Pagina 328 – Calcio News 24

Conferenza stampa Locatelli pre Inter Juve: «Sto bene, il mister mi ha dato tanta fiducia. Noi non vediamo l’ora di giocare» – VIDEO

Conferenza stampa Locatelli pre Inter Juve: le sue dichiarazioni del centrocampista alla vigilia del match di Serie A

Stasera torna la Serie A e domani torna in campo la Juve, attesa alle 20:45 dalla super sfida contro l’Inter a San Siro.

Nel giorno di vigilia, venerdì 13 febbraio, Manuel Locatelli parla in conferenza stampa alle 15:00 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24  ha seguito le sue parole.


SETTIMANA PIENA DI LAVORO – «È stata una settimana in cui abbiamo recuperato energie fisiche e mentali, ci sono tante partite ravvicinate. Ci siamo preparati al meglio, siamo pronti e carichi e non vediamo l’ora di giocare».

ARRIVA UNA JUVE CONSAPEVOLE CONTRO L’INTER – «Sappiamo tutti l’importanza della partita di domani, a livello mondiale e sportivo. Sappiamo la loro forza, sono giocatori che giocano da tempo insieme, sono maturi. A noi è mancata questa maturità in alcune partite ed è la differenza in quei 12 punti lì. Siamo molto più consapevoli, abbiamo fiducia in noi, dobbiamo essere sicuri di noi stessi e fare una grande prestazione».

DIVENTARE LA SQUADRA CHE VOGLIONO ESSERE – «Anche il mister ci dice che abbiamo ampi margini di miglioramento. Si parte dall’allenamento, siamo giovani e questo fa mancare maturità ma siamo consapevoli delle nostre qualità. Bisogna essere fiduciosi e in queste partite bisogna avere personalità».

PIU’ FIDUCIA CON SPALLETTI – «Ringrazio Marchisio per quello che ha detto. Sulle critiche ho sempre cercato di essere equilibrato, si aspettano sempre tanto da me ma le critiche dipende sempre chi le fa. Sto bene, mi sento in forma, il mister mi ha dato tanta fiducia. Sono contento di quello che stiamo facendo e siamo sulla strada giusta».

LA SUA MIGLIOR STAGIONE ALLA JUVE – «Ho sempre cercato di dare il meglio di me in ogni allenamento e in ogni partita. Non mi è mai mancato il cuore. Non faccio calcoli ma sono contento di quello che sto facendo, quello che non cambierà è il cuore che metterò per questa maglia».

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Conferenza stampa Chivu: «Sarà una partita importante, riconosciuta a livello mondiale. Juve migliorata con Spalletti, ha dato identità»

Conferenza stampa Chivu pre Inter Juve: «Sarà una partita importante, riconosciuta a livello mondiale. Juve migliorata con Spalletti»

Alla vigilia di Inter–Juve, valida per la 25ª giornata della Serie A 2025/26, Cristian Chivu presenta il big match in conferenza stampa. L’appuntamento è fissato per le 14:00 e noi di InterNews24 ha seguito in diretta, riportando tutte le dichiarazioni del tecnico nerazzurro. Ecco un estratto:

OCCASIONE PER MISURARE IL LIVELLO DELLA SQUADRA – «E’ una squadra migliorata quella della Juve con l’arrivo di Luciano, gli ha dato identità in poco tempo. Individualmente vedo anche giocatori migliorati, una squadra che mette in difficoltà chiunque e che ha avuto sempre una crescita importante. Noi continuiamo a sperare che le prestazioni saranno di buon livello, con lo stesso spirito e determinazione degli ultimi due mesi».

PARTITA CHE VALE PIU’ DEI 3 PUNTI? – «L’unica differenza con altre partite è che questo tipo di partite, dal punto di vista della motivazione, trovi sempre qualche stimolo in più. La sfida è trovare le stesse motivazioni anche quando affronti una squadra che sulla carta è inferiore. E’ una partita importante, riconosciuta a livello mondiale. Per quello che rappresentano due società che nella storia hanno sempre fatto vedere belle cose».

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SE MI PREOCCUPA L’AGGRESSIVITA’ DELLA JUVE? – «L’approccio è sempre importante, soprattutto contro una squadra che vuole essere dominante, che ha molti modi per attaccarti, è ibrida, ha verticalità. Noi dobbiamo esser pronti ad accettare il fatto che a volte il dominio del gioco passi da una parte all’altra. E’ una squadra forte, allenata bene e con giocatori che a livello individuale sono di alto livello».

SUL TEMA ARBITRI, GIUSTO CHE DIVENTINO PROFESSIONISTI? – «E’ una storia di tanti anni, si parla sempre delle stesse cose, con o senza Var. Inizierò a parlare di questo aspetto quando un allenatore ne parlerà in conferenza dopo aver avuto un episodio a favore. Ci si lamenta sempre quando si sbaglia. E’ umano ed è normale. Capita anche oggi col Var. Il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Se l’Italia non va da 11 anni al mondiale la colpa non è degli arbitri, bisogna accettare il fatto che si può migliorare in tante cose, ma non negli arbitri. Anche loro possono migliorare, ma come tutti noi».

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Tudor torna subito in panchina? Dopo la separazione con la Juve, è vicinissimo a quella big di Premier! Le ultime

Tudor verso il ritorno in panchina: dopo l’addio alla Juventus è a un passo da una big di Premier. Gli aggiornamenti

La Juventus osserva con attenzione il futuro di uno dei suoi ex guerrieri più riconoscibili. Secondo un’esclusiva di Matteo Moretto su X, Igor Tudor sarebbe infatti entrato nel radar del Tottenham, deciso a dare una svolta tecnica dopo l’esonero di Frank. Il club londinese avrebbe individuato proprio nell’ex difensore e allenatore bianconero il profilo ideale per rilanciare la squadra.

Moretto riferisce che Tudor è considerato un candidato di primissimo piano e che i primi contatti sono già avvenuti per valutare la fattibilità dell’operazione. Il tecnico croato, apprezzato per personalità, intensità e un calcio aggressivo, potrebbe così approdare in Premier League, un palcoscenico di assoluto prestigio.

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Dopo le esperienze in Serie A e in Ligue 1, per l’ex allenatore della Juventus si tratterebbe di una nuova sfida nel campionato più competitivo al mondo, portando in Inghilterra quella grinta che i tifosi bianconeri conoscono bene. E secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, il passo decisivo sarebbe già stato compiuto.

Dopo i colloqui di questa mattina, Tudor sarebbe infatti sempre più vicino alla panchina degli Spurs: tra le parti è stato raggiunto un accordo verbale. Il croato avrebbe accettato l’offerta del Tottenham, che gli propone un contratto fino a giugno 2026. Ora manca soltanto la firma per rendere ufficiale il suo nuovo inizio in Premier League.

Mercato Inter, nerazzurri pronti a blindare Dimarco: nonostante le sirene estere, il rinnovo si avvicina

Mercato Inter, accelerata per blindare Dimarco: nonostante le forti tentazioni dall’estero, il rinnovo è sempre più vicino

L’Inter vuole blindare uno dei simboli della sua stagione: Federico Dimarco. Nonostante le sirene provenienti dalla Premier League — con un vecchio interesse dell’Arsenal e l’attuale attenzione del Manchester United — la dirigenza nerazzurra non ha alcuna intenzione di privarsi del suo esterno sinistro.

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Secondo Tuttosport, diversi top club inglesi stanno monitorando il giocatore, e gli osservatori dello United saranno presenti domani a San Siro per la sfida di Champions League contro il Bayer Leverkusen, occasione utile per valutarlo da vicino. Nel mirino anche Pierre Kalulu della Juventus. L’Inter, però, ha già tracciato la strada: trattenere Dimarco e rinnovargli il contratto fino al 2030.

Rinnovo vicino e futuro da leader

La durata dell’accordo è stata definita, mentre restano da limare gli aspetti economici. L’ingaggio potrebbe salire fino a 5,5 milioni di euro annui, cifra che riflette la crescita del giocatore e il suo peso all’interno del progetto tecnico. Dimarco, cresciuto nel vivaio nerazzurro, ha più volte ribadito la volontà di restare a lungo e sogna un giorno di indossare la fascia da capitano, oggi saldamente al braccio di Lautaro Martínez.

Un elemento chiave per Chivu

Il rinnovo non è solo una questione contrattuale: Cristian Chivu considera Dimarco un punto fermo della squadra. La sua capacità di incidere in entrambe le fasi, gli assist, la pericolosità offensiva e la leadership lo hanno reso un titolare inamovibile. La stagione in corso ne è la conferma.

Inter decisa a blindarlo

La società vuole muoversi in anticipo per evitare che eventuali offerte milionarie dall’estero possano complicare il futuro del giocatore. L’obiettivo è chiaro: trattenere uno dei talenti più rappresentativi e assicurarsi che il suo percorso resti legato ai colori nerazzurri.

Il futuro di Dimarco, salvo sorprese, sembra sempre più scritto: ancora a lungo all’Inter.

Torino, e se il tifoso dello United tifasse Toro? Ecco da quanto non si taglierebbe i capelli

Frank Ilett, tifoso del Manchester United, non si taglierà i capelli finché i Red Devils non vinceranno 5 partite consecutive. Se tifasse Torino… 

Ancora una volta è andata male per Frank Ilett. Sono passati quasi 500 giorni da quando il tifoso del Manchester United, diventato una vera e propria celebrità sui social, ha promesso che non si sarebbe tagliato i capelli finché la sua squadra non avesse centrato cinque vittorie consecutive. Il traguardo sembrava vicino dopo quattro successi di fila, ma il pareggio di martedì per 1-1 contro il West Ham ha fatto saltare tutto. Conosciuto online come “The United Strand”, Ilett aveva lanciato la sfida nell’ottobre 2024. Una prova che se per i Red Devils sembra già decisamente difficile, sarebbe (quasi) impossibile qualora il ragazzo fosse un sostenitore del Torino

Se la “scommessa” che da mesi tiene col fiato sospeso gli appassionati calcistici di mezzo mondo (già, perché Illett vanta oltre 1 milione e mezzo di seguaci sul solo Instagram) venisse applicata alla formazione granata il risultato sarebbe a dir poco sorprendente. Il Torino non vince 5 partite consecutive in campionato dal lontano 15 ottobre 2011. All’epoca, pensare, i piemontesi militavano nel campionato di Serie B. Il filotto di vittorie arrivò contro: Nocerina, Sampdoria, Grosseto, Verona e Juve Stabia. Era il Torino allenato da Gian Piero Ventura, che tra le proprie fila vantava Rolando Bianchi come bomber d’attacco e Angelo Ogbonna come perno difensivo. 

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Ora, assumendo che i capelli maschili crescono con una media di 12-15 centimetri l’anno e che da quel lontano 15 ottobre del 2011 sono passati 5235 giorni… beh, vien da sé che il povero Ilett avrebbe una chioma lunga quasi 2 metri. Numeri, naturalmente, pressoché irrealistici per qualsiasi essere umano. Insomma, se oggi il fan dello United si sente sfortunato per aver visto sfumare ancora una volta la sua sfida, può consolarsi pensando che, se avesse tifato Toro, più che un taglio di capelli gli sarebbe probabilmente servito un parrucchiere armato di decespugliatore.

Barcellona, De Jong attacca gli arbitri: «Se quella immagine non è frutto dell’AI è uno scandalo»

Barcellona, De Jong non ci sta e attacca gli arbitri: «Se quella immagine non è frutto dell’AI è uno scandalo». Le sue parole

Se il clamoroso 4-0 inflitto dall’Atletico Madrid al Barcellona aveva già consegnato la partita alla storia, le polemiche esplose nel post gara hanno amplificato ulteriormente l’eco della semifinale di andata di Coppa del Re.

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L’episodio più discusso arriva al 52′: con i Colchoneros avanti di quattro reti, Pau Cubarsí trova il gol della bandiera su assist di Lewandowski, battendo Musso. La rete, però, non resiste al controllo VAR.

Dopo una revisione interminabile, durata oltre sette minuti, la sala VAR decide di annullare il gol per fuorigioco. Una decisione arrivata in modo lento e confuso, come spiegato dal Comité Técnico de Árbitros, a causa di un malfunzionamento del sistema di fuorigioco semiautomatico. La tecnologia, infatti, avrebbe faticato a tracciare correttamente le linee per l’elevata concentrazione di giocatori coinvolti nell’azione.

PAROLE “In televisione ho visto un’immagine che mostrava chiaramente come non fosse fuorigioco. Quella trasmessa non indicava il momento esatto in cui Fermin Lopez ha calciato il pallone. Se non è frutto dell’intelligenza artificiale si tratta allora di uno scandalo“.

Nuovo stadio Cagliari, attesa per la decisione finale: ecco quando ci sarà il vertice decisivo con FIGC e UEFA

Nuovo stadio Cagliari, cresce l’attesa per la decisione definitiva: mercoledì il confronto decisivo con FIGC e UEFA

La corsa per ospitare gli Europei di calcio del 2032 entra in un momento decisivo. Come riportato da L’Unione Sarda, mercoledì a Roma, nella sede della FIGC, è previsto un vertice tecnico che potrebbe segnare il futuro del nuovo stadio di Cagliari. Attorno al tavolo siederanno il sindaco Massimo Zedda, il presidente del Cagliari Tommaso Giulini, l’assessore Giuseppe Macciotta e il delegato UEFA Michele Uva.

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Il nodo burocratico verso Euro 2032

L’incontro punta a sciogliere l’impasse amministrativa che rischia di estromettere Cagliari dalle cinque città italiane che la FIGC dovrà indicare entro ottobre. Il punto più delicato riguarda il Piano economico-finanziario: la giunta Zedda contesta la formula del “diritto di superficie” richiesta dal club, preferendo una “concessione d’uso” che mantenga la piena proprietà pubblica dell’area.

Stadio, canone e scadenze

Oltre alla natura del contratto, resta aperta la questione del canone: i 50 mila euro annui proposti da Giulini sono considerati insufficienti dal Comune. Intanto il tempo corre: i lavori dovranno necessariamente partire entro marzo 2027 per rispettare le tempistiche UEFA. La società rossoblù, assistita dallo studio Chiomenti, ha chiesto all’amministrazione comunale di formalizzare per iscritto le proprie posizioni prima del summit romano.

Il ruolo di Cagliari negli Europei

Per il Comune, ospitare Euro 2032 rappresenta un’occasione internazionale di enorme valore. Il rischio, però, è che il continuo rimpallo tra istituzioni e club faccia naufragare il progetto, lasciando la Sardegna fuori da un evento che potrebbe rilanciarne immagine e infrastrutture.

Edera si racconta: «Il Toro è sempre stato casa per me. Ricordi in Serie A? Stupendi! Il gol all’Olimpico di Roma un’emozione indescrivibile»

Edera: «Il Toro è sempre stato casa per me. Ricordi in Serie A? Stupendi! Il gol all’Olimpico di Roma un’emozione indescrivibile»

Simone Edera, 29 anni, ha trascorso 19 stagioni al Torino, dalle giovanili fino all’esordio in prima squadra, collezionando 40 presenze e 4 gol tra Serie A e Coppa Italia. Oggi l’attaccante è protagonista in Serie D con la maglia della Reggina e si è raccontato a Tuttosport.

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L’AMORE PER IL TORO
«Il Toro è sempre stato casa per me: fu un motivo di orgoglio crescere ed esordire nella città dove si è nati. Quella granata è la mia seconda maglia, dopo quella amaranto della Reggina: colori, simili, della mia vita. Sono stati anni magnifici quelli passati a Torino, anche se poi è finita in un modo che non avrei voluto, però sono sempre tifoso del Toro e continuiamo a lottare».
IL CROLLO DI COMO «Se penso al 6-0 di Como significa che c’è un problema di fondo. Ogni anno i tifosi si aspettano tanto, però sei sempre lì, vuoi fare qualcosa in più, ma non ci riesci mai. Dispiace perché Torino è una piazza incredibile: il tifo potrebbe veramente dare tanto, soprattutto alla squadra, però i risultati non arrivano e giustamente i tifosi si arrabbiano, ogni anno è una delusione».
LA GESTIONE CAIRO
«Ormai è diventato un calcio in cui devi spendere parecchio per raggiungere certi livelli, ed è ciò che si imputa al presidente Cairo. Bisogna capire che i calciatori forti costano di più. Lo dimostra proprio il Como, che ha speso oltre cento milioni. Ma ha pure idee e Fabregas sta facendo un capolavoro con ragazzi neanche famosi, ma di talento».
IL DS PETRACHI «Non posso che dirne bene. Petrachi l’ho avuto i primi anni al Toro, in particolare quando esordii in prima squadra. Con me fu leale, uno dei migliori ds in circolazione. C’era pure Mihajlovic… Una persona unica e un allenatore fantastico, un secondo papà per me: mi è sempre stato vicino, dandomi consigli, mi manca tantissimo».
I RICORDI IN SERIE A «Stupendi! E il gol all’Olimpico di Roma un’emozione indescrivibile. Al Toro per me è stato importante Silvano Benedetti fin dai “Primi Calci”. E poi ho ammirato Cerci, con cui mi allenavo chiamato da Ventura in prima squadra. Ne ho passate tante, infortunio grave compreso. Ma ora voglio la C con la mia Reggina. Il segreto? Il lavoro, con il nostro tecnico Alfio Torrisi è cambiata la mentalità e ci crediamo».

Inter Juve, i numeri del Derby d’Italia e quell’eterna sfida tra due giganti del campionato italiano

Inter Juve, tutti i numeri del Derby d’Italia: una rivalità senza tempo tra due giganti assoluti del calcio italiano

Il Derby d’Italia non è mai solo una partita, è un crocevia di storie. La Gazzetta dello Sport dedica un focus alle principali.
A San Siro, per la quarta volta, andrà in scena la saga della famiglia Thuram. Marcus contro Khephren, l’attaccante capolista contro il centrocampista a caccia di punti Champions, il tutto sotto lo sguardo attento (e dichiaratamente neutrale) di papà Lilian.

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I numeri raccontano l’impatto dei due francesi: Marcus trascina l’Inter con 12 gol e 5 assist stagionali, Khephren guida la mediana bianconera (2 reti e 3 assist). Nell’ultimo incrocio, un pirotecnico 4-3 , segnarono entrambi. Nonostante lo strapotere di Marcus in campionato, il fratello minore vanta un piccolo record personale: in Serie A non ha mai perso contro di lui (due vittorie e un pareggio). La rivalità è così accesa che a gennaio si era persino vociferato di un tentativo interista di riunire i fratelli, voce seccamente smentita dal mondo Juve: “Io mai all’Inter”, ha ribadito Khephren.


Ma la sfida sull’asse Milano-Torino vive anche di intrecci dirigenziali e rancori mai sopiti. È il caso di Beppe Marotta e Luciano Spalletti. Il loro rapporto, nato ai tempi di Venezia (con due esoneri stagionali del tecnico toscano da parte di Zamparini), ha vissuto il suo capitolo più teso all’Inter. Fu proprio Marotta, nel 2019, a sancire l’addio di Spalletti – nonostante la qualificazione in Champions conquistata – per fare spazio ad Antonio Conte . Una separazione dolorosa, con Luciano fermo ai box per due anni con il contratto in tasca. Oggi, Spalletti cerca la rivincita sulla panchina della Juve, provando a fermare la corsa dell’Inter guidata proprio dal presidente Marotta.


La posta in palio è altissima. I 12 punti di distacco raccontano due mondi: l’Inter di Chivu, perfetta contro le piccole ma balbettante nei big match, cerca l’allungo decisivo per lo Scudetto. La Juve di Spalletti ha bisogno vitale di punti per blindare il quarto posto e tenere a bada la Roma. Alla finestra, spettatore interessatissimo, c’è il Milan di Allegri, pronto ad approfittare di ogni passo falso. A San Siro si sfidano i due migliori attacchi del campionato (57 reti l’Inter, 41 la Juve): Lautaro (14 gol) e Yildiz (8 gol) sono pronti a infiammare la notte in cui i destini del calcio italiano si incrociano ancora una volta.

L’Inter ha già dimenticato Dumfries, l’esterno arriva dalla Bundesliga

Inter padrona del proprio destino in campionato, ma mentre lo scudetto prende forma Marotta e Ausilio preparano già il colpo dalla Bundesliga per il dopo Dumfries.

L’Inter guarda tutti dall’alto e, senza ombra di dubbio, ha il campionato nelle proprie mani. I nerazzurri sono gli unici artefici del loro destino, una condizione che in questa fase della stagione vale tantissimo sia dal punto di vista tecnico sia mentale.

La squadra di Chivu ha trovato equilibrio, identità e continuità, tre ingredienti che spesso fanno la differenza quando si entra nel rettilineo finale. Però, come accade nei club strutturati e ambiziosi, mentre il campo emette i suoi verdetti la dirigenza lavora già in prospettiva.

L’Inter saluta Dumfries, l’esterno arriva dalla Germania

Beppe Marotta e Piero Ausilio, infatti, non si limitano a gestire l’oggi. Lo sguardo è proiettato alla prossima stagione, con l’obiettivo di mantenere l’Inter competitiva in Italia e in Europa. E in questo scenario si inserisce un cambiamento che appare ormai inevitabile. Denzel Dumfries, protagonista di tante battaglie sulla fascia destra, sembra destinato a salutare. Le sirene di mercato sono insistenti e l’Inter, fedele alla propria filosofia, non si farà trovare impreparata.

Non è un mistero che la società stia valutando con attenzione un profilo giovane, dinamico e sostenibile dal punto di vista economico. Un esterno capace di garantire corsa, qualità e duttilità tattica, elementi fondamentali nel sistema di gioco nerazzurro. Perché, infatti, nel calcio moderno non basta più coprire la fascia: serve saper interpretare più ruoli, adattarsi alle diverse fasi e contribuire sia in fase difensiva sia offensiva.

Daniel Svensson colpo Inter
Daniel Svensson al posto di Dumfries l’Inter si muove (Foto IG @danne.svensson02 – calcionews24.com)

Il primo nome sulla lista di Marotta e Ausilio sarebbe quello di Daniel Svensson, ventitré anni, mancino svedese attualmente sotto contratto con il Borussia Dortmund fino al 2029. Un dettaglio che rende l’operazione tutt’altro che semplice, però l’Inter avrebbe già avviato i primi sondaggi esplorativi. Il cartellino del giocatore viene valutato attorno ai 30 milioni di euro, cifra importante ma in linea con il mercato internazionale per un profilo giovane e con ampi margini di crescita.

Svensson è un esterno moderno, capace di giocare sia a sinistra sia a destra, dettaglio che intriga e non poco lo staff tecnico. La sua duttilità rappresenterebbe un valore aggiunto nello scacchiere di Chivu, che ama avere soluzioni intercambiabili sulle corsie. Senza ombra di dubbio, inoltre, il suo ingaggio contenuto rappresenta un ulteriore punto a favore. L’Inter potrebbe così abbassare il monte stipendi e, allo stesso tempo, ringiovanire la rosa, due obiettivi che la dirigenza si è posta in modo chiaro.

Certo, sostituire un giocatore come Dumfries non è mai semplice. L’olandese ha garantito fisicità, inserimenti e un contributo costante anche in zona gol. Però il ciclo naturale delle squadre impone scelte coraggiose. E l’Inter, oggi, sembra avere la forza e la stabilità per pianificare senza farsi travolgere dagli eventi.

Mentre i tifosi sognano uno scudetto che appare sempre più vicino, nei corridoi di Viale della Liberazione si disegna già il futuro. Perché vincere è importante, ma restare competitivi lo è ancora di più. E l’Inter, ancora una volta, vuole dimostrare di saper guardare oltre l’orizzonte.

Kutuzov in esclusiva a Sampnews24: «Bello portare le coppe europee a Genova, con la Sampdoria, una cosa meravigliosa»

Kutuzov, ex attaccante della Sampdoria, ha raccontato in esclusiva Sampnews24 i suoi anni a Genova. Le sue parole

Vitalij Kutuzov conserva ricordi speciali degli anni trascorsi a Genova tra il 2004 e il 2006. L’ex attaccante della Sampdoria ha concesso un’intervista esclusiva a Sampnews24, durante la quale ha affrontato diversi temi: dall’esperienza in maglia blucerchiata al momento attuale della squadra guidata da Angelo Gregucci, fino a uno sguardo sul campionato di Serie A. Ecco le sue parole:

Quali sono i ricordi più belli dei suoi anni alla Sampdoria?

COPPA UEFA – «Diciamo che non ho avuto proprio una flash in quelle stagioni, questo anche se abbiamo fatto anche delle cose buone. Poi ad un certo punto la squadra ha avuto delle difficoltà la squadra, abbiamo cominciato a perdere diverse partita. Ricordo la Coppa UEFA che all’epoca aveva un nuovo formato con i gironi. Abbiamo giocato a Goteborg e con l’Hertha Berlino, partite belle per qualsiasi giocatore. E’ stato bello portare le coppe europee a Genova, con la Sampdoria, una cosa meravigliosa».

Com’è stato ricevedere l’amore di una tifoseria calorosa ed esigente come quella della Sampdoria?

«Parlando dell’amore della piazza quella della Samp è tra le migliori in Italia, e lo dico io che giocato in tante squadre in Italia. Da voi il calcio è una cosa più grande di un semplice sport, questo soprattutto a Genova. Quello di Marassi è uno stadio particolare e diverso dagli altri, uno stadio che ha il suo fascino. Ha una curva che anche quando esci sul riscaldamento ti fa sentire il brividi giusti e ti fa entrare subito in partita. La tifoseria è stata molto attaccata e presente anche, ci ha fatto sentire la sua importanza».

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Pensa che l’Inter sia già troppo lontano o che le inseguitrici, come il Napoli del suo ex alleatore Conte, possa ancora puntare allo scudetto?

«Vedo che Conte sta facendo esprimere bene il Napoli, però gli stanno mancando i giocatori. L’anno scorso ha fatto un miracolo, gli hanno venduto i giocatori migliori, ma è riescito a vincere lo scudetto, è statp un miracolo. Questo’anno ha affrontato delle difficoltà, ha avuto diversi infortuni, poi è stato fatto qualche errore anche nel mercato. Parlo magari De Bruyne, se ha avuto questo infortunio può darsi che abbia avuto prima qualcosa di arrivare. Nonostante le difficoltà cerca di combattere. Credo che quest’anno possa non vincere lo scudeto e puntare a qualificarsi in Champions».

Come vede la lotta per un posto in Champions League? «L’Atalanta sta cercando di risalire in qualche maniera, ma non so se ce la farà perché quelle sopra sono favotite, penso a Juventus e Roma. La Juve vedo che con Spalletti è un po’ più stabile,ha ritrovato stabilità, era tutto ciò che le serviva. Sono stati troppo discontinui a livello di risultat. Vedo una Juventus diversa, una squadra più pragmatica che si prende i punti che deve. Quindi al momento per la qualificazione in Champions League, sotto l’Inter, vedo favorite Juventus, Napoli e Roma».

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Infortunio Pedro, la Lazio tira un sospiro di sollievo: escluse fratture! Ecco è previsto il suo rientro

Infortunio Pedro, ko ma niente drammi per la Lazio: scongiurate lesioni, l’attaccante punta a tornare per la fase decisiva della stagione

Buone notizie in casa Lazio dopo il grande spavento dell’ultima trasferta di Coppa Italia. Pedro, costretto a lasciare il campo prima dell’intervallo contro il Bologna, si è sottoposto agli esami clinici per valutare l’entità del trauma alla caviglia destra.

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Esami rassicuranti: nessuna frattura per Pedro

Le immagini dell’attaccante dolorante avevano fatto temere il peggio, tanto che – come riportato da La Gazzetta dello Sport – lo staff medico aveva ipotizzato una possibile frattura del perone, scenario che avrebbe compromesso il resto della stagione. Gli accertamenti ospedalieri, però, hanno escluso lesioni ossee, trasformando l’ansia iniziale in un sospiro di sollievo.

Tempi di recupero

La diagnosi definitiva parla di una distorsione alla caviglia con possibile coinvolgimento della capsula articolare. Un infortunio fastidioso, certo, ma molto meno grave delle prime ipotesi. Lo stop previsto è di circa un mese, con l’obiettivo di rivedere Pedro in campo nella fase decisiva della stagione.

Le scelte della Lazio senza lo spagnolo

Il tecnico biancoceleste dovrà fare a meno dell’esperienza e della personalità dell’ex Barcellona nelle prossime gare. La buona notizia, però, è che non saranno necessari interventi o lunghi percorsi riabilitativi. Il programma di recupero inizierà già nei prossimi giorni al centro sportivo di Formello.

Ancelotti Brasile: deciso il futuro del ct. La Federazione prende questa posizione sul tecnico italiano, cosa succederà

Ancelotti Brasile: quale sarà il futuro del ct italiano. La Federazione verdeoro ha preso questa decisione, ultimissime

Il matrimonio tra il calcio verdeoro e l’Italia è destinato a durare ancora a lungo. Secondo le indiscrezioni esclusive lanciate dalla testata sportiva The Athletic, Carlo Ancelotti è ormai a un passo dalla firma per un clamoroso rinnovo contrattuale con il Brasile.

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Un progetto a lungo termine, oltre il 2026

L’attuale accordo che lega Ancelotti alla CBF era stato siglato con scadenza al termine della prossima Coppa del Mondo, in programma tra pochissimi mesi in Nord America. Tuttavia, i vertici del calcio brasiliano hanno scelto la via della programmazione anticipata: non attenderanno l’esito della spedizione negli Stati Uniti, Messico e Canada per confermare la loro fiducia nell’allenatore.

La firma, attesa a stretto giro di posta, estenderà il mandato dell’italiano fino al 2030. L’obiettivo della Federazione è garantire stabilità assoluta alla squadra, proiettando il lavoro tecnico verso la successiva edizione della Coppa del Mondo, che si disputerà tra Spagna, Marocco e Portogallo (con le sfide inaugurali in Sudamerica).

Dalla qualificazione alla caccia all’Hexa

Da quando ha assunto la guida del Brasile nel 2025, raccogliendo la pesante eredità di Dorival Júnior, Ancelotti ha saputo ridare un’identità chiara a un gruppo ricco di talento. Centrata la qualificazione aritmetica al Mondiale 2026 senza patemi, “Carlinho” si è guadagnato il rispetto totale dello spogliatoio e dei tifosi.

Il prolungamento del contratto rappresenta un segnale inequivocabile: il Brasile non ha cercato in Ancelotti un semplice “traghettatore” per un singolo torneo, ma l’architetto ideale per fondare un ciclo duraturo. La Seleção cerca disperatamente il suo sesto titolo mondiale (l’Hexa), che manca ormai dal 2002. Con il futuro blindato, Ancelotti e i suoi giocatori potranno ora concentrarsi esclusivamente sul campo, liberi dalle pressioni e dalle voci di mercato che da mesi circondavano il destino della panchina.

Juventus, Ottolini a DAZN: «Essere tornato è un’emozione forte. Ecco cos’è successo con Kolo Muani a gennaio, sui rinnovi di Spalletti e McKennie dico questo»

Juventus, Ottolini a DAZN: ecco le parole del direttore sportivo bianconero su diversi temi. Cosa ha detto

Il direttore sportivo della Juve Marco Ottolini ha rilasciato una lunga intervista a DAZN. Di seguito le sue dichiarazioni.

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SUL RITORNO ALLA JUVE – «Sono emozioni forti, avevo già passato 4 anni qui molto belli, poi ho avuto la fortuna di crescere come dirigente, di avere esempi di livello ed è un club che solo a viverci quotidianamente ti fa proprio crescere. Ho avuto l’opportunità di tornare e per me è stato un grande orgoglio e una grande felicità, sono molto contento di poter ricominciare a lavorare qui» 

RINNOVO YILDIZ – «Siamo stati molto felici. Io ho vissuto anche il suo arrivo, l’ho visto crescere. Arrivare a un rinnovo del genere è un grande merito del ragazzo e di quello che ha fatto. Come club siamo assolutamente contenti di continuare con lui, ciò dimostra anche la volontà della proprietà e quello che vogliamo ottenere come club. Vogliamo tenerci i più bravi, Yildiz è un talento mondiale, il fatto che continui con la Juventus ci da grande soddisfazione» 

HOLM E BOGA – «C’era la volontà di inserire delle caratteristiche diverse e ci siamo riusciti. Holm ci dà più fisicità, che era anche una richiesta del mister, Boga è un giocatore di esperienza, conosce la Serie A, ha la capacità di cambiare le partite. Ci possono dare qualche soluzione in più, sono funzionali» 

KOLO MUANI – «Il mercato di gennaio è molto particolare, è una regola che vale un po’ per tutti. Non c’è stata l’occasione di far combaciare le varie cose. C’è stato interesse per Kolo Muani, c’è stato qualche colloquio, ma non si è potuta concretizzare per vari motivi» 

SUL MERCATO ESTIVO – «Il mercato estivo sarà completamente diverso, si farà un programma generale, non solamente incentrato sull’attaccante. Siamo molto contenti di quelli che abbiamo, mancano ancora diversi mesi, abbiamo partite importantissime davanti, poi faremo le considerazioni del caso» 

RINNOVO MCKENNIE – «Ne stiamo parlando» 

SU SPALLETTI – «Siamo estremamente contenti di lui, è sotto gli occhi di tutti il miglioramento che ha avuto la squadra. Siamo molto contenti del lavoro del mister e del suo staff, siamo assolutamente tranquilli. Abbiamo gare importanti, poi ci sentiremo con lui e andremo avanti» 

L’INTERVISTA COMPLETA AD OTTOLINI

Nuovo allenatore Tottenham: chi subentra dopo l’esonero di Frank? In lizza anche un italiano, ma c’è un grande sogno per l’estate

Nuovo allenatore Tottenham: ecco qual è il grande sogno degli Spurs per l’estate dopo l’esonero di Thomas Frank. Tutti i nomi in lista

Il terremoto in panchina agita le acque in casa Tottenham. Dopo il recente esonero di Frank, la dirigenza degli Spurs è al lavoro per programmare il futuro e ridare stabilità a un ambiente scosso. Le riflessioni nel quartier generale londinese sono frenetiche, e le opzioni sul tavolo tracciano scenari molto diversi tra loro.

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Il ritorno di fiamma: il piano Pochettino

Secondo quanto riportato dall’esperto di calciomercato Nicolò Schira, il grande sogno della dirigenza inglese per il prossimo luglio porta a un clamoroso ritorno: Mauricio Pochettino. L’allenatore argentino è considerato l’uomo ideale per avviare una vera rifondazione.

Se il Tottenham decidesse di puntare tutto su di lui bloccandolo per l’estate, la società sarebbe costretta a nominare un allenatore ad interim per gestire gli ultimi mesi dell’attuale stagione agonistica, traghettando la squadra fino al termine del campionato.

Le alternative: da De Zerbi alla bandiera Keane

Tuttavia, il club valuta anche la possibilità di affidare subito la panchina a una nuova guida tecnica per far partire immediatamente un progetto a lungo termine. Nella prestigiosa shortlist del Tottenham figurano tre nomi di grande spessore:

  • Roberto De Zerbi: L’allenatore bresciano – fresco di separazione dal Marsiglia – conosce già benissimo la Premier League e rappresenta un profilo di altissimo livello per il gioco offensivo.
  • Edin Terzic: Il tecnico tedesco è una pista seguita con estrema attenzione.
  • Robbie Keane: L’ex attaccante irlandese — vera e propria leggenda del Tottenham con oltre 120 gol segnati in maglia Spurs e oggi intraprendente allenatore — rappresenta la suggestione romantica e identitaria per riaccendere immediatamente l’entusiasmo dei tifosi.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire se il Tottenham sceglierà la via dell’attesa per Pochettino o se virerà subito su un nuovo leader.

Calendario Italia Nations League 2026/27: date e orari ufficiali del cammino degli azzurri nella competizione. Il programma completo

Calendario Italia Nations League 2026/27: il programma completo con le date e gli orari ufficiali del percorso degli azzurri nella competizione

L’Italia è stata inserita nel gruppo A della Lega A nella Nations League 2026/27 con Francia, Belgio e Turchia. Gli altri gironi sono composti così: GermaniaOlandaSerbia Grecia (Gruppo B); SpagnaCroaziaInghilterra e Repubblica Ceca (Gruppo C), PortogalloDanimarcaNorvegia e Galles (Gruppo D).

Ecco il calendario completo con date e orari della fase a gironi.

Calendario Italia Nations League 2026/27, date e orari

PRIMA GIORNATA

  • Olanda-Germania 24 settembre 2026, 20:45
  • Serbia-Grecia 24 settembre 2026, 20:45
  • Norvegia-Danimarca 24 settembre 2026, 20:45
  • Portogallo-Galles 24 settembre 2026, 20:45
  • ITALIA-BELGIO 25 settembre 2026, 20:45
  • Turchia-Francia 25 settembre 2026, 20:45
  • Repubblica Ceca-Croazia 25 settembre 2026, 20:45
  • Inghilterra-Spagna 25 settembre 2026, 20:45

SECONDA GIORNATA

  • Serbia-Olanda 27 settembre 2026, 18:00
  • Danimarca-Galles 27 settembre 2026, 18:00
  • Germania-Grecia 27 settembre 2026, 20:45
  • Norvegia-Portogallo 27 settembre 2026, 20:45
  • Belgio-Francia 28 settembre 2026, 20:45
  • TURCHIA-ITALIA 28 settembre 2026, 20:45
  • Repubblica Ceca-Inghilterra 29 settembre 2026, 20:45
  • Spagna-Croazia 29 settembre 2026, 20:45

TERZA GIORNATA

  • Germania-Serbia 1 ottobre 2026, 20:45
  • Grecia-Olanda 1 ottobre 2026, 20:45
  • Danimarca-Portogallo 1 ottobre 2026, 20:45
  • Galles-Norvegia 1 ottobre 2026, 20:45
  • Belgio-Turchia 2 ottobre 2026, 20:45
  • FRANCIA-ITALIA 2 ottobre 2026, 20.45
  • Croazia-Inghilterra 3 ottobre 2026, 18:00
  • Spagna-Repubblica Ceca 3 ottobre 2026, 20:45

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QUARTA GIORNATA

  • Grecia-Germania 4 ottobre 2026, 20:45
  • Olanda-Serbia 4 ottobre 2026, 20:45
  • Portogallo-Norvegia 4 ottobre 2026, 20.45
  • Galles-Danimarca 4 ottobre 2026, 20:45
  • Francia-Belgio 5 ottobre 2026, 20:45
  • ITALIA-TURCHIA 5 ottobre 2026, 20:45
  • Croazia-Spagna 6 ottobre 2026, 20:45
  • Inghilterra-Repubblica Ceca 6 ottobre 2026, 20:45

QUINTA GIORNATA

  • Turchia-Belgio 12 novembre 2026, 18:00
  • ITALIA-FRANCIA 12 novembre 2026, 20:45
  • Repubblica Ceca-Spagna 12 novembre 2026, 20:45
  • Inghilterra Croazia 12 novembre 2026, 20:45
  • Olanda-Grecia 13 novembre 2026, 20.45
  • Serbia-Germania 13 novembre 2026, 20:45
  • Norvegia-Galles 14 novembre 2026, 18:00
  • Portogallo-Danimarca 14 novembre 2026, 20:45

SESTA GIORNATA

  • BELGIO-ITALIA 15 novembre 2026, 20.45
  • Francia-Turchia 15 novembre 2026, 20:45
  • Croazia-Repubblica Ceca 15 novembre 2026, 20:45
  • Spagna-Inghilterra 15 novembre 2026, 20:45
  • Germania-Olanda 16 novembre 2026, 20.45
  • Grecia-Serbia 16 novembre 2026, 20.45
  • Danimarca-Norvegia 17 novembre 2026, 20:45
  • Galles-Portogallo 17 novembre 2026, 20:45

Lazio, Lotito prende posizione: «Il dissenso esiste e va rispettato, fa parte della passione! Sullo Stadio Flaminio e Lazio 2032 vi dico questo»

Lazio, Claudio Lotito ha inquadrato così la situazione di dissenso in casa biancoceleste. Ecco cosa ha detto il presidente

Il clima in casa Lazio continua a essere attraversato da correnti di tensione, ma la dirigenza prova a gettare acqua sul fuoco per ricompattare l’ambiente. Non accenna infatti a placarsi del tutto il botta e risposta a distanza tra una parte della tifoseria biancoceleste e Claudio Lotito. Dopo settimane di contestazioni e malumori, il numero uno del club capitolino ha deciso di intervenire direttamente per chiarire la propria posizione e provare a ricucire uno strappo che rischia di rivelarsi controproducente per l’intera stagione.

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“La passione è l’anima della Lazio”

Affidando le sue riflessioni alle colonne dell’edizione romana de Il Corriere della Sera, Lotito ha scelto la via della diplomazia, riconoscendo apertamente il valore del tifo e la legittimità della critica: «Nella vita come nel calcio il dissenso esiste e va rispettato. Fa parte della passione e la passione è l’anima della Lazio».

Il presidente ha voluto anche smorzare le polemiche nate da alcune sue recenti uscite pubbliche: «Può accadere a volte che alcune mie dichiarazioni vengano interpretate in modo diverso da ciò che intendo». Una precisazione che punta a restituire serenità non solo agli spalti, ma anche al gruppo squadra guidato da Maurizio Sarri che necessita della massima tranquillità per centrare gli obiettivi sportivi in campionato e in coppa.

Stadio Flaminio e il rilancio: le date

Alle parole, però, il patron promette di far seguire azioni tangibili. «È legittimo, quindi, che i tifosi si interroghino, ma io rispondo coi fatti», ha incalzato Lotito, annunciando due snodi fondamentali per il futuro della società.

Il primo, e forse il più atteso dai sostenitori romani, riguarda le infrastrutture: «La prossima settimana presenteremo in pubblico il progetto già consegnato al Comune per lo stadio Flaminio». Un passo cruciale verso il sogno di una casa biancoceleste moderna e di proprietà. Le novità, infine, riguarderanno anche l’assetto strategico e aziendale. Il presidente ha infatti fissato un appuntamento per il prossimo mese: «A marzo illustreremo “Lazio 2032”, il nostro piano quinquennale di rilancio». Un progetto che delineerà le ambizioni di crescita del club nei prossimi anni.

Calciomercato Juventus: tre colpi a parametro zero! Club al lavoro per l’estate, ecco i tre obiettivi pronti ad arrivare gratis

Calciomercato Juventus: il club bianconero è già al lavoro in vista dell’estate per piazzare tre colpi a parametro zero. Di chi si tratta

La Juventus programma il futuro e lo fa guardando al mercato dei parametri zero. Alla vigilia dell’attesissimo Derby d’Italia contro l’Inter, la dirigenza bianconera lavora a fari spenti per anticipare la concorrenza in vista della prossima sessione estiva di calciomercato. L’amministratore delegato Damien Comolli ha una strategia chiara: rinforzare la rosa a disposizione di Luciano Spalletti massimizzando le occasioni a costo zero.

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Il centrocampo: Kessié per il salto di qualità

Il primo nome sulla lista per innalzare il livello della mediana è quello di Franck Kessié. Divenuto un obiettivo concreto dopo i timidi sondaggi invernali, Kessié rappresenta il profilo ideale per Spalletti. La Juventus punta ad assicurarselo a zero a giugno, cercando di bruciare la concorrenza dell’Inter, che aveva effettuato sondaggi esplorativi.

La fascia destra: sorpasso per Celik

La sfida a distanza con i rivali nerazzurri si ripete anche per la corsia laterale. L’attenzione della Continassa si è spostata su Zeki Celik, in forza alla Roma. Il giocatore è in scadenza di contratto e la trattativa per il rinnovo con i capitolini si è arenata di fronte alla richiesta di 2,8 milioni di euro annui. La Juventus si è inserita con prepotenza, superando l’Inter e mostrando la volontà di accontentare le richieste del laterale pur di regalare a Spalletti un elemento di sicura affidabilità ed esperienza internazionale.

La difesa: duello con l’Atletico per Senesi

Per blindare il pacchetto arretrato, la priorità assoluta secondo Tuttosport risponde al nome di Marcos Senesi. Il difensore centrale argentino, attualmente in scadenza con gli inglesi del Bournemouth, ha stregato la dirigenza juventina. Se l’Inter sembra essersi defilata, l’ostacolo principale per arrivare alla firma è rappresentato dall’Atletico Madrid di Diego Simeone. Il carismatico allenatore argentino dei Colchoneros è un grande estimatore della “garra” e della leadership del suo connazionale e sta spingendo per portarlo in Spagna. Si preannuncia un duello di mercato infuocato.

Athletic Bilbao, allarme FIFA: scatta il blocco del mercato. Il club rassicura: «Caso Padilla in via di risoluzione». Cosa sta succedendo

Athletic Bilbao, allarme FIFA che ha fatto scattare il blocco del mercato per il club basco. Cosa sta succedendo, la ricostruzione

C’è un piccolo giallo internazionale che sta agitando le acque dei Paesi Baschi. L’Athletic Bilbao è stato ufficialmente inserito nella FIFA Registration Bans, la piattaforma digitale della federazione che elenca i club a cui è temporaneamente vietato tesserare nuovi giocatori.

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La sanzione: stop per tre finestre di mercato

Secondo quanto riportato dal portale dell’ente presieduto da Gianni Infantino, la sanzione imposta alla società iberica è pesante e coprirà le prossime tre finestre di contrattazione: estate 2026, inverno 2027 ed estate 2027. La FIFA sottolinea che il divieto scatta in caso di “controversie finanziarie o inadempienze regolamentari”, senza però aver ancora diffuso un comunicato ufficiale sulle motivazioni specifiche.

La difesa del club e le regole in vigore

Come evidenziato dal quotidiano spagnolo Marca, queste restrizioni hanno spesso carattere sospensivo: il blocco può essere revocato non appena il club interessato sana la propria posizione. È esattamente ciò in cui spera l’Athletic Bilbao. Dal quartier generale della società filtrano rassicurazioni: «Si tratta di una discrepanza legata ad alcuni diritti su un calciatore, che sarà risolta nelle prossime ore», ha minimizzato la dirigenza, parlando di un mero vizio di forma.

Il nodo legato al rientro di Álex Padilla

Al centro della bufera amministrativa ci sarebbe una specifica operazione di mercato. Il giocatore in questione è Álex Padilla, portiere classe 2003 di origini messicane, che nella passata stagione era stato ceduto in prestito ai Pumas UNAM. L’estremo difensore è stato richiamato a Bilbao in estate per coprire il vuoto lasciato da Julen Agirrezabala, trasferitosi in prestito al Valencia per trovare maggiore continuità.

Il rientro alla base di Padilla è costato alle casse dell’Athletic circa 300.000 euro, cifra pattuita nel contratto di prestito originario. Secondo le indiscrezioni, la segnalazione della FIFA nascerebbe proprio da una discrepanza finanziaria legata a questa specifica transazione.

Bologna, e ora cosa succede? Analisi del momento rossoblù, tre grandi problemi da risolvere per scacciare i fantasmi

Bologna, dentro al momento rossoblù: tre grandi problemi da risolvere per scacciare i fantasmi e la crisi. Tutti i dettagli

L’eliminazione dalla Coppa Italia ai calci di rigore contro la Lazio ha lasciato un segno profondo. Nello spogliatoio rossoblù, a fine gara, regnava un silenzio assordante: la delusione di chi sapeva di potersela giocare fino in fondo all’Olimpico, mista alla frustrazione per l’ennesima beffa.

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Come già accaduto contro il Parma, il Bologna ha offerto una buona prestazione, ma ha pagato a carissimo prezzo la minima sbavatura. È un momento calcistico in cui agli avversari gira tutto nel verso giusto, mentre i rossoblù sembrano attirare ogni avversità. Il Corriere dello Sport oggi riassume i punti principali della situazione attuale.

La missione di Italiano: scacciare i fantasmi

Vincenzo Italiano ha un compito chiaro in queste ore: impedire che la squadra si senta vittima di un sortilegio. Da questo tunnel si esce solo aggrappandosi alla forza di un gruppo che rimane estremamente compatto, a dispetto delle voci esterne. Il “giocattolo” tattico non si è rotto. In due mesi non si cancella il lavoro eccellente fatto in precedenza, ma il vero problema attuale è il crollo dell’autostima:

Mancanza di fluidità: Le giocate che prima riuscivano a memoria, regalando spensieratezza, ora si inceppano.
Paura di sbagliare: Le certezze incrollabili hanno lasciato il posto all’insicurezza. Senza fiducia, si finisce per avere paura della propria ombra, diventando vulnerabili.
Da famiglia felice a famiglia triste: Le recenti sconfitte hanno appesantito la mente dei giocatori, trasformando l’entusiasmo dei mesi scorsi in pensieri negativi.

La spinta dei tifosi e gli obiettivi futuri

La buona notizia è che l’ambiente non ha abbandonato la squadra. I tifosi hanno compreso il momento di flessione e continuano a garantire affetto e sostegno incondizionato, senza tirare nessuno per la giacca. Ora il lavoro principale di Italiano dovrà concentrarsi sull’aspetto psicologico. Ritrovare la fiducia nei propri mezzi e la serenità mentale è lo snodo cruciale per svoltare la stagione. Il tempo per piangersi addosso è finito: la risalita in classifica in Serie A e il percorso in Europa League rappresentano due grandi occasioni per trasformare questa delusione in energia positiva.

Napoli Roma vista dalla prospettiva di Vergara e Pisilli: così è cambiato il destino dei due giovani talenti. Retroscena

Napoli Roma analizzata secondo il momento di Vergara e Pisilli: come è cambiato il destino dei due talenti. Retroscena

La Gazzetta dello Sport presenta Napoli-Roma di domenica sera come la sfida tra due talenti che in questo momento della stagione sembrano inarrestabili. Antonio Vergara e Niccolò Pisilli rappresentano il nuovo che avanza, il volto fresco di una Serie A spesso accusata di essere un campionato per vecchi. I due talenti di Napoli e Roma, rigorosamente cresciuti nei vivai dei rispettivi club, stanno dimostrando che a 23 e 21 anni ci si può prendere la scena e diventare un fattore trainante persino in zona Champions, sventolando fieri la bandiera del “made in Italy”. Sarà il tempo a dire se abbiamo davanti i cloni di Lorenzo Insigne e Davide Frattesi, ma nel frattempo Antonio Conte e Gian Piero Gasperini li mandano in campo con continuità, incassando risposte eccellenti. La sfida del Maradona di domenica sarà una vetrina d’oro per entrambi, un trampolino verso la definitiva consacrazione sotto gli occhi interessatissimi del ct azzurro Rino Gattuso.

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E a proposito di Nazionale, Vergara si è seduto al tavolo dei grandi mescolando un’assoluta umiltà con la spudoratezza di chi sa il fatto suo. Proprio stasera, sulla terrazza stellata del Grand Hotel Parker’s, il “principino” di Frattaminore incontrerà Gattuso, in tour a Napoli per fare il punto con i senatori azzurri. Per lo scugnizzo cresciuto a pochi chilometri dalla casa di Insigne, la partita di domenica assumerà un peso specifico enorme. La sua vita calcistica è svoltata all’improvviso lo scorso 17 gennaio: dopo aver racimolato appena 17 minuti in sei mesi, l’emergenza infortuni lo ha lanciato titolare contro il Sassuolo. Da quel momento, il Napoli non ha più fatto a meno della sua esuberanza tecnica, premiata da tre gol in sei presenze, tra cui la memorabile ruleta in faccia ai difensori del Chelsea.

Dall’altra parte della barricata, Pisilli è pronto a sprintare a centrocampo con quegli inserimenti che fanno impazzire Gasperini. Il tecnico lo ha blindato a gennaio, disegnando per lui un futuro da erede di Koné o Cristante. L’azzurrino è la vera rivelazione del girone di ritorno romanista: tre reti nelle ultime cinque gare e una presenza costante in campo da fine dicembre. Ha scalato le gerarchie a suon di prestazioni propositive, dimostrando che l’unica ricetta valida per i giovani è farli giocare. Al Maradona, Pisilli vuole cucirsi i gradi sul petto: il treno per la Champions passa anche da lui, e il biglietto è rigorosamente da protagonista.

Bergomi dice la sua: «Pio Esposito a 20 anni ha la testa da uomo maturo. Ecco quale giocatore sarebbe servito alla Juventus a gennaio»

Bergomi, ex Inter ed ora opinionista e commentatore, ha parlato così verso il match di Serie A contro la Juventus. Le dichiarazioni

All’Inter è stato una leggenda. Oggi fa l’opinionista, un mestiere che da diversi anni gli fa raccontare il calcio in maniera appassionata. Ecco l’analisi del Derby d’Italia su La Gazzetta dello Sport da parte di Beppe Bergomi.

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LA SFIDA ALLA JUVE «La mia prima da professionista è stata proprio con la Juventus, in Coppa Italia, il 30 gennaio 1980. Avevo 16 anni, entrai nello 0-0 di Torino, ma avevamo perso 2-1 all’andata… Nella mia prima volta in campionato nella stagione successiva vincemmo 1-0 con gol di Carletto Muraro. Io marcavo Marocchino, che ancora oggi quando mi vede mi dice: “Che tigna che avevi quel giorno…”. Non l’ho mollato un secondo. Ma se devo scegliere un solo derby d’Italia, dico il 4-0 del 1984 con i due gol di Rummenigge, uno di Collovati e uno di Ferri: per la prima volta facevo il libero e andai benissimo. Battere la Juve è sempre stata dura, anche quando eravamo superiori noi: ad esempio, nell’anno dello scudetto dei record è finita due volte 1-1…».

LE DIFFICOLTÀ RECENTI CONTRO I BIANCONERI «Non c’è dubbio, questa partita è diversa, più dura delle altre. Anche stavolta sarà difficile: mi aspetto alta intensità, per me vince chi riesce a prendere maggiormente il controllo del gioco. Se Chivu lo cede a Spalletti, rischia parecchio perché la Juve ha giocatori complicati per la difesa nerazzurra, soprattutto gli esterni Yildiz e Conceiçao che possono obbligare i quinti ad abbassarsi e creare così pericoli».

GLI ESTERNI JUVE NEL SISTEMA INTER «Il sistema dell’Inter non concepisce esterni così, gli Yildiz e i Conceiçao hanno senso quando devi saltare l’uomo e allargare le difese. Per i nerazzurri i giocatori da uno contro uno potrebbero essere una soluzione solo a partita in corso, perché la rosa è costruita diversamente e deve avere due punte di partenza».

DIMARCO «Fino ad adesso sta facendo delle cose incredibili. Era così anche l’anno scorso ma con meno continuità e, forse, meno spensieratezza. Diciamo che oggi ha una fiducia diversa e può stare in campo anche 90’: è merito dell’allenatore che gli ha dato uno status evidentemente diverso».

CHIVU «Intanto, è decisivo il modo in cui comunica le sue idee. E, poi, conta il fatto che scelga di rischiare sempre: con la Cremonese e il Sassuolo l’Inter poteva subire gol subito, ma erano pericoli quasi “calcolati”. Questo coraggio gli consente di fare un altro tipo di gioco, più aggressivo, e di raccoglierne i frutti».

L’IMPATTO DI SPALLETTI «Già all’inizio avevo idee abbastanza chiare su tutte le squadre, ma sulla Juventus no: vedevo del potenziale che non veniva fuori, poi è arrivato Spalletti e l’ha portato alla luce in maniera eccellente. Forse sarebbe servito un attaccante, del resto lo hanno cercato per tutto il mercato invernale: David è un buon giocatore, ma ha caratteristiche diverse da quelle richieste dal suo allenatore».

I GIOCATORI RIGENERATI «McKennie è fondamentale, dà soluzioni diverse. E poi guardate le rotazioni di Locatelli, che si apre sull’esterno per liberare i compagni sulla fascia. Sono movimenti pensati, provati e realizzati: si vede la mano del tecnico che ha dato ritmo e forza».

LAUTARO A CACCIA DEI BOMBER STORICI «Partiamo da Bonimba e da un dato di fatto: è stato un cannoniere formidabile. Tra l’altro, lui e Lautaro si assomigliano fisicamente: non sono altissimi, ma di testa la prendono sempre. Spillo è più alla portata di Lautaro, gli mancano solo 38 gol: raggiungerlo sarà un altro traguardo leggendario. Per agguantare Meazza dovrebbe durare fino a 34 anni e sappiamo che l’esplosività delle punte cala a una certa età, ma perché non pensare di farcela comunque? Vada come vada, l’argentino è in prima fila nella storia Inter».

PIO ESPOSITO «Al momento, se Thuram fa il Thuram, credo che non si possa prescindere dalla ThuLa, con Pio come primo cambio. Ma ci sono tante partite, tutte le coppie giocheranno. Godiamoci, comunque, questo ragazzo di 20 anni che ha la testa da uomo maturo: la cosa più importante è che conosce i propri limiti e sa dove deve migliorare, questo farà la differenza».

Come Cambiano le Abitudini Digitali Anche Nelle Realtà Locali: Intrattenimento Online e Nuove Piattaforme

Il vento del cambiamento digitale non soffia soltanto nelle grandi metropoli. Dalle valli alpine ai borghi mediterranei, dalle cittadine dell’entroterra ai paesi costieri, l’Italia intera sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda nelle modalità di fruizione dell’intrattenimento. Questo fenomeno, spesso sottovalutato nelle analisi mainstream concentrate sui grandi centri urbani, racconta una storia affascinante di adattamento, scoperta e reinvenzione delle abitudini quotidiane.

La Democratizzazione dell’Accesso Digitale

Per decenni, il divario digitale tra aree urbane e rurali ha rappresentato una delle fratture più evidenti nel tessuto sociale italiano. Connessioni lente, infrastrutture carenti e scarsa alfabetizzazione tecnologica hanno tenuto milioni di italiani ai margini della rivoluzione digitale. Oggi, questo scenario sta cambiando radicalmente grazie agli investimenti in banda larga e alla diffusione capillare della connettività mobile.

I dati parlano chiaro: nel 2024, oltre l’85% delle famiglie italiane dispone di una connessione internet a banda larga, con un incremento particolarmente significativo nelle aree tradizionalmente svantaggiate. Questa nuova accessibilità ha aperto le porte a piattaforme di intrattenimento innovative come Winbay Casino, che offrono esperienze di gioco sofisticate accessibili con un semplice click, indipendentemente dalla posizione geografica dell’utente. La democratizzazione dell’accesso significa che un residente di un piccolo comune appenninico può oggi godere delle stesse opportunità di svago digitale di un abitante del centro di Milano.

Il Tramonto del Bar Come Unico Centro Sociale

Nelle realtà locali italiane, il bar del paese ha storicamente rappresentato il fulcro della vita sociale. Luogo di incontro, discussione, gioco e condivisione, questo spazio fisico ha definito per generazioni le dinamiche comunitarie dei piccoli centri. Senza negare l’importanza insostituibile della socialità in presenza, è innegabile che le piattaforme digitali stiano affiancando e in parte ridefinendo questi rituali consolidati.

La partita a carte del sabato pomeriggio trova oggi un complemento nelle sessioni di gaming online tra amici dispersi geograficamente. Le discussioni al bancone si prolungano nelle chat di gruppo e nei social network. L’intrattenimento serale, un tempo limitato alle poche opzioni disponibili localmente, si espande in un universo di possibilità che spazia dallo streaming video ai casinò digitali, dai podcast alle piattaforme di e-learning.

Winbay Casino rappresenta emblematicamente questa evoluzione, offrendo un ambiente virtuale dove l’emozione del gioco si combina con standard elevati di sicurezza e responsabilità. Per molti abitanti delle realtà locali, piattaforme come questa rappresentano una finestra su esperienze prima inaccessibili senza spostarsi fisicamente verso i grandi centri urbani.

Generazioni a Confronto: Nonni Digitali e Nipoti Analogici

Uno degli aspetti più sorprendenti della trasformazione digitale nelle realtà locali riguarda le dinamiche intergenerazionali. Contrariamente agli stereotipi che vorrebbero gli anziani totalmente estranei al mondo digitale, assistiamo a fenomeni interessanti di adozione tecnologica anche tra le fasce d’età più mature.

La pandemia ha funzionato da catalizzatore, spingendo molti over 65 a familiarizzare con videochiamate, messaggistica istantanea e piattaforme di intrattenimento online. Oggi, non è raro trovare pensionati che trascorrono parte del loro tempo libero esplorando contenuti digitali, partecipando a giochi online o guardando serie televisive in streaming.

Parallelamente, emerge un fenomeno apparentemente paradossale: molti giovani delle realtà locali mostrano una rinnovata attrazione per esperienze “analogiche” e tradizionali. La riscoperta dei giochi da tavolo, delle attività all’aria aperta e della socialità faccia a faccia rappresenta una reazione alla saturazione digitale sperimentata durante l’adolescenza. Questo incrocio generazionale crea dinamiche familiari e comunitarie inedite, dove spesso sono i nipoti a insegnare ai nonni l’uso dello smartphone, mentre questi ultimi tramandano saperi e pratiche tradizionali.

L’Economia dell’Attenzione nei Piccoli Centri

Il concetto di “economia dell’attenzione” – la competizione tra piattaforme per catturare il tempo e l’interesse degli utenti – assume caratteristiche peculiari nelle realtà locali. Se nei grandi centri urbani l’offerta di intrattenimento è praticamente illimitata, nei piccoli comuni le alternative tradizionali sono spesso più limitate, rendendo le piattaforme digitali particolarmente attraenti.

Questa dinamica presenta risvolti sia positivi che potenzialmente problematici. Da un lato, l’accesso a contenuti di qualità arricchisce la vita culturale e ricreativa di comunità precedentemente isolate. Dall’altro, il rischio di un consumo digitale eccessivo richiede consapevolezza e strumenti di autoregolazione.

Le piattaforme più responsabili del settore hanno compreso questa sfida, implementando funzionalità che promuovono un utilizzo equilibrato e consapevole. Limiti di tempo, notifiche di utilizzo prolungato, strumenti di autoesclusione temporanea: questi meccanismi rappresentano un tentativo concreto di bilanciare l’engagement con il benessere dell’utente.

Imprenditoria Locale e Digitalizzazione dell’Intrattenimento

La trasformazione digitale dell’intrattenimento non riguarda soltanto i consumatori, ma coinvolge anche il tessuto imprenditoriale delle realtà locali. Bar, circoli ricreativi, associazioni culturali e piccole attività commerciali si trovano di fronte alla necessità di ripensare la propria offerta in un contesto radicalmente mutato.

Alcuni hanno saputo cogliere questa sfida come opportunità, integrando elementi digitali nella propria proposta. Serate a tema dedicate a tornei di videogiochi, schermi per la visione collettiva di eventi sportivi in streaming, angoli dedicati alla realtà virtuale: le ibridazioni tra fisico e digitale moltiplicano le possibilità creative per chi sa innovare.

Altri resistono, puntando sulla valorizzazione dell’esperienza autentica e della relazione umana come elementi distintivi impossibili da replicare online. Entrambe le strategie possono rivelarsi vincenti, a seconda del contesto specifico e della capacità di intercettare i bisogni della propria comunità.

Il Ruolo delle Amministrazioni Locali

Le amministrazioni comunali dei piccoli centri stanno progressivamente prendendo coscienza dell’importanza dell’infrastruttura digitale come fattore di competitività territoriale. L’accesso a internet veloce non è più percepito come un lusso, ma come un servizio essenziale al pari di acqua, elettricità e trasporti.

Investimenti in connettività, creazione di spazi pubblici dotati di wifi gratuito, programmi di alfabetizzazione digitale per anziani e categorie svantaggiate: queste iniziative stanno gradualmente colmando il divario tra centri e periferie. Alcune amministrazioni più lungimiranti hanno compreso che una buona connettività può attrarre nuovi residenti, smart worker e nomadi digitali, rivitalizzando economie locali in difficoltà demografica.

Sicurezza e Consapevolezza: Priorità Emergenti

Con la diffusione dell’intrattenimento digitale anche nelle realtà locali, emergono nuove sfide legate alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati personali. Utenti meno esperti possono risultare più vulnerabili a truffe online, phishing e altre minacce digitali.

La scelta di piattaforme affidabili e regolamentate diventa quindi cruciale. Nel settore del gaming online, operatori dotati di licenze ufficiali, sistemi di crittografia avanzati e politiche trasparenti rappresentano garanzie fondamentali per un’esperienza sicura e serena. La reputazione di una piattaforma, le recensioni di altri utenti e la presenza di certificazioni riconosciute sono indicatori preziosi per orientarsi in un panorama sempre più affollato.

Socialità Digitale e Senso di Comunità

Una delle critiche più frequenti all’intrattenimento digitale riguarda il presunto effetto di isolamento sociale che produrrebbe. Questa preoccupazione assume particolare rilevanza nelle realtà locali, dove il tessuto comunitario rappresenta tradizionalmente un valore fondamentale.

La realtà, tuttavia, appare più sfumata. Le piattaforme digitali possono certamente sostituirsi alle relazioni in presenza, ma possono anche potenziarle e arricchirle. Gruppi WhatsApp di paese che coordinano iniziative locali, pagine Facebook che promuovono eventi comunitari, piattaforme di gaming che mantengono connessi amici emigrati: il digitale può funzionare come collante sociale, non necessariamente come solvente.

La chiave risiede nell’equilibrio e nella consapevolezza. L’intrattenimento online non dovrebbe sostituire la vita comunitaria, ma integrarla, offrendo possibilità complementari che arricchiscono l’esperienza complessiva senza impoverirne le dimensioni più autentiche e radicate.

Tendenze Future: Cosa Aspettarsi

Guardando al futuro, diverse tendenze promettono di influenzare ulteriormente le abitudini digitali nelle realtà locali italiane. La diffusione del 5G anche nelle aree periferiche abiliterà esperienze prima impossibili, dal cloud gaming alla realtà aumentata. L’intelligenza artificiale personalizzerà sempre più i contenuti, adattandoli alle preferenze e al contesto specifico di ciascun utente.

Parallelamente, crescerà probabilmente la domanda di esperienze “autentiche” e localizzate, creando opportunità per piattaforme capaci di valorizzare le specificità territoriali. Contenuti che raccontano le tradizioni locali, giochi che incorporano elementi culturali regionali, comunità virtuali che aggregano persone con radici geografiche comuni: l’apparente contraddizione tra globale e locale potrebbe risolversi in sintesi creative ancora da esplorare.

Conclusioni: Una Trasformazione in Corso

Il cambiamento delle abitudini digitali nelle realtà locali italiane non è un fenomeno monolitico, ma un processo multiforme che assume caratteristiche diverse a seconda dei contesti specifici. Fattori demografici, infrastrutturali, culturali ed economici si intrecciano determinando traiettorie evolutive variegate e talvolta sorprendenti.

Ciò che appare certo è che il confine tra centro e periferia, tra metropolitano e provinciale, sta progressivamente sfumando almeno nella dimensione digitale. L’intrattenimento online, con la sua capacità di superare le barriere geografiche, contribuisce a questa omogeneizzazione delle opportunità pur sollevando interrogativi nuovi sulla preservazione delle identità locali e delle relazioni comunitarie tradizionali.

Per i residenti delle realtà locali italiane, questa trasformazione rappresenta insieme una sfida e un’opportunità. La sfida consiste nel navigare consapevolmente un panorama in rapida evoluzione, distinguendo le opportunità genuine dalle insidie potenziali. L’opportunità risiede nell’accesso a un universo di esperienze, conoscenze e connessioni prima precluso, capace di arricchire significativamente la qualità della vita quotidiana anche nei contesti apparentemente più periferici.

Zambrotta non ha dubbi: «Ecco qual è la grande differenza tra Inter e Juventus. Giusto che giochi lui da punta centrale». A chi si riferisce

Zambrotta, ex terzino della Juve, ha parlato così in vista del derby d’Italia di domani contro l’Inter. Queste le sue dichiarazioni

Gianluca Zambrotta di Derby d’Italia ne ha giocati 14, tutti in bianconero. Il giorno prima della sfida di San Siro l’esterno campione del mondo 2006 ha detto la sua a La Gazzetta dello Sport.

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SPALLETTI «L’impressione, dopo le gestioni di Motta e Tudor, è che Spalletti abbia trovato la quadra nel gioco. La Juve costruisce molto di più e in modo differente: è il lavoro di Luciano, è indubbio che si veda la sua mano. Manca però ancora qualcosa per ritrovare la Juventus di un tempo e per essere competitivi in tutte le competizioni».

I PROBLEMI NELL’APPROCCIO «Forse Spalletti deve aggiustare qualcosa a livello di impatto con la partita nei primi minuti. Con l’Atalanta meritava di passare in vantaggio perché ha creato tantissime occasioni da gol e le hanno fischiato un rigore per un discutibile fallo di mano in area. Contro la Lazio ha subito due gol in due tiri e poi ha dovuto rincorrere per recuperare».

DIFFERENZE CON L’INTER «Rispetto all’Inter salta all’occhio che i nerazzurri hanno fatto tanti punti con le squadre che lottano per obiettivi diversi, mentre la Juventus ha perso punti con Cagliari, Lecce, Fiorentina, Verona… Vuol dire tanto per una squadra che deve lottare per la zona Champions o per vincere lo scudetto: alla fine questi punti si pesano».

IL NODO ATTACCANTE «Non la vedo come una questione di palla che arriva alla punta, perché i gol li fa McKennie e li fa Yildiz… Secondo me alla Juve manca una punta vera e propria. Vlahovic era il numero 9, che possa piacere o meno, e ora la Juve non ce l’ha una punta come lui o alla Lautaro: un giocatore di questo calibro è importante per una squadra come la Juventus».

MARCUS THURAM «Non credo che l’Inter lo venderebbe a una rivale. Spero che Vlahovic possa rimanere alla Juventus e tornare a essere quel giocatore che merita di stare in una squadra così forte».

YILDIZ «La Juventus ci sta puntando tanto e questa è una responsabilità enorme per il club e per lui: deve rendersi conto che sta diventando importante, anche se non deve essere un peso. Deve essere bravo Spalletti, e credo che lo sia, a non caricarlo di troppe responsabilità, a farlo giocare con grande libertà come ha fatto fino ad adesso, perché in ogni occasione può fare la differenza. La Juventus ha fatto bene a blindarlo, a dargli valore con un contratto importante. È chiaro che adesso non si deve “sedere” perché ha rinnovato, perché i tifosi e la società si aspetteranno molto di più da lui».

CHI DA PUNTA CENTRALE «È giusto che giochi David come punta centrale e che McKennie stia più dietro, così può inserirsi. Lui è bravissimo in questo ruolo e metterlo punta vorrebbe dire perderlo in fase difensiva. Spalletti l’ha detto: lui sta bene dappertutto, aiuta sia in fase difensiva che offensiva, lo sta dimostrando con tutti quei gol. Io lo vedo benissimo sulla trequarti: si inserisce e dà il suo supporto».

I RICORDI DEL DERBY D’ITALIA «Una grande partita e una rivalità storica tra le società, sentitissima: basti pensare al famoso rigore di Iuliano su Ronaldo di cui si parla ancora oggi. La ricordo con piacere: è sempre stata una sfida vissuta con euforia e tensione calcistica, con grandi aspettative da entrambe le parti. Bellissima da giocare».

OCCASIONE JUVE «Secondo me deve pensare solo a guadagnarci, deve cercare di rosicchiare più punti a tutte: alla Roma che è a pari punti, al Napoli un po’ in difficoltà, al Milan che ha una partita in meno. Considerando anche che in Napoli-Roma almeno una delle due perderà punti, la Juve deve sfruttare questa occasione».

CHE GARA SARA «È una partita complicata contro una squadra che ha un ruolino di marcia molto positivo, anche se con le grandi ha fatto un po’ più fatica. Però ha il miglior attacco e in più la Juventus dovrà stare molto attenta ai calci piazzati, perché l’Inter è una macchina da gol soprattutto sui calci d’angolo».

I DUELLI DECISIVI «La Juventus deve essere brava a limitare Dimarco, che in questo momento fa la differenza all’Inter: è il miglior assistman e sta facendo una stagione strepitosa. Quindi Kalulu e Conceiçao su quella fascia dovranno cercare di limitarlo il più possibile. E poi mi viene da citare Thuram–Lautaro contro Bremer e Kelly, anche quello è un bel duello, perché l’Inter ha un attacco strepitoso: ha fatto 57 gol, è il miglior attacco del campionato. Infine la Juventus deve essere brava negli uno contro uno, soprattutto sulle fasce tra Conceiçao, Yildiz o, se dovesse subentrare, Zhegrova».

PRONOSTICO «Niente pronostico… Spero che vinca la Juve!»

Stadio Ferraris, svolta decisiva per l’impianto di Genoa e Sampdoria! L’annuncio della sindaca Silvia Salis apre questo scenario storico

Stadio Ferraris, con l’annuncio della sindaca Silvia Salis si apre questo scenario storico per l’impianto di Genoa e Sampdoria

Genova si prepara a vivere una vera e propria rivoluzione infrastrutturale e sportiva. Il futuro dello Stadio Luigi Ferraris, lo storico e affascinante tempio del calcio cittadino, è stato finalmente blindato. La sindaca del capoluogo ligure, Silvia Salis, ha ufficializzato un passo decisivo per la gestione dell’impianto di Marassi, tracciando una rotta che promette di trasformare radicalmente l’esperienza dei tifosi e di proiettare la struttura verso i grandi palcoscenici internazionali.

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Un accordo storico: Marassi ai club per 99 anni

Il cuore della notizia, evidenziata anche dalle colonne di Tuttosport, risiede nella durata e nella solidità dell’intesa raggiunta tra le istituzioni e le due società cittadine. La prima cittadina ha annunciato il via libera per la concessione dello stadio a Genoa e Sampdoria per i prossimi 99 anni. Questa intesa a lunghissimo termine rappresenta una svolta epocale: permetterà ai due club di pianificare il futuro con una programmazione aziendale senza precedenti. Le società potranno gestire l’impianto quasi come se fosse una proprietà privata, pur mantenendo un solido binario di collaborazione con il Comune.

Investimento monstre da 100 milioni: l’obiettivo è l’Europa

L’operazione non si ferma alla “carta”, ma si tradurrà presto in cantieri e innovazione. Il piano industriale congiunto prevede investimenti complessivi stimati in circa 100 milioni di euro. Questa imponente iniezione di liquidità servirà a finanziare un restyling profondo e non più rinviabile. L’obiettivo della giunta comunale e dei club è modernizzare il Ferraris, rendendolo funzionale e allineato ai più rigorosi standard internazionali.

Un investimento essenziale, legato a doppio filo al prestigio internazionale: il rinnovamento è infatti una condizione imprescindibile per consentire a Genova di ospitare i grandi eventi sportivi del futuro, incluse le partite dei prossimi campionati europei. Senza questo ammodernamento, la città rischierebbe di rimanere esclusa dal grande calcio che conta.

Ultimissime Sampdoria: le parole di Balleri e la firma di Diop

Mentre si progetta la nuova casa, non si fermano le vicende di campo e di mercato. Nelle ultime ore hanno fatto rumore le parole di David Balleri che ha analizzato il momento tecnico della squadra. Nel frattempo, la dirigenza blucerchiata lavora al futuro e blinda Stephane Diop: il giovane e talentuoso centrocampista è pronto a firmare il rinnovo contrattuale.

Di Canio ‘gioca’ il suo Inter Juve: «Spalletti fuori categoria, Chivu non si è pianto addosso. Dopo il KO dell’andata i nerazzurri sono sbocciati»

Di Canio, ex attaccante ed oggi opinionista, ha parlato così in vista di Inter Juve di sabato a San Siro. Le sue dichiarazioni.

Il Derby d’Italia accende le aspettative della venticinquesima giornata. Paolo Di Canio, ex giocatore bianconero e oggi talent di Sky, ne ha parlato a Tuttosport.

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INTER-JUVE «Mi aspetto assolutamente una bella partita, per come conosciamo Spalletti, ma pure lo stesso Chivu per come sta facendo giocare la squadra. Immagino che metteranno in atto una strategia per vincere e non solo per controllare. Mi aspetto un Inter-Juve che faccia innamorare chi ama il calcio come lo intendo io, dove si osa e non si attende lo sbaglio dell’avversario».

L’EVOLUZIONE DELL’INTER DOPO IL KO DELL’ANDATA «Da quel ko [del 13 settembre, ndr], salvo qualche altra piccola zoppia, l’Inter è sbocciata, ha cominciato ad assimilare il credo del proprio allenatore, quei principi che all’inizio sembrava potessero essere non di difficile comprensione, però non così facili da applicare dopo quattro stagioni con Inzaghi. Chivu ha portato una nuova mentalità, una ricerca più rapida della verticalità, la riaggressione più alta. E poi ha chiesto ai centrocampisti di cambiare, basta colpi di tacco e ghirigori, più determinazione e decisione. Mixate tutte queste cose, l’Inter ha cominciato a uccidere le partite».

LA JUVENTUS DI SPALLETTI «Sicuramente partiva con più certezze dell’Inter, però i risultati soprattutto a inizio stagione erano frutto della rabbia calcistica figlia dello spirito di Tudor. C’era determinazione, ma tante lacune tecniche e confusione. Con Spalletti, dopo due-tre tentativi, è tornato l’ordine, un sistema di gioco chiaro e richieste precise ai giocatori che negli ultimi due mesi stanno rendendo al 200%. Però per restare a questo livello la Juve deve mantenere grande intensità, altrimenti riemergono difetti, in particolare difensivi, come con Atalanta e Lazio. Credo stia subentrando un po’ di stanchezza, Spalletti sta chiedendo tanto a una squadra che non ha grande spessore tecnico».

GIOCATORI RIGENERATI «Perché Spalletti entra nella testa con le sue idee, è esigente, ma convincente, fa credere ai giocatori che possono diventare qualcosa di diverso da quello che pensano. Tira fuori un potenziale inespresso. E se innalza del 2% ogni giocatore, arriva al 22% in campo, non male. Guardate Locatelli, per non parlare di Thuram che ora sembra Anguissa. Prima era un mediano che portava palla, né carne né pesce, ora va dritto, penetra, calcia, vuole segnare».

GLI ATTACCANTI BIANCONERI «Con David qualcosa è riuscito già a fare. Ha segnato qualche gol, ha iniziato a fare i movimenti giusti. David ha una storia precisa, segna un gol ogni due partite, però non è né un fenomeno, né uno scarsone, è quello che ti fa dire “porca miseria” perché dopo un gol, magari non prende tre palloni che gli passano vicino. Spalletti lo può migliorare, non trasformare in Suarez o Agüero. Openda? Mi sembra un bambinone, anche dello schiaffo che Spalletti gli ha dato, come a dire “svegliati” perché anche un gol sul 5-0 può darti fiducia».

SERVE VLAHOVIC «No, serve un Osimhen, un centravanti che abbia fisicità, corra in verticale e sappia dare il fuoco ai compagni. Non so con quale spirito tornerà Vlahovic, visto che potrebbe andare via, ma se sarà in condizione, è il centravanti a disposizione più adeguato per il gioco della Juve. Con tutti i difetti che ha, è più scaltro degli altri in area e ora ne arrivano molti lì di palloni».

YILDIZ «Nel modo di approcciare la partita, per atteggiamento, è già un “leader by example”, il leader dell’esempio: corre, rincorre, cade e si rialza, vuole la palla, fa tutto. In questo è già eccezionale. Tecnicamente è bravissimo e sono sicuro che con compagni migliori che gli toglieranno alcune responsabilità, farà ancora meglio. Che possa diventare un leader carismatico nello spogliatoio ho qualche dubbio, osservando la sua mimica in campo e fuori, il suo modo di parlare. Leader del verbo ci nasci».

SPALLETTI «Luciano in Italia è fuori categoria per capacità di incidere, migliorare i giocatori. Però non è un mago, non può trasformare giocatori normali in fenomeni. In cinque anni con questa rosa, a meno che le altre squadre non smobilitino, difficilmente potrà vincere lo scudetto. Se il club lo sosterrà con innesti adeguati, invece…».

CHIVU E INZAGHI «La comunicazione, esterna e interna, è agli antipodi. Faccio un passo indietro. Inzaghi prese l’Inter campione d’Italia. È vero che andarono via Lukaku e Hakimi, ma lui chiese e ottenne Dzeko e Dumfries. La squadra nerazzurra non si è mai indebolita negli anni, è sempre rimasta la più forte, ma non ha mai dimostrato di essere la più brava. Marotta, che aveva costruito la Juventus vincente, e la società nerazzurra hanno fatto un lavoro straordinario per sostituire chi partiva. Inzaghi avrebbe dovuto fare proprio come la squadra bianconera di Conte e Allegri, un ciclo lungamente vincente. Non dico che avrebbe dovuto vincere quattro scudetti su quattro, ma almeno tre. Invece ha sempre ripetuto, anche al quarto anno, che l’Inter era partita per entrare nelle prime quattro, che erano stati migliorati i bilanci, che erano state raggiunte due finali di Champions. Sembrava quasi che l’Inter arrivasse dalla Serie B, invece Inzaghi aveva ereditato la squadra campione d’Italia. Chivu cosa fa? Non si piange addosso, dice: “Ragazzi, ricordatevi che abbiamo i punti che meritiamo, non guardiamo indietro, ma avanti, siamo l’Inter e siamo destinati a subire critiche e pressioni perché dobbiamo lottare per raggiungere tutti i nostri obiettivi”».

Guardalben a cuore aperto: «Ho rischiato di rimanere paralizzato. Al rientro mi sentivo uno schifo, ho sofferto di depressione. Mi chiamavano il ‘gigante di cristallo’»

Guardalben, ex portiere con un lungo trascorso in Serie A, ha riavvolto il nastro della sua carriera con queste parole. Ecco cosa ha detto

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Matteo Guardalben ha riavvolto così il nastro della sua carriera. Le parole dell’ex portiere.

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COSA FA ORA – «Vivo a Parma, mi godo i miei due figli, sono dentro una società immobiliare. Sono riuscito a non sperperare i soldi, anche se io e mio padre siamo stati truffati anni fa. Per questo aprii una società di consulenza per aiutare i giocatori a gestirsi. Me ne sono occupato per un po’. Non ho mai voluto fare l’allenatore, col calcio ho chiuso. Non seguo più nulla».

COME MAI QUESTO DISTACCO «Ho smesso nel 2013 a 39 anni, in B a Modena, ma non ero più io. A Vicenza, durante un allenamento, un normale scontro di gioco mi causò una paralisi totale per ore. Ho rischiato di rimanere paralizzato per la rottura di due vertebre del collo. Era l’ottobre del 2006, sono rimasto fermo quasi un anno. Mi sentivo un supereroe, non mi sono mai ripreso».

HA SOFFERTO DI DEPRESSIONE «Sì. Quando sono rientrato mi sentivo uno schifo. Non ero un fenomeno, ma un buon giocatore sì. Dopo quello scontro non mi sentivo neanche quello, buio totale, ansia, frustrazione, sofferenza. La mia forza mentale era sparita, non riuscivo ad allungare il braccio, a sentirmi vivo. Giocavo a pensavo ‘cavolo, dov’è finito Guardalben?’. Se tornassi indietro mi affiderei a uno psicologo».

COME HA REAGITO«Ho cercato appoggio nella stampa ed è stato un massacro, mi sentivo insicuro: nel 2009-10, alla Samp, rimediai una frattura da stress all’occhio, mai vista né sentita prima. Ero il terzo dietro Castellazzi e Fiorillo, ma si fecero male entrambi. Delneri mi disse: ‘Vedi che adesso tocca a te’. Buio, ansia, panico… e poi l’infortunio. A gennaio arrivò Storari, che trascinò la Sampdoria in Champions. Lì capii di aver chiuso con il calcio ad alto livello».

QUANTI INFORTUNI HA AVUTO«Almeno dieci. Tre volte il menisco, poi uno strappo totale ai due quadricipiti, il distacco del tendine d’Achille e anche il tendine dell’adduttore. Mi chiamavano il “gigante di cristallo”. Uno degli stop più gravi l’ho subito a Piacenza, in allenamento: ne avevo giocate diverse di fila e stavo bene. Per un mese non risposi a nessuno. Lì sfiorai una prima crisi depressiva. Anzi, la seconda».

BUFFON – «Rapporto? Ottimo. Nel 2001, prima della finale di Coppa Italia poi persa con la Fiorentina, disse a Ulivieri di far giocare me, altrimenti si sarebbe dato malato. Avrei giocato comunque, ma il gesto resta. A Parma ho vinto tre trofei da riserva, mi facevo male ogni volta che dovevo partire. Spalletti, alla Roma, mi disse: ‘Il matrimonio tra noi non s’ha da fare’. A Palermo successe lo stesso. Lì ho vissuto l’annata migliore, però: nel 2005 arrivammo in Coppa Uefa».

PARMA – «Thuram era il nostro Martin Luther King. Leggeva libri di mille pagine sulla storia dell’Africa, sulla lotta al razzismo. Mio figlio giocava in giardino con Marcus. E poi Veron, che una volta rispose a Tanzi. Lui non sopportava gli orecchini e disse a Seba di toglierseli. “Ah si? Scordatelo”. Lo gelò».

MALESANI – «Sanguigno, veronese come me. Quando vincemmo la Supercoppa contro il Milan tirò l’acqua ai milanisti davanti alla panchina. Lui, Sacchi, Ancelotti e Novellino sono i migliori allenatori avuti. Ma a Walter, avuto a Piacenza, non feci un’ottima impressione. In allenamento facevo schifo, contava solo la partita. E lui all’inizio era preoccupato…».

Milan, la probabile formazione per il match con il Pisa: una novità tra gli undici di Allegri! A quale mossa sta pensando il tecnico

Milan, ecco la probabile formazione per il match con il Pisa in programma questa sera. Allegri ha in mente una novità

Il Milan vuole riannodare il filo interrotto a Bologna, ripartendo da quella vittoria convincente per approcciare la sesta trasferta degli ultimi quarantadue giorni. Massimiliano Allegri ha le idee chiare per la sfida contro il Pisa di Hiljemark: cambiare il minimo indispensabile. Secondo La Gazzetta dello Sport, l’approccio e lo sviluppo tattico visti al Dall’Ara lo hanno soddisfatto, e per questo stasera all’Arena Garibaldi si ripartirà dallo stesso blocco, con un’unica novità in difesa: Tomori prenderà il posto di De Winter, completando il terzetto con Gabbia e Pavlovic davanti a Maignan.

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Le vere certezze, però, sono in attacco, dove la coppia Loftus-Cheek e Nkunku è confermata dal primo minuto, con Leao e Pulisic pronti a subentrare. I riflettori sono tutti per il francese ex Chelsea, arrivato in estate per 37 milioni più bonus (e contratto fino al 2030) e diventato l’uomo in più del Diavolo da Natale in poi. Dopo un avvio complicato, condizionato dall’assenza di preparazione estiva e da un infortunio in Nazionale, Nkunku si è sbloccato. “Sapevo che i gol sarebbero arrivati, era solo questione di tempo e, come diceva il mister, di sorrisi“, ha raccontato il giocatore alla Gazzetta dello Sport. Allegri conferma: “È un ragazzo sensibile, gli ho detto che ridendo di più le cose sarebbero andate meglio. La sua tecnica non si discute“. I numeri gli danno ragione: 5 gol nelle ultime 6 gare di campionato (ne aveva segnati altrettanti nelle precedenti 48 tra Serie A e Premier), e una condizione fisica finalmente ottimale.
Il francese, che a Bologna è stato il migliore in campo insieme a Rabiot (aprendo l’azione dell’1-0 e procurandosi il rigore del 2-0), cerca conferme anche per strappare una convocazione al Mondiale con la Francia. A centrocampo confermati Athekame, Fofana, Modric, Rabiot e Bartesaghi.

Allegri, che stasera taglia il traguardo delle 530 panchine in Serie A, predica calma: “Se i giocatori credono allo scudetto è positivo, ma con 50 punti non si va nemmeno in Conference. Dobbiamo pensare solo a fare punti col Pisa, l’Inter e il Napoli sono fortissime”. E alla domanda su un eventuale spareggio scudetto con i nerazzurri, il tecnico non si nasconde: “Firmerei subito”.

Inter Juventus è anche Lautaro contro Yildiz: a caccia di record, emerge un doppio dato da questa stagione…Numeri a confronto

Inter Juventus sfida tra Lautaro Martinez e Yildiz: numeri a confronto dei due grandi protagonisti del derby d’Italia

Il palcoscenico di San Siro è pronto a illuminarsi per il match più atteso dell’anno. Domani sera andrà in scena il Derby d’Italia tra la capolista Inter e la Juventus. Una partita che, oltre a pesare enormemente sulla classifica, vivrà del duello a distanza tra i due simboli delle rispettive squadre: Kenan Yildiz e Lautaro Martinez.

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Yildiz, l'”Alieno” di Spalletti a caccia di record

La Juventus si affida al talento puro di Kenan Yildiz, fresco di rinnovo fino al 2030. Soprannominato l'”Alieno” dal suo tecnico Luciano Spalletti il numero 10 bianconero ha un feeling speciale con l’Inter, avversaria a cui ha già fatto male a più riprese, come dimostra la doppietta a San Siro dello scorso autunno e la rete nel match di andata di quest’anno.

Attualmente miglior marcatore della squadra con 9 reti stagionali, Yildiz insegue un traguardo storico: raggiungere Roberto Bettega tra i calciatori capaci di segnare così tanto in Serie A prima dei 21 anni. L’attacco bianconero vedrà Yildiz agire al fianco di Francisco Conceiçao, e Weston McKennie a supporto di Jonathan David. Per la Juve, questo è il primo di cinque incroci cruciali, tra cui il playoff europeo contro il Galatasaray, per blindare l’accesso alla prossima Champions League.

Lautaro e il tabù dei big match per l’Inter di Chivu

Sull’altra sponda, i nerazzurri rispondono con il loro capitano, Lautaro Martinez. L’implacabile centravanti argentino e leader assoluto domina la classifica marcatori di Serie A con 14 reti, ben sei in più degli inseguitori. Tuttavia, al “Toro” manca ancora il gol in uno scontro diretto in questa stagione.

Una statistica che riflette l’andamento dell’Inter guidata da Cristian Chivu. Il tecnico non ha ancora vinto un big match, pur mantenendo saldamente la squadra in vetta al campionato. Lautaro cerca la rete per sbloccarsi, spezzare questo tabù di squadra e staccare definitivamente un mito come Roberto Boninsegna per puntare al secondo posto all-time dei marcatori del club, oggi occupato da Alessandro Altobelli. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Calciomercato Roma: c’è uno scoglio da superare per non perdere Pellegrini a zero. In caso di fumata nera, ecco dove potrebbe trasferirsi

Calciomercato Roma: qual è l’ostacolo che al momento frena il rinnovo di contratto di Lorenzo Pellegrini. Tutti i dettagli

«Cadiamo insieme, ci rialziamo insieme». Con questo recente messaggio social, Lorenzo Pellegrini ha ribadito il suo ruolo di guida morale per la Roma. Anche senza il pezzo di stoffa sul braccio sinistro, il numero 7 continua a comportarsi da vero capitano, dentro e fuori dal campo. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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La regola delle presenze e lo stallo sul contratto

Le gerarchie interne sono mutate con l’insediamento di Gian Piero Gasperini. L’esperto allenatore ha imposto un criterio oggettivo: la fascia va a chi vanta più presenze. Per questo motivo Pellegrini si trova dietro a Bryan Cristante, attuale primatista, e a -1 da Stephan El Shaarawy, giunto a quota 340 apparizioni in giallorosso.

Il tema più caldo, tuttavia, resta il futuro. Pellegrini è in scadenza di contratto il prossimo 1° luglio, così come El Shaarawy, Zeki Celik e Paulo Dybala. La nuova linea societaria mira a ridurre il monte ingaggi, e i 6 milioni netti percepiti attualmente dal centrocampista rappresentano uno scoglio per il rinnovo. Le sirene della Premier League si fanno insistenti: dopo il West Ham in estate, ora è il Newcastle a monitorare la situazione.

Il piano tattico contro il Napoli di Conte

Nonostante il futuro incerto e qualche fatica in zona gol, Gasperini non rinuncia alla duttilità di Pellegrini. Smaltito in anticipo un infortunio muscolare a dicembre, il giocatore è diventato il vero equilibratore della squadra. Il suo compito è cucire il gioco tra mediana e trequarti, innescando attaccanti veloci come Donyell Malen e Matías Soulé.

Il prossimo banco di prova sarà la delicata sfida contro il Napoli di Antonio Conte, estimatore di lunga data di Pellegrini. In una partita che si preannuncia molto fisica, Gasperini potrebbe schierare il suo numero 7 dall’inizio per garantire maggiore tenuta difensiva, riservandosi di inserire a gara in corso giocatori in grado di spaccare il match come Dybala o Bryan Zaragoza.

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