Pagina 340 – Calcio News 24

Conferenza stampa Gasperini alla vigilia di Roma Cagliari: «Ritorno di Totti? Lo faccio giocare subito…Su Zaragoza posso dirvi questa cosa»

Conferenza stampa Gasperini alla vigilia di Roma Cagliari: le dichiarazioni verso la sfida della 24ª giornata di Serie A 2025/26

Gian Piero Gasperini in conferenza stampa alla vigilia di Roma Cagliari.

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RITORNO DI TOTTI«Io lo faccio giocare subito basta che si allena non c’è problema (ride, ndr)».

ZARAGOZA «Lo stiamo conoscendo, ha fatto qualche allenamento con noi. Ha una discreta condizione ma quando si arriva in una società nuova bisogna inserirsi. Domani è disponibile e non ho ancora capito se giocherà dall’inizio o a partita in corso».

PAROLE DE ROSSI – «Penso che noi come allenatori abbiamo bisogno di radunarci un attimo e far sentire la nostra voce. La penso come Daniele e come tutti gli allenatori che sento. Questo tipo di calcio non piace a noi e non piace nemmeno al pubblico. Non è bello vedere gare condizionate da cartellini strani e rigori. Dobbiamo essere anche noi allenatori a fare qualcosa di utile. Squadre che cominciando ad avere persone strane che vengono dal mondo arbitrale che insegnano cose ai calciatori. Il calcio è un qualcosa di leale».

RINNOVI «Le trattative sono dovuto sostanzialmente a una diversa richiesta economica. Io non mi posso mettere in mezzo perché non è sul valore dei giocatori. La cosa è che non sarà facile arrivare a fine stagione con 4 giocatori in scadenza e due in prestito».

INFORTUNATI – «Ferguson è alla quarta distorsione alla caviglia, lo scorso anno si è operato alla caviglia. Il problema del ragazzo è questo. Noi cerchiamo di rimetterlo in piedi ma non è facile perché ogni volta che cambia direzione rischia di farsi male. Cerchiamo di recuperarlo e metterlo in mezzo. Quando è stato disponibile è stato sempre utilizzato. Hermoso ha preso una bruttissima contusione al collo del piede. Dybala ha preso una forte contusione al ginocchio quindi speriamo prossima settimana. Venturino ha avuto l’influenza. Soulè sono settimane che soffre di pubalgia. Non mi chiedete Dovbyk. Vaz penso che non sia un grande problema martedì o mercoledì si aggregherà con la squadra».

Conferenza stampa Pisacane alla vigilia di Roma Cagliari: «La salvezza è da conquistare. Yerry Mina ha una sofferenza cronica, non ci sarà»

Conferenza stampa Pisacane alla vigilia di Roma Cagliari: le sue dichiarazioni verso la sfida della 24ª giornata di Serie A 2025/26

Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Roma.

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CALCIOMERCATO – «Il mercato è dinamico, ci sono state opportunità per ringiovanire la rosa e completarla, vedi Sulemana, Dossena, Albarracin e Raterink. Con Luperto, operazione dove la società ha colto l’opportunità per la sostenibilità, perdiamo un ottimo giocatore, ci dispiace, così come per Prati, Luvumbo, Rog, e per quei giocatori che non hanno avuto un grande impatto, vedi Radunovic, Di Pardo, Cavuoti e Pintus. Faccio a tutti un grande in bocca al lupo. Lavoro con chi ho a disposizione, ho alternative molto valide».

CONDIZIONI YERRY MINA – «Con Mina dobbiamo vivere alla giornata, ha una sofferenza cronica. L’obiettivo è mettere prima l’uomo del giocatore, la salute è fondamentale. Domani non ci sarà e rimane qui».

INFORTUNIO BORRELLI, DEIOLA E FOLORUNSHO – «Borrelli non verrà con noi, si sospetta uno stiramento. Verrà Mendy con noi. Deiola non è convocato per fare terapia, mentre Folorunsho dovrebbe accelerare la prossima settimana. Dovrò cambiare necessariamente la squadra, ma ho ragazzi che non vedono l’ora di scendere in campo. Certo, è difficile cambiare qualcosa che va bene, ma è necessario farlo».

SALVEZZA – «La salvezza è ancora tutta da conquistare, dobbiamo raggiungerla il prima possibile e poi si faranno altri discorsi. La salvezza si raggiunge partita dopo partita, richiamo l’attenzione sulla gara con la Roma. Non possiamo correre rischi. La squadra deve rimanere in campana, ancora di più dopo la partenza di giocatori di valore».

LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI PISACANE

Contratto già pronto, Inter scippata: il difensore saluta Chivu

L’Inter continua a darsi da fare in mezzo al campo, mentre sul calciomercato potrebbe lasciare presto un calciatore in particolare.

L’Inter è uno dei club più rinomati e apprezzati in assoluto. In Italia e non solo. Non a caso, dalle parti di Appiano Gentile, ci tengono particolarmente a ottenere i migliori risultati possibili sul piano sportivo ed economico.

L’arrivo sulla panchina dei nerazzurri di Cristian Chivu, tecnico emergente che ha guidato il Parma verso la permanenza in Serie A nel corso della passata stagione, non ha intaccato né le ambizioni, nè tantomeno i risultati sportivi di un club che ci tiene sempre tantissimo a rimanere al vertice del massimo campionato italiano e della Champions League. Anche il calciomercato, però, ha una certa rilevanza per la dirigenza interista, sia in entrata che in uscita.

Proprio in questo senso potrebbero esserci non poche novità all’orizzonte da tenere in considerazione, con un calciatore in particolare che presto potrebbe lasciare Milano. Scopriamo di chi si tratta e in quale club potrebbe finire per andare a giocare effettivamente in vista della stagione 2026/27, nel caso in cui decidesse di non protare avanti la propria esperienza in Italia all’Inter.

Inter, un calciatore può lasciare: di chi si tratta

Spesso, specialmente in estate e negli ultimi mesi del 2025, si è parlato tantissimo del possibile trasferimento di Bisseck. Soprattutto in Premier League, il difensore centrale ha non pochi estimatori. In vista dell’estate che deve ancora venire, però, potrebbe approdare in Bundesliga, e farlo direttamente dalla porta principale, in direzione Bayern Monaco.

Sarebbe una trattativa importante sotto tutti i punti di vista, con i bavaresi che intendono ringiovanire la difesa in vista delle prossime stagioni calcistiche. Bisseck sembra essere il calciatore che fa proprio al caso del club tedesco. Centrale giovane e futuribile, difensore mdoerno, veloce, fisico e resistente, potrebbe migliorare non poco la retroguardia del club più famoso e titolato di Germania.

A riportare l’interesse è Sport1, che ha anche rivelato che non è l’unico calciatore che attrae il Bayern Monaco, considerando le quotazioni in rialzo di Luka Vuskovic. Bisseck però è un calciatore che vanta già non poca esperienza in Serie A e in Champions League, oltre a essere già stato convocato dal commissario tecnico della Nazionale Tedesca. Proprio per tale ragione, il club attualmente capolista in Bundesliga lo acquisterebbe volentieri, anche superando i trenta milioni di euro per il cartellino di un difensore che piace molto all’allenatore interista Cristian Chivu e in cui pure la società crede tantissimo in ottica futura.

Calciomercato Como: la posizione del Real Madrid per il futuro di Nico Paz. Cosa succederà in estate per l’argentino

Calciomercato Como: la decisione del Real Madrid per il futuro di Nico Paz. Cosa accadrà in estate per l’argentino

Le porte del Santiago Bernabéu sono pronte a spalancarsi nuovamente per uno dei figli prediletti de “La Fábrica”. La notizia che i tifosi Blancos aspettavano è arrivata: Nico Paz tornerà al Real Madrid. A lanciare l’indiscrezione è l’esperto di mercato Matteo Moretto, che attraverso i suoi canali social ha dipinto un quadro chiarissimo della situazione: il matrimonio tra il talento argentino e il club più titolato al mondo è destinato a ricomporsi in vista della prossima stagione sportiva.

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La felicità del giocatore: “Molto felice”

Secondo quanto riportato, la reazione del ragazzo alla notizia del rientro è stata di pura gioia. Nico Paz si è detto “molto felice” della prospettiva di tornare a vestire la Camiseta Blanca. Il trequartista classe 2004 ha sempre considerato Madrid come casa sua. Dopo aver accumulato esperienza e minuti preziosi lontano da Valdebebas, Paz sente di essere maturato a sufficienza per raccogliere la sfida più grande: imporsi nel centrocampo delle Merengues.

Il piano del club: Arbeloa ci conta

La decisione non è unilaterale, ma parte da una precisa strategia della dirigenza madrilena. Il Real Madrid ha comunicato di contare su di lui per la prossima stagione. Non si tratterà, dunque, di un rientro per poi essere girato nuovamente in prestito, ma di un’integrazione a pieno titolo nella prima squadra. Questa scelta porta l’avallo tecnico di Arbeloa.

Una strategia consolidata

Il ritorno di Nico Paz ricalca la filosofia recente del Real Madrid: lasciar partire i propri talenti per farli “fare le ossa” (come accaduto in passato con Carvajal o più recentemente con Brahim Diaz) per poi riportarli alla base pronti per i grandi palcoscenici. Per il giovane argentino il ritorno a casa rappresenta la chiusura del cerchio e l’inizio della vera scalata verso la gloria.

Napoli, Vergara esulta dopo il 3-2 contro il Genoa: «Vincere contava tantissimo e lo abbiamo fatto da Uomini!»

Napoli, Antonio Vergara ha commentato così la vittoria contro il Genoa, arrivata all’ultimo minuto grazie al rigore di Hojlund

Nel pazzo 3-2 con cui il Napoli ha espugnato il “Luigi Ferraris”, piegando un indomito Genoa all’ultimo respiro, c’è la firma indelebile di Antonio Vergara. Il giovane trequartista partenopeo è stato l’uomo del destino. È stata una sua incursione, una sua giocata d’astuzia e rapidità nei secondi finali del recupero, a provocare il contatto in area che ha portato l’arbitro (supportato dal VAR) a fischiare il rigore decisivo poi trasformato da Rasmus Hojlund.

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Il post della maturità: “Vincere da Uomini”

Smaltita l’adrenalina del campo, Vergara ha affidato ai social network le sue emozioni, pubblicando un messaggio che sta già facendo il giro del web e che testimonia una crescita non solo tecnica, ma caratteriale. Oggi vincere contava tantissimo, a volte però il modo conta un pochino meno… noi lo abbiamo fatto da Uomini, ha scritto il talento classe 2003.

Parole pesanti, che sembrano quasi riecheggiare il credo calcistico del suo allenatore, Antonio Conte. Il tecnico salentino avrà sicuramente apprezzato questa presa di coscienza. Vergara sottolinea come, in una serata complicata, l’estetica sia passata in secondo piano rispetto alla sostanza e alla resilienza del gruppo.

Una vittoria di sofferenza

Il riferimento del giovane fantasista è chiaro: il Napoli ha dovuto soffrire le pene dell’inferno. Rimasti in dieci uomini per l’espulsione di Juan Jesus e costretti a rinunciare a Scott McTominay per infortunio, gli azzurri hanno rischiato di capitolare. Invece, proprio nel momento di massima difficoltà, la squadra ha tirato fuori l’orgoglio. E Vergara, subentrato con la testa giusta, ha incarnato quello spirito: non ha cercato il colpo di tacco, ma l’affondo decisivo che vale tre punti d’oro per la classifica. Un segnale forte: il ragazzo si sta facendo uomo, e il Napoli ha trovato una nuova risorsa preziosa per il rush finale.

Calciomercato Juve, spunta il retroscena: Spalletti ha bloccato una cessione a gennaio! Tutti i dettagli

Calciomercato Juve, punta il retroscena: Spalletti ha stoppato una cessione. Offerta da 15 milioni respinta

L’ascesa di Fabio Miretti porta un’impronta evidente: quella di Luciano Spalletti. Fin dal suo arrivo a Torino, il tecnico di Certaldo ha instaurato un rapporto speciale con il talento di Pinerolo, scegliendo di puntare con decisione sulle sue qualità. La svolta è arrivata soprattutto sul piano tattico: l’intuizione di avanzare il raggio d’azione del classe 2003, trasformandolo da mezzala a trequartista, ha permesso al giovane bianconero di scrollarsi di dosso l’etichetta di “eterna promessa” e imporsi come titolare inamovibile.

Il legame tra i due è così forte che Spalletti, durante il mercato invernale, ha posto un veto totale sulla sua cessione. Su Miretti si erano infatti accesi i riflettori di diversi club di Serie A, con la Lazio in prima fila. Il DS Fabiani e Maurizio Sarri erano pronti a investire 15 milioni di euro per portare il numero 21 a Formello, un’operazione che avrebbe garantito alla Juventus una plusvalenza piena. A rivelarlo è Tuttosport.

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La posizione irremovibile dell’allenatore ha però chiuso ogni spiraglio ai biancocelesti, confermando Miretti al centro del progetto juventino. Oggi quel “no” al mercato appare come una scelta vincente: l’ex Genoa è pronto a trascinare la squadra nella corsa Champions, a partire proprio dalla sfida di questa sera contro chi aveva provato a portarlo via da Torino.

Messi show a Miami: arriva il primo gol del 2026 contro il… Barcelona! Ecco com’è andata

Leo Messi, che show spettacolare a Miami: primo gol del 2026 contro… il Barcelona! Ecco cosa è successo

Lionel Messi inaugura il 2026 lasciando subito il segno: con il gol realizzato nella notte contro il Barcelona SC, l’otto volte Pallone d’Oro va ufficialmente a segno per la 22ª stagione consecutiva. L’argentino, protagonista con la maglia dell’Inter Miami, ha illuminato l’amichevole di pre-season non solo con una rete che ha fatto tornare indietro nel tempo gli appassionati, ma anche con l’assist decisivo per Berterame, autore del 2-2 finale.

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Il momento più iconico arriva al 35’: Messi riceve palla nella trequarti, salta un avversario con la consueta naturalezza, ne supera un secondo e conclude in diagonale battendo il portiere ecuadoregno. Una giocata “alla Messi”, che richiama inevitabilmente il celebre slalom contro il Real Madrid nella semifinale di Champions del 27 aprile 2011, quando dribblò Sergio Ramos e Raul Albiol prima di superare Casillas. A quasi 39 anni, la Pulce continua a evocare le stesse sensazioni di allora.

Curiosamente, Messi ha segnato contro il “Barcelona”, ma non contro il club che lo ha consacrato nella storia del calcio. Il Barcelona SC, o Barcelona Guayaquil, è infatti una delle società più titolate dell’Ecuador, con 16 campionati nazionali. Le sue radici affondano però proprio in Catalogna: il club fu fondato nel 1925 da Eutimio Perez, immigrato spagnolo che decise di omaggiare i colori blaugrana. Una coincidenza che aggiunge un tocco di fascino a una notte già speciale per il campione argentino.

Stadio Flaminio, l’assessore Onorato svela: «La Lazio completerà il progetto per farci lo stadio, è questione di giorni»

Stadio Flaminio, l’assessore Onorato sorprende: «La Lazio completerà il progetto per farci lo stadio, è questione di giorni»

Nel corso della puntata del 7 febbraio 2026 di Omnibus su La7, l’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, Alessandro Onorato, ha fornito aggiornamenti significativi sul futuro dello Stadio Flaminio e sul progetto di riqualificazione presentato dalla Lazio. Queste le sue dichiarazioni:

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STADIO FLAMINIO: ITER E PROGETTO DELLA LAZIO – «Per il Flaminio la Lazio completerà il progetto per farci lo stadio, è questione di giorni. Tra la proposta e l’accettazione di una proposta intercorre una Conferenza di Servizi, che richiama tutti gli organi preposti in base scientifica dello Stato, della Regione e del Comune a capire se i flussi di arrivo e di deflusso dei tifosi possano essere compatibili o meno al sito urbano. A Roma, e in Italia, le città sono nate al contrario. Il Flaminio è lì dal 1900 e le abitazioni dal 1970. Quel luogo è vincolato a stadio dal Comune, non ci si può fare nulla se non uno stadio. Poi capiremo di che tipo. Non so se si farà o meno, lo decideranno in forma tecnica, c’è un tema di viabilità e sostenibilità. Quattro anni, quattro mesi e ventisei giorni fa, da assessore allo sport ho ereditato 22 impianti sportivi, dove si erano rubati 60 milioni di euro di mutuo garantito dal Comune che abbiamo recuperato totalmente, 13 impianti chiusi, compreso il Flaminio, 12 cantieri aperti e 3 palazzetti nuovi».

TEMPI E OPINIONE PUBBLICA – «Sul Flaminio c’è un piccolo problema: bisogna capire cosa farci. Se facessimo un sondaggio con i cittadini attorno, ti direbbero ‘fallo brillare e facci un parco, toglietelo proprio’; i vincoli ci parlano di un impianto sportivo a carattere nazionale e internazionale. Il nostro dovere pubblico, nell’interesse delle casse comunali, è capire se un privato ci vuole mettere i soldi. Se il privato non ci mette i soldi, abbiamo prima seguito un progetto che è andato male e adesso vediamo la Lazio nei prossimi giorni, sarà nostro dovere intervenire e farci una struttura più compatibile con la zona. Da qui a due-tre mesi vediamo se è compatibile la Lazio, sicuramente il Flaminio così come sta non può rimanere».


Calciomercato Milan, i rossoneri provano il colpo a zero dalla Juve! Nel mirino quel bianconero: le ultimissime

Calciomercato Milan, assalto a zero a quel giocatore della Juve: nel mirino quel bianconero, tutte le ultimissime

La Juventus ha iniziato a delineare con decisione la struttura della squadra del futuro. Dopo il rinnovo fino al 2030 del talento Kenan Yildiz, in casa bianconera la priorità assoluta riguarda ora Weston McKennie. Il centrocampista statunitense, classe 1998, è infatti in scadenza il 30 giugno e la sua situazione contrattuale lo rende uno dei profili più appetiti sul mercato italiano ed europeo.

Nonostante le voci di addio circolate la scorsa estate, McKennie si è rivelato un elemento imprescindibile nelle rotazioni di Allegri, distinguendosi per una duttilità tattica rara in Serie A. Proprio per questo la Juventus non vuole correre il rischio di perderlo a parametro zero: i contatti con il suo entourage si sono intensificati nelle ultime ore, con l’obiettivo di trovare un’intesa che soddisfi entrambe le parti.

Parallelamente, alla Continassa si lavora anche per respingere gli assalti delle dirette concorrenti. Come riportato da Il Giornale, sul texano si sono mossi diversi club di primo piano: «I dirigenti bianconeri sono al lavoro per blindarlo e respingere l’assalto di quei club che hanno messo nel mirino l’americano come Marsiglia, Milan, Inter e Roma». In particolare, Inter e Milan seguono con grande attenzione l’evolversi della trattativa.

La Juventus punta a chiudere entro poche settimane, prima che McKennie possa accordarsi liberamente con un’altra società. Il giocatore ha più volte manifestato il proprio attaccamento ai colori bianconeri, ma le proposte economiche e i progetti tecnici di club come Inter e Milan rappresentano tentazioni concrete. Resta da capire se il rilancio della Juve sarà sufficiente per trattenere a Torino il “Guerriero” texano anche nelle prossime stagioni.

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Fermín López si racconta: «Gli inizi? Ero nel miglior posto possibile per chi sogna di fare il calciatore, ma ero solo. Uno dei miei idoli era Iniesta»

Fermín López si racconta a cuore aperto a La Gazzetta dello Sport. Ecco le dichiarazioni del talento del Barcellona

Fermín López, talento cristallino cresciuto nella cantera del Barcellona, si racconta a cuore aperto a La Gazzetta dello Sport. Protagonista con il club blaugrana e la nazionale spagnola, il duttile centrocampista ripercorre i suoi inizi, le gioie dei trionfi recenti e quella ferita ancora aperta chiamata Inter.

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L’INIZIO ALLA MASÍA
«Bello e duro allo stesso tempo. Sono stato male, molto. Ero lontano dalla famiglia, che era rimasta in Andalusia. Ero ancora un bambino e improvvisamente avevo lasciato El Campillo, il paesino dove avevo le mie radici. Ero nel miglior posto possibile per chi sogna di fare il calciatore, ma ero solo. Senza la mia famiglia e gli amici. Ho vissuto l’inizio della mia tappa alla Masía con enormi difficoltà perché la solitudine era una compagnia costante. Mi consolava pensando che ero nel luogo migliore per la crescita di un giocatore».
LA CANTERA DEL BARÇA «Stare nel miglior posto possibile, è il luogo dal quale sono passati i migliori del mondo. Ed è un centro di formazione permanente, in campo e fuori. Non smetti mai di imparare perché sei circondato dai compagni migliori e accompagnato dai migliori formatori. È una scuola di vita, la Masía ti offre valori che servono all’evoluzione della persona, non solo del calciatore».
IL PRESTITO AL LINARES «E sono maturato di botto. È stato perfetto per me. È chiaro che quando lasci il Barça lo fai con la paura di non tornare, e di nuovo è stato difficile abbandonare la mia seconda casa. Però mi fu subito chiaro che quel prestito era la cosa migliore. Andare al Linares mi ha cambiato la vita perché sono migliorato tantissimo. Era un passo rischioso, ma pensavo fosse necessario e avevo ragione. Sono maturato come giocatore e come persona».
A CHI SI ISPIRA «A tanti giocatori, ma uno dei miei idoli era senz’altro Andrés Iniesta. Io da bambino ero già super tifoso del Barça per “colpa” di uno zio che mi aveva trasmesso la passione per questi colori. Sono cresciuto guardando quel fantastico centrocampo con Xavi, Busquets e Iniesta, e osservavo le caratteristiche di ognuno di loro, così diversi, per cercare di prendere il meglio da ciascuno».
HA UN RUOLO PREFERITO «No, l’importante è stare negli 11 titolari. In questi anni sono stato usato in diverse posizioni tanto a centrocampo come in attacco e la conclusione è che l’importante è giocare. Poi è chiaro che la mia duttilità fa comodo a un allenatore».
I GIOVANI «Il calcio ha fatto grandi passi in termini di precocità. Io sono del 2003, Pau Cubarsí e Lamine Yamal del 2007… Incredibile. Hanno debuttato minorenni in prima squadra e in nazionale. Ma la precocità mi sembra si sia estesa a tanti altri sport. La società va tanto di corsa che l’età non è più un problema o un freno. Il talento si afferma in maniera autonoma, segue il suo corso».
LA SEMIFINALE DI CHAMPIONS PERSA CONTRO L’INTER «È stato uno dei momenti più duri della mia carriera. Eravamo vicini alla finale, così vicini… Eravamo a un minuto dal traguardo. Un minuto o una manciata di secondi. Sentivamo che avevamo fatto tutto ciò che dovevamo per giocare la finale, compreso segnare sei gol a una delle migliori difese del torneo. E invece all’ultimo sospiro… Questa sconfitta resterà con me per sempre, ma diciamo che ho cercato di digerirla pensando che fosse parte di un processo. Doloroso, questo sicuro».
L’ANNO DEI TRE TITOLI NAZIONALI «È stato un anno eccellente. I titoli e la finale di Champions sfuggita per un niente… Però le dico una cosa: l’aspetto più importante, più rilevante anche dei trofei conquistati, è stato il grande gioco espresso dalla squadra. Abbiamo prodotto un calcio spettacolare che è piaciuto a tutti i tifosi, e non solo i nostri del Barça eh? Abbiamo conquistato la gente con un calcio bello ed efficace».
LA SPAGNA VERSO IL MONDIALE «Siamo tra i favoriti, inutile nascondersi. Siamo gli attuali campioni d’Europa. Ma nel gruppo di chi può vincere siamo in tanti: l’Argentina che ha vinto nel 2022, per cominciare. E poi Francia, Inghilterra, Brasile, Germania… E poi è un torneo nuovo, non ci sono mai state tante squadre, ci vorrà grande concentrazione per evitare rischi e brutte sorprese».

Formazioni ufficiali Bologna Parma, le scelte di Italiano e Cuesta per la sfida di Serie A

Formazioni ufficiali Bologna Parma: le scelte di Italiano e Cuesta per la partita del 24° turno di Serie A 2025/26

Scendono in campo Bologna Parma per la sfida valevole per il 24° turno di Serie A 2025/26. Di seguito le formazioni ufficiali scelte da Italiano e Cuesta.

Le scelte ufficiali: le formazioni

BOLOGNA (4-3-3): Skorupski; Joao Mario, Lucumí, Heggem, Lykogiannis; Freuler, Pobega, Ferguson; Bernardeschi, Dallinga, Rowe. Allenatore: Vincenzo Italiano.
A disposizionePessina, Ravaglia, Casale, Helland, Miranda, Vitik, Zortea, Moro, Sohm, Cambiaghi, Castro, Dominguez, Odgaard, Orsolini.

PARMA (3-5-2): Corvi; Delprato, Circati, Troilo; Britschgi, Bernabé, Keita, Sorensen, Valeri; Oristanio, Pellegrino. Allenatore: Carlos Cuesta.
A disposizioneCasentini, Rinaldi, Carboni, Drobnic, Nicolussi Caviglia, Cremaschi, Ordonez, Elphege, Mikolajewski, Ondrejka, Strefezza.

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Roma, forfait pesante in casa giallorossa! Non sarà a disposizione nella sfida contro il Cagliari. Le ultimissime

Roma, brutte notizie per il tecnico Gasperini: senza Dybala contro il Cagliari! Gli aggiornamenti sull’assenza

Paulo Dybala non sarà disponibile per Roma–Cagliari: l’argentino non ha recuperato completamente dal problema al ginocchio che lo aveva già tenuto fuori contro l’Udinese. Dopo allenamenti differenziati nei giorni scorsi, lo staff medico ha deciso di non rischiarlo per la partita di lunedì all’Olimpico, con l’obiettivo di preservarlo in vista dello scontro diretto del prossimo weekend contro il Napoli, come riportato da Sky Sport.

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Alla lista degli indisponibili si aggiungono altri nomi importanti: Robinio Vaz è out per un problema muscolare rimediato in settimana, Manu Kone non sarà della partita e resta fuori anche il lungodegente Dovbyk. Da valutare invece le condizioni di El Shaarawy ed Hermoso, che sabato si sono allenati a parte e potrebbero essere recuperati solo all’ultimo momento.

L’assenza di Dybala rappresenta un problema rilevante per l’attacco giallorosso e costringerà la squadra a rivedere soluzioni offensive e assetto tattico. La scelta di non forzare il recupero punta a tutelare il giocatore in vista delle prossime gare decisive della stagione, mentre la formazione per l’Olimpico verrà definita solo nelle ore precedenti al fischio d’inizio.

Bergomi svela: «Rappresentare Milano? Un onore. Il nostro stadio, mille ricordi, magliette che abbiamo difeso come una seconda pelle»

Bergomi racconta: «Rappresentare Milano? Un onore. Il nostro stadio, magliette che abbiamo difeso come una seconda pelle»

Giuseppe Bergomi, storico capitano dell’Inter e campione del mondo 1982, racconta al Corriere della Sera l’emozione vissuta durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. A San Siro, il “suo” stadio, ha portato la fiaccola olimpica al fianco di Franco Baresi, bandiera del Milan.

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LA CHIAMATA DEL CONI «Un’emozione incredibile, un’atmosfera mai provata. Un mese fa, mi ha chiamato il presidente Buonfiglio. “Vorremmo te e Baresi”. E anche Franco ha detto sì. Bellissimo!».
CON BARESI AL MUNDIAL 82 «Eravamo i più giovani allora. Ero in camera con Marini, ma stavo praticamente sempre con Franco, che è poi il fratello di Beppe, mio punto di riferimento all’Inter».
L’ONORE DI RAPPRESENTARE MILANO A SAN SIRO «Sì, è vero. Un onore. Il nostro stadio, mille ricordi, magliette che abbiamo difeso come una seconda pelle. Tante battaglie su sponde opposte, ma con lealtà, rispetto e anche amicizia. Venerdì sera eravamo lì, orgogliosi del nostro passato e di essere stati scelti e coinvolti nell’evento più importante dello sport mondiale».
SENSAZIONI «Qualcosa di enorme, mai provato niente di simile, inaugurazioni dei Mondiali di calcio comprese. Lo spirito olimpico esiste, mi ha avvolto, è qualcosa di diverso: sono entrato e ho sentito forte il senso di appartenenza, l’orgoglio nel rappresentare almeno in piccola parte tutto ciò che di bello offre il nostro Paese. E poi il presidente Mattarella, personaggi straordinari, artisti meravigliosi, quindi i ragazzi e le ragazze del volley davanti a noi ad attendere il testimone…».
I PENSIERI «Guardavo Franco e rivivevo un’era meravigliosa: 20 anni di calcio, di casa nostra. Abbiamo rappresentato credo nel migliore dei modi, anche umanamente, una città unica nel mondo del pallone: è difficile trovare altre metropoli internazionali che possano vantare due club tanto importanti: fascino, tradizione, leggenda e infiniti trofei».
I DERBY «I derby erano sentiti, la rivalità era forte, ma il rispetto non mancava mai. Compagni e avversari cresciuti di fatto insieme. A 14 anni affrontavo già Evani e Battistini. E in generale ci si ritrovava tutti nelle varie nazionali giovanili».
LO SPIRITO SPORTIVO CONTRO LA TIFOSERIA “CONTRO” «Oggi praticamente si tifa solo contro, non mi piace. È colpa anche di chi non vive con intelligenza il mondo dei social, dove ormai si dice davvero di tutto. Una volta lo sfottò era diverso, credo più brillante».
IL FUTURO DI SAN SIRO «Ci pensavo guardandomi attorno l’altra sera. E mi chiedevo: ma perché deve andare giù un simile monumento? Capisco che forse oggi è poco funzionale, ma vorrei tanto che si arrivasse a una soluzione che possa tenere vivo il ricordo di uno stadio pieno di storia, il terzo luogo più visitato a Milano fra l’altro».
LA FOTO DALLO SPOGLIATOIO «Lo spogliatoio: prima della cerimonia eravamo un po’ tutti in quello che oggi occupano Chivu e i suoi ragazzi. C’era pure il maestro Bocelli. Interista vero. Informatissimo. Mi ha detto: “Facciamo pochi gol rispetto a ciò che creiamo”. Analisi inattaccabile».
LO SPIRITO OLIMPICO E LE MEDAGLIE AZZURRE «Ho visto la discesa libera. Grandi azzurri! Nel calcio si vive come un fallimento il secondo posto, invece Paris era per esempio raggiante con il bronzo al collo. Anche per questo amo l’Olimpiade»

Calciomercato Inter, Muharemovic nel mirino dei nerazzurri: la strategia nerazzurra e gli ostacoli della trattativa

Calciomercato Inter, la corsa a Muharemovic: strategia, valutazione e i punti critici della negoziazione

Il pomeriggio al Mapei Stadium avrà un sapore particolare per Tarik Muharemovic. Il difensore classe 2003, ormai punto fermo della squadra guidata da Fabio Grosso, affronterà l’Inter di Cristian Chivu in una partita che per molti vale come un vero e proprio provino in vista del mercato estivo. I dirigenti nerazzurri, con Marotta e Ausilio in prima linea, seguono da tempo il giovane mancino, apprezzato per la capacità di giocare sia da centrale sia come braccetto sinistro in una difesa a tre.

Profilo e caratteristiche

Muharemovic si è distinto per personalità e aggressività nei contrasti, oltre che per la propensione a inserirsi in avanti. La sua versatilità tattica e la confidenza con la palla lo rendono un profilo appetibile per club di livello superiore: sa interpretare ruoli diversi senza perdere efficacia, qualità molto valutata dagli osservatori.

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Evoluzione tattica e rendimento stagionale

Il percorso del giocatore è particolare: da giovanissimo ha giocato in attacco, esperienza che spiega la sua naturalezza nel finalizzare. In questa stagione ha già messo a referto due gol e due assist, risultando titolare fisso con 20 presenze su 23 incontri disputati. La crescita costante lo ha trasformato in una presenza affidabile nello scacchiere neroverde.

Valutazione economica e interessi di mercato

Il cartellino di Muharemovic è valutato intorno ai 30 milioni di euro. La trattativa è seguita con attenzione anche dalla Juventus, che detiene il 50% sulla futura rivendita, e questo elemento complica eventuali negoziazioni. Nonostante la concorrenza e le cifre importanti, l’interesse dell’Inter è concreto e monitorato con attenzione.

I dirigenti emiliani non nascondono la consapevolezza dell’interesse nerazzurro: secondo la società, oggi Muharemovic potrebbe affrontare l’Inter per l’ultima volta da avversario, diventando il classico osservato speciale. Una prestazione convincente al Mapei Stadium potrebbe accelerare le trattative e proiettare il difensore verso un futuro da protagonista in un club di primo piano.

Guidolin: «Crisi Bologna? La via d’uscita dev’essere una, fidarsi di Italiano! Il Parma deve salvarsi ed è una squadra interessante. Ecco chi sarà l’uomo decisivo»

Guidolin si racconta: «Crisi Bologna? La via è una, fidarsi di Italiano! Il Parma deve salvarsi ed è una squadra interessante»

Doppio ex d’eccezione per il derby emiliano. Francesco Guidolin, tecnico capace di portare il Parma dalla B a grandi livelli e di sfiorare la Champions in quattro anni sulla panchina del Bologna, analizza il delicato momento dei rossoblù, reduci da una sola vittoria nelle ultime 11 gare e scivolati a metà classifica dopo aver assaporato la vetta. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport

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LA CRISI DEL BOLOGNA «Non servono ritiri o parole inutili o drammi: la via d’uscita dev’essere una, fidarsi di Vincenzo Italiano. Vede, ho apprezzato molto quello che ha voluto fare l’estate scorsa: era cercato da una big ma ha fortemente voluto restare. Gesto forte e bello: e lo so perché accaddero anche a me situazioni così. Da quel momento si è creato uno spessore alto di fiducia fra club e allenatore: per cui la società deve fidarsi di lui, come la squadra. Ma son convinto sia così».
VINCENZO ITALIANO «In casi come questo non servono equilibrismi ma solo mantenere la strada intrapresa. È saggezza. Mi spiego: io mi fiderei del tecnico, perché sono anni che arriva a portare dividendi alla propria squadra, che sia Fiorentina o Bologna l’anno scorso con la vittoria in Coppa Italia. Italiano fa un calcio che somiglia molto a quello che facevo io: per quello l’ho sempre apprezzato, perché ho rivisto certi miei canoni di una volta».
COSA NON DEVE FARE «Ecco: l’unica cosa che non deve fare, e so che non farà, è cambiare. Perché cambiare significa aggiungere incertezze. Se il Bologna è stato il Bologna con quel tipo di calcio, ecco, quel calcio deve restare, l’idea e la filosofia da portare avanti devono essere le medesime di sempre. Pensi che a me capitò un periodo terribile proprio a Parma nel 2009-10».
IL PARALLELO CON IL MIO PARMA DEL 2010 «Diciamo molto simile. Eravamo appena saliti dalla Serie B e partiamo alla grande in A. In quella squadra arrivò anche Crespo, e fu un piacere allenare un campione evidente. Bene: nelle prime giornate, non ricordo quante, ci ritroviamo in alto. Super. Poi, anche noi a cavallo direi di dicembre-gennaio andiamo all’indietro, facciamo direi 2 punti in 10 giornate, un po’ come il Bologna di oggi: arriva un certo punto in cui le partite non le vinci più e insomma finimmo ottavi in classifica con 52 punti, bellissimo risultato, ma in quei momenti devi solo fare due cose: non dimenticare quel che sai e sapevi fare, restare compatti e continuare a fare le cose sulle quali ti sei sempre allenato. Lavorando molto e parlando poco. Non eri un fenomeno prima e non sei da buttare ora: saggezza, appunto».
IL DERBY «Il Parma deve salvarsi ed è una squadra molto interessante con elementi tipo Pellegrino e Bernabé; il Bologna deve vincere ma non vanno fatti drammi: è ancora in Coppa Italia e in Europa League, le vie per ristabilire i giusti parametri ci sono».
IL BOLOGNA PENSA SOLO ALLE DUE COPPE «Non credo lo facciano ma le dico: giocare ogni tre giorni è bellissimo perché puoi dare la soddisfazione a tutti di potersi sentire protagonisti; però è dura, porta via nozioni, attenzione, esercitazioni impossibili da fare, allenamenti profondi che diventano… partite. Cambiare pagina ogni tre giorni non solo non è facile ma a volte ti fa perdere il senso del libro, della stagione. In fondo, comunque, è decimo in classifica, non molto più giù; e il fatto che la distanza dall’Europa tramite Serie A non sia incolmabile rende l’idea del fatto che prima hai fatto bene e che basta un niente per tornare a farlo. Una vittoria, una scintilla».
L’UOMO DECISIVO «Per esperienza e bravura, dico Freuler: un uomo-guida. Ma dev’essere accompagnato perché uno soltanto non basta. Da soli non si fa nulla».

Lazio, ci sarà lui al centro dell’attacco biancoceleste contro la Juventus? La possibile scelta di Sarri

Lazio, chi sarà al centro dell’attacco contro la Juventus? Ecco la possibile scelta di Sarri, gli aggiornamenti

La Lazio si prepara alla sfida con la Juventus con diversi interrogativi di formazione. Assente Zaccagni, Maurizio Sarri ha scelto di schierare Maldini come centravanti in versione falso nove: il nuovo arrivato partirà titolare nel tridente insieme a Isaksen e Pedro. Ratkov, ancora indietro nella condizione fisica, non sarà disponibile.

Le scelte offensive di Sarri

Con Zaccagni fuori per circa un mese, Sarri adatta il sistema offensivo puntando su soluzioni che privilegino movimento e collegamento tra i reparti. Maldini avrà il compito di raccordare centrocampo e attacco, muovendosi da riferimento centrale ma con libertà di accentrarsi per creare spazi per Isaksen e Pedro.

Juventus: formazione e assetto tattico

Secondo Tuttosport, la Juventus dovrebbe affidarsi al ritorno di Di Gregorio tra i pali. Sulle fasce agiranno Kalulu e Cambiaso, mentre al centro della difesa sono previsti Bremer e Gatti (in vantaggio su Koopmeiners). A centrocampo, Locatelli e Thuram supporteranno il reparto offensivo composto da McKennie, Miretti e Yildiz, con David come punta centrale.

Assenze e dubbi chiave

L’assenza di Zaccagni è il fattore che più condiziona le scelte di Sarri, costringendolo a rivedere equilibri e soluzioni offensive. Un altro punto interrogativo riguarda la presenza di Romagnoli dall’inizio: il centrale dovrebbe comunque partire titolare accanto a Gila, ma la formazione definitiva verrà confermata all’ultimo momento.

La partita mette di fronte una Lazio in fase di adattamento tattico e una Juventus in forma, ma con le proprie certezze. Sarà fondamentale la capacità di Sarri di far rendere Maldini nel ruolo di falso nove e la risposta difensiva della Lazio contro una squadra avversaria ben organizzata. La sfida all’Olimpico rappresenta un test importante per le ambizioni stagionali di entrambe le formazioni.

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Baresi si racconta: «Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino della Terra. Bergomi? Non sarà mai un rivale, è un grande amico»

Baresi parla al Corriere della Sera: «Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino. Bergomi? Mai un rivale, è un amico»

Sul Corriere della Sera, Franco Baresi si racconta a cuore aperto dopo il recente intervento per l’asportazione di una nodulazione polmonare che lo aveva costretto a un temporaneo ritiro dalle scene lo scorso agosto. Il “Piscinin”, bandiera rossonera, è tornato a San Siro in una veste inedita ed emozionante: quella di tedoforo per le Olimpiadi invernali, accompagnato dalle note di Andrea Bocelli e dall’affetto di tutto lo stadio.

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L’ONORE DELLA FIACCOLA «Non pensi che non sia stato coinvolgente anche per me. Portare la fiaccola è un onore per ogni cittadino della Terra. Veicolare la torcia olimpica significa trasmettere un messaggio di pace e di armonia tra i popoli, di cui tanto in questo momento peraltro avremmo bisogno. Ho svolto un percorso breve ma in quei pochi metri di cammino, con gli occhi del mondo puntati addosso, mi sono reso conto di essere l’alfiere di valori sani, come la lealtà nella competizione e l’armonia. Una delle sensazioni più forti della mia vita sportiva».
LA CHIAMATA INASPETTATA DEL CONI «Devo ringraziare il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che mi ha chiesto la disponibilità. Lì per lì rimasi un po’ stupito e fui costretto a ribattere: “Ma è sicuro? Non sono esattamente al top della condizione”. Rappresentare il proprio Paese per un’Olimpiade è un’occasione unica».
L’EMOZIONE DI TORNARE A SAN SIRO «Certo, ha reso ancora più particolare l’esperienza, San Siro è stata casa mia per decenni. Non le dico il batticuore quando sono uscito sul campo e ho visto lo stadio pieno. La voce di Bocelli ha reso tutto più magico. Diciamo che è stato un tragitto breve ma intenso. In carriera non avevo mai provato un’emozione del genere».
PRIMA VOLTA DA TEDOFORO «No, avevo già fatto il tedoforo a Park Avenue in occasioni delle Olimpiadi di Atlanta, quelle che nell’immaginario sono indimenticabili per l’accensione del braciere da parte di Cassius Clay. In quell’occasione avevo portato la fiaccola per un chilometro. Ma farlo per Milano-Cortina, con tutto il rispetto, ha un altro significato».
SAPEVA DI BERGOMI «Ma no, mi hanno avvisato una settimana fa. Prima non sapevo neanche quale tratto avrei dovuto percorrere, e quindi tanto meno che lo avrei fatto in compagnia. Beppe però non sarà mai un rivale, è un grande amico».
LA COMMOZIONE DEGLI ITALIANI «In quei momenti si capiscono tante cose. Vede, finché non capita qualcosa di brutto uno pensa di essere immortale. In quel preciso istante ho pensato alla mia famiglia».
L’AFFETTO DELLA GENTE «Mi è arrivata addosso un’ondata. Il calore mi ha anche aiutato a superare i momenti più difficili. Voglio ringraziare il Milan perché dal primo giorno mi ha messo a disposizione le migliori strutture».
IL RECUPERO DELLA QUOTIDIANITÀ «Il peggio è passato, pian piano sto recuperando la mia quotidianità. Faccio tante passeggiate, qualche volta vado in sede, cercherò di essere progressivamente più presente».
LA LEZIONE DELLA MALATTIA «Innanzitutto che l’orizzonte è limitato e bisogna pensare giorno dopo giorno. La vita non mi ha mai regalato niente, sono abituato a lottare. L’ho sempre fatto e non mi fermo ora».

Cagliari, come sta Mina? Le ultime sulle condizioni del difensore in vista della sfida contro la Roma

Cagliari, Mina in dubbio: le ultime sulle condizioni del difensore dei rossoblù prima della sfida con la Roma

Il Cagliari si presenta alla sfida contro la Roma con diversi dubbi in difesa, soprattutto per le condizioni di Yerry Mina. Il difensore colombiano, alle prese con un fastidio al ginocchio, è in forte dubbio per la partita di lunedì, lasciando l’allenatore Pisacane senza il suo punto di riferimento centrale in una gara delicata.

L’addio di Luperto e le conseguenze sulla rosa

La cessione di Sebastiano Luperto alla Cremonese ha ridotto la profondità della retroguardia rossoblù e ha alimentato le critiche dei tifosi. La partenza dell’ex Empoli costringe la società a puntare su profili giovani come Zé Pedro e Rodriguez per il futuro, ma nel breve periodo la squadra perde esperienza e alternative difensive, complicando la gestione degli infortuni.

Opzioni tattiche per Pisacane

Con Mina in dubbio, Pisacane valuta due soluzioni principali. La prima è una difesa a tre, con Zé Pedro e Rodriguez al centro e Zappa come braccetto destro, scelta che privilegerebbe compattezza e copertura centrale. L’alternativa è la difesa a quattro, con Palestra sulla fascia destra, Zé Pedro e Rodriguez come centrali e Obert terzino sinistro, soluzione più tradizionale ma che richiede adattamenti di ruolo.

L’assenza di Mina come variabile decisiva

La possibile assenza di Mina rappresenta un’incognita significativa: il colombiano è stato spesso il riferimento della retroguardia e la sua mancanza potrebbe pesare contro un attacco di qualità come quello della Roma. Pisacane dovrà puntare sulla compattezza del gruppo e su scelte tattiche attente per limitare i rischi e contenere le soluzioni offensive avversarie.

Il match all’Olimpico sarà un banco di prova per la solidità difensiva del Cagliari, chiamato ad adattarsi tra incertezze fisiche e cambi di organico. La gestione delle scelte di formazione e la capacità di mantenere equilibrio e concentrazione saranno determinanti per provare a ottenere un risultato positivo contro una squadra di alto livello.

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Bologna, il confronto con la scorsa stagione è impietoso: le statistiche sui rossoblù aspettando la sfida contro il Parma

Bologna in calo: il confronto con la scorsa stagione è impietoso in vista del Parma. Alle 12:30 in campo

Tre mesi di astinenza sono un’eternità nel calcio. Per il Bologna, l’imperativo odierno è uno solo: tornare a vincere al Dall’Ara in Serie A. Il Corriere dello Sport sottolinea oggi come il successo casalingo in campionato manchi addirittura dal 9 novembre scorso, una data che oggi appare lontanissima, quando i rossoblù, all’apice della forma, diedero lezione ai campioni d’Italia in carica. Da quel momento magico, qualcosa si è inceppato. La missione ora è non disperdere il credito accumulato negli ultimi anni e trasformare nuovamente lo stadio bolognese in quel fortino che è stato la base delle recenti fortune.

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L’avversario di turno, il Parma, evoca l’ultimo dolce ricordo casalingo: proprio contro i ducali, il 4 dicembre in Coppa Italia, arrivò l’ultima vittoria assoluta tra le mura amiche, firmata in rimonta da Castro. Ma in Serie A, la musica è stata ben diversa. Lo spartiacque negativo, l’inizio dell’incubo, è stata l’inattesa sconfitta contro la Cremonese del primo dicembre. Quello stop ha bloccato il decollo di una squadra che volava verso vette inesplorate. I numeri successivi al Dall’Ara in campionato sono horror: da allora, un solo pareggio (Sassuolo) e ben cinque sconfitte (Cremonese, Juventus, Atalanta, Fiorentina e Milan).


Il confronto con la passata stagione è impietoso: se l’anno scorso i ko casalinghi furono solo due in totale, quest’anno il numero è già raddoppiato ben prima dell’arrivo della primavera. Per tornare a festeggiare sulle note di “Poetica” al fischio finale, serve ritrovare lo spirito del vero Bologna. Vincenzo Italiano è stato chiaro dopo il recente ko con il Milan: i ragazzi stanno “giocando col fuoco”. La Curva Bulgarelli ha finora sostenuto la squadra con maturità, applaudendo anche dopo l’ultima sconfitta, ma la pazienza del pubblico non è infinita. Un’altra prestazione insufficiente oggi rischierebbe di creare la prima vera crepa nel fin qui solidissimo rapporto costruito tra squadra e città.

Feyenoord, periodo complicato per la squadra di van Persie: i numeri parlano chiaro. Sauer suona la carica

Feyenoord in difficoltà: i numeri non mentono, il tecnico Robin van Persie cerca la svolta. Tutti i dettagli

Momento delicato in casa Feyenoord. Il club di Rotterdam sta attraversando un periodo complicato, caratterizzato da una serie di risultati negativi e troppe sconfitte che bruciano. In questo clima di incertezza e pressione crescente, l’esterno slovacco Leo Sauer (20 anni) ha suonato la carica in un’intervista a ESPN, sottolineando come la squadra sia pienamente consapevole della gravità della situazione e determinata a invertire la rotta.


“È una fase difficile, stiamo perdendo troppe partite”, ammette Sauer senza giri di parole, confermando il sentimento di urgenza che si respira al De Kuip. L’aspetto cruciale, secondo il giovane attaccante, è l’onestà che regna all’interno dello spogliatoio. Nessuno si nasconde dietro alibi: c’è la consapevolezza collettiva che l’attuale andamento sia inaccettabile per un club del prestigio del Feyenoord. “Siamo onesti tra di noi al riguardo. Ci diciamo chiaramente che le cose devono cambiare radicalmente e cerchiamo di spronarci a vicenda”.


L’obiettivo è chiaro: ritrovare immediatamente la vittoria per tornare a quello che Sauer definisce lo “standard Feyenoord”, il livello di prestazioni e dominanza che ci si aspetta dai rotterdammers
. Sauer descrive il gruppo come “affamato” di riscatto. Questa fame si traduce in un necessario processo di autocritica individuale: “Ognuno guarda a se stesso: cosa posso fare meglio? Cosa devo cambiare?”.

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Nonostante le turbolenze sportive e l’inevitabile atmosfera pesante che segue le sconfitte, Sauer tiene a precisare che il legame tra la squadra e l’allenatore, la leggenda del club Robin van Persie, rimane solido.
“Dal mio punto di vista, la connessione con il mister è buona. Naturalmente l’aria è diversa dopo un ko, ma ci spingiamo l’un l’altro in modo costruttivo, ed è questo che conta”.


La prima occasione per passare dalle parole ai fatti arriverà oggi, quando il Feyenoord sarà impegnato nella sempre ostica trasferta contro Utrecht allo stadio De Galgenwaard (calcio d’inizio alle 12:15, visibile su ComoTv).

Calciomercato Juve: il colpo che Elkann sogna, Comolli spinge per Torino! Le ultimissime

Calciomercato Juve: Comolli ci prova, Elkann punta al grande colpo. Tutti gli aggiornamenti sui bianconeri

La Juventus avvia un nuovo ciclo ambizioso e pone il rinnovo di Kenan Yildiz come pilastro del progetto voluto dalla proprietà Elkann. A chiarire la direzione societaria è stato Damien Comolli, che ha sintetizzato l’obiettivo con parole nette: «Vogliamo riportare la Juventus ai successi che merita. Yildiz è una stella del calcio. Il rinnovo di Kenan è il primo passo di un percorso, non sarà l’unico».

Stabilità e fiducia tecnica

Il rinnovo del giovane talento invia un segnale di stabilità alla piazza e trova riscontro anche sul fronte tecnico. Luciano Spalletti, pur con il contratto in scadenza a giugno, ha già tracciato la linea per il futuro: «Una delle migliori qualità di un allenatore è quella di farsi comprare i calciatori. Servono giocatori forti, con personalità e di livello. Gente da Juve, da obiettivi importanti. Dovessi essere io l’allenatore anche il prossimo anno, si lavorerebbe con la società per fare cose importanti, non investimenti inutili».

Mercato e ambizioni internazionali

Con la conferma di Yildiz, la dirigenza alza l’asticella delle trattative: l’obiettivo è attrarre profili di caratura internazionale in grado di accelerare il ritorno ai vertici europei. La strategia punta su acquisti mirati e di qualità, coerenti con la filosofia espressa dallo staff tecnico.

Il sogno Bernardo Silva

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il nome che più affascina la Continassa è Bernardo Silva, in uscita dal Manchester City. Il portoghese rappresenterebbe il salto di qualità definitivo per la rosa; i contatti sono già stati avviati, anche se il giocatore ha rimandato ogni decisione a marzo.

Prospettive

Il rinnovo di Yildiz segna l’inizio di una fase progettuale chiara: consolidare i giovani di talento e affiancarli a innesti di esperienza internazionale per tornare a competere ai massimi livelli. La combinazione tra visione societaria e richieste tecniche sembra orientata a operazioni mirate e sostenibili, con l’obiettivo di riportare la Juventus dove la sua storia e i suoi tifosi la attendono.

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Diouf Inter, da oggetto misterioso a jolly nerazzurro: la sorprendente rinascita e il suo impatto

Diouf Inter, da oggetto misterioso a jolly nerazzurro: la sorprendente rinascita e l’impatto decisivo in stagione

Arrivato a Milano durante il mercato estivo, Andy Diouf, centrocampista francese classe 2003 proveniente dal Lens, era inizialmente considerato un «oggetto misterioso». Con il tempo però il giovane ha risposto sul campo: ha lavorato con umiltà, conquistando la fiducia di Christian Chivu, allenatore noto per la sua capacità di valorizzare i talenti emergenti.

I numeri raccontano una crescita costante. Dopo un avvio complicato, segnato da panchine e qualche errore — come quello che favorì il gol di Federico Bonazzoli contro la Cremonese — Diouf ha cambiato passo. Secondo La Gazzetta dello Sport, il bilancio è già interessante: tre reti in soli 345 minuti giocati, con una media di un gol ogni 115 minuti; tra queste spicca la marcatura in Champions League contro il Borussia Dortmund, arrivata a soli 120 secondi dal suo ingresso in campo.

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La vera svolta è stata la duttilità tattica. Sotto la guida di Chivu, Diouf ha accettato ruoli non abituali — ad esempio il quinto di destra nella partita contro il Pisa — dimostrando disponibilità al sacrificio e adattabilità. Questa versatilità lo ha reso una risorsa preziosa, soprattutto come cambio strategico durante le partite.

L’investimento della società, intorno ai 20 milioni di euro più bonus, comincia a dare segnali positivi. Superati alcuni problemi fisici, Diouf si candida ora a un ruolo da protagonista per il finale di stagione: la sua storia è la conferma che pazienza e lavoro silenzioso possono trasformare un talento in una certezza. Al centro sportivo di Appiano Gentile, il ragazzo che sembrava smarrito oggi sorride, consapevole di aver trovato la propria strada.

Allegri Milan, che numeri in trasferta! Una marcia da record per i rossoneri, i numeri

Allegri Milan, numeri da top in trasferta! Una marcia da record per il Diavolo, i numeri non mentono. I dettagli

Le immagini dei giocatori che festeggiano sotto il settore ospiti sono ormai una piacevole costante per il tifo rossonero. Dopo il netto 0-3 inflitto al Bologna la squadra ha condiviso la vittoria con i propri sostenitori e sui canali ufficiali del club sono già circolati i momenti migliori della serata. In questo clima di esultanza risalta la figura di Massimiliano Allegri, che, fedele al suo stile, ha preferito mantenere un profilo basso rientrando subito negli spogliatoi nonostante l’entusiasmo collettivo.

Protagonista assoluto della trasferta è stato Adrien Rabiot, capace di dettare i tempi e di inserirsi con efficacia in fase offensiva; la sua prestazione ha confermato la pericolosità del Milan lontano da San Siro. I rossoneri sono infatti imbattuti nelle prime 12 trasferte della stagione 2025-26, un filotto senza precedenti dall’introduzione del campionato a 20 squadre nel 2004-05, e a livello continentale solo il Bayern Monaco può vantare una striscia paragonabile.

La forza della squadra di Allegri si fonda sulla continuità: nelle ultime 22 gare di campionato i rossoneri hanno raccolto 14 vittorie e 8 pareggi, dimostrando una tenuta mentale superiore rispetto alle inseguitrici. Il calendario non concede pause: il prossimo impegno sarà venerdì 13 a Pisa, la sesta trasferta nelle ultime otto partite, un tour de force che potrebbe segnare il destino di una stagione potenzialmente storica per il club

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Probabili formazioni Juve Lazio, le possibili scelte di Spalletti e Sarri per il big match

Probabili formazioni Juve Lazio, le possibili scelte in campo di Spalletti e Sarri per la sfida di questa sera

La sfida tra Juventus e Lazio si presenta come un appuntamento cruciale per la corsa alla Champions: Spalletti e Sarri stanno limando le scelte tattiche nelle rispettive sedi di allenamento, cercando di compensare assenze importanti senza rinunciare alla necessità di conquistare punti pesanti. I due allenatori propongono idee diverse sul piano del gioco: i bianconeri puntano sulla solidità e sulle fasce, i biancocelesti sul possesso palla e sul fraseggio per creare superiorità tra le linee.

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Probabile formazione Juventus

In casa Juventus l’assetto sembra orientato a privilegiare la spinta laterale. Tra i pali è confermato Di Gregorio; la difesa vedrà Kalulu a destra, la coppia centrale Bremer–Gatti e Cambiaso a sinistra. A centrocampo la diga sarà affidata a Locatelli e Thuram, chiamati a schermare la retroguardia e a far partire la manovra. Il vero dubbio riguarda la trequarti, condizionata dal possibile forfait di Conceicao: l’eventuale inserimento di Miretti garantirebbe più qualità tra le linee, con Yildiz pronto a svariare alle spalle dell’unica punta Jonathan David.

Probabile formazione Lazio

Sarri deve invece ridisegnare la squadra senza Zaccagni e Lazzari, assenze che cambiano l’equilibrio offensivo e difensivo. Al centro della difesa torna Romagnoli per dare maggiore stabilità, affiancato da Gila; a centrocampo l’esperienza di Cataldi sarà fondamentale per dettare i tempi e contrastare il dinamismo juventino. In attacco la Lazio presenterà soluzioni alternative: senza la velocità di Zaccagni, Sarri potrebbe impiegare Daniel Maldini come falso esterno o trequartista aggiunto, sfruttando la rapidità di Isaksen e l’esperienza di Pedro per provare a scardinare la retroguardia avversaria in un incontro che si preannuncia tatticamente equilibrato.

Douglas Costa, esordio amaro: Chievo travolto 4-1 dal Caldiero, l’errore di Baselli costa caro

Derby da dimenticare per il Chievo: 4-1 al Caldiero e debutto spento per Douglas Costa. Ecco come è andata la sfida

Prima partita in Serie D da dimenticare per Douglas Costa: il Chievo è stato travolto 4-1 dal Caldiero Terme nel derby, con Zerbato protagonista grazie a una doppietta. L’ex Juventus è entrato nella mezz’ora finale ma non è riuscito a cambiare l’inerzia del match, che si è messo subito male per i clivensi.

Partite oggi, stasera e domani: guida alla Diretta TV

Il derby si è sbloccato tra il 15’ e il 33’ con le due reti di Zerbato, la prima su rigore nato da un errore in disimpegno di Daniele Baselli. Nella ripresa il Caldiero ha allungato con il gol di Caneva al 57’; al 59’ il Chievo ha inserito Douglas Costa al posto di Lorenzo Trillò, ma pochi minuti dopo Gentile ha fissato il 4-0 per i padroni di casa.

Douglas Costa ha provato a incidere, calciando una punizione alta e cercando il pallone, ma è rimasto poco coinvolto in una partita ormai compromessa. Il brasiliano, che a fine stagione si trasferirà all’Al‑Ittifaq, proverà ad aiutare il Chievo nella corsa alla promozione: al momento i gialloblù sono secondi in classifica a -5 dalla Folgore Caratese, che affronterà il Pavia prima dello scontro diretto del 15 febbraio.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 8 febbraio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Pio Esposito da sogno, festeggia anche Gattuso: è favoloso

Francesco Pio Esposito continua a stupire e sorprendere, come dimostrato dall’ultima news tutt’altro che scontata.

Francesco Pio Esposito è un calciatore di grande talento, una giovane promessa del calcio italiano e internazionale che ha tutte le caratteristiche giuste e adatte per diventare un grande campione.

Con i giudizi non si deve assolutamente esagerare, specialmente perché mettergli troppe pressioni addosso potrebbe sortire l’effetto opposto di quell odesiderato, come capitato molte volte con tanti altri calciatori. Il centravanti italiano in forze attualmente all’Inter, comunque, non si lascia andare a facili entusiasmi e continua il suo percorso di crescita in nerazzurro, consapevole che ha ancora molto lavoro da fare per raggiiungere veramnete il top del calcio in Italia e in Europa.

In ogni caso, nonostante questo, possiamo dire che l’attaccante che l’anno scorso ha giocato in Serie B allo Spezia stia vivendo un autentico momento di grazia. Il che è una splendida notizia, se non altro perché è arrivato l’ennesimo giudizio positivo nei suoi confronti da parte di un ex grandissimo talento e campione.

Inter, che elogio per Esposito: i dettagli

Francesco Pio Esposito elogiato ancora una volta. Stavolta tifosi, appassionati e addetti ai lavori non c’entrano davvero niente, perché il giudizio estremamente positivo è avvenuto da parte di un ex calciatore che a Milano è conosciuto veramente molto bene oltre che ricordato con estremo affetto. Stiamo parlando di Adriano, il bomber che ha fatto sognare milioni di tifosi dell’Inter nei primi dieci anni del ventunesimo secolo.

Intervistato dal giornalista Gianluca Rossi, conosciuto specialmente per il suo ruolo a TeleLombardia, direttamente dal villaggio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 a casa Brasile ha espresso parole veramente speciali nei confronti di Esposito. Quando gli è stato chiesto se secondo lui Esposito ha l’effettiva possibilità di diventare un grande attaccante, ha dichiarato: “Secondo me sì. C’è ancora tanto da lavorare. Speriamo possa continuare così”.

Si tratta di uno straordinario attestato di stima, anche perché arriva da un atatccante che i tifosi dell’Inter ricorderanno ancora oggi con estremo affetto. Purtroppo non è riuscito a incidere all’interno del calcio che conta come avrebbe potuto e voluto, ma rimane il fatto che stiamo parlando di un attaccante tutt’altro che dimenticato dalle parti di Appiano Gentile. Per quanto, va ricordato anche questo, le cose sono andate all’esatto contrario di come il centravanti brasiliano in primis avrebbe desiderato andassero. In ogni caso, queste parole spese per un giocatore nerazzurro non possono di certo passare inosservate. Questo è sicuro.

Vanoli a Dazn: «Serve anche la fase difensiva! C’è una cosa che mi ha dato fastidio. Sull’infortunio di Gudmundsson posso dirvi questo»

L’allenatore della Fiorentina, Paolo Vanoli, ha voluto dire la sua dopo il pareggio rimediato stasera in campionato contro il Torino

Intervenuto nel corso del postpartita di Fiorentina Torino, il tecnico della Viola, Paolo Vanoli, ha commentato così il pareggio ottenuto nel 24° turno di Serie A 2025/26. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Dazn.

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QUALE PERICOLO AVEVO GIA’ VISTO AL MOMENTO DELLA PUNIZIONE FINALE – «Non puoi concedere quella facilità nei cross, soprattutto quando ti sei messo a 5. Devi essere più bravo ad impedire quei cross, gli esterni devono essere più aggressivi per non abbassarci. Quando sei sotto ti subentra quella voglia di arrivare al risultato e noi non siamo una squadra che ahimè è brava a difendere in area».

LA PAURA LA GABBIA DALLA QUALE NON SI RIESCE AD USCIRE? – «La paura, poi c’è l’attenzione ma anche la comunicazione, un po’ più vogliosi di portare a casa il risultato. Non puoi sempre giocare bene come non puoi sempre concedere agli altri di rientrare. E’ un difetto che stiamo facendo fatica a toglierci. Nel finale la cosa che mi ha dato più fastidio è stata l’attenzione ad impedire questi cross. Lì sotto bisogna usare di più la testa nel finale, abbiamo buttato punti importanti. E’ una squadra che sa reagire, bisogna lottare fino alla fine, e questo lo sapevamo».

SU SOLOMON E GUDMUNDSSON – «Sisi, questa squadra quando gioca, quando pressa in avanti, è una squadra che si è trasformata. Ma per salvarti devi avere anche la seconda fase. Dobbiamo stare sul pezzo, sarà fino all’ultima partita. Son contento per Kean che è tornato al gol, dobbiamo lavorare tanto. Abbiamo giocatori di qualità come Solomon e Harrison, ma dobbiamo esser più attenti là dietro, anche nel primo tempo abbiamo preso un gol in modo troppo facile. Gudmundsson? Per uscire vuol dire che si è fatto male, ma non ho ancora avuto modo di vedere».

Kean dopo Fiorentina Torino: «Non dobbiamo mollare, oggi sono tornato per il club e per la Nazionale. Paratici mi conosce da tanto tempo e spero che…»

L’attaccante della Fiorentina, Moise Kean, ha voluto dire la sua dopo il pareggio rimediato stasera in campionato contro il Torino

Intervenuto nel corso del postpartita di Fiorentina Torino, il centravanti della viola, Moise Kean, si è espresso così commentando il pari per 2 a 2. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Dazn.

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COME STO? – «Sto bene. Menomale, speriamo di star meglio».

FIDUCIA FINO ALLA FINE E FEDE – «Bisogna esser sempre positivi, come siamo tutti. Io sono molto credente e quella frase scritta sulla mia scarpa mi piaceva molto. Ci troviamo in questa situazione qua dove non dobbiamo mollare. Oggi ci è andata un po’ di sfiga all’ultimo, cercheremo di migliorare».

COSA SUCCEDE NEI MINUTI FINALI? – «Bisogna essere un po’ più attenti, bisogna difendere meglio su quei palloni lì. Di sicuro non ci abbatteremo, piangerci sopra è ancora peggio. Cercheremo di migliorare perché a nessuno piace star lì e Firenze merita tanto».

SE POTEVO FAR MEGLIO IN ALCUNE CIRCOSTANZE? – «Posso sempre far meglio, non sono uno che si accontenta facilmente. Ci lavoro nel weekend, ora devo farmi trovare in ogni occasione. Oggi sono rientrato sia per la Fiorentina che per la Nazionale».

LE PAROLE DI PARATICI SU DI ME – «Mi conosce da tanto tempo, di sicuro può fare grandissime cose perché p un ottimo dirigente e può portare un grandissimo contributo alla fiorentina. Adesso bisogna lavorare. Son belle parole, lui è un’ottima persona, mi ha sempre aiutato e fatto crescere tantissimo».

Baroni post Fiorentina Torino: «Messo in campo tutto quello che avevamo». Poi parla così dei nuovi arrivati

Marco Baroni interviene a Sky dopo Fiorentina Torino 2-2, ecco le dichiarazioni del mister ai margini del match del Franchi

Vantaggio, rimonta e controsorpasso. E’ successo di tutto nei 90 minuti (più, decisivo, recupero) al Franchi. Lo dimostra lo scatto da centometrista inscenato da Marco Baroni dopo il gol del definitivo 2-2 di Maripan. Contro la Fiorentina il Torino salva la reazione finale e alcune certezze (vedi un sempre più in forma Casadei), non si può dire lo stesso per alcuni errori difensivi e in fase di impostazione. «Oggi la squadra ha messo in campo tutto quello che aveva», dice Baroni ai microfoni di Sky Sport ai margini della gara, sentiamo alcuni estratti salienti del suo intervento. 

Buonasera Baroni, si è ripreso dopo lo scatto del gol di Maripán? Un Toro passivo per buona parte del secondo tempo passivi, poi moto d’orgoglio
«Nel primo tempo la squadra ha fatto molto bene, siamo stati anche vicini al 2-0. Poi è chiaro che a inizio secondo tempo abbiamo commesso un errore in uscita, un po’ regalando questo gol. Io devo fare veramente i complimenti ai ragazzi, venivamo da un impegno infrasettimanale di Coppa con poche ore di recupero, quindi non è facile preparare poi queste partite. Valutare che abbiamo passato anche un momento di emergenza con 10 infortunati, erano al rientro, io li ho dovuti centellinare. Quindi la voglia e la determinazione con cui la squadra ha ripreso il risultato mi è piaciuta. Complimenti ai ragazzi veramente».

Quanto pesa l’assenza di Vlašić nel Torino?
«Vlasic è insostituibile per noi. Quando manca ognuno deve dare qualcosa in più per non far sentire l’assenza. E’ chiaro, questo lo sappiamo. Oggi la squadra ha messo in campo tutto quello che aveva, questa è la cosa più importante».

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Baroni, Anjorin è stato fondamentale nella fase finale del match. Che giocatore sarà quando sarà a regime?
«Anjorin ha tanta qualità, ha avuto qualche problemino dal punto di vista fisico. Oggi davvero mi è piaciuto per come è entrato, anche lui ha bisogno di giocare; è stato molto fermo quest’anno. Stessa cosa Ilkhan, rientrava da un crociato, all’inizio si vedeva ma doveva creare quegli adattamenti. Ora sta bene, secondo me è un giocatore che sta crescendo. Anche lui sta pagando le partite ravvicinate. Non aveva l’abitudine a… fare partite ravvicinate con questo tipo di minutaggio. Sono contento perché anche i ragazzi arrivati hanno tutti grandissime motivazioni. Quello che cercavamo era questo, adesso dobbiamo lavorare per migliorare la classifica, c’è da costruire. Finalmente avremo una settimana intera per lavorare, siamo arrivati da un ciclo di partite… 6 partite in 21 giorni. Per noi ora è importante lavorare e fare la settimana normale».

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