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Serie A, indicazioni pesanti prima di Natale: Udinese caso emblematico, per la Fiorentina uno spartiacque. Torino solido e sereno per le feste e Genoa beffato

Serie A, l’analisi dell’ultima domenica di campionato prima di Natale tra le pagine della Gazzetta dello Sport: le situazioni di Udinese, Fiorentina, Torino e Genoa

L’ultima domenica di campionato prima della sosta natalizia ha lasciato indicazioni pesanti, soprattutto per chi era finito sotto la lente d’ingrandimento. Come evidenzia La Gazzetta dello Sport con l’analisi di Alessandro Vocalelli, la gara della Fiorentina era un vero spartiacque: una prova decisiva per il presente – e il futuro immediato – della panchina viola.

Il calcio, ancora una volta, ha mostrato tutta la sua imprevedibilità. Emblematico il caso dell’Udinese: capace di battere il Napoli capolista e, appena sette giorni dopo, di crollare al Franchi contro l’ultima in classifica, incassando cinque reti. Un paradosso che racconta meglio di mille analisi la volatilità del momento. L’espulsione immediata di Okoye ha inciso, ma non basta a cancellare i meriti dei viola.

La Fiorentina ha reagito anche grazie a scelte nette dell’allenatore: cambio di modulo, fascia di capitano affidata a De Gea e segnali chiari di discontinuità. Una piccola rivoluzione che ha restituito quantomeno autostima a un gruppo che non poteva accettare una posizione di classifica così penalizzante. Decisivo il ritorno ai livelli attesi dei giocatori simbolo: Gudmundsson ha acceso la partita con il suo talento, mentre la doppietta di Kean ha ricordato che certi numeri dovrebbero essere la normalità. La strada, però, resta lunga: la rincorsa è appena iniziata e non sono ammessi nuovi passi falsi.

Se Firenze torna a respirare, Torino sorride. Il Torino si è guadagnato un Natale sereno centrando la seconda vittoria consecutiva. La squadra di Baroni mostra solidità – sette partite senza subire gol – e una ricchezza offensiva rara nel panorama attuale: Che Adams, Zapata e Simeone garantiscono soluzioni e concorrenza interna. In più, l’evoluzione tattica di Vlasic, trasformato in mezzala, aggiunge qualità e imprevedibilità a un impianto di gioco sempre più propositivo.

La giornata si è chiusa con il posticipo di Marassi tra Genoa e Atalanta, deciso solo nel finale. Amarezza per De Rossi, costretto a giocare quasi tutta la gara in dieci dopo l’espulsione di Leali, e gioia per i bergamaschi, capaci di colpire in pieno recupero con Hien. Un epilogo che conferma come, anche a ridosso delle feste, la Serie A non smetta di sorprendere.L’ultima domenica di campionato prima della sosta natalizia ha lasciato indicazioni pesanti, soprattutto per chi era finito sotto la lente d’ingrandimento. Come evidenzia La Gazzetta dello Sport con l’analisi di Alessandro Vocalelli, la gara della Fiorentina era un vero spartiacque: una prova decisiva per il presente – e il futuro immediato – della panchina viola.

Il calcio, ancora una volta, ha mostrato tutta la sua imprevedibilità. Emblematico il caso dell’Udinese: capace di battere il Napoli capolista e, appena sette giorni dopo, di crollare al Franchi contro l’ultima in classifica, incassando cinque reti. Un paradosso che racconta meglio di mille analisi la volatilità del momento. L’espulsione immediata di Okoye ha inciso, ma non basta a cancellare i meriti dei viola.

La Fiorentina ha reagito anche grazie a scelte nette dell’allenatore: cambio di modulo, fascia di capitano affidata a De Gea e segnali chiari di discontinuità. Una piccola rivoluzione che ha restituito quantomeno autostima a un gruppo che non poteva accettare una posizione di classifica così penalizzante. Decisivo il ritorno ai livelli attesi dei giocatori simbolo: Gudmundsson ha acceso la partita con il suo talento, mentre la doppietta di Kean ha ricordato che certi numeri dovrebbero essere la normalità. La strada, però, resta lunga: la rincorsa è appena iniziata e non sono ammessi nuovi passi falsi.

Se Firenze torna a respirare, Torino sorride. Il Torino si è guadagnato un Natale sereno centrando la seconda vittoria consecutiva. La squadra di Baroni mostra solidità – sette partite senza subire gol – e una ricchezza offensiva rara nel panorama attuale: Che Adams, Zapata e Simeone garantiscono soluzioni e concorrenza interna. In più, l’evoluzione tattica di Vlasic, trasformato in mezzala, aggiunge qualità e imprevedibilità a un impianto di gioco sempre più propositivo.

La giornata si è chiusa con il posticipo di Marassi tra Genoa e Atalanta, deciso solo nel finale. Amarezza per De Rossi, costretto a giocare quasi tutta la gara in dieci dopo l’espulsione di Leali, e gioia per i bergamaschi, capaci di colpire in pieno recupero con Hien. Un epilogo che conferma come, anche a ridosso delle feste, la Serie A non smetta di sorprendere.

Simplicio si racconta: «Sacchi come un padre, diceva che potenzialmente ero più forte di Kakà. Roma scelta per Totti e De Rossi. Errori di gioventù? Ranieri ci sgridò per questo motivo»

Simplicio si racconta: queste le parole dell’ex centrocampista giallorosso, tra le altre, ai microfoni della Gazzetta dello Sport

L’ex centrocampista brasiliano Fabio Simplicio si è raccontato senza filtri in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo la sua carriera italiana tra grandi allenatori, compagni leggendari, sliding doors di mercato e qualche eccesso giovanile.

L’ARRIVO IN ITALIA«Fu Sacchi a segnalarmi. Diceva che potenzialmente ero più forte di Kakà. In realtà Ricardo faceva un altro sport. Ma Arrigo con me fu come un padre, oltre che un grande sponsor. Mi accolse in città e mi disse di entrare sempre duro. Il risultato? Nelle prime tre partite presi tre gialli. Ma lui mi diceva di insistere».

GLI ANNI DI PARMA«Fantastici, anche se all’inizio ho faticato ad ambientarmi. Poi con Morfeo, appena imparato l’italiano, ci siamo fatti delle gran risate. Mimmo è unico, fortissimo, con una classe da top. È uno di quelli che metto nell’Olimpo, insieme a Totti. Sono i due più forti con cui abbia mai giocato».

LA SCELTA DELLA ROMA«L’ho scelta per il prestigio e per giocare con Totti e De Rossi. Ci siamo divertiti tantissimo. Daniele è un brasiliano mancato: aveva l’anima del festaiolo, ma in campo era un esempio, un tifoso in campo».

TOTTI«Mi sono emozionato due volte: quando ho visto lui e quando ho visto Papa Bergoglio a San Pietro. E si chiamano entrambi Francesco. È stata una cosa speciale».

GLI ECCESSI DI GIOVENTÙ«Con Ranieri capitò di festeggiare il carnevale brasiliano. Il giorno dopo eravamo dei cadaveri, io non vedevo la palla. Claudio ci sgridò e ci mandò a fare la doccia. Una volta, a Parma, entrai con la macchina in una fontana: ero ubriaco e non riuscii a fermarmi. Possiamo dire che fu un errore di gioventù…».

L’INTERESSE DELL’INTER«Sì, sono stato vicinissimo. Parlai con Moratti e so che Mourinho mi avrebbe voluto in mezzo al campo. Saltò tutto per soldi e contropartite, ma io sarei andato volentieri».

LA JUVENTUS«Anche lì ci fu qualcosa. Mi chiamò Amauri dicendomi che i bianconeri mi seguivano. Mi sarebbe piaciuto giocare ancora con lui, ma sono felice di essere andato alla Roma».

LA DELUSIONE SABATINI«Walter Sabatini mi ha fatto fuori sia a Palermo che a Roma. Più che le scelte, mi fecero male i modi: nessuno mi coinvolse, solo un “devi andartene”. Non l’ho più sentito e non lo stimo».

ZAMPARINI«Un tipo particolare, con le sue fisse. Cambiava allenatori in continuazione, ma con me è sempre stato un signore. Mi diceva solo una cosa: attacca sempre».

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Fiorentina, Natale meno scintillante ma liberatorio dopo l’Udinese: con il 5-1 ai bianconeri finisce il ritiro della Viola che si gode il primo successo in campionato

Fiorentina, Natale meno scintillante ma liberatorio dopo l’Udinese: al Franchi arriva il primo successo stagionale in campionato e alleggerisce la tensione

È un Natale decisamente meno scintillante rispetto a quello vissuto dodici mesi fa, ma il netto 5-1 contro l’Udinese restituisce ossigeno e speranza alla Fiorentina. Al Franchi arriva finalmente il primo successo stagionale in campionato, una vittoria pesante non solo per la classifica ma anche per l’umore dell’ambiente, che sancisce la fine del ritiro punitivo al Viola Park dopo settimane di tensione e risultati negativi.

Il volto simbolo della serata è senza dubbio Moise Kean. L’attaccante viola, che esattamente un anno fa festeggiava la doppia cifra realizzativa, si è trasformato nel guerriero che serviva alla squadra nel momento più delicato. Protagonista già nelle battute iniziali di un duro scontro di gioco che ha portato all’espulsione del portiere friulano Okoye, Kean ha fatto temere il peggio quando è sembrato destinato alla sostituzione per infortunio. Invece è rientrato in campo vistosamente fasciato, mettendo il dolore da parte e trascinando i compagni con una prestazione di grande concretezza: appena 14 palloni toccati, ma due gol pesantissimi.

La sua doppietta, sommata alla rete e alla prova brillante di Gudmundsson, ricompone una coppia offensiva che può diventare centrale nella corsa alla salvezza. È da qui che la Fiorentina deve ripartire, ritrovando certezze tecniche e soprattutto fiducia, dopo un girone d’andata vissuto costantemente sull’orlo del baratro.

Parallelamente a quanto accaduto in campo, a Firenze cresce l’attesa per l’imminente ingresso in società di Fabio Paratici. Qualcuno, con ironia, ha già parlato di “effetto Paratici” per spiegare la prima vittoria stagionale, ma la realtà è che il dirigente è davvero pronto a lasciare il Tottenham Hotspur per assumere il controllo totale dell’area tecnica viola. Con la squadra ancora in fondo alla classifica, la proprietà guidata da Rocco Commisso è orientata a concedergli piena autonomia, soprattutto in vista di un mercato di gennaio che sarà decisivo per la permanenza in Serie A. L’intesa sarebbe ormai vicina sulla base di un contratto quinquennale.

Nel frattempo, la vittoria contro l’Udinese permette a Paolo Vanoli, subentrato a Stefano Pioli, di salvare momentaneamente la panchina. Il successo allenta la pressione immediata, ma il tecnico resta sotto osservazione: il suo futuro sarà inevitabilmente legato alle scelte della nuova dirigenza e alla capacità di dare continuità a una squadra che, per la prima volta in stagione, ha mostrato segnali concreti di reazione.

Spalletti Juventus, vittoria amara e nervi tesi: la furia del tecnico dopo la Roma. La rivelazione del Corriere dello Sport dopo l’errore di Zhegrova!

Spalletti Juventus, Spalletti Juventus: il Corriere dello Sport racconta un allenatore svuotato ma determinante dopo il successo contro la Roma

Svuotato, nervosamente provato e visibilmente furioso. È questo il ritratto di Luciano Spalletti tracciato oggi dal Corriere dello Sport dopo la sofferta vittoria della Juventus contro la Roma, un successo che ha rischiato seriamente di trasformarsi in beffa per via dell’errore difensivo di Zhegrova sull’azione del gol di Baldanzi. Il tecnico di Certaldo vive il calcio in modo totalizzante, quasi viscerale, e questa immedesimazione assoluta emerge soprattutto nei momenti di massima tensione, quando la fatica mentale supera persino quella fisica.

A notte fonda, il suo ingresso in sala stampa all’Allianz Stadium ha tratto in inganno molti cronisti: ciondolante, scuro in volto, sembrava l’immagine di un allenatore sconfitto, non di chi aveva appena portato a casa un big match pesantissimo. In realtà era solo lo specchio dello sfinimento accumulato negli ultimi minuti, vissuti in apnea ai margini dell’area tecnica, soffrendo la possibile doppia rimonta giallorossa. Spalletti sta letteralmente consumando ogni goccia di energia per rimettere in piedi una Juventus che Igor Tudor aveva lasciato all’ottavo posto.

Il lavoro, però, sta dando frutti concreti. La Signora è ora quinta in classifica, a un solo punto dalla Roma e a quattro dalla vetta, anche grazie ai rinvii legati alla Supercoppa. Il ruolino di marcia è da squadra di vertice: 14 punti conquistati in 7 giornate, con l’unica macchia rappresentata dalla sconfitta di Napoli. Numeri che assumono ancora più valore se si considera il grave infortunio di Vlahovic e la necessità di adattarsi rapidamente al “nuovo calcio” della Serie A, caratterizzato da pressione feroce, duelli individuali continui e intensità a tutto campo, sulla scia del modello Gasperini.

In questo contesto, per Spalletti non sono ammesse distrazioni difensive. Da qui nasce la rabbia esplosa contro Zhegrova, colpevole di non aver ripiegato in occasione del gol subito, nonostante il contributo offensivo dato sul 2-0. Il tecnico è consapevole che, con un modulo ormai codificato e poche alternative immediate, ogni errore può costare caro. E sa anche che le riserve dovranno alzare il livello per permettere una gestione credibile del turnover, soprattutto quando da febbraio in poi si incroceranno campionato e Champions League.

Senza aiuti dal mercato, il calendario delle prossime settimane – Pisa, Lecce, Sassuolo, Cremonese e Cagliari – offre comunque un’occasione enorme: tentare l’assalto alla vetta prima del ritorno del confronto diretto con il Napoli. Per riuscirci, però, servirà un ulteriore salto di qualità, soprattutto nella velocità di palleggio e nella continuità mentale. Spalletti lo sa bene. Ed è anche per questo che, nonostante le vittorie, appare sempre più stanco: sta spremendo la Juventus fino all’ultima stilla, nel tentativo di riportarla dove, per storia e ambizione, sente che debba stare.ardia.

Stramaccioni sicuro: «La “Spallettata” McKennie ha cambiato la Juventus, consente ai bianconeri di fare questo! Rinnovo? Non capisco cosa aspettino. Mercato? Valuterei questo»

Stramaccioni sicuro: le parole dell’ex tecnico di Inter e Udinese in un’analisi approfondita della Juve di Spalletti alla Gazzetta dello Sport

Un’intuizione tattica capace di cambiare volto e prospettive alla stagione bianconera. Andrea Stramaccioni, ex allenatore e oggi commentatore tecnico, analizza su La Gazzetta dello Sport l’impatto di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus, soffermandosi in particolare su quella che definisce una vera e propria “Spallettata”: la nuova interpretazione del ruolo di Weston McKennie.

LA “SPALLETTATA” MCKENNIE«McKennie in fase di non possesso agisce in fascia, alle spalle di Conceiçao, e si occupa del giocatore più offensivo della squadra avversaria da quella parte: Cambiaghi a Bologna o Wesley sabato. Mentre quando la Juventus ha il pallone, il texano “taglia” il campo centralmente e si trasforma in un giocatore offensivo aggiunto alle spalle della prima punta in una posizione “affilata”, cioè sempre verticale e mai piatta rispetto al centravanti. Arma velenosissima, come ha provato sulla propria pelle la squadra di Gasperini. Nell’azione del 2-0 Rensch si vede spuntare McKennie alle spalle in area e tenta di lasciarlo a un compagno (evidente il gesto col braccio dell’olandese) generando un ritardo di marcatura da cui poi scaturisce il gol. L’esterno della Juventus salta di testa completamente solo e fuori dai radar dei feroci duelli gasperiniani. Un movimento assolutamente innovativo nei sistemi che utilizzano la base di difesa a tre: in pratica porta un “quinto” a diventare un sotto punta. Una specie di “Perrotta” che parte dalla fascia invece che dal centro, tanto per fare un paragone con una delle migliori intuizioni del primo Spalletti romanista».

VANTAGGI TATTICI«La Spallettata McKennie consente a Conceiçao o Zhegrova di agire larghi per sfruttare l’uno contro uno, sempre protetti alle spalle da Kalulu. Spalletti ha risolto uno dei rebus di Tudor: è ripartito dal 3-4-2-1, ma ci ha già messo molto di suo».

RINNOVO IMMEDIATO«Non capisco cosa aspettino. La Juventus ha bisogno di una guida stabile, esperta e carismatica. Spalletti e il suo staff sono uno dei migliori gruppi di lavoro degli ultimi 20 anni di Serie A: lo blinderei subito».

CAMBIO DI MODULO?«No, non credo passerà al 4-2-3-1. La squadra è a proprio agio, ha trovato le distanze giuste. Non toccherei la coppia Thuram-Locatelli; con il rientro di Bremer ragionerei su un ballottaggio con Kelly».

KOOPMEINERS JOLLY«Ha qualità e sente la fiducia del tecnico. Può interpretare due ruoli e sarà un jolly importante per Spalletti».

YILDIZ«Yildiz è fortissimo, mi fa impazzire: è un mix di tecnica, forza, genio e con Spalletti può crescere ancora tanto. Falso nove non mi convince, soffre troppo spalle alla porta e tende sempre a decentrarsi sul centro sinistra per ricevere la palla. Yildiz ha caratteristiche diverse da Totti, non ha la stessa forza e nemmeno la sua abilità nel resistere ai contrasti da dietro. Il turco, come tipologia di giocatore, è più “un Del Piero”».

MERCATO DI GENNAIO«Valuterei un cambio sull’esterno destro, visti i pochi minuti di Joao Mario. Non è facile prendere un regista da Juventus a gennaio: comprare tanto per comprare non avrebbe senso».

LOTTA SCUDETTO«Non parlate a Spalletti del calendario se non volete farlo infuriare, nessuno meglio di lui sa che la Juventus dovrà avvicinarsi a queste partite con la stessa fame mostrata contro Bologna e Roma. Luciano sa preparare bene l’ambiente, però è innegabile che il calendario offre alla Juventus un’enorme occasione per recuperare punti a chi la precede. Le mie gerarchie restano le stesse: Inter e Napoli in prima fascia; Milan, Juventus e Roma alle spalle. Bologna e Como le possibili sorprese in zona Europa e occhio alla Lazio di Sarri se farà un mercato adeguato».

Dzemaili avverte il Napoli: «Bologna? Squadra che ha voglia di far vedere cosa desidera, gioca al pari delle grandi. Squadra cresciuta e resiliente. Ecco i meriti di Italiano»

Dzemaili avverte il Napoli: le parole del centrocampista ex Bologna e doppio ex della finale di Supercoppa Italiana, alla Gazzetta dello Sport

Doppio ex di lusso della finale di Supercoppa Italiana a Riyadh, Blerim Dzemaili analizza il confronto tra Bologna e Napoli, due squadre che hanno segnato in modo diverso ma profondo la sua carriera.

Quattro stagioni vissute intensamente sotto le Due Torri, tre anni in azzurro lasciando il segno: abbastanza per avere uno sguardo privilegiato su una sfida che, secondo l’ex centrocampista svizzero, racconta molto del calcio italiano di oggi. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Dzemaili parla di crescita, identità e di un possibile epilogo “da film” per i rossoblù.

IL CAMBIO DI STATUS DEL BOLOGNA«È una squadra che ha sempre voglia di far vedere che desidera cose importanti. Ha davvero una voglia trascinante, si vede in ogni attimo della partita. E questo è sinonimo di una crescita evidente. Una volta il Bologna vinceva con squadre meno quotate e perdeva con le big. Oggi, gara con la Juventus a parte, perde con la Cremonese ma gioca quasi allo stesso livello, anche vincendo, con le grandi. Lo status è cambiato, l’asticella è alta».

UN BOLOGNA CRESCIUTO E RESILIENTE«Entrambe le cose. Guardate la semifinale contro l’Inter: prende un gol dopo due minuti che potrebbe abbattere chiunque e invece riprende a giocare il suo calcio fino a vincere».

IL MERITO DI ITALIANO«Sì. È un allenatore che ti dà sempre fiducia e che nelle difficoltà ti offre soluzioni. E sapete dove è stato bravissimo? Nell’invenzione di Odgaard da sottopunta: lo ha inventato lui, un giocatore così ti dà tantissime opzioni».

I GIOCATORI IMPRESCINDIBILI«Odgaard perché non si nasconde mai. E Lobotka, impressionante: una volta giocammo una partita per l’addio di Hamsik, ci fece girare come dei matti. Andai da lui e gli dissi di fermarsi…».

LE POSSIBILITÀ DEL BOLOGNA«Molte. Se la può giocare eccome. Se il Bologna vince due titoli in cinque mesi, beh, sarebbe da Hollywood, da cinema».

Moviola Sassuolo Torino, esordio sufficiente per l’arbitro Calzavara in Serie A: Var decisivo in alcune circostanze, ma non mancano errori disciplinari. L’analisi

Moviola Sassuolo Torino, esordio per l’arbitro Calzavara in Serie A: giudicata sufficiente dai quotidiani la sua prova, ma con qualche sbavatura

Esordio assoluto in Serie A in Sassuolo Torino per l’arbitro Andrea Calzavara. Una “prima” comprensibilmente segnata da visibile emozione, che ha portato a qualche imprecisione nella gestione della gara, in particolare sul piano disciplinare. Nonostante le sbavature, la prestazione viene valutata complessivamente sufficiente (voto 6 per la Gazzetta dello Sport), anche grazie al supporto determinante della tecnologia negli episodi chiave.

I DUE EPISODI DA RIGORE

Il momento più complesso arriva al 22’ del primo tempo. Su una respinta di Muric dopo un tiro di Vlasic, Adams viene ostacolato fallosamente da Doig al momento della conclusione. Calzavara in campo non ha dubbi: rigore per il Torino e ammonizione per il difensore neroverde. L’arbitro viene però correttamente richiamato al monitor dal VAR: la revisione evidenzia un fallo a inizio azione (nella fase di recupero palla) di Tameze su Matic. Giustamente, il rigore viene revocato e l’ammonizione a Doig cancellata.

Nessun dubbio, invece, sul rigore concesso nella ripresa (65’). L’intervento di Doig, che sgambetta Simeone in area, è netto. In questo caso Calzavara decide correttamente in autonomia, senza bisogno del supporto esterno.

LA GESTIONE DEI CARTELLINI: MANCA UN ROSSO

È sul piano disciplinare che emergono le maggiori critiche. Se il primo giallo del match per Matic (interruzione di un’azione promettente di Vlasic) è corretto, la gestione successiva non convince.

Il punto critico, sottolineato da entrambe le testate, arriva al 43’, poco prima dell’intervallo. Matic, già ammonito, interviene in ritardo e con la gamba alta su Gineitis. Calzavara fischia il fallo ma decide di graziare il centrocampista serbo: per la Gazzetta dello Sport «manca il secondo giallo», un errore evidente.

Tuttosport, con l’apporto di Calvarese, segnala altre imprecisioni: giudicate eccessive le ammonizioni per Walukiewicz nel primo tempo (entrata in scivolata contemporanea sul pallone con Gineitis) e per Idzes nella ripresa (tentata trattenuta su Adams non riuscita, con l’azione che prosegue). Corretto, invece, il giallo a Ilic per un ritardo su Volpato. Lo stesso Walukiewicz aveva inoltre rischiato il secondo giallo poco dopo il primo per un intervento scomposto su Ismajli, evitando però il contatto.

Napoli Bologna, David Neres si racconta: «Sono emozionato e concentrato, bello giocare per vincere. Sconfitta in campionato? Ci colpì duramente. Vincere è l’unica cosa che conta»

Napoli Bologna, David Neres si racconta: le parole dell’attaccante dei partenopei in vista della finale di Supercoppa Italiana

Un tuffo nel passato e un balzo nel presente per David Neres. Dalle strade di San Paolo, dove ha forgiato il suo talento a ritmo di Ginga, alla finale di Supercoppa Italiana con il Napoli, contro il Bologna, a Riyadh. L’esterno brasiliano, pilastro della squadra partenopea, si racconta al Corriere dello Sport.

EMOZIONE E CONCENTRAZIONE«Penso di essere un po’ emozionato e anche molto concentrato. Giocare per vincere un trofeo è bello, è molto speciale. Una finale è una partita diversa dalle altre. E conta solo vincere».

LA FORZA DEL COLLETTIVO«Il concetto vincente è sempre il collettivo: quando si gioca da squadra e tutto funziona è più facile per i singoli emergere. Le vittorie sono il merito del buon lavoro del gruppo e credo che tutto il Napoli, giocatori e allenatore, stiano lavorando bene».

LA SCONFITTA DI BOLOGNA«Quella sconfitta ci colpì duramente. Abbiamo sofferto, è stato davvero difficile digerirla. Per fortuna arrivò la sosta: abbiamo avuto tempo per allenarci e riflettere sui nostri errori e sulle cose giuste».

LA SETTIMANA SENZA CONTE«Sì, ma poi siamo tornati in campo con una mentalità e un modo di giocare nuovi. È andato tutto bene, soprattutto perché ne abbiamo vinte cinque di fila: quelle vittorie ci hanno restituito fiducia e ci hanno rilanciato».

VINCERE È L’UNICA COSA CHE CONTA«Sono d’accordo al cento per cento: quando smetti, le persone ricordano soltanto i trofei. Il Bologna vuole vincere e noi vogliamo vincere».

RISPETTO E RIVINCITA«Non abbiamo dimenticato, ma questa è una partita completamente diversa. È una finale: rispetto moltissimo il Bologna, ma siamo qui per vincere».

IL LEGAME CON LUKAKU«Romelu è quello che mi ha dato più fiducia da quando sono arrivato. Parliamo tanto, mi ha sempre ricordato quanto sono forte. L’ho apprezzato molto e mi è venuto spontaneo correre da lui».

CARECA E L’EREDITÀ«Parlare e abbracciare Careca è stato speciale. Non l’ho mai visto giocare, ma tutti mi hanno raccontato quanto fosse forte. Sapere che ha giocato nel Napoli è qualcosa di unico».

DALLA STRADA ALL’EUROPA«Da bambino giocavo sempre in strada, lì ho imparato la Ginga. Poi al San Paolo ho imparato la disciplina. All’Ajax ho sfruttato tutto quel bagaglio: mi ha fatto diventare un uomo e un giocatore migliore».

DIVERTIMENTO E PRESTAZIONE«Quando non mi diverto, penso di non poter dare il meglio. Serve concentrazione e tattica, ma senza quella sensazione non è la stessa cosa».

SOGNO MONDIALE«Se fai bene con la tua squadra, il resto viene naturale».

NAPOLI E RIYADH«Napoli mi ricorda il Brasile: clima, cibo, gente. Riyadh? È la mia prima volta, non l’abbiamo visitata molto, ma da quello che ho visto mi piace».

Napoli-Bologna di Supercoppa Italiana: come vederla in streaming dall’estero

Ci siamo: questa sera si gioca la finale della Supercoppa Italiana 2025-2026. Il match che assegnerà il trofeo sarà Napoli-Bologna: le due squadre, rispettivamente detentrici dello Scudetto e della Coppa Italia, scenderanno in campo a Riyad alle ore 20.

La partita in Italia verrà trasmessa in diretta televisiva su Italia 1 e in streaming su Mediaset Infinity. Ma per chi vive all’estero non sarà così semplice: i blocchi geografici non consentono di vedere l’evento al di fuori dei confini nazionali. Per fortuna c’è una soluzione per vedere Napoli-Bologna in streaming anche se non si è in Italia. Vediamo come fare.

Napoli-Bologna, finale Supercoppa Italiana: come vederla in streaming dall’estero?

Fuori dai confini italiani, i contenuti della piattaforma Infinity possono risultare non disponibili. Chi si trova all’estero può comunque seguire la partita in streaming senza problemi su tutti i propri dispositivi utilizzando una VPN, come ad esempio NordVPN, disponibile ora con l’offerta di Natale con sconto del 74% e tre mesi gratis. Ecco i prezzi:

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L’appuntamento è fissato: questa sera lunedì 22 dicembre alle 20.

Napoli-Bologna: le probabili formazioni

Per Antonio Conte l’eventuale vittoria sarebbe il secondo trofeo da quando guida il Napoli, mentre Vincenzo Italiano ribadirebbe ancora una volta la sua capacità di condurre le squadre fino alle fasi decisive delle competizioni. La storia dei confronti tra Napoli e Bologna conta 153 incroci complessivi: gli azzurri sono avanti con 61 successi, i rossoblù ne hanno collezionati 49, mentre i pareggi sono 43. In caso di parità al termine dei 90 minuti regolamentari, il regolamento non prevede tempi supplementari: il titolo sarà assegnato direttamente ai rigori.

In casa Napoli resta da valutare la disponibilità dell’ex Beukema, che non si è allenato negli ultimi giorni a causa di un trauma contusivo al piede. Sulla corsia mancina è pronto Spinazzola, favorito visto che Olivera non è al meglio della condizione. In avanti Conte dovrebbe puntare su un tridente composto da David Neres, Højlund e Lang.

Situazione complicata anche per il Bologna: Italiano dovrà fare a meno di Bernardeschi, costretto allo stop dopo la frattura della clavicola rimediata nella semifinale contro l’Inter. Alle spalle dell’attaccante Castro agiranno Orsolini, Odgaard e Cambiaghi. Restano indisponibili anche Freuler e Skorupski, con Ravaglia destinato a difendere la porta.

Ecco le probabili formazioni per la finale di Supercoppa Italiana:

Napoli (3-4-2-1): Milinković-Savić; Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno; Politano, Lobotka, McTominay, Spinazzola; David Neres, Højlund, Lang. Allenatore: Conte.

Bologna (4-2-3-1): Ravaglia; Holm, Heggem, Lucumí, Miranda; Moro, Pobega; Orsolini, Odgaard, Cambiaghi; Castro. Allenatore: Italiano.

Napoli Bologna, Fernando De Napoli pronostica: «Sulla carta i partenopei hanno più qualità, ma in campionato… Formato? Fa storcere il muso, Anguissa il mio preferito»

Napoli Bologna, Fernando De Napoli pronostica la finale di Supercoppa Italiana. Le parole dell’ex portagonista dell’epoca d’oro dei partenopei

Protagonista dell’epoca d’oro partenopea, Fernando “Rambo” De Napoli, simbolo del Napoli dei primi scudetti e della Supercoppa del 1990, analizza alla Gazzetta dello Sport il momento attuale degli azzurri di Conte alla vigilia della sfida contro il Bologna.

LE FINALISTE E IL NUOVO FORMAT DELLA SUPERCOPPA«È giusto così, lo ha deciso anche il campo. Poi bisogna accettare le innovazioni: una manifestazione del genere fa storcere il muso, capisco le ragioni del cuore, ma produce benefici economici».

IL PRECEDENTE CONTRO IL BOLOGNA«La squadra che ha messo più in difficoltà Conte è stata quella di Italiano. Un giorno di riposo in più serve, ma neanche poi tanto, perché quando scendi in campo dimentichi la stanchezza».

IL PRONOSTICO«Non lo farei mai. Sulla carta, e solo su quella, il Napoli ha più qualità; in realtà, un mese e mezzo fa, con gli stessi interpreti, ha vinto il Bologna».

IL CALCIATORE PREFERITO«Ahimè, non c’è. Ho un debole per Anguissa, calciatore quasi unico nel suo genere, un meraviglioso indemoniato. Lui e Rabiot, per caratteristiche, rientrano tra i miei gusti. Anche perché non esistono più i 10 di una volta».

LA CRISI DEL TALENTO ITALIANO«Un Baggio, un Totti, un Del Piero, uno Zola non sono più nati. E non scomodo Maradona, inarrivabile nei secoli dei secoli».

LE ASSENZE NEL NAPOLI«Anche col Milan gli assenti erano gli stessi e sono rimasto impressionato dalla tenuta mentale della squadra, contiana fino al midollo. Quando giocano così, calandosi nella parte con maturità, non ce n’è per nessuno: sono mostruosi».

APRIRE UN CICLO«Il Napoli può aprire un ciclo, se non l’ha già fatto con due scudetti in tre campionati. Aggiungerci una Supercoppa aiuterebbe, ma non penso che il Bologna sia d’accordo. E Italiano è uno degli allenatori più bravi in giro. Sarà una partita senza pronostico: lo tengo per me, sono scaramantico».

LA LOTTA SCUDETTO«Napoli o Inter. Ma non vi dico chi voto. Indovinate».

Coppa d’Africa al via! Il Marocco vince all’esordio e apre al meglio la competizione. Oggi in campo tre partite con diversi “italiani” possibili protagonisti

Coppa d’Africa al via! Il Marocco vince all’esordio contro le Isole Comore di Stefano Cusin grazie a Diaz ed El Kaabi. Oggi tre gare

È iniziata la Coppa d’Africa e il match inaugurale ha visto il successo dei padroni di casa del Marocco contro le Isole Comore allenate dall’italiano Stefano Cusin. Allo stadio di apertura, la squadra guidata da Walid Regragui si è imposta 2-0, indirizzando la gara nella ripresa.

A decidere l’incontro sono state le reti di Brahim Diaz al 55’ e di Ayoub El Kaabi al 74’. In campo per tutti i 90 minuti Neil El Aynaoui, centrocampista della Roma, mentre Achraf Hakimi, terzino del PSG, è rimasto in panchina: convocato, ma ancora in fase di rientro dopo un lungo infortunio.

Oggi tre partite e tanti “italiani” in campo

Dopo l’apertura di ieri, il programma odierno propone tre gare: Mali Zambia, Sud Africa Angola ed Egitto Zimbabwe. Riflettori puntati su diversi giocatori con legami alla Serie A.

Per il Mali possibili protagonisti Lassana Coulibaly (Lecce), Woyo Coulibaly (Sassuolo) e El Bilal Touré, ex Atalanta. Nello Zambia attesi Joseph Liteta del Cagliari e Lameck Banda del Lecce, anche se non certi della titolarità.

In Sud Africa Angola possibile spazio per M’Bala Nzola, Mário Luvumbo e Kialonda Gaspar. Nell’ultimo match di giornata non sono attesi calciatori di Serie A, ma dovrebbe essere regolarmente in campo Mohamed Salah, stella dell’Egitto.

Calciomercato Roma, tutto su Raspadori? Massara pronto ad accelerare per portare l’attaccante in giallorosso e accontentare Gasperini con il primo colpo di gennaio

Calciomercato Roma, tutto su Raspadori? I giallorossi puntano sull’attaccante ex Napoli e Sassuolo come primo colpo di gennaio. Contatti in corso

Per dare un segnale immediato a Gian Piero Gasperini, la Roma vuole chiudere rapidamente un’operazione in entrata. Il profilo individuato è Giacomo Raspadori, attaccante classe 2000 che il tecnico apprezza da tempo, fin dai giorni all’Atalanta. Per Joshua Zirkzee servirà più pazienza; per Raspadori, invece, la Roma tenta lo sprint già tra oggi e domani.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Frederic Massara tornerà all’assalto con contatti previsti sia con l’entourage del giocatore (rappresentato da Tullio Tinti) sia con il club proprietario del cartellino, l’Atletico Madrid.

La situazione a Madrid e la voglia di giocare

Raspadori si è trasferito in Spagna la scorsa estate per 22 milioni più 4 di bonus, cercando maggiore continuità rispetto al Napoli. All’Atletico, però, lo spazio è stato limitato: 14 presenze su 25, spesso da subentrato. Anche nell’ultima gara a Girona è entrato all’83’, trovando comunque l’assist per Griezmann nel 3-0 finale.

A 25 anni, Raspadori vuole minutaggio e centralità, anche in ottica Nazionale e corsa al Mondiale. La Roma rappresenta una soluzione ideale per ruolo e prospettive.

La trattativa: formula e nodi

I contatti con l’entourage sono avviati da fine mese e ora si entra nella fase decisiva. La base condivisa è un prestito di sei mesi. La Roma propone un diritto di riscatto a 20 milioni, cifra che consente all’Atletico di evitare minusvalenze. I colchoneros, però, spingono per un diritto che diventi obbligo a determinate condizioni.

Il punto chiave riguarda i parametri: non obiettivi di squadra (come la Champions), ma rendimento individuale, presenze e gol, ritenuti più affidabili per garantire il rientro dell’investimento.

L’incastro tattico e il pressing di Gasperini

Gasperini ha già parlato con il giocatore e con Tinti. Nel suo scacchiere, Raspadori agirebbe a sinistra, in coppia con Pellegrini, occupando lo spazio che in estate doveva essere di Sancho. Con un attacco che fatica a ingranare, il profilo di “Jack” è considerato funzionale e immediato.

Ora tocca a Massara chiudere l’incastro economico: se l’accordo su presenze e obbligo arriva, lo sprint di gennaio può diventare realtà. Anche per tenere “calmo” l’allenatore.

Napoli Bologna, si decide la Supercoppa Italiana a Riyadh! Conte e Italiano per la storia, in una finale piena di significati sportivi e simbolici

Napoli Bologna, Supercoppa Italiana: all’Al-Awwal Park va in scena una finale carica di significati sportivi e simbolici tra Conte e Italiano

È il giorno di Napoli Bologna, finale di Supercoppa Italiana in programma oggi a Riyadh, alle ore 20 italiane (22 locali), all’Al-Awwal Park. Una sfida che, come sottolineato dal Corriere dello Sport, è già destinata a entrare nella memoria collettiva del calcio italiano.

Finale legittima, perché a contendersi il trofeo sono i campioni d’Italia e i detentori della Coppa Italia. Le milanesi, pur presenti in Arabia Saudita, non sono riuscite a strappare sul campo il diritto di giocarsi il titolo. Stasera qualcuno alzerà al cielo il secondo trofeo in sette mesi: per Antonio Conte, allenatore del Napoli, sarebbe il decimo titolo in carriera; per Vincenzo Italiano, tecnico del Bologna, il secondo.

Due visioni, un solo trofeo

Le parole dei due allenatori raccontano filosofie diverse ma ugualmente ambiziose. Italiano sogna un Bologna capace di essere ricordato accanto a quelli immortali di Weisz, Bulgarelli, Baggio e Signori, mentre Conte è stato netto: «Conta solo chi alza la coppa». Non c’è spazio per le mezze misure, perché questa è una finale secca.

A dirigere l’incontro sarà Andrea Colombo, arbitro della sezione di Como. Resta invece incerta la risposta del pubblico: pochi tifosi italiani presenti, migliaia gli spettatori sauditi, con dati ufficiali sulla prevendita che alla vigilia non sono stati comunicati.

Rinascimenti a confronto: Napoli e Bologna

Napoli-Bologna è anche il racconto di due rinascimenti. Quello partenopeo, costruito attraverso i successi e gli investimenti di Aurelio De Laurentiis, e quello rossoblù, rilanciato dalla proprietà Saputo e dalle intuizioni dirigenziali di Manna e Sartori. È la dimostrazione di un calcio italiano capace di vincere anche lontano dagli assi tradizionali di Milano e Torino.

Da una parte la tenacia del Napoli, squadra segnata dagli infortuni ma mai domata; dall’altra il coraggio del Bologna, tornato a vincere un trofeo dopo 51 anni e ora alla prima, storica finale di Supercoppa. I rossoblù, inoltre, non hanno mai vinto due finali consecutive: un altro tabù da provare a spezzare.

Conte contro Italiano: anche il destino è tattico

Il duello tra Conte e Italiano aggiunge ulteriore fascino alla serata. Sette finali già giocate in carriera per l’allenatore salentino, quattro consecutive dal 2023 per il tecnico rossoblù. Stima reciproca fuori dal campo, battaglia totale dentro.

Il precedente del 9 novembre, quando il Bologna batté il Napoli aprendo una crisi poi trasformata in rinascita tattica, è ancora vivo. Conferma che il destino, oltre che emotivo e simbolico, può essere anche tattico. Stasera, a Riyadh, il cerchio si chiuderà.

Le prime pagine sportive nazionali – 22 dicembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Genoa Atalanta, De Rossi nel post partita: «La squadra ha lottato in 11 vs 10. Con l’Atalanta in 10 si può perdere ma sono orgoglioso di questo»

Genoa Atalanta, il tecnico dei rossoblù Daniele De Rossi nel post gara: «La squadra ha lottato in 11 vs 10. Con l’Atalanta in 10 si può perdere»

Le dichiarazioni di Daniele De Rossi, tecnico del Genoa, arrivano al termine della sfida valida per la 16ª giornata di Serie A. Il match si è deciso al 94’, quando l’Atalanta ha trovato l’1-0 con il colpo di testa di Isak Hien su calcio d’angolo: per il difensore svedese si tratta del primo gol in Serie A. Di seguito le sue parole a DAZN.

PAROLE – «Gli errori fanno parte di questo lavoro, non mi soffermo mai ad analizzare il singolo errore. La squadra ha lottato in 11 vs 10, paradossalmente dal punto difensivo è stata la nostra miglior partita, non ho nulla da recriminare ai ragazzi. Con l’Atalanta in 10 si può perdere ma sono orgoglioso sia successo in questo modo, questa è la mia squadra e d’ora in poi vorrei presentarmi con questa partita qui».

«Mi è dispiaciuto tantissimo levare Martin ma non volevo abbassarmi troppo, volevo tenere due giocatori offensivi lì davanti, l’ho potuto fare perché ho Vitinha che fa 3 partite in una. Questo gol all’ultimo mi ha spezzato il cuore ma vedendo la partita di questa sera sono convinto che questa squadra festeggerà la salvezza».

«Sommariva ha fatto una partita incredibile, lui si allena sempre a mille ed è un personaggio importantissimo nel nostro spogliatoio, per me è stato uno dei migliori. Per quanto riguarda la prossima partita sarà particolare per me, non posso garantire per quanto riguarda l’effetto che avrò entrando nello stadio con dei colori diversi».

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Genoa Atalanta, Palladino nel post gara: «Queste partite ci danno l’entusiasmo. Complimenti al Genoa: nonostante l’inferiorità numerica ha dato tutto»

Genoa Atalanta, il tecnico della Dea Palladino parla nel post partita: «Queste partite ci danno l’entusiasmo. Complimenti al Genoa»

Le dichiarazioni di Raffaele Palladino, tecnico dell’Atalanta, arrivano al termine della sfida contro il Genoa, valida per la 16ª giornata di Serie A. I nerazzurri si impongono 1-0 al 94’, grazie al colpo di testa di Isak Hien su calcio d’angolo: per il difensore svedese è il primo gol nel massimo campionato italiano.

In una gara più complicata del previsto, nonostante la lunga superiorità numerica dovuta all’espulsione di Leali dopo pochi minuti, la rete dell’ex Verona consegna tre punti pesanti e permette alla squadra di Palladino di risalire nella parte sinistra della classifica. Le parole a DAZN:

PAROLE «Non esistono partite facili e voglio fare i complimenti al Genoa. Nonostante l’inferiorità numerica hanno dato tutto, per noi è stato difficile con tutti questi spazi chiusi. Noi siamo stati un po’ lenti nella manovra e nel trovare gli spazi. Nel secondo tempo ho chiesto di muoverla più veloce, e sicuramente ci sono cose che avremmo potuto far meglio, ma serviva vincere oggi. Queste partite ci danno l’entusiasmo che ci serve».

«Esultare così non è da me. Preferisco stare più calmo, ma oggi mi sono lasciato un po’ andare e sono corso insieme ai ragazzi. Vincerla così è stato bello, il Genoa ha anche avuto chance per fare gol. A me piace vincere anche soffrendo, tempra la squadra. In Serie A non sono sempre pulite le partite e ci sono cose da migliorare, ma vincere era fondamentale. Affronteremo in maniera differente i prossimi scontri diretti».

CALENDARIO – «L’obiettivo mio e della squadra era di fare più punti possibili prima di Inter, Roma e Bologna, che sono scontri diretti per le zone alte. Dobbiamo prendere partita per partita, ma era intanto importante arrivare nella zona sinistra della classifica. Queste vittorie portano autostima, e poi ce la giochiamo con tutte, abbiamo grande qualità».

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Yildiz Juventus, trattativa bloccata: rinnovo in stand-by e rischio assalto dalla Premier. La rivelazione della Gazzetta

Yildiz Juventus, tutto (ancora) fermo: rinnovo congelato e ombre dalla Premier. La rivelazione della Gazzetta

Il futuro di Kenan Yildiz alla Juventus si muove su un filo sottile, sospeso tra il sogno di diventare l’erede naturale di Alessandro Del Piero e lo spettro di un addio doloroso come quello di Paulo Dybala. Oggi il talento turco è al centro del progetto bianconero, coccolato da Luciano Spalletti e guidato dai consigli del suo idolo Del Piero, ma il nodo del rinnovo contrattuale getta più di un’ombra sul suo percorso.

La situazione è complessa. Yildiz ha accettato la maglia numero 10 con uno stipendio inferiore a 1,7 milioni di euro, cifra ormai lontana dal suo valore tecnico e dal suo peso nella squadra. Basti pensare che guadagna circa un quarto dell’ingaggio di Jonathan David, arrivato in estate a 6 milioni a stagione. L’entourage del turco chiede ora un adeguamento da top player, tra i 5 e i 6 milioni. La Juventus non è distante da queste cifre, ma la struttura dell’offerta – molto legata ai bonus – ha rallentato la trattativa, creando uno stallo che, secondo Gazzetta.it, potrebbe attirare le big della Premier League, pronte a inserirsi con proposte irrinunciabili. A complicare il quadro c’è anche la richiesta di garanzie tecniche: Yildiz vuole un progetto competitivo in Europa, un obiettivo che il club sta ancora inseguendo.

Spalletti continua a motivarlo e a valorizzarne il talento, ma società e giocatore hanno scelto di prendersi tempo. Non c’è rottura, solo una visione comune che necessita dei risultati del campo per trasformarsi in un impegno duraturo. Senza un accordo solido, però, il rischio è che l’attuale serenità lasci spazio a un epilogo amaro, non troppo diverso da quello vissuto da Dybala tra le lacrime dell’Allianz Stadium.

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Calciomercato Sampdoria, idea Radunovic: possibile assalto a gennaio per il portiere del Cagliari

Calciomercato Sampdoria, spunta l’idea Radunovic: a gennaio possibile affondo per il portiere del Cagliari

La Sampdoria continua a muoversi con attenzione sul mercato invernale, alla ricerca dei rinforzi giusti per affrontare al meglio la seconda parte di stagione. Tra le priorità individuate dall’area tecnica blucerchiata c’è anche l’eventuale innesto di un nuovo portiere.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, la dirigenza doriana sta valutando l’opportunità di intervenire già a gennaio per aumentare affidabilità ed esperienza tra i pali.

Radunovic nel mirino

Il nome in cima alla lista del direttore sportivo Andrea Mancini è quello di Boris Radunovic, portiere serbo del Cagliari. Classe 1996, il giocatore vanta una buona conoscenza del calcio italiano grazie alle esperienze maturate in Serie A e Serie B, caratteristiche che lo rendono un profilo immediatamente spendibile.

La situazione attuale in casa rossoblù potrebbe favorire un’apertura alla sua cessione, soprattutto con la formula del prestito. Una possibilità che la Sampdoria sta analizzando con grande attenzione, consapevole del peso specifico del ruolo in un campionato lungo e insidioso come quello cadetto.

Perché piace a Mancini

Radunovic convince per struttura fisica, reattività e personalità. È un portiere capace di trasmettere sicurezza e di adattarsi rapidamente ai meccanismi di squadra, qualità particolarmente preziose per un gruppo che ha bisogno di certezze immediate.

Le possibili formule

Al momento non ci sono dettagli definitivi sull’operazione, ma l’ipotesi più concreta resta quella di un prestito, eventualmente con diritto di riscatto. Una soluzione sostenibile per le casse blucerchiate e che permetterebbe al club di rinforzarsi senza eccessivi rischi. Molto dipenderà dalle decisioni del Cagliari e dalle dinamiche del mercato nelle prossime settimane.

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Pagelle Genoa Atalanta, i TOP e FLOP del match di Serie A

Pagelle Genoa Atalanta: i voti dei protagonisti della sfida. La squadra di Palladino ha vinto contro i rossoblù di De Rossi

Lo stadio Marassi ha vissuto Genoa Atalanta, match valido per la 16ª giornata di Serie A 2025/26. La squadra di De Rossi ha ospitato quella di Palladino , protagoniste in Serie A. Ecco i Top e Flop dei protagonisti della Sfida di Serie A

I VOTI

GENOA – Leali 4; Marcandalli 6, Otoa 6, Vasquez 6.5; Norton-Cuffy 4, Frendrup 6, Malinovskyi 5,5 (dal 67′ Thorsby 6), Ellertsson 6, Martin s.v (dal 5′ Sommariva 5); Vitinha 6 (dall’83’ Masini s.v), Ekuban 6.5 (dal 67′ Colombo ).

ATALANTA – Carnesecchi 6,5; De Roon 5, Hien 7.5, Kolasinac 6 (dall’82’ Krstovic s.v); Zappacosta 6.5 (dal 69′ Sulemana 6), Musah 5, Ederson 5.5 (dall’82’ Brescianini s.v), Bernasconi 5 (dal 69′ Zalewski 6,5); De Ketelaere 5, Scamacca 5,5, Maldini 6.5 (dal 57′ Samardzic 6).

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Udinese, Runjaic e Nani in conferenza dopo la sconfitta contro la Fiorentina: le dichiarazioni

Udinese, Runjaic e Nani parlano in conferenza dopo il duro ko contro la Fiorentina: ecco le loro dichiarazioni

Dopo la sconfitta di Firenze, in conferenza stampa si sono presentati mister Kosta Runjaic e il group technical director Gian Luca Nani. Le loro parole:

Runjaic: “Abbiamo fatto bene i primi cinque minuti, si vedeva che la Fiorentina era in difficoltà, poi con il cartellino rosso gli abbiamo fatto un grande regalo. Gli errori capitano, abbiamo perso un giocatore, ma anche in dieci si può fare una bella prestazione e vincere. Sono deluso per la mancata reazione, abbiamo concesso troppo e siamo andati al riposo sul 3-0 contro una squadra che lotta per la salvezza. Da lì non è facile recuperare. Siamo molto delusi, dispiace per i nostri tifosi. Torneremo più forti contro la Lazio.
Faccio i complimenti alla Fiorentina e auguro un buon Natale a tutti”.

Nani: “Prestazione inaccettabile. Dispiace arrivi prima di Natale e non passeremo un Natale sereno. Quando perdi 5-1 non conta essere in dieci o meno, un 5-1 é un 5-1. Sapevamo della difficoltà della partita. Anche in 10 si può vincere, se si è una squadra forte che parla di obiettivi importanti. Non ci sono scuse, noi non ci nascondiamo e siamo qui perché la società è presente.
Non si può perdere 5-1, la partita é stata sì condizionata dall’espulsione ma la gara andava affrontata con altro atteggiamento.
Sono preoccupato perché non riusciamo a fare un salto di qualità e dispiace perché abbiamo una buona squadra. 
Non cerchiamo come alibi nemmeno il rigore non concesso sul 4-0. Non ce li danno mai nemmeno sul 4-0 questi rigori. Ovviamente, però, non abbiamo perso per colpa dell’arbitro ma per colpa nostra. 
Si vedeva che la Fiorentina era in difficoltà ma noi dovevamo saper reagire agli episodi negativi altrimenti non si va da nessuna parte”.

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Genoa Atalanta 0-1: decide la sfida la rete nel finale di Hien! Vittoria in extremis per la Dea

Genoa Atalanta: segui sintesi, tabellino e cronaca live del match del Marassi, valido per la sedicesima giornata di Serie A. Calcio d’inizio alle 20.45

Al Marassi di Genova, passato e presente di Palladino a confronto nella sedicesima giornata di Serie A 2025/2026: alle 20.45 va in scena Genoa Atalanta. Il nuovo tecnico della Dea ritrova Daniele De Rossi dopo l’incrocio negli ottavi di Coppa Italia, disputato a Bergamo, quando il Genoa fu sconfitto 4-0.

Dopo le rivoluzioni in panchina, le due squadre sembrano aver cambiato rotta in una stagione completamente da riscrivere rispetto ai piani originari. Incrocio di coppa a parte, sotto la nuova gestione, il Grifone ha mostrato segnali di crescita, conquistando due vittorie contro Verona e Udinese e due pareggi con Cagliari e Fiorentina, seppur reduce dalla sconfitta per 2-1 in casa contro l’Inter.

Dall’altra parte Palladino, ex giocatore dei rossoblù e ora tecnico dell’Atalanta, è protagonista di un avvio di percorso positivo, pur con qualche svarione. Contro il Genoa, la Dea cerca continuità dopo il successo interno per 2-1 sul Cagliari in campionato e la favolosa rimonta contro il Chelsea. Lontano dai propri tifosi, però, il rendimento resta da migliorare: con la nuova guida tecnica, sono arrivate due sconfitte e un solo successo in Champions League contro l’Eintracht nelle tre gare fin qui disputate. Segui LIVE il match con Calcionews24.


Fine partita.

94′ GOL DEA – Isak Hien riesce a sovrastare il proprio avversario e impatta di testa un corner ben piazzato. Il tiro termina centrale alle spalle del portiere.

75′ Nonostante l’uomo in meno i rossoblù resistono, la Dea non riesce a colpire.

50′ Ritmi alti in campo, non sembra però sentirsi la differenza in campo nonostante l’uomo in meno.

Inizia la ripresa!

45′ Termina a reti bianche il primo tempo a Marassi.

30′ Partita equilibrata, poche occasioni da gol in questa fase.

2′ – ESPULSO LEALI! Ferma Scamacca lanciato a rete! Entra Sommariva al suo posto.

1′ – Si parte!

FORMAZIONI UFFICIALI

Genoa (3-5-2): Leali; Marcandalli, Otoa, Vasquez; Norton-Cuffy, Frendrup, Malinovskyi, Ellertsson, Martin; Vitinha, Ekuban.
Atalanta (3-4-2-1): Carnesecchi, de Roon, Hien, Kolasinac; Zappacosta, Musah, Éderson, Bernasconi; De Ketelaere, Scamacca; Maldini.


Calcio femminile, l’ex Juve e Inter Guarino torna in panchina per la sua prima avventura all’estero: annuncio imminente

Calcio femminile, l’ex Juve e Inter Guarino pronta a tornare in panchina: prima esperienza all’estero, annuncio ormai alle porte

Il West Ham United Women ha scelto Rita Guarino come figura chiave per provare a invertire la rotta dopo una prima parte di stagione altamente deludente. L’allenatrice italiana è pronta a raccogliere il testimone di Rehanne Skinner, sollevata dall’incarico giovedì scorso dopo un avvio disastroso: una sola vittoria nelle prime undici gare di Women’s Super League. La notizia è stata confermata da BBC, The Guardian e altre testate britanniche.

Per Guarino si tratta di un passaggio di carriera di grande rilievo: a 54 anni è pronta alla sua prima esperienza professionale all’estero. Il suo curriculum, però, parla da sé. Icona del calcio femminile italiano con 99 presenze in Nazionale, ha costruito una reputazione solida anche in panchina. È stata l’artefice del ciclo vincente della Juventus Women, con quattro scudetti consecutivi, prima di guidare l’Inter dal 2021 al 2024. A completare il profilo, una lunga esperienza nei settori giovanili azzurri, in particolare con l’Under 17.

Nonostante i successi ottenuti in Italia, la stampa inglese considera la scelta del West Ham una scommessa coraggiosa: Guarino è un nome poco conosciuto oltremanica e dovrà adattarsi rapidamente ai ritmi e alle peculiarità della WSL. La dirigenza degli Hammers, però, la seguiva già da settimane, avendo avviato i primi contatti prima della sosta invernale.

La missione che l’attende è immediata e complessa. Con la squadra al penultimo posto e appena due punti di margine sul Liverpool, la priorità sarà sfruttare al massimo il mercato di gennaio per rinforzare la rosa. Risalire la classifica è l’unico obiettivo possibile per evitare una retrocessione che avrebbe del clamoroso e per dare ragione alla scelta internazionale del club londinese.

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Fiorentina, il ritiro si chiude ma il silenzio stampa prosegue: la società non parla nemmeno dopo la prima vittoria

Fiorentina, finisce il ritiro ma il silenzio stampa non si interrompe: la società resta chiusa ai microfoni nonostante la vittoria

La Fiorentina di Paolo Vanoli ha finalmente trovato la prima vittoria in Serie A, travolgendo l’Udinese per 5-1 e interrompendo una serie negativa di 15 partite senza successi. Nonostante il risultato, il club ha deciso di proseguire con il silenzio stampa già annunciato alla vigilia: come riportato da Vanessa Leonardi di Sky Sport, nessun tesserato parlerà ai media nemmeno dopo questa importante vittoria.

Il clima, infatti, resta teso. Al termine della gara, una parte dei tifosi ha comunque fischiato la squadra. I giocatori si sono avvicinati alla Curva, ma mentre il resto dello stadio applaudiva, il settore più caldo del tifo ha mantenuto un atteggiamento freddo, segnale di una frattura ancora da ricomporre.

Con questo successo, termina anche il ritiro imposto alla squadra: i giocatori faranno rientro a casa già in serata. In classifica, i viola salgono a quota 9 punti, portandosi a cinque lunghezze dal Parma, attualmente diciassettesimo.

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Folorunsho Cagliari, va in gol 580 giorni dopo l’ultima volta! Pronta la svolta per il calciatore rossoblù?

Folorunsho Cagliari, ritrova il gol dopo 580 giorni: i rossoblù può essere l’inizio della svolta per il centrocampista

Michael Folorunsho ha finalmente interrotto la sua lunga astinenza dal gol, tornando a esultare nella gara odierna con la maglia del Cagliari. Il centrocampista classe 1998 è tornato a segnare dopo 580 giorni, quasi un anno e mezzo senza riuscire a lasciare il segno in maniera diretta.

Una rete dal valore enorme, non solo per il risultato, ma soprattutto per il percorso personale del giocatore, arrivato in Sardegna con l’obiettivo di rilanciarsi stabilmente in Serie A.

Un gol che può cambiare la stagione

La marcatura rappresenta un momento spartiacque per Folorunsho. Giocatore fisico, generoso e abile negli inserimenti, negli ultimi mesi aveva spesso ricoperto un ruolo più di equilibrio che di finalizzazione, faticando a trovare la porta. Il gol di oggi potrebbe restituirgli fiducia e continuità, due elementi fondamentali per ritrovare la miglior versione di sé.

In questo avvio di campionato, il centrocampista ha alternato prove solide ad altre meno brillanti, ma ha sempre garantito intensità, sacrificio e disponibilità tattica.

La fiducia di Pisacane e la crescita costante

Fabio Pisacane ha gestito Folorunsho con pazienza, continuando a puntare su di lui anche nei momenti più complicati. L’allenatore ne ha sempre riconosciuto il valore tattico e l’importanza all’interno del sistema rossoblù.

Le prospettive per il prosieguo

Guardando avanti, questa rete potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase. Ritrovare confidenza sotto porta può permettere a Folorunsho di affrontare le prossime sfide con maggiore serenità, diventando un’arma aggiuntiva per il Cagliari nella corsa agli obiettivi stagionali.

L’ambiente spera che questo gol sia solo il primo passo verso una crescita più costante, capace di tradursi in prestazioni sempre più decisive.

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Mercato Milan, scoppia il caso Nkunku: il ds rossonero Tare incontra Zahavi sul futuro… Separazione in vista?

Mercato Milan, esplode il caso Nkunku: Tare atteso al confronto con Zahavi per decidere il futuro. Addio possibile?

Il mercato del Milan potrebbe subire un inatteso scossone già nelle primissime ore di gennaio. Come riportato da Daniele Longo, è in programma a breve un confronto diretto tra il direttore sportivo Igli Tare e il potente agente Pini Zahavi. Al centro della discussione ci sarà il futuro di Christopher Nkunku, il cui ruolo all’interno della rosa rossonera è cambiato radicalmente nelle ultime settimane.

Nkunku, da colpo estivo a possibile partente

Arrivato in estate come uno dei grandi investimenti per puntare allo scudetto, il trequartista francese non è riuscito a lasciare il segno sotto la guida di Massimiliano Allegri. Zero gol in campionato fino a Natale, rendimento al di sotto delle aspettative e critiche crescenti, condivise con Santiago Gimenez. Tra problemi fisici e difficoltà di adattamento al sistema di gioco, il Milan ha iniziato a interrogarsi seriamente sulla sua utilità nel progetto tecnico.

Apertura alla cessione

La novità più clamorosa è che Nkunku non è più considerato incedibile. In caso di un’offerta adeguata già a gennaio — o di una soluzione proposta da Zahavi che soddisfi tutte le parti — il club sarebbe disposto a lasciarlo partire per finanziare nuovi innesti, soprattutto in difesa e a centrocampo, reparti indicati come prioritari da Allegri.

Strategie e scenari

Il dialogo con Zahavi servirà a capire se esistono margini per un trasferimento immediato, con Premier League e Arabia Saudita tra le destinazioni più plausibili, grazie alla loro capacità economica. Una cessione libererebbe spazio salariale e un posto in lista, facilitando quella mini-rivoluzione invernale che Allegri ritiene indispensabile per mantenere la squadra competitiva su tutti i fronti.

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Lazio Cremonese, Rocchi svela: «Su interventi come quello di Zaccagni chiediamo massima severità. Sul VAR dico questo»

Lazio Cremonese, il designatore Rocchi analizza: «Su interventi come quello di Zaccagni chiediamo massima severità»

Ai microfoni di Rai 2, Gianluca Rocchi — designatore arbitrale di Serie A e Serie B — è intervenuto per fare luce sugli episodi che hanno acceso il dibattito nelle recenti sfide della Lazio contro Parma e Cremonese. Nel suo intervento ha approfondito il ruolo del VAR, le aspettative sempre più elevate attorno alla tecnologia e le difficoltà strutturali nel garantire una reale uniformità di giudizio.

IL VAR E LE ASPETTATIVE – «Il VAR è diventato un portatore di giustizia enorme nel calcio, ma oggi le aspettative sono molto più alte. La preoccupazione è quando sento parlare di VAR come se fosse la perfezione: noi non siamo perfetti e non lo saremo mai. Su 100 errori che avremmo fatto prima del VAR, oggi sono 85/90. Abuso del VAR? No, ma ci sono degli errori».

TERRACCIANO-NOSLIN E L’UNIFORMITÀ – «Si tratta di cercare il tocco di mano: quello inferiore non è punibile. Capisco quello che dice Pellegrini, ma l’uniformità è molto difficile, se non impossibile, perché arbitri e VAR sono persone con sensibilità diverse. Cerchiamo coerenza, ma restando decisioni soggettive possono esserci discrepanze».

PEZZELLA-GUENDOUZI E IL FUORIGIOCO DA RIMESSA – «Su un’azione promettente, se c’è vantaggio, non si ammonisce. La trattenuta ai capelli mi sembra casuale: se fosse volontaria sarebbe espulsione. Il fuorigioco da rimessa è un errore, una svista, ma purtroppo capita».

ESPULSIONI E LINEA DI SEVERITÀ – «Non si può evitare un’espulsione perché c’è già inferiorità numerica. Si può valutare se non sia comportamento violento. Su interventi come quello di Zaccagni chiediamo massima severità: quando si perde il possesso diventano pericolosi».

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Como, parla Nico Paz: «Abbiamo l’ambizione di migliorare partita dopo partita e di vincere tutte le partite. Sul futuro…»

Como, l’intervista all’argentino Nico Paz: «Abbiamo più l’ambizione di migliorare partita dopo partita e di vincere tutte le partite»

La presenza di Nico Paz sugli spalti del Centro Sportivo La Castellina ha trasformato la sfida di Serie D tra Sondrio e Folgore Caratese in un appuntamento mediatico inatteso. Il trequartista del Como, autentica rivelazione della stagione, ha scelto di trascorrere il pomeriggio assistendo alla gara valida per la 17ª giornata del Girone B, catalizzando fin da subito l’attenzione di tifosi e telecamere.

Raggiunto dai microfoni di Sportitalia, il talento argentino classe 2004 ha rilasciato una breve intervista soffermandosi sulla crescita del Como e sul rapporto speciale con l’allenatore Cesc Fabregas. Paz non ha evitato neppure le domande legate alle insistenti voci di mercato che lo accostano a un possibile ritorno al Real Madrid, alimentando ulteriormente la curiosità attorno al suo futuro. Le sue parole:

Quante ambizioni europee ha questo Como?
 «Abbiamo più l’ambizione di migliorare partita dopo partita e di vincere tutte le partite, dopo vediamo».

Qual è il tuo rapporto con Fabregas?
 «E’ un allenatore molto buono e il più importante della mia carriera. Mi sta facendo crescere, a me e a tutta la squadra, e sono molto felice di essere con lui».

Potrebbero essere i tuoi ultimi mesi a Como: pensi già al Real?
 «Non penso a questo. Voglio fare il meglio possibile, dopo vediamo».

Milan-Como a Perth: è ufficiale, si va in Australia
«Non ne abbiamo parlato molto, se dobbiamo farlo si farà».

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Juventus, si fa male Nico Gonzalez! Futuro in Spagna a rischio? L’attaccante, in prestito all’Atletico ha un obbligo vincolato alle presenze

Juventus, si fa male Nico Gonzalez! Futuro in Spagna a rischio? L’attaccante, in prestito all’Atletico ha un obbligo vincolato alle presenze

Brutte notizie per l’Atletico Madrid e per Diego Simeone. Sul campo del Girona, Nico Gonzalez è stato costretto al cambio dopo appena 25 minuti per un problema muscolare, lasciando il campo visibilmente preoccupato.

Presenze decisive per l’obbligo di riscatto

Lo stop dell’esterno argentino non pesa soltanto sul piano tecnico. Il suo trasferimento all’Atletico, infatti, è legato a un obbligo di riscatto condizionato dalla Juventus, che scatta al raggiungimento di un determinato numero di presenze stagionali. Ogni partita saltata rischia quindi di incidere direttamente sul percorso verso l’attivazione della clausola.

In questo senso, l’infortunio rappresenta un passaggio delicato: l’Atletico ha bisogno del giocatore in campo, mentre la Juventus osserva con attenzione l’evolversi della situazione, consapevole che continuità e minutaggio saranno determinanti per il futuro dell’operazione.

Attesa per gli esami

Nelle prossime ore Nico Gonzalez si sottoporrà agli esami strumentali per chiarire l’entità dello stop e i tempi di recupero. Da qui dipenderanno non solo le scelte di Simeone nelle prossime settimane di Liga, ma anche le prospettive legate al riscatto del giocatore.

Percassi prima di Genoa Atalanta: «Pasalic? Abbiamo cercato di stagli vicino. Obiettivi? Non avremo rimpianti, avremo fatto il massimo. Dobbiamo fare questo»

Percassi prima di Genoa Atalanta: le parole del dirigente nerazzurro prima del match della sedicesima giornata a Dazn

Nel prepartita di Genoa Atalanta, Luca Percassi è intervenuto ai microfoni di DAZN per delineare il momento della società nerazzurra. Il dirigente ha ribadito l’importanza di restare uniti nei momenti delicati, la centralità del lavoro quotidiano e la necessità di alzare il livello in campionato, senza perdere di vista il percorso europeo.

VICINANZA A PASALIC E FOCUS SUL CAMPO«Abbiamo cercato come una famiglia di stare vicino a Mario Pasalic. Con il mister parliamo sempre, lui è concentrato sul campo e il discorso del mercato sarà rinviato: dobbiamo pensare a ciò che ci aspetta stasera».

OBIETTIVI STAGIONALI«Se l’Atalanta non avrà rimpianti, avremo fatto il massimo. Abbiamo 19 punti, possiamo e dobbiamo fare meglio. In Champions stiamo vivendo una stagione straordinaria, ma in Serie A dobbiamo fare qualcosa di più. Se questo non avverrà, saremo molto dispiaciuti».

De Rossi prima di Genoa Atalanta: «Questa sera servirà aggressività, dobbiamo essere questi. Hanno battuto il Chelsea, quindi sono a livelli di perfezione assoluta come l’Inter»

De Rossi prima di Genoa Atalanta: le parole del tecnico rossoblù a Dazn in vista del match della sedicesima giornata di Serie A

Prima del fischio d’inizio di Genoa Atalanta, il tecnico rossoblù Daniele De Rossi è intervenuto ai microfoni di DAZN per presentare una sfida di alto livello. Parole chiare, che raccontano il rispetto per l’avversario ma anche la volontà di affrontare la gara con personalità, intensità e spirito combattivo, elementi che l’allenatore considera imprescindibili per la crescita del Genoa.

IL LIVELLO DELL’ATALANTA E L’ATTEGGIAMENTO«Qualche settimana fa l’Atalanta ha battuto il Chelsea, vuol dire che sono a livelli di perfezione assoluta così come l’Inter. Qui ci sarà un batti e ribatti di seconde palle, a differenza della sfida vissuta contro l’Inter. Sto amando ogni singolo contrasto dei ragazzi, chiedo che mi somiglino un po’ e che somiglino al posto in cui siamo: dobbiamo essere questi. Senza palla dobbiamo essere aggressivi, lo diceva anche Spalletti. Dobbiamo arrivare a questi risultati, a partire da stasera e dalle prossime gare».

LA SCELTA DI EKUBAN TITOLARE«Sicuramente anche perché è entrato bene contro l’Inter. È serio e attacca bene la profondità. Quando affronti squadre che ti attaccano uomo su uomo devi scegliere giocatori con velocità e caratteristiche differenti. Abbiamo preferito questa soluzione».

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