Pagina 220 – Calcio News 24

Calciomercato Juve, mesi decisivi in arrivo: tre pedine chiave pronte a infiammare l’estate bianconera

Calciomercato Juve, i prossimi mesi saranno decisivi: tre pedine fondamentali pronte ad animare la sessione estiva

Il progetto della Juventus passa inevitabilmente per lo sviluppo e la blindatura dei suoi talenti più cristallini. Tuttavia, le sirene della Premier League suonano a tutto volume dalle parti della Continassa, minacciando di smantellare parte dell’impalcatura tattica a disposizione di Luciano Spalletti. Nel mirino dei ricchissimi club d’oltremanica ci sono tre pedine fondamentali della rosa bianconera, destinate ad animare i prossimi mesi di mercato. Ecco il focus de La Gazzetta dello Sport.

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Conceição per il post-Salah
Il nome più caldo è senza dubbio quello di Francisco Conceição. Nonostante una stagione statisticamente avara (appena 4 gol e 3 assist), l’esterno portoghese è finito in cima alla lista dei desideri del Liverpool per raccogliere la pesante eredità di Momo Salah.
Direttamente dal ritiro della sua Nazionale, il giocatore ha provato a gettare acqua sul fuoco: «So che si parla di un top club, ma io gioco già in una grandissima squadra dove sono felice. Ora penso al Portogallo, poi darò tutto per il finale di campionato». La Juventus, che la scorsa estate ha investito 32 milioni (garantendogli un ingaggio da 3,8 milioni fino al 2030), non ha intenzione di fare sconti: per sedersi al tavolo con i Reds servirà un’offerta che superi di almeno 20-25 milioni l’attuale peso a bilancio del ragazzo (25,6 milioni).


Kalulu: l’Highlander che fa muro
Discorso diametralmente opposto per Pierre Kalulu. Il difensore francese è stato l’assoluto Highlander dell’annata juventina, collezionando l’incredibile cifra di 41 presenze da titolare su 42 partite disputate.
Legato al club fino al 2029 con uno stipendio di 2,4 milioni, il suo residuo a bilancio è di soli 11 milioni. Numeri che, in caso di partenza, garantirebbero una plusvalenza mostruosa. Tuttavia, la dirigenza bianconera fa muro: nonostante i continui e fitti sondaggi dall’Inghilterra, Kalulu non si muove, a meno che non si materializzino offerte fuori mercato.


Il bivio di Thuram
La situazione più enigmatica riguarda invece Khephren Thuram. Sbarcato a Torino nel 2024 per 20 milioni, il centrocampista è stato uno dei fedelissimi di Spalletti, pur senza mai convincere in maniera assoluta.
Il paradosso è contrattuale: è il titolare con lo stipendio più basso della rosa (poco più di 2 milioni fino al 2029). La Juventus si trova a un bivio netto tra il rinnovo e la cessione. Con un valore a bilancio di 12 milioni e un prezzo del cartellino fissato intorno ai 40, i recenti ammiccamenti di Manchester United e dello stesso Liverpool rappresentano una formidabile tentazione finanziaria. I prossimi 720 minuti di campionato emetteranno la sentenza definitiva sul suo futuro.

Buffon sicuro: «Questa è probabilmente la serata più importante degli ultimi 20 anni del calcio italiano! Dobbiamo vincerla insieme»

Buffon non ha dubbi: «Questa è probabilmente la serata più importante degli ultimi 20 anni del calcio italiano!». Le parole

Nell’ultima puntata di “La Pennicanza”, il programma di Radio2 condotto da Fiorello e Fabrizio Biggio, non sono mancati momenti esilaranti. Lo showman è entrato in studio con una copia della Gazzetta dello Sport in mano e, senza preavviso, ha avviato una videochiamata con Gianluigi Buffon, capodelegazione della Nazionale.

Durante il collegamento, Fiorello e Buffon hanno parlato della delicata sfida di questa sera tra Bosnia e Italia, match decisivo per la corsa ai Mondiali:

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PAROLE – «Formazione? Non me la ricordo… In porta c’è Donnarumma, la trovate ovunque. Se in difesa ci sarà Esposito o Retegui? Non ne ho idea, il mister ci voleva pensare bene fino all’ultimo. Stiamo tutti bene fisicamente ma la partita potrebbe durare 120 minuti, bisogna fare delle scelte giuste»

PARTITA – «Siamo molto positivi e fiduciosi, sentiamo il Paese alle nostre spalle… Questa è probabilmente la serata più importante degli ultimi 20 anni del calcio italiano, dobbiamo vincerla insieme».

Tresoldi, scoppia l’intrigo internazionale: tre federazioni in guerra diplomatica per il talento

Tresoldi, intrigo internazionale: è guerra diplomatica tra tre federazioni per accaparrarselo. Ecco cosa sta succedendo

Nicolò Tresoldi è l’uomo del momento. Il centravanti di ventun anni sta incantando con la maglia del Bruges e trascinando l’Under 21 della Germania, innescando una vera e propria guerra diplomatica tra tre federazioni. I numeri della sua stagione parlano chiaro: 17 reti e 5 assist con il club belga, di cui è l’attuale capocannoniere, a cui si aggiunge il primato tra i marcatori nelle qualificazioni agli Europei di categoria. La recente doppietta messa a segno contro l’Irlanda del Nord ha definitivamente acceso i riflettori internazionali su di lui, confermandolo come uno dei talenti offensivi più puri e corteggiati dell’intero panorama calcistico europeo. Le pause per le Nazionali, si sa, esaltano le promesse, e ora le pretendenti sanno di dover muovere le proprie pedine in fretta.

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Una contesa internazionale
La base di questo intrigo internazionale risiede nell’albero genealogico del ragazzo.
Nato in Italia, Nicolò è figlio di Emanuele Tresoldi (ex difensore che ha vestito a sua volta la maglia dell’Under 21 azzurra) e dell’argentina Bárbara Caffi. Un intreccio di passaporti che gli garantisce la tripla opzione. Se l’interesse dell’Italia non rappresenta una novità — la FIGC lo aveva già sondato ai tempi della sua militanza nell’Hannover 96 —, a scombinare i piani della Germania è stata l’entrata in scena dell’AFA. Secondo il quotidiano tedesco Bild, infatti, la federazione argentina avrebbe iniziato a muovere passi concreti per convincere il ragazzo a sposare la causa dell’Albiceleste.


Tre Nazionali, scenari opposti
Le prospettive offerte dalle pretendenti sono diametralmente opposte. L’Argentina non ha un’urgenza disperata nel ruolo di numero nove:
potendo contare su campioni del calibro di Julián Álvarez e Lautaro Martínez, l’attacco sudamericano è blindato per anni. Tuttavia, il fiuto del gol è merce rara e inestimabile, un dettaglio in grado di fare la differenza sui grandi palcoscenici mondiali.


La situazione in casa Italia, invece, è decisamente più critica. Mateo Retegui rappresenta oggi la figura di riferimento del reparto offensivo azzurro, ma i fantasmi delle mancate qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 e Qatar 2022 impongono riflessioni. La Nazionale ha un disperato bisogno di linfa vitale, di allargare le proprie opzioni e di trovare gol pesanti. Tresoldi potrebbe portare proprio quella ventata di aria fresca di cui gli Azzurri necessitano.
Nel frattempo, la Mannschaft tedesca osserva inquieta: il rischio di farsi scippare sotto il naso il bomber del futuro diventa ogni giorno più reale.

De Zerbi Tottenham, adesso è ufficiale! E’ il nuovo tecnico degli Spurs: il comunicato del club inglese

De Zerbi Tottenham, è fatta! L’ex allenatore del Marsiglia è il nuovo tecnico degli Spurs: il comunicato ufficiale

Il Tottenham ha ufficializzato l’arrivo di Roberto De Zerbi sulla panchina degli Spurs, confermando le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. L’allenatore italiano, reduce dall’esperienza al Marsiglia conclusa a febbraio, approda a Londra con un obiettivo immediato e delicato: evitare la retrocessione in Championship.

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De Zerbi torna in Premier League: seconda avventura dopo il Brighton

Per De Zerbi si tratta della seconda esperienza in Premier League, dopo il biennio vissuto alla guida del Brighton. L’ex tecnico di Foggia, Benevento e Sassuolo era stato chiamato dai Seagulls nel settembre 2022, subentrando a Graham Potter passato al Chelsea.

Il suo debutto in Inghilterra resta memorabile: un 3-3 ad Anfield contro il Liverpool nella nona giornata della Premier League 2022-23, una partita che mostrò subito i principi di gioco offensivi e coraggiosi che caratterizzano il suo calcio.

COMUNICATO “Siamo lieti di annunciare la nomina di Roberto De Zerbi a nuovo allenatore della squadra maschile, con un contratto a lungo termine, subordinato al rilascio del permesso di lavoro”.

No all’Inter, decisione presa: cambia il futuro di Palestra

L’esterno di proprietà dell’Atalanta Marco Palestra è uno degli obiettivi di mercato dell’Inter: ma arriva il no a Marotta

La strada è tracciata. Marco Palestra ha conquistato tutti e il suo futuro è lontano da Cagliari: lascerà i sardi, dove era arrivato in prestito, per far ritorno all’Atalanta, anche se neanche Bergamo dovrebbe essere la sua casa il prossimo anno.

Il 21enne ha bruciato le tappe e dopo un anno da titolare si è preso maglia della Nazionale e anche l’interesse delle big di mezza Europa. In Italia lo vorrebbero tutti: Inter, Juventus, Napoli. Fuori dall’Italia il suo nome ha iniziato a circolare: la Premier League chiama, con l’Arsenal in prima fila tra le pretendenti al nuovo gioiello del settore giovanile dell’Atalanta. Oltre ai Gunners hanno mostrato interesse anche Newcastle e il Tottenham, con gli Spurs che sono però ora presi da una situazione particolarmente complicata.

La valutazione è di quelle importanti: l’Atalanta ha fissato il prezzo intorno ai quaranta milioni di euro, ma non è questo a spaventare. È il no all’Inter che è destinato a cambiare i piani dell’esterno.

L’Atalanta dice no all’Inter per Palestra: il motivo

Proprio l’Inter è la squadra che più di tutte sta provando ad accelerare per chiudere l’affare Palestra, ma la trattativa deve superare più di un ostacolo.

Palestra Inter
No dell’Atalanta all’Inter per Palestra (Instagram Marco Palestra) – Calcionews24.com

Secondo il Corriere di Bergamo, infatti, l’Atalanta non vuole cedere Palestra all’Inter: le sue società lo scorso anno sono state protagonista del lungo tira e molla per Lookman che si è chiuso poi con la permanenza del calciatore a Bergamo per sei mesi (a gennaio il trasferimento all’Atletico Madrid), anche se questo non ha impedito di chiudere l’affare Zalewski.

Ora i bergamaschi vorrebbero attendere i tempi giusti per cedere Palestra ed aspettano che sul 21enne si scateni l’asta, proprio quello che vorrebbe evitare l’Inter anticipando i tempi. Due esigenze diverse che si scontrano e che rendono complicato l’affare. L’Atalanta vuole aspettare, magari capire se Palestra avrà anche i Mondiali per mettersi ulteriormente in mostra e far aumentare il valore. L’Inter, invece, vorrebbe già definire tutto ed è disposta anche a sacrificare Carlos Augusto o Luis Henrique per arrivare a lui.

Una fretta che deve però essere riposta da parte: per Palestra occorre aspettare ancora qualche settimana, l’Inter c’è ma serve il via libera dell’Atalanta per arrivare alla conclusione dell’affare.

Iran ai Mondiali 2026, Infantino annuncia: «Parteciperanno alla Coppa del Mondo!». Il nuovo scenario per l’inizio della competizione

Iran ai Mondiali 2026, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha annunciato la partecipazione alla Coppa del Mondo della Nazionale

Il percorso di avvicinamento ai prossimi Mondiali che si giocheranno quest’estate in Usa, Messico e Canada si arricchisce di un nuovo e fondamentale capitolo, che intreccia inevitabilmente dinamiche sportive e delicati equilibri geopolitici. Il Presidente della Fifa, Gianni Infantino, è intervenuto pubblicamente e in prima persona per spegnere le recenti e accese polemiche internazionali. L’occasione ideale per chiarire la situazione si è presentata durante l’amichevole tra Iran e Costa Rica, match disputato nelle scorse ore in Turchia, all’interno della cornice del “Mardan Stadyumu”.

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Il match in Turchia e lo show di Mehdi Taremi

Mentre i riflettori globali erano puntati sulle questioni diplomatiche, il rettangolo verde ha offerto un vero e proprio monologo calcistico. La partita di preparazione è infatti terminata per 5-0 in favore dell’Iran. Assoluto protagonista dell’incontro è stato il reparto offensivo asiatico, trascinato a suon di gol dalla pregevole doppietta dell’ex Inter Taremi. Proprio durante l’intervallo della partita, il numero uno dell’organo di governo del calcio mondiale ha voluto fare chiarezza sulla presenza dell’Iran alla massima kermesse iridata, affrontando direttamente un tema divenuto ormai caldissimo a livello globale.

Le frizioni politiche e le dichiarazioni di Donald Trump

Il caso diplomatico era esploso in tutta la sua portata mediatica quando il ministro degli esteri iraniano, qualche settimana fa, aveva dichiarato la non partecipazione della nazionale al Mondiale. Una presa di posizione istituzionale durissima, alla quale fecero seguito le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il leader della nazione ospitante aveva commentato la spinosa vicenda con parole inequivocabili: “l’Iran è il benvenuto ai Mondiali, ma se non si presentano è meglio”.

La posizione ufficiale della FIFA

Per evitare una defezione storica e ribadire che lo sport debba unire superando gli ostacoli governativi, oggi, il Presidente della FIFA ha espresso la sua opinione a riguardo, chiudendo definitivamente la querelle.

“L’Iran sara’ alla Coppa del Mondo…questo e’ il motivo per il quale sono qui”. Questa è la certezza di Gianni Infantino che non lascia spazio a interpretazioni. La questione è dunque chiusa: per il Presidente della FIFA, la nazionale iraniana sarà presente al Mondiale negli Stati Uniti, pronta a scendere in campo e a onorare la competizione.

Dybala Boca Juniors, indizio di…Paredes! Il gesto del centrocampista per il futuro della Joya, ecco cosa ha fatto

Dybala Boca Juniors, Leandro Paredes ha mandato questo segnale riguardante il futuro dell’attaccante argentino. Cosa ha detto

Il futuro di Paulo Dybala si tinge di incertezza e di forti suggestioni sudamericane. Mentre l’attaccante della Roma prosegue la sua complessa corsa contro il tempo per smaltire il recente infortunio al ginocchio, l’Argentina torna a far sentire la sua voce in maniera insistente. L’obiettivo primario del numero 21 è tornare in campo per il finale di stagione, ma il contratto in scadenza a fine giugno accende inevitabilmente i riflettori sul calciomercato. Con le trattative per il rinnovo in maglia giallorossa attualmente in fase di stallo, si fa sempre più largo il fascino leggendario della Bombonera.

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Il sogno nel nome del padre: le parole di Paredes

A vestire i panni di vero e proprio ambasciatore per il Boca Juniors è Leandro Paredes. Il centrocampista argentino, connazionale ed ex compagno di squadra della Joya nella Capitale, ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali della Conmebol Libertadores, svelando importanti retroscena.

«Per me vederlo qui sarebbe un sogno assoluto», ha esordito Paredes senza troppi giri di parole, rivelando poi il forte legame affettivo che spingerebbe l’attaccante verso Buenos Aires: «Anche Paulo è molto entusiasta all’idea. Ha un desiderio profondo da realizzare, che è lo stesso che aveva suo padre. Ovviamente ci sono tantissime dinamiche in gioco che lo porteranno a decidere se intraprendere questa avventura o meno. Avrà le sue ottime ragioni per accettare o rifiutare, ma da parte mia spero davvero che questo sogno si avveri. Sarebbe un colpo importantissimo per tutto l’ambiente Xeneize».

Il fascino magnetico del Boca sui fuoriclasse europei

L’intervista ha poi toccato il tema del fortissimo potere attrattivo che il club argentino esercita su tanti campioni del calcio europeo: «Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di incontrare tanti top player con una passione smisurata per il Boca. Quando sono arrivato in Europa, uno dei primi a farmi letteralmente impazzire con questo entusiasmo è stato Daniele De Rossi, che poi ha coronato il suo sogno e ho ritrovato proprio in Argentina. Ma non è l’unico: anche Ander Herrera era sulla stessa linea d’onda. E poi penso a Paul Pogba, a Romelu Lukaku… Sono tutte persone che mi hanno sempre trasmesso una curiosità e una passione gigantesca per il mondo Boca. Con molti di loro, in particolare con Herrera e De Rossi, mi sento spessissimo. Il filo che li lega a questi colori resta profondo».

Adesso la decisione finale spetta a Dybala. Dopo anni di successi in Serie A, la prospettiva di onorare la memoria paterna vestendo la gloriosa maglia degli Xeneizes potrebbe rappresentare la tentazione definitiva per il prosieguo della sua carriera.

Formazioni ufficiali Svezia Italia Under 21: le scelte del ct Baldini per la rincorsa al primo posto

Formazioni ufficiali Svezia Italia Under 21: il ct Baldini ha reso note queste scelte per le qualificazioni agli Europei

La sfida tra Svezia e Italia Under 21 rappresenta uno snodo cruciale per le ambizioni della nostra nazionale. L’Italia è chiamata a una gara da vincere a tutti i costi per dare continuità alla propria rincorsa verso la vetta del girone, attualmente occupata dalla Polonia. Dopo sette partite disputate, infatti, la nazionale polacca guida il raggruppamento con 21 punti, mentre gli Azzurrini inseguono a quota 18. L’obiettivo primario è restare pienamente in corsa in vista del decisivo scontro diretto per il primato.

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Il momento dell’Italia: l’entusiasmo della squadra di Baldini

La compagine guidata dal commissario tecnico Silvio Baldini arriva a questo fondamentale appuntamento europeo forte di un morale altissimo. La recente vittoria con un netto 4-0 contro la Macedonia del Nord ha permesso alla nazionale tricolore di blindare aritmeticamente almeno il secondo posto. Le reti messe a segno da Ndour, Lipani, Ekhator e Fini rappresentano segnali importantissimi per un gruppo che sembra aver ritrovato la giusta brillantezza e continuità nel momento clou del percorso di qualificazione. L’ambizione di chiudere il girone davanti a tutti è oggi più viva che mai.

Le insidie della trasferta scandinava

Tuttavia, la Svezia U21 resta un ostacolo insidioso e da non sottovalutare assolutamente. La nazionale scandinava è ferma a quota 10 punti in classifica, ma vorrà senza dubbio sfruttare a proprio favore il fattore campo per conquistare una vittoria di prestigio davanti al proprio pubblico. Per l’Italia, dunque, non si tratterà di una semplice tappa intermedia, bensì di una sfida da interpretare con grandissima personalità, fame e attenzione. Un minimo calo di concentrazione rischierebbe di compromettere la corsa al vertice.

Le formazioni ufficiali del match

In attesa del fischio d’inizio di questa serata pesante per le sorti della qualificazione, l’attenzione si sposta sulle scelte tattiche definitive dei due commissari tecnici. Di seguito le formazioni ufficiali che scenderanno in campo:

  • SVEZIA U21 (4-4-2): Bishesari; Skoglund, Amoran, Zatterstrom, Tolf; Antwi, Karlsson, Bjorklund, Sonko; Omorowa, Rafferty. C.T.: Backstrom.
  • ITALIA U21 (4-3-3): Palmisani; Kayode, Comuzzo, Chiarodia, Bartesaghi; Ndour, Lipani, Dagasso; Fini, Ekhator, Koleosho. C.T.: Baldini.

Bosnia Italia senza Goal-Line Technology a Zenica: decisioni affidate al VAR. Aggiornamenti importanti verso la finale playoff Mondiali!

Bosnia Italia, non ci sarà la Goal-Line Technology a Zenica: decisioni al VAR. Gli aggiornamenti in vista della finale playoff Mondiali!

Cresce inesorabilmente l’attesa per la finale playoff Mondiali Bosnia e Italia. L’incontro si disputerà nella complessa e insidiosa cornice dello stadio di Zenica. L’atmosfera sugli spalti si preannuncia caldissima e ricca di passione: per questo attesissimo evento sono previsti 9.500 spettatori, pronti a sostenere la compagine di casa. In un clima così teso e agonisticamente vibrante, ogni dettaglio legato alla direzione della gara assume un peso specifico enorme.

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Assenza pesante: niente tecnologia per i gol fantasma

La notizia principale che sta facendo ampiamente discutere gli addetti ai lavori riguarda proprio la dotazione strutturale dell’impianto. In controtendenza rispetto ai grandi palcoscenici europei, nello stadio di Zenica non ci sarà la Goal-Line Technology. Questa assenza non deriva da una svista, ma da una precisa casistica regolamentare: l’installazione di questo costoso sistema, infatti, non è obbligatoria e lo stadio di Zenica semplicemente non è dotato delle complesse infrastrutture necessarie per il suo corretto funzionamento.

Come funziona normalmente la Goal-Line Technology?

L’assenza di questa strumentazione priverà il direttore di gara di un aiuto fondamentale. Di consueto, infatti, la goal-line technology funziona tramite sensori o telecamere ad altissima precisione installate attorno alle porte. Questi dispositivi tracciano la traiettoria tridimensionale del pallone e, non appena la sfera supera interamente la linea bianca, elaborano il dato e inviano immediatamente un segnale all’orologio dell’arbitro, che vibra in caso di gol. Un meccanismo rapido e infallibile che azzera le polemiche sul nascere.

La soluzione alternativa: occhi puntati sul VAR

Senza il supporto dell’orologio vibrante, come si comporterà la terna arbitrale per scongiurare il pericolo dei famigerati gol fantasma? La risposta risiede nell’ormai consolidata assistenza video. Il protocollo stabilisce chiaramente che, in caso di dubbio sulla palla entrata o no, ci sarà il controllo del VAR. I Video Assistant Referee, operanti dalla sala di controllo, dovranno esaminare minuziosamente i replay e le varie inquadrature televisive disponibili per supportare l’arbitro centrale, garantendo così la regolarità di un match che promette spettacolo e scintille.

Real Madrid, Nico Paz e Munoz primi acquisti estivi: ma c’è un effetto domino con Mastantuono! Può andare al Como, svelato il possibile incastro

Real Madrid, Nico Paz e Munoz potrebbero dar vita ad un effetto domino con Mastantuono! C’entra il Como, svelato il possibile incastro

Il Real Madrid è a un passo dal concretizzare una delle operazioni più intelligenti e redditizie dell’intero panorama calcistico europeo. Il club blanco ha ormai deciso di esercitare il diritto di recompra per due dei suoi canteranos più promettenti: Víctor Muñoz e Nico Paz. Entrambi sono esplosi lontano dalle pressioni del Santiago Bernabéu e ora si preparano a rientrare alla base con un valore di mercato letteralmente schizzato alle stelle.

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Si tratta di una manovra che fotografa alla perfezione la lungimirante strategia adottata dalla dirigenza madrilena negli ultimi anni: formare i talenti, lasciarli sviluppare in contesti competitivi esterni e recuperarli nel momento esatto della loro definitiva maturazione.

Víctor Muñoz: la rivelazione dell’Osasuna

La crescita di Víctor Muñoz è stata a dir poco meteorica. A soli 22 anni, l’attaccante ha brillato con la maglia dell’Osasuna, affermandosi come una delle più grandi rivelazioni de LaLiga. Il suo impatto è stato così devastante da valergli la chiamata della Nazionale spagnola, bagnata subito con un gol all’esordio. Le sue prestazioni hanno inevitabilmente attirato le attenzioni di top club come il Barcellona, ma il Real Madrid ha il pieno controllo della situazione: per riportarlo a casa basterà attivare la clausola fissata ad appena 8 milioni di euro.

Nico Paz: la stella del Como in Serie A

Discorso analogo, ma con parametri economici ancora più impressionanti, per Nico Paz. Il centrocampista argentino si è consacrato in via definitiva al Como. Dopo due stagioni giocate su livelli assoluti in Serie A, il suo valore di mercato ha superato la soglia dei 60 milioni di euro, con diverse sirene dalla Premier League pronte a sborsarne fino a 80. Il Real, grazie all’accordo siglato al momento della cessione in Italia, se lo assicurerà per la cifra irrisoria di 9 milioni di euro. Una vera e propria mossa da maestro.

L’effetto domino Mastantuono

Un investimento complessivo di soli 17 milioni per riabbracciare due profili pronti a fare la differenza fin dal primo minuto. Ma c’è di più: per agevolare il rientro di Nico Paz e mantenere ottimi i rapporti diplomatici con il Como, il Real Madrid sta pianificando una mossa a incastro. I Blancos potrebbero infatti girare in prestito al club lariano Franco Mastantuono, un’altra delle grandissime perle del calcio argentino. L’obiettivo è chiaro: fargli ripercorrere le stesse fortunate orme tracciate da Nico Paz, facendolo maturare nel campionato italiano prima del definitivo, grande salto verso Madrid.

Mika Godts incanta l’Europa con il Belgio e l’Ajax se lo coccola: ha già attirato l’interesse delle big, fissato il prezzo monstre per la sua partenza in estate!

Mika Godts ha già attirato l’interesse delle big dopo le prestazioni con Ajax e Belgio, fissato il prezzo monstre per la cessione in estate

Il conto alla rovescia verso la Coppa del Mondo procede a ritmi serratissimi e le amichevoli di preparazione rischiano spesso di finire rapidamente nel dimenticatoio. Eppure, il recente duello tra Belgio e Stati Uniti rimarrà scolpito per sempre nella memoria di tre giovani talenti: Nathan De Cat, Nathan Ngoy e, soprattutto, Mika Godts. Per loro si è trattato del battesimo assoluto con la maglia dei Diables Rouges. Ma se i primi due sono cresciuti calcisticamente sotto i nostri occhi, tra Anderlecht e Standard Liegi, il percorso del ventenne Godts è sbocciato lontano da casa, consacrandosi definitivamente in Eredivisie.

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Un raggio di sole nella crisi dell’Ajax

Oggi, Mika Godts non è un giocatore qualunque: è considerato all’unanimità l’MVP del campionato olandese e il faro tecnico del club più prestigioso dei Paesi Bassi. In un periodo storico non semplice per i Lancieri di Amsterdam, l’esterno sinistro belga rappresenta, come lo definiscono i media locali, «un raggio di sole in mezzo al grigiore». Le sue giocate funamboliche, il dribbling ubriacante e la spiccata propensione offensiva lo hanno reso in pochissimo tempo uno dei beniamini assoluti del pubblico, specialmente tra i tifosi più giovani dell’Ajax. In Eredivisie ha già segnato 14 gol, solo il giapponese Ueda ha fatto meglio di lui.

Le critiche di Van der Vaart

La sua clamorosa esplosione ha generato un misto di ammirazione e rammarico in Olanda. La stampa e gli addetti ai lavori sono concordi su un punto: se avesse avuto il passaporto olandese, «sarebbe già stato convocato in Nazionale maggiore da parecchio tempo». Nonostante questo status da intoccabile, non sono mancate le voci fuori dal coro. Di recente, l’ex stella dell’Ajax Rafael van der Vaart ha mosso alcune critiche al ragazzo, pretendendo da lui ancora più incisività. Un monito severo ma costruttivo, che fa parte del fisiologico processo di maturazione in un ambiente esigente come quello olandese.

L’uomo da 58 milioni di euro

Formatosi nei floridi vivai di Anderlecht e Genk prima di fare le valigie verso nord, Godts raccoglie oggi i frutti di un percorso iniziato quasi tre anni fa con il debutto in prima squadra all’Ajax. Le sue prestazioni scintillanti hanno inevitabilmente attirato i radar delle big d’Europa. Le indiscrezioni di mercato si fanno sempre più insistenti e parlano di un possibile e imminente trasferimento a cifre monstre, con una valutazione che si aggirerebbe già intorno ai 58 milioni di euro.

In attesa di capire se in estate si scatenerà un’asta internazionale, il Belgio si coccola la sua nuova freccia. Con il Mondiale americano ormai alle porte, Mika Godts ha tutta l’intenzione di prendersi la scena anche sul palcoscenico globale.

Conceicao rivela: «Felice alla Juventus, voglio vincere trofei qui». E papà Sergio ricorda il 5 maggio, ecco cosa ha detto!

Conceicao Francisco e suo papà Sergio hanno rilasciato una lunga intervista. Queste le loro dichiarazioni

Francisco Conceicao – insieme a suo papà Sergio – ha parlato al The Ahletic. Di seguito riportate le loro dichiarazioni.

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Sérgio, com’era Francisco da bambino? E, Francisco, com’è stato crescere con un
padre famoso?


Sérgio – «Francisco è sempre stato competitivo, sensibile e molto legato alla famiglia. Sempre
tra i migliori della classe. Si era iscritto all’università per studiare educazione fisica,
superando tutti gli esami con voti altissimi, ma giocando alla Juventus ha messo gli studi in
pausa
» 

Francisco – «Sono sempre stato molto orgoglioso di mio padre. Giocatore straordinario.
Allenatore vincente. Mi hanno paragonato a lui fin da piccolo. Non mi ha mai dato fastidio.
Ho sempre provato un amore incondizionato. Ho avuto il miglior esempio possibile, un padre
con una conoscenza profondissima del calcio. E anche altri familiari che mi hanno spinto a
migliorare
» 

Com’è stato cambiare spesso Paese?

Sérgio – «Ci sono sempre state certe difficoltà, Paesi diversi, dinamiche diverse nelle scuole e
nella vita sociale, ma è stato positivo. Eravamo insieme come famiglia e questo ha dato loro
competenze di vita interessanti. I ragazzi parlano quattro o cinque lingue, hanno giocato per
diversi club e hanno sperimentato culture diverse, dall’Italia, al Belgio, alla Grecia… Hanno
trasformato tutto questo in un punto di forza e in qualcosa da rispettare» 

Francisco – «La mia infanzia è stata per lo più all’estero a causa della sua carriera. Prima a
Milano e Roma, poi in Portogallo. In Belgio allo Standard. Abbiamo vissuto in Grecia. Papà giocava nel PAOK e io ero nelle giovanili lì. Quindi ho sempre sperimentato culture e modi
diversi di giocare a calcio. Mi ha aiutato a formarmi. La mia passione per il calcio è iniziata
presto perché abbiamo radici calcistiche profonde in famiglia. Penso di aver imparato molto
più che stando in un solo posto. Per me più aspetti positivi che negativi. So che non tutti
hanno avuto la fortuna che ho avuto io fin da bambino
» 

Giocate tutti nello stesso modo in famiglia?

Sérgio
 – «Dei miei figli, Sérgio (junior) è un terzino destro, Moisés è un’ala destra, Rodrigo è
un’ala destra e anche Francisco lo è, come me. Giochiamo tutti a destra, ma siamo tutti
diversi. Francisco è mancino e ha uno stile diverso dal mio; prospera nelle situazioni di
dribling e sbilanciare le difese. Ha molto carattere. Io ero più un giocatore da cross; le ali non
giocavano sul piede “invertito” allora. Oggi le ali rientrano per cercare il tiro. Io ero destro e
giocavo a destra, ma segnavo molto anche con il sinistro
» 

Francisco – «Abbiamo molto in comune e ho guardato molti video di papà. Era incredibile. E
ha fatto tutto questo dopo un’infanzia molto difficile. Suo padre lavorava nei cantieri. Durante
le vacanze, papà lo aiutava lì e al mercato. È cresciuto in una famiglia molto modesta
affrontando difficoltà economiche. Ora ha uno stadio intitolato a lui a Taveiro, Coimbra, vicino
a dove è cresciuto. Papà e io abbiamo somiglianze come giocatori. Essere aggressivi in
campo, non perdere i duelli, essere veloci, larghi, dribblare, esplosivi, crossare – papà con
entrambi i piedi. Papà era robusto per essere un’ala. La genetica ha fatto la sua parte. Io
amo l’uno contro uno, il dribbling, creare, sbilanciare l’avversario. Queste sono le
caratteristiche che mi definiscono come giocatore. Sono irriverente, non sai cosa farò in
campo. Ho equilibrio. Devo ancora crescere e migliorare in tutto per realizzare il mio
potenziale
» 

Sérgio, cosa provi vedendo tuo figlio giocare per il Portogallo?

Sérgio – «È una fonte enorme di orgoglio e gioia per me, perché rappresentare la propria
nazionale è qualcosa che ogni giocatore al mondo sogna. Ricordo il gol a Euro 2024. Ero lì e
ho visto quel gol allo stadio, ed è stato incredibilmente emozionante. Sono sempre stato
profondamente portoghese. L’inno nazionale mi emozionava, e ora mi emoziona vedere mio
figlio. Non so ancora se potrò vederlo al Mondiale negli Stati Uniti, ma se posso, mi
piacerebbe davvero. Francisco è molto legato alla famiglia, mi chiama sempre prima delle
partite, poi chiama sua madre, i nonni, i fratelli: tutti. Ci dice che sta andando verso lo
spogliatoio. Guarda sempre le mie partite, e quando perdo ci resta davvero male. È molto
legato alla famiglia e soffre molto per me e per i suoi fratelli. A causa dei nostri lavori, non
possiamo sempre vederlo dal vivo, ma lo sosteniamo sempre e siamo felici di quello che sta
facendo alla Juventus e con la nazionale, sapendo che ha solo 23 anni e può arrivare molto
più lontano. Francisco ha un potenziale enorme
» 

Com’è avere tanti figli calciatori?

Sérgio – «Vorrei essere un uomo elastico per poter essere ovunque con i miei figli. Parliamo
con tutti loro più volte al giorno, seguo tutto il più da vicino possibile. Viviamo le vite degli
altri al massimo. Non li ho mai spinti a diventare calciatori. Così come non ho interferito con i
loro studi, ho sempre sostenuto qualsiasi percorso scegliessero, in modo molto paterno,
come avrei fatto con qualsiasi professione, stando sempre al loro fianco. Giocavamo molto a casa, tutti insieme. Dicevo sempre che se fossero stati competitivi nei club come lo erano a
casa, sarebbero tutti nel miglior club del mondo. A casa giocano, si arrabbiano, piangono, si
irritano sempre, e non volevo nemmeno che giocassero prima di cena perché sapevo che
avrebbe rovinato il pasto. Anche oggi c’è un campo a casa mia vicino Coimbra, e il più
piccolo, Zé, gioca con i fratelli. Nel mezzo della partita li colpisce e piange quando perde. Si
diverte molto a giocare con Francisco e Rodrigo contro Sérgio e Moisés» 

Francisco – «I miei fratelli giocano tutti a calcio. Il più piccolo, che ha 10 anni, vuole diventare
un calciatore. I miei fratelli hanno fatto molti sacrifici e mostrato impegno. Tifo per le loro
vittorie come se fossero le mie» 

I vostri trasferimenti: Francisco da Porto ad Ajax e poi Juventus…


Francisco
 – «Sono passato dallo Sporting al Porto, il club del mio cuore e della mia famiglia.
Papà ha giocato lì e ha allenato lì a lungo. È stato il club più importante nei miei anni di
formazione, quello in cui sono arrivato per la prima volta in prima squadra, con papà come
allenatore. Dal Porto sono passato all’Ajax. Sentivo che fosse la scelta giusta per me. Ero
campione portoghese. Volevo evolvermi come giocatore. Non è andata come speravo e
sono rimasto solo un anno. Questo mi ha reso ancora più affamato quando sono tornato al
Porto, per dimostrare quanto fossi forte. È stata la decisione giusta. Sono entrato nella
nazionale portoghese. Mi sono trasferito alla Juventus nel 2024. Ancora una volta, il passo
giusto, un grande club e uno che vuole tornare a vincere trofei. La Serie A è molto tattica.
Per gli attaccanti è molto più difficile segnare, è molto più difficile far emergere le proprie
qualità. Le squadre giocano con una linea a cinque dietro e la cosa principale è non subire
gol. Ma tutto questo mi rende un giocatore migliore. Sono felice alla Juventus e il mio
obiettivo principale è vincere trofei con la Juventus» 

Sérgio – «Ci sono stati molti momenti importanti, tutti quelli che ci hanno portato al nostro
obiettivo principale — le partite che hanno portato ai titoli. Penso sempre prima agli obiettivi
della squadra. Ora, ci sono uno o due momenti individuali che mi restano impressi, per il
contesto e il momento. Penso al mio gol (con la Lazio) in Supercoppa Italiana contro la
Juventus di Zidane e Del Piero — abbiamo vinto 2-1 al vecchio stadio della Juventus e il mio
gol ha deciso la partita. I tre gol contro la Germania a Euro 2000, e la Scarpa d’Oro in Belgio
come miglior giocatore della stagione. Poi direi tutte le partite che hanno portato ai 10 titoli
che ho vinto
» 

I momenti più difficili?

Sérgio – «La delusione di perdere un campionato e quelle partite che hanno portato alla
perdita dei titoli. Ricordo una grande tristezza in quel famoso 5 maggio 2002 con l’Inter.
Penso che sia stato il momento più difficile: eravamo stati in testa per tutta la stagione — io
ho avuto qualche infortunio — ma eravamo una grande squadra e abbiamo perso l’ultima
partita contro la Lazio, perdendo il campionato a favore della Juventus
» 

E da allenatore?

Sérgio – «Il mio primo titolo di campione con il Porto (2017-18) è stato un momento molto
speciale. Ha interrotto la striscia di quattro titoli consecutivi del Benfica. Da giocatore ho
contribuito ai cinque campionati consecutivi del Porto, la serie più vincente nella storia del club, e da allenatore ho vinto tre campionati con il Porto, l’ultimo dei quali è stato il 30º nella
storia del club. Questi momenti rappresentano il culmine del duro lavoro e della passione. E
ci sono momenti difficili anche da allenatore: una sconfitta o l’altra lascia sempre il segno.
Ho vinto il 70 per cento delle finali a cui ho partecipato. Ce ne sono alcune che ho perso, ed
è stato quasi sempre ai rigori. Perdere contro lo Sporting a Jamor (lo Stadio Nazionale, dove
si gioca la finale della Coppa del Portogallo) due volte ai rigori, la prima con lo SC Braga e la
seconda con il Porto — quelli sono stati momenti dolorosi. Sono soprattutto i rigori…
» 

Come vedete il Portogallo per il Mondiale?

Sérgio – «Le aspettative per una squadra di tale qualità sono di andare il più lontano possibile,
arrivare alle fasi a eliminazione diretta e fino in fondo. Ma quell’entusiasmo e quella
pressione non sono facili da gestire. Tuttavia, la qualità tecnica della squadra è eccezionale;
hanno tutto ciò che serve per arrivare lontano nel torneo. Però, in queste competizioni brevi,
sappiamo che un pallone che colpisce il palo ed entra, o che colpisce il palo ed esce, fa tutta
la differenza. Anche se ci sono squadre con una storia più ricca, con la qualità che abbiamo
possiamo fare un grande Mondiale
» 

Francisco – «Ci sono tantissimi giocatori di altissimo livello. Bruno Fernandes è un giocatore
incredibile, per quello che fa allo United e in nazionale. Può aiutarci molto con la sua
leadership e le sue caratteristiche uniche e, speriamo, vincere. Ho un rapporto positivo con
Cristiano, che è il primo a dare consigli su cosa fare. Per quello che rappresenta, merita
totale attenzione. Sono semplicemente felice di essere nello spogliatoio con lui, ma mi
insegna anche cose sulla vita fuori dal calcio: l’importanza della famiglia, l’alimentazione,
come vivere, come recuperare fisicamente. Devi fare molti sacrifici per essere al massimo
livello
» 

Qual è la generazione migliore, la vostra o quella attuale?

Sérgio – «La migliore è quella che vince. Questa ha vinto due Nations League e un Europeo
nel 2016. Non sono tutti gli stessi giocatori, ma giocatori come Ronaldo e Pepe hanno già
vinto trofei. Io, Figo, Rui Costa, Vítor Baía, Paulo Sousa, Fernando Couto e altri avremmo
potuto vincere Euro 2000. Sono convinto che se non fossimo stati eliminati dalla Francia con
un rigore al golden goal in semifinale, avremmo vinto quell’Europeo. Non ho dubbi. Molti di
quei giocatori erano stati campioni del mondo Under 20. Eravamo una generazione
fantastica, ma non abbiamo vinto. I migliori sono sempre quelli che vincono».


Francisco – «Posso parlare solo del presente. Individualmente siamo tra le migliori squadre
del mondo. Ogni giocatore è nei migliori club d’Europa. L’allenatore Roberto Martínez, che
parla molto bene il portoghese, ci dice che siamo abbastanza forti per vincere il Mondiale,
ma sappiamo anche che dipende da molti fattori e serve anche un po’ di fortuna. Possiamo
vincerlo e non dovremmo avere paura di dirlo».

Infortunio Osimhen: il gesto del nigeriano dopo l’operazione al braccio e quando tornerà in campo con il Galatasaray. Tutti gli aggiornamenti

Infortunio Osimhen: quando tornerà in campo l’attaccante del Galatasaray dopo l’operazione al braccio. Ultimi aggiornamenti

Il finale di stagione si preannuncia infuocato nel campionato turco, e le ambizioni di vittoria finale passano inevitabilmente dalla tenuta fisica e mentale dei giocatori più rappresentativi. Nelle ultime ore, l’attenzione mediatica si è concentrata sulle condizioni del bomber nigeriano, un elemento imprescindibile per lo scacchiere tattico della sua squadra. La notizia principale è che Osimhen si è operato al braccio la scorsa settimana, un intervento chirurgico resosi necessario ma che è stato programmato per ridurre al minimo i tempi di assenza dal terreno di gioco.

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I dettagli della riabilitazione nella clinica di Istanbul

Il percorso di recupero dell’attaccante ex Napoli è già iniziato sotto la stretta e attenta supervisione dell’équipe medica del club. Le informazioni che filtrano dalla Turchia delineano un quadro molto chiaro sui prossimi passi. Infatti, stando a quanto riportato da Fanatik, il centravanti rimarrà nel policlinico fino alla giornata di domenica. Questa scelta prudenziale permetterà ai medici di monitorare costantemente la risposta dell’arto all’intervento. Una volta dimesso dalla struttura ospedaliera, il giocatore proseguirà le cure senza lasciare Istanbul e il Galatasaray, mantenendo così un contatto diretto e quotidiano con l’ambiente della squadra.

La determinazione del campione: niente viaggi per accelerare il rientro

La dedizione e l’attaccamento alla maglia dimostrati dal fuoriclasse in questo momento delicato sono esemplari. La volontà del giocatore è chiara, ed è interamente focalizzata sul recupero fisico. Per evitare qualsiasi tipo di stress aggiuntivo che potrebbe rallentare la calcificazione o l’assorbimento dell’edema post-operatorio, l’atleta ha deciso di non mettersi in viaggio durante il processo di guarigione. Evitare spostamenti internazionali e voli aerei è considerato fondamentale per rispettare la tabella di marcia.

Il rush finale di Okan Buruk e il sogno campionato

Le tempistiche stringenti della riabilitazione sono dettate dall’importanza degli impegni sportivi imminenti. Il calendario, infatti, prevede delle partite cruciali del finale di stagione che attendono la formazione di Okan Buruk per il titolo. L’allenatore turco sa di aver disperatamente bisogno del peso offensivo e dei gol del suo numero nove per staccare la concorrenza. La missione del nigeriano è inequivocabile: tornare in campo il prima possibile per trascinare i propri compagni verso la tanto agognata conquista del campionato, dimostrandosi ancora una volta un leader assoluto.

Italia, Gattuso gasa i tifosi: «I ragazzi faranno di tutto, c’è gente che darebbe la vita e l’anima per questo obiettivo. Ho incrociato i loro occhi…»

Italia, Gennaro Gattuso ha parlato così a Rai Sport nel giorno della finale playoff per i Mondiali 2026 tra gli azzurri e la Bosnia

A Rai Sport, Gennaro Gattuso ha rilasciato queste dichiarazioni nel giorno della finale playoff per i Mondiali 2026 tra gli azzurri e la Bosnia.

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PAROLE «Gli occhi dei ragazzi che ho incrociato finora sono buoni, perché in tutti questi giorni siamo stati insieme e l’ambiente è sempre stato positivo. Stasera ci giochiamo una partita importante e l’abbiamo preparata bene, con la consapevolezza di giocare contro una squadra che ha tecnica e fisicità. Ci vorrà una grande prestazione da parte nostra, i ragazzi sono i primi che vogliono andare al Mondiale: se i risultati non arrivano, soffrono in silenzio; fanno finta di avere le spalle larghe, ma non è così.

Ti posso assicurare che faranno di tutto: c’è gente che darebbe la vita e l’anima per arrivare a questo obiettivo. Ti senti pressioni, ti senti un Paese sulle spalle e la responsabilità delle persone che ti circondano».

Bielsa si sbottona: «Quale allenatore non ha mai desiderato in carriera di allenare la Juventus?»

Bielsa, ct dell’Uruguay, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia dell’amichevole con l’Algeria della possibilità di allenare la Juventus

Questa sera la magnifica cornice dell’Allianz Stadium di Torino si prepara ad aprire le proprie porte per un grande evento calcistico che catalizzerà l’attenzione di migliaia di appassionati. L’impianto sportivo torinese, infatti, non ospiterà la consueta sfida casalinga della Juventus (che sarà impegnata il prossimo lunedì in campionato nel delicato match contro il Genoa), ma farà da prestigioso e inedito palcoscenico per l’affascinante amichevole internazionale tra Uruguay e Algeria.

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L’arrivo di Marcelo Bielsa e la conferenza stampa a Torino

A guidare la blasonata selezione sudamericana in questa suggestiva e attesissima sfida ci sarà il leggendario commissario tecnico Marcelo Bielsa. L’esperto allenatore argentino, intervenuto nella tradizionale conferenza stampa di presentazione proprio all’interno delle strutture del club bianconero alla vigilia del match, ha colto la speciale occasione per esprimere tutta la propria profonda ammirazione nei confronti della società piemontese. Durante l’incontro con i numerosi giornalisti accorsi nel capoluogo, El Loco ha voluto rievocare un lontano e bellissimo incrocio del passato che lo ha visto protagonista sul campo contro la Vecchia Signora.

Il ricordo della sfida del 1998 e i campioni bianconeri

Visibilmente suggestionato dall’atmosfera dello stadio, il tecnico ha aperto il cassetto dei ricordi: «Ricordo che ho affrontato la Juventus tanti anni fa, in un’amichevole». Subito dopo, l’allenatore ha arricchito il suo personale racconto scendendo nei dettagli di quella storica e indimenticabile partita estiva: «Credo che fosse a San Benedetto del Tronto, un paese molto piccolo: quel giorno era una bolgia. Giocavamo contro una squadra straordinaria, non ricordo bene, ma se non sbaglio era il 1998. Giocavano Zidane, Conte, Davids, tantissimi campioni».

L’aneddoto di mercato: la grande prestazione di Juan Esnaider

Il racconto del commissario tecnico dell’Uruguay si lega indissolubilmente anche a un curioso e affascinante retroscena di calciomercato scaturito proprio da quell’evento sportivo, che vide brillare un determinato attaccante argentino. Bielsa, infatti, ha ricordato un dettaglio emblematico di quella calda serata italiana: «In quella sfida giocò molto bene Esnaider. A tal punto da essere comprato dalla Juve al termine di quella partita».

Un elogio sincero alla grandezza e al fascino della Juventus

A conclusione del suo lungo e appassionato intervento davanti ai microfoni della stampa internazionale, Marcelo Bielsa ha voluto dedicare un ultimo, sincero e bellissimo elogio rivolto alla grandezza e alla storia della squadra di Torino, confermando il fascino universale che questo club esercita da sempre su tutti gli addetti ai lavori: «Parliamo di uno dei più grandi club del mondo, difficilmente un allenatore non ha desiderato almeno una volta in carriera di allenarla».

Calciomercato Bologna: si delinea sempre di più il futuro di Lucumì. Decisione presa da parte del difensore in vista dell’estate, ultimissime

Calciomercato Bologna: quale sarà il futuro in estate di Jhon Lucumì. Tutti i dettagli in vista della prossima stagione

Il mercato dei difensori in vista della prossima sessione estiva inizia già a scaldarsi e a regalare le prime importanti indiscrezioni. Al centro delle voci c’è Jhon Lucumì, difensore centrale classe 1998 in forza al Bologna e pilastro della nazionale colombiana. Le ultime notizie delineano un futuro lontano dalle Due Torri per il giocatore sudamericano, che lascerà quasi certamente il Bologna a fine stagione. Una situazione che sta inevitabilmente attirando le attenzioni dei principali top club italiani ed europei, pronti ad approfittare di una ghiotta occasione di mercato per blindare i rispettivi reparti arretrati.

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La situazione contrattuale e le tempistiche dell’addio

Il nodo cruciale di questa vicenda è legato direttamente al contratto del calciatore. Come riportato dal Corriere dello Sport, il difensore non avrebbe intenzione di rinnovare il contratto in scadenza nel giugno del 2027. Questa precisa presa di posizione da parte dell’entourage del ragazzo cambia radicalmente i piani della dirigenza emiliana. Tale scenario, infatti, costringerebbe i felsinei a metterlo sul mercato a giugno per non perderlo a parametro zero l’anno successivo. Il Bologna, per massimizzare la cessione e poter reinvestire il tesoretto incassato, ha quindi la stringente necessità di trovare un acquirente già durante i prossimi mesi.

Le sirene dalla Premier League e l’interesse della Juventus

Le ottime prestazioni fornite nel campionato di Serie A hanno acceso i riflettori internazionali sul difensore colombiano. Attualmente, Lucumì avrebbe mercato in Inghilterra, con diverse società d’Oltremanica pronte a tentare l’assalto con offerte economicamente molto vantaggiose. Tuttavia, il futuro del centrale potrebbe essere ancora nel nostro Paese, poiché il suo profilo piacerebbe anche alla Juventus. La dirigenza della Vecchia Signora osserva interessata, alla costante ricerca di elementi fisici e affidabili per completare il proprio scacchiere tattico.

Le prossime mosse sul mercato dei difensori

La palla passa ora nelle mani dei direttori sportivi. Nel corso delle prossime settimane, infatti, resta da capire se i bianconeri usciranno allo scoperto nei prossimi mesi con un’offerta concreta al Bologna. L’alternativa per la dirigenza della Continassa è un’attenta valutazione del mercato globale, decidendo eventualmente se decideranno di virare su altri obiettivi per rinforzare la difesa. Il futuro di Lucumì è ancora tutto da scrivere, ma l’estate si preannuncia già infuocata.

Roma, infortunio Dovbyk: le date per il rientro in campo e l’obiettivo Champions League con Gasperini. Dentro al momento dell’ucraino

Roma, infortunio Dovbyk: quando può tornare in campo l’attaccante ucraino e qual è la situazione relativa al suo momento in giallorosso

Come riferito dal Corriere dello Sport, la buona notizia per i tifosi della Roma è che Artem Dovbyk non si arrende di fronte alle avversità. Dopo aver subito un delicato intervento al tendine che aveva fatto temere il peggio, con il rischio concreto di finire la stagione in largo anticipo, l’attaccante intravede finalmente uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. La strada verso il completo recupero prosegue a ritmi serrati e l’ottimismo inizia a filtrare dalle mura del centro sportivo.

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La risonanza magnetica decisiva e i progressi fisici

La vera svolta per il rientro in campo del giocatore è attesa nella terza settimana di aprile. In quei giorni cruciali, infatti, l’ex Girona si sottoporrà a una risonanza magnetica di controllo fondamentale per certificare la guarigione. Se l’esame strumentale darà esito favorevole, l’attaccante potrà finalmente reintegrarsi in gruppo e riassaporare il lavoro quotidiano con i compagni. L’obiettivo primario è quello di provare a dare il suo contributo alla Roma nelle ultime gare di campionato. I segnali incoraggianti non mancano: proprio ieri, il bomber ha pubblicato sui social una foto del suo allenamento mattutino, svolto con grande dedizione e sudore insieme alla moglie Yuliia.

Le possibili date: dalla Fiorentina al Derby

Se la tabella di marcia dovesse essere rispettata senza intoppi, la punta ucraina potrebbe rientrare a stretto giro. Lo staff ipotizza che Dovbyk potrebbe strappare una convocazione per la sfida interna contro la Fiorentina, fissata per il 3 maggio, oppure, in alternativa, per la trasferta di Parma in programma il 10 maggio. L’imperativo categorico è comunque quello di averlo a disposizione prima del derby di ritorno, un incrocio fondamentale previsto nella penultima giornata di Serie A.

Un’arma a gara in corso per mister Gasperini

È chiaro che, dal punto di vista dell’autonomia atletica, ovviamente non avrà i 90 minuti nelle gambe, specialmente dopo aver passato più di tre mesi ai box. Tuttavia, il desiderio di Artem è quello di dare una mano a Gasperini. L’attaccante è pronto a sacrificarsi, candidandosi a entrare magari in corsa, come uomo in più da buttare nella mischia. Il suo fiuto del gol e la sua stazza fisica potrebbero rivelarsi determinanti nel rush finale per centrare un posto in Champions League, vero grande traguardo di questa stagione.

Ghana esonera il ct Otto Addo: terremoto in panchina a pochi mesi dall’inizio dei Mondiali 2026! Cos’è successo

Ghana esonera il ct Otto Addo a pochi mesi dall’inizio dei Mondiali 2026. Ecco cosa è successo in panchina

Il mondo del calcio internazionale è stato scosso da un clamoroso ribaltone tecnico. A soli 79 giorni dall’esordio nella fase a gironi della massima competizione iridata, la Federazione calcistica africana ha annunciato che il Ghana cambia CT. Una scelta forte e inaspettata nelle tempistiche, arrivata in seguito agli ultimi e deludenti impegni che hanno fatto precipitare le certezze tattiche della squadra, costringendo i vertici a esonerare Otto Addo.

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I motivi dell’esonero: disfatta in amichevole e mancata qualificazione in Coppa d’Africa

La drastica decisione di sollevare dall’incarico l’allenatore classe ’75 è maturata a causa di una crisi di risultati prolungata. La recente sconfitta per 2-1 contro la Germania ha rappresentato solamente il colpo di grazia, arrivato dopo il pesante ko per 5-1 contro l’Austria in terra europea. A pesare in maniera inesorabile sul bilancio del tecnico, però, è stato il clamoroso fallimento a livello continentale: Addo, infatti, non era riuscito a portare la Nazionale alla Coppa d’Africa, registrando un vero e proprio disastro sportivo e raccogliendo solo tre punti nel girone di qualificazione in cui era opposto alle selezioni di Angola, Sudan e Nigeria.

Le prossime sfide: il calendario delle Black Stars nel Gruppo L

Il ribaltone si materializza a poco meno di tre mesi dall’esordio ufficiale delle Black Stars nel Mondiale, programmato per il prossimo 18 giugno. Il nuovo commissario tecnico avrà pochissimo tempo per preparare i giocatori. In quell’occasione, infatti, Sulemana e compagni affronteranno Panama nella prima giornata del Gruppo L. Il cammino proseguirà con un match ad altissimo coefficiente di difficoltà: qualche giorno più tardi andrà in scena la sfida contro l’Inghilterra, prevista per il 23 giugno. Infine, le sorti della qualificazione al turno successivo si decideranno quando il raggruppamento si chiuderà con il match contro la Croazia del 27 giugno prossimo.

Si chiude l’era Addo: il comunicato ufficiale della Federazione

Termina così in modo amaro l’avventura alla guida della sua nazione: è durata soltanto 22 partite la seconda esperienza del tecnico sulla prestigiosa panchina del Ghana. L’ex giocatore di Borussia Dortmund e Amburgo, che aveva già guidato la selezione tra il febbraio e il dicembre 2022, era infatti tornato in panchina a marzo 2024 con grandi aspettative, poi disattese. L’addio è stato formalizzato con una nota istituzionale. Ad annunciare la decisione è proprio la Federazione ghanese: La Ghana Football Association (GFA) comunica di aver interrotto la collaborazione con il Commissario Tecnico della nazionale maggiore maschile (Black Stars), Otto Addo, con effetto immediato.

Juventus, Holm è tornato in gruppo. Novità su Cabal e Kalulu in vista del match col Genoa: cos’è successo oggi alla Continassa

Juventus, Holm ha fatto ritorno in gruppo. Novità Cabal e Kalulu verso il Genoa: cosa è accaduto alla Continassa

Prosegue la marcia di avvicinamento della Juventus al prossimo e delicato impegno di campionato. La formazione bianconera ha infatti da poco concluso l’allenamento mattutino presso il proprio centro sportivo, focalizzando l’attenzione e le energie in vista dell’importante sfida contro il Genoa, in programma per il prossimo lunedì 6 aprile. Un match che si preannuncia cruciale per le ambizioni quarto posto della Vecchia Signora nel rush finale della stagione. Lo riporta Juventusnews24.

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Il rientro di Emil Holm: una pedina fondamentale recuperata

La notizia più confortante di giornata per lo staff tecnico arriva direttamente dall’infermeria. Dopo un periodo di attenta valutazione medica, Emil Holm ha lavorato in gruppo durante l’intera seduta odierna. Il laterale ha risposto positivamente a tutte le sollecitazioni fisiche e atletiche, e pertanto è da considerarsi a tutti gli effetti recuperato per il match di lunedì. Il suo rientro a pieno regime rappresenta un’importante iniezione di fiducia e una preziosa opzione tattica in più per la corsia esterna, permettendo all’allenatore di poter contare su rotazioni più ampie in un momento clou della Serie A.

Situazione rosa: il ritorno di Cabal e la gestione di Kalulu

Le novità provenienti dal quartier generale bianconero, tuttavia, non si limitano al solo esterno ex Atalanta. Quest’oggi, infatti, alla Continassa si è rivisto Cabal dopo gli impegni con la Colombia. Sul fronte della gestione delle energie, invece, si registra una scelta mirata per un altro elemento cardine della retroguardia: a Kalulu è stato concesso un giorno di riposo. Una mossa concordata con lo staff medico per permettere al difensore di smaltire le fatiche accumulate nei recenti impegni con la Francia.

Due giorni liberi per ricaricare le batterie

Considerando che la partita contro i liguri è fissata per il posticipo del lunedì, lo staff tecnico ha deciso di rimodulare il programma di lavoro settimanale. È stato stabilito ufficialmente che nelle giornate di mercoledì e giovedì la Juventus non sarà alla Continassa e godrà di due giorni liberi. Un meritato break per recuperare le energie psicofisiche, prima di rituffarsi a capofitto nella preparazione tattica a partire da venerdì, con l’obiettivo di arrivare al top della forma per battere il Genoa.

Lukaku Napoli, comunicato ufficiale del club: «La Società si riserva di valutare l’adozione degli opportuni provvedimenti disciplinari». Cosa succede adesso

Lukaku Napoli, comunicato ufficiale del club dopo il mancato ritorno dell’attaccante a Castel Volturno. La nota

Esplode un clamoroso caso disciplinare in casa Napoli. La tanto attesa ripresa degli allenamenti presso il centro sportivo di Castel Volturno è stata improvvisamente scossa da un’assenza pesantissima e del tutto inaspettata: quella di Romelu Lukaku. L’attaccante belga non si è presentato alla seduta odierna, scatenando l’immediata e durissima reazione della dirigenza partenopea.

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Il durissimo comunicato del club partenopeo

La rottura tra il centravanti e la società presieduta da Aurelio De Laurentiis sembra consumarsi in modo clamoroso e sotto gli occhi di tutti. Il club ha scelto la linea della fermezza assoluta e della totale trasparenza, pubblicando una nota ufficiale che non lascia spazio ad alcuna interpretazione morbida. Ecco il testo integrale diffuso:

“SSC Napoli comunica che il calciatore Romelu Lukaku non ha risposto alla convocazione di oggi in vista della ripresa degli allenamenti. La Società si riserva di valutare l’adozione degli opportuni provvedimenti disciplinari, così come la prosecuzione dell’attività del calciatore nel gruppo squadra a tempo indeterminato”.

Le conseguenze disciplinari: l’ipotesi fuori rosa

Le parole utilizzate dalla società pesano come macigni sul futuro del bomber. Il comunicato non si limita infatti ad annunciare una semplice e consueta sanzione pecuniaria, ma apre a scenari sportivi decisamente più drastici. La minaccia di sospendere la sua presenza nel gruppo a tempo indeterminato significa, di fatto, che Romelu Lukaku rischia seriamente di finire fuori rosa. Si tratta di una presa di posizione fortissima da parte del Napoli, deciso a non tollerare in alcun modo atti di insubordinazione o mancanze di professionalità, per tutelare la serenità e la compattezza dello spogliatoio.

Tottenham, accordo di massima con De Zerbi: cosa manca prima dell’approdo dell’allenatore sulla panchina degli Spurs

Tottenham, trovato un accordo di massima con De Zerbi: cosa manca prima di vedere il tecnico italiano sulla panchina degli Spurs

Il grande valzer delle panchine in Europa continua a regalare colpi di scena. Il calciomercato internazionale è in continuo fermento e, in queste ore, i riflettori sono tutti puntati sulla Premier League inglese. Dopo ore di intense trattative, sondaggi e speculazioni, arriva una notizia destinata a stravolgere gli equilibri del campionato: il tecnico italiano Roberto De Zerbi è pronto a rimettersi in gioco e a prendere le redini di una delle formazioni più blasonate e seguite di Londra.

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L’intesa raggiunta: ok definitivo agli Spurs

Secondo Gianluca Di Marzio, c’è l’accordo di massima tra il Tottenham e Roberto De Zerbi. Restano da definire gli ultimi dettagli ma c’è ok definitivo agli Spurs. La dirigenza del club inglese ha lavorato costantemente sotto traccia per superare la fitta concorrenza, individuando nell’allenatore bresciano il profilo ideale per aprire un nuovo, ambizioso e duraturo ciclo sportivo dopo l’addio di Tudor. L’intesa strutturale è stata ormai raggiunta, e in queste ore i legali delle due parti stanno lavorando incessantemente per sistemare le ultime questioni burocratiche prima della fatidica firma sul contratto.

La complessa sfida alla guida del Tottenham

Accettare la panchina del Tottenham rappresenta per l’allenatore una sfida tecnica e mentale di altissimo livello. Gli Spurs stanno attraversando una fase piuttosto complessa della loro storia recente, necessitando di una vera e propria scossa per risalire la china in Premier League e allontanare lo spettro della retrocessione. La missione principale del nuovo manager sarà quella di infondere un’identità di gioco chiara, offensiva ed entusiasmante alla squadra, valorizzando l’importante rosa a disposizione e riportando grande entusiasmo in una piazza molto esigente.

Il grande ritorno nel campionato inglese

Per l’ex condottiero di Sassuolo e Shakhtar Donetsk, si tratterà di un affascinante e attesissimo ritorno in Inghilterra. Roberto De Zerbi ha già lasciato un segno indelebile nel calcio d’Oltremanica durante la sua brillante e innovativa gestione del Brighton, dove ha saputo conquistare elogi unanimi per il suo calcio propositivo. Dopo la recente parentesi francese sulla panchina del Marsiglia, il tecnico è pronto a riabbracciare il torneo più competitivo del mondo. I tifosi londinesi attendono ora soltanto il tanto sospirato annuncio ufficiale per dare inizio a questa nuova era.

Capello carica l’Italia: «Sposteremo col carro attrezzi il pullman della Bosnia! Il calcio italiano dipende da questa partita»

Capello, allenatore, ha rilasciato queste dichiarazioni nel giorno di Bosnia Italia – finale dei playoff per i Mondiali 2026

L’attesa è finalmente terminata. La Nazionale italiana si prepara ad affrontare una sfida letteralmente cruciale per il proprio destino calcistico: la finale dei playoff per la qualificazione ai prossimi Mondiali 2026. Nel giorno della delicatissima trasferta contro la Bosnia, l’ex tecnico di Milan e Juventus, Fabio Capello, ha analizzato i temi principali del match sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, tracciando la rotta ideale per il successo.

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L’importanza della mente e il messaggio ai giocatori

Secondo l’esperto allenatore, la strategia tattica rischierà di passare in secondo piano rispetto alla tenuta mentale. La pressione su tutto l’ambiente sarà comprensibilmente enorme, considerando l’altissima posta in palio, ma andrà gestita con grande lucidità ed equilibrio: “Bosnia-Italia è qualcosa di grande, un test per tutto il calcio italiano. L’aspetto più importante di questa partita sarà quello psicologico. Non portare confusione nella testa dei giocatori, ma liberarli sarà determinante e, anzi, io gli direi: giocate come in allenamento senza paura di rischiare”.

Il ruolo di Gattuso e le insidie del terreno di gioco

Il commissario tecnico azzurro avrà il delicato compito di compattare il gruppo in vista di questo scontro da dentro o fuori. Capello non ha alcun dubbio sulle superiori qualità tecniche dell’Italia, pur avvertendo sulle possibili e insidiose variabili ambientali: “Gattuso è chiamato a creare un’unione di intenti autentica, poi lui e la squadra dovranno essere preparati sotto tutti gli aspetti tattici. Parliamoci chiaro: sulla carta siamo più forti. Riusciremo a fare la partita, anche su un campo che rappresenterà un’ulteriore difficoltà e rischierà di essere un fattore. L’approccio alla gara dirà tanto, mi immagino un’Italia che terrà molto alta la soglia dell’attenzione ma poi prevarrà la voglia di andare avanti”.

La tattica avversaria: abbattere il muro difensivo bosniaco

Le dichiarazioni della vigilia da parte dell’allenatore avversario hanno già delineato un copione tattico molto chiaro, con i padroni di casa pronti a difendersi a oltranza. Tuttavia, per l’ex mister, la nostra Nazionale ha tutti i mezzi per scardinare il catenaccio e staccare l’ambito pass iridato: “Il ct della Bosnia, Barbarez ha detto che metteranno il pullman davanti alla porta. Allora noi non dovremo far altro che arrivare lì con qualcosa di più forte per spostarlo, arriveremo col carro attrezzi. Nello spogliatoio mi aspetto che il sentimento dominante sia una grande attenzione per portare a casa il risultato e tanto coraggio per superare un esame di questa portata. Il calcio italiano dipende da questa partita”.

Inchiesta San Siro: la Procura di Milano indaga su patti segreti e collusioni tra Comune, Inter e Milan. La ricostruzione di quanto sta succedendo!

Inchiesta San Siro: la Procura di Milano vuole far luce su patti segreti e collusioni tra Comune, Inter e Milan. La ricostruzione della vicenda

L’inchiesta della Procura di Milano riguardante la complessa operazione di vendita e riqualificazione dello stadio San Siro si arricchisce di nuovi e pesanti sviluppi. Secondo quanto riportato dall’ANSA, che cita i documenti ufficiali dell’imputazione formulata dai magistrati, ci sarebbero stati “accordi informali e collusioni” tra i 9 indagati. Il fascicolo getta un’ombra inquietante sulle interazioni tra le istituzioni cittadine e i consulenti dei club di Inter e Milan, ipotizzando un sistema volto a indirizzare l’intero iter burocratico.

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L’accusa: l’iter amministrativo pilotato dal 2019 al 2025

L’impianto accusatorio degli inquirenti sostiene che i continui contatti sotterranei tra i vertici del Comune di Milano e i manager legati alle società calcistiche avessero un obiettivo ben preciso. Tali manovre sarebbero servite, negli anni, per “turbare”, manipolando di fatto l’intero “procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione della Grande funzione urbana (Gfu) ‘San Siro‘”.

Le presunte ingerenze avrebbero inoltre condizionato la “determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse relative” allo storico impianto sportivo del Meazza e alle aree urbane limitrofe, un atto formale “adottato in data 24.3.2025”.

I documenti riservati e il ruolo dei dirigenti comunali

Nelle carte della Procura emergono ricostruzioni estremamente dettagliate sui singoli episodi di fuga di notizie. Al centro dell’indagine figurano esponenti di spicco dell’amministrazione come l’assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, e il direttore generale del Comune, Christian Malangone. Tra il 4 e il 5 novembre 2021, i due dirigenti, agendo “in violazione dei doveri inerenti alle loro funzioni”, avrebbero condiviso documenti strettamente riservati con l’ex assessore Ada De Cesaris, in quel momento avvocata e consulente dell’Inter.

Nello specifico, avrebbero anticipato la proposta “di delibera di Giunta numero 1379 del 5.11.2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse, prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione”. Agendo in questo modo, i funzionari “rivelavano notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”.

I contatti diretti con i manager dei club

Il presunto modus operandi illecito si sarebbe poi ripetuto nel tempo. Secondo i pm, lo stesso Tancredi avrebbe mantenuto un canale privilegiato con Mark Van Huuksloot, ex manager della società nerazzurra. Anche in questa delicata occasione, l’assessore avrebbe condiviso in anteprima “la proposta di Delibera numero 28 del 19.01.2023 a conclusione del Dibattito pubblico prima che fosse portata all’attenzione della Giunta comunale per la discussione, le eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione”, reiterando la condotta illecita e rivelando ancora una volta “notizie di ufficio le quali dovevano rimanere segrete”.

Rudiger Juventus, il tedesco può sostituire Bremer in caso di partenza eccellente! La strategia del club bianconero, ecco cosa filtra dalla Continassa

Rudiger Juventus, potrebbe essere lui il sostituto di Bremer in caso di cessione eccellente. in estate. Lo scenario di quanto potrebbe accadere

Alla Continassa le idee per la prossima sessione estiva sono già delineate: la parola d’ordine è trovare il perfetto equilibrio tra la massima ambizione sportiva e l’assoluta sostenibilità finanziaria. La dirigenza della Juventus vuole programmare il futuro con grande pragmatismo per evitare passi falsi. Le richieste avanzate da mister Luciano Spalletti alla società sono state estremamente chiare: il tecnico non cerca giovani promesse da plasmare, poiché ritiene di averne già a disposizione nell’attuale rosa. L’allenatore esige invece giocatori già pronti, campioni affermati e dotati di straordinaria esperienza internazionale. Questa è considerata l’unica strada percorribile per innalzare immediatamente il tasso tecnico e caratteriale del gruppo, permettendo alla squadra di lottare fin da subito per lo Scudetto contro le altre big di Serie A.

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Il nodo difensivo: l’incompatibilità tra Bremer e Rüdiger

Secondo quanto riportato dall’edizione odierna di Tuttosport, senza una cessione eccellente che possa finanziare ampiamente le operazioni in entrata, sarà quasi impossibile assecondare appieno i desideri dell’allenatore. Pertanto, risulta oggi irrealistico ipotizzare una futura retroguardia bianconera composta contemporaneamente da Gleison Bremer e Antonio Rüdiger. Attualmente, la permanenza del difensore brasiliano escluderebbe inevitabilmente l’arrivo del tedesco, e viceversa. Tale equazione economica rimane assolutamente valida nonostante Rüdiger possa eventualmente liberarsi a parametro zero dal Real Madrid.

L’ostacolo Real Madrid e le priorità del giocatore

Spalletti conosce perfettamente le immense qualità del centrale, avendolo già allenato e valorizzato ai tempi della Roma. La strada per portarlo a Torino appare tuttavia decisamente in salita. Oltre al gravoso ostacolo legato all’elevato ingaggio e alla fortissima concorrenza di top club come Liverpool e Manchester United, c’è da registrare un improvviso cambio di rotta del Real Madrid.

Grazie al concreto e decisivo appoggio di Alvaro Arbeloa, i Blancos sembrano ora realmente intenzionati a proporre il rinnovo. Rüdiger, seppur profondamente affascinato dal progetto tecnico di Spalletti, considera la permanenza in Spagna la sua priorità assoluta, a condizione di ottenere un prolungamento di due anni. Altrimenti, sarà addio. La Juventus resta in vigile attesa, studiando la situazione e mantenendo attive delle fondamentali piste alternative per blindare il reparto arretrato.

Mercato Inter: indiscrezioni importanti sul futuro di Dimarco e Bastoni. La posizione del club nerazzurro per i due big, ecco cosa accadrà in estate

Mercato Inter: novità sul futuro di Dimarco e Bastoni. Cosa succederà in estate e qual è la posizione del club nerazzurro

Il mercato Inter si accende su due fronti cruciali in vista della prossima sessione estiva: la possibile cessione di un big e la blindatura di un pilastro assoluto. Al centro delle principali voci di mercato ci sono Alessandro Bastoni, fortemente corteggiato in Spagna, e Federico Dimarco, pronto a prolungare il suo felice matrimonio con i colori nerazzurri.

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Bastoni-Barcellona: l’idea di scambio per abbassare le pretese

Il futuro di Alessandro Bastoni potrebbe clamorosamente tingersi di blaugrana. Il Barcellona lavora ormai da tempo sottotraccia per regalare il talentuoso centrale difensivo al tecnico Hansi Flick. Tuttavia, l’operazione appare in netta salita a causa della valutazione monstre fissata dai nerazzurri, per nulla intenzionati a concedere sconti per uno dei leader insostituibili della squadra allenata da Cristian Chivu.

Secondo quanto riportato dal portale catalano El Nacional, il club guidato da Joan Laporta starebbe escogitando una strategia precisa per sbloccare l’impasse e abbassare l’esborso economico: inserire una contropartita tecnica di alto livello. L’idea sarebbe quella di sacrificare Gerard Martin, un giocatore che ha visto calare drasticamente il proprio minutaggio in questa stagione a causa dell’esplosione di Fermín López. Per Piero Ausilio e la dirigenza interista, l’inserimento di un profilo di tale caratura potrebbe rendere la trattativa molto allettante, bilanciando la dolorosa perdita di un leader difensivo con l’acquisto di un trequartista in grado di garantire flessibilità tattica e qualità assoluta.

L’era Chivu esalta Dimarco: pronto il rinnovo di contratto

Sul fronte interno, invece, il futuro di Federico Dimarco è sempre più saldo. L’esterno mancino è diventato il vero cuore pulsante della corsia nerazzurra e si prepara a legarsi ulteriormente al club che lo ha cresciuto. Secondo le indiscrezioni del Corriere dello Sport, la dirigenza di viale della Liberazione ha già pianificato un summit per discutere il rinnovo del contratto, sebbene l’attuale accordo sia in scadenza solo nel 2027.

L’intento dell’Inter è chiarissimo: premiare la crescita esponenziale del giocatore con un sostanzioso adeguamento dell’ingaggio, riconoscendogli il definitivo status di top player. Sotto la guida tecnica di Chivu, il numero 32 ha raggiunto picchi di rendimento atletico e tecnico straordinari. L’appuntamento per le firme è in agenda, ma la priorità attuale resta il rettangolo verde. L’obiettivo della squadra è consolidare il primato in classifica subito dopo la sosta per le Nazionali; una volta blindata la vetta, la società si concentrerà sui dettagli burocratici per annunciare il tanto atteso prolungamento del suo esterno simbolo.

Vendita San Siro, interviene il Ministro Abodi: «Ben venga il fatto che si voglia fare chiarezza». Ecco cosa ha detto!

Vendita San Siro, il Ministro Abodi ha parlato così della vicenda che coinvolge Milan e Inter. Queste le sue dichiarazioni

L’inchiesta della Procura di Milano relativa alla vendita dello stadio San Siro a Inter e Milan sta scuotendo profondamente il panorama politico e sportivo italiano. Le recenti indagini sulle procedure di cessione dello storico impianto meneghino hanno suscitato reazioni immediate, sollevando seri interrogativi sulla trasparenza delle operazioni condotte a livello cittadino.

Le dichiarazioni dei ministri Andrea Abodi e Paolo Zangrillo

Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, intervenuto a Rozzano per un evento istituzionale, ha commentato i recenti sviluppi giudiziari ponendo l’accento sull’importanza della legalità: «Quando ci sono situazioni che devono essere investigate, dobbiamo sottolineare con soddisfazione il fatto che si voglia fare chiarezza da un lato e pulizia dall’altra».

Interrogato sulle possibili ripercussioni negative in vista dei prossimi grandi eventi internazionali, Abodi ha mantenuto le questioni separate: «Preoccupato per gli Europei? Sono partite indipendenti tra loro. Lo stadio è parte della società, non è un mondo a parte. Quindi come nella società ci sono pagine che meritano di essere analizzate così può e deve avvenire nello stadio, dove poche persone non possono condizionare la vita di molti».

Sulla stessa linea di prudenza si è espresso anche il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo: «Su questa vicenda non so che dirvi. Mi dispiace perché San Siro è un simbolo della città e quindi spero che anche questa vicenda venga presto chiarita».

Lo scontro politico: la Lega all’attacco di Palazzo Marino

Se il Governo predica attenzione, sul fronte politico locale si accende un aspro scontro. La Lega ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro l’amministrazione. Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario metropolitano del partito, ha diramato una nota infuocata: «È doveroso ribadire, da garantisti quali siamo, che tutti sono innocenti fino al completamento dell’intera procedura giudiziaria. Ma proprio per questo la politica non può far finta di nulla davanti all’ennesima ombra pesantissima che si abbatte su Palazzo Marino».

Il consigliere leghista non usa mezzi termini per definire lo scenario: «Quanto emerso in queste ore è semplicemente inquietante». L’attacco si estende poi all’intera gestione cittadina: «Non passa giorno senza che l’amministrazione comunale di sinistra finisca al centro di indagini, esposti, fascicoli o accertamenti. Per i milanesi questo è diventato uno stillicidio insopportabile: una città ostaggio di una giunta che, dopo quindici anni di governo della sinistra, ha dimostrato tutta la propria incapacità amministrativa».

Infine, arriva la netta richiesta di dimissioni per l’attuale giunta: «Milano merita trasparenza, rigore e rispetto delle regole, non procedure opache e sospetti di bandi costruiti su misura. Dopo 15 anni di danni alla città, dal degrado alla sicurezza, dalla mobilità ideologica fino ai dossier urbanistici e ora San Siro, è arrivato il momento che questa sinistra faccia l’unica cosa dignitosa: lasciare Palazzo Marino». Lo riporta Calcio e Finanza.

Albertini va giù pesante: «Il problema dell’Italia è che abbiamo pochi buoni giocatori e meno preparati a giocare partite a livello internazionale! È inutile girarci intorno…»

Albertini ha rilasciato un’intervista nel giorno della finale playoff Mondiali tra l’Italia e la Bosnia. Le sue dichiarazioni

Nel giorno della finale playoff Mondiali tra Bosnia e Italia, Demetrio Albertini ha rilasciato un’intervista a Tuttosport. Le sue dichiarazioni.

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COME SI BATTE LA BOSNIA «Si batte se si va in campo senza aver paura e con la convinzione di poter vincere».

2-0 ALL’IRLANDA DEL NORD«Giovedì ero a Bergamo e si percepiva la paura della gente allo stadio. Tra l’altro anche nel corso del primo tempo il pubblico era molto silenzioso: era forte il timore che potesse accadere qualcosa di negativo sicuramente perché il gioco non ha trascinato chi era presente. Giocando fuori casa troveremo invece un tifo infernale, vero: ma quelle sono le partite che io vorrei sempre giocare».

ESULTANZA PER NON AVER PRESO IL GALLES«Ma perché un autogol? Io credo sia stato tutto strumentalizzato. In primo luogo quella era una situazione privata e le immagini non andavano rese pubbliche, inoltre esultare non vuol dire offendere o essere irrispettoso. Prima di queste partite ci sta poi mettere un po’ di pressione all’avversario. Anche Pjanic ha detto che la Bosnia si augura che l’Italia senta la pressione di un eventuale fallimento, essendo per noi inaccettabile stare lontano dal Mondiale per tre volte di fila. Sono tutti giochetti psicologici che si fanno prima di gare tanto importanti. I nostri hanno esultato? Che c’è di male: l’importante lo facciano anche alla fine della partita».

GATTUSO – «Oggi il calcio è bello perché si può vincere in tanti modi ma la strada maestra per riuscirci, soprattutto per una Nazionale, è legata alla capacità di creare un gruppo coeso, aumentare il senso dell’appartenenza e Rino conosce bene come trovare la giusta alchimia con i suoi ragazzi. Detto questo, mi preme sottolineare un’altra cosa: a Zenica bisogna giocare molto meglio rispetto a quanto abbiamo fatto nel primo tempo contro l’Irlanda del Nord perché altrimenti non si va al Mondiale».

PERCHE’ L’ITALIA E’ FINITA COSI’ IN BASSO«Anche noi prima dei Mondiali in Francia nel 1998, nonostante fossimo una generazione molto forte e giocassimo in quello che allora era il campionato di riferimento in Europa, siamo andati a uno spareggio… Nello sport può capitare di sbagliare una o più partite, ma poi l’importante è passare. Problema è che oggi abbiamo anche qualche buon giocatore, ma questi sono troppo pochi. E in generale sono troppo pochi gli italiani da cui un ct può scegliere i nomi da Nazionale. In più mettiamoci che ci sono giocatori che hanno più presenze in Nazionale che con il proprio club nelle coppe europee. E quindi, è inutile girarci intorno, sono meno preparati a giocare un certo tipo di partite a livello internazionale: per questo Gattuso voleva richiamare Verratti, lui è uno che a certi livelli ha giocato un’infinità di gare. Questo non vuol dire che non abbiamo qualità per passare questi playoff, sia chiaro».

VITTORIA DI EURO 2021 CONTROPRODUCENTE – «Quella è stata una vittoria meritata che però non cancella il problema di fondo, ovvero che in Serie A giocano troppo pochi italiani. Ora ho sentito che la Federcalcio ha annunciato un nuovo progetto tecnico legato al calcio giovanile: mi auguro che si facciano i fatti e non si resti ai proclami».

PIO ESPOSITO, PISILLI E PALESTRA«Certo che questi ragazzi promettono bene. Ripeto: non è vero che non abbiamo i talenti ma forse non abbiamo il coraggio di valorizzarli».

De Zerbi Tottenham, per il CorSport è fatta: sarà lui il nuovo allenatore degli Spurs. L’indiscrezione sul tecnico italiano

De Zerbi Tottenham, secondo il Corriere dello Sport sarà proprio il tecnico italiano il nuovo allenatore degli Spurs dopo l’addio di Tudor

Secondo Il Corriere dello Sport, il grande ritorno in Premier League è ormai cosa fatta. Roberto De Zerbi si prepara a vivere una nuova, affascinante e complessa avventura nel massimo campionato inglese. Il tecnico italiano ha raggiunto un accordo totale con la dirigenza londinese ed è stato scelto per sedersi sulla prestigiosa, ma attualmente bollente, panchina del Tottenham. La sua missione principale sarà quella di risollevare le sorti di una squadra in caduta libera e scongiurare lo spettro di una retrocessione che, per un club di tale blasone, rappresenterebbe un autentico disastro sportivo e finanziario.

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La stagione da incubo degli Spurs e l’addio a Igor Tudor

L’annata calcistica del Tottenham si è clamorosamente trasformata in un incubo a occhi aperti. Soltanto lo scorso maggio, il club londinese festeggiava il prestigioso trionfo in Europa League conquistato contro il Manchester United. Oggi la realtà è drammaticamente diversa: dopo essere stati eliminati dall’Atletico Madrid agli ottavi di finale di Champions League, gli Spurs annaspano pericolosamente al diciassettesimo posto in classifica in Premier League. L’ultimo successo in campionato, del resto, risale addirittura allo scorso dicembre contro il Crystal Palace.

Una crisi nera che ha portato alla fine prematura dell’era Igor Tudor. L’esperienza in panchina dell’allenatore croato si è conclusa dopo appena 41 giorni, un lasso di tempo brevissimo caratterizzato da un bilancio estremamente negativo: cinque sconfitte, un solo pareggio e un’unica vittoria.

Il contratto di De Zerbi e il passato tra Brighton e Marsiglia

Per far ripartire il progetto tecnico e blindare la salvezza, la dirigenza ha deciso di affidare la propria panchina a Roberto De Zerbi. L’intesa tra le parti è solida e l’accordo è stato raggiunto sulla base di un contratto di cinque anni, a dimostrazione della volontà di aprire un nuovo ciclo a lungo termine. È attesa a breve la firma sul contratto che sancirà l’inizio ufficiale della sua gestione.

L’allenatore bresciano è reduce dalla recente esperienza alla guida del Marsiglia, terminata a cavallo tra gennaio e febbraio in seguito alla mancata qualificazione ai playoff di Champions League. Per l’italiano si tratta di un atteso ritorno Oltremanica, dove si è già seduto con successo sulla panchina del Brighton tra il 2022 e il 2024. In quel biennio ha diretto 70 partite nel campionato inglese, registrando un ruolino di marcia di ventisei vittorie, diciannove pareggi e venticinque sconfitte, esprimendo un gioco che ha stregato l’Europa. Ora, la sfida più difficile della sua carriera: salvare la stagione del Tottenham.

Kostic Milan, ora è ufficiale: il comunicato del club rossonero con tutti i dettagli del nuovo acquisto

Kostic Milan, è stato ufficializzato il suo arrivo per il Milan Futuro: il comunicato del club rossonero e tutti i dettagli

Il calciomercato Milan si muove con decisione all’insegna della linea verde e della programmazione a lungo termine. La dirigenza rossonera continua a progettare il domani con grandissima attenzione, assicurandosi le prestazioni di uno dei prospetti offensivi più interessanti dell’intero panorama calcistico europeo. La strategia del club di via Aldo Rossi appare sempre più chiara ed evidente: investire in modo mirato sui migliori giovani talenti internazionali per garantire un ricambio generazionale di altissimo livello e mantenere la rosa competitiva nel tempo. In quest’ottica lungimirante si inserisce la fumata bianca arrivata proprio in queste ore, che certifica ufficialmente un nuovo e importante colpo in entrata.

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Il comunicato del club: i dettagli dell’operazione

Attraverso i propri canali istituzionali, la società meneghina ha diramato la nota che mette nero su bianco il buon esito dell’affare. Ecco il testo integrale che annuncia l’arrivo della punta:

“AC Milan è lieto di comunicare di aver acquisito a titolo definitivo le prestazioni sportive del calciatore Andrej Kostic a partire dal 1° luglio 2026. L’attaccante, nato nel 2007, arriva dal Fudbalski Klub Partizan e farà parte del Progetto Milan Futuro, dedicato alla crescita e allo sviluppo dei giovani talenti”.

Alla scoperta di Kostic: da Belgrado a Milano

L’operazione di mercato porta nel capoluogo lombardo un attaccante classe 2007 dotato di enormi margini di miglioramento. Il ragazzo, cresciuto calcisticamente e messosi in mostra con la maglia del glorioso Fudbalski Klub Partizan di Belgrado, è considerato in patria un vero e proprio predestinato. Le sue innate doti tecniche, unite a uno spiccato fiuto del gol, hanno convinto la fitta rete di scouting milanista ad anticipare l’agguerrita concorrenza estera, chiudendo in tempi rapidi un trasferimento a titolo definitivo.

Il ruolo centrale nel Progetto Milan Futuro

L’approdo in Italia del promettente centravanti seguirà un percorso di inserimento molto scrupoloso. Andrej Kostic diventerà un elemento centrale del progetto Milan Futuro, per facilitare lo sviluppo dei giovani talenti e il loro delicato passaggio al professionismo. A partire dal 1° luglio 2026, il serbo inizierà ufficialmente la sua avventura a tinte rossonere, lavorando nelle strutture del Diavolo con il grande obiettivo di conquistare, un domani, il palcoscenico di San Siro.

Retegui Juve, il suo nome resta sul taccuino bianconero ma l’affare si sblocca solo con un sacrificio del giocatore

Retegui Juve, interesse confermato: per arrivare alla fumata bianca il giocatore deve abbassare le sue richieste economiche

La Juventus continua a valutare nuove opportunità per rinforzare la rosa in vista della prossima stagione, e tra le piste monitorate spunta anche quella che porta a Mateo Retegui. Come riportato da Tuttosport, il club bianconero sta osservando con attenzione il centravanti, reduce da un percorso altalenante in Nazionale con Luciano Spalletti ma apprezzato per la sua capacità realizzativa.

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L’operazione, però, presenta ostacoli significativi. L’ingaggio attuale dell’attaccante è considerato troppo elevato per i parametri economici della Juventus, che non intende discostarsi dalla propria linea di sostenibilità. Per approdare a Torino, Retegui dovrebbe accettare una riduzione importante dello stipendio e dimostrare piena disponibilità a inserirsi nel nuovo progetto tecnico.

La dirigenza bianconera sta quindi valutando se affondare il colpo, consapevole che l’eventuale arrivo del giocatore sarebbe possibile solo a fronte di un sacrificio economico da parte dello stesso Retegui. Un ritorno in Europa resta uno scenario concreto, ma subordinato alla volontà dell’attaccante di rientrare in un contesto competitivo accettando condizioni più in linea con quelle del club.

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