Bologna, Pioli: “Mi piacerebbe un progetto di più anni. Trap e Bagnoli esempi”

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L’allenatore del Bologna, Stefano Pioli, protagonista del programma di “Sky Sport”, “4-3-3”, diretto da Alessandro Costacurta, ha rilasciato alcune dichiarazioni per parlare del ruolo del tecnico nel mondo del calcio e come lui interpreta questa posizione .

Si parte dalla sua carriera, fatta di tanti cambi di panchina, ma di buoni risultati nel complesso e con le aspettative spesso rispettate: “Sono ancora abbastanza giovane per essere ritenuto tale, ma è altrettanto vero che le mie esperienze le ho fatte, cambiando spesso squadra, e questo non ha fatto che crescere il mio bagaglio tecnico. A me piacerebbe, e sarebbe piaciuto anche dare più continuità al mio lavoro. Non credo che una stagione sia sufficiente per far assimilare tutte le tue idee di gioco, cultura ed atteggiamento. Sappiamo però come funziona il calcio in Italia, quanto sia difficile trovare questo ‘benedetto’ progetto, di cui si parla tanto, ma poi è quasi impossibile trovare. Io sistemo le cose? Credo che gli allenatori vengano giudicati per i risulati ottenuti, soprattutto per le aspettative presenti nelle varie situazioni: se vai a lottare per la salvezza ed ottieni la salvezza, questo ti viene riconosciuto, ma noi allenatori siamo solamente una parte di un ingranaggio che deve lavorare in un certo modo per ottenere determinati risultati. Nelle situazioni dove ho avuto modo di lavorare fino alla fine, le aspettative che c’erano ad inizio stagione sono sempre state rispettate e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione. In altri casi alcuni rapporti non mi hanno permesso di seguire un certo tipo di percorso”.

Sul suo passato da giocatore e qual è il calciatore che gli ha dato di più: “Ho avuto la fortuna di frequentare uno spogliatoio fatto non solo di grandissimi giocatori, ma persone grandissime. A Firenze ho giocato con Baggio, Dunga, Batistuta… a Torino ho avuto fior fiore di compagni… La persona che più ritengo mi somigliasse per approccio al lavoro credo sia stato Gaetano Scirea. Io ero il ragazzo più giovane della squadra, lui mi ha portato sotto la sua alla protettrice, mi ha insegnato molto e per me è stato davvero molto importante”.

Invece per quanto riguarda l’allenatore dal quale ha tratto maggiore ispirazione: “Queste sono domande alle quali è difficile rispondere. Credo che ogni allenatore debba avere le proprie convinzioni e le proprie idee e portare avanti le proprie priorità. Non penso sia giusto dire ‘ho preso da questo o da quest’altro’. Io sicuramente non ho avuto solamente maestri di calcio, ma anche di vita: Trapattoni e Bagnoli in primis erano diversi, dei signori che approcciavano la propria professione con grandissime spirito, professionalità e dedizione”.

Un tratto fondamentale di un allenatore: “Credo che una caratteristica fondamentale per qualsiasi allenatore è essere il più possibile sè stessi, altrimenti non risulti essere credibile o coerente”.

Sulla sua passione per il basket e se ci sono elementi che si possono trasportare anche nel calcio: “Sì, lo sono e lo ero molto di più qualche anno fa. Gioco molto spettacolare con ritmo, intensità e tanta tattica. Se si riesce a portare qualcosa dal basket al calcio? Qualcosina senz’altro, basta pensare ai blocchi su palla inattiva, ma è inevitabile che un campo di basket sia più facile da coprire per le sue dimensioni, in un campo da calcio ci sono più spazi da coprire e non ci sono altrettante pause. Qualcosina sì, ma la cosa importante è vedere quanta applicazione e concentrazione i giocatori mettano in ogni azione e questo si dovrebbe riproporre anche nel calcio”.

Sul ruolo cardine del tecnico dal punto di vista mentale: “Entrare nella testa dei singoli giocatori credo sia la priorità di ogni allenatore, solamente così riesci ad avere da ogni giocatore la disponibilità totale e tirare fuori da ognuno di loro il massimo”.

Sul ruolo dei calciatori più importanti all’interno di una rosa: “Tutti noi sappiamo che ci sono dei giocatori che hanno un valore ed uno spessore diverso. Quando si dice, in generale, che tutti sono uguali, credo che sia un errore. Pochi allenatori lo pensano. Chiaramente non devi far capire questo alla tua squadra e, soprattutto, quando devi dare degli esempi e prendere posizioni forti, è molto più significativo e risulti più credibile se riesci a farlo con il giocatore più importante e non con i giovani o con quelli di minore personalità”.

Infine, sulla gestione del calcio e la sua vita personale: “Difficile. Diventa difficile. Ci sono delle situazioni come lo stare in famiglia, cenare con amici o andare al cinema, che è un hobby che mi da tanto. Anche da solo mi aiuta a ritrovare la serenità e rifiatare un attimo per trovare la serenità per il fine settimana. Fumo un paio di sigarini al giorno, è un’altra situazione che mi aiuta a pensare, a pensare con tranquillità”.