Pagina 473 – Calcio News 24

Juventus, Marchisio durissimo: «Squadra costruita male da anni. Ci sono giocatori che non hanno capito cosa voglia dire indossare quella maglia. Mercato? Serviva lui»

Juventus, Marchisio durissimo: l’ex centrocampista bianconero, leggenda del club, ha commentato il momento di squadra e dirigenza

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, Claudio Marchisio, una delle bandiere della Juventus, ha affrontato senza giri di parole il momento complicato vissuto dal club bianconero.

L’ex centrocampista ha evidenziato criticità strutturali che, secondo lui, si trascinano da diverse stagioni: scelte di mercato sbagliate, mancanza di identità e una leadership interna indebolita.

PROBLEMI JUVE – «Sono due-tre anni che si sbaglia la costruzione della squadra. Quante volte nella sua storia la Juve ha esonerato l’allenatore nei primi mesi? E quanto volte la parte dirigenziale è stata cambiata dopo un anno?».

FLOP MERCATO – «Secondo me non si possono spendere così tanti soldi ogni anno, cambiando tanti giocatori. Devi riconoscere qual è il tuo livello e cambiare poco, non rimescolare tutto. Bisogna dare solidità al progetto e questo da alcuni anni non accade».

MANCA LEADERSHIP? – «No, bisogna avere qualcosa di più da tutti. Mi sembra ci siano giocatori che non hanno capito che cosa voglia dire indossare la maglia della Juve. Jonathan David entra in campo e trotterella: tu sei alla Juventus in situazione di difficoltà, ci deve essere un atteggiamento diverso. Questo vede oggi il tifoso: tanti non stanno dando tutto quello che serve».

RIMPIANTI – «Quale giocatore avrebbe dovuto essere oggi alla Juventus? Ne dico uno: Donnarumma. Non dovevi fartelo scappare, come Frattesi, per un percorso italiano. Ora, nello spogliatoio, chi racconta che cosa è la Juve?».

CHIELLINI«Chiellini? Me lo auguro ma capisco le responsabilità e il periodo di Giorgio, che non è semplice. Gli voglio tanto bene, lo vedo tanto magro, gli dico sempre che deve mangiare qualche bistecca in più ma so che sta dando tutto sé stesso e non si può fare tutto da solo. Io, da tifoso, ho una gran paura di non andare in Champions».

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Sampdoria, Venuti spiega il momento blucerchiato: «Siamo dentro un frullatore di emozioni negative, ma il gruppo è sano. Ci dispiace non aver rispetto le aspettative»

Venuti, giocatore della Sampdoria, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni ufficiale di un quotidiano sportivo italiano

La Sampdoria vive da un anno e mezzo l’incubo della zona retrocessione. La classifica piange, ma le recenti vittorie hanno restituito un minimo di ossigeno. Lorenzo Venuti, jolly difensivo blucerchiato, analizza su Tuttosport il momento difficile, difende il gruppo e traccia l’obiettivo per il futuro.

COME CI SI SENTE«Ci si sente dentro un frullatore di emozioni negative. Il dispiacere è tanto nel non rispettare le aspettative che ci eravamo prefissati come squadra e singoli. A volte sento dire che ai giocatori non gliene frega niente. Vi assicuro che non è così. Siamo i primi a essere dispiaciuti».

TROPPE DOMANDE«Le domande ce le poniamo. Forse anche troppe. E quando sposti troppo il focus sul chiederti il perché, cercando colpe e cause, poi non riesci a trovare le soluzioni. Ci sono periodi, annate che non vanno bene e in cui non puoi darti un perché. Ci vuole tempo».

LA VITTORIA CON LA CARRARESE«Ma lo spirito, l’atteggiamento è stato lo stesso anche in molte altre gare. Il comune denominatore è sempre lo stesso. Cerchiamo di fare la partita. Poi abbiamo dei limiti, dei problemi. L’atteggiamento c’è. Lo vedo tutti i giorni, vivo lo spogliatoio. Non è mai mancato. Nessuno da un anno e mezzo si è tirato indietro».

DUTTILITÀ«Io ho sempre puntato sull’essere a totale disposizione degli allenatori. Ho avuto la fortuna di incontrare mister bravi che mi hanno dato tanto. Tra questi ci sono De Zerbi e Italiano».

FOTI È UN GIOCHISTA«Sì, ha un’idea di calcio moderno, propositivo, che punta al dominio del pallone. Penso parlino le ultime prestazioni al di là dei risultati. C’è stato un cambiamento. In questa idea di gioco molti giocatori si stanno riconoscendo».

FUTURO«Mi piacerebbe molto fare l’allenatore in futuro. Provo soddisfazione a veder realizzate le cose in campo. Mi piace dare consigli, in linea con le indicazioni del mister».

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Udinese, la sconfitta contro il Genoa ha lasciato il segno! Pozzo non ha gradito e Runjaic…

Udinese, brutto ko contro il Genoa! Pozzo non ha gradito l’ennesimo passo falso e Runjaic ha voluto presentarsi in conferenza

L’inatteso ko interno contro il Genoa ha lasciato il segno in casa Udinese. Scrive La Gazzetta dello Sport che il patron Gino Pozzo non ha gradito l’ennesimo passo falso casalingo, maturato in una partita che i bianconeri sembravano controllare contro un avversario rinunciatario. La tensione è palpabile, tanto che Kosta Runjaic, squalificato, ha voluto presentarsi personalmente in conferenza stampa per assumersi le responsabilità della sconfitta e manifestare il proprio disappunto.


Ora testa alla sfida contro il Napoli campione d’Italia. Un match che evoca ricordi di mercato importanti, come la recente cessione di Lorenzo Lucca ai partenopei. Al suo posto oggi c’è Keinan Davis, finalmente titolare dopo i tanti problemi fisici. Ma la vera emergenza per Runjaic riguarda le corsie esterne.


Il tecnico, criticato per la sostituzione di Zanoli con il più difensivo Ehizibue contro il Genoa, si trova a fronteggiare una vera e propria penuria a sinistra in vista della gara contro gli azzurri. Kamara è infortunato, mentre Zemura, anch’egli acciaccato, partirà lunedì per la Coppa d’Africa, così come Rui Modesto (Angola), che si era adattato sulla fascia mancina. Anche Bayo è già partito per la competizione continentale, e Okoye dovrebbe seguirlo a breve.
Con la corsia sinistra sguarnita, Runjaic potrebbe essere costretto a una soluzione

d’emergenza: adattare Ekkelenkamp come quinto di centrocampo. L’olandese, finora impiegato come mezzala, ha la gamba e la tenuta per ricoprire quel ruolo, ma si tratterebbe comunque di un adattamento in una zona nevralgica del campo contro un avversario temibile come il Napoli.

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Moviola Inter Liverpool, quotidiani a senso unico nel giudizio su Zwayer! Le valutazioni sul rigore assegnato agli inglesi per il contatto Bastoni Wirtz

Moviola Inter Liverpool, quotidiani a senso unico nel giudizio su Zwayer! Le valutazioni sul rigore assegnato agli inglesi per il contatto Bastoni Wirtz

La sconfitta dell’Inter contro il Liverpool in Champions League resta al centro delle analisi del giorno dopo, soprattutto per le decisioni arbitrali che hanno condizionato una partita equilibrata fino al finale.

La Gazzetta dello Sport e Tuttosport, pur con toni diversi, convergono su un punto: il rigore concesso ai Reds al 38° minuto della ripresa è stato un errore, frutto di una gestione sbagliata sia da parte dell’arbitro Felix Zwayer sia da parte del VAR.

Primo tempo corretto: Lautaro, Konaté e il tocco di Van Dijk

Nel primo tempo Zwayer ha gestito bene gli episodi chiave. Giusta l’ammonizione a Lautaro Martínez al 13’, quando il capitano nerazzurro ha colpito in modo scomposto Andrew Robertson, ma trattenendo le gambe ed evitando danni peggiori.

Al 31’ il Liverpool aveva trovato il gol con Ibrahima Konaté, ma il VAR è intervenuto correttamente: dopo il colpo di testa di Virgil van Dijk, il pallone aveva colpito il braccio aperto di Hugo Ekitiké, in violazione della norma sul fallo di mano offensivo. Rete giustamente annullata.

Al 39’, invece, un tiro di Marcus Thuram deviato dal braccio di Van Dijk è stato considerato coerente con la dinamica dell’azione, e non punibile.

Il rigore su Wirtz: la “sceneggiata”, il richiamo VAR e l’errore decisivo

L’episodio incriminato arriva nella ripresa. Sul contrasto tra Alessandro Bastoni e Florian Wirtz, La Gazzetta parla apertamente di “eccesso”: la trattenuta del difensore italiano è stata minima, non reiterata e non tale da sbilanciare in modo evidente il centrocampista tedesco, che ha accentuato la caduta in quella che il quotidiano definisce una vera e propria “sceneggiata”.

Qui nasce la criticità più grande: Zwayer non aveva giudicato falloso il contatto in diretta, ma è stato richiamato al monitor dal VAR. Un intervento giudicato errato sia per filosofia sia per protocollo. Tuttosport assegna un voto 5 all’arbitro e critica duramente anche il VAR tedesco Storks, ritenuto responsabile di un richiamo immotivato che ha portato alla concessione del penalty trasformato da Szoboszlai.

Per La Gazzetta, Zwayer merita addirittura 4,5: non per l’episodio del gol annullato (dove è stato “salvato” dal VAR), ma per aver assegnato un rigore “che non c’era”. La decisione è considerata determinante nell’esito del match, tanto da “falsare” l’incontro nelle sue battute finali. Male anche gli assistenti Kempter e Dietz, valutati insufficienza.

Una gestione arbitrale che pesa sul risultato

Le due testate concordano: il rigore assegnato al Liverpool non era un episodio da on-field review e non rappresentava un fallo chiaro. È stata una decisione che ha sovvertito l’inerzia della gara e complicato il percorso europeo dell’Inter.

Una notte nera per la squadra di Cristian Chivu, ma anche – come sottolineano all’unisono Gazzetta e Tuttosport – per il team arbitrale tedesco, protagonista negativo di una delle sfide più attese della Champions League.

Vagnati Torino, esonerato il dt: al suo posto torna Petrachi! Ecco motivo e comunicato – FOTO

Vagnati Torino, il club di Urbano Cairo ha esonerato il direttore tecnico, ecco le motivazione e il comunicato della società granata 

Un fulmine a ciel sereno squarcia il cielo di Torino. Poco dopo le 13 del pomeriggio il club granata ha reso noto – tramite un comunicato ufficiale apparso sulle colonne dei propri portali e poi diramato anche sulle piattaforme online – di avere esonerato il direttore tecnico Davide Vagnati. Al suo posto, ecco servito un grande ritorno: quello di Gianluca Petrachi. Difficile capire con assoluta esattezza le motivazioni legate al cambio alla guida, quelle più ovvie andrebbero ricercate negli ultimi, deludenti, risultati confezionati dalla squadra. Conditi da una costellazione di acquisti (molti dei quali proprio nell’ultima sessione di calciomercato) fortemente caldeggiati dall’ex manager della Spal e che poi non hanno reso come desiderato.

Pensare, che proprio il patron del Torino Urbano Cairo – intervenuto davanti ai cronisti ai margini dell’ultima partita contro il Milan – era stato interpellato sull’argomento e le difficoltà riscontrate “dallo scouting” negli ultimi anni. «Se in passato si prendevano giocatori a 2 milioni che hanno meglio reso rispetto ad alcuni pagati anche di più recentemente? Beh… io spero che i giocatori costati più di due milioni ci diano dei risultati buoni, secondo me hanno tutto per farlo», aveva sentenziato l’imprenditore alessandrino. Prima della chiosa: «Non bocciamo i giocatori prima di dare possibilità, alcuni hanno avuto anche infortuni lunghi, quindi diamo tempo». Tempo o meno, quel che è certo è che si chiude un’altra epoca per la scuderia di Via Viotti; quella iniziata con l’arrivo di Vagnati nel maggio del 2020. Ora è tempo dell’era targata Petrachi bis.

VAGNATI TORINO, LA NOTA DEL CLUB DI CAIRO:

«Il Torino Football Club comunica l’esonero, con effetto immediato, di Davide Vagnati dall’incarico di Direttore Sportivo e Responsabile dell’Area tecnica del Club. Il Torino FC ringrazia Vagnati per il lavoro svolto e per il grande impegno profuso in questi quasi sei anni e gli augura il meglio nel proseguimento della sua carriera. La direzione tecnico-sportiva è stata nuovamente affidata a Gianluca Petrachi, già Direttore Sportivo del Torino con una lunga permanenza dal 2010 al 2019. Tutta la Società riaccoglie Gianluca Petrachi con un caloroso abbraccio: bentornato a Torino, Sempre Forza Toro!»

VAGNATI TORINO, LA NOTA SOCIAL DEL CLUB:

 
 
 
 
 
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GUARDA QUI – Torino, Cairo sicuro: «Baroni non è in discussione, ora testa alla Cremonese» – VIDEO

Fiorentina: testa alla Dinamo Kiev in Conference e occhi sul mercato! Vanoli senza Gosens, Goretti spinge per Becao e Brescianini per rafforzare la rosa

Fiorentina: tra dubbi di formazione e primi sviluppi di mercato. Vanoli dovrà fare a Gosens contro la Dinamo Kiev in Conference, mentre Goretti spinge per due nomi

La Fiorentina si è rimessa subito al lavoro per preparare la quinta sfida di Conference League contro la Dinamo Kiev. Con la qualificazione ancora da blindare (l’ultima giornata sarà a Losanna), mister Paolo Vanoli deve fare i conti con le assenze quasi certe di Robin Gosens e Tommaso Fazzini. Senza il tedesco, la difesa a quattro sembra un’utopia, quindi si va verso la conferma della linea a tre.

In attacco, ballottaggio tra Roberto Piccoli e Edin Džeko per una maglia da titolare, mentre Moise Kean, apparso nervoso e non al top, sembra destinato alla panchina. Possibile avvicendamento anche in porta: il giovane Alessandro Martinelli (classe 2006) potrebbe concedere un turno di riposo a David De Gea.

Secondo La Gazzetta dello Sport, parallelamente al lavoro sul campo, il direttore sportivo Roberto Goretti è già attivo sul mercato di gennaio. Le priorità sono definite: un rinforzo in difesa e uno a centrocampo.

Per la retroguardia, il nome più caldo è quello di Rodrigo Becão (29 anni), ex Udinese, attualmente fuori rosa al Fenerbahçe. Il brasiliano, che piace anche al Benfica di José Mourinho, lascerà certamente la Turchia e potrebbe arrivare a condizioni vantaggiose, magari con il solo accollo dell’ingaggio per sei mesi. La presenza in Italia del suo agente alimenta ulteriormente le voci.

A centrocampo, l’obiettivo è un profilo già pronto per la Serie A. Piace molto Marco Brescianini (25 anni) dell’Atalanta, utilizzato poco da Raffaele Palladino ma dotato del temperamento ideale per la piazza viola. Un’altra opzione porta al giovane romanista Niccolò Pisilli (classe 2004), anche lui ai margini con Gian Piero Gasperini.

Gennaio si avvicina e la Fiorentina è pronta a muoversi per puntellare la rosa e rilanciare le proprie ambizioni europee.

Riganò si racconta: «Idolo a Firenze? Sono una persona normale. L’area di rigore è sempre stato il mio habitat. Il mio grande rimpianto…»

Christian Riganò si racconta alla Gazzetta: «Idolo a Firenze? Sono una persona normale. L’area di rigore il mio habitat. Il mio rimpianto…»

“Dio perdona, Riga-no”. Questo striscione ha sventolato per anni in Curva Fiesole, celebrando Christian Riganò, il centravanti che ha risollevato la Fiorentina dal baratro della C2 dopo il fallimento. Arrivato nel 2002 in una città depressa sportivamente, Riganò ha risposto con 30 gol al primo anno, diventando l’eroe della risalita. Oggi, appesi gli scarpini al chiodo, vive ancora a Firenze e ha ripreso il mestiere che faceva prima di diventare calciatore: il muratore. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.


IDOLO A FIRENZE «Macché, sono una persona normale. Vado in cantiere della mattina alla sera. In città mi vogliono bene, questo sì. Sono contento di avergli dato qualcosa. Mi fermano perché mi sono sempre comportato bene, mica perché ero un campione. E questa è la cosa che mi rende più felice».
LA GAVETTA E I GOL IN TUTTE LE CATEGORIE «Ai miei tempi non era facile, bisognava sgomitare parecchio. Tanti mi dicono che sono arrivato tardi… io rispondo che sono fortunato ad avercela fatta. Sa quanti sono bravi ma si perdono nelle serie minori? Soprattutto nella mia epoca. Oggi fai 5 gol e già vali 20 milioni. Io ho giocato e segnato in tutte le categorie, mi manca solo la terza. Ma me ne frego dei record, servono solo a ricordare da dove arrivo e che percorso è stato. Mi sono sempre divertito, pure nei dilettanti. E non me la sono mai tirata».
IL RIMPIANTO «Sono uno che non si guarda mai indietro, non mi piace. Ma direi che mi dispiace non aver strappato una convocazione in Nazionale. Sarebbe stata la conclusione di un viaggio bellissimo. Alla fine del 2006 l’Italia giocò in amichevole nel periodo in cui ero capocannoniere in Serie A col Messina. Ci ho sperato, ma il ct Donadoni non mi ha chiamato. Pazienza. Quando giocavo io un attaccante per arrivare in Nazionale doveva sperare in un’epidemia… si sarebbero dovuti ammalare tutti. Davanti a me c’erano Del Piero, Totti, Toni, Di Natale, Iaquinta, Inzaghi. E qualcuno rimaneva anche a casa».
HA PAGATO L’ESSERE VERO «Non lo so, ma per me è un vanto. Non mi sono mai piegato davanti a niente e nessuno. Sono uno partito dal niente, senza nascondermi. Pensi che fumavo davanti agli allenatori… Una volta, in ritiro con la Fiorentina, Prandelli mi vide mentre tiravo due boccate: “Quante sigarette fumi?”. “Poche”. “E fumane di meno”. Ma è finita lì. Anche con i presidenti sono stato sempre schietto e diretto, non ho mai avuto problemi con nessuno».
L’AREA DI RIGORE «L’area di rigore è sempre stato il mio habitat. Non facevo prigionieri. Da lì viene il fatto di non perdonare. Quando la palla arrivava negli ultimi sedici metri c’era un’attrazione chimica, innaturale. A Firenze, come a Taranto e a Messina. E pensare che a Lipari avevo iniziato giocando in difesa. Avevo vent’anni ed eravamo in difficoltà in attacco: qualcuno era andato via, altri non c’erano per lavoro. Il centravanti titolare si è fatto male e io sono andato a sostituirlo. Mi sono divertito tantissimo, l’ho buttata dentro subito e non mi hanno più tolto. Meno male, direi».
L’ARRIVO A FIRENZE «Io venivo da una stagione a Taranto in cui avevo segnato tanto, volevo salire di categoria ma la chiamata della Fiorentina fu speciale. Mi cercò il presidente Della Valle e mi fece capire che l’obiettivo era chiaro: tornare presto in alto. E così è stato. In realtà all’inizio mi arrivò una chiamata di Giovanni Galli, pensavo fosse uno scherzo e riattaccai. Invece mi volevano per davvero. In città c’era un clima di depressione sportiva. Una squadra con una storia simile relegata ai confini del calcio, fallita per due spiccioli. Il primo anno feci 30 gol e da lì è ripartito tutto. Stagioni stupende, i fiorentini mi hanno adottato. Ora vivo ancora qui e ogni tanto mi escono frasi in dialetto toscano. E io vengo da Lipari, pensi un po’».
MESSINA E LA LIGA «Ho vissuto emozioni bellissime, ho fatto 19 reti in Serie A e per un periodo sono stato capocannoniere del campionato. Quei gol mi hanno portato fino in Liga. Nel 2007 mi prese il Levante. Sfidammo il Barcellona di Eto’o, Messi, Xavi e Iniesta. Leo era giovane, ma già fortissimo. Segnò anche in quella partita. Io portai a casa la maglia di Henry, una reliquia. Mi rattrista non aver giocato al Bernabeu, sarebbe stata una bella soddisfazione»
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Designazioni arbitrali Serie A, le scelte dell’AIA per la 15a giornata: scelto Massa per Bologna Juventus, Doveri per l’Inter. La lista completa

Designazioni arbitrali Serie A, le scelte dell’AIA per la 15a giornata: scelto Massa per Bologna Juventus, Doveri per l’Inter. La lista completa

L’AIA ha reso note le designazioni arbitrali per la 15ª giornata di Serie A 2025/2026, turno ricco di sfide delicate tanto in zona europea quanto in quella salvezza. Riflettori puntati soprattutto su Genoa Inter, affidata a Daniele Doveri, e su Bologna Juventus, diretta da Davide Massa. Per il Napoli, in casa dell’Udinese, c’è Sozza, Feliciani, invece, per Roma Como.

Ecco tutte le scelte ufficiali.

LECCE – PISA

Venerdì 12/12, ore 20:45
Arbitro: Sacchi J.L.
Assistenti: Cecconi – Giuggioli
IV: Dionisi
VAR: Maggioni
AVAR: Pairetto


TORINO – CREMONESE

Sabato 13/12, ore 15:00
Arbitro: Marinelli
Assistenti: Mastrodonato – Pistarelli
IV: Turrini
VAR: Meraviglia
AVAR: Di Bello


PARMA – LAZIO

Sabato 13/12, ore 18:00
Arbitro: Marchetti
Assistenti: Rossi C. – Trinchieri
IV: Ayroldi
VAR: Aureliano
AVAR: Volpi


ATALANTA – CAGLIARI

Sabato 13/12, ore 20:45
Arbitro: Di Marco
Assistenti: Mondin – Miniutti
IV: Mucera
VAR: Marini
AVAR: Fabbri


MILAN – SASSUOLO

Domenica 14/12, ore 12:30
Arbitro: Crezzini
Assistenti: Meli – Alassio
IV: Chiffi
VAR: Prontera
AVAR: Maresca


FIORENTINA – H. VERONA

Domenica 14/12, ore 15:00
Arbitro: Colombo
Assistenti: Baccini – Perrotti
IV: Piccinini
VAR: Gariglio
AVAR: La Penna


UDINESE – NAPOLI

Domenica 14/12, ore 15:00
Arbitro: Sozza
Assistenti: Lo Cicero – Yoshikawa
IV: Bonacina
VAR: Ghersini
AVAR: Manganiello


GENOA – INTER

Domenica 14/12, ore 18:00
Arbitro: Doveri
Assistenti: Rossi M. – Bercigli
IV: Fourneau
VAR: Camplone
AVAR: Abisso


BOLOGNA – JUVENTUS

Domenica 14/12, ore 20:45
Arbitro: Massa
Assistenti: Dei Giudici – Moro
IV: Zufferli
VAR: Mariani
AVAR: Di Bello


ROMA – COMO

Lunedì 15/12, ore 20:45
Arbitro: Feliciani
Assistenti: Scatragli – Palermo
IV: Massimi
VAR: Mazzoleni
AVAR: Giua

Cagliari, scoppia il caso Folorunsho! Mauro interviene: «È stato davvero sgradevole, è stata una violenza per tutti. Il VAR…»

Cagliari, tiene banco il tema degli insulti di Folorunsho! Massimo Mauro: «È stato davvero sgradevole, una violenza per tutti. Il VAR…»

L’ex calciatore e oggi opinionista Massimo Mauro interviene sulla vicenda degli insulti di Folorunsho a Hermoso, esprimendo sdegno per l’accaduto e preoccupazione per la mancata sanzione. Su La Gazzetta dello Sport Mauro punta il dito contro un regolamento che considera assurdo e un mondo del calcio ancora intriso di maschilismo, chiedendo un cambiamento urgente di mentalità e regole, oltre a gesti concreti di scuse da parte del giocatore del Cagliari.


UNA VIOLENZA INSOSTENIBILE «Vedere quello che abbiamo visto è stato come averlo sentito per quante volte lo ha ripetuto. È stato davvero sgradevole, è stata una violenza per tutti, non solo per la mamma di Hermoso. Già è difficile digerire certe parole dette una volta, la reiterazione è stata veramente insopportabile. Come è assurdo il protocollo del Var, trovo assurdo che non si possa punire una cosa così».
LA PROVA TV «Non sapevo che fosse limitata alla blasfemia. E questo fa emergere un mondo del calcio ancora maschilista, è urgente cambiare la mentalità, non tanto dei giocatori, quanto di chi scrive le regole. Ma non è per niente facile e questo rende tutto insopportabile».
ESPELLERE PER OGNI INSULTO «Secondo me sarebbe giusto farlo, esattamente come avviene per la bestemmia. Non mi sembra che un’offesa sia meno grave dell’altra e non capisco perché non possano essere punite entrambe».
IL PERICOLO DELL’EMULAZIONE «Certo. Partiamo dal fatto che i calciatori non possono dimenticare che c’è una telecamera a ogni metro e che sono visti qualsiasi cosa facciano. Detto questo la mancata sanzione di parole così gravi è pericolosa. Quello che interessa adesso non è punire Folorunsho, ma quello che significa non punirlo. Era un’occasione unica per ribadire il rispetto per le mamme, le ragazze, le nonne, le donne tutte, insomma. Non doveva capitare, ma visto che è successo si doveva cogliere l’occasione per ribadire che è un’assurdità. Altrimenti mettersi i segni rossi in faccia fa ridere».
COSA SERVE «Servono gesti concreti. Il giocatore del Cagliari per me dovrebbe andare a casa di Hermoso a chiedere scusa, investirci del tempo, metterci attenzione. Non basta un post sui social. O lo vedrei bene nelle scuole di Cagliari a commentare il suo errore. E ovviamente cambiamo in fretta questo codice».

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Juventus, sei a un bivio! L’analisi di Vaciago sul momento dei bianconeri e le prospettive future

Juventus, ecco il momento dei bianconeri analizzato dal direttore di Tuttosport Guido Vaciago. Un bivio decisivo…

La Juventus si trova a un bivio cruciale e l’unica via d’uscita, secondo Guido Vaciago, direttore di Tuttosport, è una e una sola: «fare squadra». Un concetto che deve permeare ogni livello del club, dal campo alla dirigenza, creando un fronte unico per «rattoppare le tante troppe mancanze».


Un primo passo fondamentale è il sostegno incondizionato al tecnico Luciano Spalletti. La storia recente bianconera insegna che gli allenatori lasciati soli finiscono per essere travolti, con conseguente «deriva della squadra». La dirigenza, guidata da Comolli, deve quindi fare scudo attorno al tecnico, tracciando una linea comune che vada dalla comunicazione alle scelte tecniche, mostrandosi «monolitici agli occhi dello spogliatoio e dell’esterno». Questo modello ha sempre contraddistinto i cicli vincenti della Juve, dove gli allenatori, pur non decidendo il mercato, hanno sempre partecipato attivamente alle strategie, evidenziando le proprie esigenze. «Un allenatore forte per la vicinanza della società rinforza anche la società stessa», sottolinea Vaciago, ricordando che un club complesso come la Juve necessita del contributo di tutte le sue componenti, ognuno nel proprio ruolo. In quest’ottica, la mancanza di un direttore sportivo è una lacuna grave che va colmata al più presto, essendo una figura «indispensabile pontiere tra la squadra e la dirigenza».


La compattezza dirigenziale, poi, si riflette inevitabilmente sulla squadra, che spesso è «lo specchio di quanto percepisce nell’ambiente». Attualmente, i giocatori bianconeri non sembrano un gruppo coeso, capace di reagire alle difficoltà. L’approccio molle ad alcune gare denota una «mancanza di leadership» e una fragilità caratteriale che porta a un’eccessiva dipendenza emotiva dai risultati. Per evitare un disastro stagionale, lo spogliatoio deve trovare «un’unità di intenti finora vista solo a sprazzi». Senza la qualità dei solisti per risolvere le partite, la Juve deve diventare un «buon gruppo punk, robusto e tirato», basato sull’aiuto reciproco.


Le prossime settimane saranno decisive, a partire dalla sfida di Champions contro il Pafos. Sbagliare ora potrebbe portare a un «fallimento totale della stagione». La scelta è netta: «O la Juve risorge come squadra o cederà, un centimetro alla volta, fino alla disfatta».

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Convocati Roma, due rientri importanti nella lista di Gasperini in vista del match contro il Celtic di Europa League! La lista completa del tecnico giallorosso

Convocati Roma, due rientri importanti nella lista di Gasperini in vista del match contro il Celtic di Europa League! Le scelte del tecnico giallorosso

La Roma ha ufficializzato la lista dei convocati per la delicata sfida di Europa League contro il Celtic, valido per la sesta giornata della fase campionato. Una gara che può definire gli equilibri del girone e che arriva dopo giorni di riflessioni in casa giallorossa.

La notizia principale è il rientro di Angelino, terzino sinistro che non giocava da oltre due mesi e mezzo a causa di un infortunio muscolare. Il laterale spagnolo ha completato il recupero e torna a disposizione di Gian Piero Gasperini, offrendo una soluzione in più sulle corsie. Rientra anche Wesley, difensore che aveva saltato la gara con il Cagliari.

Resta invece ai box Dovbyk, ancora indisponibile e non convocato per la trasferta europea.

LA LISTA COMPLETA

Portieri: Svilar, Gollini, De Marzi.
Difensori: Rensch, Angelino, Ndicka, Tsimikas, Celik, Hermoso, Mancini, Ziolkowski, Wesley, Ghilardi.
Centrocampisti: Cristante, Pellegrini, El Aynaoui, Kone, Pisilli.
Attaccanti: Ferguson, Soulé, Dybala, Bailey, El Shaarawy.

Lazio, il 16 dicembre giorno della verità: possibile mercato a “saldo zero” per i biancocelesti! La sessione di gennaio dipenderà dai vincoli dell’Authority

Lazio, il 16 dicembre giorno della verità: il Corriere della Sera analizza la situazione dei biancocelesti. Tutto dipenderà dal verdetto dell’Authority

Il futuro immediato della Lazio passerà da una data precisa: 16 dicembre. In quel giorno l’Authority di controllo sui conti dei club di Serie A comunicherà se la società potrà muoversi liberamente sul mercato di gennaio oppure se dovrà affrontare vincoli più rigidi. Tutto dipende dal rispetto del parametro 0,8, ovvero il rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi al 30 settembre.

L’ipotesi più probabile: mercato a “saldo zero”

Secondo il Corriere dello Sport, lo scenario più realistico – che coinvolgerebbe diversi club di A – è quello del blocco soft, il cosiddetto saldo zero. In questo caso, la Lazio potrebbe tesserare nuovi giocatori solo a fronte di cessioni o risoluzioni contrattuali di valore equivalente.
Una formula che complicherebbe l’arrivo immediato dello svincolato Lorenzo Insigne, perché sarebbe necessario prima liberare spazio economico, con il nome di Elseid Hysaj indicato come possibile uscita per coprire l’ingaggio dell’ex Napoli.

Il via libera: cosa accadrebbe con un parametro sotto lo 0,8

Qualora invece la Lazio avesse rispettato il parametro scendendo sotto la soglia fissata, il club riceverebbe il via libera totale per operare sul mercato. Questo permetterebbe di tesserare subito Insigne – comunque registrabile solo con la riapertura delle liste – e di lavorare senza l’obbligo di vendere prima di comprare.
Un’opportunità che Maurizio Sarri, reduce da un’estate complessa e senza investimenti significativi, considera fondamentale per rilanciare una squadra ancora in cerca di continuità.

La strategia Lotito: equilibrio e nessuna cessione forzata

Va ricordato, però, che la gestione Lotito è storicamente improntata all’equilibrio economico tra entrate e uscite. Per questo motivo, la differenza tra mercato libero e saldo zero potrebbe non essere così marcata nelle abitudini del club.
La società, inoltre, ha smentito la necessità di realizzare 25-30 milioni di plusvalenze entro gennaio: i big come Mario Gila, Guendouzi e Rovella non partiranno, salvo offerte irrinunciabili. Le priorità in uscita restano i giocatori fuori dal progetto, come Hysaj e Gigot.

Giovani italiani e nuove regole FIGC: spunta Fabbian

La nuova normativa FIGC premia gli acquisti di under 23 italiani, che non pesano sul calcolo del costo del lavoro. Per questo un nome concreto per gennaio è quello di Giovanni Fabbian, centrocampista classe 2003 del Bologna, profilo molto gradito alla dirigenza biancoceleste.

Niente rischio blocco totale a luglio

Infine, appare difficile uno scenario di blocco totale del mercato nella prossima estate: scatterebbe solo in caso di due rilevazioni economiche consecutive e peggiorative, condizione che oggi non sembra riguardare la Lazio.

Il 16 dicembre non definirà solo un numero, ma il margine di manovra di una squadra che spera di rilanciarsi con decisione nella seconda parte di stagione.

Champions League, Benfica Napoli è anche Mouirinho contro Conte: storia di precedenti e rivalità tra i due allenatori! Il confronto di una sfida mai sopita

Champions League, Benfica Napoli è anche Mouirinho contro Conte: il duello al centro della scena europea in una partita che racconta molto di più

José Mourinho e Antonio Conte si ritrovano stasera a Lisbona in Benfica Napoli, una sfida che rievoca vecchie ruggini e percorsi incrociati, tratteggiata da La Gazzetta dello Sport con toni quasi narrativi. Mourinho, tornato in patria sulla panchina del Benfica, non sta vivendo il suo momento migliore: lontano dalla vetta in campionato e in difficoltà in Champions, rischia una stagione senza trofei, con un calendario europeo proibitivo che lo vedrà affrontare, dopo il Napoli, anche Juventus e Real Madrid.

Il confronto con Conte è inevitabile, non solo per le scintille del passato in Premier League, ma per le traiettorie attuali delle loro carriere. Se il palmarès parla chiaro a favore del portoghese – due Champions e due Coppe UEFA contro zero trofei internazionali per il tecnico salentino – il presente racconta una storia completamente diversa. Conte, fresco di scudetto col Napoli, sembra aver trovato nuova linfa, trasformando difficoltà e infortuni in opportunità tattiche, fino a reinventare la squadra con un 4-3-3 nato dall’emergenza.

Mourinho, al contrario, appare in fase discendente. Le sue lamentele su mercato e arbitri paiono ormai un disco rotto, mentre in panchina fatica a ritrovare quelle intuizioni geniali che un tempo lo contraddistinguevano. La sua capacità di “alzare muri” e provocare gli avversari – come nella celebre notte di Barcellona con l’Inter – sembra essersi affievolita.

Il Napoli arriva a Lisbona da favorito, primo in campionato e con l’obiettivo di ipotecare i playoff di Champions. Conte dovrà però lasciarsi alle spalle il pesante 6-2 subito a Eindhoven, mentre Mourinho tenterà l’ennesimo colpo di coda per evitare che questa serata diventi il simbolo del suo “autunno”.

Nonostante i tentativi di distensione nelle dichiarazioni della vigilia, la rivalità tra i due tecnici resta accesa. Il campo dirà se il patriarca Mourinho ha ancora la forza per ribellarsi al proprio destino o se dovrà cedere il passo alla freschezza, alla duttilità e alla nuova energia trasmessa da Conte.

Genoa, crisi finita? L’effetto De Rossi è già realtà! Dimenticato Vieira, il tecnico ex roma ha già portato identità, dialogo e cambi decisivi: e adesso tocca all’Inter

Genoa, crisi finita? L’effetto De Rossi è già realtà! L’analisi di Tuttosport parla della trasformazione del Grifone con l’arrivo dell’ex Roma

Tuttosport offre oggi un ritratto della situazione in casa Genoa, profondamente cambiata dopo l’arrivo di Daniele De Rossi. Arrivato in punta di piedi, senza proclami né stravolgimenti, il nuovo tecnico ha impiegato pochissimo per lasciare il segno sulla panchina rossoblù. Il suo approccio, basato sul dialogo con lo staff precedente – Domenico Criscito e Alberto Murgita, artefici della prima vittoria a Reggio Emilia – e con i giocatori, si è rivelato vincente.

I numeri parlano chiaro: 8 punti in 4 partite di campionato, frutto di due pareggi (2-2 con la Fiorentina, 3-3 a Cagliari) e due vittorie pesantissime (2-1 al Verona, sfatando il tabù Ferraris, e 2-1 a Udine). L’unico passo falso, il ko in Coppa Italia contro l’Atalanta, è stato una scelta calcolata per testare le seconde linee, in una gara peraltro condizionata dall’inferiorità numerica.

De Rossi sta plasmando un Genoa a sua immagine, costruito su un 3-5-2 ordinato e su un gruppo che risponde positivamente alle sollecitazioni. «Lottano come una famiglia, lottano veramente», ha sottolineato il tecnico, elogiando i valori umani della squadra ereditata e la disponibilità di chi entra a gara in corso.

Proprio la gestione dei cambi si sta rivelando un’arma in più. A Udine, le sostituzioni di Junior Messias, Caleb Ekuban ed Ekhator hanno rivitalizzato l’attacco e portato al gol decisivo di Norton-Cuffy, lanciando un messaggio chiaro: questo Genoa non si accontenta, vuole sempre pungere.

Nonostante l’ottimo avvio, De Rossi predica calma e piedi per terra: «Non vengo qui a gonfiare il petto e a specchiarmi in questo inizio, la strada è lunga». Il tecnico prepara ora la squadra a sfide contro avversari più forti, consapevole che nel calcio ogni partita possa essere vinta, purché non manchino atteggiamento e spirito di sacrificio. «Io ho perso contro squadre ultime in classifica, io ho vinto contro squadre fortissime, quindi ogni partita si può vincere, basta che non manchi mai questo atteggiamento qua», ha concluso.

Prossimo appuntamento: la sfida al Ferraris contro l’Inter, ferita dalla sconfitta in extremis in Europa con il Liverpool ma reduce dal 4-0 rifilato al Como nell’ultima di campionato.

Bologna, allarme esterni per Italiano? Contro la Lazio ali spente e poco incisive, a Vigo servirà la svolta per proseguire il percorso in Europa League!

Bologna, l’analisi del Corriere dello Sport sulle difficoltà della squadra di Italiano, in particolare, secondo il quotidiano, sulle corsie laterali

Il Corriere dello Sport dedica un focus al tema degli esterni offensivi a disposizione di Vincenzo Italiano. Domenica all’Olimpico, le ali del Bologna sono rimaste a terra, proprio come Flaminia, la nuova aquila della Lazio ancora in addestramento. Nonostante l’allenatore ne abbia ruotate addirittura quattro nei novanta minuti, il risultato è stato un attacco sterile sulle fasce, incapace di creare reali grattacapi alla difesa biancoceleste.

Hanno iniziato Riccardo Orsolini a destra e Nicolò Cambiaghi a sinistra. Il primo, dopo un buon avvio, si è progressivamente spento, finendo per farsi rincorrere da un Nuno Tavares tutt’altro che irreprensibile in fase difensiva. Il secondo è stato ben controllato da Adam Marušić. Nella ripresa, i cambi non hanno sortito l’effetto sperato: Federico Bernardeschi non ha mai impensierito Marušić (spostato a sinistra), mentre Rowe, pur essendo il più attivo del quartetto, non ha mai saltato con reale pericolosità un Manuel Lazzari più portato ad attaccare che a difendere.

Certo, l’emergenza difensiva, con le assenze di Lucumì e Vitik e l’infortunio di Casale che ha costretto all’adattamento di De Silvestri centrale, ha pesato. Il Bologna, probabilmente timoroso di scoprirsi troppo contro Mattia Zaccagni e Gustav Isaksen, è stato mentalmente meno coraggioso del solito. Ma è innegabile che la mancata incisività degli esterni alti sia stata un limite enorme, forse persino più condizionante delle assenze arretrate, considerando quanto il gioco di Italiano dipenda dalla capacità di creare superiorità numerica sulle fasce.

Ora, per la sfida di Europa League a Vigo contro un Celta reduce dall’impresa di Madrid, le ali rossoblù dovranno necessariamente tornare a volare. Orsolini, Bernardeschi, Cambiaghi, Rowe e anche Dominguez (rimasto in panchina a Roma) sono avvertiti: per fare risultato in Spagna serviranno equilibrio, ma soprattutto ritrovare quella capacità di saltare l’uomo e creare scompiglio che all’Olimpico è completamente mancata.

Roma senti Konsel! L’ex portiere esalta Svilar e avverte: «È un fuoriclasse, parlano i numeri. L’ho capito subito! Porta punti e può diventare come Szczesny e Alisson»

Roma senti Konsel! L’ex portiere esalta Svilar e avverte sul futuro ambizioso del belga attualmente tra i pali dei giallorossi: le sue parole

Michael Konsel, portiere austriaco che ha difeso la porta della Roma per due stagioni (1997-1999) sotto la guida di Zdeněk Zeman, ha lasciato un ricordo indelebile nei tifosi giallorossi nonostante l’arrivo in età matura. Ancora oggi segue con passione le vicende del club e, in particolare, l’evoluzione dei suoi successori tra i pali. In questa intervista al Corriere dello Sport, Konsel esprime la sua ammirazione per l’attuale portiere romanista, Mile Svilar.

SVILAR«L’ho capito subito che sarebbe diventato un ottimo portiere. Non perché sia un mago, ma per la personalità e la presenza che ha mostrato – e io ho subito visto – fin dal primo giorno. Solo chi ha carattere può diventare un fuoriclasse».

UN FUORICLASSE GIÀ OGGI«Parlano i risultati, i numeri e ciò che vediamo in campo. Sì, per me è già un fuoriclasse. E non parliamo di due partite giocate bene, ma di un anno e mezzo fatto di qualità, interventi decisivi e tanta personalità».

L’IMPORTANZA DELLA PERSONALITÀ«Assolutamente sì. È il primo aspetto da analizzare. Senza la testa giusta non si arriva in alto. Mile ha lavorato tanto su questo, soprattutto nei momenti difficili, e da lì è diventato il giocatore che oggi tutti stiamo ammirando».

IL LIVELLO ATTUALE E LA NECESSITÀ DELLA CHAMPIONS«Direi al punto del “speriamo che non lo vendano mai” (ride, ndr). Lo vediamo ogni partita: è fondamentale per questa squadra e ha raggiunto un livello da top player internazionale. Certo, deve ancora accumulare esperienza, soprattutto nelle competizioni europee. Per crescere ulteriormente deve giocare la Champions il prima possibile».

IL PARAGONE CON SZCZĘSNY E ALISSON«Ognuno ha le proprie caratteristiche, è chiaro. Ma per importanza sì, possiamo già cominciare ad accostarlo a loro. È un portiere completo e speciale. La differenza tra un portiere normale e uno di classe si vede soprattutto nelle partite che contano: dal modo in cui entra in campo a come riesce a fare il suo lavoro con naturalezza per novanta minuti. È raro trovare portieri così. E lui, come Szczęsny e Alisson, ha queste qualità».

UN PORTIERE CHE PORTA PUNTI«Nettamente, e lo sta dimostrando. In questa prima parte di stagione sto vedendo una buona fase difensiva da parte della Roma, ma anche uno Svilar che ogni volta tira fuori un paio di parate decisive. Gasperini lo ha capito subito: infatti dal suo arrivo la priorità è stata rinnovargli il contratto. Perché se vuoi lottare per lo scudetto o la Champions hai bisogno di un portiere che ti porti punti. L’anno scorso ne ha garantiti una quindicina. E si sta ripetendo. Se la Roma raggiungerà traguardi importanti, e naturalmente me lo auguro, una buona fetta del merito sarà anche sua».

Inter, allarme big-match per Chivu! Dalla serata “rossa di rabbia” a San Siro contro il Liverpool, c’è un dato che inizia a far preoccupare il tecnico nerazzurro

Inter, allarme big-match per Chivu! La sconfitta contro il Liverpool riapre ferite profonde: trend preoccupante nelle sfide di alto livello

La notte di San Siro lascia all’Inter un sapore amarissimo, interrompendo una striscia positiva casalinga in Champions che durava dal settembre 2022. La rabbia nerazzurra per il rigore concesso nel finale dall’arbitro tedesco Felix Zwayer, che ha permesso a Dominik Szoboszlai di decidere la sfida, è legittima e palpabile. Quell’episodio ha certamente avvelenato una supersfida equilibrata, cambiando prospettiva e risultato. La Gazzetta dello Sport sottolinea però come, al netto della «mannaia arbitrale» che ha mandato su tutte le furie i 75mila del Meazza, la squadra di Cristian Chivu debba interrogarsi su un problema più profondo che sta segnando la stagione: la sindrome da big match.

Contro un Liverpool lontano dalla sua versione migliore, la vera Inter non si è quasi mai vista, distante dalla baldanza mostrata in campionato. Il dato è allarmante: in cinque sfide contro avversari di pari lignaggio tra Italia ed Europa, i nerazzurri non hanno raccolto nemmeno un punto. È evidente un blocco psicologico nelle notti che contano, una mancanza di ferocia nei momenti decisivi.

Certo, la gara è stata subito azzoppata dai pesanti infortuni di Hakan Calhanoglu e Francesco Acerbi nella prima mezz’ora, episodi che hanno condizionato i piani tattici. Ma contro i Reds di Arne Slot c’era comunque spazio per far male, soprattutto nelle transizioni, dove l’Inter non ha mai realmente affondato.

Senza quella chiamata VAR discutibile, probabilmente sarebbe arrivato un pareggio. Ma il trend resta preoccupante. In questa nuova Champions, appena il livello si è alzato, i nerazzurri hanno pagato dazio contro Atletico Madrid e Liverpool. A queste si aggiungono le tre sconfitte in Serie A contro Juventus, Napoli e Milan.

Un ruolino di marcia deficitario negli scontri diretti che suona come un campanello d’allarme in vista dei prossimi appuntamenti cruciali: la Supercoppa a Riad contro le stesse rivali italiane e, in Europa, gli esami Arsenal e Dortmund. Per alzare trofei, fare bottino pieno con le piccole non basta più.

Champions League, c’è Brugges Arsenal: Gunners chiamati al riscatto dopo il ko in campionato contro l’Aston Villa contro una squadra in completa rivoluzione

Champions League, c’è Brugges Arsenal: i Gunners cercano una risposta immediata in Europa contro la squadra di Ivan Leko, tornato per rilanciare i belga

La sconfitta in extremis contro l’Aston Villa, che ha interrotto un’imbattibilità di tre mesi, ha lasciato il segno in casa Arsenal. Ora, nella trasferta di Champions contro il Brugge, la squadra di Mikel Arteta è chiamata a una reazione immediata. Nonostante il percorso netto in Europa – 15 punti su altrettanti conquistabili – e il primato in Premier, i Gunners devono dimostrare di aver metabolizzato il gol subito al 95’ e lanciare un segnale forte alle rivali.

Con la qualificazione agli ottavi virtualmente in tasca, il tecnico spagnolo potrebbe optare per un po’ di turnover, magari facendo rifiatare l’onnipresente Declan Ricesempre in campo in stagione. Un suo eventuale riposo potrebbe portare all’arretramento di Mikel Merino a centrocampo e al ritorno dal primo minuto di Viktor Gyökeres, frenato nell’ultimo mese da problemi fisici.

Di fronte ci sarà un Brugge in piena crisi. I belgi, lontani dai vertici in campionato e in difficoltà in Europa dopo l’exploit della scorsa stagione, hanno appena esonerato Nicky Hayen. Al suo posto torna Ivan Leko, già sulla panchina neroblù tra il 2017 e il 2019, chiamato a risollevare una squadra complessa ma ricca di talento, tra cui spicca quello dell’italiano Nicolò Tresoldi.

Una sfida, dunque, tra un Arsenal in cerca di riscatto e un Brugge che spera nella “scossa” del cambio in panchina per invertire la rotta.

Calciomercato Milan, Gimenez nel mirino della Bundesliga: nuove voci sul futuro dell’attaccante messicano sempre più vicino all’addio

Calciomercato Milan, Gimenez nel mirino della Bundesliga: tra smentite, pressioni di mercato e sirene tedesche, la dirigenza rossonera valuta

L’evoluzione della situazione legata a Santiago Gimenez, attaccante messicano classe 2001, continua a essere uno dei temi più caldi del mercato rossonero. Nonostante le recenti smentite da parte della sua agente riguardo una possibile partenza immediata e l’interesse del Boca Juniors, il profilo del giocatore rimane al centro dell’attenzione internazionale, con nuovi scenari che si aprono soprattutto in Germania.

L’interesse della Bundesliga

Secondo quanto riportato dal giornalista Matteo Moretto, occorre tenere «occhio a possibili proposte dalla Germania». Le società di Bundesliga hanno dimostrato negli ultimi anni grande abilità nell’individuare e valorizzare giovani talenti dal profilo internazionale. In questo contesto, Gimenez – noto come “El Bebote” – rispecchia perfettamente l’identikit ricercato da diversi club tedeschi alla caccia di una punta moderna, dinamica e con margini di crescita.

Il rebus del Milan in attacco

L’arrivo di eventuali offerte dalla Bundesliga aggiungerebbe complessità alla strategia del Milan, che deve definire il proprio assetto offensivo in vista della finestra di gennaio. La dirigenza rossonera, infatti, sta valutando l’ingaggio di un nuovo centravanti – tra i nomi graditi c’è quello di Lorenzo Lucca, attaccante italiano in crescita – ma l’operazione sembra strettamente legata al destino di Gimenez.

Se il giocatore, come trapela dal suo entourage, non avesse intenzione di lasciare Milano nell’immediato e al tempo stesso arrivassero proposte concrete dall’estero, il club sarebbe chiamato a una decisione delicata: tenere l’attaccante, rischiando di bloccare il mercato in entrata, oppure accelerare per una cessione che liberi spazio tecnico ed economico.

Le prossime settimane decisive

L’interesse della Bundesliga non appare come una semplice indiscrezione, ma come un elemento reale di pressione nelle valutazioni della società. Il Milan dovrà gestire la situazione con attenzione per evitare di compromettere la costruzione del reparto offensivo durante la sessione invernale.

La sensazione è che le prossime settimane saranno decisive per comprendere se Gimenez resterà al centro del progetto rossonero o se, invece, la Germania diventerà il prossimo capitolo della sua carriera.

Garlando e il “caso” Como: tra entusiasmo, presunzione e lezioni dalla provincia che funziona! Il confronto con Cremonese e Sassuolo

Garlando, nella sua rubrica su La Gazzetta dello Sport, analizza il fenomeno Como, contrapponendolo ai percorsi più silenziosi e virtuosi di Cremonese e Sassuolo

Nella sua rubrica quotidiana sulla prima pagina de La Gazzetta dello Sport, Luigi Garlando parla delle nuove realtà del campionato, soffermandosi sulla provincia che funziona e su quella che, secondo lui, mostra un filo di presunzione di troppo.

Il Como di Cesc Fabregas, definito la «più bella sorpresa calcistica di questo 2025», corre ora il rischio di «specchiarsi nel lago e piacersi troppo». La squadra, forte del ricco portafoglio dei proprietari indonesiani Hartono e delle star di Hollywood che sfilano al Sinigaglia per ammirare quello che molti definiscono il «Nuovo Barcellona», emana una certa «presunzione» che può risultare fastidiosa.

Fabregas, dopo aver incassato quattro gol dall’Inter senza praticamente vedere il pallone, ha dichiarato di non aver notato «differenze tra noi e l’Inter», un’affermazione che, sottolinea Garlando, suona come quella di un pugile che si vanta di aver «dato delle gran nasate sui guantoni».

In netto contrasto, Cremonese e Sassuolo, senza proclami, spese faraoniche o «americanate», suscitano una «terribile simpatia». Le due squadre, contro ogni pronostico estivo, si trovano soltanto quattro punti sotto il Como, nella parte alta della classifica. Di hollywoodiano, tra loro, ci sono solo la fisicità di Baschirotto e la fedeltà del “Pirata” Berardi al Sassuolo.

Queste realtà, legate alla solidità delle piastrelle (Sassuolo) e dei salumi (Cremona), si contrappongono all’impero Hartono, nato dal tabacco che «va in fumo». Cremonese e Sassuolo sono il frutto del lavoro di «imprenditori italiani illuminati» come Squinzi e Arvedi, e di «artigiani di buon calcio» come Grosso e Nicola, «senza un lago in cui specchiarsi».

Inter Liverpool, Slot elogia la prestazione dei Reds: «Salah? Non abbiamo ottenuto tanti bei risultati di recente. Oggi grande vittoria in uno stadio incredibile. Si parli della squadra»

Inter Liverpool, Slot elogia la prestazione dei Reds al termine del match della sesta giornata di League Phase di Champions League, sviando il tema Salah

Il successo per 1-0 del Liverpool a San Siro contro l’Inter, nella sesta giornata della League Phase non chiudono soltanto una notte di Champions League, ma aprono nuove riflessioni sul momento dei Reds.

Al termine della gara, ai microfoni di Sky Sport, il tecnico Arne Slot ha analizzato la prestazione dei suoi uomini, scegliendo di ridurre al minimo i riferimenti al caso Salah e di riportare l’attenzione sul campo e sulla reazione mostrata dalla squadra.

VITTORIA E MOMENTO DEL LIVERPOOL«Salah? Non abbiamo ottenuto tanti bei risultati di recente, oggi invece abbiamo vinto una grande partita in Champions in un grandissimo stadio».

FOCUS SULLA SQUADRA«Bisognerebbe parlare di chi ha giocato stasera. So che venerdì in conferenza stampa mi faranno domande ancora su Salah, ma dobbiamo parlare della grande prestazione di stasera».

Le parole di Slot confermano la volontà di proteggere il gruppo e di ricentrare il discorso sulla prova offerta dalla squadra, dopo settimane condizionate da risultati altalenanti e dalle polemiche legate al fuoriclasse egiziano. Per il Liverpool il successo di San Siro rappresenta un’iniezione di fiducia, mentre per l’Inter resta l’amarezza per un finale amaro che ridisegna la corsa alla qualificazione.

Women’s Champions League, la Juve in vetta dopo gli anticipi della 5a giornata: manita al St. Polten della squadra di Canzi! Pari del Psg, vincono Arsenal e Real. I risultati

Women’s Champions League, i risultati degli anticipi della quinta giornata: la Juve ne fa 5 al St. Polten e vola in vetta! Pari del Psg, vincono Arsenal e Real

C’è la Juventus Women in vetta alla classifica della League Phase di Women’s Champions League. Le ragazze di Canzi, dopo gli anticipi della 5ª giornata, si portano al primo posto — insieme a Barcellona e Lione, impegnate questa sera, con 10 punti in classifica e sognano l’accesso diretto ai quarti di finale della competizione.

St. Polten Juventus

Nel match della NV Arena a Sankt Polten, infatti, le padroni di casa del St. Polten, squadra austriaca, non entrano praticamente mai in partita e dopo 6 minuti le bianconere sbloccano il punteggio con Vangsgaard che sugli sviluppi di corner si fa trovare pronta sulla sponda di Pinto e firma l’1-0.

A punteggio sbloccato, la Juve crea e non poco, Vangsgaard prende la traversa al 20′, oltre a diverse occasioni capitate a Girelli, Waiti e Pinto, poi al 42′ Krizaj tocca con le mani la sfera in area di rigore e il Var assegna il tiro dagli undici metri alle bianconere che raddoppiano con Girelli nel finale di primo tempo.

Nella ripresa stessa storia, la Juve crea e spreca, poi al 58′ un nuovo rigore per le bianconere porta il punteggio sul 3-0 con la rete di Girelli che trasforma con nel primo tempo, passano appena 8 minuti e Pinto sigla anche il 4-0 esterno della squadra di Canzi che completa il dominio al minuto 81 con Krumbiegel che fa 5-0.

Le altre partite

Negli altri match, vittoria di misura dell’Arsenal, in casa contro il Twente, grazie a Bethany Maad che fa 1-0 dopo 10′ minuti e decide l’inontro; spicca a, invece, a parigi, lo stop interno del Psg, fermato 0-0 dall’OH Leuven (squadra belga), con le parigine capaci di calciare 22 volte a 5 senza mai superare Seynhaeve.

Per finire, stop esterno per il Wolfsburg che conferma la crescita del Real Madrid, anch’esso a quota 10 punti nel gruppo in vetta alla classifica con la Juve, con le madrilene vanno in vantaggio dopo appena 19 minuti con Mendez, e restano in dieci per tutto il secondo tempo a causa dell’espulsione, nel primo minuto di recupero della prima frazione di gioco, di Lakrar.

Nella ripresa però, è sempre la squadra spagnola a trovare la via del gol con Caicedo che sigla il 2-0 al 67′. Nel finale c’è tempo anche per una seconda espulsione nella squadra di Pau Quesada, con Santiago espulsa al 93′, ma il risultato non cambia. 2-0 per il Real Madrid e sorpasso alle tedesce nei primi 4 posti della classifica.

Cruciani senza mezzi termini sul rapporto Cassano Allegri: ecco cosa ha detto

Cruciani interviene sul caso Cassano Allegri: parole chiare e dirette. Ecco che cosa ha detto sul rapporto tra i due

Il rapporto turbolento tra Antonio Cassano e Massimiliano Allegri è tornato al centro del dibattito sportivo. A sollevare la questione è stato Giuseppe Cruciani, durante il Number 1 Podcast condotto insieme a Ivan Zazzaroni e Sandro Sabatini. Il giornalista ha definito l’atteggiamento dell’ex fantasista nei confronti dell’allenatore del Milan come una vera e propria “ossessione”, chiedendosi apertamente quale sia il motivo di un accanimento così costante.

Cruciani ha riconosciuto il diritto di critica, ma ha sottolineato come la persistenza di Cassano appaia inspiegabile, soprattutto alla luce dei risultati positivi che Allegri sta ottenendo. Pur escludendo che si tratti di una strategia di marketing, il conduttore ha definito “insondabile” la ferocia delle opinioni dell’ex calciatore, che sembrano non tenere conto della solidità mostrata dal Milan in questa fase della stagione.

La squadra rossonera, infatti, sta vivendo un momento di crescita sotto la guida di Allegri, tornato per rilanciare le ambizioni del club. Le recenti vittorie in rimonta hanno confermato carattere e compattezza, mentre il nuovo direttore sportivo Igli Tare ha messo a disposizione una rosa profonda e di qualità, con innesti di spessore come Luka Modrić e Christian Pulisic. Un contesto che rende ancora più sorprendente la durezza delle critiche di Cassano e che dà forza all’analisi di Cruciani, oggi al centro del dibattito sportivo.

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Inter, parla Zielinski: «Siamo delusi e arrabbiati, un po’ di tutto. Abbiamo fatto una buona partita ma…»

Inter, Piotr Zielinski non nasconde la frustrazione: San Siro amaro tra rigore contestato e gol mancati. Le dichiarazioni

L’Inter ha ceduto al Liverpool per 1-0 nella sfida di Champions League disputata a San Siro. A decidere l’incontro è stato un calcio di rigore nel finale, episodio che ha sollevato più di un dubbio tra campo e tribune. I nerazzurri hanno giocato con intensità e coraggio, ma senza riuscire a trovare la via del gol.

Al termine della gara, ai microfoni di Sky Sport si è presentato Piotr Zielinski, subentrato in corso d’opera e chiamato a sostituire l’infortunato Calhanoglu. Il centrocampista polacco ha analizzato la prestazione della squadra, soffermandosi soprattutto sull’episodio decisivo, esprimendo frustrazione e rammarico per un risultato che lascia l’amaro in bocca.

Le sue parole hanno rispecchiato lo stato d’animo dello spogliatoio nerazzurro: una partita interpretata con determinazione, ma compromessa da un singolo episodio. Ora l’Inter dovrà reagire subito, trasformando la delusione in energia positiva per continuare il cammino europeo e affrontare al meglio il campionato.

DELUSIONE E RIGORE DISCUSSO – «Siamo delusi e arrabbiati, un po’ di tutto. Abbiamo fatto una buona partita, ci è mancata qualcosa lì davanti per far gol. Le decisioni arbitrali, non so, dal campo non sembrava mai fallo, però purtroppo se fischiano questi falli saranno tutti rigori tra poco».

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Juve Pafos, le probabili formazioni della sfida: quante sorprese! Le ultimissime sulle scelte di Spalletti per la Champions

Juve Pafos, ecco le probabili formazioni della sfida di Champions: che sorprese! Le ultime sulle scelte di Spalletti

La Juventus ha svolto questa mattina alla Continassa l’allenamento di rifinitura in vista della sfida di Champions League contro il Pafos. Dalla seduta sono emersi alcuni indizi sulla probabile formazione che scenderà in campo domani sera all’Allianz Stadium, con Spalletti intenzionato a ripartire dalle certezze consolidate nelle ultime settimane.

Tra i pali sarà confermato Michele Di Gregorio, mentre la difesa a tre non subirà variazioni: Kalulu agirà a destra, Lloyd Kelly sarà ancora adattato al centro e Koopmeiners verrà riproposto nel ruolo di braccetto sinistro. Nonostante i rientri di Bremer e Rugani, il tecnico preferisce non rischiarli dal primo minuto. A centrocampo Thuram e Locatelli formeranno la coppia centrale, con McKennie e Cambiaso sulle corsie esterne; resta viva fino all’ultimo l’opzione Miretti.

In attacco Spalletti punterà sul tridente di maggiore qualità tecnica: Jonathan David sarà la punta di riferimento, mentre Zhegrova e Yildiz agiranno sulla trequarti per garantire fantasia e imprevedibilità. Una formazione che mescola solidità e talento, con l’obiettivo di conquistare un risultato importante in Europa.

Juventus (3-4-2-1): Di Gregorio; Kalulu, Kelly, Koopmeiners; McKennie, Locatelli, Thuram, Cambiaso; Zhegrova, Yildiz; David. All. Spalletti.

Napoli, novità nella lista Champions: Lukaku rientra, fuori De Bruyne per infortunio

Champions League, rivoluzione nella lista del Napoli: Lukaku torna disponibile, De Bruyne escluso per infortunio

Romelu Lukaku è vicino al rientro dopo quasi quattro mesi di stop. L’attaccante belga, fermato da una lesione muscolare di alto grado rimediata in estate, è stato inserito nella lista Champions al posto di Kevin De Bruyne, ancora alle prese con un infortunio.

Il Napoli e Antonio Conte attendono con impazienza il suo ritorno: Lukaku ha ripreso ad allenarsi, svolgendo lavoro differenziato, e il suo recupero procede positivamente. Non è ancora tornato in gruppo, ma il rientro sembra ormai imminente e potrebbe dare nuova linfa all’attacco azzurro.

Già dalla partita di domani in Champions League il belga potrebbe essere convocabile. Intanto De Bruyne resta fuori dalla lista, con tempi di recupero più lunghi: il centrocampista dovrebbe tornare a disposizione soltanto a febbraio.

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Le prime pagine sportive nazionali – 10 dicembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Atalanta Chelsea, Palladino nel post gara: «Oggi i ragazzi sono stati perfetti, in difesa sono stati impressionanti. Hanno avuto coraggio»

Atalanta Chelsea, Palladino: «Qualificazione diretta? Ora mi focalizzo su quella del campionato, siamo troppo indietro»

La sfida tra Atalanta e Chelsea, valida per la sesta giornata della League Phase di Champions League, si è chiusa con il successo degli inglesi. Entrambe le squadre erano arrivate al match a quota 10 punti, con l’obiettivo di conquistare tre punti preziosi per la classifica.

Il risultato finale è stato 1-2: a segno Joao Pedro per il Chelsea, mentre per l’Atalanta hanno trovato la rete Scamacca e De Ketelaere, rendendo la gara intensa e combattuta fino al termine.

Nel postpartita, Raffaele Palladino a Sky ha rilasciato la consueta intervista, soffermandosi sull’analisi del risultato e sulle prestazioni di alcuni giocatori,

PAROLE – «Grande gara. Non dobbiamo essere alterni, questo è lo spirito che dobbiamo avere. Bisogna risalire in campionato, è nelle nostre forze. Voglio ringraziare i giocatori che oggi non hanno giocato, cercherò di dargli più spazio avanti. Oggi i ragazzi sono stati perfetti, in difesa sono stati impressionanti. Hanno avuto coraggio. Qualificazione diretta? Ora mi focalizzo su quella del campionato, siamo troppo indietro rispetto alle nostre qualità. Il nostro atteggiamento è quello di stasera. In caso, sarebbe un traguardo unico. Regalo che farò ai calciatori se vinceremo col Cagliari? Se vuoi fare un regalo devi dare dei giorni liberi»

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Inter Liverpool, parla Chivu: «Era giusto un pareggio per come si era messo. Abbiamo dato il nostro meglio, abbiamo avuto coraggio nel provarci»

Inter Liverpool, Chivu non ha dubbi nel post partita: «Era giusto un pareggio per come si era messo. Abbiamo dato il nostro meglio»

Nel postpartita di Inter-Liverpool, il tecnico nerazzurro Cristian Chivu ha commentato la sconfitta per 0-1 maturata nel sesto turno della League Phase di Champions League. Le parole:

ANALISI – «Era giusto un pareggio per come si era messo. L’inizio e l’approccio con poca energia, abbiamo subito la loro pressione e poi abbiamo trovato la chiave. Questo dopo aver fatto 2 sostituzioni che ci hanno condizionato nel momento clou del secondo tempo. Poi arriva un episodio a fine partita, già il secondo nelle ultime 2 giornate di Champions, e non riusciamo a poetare a casa purtroppo niente. Abbiamo dato il nostro meglio, abbiamo avuto coraggio nel provarci. Dovevamo essere più lucidi in avanti, è stata una partita condizionata un po’ dai due cambi che abbiamo dovuto fare nei primi minuti».

SUL RIGORE – «Io commento poco le decisioni arbitrali. Parlo di educazione, di quello che dobbiamo insegnare soprattutto in queste partite di Champions. La dinamica l’ha interpretata bene l’arbitro che ha visto bene e non ha dato il rigore. Poi quando interviene il Var… Dobbiamo imparare a combattere anche contro le ingiustizie e gli episodi, prestare più attenzione a cosa vogliamo fare».

LEGGI LE PAROLE INTEGRALI DI CHIVU SU INTERNEWS24

Inter Liverpool: le tre cose che non hai notato del match di Champions League

Le tre curiosità sulla sfida delle 21, Inter Liverpool: partita valida per la sesta giornata di League Phase di Champions League

Una partita viva, intensa e fisica, decisa da un singolo, clamoroso episodio nel finale. Ma Inter-Liverpool non è stata solo l’ingenuità di Bastoni o il freddo rigore di Szoboszlai. Tra le pieghe di un match giocato sul filo dell’equilibrio, ci sono stati movimenti tattici, gesti tecnici e letture situazionali che raccontano una partita più complessa del risultato finale.

Ecco le tre cose che (forse) non avete notato, estratte direttamente dal taccuino della gara.

  1. Il “doppio volto” della gara di Bastoni (prima del patatrac). Tutti ricorderanno il minuto 87, ma la partita di Alessandro Bastoni, fino a quel momento, era stata l’emblema del difensore moderno che Chivu vuole. Al minuto 22, c’è una situazione che testimonia tutta la modernità del giocatore, quando Bastoni si trova in posizione avanzata e centrale per smistare il gioco. È la dimostrazione della mobilità dei “braccetti” nerazzurri, una delle armi tattiche principali dell’Inter per scardinare l’organizzazione inglese. Ma c’è di più. Al minuto 58, Bastoni si rende protagonista di un intervento difensivo tanto sgraziato quanto decisivo: su un cross teso di Robertson. Il difensore svirgola di destro, ma riesce comunque a togliere il pallone dalla disponibilità di MacAllister, pronto a colpire nell’area piccola. Un intervento “sporco” che aveva salvato il risultato, rendendo ancora più amaro l’epilogo della sua serata.

2. La sfrontatezza di Bisseck entrato a freddo Entrare in una bolgia come San Siro contro il Liverpool, a freddo, per sostituire un totem come Acerbi (fuori al 31′), farebbe tremare le gambe a molti. Non a Yann Bisseck. Il giovane tedesco non si è limitato a tenere la posizione. Al minuto 36, appena cinque dopo il suo ingresso, si è reso protagonista di un’azione che denota una personalità straripante: una progressione palla al piede, con una sterzata di tacco per liberarsi della pressione coronata da un gran tiro che viene deviato in corner da Van Dijk. Un lampo di coraggio puro in un momento delicatissimo del match, che dimostra come il ragazzo sia ormai pronto per questi palcoscenici.

3. Il condizionamento di Chivu Il Liverpool è cresciuto esponenzialmente nel finale, mentre l’Inter arrancava. Il motivo? Non solo una questione di preparazione, ma una “trappola” strategica innescata dagli infortuni. L’azione insistita di Bradley, che porta a una bella parata di Sommer, nasce perché l’Inter è in difficoltà fisica e non esce dalla metà campo. Il punto chiave è la gestione dei cambi: Chivu è stato costretto a bruciare due slot nel primo tempo per gli infortuni di Calhanoglu e Acerbi. Questo gli ha impedito di inserire forze fresche a centrocampo e sulle fasce tra il 60′ e il 75′, quando la squadra ne aveva disperato bisogno. Il triplo cambio finale (all’82’) è arrivato quando ormai la squadra era in riserva, incapace di contrastare l’intensità crescente dei Reds.

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