Pagina 535 – Calcio News 24

Nuovo stadio Cagliari, i sardi ragionano sulla possibilità di fare un impianto differente: ecco tutti i costi e non solo

Nuovo stadio Cagliari: costi, finanziamenti e impatto sul futuro del club e della città. I sardi pensano ad un nuovo impianto. I dettagli

Il progetto del nuovo stadio Cagliari rappresenta una delle opere più ambiziose e attese della Sardegna. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura sportiva, ma di un investimento strategico che cambierà il volto della città e rafforzerà l’immagine del club rossoblù a livello nazionale e internazionale. Tuttavia, la realizzazione dell’impianto è accompagnata da un significativo aumento dei costi rispetto alle stime iniziali.

Secondo gli ultimi dati, la costruzione del nuovo stadio del Cagliari avrà un valore complessivo di circa 187 milioni di euro, esclusa l’IVA. Si tratta di un incremento di circa 40 milioni rispetto al Piano Economico e Finanziario (PEF) del 2022, che ne prevedeva un costo di circa 147 milioni. L’aumento, pari a circa il 25%, è dovuto principalmente al rialzo dei prezzi delle materie prime e dei costi di lavorazione, un fenomeno che ha colpito duramente tutto il settore edilizio negli ultimi anni.

Le cause e il piano di finanziamento

Il nuovo stadio Cagliari sarà il risultato di una collaborazione tra diversi enti pubblici e privati. Il progetto prevede infatti il cofinanziamento da parte della società Cagliari Calcio, della Regione Sardegna e del Comune di Cagliari. Inoltre, si sta valutando la possibilità di accedere a un fondo governativo nazionale istituito per sostenere la costruzione e l’ammodernamento degli stadi italiani. Questo intervento pubblico rappresenterebbe un aiuto fondamentale per contenere l’impatto economico sull’amministrazione comunale e sulla società sportiva, permettendo di rispettare i tempi previsti per la realizzazione dell’opera.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Un progetto strategico per la città

Il nuovo stadio Cagliari non sarà soltanto la casa dei rossoblù, ma un punto di riferimento multifunzionale per l’intera comunità. Ospiterà eventi sportivi, concerti, manifestazioni culturali e iniziative turistiche, contribuendo alla crescita economica e sociale del territorio. Per il presidente Tommaso Giulini, l’obiettivo è creare uno stadio moderno, sostenibile e all’altezza delle migliori strutture europee.

Tempistiche e prospettive future

Sebbene non siano ancora state definite le tempistiche ufficiali, l’intenzione è di avviare i lavori nel più breve tempo possibile per permettere al nuovo stadio Cagliari di diventare operativo entro pochi anni. Quando sarà completato, l’impianto segnerà una svolta storica per il club e per la città: un simbolo di identità, innovazione e sviluppo per tutta la Sardegna.

Gila Lazio, il rinnovo è in fase di stallo: quella big di Serie A prepara l’assalto per gennaio. Le ultimissime sul difensore

Gila Lazio, l’Inter mette gli occhi sul difensore spagnolo: futuro in bilico tra rinnovo e mercato. La sua permanenza in biancoceleste non è certa.

Il nome di Mario Gila è diventato uno dei più caldi del mercato difensori. Il giovane spagnolo classe 2000, ormai punto fermo della retroguardia della Lazio, è finito nel mirino dell’Inter, sempre attenta a profili solidi e in crescita. Il club nerazzurro, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, avrebbe intensificato i monitoraggi sul centrale, affascinato dalle sue prestazioni costanti e dalla maturità tattica dimostrata sotto la guida di Maurizio Sarri.

Gila Lazio: la situazione contrattuale preoccupa Lotito

Il contratto che lega Gila alla Lazio è valido fino al 30 giugno 2027, ma la situazione non è così serena come potrebbe sembrare. Il difensore percepisce attualmente circa 1,1 milioni di euro a stagione, una cifra relativamente bassa per un titolare e colonna portante della squadra biancoceleste. Nonostante il rendimento sempre più convincente, la società non ha ancora presentato un’offerta di rinnovo e adeguamento economico. Questo ritardo sta accendendo i riflettori dei grandi club italiani ed europei, pronti a sfruttare l’occasione se la trattativa dovesse arenarsi.

Inter, Milan e non solo: tutti su Gila della Lazio

Oltre all’Inter, anche il Milan avrebbe manifestato un interesse, seppur timido, nei confronti del difensore. La situazione resta fluida: Gila potrebbe infatti scegliere di non accelerare i tempi per il rinnovo con la Lazio, valutando con calma le alternative sul mercato. Il suo obiettivo sarebbe quello di garantirsi un contratto più remunerativo, consapevole del crescente valore che ha acquisito nella Serie A.

La clausola Real Madrid e i rischi per la Lazio

Un ulteriore elemento di complessità per la Lazio è rappresentato dalla clausola inserita al momento del trasferimento dal Real Madrid: il club spagnolo detiene il 50% sulla futura rivendita del giocatore. Questo significa che, in caso di cessione, metà dell’incasso finirebbe nelle casse dei Blancos, riducendo il margine di guadagno per la società capitolina.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Futuro incerto ma mercato in fermento

La posizione di Gila alla Lazio resta dunque da monitorare con attenzione. Se il club non interverrà presto con una proposta convincente, l’interesse dell’Inter e di altre big potrebbe trasformarsi in un assalto concreto nella prossima sessione di mercato. In casa biancoceleste cresce la consapevolezza che trattenere il difensore spagnolo non sarà semplice: Gila e Lazio, un binomio che oggi funziona, ma che domani potrebbe anche dividersi.

Mancini Al Sadd, ora è ufficiale: il tecnico italiano ha firmato con il club qatariota. Tutti i dettagli del contratto

Mancini Al Sadd: ufficiale il nuovo incarico dell’ex ct della Nazionale in Qatar. Firmato un contratto di due anni e mezzo con il club.

Adesso è ufficiale: Roberto Mancini riparte dal Qatar. L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana e della selezione dell’Arabia Saudita ha trovato una nuova panchina. È infatti arrivata l’ufficialità dell’accordo tra Mancini e l’Al Sadd, una delle squadre più prestigiose del campionato qatariota. Il tecnico di Jesi ha firmato un contratto di due anni e mezzo, accettando una sfida che lo vedrà nuovamente protagonista in Medio Oriente dopo l’esperienza non del tutto positiva con la nazionale saudita.

Con questo nuovo incarico, Mancini all’Al Sadd punta a rilanciare la propria carriera dopo mesi di attesa e diverse voci che lo avevano accostato anche a club di Serie A. Nessuna chiamata concreta, però, è arrivata dall’Italia, spingendo l’allenatore marchigiano a guardare ancora una volta all’estero. L’Al Sadd, attualmente sesto in classifica nella Qatar Stars League, ha raccolto quattro vittorie, due pareggi e tre sconfitte nelle prime nove giornate di campionato.

Il progetto tecnico che attende Mancini all’Al Sadd è ambizioso: riportare il club ai vertici del calcio qatariota e tornare a competere per il titolo nazionale. Tra i giocatori che avrà a disposizione figura anche Roberto Firmino, ex attaccante del Liverpool e campione d’Europa con i Reds, uno dei nomi più noti del campionato. L’esperienza e il carisma di Mancini saranno fondamentali per valorizzare un gruppo composto da talenti locali e stelle internazionali.

Il legame tra Mancini e il calcio arabo è ormai consolidato. Dopo aver guidato la nazionale dell’Arabia Saudita fino alla Coppa d’Asia 2024, il tecnico ha scelto di rimanere nel mondo del football mediorientale, accettando la proposta dell’Al Sadd, club storico che in passato ha ospitato campioni come Xavi Hernández, ora allenatore del Barcellona.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Con l’approdo di Mancini all’Al Sadd, il campionato del Qatar guadagna un altro protagonista di livello internazionale. L’obiettivo del tecnico è chiaro: costruire una squadra competitiva, migliorare la mentalità vincente del gruppo e riportare entusiasmo tra i tifosi.

Per Roberto Mancini si apre dunque un nuovo capitolo: dopo aver vinto l’Europeo con l’Italia e aver affrontato la sfida con la nazionale saudita, ora il suo futuro parla arabo ancora una volta. Mancini all’Al Sadd rappresenta non solo un nuovo inizio, ma anche una scommessa per tornare a brillare nel panorama calcistico internazionale.

Zirkzee Roma, attenzione a questo intreccio di mercato: l’olandese arriverà in giallorosso solo ad una condizione. Ecco quale

Zirkzee Roma: il grande obiettivo giallorosso e gli intrecci di mercato tra Italia e Premier League. La cessione di Ferguson all’Everton potrebbe sbloccare la trattativa.

Il rebus attaccante continua a dominare la scena in casa giallorossa. La Roma è alla ricerca di un centravanti che possa garantire gol, tecnica e continuità, e il nome che spicca su tutti è quello di Joshua Zirkzee. L’attaccante olandese, protagonista con il Bologna, rappresenta il profilo ideale per il progetto dei Friedkin: giovane, talentuoso e già abituato al campionato italiano. Il binomio Zirkzee Roma è oggi al centro di un intricato intreccio di mercato che coinvolge più club e potrebbe ridisegnare le strategie di diverse società europee.

L’arrivo di Zirkzee nella Capitale aprirebbe, infatti, nuovi scenari. In caso di accordo positivo con il Bologna, la Roma sarebbe pronta a rinunciare a Evan Ferguson, attualmente in prestito dal Brighton. L’attaccante irlandese, finora, non ha convinto del tutto e il suo ritorno in Premier League diventerebbe più che probabile qualora l’olandese approdasse a Trigoria.

Tuttavia, sullo sfondo della trattativa Zirkzee Roma si muove anche l’Everton, club inglese deciso a rinforzare il reparto offensivo per il tecnico David Moyes. I Friedkin, già impegnati nella gestione di diversi fronti internazionali, avrebbero un ruolo indiretto anche in questa operazione, dato il loro coinvolgimento nei rapporti con alcuni fondi interessati al mercato britannico.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Secondo quanto riportato dal giornalista Graeme Bailey ai microfoni di Everton News, la squadra di Liverpool avrebbe messo gli occhi su Evan Ferguson, già sondato la scorsa estate prima del suo trasferimento alla Roma. Ma il club inglese non esclude nemmeno la possibilità di puntare su Joshua Zirkzee, che continua a essere uno dei profili più apprezzati anche in Premier League per il suo mix di fisicità, intelligenza tattica e tecnica raffinata.

Il fascino della Roma resta però forte, e l’ambizione di riportare la squadra ai vertici del calcio italiano potrebbe convincere Zirkzee a scegliere la Capitale. L’olandese vedrebbe nella Roma una tappa di crescita ideale, in un ambiente competitivo e in una città che vive di calcio e passione.

Il puzzle di mercato è ancora aperto, ma una cosa è certa: la trattativa Zirkzee Roma non è solo una suggestione. È il simbolo di una strategia mirata, che unisce visione, investimenti e ambizione. E se le parti riusciranno a trovare l’intesa giusta, il nuovo numero 9 giallorosso potrebbe presto parlare olandese.

Acerbi Inter, addio a gennaio? Nelle ultime ore c’è uno scenario che sta prendendo piede per il difensore. I dettagli

Acerbi Inter, il totem che ha perso il posto: futuro in bilico per il difensore nerazzurro. Le ultime sul futuro del centrale di Chivu.

Il rapporto tra Francesco Acerbi e l’Inter sta vivendo un momento di profonda trasformazione. Il difensore centrale, oggi 37enne, non è più l’intoccabile leader della retroguardia nerazzurra. Nel giro di poche settimane, lo status di Acerbi all’Inter è cambiato radicalmente: da titolare inamovibile e simbolo della solidità difensiva a semplice opzione nelle rotazioni di Cristian Chivu. Una metamorfosi che non lascia indifferente il giocatore, il quale starebbe iniziando a riflettere sul proprio futuro, anche in vista della finestra di mercato di gennaio.

Da pilastro di Chivu a riserva di lusso

Secondo quanto riportato da Tuttosport, il tecnico rumeno ha iniziato a privilegiare soluzioni differenti in difesa, riducendo progressivamente il minutaggio di Acerbi. Tre panchine consecutive prima del ritorno in campo contro la Lazio rappresentano un segnale chiaro del cambiamento nelle gerarchie. Per un calciatore abituato a guidare la linea difensiva e a essere un punto di riferimento per compagni e tifosi, si tratta di una novità difficile da digerire.

Il momento arriva in una fase in cui Acerbi all’Inter sperava di ottenere il rinnovo biennale del contratto, forte anche delle prestazioni convincenti offerte in Champions League, dove il suo gol decisivo contro il Barcellona aveva rilanciato la sua immagine europea. Tuttavia, le recenti esclusioni hanno raffreddato l’interesse della società per un prolungamento, rimandando ogni discussione alla prossima estate — se non addirittura cancellandola.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Malumore e futuro incerto: ipotesi addio a gennaio

Il malcontento di Acerbi è ormai palpabile. “Ace”, come viene soprannominato nello spogliatoio, non gradisce l’attuale gestione che prevede un costante turnover. Abituato a essere una figura centrale sia dal punto di vista tecnico sia carismatico, fatica ad accettare un ruolo marginale. Da qui nasce l’ipotesi, tutt’altro che remota, di un addio anticipato nel mercato invernale.

Se dovesse arrivare un’offerta interessante, l’Inter e Acerbi potrebbero decidere di separarsi con reciproca soddisfazione. La dirigenza nerazzurra, pur riconoscendo il contributo del difensore nelle ultime stagioni, non escluderebbe una cessione in caso di proposta congrua e volontà del giocatore di cambiare aria.

Per ora, Acerbi resta un elemento esperto e affidabile, ma la sua avventura all’Inter sembra aver perso quella centralità che l’aveva reso un simbolo della rinascita difensiva nerazzurra. Gennaio potrebbe segnare un nuovo capitolo per il veterano azzurro — dentro o fuori San Siro.

Conte Napoli, il tecnico è a Torino in attesa di ritornare in terra partenopea. E spunta una ipotesi da tenere in considerazione

Conte Napoli, clima incandescente: il tecnico salta l’allenamento e cresce la tensione. Le dimissioni non sono assolutamente da escludere

Clima tesissimo in casa Napoli. L’allenatore Antonio Conte non ha diretto l’allenamento di ieri a Castel Volturno, alimentando ulteriormente le voci di malumore che circondano la squadra dopo la pesante sconfitta di Bologna. Tutti si aspettavano un confronto immediato tra tecnico e giocatori, magari un faccia a faccia per chiarire le dure parole pronunciate dal mister nel post-partita. Invece, Conte non si è presentato al centro sportivo.

A prendere in mano la situazione sono stati il vice Cristian Stellini e il dirigente Gabriele Oriali, chiamati a gestire una seduta di lavoro segnata da imbarazzo e tensione. Solo nel tardo pomeriggio, la società ha pubblicato un comunicato ufficiale, parlando di un “permesso personale” concesso all’allenatore. Ma la versione non ha convinto del tutto tifosi e addetti ai lavori: il “pit-stop” di Conte Napoli, in un momento così delicato, appare quanto meno singolare.

Un’assenza che fa discutere: Stellini guida un allenamento “soft”

Secondo alcune ricostruzioni, non sarebbe la prima volta che Conte si concede una breve pausa durante le soste di campionato. Tuttavia, la decisione di allontanarsi proprio ora — con la squadra in difficoltà e il morale sotto i tacchi — sorprende per il suo tempismo. Il tecnico si trova a Torino, insieme alla famiglia, mentre a Castel Volturno l’atmosfera resta pesante.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Senza i dieci giocatori impegnati con le nazionali e senza il leader in panchina, Stellini ha optato per una seduta leggera, durata poco più di un’ora. Un cambio di tono evidente rispetto alla consueta intensità imposta da Conte, forse anche per calmare un gruppo che lamenta carichi di lavoro troppo duri.

De Laurentiis media e prova a ricompattare l’ambiente

L’assenza di Conte sarebbe stata autorizzata direttamente dal presidente Aurelio De Laurentiis, che avrebbe invitato il tecnico a prendersi qualche giorno per ritrovare lucidità. Dopo la rabbia esplosa a Bologna — con frasi al vetriolo come “Io non accompagno un morto” — il patron ha preferito smorzare i toni e proteggere il progetto tecnico.

Ufficialmente, la società esclude ogni ipotesi di cambio in panchina. Tuttavia, resta l’incognita sul futuro di Conte , che pretende una reazione immediata dal gruppo. Se alla ripresa degli allenamenti non arriveranno segnali di riscatto, le dimissioni — ora solo un’ipotesi — potrebbero trasformarsi in realtà. Il weekend del 17 novembre sarà decisivo per capire se Conte continuerà a guidare la nave azzurra o se si aprirà un nuovo capitolo.

Italia, Stramaccioni: «Gattuso sta facendo un ottimo lavoro sul gruppo. Sulle convocazioni dico una cosa…»

Italia, Stramaccioni in un’intervista ai microfoni di ‘Tuttosport’ si è soffermato sul lavoro di Gattuso, ma anche proiettato sul futuro.

Andrea Stramaccioni, commentatore tecnico Rai, analizza per Tuttosport la situazione della Nazionale di Rino Gattuso, tra le convocazioni, la preparazione agli spareggi Mondiali e le prospettive future.

LE CONVOCAZIONI DI GATTUSO – «Un segnale di grande attenzione al campionato e allo stato di forma dei giocatori che stanno facendo bene: la convocazione di Caprile e il ritorno in azzurro di Ricci lo testimoniano. E in più il ritorno di Scamacca e il dialogo aperto con Chiesa dimostrano che le porte della Nazionale sono aperte».

IL LAVORO SUL GRUPPO – «Gattuso sta facendo un gran de lavoro sul gruppo, anzi sottolineerei che è l’aspetto che mi ha colpito di più, quello mentale e di coesione. La Nazionale si è dimostrata nelle ultime uscite molto affiatata e con segnali di compattezza del gruppo molto importanti. È ovvio che gli avversari non erano di prima fascia, ma si sono rivelati ideali per costruire una base relazionale fondamentale per Gattuso e il suo staff ».

ITALIA-NORVEGIA PER ABITUARCI A UN MATCH DIFFICILE – «Concordo pienamente e il ct lo sa molto bene: la Norvegia sarà il suo primo e ultimo avversario di livello prima dei playoff . Non è il massimo, ma la realtà è questa».

LEGGI ANCHE >>> Partite oggi, stasera e domani: guida alla Diretta TV

CHIESA – «È in contatto col ct, sta lavorando forte per tornare ai suoi livelli, lo capisco, ci sta. Slot fino ad oggi lo ha utilizzato praticamente sempre subentrando e nonostante questo ha 2 gol e 3 assist. Resto convinto che se Chiesa sale di condizione e rendimento avremo bisogno anche di lui in azzurro».

BASTONI E CALAFIORI POSSONO CONVIVERE – «Sì, perché in comune hanno sicuramente la predilezione per il piede sinistro e l’abilità nel lo “spingere palla” con qualità e personalità nella costruzione del gioco ma in fase di non possesso li trovo funzionali: Alessandro ama più i duelli e la marcatura, Riccardo legge molto bene gli spazi sia in anticipo sia in copertura. Sono entrambi veloci e forti nel gioco aereo. Mi piaccio no tantissimo sia singolarmente che come coppia centrale».

Bologna, occasione importante per quel giocatore dopo l’infortunio di Cambiaghi. Il punto


Bologna, occasione per Benja Dominguez: tocca a lui trascinare la squadra contro l’Udinese

Il Bologna continua a vivere un momento intenso della stagione, tra infortuni, emergenze e la necessità di dare spazio ai giovani. In questo contesto, uno dei protagonisti chiamati a rispondere presente è Benja Dominguez, talento argentino che avrà finalmente la possibilità di partire titolare. Come sottolineato dal Corriere dello Sport, Benja si troverà improvvisamente al centro della scena, proprio come accadde a Massimo Pessina, con un carico di responsabilità notevole da portare sulle spalle.

Bologna in emergenza sulla fascia sinistra: Benja titolare a Udine

La trasferta del Bologna sul campo dell’Udinese sarà segnata dalle assenze di Jonathan Rowe e Niccolò Cambiaghi, entrambi indisponibili per infortunio. Questo scenario obbliga il tecnico Vincenzo Italiano a rivedere i propri piani e a lanciare Benja Dominguez dal primo minuto. Per il giovane argentino si tratta di una chance importante, forse la più significativa della sua esperienza finora con la maglia rossoblù.

L’unica presenza da titolare di Benja con il Bologna risale al match contro il Genoa, giocato diversi mesi fa. Da allora, la concorrenza serrata nel reparto offensivo lo ha relegato spesso in panchina, nonostante il suo talento fosse già stato notato durante l’autunno scorso, quando aveva incantato i tifosi del Bologna con giocate imprevedibili e un’energia contagiosa.

Il Bologna punta sui giovani: l’esempio di Pessina

Domenica scorsa, Massimo Pessina aveva colto al volo la sua occasione, rispondendo con maturità e sicurezza alla fiducia dell’allenatore. Ora è il turno di Benja, che dovrà replicare quella determinazione e mostrare di poter essere un valore aggiunto per il Bologna. La società felsinea crede molto nei giovani e, nonostante le difficoltà, vede in queste situazioni un’opportunità per far crescere il gruppo e ampliare le alternative in rosa.

L’occasione di Benja e la spinta del Dall’Ara

Benja Dominguez dovrà tornare ad essere quel “peperino” capace di accendere le partite con la sua rapidità e la sua fantasia. Tutta Bologna attende di rivedere il suo estro in campo, nella speranza che possa contribuire a un risultato positivo in una fase cruciale della stagione. Per il ragazzo argentino, questa non è solo una partita: è l’occasione per conquistare definitivamente Bologna e ritagliarsi un ruolo da protagonista nel progetto rossoblù.


LEGGI LE ULTIMISSIME DELLA SERIE A 

Calciomercato Manchester United, si punta ad un forte centrocampista per potenziare la squadra. Il punto

Calciomercato Manchester United, si punta un grande giocatore in vista del mercato di gennaio

TeamTalk.com ha confermato che, dopo David Ornstein, che il centrocampista del Brighton, Carlos Baleba, desidera il trasferimento al Manchester United. Tuttavia, si scrive anche che Ruben Amorim stia ora preferendo tre alternative per il centrocampo, a causa delle frustrazioni legate al prezzo richiesto dai Seagulls.

PRIORITÀ AL CENTROCAMPO

I Red Devils stanno definendo i piani per la finestra di mercato di gennaio, che si aprirà tra soli 49 giorni, e un nuovo centrocampista è ora in cima alla lista di Amorim. Dopo aver ingaggiato tre attaccanti e un nuovo portiere durante l’estate, il Manchester United è ora pronto ad affrontare l’area che molti considerano la più evidente debolezza della squadra. Nonostante Bruno Fernandes e Casemiro sembrino aver ritrovato una buona forma nelle ultime settimane, i dubbi a lungo termine sulla coppia, così come sui loro sostituti Kobbie Mainoo e Manuel Ugarte, significano che il centrocampo avrà una priorità urgente per Amorim e soci nel 2026. A tal fine, ci è stato comunicato che lo United prevede di ingaggiare due nuovi centrocampisti nel 2026 – e sta spingendo per assicurarsi il primo di questi già a gennaio.

BALEBA: IL DESIDERIO DEL GIOCATORE

Già in estate, lo United aveva valutato un possibile trasferimento di Baleba, ma si era tirato indietro di fronte alla richiesta del Brighton di oltre 100 milioni di sterline. Questo rimane il prezzo fissato per il giocatore e, in seguito a nuove indiscrezioni della scorsa settimana secondo cui Sir Jim Ratcliffe era pronto a “premere il grilletto” per un’offerta iniziale di 90 milioni di sterline per la stella camerunense, tali notizie hanno ricevuto nuova linfa dopo che due giornalisti di mercato hanno rivelato che il centrocampista è desideroso di trasferirsi a Old Trafford. Le prospettive di un accordo hanno recentemente acquisito nuova importanza grazie a David Ornstein, che, interrogato da Planet Football su chi il Manchester United dovesse ingaggiare, ha dichiarato: «Carlos Baleba. Loro lo vogliono, lui li vuole. Il Brighton non vuole lasciarlo andare, ma vedremo cosa riserva il futuro, perché hanno bisogno di migliorare in quel reparto, Ruben Amorim vuole farlo, e questo potrebbe aiutare a completare la loro ricostruzione».

Neuer ritorna in Nazionale? Spunta questa grande indiscrezione sulla Germania in vista del Mondiale

Germania, possibile ritorno di Manuel Neuer? Spunta una situazione molto interessante per i tedeschi

In Germania il giornale Bild riaccende il dibattito sul possibile ritorno di Manuel Neuer (39) in Nazionale per il prossimo Mondiale. Nelle ultime settimane, il portiere del Bayern Monaco, autore di prestazioni eccellenti (a parte un errore contro l’Union Berlin), è tornato a far sognare i tifosi tedeschi, che si interrogano: “Vuole ancora? Deve ancora? Può ancora?”.

TER STEGEN FUORI, BAUMANN TITOLARE:

Attualmente, la porta del DFB è occupata da Oliver Baumann (35), a causa dell’infortunio di Marc-André ter Stegen (33), numero 1 designato, ma fuori da mesi e con un futuro incerto anche al Barcellona, che sembrerebbe volerlo cedere. In questo scenario di incertezza, l’ipotesi di un clamoroso ritorno di Neuer si fa sempre più strada tra fan ed esperti.

GORETZKA GELIDO: «MANU HA CHIUSO»

A smorzare gli entusiasmi, però, è una voce molto vicina al portiere: il compagno di squadra e amico Leon Goretzka (30). Intervistato da sport.de, la stella del DFB ha dichiarato: «Manu ha concluso la sua carriera da portiere della nazionale, quindi non credo che sarà della partita». Le parole di Goretzka sembrano confermare quanto già affermato dallo stesso Neuer in precedenza: «Il fatto è che ho deciso di non giocare più per la Nazionale». Alla domanda se la decisione fosse definitiva, Neuer aveva risposto: «Sì!».

LE PRESSIONI SU NAGELSMANN

Tuttavia, dall’entourage di Neuer si continua a sentire che il portiere sarebbe pronto a tornare in caso di emergenza portieri poco prima del torneo, qualora il CT Julian Nagelsmann (38) glielo chiedesse. Secondo informazioni raccolte da BILD, all’interno della Federazione ci sarebbero già delle voci che starebbero cercando di convincere Nagelsmann a prendere in considerazione un possibile comeback di Neuer, qualora le circostanze lo richiedessero. Il mistero si infittisce e, nonostante le smentite ufficiali, l’ombra di Manuel Neuer continua ad aleggiare sulla porta della Nazionale tedesca in vista del Mondiale.

LEGGI LE ULTIMISSIME DELLA SERIE A 

Messi, un ritorno toccante al Camp Nou: la storia tra passato e presente (e forse un ritorno?)

La visita a sorpresa di Leo Messi al Camp Nou. Il racconto tra passato e presente (e forse un ritorno?)

La visita a sorpresa di Lionel Messi al rinnovato Camp Nou continua a far parlare a Barcellona, anche dopo che Joan Laporta, presidente blaugrana, ha tentato di smorzare le voci su un eventuale ritorno dell’asso argentino nella Ciudad Condal. Tuttavia, all’interno della rosa, c’è chi continua a sognare questa possibilità.

JOAN GARCÍA SOGNA DI CONDIVIDERE LO SPOGLIATOIO CON MESSI Joan García, portiere che i catalani hanno acquistato dai vicini e rivali dell’Espanyol, ha parlato apertamente della possibilità di poter, un giorno, condividere lo spogliatoio con l’attuale giocatore dell’Inter Miami, pur ammettendo di non sapere «fino a che punto sarà possibile». «Messi può giocare dove vuole. Ho sempre voluto che tornasse per poter giocare con lui. Ma non so fino a che punto sarà possibile», ha affermato il portiere, 24 anni, in un’intervista alla radio RAC1.

UN’EREDITÀ INDIMENTICABILE E LA SPERANZA DEI TIFOSI Per l’universo Barça, è difficile dimenticare tutto ciò che Messi ha fatto e conquistato nel club. Oltre ai numerosi trofei, tra cui quattro UEFA Champions League, “La Pulga” ha segnato ben 672 gol in 778 partite ufficiali con il club catalano. Non sorprende, quindi, che la maggior parte dei tifosi — e, a quanto pare, anche i giocatori — sognino il ritorno del fuoriclasse a casa.

La speranza del ritorno di Messi, nonostante le dichiarazioni di Laporta, rimane viva nel cuore dei catalani, alimentata dal desiderio di rivedere il più grande giocatore della storia del club indossare la maglia blaugrana e incantare nuovamente il Camp Nou.

Gianni Rivera: «Provo grande dispiacere in questo momento per il nostro calcio. Negli anni Ottanta potevo diventare l’allenatore del Milan»

Gianni Rivera si racconta a Tuttosport: «Provo dispiacere in questo momento per il nostro calcio. Potevo diventare l’allenatore del Milan»

Gianni Rivera, Pallone d’Oro 1969 e iconico numero 10, si racconta a Tuttosport con la sua solita schiettezza, esprimendo profondo dispiacere per il calcio italiano e lanciando critiche al sistema attuale.


ITALIA IN DIFFICOLTÀ –
«Siamo in difficoltà. Provo grande dispiacere in questo momento per il nostro calcio. Io lo vorrei sempre vedere ai massimi livelli, a partire dalla Nazionale. Non dico che l’Italia debba vincere il Mondiale, ma almeno parteciparvi. Cosa non accaduta nelle ultime due edizioni. Speriamo stavolta di farcela».
COSA MANCA – «Non ci sono campioni in questo momento ed è dura senza di loro arrivare a ottenere grossi risultati. Anche in Serie A ormai i pochi calciatori bravi sono quasi tutti stranieri. Non può immaginare il fastidio che mi provoca questa cosa. Prima i migliori in ogni squadra erano per la maggior parte italiani e arrivavano poi in Nazionale. Ora il nostro calcio non crea più grandi giocatori e la colpa è delle società che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori»
COSA NON GLI PIACE – «Non mi piace vedere gli americani padroni del calcio italiano: molti di loro dovrebbero svolgere un altro mestiere. Per fare i presidenti non basta avere i soldi: bisogna anche capire di calcio. A loro, invece, il calcio interessa; perché da esso ci guadagnano…».
IL MILAN AMERICANO – «Io addirittura sono in causa per alcune questioni. Gli americani non tengono conto delle bandiere, ma non capiscono molto di calcio».
LA VITTORIA AL MONDIALE – «Ci sono andato vicino, ma abbiamo trovato Pelé che era il più forte di tutti Si vede che davano per scontato che non avremmo vinto contro quel Brasile e infatti non mi hanno fatto giocare la finale…».
IL NUMERO 10 CHE APPREZZA – «Ormai quelli non esistono quasi più o giocano in altri ruoli, qualcuno sulla fascia. I fantasisti puri sono spariti. In Serie A apprezzo molto Leao».
LA SUA DISCONTINUITA’ – «Neanche Pelé vinceva da solo tutte le partite. Leao è bravo e va lasciato in pace. Fa giocate che tanti altri, pur impegnandosi come e anche più di lui, non sono in grado fare. Rafa può migliorare ancora. Va sostenuto, senza ogni volta discuterlo alla prima gara in cui non riesce a segnare».
ALLENATORE – «Negli anni Ottanta potevo diventare l’allenatore del Milan, ma poi arrivò Berlusconi e mi propose di diventare il presidente dei Milan club. A quel punto ho declinato e fatto il parlamentare».
IL PALLONE D’ORO – «In realtà avrei dovuto vincerne un altro già qualche anno prima, ma mi dissero che dovevano darlo a Yashin. Un po’ come premio alla carriera, un po’ per le questioni dell’Urss…».

LEGGI ANCHE – Qualificazioni Mondiali 2026 Europa: calendario, risultati, classifiche

Bologna, scatta l’emergenza infortuni per i rossoblù! Da Freuler passando per Cambiaghi: Italiano adesso cerca soluzioni. I dettagli

Bologna alle prese con l’emergenza infortuni: da Freuler a Cambiaghi, Italiano deve inventare nuove soluzioni. Tutti i dettagli

Il Bologna di Vincenzo Italiano è alle prese con una vera e propria emergenza infortuni, che sta falcidiando la rosa a pochi giorni dalla ripresa del campionato. Dopo Remo Freuler e Lukasz Skorupski, si fermano anche Jonathan Rowe e, con grande probabilità, Nicolò Cambiaghi, l’uomo più in forma del momento. A Casteldebole piove sul bagnato e la coperta è sempre più corta per il tecnico rossoblù. Ecco cosa scrive Il Resto del Carlino.


Cambiaghi in forse, Rowe out per tre settimane
Le condizioni di Nicolò Cambiaghi, rientrato ieri da Coverciano, tengono con il fiato sospeso: le prime notizie parlano di un versamento al polpaccio destro, sinonimo di lesione. Si attendono gli esiti degli ultimi esami per capire l’entità dell’infortunio, ma lo stop potrebbe essere di 3-4 settimane o anche più, come accaduto a Skorupski. Per Jonathan Rowe, invece, sono arrivate le conferme: lesione di basso grado del bicipite femorale destro, con tempi di recupero di circa 3 settimane. Ciò significa niente Udine e niente Salisburgo, con un rientro previsto tra Cremonese e Parma (in Coppa Italia).


Emergenza sugli esterni: manca l’uomo in più
La situazione è critica, soprattutto sugli esterni, in particolare sulla corsia sinistra. Italiano perde non solo l’imprendibile Cambiaghi, decisivo con 3 assist e 2 reti nelle ultime 6 uscite di campionato, ma anche il suo primo cambio, Rowe, che rallenta il suo percorso di inserimento in squadra.


Dominguez, ultima speranza e rebus tattico
L’emergenza potrebbe rappresentare un’occasione di rilancio per Dominguez, che avrà la possibilità di riprendersi un ruolo da protagonista, tamponando le assenze in campionato. Il problema è che l’argentino è fuori dalla lista UEFA e Italiano dovrà inventarsi qualcosa per le coppe, magari adattando Bernardeschi o Odgaard, quest’ultimo già utilizzato da esterno con il Brann. Anche Zortea ha giocato a sinistra in carriera, ma è fuori lista De Silvestri in Europa.

LEGGI ANCHE – Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Norvegia Estonia, una partita che non dovrebbe avere storia. L’Italia si aggrappa a questo spiraglio: tutti gli scenari

Norvegia Estonia: una sfida dal pronostico scritto. L’Italia resta appesa a questo spiraglio, con tutti gli scenari ancora da decifrare

Sulla carta, la partita Norvegia-Estonia non dovrebbe avere storia: da una parte l’inarrestabile Norvegia di Erling Haaland, con sei vittorie su sei e il pass per il Mondiale americano praticamente in tasca; dall’altra un’Estonia senza obiettivi, già eliminata, ma con l’orgoglio da difendere. Eppure, come insegna la storia del calcio, la logica non basta mai. L’Italia, che scenderà in campo a Chisinau sapendo già l’esito di questa sfida, si aggrappa a quell’unico spiraglio: che accada l’imprevedibile. Ecco cosa ha scritto Tuttosport.


Davide contro Golia
Gli azzurri di Gattuso hanno già la testa ai playoff, ma nel calcio non è mai finita finché non è finita. Se a Oslo (calcio d’inizio ore 18) i baltici riuscissero a fermare Haaland e compagni, anche solo con un pareggio, la classifica si riaprirebbe e l’ultima giornata diventerebbe una vera e propria finale. Il problema è che la Norvegia non ha quasi mai tremato in queste qualificazioni: 29 gol segnati, 3 subiti, otto vittorie nelle ultime nove partite casalinghe. Una squadra costruita per vincere, con un attaccante che da solo ha segnato più di molte nazionali intere. Eppure, l’assenza del capitano Martin Ødegaard, fermato da un infortunio, costringerà Solbakken a trovare nuovi equilibri a centrocampo: un dettaglio che, per chi vuole sperare, può diventare una crepa.


La speranza dei precedenti
L’Estonia, dal canto suo, non è abituata a fare da comparsa docile. Nei precedenti con la Norvegia (5 vittorie nordiche, 2 pareggi e una sola affermazione estone), non ha quasi mai rimediato vere e proprie imbarcate. L’unica risale a un’amichevole del ’95, finita 7-0. Nell’ultima sfida in casa dei vichinghi, nel 2014, i baltici, seppur in amichevole, si imposero di misura (1-0). All’andata, a Tallinn, alla Norvegia bastò il solito Haaland per un sofferto 1-0, merito anche dell’Estonia, capace di restare in partita fino al triplice fischio. In un contesto simile, con tutta la pressione sui padroni di casa, ogni minuto senza gol può diventare un macigno.


Il digiuno della Norvegia
Per la Norvegia la missione è chiara: vincere e staccare il biglietto per la Coppa del Mondo 2026, chiudendo un digiuno che dura dal 1998, quando fu la rete di Bobo Vieri a mandare a casa la Norvegia di Ståle Solbakken (allora giocatore, oggi CT dei nordici). Ma il pallone, rotondo com’è, ama tradire le certezze. Una deviazione, un rigore sbagliato, un contropiede improvviso: basta un episodio per cambiare la storia di un girone, per riaccendere il sogno di un Paese intero. E così, mentre Haaland prepara l’ennesimo timbro da copertina, l’Italia incrocia le dita e guarda verso Oslo con la speranza che, per una notte, il calcio si ricordi della sua legge più romantica: quella secondo cui, ogni tanto, anche i giganti cadono.

LEGGI ANCHE – Squadre qualificate Mondiali 2026: tutte le Nazionali presenti, continente per continente

Torino, quanti convocati in Nazionale! Baroni è al secondo posto in Serie A per numeri di calciatori chiamati. Momento di grande visibilità per i granata

Torino protagonista in Nazionale: con tanti granata convocati, Baroni si piazza al 2° posto in Serie A per numero di giocatori chiamati

Tuttosport riporta una situazione inedita in casa Torino: ben dodici calciatori granata sono in giro per il mondo, impegnati con le rispettive nazionali. Un numero impressionante che colloca il club di Baroni al secondo posto in Serie A per numero di convocati, superato solo dall’Atalanta (14). Un dato che, se da un lato riempie d’orgoglio la dirigenza e il tecnico, dall’altro evidenzia un problema logistico per Baroni, che si ritrova in questi giorni con un Filadelfia semivuoto.


Un Filadelfia a ranghi ridotti
Alla ripresa degli allenamenti, ieri erano presenti solamente 14 calciatori, inclusi i tre portieri (Israel, Paleari e Popa). I giocatori di movimento erano appena 11, uno in meno rispetto a quelli partiti per rispondere alle chiamate dei CT. A rimpinguare il gruppo c’erano alcuni giovani delle giovanili, oltre a Sazonov, che pur facendo parte della prima squadra non è utilizzabile in campionato. Il numero dei presenti aumenterà solo la prossima settimana, con il rientro dei primi nazionali.


Il calendario aiuta Baroni
Fortunatamente, il calendario di Serie A viene in aiuto a Baroni. Il Torino giocherà contro il Como nel posticipo di lunedì 24 novembre, concedendo all’allenatore qualche giorno in più per preparare al meglio la partita con tutti i suoi giocatori.


Attacco a ranghi quasi completi, difesa in attesa
Gli allenamenti di questa settimana saranno cruciali per affinare l’intesa tra gli attaccanti rimasti a Torino. Adams e Njie a parte, tutti gli altri sono a disposizione, il che darà a Simeone la possibilità di lavorare al fianco di Ngonge e Zapata. Proprio sul colombiano si concentrano gli sforzi dello staff di Baroni, con l’obiettivo di riportarlo alla migliore condizione fisica. La difesa, invece, è quasi completamente “svuotata”, con tutti i centrali in nazionale. Baroni potrà lavorare solo con i terzini, ad eccezione di Pedersen, impegnato con la Norvegia e prossimo avversario dell’Italia.


In sintesi, il Torino vive un momento di grande visibilità internazionale, ma Baroni è chiamato a gestire una situazione complessa con un occhio al campo e l’altro al rientro dei suoi gioielli, per preparare al meglio il prossimo impegno di campionato e continuare il percorso di crescita della squadra.

LEGGI ANCHE – Record presenze Serie A: la classifica dei calciatori

Cambiaghi Bologna, brutte notizie per i tifosi rossoblù! C’è lesione, ecco i tempi di recupero! Il comunicato ufficiale

Cambiaghi Bologna, tegola per Italiano: lesione confermata. I tifosi rossoblù tremano, ecco i tempi di recupero dal comunicato ufficiale

Durante una sessione di allenamento con la Nazionale, Nicolò Cambiaghi ha accusato un problema muscolare che ha destato immediata preoccupazione. Gli accertamenti medici hanno chiarito la natura dell’infortunio, evidenziando una lesione di primo grado al soleo destro.

Il Bologna e i tifosi rossoblù dovranno ora fare i conti con la sua assenza: i tempi di recupero stimati sono di circa tre settimane, un periodo che lo terrà lontano dal campo in una fase delicata della stagione.

COMUNICATO – In seguito a un problema accusato durante una fase di allenamento con la Nazionale, Nicolò Cambiaghi è stato sottoposto agli esami strumentali che hanno evidenziato una lesione di primo grado al soleo destro: tempi di recupero di circa 3 settimane.

LEGGI ANCHE – Cambiaghi Italia, il giocatore del Bologna si è fermato per infortunio: una nuova tegola per Gattuso. Le condizioni dell’attaccante

Benarrivo si racconta: «Pasadena? Incubo ricorrente. Il rigore di Baggio? Quella giornata è come un film horror. Sarei potuto andare alla Juve. Vi racconto il litigio con Sacchi»

Benarrivo parla alla Gazzetta: «Pasadena? Incubo ricorrente. Il rigore di Baggio? Quella giornata è come un film horror. Juve…»

Antonio Benarrivo, ex terzino di Brindisi, Padova e Parma, si confessa a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo i momenti salienti di una carriera ricca di successi ma anche di una ferita che non si rimarginerà mai: la sconfitta ai Mondiali di USA ’94.


PASADENA ’94 – «È un incubo ricorrente. Per me è un dolore enorme, troppo grande. Non penso che lo supererò mai. Ogni tanto mi capita di sognarla: rigiochiamo la finale e vinciamo noi. Ci hanno rubato un sogno dalle mani».
IL RIGORE DI BAGGIO – «Quella giornata è come un film horror. Ho sofferto tantissimo. E Robi che tira in quel modo… una cosa da non credere. Che poi, ci tengo a precisarlo, non ha sbagliato solo Baggio, ma il suo errore è l’emblema di una notte da dimenticare. Magari riuscirci…».
IL LITIGIO CON SACCHI – «Non lo sanno in molti, ma sì ho rischiato. Sacchi, durante una partita, mi urlò “Ti strozzo” e io capii una cosa diversa. Avevo sentito una lettera di troppo, così lo insultai dal campo. Poi, negli spogliatoi, ci chiarimmo subito. Per una consonante compresa in modo sbagliato stavo per andarmene a casa con largo anticipo».
ANCELOTTI – «Detta così fa sorridere, ma se non lo esonerarono da Parma lo deve a un mio gol. Giocavamo a Vicenza e non passavamo un bel periodo: la società gli aveva comunicato che se avessimo perso lo avrebbe mandato via. Io segnai a cinque minuti dalla fine, pareggiammo, e di fatto lo salvai. E chissà come sarebbe andata la sua carriera…».
GLI INIZI A PARMA – «Quando arrivai il terzino sinistro era Di Chiara, titolare inamovibile e leader. Io, quindi, ero destinato a un’annata da riserva. In ritiro, però, dissi a Nevio Scala che sia a Padova che a Brindisi avevo giocato anche a destra all’occorrenza. Fu una bugia a fin di bene. In realtà non lo avevo mai fatto prima di allora, ma da lì in poi mi sono guadagnato il posto e mi ha fatto giocare sempre. È stata la svolta della mia carriera».
POTEVA ANDARE ALLA JUVE – «Sì, dopo il Mondiale c’era stata questa possibilità. I bianconeri mi volevano, incontrai anche Moggi. Scelsi di restare per una questione di fedeltà, lo dovevo a Tanzi».
TANZI – «Mi convocò nel suo ufficio e mi chiese che volessi fare. “Se vuoi vai, ma io voglio vincere e mi servi tu”, mi disse. Non ci pensai un secondo e rimasi».
IL COMPAGNO PIU’ SIMPATICO – «Tra tutti scelgo Asprilla per distacco. Tino era un pazzo, ma in senso positivo. E pensi che all’inizio era timidissimo, non voleva farsi la doccia perché si vergognava. Aspettava che tutti avessero finito, prima di andare. Poi, con il tempo, si è rivelato quello che era, ovvero un matto».

LEGGI ANCHE – Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Bordin, ex ct Moldova: «L’Italia è favorita perché è più forte e ha un tecnico preparato come Gattuso, uno che trasmette valori»

Bordin, ex ct Moldova, in vista di stasera: «L’Italia è favorita perché è più forte e ha un tecnico preparato come Gattuso, uno che trasmette valori»

Roberto Bordin, ex CT della Moldova da febbraio a novembre 2021 e tre volte campione moldavo con lo Sheriff Tiraspol, conosce bene il calcio moldavo. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha analizzato l’incontro che attende l’Italia questa sera e ha ricordato la sua esperienza in Eastern Europe.


L’INCONTRO DI STASERA – «Meno semplice di quello che la classifica del gruppo faccia pensare. Il calcio in Moldova è in crescita e tanti giocatori stanno facendo esperienza all’estero, anche se in campionati di seconda fascia. L’Italia è favorita perché è più forte e ha un tecnico preparato come Gattuso, uno che trasmette valori e ti dice le cose in faccia. Gli azzurri però non devono commettere l’errore di sottovalutare l’impegno: lo stadio di Chisinau è caldo e si fa sentire».
LA SUA ESPERIENZA IN MOLDOVA – «Bellissima perché a Tiraspol e a Chisinau si sta bene: sono due belle città dove le cose sono organizzate e funzionano. Il calcio poi è seguito tutta la settimana e la gente ti ferma per strada per incoraggiarti. La guerra non si avverte nella quotidianità nonostante la Moldova confini con l’Ucraina. Spero però che finisca presto e che la pace torni».
IL SUO FUTURO – «Vedremo… Di certo sono contento delle esperienze che ho fatto nella mia carriera. Con la nazionale moldova potevamo fare di più, ma il tempo per lavorare è stato poco e spesso i giocatori arrivavano a 48 ore dalla partita, dopo viaggi lunghissimi e due scali. In certe condizioni è complicato fare esprimere la squadra in un determinato modo. Con il Tiraspol invece credo che i risultati siano stati importanti e ci siamo tolti enormi soddisfazioni arrivando anche nelle coppe europee: abbiamo dimostrato che quello moldavo è un calcio in netta crescita».

LEGGI ANCHE – Qualificazioni Mondiali 2026 Europa: calendario, risultati, classifiche

Fiorentina Vanoli, avete notato il messaggio nascosto del nuovo mister della viola? La vera svolta parte da qui! Il focus

Fiorentina Vanoli: ieri nella sala stampa del Viola Park è andata in scena la presentazione dell’allenatore viola ecco i momenti chiave della serata

La presentazione ufficiale di Paolo Vanoli al Viola Park arriva in un momento in cui la Fiorentina ha più bisogno di solidità che di promesse. Eppure, paradossalmente, proprio questa sua semplicità, questa chiarezza quasi ruvida, sembra essere l’arma giusta per ripartire. Vanoli non si è nascosto dietro frasi fatte né ha indossato la retorica del “salvatore della patria”. Ha parlato da allenatore vero, consapevole della situazione ma senza paura. E, onestamente, si vede.

La sfida accettata con lucidità: “Non ho paura”

LEGGI ANCHE >>> Vanoli non si è venduto come un visionario o un mago venuto a cambiare la stagione con una bacchetta. Ha detto una cosa più importante: non ha paura. E in un ambiente che in questi mesi ha respirato fragilità, continui cambi di umore e risultati deludenti, sentirlo dire con questa tranquillità non è banale.
Ha riconosciuto il peso di Firenze, il ruolo del presidente, il percorso della società. Ha parlato di lucidità, e di lavoro, tanto lavoro.
Per me questo è il primo segnale serio: non ha voluto toccare temi facili come il mercato o la preparazione estiva per ripulirsi la coscienza. Ha scelto la via più dura, che però è anche quella più sincera.

Una mentalità operaia per uscire dal buio

Uno dei passaggi più convincenti è stato quello sulla mentalità. Ha insistito più volte sull’umiltà, sulla compattezza, sul fatto che “siamo qui sotto”. È brutale, ma è vero. E lo dice senza inchiodare la squadra, anzi: mette in chiaro che la chiave di tutto non sarà la tecnica ma l’atteggiamento.
La sua idea di “elmetto”, di lavorare a piccoli passi, è molto chiara. Lo si vede anche nella scelta di tornare a marcature più semplici o nella volontà di puntare sulle basi prima di pensare a qualsiasi cambio di modulo.

Ti dico la mia: in un momento così, parlare di identità o di schemi avanzati sarebbe non solo inutile, ma anche controproducente. Vanoli lo sa e dimostra di avere la testa giusta per guidare una squadra impaurita.

Il rapporto con lo spogliatoio e la necessità di ricostruire fiducia

Quando parla dello spogliatoio e di come ha trovato la squadra, Vanoli dà l’impressione di uno che ha capito il punto debole: la paura. Non la mancanza di qualità, non la pigrizia, ma la paura.
Dice apertamente che questo gruppo è affamato, ma che proprio questa fame rischia di trasformarsi in frenesia. E qui secondo me tocca un nervo scoperto: la Fiorentina, in questi mesi, ha spesso giocato con il fiato corto mentale, come se quasi temesse l’errore più di quanto desiderasse la vittoria.

A me piace molto il suo invito alla calma, quella calma che non è superficialità ma ordine. L’idea di “non far scappare il Genoa” a Marassi è l’esempio perfetto di quello che intende: non romanticismo, ma concretezza.

I singoli: tra responsabilità e nuove gerarchie

Interessanti anche le sue parole su Fagioli e Gudmundsson. Vanoli è stato diretto: la qualità c’è, ma deve venire fuori con una mentalità diversa.
Mi è piaciuta la frase “deve lui capire me, non il contrario”: non è arroganza, è chiarezza. Sta dicendo che non sarà lui ad adattarsi alle insicurezze dei giocatori, ma che dovranno essere loro a salire di livello, a capire cosa serve oggi, non cosa li valorizza di più in teoria.

E sulla convivenza tra Piccoli e Kean non si è nascosto: oggi non è una priorità, oggi conta ritrovare equilibrio, fiducia, gol e soprattutto spirito.

Una rottura col passato senza rancori

Un passaggio molto forte è quello sulla “pagina nuova”. Vanoli non ha rinnegato il lavoro di chi c’era prima, non ha attaccato Pioli né si è messo su un piedistallo.
Ha solo detto una verità semplice: se continuiamo a guardare indietro, non ne usciamo.
E ha ragione. Questa squadra si porta addosso mesi di delusione, di incomprensioni, di prestazioni fragili. Ma continuare a rimuginare su cosa non ha funzionato significherebbe aggiungere un peso inutile.

Secondo me questo è l’approccio più sano che si potesse chiedere: sereno, pulito, senza polemiche.

Perché le sue parole fanno ben sperare

In conclusione, Vanoli non ha promesso mari e monti. Non ha parlato di rivoluzioni, non ha venduto sogni. Ha parlato di lavoro, di responsabilità, di testa bassa. E lo ha fatto con una sincerità che oggi pesa più di qualsiasi frase ad effetto.
Ha dimostrato conoscenza del contesto, rispetto per i tifosi, lucidità tattica e umana.
E ti dico, Leo: non so dove arriverà la Fiorentina, ma da queste parole si capisce che almeno si riparte da qualcosa di concreto. E dopo mesi così, era esattamente ciò che serviva.

Francia, obiettivo vincere per i propri tifosi. Nel mezzo anche un ricordo tanto particolare quanto toccante

Francia, a dieci anni dagli attentati i francesi vogliono portare a casa un risultato molto importante per i loro tifosi

Oggi, 13 novembre, la Francia si ferma per il decimo anniversario degli attacchi terroristici che nel 2015 colpirono Parigi, dal Bataclan allo Stade de France. Un giorno denso di significato che vede la Nazionale scendere in campo per un appuntamento cruciale. Kylian Mbappé, capitano dei Bleus, allora sedicenne e giovane promessa del Monaco, ricorda con emozione quel tragico giorno: «Ricordo bene quel giorno, i miei vivevano ancora a Bondy ed ero molto preoccupato. Giocare 10 anni dopo è strano, non in senso positivo, ma cercheremo di rendere omaggio per tutto il giorno a coloro che sono stati colpiti, alle vittime».

MONDIALE IN PALIO E IL RITORNO DI KANTÉ

Sullo sfondo di questo ricordo, la Francia si gioca un pass fondamentale per il Mondiale, affrontando l’Ucraina al Parco dei Principi. Una vittoria è d’obbligo per non essere più raggiungibile dalla nazionale di Rebrov o dall’Islanda. Il CT Didier Deschamps è chiaro: «Dobbiamo assicurarci di raggiungere il nostro obiettivo». Nonostante le assenze, il gruppo riabbraccia una figura iconica: N’Golo Kanté. Il centrocampista, ora all’Al-Ittihad, torna in Nazionale e Deschamps non nasconde la sua soddisfazione: «Sta bene, sorride sempre. In Arabia Saudita mantiene il suo livello di rendimento, con più partite in questa stagione, dato che il suo club gioca la Champions asiatica. È ancora al top, ha l’esperienza e un bagaglio prezioso per questo tipo di sfide». Nel gruppo c’è anche Rayan Cherki, l’ex Lione ora al Manchester City, che sta conquistando la fiducia di Guardiola.

L’ULTIMA DI DIDIER IN FRANCIA

Mentre Cherki si prepara a un futuro da protagonista, quella di stasera contro l’Ucraina sarà l’ultima partita di Didier Deschamps in Francia prima del suo addio dopo il Mondiale, come ampiamente preannunciato. «Non sarà una partita speciale per questo motivo – ha precisato il selezionatore – La cosa più importante è ciò che accadrà in campo durante la gara: sono concentrato su questo e me la godo».
Un intreccio di emozioni, ricordi e obiettivi sportivi per una Francia che si prepara a vivere una serata intensa, tra il tributo alle vittime di una ferita ancora aperta e la determinazione di conquistare un futuro mondiale.

Torino, una difesa tanto solida quanto decisiva per Baroni. Ecco la situazione raccontata in casa granata

Analisi approfondita presso il Torino. Una difesa solida come la roccia per i granata

La Gazzetta dello Sport analizza la solida difesa del Torino di Marco Baroni, che si ritroverà al Filadelfia a metà della prossima settimana per preparare la partita di lunedì 24 contro il Como. Ardian Ismajli, Guillermo Maripan e Saul Coco sono diventati una certezza per il tecnico granata, dimostrando affidabilità e un’attenzione difensiva che ha esaltato i tifosi, in particolare nella prestazione convincente contro la Juventus nel derby.


Ismajli, l’ultimo arrivato ma già decisivo


Ardian Ismajli, reduce da un problema alla coscia che ne ha limitato l’utilizzo, è tornato protagonista sulla fascia destra della difesa granata contro la Juventus. «Cinque duelli vinti, quattro palle recuperate, nessun fallo commesso». Ma al di là dei numeri, restano le immagini del suo salvataggio in scivolata su McKennie e la sua capacità di limitare Yildiz in collaborazione con Pedersen. Se manterrà questo rendimento, sarà difficile per Baroni toglierlo dall’undici di partenza.


Maripan, il totem inamovibile al centro
Guillermo Maripan è inamovibile al centro della difesa. Nelle ultime cinque partite le sue prestazioni non sono mai scese sotto il 7, e anche nel derby è stato inappuntabile. Ha fermato Vlahovic e in generale ha limitato l’attaccante serbo, così come ha fatto con David nella ripresa. Dopo le difficoltà di inizio stagione, il cileno è tornato a essere il punto di riferimento indiscusso del reparto e ha persino trovato il gol contro il Genoa. La sua disciplina e il suo rendimento sono eccezionali.


Coco, la crescita costante del leader silenzioso


Saul Coco è l’unico giocatore del Torino ad aver giocato tutte le partite per 90 minuti finora in campionato, senza aver ricevuto nemmeno un’ammonizione. Se nella passata stagione alternava prestazioni brillanti a quelle meno solide, in questo campionato le sue prestazioni sono continue e l’atteggiamento è quello di un leader.

Anche se meno in evidenza all’Allianz Stadium, ha garantito presenza e attenzione, con 32 passaggi positivi (è il granata che ha gestito più palloni), quattro palle intercettate e sei possessi recuperati. Un Coco a tutto campo, sempre più incisivo e con la continuità che i tifosi granata si aspettano da lui.


La difesa del Torino si presenta compatta e solida, pronta ad affrontare il Como con la consapevolezza di poter contare su tre pilastri che hanno dimostrato di essere all’altezza delle aspettative.

Italia, obiettivo trovare il rebus per strappare la qualificazione ai Mondiali. Nel mezzo un dato particolare

L’Italia tra Moldavia e Norvegia si gioca molto il passaggio ai Mondiali. Ecco dove sciogliere gli ultimi nodi

L’Italia di Gattuso si appresta a scendere in campo questa sera a Chisinau contro la Moldova (ore 20.45) con un occhio e un orecchio puntati su Oslo, dove la Norvegia di Haaland affronterà l’Estonia. Il destino degli azzurri nel girone di qualificazione al Mondiale 2026 è appeso a un filo, o meglio, al “pallottoliere” norvegese. Ecco una sintesi dell’analisi proposta oggi dal Corriere dello Sport.

Un occhio a Oslo: il “miracolo” estone per il match ball Se Haaland e i suoi compagni useranno il “pallottoliere” anche oggi pomeriggio, come appare scontato, non ci sarà neppure bisogno di fare i conti: l’Italia, un’ora prima di scendere in campo, entrerà in modalità amichevole e comincerà a prepararsi ai playoff di marzo per il sogno americano rimandato.

«Oggi, almeno sino alle ore 20 compreso il recupero di Oslo, saremo tutti estoni e nessuno gridi allo scandalo. Dove finisce la razionalità, comincia l’american dream. È l’ultima possibilità per avvicinarsi e immaginare il sorpasso in volata. Si fermano loro, vinciamo noi e saliamo a meno 1 in classifica. In caso contrario titoli di coda sul girone».

Le difficoltà di Gattuso e la gestione del gruppo Gattuso, subentrato a Spalletti, naviga a vista senza vendere fumo, con sano pragmatismo. In un ritiro mai così corto e con un calendario serratissimo, l’Italia non si illude di buone notizie da Oslo. Il CT è apparso teso e preoccupato, ma è deciso a mettere sotto pressione i giocatori meno impiegati, come Vicario, che potrebbe prendere il posto di Donnarumma tra i pali.

«Solo un clamoroso inciampo della nazionale di Solbakken con l’Estonia trasformerebbe l’appuntamento di Milano in un potenziale match ball. Un mese fa lo stesso ipotetico pensiero venne dissolto in fretta dai norvegesi. Cinque gol a Israele e tanti saluti. Non succede, ma se succede, dicevano una volta a Roma, pensando allo scudetto. Logico l’interrogativo. Se stasera accadesse l’inimmaginabile?».Le scelte del Ct In linea di principio, Gattuso imboccherà il sentiero del compromesso, con alcuni titolari e diverse novità. Si rivedrà il tandem offensivo ex Sassuolo formato da Raspadori e Scamacca. Quest’ultimo torna titolare per la prima volta dal 29 luglio 2024, quando l’Italia di Spalletti si arrese alla Svizzera a Berlino. Confermato il 4-4-2. Davanti a Vicario, sulla linea difensiva dovrebbero esserci Bellanova (in pole su Di Lorenzo), Mancini, Buongiorno (favorito su Bastoni) e Cambiaso. Orsolini e Zaccagni gli esterni d’attacco, Cristante e Tonali la coppia di centrocampo. Il numero 8 del Newcastle, Tonali, salterà la Norvegia per evitare un eventuale cartellino giallo che lo costringerebbe a saltare la semifinale dei playoff.L’Italia non può permettersi di perdere giocatori chiave come Tonali, Donnarumma, Kean e Retegui, a cui ci si dovrà affidare per superare le Colonne d’Ercole a distanza di sedici anni da Brasile 2014. Il sogno americano è ancora vivo, ma per gli azzurri passa inevitabilmente da Oslo.

Lewandowski e quel passaggio al Milan che stuzzica la fantasia dei tifosi rossoneri. Ecco la situazione attuale

Lewandowski vicino al passaggio al Milan? Una punta fondamentale dopo l’addio di Giroud

La questione del centravanti in casa Milan è tornata prepotentemente al centro del dibattito, specialmente dopo l’addio di Olivier Giroud. Sebbene un’operazione per Robert Lewandowski a gennaio sia considerata impossibile, i numeri impietosi degli attaccanti succeduti al francese alimentano la necessità rossonera di trovare un “super bomber” per la prossima estate, anche se attempato.

Ecco l’analisi di Tuttosport Un investimento non fruttuoso: oltre 100 milioni per 21 gol Nelle ultime sessioni di mercato, il Milan ha investito ingenti somme per cercare la punta ideale, senza successo. L’ultimo attaccante a performare con costanza è stato proprio Giroud, con 49 gol in 132 partite (uno ogni 2.7 gare). Dopo di lui, è iniziata una vera e propria caccia, tra scommesse a parametro zero rivelatesi costose come Divock Origi (2 gol in 36 partite), tentativi di rilancio come Luka Jovic (13 gol in 47 partite) e prestiti come Tammy Abraham (10 gol in 44 partite).Ma il capitolo più “succoso” riguarda gli attaccanti acquistati per ricoprire il ruolo di numero nove: per Noah Okafor, Alvaro Morata, Santiago Gimenez e Christopher Nkunku, dalle casse rossonere sono fuoriusciti oltre 100 milioni di euro in cartellini.

Il loro bilancio totale è di appena 21 gol in 111 gare complessivamente giocate, ovvero uno ogni 5.28 partite. Numeri che non mentono e che evidenziano una lacuna in rosa.Lewandowski, il sogno over 38 per cambiare rotta Nell’attuale rosa milanista, pur con grandi attaccanti come Christian Pulisic e Rafael Leao, nessuno è un centravanti puro. Ecco perché Robert Lewandowski, nonostante i suoi quasi 38 anni, potrebbe essere il nome giusto per dare una svolta.

Il polacco, una macchina da gol, si trova bene al Barcellona ma ha un contratto in scadenza a giugno. Un patto tra gentiluomini con il club blaugrana gli concede l’ultima parola sull’attivazione di una clausola di estensione. Se decidesse di lasciare, il Barça non attiverebbe il rinnovo.Il Milan monitora seriamente la situazione. Se è vero che la Serie A non ha la forza economica per competere con Premier League e le altre big europee per profili di primissimo livello, l’arrivo di un fuoriclasse come Lewandowski, pur se nel breve periodo, potrebbe rappresentare la “carezza al cuore” di cui il Milan ha bisogno per risolvere un annoso problema e sognare in grande.

LEGGI LE ULTIME DI SERIE A

Capello sicuro: «Inter e Milan hanno dei pro e contro non indifferenti. Vi spiego questa cosa»

Fabio Capello ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla situazione attuale di Inter e Milan. Ecco le parole

Fabio Capello, storico allenatore di Milan, Real Madrid e Roma, analizza per La Gazzetta dello Sport i pregi e i difetti delle difese di Inter e Milan in vista del derby di altissima quota.


I PUNTI DI FORZA – «L’Inter segna tanto ma ne prende anche parecchi. Acerbi dà bene le direttive, Akanji mi piace perché ha personalità ed è bravo con la palla fra i piedi. Anche Bastoni è bravo coi piedi, un pelo meno quando deve marcare: a volte si perde l’uomo, è più valido nella fase offensiva. E poi l’Inter ha un grande punto di forza su entrambe le fasce, fanno ottimi cambi di campo. Dei rossoneri, mi piace Pavlovic, anche se a volte si perde l’uomo in area. Lui e Tomori sono punti fermi. La definirei una buona difesa che però ha bisogno di un buon filtro. La vera forza della difesa è… la mediana, quando tutto funziona e i titolari sono presenti ovviamente: Modric e Rabiot sono due grandi filtri, hanno entrambi qualità e Rabiot ha pure la forza. Vedo bene anche Bartesaghi, gli darei fiducia».


I PUNTI DEBOLI – «La concentrazione in area sui cross, per entrambe. In quella zona si perdono l’uomo. Il Milan ha anche qualche problemino sulla sinistra, e pure Saelemaekers a volte si perde l’uomo. Gabbia? Fa la sua parte ma come centrale a dirigere la difesa ci vorrebbe qualcosa di più».


LE ZONE PIÙ DELICATE DELLE DIFESE – «Pulisic si inserisce bene, con qualità, e gioca tra le linee. L’Inter si affida agli esterni, il Milan entra più centralmente. Il Milan coi tre dietro gioca a zona, l’Inter ultimamente fa qualcosina in più a uomo, vedremo se ci sarà qualche marcatura particolare».


LA LINEA A TRE PIÙ AFFIDABILE «Per i sincronismi l’Inter. Tutti e tre con la palla al piede sono più bravi dei milanisti».


ACERBI – «Acerbi quando l’avversario ha palla gli va addosso, magari gli fa fallo, ma non può mettersi a inseguire Leao e Pulisic. Quindi occorrerà la massima applicazione nelle marcature preventive. Ma tra Acerbi, Bisseck e De Vrij mi tengo Acerbi».


AKANJI – «Ha dimostrato un grande valore, ha esperienza e qualità. Per certi versi è un po’ il Modric dell’Inter sebbene non si sia ancora espresso ai suoi livelli».


VA RISCATTATO – «Con uno di 30 anni come lui assolutamente sì, in un campionato come quello italiano si fa altri tre anni in scioltezza. In quel caso l’Inter dovrebbe chiedersi: cosa potrei trovare in giro di meglio?».


CALI DI CONCENTRAZIONE DELL’INTER «Vivono momenti in cui si addormentano e si beano del gioco e del vantaggio. Chivu lo sa bene»


ALLEGRI E LA FILOSOFIA DI GIOCO «Allegri non segue quelli che parlano di calcio moderno e “diverso”. La sua intelligenza è far giocare la squadra secondo gli uomini che ha. Quelli che copiano i sistemi senza avere i giocatori vanno a sbattere».
IL CALO DEL MILAN «È venuto a mancare il filtro a centrocampo. Ricci ha fatto la sua parte, ma non è Rabiot che difende e ribalta. Anche Fofana ha avuto delle amnesie, per quanto sia diventato molto bravo a inserirsi. Solo che poi la mira…».
I GOL SUBITI – «Ne puoi prendere anche di più, ma devi anche farne molti di più. Il Milan ne ha subiti 9, di cui ben sei li ha presi da Cremonese, Pisa e Parma. Che se ne prendevi uno, in teoria era già troppo…».
MODRIC – «Ha un’intelligenza superiore, intuisce il gioco prima e quindi riesce ad arrivare in anticipo. Il calcio italiano è così lento che lui quando arriva la palla ha già letto il libro e lo ha anche già chiuso. L’unico problema possono essere i cambi di campo dell’Inter».

Milan, Leao può funzionare con quell’altro attaccante. Allegri prova (ancora) a riflettere

Massimiliano Allegri e la situazione intorno all’attacco rossonero. Il Milan ha bisogno di riscattarsi

Spulciando tra le dichiarazioni di Massimiliano Allegri, emerge un silenzio eloquente: il tecnico rossonero non ha mai espresso pubblicamente un parere sulla coppia Leao-Pulisic in attacco. Eppure, l’idea di schierarli contemporaneamente in campo gli balena in testa fin dal primo giorno di ritiro, ma gli infortuni finora non hanno permesso di concretizzare questa scelta tattica. Ecco cosa scrive il Corriere dello Sport

UN TANDEM INEDITO – Leao e Pulisic, salvo sporadiche occasioni, non hanno ancora giocato assieme. Un primo “antipasto” si è avuto nei pochi minuti condivisi: 17 all’esordio stagionale contro il Bari, segnati dal gol del portoghese e bissati nella ripresa da quello dell’americano; 20 a Torino contro la Juventus, ricordati per l’errore clamoroso di Leao su imbeccata di Pulisic; e altri 20 a Parma, dove Leao ha servito un assist splendido che Pulisic ha poi sprecato. La somma è semplice: tre presenze totali, spalmate su 57 minuti, un gol segnato, ma diversi grossi pericoli creati alle difese avversarie.

IL DERBY, LA GRANDE OCCASIONE Per il derby contro l’Inter, Massimiliano Allegri li avrà entrambi a disposizione. La tentazione di mandarli in campo dall’inizio difficilmente verrà scalfita dalla presenza di Nkunku e dal rientro dall’infortunio di Gimenez. «È ora che, quel pensiero di luglio, si concretizzi. E la cornice del derby sembra quella più adatta». Pulisic sarà chiamato a fungere da seconda punta, muovendosi tra le linee e disturbando Calhanoglu in fase di non possesso. Leao, per forza di cose, dovrà somigliare il più possibile a una punta centrale, senza snaturare le sue caratteristiche. L’obiettivo è chiaro: fare gol. Entrambi, nonostante il minutaggio ridotto di questo inizio di stagione, ci sono riusciti con frequenza: quattro gol Leao, quattro gol Pulisic.

AL LAVORO PER L’INTESA Salvo complicazioni, il derby sarà la prima grande occasione della stagione per schierarli dall’inizio. Leao, dopo gli impegni con la nazionale portoghese, sarà a Milanello da martedì. Lì troverà Christian Pulisic, che, dopo un problema accusato in amichevole con gli Stati Uniti a ottobre, ha ottenuto dalla federazione Usa la possibilità di non essere convocato per recuperare la forma. Pulisic sta già lavorando sodo e sarà tra gli osservati speciali nell’amichevole di Solbiate Arno contro l’Entella. Ritrovare la forma e la condizione migliore è il principale obiettivo della settimana. Da martedì, con il rientro di Leao, si (ri)affinerà l’intesa, con la speranza che il derby sia il trampolino di lancio per la coppia che può accendere il Milan.

Calciomercato Inter, Caprile (e non solo) per quanto riguarda la porta. La situazione attuale in casa nerazzurra

Calciomercato Inter: parte il casting per il portiere del futuro, da Caprile a Suzuki tutte le opzioni sul tavolo

Il Calciomercato Inter entra nel vivo con una priorità chiara: trovare il portiere del futuro. In casa nerazzurra, infatti, la dirigenza ha già avviato una riflessione profonda sul ruolo di estremo difensore, considerato cruciale per il progetto tecnico dei prossimi anni. L’attuale titolare, Yann Sommer, si avvicina ai 37 anni e il suo contratto è in scadenza. Un prolungamento appare complicato, sia per l’età avanzata sia per la necessità di pianificare un ricambio generazionale.

A rendere la situazione più delicata è anche il momento personale di Josep Martinez, indicato come possibile erede dello svizzero. Lo spagnolo, però, sta attraversando una fase difficile a causa di una tragedia familiare, e il club sta gestendo con grande sensibilità la sua posizione. Non è escluso che possa restare come secondo di un nuovo titolare, in attesa di ritrovare serenità e continuità.

I nomi sul taccuino: Caprile, Atubolu e la sorpresa Suzuki

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il Calciomercato Inter ha già delineato una lista di obiettivi concreti. In cima figura Elia Caprile, 24 anni, oggi al Cagliari e nel giro della Nazionale italiana. Il giovane portiere piace per maturità e affidabilità, oltre che per il costo contenuto del cartellino.

Accanto a lui, la dirigenza nerazzurra segue con attenzione Noah Atubolu, 23enne del Friburgo, tra i prospetti più interessanti della Bundesliga. La vera novità, però, è la “new entry” Zion Suzuki, classe 2002 del Parma, che nonostante un recente infortunio ha già collezionato 21 presenze con la nazionale giapponese. Il suo profilo internazionale e la grande personalità ne fanno un candidato di primo piano.

Strategia Oaktree: giovani di talento sotto i 25 milioni

La linea imposta da Oaktree Capital, attuale proprietà del club, è chiara: puntare su profili giovani, con ampi margini di crescita e un costo inferiore ai 25 milioni di euro. L’obiettivo è costruire una squadra sostenibile ma competitiva, in grado di mantenere alto il livello tecnico senza eccessi di spesa.

In questa ottica, il Calciomercato Inter non si limita alla ricerca di un semplice portiere, ma di un leader capace di garantire affidabilità e carisma tra i pali di San Siro. La caccia al nuovo numero uno è appena iniziata, ma in viale della Liberazione il dossier è già caldo: l’Inter vuole il suo futuro guardiano, e presto arriverà la scelta definitiva.


LEGGI ANCHE LE ULTIME DI SERIE A

Vlahovic, priorità assoluta alla Juve. Rinnovo in vista? Intanto il bianconero mette da parte queste offerte

Vlahovic, la Juve prima di tutto: il centravanti aspetta il rinnovo e mette in stand-by le altre big

Dusan Vlahovic continua a essere al centro delle attenzioni del mondo del calcio, ma il suo pensiero è rivolto solo alla Juventus. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il bomber serbo avrebbe deciso di mettere in pausa ogni altra ipotesi di trasferimento per concentrarsi esclusivamente sul rinnovo del contratto con i bianconeri.

Il numero 9 della Juve, arrivato a Torino nel gennaio 2022 dalla Fiorentina, si è ormai pienamente identificato con il progetto juventino. Dopo un periodo difficile segnato da infortuni e qualche critica di troppo, Vlahovic è tornato al centro dell’attacco con una continuità che convince tecnico e dirigenza. La società, dal canto suo, riconosce il valore del giocatore e sta lavorando per prolungare il suo contratto, attualmente in scadenza nel 2026.

Nonostante l’interesse di club prestigiosi come Bayern Monaco e Milan, Vlahovic non ha mai manifestato la volontà di lasciare Torino. Anzi, il centravanti serbo avrebbe fatto sapere al suo entourage di voler dare priorità alla Juventus, considerandola la squadra ideale per la propria crescita tecnica e personale. La fiducia che l’allenatore Massimiliano Allegri — e ora anche la dirigenza guidata da Cristiano Giuntoli — gli ha sempre dimostrato, ha rafforzato il legame tra il giocatore e l’ambiente bianconero.

Il rinnovo di Vlahovic non è solo una questione di numeri, ma anche di prospettive. La Juventus vuole ripartire da un gruppo giovane e ambizioso, e il serbo è destinato a esserne il simbolo. Le parti starebbero discutendo un prolungamento fino al 2028, con un adeguamento dell’ingaggio e una formula che possa soddisfare entrambe le parti, tenendo conto delle esigenze economiche del club.

Nel frattempo, Vlahovic continua a lavorare con dedizione sul campo, concentrato solo sugli obiettivi stagionali. La sua fame di gol e la voglia di trascinare la Juventus verso la lotta scudetto restano immutate.

Il messaggio è chiaro: Vlahovic vuole la Juve. Nonostante le sirene estere e l’interesse di top club europei, il centravanti serbo vede il suo futuro a Torino, dove spera di scrivere le pagine più importanti della sua carriera.


LEGGI ANCHE LE ULTIME DI SERIE A

Le prime pagine sportive nazionali – 13 novembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

EURO 2028, il torneo prenderà il via a Cardiff con il match inaugurale, mentre le semifinali e la finale si giocheranno nello storico stadio di Wembley a Londra

EURO 2028, il calcio d’inizio sarà a Cardiff: Londra e Wembley ancora protagonisti per le semifinali e la grande finale

In vista del Mondiale del 2026, che si svolgerà tra Stati Uniti, Messico e Canada, si prepara anche il Campionato Europeo del 2028. La 18ª edizione della competizione sarà ospitata dalla Gran Bretagna e vedrà il suo calcio d’inizio a Cardiff, capitale del Galles, scelta per il match inaugurale.

Le fasi decisive del torneo si giocheranno invece a Londra, con semifinali e finale nuovamente nello storico stadio di Wembley, come già accaduto nel 2021. A differenza dei Mondiali, le nazionali dei paesi ospitanti dovranno comunque affrontare le qualificazioni per accedere alla fase finale, ma in caso di successo avranno il vantaggio di disputare le partite in casa. Inoltre, ciascuna delle quattro rappresentative sarà collocata in un girone diverso, garantendo così la possibilità di partecipare a tutte.

Oltre a Cardiff e Wembley, saranno numerosi gli impianti coinvolti nelle 51 partite complessive. Tra i più prestigiosi figurano l’Aviva Stadium di Dublino, l’Hampden Park di Glasgow e l’Etihad Stadium di Manchester. In Inghilterra, si aggiungono il Tottenham Hotspur Stadium, il Villa Park, l’Hill Dickinson Stadium dell’Everton e il St. James’ Park di Newcastle, rendendo l’Europeo del 2028 un evento diffuso e ricco di scenari calcistici storici.

LEGGI ANCHE – Squadre qualificate Mondiali 2026: tutte le Nazionali presenti, continente per continente

Juventus Women, che vittoria in UWCL! Rimonta delle bianconere contro l’Atletico Madrid a firma di Godo e Bonansea

Juventus Women, che impresa! Le bianconere ribaltano la sfida contro l’Atletico Madrid con le firme di Godo e Bonansea

La Juventus Women, dopo lo stop in campionato contro il Milan, torna protagonista in Women’s Champions League. Le bianconere affrontano l’Atletico Madrid in un match cruciale per il League Stage, valido come spartiacque della fase a gironi.

L’avvio è complicato: l’Atletico parte forte e crea diverse occasioni. Al 39’ arriva il gol di Sarriegi, favorita da un contatto sospetto su Salvai e da una possibile posizione di fuorigioco non segnalata. La Juve protesta, ma l’arbitro e il VAR convalidano.

Il momento difficile viene ribaltato poco prima dell’intervallo. Al 45’+4 la norvegese Godo inventa una punizione perfetta che si insacca sotto l’incrocio, riportando la Juve in parità.

Nella ripresa le bianconere trovano il sorpasso. Al 56’ Bonansea, su cross di Carbonell, firma di testa il 2-1. L’Atletico protesta per un presunto fallo precedente, ma la rete viene confermata.

Il finale è intenso: Peyraud-Magnin salva la Juve con una parata decisiva, mentre Bonansea e Carbonell sfiorano il tris. L’Atletico ci prova fino all’ultimo, ma le bianconere resistono e portano a casa tre punti pesantissimi.

LEGGI ANCHE – Juventus Women, Canzi: «Sappiamo di poter fare punti in qualsiasi momento come abbiamo dimostrato con la prestazione di Monaco»

×