Atalanta, fabbrica di talenti: è il miglior settore giovanile d’Italia

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Da vent’anni la società nerazzurra fornisce talenti al calcio azzurro: ‘Mino’ Favini e la grande organizzazione del centro ‘Bortolotti’ sono i segreti di questo tesoro.

ATALANTA SETTORE GIOVANILE EUROPA – Prima in Italia, ottava a livello mondiale. Questo straordinario successo incorona l’Atalanta come regina del settore giovanile e la rende unica e inarrivabile a livello italiano. A dichiararlo ci ha pensato uno studio globale di ‘CIES Football Observatory’, che ha preso in esame l’attività dei settori giovanili dei cinque principali campionati continentali (Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania) e, in particolar modo, i ragazzi compresi tra i 15 e 21 anni, con l’obiettivo di capire quanti di loro sono giunti in prima squadra. Al primo posto troviamo ‘La Masia’ del Barcellona, da cui sono usciti i vari Iniesta, Messi e Puyol, mentre i rivali del Real Madrid occupano la terza piazza. Ma il risultato più strabiliante riguarda proprio il nostro campionato: la prima società italiana, all’ottavo posto nella classifica mondiale, è l’Atalanta. Indietrissimo le ‘big’: sedicesima la Roma, diciannovesimo il Milan, ventiquattresima la Juventus e addirittura trentunesima l’Inter.

ROSA – La squadra nerazzurra può vantare la formazione di 25 giocatori impegnati nei top 5 campionati europei, di cui 9 attualmente nella rosa di Colantuono: Andrea Consigli, Marco Sportiello, Michele Canini, Gianpaolo Bellini, Davide Brivio, Cristian Raimondi, Moussa Kone, Daniele Baselli e Giacomo Bonaventura. L’artefice di questo miracolo è il ‘mago’ Fermo Favini. Nato a Meda il 2 Febbraio del 1936, Favini, dopo una discreta carriera da calciatore negli anni sessanta, ne ha iniziata un’altra, trionfale, come responsabile del settore giovanile, prima a Como, dove ha ‘allevato’, tra gli altri, Borgonovo e Zambrotta e poi, con l’arrivo di Percassi a Bergamo nel ’91, all’Atalanta. Sotto la sua direzione, il settore giovanile orobico ha ottenuto ben 12 titoli nazionali, fornendo alla prima squadra e, più in generale, al campionato italiano un numero incredibile di calciatori: da Locatelli a Tacchinardi, da Montolivo a Pazzini, da Pellizzoli a Morfeo, passando per Lazzari, Zauri, Morosini, Padoin e tantissimi altri ancora.

ZINOGNIA – I risultati, ovviamente, non dipendono solamente dal lavoro di una persona, ma sono il frutto di una grande organizzazione. Nel centro sportivo ‘Bortolotti’ di Zingonia si allenano quasi tutte le squadre, dai ‘Giovanissimi’ alla ‘Primavera’, separata dalla prima squadra solamente da una siepe alta due metri. Quella siepe che, una volta oltrepassata, segna l’inizio dell’avventura nel calcio che conta.

FUTURO – La ricetta è tanto semplice quanto efficace: i  ‘futuri campioni’ vengono scelti già da bambini, all’età di 6 o 7 anni, in base alla loro attitudine con il pallone e allenati, fino almeno alla squadra ‘Giovanissimi’, da allenatori che siano veri e propri istruttori, attenti al comportamento sia dentro che fuori dal campo. Poi, crescendo, inizia il processo di apprendimento tattico, affidato a ex glorie del calcio, come Giuseppe Bergomi per la  ‘Berretti’ – sino alla scorsa stahione –  e Walter Bonacina per la ‘Primavera’. Un altro dato rende merito al lavoro svolto dall’Atalanta: i nerazzurri, infatti, spendono circa tre milioni e mezzo all’anno per il settore giovanile, la metà, nel migliore dei casi, di quanto messo a disposizione dai top team italiani. Perché, allora, questa differenza nel risultato finale? Semplice: oltre alla passione e all’abilità degli osservatori, come ammesso dallo stesso Favini, l’obiettivo finale dei bergamaschi non è vincere i tornei giovanili, bensì portare il maggior numero di giocatori in prima squadra, dopo averli fatti crescere il più a lungo possibile nel vivai, come nel caso di capitan Bellini, atalantino dalla squadra ‘Pulcini’.