Pagina 468 – Calcio News 24

Perico in esclusiva a Cagliarinews24: «Scudetto? Napoli, Milan e Inter se la giocheranno fino alla fine. Caso Folorunsho? Ci sono state offese da una parte e dall’altra…»

Perico, ex difensore del Cagliari, analizza in esclusiva a Cagliarinews24 il momento dei rossoblù: da Pisacane al caso Folorunsho

Gabriele Perico ha vissuto anni significativi in Sardegna tra il 2010 e il 2014, collezionando quasi ottanta presenze con la maglia del Cagliari. L’ex difensore, cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, ha raccontato in esclusiva a CagliariNews24 le sue impressioni sull’attualità rossoblù, proprio in vista della sfida contro i bergamaschi.

Nel corso dell’intervista Perico ha toccato diversi temi di rilievo: dall’esordio in prima squadra del tecnico Fabio Pisacane, alla recente polemica legata allo scontro tra Michael Folorunsho e Mario Hermoso, fino ad altri aspetti che riguardano il momento della formazione sarda.

Le sue parole offrono uno spunto prezioso per comprendere meglio il presente del Cagliari e le prospettive in vista di un match particolarmente sentito.

In questi giorni si parla tanto delle parole pronunciate da Folorunsho nei confronti di Hermoso (in risposta ad una precedente offesa n.d.r.). Condividi l’indignazione generale o le vedi come “cose di campo”?

«Ci sono state offese da una parte e dall’altra, io non monterei il caso. Ora ci sono le telecamere e si vede tutto, ma fino a qualche stagione fa, quando non c’era il VAR, non dico che fosse la normalità, ma quelle erano cose che succedevano. Capitava anche di peggio, adesso mi sembra un’assurdità che a quello che è successo tra Folorunsho ed Hermoso sia stata data tutta questa importanza-. Penso che queste siano cose da campo, succedeva molto di peggio prima. Giocavi e dall’altra parte del campo c’era un giocatore a terra e non si sapeva cosa gli fosse successo. E allora cos’avremmo dovuto fare? Andare sul penale? La gente sottovaluta che in campo ci sono pressione e tantissima tensione. Le cose si dicono e poi alla fine della partita, anche se non lo fanno vedere, nel tunnel arriva un chiarimento».

Hai trascorso 4 anni in Sardegna, qual è il ricordo più bello che hai del tuo periodo con i rossoblù?

«Eravamo una squadra che giocava bene, avevamo tanti giocatori di qualità se penso a Conti, Cossu, lo stesso Astori, Pinilla e Nainggolan. E’ stato bellissimo per me che venivo da una squadra piccola come l’Albinoleffe. Eravamo quel tipo di squadra che se la giocava su ogni campo! Nel mezzo abbiamo avuto anche un intermezzo senza stadio, in quel periodo giocavamo a Trieste, eravamo sempre in trasferta. Se non avessimo avuto una squadra così di qualità non ci saremmo mai salvati. Se squadre come il Sassuolo e il Verona dovessero giocare a mille chilometri di distanza non so se arriverebbero a quindici punti in campionato. Non è stato facile gestire quel momento, ci salvammo nonostante non avessimo mai giocato in casa».

Passando alla corsa per lo scudetto: chi pensi che se la giocherà fino alla fine tra le tante squadre in lotta in questo momento?

«Napoli, Milan e Inter se la giocheranno fino alla fine, sono più attrezzate delle altre. C’è stato il momento della Roma, però penso che alla fine che dovendo giocare l’Europa League sia difficile lottare per lo scudetto. Il passo falso di Cagliari ha ridimensionato il tutto, è arrivata anche la sconfitta con il Napoli. Credo proprio che se la giocheranno quelle tre squadre!»

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Bologna Juve, le probabili formazioni: Spalletti ha deciso! Ecco chi giocherà con Yildiz dietro la punta, le ultimissime

Bologna Juve, le probabili formazioni: Spalletti ha sciolto i dubbi! Ecco chi ci sarà al fianco di Yildiz dietro la punta

La Juventus si prepara alla delicata trasferta di campionato contro il Bologna, in programma domenica sera al “Dall’Ara”. Dopo gli impegni europei, Luciano Spalletti è intenzionato a ricorrere a un moderato turnover per gestire al meglio le energie della squadra.

Secondo quanto riportato da Sky Sport, il tecnico bianconero ha già pianificato alcuni cambi nella formazione iniziale. La novità più rilevante riguarda la trequarti: Francisco Conceicao tornerà dal primo minuto, prendendo il posto di Edon Zhegrova. Il portoghese offrirà freschezza e dinamismo alla manovra offensiva, con velocità e tecnica utili a mettere in difficoltà la retroguardia emiliana.

Il vero nodo resta però l’attacco. Spalletti non ha ancora sciolto il dubbio sul centravanti titolare: il ballottaggio è serrato tra Jonathan David e Loïs Openda. Entrambi hanno trovato spazio nelle ultime uscite, ma la decisione finale verrà presa solo a ridosso del match, valutando condizioni fisiche e compatibilità tattica con il resto del reparto.

La scelta sarà determinante per stabilire chi guiderà l’attacco bianconero e proverà a sfruttare le occasioni che il Bologna concederà.

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Liga, continua la sfida tra Real Madrid e Barcellona ma non solo in campo! Ecco il dato sulle due squadre

Liga, la sfida tra Real Madrid e Barcellona non finisce mai! Battaglia tra le due squadre a colpi di valutazioni

L’eterna sfida tra Real Madrid e Barcellona si sposta dal campo alle scrivanie virtuali di Transfermarkt. L’ultimo aggiornamento dei valori di mercato della Liga spagnola conferma un dominio pressoché totale delle due superpotenze, che cannibalizzano la classifica dei calciatori più preziosi del campionato. La notizia più eclatante riguarda la vetta, dove ora siedono due re, uno per parte, con una valutazione monstre di 200 milioni di euro ciascuno: si tratta del “galactico” Kylian Mbappé e del prodigio blaugrana Lamine Yamal. Se per il giovanissimo spagnolo la cifra è una conferma, per l’asso francese rappresenta un balzo in avanti di 20 milioni rispetto alla precedente rilevazione.


Scorrendo la top 10, l’egemonia del Clásico è quasi imbarazzante. Su dieci posizioni, nove sono occupate da tesserati di Real o Barça. Esiste un solo “intruso” capace di spezzare questo duopolio: è Julián Álvarez dell’Atletico Madrid, che si piazza al settimo posto con una valutazione tonda di 100 milioni di euro. Il resto della graduatoria d’élite vede, alle spalle dei due leader, Jude Bellingham (terzo, sceso a 160 milioni), seguito da Vinicius Junior (stabile a 150) e Pedri (140). Federico Valverde (120 milioni) precede l’argentino dell’Atletico, mentre chiudono la top ten l’astro nascente Arda Güler (balzato a 90 milioni) e la coppia del Barcellona formata dal giovanissimo difensore Pau Cubarsí e da Raphinha, entrambi stimati 80 milioni.


L’aggiornamento ha portato scossoni significativi in termini di variazioni. Tra i giocatori più rivalutati spicca proprio il talento turco Arda Güler del Real Madrid, protagonista di un’ascesa verticale con un incredibile +30 milioni. Molto bene anche i giovani della “cantera” del Barcellona, come Fermín López che guadagna 10 milioni.
Il capitolo svalutazioni, invece, colpisce duramente Madrid e Bilbao. In casa Real, oltre al calo di Bellingham (-20) e Valverde (-10), si registra il crollo verticale di Rodrygo, che perde 20 milioni di valore scivolando a quota 60. Brusca frenata anche per i gioielli dell’Athletic Bilbao: Oihan Sancet perde 20 milioni, e persino la stella Nico Williams vede il suo cartellino svalutarsi di 10 milioni, assestandosi a 60.

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Milan, Allegri incoronato miglior allenatore di novembre in Serie A – Philadelphia Coach Of The Month

Allegri trionfa: miglior tecnico di novembre in Serie A, riconoscimento “Philadelphia Coach Of The Month”

Massimiliano Allegri ha conquistato il prestigioso riconoscimento “Philadelphia Coach Of The Month” per il mese di novembre in Serie A, un premio che certifica l’eccellente lavoro svolto dal tecnico rossonero e i risultati ottenuti dal Milan in campionato.

Il mese appena trascorso è stato decisivo per i rossoneri, capaci di consolidare il primato in classifica grazie a una serie di vittorie convincenti. La squadra ha mostrato grande solidità tattica e notevole capacità di reazione, riuscendo a gestire la pressione e a sopperire alle assenze con maturità. Emblematico il successo in rimonta contro il Torino, che ha evidenziato la forza mentale del gruppo.

Il riconoscimento, assegnato da una giuria di esperti, rappresenta un attestato alla leadership di Allegri, capace di valorizzare i singoli e mantenere alta la concentrazione della squadra con l’approccio “partita dopo partita”. Un segnale incoraggiante in vista delle sfide imminenti: dal mercato di gennaio, che sarà cruciale per rinforzare la rosa, agli impegni ravvicinati, con la Supercoppa come primo grande appuntamento.

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Calciomercato Inter, clamoroso intreccio con i biancocelesti: offerti 25 milioni per quel giocatore ma… Le ultime

Calciomercato Inter, incredibile intreccio con la Lazio: offerti da ben 25 milioni per quel calciatore ma… Le ultimissime

Il calciomercato non conosce soste e l’Inter si muove già con decisione per rinforzare la rosa affidata a Cristian Chivu. Con la sessione invernale ormai alle porte e quella estiva che inizia a profilarsi all’orizzonte, l’attenzione della dirigenza di Viale della Liberazione torna a concentrarsi sulla difesa. Sul taccuino di Beppe Marotta e Piero Ausilio resta ben evidenziato il nome di Mario Gila.

Il centrale spagnolo, cresciuto nella cantera del Real Madrid e oggi tra i giovani più promettenti della Serie A con la maglia della Lazio, vive una situazione contrattuale che intriga diversi club. L’accordo con i biancocelesti scade nel 2027, ma le trattative per il rinnovo sembrano essersi arenate. Secondo La Repubblica, la strada verso Milano non è priva di ostacoli: oltre alla squalifica che lo terrà fuori contro il Parma (con Patric pronto a sostituirlo), Gila è finito nel mirino del Villarreal, terzo in Liga e intenzionato a rafforzarsi già a gennaio per blindare la zona Champions. A pesare ci sono anche motivi personali: il difensore sta per diventare papà di due gemelli, circostanza che potrebbe spingerlo a valutare un ritorno in patria.

Non solo difesa, però. L’asse Milano-Roma si scalda anche per il centrocampo. Tra i giocatori della Lazio più chiacchierati ci sono Luca Pellegrini e Tijjani Noslin, ma il vero obiettivo dei nerazzurri è Nicolò Rovella. Il regista ex Monza, oggi metronomo del centrocampo biancoceleste, piace moltissimo a Chivu. Il retroscena svelato dal quotidiano è significativo: la scorsa estate l’Inter aveva già provato l’affondo, mettendo sul piatto poco meno di 25 milioni di euro. Un interesse mai sopito, pronto a riaccendersi, anche se sulla giovane stella laziale si registra anche la concorrenza della Fiorentina.

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Roma, vittoria convincente contro il Celtic! Fiducia ritrovata e con questo Ferguson… L’analisi sui giallorossi

Roma, grande vittoria contro il Celtic in trasferta! Adesso la fiducia è ritrovata e con questo Ferguson di può puntare in alto. I dettagli

La trasferta di Glasgow si è rivelata una boccata d’ossigeno per la Roma, che torna dall’Europa League con una vittoria convincente, gol ritrovati e un’iniezione di fiducia fondamentale in vista del rush finale del 2025. Contro i Rangers, i giallorossi hanno registrato diverse “prime volte” significative. Su tutte, la doppietta di Evan Ferguson, che non segnava più di un gol in una partita da oltre due anni. I suoi gol sono stati decisivi per piegare il match e regalare alla Roma una vittoria esterna con tre gol di scarto, evento che non si verificava da 44 trasferte (Monza-Roma 1-4, marzo 2024).


LaRoma24.it segnala come, al di là dei numeri, la partita abbia offerto spunti tattici interessanti. Per la prima volta in stagione, la Roma ha avuto meno del 50% di possesso palla (43%). Un dato che, per le squadre di Gasperini, non è necessariamente negativo, poiché favorisce le transizioni offensive dopo la riconquista. Questo aspetto sembra riuscire meglio in Europa: se i dati sul pressing (PPDA) sono simili tra Serie A ed Europa League, l’efficacia cambia drasticamente. In Italia, la Roma converte in tiri solo l’11,34% delle riconquiste, mentre in Europa questo dato sale al 20,59% (14 conclusioni totali, secondo solo al Feyenoord).


A Glasgow, inoltre, la Roma ha registrato un impressionante 71,4% di dribbling completati (“take-ons”), percentuale mai raggiunta in stagione. Questo ha permesso di rifornire meglio gli attaccanti: Ferguson ha toccato 7 palloni in area di rigore, record stagionale per lui, eguagliando il primato di Dovbyk (ottenuto due volte in Europa League). In Serie A, il massimo per l’ucraino è stato di 5 tocchi in area.
Meno possesso, pressing più efficace, più palloni in area per le punte: sono questi gli indizi raccolti a Glasgow che Gasperini dovrà provare a sfruttare anche in campionato, a partire dalle sfide cruciali contro Como, Juventus e Genoa.

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Scala: «Liedholm venne a casa mia per convincermi. Parma? Anni bellissimi e indimenticabili. Ricordo una cosa in particolare»

Scala in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ si è soffermato sulla sua carriera sia da calciatore che da allenatore. Ecco alcune delle sue parole

La felicità è un lombrico nella terra. Parola di Nevio Scala, 78 anni, l’uomo dalle tre vite: grande calciatore (Milan), tecnico visionario (il Parma dei miracoli) e oggi viticoltore biologico a Lozzo Atestino, sui Colli Euganei. Oggi ha parlato al Corriere della Sera.

L’INIZIO CON LIEDHOLM «Venne Nils Liedholm di persona a casa dei miei genitori: ero un ragazzino, ma mi voleva a Milanello con la maglia rossonera. Mamma disse no, ma la convinsi. Se ho giocato a pallone lo devo al Barone. Mi ha insegnato tanto».

LA SECONDA VITA IN PANCHINA «Giancarlo Salvi mi volle alla guida delle giovanili del Vicenza. Poi Albertino Bigon mi fa fare il salto, proponendomi la Reggina. Due anni importanti, quindi Parma».

IL PARMA «Anni bellissimi, indimenticabili. Il primo giorno a Parma dissi ai ragazzi: se accettiamo i nostri limiti possiamo arrivare ovunque, diventiamo una squadra. E così è stato. Tante vittorie e noi che non ci accorgevamo di come eravamo cresciuti, di quanto fossimo forti. Divertimento e lavoro. Sceglievo gli uomini, prima dei calciatori. Gli schemi contano, certo, le tattiche, le soluzioni: ma se nello spogliatoio non crei empatia, non fai gruppo, non vai lontano».

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NESSUN PREFERITO, IL GRUPPO PRIMA DI TUTTO «Erano fondamentali anche i panchinari che non giocavano mai. Non c’era un mio preferito. Ognuno essenziale per far vincere il gruppo».

LA VITTORIA PIU’ BELLA «Poco tempo fa Alessandro Melli — col quale ero spesso severo, perché non metteva sempre l’impegno a sostegno del suo enorme valore — mi ha detto: mister oggi ho capito, aveva ragione lei. Ecco, per me la vittoria più emozionante».

Manchester United, Amorim continua con l’emergenza: questi due giocatori non saranno a disposizione per il prossimo match di campionato

Manchester United, non è un momento facile per i ‘Red Devils’ per i diversi infortuni. Maguire e de Ligt restano ancora ai box. Le ultime

L’allenatore del Manchester United, Ruben Amorim, ha incontrato la stampa oggi pomeriggio a Carrington per presentare la sfida di lunedì sera all’Old Trafford contro il Bournemouth. I Red Devils arrivano all’appuntamento con il morale alto dopo la convincente vittoria infrasettimanale per 4-1 contro i Wolves, firmata dalla doppietta di Bruno Fernandes e dai gol di Bryan Mbeumo e Mason Mount. Un successo che ha proiettato lo United al sesto posto in Premier League, riaccendendo le speranze di qualificazione alla Champions League.

Tuttavia, l’attenzione di Amorim è rivolta principalmente alle questioni di formazione, con la difesa che si trova in piena emergenza. Il tecnico portoghese ha confermato le assenze sicure di Harry Maguire e Matthijs de Ligt. Riguardo all’olandese, Amorim ha spiegato: «Penso abbia qualcosa alla schiena… a volte sente dolore e dobbiamo stare attenti».

Un altro nodo cruciale riguarda la partenza dei giocatori africani per la Coppa d’Africa. Amorim ha ammesso che la situazione è ancora fluida: «Siamo ancora in trattativa con le nazionali». Sebbene i giocatori coinvolti si stiano allenando per la gara di lunedì, il club sta «preparando tutti gli scenari» in attesa di risposte definitive sulle date di rilascio, che Amorim spera di ricevere oggi.

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Tornando alla vittoria contro i Wolves, Amorim ha elogiato Mason Mount, definendolo un giocatore «molto, molto intelligente» e tecnico, capace di dare grande equilibrio alla squadra.
Infine, parole di grande stima per l’avversario di lunedì, l’allenatore del Bournemouth Andoni Iraola. Amorim ha definito «incredibile» il lavoro del tecnico basco, sottolineando la sua capacità di migliorare i singoli e di far giocare la sua squadra «come una grande».

Torino Cremonese, Simeone recupera? Il verdetto sull’argentino

Torino Cremonese è alle porte, ecco le ultime sulle condizioni di Giovanni Simeone, il punto sul rientro in campo dell’argentino dopo l’infortunio

«Questa sarà una partita da coltello tra i denti». Parola di Gianluca Petrachi, il nuovo direttore sportivo che ieri pomeriggio – in occasione della conferenza stampa di presentazione – ha già avuto modo di puntare lo sguardo sul prossimo incontro con i granata: sabato 13 dicembre sarà di scena Torino Cremonese. «Lo dicevo a Marco (Baroni, ndr), mi fa paura (la Cremonese, ndr) perché ha giocato a Bologna una partita sugli errori del Bologna, che ne ha poche di lacune – ha spiegato il ds – Sarà difficile, io stimo Nicola, studia molto gli avversari e sta dimostrando di essere un allenatore che nella categoria ha il suo perché». Coltello tra i denti o meno, il Torino – e su questo non ci piove – ha un disperato bisogno di (ri)trovare i 3 punti. 

Dopo le ultime tre sconfitte inanellate contro Como, Lecce e Milan i piemontesi distano appena quattro lunghezze dalla zona “calda” della classifica; occorre dunque vincere (e possibilmente convincere) per allontanare più di qualche nuvola nera dal cielo del Filadelfia. Contro la compagine guidata da Davide Nicola, mister Baroni potrà fare affidamento su di un tassello aggiuntivo. Di chi parliamo? Semplice, di Giovanni Simeone. Il Cholito ha difatti smaltito l’infortunio al bicipite femorale accusato il mese scorso, ergo sarà a disposizione di tecnico e compagni per l’appuntamento di sabato. 

Certo, resta da capire se il serbatoio di energia del centravanti argentino sia carico a sufficienza da garantirgli i 90 minuti, ma a questo proposito con ogni probabilità l’ultima parola arriverà proprio a pochi istanti dal calcio d’inizio. Per altro, Baroni, quest’oggi non interverrà nella canonica conferenza pre partita, dal momento che già ieri – sempre nel ventre del Grande Torino – si è tenuta quella (già citata) del ds Petrachi. Proprio il manager leccese – non a caso – ha confessato (nella moltitudine di argomenti “vivisezionati”) di fare affidamento sulle doti tecniche e caratteriali del bomber. «Lo spirito del Torino deve entrare nel DNA di questa squadra. Qualcuno, come Simeone ha già questo spirito, non serve che io vada a pungolarlo», il commento. Ora tocca a Simeone far parlare il campo!

VERSO TORINO CREMONESE LEGGI ANCHE – Torino, Cairo presenta Petrachi: «Vi svelo perché ho scelto lui! Ora pensiamo alle cose migliorabili»

Ranking Uefa, il Bologna fa sorridere l’Italia: la vittoria contro il Celta Vigo ha permesso al nostro Paese di fare un salto importante, ma non solo

Ranking UEFA, il Bologna guadagna una cifra molto importante con la vittoria contro il Celtic e permette all’Italia di sorridere

La grande rimonta di Vigo, firmata dalla doppietta di Federico Bernardeschi, non ha portato solo tre punti fondamentali per la classifica del Bologna e ossigeno puro per il ranking UEFA dell’Italia nella rincorsa alla Germania. Il successo esterno sul Celta ha anche un importante risvolto economico per le casse rossoblù, che iniziano a registrare cifre significative grazie alla partecipazione alla nuova Europa League.

Calcioefinanza.it ha proposto questa analisi. Conti alla mano, dopo le prime cinque giornate della fase campionato, il Bologna si è già assicurato un tesoretto che supera i 10 milioni di euro. La cifra esatta, stando alle stime basate sui complessi criteri di distribuzione UEFA per il ciclo attuale, ammonta a 10,23 milioni di euro.

Ma come si compone questa somma? Una fetta consistente, quasi la metà, è garantita dalla semplice partecipazione: il “gettone” d’ingresso per la fase a gironi unica vale infatti 4,31 milioni. A questo si aggiunge il nuovo e fondamentale pilastro “value” (che ha sostituito i vecchi concetti di market pool e ranking storico decennale), che si basa sul valore del mercato televisivo e sui coefficienti individuali. Da questa voce, il Bologna incassa una quota europea stimata in 3,47 milioni e una quota non europea di circa 0,72 milioni.

La parte variabile dipende ovviamente dal rendimento in campo. I premi per i risultati nella prima fase (dove ogni vittoria vale 450mila euro e il pareggio 150mila) hanno fruttato finora ai rossoblù circa 1,65 milioni. Infine, c’è una quota minima legata al piazzamento in classifica (attualmente calcolata al ribasso a 0,08 milioni, partendo dall’ultimo posto), che però è destinata a crescere in base alla posizione finale che la squadra di Italiano occuperà e alla ridistribuzione delle quote dei pareggi non assegnate.

Il bottino è già interessante, ma la corsa non è finita. Accedere alla fase a eliminazione diretta sbloccherebbe ulteriori premi: 300mila euro per gli spareggi, che diventano 1,75 milioni in caso di qualificazione diretta agli ottavi di finale.

Giuntoli ritorna in Serie A? L’ex Juventus vorrebbe firmare proprio per quella squadra. Ecco le ultimissime su questa opzione

Giuntoli spinge per ritornare in Serie A e sarebbero in corso contatti con la Fiorentina per capire la possibilità di firmare con il club toscano

In questa stagione di Serie A, che continua a sorprendere con colpi di scena in vetta e in coda, una piazza storica come Firenze vive momenti di grande preoccupazione. La Fiorentina, storica protagonista del calcio italiano, affronta una crisi tecnica e di risultati che ha acceso un vero e proprio allarme rosso: la retrocessione in Serie B è ora una minaccia concreta. In questo contesto delicato, un nome comincia a circolare con insistenza: Cristiano Giuntoli, dirigente di grande esperienza e noto per il suo acume nella gestione sportiva.

Secondo le ultime indiscrezioni, Giuntoli avrebbe avviato contatti tramite una rete di intermediari con la dirigenza viola. L’ex Football Director della Juventus, dopo un’esperienza breve e altalenante in bianconero, sembra pronto a tornare subito in prima linea per una sfida ambiziosa: salvare la Fiorentina dalla retrocessione. La sua candidatura rappresenterebbe un segnale chiaro della volontà della società di puntare su competenza e know-how consolidato.

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Nei mesi trascorsi lontano dai campi italiani, Giuntoli non è rimasto inattivo. Stando a quanto riportato, l’architetto del terzo Scudetto del Napoli è stato avvistato spesso tra Londra e Parigi, seguendo da vicino Ligue 1 e Premier League. Questo lavoro di scouting internazionale lo ha tenuto aggiornato e pronto per intervenire sul mercato di gennaio, un aspetto fondamentale per una Fiorentina che necessita di correttivi immediati.

La figura di Giuntoli è vista come ideale per affrontare una situazione delicata come quella viola. La sua capacità di scoprire talenti, gestire mercati complessi e guidare rifondazioni tecniche potrebbe rappresentare la svolta di una stagione altrimenti destinata a sofferenze sportive ed economiche. Per la Fiorentina, dunque, Giuntoli non sarebbe solo un direttore sportivo: potrebbe diventare la chiave per un’inversione di rotta urgente.

Ora la palla passa al presidente Rocco Commisso. La scelta di affidarsi a un dirigente di alto profilo come Giuntoli richiede decisioni rapide e coraggiose. L’ingaggio del dirigente toscano sarebbe un chiaro segnale alla piazza e allo spogliatoio: la società non intende arrendersi e punta su un esperto capace di fare la differenza. Con gennaio alle porte, il tempo per tentare il miracolo sportivo si assottiglia, e Giuntoli potrebbe essere l’uomo giusto al momento giusto.

Se la Fiorentina decidesse di chiamarlo, il futuro della squadra potrebbe cambiare radicalmente, trasformando un momento di crisi in un’opportunità per ricostruire e guardare al futuro con maggiore fiducia.

Parma Lazio, Cuesta in conferenza stampa: «Da Sarri ho imparato tanto. Noi abbiamo l’obiettivo di dare continuità ai risultati. Sugli infortunati…»

Parma Lazio, Cuesta in conferenza stampa ha presentato la delicata sfida contro i biancocelesti. Le dichiarazioni del tecnico dei Ducali

Giornata di vigilia in casa Parma. Carlos Cuesta in conferenza stampa ha presentato la delicata sfida contro la Lazio.

PARTITA «Il nostro focus è quello di essere mentalizzati sulla partita. Vogliamo consolidare quanto fatto e ciò significa conquistare punti».

SARRI «Da lui ho imparato molto. Ha una identità chiara e precisa e vincente. Affrontiamo la partita con umiltà e con la voglia di portare a casa i tre punti».

INDISPONIBILI «Siamo gli stessi della volta scorsa più Troilo. Speriamo di poter recuperare a breve Circati. La formazione la vediamo domani. La continuità per me sta nei principi e non sicuramente negli uomini». LEGGI LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA SU LAZIONEWS24.COM

Atalanta Cagliari, Palladino in conferenza stampa: «Tornare a vincere in casa è stato fondamentale. Rimonta in classifica? Il nostro obiettivo è uno solo»

Atalanta Cagliari, Palladino in conferenza stampa ha presentato la delicata sfida contro i sardi. Le parole del tecnico della Dea

Raffaele Palladino in conferenza stampa ha presentato la sfida della sua Atalanta contro il Cagliari. Ecco alcune dichiarazioni.

TORNARE A VINCERE IN CASA – «Molto, ma pensiamo in primis alla continuità di prestazione oltre che i risultati. Dobbiamo partire dalla gara di Champions League dove sarà fondamentale avere la mentalità giusta anche in campionato. Ho visto la squadra molto concentrata».

RIMONTA IN CAMPIONATO – «Dobbiamo provarci con tutte le forze e qualità che abbiamo: mentalità, fame e voglia di fare bene. Dal primo giorno dissi ai ragazzi che bisognava trovare il DNA giusto per far risalire l’Atalanta. Noi non vogliamo questa classifica e il nostro obiettivo è anche fare dei filotti».

PROBLEMA NEI PRIMI TEMPI – «Chiaro che si può lavorare per migliorare e l’approccio iniziale è fondamentale».

AHANOR «E’ un talento che dobbiamo far crescere. Contro il Chelsea ha fatto una grande partita e mi piace molto il suo spirito: l’essere sfrontato e sfruttare al 110% ogni occasione data». LEGGI LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA SU CAGLIARINEWS24.COM

Atalanta Cagliari, Pisacane: «La vittoria contro la Roma ci ha dato tre punti fondamentali. Su Folorunsho dico una cosa»

Atalanta Cagliari, Pisacane in conferenza stampa ha presentato la delicata sfida contro la Dea. Ecco le parole del tecnico dei rossoblù

Alla vigilia di Atalanta Cagliari Pisacane ha parlato in conferenza stampa. Queste alcune delle cose dette dal tecnico rossoblu.

VITTORIA ROMA – «La vittoria sulla Roma ha dato i tre punti che mancavano da tempo. Questa è stata la prima cosa buona perché i ragazzi lo meritavano per la dedizione negli allenamenti e l’attitudine! Quando non vinci è normale che l’entusiasmo cali anche nel singolo. E’ stata la risposta più bella perché i giocatori continuano a lavorare con felicità».

FOLORUNSHO – «Folo era molto dispiaciuto, abbiamo parlato dopo la gara! Si è reso conto dell’errore, si è scusato ed è un qualcosa che non lo rappresenta e non ci rappresenta. E’ normale che lui ha sempre avuto rispetto di tutti qui dentro, gli vogliono bene. Mi viene di pancia da dire, c’è poco da giustificare, ma pensare al valore umano del ragazzo. Da questa esperienza deve trarne beneficio e farne tesoro. Dal punto di vista genuino è spontaneo, in campo delle volte si va oltre. Quando tutto viene visto così, non è stato uno spettacolo bello da vedere. E’ un ragazzo incredibile e lo può dimostrare in campionato».

CAGLIARI – «Fa piacere perché si può fare bene, meno bene, ma è normale che la vittoria mette apposto tutto. A volte amplifica in modo positivo! Penso che la squadra in tutte le gare abbia cercato di fare ciò che ho cercato di trasmettere durante la settimana. Qualche prestazione buona c’è stata, come a Como, a Torino con la Juve, a Napoli in Coppa. Mi piace sottolineare, non per proteggere la squadra, che il colpevole sono stato io e non i ragazzi perché con lo staff faccio le strategie e cerco di dare dei vantaggi. Per fare questo si rischia di fare il contrario. Bisogna essere una famiglia umile e lavorare tanto per far sì che gli errori non vengano rimarcati per permettere alla squadra di crescere nel tempo». LEGGI LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA SU CAGLIARINEWS24.COM

Salah saluta il Liverpool? Arriva l’annuncio di tecnico Slot, presa la decisione! Ecco che cosa ha detto

Salah dice addio al Liverpool? Arriva anche l’annuncio di tecnico dei Reds Slot, è stata presa la decisione! Ecco le parole

La vittoria di prestigio in Champions League contro l’Inter a San Siro non è l’unico tema caldo in casa Liverpool. A tenere banco è infatti il futuro di Mohamed Salah, simbolo dei Reds e protagonista di continue voci di mercato.

Il messaggio di Slot

In conferenza stampa, Arne Slot ha voluto chiarire la sua posizione con parole nette: “Non ho motivo di non volere che Mo Salah resti nel club”. Una dichiarazione breve ma dal peso specifico enorme, che ribadisce la centralità dell’attaccante egiziano nel progetto tecnico.

Salah, leader senza tempo

Nonostante l’età, Salah resta il terminale offensivo più incisivo e un leader imprescindibile nello spogliatoio. Per Slot, rinunciare al “Faraone” non è un’opzione: il numero 11 continua a rappresentare il fulcro del gioco e della mentalità vincente dei Reds.

La palla alla dirigenza

Ora la pressione si sposta sulla società. Con il contratto in scadenza e le sirene della Saudi Pro League sempre pronte a farsi sentire, il nodo rinnovo diventa cruciale. Salah è una leggenda di Anfield, ma le politiche salariali del club – particolarmente rigide con gli over 30 – potrebbero complicare la trattativa.

Un futuro da scrivere

Le parole di Slot suonano come un assist alla permanenza: per il tecnico, il Liverpool del futuro passa ancora dai piedi del suo mancino più letale. Resta da capire se la proprietà troverà l’intesa economica per prolungare una storia d’amore che dura da anni, o se il legame con la Kop sarà destinato a interrompersi nonostante la volontà della panchina.

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Milan, che suggestione di mercato! Un ex Inter proposto nelle ultime ore al ds rossonero Tare, tutti i dettagli

Milan, clamorosa suggestione di mercato per i rossoneri! L’ex Inter proposto al ds Igli Tare, ecco tutti i dettagli

La possibile uscita di Ruben Loftus-Cheek, intenzionato a lasciare il Milan per trovare maggiore continuità in vista del Mondiale 2026, costringe la dirigenza rossonera a valutare un sostituto di spessore internazionale per rinforzare il centrocampo.

Secondo quanto riportato da Antonio Vitiello sul Corriere dello Sport, tra i nomi tornati sul tavolo della società spicca quello di Mateo Kovacic, attualmente al Manchester City.

Kovacic, un ritorno suggestivo

Il croato, legato ai campioni d’Inghilterra da un contratto fino al 2027, non ha sempre trovato lo spazio desiderato oltremanica. Un eventuale ritorno in Serie A, campionato che conosce bene, rappresenterebbe una soluzione affascinante per il Milan.

Perché piace al Milan

  • Esperienza internazionale: Kovacic porta con sé un curriculum di alto livello, utile per dare solidità alla mediana.
  • Versatilità tattica: può agire da mezzala o trequartista, garantendo qualità e dinamismo.
  • Età e maturità: compirà 32 anni a maggio, ma la sua esperienza nei grandi palcoscenici compensa il fattore anagrafico.

Un’operazione legata alle uscite

Il possibile arrivo di Kovacic dipende strettamente dalla cessione di Loftus-Cheek. Il Milan, fedele alla linea “prima vendere, poi comprare”, utilizzerebbe le risorse generate dall’addio dell’inglese per finanziare l’operazione.

Per Massimiliano Allegri, l’eventuale innesto di Kovacic rappresenterebbe un’occasione preziosa: un giocatore pronto a incidere subito e a portare qualità in un reparto che necessita di certezze.

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Lautaro Martinez svela: «Liverpool? Siamo delusi ma non arrabbiati. Perché se perdi per un errore dell’arbitro, c’è poco da fare»

Lautaro Martinez: «Quando salgo sul pullman e fino a che non torno a casa io ho un solo obiettivo: vincere»

In occasione degli Awards, Lautaro Martinez ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, soffermandosi su vari aspetti della stagione dell’Inter. Le parole:

ALLA FINE CHIVU MI HA CONVINTO A SORRIDERE? – «Ma no… Guardate che io quando non lavoro sono una persona allegra. In campo però, anche in allenamento, divento serio perché mi concentro».

IN PARTIT SEMBRO NERVOSO? – «Ognuno ha il suo carattere. Quando salgo sul pullman e fino a che non torno a casa io ho un solo obiettivo: vincere e fare il bene della squadra».

LA SCONFITTA COL LIVERPOOL COMPLICA IL CAMMINO EUROPEO – «Siamo delusi ma non arrabbiati. Perché se perdi per un errore dell’arbitro, c’è poco da fare. Ci dispiace aver buttato via tutto per un’ingiustizia: se dovessero fischiare i rigori per ogni trattenuta, non si giocherebbe mai».

SE ABBIAMO SUPERATO LO SHOCK DELLA FINALE DI MONACO? – «Sì: le sconfitte, anche se fanno tanto male, ti fanno crescere. Io mi arrabbio tanto quando perdo ma bisogna considerare anche la bravura dell’avversario. Comunque siamo ripartiti. Magari qualche risultato non è stato positivo ma serve un po’ di tempo. C’è un nuovo allenatore, Cristian Chivu, che ci sta dando tanta energia. Da fuori forse non si vede ma noi sappiamo che stiamo crescendo di giorno in giorno».

SE SONO MAI STATO COSÌ FORTE? – «Credo di no. E credo sia normale, dal momento che mi alleno ogni minuto per migliorare, per imparare qualcosa di nuovo».

11 GOL IN STAGIONE – «Sono numeri importanti, dei quali a volte neanche mi rendo conto. Sono premi al lavoro, come quello della Gazzetta che mi inorgoglisce: da bambino ho vissuto momenti duri, se non avessi avuto la famiglia al mio fianco non sarei mai riuscito a emergere. Per questo oggi ringrazio sempre le persone che mi vogliono bene».

SE MI ASPETTAVO DI RICEVERE TANTE CRITICHE DOPO QUALCHE PARTITA SBAGLIATA? – «Le critiche non mi hanno sorpreso, fanno parte del gioco perché le aspettative sono alte. Basta saper gestire i momenti difficili, come quelli belli».

LO PSICOLOGO – «Sono molto contento di essermi affidato a un professionista. Mi ha aiutato molto».

COSA MI HA CONSIGLIATO NELLO SPECIFICO? – «Ho capito che se qualcuno mi attacca, spesso lo fa perché vorrebbe essere al mio posto. Quando ero giovane magari soffrivo nel leggere e sentire brutte parole nei miei confronti, ora le affronto con maggiore serenità. E mi godo la mia carriera».

LOTTA A 3 PER LO SCUDETTO CON MILAN E NAPOLI? – «Inserisco anche la Roma: ha un allenatore che mi piace molto».

COSA SCELGO TRA SCUDETTO E CHAMPIONS? – «Non scelgo. Io voglio arrivare in fondo a tutte le competizioni, così come abbiamo fatto negli ultimi anni. Siamo dentro a un percorso straordinario che ha riportato all’Inter trofei e felicità. Non è scontato giocare due finali di Champions in tre anni».

SU PIO E BONNY – «Pio lo conosco meglio perché viene dalle giovanili. Ragazzo serio e umile. Lasciamolo in pace e diventerà un pilastro dell’Inter e dell’Italia. Anche Bonny ha forza e qualità e ci sta dando una grossa mano».

IL MONDIALE CON L’ARGENTINA DA CAMPIONI IN CARICA – «Io sono scaramantico, non dico niente. Stiamo vivendo un ciclo fantastico, pieno di vittorie. Ma non significa che rivinceremo, dovremo arrivare pronti. Di sicuro nel gruppo c’è grande fiducia, che è frutto dei risultati ottenuti negli ultimi anni».

SE VOGLIO RESTARE A VITA ALL’INTER COME ZANETTI? – «Certo. Sia io che la mia famiglia stiamo molto bene qui, abbiamo messo radici a Milano. Ho appena firmato il nuovo contratto, quindi non ho un solo motivo per andarmene».

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Bremer Juventus, il difensore continua a spingere per rientrare in campo il prima possibile: la tentazione di Spalletti per la partita contro il Bologna

Bremer Juventus, il difensore punta a tornare titolare contro il Bologna e Spalletti ha questa tentazione: le ultime sul centrale brasiliano

Il tema Bremer Juventus torna centrale in vista della delicata sfida contro il Bologna. La vittoria in Champions League contro il Pafos ha riportato entusiasmo nell’ambiente bianconero, ma la vera partita di Luciano Spalletti si gioca nell’infermeria. Durante la notte europea, Gleison Bremer ha vissuto la gara dalla panchina, restando a riposo per tutti i 90 minuti: un segnale della prudenza con cui lo staff sta gestendo il suo rientro dopo l’operazione al menisco subita a metà ottobre.

Ora, però, l’attenzione è tutta rivolta al “Dall’Ara”, dove si giocherà Bologna-Juve. Spalletti si trova davanti a una scelta che divide cuore e ragione: accelerare il rientro del suo leader difensivo o optare per una cautela necessaria dopo quasi due mesi di stop? Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la tentazione di schierare Bremer titolare è fortissima. La retroguardia bianconera, costretta ad adattamenti come l’impiego di Koopmeiners centrale, sente l’assenza del brasiliano e necessita della sua fisicità, del suo carisma e della capacità di organizzare la linea difensiva.

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Bremer, dal canto suo, è pronto. Si allena con intensità, vuole tornare protagonista e farlo subito. Ma lo staff medico invita alla calma: dopo un’operazione al menisco, accelerare i tempi potrebbe esporre il giocatore a ricadute o affaticamenti muscolari, rischi che la Juventus non può permettersi di correre, soprattutto in una fase così intensa della stagione.

Per questo, nel dossier Bremer Juventus, prende quota il piano della prudenza. Alla Continassa è stato delineato un programma di rientro graduale: a Bologna il difensore potrebbe partire ancora dalla panchina, con l’obiettivo di subentrare nella ripresa e ritrovare il ritmo gara. Uno spezzone ragionato, utile a testare le risposte fisiche e mentali del giocatore in un contesto reale.

Il vero obiettivo, però, è un altro: la sfida contro la Roma. Quel match è stato cerchiato in rosso dallo staff tecnico, che vuole un Bremer completamente recuperato e pronto a guidare la difesa dal primo minuto. La gestione conservativa a Bologna appare dunque la soluzione più probabile, salvo emergenze dell’ultimo momento.

Le prossime ore scioglieranno gli ultimi dubbi, ma una cosa è certa: il ritorno di Bremer sarà fondamentale per ridare solidità alla Juventus e rappresenta uno dei temi più caldi del momento nel mondo bianconero.

Frattesi Inter, una big di Serie A punta forte sul centrocampista romano: le ultime sulla possibile trattativa e gli ostacoli da superare

Frattesi Inter, la Juventus ha messo nel mirino il centrocampista romano su suggerimento di Spalletti. Le ultime sulla trattativa

Il caso Frattesi Inter rischia di trasformarsi in una delle trattative più sorprendenti del prossimo mercato. Davide Frattesi, classe 1999 e fino a pochi mesi fa simbolo dell’energia che aveva accompagnato la cavalcata nerazzurra verso la seconda stella, si trova ora in una situazione inattesa: è ai margini del progetto tecnico e guarda con crescente interesse verso Torino. La Juventus è diventata la sua destinazione preferita, spinto da un motivo chiaro e profondo: il legame con Luciano Spalletti.

Come riportato da Tuttosport, il rapporto tra il tecnico bianconero e il centrocampista è stato determinante nei mesi passati in Nazionale. Sotto la guida di Spalletti, Frattesi ha vissuto uno dei suoi periodi più brillanti, segnando ben sette gol e interpretando alla perfezione il ruolo di mezzala offensiva o di incursore tattico alle spalle della punta. Un’intesa naturale, fondata su concetti semplici: inserimenti, aggressività, capacità di ribaltare l’azione e lettura degli spazi.

Proprio per questo, l’adattamento di Frattesi nel nuovo 4-2-3-1 visto nell’ultima uscita della Juventus contro il Pafos appare tutt’altro che complicato. La posizione di trequartista dinamico — un ruolo alla Perrotta, capace di cucire il gioco e attaccare l’area con continuità — sembra fatta su misura per lui. La possibilità di tornare protagonista in un sistema espressamente costruito per valorizzarne le qualità ha già conquistato il centrocampista, desideroso di rilanciare la propria carriera dopo mesi difficili.

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Il gelo che si respira a Milano non è un dettaglio. Le promesse estive di Cristian Chivu non hanno trovato conferma sul campo: nelle gerarchie della mediana, Frattesi è stato continuamente scavalcato da Sucic e Zielinski, finendo con il perdere spazio e convinzione. Il suo malumore è cresciuto progressivamente fino a portarlo a una decisione drastica: bloccare il rinnovo fino al 2030, trattativa che solo a settembre sembrava vicinissima alla firma.

Il dossier Frattesi Inter si è quindi complicato rapidamente. La volontà del giocatore è ormai chiara: individuare una soluzione già a gennaio, preferibilmente in un ambiente che gli garantisca centralità e continuità. La Juventus osserva con attenzione e valuta i margini per un affondo, mentre l’Inter dovrà decidere se trattenere un calciatore scontento o aprire a una cessione potenzialmente clamorosa.

Le prossime settimane definireanno il futuro di una delle mezzali più discusse del panorama italiano.

Campedelli: «Ci sono stati diversi anni bui. Ecco il più grande errore che ho commesso nella mia attività da presidente»

Campedelli parla ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’ della sua avventura al Chievo. Racconta la verità sull’esperienza con i clivensi

La passione visionaria di Luca Campedelli per il Chievo, la squadra della sua famiglia diventata simbolo di un miracolo calcistico e poi sparita nel nulla. Campedelli racconta la sua verità nel libro “Chievo, un delitto perfetto”, denunciando le ingiustizie subite e sognando ancora di riportare in vita il “suo” club, nonostante il dolore e le difficoltà personali che lo hanno portato a un passo dal suicidio. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

IL LIBRO OGGI – «Perché era giusto ristabilire la verità dopo tante falsità. Lo dovevo a mio padre, senza cui il Chievo non sarebbe mai esistito, alla mia famiglia, a me stesso e alla storia del club».

UN DELITTO PERFETTO «Sì, perché non abbiamo avuto possibilità di replica. Nessuno ha voluto prendere le parti della vittima o ha fatto in modo che la giustizia andasse più a fondo nella vicenda. Le istituzioni si sono limitate a dire che il Chievo non aveva impugnato la normativa della Figc, però nessuno ha voluto vedere che lo Stato durante il periodo Covid aveva fatto una norma istituzionale che di fatto ha reso il club non inscrivibile al campionato. Senza il Covid il Chievo sarebbe ancora in vita perché noi non avevamo problemi economici, gli stipendi dei giocatori erano stati tutti regolarmente pagati. Il Chievo è stato cancellato in sette giorni, quando nel settembre 2020 venne emanato un dispositivo che bloccava tutte le rateizzazioni. Se avessi avuto più tempo, di sicuro avrei trovato una strada, ma nessuno mi ha ascoltato e mi ha dato una mano».

SI É CHIESTO QUALI ERRORI ABBIA COMMESSO «Tante volte. Il più grande è stato non aver messo in sicurezza il Chievo prima di essere sospeso dalla carica di presidente perché imputato nel processo di Forlì per le plusvalenze. Sarei dovuto andare all’ufficio imposte e pagare tutta la cartella esattoriale per evitare la rateizzazione. Ci tengo a precisare che per le plusvalenze sono stato assolto, la condanna di due anni è per falso in bilancio e ho già fatto ricorso in appello».

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GLI ANNI BUI «Sono stato dietro agli avvocati e mi sono dedicato alla scherma sportiva. Fino all’anno scorso seguivo una squadra di ragazzi disabili, li accompagnavo agli allenamenti e alle partite. Inizialmente si allenavano al Bottagisio, che dopo il fallimento del Chievo è finito all’asta ed è stato acquistato dal Verona. Una porcata: come se il Milan comprasse Appiano Gentile o l’Inter Milanello. Io non lo avrei mai fatto».

IL MOMENTO PIU’ DURO «Novembre 2021, quando ho tentato il suicidio. Mi sentivo un peso, con addosso tutte le colpe del mondo. Non vedevo vie d’uscita. Avevo perso ogni briciolo di speranza, ora un po’ l’ho ritrovata. Il calcio è la mia vita, ma adesso preferisco quello dilettantistico, non inquinato dalla tecnologia. Sono stato solo qualche volta a vedere il Monza. Ho smesso anche di seguire l’Inter, squadra per la quale tifavo: da quando non c’è più Moratti ha perso la magia. Lui è stato uno dei pochi, insieme a Preziosi, a starmi vicino. È stato un colpo duro da assorbire, a cui si è aggiunto il fallimento della Paluani. Ma non è stato il pallone a mangiarsi il panettone: dal 2008 l’azienda di famiglia non metteva più soldi nella società. Le due cose sono assolutamente scollegate».

Calciomercato Lazio, un big sarà sacrificato? Un ostacolo da superare per la cessione di uno dei perni della formazione di Sarri

Calciomercato Lazio, Sarri insiste per avere dei rinforzi. Gli acquisti dipendono molto dalle cessioni e c’è un tema da tenere in considerazione

Gennaio si avvicina e per la Lazio sarà il momento della verità. Il Corriere dello Sport oggi in edicola fa il punto sulla situazione di mercato. Secondo il quotidiano romano Lotito si compiace dell’interesse per i suoi gioielli, garantendo di non volerli svendere, ma Sarri chiede rinforzi e il sacrificio di un big potrebbe diventare necessario per finanziare il mercato. Tuttavia, i conti non sono così semplici: su diverse pedine “appetibili” pendono percentuali di futura rivendita da riconoscere ai vecchi club, una tagliola che rischia di erodere significativamente l’incasso reale e complicare le strategie.

È il caso di Guendouzi (10% al Marsiglia), Castellanos (15% al New York City) e Isaksen (12,5% al Midtjylland), tutti profili con mercato, soprattutto in Premier. Queste clausole, ormai prassi per abbassare il costo iniziale dei cartellini, spingono Lotito a tenere altissime le valutazioni per massimizzare le plusvalenze, vitali per il bilancio.

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La situazione più emblematica è quella di Nuno Tavares, ormai in lista di sbarco. Su di lui pesa una percentuale monstre del 35% a favore dell’Arsenal. I sondaggi dagli Emirati Arabi, per una cifra poco superiore ai 5 milioni costati per il suo acquisto, renderebbero l’operazione poco conveniente per la Lazio: tolta la quota per i Gunners, la somma restante non basterebbe per un sostituto di valore, considerando il probabile vincolo del “saldo zero” sul mercato. Lotito avverte: «Non siamo al supermercato». Ma la strada per rinforzare la squadra senza indebolirla appare stretta e tortuosa.

De Laurentiis: «Con Conte siamo amici da tempo. Spero di fare un nuovo stadio in tempi brevi. I due Scudetti? Vi svelo qual è il mio preferito»

De Laurentiis a 360° ha affrontato diversi temi partendo dal Napoli, ma parlando anche di Conte dello stadio e del Benfica. Le sue parole

A margine dei Gazzetta Sport Awards, Aurelio De Laurentiis ha affrontato diversi temi parlando del Napoli e di Conte.

STADIO – «Spero di costruirlo in poco tempo. La priorità è sicuramente il nuovo centro sportivo e poi si pensa al resto. A San Siro incassano 14 milioni nelle grandi serate e noi solo 1,1. L’amministrazione si arrabbia se lo definisco un cesso, ma per noi è solo un costo».

BENFICA – «Non possiamo pretendere di vincere tutte le partite. Mourinho non è un tecnico facile da battere. In molti lo danno per bollito, ma è un vincente».

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CONTE – «Noi siamo amici e ci sentiamo sempre. L’ho conosciuto alle Maldive quando non masticavo calcio in maniera perfetta. Nuotavamo e parlavamo tanto. Mi piaceva sentire un uomo come lui. Non ha mai perso la fame di vincere».

SCUDETTI – «Il secondo è stato più bello del primo perché è stato sudato fino alla fine. La suspense ha creato le premesse per godercelo. Ne è venuto fuori un film campione d’incassi al cinema. E presto ne faremo un altro sui cento anni del Napoli che cadono nel 2026».

Palermo Sampdoria, è la sfida fra Pohjanpalo e Coda: i due bomber vogliono essere protagonisti al ‘Barbera’. Le ultime

Palermo Sampdoria significa anche Pohjanpalo contro Coda: i due bomber vogliono prendersi la scena anche nella sfida di questa sera. I dettagli

È la notte dei predatori del gol, l’incrocio tra il capocannoniere del torneo, Joel Pohjanpalo (10 reti), e il recordman di sempre in B, Massimo Coda (142 centri, 7 quest’anno). Palermo-Samp, con oltre 25mila spettatori al Barbera (tifosi ospiti ancora in attesa di una decisione sul divieto di trasferta), è molto più di una sfida di metà classifica: è un duello tra due attaccanti simbolo, leader silenziosi e registi offensivi capaci di far salire la squadra e sfornare assist.

La Gazzetta dello Sport ricorda come si siano già affrontati due volte: la prima in Genoa-Venezia (1-0 con gol decisivo di Coda), la seconda nella finale playoff Venezia-Cremonese che sancì la promozione dei lagunari di Pohjanpalo. Ma il vero biglietto da visita è l’1-1 di Samp-Palermo della scorsa stagione, con gol di entrambi.

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Stasera il finlandese cerca il 20° gol solare del 2025 nel suo stadio, dopo la recente tripletta alla Carrarese e la doppietta a Empoli. Coda, reduce da 3 gol nelle ultime due gare casalinghe della Samp, vuole tornare a segnare in trasferta, dove finora ha raccolto solo 2 reti su 7.
Il Palermo di Inzaghi (recuperati Gyasi e Giovane, tecnico ancora senza voce) cerca la terza vittoria di fila per consolidare le ambizioni di vertice. La Samp di Gregucci (Foti squalificato, Abildgaard arretrato in difesa) cerca continuità dopo le due vittorie in casa, consapevole che fuori ne ha vinte solo due su sette. Affidandosi al talento di Pafundi e, ovviamente, all’esperienza di Coda.

Pisa, buone notizie per i tifosi del club toscano: ora è ufficiale. La soddisfazione della dirigenza nerazzurra

Pisa, buone notizie per i toscani. I tifosi finalmente potranno essere presente anche in trasferta e a Lecce saranno in diversi. Le ultime

I tifosi del Pisa possono finalmente tornare a seguire la propria squadra lontano dalle mura amiche dell’Arena Garibaldi. La notizia tanto attesa è diventata ufficiale ieri: il Ministro dell’Interno Piantedosi, con un dispositivo firmato il 10 dicembre, ha decretato la sospensione del provvedimento dello scorso 21 ottobre che vietava le trasferte ai sostenitori nerazzurri (e a quelli dell’Hellas Verona) a seguito dei violenti scontri avvenuti tra le due tifoserie prima dello scontro diretto.

La decisione ministeriale, arrivata un po’ a sorpresa, scaturisce da un’istanza presentata dalla Lega Serie A, che ha invocato il riesame del caso. Decisivo è stato l’atteggiamento costruttivo delle due società coinvolte: sia Pisa che Verona hanno manifestato consapevolezza per i comportamenti errati del passato, evidenziando però la condotta corretta delle tifoserie nel periodo successivo. Un’analisi confermata anche dalle Questure delle due città, che ha portato il Viminale a rivedere la sua posizione.

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Dopo essere stati costretti a guardare dalla televisione match storici come quello di San Siro contro il Milan (dove erano stati venduti oltre 4mila biglietti), oltre alle gare di Torino e Reggio Emilia, il popolo nerazzurro può tornare a viaggiare. Purtroppo, i tempi tecnici della revoca non consentono la presenza dei pisani nel delicato scontro salvezza di stasera a Lecce, ma la strada per il futuro è ormai spianata.

Questa svolta gratifica anche l’intensa «battaglia» giuridica condotta dal Centro di Coordinamento Pisa Clubs e dal suo team di avvocati — Nicola Favati, Lorenzo Nannipieri, Paolo Bartalena ed Enrico Bottone — che hanno presentato ricorsi al Tar e istanze in autotutela al Ministero.

Grande la soddisfazione dell’avvocato Nicola Favati, che a La Nazione ha definito l’esito un «grande risultato» frutto di un «impegno corale». «Il Pisa va oltre la prestazione agonistica: è identità, appartenenza, comunità», commenta il legale. Seppur resti l’amarezza per le grandi trasferte perse, ora prevale l’orgoglio per aver visto riconosciuta l’eccessività del provvedimento iniziale: «Non saremo a Lecce in tempo per coronare questa battaglia, ma le prossime trasferte le faremo tutte».

Lucca Napoli, addio a gennaio? I partenopei stanno valutando una possibilità. C’è, però, un ostacolo da tenere in considerazione. Le ultime sull’attaccante

Lucca Napoli, il giocatore potrebbe essere ceduto in prestito a gennaio. Ma prima i partenopei dovranno esercitare il diritto di riscatto

Lo spazio è poco, l’incisività latita e l’ombra del rientro di Romelu Lukaku si allunga minacciosa sul suo futuro immediato. Secondo il Corriere dello Sport il destino di Lorenzo Lucca a Napoli è a un bivio. Arrivato in estate dall’Udinese con l’etichetta di vice-Big Rom, il centravanti classe 2000 non è riuscito a sfruttare appieno le chance concesse dall’infortunio del belga, scivolando spesso nelle gerarchie di Antonio Conte anche dietro a Hojlund, attaccante dalle caratteristiche molto diverse. Anche l’ultimo spezzone contro il Benfica in Champions League non ha portato la scossa sperata: pochi palloni giocabili e gestiti non sempre al meglio.

Per questo motivo, il club azzurro sta valutando seriamente l’ipotesi di cederlo in prestito a gennaio. L’obiettivo è permettergli di ritrovare quel minutaggio e quella continuità che oggi a Napoli, con il reparto offensivo prossimo al completo, sembrano un miraggio. L’operazione, però, è tecnicamente complessa. Lucca si è trasferito in Campania con la formula del prestito oneroso con obbligo di riscatto a fine stagione: per girarlo temporaneamente a un’altra squadra già nella sessione invernale, il Napoli dovrebbe anticipare il riscatto definitivo versando la cifra pattuita nelle casse dell’Udinese. Un ostacolo non insormontabile, ma significativo per le strategie societarie.

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A complicare il quadro c’è la volontà del giocatore stesso. Nonostante la prospettiva di essere la terza punta centrale in un sistema di gioco che ne prevede una sola in campo, Lucca preferirebbe restare per giocarsi le sue carte e dimostrare il proprio valore all’ombra del Vesuvio. Il legame che sente con la piazza è forte, come testimoniato dalla reazione ai fischi ingenerosi ricevuti in Coppa Italia contro il Cagliari (gara in cui ha siglato uno dei suoi due gol stagionali), ai quali ha risposto con una dichiarazione d’amore via social: «Te voglio bene Napule, crir a me».

Sullo sfondo rimangono gli interessamenti di mercato, con il Milan che ne ha parlato con il Napoli, anche se la situazione è attualmente in stand-by. Curiosamente, il calendario metterà Lucca di fronte al suo passato tra soli due giorni: si torna a Udine, la città dove è riuscito a emergere con 23 gol in due stagioni, convincendo gli azzurri a puntare su di lui. Doveva essere l’anno dell’apprendistato alle spalle di Lukaku; il mercato di gennaio dirà se il percorso potrà continuare a Napoli o se sarà necessaria una deviazione altrove per ritrovare il bomber ammirato in Friuli.

Birindelli: «A Tudor è stato dato poco tempo alla Juventus. Spalletti? Inizio positivo, ma ora sto notando una cosa»

Birindelli in un’intervista a ‘Tuttosport’ si è soffermato sulla situazione in casa Juventus dopo periodi non sicuramente semplici. I dettagli

Alessandro Birindelli, 305 presenze e una vita in bianconero, è oggi l’allenatore della Pianese, sorprendente realtà del girone B di Serie C. Questa sera affronterà la Juventus Next Gen, un tuffo nel passato che non lo lascia indifferente. Tra ricordi e attualità, Birindelli analizza il momento della sua ex squadra, dal cambio Tudor-Spalletti alle difficoltà di una rosa a cui manca leadership e un’identità di gioco definita. Ecco l’intervista a Tuttosport.

AFFRONTARE LA JUVE «Beh, è comunque qualcosa di particolare, considerata la storia vissuta».

LA PIANESE «Stiamo vivendo sicuramente un momento positivo, soprattutto stiamo andando oltre le aspettative. Ma sappiamo anche questo: che bisogna battere il ferro fino a quando è caldo. La nostra necessità è fare punti per la salvezza. E questa sera non sarà facile: affrontiamo i più forti».

I CONTATTI CON PESSOTTO E CHIELLINI «Sono spesso in contatto con Gianluca e sento anche Giorgio. Ma mettiamola così, pure con questa partita in arrivo: sarà bello vedersi direttamente al campo e salutarsi in quel momento».

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LA REALTÀ DI PIANCASTAGNAIO «Noi viviamo una situazione particolare, siamo in un paesino di 2500 persone. Certo, abbiamo una proprietà forte, ma bisogna fare anche i conti con la realtà. Per questo le dico che mantenere la categoria è la nostra missione. Poi faremo altri ragionamenti se dovessimo trovarci nelle condizioni giuste. L’importante è non fare il passo più lungo della gamba…».

IL CAMBIO DI TUDOR «Premessa: è sempre difficile fare valutazioni sul momento. Però, com’è successo anche a Tudor, viene sempre dato poco tempo all’allenatore, non lo si riesce mai a valutare a 360 gradi».

SPALLETTI «Sembrava ci fossero dei giovamenti dopo l’addio di Igor, che la Juve dovesse andare in una direzione diversa. Diciamo che non ha ancora trovato quelle caratteristiche giuste per poter incidere. In primis occorre un periodo per conoscere bene i calciatori, sia tecnicamente che fisicamente. Solo così potrà mettere in pratica le sue idee. Anche l’altro giorno si è visto: Luciano sta tentando, sembra non aver trovato però la soluzione definitiva. Ai tifosi dico di dar tempo, a volte si lascia un lavoro a metà senza conoscere davvero la strada che stai abbandonando».

Capello: «L’Inter può fare molto bene in Champions. Conte forse deve osare di più. Sulla Juventus dico una cosa»

Capello, intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ha fatto il punto sulle italiane in Champions League soffermandosi su alcune cose

Le squadre italiane faticano a reggere il doppio impegno campionato-Champions, spesso schiacciate dalla differenza di ritmo e dalla profondità delle rose avversarie. Eppure, per Fabio Capello, scegliere tra le due competizioni non è un’opzione. L’ex tecnico sprona Atalanta, Inter, Juventus e Napoli a dare il massimo in Europa, analizzando le ragioni delle loro difficoltà e offrendo la sua ricetta per competere ai massimi livelli. Le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

L’ULTIMA GIORNATA DI CHAMPIONS «Se guardiamo all’ultima giornata, l’Atalanta contro il Chelsea è stata l’unica che è riuscita a giocare alla pari con l’avversario, per tutti i 90’, in quanto a dinamismo, intensità e attenzione. L’Inter, pur meritando il pareggio, col Liverpool ha sofferto a livello di aggressività, mentre il Napoli a Lisbona ha pagato i troppi infortuni. Inoltre, forse le altre squadre hanno organici più profondi ed equilibrati dei nostri. Infine, soprattutto le formazioni di Premier fanno meno fatica a recuperare dal doppio impegno: sono allenate ad andare sempre a un ritmo molto alto, quindi quando giocano con un andamento leggermente più basso già sono pari al nostro limite».

L’ATALANTA HA MENTALITÀ DA COPPA «È vero, in Europa si esalta perché ha questo modo di giocare al quale noi forse adesso in Italia siamo un po’ abituati, ma che alle squadre straniere dà fastidio. Credo che possa arrivare tra le prime otto, perché ha la mentalità da coppa: giocare in Champions le viene quasi facile».

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IL NAPOLI «Il Copenaghen è da prendere con le molle, ma Conte ha una squadra di qualità e deve solo recuperare gli infortunati. È per questo che al Da Luz avrebbe dovuto fare di tutto per vincere e ipotecare gli spareggi, considerato che il prossimo turno si giocherà a gennaio, quando avrà più soluzioni».

LA FATICA DI CONTE IN EUROPA «Forse non riesce a trasmettere ai giocatori serenità e forza come in campionato. Quando giochi nelle coppe devi prenderti dei rischi senza avere paura di osare».

L’INTER DI CHIVU «Io credo tanto alla squadra di Chivu: mi dà fiducia. Nelle ultime due partite di Champions è stata sfortunata».

I PROBLEMI DELLA JUVE «Contro il Benfica a gennaio, visto come difendono le squadre di Mourinho e le difficoltà di quella di Spalletti a realizzare, sarà una bella sfida. Ma soprattutto, come ho detto mercoledì sera a Luciano, hanno tante difficoltà a difendere ed era successo anche a Napoli. Da qui a gennaio, comunque, ci sarà tempo per lavorarci».

Fiorentina Dinamo Kiev, la Viola ritrova il successo e respira dopo un periodo molto complicato. Il giudizio sulla direzione di gara del giovane Milanovic

Fiorentina Dinamo Kiev, la vittoria della Viola ha permesso a Vanoli di tirare un sospiro di sollievo. E il direttore di gara si è comportato molto bene

Fiorentina-Dinamo Kiev ha rappresentato una boccata d’ossigeno per la formazione di Vanoli, che col successo per 2-1 rimette un po’ a posto la situazione, quanto meno in Conference League, dove tradizionalmente si esprime meglio rispetto al campionato.

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Come si è comportata la direzione arbitrale? Ecco il giudizio del Corriere dello Sport.

«Giovanissimo, il serbo Milos Milanovic, appena 32 anni e già internazionale da 4 anni (è il nostro problema, lo sottolineava Rocchi). al primo incrocio con una nostra squadra di club, nonostante i 10 precedenti (6 vittorie, un pari e 3 ko) arrivati tutti o con le Under oppure in Youth League. Nessuna protesta evidente, ma certo Kabaev si aspettava un fischio da parte di Milanovic dopo il contatto in area viola con Pongracic: ha fatto bene l’arbitro serbo a far proseguire, il contrasto è di gioco, quasi spalla contro spalla, non ci sono contatti bassi, giusto così. L’azione continua, viene fischiato un angolo a Pogracic, dubbi: il pallone deve uscire comportamentale dalla linea, sembrava ci fosse ancora una porzione di proiezione della circonferenza sulla linea. Buona la rete di Kean: al momento del cross di Dodo, infatti, è tenuto in gioco sicuramente da Thiare, che lo stava marcando, probabilmente anche dal ginocchio sinistro di Zakharchenko. Corretta l’ammonizione per Ndou: in scivolata su Tymchyk, in ritardo ma piede basso, il giallo è ok. Manca invece un giallo chiaro per Zakharchenko, che tira per le treccine Kean: l’arbitro ha visto (o gli è stato suggerito) visto che richiama il giocatore, senza però ammonirlo»

Calciomercato Milan, le entrate dipendono dalle uscite: due giocatori sono pronti a lasciare i rossoneri a gennaio. Tutti i dettagli

Calciomercato Milan, Gimenez e Loftus-Cheek sempre più vicini all’addio. Le loro cessioni dovrebbero dare il via libera alle entrate. Le ultime

A meno di tre settimane dall’apertura della sessione invernale, il calciomercato del Milan entra nel vivo con una strategia ormai chiara: prima cedere, poi intervenire con nuovi acquisti. È questa la linea dettata dalla dirigenza rossonera e condivisa da Massimiliano Allegri, che ha individuato due priorità assolute per rinforzare la rosa. La prima riguarda l’attacco, settore in cui la mancanza di un centravanti affidabile pesa da mesi. La seconda è legata al centrocampo, comparto che potrebbe subire modifiche importanti.

Gimenez al bivio: priorità tecnica ed economica

In cima alla lista dei possibili partenti c’è Santiago Gimenez, simbolo delle difficoltà rossonere. Arrivato con grandi aspettative, il messicano non è mai riuscito a lasciare il segno in Serie A: zero gol e un infortunio che lo tiene fermo da oltre un mese e mezzo. Nel quadro del calciomercato del Milan, il suo nome è considerato un esubero funzionale e finanziario.

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Nonostante le rassicurazioni dell’entourage, il club è pronto ad ascoltare qualsiasi proposta tra i 25 e i 30 milioni di euro, cifra che permetterebbe al Milan di reinvestire su un profilo più adatto alla filosofia di Allegri. Le alternative non mancano: dal suggestivo ma complesso ritorno di Mauro Icardi, frenato dalle incognite fisiche e dall’ingaggio pesante, ai profili della Premier League come Joshua Zirkzee e Niclas Fullkrug. Tra le piste monitorate resta anche quella che porta a Lorenzo Lucca, che sta emergendo come opzione credibile per il mercato invernale.

Calciomercato Milan: Loftus-Cheek verso l’addio?

Il reparto di centrocampo potrebbe essere rivoluzionato qualora lasciasse Milano anche Ruben Loftus-Cheek. Le voci su una sua possibile cessione si moltiplicano, spinte dal desiderio del giocatore di ritrovare minutaggio in vista del Mondiale. Il CT inglese Thomas Tuchel è un grande estimatore dell’ex Chelsea, che vuole sfruttare il calciomercato del Milan per trovare una destinazione più funzionale alle sue ambizioni.

Il suo entourage si sta già muovendo tra Premier League e Bundesliga per individuare club interessati. Nel caso di una partenza, il Milan ha già individuato due sostituti ideali: Giovanni Fabbian del Bologna, nome già apprezzato la scorsa estate, e Mateo Kovacic del Manchester City, poco utilizzato in questa stagione complice un infortunio.

Una sessione guidata dalle uscite

Il calciomercato del Milan di gennaio sarà dunque orientato principalmente alle cessioni, necessarie per finanziare gli innesti richiesti da Allegri: un nuovo centravanti e, eventualmente, una mezzala di qualità. Solo dopo aver fatto spazio, i rossoneri potranno dare il via alla vera fase di costruzione della squadra.

Legrottaglie ricorda: «Cagliari? Ci è rimasta nel cuore, chissà se torneremo. Pisacane? Avevo un ottimo rapporto con lui, era sempre attento»

Legrottaglie racconta: «Cagliari? Ci è rimasta nel cuore, chissà se torneremo. Pisacane? Avevo un ottimo rapporto con lui»

Nicola Legrottaglie ha vissuto un’esperienza breve ma significativa in Sardegna, ricoprendo il ruolo di vice allenatore al fianco di Massimo Rastelli. L’ex secondo del Cagliari ha affrontato diversi argomenti legati sia all’attualità sia al recente passato della squadra rossoblù.

Quest’oggi è intervenuto ai microfoni di Il Cagliari in diretta, trasmissione in onda su Videolina, offrendo la sua analisi e il suo punto di vista sulla realtà del club isolano. Le parole:

RICORDI CAGLIARI – «Energia positiva, temperatura, solarità. Ci è rimasta nel cuore, mio figlio mi dice che la città in cui vivrebbe. Ci ha lasciato qualcosa, chissà se torneremo.».

ARRIVO CAGLIARI – «Ero fermo da tre-quattro mesi e, inaspettatamente, un pomeriggio mi arrivò una telefonata di Rastelli, che non sentivo da tempo. Lui mi disse che gli venne in mente il mio nome per dare una mano nello spogliatoio. Io risposi che non ero un secondo, ma che potevo andare a dare una mano. Poi mi chiamò Giulini e mi invitò a casa sua. Lì riuscì a capire che c’era dietro anche Giulini. In quel momento, mi chiamò anche De Biasi per fare il suo secondo per l’Albania, ma io già diedi la mia parola al Cagliari. Furono sei mesi davvero belli. Arrivarono i risultati, poi la stagione successiva ci fu l’esonero di Rastelli e, di conseguenza, il mio».

PISACANE – «Avevo un ottimo rapporto con lui, era sempre molto attento. Chiedeva sempre, era molto interessato. Sono contento per lui, vedo anche che sta andando nella direzione giusta. E per un allenatore alle prime armi è fondamentale avere la fiducia di tutti. Gli consiglio di essere se stesso, di non farsi coinvolgere di quello che accade intorno a lui e intorno alla squadra. Non ci siamo sentiti nell’ultimo periodo. Ci siamo visti quando è venuto con la Primavera a giocare contro la Sampdoria. Deve, soprattutto, capire quello che serve e in quello in cui la squadra si riconosce meglio. Invece di avere un’idea che possa funzionare ovunque. I giocatori vanno studiati bene. Devi adattarti alle loro caratteristiche. La forza di Fabio è anche quella che gli hanno messo a disposizione uno staff di grande esperienza e questo gli darà una grossa mano ».

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