Pagina 555 – Calcio News 24

Formazioni ufficiali Napoli Eintracht Francoforte: le scelte dei due allenatori per la sfida di Champions League

Formazioni ufficiali Napoli Eintracht Francoforte, le scelte dei due tecnici per il big match del Maradona delle 18.45 valido per la Champions League

Sono state annunciate le formazioni ufficiali di Napoli Eintracht Francoforte . Il big match del Maradona in campo alle 18.45 e valido per la giornata attuale della Champions League 2025/2026.

FORMAZIONI UFFICIALI NAPOLI EINTRACHT FRANCOFORTE

NAPOLI (4-3-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno, Gutierrez; Anguissa, Lobotka, Anguissa; Politano, Hojlund, Elmas. Allenatore:Antonio Conte

EINTRACHT FRANCOFORTE (3-4-2-1):Zetterer; Kristensen, Koch, Theate; Collins, Gotze, Chaibi, Brown; Larsson, Bahoya; Burkardt. Allenatore: Dino Toppmöller

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Allenatore Genoa, ore di riflessione per il nuovo tecnico dei rossoblù: ecco i nomi dei possibili sostituti di Vieira

Allenatore Genoa, riflessioni in corso per il club rossoblù: De Rossi e Vanoli tra le opzioni post-Vieira. Le ultimissime

Dopo la separazione da Patrick Vieira e il successo in campionato contro il Sassuolo con Criscito e Murgita in panchina, il Genoa si prende ancora qualche ora di riflessione prima di sciogliere le riserve sul nuovo tecnico.

La decisione definitiva arriverà tra il tardo pomeriggio e la serata di oggi, 4 novembre, al termine di un confronto tra dirigenti e collaboratori. L’obiettivo della società è comunque quello di affidare la squadra già a partire dall’allenamento di domani, 5 novembre, in vista della sfida contro la Fiorentina valida per l’11ª giornata di Serie A.

In pole position resta Daniele De Rossi, mentre Paolo Vanoli appare più defilato. Non è esclusa, però, la possibilità di proseguire temporaneamente con la coppia Murgita-Criscito fino alla gara con i viola, rinviando la scelta definitiva alla sosta per le Nazionali. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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Spezia, che colpo in panchina! Roberto Donadoni è il nuovo allenatore, l’ex ct dell’Italia torna ad allenare dopo cinque anni

Spezia, colpo da maestro in panchina: Donadoni è il nuovo allenatore. L’ex ct della Nazionale torna a guidare una squadra dopo cinque anni

Roberto Donadoni è il nuovo tecnico dello Spezia. L’annuncio ufficiale è arrivato attraverso un comunicato pubblicato sul sito del club ligure.

Per l’ex commissario tecnico della Nazionale si tratta di un ritorno in panchina dopo cinque anni di assenza. La sua ultima esperienza risale infatti al 2020, quando guidava lo Shenzhen in Cina, dopo aver allenato in Serie A squadre come Bologna e Parma.

IL COMUNICATO

“Spezia Calcio comunica di aver affidato l’incarico di allenatore responsabile della Prima Squadra a Roberto Donadoni, il quale ha sottoscritto un contratto con il club di via Melara fino al 30 giugno 2026.

Figura di caratura internazionale, ex Commissario Tecnico della Nazionale Italiana tra il 2006 e il 2008, Donadoni vanta una carriera di primissimo ordine, tanto da calciatore – essendo stato stella del Milan degli Invincibili con cui ha conquistato 6 scudetti e 3 Coppe dei Campioni – quanto da allenatore, con oltre 400 panchine tra i professionisti.

La sua carriera da allenatore inizia nel 2001, in Serie C1 al Lecco, per poi scalare subito in Serie B, prima a Livorno e poi a Genova, sponda rossoblu. L’approdo in massima serie nel 2005, a Livorno, vedrà i toscani vera rivelazione del campionato, chiudendo la stagione al nono posto in classifica, risultato che permetterà al tecnico di ereditare la panchina della Nazionale Italiana fresca di vittoria del Mondiale 2006, che guiderà per il biennio 2006-2008, fino alla disputa di Euro 2008, che vedrà gli azzurri raggiungere i Quarti di Finale contro la Spagna, uscendo soltanto ai calci di rigore contro i futuri campioni d’Europa.

Seguiranno varie esperienze, sulla panchina di club di assoluto prestigio quali Napoli, Cagliari, Parma – nella stagione 2013-2014 sulla panchina dei ducali si classificherà al sesto posto – e Bologna, prima di vivere un’esperienza sulla panchina dello Shenzhen nella Chinese Super League. Con oltre vent’anni di esperienza da calciatore e altrettanti in panchina da allenatore, Roberto Donadoni porta con sé esperienza, carisma e grande competenza, qualità che metterà al servizio delle Aquile. 

Nella sua nuova avventura in riva al Golfo dei Poeti, mister Donadoni sarà affiancato dal Vice Matteo Cioffi, dai Preparatori Atletici Giovanni Saracini ed Alessandro Buccolini e dal Match Analyst Martino Sofia.

Benvenuto Mister!“.

Inter Fiorentina, svelato l’audio Var sul contatto in area si rigore Comuzzo Pio Esposito: ecco cosa è successo

Inter Fiorentina, pubblicato l’audio VAR sul contatto in area tra Comuzzo ed Esposito: i dettagli dell’episodio

Gli episodi arbitrali che coinvolgono l’Inter continuano a far discutere. L’ultimo caso si è verificato nella sfida contro la Fiorentina, vinta dai nerazzurri ma segnata da un episodio controverso: un evidente calcio di rigore non concesso per la trattenuta del difensore viola Pietro Comuzzo ai danni di Francesco Pio Esposito.

A confermare l’errore è stato lo stesso designatore arbitrale Gianluca Rocchi, intervenuto a Open VAR. Rocchi ha parlato senza mezzi termini di un “errore plateale”, sottolineando come il rigore dovesse essere assegnato. Durante la trasmissione sono stati diffusi anche i dialoghi tra l’arbitro Simone Sozza e la sala VAR. In campo, Sozza aveva lasciato proseguire l’azione con un “Gioca, gioca”.

Dal VAR era stato avviato il check, riconoscendo la trattenuta (“Lo tiene”), ma dopo un lungo esame delle immagini è arrivata la sorprendente decisione: nessun richiamo al monitor e la comunicazione finale “Check completato, puoi giocare”.

Una scelta che ha di fatto confermato l’errore iniziale, privando la squadra di Cristian Chivu di un rigore apparso a tutti come solare.

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Vlahovic Juventus, il matrimonio continua? Il suo costo a bilancio adesso può cambiare! Tutti i dettagli in caso del rinnovo dei bianconeri

Vlahovic Juventus, storia di un matrimonio che può continuare: tutti i numeri del nuovo accordo. I dettagli

In estate la separazione sembrava scritta. Poi la scelta di restare, con l’idea di arrivare a scadenza nel 2026 e aprire un nuovo capitolo altrove. Oggi, però, lo scenario si è ribaltato: prende corpo l’ipotesi che Juventus e Dusan Vlahovic possano continuare insieme, sotto la guida di Luciano Spalletti.

Nulla è ancora deciso, ma sul tavolo della dirigenza bianconera è tornata la possibilità di un rinnovo. L’ostacolo principale resta l’ingaggio: i 12 milioni netti a stagione (22,2 lordi) sono ormai insostenibili per le casse del club. Attualmente, tra stipendio e ammortamento del cartellino, Vlahovic pesa quasi 42 milioni l’anno.

Le indiscrezioni parlano di un nuovo accordo che difficilmente supererebbe i 6 milioni netti (11,1 lordi). In caso di rinnovo triennale, i costi cambierebbero radicalmente a seconda della tempistica:

  • Rinnovo a fine stagione → cartellino completamente ammortizzato, costo limitato al solo stipendio lordo (11,1 milioni).
  • Rinnovo a metà stagione → ammortamento residuo spalmato sul nuovo contratto, con un costo complessivo di circa 13,9 milioni (stipendio + quota ammortamento).

In entrambi i casi, l’impatto economico sarebbe drasticamente ridotto: meno di un terzo rispetto al peso attuale sui conti della Juventus.

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Europa League, tutto pronto per la sfida tra il Bologna il Brann: ecco l’analisi sulla squadra norvese

Europa League, cresce l’attesa per la sfida tra Bologna e Brann: i rossoblù si preparano a un match fondamentale per il girone

Il Brann, terzo nel campionato norvegese e con le speranze scudetto ormai evaporate dopo due sconfitte consecutive, è pronto a volare verso Bologna per un impegno cruciale in Europa League. La squadra norvegese, che occupa il 169° posto nel Ranking UEFA (contro il 94° del Bologna), arriva con un bottino internazionale di sei punti in tre partite e non subisce gol in Europa League da ben 190 minuti. Ecco l’analisi proposta dal Corriere dello Sport.
Un cammino europeo sorprendente


Nonostante le difficoltà in patria, dove il titolo è svanito a vantaggio del Bodo/Glimt per due volte consecutive, il Brann ha mostrato un volto completamente diverso in Europa. La squadra di Alexandersson si è dimostrata solida e prolifica nel girone, una tendenza che mantiene anche in questa stagione. Il match contro il Bologna rappresenta il primo precedente assoluto contro squadre italiane per i norvegesi, un’occasione per mettersi alla prova contro un avversario di maggior blasone.


L’incrocio Norvegia-Italia
Questo scontro in Europa League assume un significato particolare in vista delle qualificazioni al Mondiale del prossimo anno. L’Italia, infatti, si trova a fare i conti con i propri timori proprio a causa della presenza di una nazionale come la Norvegia, che sta facendo la voce grossa. L’incrocio di Bologna precede di dieci giorni la sfida che vedrà gli scandinavi affrontare un’Italia piena di interrogativi a San Siro, in una partita che potrebbe rivelarsi cruciale per le ambizioni azzurre, non per la classifica (ormai siamo destinati ai playoff) ma per il raggiungimento di una fiducia che può nascere proprio dal confronto diretto con la nazionale che con Spalletti ha vinto 3-0.


Le stelle del Brann
Il Brann, che scenderà in campo in Emilia dopodomani, si affida in particolare a Kornvig, miglior marcatore in campionato con sette gol (a segno anche contro i Glasgow Rangers), e alla presenza di Holm come terminale offensivo nel modulo 4-3-3. Vincenzo Italiano e il Bologna dovranno affrontare una squadra che, pur con un campionato norvegese incerto, in Europa League ha dimostrato di avere tutt’altra tempra e ambizione.

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Fiorentina, parla l’ex Di Livio: «Serve una scossa per tutto l’ambiente, ma non credo che tutte le colpe siano di Pioli. Ecco il mio nome per la panchina»

Fiorentina, l’ex Angelo Di Livio fa il punto sulla difficile situazione dei viola: «Non credo che tutte le colpe siano di Pioli. Per la panchina…»

Angelo Di Livio, ex bandiera della Fiorentina, analizza con La Gazzetta dello Sport il momento drammatico del club viola, ultimo in classifica, e non esita a chiedere un cambio di rotta.


CAMBIO IN PANCHINA – «Serve una scossa per tutto l’ambiente soprattutto pensando al bene di Firenze. È necessario trovare al più presto una soluzione in modo da uscire da questa crisi, per far tornare la squadra a lavorare con tranquillità. Questa è una piazza gloriosa che va rispettata. È giusto cambiare, anche se non credo che tutte le colpe siano di Stefano Pioli, però a volte capita che non scatti la scintilla giusta fra tecnico e giocatori».
COSA È SUCCESSO ALLA SQUADRA – «Alla fine del mercato estivo avevo pensato che fosse stata fatta una buona campagna acquisti e quindi ora sono molto stupito. Con il Lecce ho visto gente che camminava ed è stata una cosa imbarazzante soprattutto in quella che doveva essere la partita della vita, in cui dare tutto. Invece ora non vedo né capo né coda e una squadra che non sa reagire. È giusto voltare subito pagina perché i giocatori non reagiscono. Sono nervosi, impauriti».
IL 2002: RETROCESSIONE E FALLIMENTO – «Era una situazione molto diversa da quella attuale perché eravamo abbandonati a noi stessi. C’era un caos totale in quel momento e a ripensarci mi vengono ancora i brividi. Eravamo appesi a un filo. Ora è diverso con un mercato in cui sono stati investiti molti soldi e l’arrivo di Pioli che inizialmente aveva portato pure entusiasmo. È chiaro che oggi sia cambiato tutto e ci sia forte malumore».
IL RUOLO DEL CAPITANO – «Io ho dato tutto per salvare la situazione e ho provato in ogni modo a compattare lo spogliatoio. Parlavamo tanto, anche se in realtà c’era qualcuno che non faceva parte del gruppo, però io ho sempre fatto di tutto per cercare di uscire dalla crisi. Ora dico ai giocatori attuali che devono rimanere compatti e i leader devono riuscire a tenere il gruppo. Si devono guardare in faccia e, se ce ne fosse bisogno, anche insultarsi però è necessario chiudersi in una stanza e parlare dei problemi, se ci sono. Poi si va in campo per uscire da questa situazione e a volte basta una vittoria per ripartire».
IL NOME GIUSTO PER LA PANCHINA – «Ho giocato con Paolo Vanoli alla Fiorentina, è un ex calciatore e mi piace per come ha lavorato in questi anni in posti e squadre diverse. Più lui di D’Aversa. Oltre all’allenatore però mi pare che ci sia da rimettere a posto la società».

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Cassano su Allegri: «Milan secondo facendo zero. Non mi sta piacendo nulla e vi spiego il perché»

Allegri nel mirino di Cassano: «Il Milan non mi impressiona, non è cambiato nulla»

Ancora una volta Antonio Cassano torna a far parlare di sé con le sue dichiarazioni dirette e taglienti. L’ex fantasista barese, ospite della trasmissione Viva el Futbol, ha espresso un giudizio netto sul momento del Milan, sul lavoro di Massimiliano Allegri e sulla prestazione di Rafael Leão, mai risparmiato nelle sue analisi critiche.

Nonostante il club rossonero occupi la seconda posizione in classifica, Cassano ha bocciato senza mezzi termini la squadra: «Il Milan è secondo. Cosa mi impressiona? Zero. Cosa mi sta dando? Zero». Un commento che sintetizza la sua visione: il rendimento dei rossoneri, a suo dire, non convince, né sul piano del gioco né per la qualità delle individualità.

Il bersaglio principale delle critiche è stato Rafael Leão, considerato troppo discontinuo. Cassano ha definito la sua prestazione «inguardabile per tutta la partita», nonostante qualche sprazzo di talento. «Ha fatto la sgassata del primo tempo e poi un gol sbagliato clamoroso», ha aggiunto, evidenziando la mancanza di continuità del portoghese, spesso accusato di accendersi solo a tratti.

Ma Cassano ha riservato parole pungenti anche per Allegri, tornato al Milan dopo l’esperienza alla Juventus. «Non è cambiato nulla di Allegri rispetto ai tre anni con la Juve», ha dichiarato, sottolineando come il tecnico livornese mantenga un approccio pragmatico, più attento all’equilibrio che allo spettacolo. Secondo l’ex attaccante, il Milan di oggi non avrebbe ancora trovato un’identità di gioco convincente sotto la guida di Allegri.

Tuttavia, nelle sue parole non manca un riconoscimento implicito: «Sembra che da quando è arrivato lui la squadra sia più compatta e ci sia una società dietro». Una frase che, pur nella critica, evidenzia come Allegri sia riuscito a dare stabilità e ordine a un gruppo che nelle ultime stagioni aveva mostrato fragilità tattiche e caratteriali. Cassano ha poi chiuso con una battuta ironica: «Lui è furbo», lasciando intendere che la capacità di Allegri di gestire spogliatoi complessi resti uno dei suoi punti di forza.

Accanto a lui, anche il nuovo direttore sportivo Igli Tare sta lavorando in sintonia con Allegri per consolidare la struttura della squadra. Tra scetticismi e critiche, il Milan continua il proprio percorso con la fiducia del suo tecnico, mentre Allegri, ancora una volta, divide ma rimane al centro del dibattito calcistico italiano.

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Golden Boy, ecco le altre premiazioni tra presidenti, dirigenti e giocatori (Women comprese). La lista

Board of Legends Awards, le assegnazioni degli altri premi aspettando quello che sarà il Golden Boy

Nella giornata del Golden Boy, ovviamente non è stata esente da premi molto importanti e aspettando il vincitore definitivo, ecco le varie premiazioni.

Board of Legends Awards

Miglior presidente – Nasser Al-Khelaifi

Miglior dirigente – Luis Campos

Golden Player Woman – Leah Williamson

Golden Player Man – Diogo Jota

European Golden Girl Absolute Best- Michelle Agyemang

Best Agent – Ali Barat

Italian Golden Girl – Eva Schatzer

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Golden Boy, il premio come miglior calciatore italiano lo vince Francesco Pio Esposito. Ecco le parole dell’opinionista

Golden Boy, vince il premio come miglior calciatore italiano Francesco Pio Esposito. Le parole di Massimo Mauro non lasciano dubbi

E’ tempo di premiazioni per quanto riguarda il “Golden Boy”, e per quanto riguarda il premio come miglior giocatore italiano la scelta è stata fatta: l’attaccante dell’Inter Francesco Pio Esposito è il vincitore di questo premio tanto importante quanto promettente vista la sua carriera. Infatti l’opinionista Massimo Mauro ha voluto dire queste parole.

LE PAROLE – «Dovrebbe giocare titolare per facilitare il compito a Gattuso. Dobbiamo copiare la Francia perché purtroppo i nostri top club non fanno più crescere i ragazzi italiani»

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Chivu sull’Inter: «Serve equilibrio per poter vincere. Voglio credere che questa squadra possa…»

Chivu: «All’Inter serve equilibrio, sappiamo restare in piedi anche nelle tempeste»

Alla vigilia di Inter–Kairat Almaty, sfida valida per la quarta giornata della League Phase di Champions League, il tecnico nerazzurro Cristian Chivu ha parlato in conferenza stampa insieme a Carlos Augusto. L’allenatore dell’Inter ha affrontato numerosi temi, dal momento della squadra alla gestione del gruppo, sottolineando la filosofia di lavoro che sta cercando di trasmettere.

Riguardo ai commenti sull’avvio di stagione e sulle presunte gare facili, Chivu ha risposto con decisione: «Non sto ad ascoltare cosa dicono gli altri. Vincere in Champions non è mai semplice, e chi pensa che le nostre vittorie siano scontate non conosce il valore di questa competizione. Affrontiamo una squadra che ha eliminato Slovan e Celtic, e il rispetto per l’avversario viene prima di tutto».

Sulla crescita della squadra, il tecnico dell’Inter ha spiegato: «Possiamo sempre migliorare. Dobbiamo accettare che nel calcio, come nella vita, ci saranno tempeste, ma l’importante è saper restare in piedi. Stiamo diventando un gruppo maturo, consapevole delle difficoltà e pronto a reagire».

Parlando delle scelte offensive, Chivu ha chiarito la sua linea: «Ho tutti gli attaccanti a disposizione, e per me sono tutti titolari. Non penso mai alla partita successiva, ma solo al presente. È fondamentale che chi entra dalla panchina dia energia, come accaduto a Verona. Preferisco vincere 4-3 piuttosto che 1-0, perché conta lo spirito e la mentalità offensiva».

Sul tema difensivo e sulla gestione di Acerbi e De Vrij, l’allenatore rumeno ha precisato: «La teoria non esiste, conta solo il campo. Tutti i difensori dell’Inter sono bravi e pronti a interpretare diversi ruoli. Anche Carlos Augusto può adattarsi, ma serve equilibrio e rispetto per ogni scelta tecnica».

Infine, Chivu ha mostrato la sua sensibilità parlando del gruppo e della crescita personale dei giocatori: «La prima regola è saper perdere. Solo chi accetta la sconfitta può imparare a vincere. I miei ragazzi rispettano il simbolo che portano sul petto, non il nome sulla schiena. Devono mettere da parte l’ego e ricordare perché amano questo sport».

Con la sua visione lucida e umana, Chivu sta cercando di costruire un’Inter forte, unita e capace di affrontare ogni tempesta con coraggio e serenità.

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Carlos Augusto sull’Inter: «Di Chivu mi ha colpito questa cosa. Penso che possiamo raggiungere quell’obiettivo»

Carlos Augusto: «Con Chivu nuova energia all’Inter, possiamo toglierci grandi soddisfazioni»

Alla vigilia di Inter–Kairat Almaty, sfida valida per la fase a gironi della Champions League, Carlos Augusto ha parlato ai microfoni di Sky Sport esprimendo tutta la sua fiducia nel nuovo corso dell’Inter guidata da Cristian Chivu. Il difensore brasiliano, sempre più importante nello scacchiere nerazzurro, ha raccontato le sensazioni del gruppo e le aspettative per la gara europea, sottolineando la mentalità vincente che l’allenatore rumeno ha portato nello spogliatoio.

Carlos Augusto ha spiegato come il cambio tecnico abbia rappresentato una ventata d’aria fresca per tutto l’ambiente: «Dopo il finale della scorsa stagione non siamo riusciti a fare quanto volevamo, ma ora il mister è arrivato per dare nuove motivazioni. Chivu ha trasmesso fiducia a tutti e ci ha spinto a tornare alle nostre solite prestazioni. Credo che quest’anno, con il suo metodo di lavoro, possiamo toglierci grandi soddisfazioni».

Il difensore dell’Inter, arrivato dal Monza nella scorsa stagione e ormai adattato a più ruoli, ha dimostrato grande versatilità sia da esterno sinistro sia da braccetto nella difesa a tre. Un valore aggiunto per Chivu, che punta molto sulla sua duttilità: «Partendo da quinto è più facile fare gol – ha spiegato Carlos Augusto – ma mi piace giocare anche da difensore puro. Non ho una preferenza, voglio solo dare il massimo e aiutare la squadra. Sono due ruoli che riesco a interpretare bene, quello che conta è essere utile all’Inter».

Sulla prossima sfida contro il Kairat Almaty, Carlos Augusto ha mantenuto la concentrazione alta: «È una gara di Champions League e non esistono partite semplici. Loro sono una squadra con esperienza internazionale e vorranno fare una grande prestazione. Dobbiamo restare concentrati sul nostro percorso e sfruttare ogni occasione per vincere».

Il brasiliano, ormai perfettamente inserito nel gruppo nerazzurro, è considerato uno degli uomini più affidabili di questa Inter. La sua crescita tattica e fisica, unita alla capacità di adattarsi alle esigenze della squadra, ne fanno un elemento fondamentale nel progetto di Chivu.

Con la sua determinazione e la nuova energia portata dal tecnico rumeno, Carlos Augusto rappresenta uno dei simboli dell’Inter che guarda con ambizione alla Champions League e al futuro in campionato.

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Calciomercato Lazio, Insigne sogna i biancocelesti. Occorre soltanto sbloccare questa cosa

Calciomercato Lazio: Insigne sogna i biancocelesti, Sarri lo aspetta per risolvere il problema del gol

Il Calciomercato Lazio torna ad accendersi con un nome che fa rumore: Lorenzo Insigne. Secondo quanto riportato da Alfredo Pedullà nel suo editoriale, l’ex capitano del Napoli ha respinto diverse offerte nelle ultime settimane, mantenendo aperta una sola possibilità: quella di un ritorno in Serie A proprio con la maglia della Lazio.

Il talento di Frattamaggiore, attualmente impegnato in MLS con il Toronto FC, avrebbe detto no a più proposte arrivate da club stranieri e anche da qualche società italiana. Una scelta chiara, dettata dal desiderio di tornare protagonista nel campionato che lo ha consacrato, ma solo se si aprirà la strada giusta. E quella strada, secondo Pedullà, porta dritta a Formello.

Nel suo editoriale, l’esperto di mercato ha spiegato: “Insigne ha respinto qualsiasi tipo di offerta, un altro paio di proposte sono arrivate nelle ultime settimane. Ormai siamo a novembre, ci saranno presto aggiornamenti, ma la sua priorità resta la Lazio. A Sarri – in questa situazione difficilissima legata al mercato – la presenza di Insigne sarebbe utile anche per eventuali varianti tattiche rispetto al 4-3-3. Soprattutto per risolvere in qualche modo il problema del gol, accentuatosi nell’ultimo periodo con l’assenza di Castellanos.”

Il Calciomercato Lazio, dunque, potrebbe presto vivere un capitolo inaspettato, con un’operazione di grande fascino. Il legame tra Sarri e Insigne è noto: insieme hanno scritto alcune delle pagine più spettacolari del Napoli, e il tecnico toscano non ha mai nascosto la stima per il suo ex pupillo. In un momento in cui la Lazio fatica a trovare continuità offensiva, un profilo come quello di Insigne potrebbe rappresentare la soluzione ideale.

D’altra parte, il giocatore continua a prendere tempo, aspettando un segnale concreto da Roma. L’idea di tornare in Italia lo affascina, ma il progetto dovrà convincerlo sia dal punto di vista tecnico che economico. Se le condizioni lo permetteranno, gennaio potrebbe essere il mese decisivo per un colpo che infiammerebbe il Calciomercato Lazio.

La sensazione è che Insigne voglia chiudere il cerchio con Sarri, e la Lazio potrebbe offrirgli il palcoscenico giusto per rimettersi in gioco e risolvere i problemi realizzativi di una squadra ancora alla ricerca del suo equilibrio offensivo.

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Bologna, piena fiducia in Santiago Castro. I suoi goal gli faranno raggiungere quell’obiettivo. La situazione

Bologna, super Castro: doppietta a Parma e sogno nazionale per l’attaccante argentino

Pioggia, emozioni e tre punti pesantissimi: il Bologna continua a correre verso l’Europa grazie a un’altra prestazione convincente e alla doppietta di Santi Castro, protagonista assoluto nel derby emiliano contro il Parma. Due gol sotto il diluvio che confermano la crescita del talento argentino, sempre più decisivo nelle ambizioni europee dei rossoblù.

La squadra di Italiano ha trovato in Castro un punto di riferimento offensivo moderno e imprevedibile. Contro il Parma, il numero 9 del Bologna ha dimostrato tutto il suo repertorio: potenza, movimenti intelligenti e freddezza sotto porta. La sua doppietta non solo vale tre punti, ma rilancia anche la sua candidatura per la nazionale argentina.

Come riporta La Gazzetta dello Sport, Santi Castro sta vivendo una stagione da protagonista: nove presenze, 599 minuti giocati, quattro gol e un assist, oltre a cinque sponde vincenti e nove occasioni create. Numeri che raccontano la completezza di un attaccante capace di segnare e far segnare, qualità che lo rendono uno dei profili più interessanti dell’intero Bologna.

Il commissario tecnico dell’Argentina lo sta seguendo da vicino, dopo averlo già convocato nella primavera scorsa. Castro, che possiede anche il passaporto italiano, ha però le idee chiare: vuole vestire la maglia dell’Albiceleste e diventare un punto fermo della selezione sudamericana. I suoi movimenti da prima punta “classica”, scrive il giornalista Giorgio Burreddu, rappresentano una rarità nel panorama del calcio italiano e un’arma preziosa per il Bologna, che da tempo cercava un centravanti con queste caratteristiche.

Sul piano personale, Castro punta ora alla doppia cifra: un traguardo che potrebbe spingerlo definitivamente all’attenzione del ct argentino e consolidare il suo ruolo nel progetto tecnico del Bologna. Ma il bomber non si accontenta: sogna anche il primo gol europeo, obiettivo finora sfuggito nelle sue apparizioni internazionali. L’occasione giusta potrebbe arrivare giovedì, nella sfida contro il Brann, altro banco di prova fondamentale per i rossoblù nella corsa continentale.

Con la sua grinta, il suo carisma e la fiducia dell’ambiente, Santi Castro è oggi uno dei simboli del Bologna che sogna l’Europa e guarda al futuro con entusiasmo.

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Calciomercato Juve, Vlahovic rimane e cambiano le cose con Luciano Spalletti? La situazione attuale

Caciomercato Juve: Vlahovic al centro del progetto Spalletti, futuro ribaltato per il numero 9

Il Caciomercato Juve si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo. Dusan Vlahovic, fino a poche settimane fa considerato in partenza, è ora al centro del progetto tecnico di Luciano Spalletti. Il neo-allenatore bianconero ha infatti voluto lanciare un messaggio chiaro: il numero 9 serbo non solo resterà alla Juventus, ma sarebbe anche felice di legarsi al club per molti anni ancora.

Un ribaltone inatteso che cambia completamente gli scenari di mercato. Il “patto” tra Vlahovic e Spalletti è nato in fretta, ma si fonda su obiettivi concreti: riportare la Juve ai vertici e valorizzare al massimo un attaccante che il tecnico toscano considera perfetto per il suo gioco. Dopo il confronto diretto avuto a Torino, Spalletti ha raccontato: «Dusan conosce bene l’ambiente e sa cosa significa indossare la maglia della Juventus. Anzi, sarebbe felicissimo di restare».

Parole pesanti che smentiscono le voci di un possibile addio a parametro zero, alimentate da settimane di indiscrezioni su Chelsea, Tottenham e Bayern Monaco. Tutti club che, nel Caciomercato Juve, avevano messo gli occhi sull’attaccante serbo, complice un ingaggio da 12 milioni considerato fuori budget.

Spalletti, però, è un maestro nel valorizzare i centravanti. Il suo arrivo sembra aver risvegliato Vlahovic, che contro la Cremonese ha mostrato un atteggiamento nuovo: sacrificio, pressing, leadership. Una “risposta splendida”, come l’ha definita lo stesso tecnico. Segnali che fanno pensare a un rinnovo possibile e a un futuro ancora bianconero.

Il nuovo progetto tecnico ridisegna anche le gerarchie interne. In chiave Caciomercato Juve, Vlahovic torna a essere il punto fermo dell’attacco, con Yildiz promosso a seconda punta di talento. Chi rischia di uscire di scena è Jonathan David, a lungo considerato il sostituto ideale del serbo. Ora, però, il canadese scivola nelle gerarchie e potrebbe diventare un nome caldo per la sessione invernale, con Chelsea e Tottenham pronti a riprovarci.

La Juventus di Spalletti riparte dunque da Vlahovic, simbolo di una rifondazione tecnica e mentale. Nel Caciomercato Juve, l’obiettivo è chiaro: blindare il proprio numero 9 e costruire attorno a lui la nuova identità bianconera.

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Maignan Milan, il portiere francese ritorna ad essere decisivo. Il suo futuro resta in forte dubbio. Le ultimissime sull’estremo difensore rossonero

Maignan Milan: SuperMike torna decisivo e rilancia le ambizioni Scudetto. Ma il futuro del portiere continua a restare in forte dubbio.

Dopo alcune settimane in cui non sono mancate le critiche, Maignan è tornato a essere una garanzia assoluta tra i pali. Il portiere francese, protagonista indiscusso della vittoria contro la Roma, ha compiuto un intervento da campione parando il rigore calciato da Paulo Dybala. Un gesto tecnico di altissimo livello che ha permesso al Milan di portare a casa tre punti fondamentali e di rilanciare le proprie ambizioni in ottica Scudetto.

Con questo successo, i rossoneri si sono portati a un solo punto dal Napoli capolista, e gran parte del merito va proprio a Mike Maignan, autore di una prestazione da vero leader. Ancora una volta, il numero uno francese ha dimostrato perché viene considerato uno dei migliori portieri d’Europa: riflessi pronti, carisma e una presenza costante che trasmette sicurezza a tutta la retroguardia milanista.

Rendimento da top player e ipotesi rinnovo

Il rendimento ritrovato di Maignan riaccende le speranze dei tifosi per una sua lunga permanenza in rossonero. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il legame tra il portiere e l’ambiente milanista resta fortissimo, tanto che il quotidiano titola: «Si rinnova l’amore Milan». Un messaggio che evidenzia non solo la rinascita sportiva del giocatore, ma anche la possibilità di riaprire presto il dialogo per un nuovo accordo.

La dirigenza del Milan considera Maignan un punto fermo del progetto tecnico, ma il futuro del francese resta ancora tutto da scrivere. Il suo contratto è in scadenza nei prossimi anni e, al momento, non risultano incontri programmati tra le parti per discutere il rinnovo.

La situazione contrattuale resta in bilico

Nonostante l’entusiasmo per le recenti prestazioni, la questione economica rimane il principale nodo da sciogliere. Maignan chiede un ingaggio adeguato al suo status internazionale, mentre il club rossonero valuta con attenzione le risorse a disposizione. In ogni caso, il portiere ha ribadito più volte il suo attaccamento alla maglia e il desiderio di continuare a vincere con il Milan.

In attesa di sviluppi, Maignan continua a parlare con i fatti: parate decisive, leadership e spirito da campione. Se il Milan sogna lo Scudetto, molto passerà ancora dalle mani sicure del suo numero uno, tornato finalmente a essere “SuperMike”.

Convocati Juventus, la lista per la trasferta in casa dello Sporting: presente Yildiz. Quattro assenti per Spalletti. I dettagli!

Convocati Juventus: Spalletti ritrova Yildiz ma resta l’allarme in difesa. Ecco la lista dei bianconeri per la sfida contro lo Sporting.

È una notte cruciale per la Juventus di Luciano Spalletti. L’attesa sfida europea contro lo Sporting Lisbona (ore 21:00, Allianz Stadium) rappresenta un vero e proprio crocevia per la stagione bianconera. Alla vigilia del match, il tecnico ha ufficializzato la lista dei convocati della Juventus, che porta con sé buone notizie in attacco ma conferma la piena emergenza nel reparto difensivo.

La notizia più importante tra i convocati della Juventus è senza dubbio il ritorno di Kenan Yildiz. Il giovane talento turco, rimasto ai box nell’esordio di campionato contro la Cremonese per un fastidio al ginocchio, è nuovamente a disposizione. Spalletti lo riabbraccia in un momento delicato, consapevole che la fantasia e l’imprevedibilità del classe 2005 possono essere decisive per scardinare la retroguardia dello Sporting. La Juventus, ferma a soli due punti dopo tre gare europee, ha bisogno della qualità del suo gioiello per riaccendere la speranza di qualificazione.

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La lista dei convocati della Juventus conferma un’emergenza totale nel pacchetto arretrato. Restano fuori tre pilastri del reparto: Gleison Bremer, ancora in recupero dopo l’operazione al menisco; Juan Cabal, alle prese con una lesione muscolare; e Lloyd Kelly, non ancora ristabilito dal problema fisico che lo ha costretto a saltare anche la gara di Cremona

Questa la lista completa:

1 Perin

4 Gatti

5 Locatelli

7 Conceicao

8 Koopmeiners

9 Vlahovic

10 Yildiz

11 Zhegrova

15 Kalulu

16 Di Gregorio

17 Adzic

18 Kostic

19 Thuram

20 Openda

21 Miretti

22 McKennie

24 Rugani

25 Joao Mario

27 Cambiaso

30 David

40 Rouhi

42 Scaglia

Giovane Inter, i nerazzurri sono sulle tracce del talento del Verona: le ultime notizie sul possibile approdo alla corte di Chivu del classe 2003

Giovane Inter, il giocatore del Verona è sempre più vicino ad ad approdare in una big. E i nerazzurri pensano a lui per rinforzare l’attacco.

Nella difficile trasferta di Verona, l‘Inter si è trovata di fronte a un avversario particolarmente intraprendente: Giovane, l’attaccante brasiliano classe 2003, ha dimostrato grande vivacità in attacco. Il suo gol al 56′ contro i nerazzurri non è stato soltanto il primo in Serie A, ma anche la liberazione dopo nove giornate senza segnature. Una rete che, come riportato da Tuttosport, ha catturato l’attenzione della Giovane Inter, che monitora con interesse lo sviluppo del giovane talento brasiliano.

Ex Corinthians, Giovane si è sbloccato proprio contro la squadra che da tempo segue le sue evoluzioni. Prima di quel momento, era stato l’attaccante con il maggior numero di tiri senza riuscire a concretizzare. Contro l‘Inter, però, ha finalmente cancellato lo zero dal suo ruolino. La sua rete ha visto il brasiliano superare Bastoni e battere il portiere Sommer con il destro, il piede meno naturale, mostrando non solo determinazione ma anche tempismo e intelligenza tattica.

L’inizio di campionato di Giovane è stato decisamente impressionante. Attualmente, guida la classifica dei tiri nello specchio con 15 conclusioni, davanti a Orsolini (12), e ha anche fornito 3 assist, migliorando il suo contributo alla squadra. Inoltre, è tra i primi dieci per dribbling riusciti con 14, evidenziando la sua abilità nel creare superiorità numerica. Tuttavia, non mancano punti su cui lavorare: le 90 palle perse lo pongono al primo posto in questa particolare statistica, segno di un margine di miglioramento evidente.

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Il profilo di Giovane non è identico a quello di Lookman, ma offre caratteristiche ricercate dall‘Inter: velocità, fisicità e controllo palla, che lo rendono pericoloso per qualsiasi difesa. Con i suoi 184 cm e 85 kg, il brasiliano si distingue per la capacità di crearsi spazio e incidere negli ultimi metri, qualità apprezzate anche dal tecnico Cristian Chivu.

Il rapporto tra Chivu e Giovane sembra molto positivo. Dopo la partita, l’attaccante ha raccontato: “Mister Chivu mi ha fatto i complimenti, dicendomi che ho fatto una grande partita. Sono in Italia da quattro mesi e ringrazio Chivu, le sue parole sono importanti e mi motivano”.

Per l‘Inter, Giovane rappresenta un’opzione concreta per rinforzare l’attacco. Il suo potenziale e la crescita in Serie A lo rendono un talento da seguire con attenzione, e la conferma delle prestazioni nelle prossime settimane potrebbe trasformarlo in una pedina fondamentale per i piani nerazzurri.

Napoli Eintracht Francoforte, il ds dei tedeschi: «Pronti a giocarcela nonostante qualche assenza di troppo. Sulla mia carriera…»

Napoli Eintracht Francoforte, il ds dei tedeschi ha parlato ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’ sulla sfida di questa sera.

Oggi Napoli Eintracht Francoforte è uno degli snodi importanti della Champions League per entrambe le squadre, appaiate in classifica con 3 punti e in questo momento appartenenti alla zona playoff. Su La Gazzetta dello Sport Timmo Hardung, giovane direttore sportivo dei tedeschi (ha solo 35 anni).

UN DS GIOVANE COME MANNA – «Come lui non ho giocato a livello professionistico, nemmeno nelle giovanili. Anzi, ho capito presto che non avevo i mezzi per farlo (ride, ndr). Non ho un padre famoso e non conoscevo nessuno nel mondo del calcio prima di iniziare. Ma avevo un sogno e ho sgobbato molto per arrivarci, imparando dalle persone con cui ho avuto la fortuna di lavorare. Sono stato anche fortunato, ovvio».

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LE ENORMI PLUSVALENZE FATTE – «È un lavoro di gruppo e non c’è una ricetta segreta. Il primo passo è individuare il talento e riuscire a portarlo a Francoforte. Poi bisogna fare di tutto per mettere a proprio agio il calciatore. Se è giovane, permettergli di sbagliare. E crescere, anche attraverso allenamenti specifici e soprattutto individuali. Quando saluti giocatori come Kolo Muani o Ekitiké la tua qualità si abbassa. E non puoi trattenerli. Allora, cosa puoi fare? Solo cercarne e formarne altri. C’è un filo sottile che lega il player trading e lo scouting».

L’ALLENATORE TOPPMOLLER – «Ha una visione di calcio simile alla mia. La nostra filosofia è mettere grande energia in campo, creare occasioni e accettare i rischi. Se giochi con coraggio, puoi anche subire gol, non è un dramma».

IL NAPOLI – «Il Napoli è campione d’Italia, è di un altro livello e sarà dura. Ma sono convinto che ce la giocheremo, nonostante qualche assenza di troppo».

Graziano Cesari si racconta: «Var? L’avrei benedetto. I benefici veri li vedremo con la nuova generazione di arbitri. Ecco per chi faccio il tifo…»

Graziano Cesari, l’ex fischietto e oggi opinionista si racconta alla Gazzetta: «Var? L’avrei benedetto. I benefici veri li vedremo con…»

Arbitro ed opinionista che giudica i fischietti da anni in televisione, Graziano Cesari ha raccontato la sua vita a La Gazzetta dello Sport. In Serie A ha diretto 166 partite e vanta anche 8 apparizioni in Champions League.


IL CORSO PER ARBITRI – «Era il ‘74, vidi il manifesto che invitava a iscriversi e mi dissi che poteva essere un modo per combattere la mia tendenza a ingrassare».
LA CARRIERA – «Ero diventato magrissimo… Quando arrivai in Serie C, mi dissi che valeva la pena di provarci, sentivo che sarebbe potuto diventare il mio vero lavoro. Lo so che gli arbitri non sono professionisti, ma i rimborsi erano buoni e i miei mi hanno aiutato. Il resto lo ha fatto Paolo Casarin (all’epoca designatore, ndr): gli devo tutto, lo considero un secondo padre. Mi ha insegnato che un arbitro deve essere equo, di un’equità giusta. Mi diceva le cose in faccia. A volte esageravo e mi puniva».
HA ANNULLATO UN GOL A LOPEZ PERCHÉ IL TEMPO ERA SCADUTO – «Falso. Fischiai prima che Lopez segnasse. Poi è vero, l’attaccante del Valencia era lanciato verso la porta. Oggi non lo rifarei, userei la regola del buon senso. All’epoca ero giovane e interruppi l’azione».
LA DECISIONE DI CUI É PIU’ ORGOGLIOSO – «Non lo so. Degli arbitri si ricordano soltanto gli errori. Non è giusto, ma questa è la legge».
I GRANDI CAMPIONI – «Posso dire questo: non ho ricordi delle voci di Zidane, di Figo, di Baggio, di Van Basten, di Maradona… I grandi non si lamentano, al massimo rivolgono all’arbitro uno sguardo».
MARADONA – «Ho arbitrato la partita che gli costò la squalifica per doping e l’addio all’Italia, Napoli-Bari 1-1 nel 1991. Arrivo allo stadio, il magazziniere mi offre il caffé e, mentre lo bevo, si palesa Diego. Indossa dei mocassini tremendi, con dei fiocchetti. Qualcuno gli lancia una pallina da ping pong e lui comincia a palleggiarci con una naturalezza sconvolgente. Joao Paulo, il brasiliano del Bari, si avvicina e mi fa: “Ma che c… gioco a fare io?”. E Joao Paulo non era scarso. Diego in campo veniva picchiato: mai un lamento».
IL VAR – «L’avrei benedetto. Non dico che sia la panacea di tutti i mali, però un salvagente fondamentale e non se ne può più fare a meno. Noi eravamo in tre, arbitro e due assistenti. Oggi sono una squadra tra campo e sala Var».
LA SUDDITANZA AL VAR – «I benefici veri li vedremo con la nuova generazione di arbitri: Zufferli, Marcenaro, Bonacina sono cresciuti con il Var. Detto questo, per fare l’arbitro servono coraggio, personalità e una buona dose di narcisismo».
PER CHI TIFA – «Per il Genoa, lo sanno tutti. Conduco il programma “Gradinata Nord”, su una tv genovese. Non ho mai arbitrato il Genoa perché ai miei tempi vigeva la territorialità. Avrei pagato per dirigere un derby di Genova, il più bello di tutti».

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Lotta Scudetto, Giovanni Galli: «Mi aspetto una lotta a quattro con Napoli, Inter e occhio anche alla Juve. Allegri grande allenatore»

Lotta Scudetto, Giovanni Galli fa il suo pronostico a sorpresa: «Mi aspetto una lotta a quattro con Napoli, Inter e occhio anche alla Juve»

Giovanni Galli è stato un grande portiere del Milan di Arrigo Sacchi, oltre ad avere partecipato da titolare della Nazionale al Mondiale messicano nel 1986. Su Tuttosport offre il suo punto di vista dopo avere osservato il contributo decisivo di Maignan nell’importante vittoria dei rossoneri sulla Roma domenica sera.


MILAN DA SCUDETTO – «Innanzitutto è arrivato un grande allenatore come Allegri, poi in estate la rosa è stata ricostruita con elementi di grande spessore, ma soprattutto finalmente noto grande serenità in società. L’anno scorso c’era grande confusione: tutti facevano tutto e nessuno faceva quello che doveva fare. Con l’arrivo di Tare i compiti sono stati ben assegnati e i risultati ora ne sono la diretta conseguenza».
I PRINCIPALI RIVALI – «Mi aspetto una lotta a quattro con Napoli, Inter e occhio anche alla Juve: con Spalletti i bianconeri possono rientrare in corsa per il titolo. Il Milan, però, ha il vantaggio di non fare le Coppe, il che alla lunga sposta e vale punti preziosi in classifica. Gli sforzi mentali che comporta giocare in Champions League in settimana si fanno sentire e pesano parecchio sui giocatori».
MAIGNAN FATTORE IN PIU’ – «Assolutamente sì. Parliamo di uno dei migliori d’Europa nel suo ruolo. Ho una stima enorme di questo portiere. Mike fa la differenza non solo tecnica mente con le sue parate, ma a tutto tondo, visto che partecipa anche alla costruzione del gioco da dietro. Maignan è soprattutto un elemento di grande personalità: trascina la squadra con la sua leadership».
IL CONTRATTO VA RINNOVATO – «Certamente. È un top player e il Milan farebbe bene a blindarlo. Sposta gli equilibri. Me lo terrei stretto».
LEAO – «Rafa sta diventando leader. È un giocatore che deve trovare il suo equilibrio: gli attaccanti sono altalenanti fino ai 24-25 anni, Leao adesso ne ha 26 e mi sembra pronto al definitivo salto di qualità. Allegri lo pettina e lo spettina, come diciamo noi in Toscana. Gli sta addosso e lo stimola: mi sembra il modo giusto per farlo maturare. Prima veniva troppo coccolato dall’ambiente…».

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Infortunio Dybala, che tegola per Gasperini! Ecco i possibili sostituti dell’argentino per le prossime sfide dei giallorossi

Infortunio Dybala, brutto colpo per Gasperini. I giallorossi ora cercano alternative all’argentino in vista dei prossimi impegni

L’illusione di abbondanza offensiva per Gian Piero Gasperini è durata poco. Dopo il ko di Ferguson, anche Paulo Dybala ha alzato bandiera bianca nella sfida contro il Milan, lasciando il campo in seguito a un infortunio rimediato proprio nel momento più amaro: il rigore fallito e respinto da Maignan. Un episodio che complica ulteriormente i piani del tecnico giallorosso, già alle prese con una rosa ridotta in attacco.

In vista dell’Europa League, la situazione si fa ancora più delicata. Dybala, che forse avrebbe comunque riposato in campo europeo dopo una lunga serie di presenze da titolare, non sarà disponibile. Gasperini dovrà quindi affidarsi ad Artem Dovbyk, l’unico centravanti di ruolo rimasto. Alle sue spalle, le opzioni si restringono a Soulé, Bailey ed El Shaarawy, mentre Baldanzi non potrà essere schierato perché escluso dalla lista UEFA.

Una possibile soluzione tattica potrebbe coinvolgere Lorenzo Pellegrini, il jolly della squadra. Il capitano può essere adattato in una posizione più arretrata, soprattutto se Gasperini decidesse di optare per una linea a cinque e un attacco a due punte. In un momento così delicato, la versatilità sarà fondamentale per mantenere competitività su tutti i fronti.

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Allenatore Fiorentina, chi sarà il prossimo tecnico della viola? Ecco i nomi sulla lista del club gigliato dopo l’esonero di Pioli

Allenatore Fiorentina: chi guiderà ora la squadra? Dopo l’esonero di Pioli, il club gigliato valuta diversi profili per la panchina

La Fiorentina attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia recente. La sconfitta interna contro il Lecce ha aggravato una crisi già profonda, portando a dieci giornate senza vittorie in campionato: quattro pareggi e sei sconfitte rappresentano la peggior partenza di sempre in Serie A per il club viola. Il clima attorno alla squadra è teso, alimentato dalla crescente contestazione dei tifosi e culminato con l’addio ufficiale di Stefano Pioli, ormai fuori dal progetto tecnico.

Con l’uscita di scena dell’ex allenatore, la società è chiamata a una doppia rifondazione: oltre al nuovo tecnico, si cerca anche un nuovo direttore sportivo dopo la separazione da Daniele Pradé. Tra i nomi valutati per il ruolo dirigenziale spiccano Cristiano Giuntoli e Gianluca Petrachi, entrambi sondati dalla dirigenza toscana. Una volta definita questa figura chiave, si passerà alla scelta dell’allenatore che dovrà rilanciare la squadra.

Nella lista dei candidati per la panchina c’è Paolo Vanoli, seguito anche dal Genoa, che però valuta Daniele De Rossi. Non mancano le ipotesi interne, come quella di Daniele Galloppa, attuale tecnico della prima squadra ad interim, o il suggestivo ritorno di Raffaele Palladino, sebbene quest’ultima pista appaia complicata. Il nome più caldo resta però quello di Roberto D’Aversa, con cui la Fiorentina avrebbe già raggiunto un’intesa di massima per guidare la squadra nel nuovo corso.

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David Juventus, addio a gennaio? Quelle due squadre hanno messo nel mirino l’attaccante. Le ultimissime sul futuro del canadese

David Juventus: il canadese in bilico tra panchina e mercato di gennaio. L’attaccante è sempre più vicino all’addio ai bianconeri.

L’avventura di Jonathan David alla Juventus sta vivendo un momento complicato. L’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina bianconera ha ridefinito le gerarchie in attacco, e il primo a farne le spese sembra essere proprio David . L’attaccante canadese, arrivato in estate con grandi aspettative e un investimento significativo, rischia ora di diventare uno dei protagonisti del mercato invernale. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il suo futuro a Torino appare più incerto che mai, con la possibilità di una partenza già a gennaio.

La crisi del canadese: da colpo estivo a riserva

L’avvio di stagione di David ha deluso le aspettative. Sotto la gestione di Igor Tudor, l’attaccante classe 2000 non è mai riuscito a imporsi stabilmente, finendo spesso coinvolto in un turnover continuo con Vlahovic e Openda. Questa alternanza tra titolarità e panchina ha compromesso il suo ritmo e la fiducia, relegandolo a un ruolo marginale nelle strategie offensive della squadra.

Con Spalletti, la situazione non sembra migliorare. La scelta dell’allenatore di affidare a Dusan Vlahovic il ruolo di leader dell’attacco ha ulteriormente ridotto gli spazi per David. Anche in gare importanti, come la sfida di Champions League contro lo Sporting Lisbona, il canadese è destinato a partire ancora una volta dalla panchina, con la coppia Vlahovic-Yildiz chiamata a guidare l’assalto.

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Il mercato di gennaio: le pretendenti non mancano

Il rendimento altalenante di David ha riacceso le voci di mercato. La Juventus deve fare i conti con un investimento importante che finora non ha reso, e il rischio di una cessione invernale è concreto. Diverse squadre europee, in particolare in Premier League, hanno già manifestato interesse per il canadese: Chelsea e Tottenham sarebbero pronte a valutare un’offerta già nel mercato di gennaio.

La dirigenza bianconera, guidata dal direttore generale Damien Comolli, si trova dunque a dover gestire un vero e proprio “caso David”. Un colpo estivo pensato per rafforzare l’attacco rischia ora di trasformarsi in un esubero costoso, con il giocatore che potrebbe salutare Torino dopo appena pochi mesi. Il futuro di David è in bilico, e le prossime settimane saranno decisive per capire se il canadese riuscirà a rilanciarsi sotto la guida di Spalletti o se dovrà cercare fortuna altrove.

Esonero Pioli, c’è il comunicato ufficiale: squadra affidata a quel tecnico! L’ex Milan saluta i viola

Esonero Pioli: la Fiorentina cambia guida tecnica dopo il ko con il Lecce. D’Aversa in questo momento è il grande favorito per la panchina.

La Fiorentina ha deciso di esonerare Stefano Pioli, segnando una svolta importante in questa stagione finora complicata per i viola. La decisione è arrivata dopo la pesante sconfitta casalinga contro il Lecce, un risultato che ha fatto precipitare la squadra in un momento di grande incertezza. Questo il comunicato:

«Stefano Pioli non è più l’allenatore della Fiorentina. ACF Fiorentina comunica che Stefano Pioli è stato sollevato, in data odierna, dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile. La Società desidera ringraziare il tecnico e il suo staff per la professionalità dimostrata nel corso del loro lavoro. La guida tecnica della Prima Squadra è stata, temporaneamente, affidata, a partire dall’allenamento di questo pomeriggio, a Mister Daniele Galloppa».

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Come precisato dal comunicato, la Fiorentina ha affidato la guida della prima squadra ad interim a Daniele Galloppa, allenatore della Primavera, che dovrà traghettare i viola nei prossimi match. L’esonero di Pioli segna quindi non solo un cambio tecnico, ma anche un momento di transizione per tutto l’ambiente, con la società chiamata a prendere decisioni rapide e strategiche per risollevare la squadra.

Per la sostituzione, come riferito da Gianluca Di Marzio, il nome di Vanoli resta in corsa, ma in cima alla lista c’è sempre D’Aversa.

Modena, la Serie A è possibile? De Biasi: «Una buona squadra. Per la promozione deve fare una cosa. Ecco le differenze con la mia squadra…»

Modena, il club gialloblù continua a sognare la promozione nel massimo campionato. E De Biasi analizza il campionato degli uomini di Sottil.

Andrea Sottil è in testa alla classifica di Serie B con il Modena dopo un avvio identico a quello che fece Gianni De Biasi nel 2001-02, arrivato di slancio dopo la promozione e filato dritto in Serie A. E proprio De Biasi si esprime su questo campionato dei gialloblu, estremamente intrigante. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

IL MODENA DI OGGI – «È una buona squadra. Deve mantenere questa continuità e ha tanti attaccanti forti: la loro rotazione sarà fondamentale. Chichizola è una garanzia, non ha vinto campionati a caso: ha 35 anni, ma io avevo Ballotta…».

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IL 3-5-2 DI SOTTIL E IL SUO 3-4-1-2
– «Due squadre di categoria, abbastanza giovani, che si assomigliano. Giocavamo così perché tutti facevano il 4-4-2: in quel modo creavamo superiorità numerica facendo salire uno dei difensori centrali, che oggi si chiamano braccetti».

LE DIFFERENZE – «Gli avversari. Contro di noi c’era il Como di Preziosi che arrivò primo, poi Napoli, Cagliari, Genoa e Samp, squadre che facevano calcio importante».

Infortunio Dybala, brutte notizie per la Roma: gli esami strumentali hanno confermato le prime sensazioni. Ecco quanto dovrà stare fermo l’argentino

Infortunio Dybala: lesione al bicipite femorale e tempi di recupero ancora incerti. Il giocatore resterà comunque ai box per almeno tre settimane.

Arrivano aggiornamenti importanti sullo stato di salute di Paulo Dybala a seguito del recente impegno contro il Milan. Gli esami strumentali effettuati questa mattina hanno confermato un infortunio di Dybala di medio grado al bicipite femorale sinistro, un problema che costringerà l’argentino a fermarsi per un periodo di tempo ancora da definire con precisione. La Roma ha reso noto che il calciatore ha già iniziato un percorso di terapia mirata, sotto la supervisione dello staff medico giallorosso.

L’infortunio di Dybala rappresenta un duro colpo per la squadra di Gasperini, che perde così uno dei suoi giocatori più decisivi in vista delle prossime sfide di campionato e delle competizioni europee. La lesione al bicipite femorale, infatti, è un infortunio delicato, che richiede attenzione e tempi di recupero accurati per evitare ricadute. Al momento, sebbene non siano stati ufficializzati i tempi precisi, la prognosi più probabile indica un rientro tra le tre e le quattro settimane.

Dybala aveva mostrato ottime prestazioni nelle ultime gare, risultando determinante nella manovra offensiva della Roma. L’infortunio di Dybala arriva dunque in un momento delicato della stagione, costringendo Gasperini a rivedere le strategie tattiche e la gestione della rosa. La speranza dello staff giallorosso e dei tifosi è che il calciatore possa completare il percorso di recupero senza complicazioni, tornando al più presto disponibile per le prossime partite.

Il club ha già predisposto un programma di recupero personalizzato, comprendente terapie conservative e lavoro in palestra, mirato a favorire la guarigione della lesione muscolare e a prevenire possibili ricadute. L’attenzione nei confronti dell’infortunio di Dybala sarà massima nei prossimi giorni, con controlli periodici per monitorare i progressi e stabilire eventuali accelerazioni nel rientro in campo.

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In sintesi, la Roma dovrà fare a meno del suo numero 21 per almeno tre settimane, un periodo in cui sarà fondamentale il contributo degli altri giocatori per mantenere continuità di risultati. L’infortunio di Dybala non è solo una sfida fisica per il giocatore argentino, ma anche un banco di prova per la squadra, che dovrà adattarsi senza perdere competitività. Il ritorno del talento argentino, quando avverrà, sarà certamente un momento chiave per il prosieguo della stagione giallorossa.

Infortunio Pafundi, il giocatore punta al rientro contro il Venezia: come sta e quante sono le possibilità di rivederlo in campo già prima della sosta

Infortunio Pafundi: il giovane talento blucerchiato verso il rientro. La Sampdoria spera in un recupero in poco tempo del proprio giocatore.

In vista della trasferta di Venezia, la Sampdoria può finalmente respirare più serena. Il tecnico Angelo Gregucci vede infatti avvicinarsi il ritorno in campo di uno dei suoi giovani più promettenti: Simone Pafundi. Dopo settimane di assenza dovute a un problema fisico, il giocatore sta progressivamente superando il problema muscolare che aveva causato il suo infortunio di Pafundi, risalente a un impegno con la nazionale Under 21. Il fantasista sta completando il percorso di recupero e si prepara a tornare a disposizione per la prossima partita al Pier Luigi Penzo.

Il percorso di recupero di Pafundi

L’infortunio di Pafundi aveva destato preoccupazione tra i tifosi e nello staff tecnico, considerando l’importanza del giovane nel progetto della squadra. Simone ha lavorato intensamente durante le settimane di stop, seguendo un programma di riabilitazione mirato che ha già mostrato segnali positivi. La sua determinazione e costanza in campo e in palestra stanno permettendo di ridurre i tempi di recupero, rendendo concreta la possibilità di vederlo convocato per la sfida contro il Venezia. Se non dovessero verificarsi ricadute, Pafundi tornerà quindi a disposizione proprio quando la Sampdoria ne ha più bisogno.

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Un ritorno strategico per la Sampdoria

Il rientro del giovane talento rappresenta un’iniezione di fiducia per tutta la squadra. L’infortunio di Pafundi aveva privato Gregucci di un elemento capace di fare la differenza con la sua creatività e visione di gioco. Simone, infatti, non solo è un attaccante capace di illuminare la manovra, ma è anche un giocatore in grado di raccordare la squadra e creare occasioni per i compagni. La Sampdoria punta molto sulla sua energia e sulla capacità di incidere negli equilibri di squadra, soprattutto in questa fase del campionato dove ogni punto è cruciale.

La sfida di Venezia

La trasferta contro il Venezia assume un significato particolare alla luce del ritorno imminente di Pafundi. I blucerchiati, reduci da un periodo complicato, confidano nella disponibilità del talento per affrontare una squadra in cerca di punti salvezza. La convocazione di Simone Pafundi potrebbe rappresentare la svolta necessaria per la Sampdoria, che spera di poter contare sul suo estro per riportare entusiasmo e risultati positivi. In sintesi, il superamento dell’infortunio di Pafundi non è solo una buona notizia per il singolo giocatore, ma un segnale incoraggiante per tutto l’ambiente blucerchiato.

Donadoni Spezia, l’accordo è stato trovato: manca solo l’annuncio ufficiale. I dettagli dell’intesa e l’obiettivo da raggiungere

Donadoni Spezia: il ritorno del tecnico per rilanciare i liguri. L’ex ct della Nazionale è pronto a ripartire dopo un lungo stop. I dettagli.

Lo Spezia ha deciso di cambiare pagina. Dopo l’ultima sconfitta contro il Monza, che ha lasciato i bianconeri ultimi in classifica insieme alla Sampdoria con soli sette punti in undici giornate, la società ha annunciato l’addio a Luca D’Angelo. Al suo posto arriva Donadoni , con l’ex ct azzurro pronto a tornare in panchina in Italia dopo più di sei anni. L’ultima esperienza del tecnico bergamasco risale alla stagione 2018, quando guidava il Bologna in Serie A, dimostrando capacità tattiche e un grande equilibrio nella gestione del gruppo.

La scelta di affidarsi a Donadoni nasce dalla necessità di imprimere una scossa immediata a un inizio di campionato deludente. La squadra ligure, partita con ambizioni di metà classifica, ha faticato a trovare continuità di risultati, mostrando una certa fragilità in difesa e problemi nell’organizzazione offensiva. La dirigenza dello Spezia ha così puntato sull’esperienza di Donadoni, tecnico capace di gestire situazioni delicate e di far rendere al massimo i suoi giocatori.

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L’annuncio ufficiale è arrivato nella notte, segnando un cambio di rotta deciso: il club riparte con un nome di spicco del calcio italiano, convinto che Donadoni possa rappresentare la chiave per invertire il trend negativo. La scelta non è casuale: Donadoni porta con sé un bagaglio di esperienza, conoscenza della Serie A e Serie B e una capacità di leadership che può motivare un gruppo sotto pressione.

L’esordio del tecnico è fissato per venerdì 7, in occasione del match contro il Bari, una partita che diventa subito cruciale per dare un segnale di rinascita. Sarà interessante osservare quale modulo sceglierà Donadoni per affrontare le difficoltà della squadra ligure e come riuscirà a valorizzare gli elementi chiave della rosa. La fiducia della società è massima, e il tecnico bergamasco avrà il compito di creare un’identità chiara e una solidità che finora è mancata.

Il ritorno di Donadoni rappresenta dunque non solo un cambio tecnico, ma un segnale forte di ambizione e di voglia di rilancio. I tifosi sperano che l’esperienza e la saggezza tattica dell’ex ct italiano possano trasformare le difficoltà iniziali in una nuova stagione di riscatto. Con lui alla guida, lo Spezia prova a ritrovare compattezza, determinazione e continuità, fondamentali per risalire la classifica e uscire dalla zona più critica del campionato.

In sintesi, Donadoni segna l’inizio di un nuovo capitolo per i bianconeri, chiamati a riscattare un avvio complicato e a dare una nuova identità alla squadra sotto la guida di un tecnico di grande esperienza.

Danilo Brasile, l’ex difensore della Juventus si riprende la Selecao: Ancelotti lo ha convocato per le prossime sfide. E sul Mondiale…

Danilo Brasile torna in Nazionale: Ancelotti punta su esperienza e leadership. Il centrale si è ripreso la maglia verdeoro.

Il ritorno di Danilo tra i convocati della Seleção segna un momento importante per il difensore ex Juventus e Real Madrid. A cinque mesi dall’ultima apparizione, il giocatore è stato richiamato da Carlo Ancelotti, che lo considera un punto fermo nello spogliatoio e un elemento chiave per le strategie in vista del Mondiale 2026. Dopo essere stato inserito nella prima lista di Ancelotti a maggio, Danilo era stato escluso dai raduni di settembre e ottobre a causa di piccoli problemi fisici. Ora, completamente recuperato, è pronto a dare il suo contributo.

Durante la conferenza stampa di presentazione della lista, Ancelotti ha parlato in termini entusiastici di Danilo, sottolineando la sua versatilità: «Danilo è differente, è uno dei pochi difensori brasiliani che può giocare in tutte le posizioni difensive: centrale destro e sinistro, terzino destro e sinistro. Ha esperienza e leadership, due qualità fondamentali per guidare la squadra sia in campo sia nello spogliatoio». Parole che confermano quanto il tecnico italiano punti sul difensore sia per la fase difensiva sia per il ruolo di riferimento tra i compagni.

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L’ex giocatore di Manchester City e Real Madrid ha costruito una carriera straordinaria, vincendo praticamente tutti i trofei di club possibili. La sua esperienza internazionale e la capacità di adattarsi a più ruoli rendono Danilo un tassello insostituibile nella rosa della Seleção, soprattutto in vista di un Mondiale in Sud America dove la pressione sarà altissima.

Ancelotti ha anche chiarito che la convocazione di Danilo, insieme ad Alex Sandro – entrambi protagonisti con il Flamengo nella finale di Libertadores del 29 novembre – rispecchia la volontà di costruire un gruppo di giocatori affidabili, pronti a gestire grandi responsabilità: «Credo che 17-18 di questi convocati potranno far parte della lista definitiva per il Mondiale. Nei prossimi sei mesi ci saranno altre convocazioni, ma la maggior parte della rosa è già definita».

Il richiamo di Danilo fa capire chiaramente le intenzioni del ct: contare su giocatori esperti e di leadership per impostare le basi del Brasile che giocherà ai Mondiali del 2026. La sua presenza non è solo tattica, ma anche simbolica: un punto di riferimento per i giovani e per chiunque entrerà a far parte della squadra. Con il ritorno in nazionale, Danilo si conferma come una pedina fondamentale della Seleção, pronta a unire qualità tecnica e carisma nello spogliatoio.

In sintesi, il nome di Danilo torna a essere centrale nel progetto di Ancelotti: affidabilità, esperienza e leadership lo rendono imprescindibile per la corsa verso il Mondiale 2026.

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