«Ormai noi la politica del club l’abbiamo spiegata con assoluta trasparenza, io e Corvino non facciamo altro che ribadirlo. Quando capita l’occasione un club come il nostro è obbligato a fare la migliore operazione possibile dal punto di vista economico. E gli scontenti non li teniamo. La gente ha capito».

GIOIE E DOLORI«La promozione dalla C alla B è stata una liberazione, non potevo vedere una piazza come la nostra così in basso. Da lì in avanti non dico che sia stato facile, ma meno faticoso. Il momento più difficile è stato gestire la prematura scomparsa di Graziano Fiorita, un uomo a cui eravamo legatissimi».

RESISTERE SENZA FONDI STRANIERI«Noi abbiamo un doppio svantaggio: non avere dietro un grande fondo o una ricca proprietà straniera e l’essere rigidi e rigorosi con noi stessi nel rispetto dei bilanci, cosa che si ripercuote sul versante sportivo».

LE TRE SALVEZZE E L’IDEA DELL’ADDIO«Sono state tre imprese, con trame avvincenti e un groviglio di sentimenti. Me le porto tutte e tre nel cuore, ma l’ultima sembrava la sceneggiatura di un film: in casa della Lazio, e con il Lecce in inferiorità numerica dopo pochi minuti e il cuore a pezzi per la morte di Graziano Fiorita. Dentro di me esiste un prima ed un dopo dalla sua scomparsa, nulla è più stato come prima e ammetto di aver pensato di fermarmi dopo la salvezza del 25 maggio 2025. Se avessi pensato solo a me stesso quello era il momento giusto, invece sono ancora qui, consapevole che al primo insuccesso non mi verranno concessi sconti, ma finché è utile per il Lecce corro questo rischio».

L’ORGOGLIO DEI TIFOSI«Intanto mi godo l’orgoglio del popolo giallorosso, dei 22mila abbonati, di chi viaggia in trasferta e fa sacrifici per il Lecce. Questo patrimonio di valori era quasi perduto al sesto anno di Lega Pro, ma soprattutto dopo un illecito sportivo che aveva mortificato tutti. Ho voluto ritrovare i nostri tifosi andando lì a cercarli uno ad uno, abbiamo suonato alle loro porte, ascoltato le loro storie. E li abbiamo riportati con noi».

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Manfredini ripercorre la sua carriera: «Dall’adozione alla Juventus, fino al Chievo dei miracoli: vi racconto la mia storia»

Manfredini, ex centrocampista cresciuto nel vivaio bianconero e protagonista negli anni 2000 con Chievo e Lazio si è raccontato a La GdS

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Christian Manfredini, ex esterno classe 1975 affermatosi in Serie A con Chievo e Lazio, ha raccontato le tappe più significative della sua vita calcistica e personale.

Dall’adozione al sogno Juventus, passando per gli anni d’oro del “Chievo dei miracoli”, il giocatore ha offerto una serie di ricordi intensi e spesso inediti.

L’ADOZIONE«All’epoca non c’erano tanti bambini di colore, io venivo sempre visto in modo strano, come se fossi una novità. Non lo vedevo come qualcosa di brutto. I miei primi amici si meravigliavano per il mio colore della pelle, mia mamma mi diceva “ti guardano tutti perché sei bello”. Poi crescendo ho capito il perché».

LA JUVENTUS«I miei genitori mi hanno sempre dato la serenità di poter decidere, anche di giocare a calcio a 500 metri da casa. Ho cominciato alla Spes Battipaglia e a 13 anni mi chiamò la Juve. Mia mamma disse subito di no, poi si convinse: quello fu il secondo atto di amore nei miei confronti. Il primo fu l’adozione».

LA PRIMAVERA BIANCONERA«Con la Primavera vinsi scudetto e Torneo di Viareggio. Del Piero era già nel giro della prima squadra, anche se qualche partita con noi la fece. Era di un altro livello. Trapattoni non amava molto i giovani, lui era uno della vecchia guardia. Per me il massimo è stato allenarmi con la prima squadra e fare una panchina contro il Piacenza in Serie A».

CROTONE«La Juventus voleva mandarmi a Crotone. Io rifiutai perché stavo con una ragazza di Pistoia, che oggi è mia moglie. Abbiamo due figli, Allegra e Christian Jr: lui però gioca a basket».

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IL SEGRETO DEL CHIEVO«Il lavoro, oltre a un gruppo straordinario. Giocavamo a memoria. Anche se i due condottieri di quella squadra rimangono Eugenio Corini e Delneri».

I RISULTATI«La qualificazione in Coppa Uefa a fine anno fu la ciliegina sulla torta. Eravamo una neopromossa, per due mesi e mezzo guardavamo tutti dall’alto verso il basso. Poi alla lunga i valori tecnici vennero fuori e calammo di rendimento. Vincemmo a San Siro contro l’Inter, fu una delle nostre migliori prestazioni».

POTEVA ESSERE IL LEICESTER D’ITALIA«Forse, ma le dico una cosa. Quando il Leicester vinse la Premier tutte le big fecero male. Per noi fu il contrario: le grandi partirono male e poi si ripresero alla lunga».

LUPATELLI CON LA 10 E DELNERI«Nella distribuzione delle maglie a inizio anno nessuno prese quel numero. Così arrivò Lupo e disse “è mia”. Noi all’inizio pensavamo stesse scherzando». «Il mister era una sorta di Zeman. Facevamo doppie sedute. In campo eravamo una squadra battagliera, grintosa. Sapevamo sempre cosa fare con la palla».

ERIBERTO E LA DOPPIA IDENTITÀ«Eriberto è un amico. Nessuno avrebbe mai immaginato della sua doppia identità. Io lo scoprii poco prima che la notizia uscisse. Me lo comunicò la Lazio quando firmai il contratto, lui doveva trasferirsi con me».

IL GOL AL REAL MADRID CON L’OSASUNA«Era l’esordio. Io vivevo ancora in albergo, il giorno prima della partita andai a fare una passeggiata e al mio ritorno vidi polizia, transenne e migliaia di persone attorno al mio albergo. Feci per entrare ma mi bloccarono. Alla fine, riuscii a rientrare e la sera cenai da solo al ristorante con a fianco i giocatori del Real, Figo, Zidane, Raul… Il giorno dopo gli segnai contro».

RAZZISMO«Episodi pesanti in realtà no. Io ho avuto la fortuna di cominciare a giocare alla Juventus, tutti mi vedevano come “calciatore” e non come “uomo nero”. Un aneddoto divertente però ce l’ho… Ero in giro per Roma, a un certo punto vidi un taxi e lo chiamai. Mi si avvicinò con dentro già una persona e io domandai: “Quando esce la signora posso salire?”. Il taxista mi guardò con aria diffidente e rispose: “Eh, tu stare calmo, tu aspettare”. A quel punto mi si chiuse un po’ la vena e risposi: “Ascoltami, io voglio il taxi, se tu non vuoi compro te, il taxi e ce ne andiamo assieme”. In quel momento ero famoso, mi sentivo grande. Non una bella scena da parte mia».

LE SCOMMESSE CON INZAGHI E TARE«Scommettevamo su qualsiasi cosa e ogni volta c’era un vincitore diverso. Ci giocavamo 50 euro su chi riusciva a bere tre litri di acqua o tè freddo in due minuti. Ci divertivamo un sacco, non sa quante risate».

LOTITO«Claudio è una persona diretta. Vive lo scontro: se non hai forza contrattuale, ti schiaccia. Non guarda in faccia nessuno. Alla Lazio ho vissuto comunque anni bellissimi, ho tanti ricordi positivi».

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Lega Nazionale Dilettanti eSport, inclusione al centro: il calcio virtuale abbatte le barriere nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

Lega Nazionale Dilettanti eSport, inclusione al centro: dal progetto “Vinciamo Insieme” alla collaborazione con Insuperabili Onlus e #IoRampo

In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il Dipartimento eSport della Lega Nazionale Dilettanti (LND) celebra il suo impegno nel promuovere l’inclusione attraverso il calcio virtuale. Nata con la missione di porre la persona al centro, la LND eSport ha creato uno spazio accessibile e sicuro dove la passione per il calcio supera ogni barriera fisica o sociale.

Con oltre 4000 partecipanti alle competizioni ufficiali, il Dipartimento eSport porta il calcio digitale dove quello tradizionale fatica ad arrivare. Il progetto “Vinciamo Insieme” coinvolge case famiglia, comunità di recupero e ospedali pediatrici, creando squadre legate a Onlus che competono e si emozionano, sentendosi parte della grande famiglia LND.
Significativa la collaborazione con Insuperabili Onlus, che promuove il calcio come strumento educativo e riabilitativo per ragazzi con disabilità. La partnership con la LND eSport offre loro un campo virtuale dove sentirsi protagonisti e liberi. La nuova sinergia con Connessioni Sociali e il progetto #IoRampo – LND Open mira inoltre all’abbattimento di ogni barriera, incluse quelle architettoniche.

Santino Lo Presti, Coordinatore del Dipartimento eSport, sottolinea come l’inclusione sia una scelta di campo quotidiana, non un semplice progetto. Il calcio virtuale si dimostra uno strumento straordinario per costruire relazioni vere e garantire a tutti il diritto al gioco e all’emozione. Insieme all’Area di Responsabilità Sociale della LND, il Dipartimento eSport continuerà a percorrere questa strada, convinto che la vera vittoria sia la partecipazione di tutti, insieme.

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Chiarugi sicuro: «Fiorentina in difficoltà, ma il tempo per salvarsi c’è: servono personalità e unità. Analogie con il passato? Erano altri tempi e altro calcio»

Chiarugi, ex attaccante viola e tecnico della retrocessione del 1993, analizza su La Gazzetta dello Sport il momento critico della Fiorentina

Nel suo intervento a La Gazzetta dello Sport, Luciano Chiarugi, storica bandiera viola ed ex allenatore, affronta il complicato momento della Fiorentina, ultima in classifica insieme all’Hellas Verona.

L’ex attaccante ripercorre la drammatica retrocessione del 1993 per evidenziare come, nonostante le difficoltà, il tempo per invertire la rotta ci sia ancora, a condizione che squadra, società e tifosi ritrovino compattezza.

LA RETROCESSIONE DEL ’93«Radice fu esonerato dopo poche partite, 4, i Cecchi Gori chiamarono Agroppi che faceva già l’opinionista in tv e aveva preso quella strada. Ma andò male anche con lui. La classifica scivolava, la squadra stava precipitando e a cinque giornate alla fine domandarono a me e Giancarlo. Ci chiesero di stare sereni per 35 giorni. Andammo dalla squadra. Cercammo di capire la situazione e perché si era caduti così in basso. I cinque punti che servivano li facemmo, ma all’ultima giornata diciamo che non fummo aiutati dagli altri campi. C’era un Genoa-Milan e un Roma-Udinese. Noi battemmo largamente il Foggia. Non bastò».

ANALOGIE COL PRESENTE«Mah quelli erano proprio altri tempi, un altro calcio, parliamo di più di 30 anni fa. Sicuramente anche allora avevamo una squadra con gente forte, con tanta qualità offensiva. Ma retrocedemmo. I Cecchi Gori, dopo quella rovinosa caduta, fecero restare quasi tutti i big e l’anno successivo risalimmo immediatamente. Con Claudio Ranieri allenatore. Ma le aggiungo una cosa. I Cecchi Gori sono stati dei grandi dirigenti. Perché hanno veramente voluto bene alla Fiorentina. E voglio ricordarli e salutare Vittorio con grande piacere».

L’ASSENZA DI COMMISSO«La sua non presenza non aiuta. Sappiamo che ha subìto un intervento. Oggi non c’è più un suo rappresentante diretto. La sua voce potrebbe essere fondamentale. Se non viene a Firenze vuol dire che la situazione è più seria di quanto si possa pensare».

VANOLI E IL BLOCCO PSICOLOGICO«È umile. Sa di essere in una grande squadra e lo sente. Ma l’aiuto devono darglielo i calciatori che ora non hanno più alibi. A me piaceva anche Pioli. L’ho vissuto quando era calciatore. Non avrei mai pensato potesse succedere una cosa del genere. In estate ero felicissimo quando lo hanno scelto. Poi la squadra è buona, è coperta in tutte le zone del campo. C’è un evidente blocco psicologico. Dopo il gol preso bisogna reagire, provare a reagire subito. I ragazzi devono sbloccarsi con una vittoria. E ritrovare l’entusiasmo. I calciatori devono avere gli stimoli e sentirsi protagonisti. Devono lavorare nel gruppo, ma con personalità. Devono sentirsi tutti trascinatori, pure quelli che stanno in panchina senza giocare. I protagonisti sono loro, in campo vanno loro. Se hanno paura vuol dire che lo spessore non è elevato».

CHI SI SALVA«Quel Fortini ha qualità, ha gamba. È un giovanissimo che sta facendo bene sulle fasce con lo spirito giusto. Ma da questa situazione ci può togliere soltanto Moise Kean. E devo dire che è sempre quello che cerca di fare qualcosa in più. Non gli va bene, prende pali e traverse e quindi non sta segnando come nella straordinaria passata stagione, ma ci mette l’anima ogni volta. Anche Mandragora, che ha già fatto tre gol, è uno che dà tutto dall’inizio alla fine. Uno dei senatori, uno che si vede che tiene tanto».

IL RIENTRO DI GOSENS«L’esterno tedesco è fondamentale. È un leader vero. In questo mese la sua assenza si è sentita e l’infortunio è stato un problema. C’è bisogno di personalità e lui ce l’ha. La Fiorentina ha comprato ottimi giovani, di qualità e di prospettiva, ma ha tenuto la maggior parte dei calciatori che con Raffaele Palladino nel campionato scorso sono arrivati sesti e in semifinale di Conference League. Non possono essere diventati dei brocchi. Non ci posso credere».

PREOCCUPAZIONE«Sì. Siamo ultimi. Noi e il Verona. La situazione è abbastanza pericolosa. Ma ci sono ancora sei partite del girone d’andata e tutto il girone di ritorno. Il tempo c’è. I calciatori li abbiamo. Ma lo stadio deve essere vicino alla squadra. Ben venga questo patto fatto a Bergamo. Squadra e tifosi devono essere un corpo unico, coeso verso l’obiettivo».

Risultati Premier League, gol e spettacolo negli anticipi! Haaland da record, ma il City rischia la rimonta contro il Fulham. La doppietta in rovesciata di Romero salva gli Spurs

Risultati Premier League, negli anticipi succede di tutto: record di Haaland nel 5-4 al Fulham, rovesciata e doppietta di Romero che salvano il Tottenham

Il turno infrasettimanale di Premier League ha offerto uno spettacolo senza limiti nei tre anticipi della 14ª giornata, con serate pirotecniche a Londra e Newcastle. Dopo l’1-0 dell’Everton sul campo del Bournemouth, deciso dal ritorno al gol di Jack Grealish, a segno al 78’ dopo due mesi di digiuno – sono state Fulham Manchester City e Newcastle Tottenham a infiammare la notte inglese.

Fulham City, da 0-3 al rischio rimonta: finisce 5-4 per Guardiola

Allo stadio Craven Cottage, la sfida si accende subito: Erling Haaland impiega 17 minuti per firmare il suo 100° gol in 117 partite di Premier, diventando il più veloce di sempre a raggiungere la tripla cifra. Il City prende il largo con Reijnders e Foden, portandosi sul 3-0 e dando la sensazione di avere il match in pugno.

Il Fulham, però, non molla: Smith-Rowe accorcia prima dell’intervallo. Nella ripresa Foden firma il 4-1 e un’autorete di Berge porta gli ospiti sul 5-1, ma i Cottagers restano incredibilmente in partita. Iwobi sigla il 2-5, poi una doppietta di Chukwueze riapre completamente la gara fino al 4-5. Il finale è un assalto totale dei padroni di casa, che sfiorano una rimonta epica senza riuscire a completarla.

Newcastle-Tottenham, Guimarães segna… e Romero risponde due volte

Folle anche il match del St. James’ Park, dove Newcastle e Tottenham si sfidano in uno scontro diretto di metà classifica. A sbloccarlo è Bruno Guimarães al 71’, ma gli Spurs reagiscono subito: Cristian Romero trova il pari sette minuti dopo. Il finale è un turbine di emozioni.

All’86’, dopo revisione VAR, viene assegnato un rigore ai Magpies che Anthony Gordon trasforma per il 2-1. Sembra finita, ma al 95’ è ancora Romero a colpire: rovesciata splendida dal limite dopo un corner respinto e 2-2 definitivo.

Oggi altre sei gare della quattordicesima giornata

Dopo la scorpacciata di gol degli anticipi, la Premier torna in campo con il resto del programma: Arsenal Brentford, Brighton Aston Villa, Wolves Nottingham Forest, Burnley Crystal Palace, Liverpool Sunderland e Leeds Chelsea quasi completano il quadro della 14ª giornata che si chiuderà domani con Manchester United West Ham.

Juventus, David e Openda ritrovati? Vaciago analizza la prestazione dei due attaccanti e sottolinea l’importanza per Spalletti

Juventus, David e Openda ritrovati? Vaciago analizza la prestazione dei due attaccanti e sottolinea l’importanza per Spalletti

Guido Vaciago, direttore di Tuttosport, ha analizzato la vittoria per 2-0 della Juventus contro l’Udinese in Coppa Italia attraverso un editoriale pubblicato oggi sul quotidiano torinese.

Il giornalista ha spiegato che, di partita in partita, sta crescendo la fiducia attorno alla squadra e la sensazione che Luciano Spalletti stia riuscendo a “rattoppare” la Juventus. A suo avviso non si tratta di una rivoluzione né di un gruppo completamente rinnovato, ma di una formazione che ha iniziato a fare le cose giuste con maggiore continuità.

Nel suo commento, Vaciago ha sottolineato anche i segnali positivi provenienti da Jonathan David e Loïs Openda, definendoli due “pianeti misteriosi” dai quali la Juventus ha finalmente intravisto segnali di vita. Ha ricordato che entrambi sono andati a segno, e che David aveva persino realizzato un gol di grande bellezza, caratterizzato da una traiettoria quasi impossibile. Tuttavia, ha evidenziato come due fuorigioco molto netti abbiano vanificato queste conclusioni, impedendo ai due nuovi attaccanti bianconeri di ottenere una preziosa iniezione di fiducia.

Il direttore ha comunque invitato a valutare le prestazioni dei due centravanti al di là dei gol annullati. Secondo lui, il contributo di David e Openda non va misurato in centimetri e gli episodi regolamentari non cancellano l’impressione di aver visto passi avanti convincenti da parte di entrambi. Alla luce dell’infortunio di Dusan Vlahovic, che resterà fuori fino al mese di marzo, Vaciago ha definito estremamente positivo, per Spalletti, per Comolli e per tutto l’ambiente bianconero, aver visto i due sostituti combattere, muoversi bene e farsi trovare pronti.

Calciomercato Milan, Gimenez verso l’addio? Agente a lavoro per trovare la nuova destinazione del messicano! Le indiscrezioni sul suo futuro

Calciomercato Milan, Gimenez verso l’addio? Agente a lavoro per trovare la nuova destinazione del messicano! Le indiscrezioni sul suo futuro

Il futuro di Santiago Gimenez al Milan sembra ormai scritto. L’attaccante messicano, classe 2001, arrivato in estate con grandi aspettative, viaggia verso un addio anticipato che potrebbe concretizzarsi già nella sessione invernale di mercato. Il suo infortunio attuale non cambia la sostanza: nelle gerarchie di Massimiliano Allegri, il centravanti è scivolato sempre più indietro e, come riportato da Gazzetta.it, anche una volta recuperato non dovrebbe ricevere particolari attenzioni o spazi significativi.

Il percorso di Gimenez in rossonero non è mai realmente decollato. Le poche occasioni avute non sono bastate per convincere il tecnico, che ha fatto scelte nette puntando su soluzioni differenti per l’attacco. Questo scenario ha spinto l’entourage del giocatore a muoversi con decisione: il suo agente ha iniziato a sondare il mercato alla ricerca di club pronti a garantirgli un minutaggio adeguato.

Calciomercato Milan, Gimenez via a gennaio: cambia la volontà del giocatore

Anche la posizione dello stesso Gimenez è mutata nel corso dei mesi. Se in estate l’idea era quella di restare a Milano per crescere all’ombra dei big e provare a ritagliarsi spazio con il lavoro quotidiano, oggi la situazione è radicalmente diversa. L’attaccante appare disposto a lasciare i rossoneri per ritrovare continuità e fiducia altrove, valutando sia la formula del prestito sia – nel caso emergessero offerte convincenti – una cessione definitiva.

Per il Milan, la priorità è valorizzare un giocatore su cui era stato fatto un investimento importante. La sessione invernale sarà quindi decisiva: tra incastri di mercato, necessità tecniche e strategie a medio termine, il club cercherà la soluzione più utile per tutte le parti.

Le prossime settimane saranno cruciali per stabilire il destino di Gimenez, sempre più lontano da San Siro e sempre più vicino a una nuova avventura. Il mercato di gennaio, in questo scenario, si presenta come un passaggio fondamentale per rilanciare la carriera del messicano e, al tempo stesso, ottimizzare le scelte del reparto offensivo rossonero.

Risultati Liga, il Barcellona porta a casa il big match contro l’Atletico al Camp Nou: rimontato lo svantaggio iniziale di Baena e vetta a +4, ma Flick perde due pedine importantissime!

Risultati Liga, il Barcellona porta a casa il big match contro l’Atletico al Camp Nou: vetta a +4 sul Real in attesa della risposta di questa sera

Il Barcellona continua a correre forte in Liga e firma una vittoria pesantissima nell’anticipo del 19° turno, battendo in rimonta l’Atletico Madrid allo Spotify Camp Nou per 3-1. La squadra di Hansi Flick conferma la crescita costante delle ultime settimane, reagendo con personalità allo svantaggio iniziale.

Gli ospiti avevano infatti sorpreso i blaugrana al 19’ grazie al gol di Baena, ma la risposta del Barça è stata immediata e di altissimo livello. Al 26’ Raphinha ha riportato il punteggio in equilibrio sfruttando un assist illuminante di Pedri. Pochi minuti più tardi Robert Lewandowski ha avuto l’occasione per ribaltarla dal dischetto, ma il polacco ha spedito il rigore alle stelle.

Nella ripresa il dominio territoriale dei catalani è diventato totale: prima Dani Olmo ha firmato il sorpasso, poi Ferran Torres ha chiuso i conti con il gol del definitivo 3-1. La squadra di Flick ha gestito con maturità il vantaggio fino al triplice fischio, mostrando qualità e continuità.

Non mancano però le note negative: sia Pedri sia Olmo, entrambi autori di una prova brillante, sono stati costretti a uscire per problemi fisici che verranno valutati nelle prossime ore. Nessun minuto invece per gli italiani Ruggeri e Raspadori, rimasti in panchina per tutta la gara.

Con questo successo, in attesa del match del Real Madrid di questa sera sul campo dell’Athletic Bilbao, il Barcellona sale momentaneamente a +4 sui blancos e a +5 sul Villarreal, saldamente terzo. L’Atletico di Simeone scivola invece a sei punti dalla vetta, rimanendo leggermente attardato rispetto al blocco di testa.

Gravina risponde alle critiche: «Se andando via si vincesse il Mondiale, sarei il primo a farmi da parte. Rischio di non qualificarsi? Sono ottimista su basi concrete»

Gravina risponde alle critiche. Il presidente della FIGC ha parlato al Corriere dello Sport in una lunga intervista. Queste le sue parole sulla Nazionale

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha analizzato il momento del calcio italiano in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, rispondendo con decisione alle critiche che negli ultimi mesi hanno accompagnato il percorso della Nazionale verso la qualificazione ai Mondiali del 2026.

LE CRITICHE ALLA SUA GESTIONE«A chi mi dice “vai a lavorare” rispondo: se vado via io, riparte il calcio e vinciamo i Mondiali? Se ne avessi la certezza, sarei il primo a farmi da parte. Per questo sono un uomo sereno».

IL RISCHIO DI NON QUALIFICARSI AI MONDIALI«E perché mai? A marzo non manca molto e dopo l’inverno c’è sempre la primavera. Ottimista? Sì, e lo faccio su basi concrete, reali, su elementi oggettivi come il percorso che ci ha portato fin qui al netto del secondo tempo con la Norvegia. Il pessimismo ci fa sprecare energie, disperderle non aiuta la causa. L’obiettivo è alla portata. Rimbocchiamoci le maniche, impegniamoci tutti insieme. E dico tutti».

SULLE RICHIESTE DI DIMISSIONI«Ogni volta che la Nazionale commette un passo falso, immediatamente c’è l’indignazione popolare e si chiedono le teste. Ci sto, è il gioco dei tifosi. Ma noi continuiamo a cercare colpevoli senza renderci conto che la Figc non può imporre certe cose, ma soltanto sensibilizzare. Abbiamo ad esempio approvato una norma che permette di scorporare dal numeratore dell’indicatore del costo del lavoro allargato gli ammortamenti e gli stipendi degli Under 23 italiani. Rendiamo conveniente puntare sui giovani azzurri».

Germania, risultati Dfb Pokal: nella coppa tedesca fuori Borussia Monchengladbach e Dortmund, passano Lipsia e Leverkusen. Oggi in campo Bayern e Stoccarda

Germania, risultati Dfb Pokal: fuori agli ottavi Monchengladbach e Dortmund, passano Lipsia e Leverkusen. Oggi in campo Bayern e Stoccarda

Nella serata di ieri sono arrivate le ultime due qualificazioni ai quarti di finale della Coppa di Germania, la Dfb Pokal, completando il quadro dopo le gare del pomeriggio della prima metà degli ottavi di finale.

Dopo i successi di Hertha Berlino (travolgente 6-1 sul Kaiserslautern) e St. Pauli (impresa esterna per 2-1 contro il Borussia Mönchengladbach), altre due squadre staccano il pass per la fase successiva: Lipsia e Bayer Leverkusen.

Il Lipsia supera in rimonta il Magdeburgo per 3-1: dopo lo svantaggio iniziale, i sassoni ribaltano tutto grazie alle reti di Nusa e alla doppietta di Baumgartner, che decide la partita con una prestazione decisiva.

Nell’altro big match di serata, il Bayer Leverkusen espugna il campo del Borussia Dortmund, eliminando i gialloneri grazie al gol di Maza siglato nel primo tempo. Una vittoria pesantissima che conferma ancora una volta solidità e profondità della squadra di Xabi Alonso.

LE ALTRE GARE IN PROGRAMMA

Domani toccherà al Bayern Monaco, impegnato nella trasferta sul campo dell’Union Berlino. I padroni di casa sognano di raggiungere i “cugini” dell’Hertha ai quarti e, soprattutto, di firmare un’impresa che avrebbe un enorme peso simbolico per la capitale tedesca.

Dagli altri campi spicca Bochum Stoccarda, mentre saranno impegnate anche Friburgo Darmstadt e Amburgo Kiel.

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Runjaic dopo Juventus Udinese: «Meglio nella ripresa, ma nel nostro miglior momento abbiamo concesso il rigore. Peccato essere usciti, ma contro il Genoa sarà diverso»

Runjaic dopo Juventus Udinese. Il tecnico dei friuliani ha parlato in conferenza stampa al termine del match di Coppa Italia perso 2-0

Kosta Runjaic, allenatore dell’Udinese, ha analizzato nel post-partita la sconfitta per 2-0 in Coppa Italia in casa della Juventus, una gara che ha visto i friulani cedere nella ripresa dopo un avvio complicato. Il tecnico ha evidenziato differenze di valori, errori nei momenti chiave e l’atteggiamento positivo dei tanti giovani lanciati nella competizione.

COSA È MANCATO«Giocavamo in casa contro la Juventus, che è una delle squadre migliori d’Europa. È sempre difficile giocare contro di loro. Abbiamo fatto meglio nella ripresa, ma non è stato abbastanza per creare delle occasioni da gol. Poi nel nostro miglior momento abbiamo concesso il rigore del raddoppio ed è finita la partita».

SU PALMA«Ha giocato una partita solida. Noi volevamo vincere e passare il turno e l’ho fatto giocare perché si meritava di giocare. Oggi abbiamo finito con una squadra molto giovane ma con grande potenzialità. Peccato essere usciti, ma contro il Genoa giocheremo una partita diversa e con più coraggio».

Le prime pagine sportive nazionali – 3 dicembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

McKennie a Sport Mediaset: «Juve, ora devi tornare subito ai vertici. La situazione attuale dice che…»


McKennie a Sport Mediaset: «La Juventus è un grande club e deve tornare ai vertici»

Weston McKennie ha parlato ai microfoni di Sport Mediaset al termine della sfida tra Juventus e Udinese, commentando la prestazione della squadra e il suo contributo personale.

Prestazione e vittoria
Il centrocampista americano ha sottolineato l’importanza del risultato più che del singolo gol: «Che io segni o meno, l’importante è vincere. La Juve è un grande club, con una storia straordinaria, e deve tornare ai vertici del calcio italiano e europeo. Oggi abbiamo fatto bene, ma sappiamo che dobbiamo continuare a migliorare partita dopo partita». McKennie ha evidenziato come il club sia chiamato a risalire la classifica e a riconquistare lo status che merita: «Per la nostra storia, vogliamo vincere e tornare in alto. È questo lo spirito che dobbiamo mantenere sempre».

Ruolo in campo
Il centrocampista ha poi parlato del suo ruolo e della disponibilità nel dare il massimo per la squadra: «Il mio obiettivo principale è aiutare la squadra e l’allenatore. Cerco sempre di essere presente, correre, sostenere i compagni e dare il mio contributo in tutte le fasi della partita. Sono sempre disponibile, sia in fase difensiva che offensiva».

Mentalità vincente
McKennie ha ribadito quanto sia fondamentale avere un atteggiamento positivo e concentrato per ottenere risultati importanti: «Anche quando non giochiamo la partita perfetta, dobbiamo mantenere la mentalità giusta. La Juventus è un club con grandi ambizioni e ogni vittoria, ogni punto, è fondamentale per ritrovare la strada giusta».

Obiettivi futuri
Infine, il centrocampista ha guardato avanti, sottolineando l’importanza di proseguire con questo approccio nelle prossime gare: «Vogliamo continuare così, crescere come squadra e fare il massimo in ogni partita. La strada è ancora lunga, ma se restiamo uniti e concentrati possiamo tornare a competere ai massimi livelli».

Con queste parole, McKennie conferma il suo ruolo chiave nella Juventus, evidenziando spirito di squadra, impegno personale e la volontà di riportare il club ai vertici del calcio italiano ed europeo.


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Koopmeiners entusiasta: «Stiamo facendo bene! Sul mio rendimento posso dire che con Spalletti…»


Koopmeiners a Sport Mediaset: “Voglio continuare ad aiutare la squadra e vincere”

Teun Koopmeiners ha parlato ai microfoni di Sport Mediaset al termine della sfida tra Juventus e Udinese, commentando la prestazione personale e quella della squadra.

Prestazione personale
Koopmeiners si è detto soddisfatto della sua prova: «Ho cercato di spingere con la palla e di aiutare la squadra con i miei passaggi. Penso di aver dato il mio contributo per rendere più fluido il gioco». Il centrocampista ha sottolineato quanto sia importante il suo ruolo nel gestire la manovra e creare occasioni: «Il mio obiettivo è sempre quello di far girare la squadra nel migliore dei modi e supportare i compagni nelle varie fasi della partita».

Problema alla spalla
Durante la gara Koopmeiners ha avvertito un piccolo fastidio alla spalla, ma niente di grave: «Ho sentito una cosa un po’ strana, ma alla fine è andata bene. La spalla ha retto e non ho avuto problemi a continuare a giocare».

Obiettivi della Juventus
Il centrocampista olandese ha poi parlato degli obiettivi stagionali del club: «Dobbiamo tornare a vincere, è la storia della Juventus. Lavoriamo ogni giorno per migliorare e vogliamo ottenere risultati importanti in campionato, Coppa Italia e Champions League». La mentalità vincente è centrale nel discorso di Koopmeiners, che sottolinea come ogni partita rappresenti un passo verso gli obiettivi stagionali.

Sfida contro il Napoli
Infine, il centrocampista ha anticipato la prossima sfida: «Domenica affrontiamo il Napoli, sarà una partita molto importante. Dobbiamo prepararla nel migliore dei modi per dare continuità ai risultati e mantenere alta la concentrazione».

Con queste dichiarazioni, Koopmeiners conferma la sua centralità nel progetto Juventus, dimostrando attenzione sia al rendimento personale sia al contributo alla squadra, con la voglia di vincere come motore principale.


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Spalletti sicuro: «Brava Juve, ma credo bisogna migliorare su quella cosa! Quel giocatore penso che…»


Spalletti a Sport Mediaset: “Bravi, ma il leone vero dà tutto anche contro il topolino”

Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Sport Mediaset prima della sfida tra Juventus e Udinese, analizzando la prestazione dei suoi e fornendo spunti sul lavoro quotidiano e sul futuro del gruppo.

Prestazione della squadra
Secondo Spalletti, la sua squadra ha disputato una partita discreta: «Abbiamo giocato bene e fatto abbastanza tutto in maniera equilibrata. Quando affronti squadre con forza fisica e gamba il pericolo c’è, ma siamo riusciti a restare concentrati e ci siamo creati occasioni importanti». L’allenatore sottolinea la necessità di migliorare la gestione dei momenti chiave: «Ci sono stati episodi che avremmo potuto sfruttare meglio. A livello di ambizioni dobbiamo imparare a gestire completamente le partite, mantenendo la giusta cattiveria».

Il concetto del leone
Spalletti utilizza una metafora chiara: «Il leone vero mette tutta la sua forza anche contro il topolino. Se poi non arriva l’episodio favorevole come un rigore, devi comunque avere la capacità di segnare un altro gol».

David e Openda
Sui due attaccanti centrali, Spalletti è chiaro: «David e Openda hanno caratteristiche complementari. David si esprime al meglio dentro l’area, gestendo palloni difficili e con un buon impatto fisico. Openda è più bravo in profondità. Si compensano a vicenda e ci fa piacere che siano in buone condizioni».

Ritorno a Napoli
L’ex tecnico del Napoli non nasconde l’emozione: «Tornerò a Napoli con sentimenti forti. Ho tanti amici e bambini che mi aspettano. Non conterà tanto l’accoglienza, ma ciò che sento verso questa città e la sua gente».

Il progetto tattico
Infine, Spalletti parla del calcio che vuole proporre: «Qui ci sono giocatori di qualità e grande disponibilità. È un gruppo eccezionale. Stiamo ancora migliorando, soprattutto nella gestione del possesso palla, ma siamo sulla strada giusta. Abbiamo una squadra completa che deve imparare a controllare i ritmi, fare il palleggio giusto e ridurre la fatica nelle corse continue».

Con queste dichiarazioni, Spalletti ribadisce il suo approccio pragmatismo e ambizioso, puntando a far crescere squadra e singoli in vista delle prossime sfide.


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Pagelle Juve Udinese: TOP e FLOP del match di Serie A


Pagelle Juve Udinese: i voti dei protagonisti della sfida. Ecco la situazione attuale della gara di Coppa Italia

PAGELLE JUVENTUS
Di Gregorio 6: Spettatore attento, quasi mai chiamato in causa, gestisce senza problemi.

Kalulu 6.5: Ordinaria amministrazione, meno propositivo rispetto alle ultime uscite.

Gatti 5.5: Qualche indecisione dietro, sostituito per un problema fisico dopo alcune sbavature.

Dal 55′ Locatelli 6.5: Freddo e preciso dal dischetto, si conferma un punto fermo della squadra.

Kelly 6.5: Sempre puntuale in fase difensiva, fondamentale nel contenere l’Udinese.

Cabal 6: Il rigore conquistato è decisivo, ma nel resto della gara appare ancora un po’ macchinoso.

Dal 73′ Conceicao 6: Alcune accelerazioni interessanti, ma partita nel complesso timida.

McKennie 6.5: Giocate decisive in fase offensiva, peccato per qualche occasione sprecata.

Miretti 6.5: Prestazione buona fino a quando regge la condizione, cala nella ripresa.

Dal 73′ Joao Mario 5.5: Poco incisivo, non riesce a dare continuità al gioco.

Koopmeiners 6.5: L’azione dell’1-0 parte da una sua giocata, buona lettura della partita.

Cambiaso 6: Sicuro in entrambe le fasi, senza però incidere più del dovuto.

Yildiz 6: Qualche spunto, ma mai protagonista assoluto.

Dall’83′ Zhegrova 6.5: Minuti preziosi, porta vivacità in campo.

David 6.5: Prestazione positiva, autorete sfortunata ma efficace in altre giocate.

Dal 73′ Openda 6.5: Venti minuti convincenti, annullato un gol per fuorigioco.

All. Spalletti 6.5: Gestione equilibrata, sfrutta bene i cambi e raccoglie buone indicazioni.

PAGELLE UDINESE
Sava 5: Incerto tra i pali, diverse sbavature.

Bertola 6: Prova difensiva discreta, con qualche chiusura importante.

Solet 5.5: Mancanza di solidità e tempismo.

Dal 80′ Kristensen sv

Palma 4.5: Esordio difficile, commette il fallo da rigore decisivo.

Ehizibue 5.5: Non riesce a incidere sulla fascia.

Zarraga 5.5: Poco presente, non entra mai nella partita.

Dal 58′ Miller 6: Entra con coraggio e qualche buona giocata.

Lovric 6: Ordine a centrocampo, prova a organizzare il gioco.

Atta 6.5: Tra i migliori, buona tecnica e spirito di sacrificio.

Dal 70′ Ekkelenkamp 6: Poco impatto sul match già indirizzato.

Zemura 5.5: Timido in fase offensiva, poca spinta.

Zaniolo 5.5: Una buona giocata personale, troppo poco nel complesso.

Dal 58′ Bravo 5.5: Non lascia il segno.

Buksa 5: Spesso fermato dalla difesa bianconera.

Dal 70′ Gueye 5.5: Impossibilitato a incidere.

All. Runjaic 5.5: Squadra troppo remissiva, manca aggressività e personalità.


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Calciomercato Como, Nico Paz e quello che sarà il suo futuro. Sentite cosa ha detto la società!


Calciomercato Como: Ludi chiarisce le strategie e il futuro del club. La situazione non lascia dubbi

Il direttore sportivo del Como, Carlalberto Ludi, ha fatto il punto sul progetto sportivo del club e sulle strategie di mercato, intervenendo ai microfoni di Radio Sportiva. In un periodo di indiscrezioni e voci sul futuro dei giovani talenti, Ludi ha voluto chiarire la posizione della società, sottolineando la volontà di crescere senza stravolgere la rosa.

Uno dei temi principali è stato il futuro di Nico Paz, il trequartista argentino classe 2004 che lo scorso anno ha attirato l’interesse dell’Inter. Ludi ha commentato le speculazioni che vedrebbero Paz pronto a tornare al Real Madrid: «Non sappiamo cosa fare se non offrire quello che offriamo: qualità di gioco e un ambiente ideale per crescere. Io penso che stia benissimo qua», ha dichiarato il dirigente, evidenziando come il giovane si sia integrato perfettamente nel gruppo e stia vivendo un percorso di crescita importante all’interno della squadra.

Riguardo al mercato, Ludi ha precisato che il club non ha in programma grandi colpi. «Ci si aspetta sempre che investiamo tantissimo, ma nelle precedenti tre sessioni abbiamo lavorato a una ristrutturazione tecnica che pensiamo di aver completato. Faremo qualche aggiustamento, ma nulla di trascendentale», ha spiegato. Le parole del dirigente delineano una strategia chiara: intervenire solo dove necessario, senza sconvolgere l’equilibrio della squadra, puntando su continuità e sviluppo dei giovani talenti.

Il Calciomercato Como sarà quindi caratterizzato da operazioni mirate, finalizzate a consolidare una rosa già competitiva. Ludi ha voluto rimarcare che l’obiettivo del club resta la crescita sostenibile, la valorizzazione dei giocatori e la creazione di un ambiente favorevole per giovani come Paz, con la prospettiva di confermare il Como come punto di riferimento per lo sviluppo di talenti nel panorama calcistico italiano.


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Calciomercato Verona, Giovane nel mirino di una big importante in casa gialloblu. Ecco le ultime


Calciomercato Verona: Giovane nel mirino dell’Inter, operazione possibile solo in estate

Il Calciomercato Verona si accende attorno a Giovane, la giovane rivelazione brasiliana dell’Hellas, finito nel radar dell’Inter per le sue qualità tecniche e la capacità di incidere in zona gol. Il talento scaligero, apprezzato dal tecnico nerazzurro Cristian Chivu e osservato con attenzione dalla dirigenza milanese, sta suscitando interesse crescente tra i club europei.

Secondo le indiscrezioni riportate dal giornalista Matteo Moretto sul canale YouTube di Fabrizio Romano, il trasferimento di Giovane all’Inter non è previsto nella finestra invernale di gennaio. Il Verona, infatti, non intende privarsi del suo attaccante in questa fase della stagione, considerandolo un elemento chiave per il prosieguo del campionato. Di conseguenza, l’eventuale operazione è programmata per l’estate, quando i club interessati potranno trattare con maggiore tranquillità e maggiore possibilità di accordo.

Il giornalista sottolinea come l’Inter segua il profilo del brasiliano con attenzione: «Per quanto ne so io, verificando con i diretti interessati, il Verona non vorrebbe cedere Giovane a gennaio. Ci sono comunque squadre interessate già in questa finestra, ma l’idea è bloccarlo per giugno. L’Inter è tra le società più attente, piace a Chivu ma anche alla dirigenza, che cerca un attaccante con caratteristiche particolari. Vedremo se questa operazione potrà concretizzarsi. Altri club, anche in Spagna, hanno messo gli occhi sul giocatore».

Il Calciomercato Verona quindi si concentra sul futuro del talento brasiliano, con la società scaligera determinata a trattenerlo fino alla fine della stagione. L’estate diventa così il momento cruciale per definire eventuali trattative, con l’Inter pronta a muoversi in anticipo per assicurarsi uno degli attaccanti più promettenti del campionato italiano.

In conclusione, Giovane resta una pedina preziosa per il Verona, ma la sua crescita e le qualità mostrate finora lo pongono inevitabilmente al centro delle strategie di mercato, con la finestra estiva come scenario principale per il grande salto in Serie A con la maglia nerazzurra.


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Sergio Ramos in Serie A! Il sogno si può concretizzare. Ecco la posizione di un club importante in Italia


Sergio Ramos sogna la Serie A, ma il Milan al momento resta spettatore

Il futuro di Sergio Ramos continua a far discutere nel mondo del calcio internazionale, con l’avvicinarsi della scadenza del suo contratto con il Monterrey, fissata al 31 dicembre 2025. L’ex capitano del Real Madrid punta a lasciare il Messico per riavvicinarsi alla famiglia e, soprattutto, per trovare un progetto tecnico competitivo. Il centrale spagnolo ha un obiettivo chiaro: accumulare minuti e visibilità in un campionato di alto livello, così da convincere il ct della Spagna, Luis de La Fuente, a convocarlo per i Mondiali 2026, l’ultimo grande sogno della sua carriera leggendaria.

Tra le varie opzioni sul tavolo, il nome di Sergio Ramos è stato accostato al Milan, con l’entourage del giocatore che avrebbe sondato il terreno per un possibile approdo a parametro zero nella finestra di gennaio. Tuttavia, secondo quanto riportato dagli esperti di mercato, tra cui Matteo Moretto su YouTube con Fabrizio Romano, il quadro attuale frena gli entusiasmi. Sebbene l’ex Real Madrid desideri giocare in Serie A, al momento non ci sono offerte concrete né contatti diretti avviati con i club italiani.

Il Milan, in particolare, non ha inserito Sergio Ramos nella lista delle priorità per rafforzare la difesa durante il mercato di gennaio. Nonostante il fascino dell’operazione e l’esperienza del difensore, la dirigenza rossonera resta cauta e al momento la pista italiana per Ramos rimane fredda. Il fuoriclasse spagnolo resta quindi in attesa di un progetto sportivo all’altezza delle proprie ambizioni, pronto a valutare eventuali chiamate dai club europei.

In sintesi, la possibilità di vedere Sergio Ramos in Serie A esiste, ma al momento si tratta solo di un sogno: il Milan resta spettatore e la decisione finale sul futuro del centrale spagnolo è rimandata a eventuali sviluppi nelle prossime settimane.


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Calhanoglu-Inter, addio imminente per il centrocampista nerazzurro? La situazione non lascia dubbi


Calhanoglu-Inter, il rinnovo resta un’incognita: Galatasaray sullo sfondo. La situazione attuale

Il futuro di Hakan Calhanoglu all’Inter continua a essere uno dei temi più delicati in casa nerazzurra. Il centrocampista turco, 31 anni, è un pilastro tecnico e tattico della squadra, fondamentale per costruzione e gestione del gioco, ma il suo rinnovo contrattuale resta ancora bloccato. La situazione viene definita dalla stampa come “un limbo”, con poche certezze sul prossimo passo.

Durante l’estate scorsa, sia il Fenerbahce che il Galatasaray hanno sondato il terreno, ma l’Inter non ha ricevuto offerte ritenute congrue. Così Calhanoglu è rimasto a Milano, considerato imprescindibile dallo staff tecnico per il suo contributo sia in fase offensiva che difensiva. Tuttavia, il nodo contrattuale pesa sempre di più, e le possibilità di una separazione non possono essere escluse.

Secondo le ultime indiscrezioni, la decisione definitiva sul futuro del regista turco potrebbe slittare alla prossima estate. L’età del giocatore e le sue ambizioni personali sono elementi che rendono complesso un rinnovo immediato a lungo termine. Il rischio di vedere Calhanoglu lasciare l’Inter appare quindi concreto, soprattutto con il Galatasaray pronto a offrire un ruolo centrale e un ingaggio significativo, rappresentando una tentazione concreta per un ritorno in patria da protagonista.

Sul campo, però, Calhanoglu resta uno dei leader tecnici dell’Inter, tra i migliori registi della Serie A e tra i più completi in Europa nel suo ruolo. La squadra di Milano dovrà quindi affrontare una scelta cruciale: confermare il turco come fulcro del progetto tattico o iniziare a pianificare il dopo-Calhanoglu, scenario non semplice da gestire, vista l’importanza del giocatore nella struttura nerazzurra.

Il futuro è dunque apertissimo: tra rinnovo incerto e tentazioni estere, la posizione di Calhanoglu all’Inter sarà uno dei dossier più caldi dei prossimi mesi.


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Ravezzani sul Milan: «Posso solo che fare i complimenti ad Allegri. Nota positiva quel giocatore»


Milan, Ravezzani elogia la gestione della gara: “Primo tempo nullo, ripresa dominata. Bartesaghi la nota positiva”

Il Milan di Massimiliano Allegri ha ottenuto un successo di misura contro la Lazio, una vittoria che offre spunti importanti sullo sviluppo tattico della squadra rossonera. Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, ha analizzato la prestazione nel consueto commento post-partita, evidenziando come il match sia stato diviso in due facce. «Il primo tempo è stato praticamente nullo, senza tiri in porta», ha spiegato, mentre «la ripresa è stata dominata dal Milan, con un controllo totale del gioco».

Secondo Ravezzani, questa alternanza tra una fase iniziale di contenimento e un secondo tempo di supremazia non è casuale, ma sembra ormai essere un tratto distintivo del Milan di Allegri. La strategia appare chiara: la squadra parte attendista, controllando le iniziative avversarie e risparmiando energie. La ripresa, invece, è spesso il momento in cui i rossoneri imprimono il proprio ritmo, sfruttando la freschezza atletica di una rosa non impegnata in Champions League. Questo approccio pragmatico e studiato consente al Milan di ottenere il massimo risultato anche quando la prima frazione non convince.

Tra i protagonisti della serata, Ravezzani ha voluto mettere in evidenza la crescita individuale dei giovani, citando in particolare Davide Bartesaghi. Il terzino, definito dal giornalista come una «scoperta felice», sta lentamente ritagliandosi uno spazio importante nella rosa del Milan. La sua prestazione contro la Lazio conferma il valore del lavoro svolto sui giovani e rappresenta un contributo concreto a una squadra che punta a rimanere competitiva su tutti i fronti.

In sintesi, il Milan conferma di avere un’identità chiara, costruita sulla gestione intelligente delle partite e sulla capacità di sfruttare le risorse a disposizione. La vittoria contro la Lazio dimostra come Allegri riesca a trasformare i momenti di apparente difficoltà in vantaggio tattico, mentre i giovani come Bartesaghi mostrano che il futuro rossonero può contare su elementi pronti a emergere in una stagione che si preannuncia ricca di soddisfazioni.


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Calciomercato Lazio, Insigne e il nodo dietro alla situazione intorno all’attaccante ex Napoli. Il punto


Calciomercato Lazio: il nodo lista rallenta l’operazione Insigne, tutto rimandato a gennaio

Nel Calciomercato Lazio uno dei temi più discussi continua a essere la possibilità di portare Lorenzo Insigne in biancoceleste. L’idea intrigante di riportare in Serie A l’ex capitano del Napoli ha acceso l’interesse dei tifosi, ma la situazione è più complessa di quanto possa sembrare e richiede alcune condizioni indispensabili prima di poter entrare nella fase operativa.

Il primo ostacolo riguarda il tesseramento: anche qualora la trattativa venisse chiusa in tempi brevi, Insigne non potrebbe essere registrato prima del 16 dicembre e, soprattutto, non sarebbe comunque schierabile. Il motivo è legato ai vincoli della lista: la Lazio ha saturato gli slot disponibili dedicati agli over 22 con il reintegro di Dele-Bashiru. Senza liberare un posto, nessun nuovo acquisto potrebbe essere inserito.

Per questo motivo, nel quadro del Calciomercato Lazio, l’operazione può sbloccarsi solo a gennaio. Il club sta infatti valutando diverse soluzioni per creare spazio, e tra le ipotesi più concrete c’è l’uscita di Noslin o quella di Dele-Bashiru. Lo scenario dello scambio Noslin–Ilic potrebbe facilitare i movimenti: l’ingresso di Ilic comporterebbe una nuova uscita obbligata, che potrebbe proprio riguardare il centrocampista nigeriano.

Proprio Dele-Bashiru rappresenta l’indiziato principale per lasciare Formello, anche perché la Lazio sta cercando un club disposto ad acquistarlo o a prenderlo in prestito con condizioni vantaggiose. Se dovesse essere trovata una sistemazione per lui, allora ci sarebbe lo spazio necessario per aprire definitivamente la porta all’arrivo di Insigne.

Il Calciomercato Lazio resta dunque in pieno fermento: l’interesse per Insigne è concreto, ma tutto dipende dagli incastri burocratici e da un’uscita che al momento è indispensabile. Gennaio diventa quindi il mese decisivo per capire se questo colpo potrà davvero concretizzarsi e diventare uno dei movimenti più affascinanti della sessione invernale.


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Haaland, il centravanti scrive la storia della Premier League. Ecco il dato della punta del Manchester City


Haaland entra nella storia della Premier: 100 gol nel tempo più rapido di sempre

Erling Haaland continua a riscrivere record e a consolidare il proprio nome tra i più grandi attaccanti della storia moderna. L’attaccante norvegese ha infatti raggiunto il traguardo dei 100 gol in Premier League, entrando nel prestigioso “100 Club” nel minor numero di partite di sempre. Gli sono bastate 111 presenze per tagliare questo traguardo, un tempo mai visto nella massima serie inglese.

La rete che gli ha permesso di arrivare a quota 100 è arrivata contro il Fulham, confermando ancora una volta la sua capacità di essere decisivo in qualsiasi momento. Potenza, freddezza e un istinto realizzativo fuori dal comune rendono Haaland una macchina da gol praticamente inarrestabile.

Il successo di Haaland in Premier non è frutto del caso: fin dal suo arrivo al Manchester City, il centravanti ha dimostrato una continuità impressionante. Nella sua prima stagione stabilì già un record con 36 gol in campionato, mostrando una familiarità straordinaria con la porta avversaria. Ma la vera grandezza di Haaland non sta soltanto nella capacità di segnare: la sua presenza in campo condiziona costantemente le difese avversarie, aprendo spazi e creando occasioni per tutta la squadra.

Un altro dato incredibile riguarda la sua velocità nel raggiungere le 100 “goal involvements”, cioè il totale tra gol e assist. Haaland ha infatti toccato quota 100 contributi offensivi molto più velocemente di campioni che hanno scritto la storia del calcio inglese, confermando una completezza e una continuità da fuoriclasse assoluto.

A soli 25 anni, Haaland ha già riscritto diversi primati e mostra ancora margini di miglioramento. La sensazione è che questo traguardo sia soltanto uno dei tanti che continuerà a raggiungere. Il norvegese ha tutte le caratteristiche per dominare il panorama calcistico europeo per molti anni: forza fisica, velocità, tecnica e una mentalità feroce, sempre orientata al gol.

La domanda che ora circonda Haaland non è più “se” batterà altri record, ma quanti ne stabilirà ancora. E guardando il suo impatto sul calcio inglese, è difficile non pensare che il meglio debba ancora arrivare.


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Juve Udinese, Palma sicuro: «Vogliamo stasera dare il massimo per fare una grande impresa!»


Udinese, Palma carica la squadra prima della Juventus: «Serve dare il massimo, come sempre»

L’Udinese si prepara a una sfida di grande prestigio all’Allianz Stadium, dove i bianconeri friulani affronteranno la Juventus in una gara attesa e affascinante. Nel pre-partita, ai microfoni presenti allo stadio, è intervenuto Matteo Palma, giovane difensore che sta attirando l’attenzione degli addetti ai lavori per maturità e personalità nonostante la giovane età.

Indossare la maglia dell’Udinese in uno degli stadi più iconici del calcio italiano è un’emozione forte, ma Palma è apparso concentrato e lucido: «Sono contento di giocare in questo stadio, ma alla fine si tratta di dare il massimo come in tutte le altre partite». Parole che riflettono lo spirito dell’Udinese, squadra che ha sempre fatto del lavoro quotidiano e dell’umiltà i propri marchi di fabbrica.

Il difensore ha parlato anche della sua crescita personale, consapevole dei progressi compiuti ma con i piedi ben saldi a terra: «Sono precoce rispetto ad altri, ma cerco di non pensarci. Penso solo a lavorare bene e migliorare ogni giorno». L’Udinese crede molto nel suo potenziale e Palma, dal canto suo, sta dimostrando di essere già pronto per confrontarsi con avversari di alto livello.

A proposito di avversari, non è mancato un riferimento a Kenan Yildiz, uno dei talenti più brillanti del campionato: «Yildiz è uno dei giocatori più forti della Serie A. Stasera farò del mio meglio e vedremo come andrà». Un segnale di rispetto, ma anche di determinazione: l’Udinese sa di dover affrontare giocatori di qualità, ma non vuole rinunciare al proprio coraggio.

La partita contro la Juventus rappresenta un banco di prova importante per misurare le ambizioni e la crescita dell’Udinese, che affronterà l’impegno con la consueta mentalità: sacrificio, compattezza e voglia di sorprendere.


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Chiellini avvisa la Juve: «Ora basta! Serve assolutamente questa cosa per rimetterci in pista»


Juve, Chiellini avvisa la squadra: «Serve serietà e personalità». Le parole del dirigente bianconero prima del match

La Juve si prepara a una serata importante in Coppa Italia, e a pochi minuti dal fischio d’inizio della sfida contro l’Udinese è Giorgio Chiellini a prendere la parola ai microfoni di Sport Mediaset. Il dirigente bianconero, simbolo della mentalità juventina, ha voluto rimarcare quanto questa gara debba essere affrontata con la massima attenzione.

Riguardo all’impegno odierno, Chiellini è stato chiaro: «Le scelte di Spalletti dimostrano che quella di stasera è una partita da affrontare con serietà e personalità. Giochiamo contro una squadra solida e vogliamo dare continuità alle ultime vittorie». Un messaggio diretto a tutto l’ambiente della Juve, che non vuole concedersi pause nonostante il naturale turnover previsto in Coppa Italia.

Il dirigente ha poi parlato del rinnovo di Kenan Yildiz, uno dei talenti più brillanti del momento: «Non ci sorprende quanto sta facendo. C’è grande stima da entrambe le parti e la volontà comune di proseguire insieme. È un giocatore importante per la Juve e siamo fiduciosi che resterà per molti anni». Parole che confermano il ruolo centrale del giovane turco nel progetto bianconero.

Spazio anche al tema più delicato del momento, quello dell’infortunio di Vlahovic: «Starà fuori tre mesi, ed è un’assenza pesante. Gli faccio i miei migliori auguri. Allo stesso tempo – sottolinea Chiellini – può essere un’opportunità per altri giocatori di mettersi in mostra. Con Dusan parleremo con calma, il rapporto di stima e affetto è evidente».

Infine un accenno al mercato, con prudenza ma senza chiudere alcuna porta: «Damien ha già parlato. Se ci sarà qualche occasione, la Juve sarà pronta a coglierla, ma gennaio è ancora lontano».

Ancora una volta, Chiellini ribadisce il DNA della Juve: concentrazione, rispetto per l’avversario e ambizione costante.


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Juve, Miretti nel pregara: «Per noi è una gara importantissima. Ora penso che abbiamo bisogno di…»


Juve, Miretti carica l’ambiente prima della Coppa Italia: «Partita importantissima, serve continuità»

La Juve si prepara a un appuntamento delicato in Coppa Italia, una competizione che il club bianconero vuole tornare a vivere da protagonista. Poco prima del fischio d’inizio della sfida contro l’Udinese, Fabio Miretti ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sport Mediaset, trasmettendo la concentrazione e la determinazione con cui la squadra di Allegri affronta l’impegno.

Il centrocampista della Juve, uno dei volti più giovani e promettenti del gruppo, ha sottolineato come il match rappresenti molto più di un semplice ottavo di finale. «La partita di oggi è importantissima – ha spiegato Miretti – ci serve ritrovare continuità. In Coppa Italia ci sono poche gare che possono portare a un trofeo, quindi ogni turno pesa tantissimo». Parole che testimoniano la volontà del giocatore di aiutare la squadra in un momento in cui ritmo e fiducia devono necessariamente crescere.

Nel corso dell’intervista, Miretti ha ricordato anche l’ultimo suo gol in Coppa Italia, siglato contro la Salernitana. Un momento positivo che il giovane centrocampista non ha dimenticato: «Sì, me lo ricordo bene. Speriamo che anche questa sera vada così: vincere e magari segnare. Ma prima di tutto conta il risultato della squadra». Ancora una volta, il classe 2003 ha dimostrato maturità e senso di responsabilità, mettendo il bene della Juve davanti alle soddisfazioni personali.

L’incontro con l’Udinese rappresenta inoltre una grande occasione per chi, finora, ha avuto meno spazio. Su questo tema, Miretti ha chiarito: «Dobbiamo farci trovare pronti. Per molti di noi è un’opportunità importante e dobbiamo sfruttarla per passare il turno. Sarà fondamentale anche per ritrovare continuità. Speriamo che tutta la squadra faccia una buona partita».

Le sue parole rispecchiano l’ambiente che si respira nella Juve: determinazione, concentrazione e voglia di fare bene. La Coppa Italia è uno degli obiettivi stagionali e l’Udinese rappresenta un ostacolo da affrontare con la massima attenzione. Per la squadra di Allegri, e per lo stesso Miretti, la sfida di oggi può diventare un punto di svolta nella crescita e nel cammino bianconero.


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